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Archivio per la categoria ‘Cronaca Gay’

Georgia: studentessa fa causa alla scuola contraria alle sue opinioni antigay

jennifer keeton Jennifer Keeton, laureanda, ha fatto causa alla Augusta State University, colpevole di aver violato i suoi diritti: i funzionari scolastici, infatti, hanno minacciato di espellerla se non avesse completato un piano di lavoro che comprendeva progetti sulla diversità.

La Keeton, infatti, ripeteva frequentemente, in classe e fuori dall’aula, quanto, in base ai suoi credo religiosi, l’omosessualità fosse qualcosa di immorale e una scelta di stile di vita. Ma dopo l’incarico assegnatole, è lei che ha fatto causa all’istituto, rappresentata dall’ Alliance Defense Fund, un gruppo di avvocati cristiani, che accusa la scuola di aver violato il primo emendamento che prevede la libertà di parola e di esercitare la propria religione:

“Uno studente dell’università pubblica non dovrebbe essere minacciato d’espulsione per essere Cristiano e per rifiutarsi di rinunciare pubblicamente alla sua fede, cosa che invece sta accadendo qui”

Via | Ajc

Georgia: studentessa fa causa alla scuola contraria alle sue opinioni antigay é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di lunedì 26 luglio 2010.


Comic-Con: fan sbeffeggiano cartelli della Westboro Baptist Church


Dio odia i gay. È questo lo slogan più amato dalla Westbor Baptist Church durante le loro proteste ai funerali o concerti di persone che, anche solo lontanamente, hanno appoggiato la causa gay. E, durante il Comic-Con (convegno dei comics a San Diego), alcuni partecipanti hanno voluto fare la parodia di questo gruppo, con cartelli divertenti e dissacranti.

“Dio odia i gattini”, “Dio odia gli Jedi” e “Dio ama Robin gay” sono solo alcuni esempi: inoltre, ad un certo punto, si sollevava anche un coro che gridava, a gran voce: “Di cosa abbiamo bisogno?” “Sesso gay!” “E quando lo vogliamo?”, “Adesso!”.

Avrei voluto esserci. Eccovi la gallery: io le trovo meravigliose.

Via e Foto | ComicsAlliance

Comic-Con: fan sbeffeggiano cartelli della Westboro Baptist Church é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di sabato 24 luglio 2010.


Il dottore indagato per la morte di Anna Nicole Smith: “Lo fanno perché sono gay!”

Anna Nicole Smith

Nel 2007, l’attrice Anna Nicole Smith era stata trovata priva di sensi in una stanza dell’Hard Rock Cafè: la corsa in ospedale fu inutile e la donna morì. Successivamente, si cercò di far luce sull’accaduto, comprendere la causa della sua morte e alcuni dottori furono indagati per aver prescritto una combinazione potenzialmente mortale di farmaci per la donna. E, uno di questi medici, a distanza di anni, ha espresso una sua convinzione: lo stanno perseguitando ed accusando perché gay ed appartenente ad una comunità etnica minore.

Sandeep Kapoor, gay dichiarato, di discendenza indiana, ha detto che il ritrovamento di una sua foto ( nella foto in apertura di post, lui è quello con la maglietta blu), insieme alla Smith, mentre partecipavano al Gay Pride, è stato il “catalizzatore per la sua persecuzione ed accusa”.

Fonte/Foto, Tmz, via Advocate

Il dottore indagato per la morte di Anna Nicole Smith: "Lo fanno perché sono gay!" é stato pubblicato su queerblog alle 12:00 di venerdì 16 luglio 2010.


Lettera al Messaggero: I bisessuali non esistono e il Gay Pride è solo una bolgia schifosa

Gay Pride

Gira di qua, gira di là, ecco che ti trovi la tra le mani una lettera inviata al Messaggero, da parte dei lettori. Tutto è nato da una lettera in cui si parlava di orgoglio gay, coming out e la necessità di poter essere se stessi fino in fondo. Parole che hanno aperto alcuni confronti e opinioni diverse, ma la cosa più inquietante di questa storia è la missiva (pubblicata) di una certa Anna che “sale sulla cattedra” parlando a 360 gradi del mondo Lgbt. E, ovviamente, non a favore. Inizia parlando della bisessualità:

“[…] Sincerità e vita alla luce del sole da parte di chi si scopre gay o lesbica, piuttosto che nascondersi dietro manifestazioni omofobiche o comunque dietro maschere di eterosessualità o bisessualità, vero, sappiamo tutti che la bisessualità è una delle tante sfumature usate da un gay per dire a se stesso che lui non è omosessuale, e che, fiuuu… l’ha scampata bella! “

Anna ha 40 anni, è eterosessuale (ci tiene a specificarlo) e non è mai stata attratta da un’altra donna (”posso dire con certezza di non essere mai stata attratta sessualmente o sentimentalmente da un’altra donna e ne conosco davvero tante, tra amiche e conoscenti“). Inoltre non ha conoscenze gay, anzi non ne vuole proprio più dopo aver mandato al quel paese la compagnia di amici con cui usciva, perchè logorroici e invidiosi della vita “normale”:

“Non ho conoscenze lesbiche o gay, o meglio non ne ho più volute dal giorno in cui mandai a quel paese una comitiva numerosa di lesbiche e gay, per motivi di malsopportazione della loro “pesantezza” in compagnia, della loro instabilità caratteriale-relazionale-sentimentale che finiscono per riversare su chiunque accenni ad ascoltarli, caratteristica comune a tutti-e quelli-e che mi è capitato di conoscere nella vita, così esagerati-e nei loro comportamenti sociali, spesso invidiosi della “normalità” e stabilità di coppia in cui felici si ritrovano molti etero, a dispetto delle polemiche che il popolo glbt cerca costantemente di innescare su questo argomento”

Partiamo da qui: cara Anna, non sono invidioso di una coppia eterosessuale, semplicemente perché non vorrei doverlo essere. Vorrei essere insieme al mio ragazzo con i diritti e i doveri di ogni relazione eterosessuale: potermi dare la mano per strada (banale? sì, ma quanto piace la banalità quando purtroppo non è sempre fattibile), criticare “mia suocera”, andare al mare con fratelli e sorelle del mio lui e amici in comune. Insomma, cara Anna, vivere semplicemente una vita come voglio. E non è invidia: personalmente è solo malinconia.

Poi, la signora eterosessuale parla anche del Gay Pride e ne parla quasi come di una manifestazione di serial killer mutanti direttamente piovuti dall’inferno:

“Da quel poco che ho visto mi ha fatto solo schifo: messaggi vuoti, gente nuda integralmente che fa casino per la strada con un fischietto e una “sigaretta disonesta” in mano, puzza di carne umana non lavata, carro del sesso libero per rivendicare libertà di costumi sessuali che invadono la libertà di chi non è della stessa idea, carri di gente ubriaca che tira bottiglie di birra vuote sulle teste di chi guarda attonito questa armata scomposta, lesbiche virili e brutte col sigaro in mano che ti guardano in modo strano, delirio collettivo di checche fastidiose come zanzare, che sculettano, marce di trans, o viados sudamericane grosse come giocatori di basket NBA che devi pure stare attenta a non guardarle troppo perchè potrebbe essere pericoloso, uomini coi baffoni mezzi nudi con abiti di cuoio tipo sadomaso indosso… ma dove sono i gay che tanto si dichiarano normali in quella bolgia?”

E qui si apre il classico divario di chi ama i Gay Pride e di chi invece non si riconosce in quel corteo. Ma prima di parlare di questo, è necessario definire le cose: non ci sono solo “checche fastidiose come zanzare” ma ragazzi seri e stanchi di essere cittadini di serie B. Non ci sono solo “lesbiche virili e brutte con il sigaro in mano” ma anche ragazze belle/carine/brutte con la voglia di essere considerate. Non mi risulta che ci siano gare di bottiglie rotte in testa ai passanti e le trans (viados non mi piace come termine) grosse come giocatori di basket vorrebbero probabilmente essere tutto tranne che quello. Ma almeno, forse, loro vivono con coscienza questo dualismo interiore ed esteriore, diversamente da persone superficiali che ignorano la realtà e si fingono maestrine di vita.

Riguardo al discorso Gay Pride, forse lo saprete, io sono tra quelli che non concorda con certi eccessi volutamente esibiti. So che è simbolo di libertà e di diritti da conquistare ma, sapendo quanto la stampa cerchi di sottolineare solo la visione esagerata dell’evento, giocherei d’astuzia e creerei una manifestazione sobria, colpendoli inaspettatamente, in un contesto che non si aspettano (loro e chi passivamente butta un occhio al corteo dalla tv di casa).

