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Archivio per la categoria ‘arcigay’

Si infiamma il dibattito sulla presunta vicenda omofoba di Viareggio

Omofobia inesistente viareggio

Il caso del carabiniere accusato di omofobia da due ragazzi gay nel bar Cusimano di Viareggio, della successiva dichiarazione di un testimone oculare e del video della telecamera del locale, che scagionerebbero il militare, ha scatenato ieri un’ondata di commenti sui social network, articoli su moltissimi portali di informazione nazionali e anche servizi sulle reti tv locali. Le indagini sono tutt’ora in corso e della vicenda è stata informata, come prevede la prassi in questi casi, anche la Procura. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi sviluppi di questa vicenda, che ha molti lati oscuri su cui far luce e che sembra coinvolgere molti interessi personali. In contemporanea al dibattito che è scaturito ieri in seguito alla pubblicazione delle nuove rivelazioni sul quotidiano Nuovo Corriere della Versilia, il presidente nazionale di Arcigay, Paolo Patanè, ha deciso di pubblicare una nota per chiarire la questione, che ha seguito personalmente assieme all’imprenditore gay Alessio De Giorgi e all’attivista transessuale Regina Satariano, in cui ribadisce la posizione di Arcigay: anche se i ragazzi non hanno detto la verità in prima battuta – la coppia ha dichiarato che si stavano semplicemente abbracciando, invece nel video si vede chiaramente che si baciano – il militare va comunque redarguito perché “rimane inaccettabile che un esponente delle Forze dell’ordine eserciti valutazioni di tipo morale e non legale”. “Si è detto di tutto – spiega Patanè – ma né i ragazzi, né il sottoscritto, né nessun rappresentante di associazioni o gruppi locali ha mai dichiarato che il carabiniere in questione aveva apostrofato con ingiurie od affermazioni offensive i due ragazzi. Loro stessi peraltro l’avevano correttamente precisato durante l’incontro con il Maggiore Pasquali”. “Trovo più interessante fare di questa vicenda non un motivo per accanirsi ,ma per ragionare sull’urgenza di una formazione delle forze dell’ordine,all’interno di un più ampio impegno di tipo culturale che parli alla società tutta. L’Arma ha dato ampia dimostrazione di correttezza ,trasparenza ed autorevolezza” conclude il presidente nazionale di Arcigay.

Alessio De Giorgi, ha aggiunto ieri sera alle telecamere di Rete Versilia: “I fatti sono accaduti come li hanno raccontati i due ragazzi, anche se invece che di un abbraccio si è trattato di un bacio, che non è un atto osceno e l’appuntato ha scambiato la moralità con la legalità”. “C’è poi un’altra cosa – conclude De Giorgi nell’intervista televisiva – il carabiniere, davanti ai ragazzi, a Regina Satariano e Paolo Patanè, mentre aspettavamo nella sala di aspetto di essere ricevuti dal comandante, alla nostra domanda se si sarebbe comportato ugualmente se i due fossero stati una coppia etero, ha risposto di no e questa è discriminazione”. Di questa affermazione sembra esista anche una prova, anche se non è ancora stata presentata, visto che una registrazione, se fosse stata realmente eseguita, sarebbe stata fatta in violazione della Legge e, oltretutto, dentro una zona militare. Bisogna notare comunque che il militare, che indossava la divisa ed era quindi riconoscibile, è intervenuto su sollecitazione di una donna presente al fatto – e come ben sappiamo, la percezione della decenza è soggettiva – e non poteva esimersi dall’intervenire, come prevede il suo ruolo di tutore dell’ordine al servizio dei cittadini. Su questo episodio si è espresso anche il maggiore dell’Arma di Viareggio Andrea Pasquali: “Ho preso atto di quanto riferito dai ragazzi, valutando l’ipotesi di porgere le scuse se dalle indagini emergesse che il carabiniere ha commesso quello di cui è stato accusato”.

“Non mi sono mai lasciato intimidire in passato e sicuramente non lo farò né ora, né mai” afferma in un comunicato stampa Alessandro Bandoni, il consigliere PD di circoscrizione di Carrara, intervenuto nell’articolo pubblicato ieri dal Nuovo Corriere della Versilia sui nuovi sviluppi relativi al caso del bacio gay censurato a Viareggio. “E la mia presa di posizione in difesa e solidarietà nei confronti dell’appuntato dei Carabinieri è dettata dalla veridicità dei fatti: se dalla foto e dal filmato si stavano solo abbracciando io sono cieco, e se due amici si baciano, vorrà dire che ho un’ altra concezione dell’amicizia così come in tutta questa vicenda devo prendere atto che ho una concezione della giustizia ben diversa da quella che hanno tutti coloro che continuano a voler difendere i due ragazzi e a screditare un onesto servitore dello Stato che, sollecitato in quell’occasione da un cittadino non ha potuto esimersi dall’intervenire, in modo pacato, senza neanche alzarsi dalla sedia. Forse verrò accusato io stesso, che sono gay dichiarato, di essere omofobo, solo perché volendo la veridicità dei fatti mi schiero con chi (l’ Appuntato dei Carabinieri) ingiustamente è stato tirato in causa in questa gogna mediatica”.

Via – Nuovo corriere della Versilia


Lettera aperta a Paolo Patané che difende la coppia gay di Viareggio

Quanto successo a Viareggio, dove due ragazzi hanno sostenuto (prima di essere smentiti da un video) di essere stati vittime di un carabiniere omofobo, è stato commentato da Paolo Patanè.

Scrive il Presidente di Arcigay su gay.it:

“Nelle ultime ore la vicenda dei due ragazzi gay che a Viareggio hanno segnalato di aver subito un comportamento discriminatorio da parte di un militare dell’Arma che gli aveva chiesto di lasciare i locali di un bar cittadino, a causa dei loro atteggiamenti affettuosi, ha assunto toni e contorni che rischiano di far saltare la giusta percezione delle cose, ma soprattutto di smarrire il significato esemplare della vicenda.

Non si può però accettare che i due, da vittime di un gesto comunque brutto ed ingiusto, debbano passare dalla parte del torto. Io credo che la vicenda non possa avere un senso nel voler a tutti i costi inseguire la logica di chi cerca colpevoli o innocenti. La vicenda è chiara e non sono le sfumature che la cambiano, perché è inammissibile impedire alle persone di manifestare la propria identità entro i limiti del buon gusto e della liceità. Punto”.

Caro Paolo,
rimandare la responsabilità alle forze dell’ordine, come ha fatto lei in altri passaggi del suo intervento, credo che danneggi la comunità omosessuale italiana (che anche lei rappresenta in qualità di Presidente di Arcigay) tanto quanto il tentativo dei due ragazzi di verificare se attorno a sé ci fossero delle persone omofobe.

Se oggi in Italia le persone omosessuali non godono degli stessi diritti degli altri cittadini europei la colpa è anche di chi in questi anni ha preferito criticare le istituzioni invece che aiutarle a migliorarsi.

Prima di istruire le forze dell’ordine, scagionate in questo episodio da una testimonianza, credo che sia importante formare i giovani omosessuali a cui chiaramente va detto che con l’omofobia non si scherza. Come credo lei sappia meglio di me è stata questa forma d’odio a spezzare le vite di alcuni gay. Dell’omicidio di Paolo Seganti ciclicamente se ne occupa qualcuno.

Per risolvere un problema (e il congelamento del dibattito pubblico sui diritti e i doveri delle persone omosessuali può essere considerato tale) bisogna prima ammettere i propri errori. Dimostrare sul campo di essere più superiori dell’ignoranza che ci sta paralizzando.

Assolvere, come lei ha fatto, la coppia solo perché omosessuale credo che sia sbagliato. Oggi più di ieri. Fino a quando noi per primi non crederemo di essere uguali alle persone eterosessuali, che come tutte devono vivere seguendo le regole della buona educazione, il legislatore non ci tutelerà poiché ha delle prove reali riguardante il desiderio di gay e lesbiche di distinguersi dalla comunità.

Ringraziandola per l’attenzione le auguro di proseguire il suo mandato senza scivolare su altre bucce di banana. A presto, Giovanni Molaschi

Lettera aperta a Paolo Patané che difende la coppia gay di Viareggio é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di mercoledì 25 agosto 2010.


Omofobia a Viareggio. Non ‘pizzini’ ma sobrietà, trasparenza, correttezza e verità dai vari colonneli Lgbtq.

24 agosto 2010 Redazione Nessun commento
Ciò che è successo in realtà in quel bar viareggino di prima mattina lo scorso 20 agosto assume da ieri tutti i contorni di un’azione studiata a tavolino. La versione data agli inquirenti ed alla stampa dai due ragazzi oggetto degli insulti omofobi di un carabiniere e prontamente fatta propria dal presidente Patanè e soci, [...]

“Una montatura su quel bacio gay”

