Archivio

Archivio autore

TEATRO | Corpi a disposizione

Un “amore improbabile”, una “passione mai consumata”, forse “un sogno” o semplicemente “due anime che, tenere e crudeli, dolenti e appassionate,  riescono a toccarsi,  per la prima volta nella loro vita e nonostante tutto. Pina fa la prostituta. Pina non è felice e sta scrivendo una lettera, la sua ultima lettera, che non finirà  mai di scrivere perché qualcuno piomberà bruscamente nella sua stanza e nella sua vita, qualcuno capace finalmente di ascoltarla, di vederla, di sentirla: Principessa. Principessa è  gay, anche lui, forse, batte il marciapiede, veste in modo sfacciatamente colorato e ed è stato appena massacrato di botte…”.the houseboy

Si presenta così il nuovo lavoro di Donatella Diamanti, scrittrice sensibile e attenta, capace di raccontare due ultimi della società rovesciandoli, nei loro peccati e nei loro sogni, nelle miserie e nelle speranze. Un testo importante più che originale, misurato, dosato con sapienza, in una messa in scena sobria e con due protagonisti affidabili. Più che un testo gay vero e proprio, un possibile scorcio della vita di un gay lontano – controvoglia – dai riflettori.

Gay, senza possibilità di equivoci è invece il nuovo lavoro di Massimo Stinco, presentato in anteprima al festival di Milano poche settimane fa e ora in scena a Roma al Nuovo Colosseo, struttura che in passato poteva essere considerata la vera ribalta gay della Capitale, che ha visto muovere i primi passi a molti autori e interpreti oggi affermati e che sta cercando di recuperare – con qualche incertezza – un’identità. Certo non poteva coincidere occasione più felice, almeno sotto questo ultimo punto che con questo ‘Houseboy’, riduzione dall’omonimo film, drammone violento e decisamente spinto con un non so che di fiaba disneyana.

Gli houseboys sono quei ragazzi che si fanno mantenere da coppie omosessuali mature vivendo con loro, curando le faccende domestiche ma anche sessuali. Nel nostro caso, l’houseboy Rick ascolta per sbaglio una conversazione della coppia che lo mantiene, scoprendo che vogliono sbarazzarsi di lui dopo il Natale. Rimasto solo a badare alla casa, Rick si lascia andare a squallidi incontri, convinto di volersi suicidare la notte di Natale. Una cenerentola al maschile con pantaloni (e mutande) che si abbassano e si rialzano (ma poi si riabbassano), che vorrebbe descrivere quanto è triste il sesso senza amore, quanto siano cattivi quelli che lo praticano, quanto sia arida la società e quanto siamo stupidi però a non accorgerci che c’è anche qualcosa (e qualcuno) per cui vale la pena vivere. Otto ragazzotti snelli e sexy quasi sempre svestiti (un po’ come gli otto che anni fa recitavano nel famoso ‘Naked boys singing’), impegnati in continui accoppiamenti che, a dire la verità, dopo l’impatto iniziale, finiscono per assuefare alla loro nudità ma che non riescono a integrarla con un’idea di regia che vada oltre la sottolineatura dell’evidenza. Se le interpretazioni dei ragazzi non sfigurano ma sono costrette a una pericolosa uniformità, un discorso a parte meritano la breve apparizione di Regina Miami, una sorta di Babbo Natale en travesti, che nel finale spezza quarta parete e monotonia e regala un sussulto inatteso, e infine la bella e bianchissima scenografia mobile che forse poteva essere utilizzata con ancora maggiore decisione.

TITANIA PRODUZIONI  e  ANGELI FILM presentano
LA STRADA ALL’ALTEZZA DEGLI OCCHI
di  DONATELLA DIAMANTI
con TIZIANA SENSI e GALLIANO MARIANI
regia ANNA CIANCA
TEATRO COMETA OFF
Via Luca della Robbia, 47 -  tel. 06 57284637
Ufficio Stampa: Fabi-Ghinfanti 06 83608336–335 info@fabighinfanti.it

fino al 23 maggio 2010

Massimo Stinco/Noir Desir e The Blue Seagull Int. Prod. presentano

The Houseboy

Tratto dall’omonimo film

Testo e regia di Massimo Stinco
con Fabio Maffei, Simone Marzola, Tony Allotta, Giovanni Di Lo Nardo, Riccardo Bergo, Orazio Sagone Manzella, Simone Fucci, Massimo Stinco, Jacopo Guidoni e Regina Miami nel ruolo di Mamma Natale.
Nuovo Teatro Colosseo Via Capo d’Africa29/a – 06 7004932
fino al 23 maggio 2010


Finalmente a Roma il cinema lgbtq!

QUEERING ROMA COVER 2-1Sembrava impossibile, eppure nella Capitale non si riusciva ad organizzare una manifestazione di cinema gay. Ci si provò una quindicina di anni fa, in collaborazione con il Festival di cinema gay milanese, ma nonostante il successo di un pubblico entusiasta e con certamente meno offerta di oggi, la cosa nacque e morì là. Si continuò a portare avanti singole iniziative, piccoli cineforum da parte delle varie associazioni e, dopo circa un decennio, uno sguardo più ampio all’interno dell’estate del Gay Village. Nulla però che potesse dirsi all’altezza delle tante esperienze europee e mondiali e nemmeno dello storico appuntamento torinese ‘Da Sodoma a Hollywood’. Non è un caso, allora, che questo nuovo esperimento romano dell’associazione Armilla, che apre i propri orizzonti sulle differenti realtà gay di oggi e di ieri per tre giorni e su due sale contemporaneamente, si svolga proprio in collaborazione con la collaudata organizzazione piemontese, oltre che con la provincia di Roma, ultima roccaforte del centro sinistra (e forse nemmeno questo è un caso).

Dal 23 al 25 aprile al Nuovo Cinema Aquila, nell’ormai riqualificato e molto di tendenza quartiere del Pigneto arriva la festa del cinema LesboGayBisexTransQueer, con lungometraggi, corti e documentari per “combattere il pregiudizio e la paura della diversità, ostacoli reali allo sviluppo sociale, umane e culturale e rendere più giusta la società e più felice questa nostra città”. Perché Roma, secondo l’assessore alla cultura Cecilia D’Elia, “a dispetto dei molti episodi razzisti che hanno offuscato la sua immagine, deve essere città aperta e solidale.”

I temi dei film in rassegna spaziano dagli amori adolescenziali alle passioni distruttive, dal transgenderismo all’omofobia, dal razzismo alle tossicodipendenze, fino alle riflessioni sul rapporto tra religioni e omosessualità, spot contro l’omofobia e videogiochi di ultima generazione. Senza trascurare due appuntamenti musicali, venerdì e sabato sera nel foyer del Cinema, un’istallazione video, e una mostra d’arte e una performance con djset ospitate al Circolo degli Artisti il 25 aprile. Cultura come atto politico, quasi sovversivo in un Paese dove si fomenta l’incultura e si abbattono discussione e ricerca. Un atto che prende le mosse ribaltando il dispregiativo queer e lo coniuga come fosse un verbo (queering), “per un ‘infrocimento’ della Capitale che come un vento diffonda pollini di contagiosa libertà”. Abbinato però al sostantivo ’festa’, a rievocare lo spirito gioioso e l’autoironia che da sempre caratterizzano le esperienze più riuscite della cultura omosessuale.

www.queeringroma.it – infoline 339 81 64 158

Uff. stampa Massimo Iacobelli – 3392940781- iacobellimassimo@libero.it


Ritorno a Brokeback Mountain

brokebackmountainNon è difficile immaginare che molti dei nostri lettori abbiano amato il film di Ang Lee sui cowboy gay e probabilmente una buona parte si sia commossa durante il finale e forse avrebbe preferito un lieto fine, magari più banale ma più rassicurante (a tal proposito, avverto chiunque non avesse visto il film e non ne conoscesse la trama che di seguito vi farò molti riferimenti espliciti). Certamente deve essere andata così anche per Enrichetta Pellegrini, casalinga napoletana con la passione per la letteratura, che deve aver talmente sofferto per la separazione violenta dei due amanti da impiegare il proprio tempo libero in una sorta di alternativa dell’opera di Annie Proulx da cui il film era tratto. Non un saggio e nemmeno un’imitazione velata, con personaggi che riecheggino i virili omosessuali interpretati dai due bellissimi divi, ormai leggendari, specialmente dopo la scomparsa tragica di Heath Ledger.
La Pellegrini invece, incurante di ciò che può avvenirle intorno e decisa solo a portare a termine il compito prefissosi, un po’ come la sua omonima nuotatrice, ha preso di peso i personaggi del romanzo e li ha riportati a nuova vita. O, meglio, ha preso il personaggio sopravvissuto, Ennis Del Mar, e ha deciso di offrirgli una seconda possibilità. Non con un altro uomo, investendo in un grande amore per la vecchiaia, ma proprio con il ragazzo da lui amato, facendolo rivivere con uno stratagemma dei più consumati. Non lo riporta esattamente in vita, mostrando che in realtà non era morto, forse per non guastare il finale lirico e togliere emozione alla scena in cui Ennis stringe tra le mani la camicia dell’amato sotto gli occhi commossi della madre. Decide però di mettere sul cammino di Ennis un suo clone esatto, una persona in carne e ossa, viva e vegeta che somiglia in tutto e per tutto all’uomo brutalmente massacrato: “«Ma sembra proprio la voce di Jack», pensò Ennis, «sarà il sole che ho preso in testa!». Che cosa stava succedendo? Chi era quell’uomo che tanto gli somigliava? Forse un fratello segreto di Jack? Un peccato di gioventù del padre, solo ora rivelato alla moglie? Stava vivendo un sogno, o forse un incubo?”.
E’ questa la seconda possibilità, al confine tra un lirismo struggente e un grottesco incalzante, come tutti i seguiti apocrifi dettati dalla passione e talvolta privi di controllo. Un’opera che, unica tra quelle della Pellegrini, è perfino riuscita a vedere la luce, pubblicata dalla WLM edizioni, che la sua autrice dedica a Heath Ledger, apparsole spesso in sogno, fino ad ispirarle il racconto. Una curiosità: sul sito della casa editrice, peraltro specializzata in opere di vario genere, tra cui anche un importante volume di don Barbero su Omosessualità e Vangelo, oltre a potere ordinare una copia di Ritorno a Brokeback Mountain, per sé o per gli amici, come regalo prezioso e inatteso oppure come divertente scherzo (dipende dai punti di vista), è possibile leggere integralmente il primo capitolo: “Ennis Del Mar guidava piano il suo pickup, un pickup vecchio e malandato, sulla strada malconcia che, verso nord, lo avrebbe portato a Lightning Flat, dopo Gillette a est di Buffalo, sotto il sole cocente di una giornata d’agosto.
Sembrava non accorgersi nemmeno del calore, niente lo faceva patire più del dolore che provava dentro…”


Niente diritti? E noi facciamo i nomi!


matrimonio-gayO ci date quello che vogliamo oppure facciamo i nomi, specie quelli più scottanti. Chissà se, tra le cause che hanno permesso l’istituzione del matrimonio gay in Messico, è servita anche la minaccia lanciata dai gruppi di Guadalajara: anziché rispettare la privacy e tacere sui tanti personaggi in vista segretamente impegnati in relazioni sentimentali o anche solo erotiche con persone del proprio sesso, fare outing, chiedendo prima in privato di appoggiare la causa e poi, se non si ottengono risultati, “tirar fuori dal cassetto qualche fotografia, qualche video e persino qualche dichiarazione dei partner”. Un pericolo per la ‘rispettabilità’ di un Paese che unisce una forte componente religiosa a una necessità di coerenza sul modello statunitense. Un pericolo soprattutto per politici e uomini di Chiesa che non si limitano a non aiutare la lotta per i diritti ma pubblicamente la ostacolano, bollandola come immorale, contronatura e dannosa per il futuro della nazione.
In Italia, dove gli scandali si sgonfiano presto, vince chi grida più forte e ci rimette solo chi decide di togliersi di mezzo spontaneamente (vedi il caso Marrazzo, ma anche Delbono), dove le responsabilità dell’attuale pontefice in vecchi casi di pedofilia vengono subito depennate dalle notizie di cronaca, di gay che negano e si nascondono, sbandierando tendenze ‘virili’ o richiamandosi al diritto di amare chi si vuole, a prescindere dal genere, sono piene le televisioni. Cantano, ballano, recitano, sorridono e vincono, ma non si dichiarano mai omosessuali. Chissà se allora una minaccia ‘messicana’ potrebbe servire a qualcosa. Quando, tempo fa, la paventò Franco Grillini, alludendo ai tanti parlamentari imboscati e rifacendosi, oltre che a una logica statistica, a notizie che possedeva evidentemente di prima mano, si gridò quasi allo scandalo. Fare i nomi? Una vergogna. Mai abbassarsi a tanto, mai negare il diritto della persona alla propria intimità. Sarà, ma con questa storia della privacy, del diritto all’intimità e degli scrupoli di coscienza, noi gay ancora non abbiamo acchiappato nulla, che governasse la sinistra dei quasi Pacs o la destra dei quasi Dico. Figuriamoci ottenere matrimonio e adozioni! E allora, a mali estremi, estremi rimedi, anche solo con un pizzico di pepe gettato in aria, per vedere se ci si sblocca di un millimetro. Senza farne questioni personali e magari senza esagerare con le rivelazioni, perché si sa che noi gay, per contrasto, tendiamo ad attribuire tendenze omosessuali a chiunque. Limitiamoci, intanto, a qualche allusione, a qualche ritratto vago. E vediamo se da un’iniziativa sporca come questa non si finisca per ottenere più dei tanti richiami alla democrazia e delle tante assicurazioni di fedeltà alla Patria.


L’ultimo Sanremo del Millennio

flyer

E’ trascorso un anno dalla canzone di Povia su Luca che ‘prima’ era gay ma ‘adesso’ sta con lei, le coppie gay non hanno ottenuto alcun diritto, al contrario di molti Paesi europei, e alle Regionali c’è chi sbandiera come un merito l’averli negati. Molti mariti italiani tradiscono con altri uomini le proprie mogli (e qualcuno infrange il voto di castità), i siti gay nostrani sono pieni di pettorali e genitali, mentre in Spagna o in Germania quasi nessuno ha paura di mostrare il proprio viso. Ciliegina sulla torta, a maggio arriverà a Brescia Joseph Nicolosi, l’uomo che vorrebbe ‘riparare’ i gay come un tempo si faceva coi mancini, con la scusa di evitare loro sofferenze (curioso che persone così pietose non ammettano però i cambiamenti di sesso…).
La commedia “L’ultimo Sanremo del Millennio” nasce da queste considerazioni, per denunciare con sarcasmo l’ambiguità di chi vorrebbe farci ‘diventare’ eterosessuali. Racconta la storia di un gruppo di amici, ‘riparati’ dalle teorie di un fantomatico professore ma ancora attratti da situazioni al limite del cliché, perché la convinzione è che non ci sia “peggior frocio” di chi fa finta di non esserlo (e attacca gli altri).
Lo spettacolo si avvale della collaborazione di Gay.tv e di molte associazioni e testate di categoria, volontari e semplici sostenitori. Sarà in scena a Roma dal 2 al 7 marzo al Teatro dell’Orologio, per poi riprendere da maggio a Milano, Torino, Pisa e speriamo in moltissime altre città di questa Italia ancora così poco europea.
Flavio Mazzini

L’autore
Nato a Roma nel 1971, Flavio Mazzini è da quasi venti anni attivista gay, impegnato prima politicamente all’interno del circolo Mario Mieli (al fianco di Vladimir Luxuria e Imma Battaglia), poi con iniziative culturali, convinto che le due cose non possano andar disgiunte. Collabora a produzioni cinematografiche e televisive (con Luigi Magni, Laura Betti, Claudio Masenza, Serena Dandini e Flavio Merkel, storico fondatore del movimento gay) e scrive con costanza sulle principali testate LGBT (Gay.it, Clubbing, Gaymagazine.it). Esordisce nella narrativa nel 2005, con il libro confessione “Quanti padri di famiglia”, resoconto grottesco della sua attività di prostituto, edito da Castelvecchi. Con la stessa casa editrice pubblica, l’anno successivo, “E adesso chi lo dice a mamma?”, indagine sul rapporto tra omosessuali e genitori. Debutta a teatro nel 2008 con la commedia “Vestito piaccio, nudo convinco” (di cui firma anche la regia), ritorno farsesco al tema della prostituzione maschile; lo stesso anno è coautore di “Spogliatoi”, commedia corale sul tema della prevenzione; nel 2009 scrive e dirige “Sotto il convento…niente!”, esperimento meta teatrale che prende le mosse dall’arretratezza italiana sui diritti civili; dirige poi “Non è una voglia X” di Alchieri e Favaroni, giallo dei sentimenti su un ‘quasi’ triangolo, che mette a fuoco la situazione psicologica e affettiva di chi decide di cambiare sesso. “L’Ultimo Sanremo del Millennio” è il suo quarto testo per il teatro e la sua quarta regia.

