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Archivio per la categoria ‘arcigay’

Regionali Lazio. Concia e Carapella (Pd), piattaforma Arcigay Roma da sottoscrivere in pieno.

11 marzo 2010 admin Nessun commento

Con un’operazione denominata ”kkk Italia” la Polizia Postale del Lazio ha identificato il referente del ku klux klan in Italia, che e’ un’organizzazione dell’estrema destra inneggiante la diversita’ razziale, nata negli Usa nel 1865 dove attualmente riveste carattere di legalita’. Si tratta di un uomo di 33 anni residente nella provincia di Modena, che dopo perquisizione domiciliare effettuata in collaborazione con la sezione della polizia postale e la Digos di Modena, e’ stato denunciato in stato di liberta’ per aver commesso atti di discriminazione e odio etnico, nazionale, razziale al fine di agevolare l’attivita’ di organizzazioni, movimenti che hanno il medesimo scopo.

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Regionali. Arcigay romana, sostegno a quei candidati gay che aderiscono alla nostra piattaforma.

11 marzo 2010 admin Nessun commento

“La piattaforma presentata oggi dall’Arcigay, a cui sono invitati ad aderire tutti i candidati presidenti e consiglieri, e’ da sottoscrivere pienamente perche’ di assoluto buonsenso”. Lo affermano in una nota congiunta il candidato del Pd al Consiglio della Regione Lazio Giovanni Carapella e la deputata del Pd, Anna Paola Concia. “Il merito piu’ importante di questa piattaforma – proseguono Concia e Carapella – e’ quello di tenere insieme i diritti per gli omosessuali transessuali e le competenze della Regione. I diritti sono cose molto concrete e non chiacchiere. Invitiamo pertanto tutti i candidati del Pd e delle forze che sostengono Emma Bonino a sottoscrivere la Piattaforma dell’Arcigay”.

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Napoli è sempre più emergenza Pride. Zaino e Mancuso o i presidenti fantasmi. Da commedia a farsa a tragedia.

11 marzo 2010 Redazione Nessun commento
Il sasso lanciato ieri nel pollaio ha sortito i suoi effetti e si stanno rivelando dei contorni inquietanti attorno al pride napoletano. E proprio in merito all’articolo di ieri abbiamo ricevuto qualche decina di email di protesta, alcune sdegnate, altre di insulti e minacce ma anche altre che ci mettevano al corrente delle manovre e [...]

Arcigay risponde a Monsignor Migliore. È la chiesa cattolica fonte di maschilismo.

9 marzo 2010 admin Nessun commento

“Mi disse che se volevo continuare a lavorare con lui allora sarei dovuta andarci al letto”. Michelle Hunziker dichiara di essere stata molestata sessualmente quando aveva 17 anni dal sedicente imprenditore e talent scout Rody Mirri su cui sta facendo un’inchiesta Striscia la notizia. “Purtroppo conosco Rody Mirri. E’ un incubo”, afferma la Hunziker ai microfoni di Max Laudadio. E aggiunge: “Io facevo la modella e avevo 17 anni. Quando feci la pubblicità della ‘Roberta’, che fece un bel po’ di clamore, mi propose di lavorare con lui. All’epoca aveva una quarantina d’anni. Lui diceva di essere un grande produttore, sapeva parlare molto bene e mi disse: ‘Ti faro’ diventare famosissimà”.

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E’ emergenza per il pride nazionale. L’Arcigay spaccata sulla sua gestione con Patanè che non decide.

9 marzo 2010 Redazione Nessun commento
C’è confusione a Napoli e dalla confusione si sta passando all’emergenza visti i tempi che si restringono sempre più. Il pride nazionale dell’Arcigay sta diventando giorno dopo giorno un vero e proprio ‘vulnus’ per l’associazione. Infatti non bastasse la poca simpatia e la molta diffidenza che c’e tra le associazioni Lgbtq locali, frutto di antiche [...]

Aids. Nuova scoperta e in Italia gli under 18 vogliono fare il test

Aids. Nuova scoperta e in Italia gli under 18 vogliono fare il test Per fortuna ci sono giovanissimi che cercano di tutelarsi nei rapporti sessuali e chiedono di fare il testo dell’Hiv. Ma per la maggioranza di loro, quando intendono agire da soli, senza l’aiuto dei genitori, sorgono dei problemi. Secondo una ricerca promossa dall’Istituto superiore di Sanità e dalla Consulta delle associazioni per la lotta all’Aids, un gruppo di ventinove organizzazioni tra le quali Arcigay, Circolo Mario Mieli, Gaynet, un centro diagnostico su cinque apre loro le porte per sottoporsi al test. Il problema per le strutture sanitarie è che, essendo minorenni, serve il placet dei genitori. Si restringe a un centro su tre, l’anonimato ai minori, ovvero eseguire il test senza l’ausilio della ricetta medica o un documento di identità.

Con questa spada di Damocle, molti minori si scoraggiano e, con molta probabilità si allontanano da una prevenzione che dovrebbe stare a cuore a tutti. Dovrebbe pensarci il Ministero della Salute e magari fare in modo che ogni minore possa accedere alle strutture sanitarie per sottoporsi al test, garantendo anche l’anonimato o accogliendoli tranquillamente senza mettere di mezzo cavilli e burocrazia.

Da parte dei ricercatori, intanto, continua la ricerca per debellare il terribile virus. L’equipe di Kathleen Collins, dell’università del Michigan, ha scoperto che il virus dell’Aids, può nascondersi nel midollo osseo, al riparo dai medicinali antiretrovirali. Negli anni i “nascondigli” del virus scoperti sono stati tanti, nel midollo ma anche nel sangue periferico, nella milza o nel’intestino. Anche le cellule progenitrici del sistema immunitario sono state individuate recentemente come probabili rifugi del virus Hiv. Lo studio è stato pubblicato su Nature Medicine.

Scoprire questi “nascondigli”, dicono quelli dell’equipe dell’Università del Michigan, potrebbe essere un passo importante per debellare definitivamente il virus. Oggi, i sieropositivi hanno una vita normale grazie alle terapie retrovirali, sempre più efficaci e importanti.

Questa nuova scoperta è una nuova speranza per milioni di persone, ma serve anche e soprattutto la prevenzione attraverso la protezione con i preservativi durante i rapporti sessuali e i test in centri sanitari. Da noi, per fortuna sono molte le associazioni, le strutture sanitarie, i circoli omosessuali che aiutano le persone ad affrontare il problema e ad aiutarli anche per sottoporsi a un semplice test che potrebbe salvare tanti da una feroce disperazione.

Torniamo a scriverlo: molti, troppi omosessuali sembrano aver dimenticato che l’Aids è un virus non ancora debellato; occorre l’uso del preservativo, occorre coscienza anche nel fare sesso, non ci si può rovinare per un pomeriggio o una sera di piaceri. Molti, troppi omosessuali oggi dimenticano che il sesso senza protezione è un rischio alto, che potrebbe avere conseguenze rovinose. Impariamo da questi giovanissimi che vogliono fare il test e che vogliono fare sesso. Ma sicuro!


Nuova segreteria nazionale per Arcigay e adesione al Comitato per il matrimonio gay

Sabato e domenica, a Bologna, sede nazionale di Arcigay, si è riunito il gotha dell’associazione lgbt che ha celebrato nelle settimane scorse il suo Congresso Nazionale a Perugia. È la prima riunione ufficiale dopo l’elezione del nuovo presidente e segretario nazionali. Il maggiore organo politico dell’Associazione dopo il Congresso, ha dibattuto le priorità per la prossima primavera, ricca di nuove battaglie per la richiesta di diritti. Prioritaria resta la battaglia sul matrimonio civile tra persone dello stesso sesso. Non la sola, certo, che impegnerà Arcigay e il resto del movimento lgbt italiano, ma il tema delle coppie omoparentali resta centrale e irrinunciabile al raggiungimento della piena eguaglianza giuridica e sociale di ogni cittadino.

Per questo, gli organi dirigenziali di Arcigay hanno deciso una piena adesione a tutte le iniziative promosse dal Comitato nazionale Sì, Lo Voglio. Una adesione quella di Arcigay parecchio importante e utile a farsi ascoltare dai media e soprattutto dai politici. Da qui al 23 del mese, giorno in cui la Consulta dirà la sua sul tema, movimenti e singoli cittadini dovranno e potranno fare molto per far sentire la loro voce e iniziare un nuovo percorso di solidarietà e democrazia per le coppie omosessuali. La questione riguarda tutti, anche coloro che del matrimonio non sanno che farsene.

Nella prima assise del Consiglio nazionale di Arcigay si è tornati a parlare del Gay Pride di Napoli, occasione di cultura e visibilità nella capitale del nostro meridione, ma anche di una importante iniziativa che si svolgerà nel prossimo luglio a Vienna, la Conferenza mondiale AIDS. Il movimento, si è scritto parecchie volte, deve trovare anche un nuovo volto che guardi oltre l’Italia, che sia in sinergia con le altre realtà europee ed estere. L’appoggio dell’Europa, sui temi a noi cari e assenti in patria, può essere importante e determinante.

Il Consiglio nazionale ha eletto la nuova Segreteria nazionale, organo esecutivo dell’associazione, che andrà ad affiancare nei progetti dei prossimi tre anni il presidente nazionale Paolo Patanè e il segretario nazionale Luca Trentini. Per la prima volta nella storia di Arcigay, la segreteria ha un’età media di trenta anni e vede la presenza di tre donne.

Gli otto componenti eletti sono:

  • Vincenzo Branà, 33 anni di Bologna, con delega all’Area Cultura e Attività Ricreative
  • Stefano Bucaioni, 29 anni di Perugia, Area Relazioni Internazionali
  • Maura Chiulli, 29 anni di Rimini, Aree Scuola, Giovani e Politiche di Genere
  • Marco Coppola, 25 anni di Verbania, Aree Territori e Formazione
  • Daniela Tomasino, 38 anni di Palermo, Aree Progetti e Lavoro,
  • Emiliano Zaino, 33 anni di Bologna, Area Rapporti con il movimento
  • Rebecca Zini, 24 anni di Milano, Aree Salute, Benessere e Sport
  • Federico Cerminara, 35 anni di Cosenza, Tesoriere nazionale

Il Consiglio nazionale si è inoltre dotato di una nuova figura di guida ed ha eletto un suo presidente: Paolo Ferigo, già presidente per nove anni di Arcigay Milano e componente della segreteria.

Non resta che augurare un buon lavoro a tutti, sperando che presto tutto il movimento omosessuale italiano riesca a parlare una lingua comune, che aggreghi il maggior numero di omosessuali intorno e che, finalmente, la politica si svegli e ci ascolti.


