L’odio omofobo di monsignor Babini
Non poteva che creare discussioni e scandalo il reportage di Panorama su alcuni preti che se la godevano con boy escort e danze sessuali in locali a clientela omosessuale. L’autore dell’articolo ha aperto il vaso di pandora dove, non ancora colmo, ci si è fiondata l’ipocrisia più becera, lo stillicidio verso un mondo oscuro, almeno sinora, l’immoralità contro altra immoralità. Che i sacerdoti facessero sesso, anche omosessuale, non è cosa di oggi. La vera novità è che oggi la chiesa di Roma si trova a fare i conti con un suo clero un po’ allo sbando dove il monarca assoluto che la regge non si affida che a regole da lui stesso dettate senza nessuna altra intenzione di compromesso. Azzoppata dai tanti scandali pedofili che hanno leso la credibilità di centinaia di curie sparse nel mondo, l’omosessualità dei preti sembra essere diventata più urgente e nefasta per il Vaticano.
Così il “solito” monsignor Babini, vescovo emerito di Grosseto, interrogato sulla vicenda dal “solito” sito che poco ama l’omosessualità, riesce a dare una soluzione a dir poco incredibile contro quei preti toccati dall’inchiesta del settimanale mondadoriano.
“Dunque – dice monsignor Babini -, ho già espresso in varie occasioni la mia netta contrarietà alla omosessualità che considero una vera perversione contro natura. Ora se queste cose vengono commesse in tal modo osceno e turpe da sacerdoti, sarebbe il caso, come si faceva una volta, di mandarli in carcere e farceli rimanere a vita. Non sono degni di indossare la tonaca e la tolgano, la hanno infangata, come hanno colpito la Chiesa”.
Dimentica Sua Eccellenza che son lontani i tempi quando i papi inchiodavano le lingue dei “malfattori” ai portoni delle chiese, rei di offese al regno papale; o quando si facevano enormi falò per buttarci dentro gli eretici. Cosa ancor più grave dimentica che gli atti omosessuali tra adulti consenzienti non sono e non possono essere puniti dalle nostre attuali leggi. Lo fanno altri Stati talebani dove il massacro verso gli omosessuali è così vergognoso da far tacere persino la sua chiesa.
Ma finora, Monsignore, resta quasi prudente. Ma non per molto e così finisce per sentenziare quello che un porporato saggio dovrebbe tacere:
“Questi ex preti che devono essere ridotti allo stato laicale e cacciati, meritano, salva la misericordia di Dio, di finire la loro vita all’Inferno che li aspetta. La omosessualità in un prete, se tradotta in pratica depravata, è addirittura più grave della pedofilia, si tratta di uomini viziosi e perversi, che si sono abbandonati a oscene pratiche contro natura […] Io come Vescovo sarei maggiormente comprensivo con un prete pedofilo che si penta e soffre della sua condizione che di questi viziosi. Le dico di più, se mi fosse capitato un pedofilo non lo avrei denunciato, ma cercato di redimere. Un padre come è il Vescovo per un sacerdote, non denuncia i figli che sbagliano e si pentono. Ma con i viziosi bisogna essere intransigenti”.
Che squallore, meglio un prete pedofilo che non un prete omosessuale, è questo che pare dire il vescovo emerito, tanto da creare stupore e incredulità persino tra i suoi.
