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Archivio per la categoria ‘Italia’

Trucidato un omosessuale a Termini Imerese

Ancora tutte da chiarire le dinamiche dell’uccisione di Salvatore Calì, l’omosessuale 30enne trovato in una pozza di sangue questa mattina nell’androne di un palazzo alla periferia di Termini Imerese (PA). La vittima presentava il torace squarciato da almeno tre proiettili e per le modalità del suo decesso, che sarebbe avvenuto intorno alle 7 di stamattina, si pensa a un’esecuzione, anche se tutte le ipotesi sono ancora al vaglio degli inquirenti. Tra queste non è esclusa quella passionale, così come era successo per una vicenda simile capitata nel capoluogo dell’isola tre mesi fa: qui c’era stata una lite tra due ex fidanzati e uno di essi aveva ucciso l’altro per gelosia.

La polizia e la Procura della città siciliana stanno conducendo un’indagine a tutto campo, scavando soprattutto nella vita privata del giovane incensurato, che lavorava come cameriere in un bar di Bagheria, sempre in provincia di Palermo, ma che abitava in un quartiere popolare di Termini Imerese, a poca distanza da dove è accaduto il fatto. Si stanno sentendo in queste ore la donna che ha rinvenuto il cadavere, famigliari e soprattutto amici e conoscenti di Calì, per ricostruire le sue frequentazioni e le sue amicizie.

Via – La Repubblica


Dopo le vicende di Spresiano e Padova, continua incessante la deriva omofoba del Veneto

In quest’estate funestata da molti casi di omofobia a livello nazionale abbiamo assistito, purtroppo, alla crescita costante degli episodi di violenza e di intolleranza verso la comunità lgbt in Veneto, sostenuti e rinforzati dalle parole degli amministratori locali che invece di intervenire per porre fine a questa piaga sociale hanno dichiarato una vera e propria crociata contro chi reputano ‘diverso’.

Ci eravamo occupati il mese scorso del sindaco di Spresiano (TV), il quale aveva detto basta alle coppiette e prostitute che si appartavano sul greto del Piave e aveva definito gli omosessuali come persone “malate”, per poi ritrattare tutto. Dalle intenzioni è passato però ai fatti, facendo scavare a spese del Comune un fossato per non permettere alle coppie, ai voyeur e agli scambisti di stazionare e inzozzare la zona del sacro Piave, il fiume simbolo della I Guerra Mondiale. Il primo cittadino Riccardo Missiato ha definito così la sua opera: “Filo spinato e palizzata costavano troppo e così ecco l’intervento ecologico con una ruspa a scavare una scolina per impedire l’accesso alle macchine”. A fine luglio lo stesso Missiato aveva istituito un servizio notturno di guardia volto a contrastare il fenomeno del sesso mordi e fuggi, omo ed etero, sulle sponde del Piave e al vaglio dell’amministrazione locale c’è pure un’ordinanza per multare con 500€ di ammenda i nudisti che frequentano questa zona. La sua, come è stato fatto più volte notare, è però una battaglia contro i gay e le prostitute, in un tentativo eclatante volto a normalizzare – se non moralizzare – la provincia del Nord Est, terra prolifica per la Lega che aizza al bigottismo e all’ipocrisia. Così definisce l’intera vicenda l’attivista gay Franco Grillini: “Ancora una volta questo sindaco mette insieme l’omosessualità e l’esibizionismo, comese i due concetti fossero indissolubilmente legati. Il che è tristissimo, se pensiamo che della sua giunta fanno parte anche persone di centrosinistra. Comunque sia questo caso trevigiano è uno specchio di quest’Italia, dove gli amministratori incapaci di risolvere i problemi si affidano ai muri e ai fossati, decretando così la palese sconfitta della convivenza civile”.