La campagna Arcigay per il matrimonio gay inizia da Bologna


matrimonio-gay-sulla-spiaggia-400Si è svolto ieri pomeriggio presso Palazzo D’Accursio nel capoluogo emiliano il Seminario formativo “Il diritto al matrimonio fra le persone dello stesso sesso”. L’iniziativa gratuita è stata promossa dall’Arcigay locale “Il Cassero” ed è stata patrocinata dal Comune di Bologna e dalla Regione Emilia Romagna, e ha visto susseguirsi gli interventi di due avvocati e un giudice emiliani; a chiusura della manifestazione c’è stato l’intervento del giurista e presidente nazionale Arcigay Paolo Patané. Il tutto moderato dall’avvocato Michele Giarratano. 

Il 23 marzo la Corte Costituzionale dovrà decidere sull’ammissibilità dell’ordinamento italiano circa la legittimità o meno dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nel frattempo, come purtroppo ben sappiamo, il governo e il parlamento non muovono un dito in questa direzione. Sono anni che chiediamo a gran voce di sostenere il nostro diritto ad unirci come una qualsiasi coppia eterosessuale che si ama e decide di passare la vita insieme. Durante l’iniziativa bolognese è stato sottolineato che:

L’art. 29 della Costituzione riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il concetto di matrimonio dunque non può rimanere immutabile nel corso degli anni e rischia anzi di essere un istituto superato dall’evoluzione dei costumi e della società italiana;
secondo l’art. 2, che tutela i diritti inviolabili dell’uomo, questi ha il diritto di trarre giusta soddisfazione dalle formazioni sociali attraverso le quali svolgere la propria personalità;
l’art. 22 tutela i diritti civili;
l’art. 3 sancisce il principio di uguaglianza.
Vi è nell’ordinamento, tuttavia, una disparità di trattamento per alcuni cittadini, solo in virtù del loro orientamento sessuale.

Come si può leggere nel sito dell’associazione: “Arcigay lancia con l’evento di Bologna una nuova campagna, che durerà nei mesi, indipendentemente dall’esito del giudizio della Consulta, fatta di iniziative di formazione e sensibilizzazione in diverse città e azioni stampa per ribadire che il matrimonio civile è uno strumento fondamentale per garantire dignità, inclusione sociale e diritti alle famiglie omosessuali e per raggiungere l’obiettivo fondamentale della piena uguaglianza giuridica e sociale di ogni cittadino”.

La locandina dell’evento è consultabile a questo link: Locandina_Seminario_Matrimonio_Bologna_05_03_10.pdf

Via – arcigay


Arcigay. Eletta la nuova segreteria nazionale e la ‘figura guida’.

7 marzo 2010 admin Nessun commento

Il Vaticano «ha ostacolato le indagini» sulla pedofilia. L’accusa arriva dal ministro della Giustizia tedesca, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. «In numerose scuole e istituti c’è stato un muro di silenzio», ha detto la ministra all’emittente radio Deutschlandfunk commentando i casi di abusi emersi nel Paese nelle ultime settimane. «Penso che proprio questo muro di silenzio sia legato certamente nelle scuole cattoliche anche al fatto che, in linea con una direttiva del 2001, abusi così gravi vengono sottoposti al Papa in modo confidenziale e non devono essere rivelati all’esterno della Chiesa», ha aggiunto Leutheusser-Schnarrenberger. Secondo questa direttiva, i casi di sospetti abusi sessuali vengono esaminati internamente alla Chiesa, ha proseguito il ministro, sottolineando che la direttiva non prevede in modo specifico l’intervento immediato della procura.

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L’Arcigay non ha contestato il fan club di Mauro Marin

4 marzo 2010 joker569 Nessun commento
mauro marin
 
 
Pochi giorni fa vi avevo riportato la notizia secondo cui l’associazione nazionale omosessuale Arcigay avrebbe ufficialmente contestato il fan club di Mauro Marin su Facebook, accusato di “omofobia”, a causa di presunte frasi omofobe ai danni…

Chiamparino e la curia Torinese. Solidarietà dall’Arcigay.

2 marzo 2010 admin Nessun commento

Adozioni per le coppie gay? “Ho molti dubbi. Non credo di essere favorevole”. Cosi’ il presidente della Regione, Vasco Errani, martedì ospite della trasmissione di E’tv, Dedalus. La domanda arriva a bruciapelo dopo un ragionamento di Errani sui cosiddetti Dico all’emiliana: “La Regione- ribadisce il governatore- non ha normato la famiglia, perche’ non puo’. Ha piuttosto introdotto nell’ultima finanziaria una norma antidiscriminatoria”. Quindi “per garantire l’accesso ai servizi a tutti i cittadini. Tutto qui, garantire i diritti”. Allo stesso tempo, con la stessa finanziaria “e’ stata riconosciuta una politica di favore per le famiglie”, in particolare quelle numerose. Fronte su cui, sottolinea Errani, “la Regione sta facendo molto”.

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Confermato il Pride Nazionale a Napoli il 26 giugno

La conferma è arrivata poche settimane dopo l’elezione dei nuovi organi direttivi e consultivi dell’Arcigay: la manifestazione nazionale per rivendicare l’onore e i diritti della comunità LGBT si terrà nella città partenopea il prossimo 26 giugno.

Il 28 febbraio 2010, durante la riunione del movimento LGBT italiano a Napoli si è costituita la segreteria organizzativa del comitato Napoli Pride, composta dalle associazioni “Arcigay Napoli”, “ArciLesbica Napoli”, ATNlogonapolipride300ok2 (”Associazione Transessuali Napoli”), “I-Ken ONLUS”, “Famiglie Arcobaleno”, oltre a un comitato politico di cui faranno parte anche altre associazioni nazionali e regionali. Ci sono voluti ben 14 anni per riportare il pride a Napoli, la data del 29 giugno 1996 è cosi lontana nella memoria che ormai è solo un ricordo offuscato. Gli organizzati dell’evento, animati dallo slogan “Alla luce del sole”, che ricalca quello del’96 “Jesce sole”, avranno molto lavoro da fare per organizzare tutto al meglio. Il pride non consiste solo nella sfilata del 26 giugno e negli interventi post evento, ma è corollato da tutta una serie di iniziative culturali e sociali che animeranno la città nella settimana precedente la manifestazione conclusiva.

La prima decisione del neonato Comitato Napoli Pride è stata quella di aderire alla campagna nazionale per la pari dignità giuridica di tutte le coppie, promossa da Certi Diritti e Rete Lenford per sostenere le ordinanze di rimessione degli atti alla Corte Costituzionale che affrontano il tema del matrimonio tra persone dello stesso sesso, su cui si avrà una risposta il 23 marzo prossimo. È stato reso noto inoltre che l’evento sarà gemellato con il pride nazionale spagnolo, e proprio a Madrid verranno proposte iniziative a carattere socio-culturale fino al 5 luglio.

Non c’è che dire: una bella sfida aspetta la maggiore associazione LGBT italiana. Una sfida a cui deve partecipare tutta la comunità gay, lesbica, bisex e trans per dimostrare all’Italia che il pride non è solo l’occasione per mostrare un fisico ben oliato o un trans addobbato a festa, ma soprattutto per far sentire la propria voce e per rivendicare i nostri diritti sempre più calpestati dal governo e dalla società intera. Nell’ultimo anno abbiamo convissuto con un’escalation spropositata di omofobia e transfobia, e se in televisione e sui giornali si parla solo di escort e dei trans di Marrazzo, è ora di dire basta. Bisogna parlare seriamente faccia a faccia, ma per fare questo bisogna essere coesi contro il nemico comune e occorre non chiuderci nelle proprie idee come purtroppo è accaduto troppo spesso in passato.

Via – arcigay


Palermo chiede il Gay Pride regionale 2010

Una linea immaginaria che colleghi Palermo a Giarre, dove il 31 ottobre del 1980 Antonio Galatola e Giorgio Agatino Giammona, di 15 e 25 anni, omosessuali, finirono la loro vita senza che ancora oggi si sappia se furono uccisi o si suicidarono. La decisione di portare le battaglie per i diritti delle persone lgbt dentro un movimento più grande e complesso (l’Arci, di cui l’Arci Gay era di fatto una estensione della Commissione Diritti Civili).

Un atto politico dirompente e rivoluzionario che, per le conseguenze prodotte ed il significato simbolico oggi ancora più forte, merita di essere celebrato dall’intera comunità Lgbt proprio nella città in cui ha avuto origine. Per questo e per una voglia di riscatto da certi luoghi comuni, Palermo, attraverso un documento del Coordinamento Stop Omofobia, propone la celebrazione del Gay Pride regionale 2010 nel capoluogo siciliano.

Da quella disperazione di Antonio e Giorgio, dalla volontà subito dopo di Marco Bisceglie di dar luogo ad Arcigay per difendere da ogni satrapia gli omosessuali isolani e poi nazionali; la Sicilia e Palermo, come Catania, sono diventati città dell’ascolto, sono nate organizzazioni e comitati lgbt, molte istituzioni locali si sono rese conto che tutto quello era un patrimonio di civiltà e che andava ascoltato e difeso. E molte cose sono accadute.

La nascita del primo locale gay (il Neo), il “matrimonio” pubblico di Gino Campanella e Massimo Milani, la nascita di Agedo Palermo, la nascita di ArciLesbica Lady Oscar, le esperienze di Associazioni quali il Centro di Documentazione Ikeda, Koinonia, Ali d’Aquila, KèPalermo, la libreria Altroquando ed il suo legame con la cultura Bear (evidenziato dallo straordinario esperimento della rivista Woof), l’Associazione omosessuale Articolo 3, il primo tentativo di Coordinamento tra Associazioni Lgbt nella sede di Lady Oscar, l’Associazione Culturale Stanze al Genio, la nascita della READY (Rete delle pubbliche Amministrazioni contro la discriminazione di genere e di orientamento sessuale, con le esperienze di Marineo, Palermo e Siracusa), realtà commerciale come l’Exit/Rise Up ormai nota in tutta la Sicilia, l’esperienza bagherese del consulente del sindaco per la realtà omosessuale e la costituzione del registro per le unioni di fatto.

In un mare di vivacità culturale e sociale come questo, onestamente, un Gay Pride regionale ci starebbe davvero bene. Tutto questo processo di visibilità politica, sociale e culturale merita quel momento di festa e di riflessione che è il Gay Pride. Palermo e tutto il sud godrebbe di una visibilità necessaria e importante; sarebbe un segnale contro ogni omofobia e contro una delinquenza mafiosa che non sopporta affatto gay, lesbiche, transessuali.