L’esercizio omofobo dell’alto prelato non passa inosservato neppure a Famiglie Arcobaleno, Certi Diritti, AzioneTrans, Psicologiagay.com e degli esponenti del movimento lgbt italiano: Paola Biondi, Giuseppina Petrucci, Aurelio Mancuso, Luca Valeriani, Guido Allegrezza, Lucky Amato, che dettano in una nota:
“La gravità delle affermazioni di Monsignor Babini meriterebbero un intervento immediato delle gerarchie ecclesiastiche. Sappiamo delle difficoltà della chiesa cattolica, delle gerarchie ecclesiastiche e del Vaticano a far fronte a tutti gli scandali che avvengono al loro interno riguardo le violenze pedofile che sono state tenute nascoste per molti anni alle autorità. Ciò che non compendiamo è l’indifferenza, per non parlare di grave complicità, di fronte a dichiarazioni gravi e omofobe che dimostrano del pregiudizio e dell’odio che spesso alimenta la violenza fisica contro le persone omosessuali. Ci auguriamo che quanto prima i vertici ecclesiastici intervengano su Monsignor Babini per chiarire una volta per tutte se quanto egli sostiene è frutto di opinioni personali o se le sue dichiarazioni rappresentano il pensiero della chiesa cattolica.
Siamo oltremodo scandalizzati per come Monsignore Babini sminuisca con le sue dichiarazioni l’orrendo crimine della pedofilia prendendosi beffa dei minori cosi doppiamente violentati, una prima volta fisicamente e ora con queste parole indegne.
L’Emerito farebbe bene a sapere che la comunità scientifica psicologica e psichiatrica distingue nettamente l’omosessualità che è una variante naturale della sessualità umana dalla pedofilia che è una parafilia inserita nella categoria dei Disturbi sessuali e della Identità di Genere.
Invieremo la dichiarazione di Monsignor Babini alla Procura della Repubblica di Grosseto affinché si possa valutare se nelle dichiarazioni del Monsignore si ravvisano forme di reato, in particolare per quanto prevede la legge Mancino”.
L'odio omofobo di monsignor Babini é stato pubblicato su queerblog alle 10:00 di giovedì 29 luglio 2010.

Nel 2006, visto che in tanti continuano ad insistere sulla sua presunta omosessualità, pare abbia dichiarato:
Diversamente, penso che anche nel mercato discografico, particolarmente quello italiano, c’è molta omofobia; paura che le fan abbandonino il proprio idolo perché gay o lesbica, come se il mercato fosse a solo appannaggio delle ragazzine. I gay non acquistano musica? Son tutti pirati informatici?
Quello che è successo ieri per voce del
C’è un’Italia benemerita, una parte della nostra nazione che guarda ai bisogni degli altri e cerca di risolverli. La donazione di sangue è tra i più generosi atti di aiuto. E ci sono persone a rischio che, nonostante la loro dedizione alla generosità non possono farlo. Da qui a dire che basta essere omosessuali per non diventare donatore di sangue, occorre una sana meditazione e un pensiero diverso. Ci sono molti omosessuali e altrettanti eterosessuali che si sottopongono alla donazione del proprio sangue; creare discriminazione verso chi ama persone dello stesso sesso non è un esercizio di buona medicina. Quello che è accaduto a Milano, va ripensato dai responsabili del Centro trasfusioni, non si può dire che l’omosessualità, per sua natura, è di per sé un comportamento a rischio. Questa è discriminazione bella e buona.
Chissà se davvero si possono normalizzare i rapporti d’amore; renderli acqua di torrente limpida, fruscio di sentimenti naturali, fuoco che attizza le passioni. Quelli tra persone dello stesso sesso, a volte strabiliano gli altri per il duraturo rapporto, altre diventano un mare di sciagure, di spietata dissoluzione e amarezze. In mezzo, strano ma vero, ci stanno le istanze sociali di rivendicazione dei diritti; la comunità gay che si confronta, discute, lacera un tessuto sociale parecchio ipocrita, spesso violento. La letteratura omosessuale si è occupata sempre più doviziosamente dell’alfabeto dell’amore gay e lesbico, anche attraverso la narrazione romanzata, la leggerezza della fantasia che si fa arte della rappresentazione di un mondo più che reale e vivo.