Omofobia inesistente viareggio

Vittime dell’omofobia o montatura mediatica? “ Sono esterrefatto di quanto ho letto sui giornali”. Luca Lopez, un 38enne di Pisa, era al bar alle sei di mattina di venerdì scorso ed è stato testimone diretto di quanto accaduto da “Cusimano”: “quello che hanno raccontato i due ragazzi gay a voi giornalisti non corrisponde a quanto è successo e non si è trattato di un episodio di omofobia”. Il giovane pisano, un broker finanziario, appena appresa la notizia dalla stampa, ha chiamato i carabinieri e ieri mattina, dopo aver disdetto tutti i suoi appuntamenti di lavoro, si è presentato in caserma a Viareggio, dal maggiore Andrea Pasquali, e ha messo nero su bianco quanto visto con i suoi occhi e sentito con le sue orecchie. “ Mi sono sentito in dovere di raccontare come è andata – ha riferito -, non si possono inventare le cose rovinando una persona e infangandone la reputazione. Ero appena fuori della porta di ingresso del bar, e stavo fumando una sigaretta – ha precisato -, e quando i due ragazzi sono arrivati li ho sentiti benissimo dire “ci sono i carabinieri – l’Alfa e la Punto di ordinanza erano infatti parcheggiate davanti -, ora ci divertiamo, li facciamo incazzare”. “Si sono seduti a un tavolino – prosegue -, hanno fatto colazione, poi uno dei due si è alzato, è andato a sedersi sulle gambe dell’amico e hanno iniziato a pomiciare, baciandosi sulla bocca appassionatamente. Non è vero che si stavano solo abbracciando innocentemente come possono fare due amici, e un cliente del bar ha chiesto al carabiniere se non fosse il caso di dire loro qualcosa”. “Il carabiniere – ha poi sottolineato Luca – è stato di una correttezza assoluta. Ma quale omofobia…! Gli ha parlato come un padre, e quando i ragazzi gli hanno chiesto se si sarebbe comportato ugualmente se a baciarsi fossero stati un ragazzo e una ragazza, invece che due gay, lui ha risposto di si, perche’ non ci sarebbe stata nessuna differenza, visto che in un luogo pubblico si deve tenere tutti comportamenti consoni al decoro e alla decenza”. “Secondo me – ha poi concluso il testimone – è stata tutta una montatura, visto che appena fuori del bar uno dei due ha detto all’altro “lo vedi ora che bomba scoppia”. E infatti la bomba è scoppiata e il carabiniere con 30 anni di onorato servizio alle spalle, e diversi encomi per operazioni di polizia portate a termine – ultima delle quali gli arresti per spaccio di droga nelle case popolari al Varignano -, è finito sulle cronache locali e nazionali, con una storia di omofobia che ha fatto il giro di Italia, raccontata persino sul palco di Mister Gay Italia da Fabio Canino, alla presenza di Paola Perego e del presidente nazionale di Arcigay Paolo Patenè . Luca, uomo “chiave” nella ricostruzione di quanto realmente accaduto all’interno del bar nella piazza san Francesco, non è comunque il solo ad aver verbalizzato la sua testimonianza alla caserma dei Militari dell’Arma e le versioni dei tanti avventori presenti combaciano perfettamente: “Non si stavano solo abbracciando, ma baciando non castamente, e il carabiniere, interpellato da un avventore perchè intervenisse, li ha solo richiamati con molta pacatezza ad un maggior decoro, senza urlare, senza offendere e senza nemmeno alzarsi dal tavolino dove era seduto a bere un cappuccino”. E ad “assolvere” il militare dell’Arma dalle accuse di omofobia sono in tanti e l’immagine che i due ragazzi gay non si stavano solo abbracciando – come invece riferito dagli stessi durante la conferenza stampa lampo con i giornalisti – è custodita nella registrazione del filmato delle telecamere a circuito chiuso che ha ripreso tutta la scena e che è stata acquisita dagli inquirenti.
“Facciamola finita di fare sempre le vittime – è stato il commento di Alessandro Bandoni, consigliere di circoscrizione a Marina di Carrara e abituale frequentatore della Versilia -, cerchiamo di vedere che spesso siamo noi che ce le tiriamo addosso. Io a molti casi di “omofobia” stento a crederci, eppure sono gay quindi “parte in causa” per così dire. Ma com’è che in una città quale Carrara che sicuramente non è gayfriendly come può essere Torre del Lago o Viareggio certi casi non accadono mai? Non è che spesso, li si usa appositamente per “alzare la tensione” e per ogni minima cosa si urla subito all’ omofobia, senza guardare il resto, perchè gridando all’ omofobo di turno, si cancella tutto quello che c’è dietro? Porgo la mia solidarietà al carabiniere trascinato inutilmente in questa gran cassa mediatica”.

Fonte | Nuovo corriere della Versilia


Confuso scontro Cossiga-Patanè. Dall’Orto dice la sua al solito autoreferenziandosi…

22 agosto 2010 Redazione Nessun commento
Francesco KoSSiga: il fascista che sui gay era più avanti di Bersani e Rutelli. Caro  Paolo Patanè, torno dalle vacanze e leggo solo ora della polemica sul tuo comunicato stampa su Cossiga. Permettimi allora di dire la mia, visto che ho vissuto in prima persona la vicenda del ricevimento della delegazione gay da parte di [...]

Altro che gayfriendly… Versilia campione di omofobia. Abbraccio gay, il carabiniere li caccia.

20 agosto 2010 Redazione Nessun commento
Il caso in un bar di Viareggio. La denuncia dell’Arcigay: “Grave episodio di omofobia. L’Arma ci dia spiegazioni”. «Io e Fabio eravamo al bar a fare colazione, ci siamo abbracciati e un carabiniere in divisa è intervenuto. Urlando ci ha invitati ad andarcene via, dicendo che quello era un posto dove vengono i bambini e [...]

Un presidente quanto mai inopportuno ovvero l’Arcigay e il cordoglio per Cossiga.

20 agosto 2010 Redazione Nessun commento
Quando muore un uomo che ha pesantemente influenzato la politica e gli avvenimenti di un paese è normale che nascano discussioni e che le idee seguano diversi filoni. Non voglio parlare di quello che Cossiga ha o non ha fatto, credo che non sia necessario essere degli storici per farsi un’idea del Cossiga politico. Probabilmente, [...]

2007 Cossiga scrive al Papa per scusarsi del Pride “senza dignità”. 2010 L’Arcigay di Paolo Patanè lo beatifica.

19 agosto 2010 Redazione Nessun commento
Francesco Cossiga, con la lettera aperta, pubblicata da “Il Giornale” il 18 giugno 2007 e che trovate integralmente più sotto, si scusa con il Santo Padre per il Gay Pride nazionale tenutosi il 16 giugno nella capitale con frasi omofobe ed offensive per i cittadini omosessuali italiani. Il cuore della lettera è questo: “Quando prefetto della [...]

Ipocrisie e figuracce. Il cordoglio di Paolo Patanè per la morte di Cossiga irrita gli iscritti di Arcigay.

18 agosto 2010 Redazione Nessun commento
Cordoglio di Arcigay per Cossiga? Non in mio nome! In quanto omosessuale, cittadino italiano e tesserato arcigay intendo prendere le distanze dal comunicato di Paolo Patanè relativo al cordoglio per la scomparsa di Cossiga. Patanè fra le altre cose afferma che: “Cossiga è stato per omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali italiane uno tra i pochi [...]

Cordoglio del mondo gay per la morte di Cossiga

E’ mancato ieri, all’età di 82 anni, l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Molte voci di cordoglio si sono levate, oltre che dal mondo istituzionale e politico, anche dalla comunità gay italiana, che si ricorda affettuosamente di lui come il primo capo dello Stato ad avere ricevuto, al Quirinale, una delegazione di Arcigay guidata da Franco Grillini in occasione delle Giornata mondiale per la lotta all’AIDS del 1 dicembre 1990.

Paolo Patanè, ripercorrendo quella giornata storica per il mondo omosessuale italiano, dichiara: “L’incontro, seguito da quello del Presidente Giorgio Napolitano con la militanza gay del maggio scorso, è espressione netta di una scuola di politica alta che, con scelte autonome dal proprio credo religioso, libertà, laicità e distanza dai diktat delle gerarchie ecclesiastiche dovrebbe essere monito per tutti i politici italiani. Cossiga è stato per omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali italiane uno tra i pochi politici italiani capaci di coniugare il ruolo di rappresentante laico di tutti i cittadini.” “L’ex presidente – afferma il leader nazionale di Arcigay – pur picconando il matrimonio e l’adozione gay ha, ad esempio, sempre sostenuto la necessità e l’urgenza di regolamentare le coppie di fatto anche dello stesso sesso. Cossiga dichiarava ‘ritengo maturi i tempi per dare una disciplina giuridica, al di là del rispetto dovuto a quelle obbligazioni morali naturali che possono derivare dall’aver vissuto in coppie di fatto, anche non eterosessuali’.”

Anche Enrico Oliari, presidente di GayLib, ricorda l’impegno di Cossiga per la comunità omosessuale: “Cossiga è stato il primo presidente della Repubblica a riconoscere la natura laica degli affetti all’interno di una convivenza. Lo ha fatto non a parole ma con una firma sotto il decreto presidenziale numero 223 del 1989 che all’articolo 4 comma 1 recita testualmente : ‘Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune’. Rimane questo, ad oggi, l’unica azione legislativa che di fatto riconosce la legittimità di una unione anche omosessuale, almeno di fronte all’ufficiale di Stato civile”.

Con Francesco Cossiga ”se ne va un amico di vecchia data”. Così l’attivista gay Franco Grillini rende onore alla memoria del Presidente Emerito della Repubblica. Grillini ricorda che: “A lui mi univa la comune passione per i telefonini e l’elettronica. Infatti, nella scorsa legislatura, con Cossiga abbiamo fondato l’associazione parlamentari amici delle nuove tecnologie partendo dalla comune passione per l’innovazione tecnologica. In questa associazione, da me presieduta, Cossiga accettò’ la carica di presidente onorario”.

Via – Arcigay


Marrazzo, Patanè e Bucaioni, gli sceriffi dell’estate. Scende in campo l’Arcigay a far pasticci.

13 agosto 2010 Redazione Nessun commento
“I tre dell’Ave Maria…”. Tanto per cambiare ormai non contenti dei danni compiuti durante il corso di tutto l’anno all’immagine della comunità Lgbtq del nostro paese, il nuovo trio comico da Circo Zelig di sceriffi omosessuali  formato dal Presidente Nazionale dell’Arcigay, Paolo Patanè, dal suo responsabile di un fantasmagorico “International Affairs”, Stefano Bucaioni, sempre dell’Arcigay ed [...]

Al via l’OSCAD, l’Osservatorio della Polizia contro le Discriminazioni

Si è riunito per la prima volta l’OSCAD, il nuovo organismo a servizio dei cittadini discriminati, fortemente caldeggiato dal capo della Polizia Antonio Manganelli. L’annuncio era stato fatto poco tempo fa, in seguito agli incontri tra le forze dell’ordine e le associazioni omosessuali in giugno, dopo la preoccupante escalation – non ancora terminata – di violenza omofoba e atti di emarginazione nei confronti della comunità lgbt. L’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori, presieduto dal vice capo della Polizia Francesco Cirillo, si riunirà ogni mese e a fine anno stilerà una relazione dettagliata, con l’analisi dell’attività svolta e degli altri dati raccolti. Le segnalazioni, senza recarsi personalmente in questura, possono essere fatte anche via e-mail all’indirizzo oscad@dcpc.interno.it; questo servirà ad incentivare le denunce di chi subisce le vessazioni e la violenza omofoba ma tace per paura, come accade purtroppo spesso in queste situazioni discriminatorie. Numerosi i compiti degli operatori di questo nuovo organismo delle forze ordine, creato in sinergia con i gruppi per i diritti gay: ricevere le segnalazioni trasmesse da istituzioni, associazioni o privati cittadini riguardanti atti discriminatori commessi nei confronti di soggetti appartenenti a minoranze; attivare interventi mirati sul territorio; seguire l’evoluzione delle denunce, oltre a facilitare e incentivare i canali di comunicazione tra i cittadini discriminati e il sistema di sicurezza .

Tutte le associazioni per i diritti degli omosessuali che hanno partecipano alla prima riunione dell’Osservatorio – Arcigay, GayLib e Rete Lenford – si ritengono soddisfatte di questa nuova iniziativa della Polizia, anche se manca la cosa più importante a livello istituzionale: un decreto contro l’omofobia, varato dal Governo, che condanni fermamente questi atti discriminatori e metta in prigione gli aggressori e chi finora l’ha passata liscia. Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, ha dichiarato: “Le persone gay, lesbiche e transessuali non trovano spesso nei contesti di relazione primaria quei sostegni e quella solidarietà a cui accedono altri gruppi discriminati. Diventa quindi ancora più difficile la denuncia delle violenze subite e di conseguenza ancor più importante avere dei riferimenti e dei supporti nelle istituzioni.”. Enrico Oliari, leader di GayLib, sottolinea: “Siamo molto soddisfatti per la celerità con cui il progetto si sta realizzando, poiché, purtroppo, continuano gli atti di violenza nei confronti delle persone omosessuali. Il prossimo passaggio, dopo l’estate, sarà quello di organizzare un incontro con i vertici delle Forze dell’Ordine e le principali associazioni gay e trans, poiché, a nostro avviso, è necessario interagire in modo da far percepire alla comunità omosessuale e transessuale la Polizia come una risorsa, come un’istituzione ‘amica’”.

