TEATRO | Corpi a disposizione
Un “amore improbabile”, una “passione mai consumata”, forse “un sogno” o semplicemente “due anime che, tenere e crudeli, dolenti e appassionate, riescono a toccarsi, per la prima volta nella loro vita e nonostante tutto. Pina fa la prostituta. Pina non è felice e sta scrivendo una lettera, la sua ultima lettera, che non finirà mai di scrivere perché qualcuno piomberà bruscamente nella sua stanza e nella sua vita, qualcuno capace finalmente di ascoltarla, di vederla, di sentirla: Principessa. Principessa è gay, anche lui, forse, batte il marciapiede, veste in modo sfacciatamente colorato e ed è stato appena massacrato di botte…”.
Si presenta così il nuovo lavoro di Donatella Diamanti, scrittrice sensibile e attenta, capace di raccontare due ultimi della società rovesciandoli, nei loro peccati e nei loro sogni, nelle miserie e nelle speranze. Un testo importante più che originale, misurato, dosato con sapienza, in una messa in scena sobria e con due protagonisti affidabili. Più che un testo gay vero e proprio, un possibile scorcio della vita di un gay lontano – controvoglia – dai riflettori.
Gay, senza possibilità di equivoci è invece il nuovo lavoro di Massimo Stinco, presentato in anteprima al festival di Milano poche settimane fa e ora in scena a Roma al Nuovo Colosseo, struttura che in passato poteva essere considerata la vera ribalta gay della Capitale, che ha visto muovere i primi passi a molti autori e interpreti oggi affermati e che sta cercando di recuperare – con qualche incertezza – un’identità. Certo non poteva coincidere occasione più felice, almeno sotto questo ultimo punto che con questo ‘Houseboy’, riduzione dall’omonimo film, drammone violento e decisamente spinto con un non so che di fiaba disneyana.
Gli houseboys sono quei ragazzi che si fanno mantenere da coppie omosessuali mature vivendo con loro, curando le faccende domestiche ma anche sessuali. Nel nostro caso, l’houseboy Rick ascolta per sbaglio una conversazione della coppia che lo mantiene, scoprendo che vogliono sbarazzarsi di lui dopo il Natale. Rimasto solo a badare alla casa, Rick si lascia andare a squallidi incontri, convinto di volersi suicidare la notte di Natale. Una cenerentola al maschile con pantaloni (e mutande) che si abbassano e si rialzano (ma poi si riabbassano), che vorrebbe descrivere quanto è triste il sesso senza amore, quanto siano cattivi quelli che lo praticano, quanto sia arida la società e quanto siamo stupidi però a non accorgerci che c’è anche qualcosa (e qualcuno) per cui vale la pena vivere. Otto ragazzotti snelli e sexy quasi sempre svestiti (un po’ come gli otto che anni fa recitavano nel famoso ‘Naked boys singing’), impegnati in continui accoppiamenti che, a dire la verità, dopo l’impatto iniziale, finiscono per assuefare alla loro nudità ma che non riescono a integrarla con un’idea di regia che vada oltre la sottolineatura dell’evidenza. Se le interpretazioni dei ragazzi non sfigurano ma sono costrette a una pericolosa uniformità, un discorso a parte meritano la breve apparizione di Regina Miami, una sorta di Babbo Natale en travesti, che nel finale spezza quarta parete e monotonia e regala un sussulto inatteso, e infine la bella e bianchissima scenografia mobile che forse poteva essere utilizzata con ancora maggiore decisione.
TITANIA PRODUZIONI e ANGELI FILM presentano
LA STRADA ALL’ALTEZZA DEGLI OCCHI
di DONATELLA DIAMANTI
con TIZIANA SENSI e GALLIANO MARIANI
regia ANNA CIANCA
TEATRO COMETA OFF
Via Luca della Robbia, 47 - tel. 06 57284637
Ufficio Stampa: Fabi-Ghinfanti 06 83608336–335 info@fabighinfanti.it
fino al 23 maggio 2010
Massimo Stinco/Noir Desir e The Blue Seagull Int. Prod. presentano
The Houseboy
Tratto dall’omonimo film
Testo e regia di Massimo Stinco
con Fabio Maffei, Simone Marzola, Tony Allotta, Giovanni Di Lo Nardo, Riccardo Bergo, Orazio Sagone Manzella, Simone Fucci, Massimo Stinco, Jacopo Guidoni e Regina Miami nel ruolo di Mamma Natale.
Nuovo Teatro Colosseo Via Capo d’Africa29/a – 06 7004932
fino al 23 maggio 2010
Sembrava impossibile, eppure nella Capitale non si riusciva ad organizzare una manifestazione di cinema gay. Ci si provò una quindicina di anni fa, in collaborazione con il Festival di cinema gay milanese, ma nonostante il successo di un pubblico entusiasta e con certamente meno offerta di oggi, la cosa nacque e morì là. Si continuò a portare avanti singole iniziative, piccoli cineforum da parte delle varie associazioni e, dopo circa un decennio, uno sguardo più ampio all’interno dell’estate del Gay Village. Nulla però che potesse dirsi all’altezza delle tante esperienze europee e mondiali e nemmeno dello storico appuntamento torinese ‘Da Sodoma a Hollywood’. Non è un caso, allora, che questo nuovo esperimento romano dell’associazione Armilla, che apre i propri orizzonti sulle differenti realtà gay di oggi e di ieri per tre giorni e su due sale contemporaneamente, si svolga proprio in collaborazione con la collaudata organizzazione piemontese, oltre che con la provincia di Roma, ultima roccaforte del centro sinistra (e forse nemmeno questo è un caso).
Non è difficile immaginare che molti dei nostri lettori abbiano amato il film di Ang Lee sui cowboy gay e probabilmente una buona parte si sia commossa durante il finale e forse avrebbe preferito un lieto fine, magari più banale ma più rassicurante (a tal proposito, avverto chiunque non avesse visto il film e non ne conoscesse la trama che di seguito vi farò molti riferimenti espliciti). Certamente deve essere andata così anche per Enrichetta Pellegrini, casalinga napoletana con la passione per la letteratura, che deve aver talmente sofferto per la separazione violenta dei due amanti da impiegare il proprio tempo libero in una sorta di alternativa dell’opera di Annie Proulx da cui il film era tratto. Non un saggio e nemmeno un’imitazione velata, con personaggi che riecheggino i virili omosessuali interpretati dai due bellissimi divi, ormai leggendari, specialmente dopo la scomparsa tragica di Heath Ledger.



