L’ultimo Sanremo del Millennio
una commedia rigorosamente eterosessuale (con qualche caduta ogni tanto…)
di Flavio Mazzini
con Cristiano Cecchetti, Fabrizio Costa, Angelo Curci, Fabrizio Foligno, Silvana Rossomando, Michela Totino e l’assenza straordinaria di Stefano De Santis
regia di Marco Medelin
Roma – Teatro dell’Orologio (sala Orfeo), via dei Filippini
dal 2 al 7 marzo 2010
Milano – Teatro Libero
5 maggio 2010
Torino – Teatro Espace
6 maggio 2010
Pisa – Serata in collaborazione coi Collettivi studenteschi
8 maggio 2010


Appuntamento a Londra

26 febbraio 2010 Flavio Mazzini Nessun commento


4Novità assoluta per il teatro, il testo del grande scrittore Mario Vargas Llosa indaga tra sogno e realtà, desiderio e rimpianto, per scoprire cosa si nasconde realmente in noi e nei rapporti con gli altri, dall’affetto più tenero alla rabbia, dal dolore della perdita alla tensione erotica. In scena, un uomo e una donna: il ricordo di due amici, una lite, una fuga e un distacco di decenni, il pugno sferrato al ‘frocio’ dall’amico maschio che ha fatto scattare una presa di coscienza indispensabile. L’identità che si sviluppa in una direzione necessaria ma alla quale mancava proprio quello stimolo, l’interruzione di quel sodalizio, alla quale oggi, quasi per caso, si potrebbe porre la parola fine ma che potrebbe anche essere sancita definitivamente. Lui e lei sono lo specchio dei due lui, il completamento del rapporto cameratesco, forse perfino sul piano sessuale, il piano che non si aveva il coraggio di confessare e che appare all’improvviso. Ma anche questo non è detto che sia la realtà…

Il gioco di autore, (e di conseguenza) regista e interpreti, spiazza lo spettatore fino a lasciarlo immobile alla chiusura del sipario, prima muto e poi impegnato in un chiacchiericcio, a scervellarsi su ciò che ha visto, tentando una spiegazione, rielaborando le suggestioni depositatesi nel profondo. La bellezza di questo spettacolo, in gran parte legato al mondo LGBT ma deliziosamente capace di giocare con le tante tonalità dell’eros, sta proprio nella sua inafferrabilità, nel movimento onirico che però sulla scena è mostrato in tutta concretezza. Non prolusioni fumose o dialoghi sospesi ma passione, rabbia, tensione, malinconia, mescolati però con liberissima creatività e resi al meglio dal forzatamente compassato David Sebasti e dalla strepitosa Pamela Villoresi, perfettamente misurata nel ruolo di una donna nata uomo e pronta a ribaltarlo con molteplici sfumature che accompagnano i capovolgimenti improvvisi del testo. E’ Vargas Llosa in persona a commentare questa sua opera: “la finzione e la vita, il ruolo che quella gioca in questa, la maniera con cui l’una e l’altra si alimentano e si confondono, si respingono e si completano in ogni destino individuale … e il palcoscenico è lo spazio privilegiato per rappresentare quella magia di cui è fatta anche la vita della gente: quell’altra vita che inventiamo perché non possiamo viverla davvero, ma solo sognarla grazie alle splendide bugie della finzione…”.

——–
ASSOCIAZIONE TEATRALE PISTOIESE/ARGOT PRODUZIONI
in collaborazione con Spoleto 52 – Festival dei 2Mondi
Presentano
APPUNTAMENTO A LONDRA
di Mario Vargas Llosa
regia Maurizio Panici
Con Pamela Villoresi David Sebasti
Teatro della Cometa
Roma Via del Teatro Marcello 4 tel. 06 6784380
fino al 28 febbraio 2010

fonte foto | il messaggiero


Il caffè del signor Proust

25 febbraio 2010 Flavio Mazzini Nessun commento

proustCome si fa a raccontare la vita intima di uno dei più grandi scrittori della nostra epoca? Parlare di un uomo rinchiuso in un suo mondo e che da quel mondo e da quel suo stesso rinchiudervisi seppe partorire un capolavoro immortale, manifesto estremo di un’epoca (quantomeno letteraria) non meno di quanto fu affondo geniale nelle pieghe dell’animo dell’individuo? E come si fa a parlare di uno spettacolo che da vent’anni, in un modo originalissimo, sa raccontare tutto questo, con assoluta leggerezza e minutissima profondità, sempre fortemente agganciato ai fatti, agli oggetti, agli odori, alla polvere stessa e al fumo che si respira e che invade lo spazio, anche se solo attraverso la narrazione?

Il piccolo miracolo – perché di miracolo effettivamente si tratta – si va ripetendo esattamente da due decenni, il periodo durante il quale l’interprete Gigi Angelillo ha saputo vestire i panni e la piccole passioni di Celeste Albaret, umile ragazza di provincia che quasi un secolo fa si ritrovò dapprima ‘courrière’, poi cameriera e infine governante dell’abitazione di Marcel Proust e che, dopo quasi mezzo secolo, decise di rendere finalmente pubbliche le proprie memorie, svelando manie e debolezze del maestro. Aggirandosi tra le stanze ormai abbandonate di una dimora che è più una proiezione del ricordo che non quella in cui avvennero i fatti, si seguono le parole e le esitazioni commosse della donna ormai anziana ma per sempre legata a quegli anni come al più grande onore che la vita le potesse regalare. Non vengono a galla i grandi eventi di quell’esistenza, il dolore per la perdita della madre o i ben noti turbamenti omosessuali, ma i dettagli dell’intimità, le suggestioni. Un volteggiare leggero, spostandosi e ascoltando, immaginando e di colpo staccandosi dal racconto, per assaporare quella bevanda che Proust tanto amava e sulla quale non transigeva. Il caffè, accompagnato dalle fedeli madeleine, i delicati dolci che nella “Recherche” erano legati proprio al ricordo e che vengono serviti dall’attore in persona, che interrompe il racconto ma, anziché spezzare l’incanto, riesce a cementarlo. Un connubio magico, come quello tra Angelillo e questo testo, che ha girato mezzo mondo, incantando il pubblico e di cui in questi giorni i romani hanno ancora una volta l’opportunità di godere (ammesso riescano a trovare un posto libero in casa Proust).


——-
L’Albero Teatro Canzone presenta
Il caffè del signor Proust
Ideato e interpretato da Gigi Angelillo
Scene e costumi Bruno Bonincontri
Scritto e diretto da Lorenzo Salveti
Teatro dell’Orologio – sala Grande
Via de’ Filippini 17/a – tel. 06.6875550
Fino al 14 marzo 2010


Sanremo: ma i maschi dove sono finiti?

24 febbraio 2010 Flavio Mazzini Nessun commento

valerio-scanu-sanremo-fm
Rispetto alle precedenti sere del festival, alla serata di sabato, quella del televoto – truffa legalizzata ai danni di invasate adolescenti in cerca di un fidanzato ideale – più che i superospiti italiani, la spocchia di Marcello Lippi e quel clamoroso momento epico che è stato il ‘tributo postumo’ da viva a Nilla Pizzi (che, se non altro, ha dimostrato che, quando si ha studiato come si canta, qualcosa rimane nonostante tutto), si notava un’assenza di peso. C’erano i giornalisti ruffiani (che prendono i soldi controvoglia), i politici spocchiosi, le telemarchettone Rai e perfino i Savoia, dinastia che evidentemente noi Italiani ci meritiamo e che dimostra come nel 1946 qualcuno non fosse stato troppo severo. C’erano gli idoli delle teen-ager e le voci di oggi (almeno una buona rappresentanza), la follia accattivante dello sguardo di Cristicchi e quella inquietante di Povia, l’elettricità di Mengoni e l’acquerello di Arisa, lo stile netto della giovane Malika e quello della veterana Irene Grandi. C’era, come al solito, la maestra di sostegno, che presentava rivolgendosi sempre all’ultimo dei suoi alunni-telespettatori, incapace di trascurare i più tardi a costo di rimanere indietro col programma. C’era, in generale, un ritorno alla normalità dopo il sarcasmo di Bonolis, in cui perfino le magnifiche signorine che coreografavano “Malamorenò” sembravano rassicuranti. Di omosessualità non si è mai parlato: Povia stavolta pontificava sull’eutanasia (a proposito, qualcuno di voi potrebbe spiegarmi cosa volesse dire?), Benigni non c’era e Grillini era stato sostituito dagli operai di Termini Imerese. Il fatto è che non si capiva se i gay erano assenti perché ricacciati in basso o perché ormai tacitamente accettati.marco-menegoni

Non che voglia sostenere che i concorrenti fossero tutti sull’orlo del travestitismo, ma certo non si può dire che il podio traboccasse di virilità, coi due campioni televisivi “dichiaratamente eterosessuali” e il principino maritato dal sorriso perenne e l’aria di chi ucciderebbe per ottenere ciò che si è prefissato. Se si aggiungono i già citati Cristicchi (che sarà pure etero e geniale ma che non fa certo alzare l’ormone), l’ormai ‘guarito’ Povia, il vivacissimo vincitore della categoria giovani e perfino il sorprendente colonnello della banda dei carabinieri che pareva scimmiottare Paolo Poli, dopo l’eliminazione di Toto Cutugno ed Enrico Ruggeri (uno dei pochi che ha saputo raccontare le donne pur apprezzandole anche sessualmente), a me è venuto da chiedermi: “Ma i maschi dove sono finiti?”.
Sembrava, senza che nessuno avesse il coraggio di presentarlo come tale, uno di quei quiz della settimana enigmistica: “Trova l’intruso”. E chissà, forse è questo il destino che ci aspetta: un futuro da Risiko dove i gay, affidandosi alle strategie di stilisti e coreografi (ben più efficaci di quelle degli attivisti), non si limitano a chiedere diritti ma, ciglia su ciglia, mutanda su mutanda e senza mai farsi scoprire, giungono a conquistare il mondo.


Combattere chi ci vuole riparare

19 febbraio 2010 Flavio Mazzini Nessun commento


psicologia gay

Da pochi giorni è possibile sottoscrivere la petizione “Nessuno ci può riparare”(http://www.psicologiagay.com/petitio_nessuno.php), promossa da Psicologiagay.com e volta a sollecitare gli Ordini nazionali dei medici e degli psicologi affinché prendano una posizione chiara, pubblica e definita in merito al concetto di orientamento sessuale (che ha sollecitato la pregiudiziale di incostituzionalità della cd. legge Concia), in merito alla non scientificità delle terapie riparative, e intervengano contro eventuali loro iscritti contrari a quanto la comunità scientifica asserisce. Come nota Marino Buzzi, valente giornalista e scrittore: “Se Harvey Milk fosse vivo, si metterebbe davanti al computer e, attraverso Facebook, farebbe sapere che c’è ancora bisogno di lottare. Al movimento GLBT non sembra interessare molto la lotta, ma c’è un fronte che sta lavorando per delegittimare le nostre richieste e le nostre lotte. È un fronte potente, supportato dalla politica e che trova terreno fertile nell’ignoranza, che si trova a combattere contro un’armata brancaleone in rosa, divisa, litigiosa, troppo cieca per rendersi contro che più il tempo passa più il pericolo aumenta”.
Uno dei pericoli più evidenti è Joseph Nicolosi e la sua NARTH (Associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell’omosessualità), sostenuta da estremisti religiosi e omofobi americani, che propone a chi non si riconosce nel suo orientamento omosessuale una “terapia riparativa”, come se dall’omosessualità si potesse guarire. Una menzogna sbugiardata, dopo secoli di umiliazioni e repressioni, dalle organizzazioni mediche e psicologiche di tutto il mondo, ma che non tocca Nicolosi e i suoi allievi sparsi un po’ ovunque, ovviamente anche nel nostro Paese, come si può vedere nel blog “Si può cambiare” (http://omosessualitaeidentita.blogspot.com/) o in un sito (http://www.obiettivo-chaire.it/home.asp ) che parla di “professionisti del campo psicologico, medico, filosofico, pedagogico e sacerdoti” e di un programma di: “accoglienza e ascolto; accompagnamento spirituale, psicologico e medico; attenzione a genitori, insegnanti ed educatori al fine di prevenire l’insorgere di tendenze omosessuali nei giovani; studio, ricerca e promozione di un’informazione seria e documentata; ricerca delle cause (spirituali, psicologiche, culturali, storiche) che contribuiscono alla diffusione di atteggiamenti contrari alla legge naturale, riconoscibile dalla ragione rettamente formata”.

Un delirio senza fine, di cui si potrà avere un assaggio a Brescia il 21 e il 22 Maggio, quando Nicolosi in persona verrà a presentare il suo ultimo libretto, “Omosessualità. Manuale pratico di riorientamento”. gayMarino Buzzi propone allora una class action legale, che obblighi le associazioni di medici, psichiatri e psicologi a ribadire “che l’omosessualità non è una malattia, che non esistono “metodi riparativi” e che ogni tentativo di “guarigione” equivale a una violenza su persone troppo fragili per difendersi e comprendere che nella propria sessualità non c’è nulla di deviato. Bisogna fare molta attenzione perché, anche se individualmente siamo fuori dal pericolo imminente, abbiamo il dovere morale di pensare a chi si trova o si troverà nelle condizioni in cui noi ci siamo magari trovati da ragazzi. Inoltre, dobbiamo avere sempre chiaro in testa che una società migliore si ottiene anche facendo proprie le battaglie di progresso che apparentemente non ci riguardano, perché il rischio altrimenti è di ritrovarsi, quando meno ce lo aspettiamo, vittime della nostra stessa indifferenza.


Quando l’erotismo straborda nel grottesco

18 febbraio 2010 Flavio Mazzini Nessun commento


US-IT-INTERNET-ROBOT-SEXA volte nel sesso ci sono aspetti grotteschi o semplicemente ridicoli che riescono ancora a sorprendermi. Si sa che quello che piace a uno può non piacere ad un altro, essergli indifferente, fargli schifo o perfino, appunto, farlo ridere. Il sesso al cinema o a teatro può spaziare facilmente dall’aspetto eccitante a quello più smaccatamente comico. Non a caso, “Sex and the city” ha saputo catalizzare l’attenzione degli spettatori mescolando questi due fattori, con una prevalenza netta del secondo. Dunque, trascurando per una volta tanto l’erotismo quanto il disgusto, altro fattore determinante ma decisamente poco commerciale, vorrei parlarvi oggi di un oggetto pensato per soddisfare i desideri più segreti ma che a me (e presumo pure ad alcuni di voi) suscita un misto di perplessità e divertimento. Con una netta prevalenza del secondo.