D’estate, è naturale, le reti televisive si adeguano al loro pubblico. Blocco dei talk show, degli spettacoli in diretta, una informazione stanca, quasi aleatoria. La gente è in vacanza, chi boccheggia nelle città in calura, la sera preferisce uscire per una boccata d’aria piuttosto che sorbirsi l’ennesimo Totò o il nulla che irradia lo schermo. Per gli insonni, però, qualche lieta sorpresa facendo zapping la si trova. Tutto a tematica lgbt. Ieri, ad esempio, Sky ha andato in onda la versione integrale del Decameron di
“Se uno come Vendola - senza televisioni, aziende e grandi partiti alle spalle - può vincere e rivincere nel profondo Sudest. Se uno come lui riesce farsi apprezzare e applaudire nel profondo Nordest. (Anche se il presidente degli industriali vicentini, Zuccato, ha definito la Puglia “il Nordest del Sud”).
“Se spendessero la metà delle energie che spendono a parlare di gay a cercare di diffondere il messaggio del vangelo le nozioni di cristianesimo non sarebbero così confuse tra la gente“. Mai frase dovrebbe far meditare cardinali e religiosi che si autorizzano a facili conclusioni sull’omosessualità.
C’è da rimanere basiti in questa Italia che neppure tenta di somigliare all’Europa; che si fa truce, bacchettona, indisponibile a capire, facile al dileggio verso omosessuali e transessuali. È lo spettacolo di una nazione infetta e corrotta, peggiore di quanto speravamo. Quello che è accaduto nella spiaggia libera di Lecciona, nella tanto decantata Versilia gayfriendly, ha del ridicolo e un po’ preoccupa. Lì, due gay trentenni speravano evidentemente di trascorrere una vacanza in amore e sentimento, come fanno di questi tempi migliaia di coppie arse dalla calura estiva. Erano partiti da Milano e quale miglior posto se non le belle spiagge della Versilia per trascorrere beatamente e serenamente le vacanze? Pensavano di trovare lì quel rispetto che manca altrove; che lì non vi era necessità di nascondere i loro sentimenti.
Ogni tanto qualcuno torna a discutere e polemizzare su alcuni personaggi storici del passato, e sulla loro presunta o vera omosessualità. Accadde di questi tempi nel 2002, 
A Budapest sono ancora in tanti a ridersela su un dirigente del partito estremista xenofobo Jobbik, che di omosessualità, ovviamente, non ne vuol sentire neppure il fruscio. Il giovanissimo candidato al Parlamento, proprio alla vigilia delle elezioni politiche, ha avuto la sventura di vedersi pubblicare online alcune sue immagini mentre partecipava al Gay Pride 2008 a Toronto, in Canada. Naturalmente ha dovuto dimettersi dal partito e addio carriera politica; almeno sotto le spoglie xenofobe e omofobe. Di certo le contraddizioni umane non appartengono solo a questa parte d’Europa, dove il freddo attanaglia le carni d’inverno e d’estate ha colori tutti da gustare. Budapest è la città dove i Gay Pride hanno avuto vita difficile, ma essere gay qui non è poi tanto difficile rispetto a certe nostre città. Qualche diritto lo hanno conquistato, come la registrazione delle coppie di fatto, al pari degli eterosessuali. Poco, ma sempre meglio che da noi.

Scrivere un libro sulla Resistenza; anzi, una storia di persone nella resistenza, e lì, come una prosa di amore essenziale, narrare la storia di Pietro, di Giovanni che, adolescenti, scoprono di essere innamorati l’uno dell’altro, in una Italia tra le peggiori della sua storia: il fascismo, le persecuzioni, i confini, gli assassinii dei “nemici”, la guerra. La Libellula, di Bert d’Arragon, toscano di adozione, nato in Westfalia da una famiglia dalle antiche origini spagnole, è un romanzo dai respiri intensi che grazie alle meticolose ricerche dell’autore, più volte diventa narrazione storica, lasciando che gli immaginari personaggi, sembrano diventare parte vera di quella nostra fetta di storia assurda e, speriamo, irripetibile.