Anna conclude parlando di diritti e discriminazioni, ammettendo quella nei confronti delle persone che stanno cambiando di sesso e minimizzando, invece, su “semplici gay”:

“Personalmente trovo che il tanto declamato terzo sesso non esiste, esiste solo una feroce volontà di prendersi il diritto, e farselo riconoscere legalmente, di fare esibizionismo senza che nessuno fiati, credo che dire a tutti di essere gay non serva a niente, non ci vedo una importanza così vitale. Mi auguro per voi che entrino al più presto in vigore, e vengano fatte rispettare, leggi che spazzino via gli attuali preconcetti perseguendo le tante ingiustizie sociali di cui siete vittime, anche se l’evidenza porta a vedere molto più le persone in transizione di genere che non i gay, quali vittime di tali ingiustizie.”

Altra classificazione? Cittadini di serie A,B,C? I diritti spettano a tutti: trans, lesbiche, gay in egual misura e sensibilità. Ma forse, le trans che la donna “difende” sono solo quelle che ancora non ha voluto modo di conoscere (e poi allontanare, schifata)?

Lettera al Messaggero: I bisessuali non esistono e il Gay Pride è solo una bolgia schifosa é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di martedì 13 luglio 2010.


Ostia: gay fa la fila nel bagno delle donne, picchiato a sangue

aggressione gay Ostia Altra aggressione ed episodio di intolleranza ad Ostia, nel lungomare, ai danni di un romano di 30 anni, in giro per i locali della zona. A causa della lunga fila per il bagno degli uomini, decide di tentare la sorte, mettendosi in coda in quello delle donne. Uno di loro, seccata, lo avverte: “Guarda che qui mica ci puoi entrare”. Lui cerca di sdrammatizzare e risponde con un ironico “Ma io sono diverso, state tranquille mica vi do fastidio”. Battuta non gradita, visto la reazione di un’altra ragazza sul posto:

“Ma neanche i froci come te possono entrare”

Lui non risponde, resta dov’è, attende il suo turno e quando esce, ecco la reazione violenta e inaspettata:

“A noi le checche come te ce fanno schifo. Te l’avevano detto che qui non ci puoi entrare. Brutto frocio, mò te famo vedè noi a annà al bagno delle donne!”

Sono le parole del fidanzato di una delle ragazze in fila che, insieme ad alcuni amici, aggredisce verbalmente e fisicamente l’uomo. Partono cazzotti, calci e un pugno in pieno volto che lo cadere rovinosamente a terra. E Marco non avrebbe nemmeno voluto sporgere la denuncia: solo l’intervento di un testimone che ha allertato una pattuglia poco distante e le insistenze dei poliziotti hanno convinto il giovane a fare la scelta giusta.

Ora le indagini sono iniziate ed è caccia al gruppetto di aggressori.

Ostia: gay fa la fila nel bagno delle donne, picchiato a sangue é stato pubblicato su queerblog alle 10:00 di lunedì 12 luglio 2010.


Uomo cieco entra al ristorante ma il suo cane guida non viene ammesso perchè gay

Uomo cieco entra al ristorante ma il suo cane guida non viene ammesso perchè gay

Sono certo che, leggendo il titolo, avrete pensate ad uno scherzo o ad un passo del libro “Scoppia il maiale, ferito il contadino”. Invece la notizia è recente: in Australia, ad un cieco che voleva cenare al ristorante Thai Spice di Adelaide è stato rifiutato l’ingresso. Erano, infatti, convinti che il suo cane-guida fosse stato operato per diventare gay.

Ricapitoliamo: nel maggio 2009, tale Ian Jolly, 57 anni, voleva mangiare in un locale pubblico ma il cameriere dello staff interno aveva giudicato il suo cane “gay”. Ecco la sua (assurda) motivazione:

“Lo staff aveva pensato ingenuamente che Nudge (questo il nome dell’animale) fosse un normale cane da compagnia che era stato operato per diventare un cane gay”

Indignato, ha poi denunciato l’accaduto e solo in questi giorni si è saputo di un risarcimento di 1.400 dollari per l’uomo. Cifra addirittura troppo misera, a mio parere. L’uomo non vedente si era sentito infatti discriminato e ha ribadito il suo diritto a poter uscire, mangiare dove meglio crede e prendere un rispetto adeguato.

Ora scusate ma devo buttare il geranio sul balcone perché sento che mi fissa ed è gay.