Si tratta di un prodigio della robotica moderna applicata all’intrattenimento sessuale, un androide femmina dotato di intelligenza artificiale e pelle sintetica, presentato poche settimane fa a Las Vegas e battezzato “Roxxxy”,. Un dirigente della società che lo ha creato sostiene che possa replicare la personalità di un essere umano, parlare e anche ascoltare, in poche parole farvi compagnia e andare a dormire con voi. Roxxxy, la pupazzotta inquietante (e grottesca) che vedete nelle foto stravaccata sul divanetto quasi in apnea, in lingerie molto sexy ma un tantino storta, è alta un metro e 73cm e pesa 54 kg, è dotata addirittura di uno scheletro, anche se non è in grado di camminare o muoversi autonomamente. In poche parole, pesa come un vecchio mobile di famiglia ma, mentre la trascini con fatica, lei ti parla e, se smadonni, ti sente e probabilmente memorizza. Può essere acquistata online, nelle versioni personalizzate, scegliendo il colore della pelle e dei capelli, ma anche indicando le proprie passioni, in modo da uniformarla ad esse e non dover poi litigare come può succedere con una fidanzata qualunque. Il tutto alla modica cifra di 7000-9000 dollari. Vi chiederete perché ne stiamo parlando su questo sito. Semplice: perché la società di Roxxxy sta già lavorando alla versione maschile: Rocky. Chissà che sexy!

 

foto | lamiaombra


12 BACI SULLA BOCCA

17 febbraio 2010 Flavio Mazzini Nessun commento

12baci

“Dopo il lavoro fatto con Gomorra, abbiamo voluto mettere a frutto la nostra esperienza in una storia di pura finzione, che parte dalla periferia della nostra terra, dove il tempo sembra essersi fermato e, al di là di una finto progressismo, ci sono ancora leggi sociali antiche”. Così l’autore Mario Gelardi e il regista Giuseppe Miale di Mauro presentano il loro nuovo lavoro, violentemente calato nel tempo (il 1975 della morte di Pasolini) e nell’intimità dei protagonisti. “12 baci sulla bocca”, in scena a febbraio, prima a Roma e poi a Napoli, è una storia d’amore ‘scandalosa’ ambientata nella periferia napoletana, tra strade isolate ed eccessivi ristoranti per cerimonie con finti stucchi veneziani, statue e laghetti con i cigni. Una terra lontana secoli dalla modernità, da un’idea di progresso, in cui si svolge l’incontro-scontro tra Emilio, lavapiatti dai modi e dal linguaggio brusco e Massimo, fratello ‘ripulito’ del proprietario di un ristorante, in procinto di sposarsi con l’unica donna della sua vita. Il loro è un rapporto al limite dello scontro fisico, in cui ogni momento di apparente dolcezza viene guastato da parole e gesti sbagliati, in un ambiente dove vige la legge del branco, che non permette alcuna diversità. Lo spettatore si identifica in loro, nel messaggio che non è tanto morale ma utilizza le emozioni per imprimersi e far riflettere. Storie di omosessualità negata a livello sociale, come i cowboy del Wyoming o i naziskin danesi, quelli che il cinema mondiale ha il coraggio di raccontare e che al nostro ancora mancano, troppo impegnato a limare, a smussare, edulcorare per non incorrere negli strali di un moralismo talebano. Il teatro per fortuna ancora osa, e non è un caso che ad attuarlo siano gli autori della riduzione di “Gomorra”, impegnati con “Teatri della legalità”, giovani professionisti capaci di parlare della loro città fino a farla assurgere a simbolo dei nostri tempi.
DecimoPianeta – I Teatrini in collaborazione con napoligaypress presentano:
12 BACI SULLA BOCCA
di Mario Gelardi
con Francesco Di Leva, Stefano Meglio, Andrea Vellotti
scene Roberta Mattera, costumi Giovanna Napolitano
luci Ettore Nigro, foto Carmine Luino
Aiuto regia Giuseppe Gaudino
regia di Giuseppe Miale di Mauro
ROMA – TEATRO BELLI, dall’11 al 21 febbraio
NAPOLI – TEATRO GALLERIA TOLEDO , dal 23 al 28 febbraio


Una marcia per la laicità (e per i diritti)

12 febbraio 2010 Flavio Mazzini Nessun commento


Il crocefisso è diventato (o forse è tornato ad essere, come nei tempi bui del Medioevo) un’arma nelle mani degli integralisti, per “costruire un’identità nazionale razzista e una declinazione della cittadinanza eterosessista e familista”. E’ ciò che pensa il movimento di Facciamo Breccia, invitando tutti alla Manifestazione Nazionale NO VAT – Autodeterminazione, Laicitàfacciamobreccia, Antifascismo, Antirazzismo, Liberazione, che si tiene a Roma sabato 13 febbraio 2010. Non solo un san Valentino di amore e sdolcinatezze, ma un’occasione per contrapporsi in una battaglia che non è esclusivamente gay, ma è anche gay. Almeno fin quando le posizioni del Vaticano saranno queste. Per il quinto anno si scende in piazza a protestare contro le ingerenze di Oltretevere nella politica italiana, al grido di antirazzismo, antifascismo, antisessismo, “lotte necessarie l’una all’altra”. Non è un caso infatti che il gruppo dei No Vat sia sempre presente ai Gay Pride, motivo in più per ricambiare il favore, ammesso appunto che di favore si tratti.
Gli obiettivi che si pongono sono, ad essere realistici, decisamente ardui da raggiungere in una situazione come quella italiana. Ma, un po’ come noi gay per il matrimonio, a volte bisogna puntare in alto, sia per ottenere qualcosa, sia semplicemente per non perdere l’abitudine alla propria dignità. Ecco dunque l’elenco, con la premessa che, difficoltà a parte, non sembrano pretese ingiustificate o deliri di onnipotenza (semmai quelli sono altrove): autodeterminazione e libertà di scelta responsabile in ogni fase della vita; istruzione pubblica e laica e l’abolizione dell’ora di religione; sistema sanitario pubblico e laico; Stato sociale che risponda alle necessità reali dei diversi soggetti; diritti e piena cittadinanza di lesbiche, trans, gay e migranti; eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano e cancellazione della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita; abolizione del Concordato e dei privilegi derivanti (esenzione ICI, otto per mille…).
Viene maliziosamente da pensare che, se si mettesse in discussione seriamente questo ultimo punto (e magari anche quello sulla sanità pubblica), forse il Vaticano si concentrerebbe di meno nel suo astio per noi…

NO VAT 2009
Autodeterminazione, Laicità, Antifascismo, Liberazione, Cittadinanza
Manifestazione Nazionale – Roma, 14 febbraio `09
Concentramento in Piazza della Repubblica – ore 14
Facciamobreccia


Tanto astio è solo il segno di una Chiesa al tramonto


cupola di michelangeloMentre dalla Germania arrivava la notizia delle ennesime violenze sessuali compiute per decenni da sacerdoti cattolici e loro affiliati (abusi ai danni degli studenti, sedute di masturbazione, stupri segreti), in Italia, come se nulla fosse, c’è chi sente l’obbligo di ribadire discutibili principi: “L’omosessualità è un disordine”, tuona monsignor Scatizzi, vescovo emerito di Pistoia, “un peccato che esclude la comunione”. Il vescovo emerito di Grosseto, monsignor Babini, attacca perfino il governatore della Puglia: “La pratica conclamata della omosessualità è un peccato gravissimo, bisogna negare la comunione a tutti coloro che la professino, senza alcuna remora, proprio in quanto pastori di anime. Io non darei mai la comunione ad uno come Vendola”. Il vescovo emerito di Lucera-Troia, monsignor Zerrillo, invece se la prende con le leggi anti-omofobia. “Non é mai assimilabile ciò che è la normalità, ovvero la famiglia eterosessuale fondata da uomo e donna, e quella omosessuale che famiglia non è, per la semplicissima ragione che non è in grado di ottemperare alla riproduzione. Dare la comunione a persone del genere può causare scandalo, è quindi meglio non darla”. Anche per Babini, “la legge sulla omofobia di fatto incoraggia questo vizio contro natura e dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, è uno scandalo. I gay dovrebbero pentirsi di questo orribile difetto”. Come se non esistessero vie di mezzo, i monsignori ci vanno giù con la mano pesante.

Potremmo andare avanti a lungo, ma basterebbe ricordare che Cristo, il quale mai pretese di fondare una religione sua, predicò solo pace e amore, al contrario di chi, professandosene seguace, semina odio e discriminazione e pretende di parlare in nome di Dio, decidendo cosa è naturale e cosa no. Salvo poi per primo ostacolare la riproduzione, scegliendo di non sposarsi e non generare figli. E reprimendo i propri istinti ‘naturali’, salvo magari sfogarsi su creature indifese (come è accaduto in alcuni casi).

La figura del sacerdote, ontologicamente ambigua e palesemente manipolatrice, passa quasi intatta attraverso le differenti fedi, fino a imporsi in tutti i suoi aspetti negativi anche laddove i precetti particolari esigerebbero ben altro. vescovo_pistoia

Se Cristo non condannò i peccati della carne ma dello spirito, né perse tempo a scruta dentro le mutande ma in fondo ai cuori, condannando semmai proprio sacerdoti, farisei e sadducei, ecco forse spiegata, meglio che da qualsiasi superficiale tesi legata alla decadenza dei tempi o al relativismo, il declino inesorabile di una Chiesa ipocrita e violenta, da noi ossequiata per il suo potere, non certo per la sua autorevolezza. Non occorre essere credenti per rendersene conto. Ma per i credenti, in particolare quelli gay, le affermazioni di certi monsignori emeriti costituiscono la scintilla per una necessaria presa di posizione: dentro o fuori. Ossia, partecipare all’orgia collettiva di menzogne in nome di Cristo, oppure ribellarsi e costituire opposizione, magari anche interna, per porre le basi della rinascita di una Chiesa realmente cristiana.


La Cuccarini e il peggio degli Italiani

cuccarini-mucca3

Spiace tornare ancora sulla vicenda Cuccarini, ma va rimarcata l’ennesima leggerezza ai danni della comunità LGBT da parte di questo facilone, retorico, arrogante e inconcludente popolo italiano che ama circondarsi di signori, che a loro volta amano circondarsi di corti. Coltelli, veleni e tanta perdita di tempo e di energie, ma siamo fatti così, si vede che fa parte dello stesso DNA che per altri versi ci ha regalato tanta ricchezza (della quale non sappiamo godere a pieno). Fa parte degli Italiani in genere e non risparmia di certo noi gay, visto che stavolta la leggerezza ai danni della comunità LGBT l’abbiamo compiuta proprio noi.
E sì, perché già è ridicolo che Lorella Cuccarini assurga al rango di ‘icona gay’ solo perché bionda, sorridente e interprete di qualche canzoncina orecchiabile e vagamente camp. Che però poi, tra tante che non muovono un dito per noi se non quando devono promuovere un nuovo lavoro, si vada a colpire proprio lei, non per offese gravi ma per aver espresso un concetto legato a una sua fede, peraltro nemmeno troppo sbandierata opportunisticamente (come invece fanno in molti nel nostro Paese) ma vissuta coerentemente nel privato (come invece fanno in pochi nel nostro Paese) diventa davvero imperdonabile.
cuccarini muccassassinaHa detto di non volere per i gay il matrimonio perché lo ritiene un sacramento con sue proprie regole, ma ha pure detto, contro il volere delle alte gerarchie ecclesiastiche (e al contrario di molti nel nostro Paese), che è necessario riconoscere le unioni omosessuali a livello civile, con quel che ne consegue in fatto di diritti. Fossimo in Svezia, si potrebbe pure considerarla ‘non troppo amica’, ma farlo qui è decisamente ipocrita. Tanto più che la contrarietà alle adozioni è purtroppo condivisa ancora da buona parte degli stessi gay.

Peggio che ipocrita, diventa perfino vigliacco un attacco esplicito da parte di chi, abituato ad essere minoranza schiacciata ovunque, si ritrova per una volta in maggioranza, ad ospitare chi ha il coraggio (al contrario di molti in questo Paese) di ribadire le proprie convinzioni anche fuori dalle mura amiche. Un coraggio unito ad una cortesia che manca ai cattolici delle alte sfere (ricordate l’episodio del papa all’Università La Sapienza?) e di cui bisognerebbe approfittare, invece di scagliarvisi contro stupidamente. Ma la stupidità, desumibile dalla premeditazione della protesta e scaturita dalle dichiarazioni su Vanity Fair e soprattutto – temo – dal passaparola, è altra dote tutta italiana.
Stupido, vigliacco, ipocrita: un ritratto dell’italiano che si adatta a molti di noi gay, come purtroppo mostra questa vicenda ridicola e triste di un’artista non eccellente ma coerente con le proprie convinzioni e peraltro nemmeno a noi ostile. Se scegliamo queste persone, prima come icone da adorare e poi come nemici contro cui combattere, ci sono ben poche speranze di farcela.


Ricordando Vinicio

GAMAG123

Lo scorso 23 dicembre all’età di ottantatre anni, è scomparso Vinicio Diamanti, protagonista ‘en travesti’ a partire dagli anni Cinquanta. Ricordo di averlo saputo solo molti giorni dopo, quando era tardi per darne la notizia su Gaymagazine ed è quindi con piacere che ora segnalo un incontro con chi lo ha conosciuto e ha collaborato con lui (tra i quali Dominot, altro storico artista della scena gay, e Bruno Fiorentino, attivista e curatore della mostra sui trent’anni di movimento gay) che si svolgerà al Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli domenica 31 gennaio, alle ore 17.00. Saranno proiettati filmati e mostrate foto e documenti originali appartenuti a Vinicio e donati al Mieli dalla famiglia, destinati a confluire in un apposito Fondo, all’interno del GAYMAG124Centro di documentazione Marco Sanna. “Conservando con amore materiali e testimonianze della sua esperienza artistica, Vinicio Diamanti ha contribuito a salvare non solo la sua storia personale di attore, ma anche un pezzo di cultura gay”: materiali teatrali, cinematografici (“Gay Salomè” e “Delitto al Blue Gay”), rare testimonianze dell’avanspettacolo, spartiti e testi di canzoni, pagine di diario, cartoline e corrispondenza, materiali audio e video, rassegna stampa, vestiti, costumi di scena, parrucche, accessori ed effetti personali. Più una biblioteca che copre un arco temporale dagli anni Venti ad oggi, compresi rarissimi testi sulla sessualità pubblicati prima della guerra, e una raccolta di storiche riviste gay o che hanno ospitato contenuti omosessuali, più testimonianze autografe di amici artisti e militanti e documenti risalenti ai primi anni del movimento gay italiano, come gli atti del Primo congresso di controinformazione sulla sessualità, tenutosi a Roma il 13 e il 14 ottobre del 1973.
Vinicio era tutto questo, un artista, un attivista ma anche una persona sempre presente e pronta a divertirsi e a far divertire, come dimostrano le foto che ci ritraggono insieme, scattate al Pride del 2005. Ci separavano quasi 50 anni ma di certo, a differenza di troppi intellettuali snob, omosessuali costretti a dare un significato personale alle proprie inclinazioni e incapaci di fondersi con un progetto comune, Vinicio non aveva perso la voglia di partecipare insieme agli altri.



Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Tel. 06/5413985
www.mariomieli.org


Certi diritti, di noi tutti


certi-diritti

Sabato 30 e domenica 31 gennaio 2010, a Firenze si terrà il Terzo Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti, che da alcuni anni è particolarmente attiva nell’occuparsi di questioni legate ai diritti delle persone LGBT(E). Come molte delle battaglie radicali, anche quelle di Certi Diritti non si sono mai lasciate intimidire da nomi o istituzioni altisonanti e, nel tempo, hanno organizzato manifestazioni di protesta ovunque, anche davanti a piazza san Pietro, oltre che molti incontri volti a coordinare le varie organizzazioni di settore. Un confronto che, proprio nel valicare schieramenti e interessi di parte, sfida l’arroganza del potere e dei privilegi, in nome delle libertà e dei diritti di tutti. Unire e non dividere, e non è un caso che alle loro battaglie si siano affiancati gay di tutti gli schieramenti politici, di destra e di sinistra, credenti e atei, anche se troppe volte si è dovuta riscontrare una scarsa partecipazione di chi, con maggior costanza ed entusiasmo, è solito invece frequentare saune, discoteche o cruising. Il Terzo Congresso discuterà molte iniziative che vedono impegnata l’associazione sui temi dei diritti civili e umani della comunità LGBT(E). E’ un periodo complesso, viste le elezioni, da una parte dei consigli regionali, dall’altra dell’Arcigay. Non è male però cercare di fare un po’ di chiarezza attraverso una posizione decisamente super partes. La partecipazione politica, l’interesse per ciò che si muove oppure, come purtroppo da noi, sta spesso fermo, e la necessità di dare il proprio contributo, teorico e pratico, militante e libero, è alla base di ciò che potrebbe avvenire nei prossimi anni in Italia. Indipendentemente dalle opinioni politiche, dalla situazione patrimoniale e sentimentale. E’ una battaglia di tutti, anche se molti paiono non accorgersene e qualcuno tenta di approfittarne per interessi personali. D’altra parte, questa è una piaga tutta italiana che sembra caldeggiata, se non mossa, dall’alto, come volontà di assopire le coscienze. Lo dimostrano proprio gli episodi di intelligente controtendenza, come le battaglie di Certi Diritti o sporadiche iniziative private, come ad esempio l’incontro tra Margherita Hack e il vescovo Benti, che a Verona ha richiamato una folla tale da lasciar fuori centinaia di persone. Un incontro che la Tv pubblica ha ignorato (ma che una Tv privata ha trasmesso), incontro in cui non si è parlato di omosessualità, ma pure si sono potuti confrontare liberamente scienza e fede, senza balconi, vetri in plexiglas o cordoni di sicurezza, imposizioni o priorità. Tanto che la scienziata (tra l’altro nota sostenitrice delle cause gay) ha potuto attaccare «l’ipocrisia di chi difende il crocifisso e poi fa leggi razziste contro gli immigrati e i disgraziati» e parlare di etica comune, dichiarando che: «Anche gli atei ce l’hanno ed è sempre quella: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, ce lo ha insegnato Gesù, primo socialista della storia perché si è messo dalla parte dei deboli e dei diseredati, ma un ateo lo fa con disinteresse perché non crede ad un premio o ad una punizione dopo la morte».


Presunte icone e donne intelligenti

ferilliBasta coi finocchi, sennò la gente si stufa”. Come in una prima della Scala, quando si torna alle costose pellicce e si gettano i capi in finta pelle ormai fuori moda, dopo la Cuccarini ci ha abbandonato pure la casareccia stellina di sinistra, lasciandoci orfani di cotanto seno.
In un Paese senza cultura, fanno notizia le opinioni delle maggiorate, al punto che anche io ammetto di aver sbirciato ovunque, perfino su Gay.it che, riportava il sondaggio: “Giusto boicottare le icone gay irriconoscenti?”
Più che boicottare le icone gay irriconoscenti e magari costringerle ad imbarazzanti arrampicate sugli specchi, vorrei proporre invece in tutta umiltà (e senza negare l’alto profilo del sito di De Giorgi) di segnalare chi va in controtendenza, ossia quelle donne (e uomini) capaci di spendersi volontariamente in favore dei nostri diritti e che difficilmente smentirebbero il giorno dopo. Come, ad esempio, le due intelligenti ospiti di ‘Che tempo che fa’ di domenica 24 gennaio: Lella Costa e Luciana Littizzetto. La Costa, dopo aver ammesso di essere considerata un’icona gay, ha detto che aggiungere diritti non significa toglierli a qualcun altro. La Littizzetto, che ci ha spesso difesi dagli attacchi del Vaticano, ha invece invitato la Binetti (che ci vuole sofferenti per la nostra condizione) ad uscire dal Pd. Perché, quindi, non prendere in considerazione e dare spazio a chi, oltre a difenderci, dimostra di avere un cervello dentro la testa? Anche perché, se già stento a credere icona la Cuccarini, figuriamoci la compagna Sabrinona.

di FLAVIO MAZZINI


L’importanza (e il piacere) della diversità

I fatti di Rosarno hanno lanciato un segnale chiaro al Paese su una situazione che non può essere ulteriormente trascurata o fatta ostaggio di bieche manovre elettorali. Uno di quegli elementi che separano i Paesi civili da quelli arretrati, le democrazie moderne dagli Stati a libertà provvisoria. Noi gay ne sappiamo qualcosa, perché facciamo parte di quegli elementi: ne fanno parte i diritti che ancora non abbiamo come quelli che abbiamo faticosamente conquistato, ossia il diritto alla visibilità e a non essere derisi e malmenati. Un occhio al di là dei nostri recinti non guasta ed è per questo che ho deciso di segnalare un video interessante, che si potrebbe adattare, magari con qualche modifica, anche al caso nostro.

Per fortuna c’è chi ritiene la diversità una ricchezza e ricorda, oltre al fatto che l’Italia ha una sua lunga storia di emigrazione, anche che l’accoglienza e l’ospitalità sono concetti, prima ancora che cristiani, iscritti nella storia umana da sempre. Il divertente ma profondo video racconta un giorno senza più immigrati, con persone che prima partecipavano alla nostra vita di tutti i giorni e che improvvisamente spariscono, lasciandoci letteralmente nei guai. A cominciare dalle donne di servizio, dalle tate che si occupano di bambini (e anziani), dalle persone da cui compriamo la frutta, ecc. Gente che fa parte della nostra vita, che lavora con noi e spesso per noi, non il pericolo mascherato di cui un razzismo demagogico ci parla, gente con le proprie speranze, proprio di fianco alle nostre. Dicevo che si potrebbe adattare a noi gay proprio per questo, perché se per un giorno sparissimo noi, come era stato suggerito da un’iniziativa americana in parte fallita, la società sarebbe più povera. Magari di parrucchieri e stilisti, ma non solo. Per questo il video centra doppiamente ildiversi bersaglio, perché la nostra ipocrisia non si rende sempre conto che, senza gli immigrati, si fermerebbero molte fabbriche, attività agricole, situazioni domestiche. Sempre per questo, ovviamente, il video si limita a considerare gli immigrati solo come forza lavoro. Perché c’è anche un altro modo di interagire, più sottile e profondo, meno egoistico ma non altrettanto diffuso. Quello dei sentimenti, ad esempio, e perfino quello sessuale. A me è capitato spesso di rapportarmi intimamente con persone non italiane, turisti di passaggio a Rom, ragazzi stabilitisi qui e provenienti da Paesi ricchi o benestanti di Paesi meno ricchi, e molti altri che si erano dovuti adattare, non diversamente da quelli di cui parla la tv e protagonisti del video. Sarebbe carino, allora, mostrare anche i luoghi di incontro gay, con persone di tutto il mondo che improvvisamente spariscono. Certo, è una questione meno avvertibile di quella lavorative, però esiste. Almeno per me, è sempre stato un piacere poter guardare a un ragazzo indipendentemente dall’etnia o forse proprio col piacere di un confronto (anche sessuale) con altre nazioni, altri tratti somatici, altri colori, altre caratteristiche fisiche. Una ricchezza nella varietà, una unità nella diversità che non pretendono di significare concetti universali di amore, ma che non si limitano nemmeno a un semplice sfizio. Come quando andiamo all’estero e non cerchiamo disperatamente pizza o pasta, ma ne approfittiamo per scoprire e gustare il piacere di qualcosa di diverso. Ugualmente, quando queste differenze approdano da noi, e non solo sotto forma di kebab, qualunque siano la lingua, la religione, il colore di chi abbiamo di fronte, possiamo scoprire e gustiamo il piacere di qualcosa che, alla fine, non è poi così diverso, eppure lo è.


Il sito
blacks-out.com

Il video su youtube: link

Fonte foto: link


Renata, Emma e il matrimonio gay

bonino polverini
Nel vuoto pneumatico di certi forum su internet, zeppi di sproloqui sgrammaticati e privi di orientamento, ogni tanto si levano voci nobili, non necessariamente condivisibili ma che meritano la qualifica di pensieri. Tra queste, c’è chi, con bello stile in versi, è riuscito a dire qualcosa che io non avrei saputo esprimere altrettanto bene. Il tutto fa riferimento allo scontro per la poltrona di Governatore del Lazio tra due donne decisamente fuori dagli schemi della nostra attuale politica. Da una parte, Emma Bonino, cui fa riferimento l’amico Almadell, dall’altra, Renata Polverini, che avrebbe in seguito risposto frettolosamente, ribadendo di considerare ‘famiglie’ solo quelle costituite da un uomo e da una donna, senza specificare se per forza uniti legalmente (e magari religiosamente) in matrimonio oppure no. La polemica potrebbe essere destinata a crescere, mettendo in gioco da un lato le speranze dei gay ma pure i timori di certi cattolici del centro sinistra, dall’altro un concetto di destra moderna laica ed europea del quale nel nostro Paese si stenta a vedere anche solo un pallido riflesso ma che proprio la Polverini pareva potesse incarnare. In attesa di approfondimenti, ecco intanto il commento dell’amico Almadell sull’altro versante:

Da una persona che non si è mai sposata
la critica al matrimonio gaygaymarried
è la prosecuzione di una critica al matrimonio tout-court.

E’ un vecchio problema del massimalismo.
Come affrancare le minoranze
portando una critica radicale al sistema?

L’esempio del femminismo è sufficientemente buono.
I Pacifisti sono favorevoli alle donne nell’esercito?
Gli Anarchici sono favorevoli al voto alle donne?
Sì e no, ovviamente.

Parafrasando Pasolini su “bianchi” e “neri”
“Diciamo che i gay sono come gli etero,
mai che gli etero sono come i gay”

Anch’io sono per la parità.
Aboliamo il matrimonio civile eterosessuale.

Citando Gesù, nel Vangelo secondo Matteo
[10]Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». [11]Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. [12]Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Ecco, appunto: “chi può capire, capisca”.
Non credo che la Bonino si metterà di traverso rispetto a questa battaglia._MatrimonioGay
E quando io parlo di “abolire il matrimonio civile”
faccio un uso improprio della parola “abolire”.

Alla fine l’unica cosa saggia è legalizzare la droga e non drogarsi;
il matrimonio gay e non sposarsi; la prostituzione e non vendersi.

Se la Bonino avesse la mia età, forse lo capirebbe.

Parole cui mi allineo completamente, per quanto io stesso sia poco incline al matrimonio. Non intendo dire che il matrimonio gay non abbia importanza, anzi il contrario. Un po’ come la libertà religiosa per chi ricopre cariche istituzionali in uno Stato laico, che personalmente ritengo inutile se non dannosa, non pretendo però sia repressa. Semplicemente, trovo che ci si dovrebbe sposare solo in Chiesa, non per gli addobbi e i confetti, ma perché si crede realmente in ciò che si giura davanti al Dio cui si crede. I non credenti non hanno bisogno di cerimonie ma solo di eguali diritti, con in più la possibilità di separarsi che ai credenti dovrebbe essere negata. Si stabilirebbero dei confini più netti e si creerebbe un minimo di serietà, impresa impossibile per il nostro Paese. Per cui, non resta che allinearsi per una battaglia che contiene anche obiettivi ai quali non si crede e indipendentemente dalla loro possibilità di realizzazione. Unirsi, intanto, anche con il sostegno morale a Francesco e Manuel e a tutti quelli che sentono così forte questa esigenza o, forse, in modo più nobile, trovano vergognoso che in Italia nessuno se ne curi e che la minoranza dentro la minoranza di chi vorrebbe sposarsi sia doppiamente avvilita. Francesco e Manuel meritano rispetto, indipendentemente da tutto. Anche dal fatto che io, trentottenne fidanzato con un ragazzo molto più giovane, probabilmente non avrei accettato che il mio giovane compagno si sottoponesse allo sciopero della fame.


Il ricordo dei triangoli rosa

TriangoloRosaVicini alla ricorrenza annuale delle vittime dei lager, tocca ai singoli centri di informazione e cultura gay omaggiare gli omosessuali sterminati, in assenza di qualsiasi forma di riconoscimento ufficiale a livello nazionale, oltre che da parte delle istituzioni, della Tv di Stato e, ovviamente, del pontefice e dei suoi sgherri. Con il Vaticano è inutile dialogare. Pochi giorni fa cadeva la ricorrenza della morte di Alfredo Ormando, datosi fuoco in piazza san Pietro per protestare contro l’ostilità delle alte gerarchie ecclesiastiche contro i gay. Nessuna voce si è mai levata da quelle finestre. D’altronde, anche in occasione della visita ufficiale ad Auschwitz, quando si lasciò scappare una critica al suo datore di lavoro, Benedetto XVI omise di parlare degli omosessuali che vi persero la vita e rispose con un silenzio altrettanto imbarazzante, se non di più.
Buono o cattivo che sia il pontefice di turno, resta il fatto che noi tutti, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, fatti salvo il manipolo inevitabile di revisionisti, razzisti e cretini di ogni sorta, dovremmo riconoscere a quale livello di barbarie poté giungere l’uomo nella sua furia di affermare il dominio degli uni sugli altri, in nome di principi deliranti.acigay orlando Brescia

Dico dovremmo, perché si sa che nulla diventa più pericoloso delle celebrazioni, quando  esse diventano un obbligo meccanico. Per evitarlo, chi si trova dalle parti di Brescia, potrebbe intanto non prendere impegni per il pomeriggio di giovedì 18 e appuntarsi sull’agenda l’incontro sui Triangoli Rosa, organizzato dall’Arcigay Orlando e curato dal  dott. Marco Reglia, studioso che si è spesso occupato di persecuzioni ai danni di  omosessuali e che attualmente è responsabile nazionale Memoria di Arcigay.                        Nei giorni seguenti, invece, il sito Notiziegay.com metterà a disposizione in rete un film a tema, proponendo in questa occasione il celebre Bent, tratto da una fortunata piece teatrale e ormai classico del cinema gay. Le iniziative non si fermano qui, ma soprattutto non vanno fermate ai giorni della ricorrenza. Va comunque preservata un coscienza civile e, nel caso di noi gay, anche quella di appartenere, volenti o nolenti, a una categoria storicamente perseguitata e ancor oggi in molti Paesi del mondo costretta a nascondersi e solo raramente garantita da eguali diritti rispetto al resto della popolazione.

Il Comitato Provinciale ARCIGAY ORLANDO di Brescia presenta
I TRIANGOLI ROSA
apice della repressione di una mascolinità deviante
con il dott. MARCO REGLIA*
Camera del Lavoro – CGIL – Sala Buozzi
Via Folonari 20 – BRESCIA
Giovedì 21 gennaio 2010 – ore 18,30


Quei calzoncini corti che in Italia danno ancora fastidio

gay-familyLa puntata di TATAMI di domenica sera è andata in onda privata interamente del dibattito seguito alla partecipazione al programma di due dei protagonisti del documentario “Il lupo in calzoncini corti”. Come ci viene detto, “Lo sappiamo che essere gay, voler diventare genitori, e farlo con l’aiuto di due donne crea non pochi problemi in Italia oggi, ma noi non ci fermiamo”. Si tratta di un documentario che sta cercando di trovare la sua strada, nelle sale e nei mezzi dicomunicazione e, intanto, si può acquistare privatamente con un “gesto partecipativo per portare alla luce storie di ordinaria discriminazione, storie di un’Italia invisibile”. Un modo di entrare nella produzione con il pre-acquisto del Dvd prima della fine della sua realizzazione. 14 euro per contribuire consapevolmente e direttamente alla produzione di un lungometraggio che mostra ciò che i politici vorrebbero continuassimo a ignorare.

