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Archivio per la categoria ‘italia omofobia’

“Mi fai schifo”: omosessuale stuprato, picchiato e rapinato a Rimini

Stupro, botte e insulti. Questo è il tris di nefandezze che il 25 agosto scorso, a Rimini, un giovane omosessuale ha dovuto subire da parte di un uomo già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali per violenza ai danni di una donna. Non contento della brutalità del suo gesto, l’aggressore ha anche derubato la vittima del cellulare e gli ha estorto del denaro, fuggendo poi indisturbato. Tutto ciò ha portato a ben 25 giorni di prognosi per il ragazzo e all’intervento immediato della forza pubblica, che ha arrestato il violentatore, il quale ha dichiarato di non essere gay e di aver agito così perché quel ragazzo gli faceva schifo. A scaldare gli animi gli questo ennesimo episodio estivo di omofobia ed efferata violenza ci si è messo pure il quotidiano La voce di Rimini, che ha bollato questa terribile vicenda come “una notte di sesso fra i due maschi ubriachi, entrambi single e da soli in vacanza” e aggiungendo “particolari scabrosi della violenza del tutto irrispettosi verso la vittima”, lasciando intuire che il ragazzo fosse consenziente sebbene le deposizioni smentiscano totalmente la ricostruzione fatta dal giornale della riviera romagnola.

Arcigay Rimini ha chiesto subito la smentita e le scuse pubbliche del quotidiano, facendo notare come la denuncia dello stupro ai danni di un uomo rappresenti un caso abbastanza raro, visto che questi episodi “solo fino a ieri non venivano denunciati alle forze di polizia per la vergogna della vittima”. ”Questa denuncia – prosegue il presidente dell’associazione Alessandro Tosarelli – è il segno di un cambiamento di prospettiva che porta finalmente gli omosessuali a rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare le violenze subite, qualunque sia la loro forma, e dovrebbe far riflettere il legislatore sull’urgenza di una legge di tutela dalla violenza per la minoranza gay, lesbica, bisessuale e transessuale omosessuale”. Nella nota sopra citata, firmata sia da Tosarelli sia dal presidente nazionale Paolo Patanè, i due si dicono esterrefatti della vicenda: “Siamo doppiamente shoccati dalla violenza bruta che si è scatenata contro un inerme omosessuale e da quell’orribile articolo che aggiunge violenza alla violenza”, aggiungendo che l’Arcigay ha messo a disposizione “un pool di legali che sta assistendo la giovane vittima perché sia fatta giustizia”.

Via – Giornalettismo


Dopo le vicende di Spresiano e Padova, continua incessante la deriva omofoba del Veneto

In quest’estate funestata da molti casi di omofobia a livello nazionale abbiamo assistito, purtroppo, alla crescita costante degli episodi di violenza e di intolleranza verso la comunità lgbt in Veneto, sostenuti e rinforzati dalle parole degli amministratori locali che invece di intervenire per porre fine a questa piaga sociale hanno dichiarato una vera e propria crociata contro chi reputano ‘diverso’.

Ci eravamo occupati il mese scorso del sindaco di Spresiano (TV), il quale aveva detto basta alle coppiette e prostitute che si appartavano sul greto del Piave e aveva definito gli omosessuali come persone “malate”, per poi ritrattare tutto. Dalle intenzioni è passato però ai fatti, facendo scavare a spese del Comune un fossato per non permettere alle coppie, ai voyeur e agli scambisti di stazionare e inzozzare la zona del sacro Piave, il fiume simbolo della I Guerra Mondiale. Il primo cittadino Riccardo Missiato ha definito così la sua opera: “Filo spinato e palizzata costavano troppo e così ecco l’intervento ecologico con una ruspa a scavare una scolina per impedire l’accesso alle macchine”. A fine luglio lo stesso Missiato aveva istituito un servizio notturno di guardia volto a contrastare il fenomeno del sesso mordi e fuggi, omo ed etero, sulle sponde del Piave e al vaglio dell’amministrazione locale c’è pure un’ordinanza per multare con 500€ di ammenda i nudisti che frequentano questa zona. La sua, come è stato fatto più volte notare, è però una battaglia contro i gay e le prostitute, in un tentativo eclatante volto a normalizzare – se non moralizzare – la provincia del Nord Est, terra prolifica per la Lega che aizza al bigottismo e all’ipocrisia. Così definisce l’intera vicenda l’attivista gay Franco Grillini: “Ancora una volta questo sindaco mette insieme l’omosessualità e l’esibizionismo, comese i due concetti fossero indissolubilmente legati. Il che è tristissimo, se pensiamo che della sua giunta fanno parte anche persone di centrosinistra. Comunque sia questo caso trevigiano è uno specchio di quest’Italia, dove gli amministratori incapaci di risolvere i problemi si affidano ai muri e ai fossati, decretando così la palese sconfitta della convivenza civile”.

Molte parole sono state spese sul tema della casa e, indirettamente, della tutela delle coppie gay venete. Prima c’è stato il caso di Padova, dove i partner omosessuali conviventi non potranno partecipare al nuovo bando per accedere all’ultima trance di appartamenti di proprietà pubblica ad affitto agevolato: incredibile in una città considerata gay friendly come Padova, uno dei primi comuni italiani ad aprire il registro delle unioni civili anche agli omosessuali. Ma, come purtroppo sappiamo, anche la città del Santo ha perso ormai questo titolo e l’omofobia regna sovrana. Pochi giorni fa, l’assessore regionale all’edilizia popolare Massimo Giorgetti si è dichiarato contrario alla possibilità di dare alloggi popolari ai partner dello stesso sesso perchè “non ci sono case per tutti” e”l’Italia è fondata sulla famiglia tradizionale”. Il motivo, insomma, è sempre il solito, dolente e ripetuto ormai da tempo: i gay non possono procreare – mito sfatato, visto i progressi delle nuove tecnologie – e quindi non possono formare un’unione che si rispetti, con prole a carico, e non si trovano certo nella situazione disperata di una madre che deve crescere da sola i propri figli.