Molte parole sono state spese sul tema della casa e, indirettamente, della tutela delle coppie gay venete. Prima c’è stato il caso di Padova, dove i partner omosessuali conviventi non potranno partecipare al nuovo bando per accedere all’ultima trance di appartamenti di proprietà pubblica ad affitto agevolato: incredibile in una città considerata gay friendly come Padova, uno dei primi comuni italiani ad aprire il registro delle unioni civili anche agli omosessuali. Ma, come purtroppo sappiamo, anche la città del Santo ha perso ormai questo titolo e l’omofobia regna sovrana. Pochi giorni fa, l’assessore regionale all’edilizia popolare Massimo Giorgetti si è dichiarato contrario alla possibilità di dare alloggi popolari ai partner dello stesso sesso perchè “non ci sono case per tutti” e”l’Italia è fondata sulla famiglia tradizionale”. Il motivo, insomma, è sempre il solito, dolente e ripetuto ormai da tempo: i gay non possono procreare – mito sfatato, visto i progressi delle nuove tecnologie – e quindi non possono formare un’unione che si rispetti, con prole a carico, e non si trovano certo nella situazione disperata di una madre che deve crescere da sola i propri figli.

Dulcis in fundo, il pestaggio e la violenza ai danni di una coppia gay avvenuto a Padova la settimana scorsa. Non si tratta di una vicenda d’odio sessuale isolata, due mesi fa la città del Santo fu scossa da un episodio simile e pochi giorni fa se ne vista una replica fin troppo fedele. Questa volta, a farne le spese, sono stati due giovani che si erano appartati in macchina nella zona dell’inceneritore padovano: uno di essi, Enrico Bertelli, titolare di un noto locale in centro, ha denunciato il tutto postando sulla pagina Facebook dell’assessore comunale all’Ambiente e attivista lgbt Alessandro Zan il racconto dell’aggressione notturna. A picchiare la coppia, al grido di “froci di merda”, sono stati tre uomini con accento napoletano; Bertelli ha avuto una prognosi di 3 giorni mentre al suo partner Daniele Calzavara sono stati dati 10 giorni. Zan, presidente regionale di Arcigay e padre putativo per il registro padovano delle coppie di fatto, ha dichiarato: “In Italia possiamo ormai parlare di emergenza omofobia: serve che sia al più presto approvata l’estensione delle legge Mancino attraverso l’introduzione di reati specifici d’odio motivati da omofobia. Sono vicino ai due ragazzi, Daniele ed Enrico, che ho già incontrato e li sosterrò in tutti i modi, dato che queste esperienze possono segnare molto negativamente la vita delle persone”.

Via – Corriere Veneto


Trani, baci gay e triangoli rosa contro l’ingerenza della Chiesa

Il flash mob è stato organizzato sabato pomeriggio davanti alla cattedrale di Trani, luogo prescelto inizialmente per l’esibizione del cantante inglese Elton John. I partecipanti a questa curiosa forma di protesta si sono scambiati tanti baci in pubblico e hanno indossato il triangolo rosa, simbolo della persecuzione degli omosessuali che, oggi come in passato, sono oggetto di atti di intolleranza e di odio. Il tutto è nato dalle polemiche scaturite da una parte del ramo più conservatore della Chiesa romana: le alte gerarchie cattoliche, e in particolare il Vescovo Emerito di Grosseto Monsignore Giacomo Babini, non avevano infatti gradito la proposta di far esibire Elton John, il pluripremiato cantautore gay, davanti a un luogo sacro come una chiesa. Ne è nato un vivace dibattito che ha animato l’estate della cittadina pugliese, arrivando a una specie di ‘accordo tra le parti’ siglato la settimana scorsa: il baronetto inglese si esibirà in coppia con Ray Cooper il 22 settembre prossimo nel piazzale del Monastero di Colonna.

Dopo vari tentativi andati a vuoto e dichiarazioni al vetriolo, queste sembrano la location e la data definitive, tant’è che la prevendita dei biglietti per l’evento è già iniziata e l’amministrazione comunale ha assicurato che non ci saranno altri intoppi. A meno che il vescovo locale, che finora non si è pronunciato su questo caso, non dia fiato alle trombe del cattolicesimo più becero come hanno fatto molti suoi ‘colleghi’ sul sito Pontifex.it alcune settimane fa, invitando la cittadinanza a boicottare il concerto dell’artista sposato con un uomo.