Via – Polizia.it


L’estate dei bigotti. A Ostia bagnanti contro gay che si baciano e una madre denuncia ragazza in topless.

10 agosto 2010 Redazione Nessun commento
La donna insorge contro una ragazza perché si spalmava la crema sul seno: “Turba i miei figli”. Giovane coppia di innamorati allontanata da un bagnino per la lamentela di alcuni clienti infastitiditi dai loro baci. Lei era troppo sensuale mentre si spalmava la crema solare in topless, loro troppo appassionati per baciarsi sotto al sole. [...]

Giovanardi: “Precedenza alla lotta contro la violenza alle donne e alla pedofilia. Poi ci sarà quella contro l’omofobia”

carlo giovanardi

Carlo Giovanardi ha risposto alle richieste di intervento fatte da Arcigay in merito alle continue discriminazioni ed aggressioni che hanno caratterizzato anche questa estate 2010. E ovviamente ha ribadito il concetto di giuste priorità, facendo una scaletta (non richiesta…) di emergenze. Il mondo lgbt non è tra le prime, perché “l’Italia è fondata sulla famiglia” (e sui divorziati che partecipano al Family Day, mi verrebbe da aggiungere…):

“La nostra Costituzione laica e repubblicana assegna alla famiglia, società naturale fondata sul matrimonio, un ruolo di preminenza, stabilendo un trattamento di favore soprattutto per le famiglie numerose. e in questa estate sembra delinearsi un’emergenza è quella delle tante, troppe donne massacrate nel momento in cui vogliono esercitare una loro libera scelta nei confronti di un partner maschile. Un’altra emergenza è sicuramente quella della pedofilia che distrugge l’innocenza dei bambini. In questo contesto di violenza generalizzata nessuno nega che anche gli omosessuali siano vittime di aggressione. Questo problema purtroppo va ben al di là del pur vergognoso ed esecrabile fenomeno della omofobia”

Sì, è sempre vergognoso, esecrabile, terribile, incivile e blablabla l’omofobia. ma del resto, non dimentichiamo che sono parole che escono dalla stessa bocca della persona che ha consigliato ai gay di non farsi troppe effusioni in pubblico. E viene ribadita, infine, ancora una volta, l’importanza assoluta del nucleo famigliare:

“Per quanto riguarda invece i diritti della persona, noi dobbiamo operare perché tutti i cittadini italiani siano uguali davanti alla legge, senza discriminazione alcuna, siano essi sposati, conviventi o soli, come purtroppo capita oggi per milioni di persone anziane. Ma la nostra Costituzione laica e repubblicana assegna alla famiglia, società naturale fondata sul matrimonio, un ruolo di preminenza, stabilendo un trattamento di favore soprattutto per le famiglie numerose. La politica non è ancora riuscita a dare una risposta positiva a questi principi che saranno al centro del dibattito della seconda Conferenza nazionale della famiglia che si svolgerà a Milano nel mese di novembre”

Insomma, prima o poi toccherà anche a noi no?

No?…

Via | Virgilio

Giovanardi: "Precedenza alla lotta contro la violenza alle donne e alla pedofilia. Poi ci sarà quella contro l'omofobia" é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di martedì 10 agosto 2010.


Allarme a Milano: cinque aggressioni omofobe in due settimane

Non solo Roma, ma anche la città più grande del Nord, “culla” della comunità omosessuale italiana, sta sperimentando nell’ultimo mese un’escalation di violenza e discriminazione verso le persone gay. È quanto denuncia Arcigay, riportando ben cinque aggressioni avvenute nelle ultime due settimane al Parco Sempione e al Parco Nord. Il primo episodio è avvenuto una ventina di giorni fa, vittima un ragazzo di 21 anni aggredito  -  naso rotto e prognosi di 15 giorni  -  mentre passeggiava in pieno pomeriggio nella “fossa”, l’area verde tra parco Sempione e la Triennale. Sabato 31 luglio al parco Nord un altro ragazzo, l’unico che abbia fatto denuncia, ha rischiato addirittura di essere strangolato da due persone. Quest’ultima zona, sita nella periferia milanese e il cui parcheggio è un luogo celebre di incontri per omosessuali, è diventato un vero e proprio far West, con bande armate contro i gay che imperversano di giorno e di notte nell’indifferenza totale delle forze dell’ordine e delle istituzioni locali.

“Dopo aver ricevuto il nostro supporto e la disponibilità a sostenerle legalmente, alcune delle persone aggredite diventano irreperibili e non sporgono denuncia, forse per paura:questo mi amareggia doppiamente perché far vincere la paura non può che darla vinta due volte agli aggressori omofobi, spiega Marco Mori di Arcigay Milano. Di fronte a questa incessante catena di misfatti non posso che dichiarare amareggiato lo stato di emergenza permanente rispetto alla questione omofobia e convivenza civile: Comune e Provincia hanno fallito perché non hanno fatto niente e non hanno intenzione di fare nulla a riguardo. Anzi, negli ultimi anni si sono accaniti contro i locali gay, quando possiamo constatare oggi il triste livello di corruzione e indecenza conniventi tra alcuni templi della movida etero-machista-velinista milanese e l’amministrazione pubblica dichiara laconico il presidente dell’Arcigay locale. La stessa associazione lgbt sta valutando la possibilità di ripristinare l’unità di strada, sperimentata una decina di anni fa sulle strade milanesi: si tratta di comparti mobili con a bordo volontari che si spostano nei luoghi di aggregazione gay, raccogliendo segnalazioni, dando informazioni utili e aiutando le persone in difficoltà o prese di mira.

Nessuna replica, per ora, da parte del sindaco Letizia Moratti e della sua giunta, mentre il capogruppo PD in Comune, Pierfrancesco Majorino, afferma: “Milano oggi sta diventando omofoba in un silenzio vergognoso delle istituzioni. Chi parla di sicurezza dovrebbe per primo essere in campo a difendere gli omosessuali”. Gli fa eco Maurizio Baruffi, consigliere della stessa coalizione a Palazzo Marino: “La cosa grave è il clima culturale. C’è una mozione che chiede proprio un impegno attivo del Comune per una campagna contro l’omofobia: non è mai stata discussa dal consiglio”.

Via – La Repubblica


Arcigay contro il Csm: Michele Vietti non è (l’unico) omofobo


La raccolta firme di Arcigay contro Michele Vietti, l’esponente politico dell’Udc promosso alla vice-presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura, rappresenta l’inadeguatezza delle associazioni omosessuali italiane.

Invece di pronunciarsi contro gli esponenti politici, anche dell’opposizione, che hanno sostenuto la candidatura di Vietti Arcigay ha criticato solo l’uomo. Con le dovute proporzioni, nella vicenda Vietti, Arcigay si sta comportando come un pubblico televisivo che invece di protestare contro un sistema giudiziario opinabile pone la proprio attenzione sulla barbarie commesse da un criminale che agisce impunito perché può permetterselo.

Chi in queste ore si sta occupando della polemica di Arcigay contro Michele Vietti non tiene conto di quanto attorno sta succedendo. Le dichiarazioni rilasciate da alcuni esponenti del Partito Democratico (qui trovate quelle di Giuseppe Civati) stridono con la linea adottata dalla propria coalizione.

Se Michele Vietti è omofobo Pierluigi Bersani (segretario del Pd) dovrebbe, nel rispetto di quanto predica in prima persona o attraverso altri, rifiutarsi di appoggiare la promozione dell’esponente politico dell’Udc anche solo per come ha leso l’elettorato omosessuale di sinistra a cui Michele Vietti ha negato, con il proprio voto, la legge contro l’omofobia su cui tanto si è impegnata Paola Concia.

Invece No. Il buon Bersani tace e coi fatti dimostra che la militanza di Paola Binetti nel Pd celava l’omofobia latente di un’opposizione che, come abbiamo avuto già modo di scrivere nei giorni scorsi (in occasione delle vicende di Spresiano e di Pesaro), pian piano sta dimostrando di non essere adatta a diventare la bandiera della comunità GLBTQ italiana.

Pierluigi Bersani, sulla promozione di Vietti, non ha mica agito da solo. Se l’esponente dell’Udc è arrivato al Csm lo deve anche a Dario Franceschini (segretario del Pd dopo Walter Veltroni ma prima di Bersani) che insieme ad Anna Finocchiaro ha lavorato affinché Vietti ottenesse la poltrona che di fatto suggella la collaborazione tra Pierferdinando Casini (leader dell’Udc) e il Pd.

Contraria alla candidatura di Vietti si era detta nei giorni scorsi Debora Serracchiani. L’europarlamentare del Pd, nell’articolo redatto per il Post, non ha comunque posto la propria attenzione sull’omofobia di Vietti. Scrive Debora Serracchiani:

“Infinite sono le ragioni che si possono portare a giustificazione della scelta di dare appoggio a Vietti ma quando un tuo elettore, un militante, ti sventola sotto il naso il curriculum del senatore Udc, e ti fa leggere che è stato due volte sottosegretario di Berlusconi, che è uno dei padri del legittimo impedimento e della depenalizzazione del falso in bilancio… non c’è più risposta tecnica che tenga.

Quello che una volta si chiamava il “nostro popolo” oggi non ti perdona più nemmeno l’impressione di un cedimento alle sirene dell’inciucio. Come meravigliarsi se i nostri elettori e iscritti si girano e guardano a Vendola?”.


Oltre al Governatore della Regione Puglia l’elettorato, a cui si riferisce Debora Serracchiani nel proprio articolo, sta seguendo il lavoro dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro che in ogni tornata elettorale cresce a discapito del Partito Democratico.

Per capire perché si stia verificando questo travaso di voti, ragionando sulla vicenda Vietti, è sufficiente riflettere sulla posizione degli colleghi dell’ex magistrato. Luigi De Magistris, dopo aver fatto propria le istanze di Franco Grillini (anche lui dell’Idv) contro l’esponente dell’Udc, ha dichiarato:

“Vietti non è il nome giusto per guidare il Csm in questa fase di emergenza morale che investe il mondo della magistratura e lo stesso organismo di autogoverno. Il suo passato politico e’ infatti macchiato dalla paternità.

Purtroppo ancora una volta prevale la politica gattopardesca del mantenere in piedi un equilibrio insano, fatto di correntismo e collateralismo, di amalgama nefasto fra politica e giustizia. Un equilibrio insano che in particolare dopo l’inchiesta sulla P3, dovrebbe essere distrutto da una “rivoluzione morale” interna all’ordine giudiziario, nell’interesse dei cittadini e della stessa magistratura”.