Palermo ha bisogno di quel che in 30 anni non ha mai ancora avuto: festeggiare, attraverso la pacifica e gioiosa occupazione delle strade, delle piazze, dei luoghi delle Istituzioni, il momento simbolicamente più importante per la comunità Lgbt, cioè la rivendicazione e l’affermazione del proprio diritto alla visibilità; affinchè il percorso di crescita che ha caratterizzato il Movimento Lgbt cittadino diventi patrimonio e stimolo anche per l’intera Comunità Lgbt; legare, grazie all’occasione unica offerta dal Coordinamento Stop Omofobia, il tema dei Diritti delle persone Lgbt a tutti quei Movimenti in difesa della Legalità, del Lavoro, dell’Ambiente, dei Diritti delle Donne, dei Diritti dei Migranti, infine della Laicità e del l’Antifascismo (base e fondamento della Costituzione e della Repubblica Italiana), animati tutti da una tensione positiva che rende Palermo, asfissiata da una amministrazione assente e incapace, una città in cui le battaglie del nostro Movimento possono realmente diventare il collante che unisca e dia voce e visibilità alle lotte per i Diritti di tutte e tutti“, spiega Claudio Lo bosco, presidente dell’Associazione omosessuale Articolo Tre di Palermo.

È proprio da Giarre che Lo Bosco intende cominciare con una serie di iniziative pubbliche che ricordino i due ragazzi, l’inizio di una svolta di movimento, per poi trovarsi a Palermo con il corteo finale che dovrebbe toccare luoghi della città oggi definiti di frontiera come lo Zen e Brancaccio.

Sarebbe un bene che tutte le organizzazioni lgbt appoggiassero questa proposta, la facessero propria e, insieme, poterla realizzare. Speriamo!

Foto | Articolo Tre Palermo


Arcigay. Aurelio Mancuso: “Parliamo con la Chiesa cattolica”

25 febbraio 2010 mario cirrito Nessun commento

Passato il Congresso nazionale Arcigay di Perugia e passate le consegne al nuovo presidente Paolo Patanè, Aurelio Mancuso aveva una sola cosa in testa: raggiungere il suo compagno e stare qualche giorno in casa con lui a riposarsi e pensare a come continuare ad essere utile alla comunità LGBT. Il triennio da presidente, immagino, ha pesato molto con tutte le critiche e gli errori che hanno investito tutto il gruppo dirigente in Arcigay. Mancuso ora lancia una sfida, credo importante per tutti. In un editoriale che sarà pubblicato venerdì su Gli altri, l’ex presidente chiede a tutta la comunità omosessuale di aprire un tavolo di confronto con le gerarchie ecclesiastiche e i cattolici.

Non con il Vaticano – precisa Aurelio – ma con la chiesa, soggetto religioso e sociale che gioca un ruolo dirompente rispetto alla cultura politica del Paese. Dobbiamo muoverci. Non possiamo essere timorosi nel proporre una sfida positiva ai vertici della CEI e a tutta la chiesa, aprendo un confronto franco e diretto, magari partendo dalle considerazioni della Commissione di Bioetica dei Gesuiti pubblicate due estati fa dal mensile “Argomenti sociali”.

Su come possa avvenire questo confronto, Mancuso lo dice chiaramente: attraverso convegni, riflessioni, incontri fra le esperienze più avanzate della comunità lgbt e le gerarchie, le diocesi, gli ordini religiosi, le parrocchie. Certo i dubbi sono tanti sul se e come verrà accolta la proposta da parte dei cattolici e da parte del movimento LGBT. Gli scontri, in questi anni, sono stati duri, a volte feroci, da una parte e dall’altra. Ne è uscito sempre penalizzato il movimento che non possedeva armi di contrasto ai mille no della chiesa cattolica che abiura le coppie di fatto, la fecondazione assistita e tutti quei finti dogmi che sembrano essere stati creati per offendere la dignità e la cittadinanza degli omosessuali.

Potremmo provarci, ma la chiesa di oggi non è una chiesa del dialogo, della comprensione, dell’accoglienza. Si fissano regole cui sottostare, spesso senza discernere tra laicità dello Stato e religione. L’omosessuale casto è improponibile, come è improponibile il silenzio della chiesa sui preti pedofili, la cacciata dei sacerdoti omosessuali, l’avversione su tanti fronti verso le comunità cristiane lgbt. Ci potrà essere una piccola parte di questa chiesa disposta a dialogare; quella stessa che quotidianamente vive la strada e i problemi della gente. Ma arrivati agli alti comandi, le orecchie si fanno sorde e le imposizioni categoriche. Se l’omosessuale vuole stare con la chiesa dovrà rinunciare a molte sue prerogative di vita e di affetto; dimentichi tante battaglie da tradurre in diritti.

Nonostante ogni altra considerazione, l’idea di Aurelio Mancuso va perseguita, probabilmente qualcuno la ascolterà con cristiana pazienza; qualche altro reciterà frasi occasionali che serviranno al momento non certo al confronto.

“Può essere una grande occasione - scrive Aurelio - a un confronto non sul terreno teologico, ma sul reciproco riconoscimento di essere attori sociali. È una proposta scandalosa? Bene!”

Nell’editoriale parla anche della questione politica, partendo dallo “scandalo” Luxuria che si è detta disposta a candidarsi con il centrodestra (anche se poi la questione non sta proprio in questi termini).

Mancuso, ricorda che la politica va visitata a 360 gradi, visto che negli anni di governo del centrosinistra poco e nula è accaduto in termini di diritti lgbt. Nessun tradimento, come ha chiosato immediatamente qualcuno, e poi, è la riflessione dell’ex presidente di Arcigay:

“Nel movimento se non sei di sinistra sei guardato con sospetto. Gli omosessuali in Italia, dice Aurelio, si comportano allo stesso modo del resto della popolazione, quindi votano per un buon 50 per cento per la destra”.

Beh, insomma, Aurelio, proprio il 50 per cento, non credo proprio.

Foto | Gay.tv


Grande Fratello 10: Arcigay contro i fan di Mauro Marin

25 febbraio 2010 joker569 Nessun commento
Arcigay contro i fan di Mauro
Mauro Marin, concorrente di questa edizione del Grande Fratello, è diventato senza dubbio il fenomeno del momento. Con migliaia di fan in tutta Italia (260 mila iscritti al suo gruppo su Facebook), sembra strano che proprio…

Congresso Arcigay. Enrico Fusco: mi aspettavo maggiore attenzione e rispetto delle opinioni altrui e più forte senso della responsabilità.

25 febbraio 2010 admin Nessun commento

“C’é bisogno di una moralità più forte ma anche di non destabilizzare il sistema”. Il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola prende posizione sulle ultime vicende che hanno coinvolto Fastweb e Telecom. Scajola ha voluto sottolineare il pericolo di contraccolpi sul sistema industriale italiano. Un timore argomentato che non nasconde qualche perplessità sull’ ‘inchiesta giudiziaria che ha toccato il settore delle Tlc con Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Il nome del ministro è anche stato citato in qualche colloquio intercettato dagli inquirenti, insieme a quello di Fini. Immediate le reazioni della minoranza che hanno chiesto a Scajola se forse sta insinuando sia meglio tenersi i delinquenti.

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Palermo, mozione anti-omofobia in consiglio comunale.

23 febbraio 2010 admin Nessun commento

Gli Aerosmith, i Green Day, i Black Eyed Peas e i Pearl Jam protagonisti della dodicesima edizione dell’Heineken Jammin’ Festival, in programma al Parco San Giuliano di Mestre dal 3 al 6 luglio. Tra i gruppi che si esibiranno anche i Cranberries, i 30 Seconds to Mars, i Massive Attack, Ben Harper e gli Skunk Anansie. I biglietti costeranno 50 euro per una data singola, 130 per tre giorni e 160 per quattro giorni.

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Arcigay Roma. Uno spettacolo per un libro, domani ‘Controcuore Live Show’.

19 febbraio 2010 admin Nessun commento

Si è chiusa l’inchiesta relativa ai due corrieri della droga fermati dalla Guardia di Finanza a Ponte Brenta e provenienti dalla Svizzera, che trasportavano un chilo e mezzo di marijuana. I due uomini di nazionalità italiana, uno di Como ed uno di Bologna, sono stati immediatamente trasferiti in carcere con l’accusa di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Il pubblico ministero padovano Sergio Dini ha formalmente concluso l’indagine, atto preliminare alla richiesta di rinvio a giudizio. A Padova la droga era destinata a saune riservate a omosessuali frequentati da uno dei due fermati. Un dato significativo: l’Istituto di medicina legale ha accertato che la concentrazione del principio attivo risultava altissimo pari al 30%. Quella marijuana, forse coltivata secondo nuove metodiche per potenziarne l’effetto, avrebbe potuto fare molto male.

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Arcigay: Paolo Patanè è il nuovo presidente

17 febbraio 2010 joker569 Nessun commento
patane paolo
 
 
Durante il Convegno del 25° anniversario della nascita di Arcigay, il siciliano Paolo Patanè, con la mozione “Essere futuro”, è diventato il nuovo presidente nazionale di Arcigay, Con 120 voti contro 65. È Patanè quindi il…

Cuneo, Domenica 21 febbraio: “Stiamo con thè”

17 febbraio 2010 joker569 Nessun commento
incontro Arcigay Cuneo
Domenica 21 febbraio a Cuneo, in in via Amedeo Rossi si terrà un incontro dal titolo “Stiamo con thè“, organizzato da “I Figli della luna”. L’incontro sarà un’occasione per dialogare e fare nuove amicizie, e…

Milano. Marco Mori (Cig/Arcigay) risponde a Salvini (Lega): i quartieri gay portano progresso, benessere e integrazione.

16 febbraio 2010 admin Nessun commento

Ray Gosling, 70 anni, ha confessato in un programma tv di aver soffocato l’uomo affetto dall’Aids. Rischia fino a 14 anni di carcere.
E’ stato arrestato da Scotland Yard con l’accusa di omicidio Ray Gosling, noto presentatore della Bbc, che lunedì scorso ha confessato in tv di avere soffocato il compagno con un cuscino quando i medici gli hanno detto che non potevano più fare nulla per alleviare le sue sofferenze. Le dichiarazioni del giornalista hanno scatenato oltre ad un intenso dibattito morale e politico sulla morte assistita dei malati terminali nel Regno Unito, anche numerosi attestati di solidarietà che comunque non gli hanno evitato l’accusa di omicidio e l’arresto.

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Congresso Nazionale Arcigay e dintorni. Intervista esclusiva a Franco Grillini

16 febbraio 2010 mario cirrito Nessun commento

Congresso Nazionale Arcigay. Queerblog intervista Franco GrilliniFranco, che significato politico e associativo diamo a questi 25 anni di vita di Arcigay?
Innanzitutto dobbiamo dare una collocazione precisa sulle date e sugli anniversari. In realtà, noi avremmo dovuto celebrare il trentesimo anniversario di Arcigay.

Un po’ i conti anche a me non tornavano.
Infatti il primo circolo dell’Arcigay nasce a Palermo nel dicembre dell’80; quindi, come mi fai notare anche tu, c’è un doppio anniversario che è il 25° della nascita di Arcigay nazionale; l’organizzazione strutturata a livello nazionale. Viceversa, per i cinque anni precedenti - qui ti parlo del 1985 - erano esistiti 4, 5, 6, forse addirittura 7 circoli dell’Arcigay. In questo Giampaolo Silvestri te lo può confermare perché c’era prima di me. Tra l’altro è lui l’inventore del simbolo di Arcigay, il Pegaso, quindi stiamo parlando dei “preliminari” dell’associazione. Nell’84 io proposi l’entrismo.