Dulcis in fundo, il pestaggio e la violenza ai danni di una coppia gay avvenuto a Padova la settimana scorsa. Non si tratta di una vicenda d’odio sessuale isolata, due mesi fa la città del Santo fu scossa da un episodio simile e pochi giorni fa se ne vista una replica fin troppo fedele. Questa volta, a farne le spese, sono stati due giovani che si erano appartati in macchina nella zona dell’inceneritore padovano: uno di essi, Enrico Bertelli, titolare di un noto locale in centro, ha denunciato il tutto postando sulla pagina Facebook dell’assessore comunale all’Ambiente e attivista lgbt Alessandro Zan il racconto dell’aggressione notturna. A picchiare la coppia, al grido di “froci di merda”, sono stati tre uomini con accento napoletano; Bertelli ha avuto una prognosi di 3 giorni mentre al suo partner Daniele Calzavara sono stati dati 10 giorni. Zan, presidente regionale di Arcigay e padre putativo per il registro padovano delle coppie di fatto, ha dichiarato: “In Italia possiamo ormai parlare di emergenza omofobia: serve che sia al più presto approvata l’estensione delle legge Mancino attraverso l’introduzione di reati specifici d’odio motivati da omofobia. Sono vicino ai due ragazzi, Daniele ed Enrico, che ho già incontrato e li sosterrò in tutti i modi, dato che queste esperienze possono segnare molto negativamente la vita delle persone”.

Via – Corriere Veneto


Denunciato un episodio omofobo a Torre del Lago

Questa sembra proprio l’estate dell’omofobia nel nostro Paese, come purtroppo segnaliamo troppo presto nelle ultime settimane. Da nord a sud, la paura e la violenza verso chi è diverso ha avuto un’escalation mai vista prima, complice anche la mancanza di strumenti legislativi volti a contrastare il fenomeno e di un’educazione al rispetto degli altri, che molto spesso è lacunosa sia in famiglia sia a scuola.

L’ultimo episodio del genere è capitato nella gay friendly Torre del Lago, una delle mete estive preferite dalla comunità lgbt, dove un turista è stato inseguito e insultato nella notte a cavallo tra il 14 e il 15 agosto da alcuni giovani, a quanto pare del luogo, in motorino. A scatenare il gioco perverso del branco, anche se in questo caso sono volati solo insulti e non altro, sono bastate le due spille che indossava la vittima, una dell’Arcigay e l’altra dei Giovani Comunisti. Al grido di “frocio comunista”, i ragazzi hanno fatto passare dei minuti di vero terrore al turista, che è riuscito comunque a scappare e a rifugiarsi nel camping dove alloggiava insieme ad alcuni amici prima che la situazione degenerasse.

La denuncia di questo ennesimo atto d’odio e discriminazione tutto italiano giunge da Marco Michelucci, della sede Arcigay di Pisa:“Esprimiamo piena solidarietà al ragazzo e sosteniamo la sua decisione di sporgere denuncia per questa brutta vicenda, fortunatamente isolata, in luoghi in cui l’impegno delle associazioni è forte e radicato. Tuttavia questo episodio dimostra ancora la grave presenza di sparsi focolai d’intolleranza, anche nel nostro territorio, realtà per cultura e tradizione aperta e da sempre vicina alla popolazione LGBT”. E’ necessario – sottolinea – che le istituzioni locali come le forze dell’ordine prendano una posizione netta contro episodi di questo genere affinché i pochi che ancora si ritengono titolati ad insultare e minacciare qualcuno che avvertono come diverso la loro sappiano di essere isolati”.

Via – Viareggino.it


Al via l’OSCAD, l’Osservatorio della Polizia contro le Discriminazioni

Si è riunito per la prima volta l’OSCAD, il nuovo organismo a servizio dei cittadini discriminati, fortemente caldeggiato dal capo della Polizia Antonio Manganelli. L’annuncio era stato fatto poco tempo fa, in seguito agli incontri tra le forze dell’ordine e le associazioni omosessuali in giugno, dopo la preoccupante escalation – non ancora terminata – di violenza omofoba e atti di emarginazione nei confronti della comunità lgbt. L’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori, presieduto dal vice capo della Polizia Francesco Cirillo, si riunirà ogni mese e a fine anno stilerà una relazione dettagliata, con l’analisi dell’attività svolta e degli altri dati raccolti. Le segnalazioni, senza recarsi personalmente in questura, possono essere fatte anche via e-mail all’indirizzo oscad@dcpc.interno.it; questo servirà ad incentivare le denunce di chi subisce le vessazioni e la violenza omofoba ma tace per paura, come accade purtroppo spesso in queste situazioni discriminatorie. Numerosi i compiti degli operatori di questo nuovo organismo delle forze ordine, creato in sinergia con i gruppi per i diritti gay: ricevere le segnalazioni trasmesse da istituzioni, associazioni o privati cittadini riguardanti atti discriminatori commessi nei confronti di soggetti appartenenti a minoranze; attivare interventi mirati sul territorio; seguire l’evoluzione delle denunce, oltre a facilitare e incentivare i canali di comunicazione tra i cittadini discriminati e il sistema di sicurezza .

Tutte le associazioni per i diritti degli omosessuali che hanno partecipano alla prima riunione dell’Osservatorio – Arcigay, GayLib e Rete Lenford – si ritengono soddisfatte di questa nuova iniziativa della Polizia, anche se manca la cosa più importante a livello istituzionale: un decreto contro l’omofobia, varato dal Governo, che condanni fermamente questi atti discriminatori e metta in prigione gli aggressori e chi finora l’ha passata liscia. Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, ha dichiarato: “Le persone gay, lesbiche e transessuali non trovano spesso nei contesti di relazione primaria quei sostegni e quella solidarietà a cui accedono altri gruppi discriminati. Diventa quindi ancora più difficile la denuncia delle violenze subite e di conseguenza ancor più importante avere dei riferimenti e dei supporti nelle istituzioni.”. Enrico Oliari, leader di GayLib, sottolinea: “Siamo molto soddisfatti per la celerità con cui il progetto si sta realizzando, poiché, purtroppo, continuano gli atti di violenza nei confronti delle persone omosessuali. Il prossimo passaggio, dopo l’estate, sarà quello di organizzare un incontro con i vertici delle Forze dell’Ordine e le principali associazioni gay e trans, poiché, a nostro avviso, è necessario interagire in modo da far percepire alla comunità omosessuale e transessuale la Polizia come una risorsa, come un’istituzione ‘amica’”.

