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	<title>GayItalia Blog Porno Gay Italiano &#187; Flavio Mazzini</title>
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		<title>TEATRO &#124; Corpi a disposizione</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 13:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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Un “amore improbabile”, una “passione mai consumata”, forse “un sogno” o semplicemente “due anime che, tenere e crudeli, dolenti e appassionate,  riescono [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;">Un “amore improbabile”, una “passione mai consumata”, forse “un sogno” o semplicemente “due anime che, tenere e crudeli, dolenti e appassionate,  riescono a toccarsi,  per la prima volta nella loro vita e nonostante tutto. Pina fa la prostituta. Pina non è felice e sta scrivendo una lettera, la sua ultima lettera, che non finirà  mai di scrivere perché qualcuno piomberà bruscamente nella sua stanza e nella sua vita, qualcuno capace finalmente di ascoltarla, di vederla, di sentirla: Principessa. Principessa è  gay, anche lui, forse, batte il marciapiede, veste in modo sfacciatamente colorato e ed è stato appena massacrato di botte…”.<img class="aligncenter size-full wp-image-5388" title="the houseboy" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/the-houseboy1.jpg" alt="the houseboy" width="640" height="427" /></p>
<p style="text-align: justify;">Si presenta così il nuovo lavoro di Donatella Diamanti, scrittrice sensibile e attenta, capace di raccontare due ultimi della società rovesciandoli, nei loro peccati e nei loro sogni, nelle miserie e nelle speranze. Un testo importante più che originale, misurato, dosato con sapienza, in una messa in scena sobria e con due protagonisti affidabili. Più che un testo gay vero e proprio, un possibile scorcio della vita di un gay lontano &#8211; controvoglia &#8211; dai riflettori.</p>
<p style="text-align: justify;">Gay, senza possibilità di equivoci è invece il nuovo lavoro di Massimo Stinco, presentato in anteprima al festival di Milano poche settimane fa e ora in scena a Roma al Nuovo Colosseo, struttura che in passato poteva essere considerata la vera ribalta gay della Capitale, che ha visto muovere i primi passi a molti autori e interpreti oggi affermati e che sta cercando di recuperare – con qualche incertezza – un’identità. Certo non poteva coincidere occasione più felice, almeno sotto questo ultimo punto che con questo ‘Houseboy’, riduzione dall’omonimo film, drammone violento e decisamente spinto con un non so che di fiaba disneyana.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli houseboys sono quei ragazzi che si fanno mantenere da coppie omosessuali mature vivendo con loro, curando le faccende domestiche ma anche sessuali. Nel nostro caso, l’houseboy Rick ascolta per sbaglio una conversazione della coppia che lo mantiene, scoprendo che vogliono sbarazzarsi di lui dopo il Natale. Rimasto solo a badare alla casa, Rick si lascia andare a squallidi incontri, convinto di volersi suicidare la notte di Natale. Una cenerentola al maschile con pantaloni (e mutande) che si abbassano e si rialzano (ma poi si riabbassano), che vorrebbe descrivere quanto è triste il sesso senza amore, quanto siano cattivi quelli che lo praticano, quanto sia arida la società e quanto siamo stupidi però a non accorgerci che c’è anche qualcosa (e qualcuno) per cui vale la pena vivere. Otto ragazzotti snelli e sexy quasi sempre svestiti (un po’ come gli otto che anni fa recitavano nel famoso ‘Naked boys singing’), impegnati in continui accoppiamenti che, a dire la verità, dopo l’impatto iniziale, finiscono per assuefare alla loro nudità ma che non riescono a integrarla con un’idea di regia che vada oltre la sottolineatura dell’evidenza. Se le interpretazioni dei ragazzi non sfigurano ma sono costrette a una pericolosa uniformità, un discorso a parte meritano la breve apparizione di Regina Miami, una sorta di Babbo Natale en travesti, che nel finale spezza quarta parete e monotonia e regala un sussulto inatteso, e infine la bella e bianchissima scenografia mobile che forse poteva essere utilizzata con ancora maggiore decisione.</p>
<p style="text-align: justify;">TITANIA PRODUZIONI  e  ANGELI FILM presentano<br />
LA STRADA ALL’ALTEZZA DEGLI OCCHI<br />
di  DONATELLA DIAMANTI<br />
con TIZIANA SENSI e GALLIANO MARIANI<br />
regia ANNA CIANCA<br />
TEATRO COMETA OFF<br />
Via Luca della Robbia, 47 -  tel. 06 57284637<br />
Ufficio Stampa: Fabi-Ghinfanti 06 83608336–335 info@fabighinfanti.it</p>
<p>fino al 23 maggio 2010</p>
<p>Massimo Stinco/Noir Desir e The Blue Seagull Int. Prod. presentano</p>
<p>The Houseboy</p>
<p>Tratto dall’omonimo film</p>
<p>Testo e regia di Massimo Stinco<br />
con Fabio Maffei, Simone Marzola, Tony Allotta, Giovanni Di Lo Nardo, Riccardo Bergo, Orazio Sagone Manzella, Simone Fucci, Massimo Stinco, Jacopo Guidoni e Regina Miami nel ruolo di Mamma Natale.<br />
Nuovo Teatro Colosseo Via Capo d’Africa29/a &#8211; 06 7004932<br />
fino al 23 maggio 2010</p>

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		<title>Finalmente a Roma il cinema lgbtq!</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 13:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema Gay]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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		<category><![CDATA[Nuovo Cinema Aquila]]></category>
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Sembrava impossibile, eppure nella Capitale non si riusciva ad organizzare una manifestazione di cinema gay. Ci si provò una quindicina di anni [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-4522" title="QUEERING ROMA COVER 2-1" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/QUEERING-ROMA-COVER-2-1.jpg" alt="QUEERING ROMA COVER 2-1" width="425" height="425" />Sembrava impossibile, eppure nella Capitale non si riusciva ad organizzare una manifestazione di cinema gay. Ci si provò una quindicina di anni fa, in collaborazione con il Festival di cinema gay milanese, ma nonostante il successo di un pubblico entusiasta e con certamente meno offerta di oggi, la cosa nacque e morì là. Si continuò a portare avanti singole iniziative, piccoli cineforum da parte delle varie associazioni e, dopo circa un decennio, uno sguardo più ampio all’interno dell’estate del Gay Village. Nulla però che potesse dirsi all’altezza delle tante esperienze europee e mondiali e nemmeno dello storico appuntamento torinese ‘Da Sodoma a Hollywood’. Non è un caso, allora, che questo nuovo esperimento romano dell&#8217;associazione Armilla, che apre i propri orizzonti sulle differenti realtà gay di oggi e di ieri per tre giorni e su due sale contemporaneamente, si svolga proprio in collaborazione con la collaudata organizzazione piemontese, oltre che con la provincia di Roma, ultima roccaforte del centro sinistra (e forse nemmeno questo è un caso).</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 23 al 25 aprile al Nuovo Cinema Aquila, nell’ormai riqualificato e molto di tendenza quartiere del Pigneto arriva la festa del cinema LesboGayBisexTransQueer, con lungometraggi, corti e documentari per “combattere il pregiudizio e la paura della diversità, ostacoli reali allo sviluppo sociale, umane e culturale e rendere più giusta la società e più felice questa nostra città”. Perché Roma, secondo l’assessore alla cultura Cecilia D’Elia, “a dispetto dei molti episodi razzisti che hanno offuscato la sua immagine, deve essere città aperta e solidale.”</p>
<p style="text-align: justify;">I temi dei film in rassegna spaziano dagli amori adolescenziali alle passioni distruttive, dal transgenderismo all&#8217;omofobia, dal razzismo alle tossicodipendenze, fino alle riflessioni sul rapporto tra religioni e omosessualità, spot contro l&#8217;omofobia e videogiochi di ultima generazione. Senza trascurare due appuntamenti musicali, venerdì e sabato sera nel foyer del Cinema, un&#8217;istallazione video, e una mostra d&#8217;arte e una performance con djset ospitate al Circolo degli Artisti il 25 aprile. Cultura come atto politico, quasi sovversivo in un Paese dove si fomenta l’incultura e si abbattono discussione e ricerca. Un atto che prende le mosse ribaltando il dispregiativo queer e lo coniuga come fosse un verbo (queering), “per un ‘infrocimento’ della Capitale che come un vento diffonda pollini di contagiosa libertà”. Abbinato però al sostantivo ’festa’, a rievocare lo spirito gioioso e l’autoironia che da sempre caratterizzano le esperienze più riuscite della cultura omosessuale.</p>
<p style="text-align: center;">www.queeringroma.it &#8211; infoline 339 81 64 158</p>
<p style="text-align: center;">Uff. stampa Massimo Iacobelli &#8211; 3392940781- iacobellimassimo@libero.it</p>
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		<title>Ritorno a Brokeback Mountain</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 11:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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Non è difficile immaginare che molti dei nostri lettori abbiano amato il film di Ang Lee sui cowboy gay e probabilmente una [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-4031" style="margin: 6px;" title="brokebackmountain" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/brokebackmountain.gif" alt="brokebackmountain" width="408" height="288" />Non è difficile immaginare che molti dei nostri lettori abbiano amato il film di Ang Lee sui cowboy gay e probabilmente una buona parte si sia commossa durante il finale e forse avrebbe preferito un lieto fine, magari più banale ma più rassicurante (a tal proposito, avverto chiunque non avesse visto il film e non ne conoscesse la trama che di seguito vi farò molti riferimenti espliciti). Certamente deve essere andata così anche per Enrichetta Pellegrini, casalinga napoletana con la passione per la letteratura, che deve aver talmente sofferto per la separazione violenta dei due amanti da impiegare il proprio tempo libero in una sorta di alternativa dell’opera di Annie Proulx da cui il film era tratto. Non un saggio e nemmeno un’imitazione velata, con personaggi che riecheggino i virili omosessuali interpretati dai due bellissimi divi, ormai leggendari, specialmente dopo la scomparsa tragica di Heath Ledger.<br />
La Pellegrini invece, incurante di ciò che può avvenirle intorno e decisa solo a portare a termine il compito prefissosi, un po’ come la sua omonima nuotatrice, ha preso di peso i personaggi del romanzo e li ha riportati a nuova vita. O, meglio, ha preso il personaggio sopravvissuto, Ennis Del Mar, e ha deciso di offrirgli una seconda possibilità. Non con un altro uomo, investendo in un grande amore per la vecchiaia, ma proprio con il ragazzo da lui amato, facendolo rivivere con uno stratagemma dei più consumati. Non lo riporta esattamente in vita, mostrando che in realtà non era morto, forse per non guastare il finale lirico e togliere emozione alla scena in cui Ennis stringe tra le mani la camicia dell’amato sotto gli occhi commossi della madre. Decide però di mettere sul cammino di Ennis un suo clone esatto, una persona in carne e ossa, viva e vegeta che somiglia in tutto e per tutto all’uomo brutalmente massacrato: “«Ma sembra proprio la voce di Jack», pensò Ennis, «sarà il sole che ho preso in testa!». Che cosa stava succedendo? Chi era quell’uomo che tanto gli somigliava? Forse un fratello segreto di Jack? Un peccato di gioventù del padre, solo ora rivelato alla moglie? Stava vivendo un sogno, o forse un incubo?”.<br />
E’ questa la seconda possibilità, al confine tra un lirismo struggente e un grottesco incalzante, come tutti i seguiti apocrifi dettati dalla passione e talvolta privi di controllo. Un’opera che, unica tra quelle della Pellegrini, è perfino riuscita a vedere la luce, pubblicata dalla WLM edizioni, che la sua autrice dedica a Heath Ledger, apparsole spesso in sogno, fino ad ispirarle il racconto. Una curiosità: sul sito della casa editrice, peraltro specializzata in opere di vario genere, tra cui anche un importante volume di don Barbero su Omosessualità e Vangelo, oltre a potere ordinare una copia di Ritorno a Brokeback Mountain, per sé o per gli amici, come regalo prezioso e inatteso oppure come divertente scherzo (dipende dai punti di vista), è possibile leggere integralmente il primo capitolo: “Ennis Del Mar guidava piano il suo pickup, un pickup vecchio e malandato, sulla strada malconcia che, verso nord, lo avrebbe portato a Lightning Flat, dopo Gillette a est di Buffalo, sotto il sole cocente di una giornata d’agosto.<br />
Sembrava non accorgersi nemmeno del calore, niente lo faceva patire più del dolore che provava dentro…”<br />