Siete in vacanza a Roma e vorreste affidarvi, per una simpatica visita turistica, a qualcosa di eccitante e diverso dai soliti bus turistici? Allora vi serve un Segway Human Transporter, quello straordinario due ruote che è un po’ un pattino supertecnologico. Se poi, a cena, non sapete dove andare, scartando luoghi che potrebbero mettere in imbarazzo voi e il vostro fidanzato, basta cliccare e scegliere il ristorante più adatto a voi. Questo e altri importanti servizi sono ora a disposizione delle persone omosessuali che vivono o vanno in vacanza a Roma, grazie al nuovo portale
“Questo è il romanzo d’amore di due giovani, il cui segno distintivo è la bellezza, che si svolge in una città, il cui segno distintivo, era, fino a quaranta anni fa, la bellezza. In questa città, il cui primo bersaglio da colpire, per distruggerla è stata la bellezza, questi due giovani, per adesso grazie a dio inutili alla società, sono destinati ad amarsi. Perché? Per una ragione di estetica, perché fanno parte di una invenzione assoluta, inamovibile, secondo la legge della composizione artistica, che li vede, e li vuole, uniti, in un paesaggio con figure”.
La morte della bellezza lo si legge d’un fiato; i personaggi entrano nel nostro immaginario, sicuri di farci diventare loro complici, partecipi persino delle loro intimità.
Secondo la volontà di alcuni, a regolare gli atti omosessuali devono essere il pudore e la discrezione. Fatti privati che se restano tali possono essere accettati, altrimenti la questione diventa talmente seria che, dall’accettazione si passa al disprezzo, alla negazione all’omofobia. Il sesso degli eterosessuali può manifestarsi pubblicamente: ci si bacia, si cammina avvinghiati l’uno all’altra, si mostra orgogliosi il partner o la partner agli amici. Nulla di tutto questo è concesso alla persona omosessuale che bene che vada, si ritroverà occhi indagatori e sommessi commenti di spregio. Se poi entriamo in una famiglia dove vive un omosessuale o una transessuale, spesso è la tragedia che attende paziente di intervenire, per dividere affetti che altrimenti resterebbero tra i più sacri. Avere un omosessuale o una transessuale in casa, per molti genitori è una condanna, una disgrazia, loro che hanno vissuto anche per fare in vecchia la parte più meravigliosa per loro: i nonni. Ma al di là di questo, l’omosessualità tra le mura domestiche, innesca persino violenze, forti disagi, incomprensioni tali che parecchie volte si preferisce tacere.
Con l’arrivo dell’estate, molti sogni diventano realtà; si cercano e si trovano nuovi amori, i sentimenti si fanno più vispi, le nottate più dolci e profanatrici. Il sesso diventa quasi un imperativo da saziare, da coccolare, da vivere profondamente e intensamente. Però tutti sanno e molti dimenticano che un certo sesso sfrenato, non protetto, può portare a conseguenze quasi irreparabili. L’Hiv è lì, ascolta i palpiti bramosi dei corpi e, se non si fa sesso sicuro, potrebbe entrare senza neppure chiedere permesso. Bisogna essere coscienti di questo, a nulla vale fare spallucce o pensare che mai capiterà “proprio a me”. Ci sono anche angeli del cuore che si mettono in aiuto per coloro che soffrono o per propagandare la cultura della prevenzione. Per questo, ogni tanto, si svolgono dei corsi di formazione rivolti ad operatori sanitari e socio-sanitari.
Non è ancora uscito che già fa discutere critici d’arte, biografi della gay life, stampa di mezzo mondo.
Chissà come si sarà svegliata stamane Palermo, dopo aver celebrato il primo 

Un corteo di solidarietà, di affetto verso Enrico e Matteo, 

Per un paese che ha attraversato una terribile dittatura, ricostruire la democrazia è un compito arduo, difficile e lungo. La barbarie lascia segni e ferite che necessitano di tempo, di allenato coraggio, per tornare a far sentire ai suoi cittadini il sapore dimenticato dell’uguaglianza e del rispetto per tutti. Il Cile resta ancora un paese fragile, necessario a nuove democrazie e libertà, e pare che la politica che governa il paese, intende ristabilire e dotare, anche per i suoi cittadini omosessuali, una giustizia dei diritti. L’omosessualità è stata legalizzata nel 1998, anche se poi la discriminazione non è scomparsa del tutto. Nel 2005, Andres Rivera, iniziò una battaglia per il riconoscimento delle persone transessuali di poter cambiare legalmente il proprio nome e sesso. Nel 2007 la legge venne approvata.