Via – Polizia.it


Coppie gay? Parte dal Comune di Padova la discriminazione per la casa

E’ una vera e propria contraddizione interna quella del Comune veneto, una delle prime amministrazioni italiane a rilasciare il certificato di famiglia anagrafica ad una coppia omosessuale, che dal 2011 restringerà il bando per l’assegnazione degli alloggi alle giovani coppie composte solo ed esclusivamente da un uomo e una donna. Nella nuova graduatoria per circa una decina di appartamenti potranno infatti entrare neosposi, nubendi e conviventi, ma obbligatoriamente di sesso diverso. Si a moglie e marito, promessi sposi e conviventi etero: un modo per trattenere a Padova, visti i prezzi esorbitanti degli affitti, le nuove famiglie che sarebbero costrette, come già fanno in migliaia, a emigrare nei comuni vicini.

“Abbiamo voluto privilegiare chi ha progetti di vita – ha dichiarato l’assessore alle politiche abitative Giovanni Di Masi – sarebbe giusto allargare il piano a ogni genere di coppia, è vero, ma abbiamo voluto evitare che si creino situazioni di comodo. Due estranei o quasi potrebbero dividersi un alloggio a prezzo politico. Mi sono interrogato sulla questione, ma non ho trovato un modo per inserire anche gli omosessuali avendo la certezza che si tratta di una vera e propria coppia “. Già da settembre Di Masi porterà una delibera in consiglio comunale su questo tema spinoso, a cui si oppone fermamente l’assessore e presidente regionale dell’Arcigay Alessandro Zan, padre del registro padovano per le coppie di fatto: “Non può esistere una cosa del genere – spiega – se si apre il bando anche ai conviventi non si possono fare delle discriminazioni. Si tratterebbe di una delibera incostituzionale. Sono sicuro che Di Masi, che è uomo di grande sensibilità e laicità, inserirà anche le coppie omosessuali nella delibera che porterà in consiglio comunale”. Forse Di Masi cederà alle pressioni e alle polemiche, e aprirà il bando anche alle coppie omosessuali, visto che con il registro delle coppie di fatto Padova ha equiparato di fatto le coppie gay a quelle eterosessuali, e attuare una discriminazione del genere sarebbe deleterio e offuscherebbe l’immagine di città friendly che il Comune veneto si è costruito negli anni passati.

La mia è una lotta contro i furbi non alle coppie omosessuali. Non credo – sottolinea l’assessore incriminato – che le coppie omosessuali non abbiano progetti di vita o siano meno stabili di quelle eterosessuali. Nelle assegnazioni di alloggi di edilizia residenziale pubblica il Comune di Padova si attiene rigorosamente ai criteri della legge regionale 10/96, che prevede la possibilità di presentare la domanda indistintamente per tutti i cittadini padovani, compresi i single e le coppie di fatto”. L’assessore ribadisce “l’interesse” del Comune e del suo assessorato di “favorire tutte le coppie di fatto, a prescindere dal sesso”. Sulla questione interviene anche il primo cittadino, che ha affidato a Facebook il proprio pensiero: “A Padova non c’è alcun regolamento riguardante le assegnazioni di case pubbliche che discrimini le coppie in base al loro orientamento sessuale, né è intenzione dell’amministrazione comunale approvare regolamenti discriminatori. La nostra è una città aperta e inclusiva, tra le prime in Italia ad approvare il registro delle famiglie anagrafiche per tutelare i diritti delle coppie di fatto, che comunque necessitano di una legge nazionale per essere pienamente riconosciute”.

Via – Corriere del Veneto


Bacio gay scatena la rivolta dei bagnanti a Cagliari

Lunedi scorso nella spiaggia di Poetto, a pochi chilometri da Cagliari, si è scatenato il finimondo tra bagnanti innorriditi e genitori disgustati. Il tutto per colpa di una coppia gay, rea di essersi scambiata un innocente bacio sulle labbra sulla battigia, sotto lo sguardo di famiglie con bambini. I due omosessuali, che erano andati in quel tratto di mare assieme a un gruppo di amici sia eterosessuali sia omosessuali, hanno dovuto prima subire le lamentele dei vicini d’ombrellone, poi sono volati gli insulti e, infine, sono intervenuti i Carabinieri allertati da più di una chiamata.  Le forze dell’ordine hanno proceduto con l’identificazione dei due ‘colpevoli’, un 29enne e un 35enne, e poi si sono rivolti a quei bagnanti che li avevano avvisati, chiedendo se avessero intenzione di sporgere denuncia per atti osceni in luogo pubblico, ma gli accusatori hanno preferito non procedere oltre.

“Ci hanno detto che siamo due esseri spregevoli, e che non potevamo capire le loro preoccupazioni e il perché di tutto quello visto che non possiamo avere bambini”, racconta Max, uno dei due protagonisti della vicenda. ” Ci siamo baciati, abbracciati come fa una coppia qualunque – aggiunge il giovane - niente di cui vergognarsi, sono il primo a non ostentare queste cose e ad evitare di accarezzare il mio compagno di fronte a bambini piccoli, per evitare domande imbarazzanti ai genitori.Sono rimasto turbato da questo episodio, non credevo che in giro ci fosse tanta gente omofobica. Ci hanno trattato come spazzatura, siamo stati umiliati e ridicolizzati solo per esserci dati un bacio, oltretutto in un tratto di spiaggia che storicamente è frequentato da omosessuali e dove non c’è mai stato un problema di questo tipo”.