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		<title>Niente diritti? E noi facciamo i nomi!</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 18:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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O ci date quello che vogliamo oppure facciamo i nomi, specie quelli più scottanti. Chissà se, tra le cause che hanno permesso [...]]]></description>
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<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/matrimonio-gay1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3542" title="matrimonio-gay" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/matrimonio-gay1.jpg" alt="matrimonio-gay" width="360" height="263" /></a>O ci date quello che vogliamo oppure facciamo i nomi, specie quelli più scottanti. Chissà se, tra le cause che hanno permesso l’istituzione del matrimonio gay in Messico, è servita anche la minaccia lanciata dai gruppi di Guadalajara: anziché rispettare la privacy e tacere sui tanti personaggi in vista segretamente impegnati in relazioni sentimentali o anche solo erotiche con persone del proprio sesso, fare outing, chiedendo prima in privato di appoggiare la causa e poi, se non si ottengono risultati, “tirar fuori dal cassetto qualche fotografia, qualche video e persino qualche dichiarazione dei partner”. Un pericolo per la ‘rispettabilità’ di un Paese che unisce una forte componente religiosa a una necessità di coerenza sul modello statunitense. Un pericolo soprattutto per politici e uomini di Chiesa che non si limitano a non aiutare la lotta per i diritti ma pubblicamente la ostacolano, bollandola come immorale, contronatura e dannosa per il futuro della nazione.<br />
In Italia, dove gli scandali si sgonfiano presto, vince chi grida più forte e ci rimette solo chi decide di togliersi di mezzo spontaneamente (vedi il caso Marrazzo, ma anche Delbono), dove le responsabilità dell’attuale pontefice in vecchi casi di pedofilia vengono subito depennate dalle notizie di cronaca, di gay che negano e si nascondono, sbandierando tendenze ‘virili’ o richiamandosi al diritto di amare chi si vuole, a prescindere dal genere, sono piene le televisioni. Cantano, ballano, recitano, sorridono e vincono, ma non si dichiarano mai omosessuali. Chissà se allora una minaccia ‘messicana’ potrebbe servire a qualcosa. Quando, tempo fa, la paventò Franco Grillini, alludendo ai tanti parlamentari imboscati e rifacendosi, oltre che a una logica statistica, a notizie che possedeva evidentemente di prima mano, si gridò quasi allo scandalo. Fare i nomi? Una vergogna. Mai abbassarsi a tanto, mai negare il diritto della persona alla propria intimità. Sarà, ma con questa storia della privacy, del diritto all’intimità e degli scrupoli di coscienza, noi gay ancora non abbiamo acchiappato nulla, che governasse la sinistra dei quasi Pacs o la destra dei quasi Dico. Figuriamoci ottenere matrimonio e adozioni! E allora, a mali estremi, estremi rimedi, anche solo con un pizzico di pepe gettato in aria, per vedere se ci si sblocca di un millimetro. Senza farne questioni personali e magari senza esagerare con le rivelazioni, perché si sa che noi gay, per contrasto, tendiamo ad attribuire tendenze omosessuali a chiunque. Limitiamoci, intanto, a qualche allusione, a qualche ritratto vago. E vediamo se da un’iniziativa sporca come questa non si finisca per ottenere più dei tanti richiami alla democrazia e delle tante assicurazioni di fedeltà alla Patria.<br />

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		<title>L’ultimo Sanremo del Millennio</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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E&#8217; trascorso un anno dalla canzone di Povia su Luca che ‘prima’ era gay ma ‘adesso’ sta con lei, le coppie gay [...]]]></description>
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<p>E&#8217; trascorso un anno dalla canzone di Povia su Luca che ‘prima’ era gay ma ‘adesso’ sta con lei, le coppie gay non hanno ottenuto alcun diritto, al contrario di molti Paesi europei, e alle Regionali c’è chi sbandiera come un merito l&#8217;averli negati. Molti mariti italiani tradiscono con altri uomini le proprie mogli (e qualcuno infrange il voto di castità), i siti gay nostrani sono pieni di pettorali e genitali, mentre in Spagna o in Germania quasi nessuno ha paura di mostrare il proprio viso. Ciliegina sulla torta, a maggio arriverà a Brescia Joseph Nicolosi, l&#8217;uomo che vorrebbe ‘riparare’ i gay come un tempo si faceva coi mancini, con la scusa di evitare loro sofferenze (curioso che persone così pietose non ammettano però i cambiamenti di sesso…).<br />
La commedia “L’ultimo Sanremo del Millennio” nasce da queste considerazioni, per denunciare con sarcasmo l’ambiguità di chi vorrebbe farci &#8216;diventare&#8217; eterosessuali. Racconta la storia di un gruppo di amici, ‘riparati’ dalle teorie di un fantomatico professore ma ancora attratti da situazioni al limite del cliché, perché la convinzione è che non ci sia “peggior frocio” di chi fa finta di non esserlo (e attacca gli altri).<br />
Lo spettacolo si avvale della collaborazione di Gay.tv e di molte associazioni e testate di categoria, volontari e semplici sostenitori. Sarà in scena a Roma dal 2 al 7 marzo al Teatro dell’Orologio, per poi riprendere da maggio a Milano, Torino, Pisa e speriamo in moltissime altre città di questa Italia ancora così poco europea.<br />
Flavio Mazzini</p>
<p>L’autore<br />
Nato a Roma nel 1971, Flavio Mazzini è da quasi venti anni attivista gay, impegnato prima politicamente all’interno del circolo Mario Mieli (al fianco di Vladimir Luxuria e Imma Battaglia), poi con iniziative culturali, convinto che le due cose non possano andar disgiunte. Collabora a produzioni cinematografiche e televisive (con Luigi Magni, Laura Betti, Claudio Masenza, Serena Dandini e Flavio Merkel, storico fondatore del movimento gay) e scrive con costanza sulle principali testate LGBT (Gay.it, Clubbing, Gaymagazine.it). Esordisce nella narrativa nel 2005, con il libro confessione “Quanti padri di famiglia”, resoconto grottesco della sua attività di prostituto, edito da Castelvecchi. Con la stessa casa editrice pubblica, l’anno successivo, “E adesso chi lo dice a mamma?”, indagine sul rapporto tra omosessuali e genitori. Debutta a teatro nel 2008 con la commedia “Vestito piaccio, nudo convinco” (di cui firma anche la regia), ritorno farsesco al tema della prostituzione maschile; lo stesso anno è coautore di “Spogliatoi”, commedia corale sul tema della prevenzione; nel 2009 scrive e dirige “Sotto il convento…niente!”, esperimento meta teatrale che prende le mosse dall’arretratezza italiana sui diritti civili; dirige poi “Non è una voglia X” di Alchieri e Favaroni, giallo dei sentimenti su un ‘quasi’ triangolo, che mette a fuoco la situazione psicologica e affettiva di chi decide di cambiare sesso. “L’Ultimo Sanremo del Millennio” è il suo quarto testo per il teatro e la sua quarta regia.</p>
<p>L’ultimo Sanremo del Millennio<br />
una commedia rigorosamente eterosessuale (con qualche caduta ogni tanto…)<br />
di Flavio Mazzini<br />
con Cristiano Cecchetti, Fabrizio Costa, Angelo Curci, Fabrizio Foligno, Silvana Rossomando, Michela Totino e l’assenza straordinaria di Stefano De Santis<br />
regia di Marco Medelin<br />
Roma – Teatro dell’Orologio (sala Orfeo), via dei Filippini<br />
dal 2 al 7 marzo 2010<br />
Milano – Teatro Libero<br />
5 maggio 2010<br />
Torino – Teatro Espace<br />
6 maggio 2010<br />
Pisa – Serata in collaborazione coi Collettivi studenteschi<br />
8 maggio 2010<br />