Fino ad allora, scusami, erano situazioni locali.
Sì. Esistevano circoli Arcigay a Brescia, Venezia, a Roma, a Palermo e via dicendo. Già nell’84 il circolo di Palermo non esisteva più, perché come tu ben sai, in quegli anni c’era una volatilità; era difficile organizzarsi. Non è come ora che hai le sedi, i finanziamenti pubblici, spesso si viene finanziati dal circuito ricreativo e quindi i circoli hanno una certa stabilità, sia come struttura che come dirigenti. Allora era tutto volontariato puro; se uno, ad esempio, doveva cambiare città, si chiudeva il circolo venendo a mancare la leadership. Sostanzialmente le cose andavano così.

Franco Grillini e Giampaolo Silvestri

Quindi fosti tu ad attuare l’entrismo.
Nell’84 proposi a tutti di dar vita ad Arcigay nazionale; vale a dire a tutti i circoli che esistevano in Italia e chiesi loro di entrare nell’Arci.

Perché tu eri in Arci?
Io la tessera Arci l’avevo da un pezzo. Son bolognese, vuoi che non avessi la tessera dell’Arci? Però l’idea di entrare in una organizzazione più grande già molto nota, perché l’Arci era la più grande organizzazione ricreativa e culturale italiana, di sinistra; di colpo ci faceva dare: sedi, strutture, notorietà e dignità politica. Infatti, quando facemmo il Congresso, nell’85, di fondazione, diventammo immediatamente un interlocutore sia per i media che per la politica.

Un passo da giganti
Se tu vai a vedere la rassegna stampa tra l’84, quando Arcigay nazionale non esisteva, e l’85 quando fondammo l’Arcigay nazionale, a Bologna esiste un metro di rassegna stampa. Quindi quella scelta fu azzeccata. E lì, devo dire, avvenne una cosa quasi magica: tutti i gruppi esistenti allora, tranne i torinesi del Fuori, entrarono in Arcigay. Anche il Mieli di Roma entrò con un escamotage di fare un gruppo di iscritti all’Arcigay dentro il Circolo Mario Mieli. Infatti, poi, un suo rappresentante, Vanni Piccolo, entrò nella segreteria fino al 1990.

Torniamo così all’inizio. Perché sono importanti questi 25 anni di Arcigay?
Sono importanti perché sono un quarto di secolo. Quando un’organizzazione vive per un quarto di secolo, o per 30 anni, vuol dire che questa organizzazione non solo è riuscita a stare in piedi, ma ha inciso profondamente nel tessuto politico e culturale del Paese. Nel mio intervento qui a Perugia ho citato una delle tante cose che sono cambiate. Per esempio nella destra, alcuni protagonisti come Fini, hanno avuto un cambiamento spettacolare verso di noi, ricevendo una delegazione LGBT da presidente della Camera, cambiando radicalmente prospettiva, modo di fare e agire; rendendosi conto che una destra se non è liberale e democratica, non può esistere in una Europa che ha integrato i diritti LGBT.

Quindi anche la politica cambia. Ma sui diritti, sulle passioni verso il centrosinistra governativo, i risultati, ci sono sempre delusioni che restano.
Io contesto radicalmente chi dice: “Non abbiamo portato niente a casa”. C’è una sorta di nouvelle vague, soprattutto di chi non conosce la storia passata; noi che siamo un po’ anzianotti abbiamo l’abitudine, giustamente, di rivendicare e di dare valore a quella che è stata la nostra esistenza, la nostra militanza. Si pensa agli altri che hanno portato a casa il matrimonio e, quindi per noi è stato un fallimento. In realtà non pensano che la nostra è la situazione più difficile in Europa perché abbiamo il macigno del Vaticano. Noi siamo stati protagonisti di una autentica rivoluzione culturale, pensando a quello che accadeva negli anni ‘80 contro di noi.

Però è innegabile che non abbiamo diritti legislativi.
Intanto non è vero che in campo giuridico siamo all’anno zero. La battaglia politica, ad esempio, sull’asilo politico ai gay, grazie anche alla capacità politica di Giampaolo Silvestri, di portare a casa una mediazione importante, è un fatto. Storicamente noi avevamo 3 obiettivi legislativi: il riconoscimento delle coppie omosessuali; estensione della legge Mancino e asilo politico. Il terzo punto lo abbiamo portato a casa anche se viene dimenticato da tutti. Sono tanti gli omosessuali stranieri che hanno avuto asilo politico da noi. Non solo, esiste una legge contro la discriminazione degli omosessuali nei posti di lavoro. Delle cose le abbiamo fatte, altro che il nulla. C’è stata un’apertura legislativa!

Franco Grillini durante il congresso Arcigay di PerugiaÈ stata percepita poco, anche se devo darti atto che dici cose che io stesso dimenticavo.
Ma pensa al riconoscimento del vitalizio dato ad Aldo Braibanti, che è una cosa per il quale io mi sono battuto con tutte le mie forze. E quello è un risultato che abbiamo portato a casa. Il più importante caso di omofobia giudiziaria del dopoguerra e il governo Prodi gli ha riconosciuto il vitalizio ed è stato uno dei grandi risarcimenti della storia di una amministrazione pubblica contro l’omofobia passata. Quello è stato un errore giudiziario clamoroso, tanto che la Corte Costituzionale ha poi abolito il reato per cui Braibanti si è fatto svariati anni di galera. Il punto è che noi non siamo in grado di valorizzare le conquiste che facciamo. Insomma, diamoci valore.

Probabilmente la comunità percepisce solo certi temi.
Certo, non abbiamo portato a casa quelli che erano gli elementi fondamentali della nostra richiesta giuridica; però è sbagliato far coincidere vittorie e sconfitte, sulla base delle leggi che si portano a casa perché nel frattempo c’è tutta la società che sta cambiando grazie al nostro lavoro. Poi, purtroppo, la maggioranza parlamentare non è nella nostra disponibilità. Se l’Arcigay e il movimento LGBT in Italia fosse in grado di determinare le maggioranze parlamentari, probabilmente potremmo aspirare alla presidenza del Consiglio o quella della Repubblica. Da noi c’è un problema che tendiamo a dimenticare: dal 1982 non c’è più la maggioranza laica in Parlamento, per una serie infinita di ragioni, ma non c’è!

Arcigay di cosa necessita oggi?
C’è stata una caduta di autorevolezza dell’associazione. Mentre Arcigay continua ad essere l’associazione più nota; oserei definire Arcigay come una sigla di patrimonio pubblico, e quindi, anche hi non appartiene ad Arcigay deve preoccuparsi del fatto che stia in piedi e funzioni, perché è una rete di 50 circoli politici, 75 circoli ricreativi, e se questo non è un patrimonio… Se Arcigay non va bene, è un problema per tutti, perché è ‘unica associazione che ha una ramificazione su tutto il territorio nazionale. Rifarne una nuova è oggi impossibile. Io, personalmente, non ho condiviso le scelte fatte negli ultimi tre anni; c’è stata una gestione non collegiale; c’è stato un tentativo di far fuori tutte le forze migliori; non ho condiviso l’abbandono della battaglia sul Pacs; non ho condiviso delle parole d’ordine che mi sono sembrate off topic rispetto alle cose che dovremmo fare. Tutti questi errori ci hanno portato ad una situazione di stallo, tanto che di questo Congresso, nonostante ci sia una marea di gente, una presenza importante di noi tutti, i giornali non ne parlano affatto. Ormai sono in dissenso con l’associazione che ho contribuito a fondare. Spero che la nuova direzione che uscirà da questo Congresso sia in grado di rilanciare Arcigay che ha avuto momenti di gloria su certe battaglie.

Vanno riprese delle battaglie?
Sì, il Pacs ad esempio, che deve tornare ad essere uno degli obiettivi dell’associazione.

Ma Arcigay ora si batte per il matrimonio civile.
Io sono per il pluralismo degli istituti giuridici. Noi dobbiamo rivendicare intanto l’uguaglianza formale, quindi il diritto di accesso di tutti gli omosessuali agli istituti giuridici esistenti e allo stesso tempo l’esistenza di altri istituti giuridici, perché il matrimonio è un istituto molto impegnativo, molto invadente: regola tutti gli aspetti della vita di coppia. Se uno vuole invece un istituto diverso, magari per comodità, anche se poi il Pacs è un istituto rivoluzionario perché riconosce una cosa che non riconosce il matrimonio, la validità del legame affettivo anche di due persone che non coabitano; perché dobbiamo limitarci al riconoscimento dei conviventi? Anche due persone che si amano e non vivono insieme, non sono due persone che si aiutano in caso di bisogno? Forse, se noi diciamo pluralismo, qualcosa a casa riusciamo a portarla.

C’è diaspora nel movimento. Quale rapporto costruire con le altre organizzazioni?
Dobbiamo avere meno superbia e molta più umiltà da parte di Arcigay.

Al di là dei tuoi futuri impegni politici continuerai a stare in Arcigay. A seguirla?
Assolutamente sì. Io sto nei partiti per fare gli interessi del movimento, non viceversa.

Questo tuo nuovo ingresso nell’Italia dei Valori? Non credi più nella sinistra?
Intanto l’Idv si colloca nel campo della sinistra. La svolta di Di Pietro e del gruppo dirigente del’Italia dei Valori, da questo punto di vista mi pare netta. Se pensi che è stato messo, come responsabile del lavoro uno come Zipponi che faceva il responsabile del lavoro di Rifondazione Comunista, e considerato che la questione del lavoro è una delle questioni centrali: lavoro e diritti. Se tu, in due settori così rilevanti, ci metti due persone come Zipponi e Grillini, vuol dire che la svolta a sinistra è proprio marcata.

Ricordiamo che tu sei responsabile dei diritti civili nell’Idv.
Sì. Ultimamente, poi, buona parte della politica viene rubricata sotto la dicitura dei diritti civili e, sicuramente, l’elemento centrale di scontro con la chiesa cattolica è rubricato sotto la voce diritti civili. Quindi la svolta a sinistra c’è: sia nei programmi che negli uomini. Io ero un dirigente dei Ds e, secondo me, è stata un’idiozia sciogliere quel partito; tant’è che tutte le motivazioni di chi era contrario allo scioglimento di quel partito, si sono verificate puntualmente: le difficoltà che ha oggi il Pd stanno nelle critiche che chi, come me, non voleva la costruzione di quel partito, aveva detto che era un partito senza identità, senza anima. Dopo quello scioglimento, un po’ mi hanno preso in giro perché ho saltellato da un partito all’altro; però ho cercato di inseguire con coerenza, la laicità nelle formazioni politiche fuori dai Ds. Inseguendo la laicità son finito con i socialisti prima e ora con l’Idv. Nell’Idv si è aperto uno spazio e noi dobbiamo dialogare con questo partito, perché essere sostenuti da partiti anche grandi è un elemento fondamentale. In Parlamento, sono i partiti che votano le nostre cose.