Perché a coloro che sostengono che, in un mondo di soli gay, la razza umana si estinguerebbe presto, si risponde che i gay non sono sterili, che non hanno istinti genitoriali diversi dagli eterosessuali e che non hanno alcun problema a crescere ed educare bambini (checché ne pensino il papa o Lorella Cuccarini). Si potrebbe dire anche che i gay amano i bambini, anche se non nello stesso modo in cui li amano certi uomini di Santa Madre Chiesa. Si potrebbe dire, ma non è questo l’obiettivo del documentario.gaymarried “E’ tempo di ascoltare la voce delle famiglie omogenitoriali italiane. E’ tempo di ascoltare la voce dei loro figli. Quei figli che ‘non dovrebbero’ esistere e che invece si raccontano in questo film documentario che da due anni vive e cresce spalla a spalla con tre di queste famiglie e i loro bambini. Un film lungo e complesso proprio per la necessità di scavare in profondità e raccontare cosa vuol dire essere figli di omosessuali. Un documentario in cui è la vita stessa che racconta, con i suoi tempi e la sua quotidianità, con le piccole soddisfazioni e le grandi lotte”.

www.illupoincalzoncinicorti.com


Un magnifico “uomo solo”

Nella Los Angeles del 1962, all’apice della crisi missilistica di Cuba, George Falconer, professore universitario inglese di 52 anni, incapace di superare il dolore per la perdita del compagno Jim (Matthew Goode), è rassegnato a farla finita. Il confronto con uno studente (Nicholas Hoult) ammaliato dal suo carisma, con un ragazzo mozzafiato (Jon Kortajarena) facilmente disponibile e con un’amica di vecchia data (Julianne Moore) da sempre innamorata di lui, lo aiuteranno a comprendere se la vita ha ancora senso.
Si è parlato moltissimo di questo debutto alla regia dello stilista Tom Ford, tratto dall’omonimo romanzo di Christopher Isherwood e presentato a Venezia 2009, dove ha vinto il Queer Lion e la Coppa Volpi a Colin Firth quale miglior attore. A ragione. Perché si tratta realmente di uno dei quei film che segnano la storia del cinema gay. La confezione è magnifica, come l’attenzione ad ogni dettaglio, la cura delle inquadrature, le luci, i colori, gli oggetti che sembra quasi di poter toccare, un 3d senza bisogno di occhialetti e con in più un gorgo di emozioni capace di inghiottire. Il prodotto fortunato di un uomo intelligente e accorto, che ha saputo aspettare senza farsi intimorire e ora utilizza la sua immagine per promuovere quello che lui stesso ha definito il suo lavoro più nobile e duraturo.
Io che ho avuto la fortuna di vederlo in anteprima in lingua originale, senza i livellamenti del doppiaggio che fanno somigliare un po’ tutto (come le marmellate industriali), sono rimasto però colpito, oltre che dal film, anche da alcune reazioni: quella dell’ufficio stampa e dello stesso regista, che tengono a precisare che non si è un film sull’omosessualità, e quella di alcuni gay quasi infastiditi dal troppo parlare che se ne sta facendo. Se questo secondo aspetto è una conferma che ormai siamo talmente pieni di offerte gay al cinema, a teatro e nella letteratura, da non renderci conto del bene prezioso che rappresenta per noi non doverci immedesimare per forza in un liceale frignona o in una casalinga ancora bollente, dall’altra parte la cautela con cui vengono presentati i film a tematica gay, sottolineando che riguardano tutti, ci fa capire che la strada è ancora tanta. Detto questo, ci terrei a spiegare perché invece “A single man”, come “Brokeback Mountain” e “Milk” è destinato a rimanere tra gli eventi gay del nuovo millennio e perché va definito assolutamente un film gay, per quanto ciò non lo renda meno fruibile a un pubblico etero, esattamente come noi gay ci siamo commossi con Titanic o Via col vento. “A single man” riguarda sì il dolore e la speranza, ma in maniera indissolubile dal protagonista, l’uomo solo del titolo, un omosessuale di mezza età intorno al quale tutto ruota. A partire dalla casa in cui vive, dal lavoro che svolge, dagli abiti che indossa e dalla musica che ascolta e che sceglie 

di utilizzare come colonna sonora del proprio suicidio, fino ai tre fatali incontri che segneranno il suo destino. In ogni azione c’è qualcosa che chiunque può comprendere e in cui può immedesimarsi ma che per un omosessuale (magari non più giovanissimo) rappresenta la propria stessa vita. L’amore bruscamente spezzato, il rimpianto, la tenerezza del ricordo, l’incapacità di guardare oltre. Ma pure il desiderio di farlo, la speranza, il miracolo di riuscire ad abbandonarsi tra le braccia di qualcun altro, di sentirsi ancora vivo. E l’attrazione, la morbosa, ormonale elettricità che si sviluppa a contatto con un maschio eccitante, capace di risvegliare gli istinti partendo dal basso ventre. Infine il rapporto con l’altro sesso, con l’amicizia, la partecipazione, la condivisione di un lungo percorso, e gli equivoci, i dissapori e le riconciliazioni che lo caratterizzano. C’è tanto, troppo di gay per poterlo negare. Forse è solo una mia impressione personale, ma raramente mi è capitato di rivedermi sul grande schermo come in questa occasione. Spesso ho sognato, mi sono commosso, ho temuto, pianto e gioito insieme con le figure proiettate davanti a me, ma quasi mai mi sono rivisto e risentito come in questo magnifico, ineludibile ritratto di uomo (non del tutto) solo.

 

GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA DEL FILM

GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA DEL FILM

 


Pastori umili e pastori saccenti (che perdono le pecore)

sansebNon so voi, ma io non sono credente e quando sento parlare questo papa la mia fede non fa un centimetro in più in avanti. Soprattutto, mi stupisce sentir parlare di questo Dio così timoroso e rigido, incapace di gestire le sue creature e confuso nei messaggi che inoltra loro. Gli attacchi di cui Ratzinger parla, che evidentemente devono mettere un sacco di paura al Padreterno, “in nome della lotta contro la discriminazione, colpiscono il fondamento biologico della differenza fra i sessi”. Mai una parola di amore, un abbraccio, una carezza, sempre sofismi, paranoie e ancora sofismi. Spiegazioni contorte, sacchi vuoti che possono incantare i suoi cortigiani o qualche platea di invasati zucconi, ma che non aiutano nessuno e non fanno avanzare di un centimetro nessuna fede, come quando si asserisce che “La libertà non può essere assoluta, perché l’Uomo non è Dio, ma immagine di Dio, sua creatura. Per l’ uomo, il cammino da seguire non può quindi essere l’arbitrio, o il desiderio, ma deve consistere, piuttosto, nel corrispondere alla struttura voluta dal Creatore”. Una noiosissima e inconsistente banalità per cui la libertà deve essere piegata ai capricciosi vezzi di un anziano signore zitello effeminato e inacidito. Per fortuna che c’è ancora chi ha il coraggio di battersi perché ognuno affermi, ancor prima che la propria libertà, il proprio naturale bisogno di amore, un sentimento che si dà e si riceve, senza pregiudizi e senza sofismi. Uno di questi è lo straordinario don Franco Barbero, uno che, quando lo ascolto o lo leggo sul suo blog, magari non farà sbocciare in me la fede ma qualche traccia la lascia sempre. Per chi crede e per chi ama confrontarsi, don Barbero terrà un incontro proprio sul tema “Omosessualità e Vangelo”, giovedì 14 gennaio a Verona (all’èglise, via S.Felicità 8 – ore 21).

DONBARBEROSempre a Verona, città tristemente famosa per il piglio risoluto del suo giovane e carismatico ma decisamente poco tollerante sindaco, lunedì 25 gennaio i circoli Arcigay, Arcilesbica e Rebis presenteranno (in sede Rebis, Stradone Santa Lucia nr. 17 C – ore 21) il libro “Psicoterapia e omosessualità”. L’autrice, la psicologa e psicoterapeuta Margherita Graglia, farà luce su alcune analisi contemporanee e recenti acquisizioni scientifiche sull’omosessualità. Infine, segnalazione d’obbligo anche per la rassegna di cinema gay e lesbico, ripartita la scorsa domenica al Romeo’s Club – Via Giolfino, 12, con incasso a sostegno delle attività delle associazioni ARCIGAY e ARCILESBICA Verona. Per informazioni sulla programmazioni e sulle altre iniziative della città degli sfortunati amanti:
349.3134852 / 346.9790553 (Arcilesbica e Arcigay)
340.9660487 (Romeo’s)
http://cinemaglbtverona.blogspot.com
http://romeosclubverona.blogspot.com
http://arcilesbicaverona.blogspot.com
http://www.arcigayverona.org


Pastori umili e pastori saccenti (che perdono le pecore)

sansebNon so voi, ma io non sono credente e quando sento parlare questo papa la mia fede non fa un centimetro in più in avanti. Soprattutto, mi stupisce sentir parlare di questo Dio così timoroso e rigido, incapace di gestire le sue creature e confuso nei messaggi che inoltra loro. Gli attacchi di cui Ratzinger parla, che evidentemente devono mettere un sacco di paura al Padreterno, “in nome della lotta contro la discriminazione, colpiscono il fondamento biologico della differenza fra i sessi”. Mai una parola di amore, un abbraccio, una carezza, sempre sofismi, paranoie e ancora sofismi. Spiegazioni contorte, sacchi vuoti che possono incantare i suoi cortigiani o qualche platea di invasati zucconi, ma che non aiutano nessuno e non fanno avanzare di un centimetro nessuna fede, come quando si asserisce che “La libertà non può essere assoluta, perché l’Uomo non è Dio, ma immagine di Dio, sua creatura. Per l’ uomo, il cammino da seguire non può quindi essere l’arbitrio, o il desiderio, ma deve consistere, piuttosto, nel corrispondere alla struttura voluta dal Creatore”. Una noiosissima e inconsistente banalità per cui la libertà deve essere piegata ai capricciosi vezzi di un anziano signore zitello effeminato e inacidito. Per fortuna che c’è ancora chi ha il coraggio di battersi perché ognuno affermi, ancor prima che la propria libertà, il proprio naturale bisogno di amore, un sentimento che si dà e si riceve, senza pregiudizi e senza sofismi. Uno di questi è lo straordinario don Franco Barbero, uno che, quando lo ascolto o lo leggo sul suo blog, magari non farà sbocciare in me la fede ma qualche traccia la lascia sempre. Per chi crede e per chi ama confrontarsi, don Barbero terrà un incontro proprio sul tema “Omosessualità e Vangelo”, giovedì 14 gennaio a Verona (all’èglise, via S.Felicità 8 – ore 21).

DONBARBEROSempre a Verona, città tristemente famosa per il piglio risoluto del suo giovane e carismatico ma decisamente poco tollerante sindaco, lunedì 25 gennaio i circoli Arcigay, Arcilesbica e Rebis presenteranno (in sede Rebis, Stradone Santa Lucia nr. 17 C – ore 21) il libro “Psicoterapia e omosessualità”. L’autrice, la psicologa e psicoterapeuta Margherita Graglia, farà luce su alcune analisi contemporanee e recenti acquisizioni scientifiche sull’omosessualità. Infine, segnalazione d’obbligo anche per la rassegna di cinema gay e lesbico, ripartita la scorsa domenica al Romeo’s Club – Via Giolfino, 12, con incasso a sostegno delle attività delle associazioni ARCIGAY e ARCILESBICA Verona. Per informazioni sulla programmazioni e sulle altre iniziative della città degli sfortunati amanti:
349.3134852 / 346.9790553 (Arcilesbica e Arcigay)
340.9660487 (Romeo’s)
http://cinemaglbtverona.blogspot.com
http://romeosclubverona.blogspot.com
http://arcilesbicaverona.blogspot.com
http://www.arcigayverona.org


Violenza, sesso e sudore

 

forte troia_'s discount cartoonC’è teatro e teatro, c’è cultura gay e cultura gay. E poi ci sono Ricci e Forte. Per chi ancora non conoscesse il duo di autori e per chi volesse avere un’opportunità in più di vedere il loro lavoro, dall’11 al 18 gennaio a Milano è in scena “Troia’s discount”, prima tappa di un vero tour de force europeo, che li vedrà impegnati con “WUNDERKAMMERSOAP #1 (DIDONE)”, a Berlino il 23 gennaio e a Londra il 6 maggio, con “PINTER’S ANATOMY” a Bari a fine febbraio e con MACADAMIA NUT BRITTLE, che dopo il successo del Garofano Verde, sarà replicato a marzo a Scandicci e Lecce, ad aprile e maggio a Milano, per tornare a Roma al Piccolo Eliseo dal 18 al 30 maggio. Raggiunta una (meritatissima) notorietà internazionale, i loro spettacoli, sempre sorprendenti, esplosivi, visionari, violenti, strazianti ma pure ironici e assolutamente mai noiosi o banali, potrebbero convincere i gay nostrani a invertire la tendenza che li vuoleforte troia2sempre meno interessati alle manifestazioni di cultura ‘alta’. Una cultura che, almeno in questo caso, non equivale a sbadigli e atteggiamenti snobistici ma a un concentrato spietato di passioni e fisicità, in cui “la violenza, il sesso, il sudore e le ferite accompagnano questa discesa agli inferi germinata dai miti classici”. “Troias’ discount”, rivisitazione in chiave contemporanea di un episodio dell’Eneide, si struttura come una “ballata sui fantasmi dell’Oggi”, un “corto circuito tra Mito e Presente”: “In un centro commerciale dove i ricordi di quello che eravamo, di quello a cui abbiamo rinunciato, vengono sezionati come codici a barre, sepolti sotto tonnellate di beni di consumo, come corpi abbandonati tra le griglie di un carrello, l’indagine sulle figure tragiche del nostro tempo apre un simbolico sipario su marginalità squassate, violenze periferiche e sensualità esasperate. Eurialo, Niso, Didone, Creusa e Lavinia sono ragazzi di vita postmoderni che hanno mancato l’appuntamento col destino. Protagonisti della notte. Perché resta solo quella manciata di ore senza luce, quell’attimo in cui tutto può accadere, per abbracciare con incoscienza le tappe di un calvario. Quante volte avremmo voluto dimenticare magicamente un odore, una persona, un’emozione, un’esistenza intera per cancellarli dalla nostra vita? Ma la memoria è il cane più stupido che esista. Le lanci un bastoncino e ti riporta indietro tutto”.

ricci/forte, in collaborazione con Festival Internazionale Castel dei Mondi presentano:
TROIA’S DISCOUNT
drammaturgia ricci/forte
con Anna Gualdo, Fausto Cabra, Chiara Cicognani, Enzo Curcurù, Alberto Onofrietti
movimenti scenici Marco Angelilli
style concept Simone Valsecchi
disegno luci Danila Blasi
regia Stefano Ricci
TEATRO I
Via Gaudenzio Ferrari, 11- Milano Tel. 02.8323156
fino al 18 gennaio 2010

Prossime date:
WUNDERKAMMERSOAP #1 (DIDONE)
23 gennaio 2010 Berlino – Museum Man
6 maggio 2010 Londra – St Pancras Church_
PINTER’S ANATOMY
26-27 febbraio 2010 Bari – Teatro Kursaal
MACADAMIA NUT BRITTLE
12-13 marzo 2010 Scandicci -Teatro Studio
15-16 marzo 2010 Lecce – Manifatture Knos
30 aprile – 4 maggio 2010 Milano – PIM
18-30 maggio 2010 – Roma – Teatro Piccolo Eliseo