Intervista gay: storia di Giorgio, da 10 anni a Milano, ed un ex fidanzato che lo perseguita tra minacce, ricatti e un finto suicidio…

Intervista gay: storia di Giorgio, da 10 anni a Milano, ed un ex fidanzato che lo perseguita tra minacce, ricatti e un finto suicidio...

L’intervista gay di oggi è incentrata su Giorgio, un ragazzo di 28 anni, di origine veneta e trasferitosi da una decina di anni a Milano per studio. La sua storia è particolare, molto forte per alcuni argomenti e sopratutto intensa a livello emotivo.

Incontrato un ragazzo mentre era ancora nella sua città d’origine, la storia tra loro due si è conclusa. Giorgio non era innamorato, mentre Stefano sì. Cose che capitano, purtroppo, nella vita di ciascuno di noi.

Ma Stefano non si è dato per vinto e per anni il passato ha perseguitato Giorgio, anche a chilometri di distanza, attraverso minacce, ricatti… e un tentativo di suicidio. Dopo il salto, la sua storia:

Intervista gay: storia di Giorgio, da 10 anni a Milano, ed un ex fidanzato che lo perseguita tra minacce, ricatti e un finto suicidio...

Parlami di te
Mi chiamo Giorgio, ho 28 anni, sono di origine veneta e vivo a Milano da circa 10 anni. Mi sono trasferito per studio e intanto mi ho cercato un lavoretto part time per coprire qualche spesa. Divido casa con due ragazzi etero e mi sto laureando.

Quando hai capito di essere gay?
Non ti so dire, me ne sono reso conto tipo a 18/19 anni quando è entrato internet a casa (sorride). Alle superiori ero comunque lo sfigato: mai baciato una ragazza, timidissimo… Beh diciamo che ho capito cosa mi eccitava di più e perché mi incazzavo coi porno tagliati delle tv private (non fanno mai vedere un pisello, hai notato?). E poi soprattutto ho scoperto la chat dove sono riuscito a parlare con qualcuno nella mia stessa “condizione”

Ed eri ancora nella tua città d’origine, in famiglia. Come vivevi la cosa? Era dura all’inizio?
Sì, in famiglia era un casino… Ho dovuto parlarne per forza con mio padre quando ha scoperto dei siti sulla cronologia, che ho imparato a cancellare in un microsecondo. Mi ha preso da parte e mi ha detto cosa aveva trovato: gli ho inventato che li avevo visitati per curiosità e da allora ho cancellato files temporanei, cronologia, ecc ecc. Penso che abbia poi fatto finta di niente… Calcola che nella mia famiglia vige molto l’ipocrisia cattolica.

Ipocrisia cattolica: spiegami meglio
Quella volta credo che mio padre abbia tenuto nascosto la cosa, è stato solo un episodio isolato. Anche mia madre non ne ho mai parlato, fino a quando non ho tirato fuori io l’argomento. Ma per arrivare a parlare bene di quello devo tornare indietro…

Ok, raccontami
Mi spiego meglio: il secondo ragazzo che ho incontrato è stato il primo con cui sono andato a letto, era nella mia zona. Ci siamo frequentati per circa due mesi, dopo di che lui ha iniziato a dirmi che era innamoratissimo di me ecc. io a quel punto gli ho detto che io non provavo lo stesso nei suoi confronti e ho rotto. Siamo rimasti in contatto come amici, io nel frattempo mi sono spostato a Milano, lui in un’altra città. Dopo un mese mi ha detto che gli avevano diagnosticato un tumore. Io, che tengo in grandissimo conto l’amicizia, ho iniziato a stargli il più vicino possibile, al telefono soprattutto vista la distanza e in questo modo sono entrato nella sua trappola

Trappola? Vai avanti…
Mi faceva molta pena, era distrutto per lui. Quando ci vedevamo si sentiva male, sveniva… chiaramente quando dicevo che volevo uscire fatalmente lui aveva una crisi e dovevo passare la serata con lui al telefono. Quando ha capito che io stavo mollando un po il colpo, ha finto di tentare il suicidio per colpa mia. Mi arrivavano anche sms dal cellulare di sua madre e pensai che lei sapesse di noi due. Si fece vedere da me con i polsi bendati. Io iniziai a sospettare in parte che ci fosse qualcosa che non quadrava … Poi tutto degenerò