Perché questa tua candidatura in una Regione così importante come l’Emilia Romagna?
Sarebbe bello, tra le altre cose, che la città di Bologna, la sua provincia, portasse nella Regione Emilia Romagna, nell’elezione del 28 e 29 marzo quello che ha fondato l’associazione Arcigay. Quindi, se l’elettorato vorrà, ci sarà questo risultato. La Regione è molto importante perché gestisce la sanità. Noi a Bologna e regione abbiamo fatto una battaglia che vorremmo estendere a tutto il territorio nazionale. Uno degli obiettivi è il consultorio autogestito, perché le persone non fanno il test, non vogliono essere riconosciuti. Allora dobbiamo essere noi ad aiutare queste persone. Se ci riusciamo in Emilia Romagna, probabilmente, riusciremo ad esportare nel resto del territorio questo tipo di intervento. Uno dei punti che mi è piaciuto nella relazione di Patanè è che Arcigay deve entrare a gamba tesa in uno dei settori che non è riuscito mai ad occuparsi: quello dell’assistenza alle persone. Alle associazioni omosessuali arrivano delle domande alle quali le associazioni non sono in grado di dare una risposta. Quando uno dice: mi sento solo, sono senza una casa, sto male, le associazioni devono poter dare una risposta. Altrimenti sono inutili; devono servire alla comunità. Se non riescono in questi intenti, sono inutili; vanno sciolte.

Un compito necessario e importante per Arcigay.
Il futuro dell’Arcigay si deve misurare anche in questo. Per questo io dico, è sbagliato identificare il successo o l’insuccesso di una associazione sulla base delle leggi che porta a casa. Il successo o l’insuccesso si deve calcolare soprattutto sulla quantità di servizi che noi dobbiamo riuscire ad implementare per la comunità. Poi, dobbiamo batterci per la laicità, per far tornare la laicità in Parlamento. L’Arcigay del futuro si giocherà la sua rilevanza, la sua importanza, e la sua utilità, aiutando il territorio; mettendo in atto i servizi. Quindi, la parola d’ordine è: servizi, servizi, e ancora servizi.

Buona campagna elettorale, Franco.
Grazie e speriamo tutti in una società migliore, anche col vostro e nostro aiuto.


Aurelio Mancuso in ‘borghese’ sul passato Congresso dell’Arcigay e a Patanè dice: cerchi di attenuare la comprensibile polemica interna.

16 febbraio 2010 admin Nessun commento

Un papa vincitore di un prestigioso premio canoro. Potrebbe anche accadere visto che Benedetto XVI e’ candidato ai Brit Awards, uno dei premi musicali piu’ ambiti al mondo, perche’ “ha una voce molto interessante e ha tutte le carte in regola per vincere”. E’ la prima volta di un Pontefice in corsa per uno dei premi canori piu’ prestigiosi, i Brit Awards che sono il corrispettivo inglese dei Grammy, e monsignor Pablo Colino, il consulente musicale che ha seguito l’iter della preparazione del cd ‘Alma Mater’ in quanto direttore del Coro dell’Accademia Filarmonica Romana nella Basilica di San Pietro, e’ convinto che la voce di papa Ratzinger abbia “tutte le carte in regola per aggiudicarsi il premio”.

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Paolo Patanè. Intervista esclusiva al nuovo presidente nazionale di Arcigay

15 febbraio 2010 mario cirrito Nessun commento

Arcigay, da oggi, apre una nuova pagina della sua storia, concluso il Congresso Nazionale di Perugia. Paolo Patanè traghetterà l’associazione fino al prossimo congresso insieme al nuovo segretario e alle nuove dirigenze che rappresenteranno Arcigay nel territorio. Probabilmente, a molti che non conoscono l’impegno militante, o chiosano su Arcigay per pura spura personale, Arcigay rappresenta il potere litigioso, la rappresentazione del nulla. Con i suoi peccati e le sue reali battaglie, l’organizzazione nata da una costola di Arci, è, nonostante tutti i limiti, una realtà che incide sul tessuto sociale e sulle battaglie passate e future. Senza di essa, senza i militanti di area Arcigay e delle altre associazioni, oggi potremmo biasimare meno il lavoro altrui, impegnati come saremmo, a scansare i tanti pericoli e le tante acrimonie che la realtà ci butterebbe addosso. Se le organizzazioni LGBT saranno forti col nostro appoggio, le vittorie saranno sicure. Altrimenti il lamento diventa un esercizio inutile e anche fastidioso.

Paolo, gli auguri miei personali e quelli di Queerblog, per questa tuo nuovo, importante, incarico. Da oggi, quale dovrà essere il primo impegno di Arcigay?
Grazie a te e a Queerblog per gli auguri che servono sempre. Il primo impegno sicuramente è un impegno morale verso questa associazione che ha vissuto un congresso molto complesso, ed è inutile nasconderselo. E che adesso ha bisogno di capire che la fase del confronto tra due mozioni diverse è un fatto inedito per la nostra storia. Questo ha creato un grande disorientamento in una associazione impreparata a questo tipo di confronti congressuali. Il primo impegno è dimostrare a noi stessi che confrontarsi tra due mozioni non significa spaccare l’associazione. Significa sottoporla ad un processo a un processo di crescita democratica. Dopodiché, chi amministra l’associazione di dialogo deve farlo per tutta l’associazione, non per una parte.

Un impegno e un intento importante visto come, a volte, questo Congresso non è riuscito a trovare convergenze comuni. Ma poi?
Quello detto prima è il primo impegno, importante. Sul piano politico, ovviamente, i nodi sono tantissimi; ci sono delle urgenze: attendiamo questa sentenza della Corte Costituzionale del 23 marzo (sulle istanze presentate da alcune coppie di fatto ndr.) e rispetto a questo bisogna immediatamente trovare un tavolo di incontro con le altre associazioni; immaginare delle iniziative e preparare anche la reazione del movimento a quella che sarà la sentenza della Corte. Qualunque essa sia; molto serenamente, consapevoli del fatto che, quando anche sarebbe negativa, non sarà la pietra tombale di nulla.

Con il gruppo della mozione minoritaria riuscirete a ricomporre un dialogo che serve a voi, a loro, a coloro che si sono allontanati come militanza dai movimenti e dalle battaglie per i diritti civili?
Con la cosiddetta “mozione minoritaria”, certamente, il dialogo è imprescindibile. Lo dicevo prima: noi dobbiamo ricostruire l’immagine di questa associazione come una entità unica in cui c’è una diversità di posizioni. Avere posizioni diverse non significa necessariamente che l’associazione sia necessariamente spaccata. Si deve superare quest’idea. È evidente che c’è un percorso da fare di dialogo, sicuramente interno, ma anche esterno. Questi conflitti sono stati, purtroppo, conflitti che hanno attraversato la dirigenza dell’associazione. Adesso noi dobbiamo, in qualche modo, rasserenare tutti, ricoinvolgere le socie e i soci e trasmettere l’idea che in Arcigay si sta per una grande passione.

Con le altre forme di associazionismo, con le altre sigle LGBT, riuscirete a trovare punti di incontro per scopi e battaglie comuni?
Questo come ben sai, visto che hai seguito in tutte le sue forme questo congresso, è uno dei nostri scopi principali. Per due buone ragioni, perché, noi abbiamo avuto occasione di dirlo in diverse occasioni, il fatto di non essere soli, di non essere la sola associazione l’interno del movimento è assolutamente un vantaggio non un problema. Io credo che Arcigay debba relazionarsi con le altre associazioni partendo da un principio: non dobbiamo fare tutti la stessa cosa; quello che conta è il comune obiettivo; poi ognuno ha la sua storia, i suoi percorsi, i suoi approcci, i suoi metodi, ed è persino una fortuna che sia così! Che tutti facciano la stessa cosa non è opportuno e non è utile, non è vantaggioso. È molto più interessante che i vada verso un’unica finalità, con modalità differenti.

Manderete avanti il progetto di confederazione?
Sicuramente sì. Sono anche dell’idea che lo si debba allargare e che il movimento debba cominciare a condividere dei temi specifici su cui imparare a coordinarsi, perché è questo che facilita la determinazione di un metodo, di una condivisione, di un criterio e che permette poi, concretamente, di proporsi come entità più unitaria possibile. Professare però l’unità in maniera astratta senza cimentarsi con delle situazioni e circostanze concrete, significa fare un discorso che rimane fine a se stesso. Incontrarsi un po’ più spesso, non basta una sola volta all’anno, perché quello produce poi una pletora di discorsi improduttivi. Bisogna cominciare a individuare dei gruppi di lavoro comuni. Vedremo quale sarà la disponibilità degli altri. Arcigay si vuole proporre come promotrice di questa unità.

Si può studiare una struttura dove le varie realtà dell’associazione portino avanti linguaggi e rivendicazioni comuni; che sia coesa nel momento in cui si va a dialogare con i legislatori?
Io penso proprio di sì. Guarda, noi siamo insufficienti, singolarmente, al di là delle dimensioni dell’articolazione territoriale che Arcigay può avere; su certi temi, se non si trova una strategia coordinata, che sia sull’omofobia, che sia su tutta la piattaforma rivendicativa che attiene il matrimonio civile, la diversificazione degli istituti famigliari, sull’omogenitorialità; che sia anche sulla questione dell’imminente sentenza della Corte Costituzionale. Insomma, se non si trovano dei tavoli coordinati, noi continueremo ad andare avanti con una serie di buone o discrete iniziative scollegate, che ciascuno assume legittimamente, ma che alla fine non sono utili. La società, i nostri interlocutori politici, non ha la percezione dio una strategia coordinata.

In questo senso, quale strategia si potrà mettere in campo per dialogare con quella politica, di destra e di sinistra, che potrebbe dovrebbe darci risultati concreti in termini legislativi?
È inutile prendersi in giro. Questa è una fase difficile; c’è un male della politica italiana nel quale anche noi siamo scivolati: quello della trappola delle fasi elettorali. Il sistema dei partiti si rivolge ai cittadini normalmente quando, nelle fasi elettorali, ha bisogno di ricevere un voto. Quella è la fase meno indicata per dialogare con la politica. Con la politica si dialoga a 360 gradi in tutti gli altri momenti. L’azione politica non può essere fatta solo nelle fasi elettorali, sarebbe veramente troppo poco. Cominciamo a preoccuparci di costruire la nostra agenda politica, non andiamo a pensare all’agenda politica dei partiti. Sicuramente capiremo che l’agenda politica di una associazione comporta l’individuazione di azioni che sono diverse da quelle che possono portare avanti i partiti. I partiti è logico che medino; una associazione sui diritti, non può mediare, perché i diritti devono essere presentati con una patente di insindacabilità, di non negoziabilità. Cominciamo a crearci una nostra identità politica come associazione, a consolidarla. Questo determina la nostra agenda politica.

