Tempi duri per i gay in cerca di una casa: stando a quanto è emerso da un’inchiesta pubblicata ieri sul quotidiano La Repubblica, i proprietari italiani sono ancora restii ad affittare una camera, o anche solo un posto letto, a persone dichiaratamente omosessuali. Storie di discriminazione vissute e confermate da chi ha vissuto sulla propria pelle e su quella di amici e conoscenti porte sbattute in faccia dopo accordi telefonici, alloggi negati all’ultimo momento, scuse accampate improvvisamente alla vista dell’inquilino effeminato. Una realtà diffusa in tutto lo stivale, senza distinzioni, un coro di no agli omosessuali come inquilini che corre negli annunci sul web, sui giornali di annunci immobiliari o sulle bacheche universitarie. Lo scandalo è scoppiato solo da poche ore, ma è da decenni che persiste questa omofobia tra le mura di casa, e niente è mai stato fatto per fermarla o per lo meno arginarla.
L’equazione “gay in casa = paura e sovraffollamento” continua a persistere, nonostante anni di lotte contro la discriminazione e i pari diritti. L’autore dell’inchiesta scrive di aver risposto via e-mail a circa 50 annunci, dicendo esplicitamente di essere gay, e lo hanno ricontattato solo in 20 casi, e si è trattato quasi sempre di agenzie immobiliari. Chiunque vada a sbirciare sui siti specializzati può trovare ogni sorta di discriminazione, dal classico “No gay” alla più “sottile” perifrasi “Solo uomini etero”, e ogni giorno sono sempre più questi annunci omofobi: un ragazzo di Milano ha scritto “sono ragazzo studente, serio, ordinato. No gay, casinisti e chi fa uso di droghe e alcol”. Ma è al telefono che questo fenomeno omofobo ha dato il meglio di sé. Sentendo la voce del richiedente, i proprietari o i coinquilini riluttanti hanno qualche avuto molte difficoltà ad essere espliciti nel diniego ma, grazie una serie di telefonate effettuate da Nord a Sud, è stato stilato un vero e proprio campionario dei rifiuti, esplicitati quasi sempre con imbarazzo ma anche con una sfacciataggine degna di nota: “L’idea non mi alletta”, “non ho mai avuto esperienze del genere” e così via. La richiesta finale di spiegazione, generalmente, termina con un laconico “non me la sento”.
A Como, una signora inizialmente dice che la “stanza è da dividere con un altro ragazzo”, anche se l’annuncio parla chiaramente di una singola. “Comunque se lei è un omosessuale, non possiamo accontentarla. C’è un’altra persona, anche per il rispetto nei suoi confronti”. Guai a chiedere un parere al coinquilino, perché “so già che lei non sta nei parametri”. Una proprietaria romana, invece, ha associato l’omosessualità del richiedente al sovraffollamento: “Vorrei sapere chi viene, perché non vorrei trovarmi la casa occupata da troppe persone”. E cosi via, una vera e propria classifica di stereotipi, paure e rifiuti fantasiosi che fanno rabbrividire qualsiasi persona con un po’ di sale in zucca e di dignità.
“Sono episodi inaccettabili, indegni di un paese civile e democratico come è il nostro“. Il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna bolla cosi questo fenomeno, che definire oltraggioso e lesivo della dignità della persona è un eufemismo. Si tratta di interi appartamenti lasciati vuoti, stanze rifiutate a studenti solo perché non eterosessuali o altre discriminazioni attuate da padroni di casa e coinquilini omofobi. Il ministro, visto che lo Stato non può intervenire sui contratti privati di locazione, propone di investire sulla cultura della “non discriminazione, come abbiamo fatto con la campagna contro l’omofobia in cui dicevamo: non essere tu quello diverso”. Una risposta tiepida, ma la Carfagna incalza e specifica che il passo successivo, dopo i tavoli di lavoro con le organizzazioni che si occupano del mondo lgbt,
sarà “creare grazie all’Unar e in sinergia con molte Regioni ed enti locali, una rete efficiente di centri territoriali anti discriminazione”. Sino ad oggi l’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali, è intervenuto più volte contro giornali e siti web che pubblicavano annunci tipo “non si affitta agli immigrati”, sanzionandoli. Ora allargherà il suo raggio d’azione ricevendo le segnalazioni dalle associazioni e interverrà anche per chi viene discriminato per il suo orientamento sessuale. “Le cose devono cambiare, altrimenti non resterà altra scelta che continuare a fingere o a nascondersi per poter avere un tetto come hanno fatto alcuni amici. Difficile che qualcuno accetti come inquilino un gay se dà ascolto a quello che dice la Chiesa, che ci addita come il nemico pubblico numero uno, come quelli che minano le fondamenta dello Stato, del paese, della famiglia”, polemizza giustamente il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini. “Perché al di là dell’omofobia – dice Vladimir Luxuria – c’è il pregiudizio che gli omosessuali abbiano una vita sregolata, che la casa sia un via vai continuo di feste. E c’è l’idea che un gay voglia sedurre chiunque, come se non avesse gusti e preferenze come tutti. Sono comportamenti anti costituzionali perché è come dire: tu non meriti neppure di avere un posto dove vivere, non hai diritto neanche ad un tetto sopra la testa”.
Naturalmente, ci sono state anche risposte positive, di chi ha dichiarato tranquillamente che non aveva alcun problema ad affittare ad una persona omosessuale, e anzi si meravigliava della domanda. Quasi sempre, è avvenuto nel caso della locazione di un appartamento, mentre più difficile quando si tratta di una stanza o di un posto letto, anche quando si tratta di ambienti occupati da universitari Questa vera e propria moda si è espansa cosi tanto che sempre più persone tendono a specificare il loro orientamento sessuale negli annunci, richiedendo un alloggio gay-friendly, mentre chi è in cerca coinquilini tiene spesso a precisare l’orientamento sessuale desiderato.
Via – La Repubblica