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		<title>Appuntamento a Londra</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 13:16:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[APPUNTAMENTO A LONDRA]]></category>
		<category><![CDATA[APPUNTAMENTO A LONDRA TEATRO]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Vargas Llosa]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Vargas Llosa APPUNTAMENTO A LONDRA]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Vargas Llosa TEATRO]]></category>
		<category><![CDATA[schermo]]></category>

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Novità assoluta per il teatro, il testo del grande scrittore Mario Vargas Llosa indaga tra sogno e realtà, desiderio e rimpianto, per [...]]]></description>
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<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/4.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3410" title="4" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/4.jpg" alt="4" width="405" height="267" /></a>Novità assoluta per il teatro, il testo del grande scrittore Mario Vargas Llosa indaga tra sogno e realtà, desiderio e rimpianto, per scoprire cosa si nasconde realmente in noi e nei rapporti con gli altri, dall’affetto più tenero alla rabbia, dal dolore della perdita alla tensione erotica. In scena, un uomo e una donna: il ricordo di due amici, una lite, una fuga e un distacco di decenni, il pugno sferrato al ‘frocio’ dall’amico maschio che ha fatto scattare una presa di coscienza indispensabile. L’identità che si sviluppa in una direzione necessaria ma alla quale mancava proprio quello stimolo, l’interruzione di quel sodalizio, alla quale oggi, quasi per caso, si potrebbe porre la parola fine ma che potrebbe anche essere sancita definitivamente. Lui e lei sono lo specchio dei due lui, il completamento del rapporto cameratesco, forse perfino sul piano sessuale, il piano che non si aveva il coraggio di confessare e che appare all’improvviso. Ma anche questo non è detto che sia la realtà…</p>
<p>Il gioco di autore, (e di conseguenza) regista e interpreti,  spiazza lo spettatore fino a lasciarlo immobile alla chiusura del sipario, prima muto e poi impegnato in un chiacchiericcio, a scervellarsi su ciò che ha visto, tentando una spiegazione, rielaborando le suggestioni depositatesi nel profondo. La bellezza di questo spettacolo, in gran parte legato al mondo LGBT ma deliziosamente capace di giocare con le tante tonalità dell’eros, sta proprio nella sua inafferrabilità, nel movimento onirico che però sulla scena è mostrato in tutta concretezza. Non prolusioni fumose o dialoghi sospesi ma passione, rabbia, tensione, malinconia, mescolati però con liberissima creatività e resi al meglio dal forzatamente compassato David Sebasti e dalla strepitosa Pamela Villoresi, perfettamente misurata nel ruolo di una donna nata uomo e pronta a ribaltarlo con molteplici sfumature che accompagnano i capovolgimenti improvvisi del testo. E’ Vargas Llosa in persona a commentare questa sua opera: “la finzione e la vita, il ruolo che quella gioca in questa, la maniera con cui l’una e l’altra si alimentano e si confondono, si respingono e si completano in ogni destino individuale … e il palcoscenico è lo spazio privilegiato per rappresentare quella magia di cui è fatta anche la vita della gente: quell’altra vita che inventiamo perché non possiamo viverla davvero, ma solo sognarla grazie alle splendide bugie della finzione…”.<br />

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<br />
&#8212;&#8212;&#8211;<br />
ASSOCIAZIONE TEATRALE PISTOIESE/ARGOT PRODUZIONI<br />
in collaborazione con Spoleto 52 &#8211; Festival dei 2Mondi<br />
Presentano<br />
APPUNTAMENTO A LONDRA<br />
di Mario Vargas Llosa<br />
regia Maurizio Panici<br />
Con Pamela Villoresi David Sebasti<br />
Teatro della Cometa<br />
Roma Via del Teatro Marcello 4  tel. 06 6784380<br />
fino al 28 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: right;">fonte foto | <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=58786&amp;sez=HOME_SPETTACOLO" >il messaggiero</a></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FpwKb7aAAWD9CC1I57okL33NkNg/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FpwKb7aAAWD9CC1I57okL33NkNg/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
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		<title>Il caffè del signor Proust</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 12:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[flavio mazzini]]></category>
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		<category><![CDATA[MARCEL PROUST TEATRO]]></category>
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Come si fa a raccontare la vita intima di uno dei più grandi scrittori della nostra epoca? Parlare di un uomo rinchiuso [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/proust.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3375" title="proust" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/proust.jpg" alt="proust" width="394" height="480" /></a>Come si fa a raccontare la vita intima di uno dei più grandi scrittori della nostra epoca? Parlare di un uomo rinchiuso in un suo mondo e che da quel mondo e da quel suo stesso rinchiudervisi seppe partorire un capolavoro immortale, manifesto estremo di un’epoca (quantomeno letteraria) non meno di quanto fu affondo geniale nelle pieghe dell’animo dell’individuo? E come si fa a parlare di uno spettacolo che da vent’anni, in un modo originalissimo, sa raccontare tutto questo, con assoluta leggerezza e minutissima profondità, sempre fortemente agganciato ai fatti, agli oggetti, agli odori, alla polvere stessa e al fumo che si respira e che invade lo spazio, anche se solo attraverso la narrazione?<br />

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<br />
Il piccolo miracolo &#8211; perché di miracolo effettivamente si tratta &#8211; si va ripetendo esattamente da due decenni, il periodo durante il quale l’interprete Gigi Angelillo ha saputo vestire i panni e la piccole passioni di Celeste Albaret, umile ragazza di provincia che quasi un secolo fa si ritrovò dapprima ‘courrière’, poi cameriera e infine governante dell’abitazione di Marcel Proust e che, dopo quasi mezzo secolo, decise di rendere finalmente pubbliche le proprie memorie, svelando manie e debolezze del maestro. Aggirandosi tra le stanze ormai abbandonate di una dimora che è più una proiezione del ricordo che non quella in cui avvennero i fatti, si seguono le parole e le esitazioni commosse della donna ormai anziana ma per sempre legata a quegli anni come al più grande onore che la vita le potesse regalare. Non vengono a galla i grandi eventi di quell’esistenza, il dolore per la perdita della madre o i ben noti turbamenti omosessuali, ma i dettagli dell’intimità, le suggestioni. Un volteggiare leggero, spostandosi e ascoltando, immaginando e di colpo staccandosi dal racconto, per assaporare quella bevanda che Proust tanto amava e sulla quale non transigeva. Il caffè, accompagnato dalle fedeli madeleine, i delicati dolci che nella “Recherche” erano legati proprio al ricordo e che vengono serviti dall’attore in persona, che interrompe il racconto ma, anziché spezzare l’incanto, riesce a cementarlo. Un connubio magico, come quello tra Angelillo e questo testo, che ha girato mezzo mondo, incantando il pubblico e di cui in questi giorni i romani hanno ancora una volta l’opportunità di godere (ammesso riescano a trovare un posto libero in casa Proust).</p>
<p style="text-align: justify;">