Contro la promozione di Vietti si è detta anche Sonia Alfano. L’esponente politico dell’Idv nonché Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, parlando delle candidatura dell’esponente dell’Udc giorni fa ha dichiarato:

“Vietti è un personaggio che farebbe comodo tanto alla destra quanto alla sinistra più inciucista e gli eventi del passato testimoniano a favore della mia tesi. Nel 2001 scoppiò il “caso Catania”, quando il CSM di cui era membro Vietti produsse, con il suo diretto e personale apporto, documenti a favore del magistrato dott. Gennaro che, come il cognato della capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, aveva comprato casa dalla società della moglie di un acclamato mafioso, con un contratto di vendita simulato e l’utilizzo di un prestanome”.

Vietti, come si enuncia dalle informazioni divulgate dall’Italia dei Valori, è rappresentativo dell’Italia peggiore. Se Arcigay e le altre associazioni vogliono davvero prendere le distanze da questa immagine del paese invece che vanificare le proprie forze in raccolte firme inutili probabilmente dovrebbero iniziare a capire con chi ottenere il registro delle coppie di fatto.

A sinistra, forse, per i gay e lesbiche non c’è più spazio.

Arcigay contro il Csm: Michele Vietti non è (l’unico) omofobo é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di martedì 03 agosto 2010.


Raccolta di firme contro Vietti, neo presidente del CSM, giudicato numero 1 degli omofobi

michele vietti

La nomina di Michele Vietti alla carica di vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura sta creando un putiferio. Le associazioni Lgbt hanno dato vita ad una petizione per raccogliere firme e le adesioni aumentano di ora in ora. A sorpresa, l’adesione, oltre che da persone omosessuali, è firmata anche da pensionati, donne, studenti e docenti universitari. L’esponente dell’Udc, infatti, non avrebbe le caratteristiche necessarie per ricoprire quel ruolo. Anche Paola Concia ha lasciato una dichiarazione diretta in merito alla questione:

“Spero che ora che è stato nominato vice-presidente, la smetta di avere posizioni ideologiche sulle tematiche Lgbt”

L’appello è nato per le idee giudicate omofobe di Vietti poiché è stato il primo firmatario della pregiudiziale di costituzionalità che ha affossato la legge proposta dalla Concia contro l’omofobia. Infatti era risultata come motivazione il fatto che l’orientamento sessuale venisse paragonato all’incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia e masochismo. Perciò, l’accoglimento di un’aggravante per i reati motivati dall’orientamento sessuale della vittima avrebbe significato legittimare una protezione speciale di queste pratiche.

La protesta dell’Arcigay sottolinea volutamente questa sua presa di posizione:

“A qualunque persona, anche priva di nozioni giuridiche, non sfugge la falsità e l’offensività verso milioni di cittadini italiani di questa posizione. Essere omosessuali è una condizione personale; commettere un abuso sessuale su un minore è un crimine giustamente punito dalla legge. S’è dimostrato incapace di rispettare il diritto di manifestazione sancito dalla Carta Costituzionale, laddove ha espresso una totale contrarietà a che si tenesse il corteo nazionale dell’orgoglio Lgbt nella città di Torino, nel 2006″

Inoltre presentò una mozione contro i PaCSproposti, a favore della “vera ed unica famiglia tradizionale”. Si è dimostrato apertamente contrario agli omosessuali, alleato della Chiesa (nelle posizione espresse contro il riconoscimento delle unioni gay), nonchè ideatore del legittimo impedimento, norma che impedisce i processi per il Presidente del Consiglio dei Ministri e per i Ministri tutti.

Sempre sotto la famosa norma che la legge è uguale per tutti, no?

Vuoi firmare? Clicca qui

Via | Repubblica

Raccolta di firme contro Vietti, neo presidente del CSM, giudicato numero 1 degli omofobi é stato pubblicato su queerblog alle 15:00 di lunedì 02 agosto 2010.


L’omofobo Michele Vietti eletto vicepresidente “laico” del CSM

Non è bastata la petizione online lanciata da Arcigay nazionale, Rete Laica Bologna e Franco Grillini per chiedere la non elezione di Michele Vietti come vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Poche ore fa, infatti, l’ex presidente vicario dell’UDC alla Camera è stato designato alla seconda carica più importante ed influente al Palazzo dei Marescialli, come membro laico di questo organo fondamentale per la vita istituzionale e politica italiana. Ha ricevuto ben 24 voti favorevoli su 26 presenti alla consulta, e con questo nuovo incarico succede a Nicola Mancino. Vietti è il padre della depenalizzazione del falso in bilancio, del legittimo impedimento – provvedimento che blocca tutti i processi per il governo in carica – e promotore del ripristino dell’immunità parlamentare; non a caso ha ricoperto le cariche di sottosegretario alla Giustizia e all’Economia negli ultimi due governi Berlusconi. Per la comunità lgbt italiana, l’elezione di questo politico – che definire “laico” è un’offesa, visto il suo appoggio mai nascosto alle gerarchie vaticane – rappresenta una vera e propria sconfitta. Per farsi un’idea di cosa abbia fatto Vietti per i nostri diritti, leggiamo la dichiarazione apparsa sul sito di Arcigay per chiedere la sua non designazione:

“Michele Vietti deputato è stato il primo firmatario della pregiudiziale di costituzionalità che ha affossato la legge Concia contro l’omofobia. Nella pregiudiziale, l’orientamento sessuale viene esplicitamente confuso con pratiche sessuali quali l’incesto, la pedofilia, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. In base a tale illegittimo accostamento, l’introduzione di un’aggravante per i reati motivati dall’orientamento sessuale della vittima avrebbe significato, secondo Vietti, dare il via libera ad una protezione speciale delle suddette pratiche (incesto, pedofilia, etc). A qualunque persona, anche priva di nozioni giuridiche, non sfugge la falsità e l’offensività verso milioni di cittadini italiani di questa posizione.  A più riprese s’è fatto portavoce della contrarietà della Chiesa Cattolica verso il riconoscimento delle unioni omosessuali. Nel suo profilo politico è dunque assente la laicità, ovvero quella distinzione tra Italia e confessioni religiose sancita dalla nostra Costituzione.”

Dure le reazioni dei principali esponenti gay italiani e della comunità lgbt nazionale, finalmente unita contro il male comune e contro questi personaggi che infangano la nostra diversità sessuale e calpestano il nostro orgoglio di persone omosessuali. Tra di questi Paolo Patané, il primo firmatario della petizione della sua Arcigay,che definisce la nomina di Vietti “un’offesa a migliaia di persone lesbiche gay e transessuali, e una pericolosa ferita alla laicità delle istituzioni”, mentre Anna Paola Concia, relatrice della legge contro l’omofobia affossata quando il vicepresidente del CSM era deputato, ha affermato: “Ora che Vietti è vice-presidente, mi auguro che studi di più. Quella pregiudiziale era il frutto di un atteggiamento ideologico, ed era priva di qualsiasi fondamento. Spero che, dato il suo nuovo ruolo, diventi più equilibrato”
Via – La Repubblica


Il consiglio comunale di Pesaro affossa il registro delle unioni civili

Se in certi comuni italiani si ha l’impressione che il sindaco e la giunta facciano di tutto per promuovere iniziative a favore dell’omosessualità e combattere la discriminazione su base sessuale, in certe altre amministrazioni si fanno passi indietro e si lascia vincere il menefreghismo e l’omofobia. Il teatro dell’ennesima lotta per l’affermazione negata dei nostri diritti è stata Pesaro, dove il consiglio comunale ha votato contro la mozione per l’istituzione del registro delle unioni civili nel capoluogo di provincia marchigiano. È stata una vera e propria Waterloo: il documento, presentato dalla lista civica “Pesaro a 5 stelle” collegata a Beppe Grillo, ha visto ben 16 voti contrari, 4 astenuti e 2 soli favorevoli. Il blocco del no è rappresentato dai partiti di destra e, incredibilmente, anche dal PD, che detiene la maggioranza nel consiglio comunale locale. Il vicepresidente Pdl del consiglio comunale, Caterina Tartaglione, della quale erano già state chieste le dimissioni per via del mancato sostegno al coro omosessuale Komos, ha affermato che il registro “non è un bisogno sentito dalle persone conviventi“. Posizione ribadita dal capogruppo del Pd, Silvano Ciancamerla, che ha specificato che “le vere urgenze da affrontare sono altre, come la disoccupazione“.

Di ben altro tono le dichiarazioni degli esponenti della comunità lgbt nazionale e locale. Rossana Praitano, presidentessa del Circolo Mario Mieli di Roma, è stata tra le prime a commentare questo episodio: “Questa è un’ulteriore idiosincrasia del Pd, che se da una parte, almeno a parole, si fa paladino di una nuova stagione di apertura ai diritti civili e lgbt, dall’altra mantiene al suo interno sacche inammissibili di intolleranza e avversione all’estensione dei diritti civili. E’ una schizofrenia che non siamo più disposti ad accettare”. Aurelio Mancuso, storico esponente della comunità gay italiana, chiede al PD “una linea nazionale sul tema del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e più in generale sui diritti civili”, sostenendo che:“è incredibile che a Torino come a Bologna, in Toscana come a Genova, il Pd sia in prima fila per la difesa e la promozione dei diritti e delle tutele delle persone lgbt e poi vi siano altre realtà dove questo partito assume posizioni simili alla Lega”.

Durissima la reazione dell’Arcigay di Pesaro, che attacca il voto trasversale che ha affossato la mozione: Un centrodestra e un centrosinistra ostili ai diritti civili per i quali le associazioni LGBT come la nostra combattono da decenni, rendono davvero evidente la triste palude controriformistica nella quale l’Italia è piombata, nonostante il fatto che i nostri governanti si riempiano la bocca di parole come libertà e uguaglianza. Sembra che da parte dei gruppi di maggioranza ci sia la volontà di discutere il testo con la lista civica “Pesaro a 5 stelle”, ma non prima di settembre a causa della pausa estiva. I diritti civili dovranno attendere la fine delle vacanze. Di chiunque sia la colpa di questa brutta pagina di politica – sottolineano il presidente e il vicepresidente della sede Arcigay locale – ancora una volta le cittadine e i cittadini LGBT sono stati traditi, traditi da una classe dirigente che continua a fare i propri equilibrismi e i propri calcoli sulla nostra pelle, in nostro totale dispregio e in dispregio della Costituzione.”

Via – Arcigay


Aggressione al locale per festa Arcigay, il proprietario non ci sta “Non sono omofobo, loro mi hanno aggredito!”

trento gay

Ricordate la storia dei due ragazzi aggrediti dal proprietario del locale alla festa Arcigay? Pare le la storia, già un po’ incoerente al momento della denuncia e del racconto per sensibilizzare il prossimo, ora stia prendendo una piega totalmente diversa. A parlare, questa volta, il proprietario del locale che non ci sta a passare per omofobo, dopo aver affittato la discoteca e aver sempre avuto rapporti amichevoli con il mondo Lgbt:

“Macché omofobo, violento, aggressore. Io sono stato aggredito e insultato. Sono io ad aver subìto un’operazione la scorsa settimana alla mano per una frattura ai legamenti del pollice dovuta alla colluttazione con quel giovane: ho 40 giorni di prognosi e non posso lavorare con il braccio ingessato. Io sono la vittima non lui, tanto più che ero andato nei bagni, su sollecitazione di mia moglie che aveva già assistito ad effusioni un po’ troppo spinte tra quei due giovani, per cacciare chi eventualmente si comportava male, non certo per picchiare. Invece, quando hanno aperto la porta in atteggiamenti inequivocabili, il ragazzo che mi accusa aveva i pantaloni abbassati, sono stato offeso, aggredito, denunciato e accusato di razzismo. No, non me l’aspettavo proprio”

Ma nonostante ciò, ribadisce il suo appoggio alla causa gay:

“Farò altre feste se Arcigay me lo chiede, non ci sono problemi, ma alle mie condizioni: ci sono rimasto proprio male. Non sono razzista, non ce l’ho con quelli lì, gli omosessuali. E poi non sarei stupido a provocare una rissa nel mio locale”.