La relazione poliamorosa: una possibile soluzione alle crisi di coppia

adamo_ed_evaUna coppia olandese si confessa. Tradimenti, riconciliazioni, ancora tradimenti e poi la soluzione: ognuno si fa la sua vita ma senza lasciarsi. Discutibile? Cinico? Immorale? Non è facile rispondere senza scatenare i peggiori fantasmi radicati in noi grazie a millenni di cattolicesimo. Perfino per noi omosessuali, ormai imborghesiti e dimentichi delle umiliazioni passate (e presenti) per affermare la propria libertà, affettiva e sessuale, per far accettare come ‘naturali’ le proprie esigenze. Per questo ho preso ad esempio una coppia eterosessuale.
Già, perché i due olandesi di cui parlavo non sono due maschietti ma un maschietto e una femminuccia, come i famosi Adamo ed Eva, anche se lei non è nata da una costola di lui, non ha dato retta al serpentello, non lo ha costretto a lavorare col sudore della fronte e non ha generato figliuoli che giocavano a massacrarsi. Una famiglia, insomma, più tranquilla, dove lei ha tradito lui, glielo ha confessato e poi ha deciso di sacrificarsi per il bene dei bambini. Salvo poi scoprire che anche il marito aveva un’amante e a quel punto decidere di vivere un particolare menage a quattro, con buona pace dei tre figli, che si sono abituati alle nuove presenze in casa, e dei nonni, che hanno mandato giù la cosa, magari un po’ a fatica. Ce lo racconta un documentario di ‘Current’, canale tv legato all’attualità, insieme ad altre situazioni insolite di coppia (anche gay) o da single, status non fallimentare ma sempre più diffuso e soddisfacente. Come diffusa e soddisfacente parrebbe essere anche la ‘relazione poliamorosa’, di cui la vicenda dei coniugi olandesi è solo una delle possibili varianti e che è molto frequente anche tra noi gay, per quanto alcuni ancora storcano il naso e pontifichino che le coppie ‘aperte’ siano folli e non si amino abbastanza. GAYUna modalità affettiva che permette molteplici esperienze senza dover sciogliere una famiglia o anche solo un legame. Si va dall’apertura, non più clandestina, della coppia ad altre coppie, a situazioni di gruppo, al cruising simultaneo e non, dalla semplice geometria di un triangolo erotico (che per noi gay è ontologicamente più semplice), alla complessità di una vera e propria unione a tre (o a quattro), coi rischi ma anche le potenzialità di un rapporto sempre meno dipendente. Nessuna regola fissa, a parte, come chiariscono i coniugi olandesi, “amore, rispetto, elasticità mentale e sincerità”. Il motore relazionale non è una vena masochista o lo scarso affetto nei confronti del partner, ma il desiderio di sperimentare, confrontarsi, mettersi in gioco, in una parola gustare, senza paura, tutti i piaceri della vita, dedicando liberamente le proprie attenzioni a più persone, in misura e modi differenti, senza alcuna esclusività sessuale. Allo stesso modo (per quanto con soluzioni diametralmente opposte) di chi vive la monogamia come intimità preziosa, ci si ribella ai condizionamenti esterni, alla paura, alla gelosia, a tutte quelle paranoie che minano un rapporto.

E si costruisce un percorso di comune accordo, perché una relazione non devono essere mai regolamentata dall’esterno ma sempre e solo da chi ne fa parte.

Fonte foto | gayguy


Un sabato per sole donne

lesbSi potrebbe dire che gay e lesbiche abbiano poco in comune, perfino a livello di situazioni e ambienti che frequentano, e che i canali di informazione gay sono piuttosto poveri di informazioni riguardo le iniziative delle ragazze. Motivo per cui vorremmo provare ad andare controcorrente, a partire dalla segnalazione di un’iniziativa interamente dedicata alle donne, in programma sabato 9 gennaio a Firenze: la NO STRAIGHT MIND – seconda maratona lesbica, organizzata da Azione gay e lesbica (il cui ricavato andrà a finanziare le Cinque Giornate Lesbiche che si terranno a Roma dal 2 al 6 giugno 2010).
In programma, la presentazione di “She Game”, videogioco sulla storia delle donne realizzato dall’associazione culturale lesbica e femminista ‘Connettive’, presenti le realizzatrici. A seguire, la proiezione del documentario “Zanzibar. Una storia d’amore” (anche in questo caso con le autrici, Francesca Manieri e Monica Pietrangeli), dedicato all’omonimo bar, il primo in Italia per sole donne. Aperto nel 1978 e spesso ostacolato dalle forze dell’ordine (tanto da venir soprannominato “la piccola Stonewall italiana”), lo Zanzibar voleva essere “un luogo diverso di lotta e di incontro, simbolo ed emblema del movimento femminista e delle sue molteplici anime, un luogo dove nascevano storie d’amore e si facevano progetti”. Il documentario ne racconta la storia, seguendo anche le vicende sentimentali delle due donne che lo crearono, fiduciose nella possibilità di una “socialità diversa, in cui, per la prima volta, le donne potevano trascorre il loro tempo solo con le donne”.
A seguire, verrà presentato il romanzo di Cristina Zanetti “Stop movie. L’ingrato compito di vivere al passato”, opera prima di una delle organizzatrici del Festival di Cinema Lesbico Immaginaria. Infine, dopo la cena a buffet, spazio alla musica con Marah & Miss Laura Djs. Un’occasione unica per le amiche lesbiche fiorentine e toscane, ma anche per chi volesse stringere contatti con loro e aderire a un’iniziativa sociale molto interessante, in attesa delle Cinque Giornate Lesbiche romane del prossimo giugno. Per ulteriori informazioni, basta rivolgersi ad Azione gay e lesbica (via Pisana 32r, Firenze – tel. 055 220250) o consultare i siti www.azionegayelesbica.it e www.cinquegiornatelesbiche.org.


Certi ‘morbosi’ discorsi

f1

Un ragazzo che vende il proprio corpo, una madre disincantata e manipolatrice e una ragazza recuperata ad un centimetro dal suicidio, che della donna diviene, più che l’amante, un giocattolo vivente. Il ritorno del figlio, che reca in dono una pistola, fa esplodere un conflitto verbale ancor prima che fisico, quasi che i tre personaggi in scena non siano reali ma ombre stridenti di una vita già terminata: morti che non sanno di esserlo o vivi già morti dentro.
f2C’è molto di Genet e di Fassbinder in “Certi discorsi”, quinto lavoro di Giovanni Franci, precocissimo talento del teatro italiano, ostacolato da una vicenda produttiva che ne ha rinviato di un anno il debutto (lo scorso maggio, Manuela Morosini lo mise in scena senza autorizzazione, cambiandone il titolo e attribuendoselo). Ora che approda finalmente, al Teatro dei Comici a Roma, nella versione dell’autore, questo tortuoso e abbagliante gioco al massacro biancheggia e dilegua in una neutra ambientazione vagamente chic, in cui i tre interpreti sondano – con esiti assai differenti – le troppe implicazioni di un inedito triangolo: un rapporto che ricorda l’amore (materno, passionale, disperato), lo insegue ma poi lo esclude, in una corsa senza respiro, con rimandi continui al proibito, di cui l’omosessualità (sfiorata o raccontata) rappresenta uno dei baluardi.
Il testo riecheggia, allude, cita esplicitamente i grandi autori maledetti (e maledettamente ambigui), eppure è capace di trovare una sua originalità, smorzando la tensione con sapiente ironia e concedendosi massime lapidarie senza scivolare nel ridicolo. Volendone individuare il limite, verrebbe da snidarlo nella resa non sempre equilibrata degli attori, che enfatizzano le atmosfere rarefatte anziché giocare con più leggerezza. Si potrebbe pensare che la giovane età di Franci (classe 1982) si vendicasse su un regista ancora acerbo della incredibile padronanza espressiva posseduta invece da un autore già maturo (ma è un limite che certamente verrà colmato con l’esperienza). In ogni caso, la storia è accattivante, i commenti musicali e l’illuminazione azzeccatissimi e l’esito finale più che soddisfacente. Senza perdere mai la sua aristocratica complessità, ‘Certo discorsi’ sa catturare lo spettatore e immergerlo nel suo spaccato di vita e di morte che, per quanto possa sembrare artificioso, non dista poi troppo da certe realtà che viviamo nelle relazioni affettive, da certi discorsi, appunto, che pensiamo di poter fare solo a luce spenta.

Davide Tovi presenta
CERTI DISCORSI
una commedia nera scritta e diretta da Giovanni Franci
con Alessia Innocenti, Alessandra Muccioli e Marco Quaglia
TEATRO DEI COMICI
Piazza Santa Chiara 14 – Roma
tel.06.6875579 www.teatrodeicomici.it / info@teatrodeicomici.it
Ufficio Stampa Alberta Spezzaferro 06.86906774 / 334.1010171
fino al 10 gennaio 2010


Ma il sesso non protetto è davvero così eccitante?

bareback1
Per tutto dicembre la Lila ha lanciato sul proprio sito l’iniziativa “Scatto anch’io”, dove ognuno poteva mandare le proprie foto a sostegno dell’uso del profilattico, strumento ancora osteggiato da qualcuno ma così prezioso per la nostra salute, vero e proprio segno d’amore per noi stessi e per le persone che amiamo. La familiarità con esso, a partire dall’adolescenza, il suo uso corretto e la corretta conservazione ci permettono una sessualità e un’affettività più serene. Specie oggi che si diffondono sempre più stimoli a fare sesso senza protezione e che vanno oltre il ritrovarsene privi al momento sbagliato. Il ‘bareback’ è divenuto una scelta consapevole, quasi uno stile di vita, che illude di regalare maggior piacere e non solo dal punto di vista fisico, del semplice contatto diretto delle epidermidi.bareback La spinta ad avventurarsi nel rischio è ormai un feticcio, al punto che nella pornografia è comune quanto il sesso protetto.
Se farlo consapevolmente senza precauzioni, magari confidando nel partner, può avere forse un significato – che però io non condivido – l’idea che porno attori più o meno professionisti evitino di proteggersi, solo per poter mostrare dettagli ravvicinati con sfregamento di pelle contro pelle, mi pare davvero aberrante. Ugualmente, non capisco perché nei porno (tanto etero quanto gay) il coito debba spesso risolversi dentro la bocca (salvo poi regolarmente sputare, anche in maniera goffa). Non voglio passare per verginella, fingere di non aver mai preso rischi o non capire l’aspetto eccitante di certi momenti. Da che mondo è mondo, il finale di un atto erotico costituisce un climax ed un contatto ravvicinato è piacevole anche solo da guardare, per immedesimarsi nell’uno o nell’altro, nel piacere di inondare del proprio seme o di esserne inondati. Ma serve a qualcosa arrivare a sfiorare qualche rischio in più? E’ davvero più eccitante vedere uno venire in bocca ad un altro, anziché appena fuori?
Sarò all’antica, ma i miei diciotto anni non sono coincisi solo con la caduta del muro di Berlino ma anche col periodo in cui l’Aids mieteva vittime a piene mani nel mondo occidentale, e non provo nessuna eccitazione dall’assenza di profilattico. Sono appagato a sufficienza nel fare sesso proteggendo me stesso e il mio partner, come lo sono nel vedere due bei maschietti all’opera e poi, nel momento finale, vedere l’attivo estrarre il proprio membro, sfilare il profilattico ed eiaculare sul corpo del partner (magari copiosamente…). Senza timore di apparire retorico, ipocrita o all’antica, dico che uno dei migliori amici a nostra disposizione è proprio il profilattico e che, tra un porno e l’altro da guardare, possiamo magari girare su internet in cerca di prezzi ragionevoli per farne scorta. Perché il vero problema non è solo la facilità con cui si può cedere al momento o il lasciarsi condizionare da filosofie pericolose, ma anche il fatto che i profilattici costino ancora troppo. Perché se i profilattici costano troppo (ed uno o due euro al pezzo è troppo, non neghiamolo), significa che il sesso deve costare caro. Mentre il sesso è – e deve restare – uno dei momenti, oltre che più liberi, anche più economici che abbiamo.

FLAVIO MAZZINI

Scrivi a Flavio Mazzini


Sogni e speranze per il 2010

maniCandelaSe dovessi condensare in poche righe tutte le speranze che ho per l’anno alle porte, temo finirei per annoiare perfino me stesso. Cercherò allora di concentrarmi su pochi, essenziali punti, dando per scontato tutto quanto concerne la vita privata, la salute propria e delle persone care. I miei obiettivi per il 2010 si potrebbero allora ridurre a tre: una commedia in scena da marzo che ironizza su chi vorrebbe ‘guarirci’ dall’omosessualità, un libro che indaga sulle diverse realtà gay, nella convinzione che ciò che viene raccontato (e spesso da noi stesso creduto) sia solo la minima parte e occorra eliminare qualche comoda ma ipocrita ragnatela, e infine un periodo all’estero per staccare un po’ dalla stagnante situazione di questo Paese, nella speranza che un giorno le cose cambino. Al momento, per tanti ragazzi che arrivano da fuori per trascorrere un periodo più o meno lungo in Italia, ci sono sempre più Italiani obbligati ad emigrare per sfruttare le proprie potenzialità in posti dove non occorre per forza essere amico di qualcuno. Senza contare che altrove sono garantiti ai gay maggiori diritti e ci sono anche minori rischi di atti omofobi.
Proprio da qui partirei per passare dagli auspici personali a quelli che riguardano tutta la comunità omosessuale (ammesso si possa ancora parlare di comunità). Uno degli elementi di speranza è dato dalla scelta di Napoli come sede del prossimo gay Pride. L’augurio è che, proprio a partire dalle associazioni, si riescano a mettere da parte i personalismi in favore di un progetto unitario, almeno sulle questioni più importanti: i diritti civili ancor più che la legge sull’omofobia. In un numero sempre crescente di Paesi i gay possono sposarsi e adottare figli o perlomeno le loro unioni sono riconosciute dallo Stato. Da noi il Vaticano e l’indifferente cinismo di gran parte della politica lo impediscono: chi parla di solidarietà e amore per il prossimo raramente lo dimostra nei fatti, ostracizzando pure chi, al proprio interno, mostra maggior coraggio. In ogni caso, se noi per primi non uniamo le forze, sarà difficile ottenere qualcosa.
Un secondo auspicio è che il clima generale si rassereni e che singole persone o gruppi di facinorosi non si sentano ‘autorizzati’ ad alzare le mani (o peggio) sulle minoranze. In ogni caso, non guasterebbe una riflessione più seria sul concetto di minoranza e sulla necessità per ogni minoranza, oltre che di restare coesa al proprio interno, anche di allearsi con altre minoranze. Grazie a un simile lucidissimo pensiero, infatti, un omosessuale dichiarato come Harvey Milk riuscì oltre trenta anni fa ad ottenere importanti risultati, prima che un pazzo lo uccidesse. La sua lezione, riportataci dallo splendido film di Gus Van Sant, ha ancora molto da dirci.
A proposito di film, voglio anche sperare che lo splendido “A single man”, di prossima uscita e, a mio giudizio, non inferiore a “Brokeback Mountain” o allo stesso “Milk”, riceva l’accoglienza che merita da parte del pubblico e in particolare dei gay. Si tratta di un lavoro di rara sensibilità, cura dei dettagli, bellezza delle immagini, capace di sondare le più profonde emozioni che possono toccare l’animo di un omosessuale, anche nelle sue più stridenti contraddizioni. Allargando il quadro, mi auguro allora che i gay non perdano di vista uno degli elementi che ne hanno reso importante il percorso, ossia l’attenzione a tutto quanto parla di noi e a noi si rivolge. Oggi che certi argomenti sono meno scomodi e più diffusi, oggi che esistono decine di riviste, siti e blog a tema (anche se spesso scambiano il gossip e il glamour per unica materia omosessuale, trascurando quanto va sotto il nome ormai fuori moda di ‘cultura’) ed escono quasi tutti i giorni nuovi film, libri o spettacoli teatrali di argomento GLBT, pare che noi gay abbiamo perso interesse a seguirli. Ci siamo adagiati in una mediocrità più generale che, oltre a non farci onore, ci tarpa le ali.
Infine, l’augurio di avere il coraggio di mostrarci in mezzo alla gente, perché, in un clima così piatto, poche cose hanno un effetto come l’esempio personale. Pur non suscitando clamore sui giornali o in tv, ogni piccolo coming out, ogni tentativo faticoso, talvolta amaro ma quasi sempre destinato a buon fine, di uscire fuori dal proprio guscio e mostrarci per ciò che siamo alla famiglia, agli amici, al mondo, è un passo in più verso l’ottenimento di quei diritti che dall’alto ci sono preclusi. Gradino dopo gradino, la società non è cambiata per caso, ma solo perché ognuno di noi, nel suo piccolo, ha fatto qualcosa per cambiarla. Verrà il giorno che non servirà più sposarsi con una persona dell’altro sesso e poi tradirla di nascosto, ma si potrà camminare tutti fieri e orgogliosi senza dover spiegare ogni volta il motivo di tanto orgoglio. Non so se il 2010 basterà ma sono convinto che, con gli sforzi di tutti, giovani e meno giovani, potremo salire ancora di qualche gradino.