Un incontro che la Tv pubblica ha ignorato (ma che una Tv privata ha trasmesso), incontro in cui non si è parlato di omosessualità, ma pure si sono potuti confrontare liberamente scienza e fede, senza balconi, vetri in plexiglas o cordoni di sicurezza, imposizioni o priorità. Tanto che la scienziata (tra l’altro nota sostenitrice delle cause gay) ha potuto attaccare «l’ipocrisia di chi difende il crocifisso e poi fa leggi razziste contro gli immigrati e i disgraziati» e parlare di etica comune, dichiarando che: «Anche gli atei ce l’hanno ed è sempre quella: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, ce lo ha insegnato Gesù, primo socialista della storia perché si è messo dalla parte dei deboli e dei diseredati, ma un ateo lo fa con disinteresse perché non crede ad un premio o ad una punizione dopo la morte».







Nella Los Angeles del 1962, all’apice della crisi missilistica di Cuba, George Falconer, professore universitario inglese di 52 anni, incapace di superare il dolore per la perdita del compagno Jim (Matthew Goode), è rassegnato a farla finita. Il confronto con uno studente (Nicholas Hoult) ammaliato dal suo carisma, con un ragazzo mozzafiato (Jon Kortajarena) facilmente disponibile e con un’amica di vecchia data (Julianne Moore) da sempre innamorata di lui, lo aiuteranno a comprendere se la vita ha ancora senso.
“A single man” riguarda sì il dolore e la speranza, ma in maniera indissolubile dal protagonista, l’uomo solo del titolo, un omosessuale di mezza età intorno al quale tutto ruota. A partire dalla casa in cui vive, dal lavoro che svolge, dagli abiti che indossa e dalla musica che ascolta e che sceglie 











Se dovessi condensare in poche righe tutte le speranze che ho per l’anno alle porte, temo finirei per annoiare perfino me stesso. Cercherò allora di concentrarmi su pochi, essenziali punti, dando per scontato tutto quanto concerne la vita privata, la salute propria e delle persone care. I miei obiettivi per il 2010 si potrebbero allora ridurre a tre: una commedia in scena da marzo che ironizza su chi vorrebbe ‘guarirci’ dall’omosessualità, un libro che indaga sulle diverse realtà gay, nella convinzione che ciò che viene raccontato (e spesso da noi stesso creduto) sia solo la minima parte e occorra eliminare qualche comoda ma ipocrita ragnatela, e infine un periodo all’estero per staccare un po’ dalla stagnante situazione di questo Paese, nella speranza che un giorno le cose cambino. Al momento, per tanti ragazzi che arrivano da fuori per trascorrere un periodo più o meno lungo in Italia, ci sono sempre più Italiani obbligati ad emigrare per sfruttare le proprie potenzialità in posti dove non occorre per forza essere amico di qualcuno. Senza contare che altrove sono garantiti ai gay maggiori diritti e ci sono anche minori rischi di atti omofobi.
E’ una storia antica: noi gay (parlo in generale della categoria) ‘amiamo’ spendere, spesso possiamo farlo e forse proprio per questo motivo riceviamo quelle attenzioni che la politica ci nega. Il guaio è che, di questa capacità di spendere dettata dalla voglia di divertirsi e dal bisogno di socializzare, ad approfittare sono spesso altri omosessuali, persone che organizzano party o crociere gay come comunissimi imprenditori, salvo poi riempirsi la bocca di belle parole quando, dai palchi in piazza o dalle colonne dei propri mezzi di informazione, si mettono a criticare Governo, Vaticano e nemici vari. Aggiunge Insy Loan: “Sarà la mia malizia, ma a me sembra davvero l’approfittarsi spregiudicatamente di un evento dove la gente, e tanta, comunque andrà. A questo andrà aggiunto il solito travaso di etero, molti dei quali tutt’altro che friendly se non addirittura omofobi, che verranno selezionati con lo stesso rigido criterio con cui si decide chi entra e chi no il primo giorno di saldi alla UPIM costringendoci tutti a ballare il passo della sardina. È vero, questi soldi verranno (in parte) impiegati per mantenere in vita il Mieli ma credo che 10 euro di meno avrebbe fatto contento il circolo e ancora di più il pubblico…”.







3 Ottobre 2009: Si svolgono le elezioni per il rinnovo del Direttivo del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, a seguito del quale Andrea Maccarrone viene eletto nuovo presidente. Il 2 novembre, il Direttivo viene però sciolto e, quindi, si fissano nuove elezioni, che porteranno ad un nuovo Direttivo e al ritorno alla Presidenza di Rossana Praitano, da sette anni alla guida del Circolo. Noi di Gaymagazine siamo stati tra i tanti a chiedere cosa sia successo, 











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