Via – Trani Web


Il partito di Fini è sempre più gay friendly

Nel caos politico di questa estate 2010, contraddistinto da scissioni, alleanze a metà e annunci di elezioni anticipate e subito rinviate, l’unica cosa chiara è che sempre più esponenti di Futuro e Libertà, il nuovo partito fondato dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, rilasciano dichiarazioni che fanno ben sperare sul futuro dei diritti gay in Italia. L’ultima, in ordine di tempo, è la giovane Chiara Moroni che con le sue parole ha evidenziato l’abisso che distanza i fuoriusciti di FLI da quelli del PDL sul campo dei temi etici-sociali. Molti esponenti finiani invocano una legge, condivisa da tutto il Parlamento, che regolamenti questo tipo di unioni, prendendo come esempio la vicina Francia dove esistono i PACS sia per le coppie eterosessuali sia per quelle omosessuali.

Dopo le dichiarazioni dei colleghi Benedetto Della Vedova e Luca Barbareschi, l’onorevole Moroni ha ribadito ai microfoni di Klaus Davi, durante il programma KlausCondicio in onda su You Tube, la linea del partito di Fini riguardo le unioni omosessuali: “Credo che, se due gay o due lesbiche si amano, debbano poter convolare a nozze, nel caso in cui lo vogliano, esattamente come un uomo e una donna. Ci vuole un matrimonio inteso come contratto civile. I DiDoRe proposti da Brunetta e Rotondi li ho giudicati troppo blandi e sono contenta che siano naufragati. Impedire a priori le unioni gay e’ una forma di discriminazione inaccettabile“. E, alla domanda di Klaus Davi “Lei ritiene che l’amore gay sia uguale all’amore etero?“, l’esponente di Futuro e Libertà ha risposto: “Assolutamente si’. Parlare di inferiorità’ etica degli omosessuali e’ aberrante. Chi semina odio contro l’amore gay non e’ un democratico e costruisce cittadini di serie B“.

Via – Giornalettismo


È nata Rachel Maria, la bambina con tre padri e due madri

Chissà quanti strenui difensori della famiglia tradizionale sono sobbalzati sulla sedia e a quanti partecipanti al Family Day è venuto un colpo al cuore leggendo la notizia della nascita di Rachel Maria, la bimba con ben cinque genitori. La storia del suo concepimento, avvenuto il 14 agosto a Boston, è quanto mai intricata e il settimanale Oggi prova a spiegarcela: lei è ufficialmente la figlia dell’italiano Sandro Sechi, emigrato negli USA e assistente di Oriana Fallaci fino al 2006, e di suo marito,l’americano Erik Mercer, sposato nel Massachusetts. Un’amica d’infanzia di Erik, Rachel Segall, sposata e madre di tre figli, si è offerta come madre surrogata, d’accordo col marito Tony. Ha messo a disposizione solo il proprio utero, e per quanto riguarda gli ovuli sono stati impiantati quelli di un’altra donna, che è rimasta e rimarrà nell’ombra.

Lo stesso Sechi ha dichiarato: “Della madre biologica abbiamo solo visto la foto da bambina e adesso. Per contratto è anonima, percepisce un compenso, non saprà il risultato della fecondazione assistita, non potremo incontrarla”. “Erik ha fecondato tre ovuli, io due – aggiunge – ne sono stati impiantati tre, non sappiamo di chi”. Quando Rachel Maria sarà abbastanza grande da capire, i genitori diranno: “Che ci sono tanti tipi di famiglie, e che anche la nostra si impegna a fare felici i propri figli e a insegnar loro i valori del vivere civile” conclude Sechi. A conti fatti, la bambina potrà fare affidamento su un vero e proprio gruppo di sostegno che la seguirà per tutta la sua crescita, attirando su di sé i dubbi e le critiche della società conservatrice americana e italiana, come sta già accadendo.