FLAVIO MAZZINI

Scrivi a Flavio Mazzini


I gay e la voglia di spendere (non solo a Capodanno)

31 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento

soldi
“CAPODANNO A MUCCA. TOCCA BATTERE PER BATTUAGE!”. Così nel suo blog (trps1.blogspot.com), lo scrittore e storico attivista gay Insy Loan, commenta l’ennesima lievitazione dei prezzi di una festa che – è ovvio – deve costare più del solito ma forse non 50 euro: “L’associazione che l’organizza è il Mario Mieli e non il Billionaire di Briatore, non una società con fini di lucro ma un benemerita istituzione culturale (ripeto culturale) che negli anni ha fatto moltissimo per la comunità gay e che, proprio per sovvenzionare le sue attività, molti anni fa inventò una serata danzereccia chiamata appunto Muccassassina, un evento che non fosse la solita discoteca ma un aggregatore per gli omosessuali ed i loro amici etero, senza grosse pretese ma divertente e sempre comunque attenta a non far pagare ingressi troppo esosi”.
Cogliamo la palla al balzo per una considerazione più generale, che vada oltre Muccassassina (cui facciamo gli auguri per i trenta anni di attività) e il Mieli, istituzione davvero “benemerita” al di là delle recenti polemiche. Basterebbe ricordare come il Gay Village abbia negli anni ritoccato le tariffe più volte e assai sensibilmente: da una tessera settimanale si è passati al biglietto giornaliero, per poi limitare l’apertura al fine settimana, differenziando i prezzi. O, tornando ancora più indietro, i concerti legati al World Pride del 2000, dai prezzi assai poco in linea con lo spirito solidale della manifestazione, tanto che i 99 Posse dettero forfait dopo averlo scoperto. Il mercato, si sa, ha le sue regole e i suoi trucchetti, comprese alcune speculazioni cui peraltro nessuno è obbligato ma che puntano sulla voglia di festeggiare e su una certa leggerezza di molti gay, indifferenti ai prezzi se non addirittura incentivati da quelli più alti. Come quando, nei primi anni del Village, proprio il Mieli organizzava un’alternativa estiva gratuita con tanto di discoteca in riva al Tevere: molto ben riuscita ma poco frequentata, visto che la maggioranza dei gay romani preferiva pagare per entrare al Village. Village al quale, ancora oggi, basta arrivare entro le nove per non pagare l’ingresso ed assistere anche agli spettacoli. Se tutti facessero così, la manifestazione probabilmente chiuderebbe, ma il rischio non c’è, come non c’è rischio che il Capodanno di Muccassassina vada deserto.

E’ una storia antica: noi gay (parlo in generale della categoria) ‘amiamo’ spendere, spesso possiamo farlo e forse proprio per questo motivo riceviamo quelle attenzioni che la politica ci nega. Il guaio è che, di questa capacità di spendere dettata dalla voglia di divertirsi e dal bisogno di socializzare, ad approfittare sono spesso altri omosessuali, persone che organizzano party o crociere gay come comunissimi imprenditori, salvo poi riempirsi la bocca di belle parole quando, dai palchi in piazza o dalle colonne dei propri mezzi di informazione, si mettono a criticare Governo, Vaticano e nemici vari. Aggiunge Insy Loan: “Sarà la mia malizia, ma a me sembra davvero l’approfittarsi spregiudicatamente di un evento dove la gente, e tanta, comunque andrà. A questo andrà aggiunto il solito travaso di etero, molti dei quali tutt’altro che friendly se non addirittura omofobi, che verranno selezionati con lo stesso rigido criterio con cui si decide chi entra e chi no il primo giorno di saldi alla UPIM costringendoci tutti a ballare il passo della sardina. È vero, questi soldi verranno (in parte) impiegati per mantenere in vita il Mieli ma credo che 10 euro di meno avrebbe fatto contento il circolo e ancora di più il pubblico…”.
Eppure, verrebbe quasi da dire, polemicamente, che in fondo fanno bene certi omosessuali a spennare i propri simili. Perché comunque si sarebbero fatti spennare da qualcun altro. Noi gay, evidentemente, anche in questo non siamo diversi dagli eterosessuali. Nonostante la mancanza di diritti, abbiamo perso del tutto la capacità di andare controcorrente. Dire che ci siamo ‘imborghesiti’ è davvero poco.

 

FLAVIO MAZZINI

Scrivi a Flavio Mazzini


Quei sistemi di incontro di una volta (che sopravvivono ancora)

26 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento

cruising

Qualche giorno fa mi sono divertito a tentare un esperimento.Sono andato su un sito di annunci che, a dispetto dei continui avvisi a riguardo contrari a ogni forma di incontro a pagamento, è pieno zeppo di escort: maschietti tonici e giovanotti macilenti, studenti a corto di soldi che si improvvisano prostituti, travestite e transessuali più femminili delle colleghe donne ed altre decisamente grottesche, un universo variopinto del quale non è il caso di stupirsi. La vera cosa curiosa è che, tra i tanti, c’è anche chi propone semplici incontri di sesso, senza scambio di denaro. Mi sono chiesto allora cosa poteva succedere a mettere un annuncio, allegando un paio di foto del viso, non particolarmente ammiccanti. Volevo capire, tra le numerose possibilità di incontro che consente oggi la rete, le chat dalle descrizioni dettagliatissime che permettono di conversare e magari vedersi in cam ancor prima che dal vivo, come funzionasse un metodo così ‘antico’ come la messaggeria, in cui uno si propone e gli altri lo contattano, per telefono o via mail, spesso senza nemmeno allegare foto o specificare l’età e la struttura fisica. Stranamente, l’annuncio ha riscosso molti consensi. Quando mi sono svegliato ho trovato numerose chiamate sul cellulare (qualcuno era arrivato ad undici!) e poi altrettante ne ho ricevute, tutte per incontri non a pagamento ed interessi erotici piuttosto comuni. Si dicevano spesso molto colpiti dalle mie foto, al punto da attribuirmi tutta una serie di qualità morali, la più frequente delle quali era la ‘normalità’. Ora, se c’è una cosa in cui non mi sono mai riconosciuto è proprio la ‘normalità’, senza per questo pretendere di essere speciale, ma posso immaginare che ognuno ne abbia un concetto proprio. due gayNon preoccupandosi di mettere in luce caratteristiche che potessero invogliarmi, mi proponevano tutti di vederci, in tempi anche piuttosto rapidi, quasi che oggi ci fossero difficoltà ad avere incontri di sesso gay in una grande città. Tutto questo mi ha fatto pensare che i più smaliziati di noi non riescono a rendersi conto di quanti ancora vivano ‘male’ la sessualità, e non solo per la distinzione che facevo la scorsa settimana tra chi ammette candidamente di cercare sesso fine a se stesso e chi invece deve costruirsi, più o meno consapevolmente, continue sovrastrutture romantiche. Parlo proprio di una sorta di Limbo, una zona d’ombra in cui molte persone galleggiano e che potrebbe sembrare anacronistica perfino in un Paese arretrato come il nostro. Saune, locali, parchi, discoteche e tantissime chat, per non parlare degli incontri nei bagni pubblici o semplicemente per la strada, avventure più o meno intriganti che si presentano numerose nella vita di un omosessuale adulto e svezzato, forse non appartengono ancora a tutti. Molti hanno paura a girare nei parchi o detestano frequentare gli ambienti gay, non entrerebbero mai in una chat e comunque mai con la foto del viso. Molti sono alle prime esperienze, indipendentemente dall’età, e, quando si imbattono in qualche situazione accattivante e apparentemente a portata di mano senza doversi troppo compromettere, cercano goffamente di afferrarla al volo. Un po’ come immagino accadesse – e magari accade ancora – coi tristi (ma per qualcuno pruriginosi) annunci sulle porte dei gabinetti dei treni o delle aule universitarie o sui telefoni pubblici. Residui di un tempo che fu, che forse non è ancora terminato del tutto.

FLAVIO MAZZINI

Scrivi a Flavio Mazzini


Buon Natale a tutti. Anche ai gay credenti

24 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento

babbo natale gay

 

Una volta avevo un amico prete. Una persona generosa, orgogliosa, disponibile, profondamente colta e molto curiosa della realtà omosessuale. Omosessuale a sua volta, aveva però rispettato sempre il voto di castità, limitando il suo interesse a qualche sguardo furtivo e sublimandolo nella passione per Cristo, considerato l’uomo perfetto. Nei purtroppo pochi anni della nostra amicizia, ho avuto modo di scambiare tante opinioni sulla Chiesa, sulla mancanza di aperture nei confronti degli omosessuali e sulla carenza di sentimenti benevoli. Al contrario delle alte gerarchie, lui difendeva chi seguiva le proprie inclinazioni, anche se assegnava una priorità agli affetti: l’amore veniva prima del sesso. Questo poteva essere un divertimento, un modo di conoscere e di conoscersi, ma non poteva raggiungere le vette del primo. In questo modo, era sicuro di non peccare affermando che “Dio non sbaglia” e che nel suo piano anche i gay hanno un senso, e non ci si deve vergognare di ciò che si è ma solo delle cattive azioni che si compiono.

Ora che lui non c’è più ma il suo ricordo è sempre vivo dentro di me, paradossalmente devo riconoscere che la nostra amicizia non ha risvegliato in me la fede. La sua onestà, che non ha mai tentato di convincermi, è riuscita perfino ad ottenere l’effetto contrario: oggi dubito fortemente dell’esistenza di un Dio, ritengo che ciò che conosco del Cristianesimo (ma pure di altre religioni) sia un’ammucchiata assurda di bei concetti e messaggi pericolosi, e credo che il Vaticano sia stato e sia tuttora uno dei luoghi meno ‘cristiani’ al mondo e certi suoi uomini siano meglio dei nazisti solo perché privi dei loro strumenti. Rispetto però chi crede in Dio e, se riesce a non strangolarsi con le contraddizioni, anche chi crede nella Chiesa e nei suoi dogmi. Tra queste persone, so che ci sono moltissimi gay, che spesso soffrono per l’ostracismo che giunge dall’alto, e a loro mi rivolgo con questo particolare augurio di Natale, festa a me cara per tutto ciò che ha segnato nel tempo, ma ancor più cara in teoria a loro perché legata alla nascita di quel personaggio decisamente unico che fu Cristo. gay natale

A loro rivolgo un invito, che mi auguro non risulti scontato ma possa confortarli nel loro difficile cammino: cercate all’interno della Chiesa qualcuno che sappia darvi ascolto senza giudicarvi, che sappia spiegarvi senza costringervi, che proceda con voi e non vi abbandoni, soprattutto che vi sappia donare affetto a prescindere, senza pretendere nulla in cambio. Io ho avuto questa fortuna e sono convinto che la Chiesa non sia il Vaticano, che al suo interno non vi sia solo chi cerca di fare carriera e muove per ambizioni personali, che i suoi uomini non siano tutti reazionari impauriti dal confronto con ciò che è diverso o terrorizzati di vedere scoperte le proprie debolezze.

Non è facile e bisogna stare attenti a non farsi intrappolare da chi vorrebbe cambiarci, ‘guarirci’ o convincerci di essere sbagliati. Ci sono però ancora molte speranze. In fondo, morto un papa, se ne fa un altro e, francamente, è difficile che venga fuori peggio di questo.

A conclusione, mi piace allegare una lettera che gira su internet e pare sia stata scritta in risposta a chi aveva affermato che “l’OMOSESSUALITA’ E’ UN ABOMINIO, perché a dirlo è la BIBBIA (Levetico, 18,22). Un ABOMINIO CHE NON PUO’ ESSERE TOLLERATO IN NESSUN CASO”. Una lettera che la dice lunga su certe interpretazioni omofobe delle sacre Scritture: CONTINUA..


ANTI-GAY da operetta

23 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento

gayrain

In questi giorni di festa in cui Papà Natale ci ha regalato la notizia della tangentona intascata da quell’assessore lombardo che invocò la garrota per noi gay perché avevamo “offeso il papa” (speriamo abbia molto tempo per pregare e riflettere sui peccati), noi di GayMagazine abbiamo (in anteprima) individuato altri omofobi, decisamente più innocui e cialtroni. In genere, infatti, tale categoria si distingue per stupidità, ignoranza, ipocrisia e cattiveria, ma non necessariamente tutte insieme, tanto che, se l’assessore propende più per queste ultime, nelle prime  è decisamente immerso lo sparuto gruppo di facebook “Anti-gay”, che prometteva, in cambio dell’iscrizione, l’omaggio della t-shirt “Da uomo” con l’originale logo dei due ‘gay’ (specificato per i più tardi di comprendonio) in perizoma mano nella mano. Ugualmente, l’omonima rivista web “Da uomo” diretta dallo stesso Mantegazza che ha fondato il gruppo di facebook e che millanta oltre trecentomila lettori al mese (se fossi etero, mi verrebbe da dire “Me cojoni!”), fino all’altro giorno si dichiarava “solo per uomini veri – i gay non sono ammessi” tanto da invitare “gay ed omosessuali” (distinzione sottile) a non partecipare alla vita della rivista, visto che “probabilmente non sarebbero in grado di comprendere il senso di ciò che viene presentato quotidianamente sul nostro sito”. Ossia resoconti calcistici da giornalino scolastico, il sempre virile gossip e preziosi approfondimenti sull’altro sesso, del genere: “Come capire se una donna è single”, “Che cosa ne pensano le donne degli uomini con i tatuaggi?“ o l’imperdibile “Perchè le donne mature, scatenano le fantasie più perverse?”, tanto morboso, evidentemente, da far perdere al Mantegazza il controllo su virgole e accenti.gayrain2
Oggi, invece, come nelle migliori famiglie (italiane), il cambio repentino: non solo il Mantegazza si dichiara contro l’omofobia e rispetta chiunque, indipendentemente dall’orientamento, ma è disposto a collaborare gratuitamente con l’apposita campagna della ministro delle Pari Opportunità. Prima ci rimproverava di far soffrire i nostri cari, mettere gli altri in imbarazzo, riempire tv e giornali con le nostre esasperazioni volgari e molte volte inopportunamente maleducate, e soprattutto di aver “tradito il nostro genere sessuale per diventare qualcos’altro e rovinato l’immagine stessa dell’uomo”. Parlando a nome di tutta “la gente comune”, ci compativa di non riuscire “più a riconoscere l’essere umano di riferimento per riprodursi e costruire una famiglia”, riconoscendoci l’evidente “bisogno di essere aiutati” e augurandoci di tornare quanto prima “sulla retta via”. Adesso, al massimo, si stupisce del nostro apparentemente scarso interesse per le battaglie coraggiose della signora Carfagna. Quale novello Saulo, il Mantegazza dimostra, una volta di più, come l’omofobia (e in genere tutte le forme di razzismo strisciante) nel nostro Paese sopporti qualunque cosa, tranne di essere chiamata col proprio nome.
Peccato davvero, perché certi omofobi da operetta fanno più comodo nella loro genuinità un po’ ridicola e riescono perfino a centrare grandi verità, come la promessa solenne che chiudeva il vecchio editoriale e che speriamo il Mantegazza voglia reintrodurre: “Il giorno in cui questi individui ci dimostreranno concretamente e ci daranno una valida e SERIA dimostrazione di volersi integrare all’interno della società civile, saremo lieti di rimuovere questa nostra ‘regola interna’. Per il momento continuiamo a considerarli per quello che ogni giorno dimostrano di essere: Volgari – Spesso osceni – Maleducati – Privi di pudore – Privi di eleganza – Privi di buon gusto – Irrispettosi del prossimo – Ma soprattutto GAY”.
Pur senza aver ben afferrato quale “valida e SERIA dimostrazione” ci richiedesse e mantenendo qualche dubbio almeno sulla “mancanza di eleganza e buon gusto”, dovevamo ammettere che sull’essere GAY c’era poco da fare: ci aveva proprio beccati in pieno!