Fortunatamente, la bagarre è finita senza esposti o querele, ma l’ennesimo caso di omofobia all’italiana è esploso anche in Sardegna, dopo i recentissimi casi di Milano e di Pesaro. Come spesso accade, si usa il pretesto della presenza dei bambini e della vergogna per un gesto d’affetto dato in un luogo affollato per giustificare un comportamento, purtroppo comune in tantissime persone, di discriminazione e di non accettazione verso chi ha gusti sessuali diversi dai propri.

Via – La Stampa


L’ex ministro Sirchia vuole una legge che vieti ai gay di donare sangue

Il noto ematologo del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano ed ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha chiesto un provvedimento legislativo che proibisca agli omosessuali di donare il sangue.

Non c’è solo Milano a escludere i gay dalla donazione di sangue – ha detto Sirchia – c’è la maggior parte dell’Italia, e quasi tutte le nazioni del mondo, dagli Usa all’Europa intera, esclusa la Spagna. E questo perché la letteratura scientifica mondiale specifica che i rapporti omosessuali sono comportamenti a rischio‘.

Il divieto di donazione di sangue da parte delle persone omosessuali potrebbe quindi estendersi a tutto il territorio nazionale, secondo le intenzioni di Sirchia, che ha specificato:

Ad oggi in mancanza di chiare norme, in Italia c’è qualcuno che accetta donazioni dai gay. Ma la legge è abbastanza ambigua, perché dice che non possono essere assoggettati a prelievo i candidati donatori che sono ad alto rischio o a rischio più elevato del normale, però non dice quali sono questi rischi. Sappiamo però dalla letteratura che queste persone sono a più alto rischio, quindi li escludiamo. Se poi la legge italiana precisasse che bisogna prelevare gli omosessuali noi lo faremo, anche se non siamo convinti. Ma non credo che avverrà, perché è una cosa molto rischiosa. La nostra coscienza ci dice che dobbiamo proteggere i pazienti: ci dispiace escludere il donatore, ci rendiamo conto della mortificazione, ma dobbiamo difendere prima di tutto il malato”.

Insomma, la deontologia professionale e la paura dei “donatori ad alto rischio” – così vengono ancora definiti i gay – viene prima della necessità cronica di sangue che l’Italia ha da sempre.

Il caso nazionale era scoppiato pochi giorni fa quando un ragazzo gay aveva denunciato che all’ospedale Gaetano Pini di Milano era stato rifiutata la sua donazione per via del suo orientamento sessuale. C’è da dire che Gabriele, questo il nome del giovane rifiutato, donava da parecchi anni presso la stessa struttura e che l’ospedale si è difeso dichiarando che ha solo seguito il protocollo del Policlinico, a cui fa riferimento. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha posto un quesito al Consiglio superiore di sanità, sollecitato dalle polemiche e le numerose richieste di intervento sorte dopo questo ennesimo episodio di omofobia nelle strutture sanitarie italiane.

Via – Excite


La violenza omofoba continua: aggredito e pestato un giovane gay a Ostia

omofobia1-440x330La scia nera dell’omofobia e della violenza non sembra aver abbandonato il Bel Paese, che dopo le manifestazioni di orgoglio di giugno e di inizio luglio si trova a dover fare i conti con l’ennesimo episodio di intolleranza contro le persone omosessuali. Questa volta è capitato a un trentenne, Marco, che nella notte tra sabato e domenica scorsa è stato violentemente picchiato e deriso dal branco sul Lungomare Toscanelli di Ostia, nelle vicinanze della nostra amata Capitale, quest’ultima territorio privilegiato di aggressioni omofobe e di intimidazioni continue alla nostra comunità.

Marco, verso le 3 di notte, si mette educatamente in fila davanti al bagno delle donne, ma una delle ragazze in attesa, evidentemente infastidita dalla sua presenza, gli dice che lui li non può stare. Il trentenne risponde: “Ma io sono diverso, state tranquille mica vi dò fastidio”, ma un’altra giovane replica spazientita: “Ma neanche i froci come te possono entrare”, e la cosa sembra essere finita li. Ad aspettare Marco all’uscita della toilette, però, c’è il ragazzo di una delle donne infastidite dalla sua presenza e da quell’invasione di territorio; l’aggressore, al grido di: “A noi le checche come te ce fanno schifo. Te l’avevano detto che qui non ci puoi entrare”, inizia a menare le mani e a sputare, e finisce con il pestare a sangue il malcapitato. Un pugno in pieno volto fa cadere il trentenne, che riporta un trauma cranico e una distrazione del tratto cervicale della spina dorsale, mentre il branco si dà alla fuga.

Curato al pronto soccorso dell’ospedale di Ostia, con quindici giorni di prognosi, le indagini sono state affidate ai carabinieri del nucleo di Ostia, non chiamati da Marco, che stando alla stampa locale non avrebbe voluto sporgere denuncia, bensì da un testimone oculare che ha prontamente fermato una pattuglia, denunciato l’accaduto e fornito una descrizione degli aggressori. Dal canto suo, Marco ha dichiarato, probabilmente spaventato dal fatto che questo episodio lo obblighi a un coming out che non vuole fare: “Non voglio vendette, sono per la tolleranza”.

Via – Yahoo Notizie


Regno Unito: i gay perseguitati richiedenti asilo hanno il diritto di essere accolti nel paese

E’ notizia di poche ore fa che la Corte Suprema britannica ha concesso il diritto d’asilo a due omosessuali perseguitati nei loro Paesi d’origine per la loro “diversità” sessuale. I giudici, nell’emanare la sentenza con cui la corte ha ha accolto il ricorso dei due uomini originari rispettivamente dell’Iran e del Camerun, hanno spiegato di essere giunti “unanimemente” alla decisione. Un brutto colpo per Cameron e il suo establishment, rei di non aiutare quasi mai i rifugiati per motivi sessuali che fuggono nel Regno Unito per chiedere asilo, visto che nel loro patria rischierebbero violenze, torture e persino la morte.