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<br />
&#8212;&#8212;-<br />
L’Albero Teatro Canzone presenta<br />
Il caffè del signor Proust<br />
Ideato e interpretato da Gigi Angelillo<br />
Scene e costumi Bruno Bonincontri<br />
Scritto e diretto da Lorenzo Salveti<br />
Teatro dell’Orologio – sala Grande<br />
Via de’ Filippini 17/a – tel. 06.6875550<br />
Fino al 14 marzo 2010</p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/R5imbRruk3kAriF7UIqEpxVyyCQ/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/R5imbRruk3kAriF7UIqEpxVyyCQ/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/R5imbRruk3kAriF7UIqEpxVyyCQ/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/R5imbRruk3kAriF7UIqEpxVyyCQ/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sanremo: ma i maschi dove sono finiti?</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 13:25:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[sanremo 2010]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[gay potere]]></category>
		<category><![CDATA[maschi]]></category>
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Rispetto alle precedenti sere del festival, alla serata di sabato, quella del televoto – truffa legalizzata ai danni di invasate adolescenti in [...]]]></description>
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<p style="text-align: left;"><a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/valerio-scanu-sanremo-fm.jpg"><img class="size-full wp-image-3343 aligncenter" title="valerio-scanu-sanremo-fm" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/valerio-scanu-sanremo-fm.jpg" alt="valerio-scanu-sanremo-fm" width="298" height="450" /></a>
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Rispetto alle precedenti sere del festival, alla serata di sabato, quella del televoto – truffa legalizzata ai danni di invasate adolescenti in cerca di un fidanzato ideale – più che i superospiti italiani, la spocchia di Marcello Lippi e quel clamoroso momento epico che è stato il ‘tributo postumo’ da viva a Nilla Pizzi (che, se non altro, ha dimostrato che, quando si ha studiato come si canta, qualcosa rimane nonostante tutto), si notava un’assenza di peso. C’erano i giornalisti ruffiani (che prendono i soldi controvoglia), i politici spocchiosi, le telemarchettone Rai e perfino i Savoia, dinastia che evidentemente noi Italiani ci meritiamo e che dimostra come nel 1946 qualcuno non fosse stato troppo severo. C’erano gli idoli delle teen-ager e le voci di oggi (almeno una buona rappresentanza), la follia accattivante dello sguardo di Cristicchi e quella inquietante di Povia, l’elettricità di Mengoni e l’acquerello di Arisa, lo stile netto della giovane Malika e quello della veterana Irene Grandi. C’era, come al solito, la maestra di sostegno, che presentava rivolgendosi sempre all’ultimo dei suoi alunni-telespettatori, incapace di trascurare i più tardi a costo di rimanere indietro col programma. C’era, in generale, un ritorno alla normalità dopo il sarcasmo di Bonolis, in cui perfino le magnifiche signorine che coreografavano “Malamorenò” sembravano rassicuranti. Di omosessualità non si è mai parlato: Povia stavolta pontificava sull’eutanasia (a proposito, qualcuno di voi potrebbe spiegarmi cosa volesse dire?), Benigni non c’era e Grillini era stato sostituito dagli operai di Termini Imerese. Il fatto è che non si capiva se i gay erano assenti perché ricacciati in basso o perché ormai tacitamente accettati.<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/marco-menegoni.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3345" title="marco-menegoni" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/marco-menegoni.jpg" alt="marco-menegoni" width="432" height="242" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Non che voglia sostenere che i concorrenti fossero tutti sull’orlo del travestitismo, ma certo non si può dire che il podio traboccasse di virilità, coi due campioni televisivi “dichiaratamente eterosessuali” e il principino maritato dal sorriso perenne e l’aria di chi ucciderebbe per ottenere ciò che si è prefissato. Se si aggiungono i già citati Cristicchi (che sarà pure etero e geniale ma che non fa certo alzare l’ormone), l’ormai ‘guarito’ Povia, il vivacissimo vincitore della categoria giovani e perfino il sorprendente colonnello della banda dei carabinieri che pareva scimmiottare Paolo Poli, dopo l’eliminazione di Toto Cutugno ed Enrico Ruggeri (uno dei pochi che ha saputo raccontare le donne pur apprezzandole anche sessualmente), a me è venuto da chiedermi: “Ma i maschi dove sono finiti?”.<br />
Sembrava, senza che nessuno avesse il coraggio di presentarlo come tale, uno di quei quiz della settimana enigmistica: “Trova l’intruso”. E chissà, forse è questo il destino che ci aspetta: un futuro da Risiko dove i gay, affidandosi alle strategie di stilisti e coreografi (ben più efficaci di quelle degli attivisti), non si limitano a chiedere diritti ma, ciglia su ciglia, mutanda su mutanda e senza mai farsi scoprire, giungono a conquistare il mondo.<br />

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		<title>Combattere chi ci vuole riparare</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 17:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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Da pochi giorni è possibile sottoscrivere la petizione &#8220;Nessuno ci può riparare&#8221;(http://www.psicologiagay.com/petitio_nessuno.php), promossa da Psicologiagay.com e volta a sollecitare gli Ordini nazionali [...]]]></description>
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<p><a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/psicologia-gay.jpg"></a>Da pochi giorni è possibile sottoscrivere la petizione &#8220;Nessuno ci può riparare&#8221;(http://www.psicologiagay.com/petitio_nessuno.php), promossa da Psicologiagay.com e volta a sollecitare gli Ordini nazionali dei medici e degli psicologi affinché prendano una posizione chiara, pubblica e definita in merito al concetto di orientamento sessuale (che ha sollecitato la pregiudiziale di incostituzionalità della cd. legge Concia), in merito alla non scientificità delle terapie riparative, e intervengano contro eventuali loro iscritti contrari a quanto la comunità scientifica asserisce. Come nota Marino Buzzi, valente giornalista e scrittore: “Se Harvey Milk fosse vivo, si metterebbe davanti al computer e, attraverso Facebook, farebbe sapere che c&#8217;è ancora bisogno di lottare. Al movimento GLBT non sembra interessare molto la lotta, ma c&#8217;è un fronte che sta lavorando per delegittimare le nostre richieste e le nostre lotte. È un fronte potente, supportato dalla politica e che trova terreno fertile nell&#8217;ignoranza, che si trova a combattere contro un&#8217;armata brancaleone in rosa, divisa, litigiosa, troppo cieca per rendersi contro che più il tempo passa più il pericolo aumenta”.<br />
Uno dei pericoli più evidenti è Joseph Nicolosi e la sua NARTH (Associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell&#8217;omosessualità), sostenuta da estremisti religiosi e omofobi americani, che propone a chi non si riconosce nel suo orientamento omosessuale una “terapia riparativa”, come se dall&#8217;omosessualità si potesse guarire. Una menzogna sbugiardata, dopo secoli di umiliazioni e repressioni, dalle organizzazioni mediche e psicologiche di tutto il mondo, ma che non tocca Nicolosi e i suoi allievi sparsi un po’ ovunque, ovviamente anche nel nostro Paese, come si può vedere nel blog “Si può cambiare” (http://omosessualitaeidentita.blogspot.com/) o in un sito (http://www.obiettivo-chaire.it/home.asp ) che parla di “professionisti del campo psicologico, medico, filosofico, pedagogico e sacerdoti” e di un programma di: “accoglienza e ascolto; accompagnamento spirituale, psicologico e medico; attenzione a genitori, insegnanti ed educatori al fine di prevenire l’insorgere di tendenze omosessuali nei giovani; studio, ricerca e promozione di un’informazione seria e documentata; ricerca delle cause (spirituali, psicologiche, culturali, storiche) che contribuiscono alla diffusione di atteggiamenti contrari alla legge naturale, riconoscibile dalla ragione rettamente formata”.</p>
<p>Un delirio senza fine, di cui si potrà avere un assaggio a Brescia il 21 e il 22 Maggio, quando Nicolosi in persona verrà a presentare il suo ultimo libretto, “Omosessualità. Manuale pratico di riorientamento”. <a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/gay.jpg"><img class="size-full wp-image-455 alignright" title="gay" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/gay.jpg" alt="gay" width="259" height="263" /></a>Marino Buzzi propone allora una class action legale, che obblighi le associazioni di medici, psichiatri e psicologi a ribadire “che l&#8217;omosessualità non è una malattia, che non esistono “metodi riparativi” e che ogni tentativo di “guarigione” equivale a una violenza su persone troppo fragili per difendersi e comprendere che nella propria sessualità non c’è nulla di deviato. Bisogna fare molta attenzione perché, anche se individualmente siamo fuori dal pericolo imminente, abbiamo il dovere morale di pensare a chi si trova o si troverà nelle condizioni in cui noi ci siamo magari trovati da ragazzi. Inoltre, dobbiamo avere sempre chiaro in testa che una società migliore si ottiene anche facendo proprie le battaglie di progresso che apparentemente non ci riguardano, perché il rischio altrimenti è di ritrovarsi, quando meno ce lo aspettiamo, vittime della nostra stessa indifferenza.<br />

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		<title>Quando l’erotismo straborda nel grottesco</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 16:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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A volte nel sesso ci sono aspetti grotteschi o semplicemente ridicoli che riescono ancora a sorprendermi. Si sa che quello che piace [...]]]></description>
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<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/roxxxy.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3246" style="margin: 6px;" title="US-IT-INTERNET-ROBOT-SEX" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/roxxxy.jpg" alt="US-IT-INTERNET-ROBOT-SEX" width="471" height="313" /></a>A volte nel sesso ci sono aspetti grotteschi o semplicemente ridicoli che riescono ancora a sorprendermi. Si sa che quello che piace a uno può non piacere ad un altro, essergli indifferente, fargli schifo o perfino, appunto, farlo ridere. Il sesso al cinema o a teatro può spaziare facilmente dall’aspetto eccitante a quello più smaccatamente comico. Non a caso, “Sex and the city” ha saputo catalizzare l’attenzione degli spettatori mescolando questi due fattori, con una prevalenza netta del secondo. Dunque, trascurando per una volta tanto l’erotismo quanto il disgusto, altro fattore determinante ma decisamente poco commerciale, vorrei parlarvi oggi di un oggetto pensato per soddisfare i desideri più segreti ma che a me (e presumo pure ad alcuni di voi) suscita un misto di perplessità e divertimento. Con una netta prevalenza del secondo.</p>
<p>Si tratta di un prodigio della robotica moderna applicata all’intrattenimento sessuale, un androide femmina dotato di intelligenza artificiale e pelle sintetica, presentato poche settimane fa a Las Vegas e battezzato “Roxxxy”,. Un dirigente della società che lo ha creato sostiene che possa replicare la personalità di un essere umano, parlare e anche ascoltare, in poche parole farvi compagnia e andare a dormire con voi. Roxxxy, la pupazzotta inquietante (e grottesca) che vedete nelle foto stravaccata sul divanetto quasi in apnea, in lingerie molto sexy ma un tantino storta, è alta un metro e 73cm e pesa 54 kg, è dotata addirittura di uno scheletro, anche se non è in grado di camminare o muoversi autonomamente. In poche parole, pesa come un vecchio mobile di famiglia ma, mentre la trascini con fatica, lei ti parla e, se smadonni, ti sente e probabilmente memorizza. Può essere acquistata online, nelle versioni personalizzate, scegliendo il colore della pelle e dei capelli, ma anche indicando le proprie passioni, in modo da uniformarla ad esse e non dover poi litigare come può succedere con una fidanzata qualunque. Il tutto alla modica cifra di 7000-9000 dollari. Vi chiederete perché ne stiamo parlando su questo sito. Semplice: perché la società di Roxxxy sta già lavorando alla versione maschile: Rocky. Chissà che sexy!</p>
<p> </p>
<p>foto | <a href="http://blog.lamiaombra.it/wp-content/uploads/roxxxy.jpg" >lamiaombra</a><br />