E ora scattano gli interrogativi. La reazione dell’uomo è stata davvero così violenta nei confronti dei due ragazzi oppure i ruoli sono invertiti e l’aggressore, in realtà, è la vittima in tutta questa storia? Chi indica gli omosessuali come “quelli lì” è forse gayfriendly? Però, del resto, una persona omofoba non so quanto avrebbe accettato di affittare il proprio locale ad una festa Arcigay, nè quanto sarebbe ancora disposto a farlo dopo una situazione del genere. Voi che idea vi siete fatti?

Intanto Arcigay prende la distanze e cerca di minimizzare il tutto:

“Dato che non ci sono testimoni e c’è confusione e divergenza tra le versioni fornite sull’accaduto, noi di Arcigay del Trentino e dell’Arcilesbica organizzatori della festa crediamo che sia stato unicamente uno spiacevole equivoco. Equivoco che ha rovinato una festa che stava andando benissimo, una festa «calda» e divertente”

Foto | Vic15

Aggressione al locale per festa Arcigay, il proprietario non ci sta "Non sono omofobo, loro mi hanno aggredito!" é stato pubblicato su queerblog alle 15:00 di lunedì 26 luglio 2010.


Perché Panorama ha sbagliato sull’inchiesta dei preti gay?

In queste ore tutti, o quasi, i siti a tematica GLBTQ si sono occupati dell’inchiesta di Panorama riguardante i sacerdoti che sono soliti frequentare discoteche gay. Per queerblog.it si è occupato dell’inchiesta Desperate Gay Guy a questo link.

Al di là di come ognuno possa giudicare i sacerdoti coinvolti nell’inchiesta credo sia opportuno, a 48 ore dalla pubblicazione delle anticipazioni, spiegare perché il settimanale della Mondadori ha sbagliato anteponendo il clamore, che puntualmente è scoppiato, alla sostanza.

Per sbugiardare il lavoro della redazione di Giorgio Mulè (ex direttore di “Studio Aperto”) sarebbe sufficiente, come giustamente ha osservato Franco Grillini, ricordare pubblicamente i casi analoghi che nel corso degli anni sono scoppiati.

Se la memoria, in Italia, fosse davvero una motivazione più che seria probabilmente oggi non si commetterebbero più gli stessi errori. Per questo motivo, alla vostra attenzione, voglio portare altre osservazioni.

La prima è tratta dal blog di Gad Lerner. Il giornalista contesta a “Panorama” l’utilizzo di una misura poco congrua a chi dovrebbe indagare. Se la metodologia utilizzata dall’Espresso, osserva il volto de la7, sul caso D’Addario è stata ritenuta sbagliata da Mulé perché utilizzarla in altre circostanze?

“Dopo avere condotto una campagna ostile nei confronti di Patrizia D’Addario (colpevole di avere registrato il suo incontro intimo con Berlusconi) - scrive Gad Lerner - il settimanale di proprietà del primo ministro, “Panorama”, applica su larga scala lo stesso metodo per prendere all’amo i preti gay della capitale che conducono una doppia vita.

Non mi pare un esempio di giornalismo d’inchiesta, semmai una grossolana forma di adescamento utile a divulgare il senso comune qualunquistico del “così fan tutti”: nel gran polverone della colpevolezza generalizzata finiranno per cavarsela i potenti che procurano o utilizzano le prestazioni sessuali per cementare l’omertà e rendersi utili a chi conta?”

La seconda contestazione all’inchiesta di Panorama che credo debba essere presa in considerazione è stata pubblicata da Giacomo Galeazzi. Il giornalista della Stampa, per sconfessare la professionalità del settimanale di Mondadori, riporta sul proprio blog le osservazioni di Paolo Patanè. Secondo il nuovo Presidente di Arcigay l’inchiesta, indirizzandosi verso i poteri deboli della Chiesa, non avrebbe analizzato con cognizione di causa il problema.

Paolo Patanè - scrive Giacomo Galeazzi - bolla il servizio del settimanale di Panorama sui preti gay come una «brutta pagina di giornalismo», sottolineando che non è la vita privata delle persone che va colpita ma i comportamenti pubblici e politici omofobici, denunciando che si cerca di «dipingere l’omosessualità come fonte di ogni male».

«Siamo turbati da un servizio che nel mettere giustamente in luce le contraddizioni della Chiesa cattolica ed il suo tormentato rapporto con la sessualità finisce per assecondare una modalità orribile e torbida che non condividiamo e che contestiamo duramente», dichiara in una nota il presidente di Arcigay, aggiungendo: «Non è la vita privata delle persone che va colpita con un moralismo scandalistico ed offensivo, ma i comportamenti pubblici e politici di chi pianifica ed afferma l’omofobia e la discriminazione».

«L’articolo finisce per criminalizzare i preti omosessuali dimenticando che la cosiddetta “doppia vita” «riguarda anche e largamente i preti eterosessuali o, ancora, migliaia di mariti o mogli»”.

L’ultima osservazione che credo debba essere presa in considerazione per liquidare il servizio di Panorama come l’ennesima brutta pagina di giornalismo italiano è stata fatta dal Giornale di Vittorio Feltri che non più tardi di un anno fa sostenette l’omosessualità di Dino Boffo, ex direttore dell’Avvenire.

Andrea Tornielli, sul proprio blog, osserva il tempismo sbagliato di Giorgio Mulè. Negli stessi giorni in cui una parte della stampa, di cui lui stesso fa parte, si impegna per la difesa della privacy “Panorama” realizza un servizio che non tiene minimamente in considerazione questo aspetto.

“La mia prima reazione - scrive Andrea Tornielli - è stata quella di dire un’Ave Maria per i preti coinvolti: come sempre accade in questi casi l’anonimato non regge, le abitazioni risulteranno conoscibili per chi li frequenta; nel caso del prete di origini francesi si scorge la foto in bianco e nero di una donna, probabilmente la mamma, che speriamo non veda mai quelle immagini.

Mi colpisce il fatto che, mentre nel Paese si discute animatamente sulla pubblicazione delle intercettazioni e sulla necessità di rispettare la privacy delle persone, le vite (non certo esemplari…) di questi anonimi sacerdoti vengano messe in pagina e in rete a loro insaputa e - immagino - senza il loro consenso.

Non sto dicendo, ovviamente, che non si possano o non si debbano fare inchieste sull’argomento, che purtroppo offre materia e pure abbondante. Credo però esistano altri sistemi, più rispettosi delle persone.

Ricordo a questo proposito il libro “Io, prete gay” scritto nel 2007 dal vaticanista Marco Politi, che ha raccolto la testimonianza, anonima, di un sacerdote omosessuale. Una lettura sconvolgente, utile per capire, ma senza alcuna concessione voyeristica o scandalistica”.

Perché Panorama ha sbagliato sull’inchiesta dei preti gay? é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di sabato 24 luglio 2010.


Spresiano: Mara Carfagna interpellata sulle dichiarazioni di Riccardo Missiato


Non è passato neanche un mese dall’ultima volta in cui il Governo nazionale, che teoricamente dovrebbe occuparsi della risoluzione della crisi economica, si è dovuto occupare di un caso di discriminazione ai danni di un omosessuale.

In attesa di capire come l’amministrazione Berlusconi intenderà rispondere a Gabriele, il ragazzo gay a cui è stato vietato donare il sangue (e di cui abbiamo già raccontato qui la risposta ufficiale dell’Avis, qui la cronaca della vicenda e qui del silenzio del Ministro della Salute Ferruccio Fazio), il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, su esortazione di Arcigay, dovrà spiegare perché il sindaco di Spresiano ha potuto sostenere pubblicamente che gli omosessuali sono malati.

Le dichiarazioni fatte da Riccardo Missiato, malgrado l’intervento di Paola Concia, non hanno svegliato il Partito Democratico, il cui intervento è stato fondamentale alla vittoria politica del primo cittadino omofobo.

Sull’argomento tace il segretario Pierluigi Bersani, che a suo tempo fece parte dell’ultima amministrazione Prodi (quella in cui si è tentato timidamente, e senza risultati, di riconoscere le coppie di fatto).

A fare eco alle necessarie parola di Paola Concia solo un esponente locale, tale Enrico Quarello. Confermando la versione di Davide Zoggia, che per il Pd ha la responsabilità dei rapporti con gli enti locali, Quarello ha fatto intendere che il Partito Democratico non ritirerà, come richiesto da Paola Concia, l’appoggio a Riccardo Missiato malgrado le dichiarazioni offensive che ha rilasciato.

“Sento necessaria - ha dichiarato Enrico Quarello - una iniziativa che in maniera coerente ribadisca da un lato il nostro sostegno politico al progetto amministrativo e al sindaco di Spresiano e nel contempo riaffermi l’opposizione a qualsiasi situazione in cui si possano configurare atti o comportamenti contrari al sistema di valori di convivenza civile di cui il Pd si sente rappresentante.

È quindi opportuna una verifica dei valori necessariamente condivisi che stanno alla base dell’esperienza amministrativa, al fine di sgombrare il campo da qualsiasi fraintendimento interno ed esterno”.

Non bisogna essere un eccellente analista politico per capire che se il Pd non ritirerà il proprio appoggio a Missiato le scuse del soggetto diventeranno astratte tanto quanto la considerazione che partendo da Pierluigi Bersani, a scendere, ha l’opposizione per i suoi elettori gay.

Chissà come agiranno, davanti a questa sconfitta gli esponenti politici dichiaratamente omosessuali che fino ad oggi hanno sostenuto il progetto politico lanciato da Walter Veltroni.

Spresiano: Mara Carfagna interpellata sulle dichiarazioni di Riccardo Missiato é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di venerdì 23 luglio 2010.