È stato un vero e proprio scontro frontale quello tra il nuovo governo social-democratico, da poco installatosi nell’isola britannica, e l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU. A scatenare una vera e propria guerra, combattuta con dichiarazioni al veleno da una parte all’altra, è stata l’infelice frase dell’autorità centrale britannica, che ha consigliato agli immigrati vittime di omofobia richiedenti asilo politico in Gran Bretagna di tenere celato il proprio orientamento sessuale per evitare persecuzioni e ritorsioni nei loro paesi d’origine. Questo ha fatto sobbalzare sulla sua poltrona la legale rappresentante dell’UNHCR, Alexandra McDowall, che non ha certo perso tempo e ha affermato che è come se durante il nazismo avessero consigliato ad un ebreo di restare rintanato nella propria soffitta per sfuggire ai campi di concentramento, invece di essere protetto, come invece devono essere protette le vittime di persecuzioni politiche, per i propri gusti sessuali o religiosi. La McDowall ha sottolineato che “le persecuzioni non cesseranno di esistere solo perché le vittime resteranno in silenzio per evitare che vengano prese misure restrittive o condanne a morte contro di loro”. Il Ministro degli Interni britannico, dal canto suo, si è impegnato a non espellere dall’isola chi possa dimostrare che siagay_iran_2 davvero in pericolo per la sua vita, che rischi il carcere o di essere sottoposto a torture a causa del suo orientamento sessuale. Nessun accenno, da parte del capo di uno dei dicasteri più importanti di Sua Maestà, a quelle violenze che affliggono il migrante ma che non si vedono, come quelle morali e psicologiche che producono un’induzione al suicidio, difficilmente dimostrabili e che si trascinano per tutta l’esistenza. C’è voluta una sentenza del massimo organo giudiziario inglese per ribaltare questa situazione incresciosa, una vera e propria abitudine al diniego da parte dei vari governi che si sono succeduti nell’isola.

Uno studio del gruppo Stonewall, una delle associazioni più attive a livello mondiale per i diritti degli omosessuali, ha segnalato che ben il 98 % delle domande di asilo per motivi di repressione sessuale vengono rifiutate in prima istanza. Ci chiediamo come gli espulsi possano tornare nel loro paese di origine, quasi sempre regimi dittatoriali, e nascondersi o tenere segreta la loro omosessualità. Inoltre, come ha fatto notare l’agguerrita McDowall, il consiglio di tenere nascosti i propri gusti sessuali “introduce un elemento indebito costringendo le lesbiche e i gay a vivere sotto un velo di segretezza”. Questo botta e risposta è nato dopo che il Tribunale Supremo del Regno Unito ha rifiutato, con conseguente allontanamento dal suolo britannico, un cittadino camerunense quasi trucidato da una folla inferocita dopo aver baciato il suo compagno per strada, e un cittadino iraniano, espulso dalla sua scuola dopo che la sua omosessualità era stata di dominio pubblico e che fu vittima successivamente di aggressioni fisiche. Il Ministro degli Interni ha chiesto ai due richiedenti asilo politico di essere più discreti, al fine di evitare qualsiasi persecuzione. Poche settimane fa c’eravamo occupati del caso dell’attivista lesbica Kiana Firouz, che dopo una battaglia legale aveva ottenuto l’asilo politico in Gran Bretagna, e recentemente è emerso un dato preoccupante, che evidenzia come il 65% degli omosessuali inglesi non facciano outing per paura della famiglia e delle persecuzioni che da esso possono derivare.

Se Cameron e i suoi collaboratori dovranno ingoiare questo boccone amaro e adeguarsi alla decisione dei giudici della Corte Suprema, l’Italia non può certo gioire, visto che il 17 dicembre scorso una ventina di associazioni Gay e Lesbo avevano simbolicamente richiesto la cittadinanza spagnola per un giorno, al fine di denunciare l’inadeguatezza del governo italiano di fronte alla questione omosessualità; una carenza legislativa di cui ci siamo occupati spesso e che possiamo constatare nella vita di tutti i giorni. La Spagna, invece, da sempre all’avanguardia per i diritti civili in generale e in particolar modo per quelli lgbt, sempre nello scorso dicembre aveva accordato l’asilo politico ad un iraniano di 36 anni, il quale era stato discriminato e torturato a causa del suo orientamento sessuale.

Via – Giornalettismo


Pordenone: alla sbarra i tre uomini che picchiarono disabile omosessuale in pieno centro

frocio

L’atto barbaro è avvenuto nel pieno centro della città friulana la sera del 23 gennaio scorso, nell’indifferenza di molti passanti che non hanno nemmeno provato ad aiutare l’aggredito: la vittima, un 30enne omosessuale seguito dai servizi sociali del Comune per una lieve disabilità psichica e mentale, è stato picchiato ripetutamente da tre uomini con calci e pugni in Piazza XX Settembre a Pordenone. L’episodio omofobo è stato reso noto solo in questi giorni, a conclusione delle indagini, durante le quali si sono ascoltati numerosi testimoni oculari.

La squadra mobile della Questura era riuscita a identificare, dopo pochi giorni, gli autori del pestaggio e li aveva denunciati alla magistratura per concorso in violenza privata aggravata. S.C., 21 anni, T.N., 22 anni e O.S., 43 anni, entrambi della provincia di Pordenone, avrebbero premeditato e organizzato l’attacco: uno dei tre denunciati aveva proposto agli altri di “andare a dare una lezione ai froci del Bronx”, il quartiere della città friulana dove di notte s’incontrano alcuni omosessuali, e durante il pestaggio hanno apostrofato il disabile con frasi ingiuriose. Secondo quanto riferito dagli investigatori, il trio avrebbe eseguito la terribile violenza solo per occupare il tempo, unendo l’utile al dilettevole; si sa, la vita in Provincia può essere noiosa, e i tre omofobi stavano cercando un diversivo per passare quel venerdi sera d’inverno, uguale a tutti gli altri, e hanno pensato bene di dare una lezione a uno di quei maledetti froci che tanto odiano.