In che senso?
La cosa è degenerata sempre più, fino ad arrivare alle minacce. Ho scoperto che mi aveva frugato nel portafogli e trovato indirizzo e numero di telefono dei miei. Sicché quando si arrabbiava con me per qualcosa squillava ai miei genitori. Ecco divorato dai sensi di colpa e aveva anche paura: lui chiamava a casa dei miei genitori anche alle 4 di notte. Per anni, io a Milano e lui in un’altra città, mi teneva sotto controllo: dovevo tenere nascoste le mie storie e se lui fiutava qualcosa, scattava la minaccia. Arrivavo a fargli uno squillo ogni 5 minuti per fargli capire che ero da solo e non con un altro ragazzo… La cosa mi ha talmente stressato da avermi portato alla depressione: ecco perché devo ancora laurearmi a 28 anni…

Ma non hai pensato di ribellarti? Parlare ai tuoi, affrontare lui una volta per tutte, rivolgerti anche alla polizia….
La legge sullo stalking è dell’anno scorso. e poi non volevo coinvolgere i miei genitori in alcun modo. se per caso si metteva a fare una scenata davanti a casa mia era un casino. il paesino è piccolo e i miei li conoscono tutti. Io ero a Milano e loro lì…

E come ne sei uscito da questo incubo?
Ho incontrato un ragazzo che mi ha capito e supportato tantissimo e sono arrivato a dire tutto ai miei spiegando perché non mi laureavo, e che ero gay. E gli ho anche raccontato del tizio, ma in forma meno morbosa o ossessiva, tralasciando alcuni dettagli. Ma che quello mi ha portato alla depressione… A quel punto il tizio ha capito che non aveva più l’arma più importante per minacciarmi e lentamente si è arreso. ha provato a ricattarmi ancora una volta per andare a letto con lui, ma a quel punto ero forte… e gli ho sputato in faccia.

E come hanno reagito i tuoi al coming out?
Pianti e discorsi tali per cui se non fosse stata pesante la situazione avrei iniziato a ridere. Del tipo “Noi non ti abbiamo insegnato così” oppure “E’ colpa di Milano”Hanno anche tentato la carta del non farmi tornare a Milano, ma io mi ero trovato un lavoretto e quindi ero in parte “indipendente”. Per tornare al discorso dell’ipocrisia cattolica, la mattina dopo il mio coming out, le lacrime e le discussioni, mia madre è entrata in camera mia, come nulla fosse, a chiedermi cosa preferissi per colazione… Mi hanno poi mandato al consultorio che in realtà io ho usato per aiutarmi a uscire dalla depressione che mi aveva preso, avevo ancora strascichi della cosa. Ora con loro parlo poco o niente della mia vita privata: sapevano che ero fidanzato fino a gennaio di quest’anno, ma in maniera molto blanda

E ora come stai?
Ora bene, ne sono uscito quasi completamente, non sono dovuto passare da antidepressivi o simili, ne sono uscito andando al lavoro tutti i giorni, trovando degli amici, insomma ricreandomi una routine che era totalmente persa prima e sono pronto per una nuova storia dopo quella conclusasi qualche mese fa.

Foto | HeyRichie
| GayBali


Un padre australiano obbliga il figlio omosessuale a far sesso con una prostituta

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Sfiora i limiti del paradossale la vicenda che varca il continente asiatico e giunge fino a noi. Questa storia è emblematica nel comprendere come ancora siano tanti e complessi i pregiudizi nei confronti dei soggetti omosessuali e conta poco la parte del mondo in cui ci troviamo, è interessante altresì sottolineare come fatti di questo genere assumano contorni ancora più grotteschi e fantasiosi se si consumano all’ interno di un contesto familiare ed abbiano come attori di scena, un padre che ricorerrebbe a qualsiasi espediente per allontanare l’ idea, per lui inaccettabile dell’ omosessualità del figlio, vista come una piaga da debellare. In Australia, un padre, ora in attesa del processo che inizierà nel 2010 ha costretto il figlio gay dichiarato di avere un rapporto sessuale con una prostituta, probabilmente nel tentativo di cambiare il modo di vivere la sfera sessuale del suo prediletto. Come se l’ escamotage potesse funzionare, ha prenotato l’ incontro in una camera d’ albergo e come riprova dell’ avvenuto amplesso ha esplicitamente chiesto al figlio di portargli il preservativo usato e pieno del suo seme.
La vicenda è saltata agli onori della cronaca e all’ attenzione della polizia dopo che, questo padre ha contattato il Child Protection Investigation perchè aveva timore che il figlio avesse abusato in qualche modo del fratello minore, poi ha raccontato anche la tresca da lui stesso organizzata. L’ uomo è stato citato in tribunale con il pesante capo d’ accusa di violenza sessuale ai danni del figlio ed attende ora il lungo processo che ne deciderà le sorti.