Via – Blitz Quotidiano                 Foto – Oggi


Si infiamma il dibattito sulla presunta vicenda omofoba di Viareggio

Omofobia inesistente viareggio

Il caso del carabiniere accusato di omofobia da due ragazzi gay nel bar Cusimano di Viareggio, della successiva dichiarazione di un testimone oculare e del video della telecamera del locale, che scagionerebbero il militare, ha scatenato ieri un’ondata di commenti sui social network, articoli su moltissimi portali di informazione nazionali e anche servizi sulle reti tv locali. Le indagini sono tutt’ora in corso e della vicenda è stata informata, come prevede la prassi in questi casi, anche la Procura. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi sviluppi di questa vicenda, che ha molti lati oscuri su cui far luce e che sembra coinvolgere molti interessi personali. In contemporanea al dibattito che è scaturito ieri in seguito alla pubblicazione delle nuove rivelazioni sul quotidiano Nuovo Corriere della Versilia, il presidente nazionale di Arcigay, Paolo Patanè, ha deciso di pubblicare una nota per chiarire la questione, che ha seguito personalmente assieme all’imprenditore gay Alessio De Giorgi e all’attivista transessuale Regina Satariano, in cui ribadisce la posizione di Arcigay: anche se i ragazzi non hanno detto la verità in prima battuta – la coppia ha dichiarato che si stavano semplicemente abbracciando, invece nel video si vede chiaramente che si baciano – il militare va comunque redarguito perché “rimane inaccettabile che un esponente delle Forze dell’ordine eserciti valutazioni di tipo morale e non legale”. “Si è detto di tutto – spiega Patanè – ma né i ragazzi, né il sottoscritto, né nessun rappresentante di associazioni o gruppi locali ha mai dichiarato che il carabiniere in questione aveva apostrofato con ingiurie od affermazioni offensive i due ragazzi. Loro stessi peraltro l’avevano correttamente precisato durante l’incontro con il Maggiore Pasquali”. “Trovo più interessante fare di questa vicenda non un motivo per accanirsi ,ma per ragionare sull’urgenza di una formazione delle forze dell’ordine,all’interno di un più ampio impegno di tipo culturale che parli alla società tutta. L’Arma ha dato ampia dimostrazione di correttezza ,trasparenza ed autorevolezza” conclude il presidente nazionale di Arcigay.

Alessio De Giorgi, ha aggiunto ieri sera alle telecamere di Rete Versilia: “I fatti sono accaduti come li hanno raccontati i due ragazzi, anche se invece che di un abbraccio si è trattato di un bacio, che non è un atto osceno e l’appuntato ha scambiato la moralità con la legalità”. “C’è poi un’altra cosa – conclude De Giorgi nell’intervista televisiva – il carabiniere, davanti ai ragazzi, a Regina Satariano e Paolo Patanè, mentre aspettavamo nella sala di aspetto di essere ricevuti dal comandante, alla nostra domanda se si sarebbe comportato ugualmente se i due fossero stati una coppia etero, ha risposto di no e questa è discriminazione”. Di questa affermazione sembra esista anche una prova, anche se non è ancora stata presentata, visto che una registrazione, se fosse stata realmente eseguita, sarebbe stata fatta in violazione della Legge e, oltretutto, dentro una zona militare. Bisogna notare comunque che il militare, che indossava la divisa ed era quindi riconoscibile, è intervenuto su sollecitazione di una donna presente al fatto – e come ben sappiamo, la percezione della decenza è soggettiva – e non poteva esimersi dall’intervenire, come prevede il suo ruolo di tutore dell’ordine al servizio dei cittadini. Su questo episodio si è espresso anche il maggiore dell’Arma di Viareggio Andrea Pasquali: “Ho preso atto di quanto riferito dai ragazzi, valutando l’ipotesi di porgere le scuse se dalle indagini emergesse che il carabiniere ha commesso quello di cui è stato accusato”.