Un diario delle emozioni poggiato su una scrittura semplice, per nulla aulico, ma che penetra il lettore come fossero le sue stesse carni ad agire, a sentire il miele e il fiele dei sentimenti, delle passioni, della sofferenza negli amori. Abdellah Taïa, è uno scrittore di fresca generazione, che pare sentire gli anni dell’esistenza, il cammino delle sue scelte difficili, per poi raccontarceli senza enfasi, snocciolati rigo dopo rigo. I suoi libri - quattro con questo di cui parliamo - raccontano se stesso e, di dovere, la terra che l’ha partorito, le genti che incontra, la fatica degli altri ad accettare la sua condizione.
Le dolorose cadute, sembrano rendere il protagonista del racconto, più forte e consapevole, capace di gridare al mondo che la sua omosessualità non ha scalfito l’identità, non l’ha tramutata come vorrebbero quei gaglioffi, in una identità coniugata al femminile per farne strale. Quando si parla di amore, di eros, il protagonista, e con lui Abdellah, pare facciano emergere dai fondali della propria esistenza i segreti più intimi, scomposti, necessari alla condivisione con l’amato che imprudentemente spesso li trascina pesantemente a riva per abbandonarli alla sventura, senza curarsi di chi continua ad amare.

Il Comitato Stop Omofobia di Palermo ha raccolto ieri una denuncia del fotografo del pride, Francesco Paolo Catalano, che afferma di aver subito un’episodio di omofobia. Secondo il racconto di Francesco Paolo, lui e altri si trovavano in via Chiavettieri, nel quartiere della Vucciria a Palermo, per un set fotografico con dei modelli. Mentre i modelli si truccavano per le foto in macchina, sono stati apostrofati da alcune persone con insulti omofobi e minacciati. Dopo pochi minuti di assenza, hanno ritrovato il vetro della macchina rotto, la valigetta dei trucchi rubata, insieme a soldi ed altri oggetti.
E ti pareva che al Giornale, di proprietà della famiglia del nostro premier, non perdessero l’occasione di screditare un politico un po’ straniero, radici italiane, che però si guarda bene dall’esaltare quel malore politico che oramai serpeggia qui da noi; anzi se ne vuole tenere alla larga, perché dalle sue parti, in Belgio, la politica è altro che affarismo clientelare e sciacquettii di pulzelle da beauty farm. Se poi ci mettete che il protagonista di tanto vituperio è uno che si candida a diventare primo ministro, e fin lì nulla da eccepire, ma che è da sempre apertamente omosessuale, allora la questione diventa necessaria a essere screditata. O così pare!
Quello che è accaduto a Padova , mercoledì notte,
Io spero ci ripensino, perché escludere qualcuno o qualche organizzazione lgbtq da un Gay Pride è orrendo, sa di arcigna, stupida politica, peggio: di discriminazione tra discriminati. Suona greve l’esclusione da parte degli organizzatori del Gay Pride di Madrid, della delegazione israeliana che desiderava partecipare con un loro autobus alla manifestazione pubblica. “Indesiderati” è stato il timbro di respingimento. A causa di cosa? Non si sa. Forse per l’orrendo attacco alla Freedom Flotilla? Che diavolo c’entra con il Gay Pride e con gli omosessuali israeliani? Forse perché i palestinesi, a differenza degli israeliani usano politiche di difesa verso gli omosessuali? Risulta il contrario. E allora perché? Che si tratti di omofobia infarcita di blanda politica?


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