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		<title>12 BACI SULLA BOCCA</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 12:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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		<category><![CDATA[Gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Gelardi]]></category>
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“Dopo il lavoro fatto con Gomorra, abbiamo voluto mettere a frutto la nostra esperienza in una storia di pura finzione, che parte [...]]]></description>
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<p>“Dopo il lavoro fatto con Gomorra, abbiamo voluto mettere a frutto la nostra esperienza in una storia di pura finzione, che parte dalla periferia della nostra terra, dove il tempo sembra essersi fermato e, al di là di una finto progressismo, ci sono ancora leggi sociali antiche”. Così l’autore Mario Gelardi e il regista Giuseppe Miale di Mauro presentano il loro nuovo lavoro, violentemente calato nel tempo (il 1975 della morte di Pasolini) e nell’intimità dei protagonisti. “12 baci sulla bocca”, in scena a febbraio, prima a Roma e poi a Napoli, è una storia d’amore ‘scandalosa’ ambientata nella periferia napoletana, tra strade isolate ed eccessivi ristoranti per cerimonie con finti stucchi veneziani, statue e laghetti con i cigni. Una terra lontana secoli dalla modernità, da un’idea di progresso, in cui si svolge l’incontro-scontro tra Emilio, lavapiatti dai modi e dal linguaggio brusco e Massimo, fratello ‘ripulito’ del proprietario di un ristorante, in procinto di sposarsi con l’unica donna della sua vita. Il loro è un rapporto al limite dello scontro fisico, in cui ogni momento di apparente dolcezza viene guastato da parole e gesti sbagliati, in un ambiente dove vige la legge del branco, che non permette alcuna diversità. Lo spettatore si identifica in loro, nel messaggio che non è tanto morale ma utilizza le emozioni per imprimersi e far riflettere. Storie di omosessualità negata a livello sociale, come i cowboy del Wyoming o i naziskin danesi, quelli che il cinema mondiale ha il coraggio di raccontare e che al nostro ancora mancano, troppo impegnato a limare, a smussare, edulcorare per non incorrere negli strali di un moralismo talebano. Il teatro per fortuna ancora osa, e non è un caso che ad attuarlo siano gli autori della riduzione di “Gomorra”, impegnati con “Teatri della legalità”, giovani professionisti capaci di parlare della loro città fino a farla assurgere a simbolo dei nostri tempi.<br />
DecimoPianeta &#8211; I Teatrini in collaborazione con napoligaypress presentano:<br />
12 BACI SULLA BOCCA<br />
di Mario Gelardi<br />
con Francesco Di Leva, Stefano Meglio, Andrea Vellotti<br />
scene Roberta Mattera, costumi Giovanna Napolitano<br />
luci Ettore Nigro, foto Carmine Luino<br />
Aiuto regia Giuseppe Gaudino<br />
regia di Giuseppe Miale di Mauro<br />
ROMA &#8211; TEATRO BELLI, dall&#8217;11 al 21 febbraio<br />
NAPOLI &#8211; TEATRO GALLERIA TOLEDO , dal 23 al 28 febbraio<br />

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		<title>Una marcia per la laicità (e per i diritti)</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 14:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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Il crocefisso è diventato (o forse è tornato ad essere, come nei tempi bui del Medioevo) un’arma nelle mani degli integralisti, per [...]]]></description>
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Il crocefisso è diventato (o forse è tornato ad essere, come nei tempi bui del Medioevo) un’arma nelle mani degli integralisti, per “costruire un&#8217;identità nazionale razzista e una declinazione della cittadinanza eterosessista e familista”. E’ ciò che pensa il movimento di Facciamo Breccia, invitando tutti alla Manifestazione Nazionale NO VAT – Autodeterminazione, Laicità<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/facciamobreccia.jpg"><img class="size-full wp-image-3134 alignright" title="facciamobreccia" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/facciamobreccia.jpg" alt="facciamobreccia" width="236" height="236" /></a>, Antifascismo, Antirazzismo, Liberazione, che si tiene a Roma sabato 13 febbraio 2010. Non solo un san Valentino di amore e sdolcinatezze, ma un’occasione per contrapporsi in una battaglia che non è esclusivamente gay, ma è anche gay. Almeno fin quando le posizioni del Vaticano saranno queste. Per il quinto anno si scende in piazza a protestare contro le ingerenze di Oltretevere nella politica italiana, al grido di antirazzismo, antifascismo, antisessismo, “lotte necessarie l&#8217;una all&#8217;altra”. Non è un caso infatti che il gruppo dei No Vat sia sempre presente ai Gay Pride, motivo in più per ricambiare il favore, ammesso appunto che di favore si tratti.<br />
Gli obiettivi che si pongono sono, ad essere realistici, decisamente ardui da raggiungere in una situazione come quella italiana. Ma, un po’ come noi gay per il matrimonio, a volte bisogna puntare in alto, sia per ottenere qualcosa, sia semplicemente per non perdere l’abitudine alla propria dignità. Ecco dunque l’elenco, con la premessa che, difficoltà a parte, non sembrano pretese ingiustificate o deliri di onnipotenza (semmai quelli sono altrove): autodeterminazione e libertà di scelta responsabile in ogni fase della vita; istruzione pubblica e laica e l&#8217;abolizione dell&#8217;ora di religione; sistema sanitario pubblico e laico; Stato sociale che risponda alle necessità reali dei diversi soggetti; diritti e piena cittadinanza di lesbiche, trans, gay e migranti; eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano e cancellazione della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita; abolizione del Concordato e dei privilegi derivanti (esenzione ICI, otto per mille&#8230;).<br />
Viene maliziosamente da pensare che, se si mettesse in discussione seriamente questo ultimo punto (e magari anche quello sulla sanità pubblica), forse il Vaticano si concentrerebbe di meno nel suo astio per noi…<br />

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NO VAT 2009<br />
Autodeterminazione, Laicità, Antifascismo, Liberazione, Cittadinanza<br />
Manifestazione Nazionale &#8211; Roma, 14 febbraio `09<br />
Concentramento in Piazza della Repubblica – ore 14<br />
<a href="http://www.facciamobreccia.org" >Facciamobreccia</a> 
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		<item>
		<title>Tanto astio è solo il segno di una Chiesa al tramonto</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 20:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Societa]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa al tramonto]]></category>
		<category><![CDATA[schermo]]></category>
		<category><![CDATA[Sex and the vatican]]></category>
		<category><![CDATA[vescovo emerito pistoia]]></category>

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Mentre dalla Germania arrivava la notizia delle ennesime violenze sessuali compiute per decenni da sacerdoti cattolici e loro affiliati (abusi ai danni [...]]]></description>
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<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/cupola-di-michelangelo.jpg"><img class="size-full wp-image-3012 alignleft" style="margin: 6px;" title="cupola di michelangelo" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/cupola-di-michelangelo.jpg" alt="cupola di michelangelo" width="350" height="263" /></a>Mentre dalla Germania arrivava la notizia delle ennesime violenze sessuali compiute per decenni da sacerdoti cattolici e loro affiliati (abusi ai danni degli studenti, sedute di masturbazione, stupri segreti), in Italia, come se nulla fosse, c’è chi sente l’obbligo di ribadire discutibili principi: “L&#8217;omosessualità è un disordine&#8221;, tuona  monsignor Scatizzi, vescovo emerito di Pistoia, &#8220;un peccato che esclude la comunione&#8221;. Il vescovo emerito di Grosseto, monsignor Babini, attacca perfino il governatore della Puglia: &#8220;La pratica conclamata della omosessualità è un peccato gravissimo, bisogna negare la comunione a tutti coloro che la professino, senza alcuna remora, proprio in quanto pastori di anime. Io non darei mai la comunione ad uno come Vendola&#8221;. Il vescovo emerito di Lucera-Troia, monsignor Zerrillo, invece se la prende con le leggi anti-omofobia. &#8220;Non é mai assimilabile ciò che è la normalità, ovvero la famiglia eterosessuale fondata da uomo e donna, e quella omosessuale che famiglia non è, per la semplicissima ragione che non è in grado di ottemperare alla riproduzione. Dare la comunione a persone del genere può causare scandalo, è quindi meglio non darla&#8221;. Anche per Babini, &#8220;la legge sulla omofobia di fatto incoraggia questo vizio contro natura e dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, è uno scandalo. I gay dovrebbero pentirsi di questo orribile difetto&#8221;. Come se non esistessero vie di mezzo, i monsignori ci vanno giù con la mano pesante.</p>
<p>Potremmo andare avanti a lungo, ma basterebbe ricordare che Cristo, il quale mai pretese di fondare una religione sua, predicò solo pace e amore, al contrario di chi, professandosene seguace, semina odio e discriminazione e pretende di parlare in nome di Dio, decidendo cosa è naturale e cosa no. Salvo poi per primo ostacolare la riproduzione, scegliendo di non sposarsi e non generare figli. E reprimendo i propri istinti ‘naturali’, salvo magari sfogarsi su creature indifese (come è accaduto in alcuni casi).</p>
<p>La figura del sacerdote, ontologicamente ambigua e palesemente manipolatrice, passa quasi intatta attraverso le differenti fedi, fino a imporsi in tutti i suoi aspetti negativi anche laddove i precetti particolari esigerebbero ben altro. <a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/vescovo_pistoia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3013" title="vescovo_pistoia" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/vescovo_pistoia.jpg" alt="vescovo_pistoia" width="200" height="245" /></a></p>
<p>Se Cristo non condannò i peccati della carne ma dello spirito, né perse tempo a scruta dentro le mutande ma in fondo ai cuori, condannando semmai proprio sacerdoti, farisei e sadducei, ecco forse spiegata, meglio che da qualsiasi superficiale tesi legata alla decadenza dei tempi o al relativismo, il declino inesorabile di una Chiesa ipocrita e violenta, da noi ossequiata per il suo potere, non certo per la sua autorevolezza. Non occorre essere credenti per rendersene conto. Ma per i credenti, in particolare quelli gay, le affermazioni di certi monsignori emeriti costituiscono la scintilla per una necessaria presa di posizione: dentro o fuori. Ossia, partecipare all’orgia collettiva di menzogne in nome di Cristo, oppure ribellarsi e costituire opposizione, magari anche interna, per porre le basi della rinascita di una Chiesa realmente cristiana.<br />