Via|Gayburg


La Turchia blocca l’accesso ai siti gay

La Turchia blocca l'accesso ai siti gay La Turchia, da sempre per nulla gay-friendly, ha bloccato due dei più importanti siti web Lgbt. Chi tenta di entrare nei siti in questione (da noi visibili) vedrà comparire sul proprio schermo la scritta che avverte del divieto da parte della Telecommunication Directorate. Gli amministratori del sito, che ribadiscono di non aver mai inserito materiale pornografico o criminale, sono sotto accusa per induzione alla prostituzione.

La Turchia aveva già bannato YouTube circa un anno fa e anche Farmville, un’applicazione di Facebook, vietata perchè istiga al gioco d’azzardo come ideologia. Nel 2007 è stata approvata la legge che vieta qualsiasi materiale porno od osceno sul web. I siti sono stati bloccati il 2 ottobre, impedendone l’accesso agli oltre 225.000 utenti.

Ismael Alacaoglu, coordinatore di un importante gruppo gay, ha dichiarato al The Nation:

“Questi siti sono principalmente usati per conoscere altre persone ed essere al passo con le notizie del mondo omosessuale. Siamo sconvolti dal fatto che siano stati bloccati. E’ pura violenza contro la libertà d’espressione. Ci sono già pochi posti in Turchia per incontrare gay dal vivo, questi due siti potevano essere d’aiuto.”

Ma la Telecommunication Directorate è irremovibile dalla propria posizione:

“Se il soggetto costituisce un crimine bisogna intraprendere misure particolari per proteggere le persone, i minorenni e le famiglie da questi contenuti negativi”

E se questa la chiamano protezione… a me ricorda più una dittatura…


“…C’hai pure le sopracciglia da frocio!” e scatta l’ennesima violenza a Roma

"...C'hai pure le sopracciglia da frocio!" e scatta l'ennesima violenza a Roma

«A Roma comandiamo noi, napoletani di m…, c’hai pure le sopracciglia da fr…»

E’ successo tutto sabato scorso, quando uno studente di 25 anni, mentre era al bar con amici e amiche, si è messo a parlare di calcio. Erano quasi le 4 di mattina, all’angolo tra via Giano Della Bella e via della Lega Lombarda. Le ultime ore prima di concludere la serata e tornare a casa.

“Stavamo parlando di calcio e io, tifoso del Napoli scherzando parlavo male della Roma. Dal tavolo vicino 7-8 ragazzi si sono rivolti minacciosi verso di noi, hanno rivolto contro di noi frasi ingiuriose e hanno cominciato a picchiarci”

E prima di colpirli, l’ultima frase e l’ultima parola che gli è stata rivolta è: “frocio”. Poi la violenza: il giovane è caduto a terra dopo aver ricevuto un pugno ad un orecchio e sono proseguiti i calci in faccia. Gli amici. intanto, venivano colpiti con le sedie e i tavolini del bar.

“Subito dopo sono scappati. abbiamo cercato di prendere i numeri delle targhe ma erano già state coperte. A quel punto abbiamo chiamato la polizia alla quale abbiamo consegnato un portafoglio perduto presumibilmente da uno degli aggressori. Quando il poliziotto ha letto il nome sulla carta di identità ha commentato: “sempre lo stesso”»”

Dopo l’arrivo della polizia, gli 8 giovani si sono fatti medicare al Policlinico Umberto I:

“Io sto ancora male. Ho il volto tumefatto e non riesco ancora ad aprire bene l’occhio. Non ho ancora sporto denuncia. Oggi parlerò con il mio legale e agirò di conseguenza”

I carabinieri confermano la notizia del fatto, avvenuto tra venerdì e sabato scorso, ma rivelato solo in queste ore. Nel frattempo, sino ad oggi, nessuno degli 8 ragazzi aggrediti ha ancora sporto denuncia. E “sempre lo stesso” è ancora in giro, pronto a infastidire, picchiare e sentirsi “il re del quartiere”, perchè lì, a Roma, comanda lui. Nell’unico modo in cui certe persone sanno farlo, con un mix “letale”: ignoranza, violenza e, in questo caso, un pizzico di omofobia che non guasta mai.

Fonte | IlGiornale


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