Il 22enne incriminato, inoltre, è coinvolto in un procedimento distinto per razzismo e xenofobia, per un episodio accaduto nell’agosto scorso. In quest’ultima occasione, la Procura ritiene che il giovane abbia imbrattato con alcune scritte razziste e xenofobe alcuni palazzi della città, ed è stato cosi denunciato per istigazione all’odio razziale, alla discriminazione e all’odio etnico per motivi ideologici. Nel procedimento per la violenza al disabile, il cui iter processuale riprenderà a metà settembre, si sono costituiti parte civile l’Arcigay e lo stesso Comune di Pordenone.

Via – Il Gazzettino


Sei omosessuale? Niente affitto. Parola di molti padroni di casa e coinquilini

casagayTempi duri per i gay in cerca di una casa: stando a quanto è emerso da un’inchiesta pubblicata ieri sul quotidiano La Repubblica, i proprietari italiani sono ancora restii ad affittare una camera, o anche solo un posto letto, a persone dichiaratamente omosessuali. Storie di discriminazione vissute e confermate da chi ha vissuto sulla propria pelle e su quella di amici e conoscenti porte sbattute in faccia dopo accordi telefonici, alloggi negati all’ultimo momento, scuse accampate improvvisamente alla vista dell’inquilino effeminato. Una realtà diffusa in tutto lo stivale, senza distinzioni, un coro di no agli omosessuali come inquilini che corre negli annunci sul web, sui giornali di annunci immobiliari o sulle bacheche universitarie. Lo scandalo è scoppiato solo da poche ore, ma è da decenni che persiste questa omofobia tra le mura di casa, e niente è mai stato fatto per fermarla o per lo meno arginarla.

L’equazione “gay in casa = paura e sovraffollamento” continua a persistere, nonostante anni di lotte contro la discriminazione e i pari diritti. L’autore dell’inchiesta scrive di aver risposto via e-mail a circa 50 annunci, dicendo esplicitamente di essere gay, e lo hanno ricontattato solo in 20 casi, e si è trattato quasi sempre di agenzie immobiliari. Chiunque vada a sbirciare sui siti specializzati può trovare ogni sorta di discriminazione, dal classico “No gay” alla più “sottile” perifrasi “Solo uomini etero”, e ogni giorno sono sempre più questi annunci omofobi: un ragazzo di Milano ha scritto “sono ragazzo studente, serio, ordinato. No gay, casinisti e chi fa uso di droghe e alcol”. Ma è al telefono che questo fenomeno omofobo ha dato il meglio di sé. Sentendo la voce del richiedente, i proprietari o i coinquilini riluttanti hanno qualche avuto molte difficoltà ad essere espliciti nel diniego ma, grazie una serie di telefonate effettuate da Nord a Sud, è stato stilato un vero e proprio campionario dei rifiuti, esplicitati quasi sempre con imbarazzo ma anche con una sfacciataggine degna di nota: “L’idea non mi alletta”, “non ho mai avuto esperienze del genere” e così via. La richiesta finale di spiegazione, generalmente, termina con un laconico “non me la sento”.

A Como, una signora inizialmente dice che la “stanza è da dividere con un altro ragazzo”, anche se l’annuncio parla chiaramente di una singola. “Comunque se lei è un omosessuale, non possiamo accontentarla. C’è un’altra persona, anche per il rispetto nei suoi confronti”. Guai a chiedere un parere al coinquilino, perché “so già che lei non sta nei parametri”. Una proprietaria romana, invece, ha associato l’omosessualità del richiedente al sovraffollamento: “Vorrei sapere chi viene, perché non vorrei trovarmi la casa occupata da troppe persone”. E cosi via, una vera e propria classifica di stereotipi, paure e rifiuti fantasiosi che fanno rabbrividire qualsiasi persona con un po’ di sale in zucca e di dignità.

“Sono episodi inaccettabili, indegni di un paese civile e democratico come è il nostro“. Il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna bolla cosi questo fenomeno, che definire oltraggioso e lesivo della dignità della persona è un eufemismo. Si tratta di interi appartamenti lasciati vuoti, stanze rifiutate a studenti solo perché non eterosessuali o altre discriminazioni attuate da padroni di casa e coinquilini omofobi. Il ministro, visto che lo Stato non può intervenire sui contratti privati di locazione, propone di investire sulla cultura della “non discriminazione, come abbiamo fatto con la campagna contro l’omofobia in cui dicevamo: non essere tu quello diverso”. Una risposta tiepida, ma la Carfagna incalza e specifica che il passo successivo, dopo i tavoli di lavoro con le organizzazioni che si occupano del mondo lgbt, gay housesarà “creare grazie all’Unar e in sinergia con molte Regioni ed enti locali, una rete efficiente di centri territoriali anti discriminazione”. Sino ad oggi l’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali, è intervenuto più volte contro giornali e siti web che pubblicavano annunci tipo “non si affitta agli immigrati”, sanzionandoli. Ora allargherà il suo raggio d’azione ricevendo le segnalazioni dalle associazioni e interverrà anche per chi viene discriminato per il suo orientamento sessuale. “Le cose devono cambiare, altrimenti non resterà altra scelta che continuare a fingere o a nascondersi per poter avere un tetto come hanno fatto alcuni amici. Difficile che qualcuno accetti come inquilino un gay se dà ascolto a quello che dice la Chiesa, che ci addita come il nemico pubblico numero uno, come quelli che minano le fondamenta dello Stato, del paese, della famiglia”, polemizza giustamente il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini. “Perché al di là dell’omofobia – dice Vladimir Luxuria – c’è il pregiudizio che gli omosessuali abbiano una vita sregolata, che la casa sia un via vai continuo di feste. E c’è l’idea che un gay voglia sedurre chiunque, come se non avesse gusti e preferenze come tutti. Sono comportamenti anti costituzionali perché è come dire: tu non meriti neppure di avere un posto dove vivere, non hai diritto neanche ad un tetto sopra la testa”.

Naturalmente, ci sono state anche risposte positive, di chi ha dichiarato tranquillamente che non aveva alcun problema ad affittare ad una persona omosessuale, e anzi si meravigliava della domanda. Quasi sempre, è avvenuto nel caso della locazione di un appartamento, mentre più difficile quando si tratta di una stanza o di un posto letto, anche quando si tratta di ambienti occupati da universitari Questa vera e propria moda si è espansa cosi tanto che sempre più persone tendono a specificare il loro orientamento sessuale negli annunci, richiedendo un alloggio gay-friendly, mentre chi è in cerca coinquilini tiene spesso a precisare l’orientamento sessuale desiderato.