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		<title>La Cuccarini e il peggio degli Italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 15:31:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/cuccarini-mucca3.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-2759 alignright" title="cuccarini-mucca3" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/cuccarini-mucca3-150x150.jpg" alt="cuccarini-mucca3" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Spiace tornare ancora sulla vicenda Cuccarini, ma  va rimarcata l’ennesima leggerezza ai danni della comunità LGBT da parte di questo facilone, retorico, arrogante e inconcludente popolo italiano che ama circondarsi di signori, che a loro volta amano circondarsi di corti. Coltelli, veleni e tanta perdita di tempo e di energie, ma siamo fatti così, si vede che fa parte dello stesso DNA che per altri versi ci ha regalato tanta ricchezza (della quale non sappiamo godere a pieno). Fa parte degli Italiani in genere e non risparmia di certo noi gay, visto che stavolta la leggerezza ai danni della comunità LGBT l’abbiamo compiuta proprio noi.<br />
E sì, perché già è ridicolo che Lorella Cuccarini assurga al rango di ‘icona gay’ solo perché bionda, sorridente e interprete di qualche canzoncina orecchiabile e vagamente camp. Che però poi, tra tante che non muovono un dito per noi se non quando devono promuovere un nuovo lavoro, si vada a colpire proprio lei, non per offese gravi ma per aver espresso un concetto legato a una sua fede, peraltro nemmeno troppo sbandierata opportunisticamente (come invece fanno in molti nel nostro Paese) ma vissuta coerentemente nel privato (come invece fanno in pochi nel nostro Paese) diventa davvero imperdonabile.<br />
<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/cuccarini-muccassassina1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-2758 alignleft" title="cuccarini muccassassina" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/cuccarini-muccassassina1-150x150.jpg" alt="cuccarini muccassassina" width="150" height="150" /></a>Ha detto di non volere per i gay il matrimonio perché lo ritiene un sacramento con sue proprie regole, ma ha pure detto, contro il volere delle alte gerarchie ecclesiastiche (e al contrario di molti nel nostro Paese), che è necessario riconoscere le unioni omosessuali a livello civile, con quel che ne consegue in fatto di diritti. Fossimo in Svezia, si potrebbe pure considerarla ‘non troppo amica’, ma farlo qui è decisamente ipocrita. Tanto più che la contrarietà alle adozioni è purtroppo condivisa ancora da buona parte degli stessi gay.<br />

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Peggio che ipocrita, diventa perfino vigliacco un attacco esplicito da parte di chi, abituato ad essere minoranza schiacciata ovunque, si ritrova per una volta in maggioranza, ad ospitare chi ha il coraggio (al contrario di molti in questo Paese) di ribadire le proprie convinzioni anche fuori dalle mura amiche. Un coraggio unito ad una cortesia che manca ai cattolici delle alte sfere (ricordate l’episodio del papa all’Università La Sapienza?) e di cui bisognerebbe approfittare, invece di scagliarvisi contro stupidamente. Ma la stupidità, desumibile dalla premeditazione della protesta e scaturita dalle dichiarazioni su Vanity Fair e soprattutto – temo – dal passaparola, è altra dote tutta italiana.<br />
Stupido, vigliacco, ipocrita: un ritratto dell’italiano che si adatta a molti di noi gay, come purtroppo mostra questa vicenda ridicola e triste di un’artista non eccellente ma coerente con le proprie convinzioni e peraltro nemmeno a noi ostile. Se scegliamo queste persone, prima come icone da adorare e poi come nemici contro cui combattere, ci sono ben poche speranze di farcela.<br />

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		<title>Ricordando Vinicio</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 14:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/GAMAG123.jpg"><img class="size-medium wp-image-2745  aligncenter" title="GAMAG123" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/GAMAG123-300x224.jpg" alt="GAMAG123" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Lo scorso 23 dicembre all’età di ottantatre anni, è scomparso Vinicio Diamanti, protagonista ‘en travesti’ a partire dagli anni Cinquanta. Ricordo di averlo saputo solo molti giorni dopo, quando era tardi per darne la notizia su Gaymagazine ed è quindi con piacere che ora segnalo un incontro con chi lo ha conosciuto e ha collaborato con lui (tra i quali Dominot, altro storico artista della scena gay, e Bruno Fiorentino, attivista e curatore della mostra sui trent’anni di movimento gay) che si svolgerà al Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli domenica 31 gennaio, alle ore 17.00. Saranno proiettati filmati e mostrate foto e documenti originali appartenuti a Vinicio e donati al Mieli dalla famiglia, destinati a confluire in un apposito Fondo, all’interno del <a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/GAYMAG124.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2746" title="GAYMAG124" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/GAYMAG124-300x224.jpg" alt="GAYMAG124" width="300" height="224" /></a>Centro di documentazione Marco Sanna. “Conservando con amore materiali e testimonianze della sua esperienza artistica, Vinicio Diamanti ha contribuito a salvare non solo la sua storia personale di attore, ma anche un pezzo di cultura gay”: materiali teatrali, cinematografici (“Gay Salomè” e “Delitto al Blue Gay”), rare testimonianze dell’avanspettacolo, spartiti e testi di canzoni, pagine di diario, cartoline e corrispondenza, materiali audio e video, rassegna stampa, vestiti, costumi di scena, parrucche, accessori ed effetti personali. Più una biblioteca che copre un arco temporale dagli anni Venti ad oggi, compresi rarissimi testi sulla sessualità pubblicati prima della guerra, e una raccolta di storiche riviste gay o che hanno ospitato contenuti omosessuali, più testimonianze autografe di amici artisti e militanti e documenti risalenti ai primi anni del movimento gay italiano, come gli atti del Primo congresso di controinformazione sulla sessualità, tenutosi a Roma il 13 e il 14 ottobre del 1973.<br />
Vinicio era tutto questo, un artista, un attivista ma anche una persona sempre presente e pronta a divertirsi e a far divertire, come dimostrano le foto che ci ritraggono insieme, scattate al Pride del 2005. Ci separavano quasi 50 anni ma di certo, a differenza di troppi intellettuali snob, omosessuali costretti a dare un significato personale alle proprie inclinazioni e incapaci di fondersi con un progetto comune, Vinicio non aveva perso la voglia di partecipare insieme agli altri.<br />

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<a href='http://gaymagazine.it/2010/01/29/ricordando-vinicio/gaymag124/' title='GAYMAG124'><img width="150" height="150" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/GAYMAG124-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="GAYMAG124" /></a>
<a href='http://gaymagazine.it/2010/01/29/ricordando-vinicio/gamag123/' title='GAMAG123'><img width="150" height="150" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/GAMAG123-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="GAMAG123" /></a>
<a href='http://gaymagazine.it/2010/01/29/ricordando-vinicio/gaymag125/' title='GAYMAG125'><img width="150" height="150" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/GAYMAG125-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="GAYMAG125" /></a>
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Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli<br />
Tel. 06/5413985<br />
www.mariomieli.org</p>