Ci vuole, mi sembra di capire, un nuovo incontro con la politica e con la società.
Perfetto. Arcigay ha bisogno di mostrarsi un po’ più palpabile nella società. Non lo si è solo con le manifestazioni; si diventa papabili quando la società ti vede e con delle campagne che ti riportino a comunicare con la società civile che, per esempio, riaffermino la nostra identità di famiglie. Ti vede quando tu cominci a creare dei luoghi che con la loro stessa esistenza, segnalano l’insufficienza della politica: centri antiviolenza, comunità, cooperative sociali. I luoghi fisici sono luoghi che testimoniano la presenza di una associazione nella società; la capacità di quella associazione di offrire dei servizi e l’insufficienza dello Stato rispetto a certi temi. È una base forte su cui dialogare. Poi, essere contro la dipendenza dai partiti non significa non avere relazioni con i partiti. I Partiti sono degli interlocutori come tutti ma noi non dobbiamo inseguirli, ci vengano a cercare loro. Dopodiché, non si media per carriere personali, non si media per soluzioni e interessi privati. L’Associazione lavora solo ed esclusivamente per i diritti delle persone LGBT, che siano di Arcigay o no.

Ci vuole, anche in questo, un rafforzamento dell’associazione nel territorio?
Certo. Necessitiamo di un rafforzamento e di una articolazione territoriale, che pure si è raddoppiata negli ultimi cinque anni. Però necessitiamo di riempire di senso politico e strategico questa articolazione territoriale. Noi, poi, abbiamo una articolazione di circoli affiliati, importante, che sono delle tribune eccezionali, sicuramente da rivalutare, perché in quei luoghi si intercetta una parte della popolazione LGBT vastissima che non è interessata ai temi politici. Dobbiamo invertire questo trend! La nostra presenza deve risolvere i problemi, affrontare quelli che esistono, dia accoglienza e assistenza; sia una dimostrazione concreta della capacità sociale di questa nostra organizzazione: di dare delle risposte, di farsi carico di temi che però, attenzione, l’associazione non può porsi come solutrice totale, ma che segnalino l’insufficienza, la disattenzione, l’indifferenza delle istituzioni rispetto a certe cose. Penso all’assistenza alle persone sieropositive, un problema che ha una centralità assoluta.

Ai ragazzi che scappano o vengono buttati fuori di casa a causa della loro omosessualità; al bullismo dentro e fuori la scuola…
Questi sono temi che dobbiamo approfondire con tutti. C’è anche il problema delle transessuali con cui dobbiamo discutere e affrontare i loro problemi. A come fare in questo momento in cui nel paese c’è un’ondata di transfobia agghiacciante, terribile.

Tanti impegni, insomma, dentro e fuori Arcigay.
Questa associazione ha fatto i venticinque anni come associazione nazionale, anche questo è un aspetto su cui riflettere. Noi, effettivamente paghiamo, in modo reale, l’assenza di una comunità che c’è ma non si è consolidata. Abbiamo bisogno di fare un investimento su questo, e anche culturale. Una comunità si consolida quando si percepisce; che ha un passato. Troppa parte del mondo LGBT non ha la più pallida idea del suo passato; forse anche noi siamo stati carenti in questo. Trent’anni fa, due ragazzi, in Sicilia morirono, assassinati o suicidi, non si è mai saputo (il caso Giarre ndr.). Da questa violenza subìta è nato praticamente tutto. Allora, la rivoluzionarietà, non solo del rapporto omosessuale, della relazione affettiva omosessuale. Questa è una cosa su cui dobbiamo tornare a lavorare per restituire a questa comunità degli eroi in cui riconoscersi. Una comunità si costruisce anche così.


Paolo Patanè. Arcigay ha un nuovo presidente. Da un presidente-poeta a un presidente-fruttarolo.

15 febbraio 2010 Redazione Nessun commento
E così ieri si è consumato nella patria dei baci perugina il XIII^ Congresso Nazionale dell’Arcigay, definito da qualche fanatico bombardone propagandistico il “più importante appuntameto democratico e partecipativo dell’associazione”. E dopo il presidente-poeta, Aurelio Mancuso indaffarato nella ricerca di un sicuro ospizio, all’Arcigay Nazionale approda e dopo solo quattro anni di militanza, il presidente-fruttarolo, [...]

Paola Binetti, antigay cattolica per eccellenza, lascia il Pd

Paola Binetti, antigay cattolica per eccellenza, lascia il Pd

Paola Binetti al Pd era diventata, ultimamente, molto scomoda. Aveva osteggiato fortemente un’eventuale apertura verso il popolo Lgbt, nonché minacciato di andarsene di fronte all’eventuale candidatura di Emma Bonino a presidente della regione Lazio. E anche il nostro Mario Cirrito, durante la diretta dell’incontro Arcigay a Perugia, aveva sottolineato la presenza “ingombrante” della Binetti, all’interno del partito. Ed ecco la recente notizia: lei ha abbandonato il Pd. Bersani commenta così l’annuncio:

“So che a qualcuno potrà sembrare strano, ma lo dico sinceramente: l’allontanamento dell’onorevole Binetti è quello che mi dispiace di più. Non posso, ovviamente, condividere le sue motivazioni, in particolare a proposito della candidatura di Emma Bonino.”

Ma del resto, già oggi la Binetti aveva dichiarato che il Pd è fallito e ha accusato Bersani di non essere mai stato a capo della sintesi coi cattolici. E ha concluso, con un’accusa ben precisa e mirata (la solita, del resto):

“Io volevo restarci, nel Pd. Ma vista l’insistita e menzognera tendenza a dimostrare che tra la cultura cattolica e quella radicale non ci sono differenze, restare non ha più senso”

Foto | Panorama


XIII Congresso Nazionale. Paolo Patanè, nuovo presidente di Arcigay

14 febbraio 2010 mario cirrito Nessun commento

XIII Congresso Nazionale. Paolo Patanè, nuovo presidente di Arcigay

Paolo Patanè è il nuovo presidente nazionale di Arcigay. Segretario nazionale, in vece di Riccardo Gottardi è stato eletto Luca Trentini. Con loro si sono rinnovati anche gli altri organi direttivi e collegiali dell’associazione. Nulla di nuovo, quindi sotto il bel cielo freddo primaverile di Perugia. La mozione che portava le prime firme del neo presidente e del neo segretario nazionali, Fare Futuro, aveva una tale pletora di appoggio e consensi da non lasciare nessuna p0ssibilità di rivalsa della mozione concorrente.

Per tutta la giornata e la notte inoltrata scorsa, sono proseguite nel loro lavoro le varie commissioni che hanno fatto alcuni cambiamenti allo Statuto e si sono impegnate nelle varie discussioni e iniziative da prendere, sulla scuola, i giovani e altri temi che impegnerà Arcigay nei prossimi anni. Come è nelle corde di qualsivoglia Congresso, le diaspore non sono mancate; qualche incomprensione ha fatto temere il peggio, finché la saggezza di tutti non ha portato alla mediazione e a un riconosciuto risultato.

Stamane, una delle questioni che è riuscita a paralizzare il congresso ha riguardato proprio il presidente nazionale uscente, Aurelio Mancuso. Farlo o no, presidente onorario di Arcigay? In fondo, sussurravano in molti in sala, la cosa era toccata a Franco Grillini primi, e a Sergio Lo Giudice poi. Perché non Mancuso? La domanda per molti era ovvia, per altri no.

Così, a disputa non risolta, dalla presidenza prende la parola Aurelio Mancuso. Ha già gli occhi lucidi e le parole gli si smorzano in gola:

“È una questione che non mi interessa spero comunque la risolviate. Credo che a questo punto, da bravo militante, io debba abbandonare la presidenza per fare posto alla nuova dirigenza. Sono stati anni di dure battaglie, forse qualche cosa di buono abbiamo fatto; certamente abbiamo condotte battaglie che hanno dato risultati. Esco da questa sala con la convinzione di aver fatto il bene di Arcigay; di aver aiutato l’associazione. Ringrazio coloro che mi sono stati al fianco in questi anni, dai dirigenti all’ultimo della base di Arcigay. Grazie di cuore a tutti e che Arcigay possa continuare nel proprio cammino, aiutando tutte le persone LGBT che chiedono il nostro aiuto. Grazie a tutti”.

I delegati restano in piedi a salutarlo. Ci vuole anche questo in un Congresso Arcigay, un po’ di commozione.

Ora tocca alla nuova dirigenza, a Patanè, a Trentini. Tornate a fare grande Arcigay, senza dimenticare coloro che vi hanno preceduto. Buon lavoro.


Arcigay. Si è chiuso il congresso invocando il matrimonio gay, applaudendo la Binetti e promuovendo il Patanè presidente.

14 febbraio 2010 Redazione Nessun commento
Arcigay: richiediamo con forza il matrimonio gay e lesbico. Si conclude a Perugia il XIII Congresso nazionale. Standing ovation per l’approdo della Binetti all’UDC. Eletto il nuovo presidente Paolo Patanè. Si conclude oggi a Perugia il XIII Congresso nazionale di Arcigay, da 25 anni la maggiore Associazione lesbica e gay italiana, che conta più di 180.000 [...]

Congresso Nazionale Arcigay. Priorità dell’associazione il matrimonio gay.

14 febbraio 2010 admin Nessun commento

“Sono molto felice, e’ il giorno piu’ bello della mia vita”. E’ gioia allo stato puro Alessandro Pittin, bronzo nella combinata nordica e primo medagliato azzurro ai Giochi Invernali di Vancouver. “E’ incredibile. Non avrei mai sperato in un bronzo”. Sesto dopo la prima gara di salto, dove aveva raggiunto i 100 metri, ben oltre la misura raggiunta nel corso della stagione di Coppa del Mondo, nella gara di fondo Pittin e’ rimasto dentro il gruppo di testa fino all’ultimo chilometro dove si e’ lanciato assieme al francese Lamy Chappuis, che ha vinto la gara, davanti allo statunitense Spillane. “Nei primi tre giri non mi sentivo cosi’ bene – ha confessato – ma nell’ultimo ho fatto del mio meglio, era incredibile bellissimo. Quando mi sono reso conto di aver vinto una medaglia? Al traguardo, non sapevo se ero terzo o quarto”. Bia

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Arcigay Paolo Patanè nuovo presidente

14 febbraio 2010 admin Nessun commento

paolo patanè

Confermando i pronostici, nella duegiorni del congresso nazionale Arcigay a Perugia, Paolo Patanè succede ad Aurelio Mancuso alla Presidenza Nazionale di Arcigay.

Patanè già coordinatore regionale Arcigay Sicilia da tre anni e resposabile Salute nonchè firmatario (il primo) della mozione approvata Essere Futuro.
Al posto di Riccardo Gottardi come segretario nazionale arriva Luca Trentini.