Via – La Repubblica


Parma: insultato ragazzo gay in pieno centro

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Martedì scorso si è verificato un nuovo episodio di omofobia, per fortuna senza feriti e atti di violenza fisica. Tre giovani ragazzi, a quanto pare nemmeno maggiorenni, hanno insultato pesantemente un ventenne omosessuale che passava per caso in Piazza della Pace, uno dei ritrovi preferiti dai giovani parmensi nel pieno centro della città. Vincenzo Siennica, membro del gruppo politico “Giovane Italia”, ha assistito alla scena e ha redarguito il terzetto: “Come vi comportereste se vostro fratello fosse gay?”. Il tutto è terminato qui, senza ulteriori sfottò o altro, solo per il gusto di mettere in ridicolo un altro ragazzo che in quello momento appariva ai tre come “diverso”.

È stata sollecitata una riflessione seria da parte di esponenti politici locali e comuni cittadini, in cui si chiede alle istituzioni di prendere una posizione chiara e netta contro l’intolleranza omofobica, oltre al sostegno e alla partecipazione attiva ad iniziative concrete. A questo proposito, il 28 giugno verrà organizzato un incontro con il Comune per reclamare non solo la stigmatizzazione, ma anche un impegno concreto atto alla prevenzione di episodi come questo, che fortunatamente non è sfociato in violenza.

Via – La Repubblica


Un numero verde anti-omofobia: è l’ ultima idea del Ministero delle Pari Opportunità

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Obiettivo fondamentale del Ministero delle Pari Opportunità, guidato da Mara Carfagna è assicurarsi che nella selva di diritti che da più parti sono richiesti, con o senza motivo d’ essere, la
maggior parte dei quali se non tutti quelli riconosciuti dalla legge italiana, siano rispettati e sia data a chiunque la possibilità di denunciare e non insabbiare eventuali illeciti o comportamenti incivili sopratutto l’omofobia. Dopo la legge sullo stalking, che ha permesso di portare alla luce, condannandoli, episodi di violenza verbale e psicologica ripetuta e dannosa per l’ individuo che ne è vittima, nei piani futuri del Ministero esiste, ancora in forma del tutto embrionale, un apposito numero telefonico(finalmente) usufruibile da chiunque sia stato oggetto di discriminazione, sessuale o etnica che sia; img_nverdeil numero verde è funzionale, non si può dire la medesima cosa sugli operatori che rispondono ai quesiti ed alle richieste di aiuto degli utenti, non sono preparati ad affrontare il tema. Il ministero dovrà lavorare ancora molto per formare del personale capace di soddisfare le esigenze, come dichiara un esponente del Partito della Libertà stamane sul quotidiano “Il tempo”:

Contro l’omofobia e la discriminazione il Governo ha attivato un numero verde 800.90.10.10 che raccoglie segnalazioni, denunce e testimonianze su fatti che pregiudicano, per motivi di razza o origine etnica, la parità di trattamento tra le persone; offre assistenza alle vittime delle discriminazioni fornendo informazioni, orientamento e supporto.

Via|Tumblr

 


ANTI-GAY da operetta

23 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento

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In questi giorni di festa in cui Papà Natale ci ha regalato la notizia della tangentona intascata da quell’assessore lombardo che invocò la garrota per noi gay perché avevamo “offeso il papa” (speriamo abbia molto tempo per pregare e riflettere sui peccati), noi di GayMagazine abbiamo (in anteprima) individuato altri omofobi, decisamente più innocui e cialtroni. In genere, infatti, tale categoria si distingue per stupidità, ignoranza, ipocrisia e cattiveria, ma non necessariamente tutte insieme, tanto che, se l’assessore propende più per queste ultime, nelle prime  è decisamente immerso lo sparuto gruppo di facebook “Anti-gay”, che prometteva, in cambio dell’iscrizione, l’omaggio della t-shirt “Da uomo” con l’originale logo dei due ‘gay’ (specificato per i più tardi di comprendonio) in perizoma mano nella mano. Ugualmente, l’omonima rivista web “Da uomo” diretta dallo stesso Mantegazza che ha fondato il gruppo di facebook e che millanta oltre trecentomila lettori al mese (se fossi etero, mi verrebbe da dire “Me cojoni!”), fino all’altro giorno si dichiarava “solo per uomini veri – i gay non sono ammessi” tanto da invitare “gay ed omosessuali” (distinzione sottile) a non partecipare alla vita della rivista, visto che “probabilmente non sarebbero in grado di comprendere il senso di ciò che viene presentato quotidianamente sul nostro sito”. Ossia resoconti calcistici da giornalino scolastico, il sempre virile gossip e preziosi approfondimenti sull’altro sesso, del genere: “Come capire se una donna è single”, “Che cosa ne pensano le donne degli uomini con i tatuaggi?“ o l’imperdibile “Perchè le donne mature, scatenano le fantasie più perverse?”, tanto morboso, evidentemente, da far perdere al Mantegazza il controllo su virgole e accenti.gayrain2
Oggi, invece, come nelle migliori famiglie (italiane), il cambio repentino: non solo il Mantegazza si dichiara contro l’omofobia e rispetta chiunque, indipendentemente dall’orientamento, ma è disposto a collaborare gratuitamente con l’apposita campagna della ministro delle Pari Opportunità. Prima ci rimproverava di far soffrire i nostri cari, mettere gli altri in imbarazzo, riempire tv e giornali con le nostre esasperazioni volgari e molte volte inopportunamente maleducate, e soprattutto di aver “tradito il nostro genere sessuale per diventare qualcos’altro e rovinato l’immagine stessa dell’uomo”. Parlando a nome di tutta “la gente comune”, ci compativa di non riuscire “più a riconoscere l’essere umano di riferimento per riprodursi e costruire una famiglia”, riconoscendoci l’evidente “bisogno di essere aiutati” e augurandoci di tornare quanto prima “sulla retta via”. Adesso, al massimo, si stupisce del nostro apparentemente scarso interesse per le battaglie coraggiose della signora Carfagna. Quale novello Saulo, il Mantegazza dimostra, una volta di più, come l’omofobia (e in genere tutte le forme di razzismo strisciante) nel nostro Paese sopporti qualunque cosa, tranne di essere chiamata col proprio nome.
Peccato davvero, perché certi omofobi da operetta fanno più comodo nella loro genuinità un po’ ridicola e riescono perfino a centrare grandi verità, come la promessa solenne che chiudeva il vecchio editoriale e che speriamo il Mantegazza voglia reintrodurre: “Il giorno in cui questi individui ci dimostreranno concretamente e ci daranno una valida e SERIA dimostrazione di volersi integrare all’interno della società civile, saremo lieti di rimuovere questa nostra ‘regola interna’. Per il momento continuiamo a considerarli per quello che ogni giorno dimostrano di essere: Volgari – Spesso osceni – Maleducati – Privi di pudore – Privi di eleganza – Privi di buon gusto – Irrispettosi del prossimo – Ma soprattutto GAY”.
Pur senza aver ben afferrato quale “valida e SERIA dimostrazione” ci richiedesse e mantenendo qualche dubbio almeno sulla “mancanza di eleganza e buon gusto”, dovevamo ammettere che sull’essere GAY c’era poco da fare: ci aveva proprio beccati in pieno!