Esplode la polemica sui “gay malati”, il sindaco di Spresiano si scusa

Fa marcia indietro il sindaco di Spresiano (TV), che mercoledì scorso aveva definito gli omosessuali “deviati e malati” nel corso della presentazione della sua personale crociata contro la prostituzione e gli incontri clandestini gay che si tengono sul greto del fiume Piave, che hanno fatto diventare la zona sporca e pericolosa. Il primo cittadino Riccardo Missiato ha affidato a una nota le sue scuse per quelle infelici dichiarazioni omofobe: “La premessa che vorrei sottolineare è che non ritengo l’omosessualità’ una malattia, anzi ho il massimorispetto per le persone e per i loro orientamenti sessuali. La mia azione amministrativa è volta ad arginare un fenomeno ormai insopportabile di prostituzione femminile e maschile presente nel nostro territorio e che ha raggiunto un degrado morale inaccettabile“. “I nostri cittadini – spiega - hanno il diritto di vivere il paese e il Parco Grave del Piave liberamente. Tuttavia i comportamenti che creano disagi sono segnalati costantemente da molte persone che vivono per questo una percezione di poca sicurezza. I mezzi a nostra disposizione per arginare il fenomeno si sono tradotti nel progetto di vigilanza ‘Estate sicura’ coordinato insieme alla polizia Locale, ai carabinieri, alla Questura e all’ufficio tecnico. Questo progetto voluto dalla nostra amministrazione e da tutti i cittadini realizza un monitoraggio capillare delle zone a rischio per tutto il periodo estivo”.

Anna Paola Concia, deputata del PD, ha affermato “A Missiato vorrei ricordare che gli ultimi a ‘scoprire dove sono e identificare i gay’, come dice lui, sono stati i regimi dittatoriali, su tutti il nazismo. Vorrei inoltre chiedergli come mai ritenga la prostituzione femminile piu’ tollerabile di quella maschile e come faccia a mettere insieme con tanta disinvoltura disinformazione, pressapochismo, ignoranza e discriminazione”. Per Stefano Mestriner, consigliere provinciale trevigiano della Federazione della Sinistra, quelle del sindaco di Spresiano Riccardo Missiato sono “dichiarazioni da Ku Klux Klan, incompatibili con il suo ruolo istituzionale”. Infine, l’Arcigay reagisce con stupore e umiliazione alla ”irresponsabilità” del sindaco di Spresiano, chiedendo l’intervento del ministro per le pari opportunita’, Mara Carfagna, per arginare questa deriva omofoba della provincia di Treviso.

Via – Rainews 24


Il “Luca era gay” di Povia esce allo scoperto e racconta la sua guarigione

Durante la kermesse di San Remo 2009 non si parlava che di lui, di questo fantomatico Luca che da omosessuale è diventato, con il passare degli anni e grazie agli aiuti di qualche magica “terapia” – se cosi si possono definire -, un etero felicemente sposato. Tutti ricordiamo le polemiche del prima, durante e dopo Festival, su una canzone dal messaggio chiaramente chiaro; ma nessuno, a parte le supposizioni, aveva scoperto chi era il protagonista del testo. Il settimanale “A” l’ha scovato e lo ha intervistato in esclusiva: si chiama Luca Di Tolve, è felicemente sposato ma non ha figli, e leggendo le sue dichiarazioni si capisce quanto confusa e tormentata deve essere stata la sua vita di “omosessuale infelice”, e di come ora abbia le idee chiare. A suo modo di dire, ovviamente.

Luca-di-Tolve“Non credo ci siano gay felici. Chi nasce maschio - dice - deve fare cose da maschio. Deve seguire la sua natura. I veri maschi entrano in una comunione profonda tra di loro, senza per questo avere rapporti sessuali. Una volta ero omosessuale e di sinistra, ora sono sposato con Lisa e voto Buttiglione. E’ l’amicizia virile che unisce. Io invece avevo solo legami superficiali, la passione erotica mi abbagliava, pensavo fosse quello il cameratismo che cercavo”. Luca fa un salto indietro, al tempo dell’infanzia e dell’adolescenza: “Mia madre mi ha educato quasi come una bambina. Non ho avuto alcun modello maschile, così l’ho sublimato, erotizzato. Oggi mi rendo conto che facevo sesso con gli uomini per identificarmi in loro. Mi comportavo come i cannibali. Sono cresciuto emarginato, – prosegue Luca – I ragazzini sanno essere crudeli, mi urlavano in faccia quello che già sapevo: frocio. Nei locali, tra tutti quei corpi, mi sembrava di fare finalmente parte di un gruppo”.

Ma siamo arrivati al punto di rottura, di cui parla anche la canzone: “La vera crisi è arrivata quando un mio compagno è morto di Aids. In quei giorni il virus ha spazzato via molti amici e io ho scoperto di essere stato contagiato. Era l’inizio degli anni Novanta. Qualcuno lasciò a casa mia delle dispense su Joseph Nicolosi, un terapista italoamericano che aveva messo a punto un percorso per gli omosessuali che volevano tornare etero. All’inizio sbranavo i ragazzi con gli occhi. Ora ho potato le mie fantasie. Le ho quasi domate. La mia libido è molto scesa. Oggi mi nutro di amicizia virile”. E, ciliegina sulla torta, non manca neanche la frecciatina all’Arcigay: “Odio gli omofobici, ma non sopporto nemmeno il messianesimo dell’Arcigay. Per loro l’omosessualità è quasi una conquista. Invece è una tendenza che si sviluppa a causa di traumi subiti durante l’età della crescita”.

Via – Tgcom


Luca era gay (di Povia) adesso è etero, sposato, vota Buttiglione e non crede ai gay felici – Video

Luca di Tolve gay

Sul settimanale A, questa settimana, è presente un’intervista al famoso (?) protagonista della canzone di Povia (”Luca era gay“), il cui vero nome è Luca di Tolve. Si è fatto intervistare e fotografare per l’occasione a Milano, vicino al Santuario della Madonna del Bosco (giusto per iniziare con l’immagine di conversione mistico religiosa?). Conferma di essere sposato con una certa Lisa, di aver votato Buttiglione e di avere una sua precisa idea sull’omosessualità:

“Non credo ci siano gay felici. Chi nasce maschio deve fare cose da maschio. Deve seguire la sua natura. I veri maschi entrano in una comunione profonda tra di loro, senza per questo avere rapporti sessuali. È l’amicizia virile che unisce. Io invece avevo solo legami superficiali, la passione erotica mi abbagliava, pensavo fosse quello il cameratismo che cercavo”

Luca lo era negli anni 90, viveva a Milano, era ricco, abitava in centro città, andava alle feste di Versace e di Puff Daddy e girava con l’autista. Inoltre, votava sinistra. Oggi invece vive in Brianza, vota destra e prega molto, dopo aver aperto un’associazione “per spronare i ragazzi dubbiosi a essere maschi fino in fondo“. Ecco, queste sono le cose che non sopporto: Luca è diventato etero? Possibile o impossibile? Prendiamo per buona la fantascientifica esperienza della conversione eterosessuale, ma quello che proprio non tollero è chi pretende rispetto per la propria scelta e, allo stesso tempo, vuole “guarire”/convertire/ qualcun altro. Questa è ipocrisia pura

Update
: Nel post sono stati inseriti alcuni video della testimonianza in prima persona di Luca, ad un incontro a Erba, in provincia di Como. Tra le sue parole, anche la riconoscenza verso Gesù che l’ha aiutato a “guarire”:

“Odio gli omofobici, ma non sopporto nemmeno il messianesimo dell’Arcigay. Per loro l’omosessualità è quasi una conquista. Invece è una tendenza che si sviluppa a causa di traumi subiti durante l’età della crescita”

Questo ennesimo luogo comune finale non ha bisogno di commenti vero?

Fonte | Settimanale A

Luca era gay (di Povia) adesso è etero, sposato, vota Buttiglione e non crede ai gay felici - Video é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di mercoledì 14 luglio 2010.


L’estate gay torinese si colora con “Suqqio di Frutta”


suqqio fruttaOggi, Gaymagazine, vi vuole segnalare una serata davvero frizzante a Torino. Si tratta della serata “Suqqio di Frutta”, che verrà innaugurata questa sera alle 21.30 al The Beach di Torino (Murazzi del Po, lato sinistro). Durante la serata potrete assaporare l’estate con ottima musica, cocktail e tanti amici! L’ ingresso è libero e la consumazione facoltativa. Allora siamo tutti curiosi di scoprire come sarà l’estate gay torinese con “Suqqio di Frutta”.

Per info potete contattare il numero 333.713.88.13 oppure visitate la pagina facebook  della serata (www.facebook.com/SUQQIO)

SUQQIO di FRUTTA… Enjoy your juice!


HIV: al via la nuova campagna di Arcigay e la ricerca internazionale Emis

HIV-arcigayÈ finalmente arrivata l’estate e, nonostante il caldo che facilita gli incontri e i corpi sempre più nudi e in mostra, non bisogna mai abbassare la guardia su un nemico invisibile: l’HIV. Secondo le stime dell’Istituto superiore di Sanità, le persone sieropositive in Italia sarebbero circa 160.000, mentre sarebbero 4000 le nuove diagnosi ogni anno. Certo, queste cifre saranno sicuramente sottostimate, sia per le difficoltà e ritardi nella raccolta dei dati, sia per la bassa percentuale di accesso al test diagnostico e anche per l’assenza di campagne e strategie istituzionali preventive efficaci e di lungo periodo nel nostro Paese, che dopo la grande paura degli anni ’80 sembra essersi dimenticato di questo pericolo. Oggi, questo virus non fa più paura e migliaia di persone sieropositive vivono una vita assolutamente normale assumendo terapie antiretrovirali. All’inizio, la scoperta dell’infezione e la paura che le suddette terapie lascino un qualche segno sul corpo spinge molte persone a uno stato di ansia che si configura poi con l’abbandono delle cure, indispensabili per poter arginare l’HIV.

Per questo Arcigay nazionale ha deciso di proporre una nuova campagna di sensibilizzazione, scegliendo lo slogan HIV+. Combatterlo cambia molti aspetti. Tranne il tuo e un’immagine che richiama direttamente alla sessualità, con un giovane in perfetta forma fisica. Il depliant e il manifesto spiegano che “essere sieropositivi significa affrontare molti cambiamenti nella propria vita. E i cambiamenti fanno paura. Paura, ad esempio, di avercelo scritto in faccia. Ma oggi, con l’aiuto del tuo medico, anche l’HIV può essere tenuto sotto controllo nel rispetto del tuo aspetto. Per questo occorre intervenire tempestivamente. Perché combattere l’HIV è l’aspetto che conta”. La campagna ha preso il via durante il Gay Pride nazionale di Napoli dello scorso 26 giugno e coprirà alcuni eventi estivi affollati dalla comunità omosessuale, per poi riprendere a settembre con un’ampia distribuzione online e cartacea.

Sempre in questi giorni, è partita la grande ricerca online Emis sul sesso tra uomini, che coinvolge ben 31 paesi europei e che durerà tutta l’estate. Tramite un questionario, da compilare anonimamente, disponibile in 25 lingue rivolto agli uomini gay e bisessuali e, in generale, agli uomini che fanno sesso con uomini, verranno raccolte informazioni utili che aiuteranno le organizzazioni locali e nazionali a capire i bisogni degli uomini gay e bisessuali, per migliorare le proprie strategie di prevenzione e l’accesso ai servizi.