Arcigay. Paolo Patanè eletto nuovo presidente.

14 febbraio 2010 admin Nessun commento

“I 7 anni passati con mia moglie sono stati gli anni più belli della mia vita. Ogni notte mi addormentavo tenendo la sua mano. Poi la nostra storia è finita perchè mi sono innamorato del mio migliore amico che frequentava casa nostra con la sua compagna”. Questo l’outing di Alessandro Cecchi Paone che si racconta a Domenica Cinque, rivolgendo un appello a quanti nel mondo dello spettacolo non hanno ancora fatto coming out.
“Ci sono anche molti conduttori omosessuali – ha detto intervistato da Barbara D’Urso – che fingono di essere eterosessuali, per vergogna o per un calcolo di opportunità, e entrano nelle vostre case tutti i giorni, parlando di religione e dell’importanza della famiglia tradizionale senza capire che ogni famiglia ha diritto di esistere, e ogni amore ha diritto di vivere”. “Vorrei parlare a Renato Zero – ha aggiunto – che per tutta la vita ha fatto soldi e fortuna mettendosi le piume e sculettando, cantando canzoni che inneggiano l’amore a tre, e si permette di dire che gli omosessuali sono come i down. Così dicendo, offende sia gli omosessuali sia i down”.
Poi critica un altro personaggio: “Un’altra persona alla quale mi rivolgo – continua – è Tiziano Ferro, del quale io non so nulla, ma che su molti siti e blog della comunità’ omosessuale, si dice che sia stato, o sia tutt’ora, il mio fidanzato segreto”. Un accenno anche a “Alessandra Borghese, una che si fa chiamare ‘principessa’ e che ultimamente sta andando giu’ pesante sulla dottrina morale e sessuale, ma io so che quando era a New York ha condotto una vita divertentissima, e che quando Daria Bignardi, in un’intervista, le chiese se fosse lesbica, io non mai capito cosa abbia risposto”.

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Congresso nazionale Arcigay. Passa la mozione “Essere futuro” con 120 voti.

14 febbraio 2010 admin Nessun commento

“L’uscita di Paola Binetti impoverisce il Partito Democratico”.
A dichiararlo Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Partito Democratico. “Da laico sono distante mille miglia dalle posizioni dei teodem, ma chi ignora il problema posto da questi abbandoni, o peggio esulta per l’accresciuta coerenza identitaria, ha in mente un’idea di PD che non e’ la mia”, ha concluso Gentiloni.

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Categorie:Italia, arcigay, news Tag:

San Valentino: Mancuso (Arcigay): la Perugina ci regali un cartiglio dei Baci dedicato all’amore senza discriminazione di genere.

14 febbraio 2010 admin Nessun commento

Il quarto ed ultimo episodio della saga letteraria di Twilight, ‘Breaking Dawn’, sarà diviso in due film a causa dell’eccessiva lunghezza del romanzo.
Lo ha stabilito la Summit Entertainment che, come per l’ultimo libro di Harry Potter, ha deciso di dividere anche il romanzo di Stephanie Meyer girando così 5 capitoli cinematografici. Il terzo capitolo della saga, ‘The Twilight Saga: Eclipse’, uscirà il prossimo 30 giugno, mentre la lavorazione della prima parte di ‘Breaking Dawn’ inizierà ad ottobre. Nessuna notizia ancora sul nome del regista incaricato di dirigere la pellicola.

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XIII Congresso Nazionale Arcigay. La cronaca in diretta.

13 febbraio 2010 mario cirrito Nessun commento

Congresso Nazionale Arcigay

Sali e scendi scalini che portano dalla città alta alla sede del Congresso di Arcigay; ma Perugia è così carina da lasciarti trascinare da qualche splendido belvedere o da vicoli d’altri tempi. Ieri sera, ore quasi mattutine per molti congressisti, intenti nelle commissioni a parlare di questioni organizzative per quel che uscirà da questo Congresso, a discutere di Statuto, scuola e altri temi importanti per il buon funzionamento dell’associazione.

In sala si nota un’area giovane di Arcigay che fa pensare come l’associativismo non sia del tutto perduto e morto. Forse, con la loro aria più spavalda e fresca, la loro intemperanza da perdonare subito, rinfrescano certi grigiumi che hanno fatto il loro tempo. Sono loro i più attivi; quelli che riescono ad alzare la voce su qualche questione che riguarda l’organizzazione.

La mozione data per vincente; quella, per intenderci a firma Patanè, raccoglie consensi e applausi; mugugni e qualche voce grossa è destinata all’altra mozione. Ci spiega il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo:


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“La mozione “Inarrestabile cambiamento si basa su una partecipazione maggiore della base associativa; “Essere futuro” fa invece un percorso contrario, ovvero decisioni verticistiche calate poi sul territorio. La nostra, che è un’associazione di volontariato, che ha bisogno di ascoltare è importante che ci sia una logica che va dal basso verso l’alto. Questo l’abbiamo visto anche nella politica, in Puglia, dove tutti presentavano candidati e quando hanno fatto una consultazione hanno visto che la base voleva altro. Noi chiediamo una maggiore partecipazione in Arcigay, dei Comitati, che lavorino stabilmente e possano prendere decisioni su commissioni importanti come la salute, i giovani, le donne, lo sport e sulle varie attività dell’associazione”.

Però, dalla lettura delle due mozioni, almeno nella prima parte vi trovate unanimi nel criticare una certa gestione di Arcigay. Oggi quali sono i contrasti maggiori qui a Perugia?
Nella precedente gestione sono state prese delle decisioni senza aver consultato la base. Per questo metodo, alcune persone della segreteria si sono dimesse e tante cose non sono andate bene.

Ad esempio?
Beh, manifestazioni convocate e non fatte; iniziative decise e poi cambiate all’ultimo momento; o la convocazione del Genova Pride, che poi è stata una manifestazione di grande successo, grazie al lavoro dei nostri amici del Comitato di Genova, ma è stata una decisione presa in solitaria. Non è giusto gettare ora tutte le responsabilità contro il presidente attuale di Arcigay, Aurelio Mancuso e il segretario Gottardi. C’è stato il tentativo di mettere un’associazione contro l’altra. Non si può neppure disconoscere il lavoro di molti di noi.


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Ci potrà essere un punto di incontro? Recuperare tutte quelle forze necessarie che si sono allontanate da Arcigay?
Se emergerà ancora una direzione verticistica che si discosterà dalla base, forse sarà più forte, ma avrà una base che non la segue. Io spero e dico che Arcigay uscirà vincente da questo Congresso, se uscirà unita; se avrà la capacità di assimilare tutte le energie che esistono nell’associazione. Qualcuno faccia un passo indietro e si valorizzino tutte le risorse e tutte le persone dell’associazione, senza contrapposizioni. Se le decisioni caleranno dall’alto, rischieremo di perdere molti volontari oggi qui in veste di delegati.

Mentre scriviamo, i lavori fervono, con le ovvie distinzioni tra le due mozioni che, si spera possano trovare un lavoro comune per non disperdere necessarie energie di Arcigay.

Pranzo e cena al secondo piano del Centro Congressi della Camera di Commercio. Augurandoci che la cena sia un po’ migliore delle patate crude assaggiate a pranzo. Chiederemo e daremo voce anche all’altra mozione. Che fatica, ragazzi. Ma meno male che Arcigay c’è.


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Pierluigi Bersani interviene al Congresso Nazionale dell’Arcigay

13 febbraio 2010 mario cirrito Nessun commento

Pierluigi Bersani parla al Congresso dell'Arcigay di Perugia
Sembra un miracolo, ma quando intorno alle 11.00 si palesa all’ingresso del Palazzo della Camera di Commercio di Perugia, il segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, la nebbia che aveva avvolta la dolce città si dirada per lasciare spazio ad un sole che scalda e mette di buon umore. Il solito capannello di telecamere ci impedisce una visione di quel che sta accadendo; origliamo e si parla della vicenda Bertolaso senza che qualcuno recepisca di trovarsi al Congresso nazionale Arcigay. Ma così è!

Bersani poi entra nella sala gremita dai delegati e attende in prima fila di prendere la parola, mentre ai piani superiori alcune commissioni che si stanno occupando da stanotte di questioni organizzative che riguardano lo Statuto Arcigay, sono agli sgoccioli del loro esausto lavoro.

“Quello che oggi vengo a proporre al vostro Congresso è la ripresa di un dialogo tra noi e voi; un certo ragionamento in un tempo difficile e controverso. Quando si muove un’idea di uguaglianza, di uguale libertà e dignità; quando le ingiustizie riescono a riprendere un po’ di voce, allora si apre uno spazio ideale, culturale e politico per l’avanzamento dei diritti. Probabilmente questo avviene in reciprocità; a volte ci sono dei risvegli sul piano culturale, civile, che aprono orizzonti nei quali ci si trova meglio ad operare e agire. Io credo che un grande partito come il mio deve, comunque, mettere il piede su queste questioni a partire dai grandi temi dei diritti civili ai temi della giustizia sociale, tenendo sempre presente che il concetto di uguaglianza sia un concetto irrinunciabile e indivisibile che attiene all’uguale libertà, dignità, eguaglianza per tutti. Se non c’è, se non gira questo concetto di uguaglianza o se in giro ne esiste poco, allora bisogna farlo risorgere e, lo dico prima di tutto a me, bisogna predicarlo di nuovo”.

Qualcuno in sala tenta mugugni: “Io, intanto, finché la Binetti resta nel Pd non vi voto. Né io, nè il mio compagno”. Ma Bersani è troppo lontano per sentirlo e forse replicare. Lo farà con noi di Queerblog più tardi. Molti, lo dicono dal palco della presidenza, si dispiacciono che, subito dopo, il leader Pd prenda la via del ritorno e, comunque Bersani sa che quell’uditorio importante, lo è anche per il suo partito, tanto da assicurare un interessamento a voler rimettere in piedi quel che fu Gay Left ai tempi dei Ds; una costola LGBT che faceva riferimento diretto al partito.

Cosa vuole essere oggi il vostro partito rispetto ai movimenti omosessuali oggi presenti nel nostro territorio nazionale?
Noi siamo impegnati nella ricostruzione di questo nostro partito, lavorando via via, per renderlo riconoscibile come un partito fondato sul lavoro, fondato sull’uguaglianza e fondato sui diritti individuali e sociali. Io voglio dire che siamo qui per celebrare i 25 anni della storia di Arcigay; 25 anni nei quali ci sono state cose anche negative, qualche volta regressive, ma che sono stati anche anni di crescita culturale. Non va dimenticato il buono che è avvenuto grazie anche alle battaglie di una forza così forte nel territorio come Arcigay.