Fonte foto | scrapetv

FLAVIO MAZZINI

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“Frocietti” è un insulto? Arcigay Napoli contro Nicola Cosentino

30 settembre 2009 francesco Nessun commento


L’insulto non è tanto nelle parole in sè, quanto nell’uso che se ne fa. E così anche un vezzeggiativo o un diminuitivo può diventare una pesante clava di discriminazione e omofobia, se usato nel modo, nel contesto e nel tono sbagliato. E’ questa, ridotta ai minimi termini, la motivazione della contestazione che Arcigay Napoli fa a Nicola Cosentino, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze e probabile candidato Pdl alla guida della Regione Campania. Cosentino è reo di aver insultato alcuni colleghi chiamandoli “frocietti”, con l’intento di sottolineare la loro incapacità politica. E’ un comportamento compatibile con i doveri istituzionali di chi ricopre una carica pubblica?

Salvatore Simioli, presidente dell’Arcigay di Napoli, sostiene che con questo gesto il sottosegretario dimostri “di essere portatore di una cultura omofobica che utilizza un diverso orientamento sessuale per significare una presunta inferiorità dell’avversario”. Storia vecchia, ma il malcostume è duro a morire e l’omofobia interiorizzata.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, dichiarando:

Crediamo che a Cosentino servirebbe davvero un corso di formazione che gli illustri le dinamiche che provocano il bullismo omofobico e rimuova la paura dell’altro in lui insita. Per questo lo invitiamo a partecipare come studente ad uno dei corsi di formazione contro il bullismo omofobico che Arcigay propone in diverse città italiane e anche a Napoli.

Arcigay, infine, rincara la dose, richiamando le recenti prese di posizione contro l’omofobia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:

Cosentino dimostra di non avere ascoltato le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che ha ricordato ad inizio anno scolastico come un Paese si faccia rispettare se i suoi cittadini rispettano anche le persone omosessuali. A maggior ragione, riteniamo che una persona che tiene questi comportamenti privi di rispetto per l’altro non sia adatta a ricoprire eventuali incarichi di governo, nazionale o regionale.


“…C’hai pure le sopracciglia da frocio!” e scatta l’ennesima violenza a Roma

"...C'hai pure le sopracciglia da frocio!" e scatta l'ennesima violenza a Roma

«A Roma comandiamo noi, napoletani di m…, c’hai pure le sopracciglia da fr…»

E’ successo tutto sabato scorso, quando uno studente di 25 anni, mentre era al bar con amici e amiche, si è messo a parlare di calcio. Erano quasi le 4 di mattina, all’angolo tra via Giano Della Bella e via della Lega Lombarda. Le ultime ore prima di concludere la serata e tornare a casa.

“Stavamo parlando di calcio e io, tifoso del Napoli scherzando parlavo male della Roma. Dal tavolo vicino 7-8 ragazzi si sono rivolti minacciosi verso di noi, hanno rivolto contro di noi frasi ingiuriose e hanno cominciato a picchiarci”

E prima di colpirli, l’ultima frase e l’ultima parola che gli è stata rivolta è: “frocio”. Poi la violenza: il giovane è caduto a terra dopo aver ricevuto un pugno ad un orecchio e sono proseguiti i calci in faccia. Gli amici. intanto, venivano colpiti con le sedie e i tavolini del bar.

“Subito dopo sono scappati. abbiamo cercato di prendere i numeri delle targhe ma erano già state coperte. A quel punto abbiamo chiamato la polizia alla quale abbiamo consegnato un portafoglio perduto presumibilmente da uno degli aggressori. Quando il poliziotto ha letto il nome sulla carta di identità ha commentato: “sempre lo stesso”»”

Dopo l’arrivo della polizia, gli 8 giovani si sono fatti medicare al Policlinico Umberto I:

“Io sto ancora male. Ho il volto tumefatto e non riesco ancora ad aprire bene l’occhio. Non ho ancora sporto denuncia. Oggi parlerò con il mio legale e agirò di conseguenza”

I carabinieri confermano la notizia del fatto, avvenuto tra venerdì e sabato scorso, ma rivelato solo in queste ore. Nel frattempo, sino ad oggi, nessuno degli 8 ragazzi aggrediti ha ancora sporto denuncia. E “sempre lo stesso” è ancora in giro, pronto a infastidire, picchiare e sentirsi “il re del quartiere”, perchè lì, a Roma, comanda lui. Nell’unico modo in cui certe persone sanno farlo, con un mix “letale”: ignoranza, violenza e, in questo caso, un pizzico di omofobia che non guasta mai.

Fonte | IlGiornale


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