Fonte foto | scrapetv

FLAVIO MAZZINI

Scrivi a Flavio Mazzini


Sesso ‘solo’ per amore: ipocrisia o vero romanticismo?

19 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento

amore-gay1

Una premessa: a me fare sesso piace da morire. So di dire qualcosa di scontato e che la nostra società trabocca di ammiccamenti, esibizioni e offerte di ogni genere. Qualche pastore di anime si svocia, qualche intellettuale rigoroso si dissocia, ma la prova dei fatti è schiacciante: il sesso è ovunque, fino negli angoli più lontani dove non arriva nemmeno il Folletto. Eppure, ho l’impressione che a questa ‘globalità carnale’ si affianchi un pudore ambiguo dal retrogusto ipocrita, che finge di non notare, nega e copre l’istinto ‘sconveniente’ con un romanticismo fittizio. In parole povere: vuol far credere che il sesso (fine a se stesso) interessi meno di quanto non sia, perché ‘poco gratificante’. Un moralismo frequente anche nell’ambiente gay italiano, privo di riconoscimenti giuridici ma ricco di opportunità di incontro, che però spesso si scaglia contro chi ‘cerca’ sesso esplicitamente e che, quando a sua volta si trova a dare sfogo al proprio lato animale, ne deve subito sminuire il valore.amore gay2

Un esempio, paradossale, di questa tendenza l’ho ritrovato in un sublime video porno che gira su internet, nel quale due splendidi giovanotti, approfittando dell’uscita degli amici, cominciano a baciarsi appassionatamente, a scambiarsi a turno piacere orale, a cimentarsi in una robusta penetrazione. Dopo 15 minuti così bene assortiti (e un orgasmo quasi simultaneo), uno dei due domanda all’altro, ancora palesemente bagnato del seme di entrambi: “Do you believe in love?”. E quello risponde: “Yes”. Una risposta deliziosa. Chissà se anche io, in un contesto simile, riuscirei a non innervosirmi e ad avere altrettanta capacità di sintesi. A pensarci bene, mi piacerebbe trovarmi di fronte a un bel biondino, lasciarlo sussultare armoniosamente un po’ ovunque e, alla fine, sentendomi chiedere se credo nell’amore, magari sfacciatamente zuppo e ancora oscillante nel fisico (ma fermo nello spirito), rispondergli senza esitazioni: “Yes”. Certo che ci credo nell’amore!

FLAVIO MAZZINI
Scrivi a Flavio Mazzini


Il Presidente di Ottobre : Andrea Maccarrone fa luce sull’anomala vicenda del Circolo Mario Mieli.

16 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento


anfreamaracc-mieli63 Ottobre 2009: Si svolgono le elezioni per il rinnovo del Direttivo del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, a seguito del quale Andrea Maccarrone viene eletto nuovo presidente. Il 2 novembre, il Direttivo viene però sciolto e, quindi, si fissano nuove elezioni, che porteranno ad un nuovo Direttivo e al ritorno alla Presidenza di Rossana Praitano, da sette anni alla guida del Circolo. Noi di Gaymagazine siamo stati tra i tanti a chiedere cosa sia successo, in una lettera aperta a entrambi i protagonisti della vicenda. Ad oggi, Rossana Praitano non ha ancora risposto, ma Andrea Maccarrone ha acconsentito a darci la sua versione dei fatti, purché la trasparenza apporti benefici al movimento invece che accentuarne le divisioni interne.

“Le elezioni si sono svolte il 3 ottobre. Durante l’assemblea, dopo i ringraziamenti di rito, Rossana ha detto che su facebook girava un programma elettorale condiviso in ‘cordata’ da 3 candidati (senza fare i nomi), i quali, tra le altre cose, chiedevano più trasparenza. Ha commentato che la campagna andava pure bene, ma chiedere più ‘trasparenza’ in una piazza pubblica come FB significava gettare un’ombra sulla sua correttezza, su quella del tesoriere e su tutto il Direttivo uscente”. In realtà quel messaggio non riguardava il programma, era solo un messaggio privato di Guido Allegrezza ad alcuni suoi contatti FB di cui noi non eravamo neanche informati. Guido, da socio, sosteneva la nostra elezione ma non c’era una combutta. Fatto sta che, da una cosa molto semplice, si è alzato un polverone. Guido ne fa il resoconto sul suo blog (lampidipensiero.wordpress.com). A fine giornata, in un clima non sereno, risultiamo eletti io, Rossana Praitano e Andrea Mele del vecchio Direttivo, più Vincenzo Ianniello, già nel Direttivo precedente nonché socio e volontario da molti anni, e Maddalena Vaiani Lisi, da due anni al Circolo. Ci siamo riuniti il 5 e dopo un direttivo di 6 ore non siamo giunti a una conclusione perché non eravamo d’accordo.”

Sul programma o sulle persone?

“In realtà non c’è stato mai modo di confrontarsi davvero sui contenuti. C’erano delle differenze ma non credo rivoluzionarie, alcune cose gestionali, altre politiche. A me, per esempio, sarebbe piaciuto aprire di più l’associazione a nuove presenze e al confronto politico interno. Il disaccordo era sull’assetto da dare al nuovo Direttivo, il tipo di segnale venuto dal voto. Non erano stati rieletti David Galoni e Fabio Carduccelli (che oggi sono di nuovo al Direttivo) e la novità vera era che, per la prima volta dopo anni, se Rossana fosse stata rieletta presidente, non avrebbe goduto di una maggioranza sempre sicura e avrebbe dovuto confrontarsi di più col Direttivo.”

CONTINUA


MOLTA FIDUCIA NELL’AMORE (MAGARI BISEX), POCA NELL’ITALIA

14 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento

angelibis

Cuneo, Torino, Grosseto: continua il suo tour di incontri coi lettori Sciltian Gastaldi, giornalista e scrittore dichiaratamente bisessuale, nonché ‘emigrante’, visto che da qualche anno insegna in una Università di Toronto. Il suo romanzo ”Angeli da un’ala soltanto” è ormai un cult tra i giovani gay, vero e proprio long-seller che non smette di attirare lettori. Autore anche di saggi (tra i quali un lucido trattato contro il clericalismo omofobo), Sciltian è un garbatissimo ma polemico osservatore ‘a distanza’ della nostra società. Motivo per cui, gli abbiamo chiesto (prima dell’attentato di domenica a Berlusconi, ndg.) quali siano, a suo giudizio, le maggiori differenze tra la situazione gay italiana e quella canadese.

“Le differenze maggiori? Facciamo prima a dire quali sono i punti in comune tra il Canada e l’Italia gay: sono tutt’e due nazioni del pianeta Terra. Altro non c’è.”

Credi anche tu che da noi sia difficile fare cultura gay? Non hai notato qualche segnale che lasci indurre all’ottimismo?-

“In Italia è difficile fare cultura punto, figuriamoci fare cultura gay. Sono questioni di finanziamento, di appoggio, di patrocinio, di pubblico, di mercato, di distribuzione. Differenze quantitative e qualitative. Insomma tutto. Non si può essere ottimisti, anche se qualcuno mi dice: “Più in basso di così si può solo rimbalzare verso l’alto”. Io temo si possa cominciare a scavare. In Canada ho avuto occasione di conoscere degli iraniani fuggiti dal regime teocratico di Ahmadinejad e mi sono reso conto, dai loro racconti, che l’Italia del 2009 è più vicina all’Iran che al Canada. Fai un po’ te…”

Come giudichi il costante successo di “Angeli” da un’edizione all’altra?

“I lettori hanno deciso che è scritto bene, la storia è coinvolgente, i personaggi sono credibili e le emozioni espresse genuine. In certi casi è ciò che hanno deciso anche i critici, e di questa doppia coppia di cuori sono fiero e contento. La nuova edizione LRP presenta piccoli aggiustamenti sintattici rispetto all’edizione del 2005. Se fra dieci anni ci sarà una terza edizione, cambierei il meno possibile, anche se il libro è stato scritto attorno al 1995, molto prima della pubblicazione. Ma, per quanto esista una maturazione stilistica, occorre aver rispetto del proprio lavoro passato.”

baci_gay13

Che accoglienza sta avendo il tuo ultimo lavoro di narrativa, “Coppie”? Ritieni di esserti rivolto a un pubblico più vasto o più limitato?

“L’accoglienza è, ancora una volta, davvero buona, ma ormai è il mio quinto libro, il terzo a tematica LGBT e il secondo di narrativa. Come dire: i miei lettori mi considerano un andare sul sicuro. “Coppie” è una raccolta di racconti con al centro il magnetismo di un rapporto a due. Il messaggio del libro è che il modulo migliore per affrontare l’oggi è quello del rapporto di coppia, con i suoi limiti e i suoi compromessi. Anche la conclusione di una relazione coinvolge gli individui come poco altro nella vita. Gli 11 racconti parlano d’amore (ma non solo) sia eterosessuale che lesbico che gay. Si potrebbe dire che è un libro pienamente bisessuale, come il suo autore…”

15 dicembre
CUNEO
Presentazione di “Angeli da un’ala soltanto”
A cura di Arcigay Torino e Fondazione Sandro Penna
presso Fondazione Delfino, via Nizza 2
ore 18.15

16 dicembre
TORINO
Presentazione di “Coppie”
A cura di Arcigay Torino e Fondazione Sandro Penna
presso Fondazione Sandro Penna, via Santa Chiara 1
ore 21.00

19 dicembre
GROSSETO
Presentazione di “Angeli da un’ala soltanto”
presenterò “Angeli da un’ala soltanto” e “Coppie”
a cura di Arcigay “L. Da Vinci”
presso Arcigay Grosseto, via Parini 7E
ore 18.00

 

FLAVIO MAZZINI
Scrivi a Flavio Mazzini


SEX AND THE (VATICAN) CITY

12 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento

gayitalia

A partire da oggi, ogni fine settimana, Flavio Mazzini terrà su Gaymagazine.it la sua rubrica di sesso. Scrivete, commentate, insultate se volete, ma partecipate.
Premetto che ho avuto il mio primo rapporto sessuale a quasi 21 anni (perdipiù con una donna!) e che non mi capacito, dopo poco più di un decennio e senza alcuna competenza scientifica o psicologica, di come sia finito a scrivere di sesso. Fatto sta che, dopo un libro piuttosto birichino su certe mie esperienze a pagamento, per quattro anni ho tenuto su un sito di “cultura gay” (di rado cultura e nemmeno sempre gay) una rubrica molto seguita, ricca di apprezzamenti e pure di insulti, visto che il sesso – uno dei pochi collanti reali di noi gay – è causa di discussioni asperrime. Come nei migliori matrimoni, un mese e mezzo fa è giunta la separazione, prima che potessi accomiatarmi dai lettori, tanto che mi son sentito una di quelle mamme alcolizzate cui viene impedito di abbracciare i figli. Essendo poco incline a procreare, penso che dovrei ringraziare i miei ex datori di lavoro dell’insperata sensazione regalatami.

Oggi che mi si offre di cominciare una nuova avventura e crescere insieme a una creatura nata da poco (perdonate le ridondanti metafore materne), scorrazzando liberamente tra politica, arti e goliardate dell’anziano pontefice mio vicino di casa (da cui il nome della rubrica), confesso di aver voglia di parlare ancora di sesso (non quanta ne ho di farne, però sempre un bel po’). In fondo, abituato com’ero a sfornare un articolo a settimana, interagire coi lettori e spaziare tra le polemiche, mi sento come una vacca non munta, coi seni gonfi e duri che rischiano di scoppiare alla minima sfioratina. Per cui, cari nuovi (e spero anche vecchi) lettori, siete avvertiti: se siete allergici a quel tipo di latte (ossia al sesso narrato con ironia ma senza troppi giri di parole, nessuna ipocrita condanna o patina sentimentale), farete bene a cliccare altrove. In caso contrario, scrivetemi senza esitazioni, proponete, discutete e magari insultate, purché partecipiate attivamente, dando una palpata decisa a queste mammelle che hanno ancora qualcosa da dire.

FLAVIO MAZZINI
Scrivi a Flavio Mazzini


CRONACHE DAL SECONDO MONDO: GAY E MATRIMONI

11 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento

gay-KISS2

Per carità, c’è chi sta molto peggio di noi. Però c’è pure chi sta meglio, non dimentichiamocelo mai. Basterebbe un po’ di coraggio…

 Facciamocene una ragione: l’Italia non è ancora Terzo Mondo, quindi non atteggiamoci a vittime. Ci sono Paesi dove noi gay veniamo incarcerati, fustigati, perfino impiccati. Qui ce la caviamo con sberleffi in tv o durante la messa e, al massimo, una coltellata dai neofascisti, subito deplorata dai postfascisti. Qui balliamo, ridiamo, sfiliamo e pomiciamo alla luce del sole (non tutti, è chiaro, ma se ci va possiamo). Di cosa possiamo lamentarci?

Forse del fatto che, oltre al Terzo esiste anche un Primo Mondo, culturale prima ancora che economico. Un mondo dove non occorre ripartire ogni volta da capo, come il povero Sisifo, per ottenere finalmente una legge su omofobia e transfobia. Un mondo dove i gay se ne infischiano tanto dei cardinali deliranti che non ci vogliono far entrare nel Regno dei Cieli, quanto di chi, all’interno della Chiesa, per metterci una toppa, dice di provare tanta “compassione” per noi. Un mondo dove i politici di Destra approvano le unioni civili, mentre da noi citano ancora Adamo ed Eva oppure, come il senatore Berselli, credono che oggi ci sia un eccesso di omosessualità perché “Le ragazze sono troppo disponibili” e quindi i maschi sono stufi (chissà se, secondo lui, in Russia bevono vodka perché c’è troppa acqua?). Un mondo dove i politici di sinistra approvano i matrimoni, quelli veri, mentre da noi sono imbarazzati se una coppia chiede un matrimonio simbolico, come Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia che a Savona minacciano lo sciopero della fame, o Maurizio Cecconi e Tomas Kutinjač, che a Bologna suggeriscono un “segnale di civiltà”.

x-Gay_prideE per fortuna che almeno il sindaco di Torino Chiamparino non si è tirato indietro e ha sposato due donne, Antonella e Debora. Simbolicamente, è ovvio. Nel Primo Mondo hanno leggi, riconoscimenti, matrimoni, adozioni. Noi abbiamo chat, locali, sfilate, musica e qualche apparizione in tv. Sempre meglio che essere incarcerati, d’accordo. Ma, mettendo da parte fedi politiche, interessi particolari e perfino opinioni personali sul mondo gay, vorrei chiedervi: questa specie di Secondo Mondo in cui galleggiamo non comincia a starvi stretto? Non vi sentite come quei tifosi delle squadre di serie B, che temono di scivolare in C e ogni volta festeggiano la salvezza ballando, ridendo, sfilando e magari anche pomiciando alla luce del sole? Non vi viene voglia di puntare più in alto, di gridare: “Per oggi ci dobbiamo accontentare, ma l’anno prossimo dobbiamo riuscire a salire in serie A!”.

 

FLAVIO MAZZINI

Scrivi a Flavio Mazzini


L’immensa Franca e i tre padri gay sul palco di Roma

La Valeri madre impossibile e un coming out a rovescio: in scena a Roma due spettacoli molto divertenti legati dal tema della genitorialità.
Categorie:news Tag:
SEO Powered by Platinum SEO from Techblissonline