Nell’incontro con i congressisti, Bersani non si sottrae mai alle responsabilità di quello che è stato recentemente il Pd in termini di diritti civili e, ancor prima i Ds, senza però riuscire mai a far convergere su questi temi un consenso tale da portare alla vittoria le tante battaglie per cui anche loro si sono spesi. Sarà, forse la presenza dei cattolici? Sarà l’anima clericaleggiante della Binetti che ha fatto ferro e fuoco per affossare i DiCo? Glielo chiediamo e chiediamo al segretario come può un partito come il Pd sostenere al suo interno una figura come la ciliciense Binetti.

Beh, a tenerla a bada - risponde ridendo di gusto - c’è la vostra e nostra ottima Paola Concia“.

Parla anche di temi importanti come l’omofobia:

“L’omofobia, la xenofobia, si combattono prima di tutto nelle teste delle persone, con l’informazione, con la conoscenza, perché l’ignoranza e la paura vanno sempre a braccetto e da questo meccanismo nasce poi l’intolleranza. Credo che anche il mio partito su questo possa e debba fare di più, utilizzando quegli strumenti di comunicazione che ha; sia mettendo nei propri programmi di formazione, magari con qualche forma di collaborazione con Arcigay, quadri di collaborazione che ci aiutino a sviluppare cultura e informazione e mentalità”.

Si potrebbe partire dalla scuola.
Noi stiamo difendendo, e faremo iniziative in questo senso, a viso aperto la scuola italiana che viene massacrata. Con la stessa forza chiederemo alla scuola italiana che ci sia un impegno attivo ad una educazione a un rispetto tangibile delle diversità. Così come possiamo, credo, promuovere un luogo di partito aperto che sia centrato sull’articolo 3 della Costituzione che mi pare il fulcro attorno al quale organizzare luoghi di dialogo, di confronto e di iniziativa che aiuti la nostra democrazia.

Che l’omofobia sia una emergenza, Bersani non lo nasconde nel suo intervento:

“Dobbiamo riprendere il filo di questa battaglia, dopo quello che è capitato in Parlamento.Questa battaglia deve essere fatta, ci sono iniziative legislative che vogliamo sostenere. Credo che dobbiamo lavorare insieme per portare a casa un risultato che funzioni da deterrente verso nuove espressioni di omofobia. Su questo confermo l’impegno mio e del mio partito. (…) Dobbiamo sottolineare la cura e i risultati che si ottengono a livello locale, questo va detto, perché l’Italia non è la Francia. Tutte le conquiste di tipo sociale, sono sempre partite dai territori. Non avremmo la sanità pubblica, così come non avremmo gli asili. Dobbiamo molto lavorare, anche se sappiamo che è difficile. Io ho avuto qualche esperienza quando, da presidente della Regione Emilia Romagna, feci una convenzione con il Movimento delle Transessuali, col primo consultorio a loro rivolto. Forse, ma è normale, che vediate un limite di eccessivo gradualismo di fronte a certe domande urgenti, ma né voi né noi dobbiamo rinunciare a certe battaglie di diritto”.

Quel gradualismo, Bersani lo invoca fuori e dentro la sala congressuale, tanto da rassegnare i presenti ad una ennesima sfida al tempo, e forse alla pazienza.

Sì, segretario, ma le coppie di fatto, le adozioni, il matrimonio, i diritti dei bambini nati e cresciuti da coppie omosessuali…

Gradualità, gradualità. l’Italia è oggi un’Italia di destra, ma faremo, faremo. Gradualità...”

Sì, segretario, ma sa, anche quando l’Italia era di sinistra, sai che bella gradualità.


Congresso Nazionale Arcigay. Bersani: Nostro impegno per norme anti-omofobia.

13 febbraio 2010 admin Nessun commento

Non solo a Sanremo vale l’ostracismo nei confronti di Morgan. Alla puntata di ‘Quelli che il calcio e…’ di oggi alle 13.50 su Raidue, il cantante Morgan non parteciperà: lo ha comunicato l’ufficio stampa Rai, smentendo il comunicato precedentemente diffuso. “Si è trattato di un equivoco conseguente all’intervista rilasciata dallo stesso Morgan nel corso del programma radiofonico di Simona Ventura”, fanno sapere da Raidue che assicura “Morgan non era previsto e non sarà tra gli ospiti”. Alla radio, infatti, il cantante escluso dal festival dopo aver confessato che fa uso di cocaina non è stato ancora messo al bando, e ieri ha partecipato appunto al programma della Ventura. Ma in tv, no. “Raidue sta seguendo attentamente tutta la vicenda che ruota attorno al caso Morgan, in passato più volte protagonista di programmi della rete – si legge nel comunicato – per questo valuterà di intesa con la Direzione Generale della Rai se sussisteranno le condizioni per riportarlo in futuro in alcune trasmissioni di Raidue”.

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Congresso Arcigay. A Perugia arriva Bersani per non dire niente e mettere le mani avanti.

13 febbraio 2010 Redazione Nessun commento
Preferiamo non commentare il comunicato stampa diramato dall’Arcigay e relativo all’intervento fatto dal segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, stamane al Congresso Nazionale dell’Arcigay ma prendiamo atto, che quello di Bersani è stato un discorso generico che non è mai entrato nel merito degli argomenti lasciando tutti con l’amaro in bocca ed ancora una volta [...]

Bersani al Congresso dell’Arcigay dove i giornalisti gli chiedono di Bertolaso.

13 febbraio 2010 admin Nessun commento

Violentato da un carabiniere che qualche giorno prima gli aveva trovato addosso una modesta quantità di hashish. È quanto ha denunciato un ragazzo di 17 anni di Prato. Il militare, facendo leva sul timore del giovane di subire una denuncia, sarebbe riuscito a far andare il 17enne a casa sua, in provincia di Pistoia, in cui si sarebbe consumata la presunta violenza. Un incontro che il carabiniere avrebbe anche filmato.

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Congresso Nazionale Arcigay. Franco Grillini: in Italia siamo cinque milioni. Molte le perplessità.

13 febbraio 2010 admin Nessun commento

Violentato da un carabiniere che qualche giorno prima gli aveva trovato addosso una modesta quantità di hashish. È quanto ha denunciato un ragazzo di 17 anni di Prato. Il militare, facendo leva sul timore del giovane di subire una denuncia, sarebbe riuscito a far andare il 17enne a casa sua, in provincia di Pistoia, in cui si sarebbe consumata la presunta violenza. Un incontro che il carabiniere avrebbe anche filmato.

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Categorie:Italia, arcigay, news Tag:

E Paola Concia risveglia il Congresso Nazionale Arcigay

12 febbraio 2010 mario cirrito Nessun commento

Qui a Perugia fiocca una neve che scioglie al contatto con il granito, ma il freddo si fa sentire fuori e dentro l’augusto Palazzo Priori - Sala dei Notari tutta dipinta e severa nella nobiltà che poco concilia con le asprità stagionali, così calde, pennellate, diamantine. È ovvio che in un clima invernale, il freddo possa entrare dagli usci e pervade la sala dove sono arrivati delegati da tutta Italia per la celebrazione solenne del XIII Congresso Nazionale Arcigay. Bella la location; ottimi i servizi e l’accoglienza. Tutto perfetto finché le lingue non si sciolgono, ed un po’ di quel freddo non entra in sala e risveglia un certo torpore. Qualcuno si mette di buona lena, ma è risvegliato dal sanguineo Gottardi, segretario nazionale uscente, che non transige sul rumorio in sala e spiascia biglietti agli ospiti per riuscire a stare nei canonici 5 minuti di saluti. Non ce la fa nessuno; tutti intenti a proclami doviziosi sulle proprie e altrui rivendicazioni. Ho assistito a parecchi Congressi, e non sono certo il tipo che riesce a scandalizzarsi per come vadano le cose.

Parleremo di altri, ma quella che riesce, nonostante ogni vana intenzione a catalpultare l’uditorio verso altri lidi, è lei, l’unica, attuale rappresentante del “cogito” parlamentare LGBT italiano: Anna Paola Concia.

“Ringrazio coloro che mi hanno invitata a questo Congresso; ma ringrazio di più coloro che non mi hanno voluto a questo Congresso. Il movimento deve rendersi conto che esistiamo e i conti vanno fatti con tutti. Oggi i peggiori nemici dei gay sono proprio i gay, il movimento che disconosce, che annulla una rappresentanza culturale ancor prima che politica”.

Qualcuno in presidenza riesce a nascondere malamente il disagio, ma in sala c’è un discreto silenzio che pare assenso. Si toccano le diaspore, quel silenzio che chissà cosa potrebbe dire.

Paola chiede e si chiede il significato di un movimento un po’ fermo sulle proprie ragioni, sul riconoscimento del valore che ognuno nel movimento, con le sue prerogative, ha la possibilità di mettere in campo.

“L’omofobia che ho sentito sulla mia pelle l’ho avuta dai miei amici gay. Chi mi conosce bene sa di cosa sto parlando. Sono preoccupata, per come vanno le cose e sono preoccupata per le varie frammentazioni che oggi ilo movimento riesce a dare di se stesso. Io credo che il nostro nemico è fuori dalla nostra comunità e non dobbiamo farci contagiare da certi personalismi. Per noi è un momento difficilissimo e guai a cadere nella trappola degli inutili orgogli. Ci faremmo male da soli. Tutte le battaglie che ci aspettano, sono tutte battaglie da vincere e le energie servono per vincere non certo per abdicare”.

Probabilmente domani, cercheremo di capire meglio quel che Paola intendeva in una importante assemblea nazionale come quella che si svolge qui a Perugia, e ve ne daremo debita cronaca.

Tornando alla “perfezione” congressuale, l’apertura viene fatta da Gottardi che introduce filmati in cui sciorina la nobile storia di un movimento; delle sue prime battaglie e dei suoi orgogli. Spuntano immagini di altri tempi: Mario Mieli al Parco Lambro; un giovane Grillini e un altrettanto, ora governatore della Puglia, Nichi Vendola. Le nostalgie forse toccano qualcuno in sala.

Poi si dà il via ai lavori. Alla presidenza vanno, Aurelio Mancuso, Gottardi, Balliello, due organizzatori Arcigay di Perugia, Bert D’Aragon, Rebecca Zini, Salvatore Sinioli, Carla Liberatore.

Arrivano gli auguri del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quelli della Ministra per le Pari Opportunità e quelli della Gioventù. Nella sua relazione Mancuso ammette degli errori di valutazione ma il perno centrale resta il movimento; resta Arcigay. Riconosce tutte le difficoltà del momento e quel dovere irrinunciabile a non sottrarsi alle proprie responsabilità. La posta dei diritti è una posta troppo alta per giocarci come fanciulli.

In sala, tanti gli ospiti: Sergio Rovasio, anima di “Certi Diritti”; Francesca Polo di Arci Lesbica; Maria Gigliola Toniollo della Cgil Diritti; Paolo Ferrero e Franco Giordano di una sinistra tornata extraparlamentare e Silvana Mura anima dipietrista dell’Idv.

Domani, giornata di fervori. Si attende l’arrivo di Bersani e di altri. Il Congresso entrerà nel vivo.


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