Via – Arcigay


Toy Story 3: il nuovo film della Disney destinato alle famiglie arcobaleno


In questi ultimi giorni è capitato spesso di ragionare sui limiti degli italiani che con precisione chirurgica, smentendo quel luogo comune secondo il quale siamo uno dei popoli più altruisti, si impegnano affinché la vita di alcuni cittadini sia più difficile di quanto possa normalmente esserlo.

Se non ci si mettono le istituzioni, giustificando gli atti di vandalismo contro il Gay Village, sono le associazioni a complicare la vita di gay e lesbiche non partecipando ai Pride che sono stati organizzati da cittadini non iscritti all’Arcigay.

Mentre nelle piazze italiane qualcuno si impegnava contro una civile convivenza nelle sale cinematografiche, negli ultimi sette giorni, si è compiuta una piccola rivoluzione culturale che trova in “Brotherhood” (per chi se la fosse persa qui trovate la recensione di Aldo Busi) il suo punto alfa e nell’uscita di “Toy Story 3” il proprio omega.

Scrive Marcello Signore, per GAY.tv, a proposito del nuovo film di animazione della Disney:

“Ken e Barbie sono deliziosi nel loro piccolo mondo di plastica e tazzine, per niente sessisti e omofobi, e anzi propongono una riflessione che va ben oltre lo stereotipo lasciando al tradizionalissimo ruolo immobile e senza personalità dei giocattoli Mattel.

Ken, dalla sua parte, è programmato per amare Barbie. Deliziosamente metrosessuale, ama i vestiti e le penne viola che scrivono con inchiostro glitter, ha un guardaroba come quello di Sarah Jessica Parker in “Sex & The City” e una casa con infissi viola.

Toy Story 3 è il cartone che ogni Gay Urbano del XXI secolo ha buona ragione d’amare. Più che per la deliziosa calligrafia con cuoricini sulle “i” di Ken per la sua retro-morale disneyiana (neanche troppo nascosta): diventare grandi, staccarsi da chi si ama, è duro”.

Seppur molto diversi tra di loro i due film rappresentano l’inizio e la fine del nuovo immaginario glbtq. Mai come oggi sembrano lontani film storici, su tutti Maurice, in cui la rappresentazione dell’omosessualità passava attraverso corpi che non potevano amarsi.

Oggi, che piaccia o no, fanno parte anche della cinematografia di settore pellicole destinate alle famiglie arcobaleno, nelle quali crescono i bambini che ci salveranno dall’isteria di certi omosessuali adulti, o a uomini talmente virili da non sembrare neanche eredi del Vizietto.

Toy Story 3: il nuovo film della Disney destinato alle famiglie arcobaleno é stato pubblicato su queerblog alle 08:00 di giovedì 08 luglio 2010.


Treviglio: Lega Nord contro il sindaco colpevole di aver sostenuto il Gay Pride


Giuseppe Civati, consigliere delle Regione Lombardia per il Pd già favorevole al riconoscimento delle coppie di fatto, sul proprio blog ha segnalato una notizia davanti alla quale le polemiche isteriche fatte da qualcuno sul primo Pride di Treviglio passano in secondo piano.

Alla vigilia, infatti, del corteo un collega dello stesso Civati, tale Roberto Pedretti della Lega Nord, ha chiesto le dimissioni del sindaco bergamasco che ha lavorato con l’associazione Milk per garantire ai propri cittadini la manifestazione che solo di raro si vede al di fuori delle grandi città.

“Treviglio e i Trevigliesi – ha dichiarato il collega di Renzo Bossi – saranno costretti a subire un indegno spettacolo con la manifestazione del gay pride: una vergognosa “baracconata” che offende i valori tradizionali e nello stesso tempo scredita e ghettizza gli omosessuali”.

Le affermazioni, inutile precisarlo, sono le solite che davanti ad un Pride vengono rispolverate per avere su di sé un decimo delle luci che spesso i giornalisti dedicano ad un corteo GLBTQ. Con voi, per tanto, vorrei provare a fare un altro tipo di ragionamento collimante comunque alle presa di posizione di Pedretti.

Qua e là, storici esponenti del movimento omosessuale hanno preso le distanze dal Pride di Treviglio. Esemplificativo di quanto sostengo è stata l’assenza dell’Arcigay locale secondo la quale la manifestazione organizzata nel comune della provincia di Bergamo è stata troppo sobria.

Ora, davanti all’ennesima manifestazione di ignoranza politica, non sarebbe stato più utile per tutta la comunità omosessuale italiana compattarsi e solidarizzare con gli organizzatori del Pride e gli esponenti politici locali che hanno tagliato il monopolio delle grandi città su questo tipo di manifestazioni?

Treviglio: Lega Nord contro il sindaco colpevole di aver sostenuto il Gay Pride é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di martedì 06 luglio 2010.


Annullato concerto dei Komos e per l’Arcigay è nazismo religioso

komos gruppo gay

Abbiamo già parlato dei Komos su Queerblog per una polemica dovuta all’allontanamento del gruppo omosessuale da una Chiesa, nella quale erano soliti provare. Ora, ecco un altro episodio di insofferenza. A Pesaro, un concerto del gruppo bolognese gay, è stato cancellato dal “Vespri a Cristo re” con la seguente dichiarazione:

“L’Arcidiocesi si dissocia fermamente dall’iniziativa (inserita nella manifestazione) che prevede, per il prossimo 10 luglio, l’esibizione del coro Komos di Bologna nella Chiesa dell’Annunziata. Tale esibizione, pertanto, viene annullata”

E la risposta dell’Arcigay non si è fatta attendere:

“Un provvedimento di stampo culturale nazista, aggravato dall’abitudine di certi ambienti ecclesiastici di non motivare mai le loro sibilline decisioni, gettando il sasso per poi ritirare la mano”

Parole dure da entrambe le parti, da chi si dissocia a chi lancia accuse. E non è la prima volta che la Chiesa prende le distanze da questo gruppo, a volte non così gradito (purtroppo) in rassegne religiose. Ma vi chiedo: non era forse prevedibile come reazione?

Via | Ansa

Annullato concerto dei Komos e per l'Arcigay è nazismo religioso é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di lunedì 05 luglio 2010.


Treviglio pride. Arcigay verdi di rabbia? Non ci saranno, la motivazione? “A Treviglio un gay pride sobrio e troppo chiuso”.

2 luglio 2010 Redazione Nessun commento
Luca Pandini, presidente Arcigay Bergamo: “Non aderiamo. Si sta puntando tutto sulla sobrietà del corteo, come se il problema fosse l’apparenza. In realtà siamo discriminati per quel che siamo”. L’Arcigay di Bergamo non compare tra le associazioni aderenti al Gay Pride di Treviglio. L’evento clou, ovvero il corteo per le vie della città della Bassa, [...]

Franco Grillini denuncia la situazione degradante e di paura dei carabinieri gay

205Ai microfoni di “Klauscondicio”, il programma di approfondimento politico di Klaus Davi in onda su Youtube, il presidente onorario di Arcigay e consigliere regionale per l’Italia dei Valori in Emilia Romagna ha sparato a zero contro la situazione di timore e di mortificazione perenne in cui sono costretti a vivere tantissimi omosessuali che militano nelle file dei Carabinieri. Ecco un estratto dell’intervista, che potete ascoltare per intero alla fine dell’articolo:

“I carabinieri gay hanno il terrore di dichiararsi tali e, nonostante le dichiarazioni di tenore opposto del Ministro La Russa, in realtà non è cambiato nulla. A differenza della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, l’Arma si conferma un luogo ad alto tasso di omofobia e, pertanto, è più difficile fare outing per chi ne fa parte. C’è ancora una paura fortissima a dichiararsi da parte delle singole persone omosessuali organiche alle strutture militari”. “Il loro problema –aggiunge Grillini – non è tanto la sottoscrizione della tessera di Arcigay, quanto piuttosto la paura di essere visti da qualcun altro che possa riconoscerli. Allora dobbiamo chiederci se forse esistano ancora le schedature di una volta. E’ stato dimostrato, in tutte le forme e in tutte le salse, che un tempo nelle forze armate gli omosessuali venivano schedati. Non solo. A loro era preclusa la possibilità di far carriera. Allora io mi chiedo se forse non siano applicate ancora adesso, se qualcuno continui a tenere in considerazione anche la vita privata delle persone in funzione dei loro avanzamenti di carriera. Con l’abolizione della leva obbligatoria, quello del militare è diventato un mestiere a tutti gli effetti, quindi è giusto battersi contro le discriminazioni che si registrano al suo interno come all’interno di qualsiasi altro mestiere. Certo, sarebbe bene che ci fosse anche un po’ più di coraggio da parte degli interessati”.

 

 

Via – Iris Press


Movimento Lgbtq. A Roma si è quasi alle mani ma per Paolo Patanè: “è più forte e vitale che mai.”

1 luglio 2010 Redazione Nessun commento
Il movimento gay italiano, con sette diversi cortei e decine di iniziative, è più forte e vitale che mai. Questo è il passaggio più importante del messaggio fatto al pianeta ‘frocius’ dal Presidente Nazionale dell’Arcigay Paolo Patanè e fatto pervenire alla stampa. Ancora un a volta uscita inopportuna e trionfale, l’ennesima. Anzichè analizzare da vicino [...]

Video Gay da You Tube: E se tuo figlio fosse etero? Nasce “Arcietero”!

Arcietero, coming out, gay coming out

Il momento del coming out è cruciale per tutti i gay e le lesbiche: dirlo o non dirlo? E sopratutto, “Come”? Immaginiamo invece che possa essere il contrario, che sia un ragazzo a dover confessare la propria eterosessualità ai suoi genitori. Chissà come prenderebbero la notizia…

Questo video vuole, in chiave ironica, prendere ad esempio una situazione del genere, creando una parodia dei genitori e, sopratutto, del temuto coming out! E chissà, magari, come nella realtà, uno dei due la prenderà meglio dell’altro?

Lo spot è stato creato per la nascita dell’associazione “Arcietero”, per persone gay amici di eterosessuali e ed eterosessuali amici del popolo Lgbt. Il gruppo è anche disponibile su Facebook e finora conta più di 1800 iscritti. Dopo il salto, il video in questione:

Video Gay da You Tube: E se tuo figlio fosse etero? Nasce "Arcietero"! é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di martedì 29 giugno 2010.


Milano. Arcigay: accanimento pm di Milano contro circolo StreetOne. Chiesto un controllo pubblico sull’operato della magistratura.

28 giugno 2010 admin Nessun commento

E’ sotto i ferri Pietro Taricone, ricoverato all’ospedale S. Maria di Terni dopo una caduta seguita a un lancio con il paracadute. I medici stanno cercando di fermare l’emorragia interna, “l’aspetto che ci preoccupa di piu’ – spiega Gianni Giannini, direttore generale dell’ospedale – oltre a essere pregiudiziale per qualsiasi altro tipo di intervento”. Oltre ad un’emorragia “importante”, l’attore ha infatti riportato “una serie di lesioni, tra cui un trauma cranico facciale e lesioni agli arti inferiori e al bacino”.