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		<title>Certi diritti, di noi tutti</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 14:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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Sabato 30 e domenica 31 gennaio 2010, a Firenze si terrà il Terzo Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti, che da alcuni anni è particolarmente attiva [...]]]></description>
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<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/certi-diritti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-656" title="certi-diritti" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/certi-diritti.jpg" alt="certi-diritti" width="280" height="214" /></a></p>
<p>Sabato 30 e domenica 31 gennaio 2010, a Firenze si terrà il Terzo Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti, che da alcuni anni è particolarmente attiva nell’occuparsi di questioni legate ai diritti delle persone LGBT(E). Come molte delle battaglie radicali, anche quelle di Certi Diritti non si sono mai lasciate intimidire da nomi o istituzioni altisonanti e, nel tempo, hanno organizzato manifestazioni di protesta ovunque, anche davanti a piazza san Pietro, oltre che molti incontri volti a coordinare le varie organizzazioni di settore. Un confronto che, proprio nel valicare schieramenti e interessi di parte, sfida l’arroganza del potere e dei privilegi, in nome delle libertà e dei diritti di tutti. Unire e non dividere, e non è un caso che alle loro battaglie si siano affiancati gay di tutti gli schieramenti politici, di destra e di sinistra, credenti e atei, anche se troppe volte si è dovuta riscontrare una scarsa partecipazione di chi, con maggior costanza ed entusiasmo, è solito invece frequentare saune, discoteche o cruising. Il Terzo Congresso discuterà molte iniziative che vedono impegnata l’associazione sui temi dei diritti civili e umani della comunità LGBT(E). E’ un periodo complesso, viste le elezioni, da una parte dei consigli regionali, dall’altra dell’Arcigay. Non è male però cercare di fare un po’ di chiarezza attraverso una posizione decisamente super partes. La partecipazione politica, l’interesse per ciò che si muove oppure, come purtroppo da noi, sta spesso fermo, e la necessità di dare il proprio contributo, teorico e pratico, militante e libero, è alla base di ciò che potrebbe avvenire nei prossimi anni in Italia. Indipendentemente dalle opinioni politiche, dalla situazione patrimoniale e sentimentale. E’ una battaglia di tutti, anche se molti paiono non accorgersene e qualcuno tenta di approfittarne per interessi personali. D’altra parte, questa è una piaga tutta italiana che sembra caldeggiata, se non mossa, dall’alto, come volontà di assopire le coscienze. Lo dimostrano proprio gli episodi di intelligente controtendenza, come le battaglie di Certi Diritti o sporadiche iniziative private, come ad esempio l’incontro tra Margherita Hack e il vescovo Benti, che a Verona ha richiamato una folla tale da lasciar fuori centinaia di persone. <img class="alignleft" src="http://www.iviaggidialice.it/catalog/images/firenze.jpg" alt="" width="320" height="220" />Un incontro che la Tv pubblica ha ignorato (ma che una Tv privata ha trasmesso), incontro in cui non si è parlato di omosessualità, ma pure si sono potuti confrontare liberamente scienza e fede, senza balconi, vetri in plexiglas o cordoni di sicurezza, imposizioni o priorità. Tanto che la scienziata (tra l’altro nota sostenitrice delle cause gay) ha potuto attaccare «l&#8217;ipocrisia di chi difende il crocifisso e poi fa leggi razziste contro gli immigrati e i disgraziati» e parlare di etica comune, dichiarando che: «Anche gli atei ce l&#8217;hanno ed è sempre quella: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, ce lo ha insegnato Gesù, primo socialista della storia perché si è messo dalla parte dei deboli e dei diseredati, ma un ateo lo fa con disinteresse perché non crede ad un premio o ad una punizione dopo la morte».<br />

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		<title>Presunte icone e donne intelligenti</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 15:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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“Basta coi finocchi, sennò la gente si stufa”. Come in una prima della Scala, quando si torna alle costose pellicce e si [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/ferilli1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2707" title="ferilli" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/ferilli1.jpg" alt="ferilli" width="319" height="437" /></a>“<a href="http://gaymagazine.it/2010/01/21/sabrina-ferilli-e-i-gay-antipatici-le-reazioni/" >Basta coi finocchi, sennò la gente si stufa</a>”. Come in una prima della Scala, quando si torna alle costose pellicce e si gettano i capi in finta pelle ormai fuori moda, dopo la Cuccarini ci ha abbandonato pure la casareccia stellina di sinistra, lasciandoci orfani di cotanto seno.<br />
In un Paese senza cultura, fanno notizia le opinioni delle maggiorate, al punto che anche io ammetto di aver sbirciato ovunque, perfino su Gay.it che, riportava il sondaggio: “Giusto boicottare le icone gay irriconoscenti?”<br />
Più che boicottare le icone gay irriconoscenti e magari costringerle ad imbarazzanti arrampicate sugli specchi, vorrei proporre invece in tutta umiltà (e senza negare l’alto profilo del sito di De Giorgi) di segnalare chi va in controtendenza, ossia quelle donne (e uomini) capaci di spendersi volontariamente in favore dei nostri diritti e che difficilmente smentirebbero il giorno dopo. Come, ad esempio, le due intelligenti ospiti di ‘Che tempo che fa’ di domenica 24 gennaio: Lella Costa e Luciana Littizzetto. <a href="http://gaymagazine.it/2010/01/25/lella-costa-icona-gay-si-e-me-la-tiro-moltissimo/" >La Costa, dopo aver ammesso di essere considerata un’icona gay</a>, ha detto che aggiungere diritti non significa toglierli a qualcun altro. La Littizzetto, che ci ha spesso difesi dagli attacchi del Vaticano, ha invece invitato la Binetti (che ci vuole sofferenti per la nostra condizione) ad uscire dal Pd. Perché, quindi, non prendere in considerazione e dare spazio a chi, oltre a difenderci, dimostra di avere un cervello dentro la testa? Anche perché, se già stento a credere icona la Cuccarini, figuriamoci la compagna Sabrinona.</p>
<p>di FLAVIO MAZZINI<br />

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		<title>L’importanza (e il piacere) della diversità</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 13:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Societa]]></category>
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I fatti di Rosarno hanno lanciato un segnale chiaro al Paese su una situazione che non può essere ulteriormente trascurata o fatta [...]]]></description>
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</p>
<p style="text-align: justify;">I fatti di Rosarno hanno lanciato un segnale chiaro al Paese su una situazione che non può essere ulteriormente trascurata o fatta ostaggio di bieche manovre elettorali. Uno di quegli elementi che separano i Paesi civili da quelli arretrati, le democrazie moderne dagli Stati a libertà provvisoria. Noi gay ne sappiamo qualcosa, perché facciamo parte di quegli elementi: ne fanno parte i diritti che ancora non abbiamo come quelli che abbiamo faticosamente conquistato, ossia il diritto alla visibilità e a non essere derisi e malmenati. Un occhio al di là dei nostri recinti non guasta ed è per questo che ho deciso di segnalare un video interessante, che si potrebbe adattare, magari con qualche modifica, anche al caso nostro.</p>
<p style="text-align: center;">
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<p style="text-align: justify;">Per fortuna c’è chi ritiene la diversità una ricchezza e ricorda, oltre al fatto che l’Italia ha una sua lunga storia di emigrazione, anche che l’accoglienza e l’ospitalità sono concetti, prima ancora che cristiani, iscritti nella storia umana da sempre. Il divertente ma profondo video racconta un giorno senza più immigrati, con persone che prima partecipavano alla nostra vita di tutti i giorni e che improvvisamente spariscono, lasciandoci letteralmente nei guai. A cominciare dalle donne di servizio, dalle tate che si occupano di bambini (e anziani), dalle persone da cui compriamo la frutta, ecc. Gente che fa parte della nostra vita, che lavora con noi e spesso per noi, non il pericolo mascherato di cui un razzismo demagogico ci parla, gente con le proprie speranze, proprio di fianco alle nostre. Dicevo che si potrebbe adattare a noi gay proprio per questo, perché se per un giorno sparissimo noi, come era stato suggerito da un’iniziativa americana in parte fallita, la società sarebbe più povera. Magari di parrucchieri e stilisti, ma non solo. Per questo il video centra doppiamente il<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/diversi.jpeg"><img class="size-full wp-image-2591 alignright" title="diversi" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/diversi.jpeg" alt="diversi" width="350" height="350" /></a> bersaglio, perché la nostra ipocrisia non si rende sempre conto che, senza gli immigrati, si fermerebbero molte fabbriche, attività agricole, situazioni domestiche. Sempre per questo, ovviamente, il video si limita a considerare gli immigrati solo come forza lavoro. Perché c’è anche un altro modo di interagire, più sottile e profondo, meno egoistico ma non altrettanto diffuso. Quello dei sentimenti, ad esempio, e perfino quello sessuale. A me è capitato spesso di rapportarmi intimamente con persone non italiane, turisti di passaggio a Rom, ragazzi stabilitisi qui e provenienti da Paesi ricchi o benestanti di Paesi meno ricchi, e molti altri che si erano dovuti adattare, non diversamente da quelli di cui parla la tv e protagonisti del video. Sarebbe carino, allora, mostrare anche i luoghi di incontro gay, con persone di tutto il mondo che improvvisamente spariscono. Certo, è una questione meno avvertibile di quella lavorative, però esiste. Almeno per me, è sempre stato un piacere poter guardare a un ragazzo indipendentemente dall’etnia o forse proprio col piacere di un confronto (anche sessuale) con altre nazioni, altri tratti somatici, altri colori, altre caratteristiche fisiche. Una ricchezza nella varietà, una unità nella diversità che non pretendono di significare concetti universali di amore, ma che non si limitano nemmeno a un semplice sfizio. Come quando andiamo all’estero e non cerchiamo disperatamente pizza o pasta, ma ne approfittiamo per scoprire e gustare il piacere di qualcosa di diverso. Ugualmente, quando queste differenze approdano da noi, e non solo sotto forma di kebab, qualunque siano la lingua, la religione, il colore di chi abbiamo di fronte, possiamo scoprire e gustiamo il piacere di qualcosa che, alla fine, non è poi così diverso, eppure lo è.</p>
<p>
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<br />
Il sito<br />
<a href="http://www.blacks-out.com" >blacks-out.com</a></p>
<p style="text-align: left;">Il video su youtube: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GGFXH9vFnnk" >link</a></p>
<p>Fonte foto: <a href="http://files.splinder.com/afaea44eb687845f85be8caf4f944c98.jpeg" >link</a></p>