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Il 26 giugno Napoli e l’Italia sono tornate più che mai “Alla luce del sole”

gaypride_plebiscito2A discapito delle polemiche che nei mesi scorsi avevano lamentato una mancanza di organizzazione e una coesione inesistente tra le varie associazioni lgbt, il Napoli Pride 2010, il pride nazionale italiano che è ritornato da vero protagonista nel capoluogo campano dopo ben 14 anni di assenza, si è concluso con un successo quasi inaspettato. “Siamo oltre 300 mila – ha affermato raggiante Paolo Patanè, presidente del comitato Napoli Pride e di Arcigay nazionale - La folla è oltre ogni previsione. Tutta Napoli è in piazza fianco a fianco a gay, lesbiche e transessuali. E’ la miglior dimostrazione che tutto questo Paese, da nord a sud, è pronto per la rivoluzione laica dei diritti gay. Chi continua a ignorarci ha responsabilità civili e storiche gravi”. A decretare il successo di questa edizione dell’evento lgbt sono state le persone, che hanno partecipato attivamente all’ottima riuscita di questa manifestazione nazionale, e non le dichiarazioni e le prese di posizione del politico di turno o del criticone a cui non va mai bene nulla di quello che accade nella nostra comunità arcobaleno, afflitta da anni di immobilismo.

Ad aprire il corteo, partito da Piazza Cavour e giunto nella centralissima Piazza del Plebiscito, c’erano alcuni manifestanti con uno striscione bianco, recante lo slogan del Pride Alla luce del sole: segno incontrovertibile di una volontà decisa nel riaffermare apertamente il proprio orgoglio d’essere omosessuali e il diritto della città partenopea a riappropriarsi di quello che è ora nelle mani della criminalità e della corruzione. A seguire, sono sfilati tutti insieme, per la prima volta, i gay e le lesbiche appartenenti a gruppi cattolici e cristiani di tutta Italia, oltre ad Amnesty International, alle Famiglie Arcobaleno e alla tradizionale parata allegra e festaiola composta da 15 carri e soprattutto dal popolo lgbt, curiosi, amici e passanti.

gaypride_plebiscitoAnna Paola Concia ha voluto partecipare, come sempre, al raduno, anche se all’arrivo è stata contestata da alcuni per il suo atteggiamento di dialogo con gli esponenti di Casa Pound di Roma. Ai fischi ha replicato serenamente: “Sono venuta liberamente e resterò qui, perché il Gay Pride non è di proprietà di nessuno. Hanno tutto il diritto di criticarmi, ma questo Gay Pride per sua stessa definizione è a favore della libertà e io sono una libera cittadina che vuole sfilare in corteo”. In difesa della deputata PD è scesa in campo Vladimir Luxuria che, presente al Pride, ha voluto anche manifestare soddisfazione e gratitudine alla città di Napoli, perché “ci ha accolti alla grande”. L’ex parlamentare ha voluto poi ringraziare esplicitamente il sindaco Rosa Russo Iervolino e soprattutto l’arcivescovo Crescenzio Sepe: “Credo che sia una grande cardinale per l’apertura mentale che ha dimostrato, incontrando associazioni omosessuali della città, e per non aver scritto nessun comunicato contro questa sfilata”. La Luxuria ha quindi auspicato: “Vorrei che questo fosse l’anno del Sud. Sono stata al Gay Pride di Palermo e ora sono qui. Vorrei un Sud dove la gente non debba più andare via né in cerca di lavoro né perché ama una persona del suo stesso sesso”.

A rappresentare ufficialmente la città è stato il primo cittadino Rosa Russo Iervolino, accolta con uno scroscio di applausi dai manifestanti, che ha parlato con entusiasmo della manifestazione, dichiarando: “La Napoli che oggi sta sfilando è quella della Resistenza, delle Quattro Giornate, della solidarietà e dell’allegria. Napoli deve essere così, altrimenti non sarebbe la nostra città”. Per la Iervolino il Pride “è una gioia per tutti e soprattutto per i manifestanti, che portano nel corteo valori semplici ma essenziali: rispetto dei diritti”. Il sindaco della città partenopea ha quindi rilevato il valore della sfilata in paragone con le manifestazioni femministe d’alcuni decenni addietro: “Io sono tanto anziana da ricordare le discriminazioni a cui eravamo sottoposte. Bisogna riconoscere attraverso le leggi dello Stato i diritti delle coppie omosessuali”. In corteo c’era anche Filippo Penati in rappresentanza dei vertici del Pd nazionale: “Siamo qui a testimoniare l’impegno del Pd perché da Napoli parta una nuova stagione per il riconoscimento dei diritti civili che ci metta finalmente al passo con l’Unione europea”.

omofobia_napoli_2Nicola Posapiano e Francesco Vincenti, i due testimonial del Gay Pride che sono apparsi in questi giorni sui manifesti della campagna del Comune di Napoli per la manifestazione, hanno commentato positivamente l’evento, riflettendo anche sulla situazione non certo rosea della comunità lgbt milanese: “Napoli oggi si sta dimostrando all’avanguardia in Italia, speriamo che anche la nostra Milano impari questa lezione. A Milano c’è, dai dati ufficiali, la comunità gay più numerosa d’Italia, speriamo che dalla sensibilità dimostrata dal Comune di Napoli arrivi un messaggio anche al sindaco Moratti”. I due testimonial hanno criticato l’influenza del Carroccio al Nord: “Diciamo che la Lega non ci aiuta e purtroppo molte persone al Nord quando votano la Lega non si rendono conto che questo partito reca con sé un messaggio di intolleranza e anche di omofobia”.

napoli-pride-2010Ha plaudito al Pride anche il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, che ha commentato: “Sono contenta per come si è svolta la manifestazione di Napoli all’insegna del rispetto e della pacificazione. Mi dispiace per qualche fischio all’onorevole Paola Concia, alla quale va tutta la mia solidarietà, ma credo si sia trattato di un piccolissimo episodio isolato che certamente non fermerà il suo lavoro”. Il ministro ha quindi aggiunto: “Io, per convincimento personale e per il ruolo che svolgo, non posso che stare dalla parte di chi chiede di cancellare le discriminazioni, annullarle, e si batte contro tutti i pregiudizi, compresi quelli legati all’orientamento sessuale o alla differenza di genere. Davanti a manifestazioni come queste il compito delle istituzioni è quello di aprire le orecchie e ascoltare”.

C’è stato anche, purtroppo, un tentativo di violenza sessuale ai danni di una donna colombiana 24enne che da oltre dieci anni vive nel capoluogo campano. La ragazza ha denunciato ai vigili urbani, presenti sul posto, un cittadino romeno 25enne che in Piazza del Plebiscito, durante il tradizionale concerto post pride, l’ha prima chiamata lesbica, poi è passato a toccarle il seno e a minacciarla con un coltello. A parte questo episodio, che non riguarda direttamente la manifestazione, il Pride 2010 è stata la conferma dell’impegno costante, che si rinnova ogni anno, del popolo lgbt per cercare di cambiare in meglio la nostra Italia: c’è ancora tanto da lottare per i nostri diritti perennemente negati, per arginare la violenza omofobica rinata negli ultimi anni e per ottenere finalmente e giustamente quel rispetto reciproco, invocato da più parti, e quella visibilità che non si limiti al siparietto tv o alla notizia dell’omicidio tra due amanti omosessuali per gelosia.

Via – Sky Tg24


Il flop del Napoli pride o il trionfo negato a Cesare.

26 giugno 2010 Redazione Nessun commento
Vi mettiamo assieme alcune notizie e le loro fonti relative all’affluenza del gay pride napoletano che si sta tenendo in questo momento. Come tutti ricordano il comitato del Napoli pride per bocca di un suo esponente aveva stimato in 250 mila le presenze possibili, stime che poi, via via hanno cominciato a ridirsia duecentomila e [...]

Napoli pride. Paolo Patanè: siamo oltre trecentomila.

26 giugno 2010 admin Nessun commento

La premier islandese, Johanna Sigurdardottir, ha sposato la sua compagna, Jonina Leosdottir, nel giorno in cui nel Paese è entrata in vigore la legge che consente i matrimoni omosessuali. La legalizzazione delle nozze gay è stata approvata all’unanimità dal Parlamento islandese il 12 giugno. La legge prevede che le unioni civili omosessuali possano essere trasformate in matrimonio a tutti gli effetti con la semplice presentazione di una domanda.
Secondo la televisione pubblica Ruv, la Sigurdardottir ha contratto matrimonio senza alcuna cerimonia particolare, ma semplicemente presentando istanza di trasformare in tal senso l’unione civile da tempo dichiarata.
Arrivata al potere nel febbraio 2009, la ex hostess Sigurdardottir, considerata la personalità politica più amata del Paese, è il primo capo di governo dichiaratamente omosessuale.

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Napoli Pride. Il Patanè polemico con la Carfagna. Ci snobba e tace ma meno male che c’è Angela Luce…

25 giugno 2010 Redazione Nessun commento
L’Arcigay: «Tutto pronto per il Pride, ma la ministra Carfagna tace». Il presidente Patanè: «Silenzio dal suo dipartimento per la manifestazione che invece ha fatto il pieno di consensi» «La Carfagna? Per ora dal suo dipartimento non è arrivato nessun cenno di adesione alla manifestazione, che invece ha fatto il pieno di consensi». Col sorriso [...]

In occasione del Pride parte la campagna “hiv+ combatterlo cambia molti aspetti. Tranne il tuo”

25 giugno 2010 Robo Nessun commento

In occasione del Pride parte la campagna â��hiv+ combatterlo cambia molti aspetti. Tranne il tuoâ��Tra le tante iniziative legate al Gay Pride nazionale – che, lo ricordiamo, si terrà domani – c’è quella dell’Arcigay diretta alle persone sieropositive: hiv+ combatterlo cambia molti aspetti. Tranne il tuo. Attraverso 210mila cartoline e 2000 manifesti il messaggio che si vuole lanciare è che

essere sieropositivi significa affrontare molti cambiamenti nella propria vita. E i cambiamenti fanno paura. Paura, ad esempio, di avercelo scritto in faccia. Ma oggi, con l’aiuto del tuo medico, anche l’hiv può essere tenuto sotto controllo nel rispetto del tuo aspetto. Per questo occorre intervenire tempestivamente. Perché combattere l’hiv è l’aspetto che conta.

Un nostro lettore qualche giorno fa si chiedeva se oggi, a distanza di tanti anni dalla “scoperta dell’AIDS” fosse ancora necessario informare le persone: stando alle stime del Istituto superiore di Sanità le persone che vivono con hiv in Italia sarebbero circa 160.000 mentre sarebbero 4000 le nuove diagnosi ogni anno. E, probabilmente, si tratta di cifre al ribasso.

Contro l’AIDS bisogna tenere gli occhi aperti (e il preservativo sul pisello!) e bisogna continuare a informare, sempre. Nel momento in cui si smettesse di farlo, l’AIDS avrebbe vinto.

In occasione del Pride parte la campagna “hiv+ combatterlo cambia molti aspetti. Tranne il tuo” é stato pubblicato su queerblog alle 08:01 di venerdì 25 giugno 2010.


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