<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_GwYME2dhZuAEfXvrwTjQGT2mG4/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_GwYME2dhZuAEfXvrwTjQGT2mG4/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_GwYME2dhZuAEfXvrwTjQGT2mG4/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/_GwYME2dhZuAEfXvrwTjQGT2mG4/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Renata, Emma e il matrimonio gay</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 14:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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Nel vuoto pneumatico di certi forum su internet, zeppi di sproloqui sgrammaticati e privi di orientamento, ogni tanto si levano voci nobili, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/boninopolverini_1.jpg"><img class="size-full wp-image-2568  aligncenter" title="bonino polverini" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/boninopolverini_1.jpg" alt="bonino polverini" width="300" height="292" /></a>
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Nel vuoto pneumatico di certi forum su internet, zeppi di sproloqui sgrammaticati e privi di orientamento, ogni tanto si levano voci nobili, non necessariamente condivisibili ma che meritano la qualifica di pensieri. Tra queste, c’è chi, con bello stile in versi, è riuscito a dire qualcosa che io non avrei saputo esprimere altrettanto bene. Il tutto fa riferimento allo scontro per la poltrona di Governatore del Lazio tra due donne decisamente fuori dagli schemi della nostra attuale politica. Da una parte, Emma Bonino, cui fa riferimento l’amico Almadell, dall’altra, Renata Polverini, che avrebbe in seguito risposto frettolosamente, ribadendo di considerare ‘famiglie’ solo quelle costituite da un uomo e da una donna, senza specificare se per forza uniti legalmente (e magari  religiosamente) in matrimonio oppure no. La polemica potrebbe essere destinata a crescere, mettendo in gioco da un lato le speranze dei gay ma pure i timori di certi cattolici del centro sinistra, dall’altro un concetto di destra moderna laica ed europea del quale nel nostro Paese si stenta a vedere anche solo un pallido riflesso ma che proprio la Polverini pareva potesse incarnare. In attesa di approfondimenti, ecco intanto il commento dell’amico Almadell sull’altro versante:</p>
<p style="text-align: left;">Da una persona che non si è mai sposata<br />
la critica al matrimonio gay<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/gaymarried1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2382" title="gaymarried" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/gaymarried1.jpg" alt="gaymarried" width="295" height="340" /></a><br />
è la prosecuzione di una critica al matrimonio tout-court.</p>
<p>E&#8217; un vecchio problema del massimalismo.<br />
Come affrancare le minoranze<br />
portando una critica radicale al sistema?</p>
<p>L&#8217;esempio del femminismo è sufficientemente buono.<br />
I Pacifisti sono favorevoli alle donne nell&#8217;esercito?<br />
Gli Anarchici sono favorevoli al voto alle donne?<br />
Sì e no, ovviamente.</p>
<p>Parafrasando Pasolini su &#8220;bianchi&#8221; e &#8220;neri&#8221;<br />
&#8220;Diciamo che i gay sono come gli etero,<br />
mai che gli etero sono come i gay&#8221;</p>
<p>Anch&#8217;io sono per la parità.<br />
Aboliamo il matrimonio civile eterosessuale.<br />

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<br />
Citando Gesù, nel Vangelo secondo Matteo<br />
[10]Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell&#8217;uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». [11]Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. [12]Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».</p>
<p>Ecco, appunto: &#8220;chi può capire, capisca&#8221;.<br />
Non credo che la Bonino si metterà di traverso rispetto a questa battaglia.<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/MatrimonioGay.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2314" title="_MatrimonioGay" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/MatrimonioGay.jpg" alt="_MatrimonioGay" width="300" height="216" /></a><br />
E quando io parlo di &#8220;abolire il matrimonio civile&#8221;<br />
faccio un uso improprio della parola &#8220;abolire&#8221;.</p>
<p>Alla fine l&#8217;unica cosa saggia è legalizzare la droga e non drogarsi;<br />
il matrimonio gay e non sposarsi; la prostituzione e non vendersi.</p>
<p>Se la Bonino avesse la mia età, forse lo capirebbe.</p>
<p>Parole cui mi allineo completamente, per quanto io stesso sia poco incline al matrimonio. Non intendo dire che il matrimonio gay non abbia importanza, anzi il contrario. Un po’ come la libertà religiosa per chi ricopre cariche istituzionali in uno Stato laico, che personalmente ritengo inutile se non dannosa, non pretendo però sia repressa. Semplicemente, trovo che ci si dovrebbe sposare solo in Chiesa, non per gli addobbi e i confetti, ma perché si crede realmente in ciò che si giura davanti al Dio cui si crede. I non credenti non hanno bisogno di cerimonie ma solo di eguali diritti, con in più la possibilità di separarsi che ai credenti dovrebbe essere negata. Si stabilirebbero dei confini più netti e si creerebbe un minimo di serietà, impresa impossibile per il nostro Paese. Per cui, non resta che allinearsi per una battaglia che contiene anche obiettivi ai quali non si crede e indipendentemente dalla loro possibilità di realizzazione. Unirsi, intanto, anche con il sostegno morale a Francesco e Manuel e a tutti quelli che sentono così forte questa esigenza o, forse, in modo più nobile, trovano vergognoso che in Italia nessuno se ne curi e che la minoranza dentro la minoranza di chi vorrebbe sposarsi sia doppiamente avvilita. Francesco e Manuel meritano rispetto, indipendentemente da tutto. Anche dal fatto che io, trentottenne fidanzato con un ragazzo molto più giovane, probabilmente non avrei accettato che il mio giovane compagno si sottoponesse allo sciopero della fame.<br />

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		<title>Il ricordo dei triangoli rosa</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 13:18:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flavio Mazzini</dc:creator>
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Vicini alla ricorrenza annuale delle vittime dei lager, tocca ai singoli centri di informazione e cultura gay omaggiare gli omosessuali sterminati, in [...]]]></description>
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<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/TriangoloRosa.jpg"><img class="size-full wp-image-2515 alignleft" style="margin: 5px;" title="TriangoloRosa" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/TriangoloRosa.jpg" alt="TriangoloRosa" width="350" height="207" /></a>Vicini alla ricorrenza annuale delle vittime dei lager, tocca ai singoli centri di informazione e cultura gay omaggiare gli omosessuali sterminati, in assenza di qualsiasi forma di riconoscimento ufficiale a livello nazionale, oltre che da parte delle istituzioni, della Tv di Stato e, ovviamente, del pontefice e dei suoi sgherri. Con il Vaticano è inutile dialogare. Pochi giorni fa cadeva la ricorrenza della morte di Alfredo Ormando, datosi fuoco in piazza san Pietro per protestare contro l’ostilità delle alte gerarchie ecclesiastiche contro i gay. Nessuna voce si è mai levata da quelle finestre. D’altronde, anche in occasione della visita ufficiale ad Auschwitz, quando si lasciò scappare una critica al suo datore di lavoro, Benedetto XVI omise di parlare degli omosessuali che vi persero la vita e rispose con un silenzio altrettanto imbarazzante, se non di più.<br />
Buono o cattivo che sia il pontefice di turno, resta il fatto che noi tutti, credenti e non credenti, omosessuali ed eterosessuali, fatti salvo il manipolo inevitabile di revisionisti, razzisti e cretini di ogni sorta, dovremmo riconoscere a quale livello di barbarie poté giungere l’uomo nella sua furia di affermare il dominio degli uni sugli altri, in nome di principi deliranti.<a href="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/acigay-orlando-Brescia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2516" title="acigay orlando Brescia" src="http://gaymagazine.it/wp-content/uploads/acigay-orlando-Brescia.jpg" alt="acigay orlando Brescia" width="200" height="200" /></a></p>
<p>Dico dovremmo, perché si sa che nulla diventa più pericoloso delle celebrazioni, quando  esse diventano un obbligo meccanico. Per evitarlo, chi si trova dalle parti di Brescia, potrebbe intanto non prendere impegni per il pomeriggio di giovedì 18 e appuntarsi sull’agenda  l’incontro sui Triangoli Rosa, organizzato dall’Arcigay Orlando e curato dal  dott. Marco Reglia, studioso che si è spesso occupato di persecuzioni ai danni di  omosessuali e che attualmente è responsabile nazionale Memoria di Arcigay.                        Nei giorni seguenti, invece, il sito Notiziegay.com metterà a disposizione in rete un film a tema, proponendo in questa occasione il celebre Bent, tratto da una fortunata piece teatrale e ormai classico del cinema gay. Le iniziative non si fermano qui, ma soprattutto non vanno fermate ai giorni della ricorrenza. Va comunque preservata un coscienza civile e, nel caso di noi gay, anche quella di appartenere, volenti o nolenti, a una categoria storicamente perseguitata e ancor oggi in molti Paesi del mondo costretta a nascondersi e solo raramente garantita da eguali diritti rispetto al resto della popolazione.</p>
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<p style="text-align: right;">Il Comitato Provinciale ARCIGAY ORLANDO di Brescia presenta<br />
I TRIANGOLI ROSA<br />
apice della repressione di una mascolinità deviante<br />
con il dott. MARCO REGLIA*<br />
Camera del Lavoro – CGIL &#8211; Sala Buozzi<br />
Via Folonari 20 &#8211; BRESCIA<br />
Giovedì 21 gennaio 2010 &#8211; ore 18,30<br />

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