“Non mi sono mai lasciato intimidire in passato e sicuramente non lo farò né ora, né mai” afferma in un comunicato stampa Alessandro Bandoni, il consigliere PD di circoscrizione di Carrara, intervenuto nell’articolo pubblicato ieri dal Nuovo Corriere della Versilia sui nuovi sviluppi relativi al caso del bacio gay censurato a Viareggio. “E la mia presa di posizione in difesa e solidarietà nei confronti dell’appuntato dei Carabinieri è dettata dalla veridicità dei fatti: se dalla foto e dal filmato si stavano solo abbracciando io sono cieco, e se due amici si baciano, vorrà dire che ho un’ altra concezione dell’amicizia così come in tutta questa vicenda devo prendere atto che ho una concezione della giustizia ben diversa da quella che hanno tutti coloro che continuano a voler difendere i due ragazzi e a screditare un onesto servitore dello Stato che, sollecitato in quell’occasione da un cittadino non ha potuto esimersi dall’intervenire, in modo pacato, senza neanche alzarsi dalla sedia. Forse verrò accusato io stesso, che sono gay dichiarato, di essere omofobo, solo perché volendo la veridicità dei fatti mi schiero con chi (l’ Appuntato dei Carabinieri) ingiustamente è stato tirato in causa in questa gogna mediatica”.

Via – Nuovo corriere della Versilia


“Una montatura su quel bacio gay”

Omofobia inesistente viareggio

Vittime dell’omofobia o montatura mediatica? “ Sono esterrefatto di quanto ho letto sui giornali”. Luca Lopez, un 38enne di Pisa, era al bar alle sei di mattina di venerdì scorso ed è stato testimone diretto di quanto accaduto da “Cusimano”: “quello che hanno raccontato i due ragazzi gay a voi giornalisti non corrisponde a quanto è successo e non si è trattato di un episodio di omofobia”. Il giovane pisano, un broker finanziario, appena appresa la notizia dalla stampa, ha chiamato i carabinieri e ieri mattina, dopo aver disdetto tutti i suoi appuntamenti di lavoro, si è presentato in caserma a Viareggio, dal maggiore Andrea Pasquali, e ha messo nero su bianco quanto visto con i suoi occhi e sentito con le sue orecchie. “ Mi sono sentito in dovere di raccontare come è andata – ha riferito -, non si possono inventare le cose rovinando una persona e infangandone la reputazione. Ero appena fuori della porta di ingresso del bar, e stavo fumando una sigaretta – ha precisato -, e quando i due ragazzi sono arrivati li ho sentiti benissimo dire “ci sono i carabinieri – l’Alfa e la Punto di ordinanza erano infatti parcheggiate davanti -, ora ci divertiamo, li facciamo incazzare”. “Si sono seduti a un tavolino – prosegue -, hanno fatto colazione, poi uno dei due si è alzato, è andato a sedersi sulle gambe dell’amico e hanno iniziato a pomiciare, baciandosi sulla bocca appassionatamente. Non è vero che si stavano solo abbracciando innocentemente come possono fare due amici, e un cliente del bar ha chiesto al carabiniere se non fosse il caso di dire loro qualcosa”. “Il carabiniere – ha poi sottolineato Luca – è stato di una correttezza assoluta. Ma quale omofobia…! Gli ha parlato come un padre, e quando i ragazzi gli hanno chiesto se si sarebbe comportato ugualmente se a baciarsi fossero stati un ragazzo e una ragazza, invece che due gay, lui ha risposto di si, perche’ non ci sarebbe stata nessuna differenza, visto che in un luogo pubblico si deve tenere tutti comportamenti consoni al decoro e alla decenza”. “Secondo me – ha poi concluso il testimone – è stata tutta una montatura, visto che appena fuori del bar uno dei due ha detto all’altro “lo vedi ora che bomba scoppia”. E infatti la bomba è scoppiata e il carabiniere con 30 anni di onorato servizio alle spalle, e diversi encomi per operazioni di polizia portate a termine – ultima delle quali gli arresti per spaccio di droga nelle case popolari al Varignano -, è finito sulle cronache locali e nazionali, con una storia di omofobia che ha fatto il giro di Italia, raccontata persino sul palco di Mister Gay Italia da Fabio Canino, alla presenza di Paola Perego e del presidente nazionale di Arcigay Paolo Patenè . Luca, uomo “chiave” nella ricostruzione di quanto realmente accaduto all’interno del bar nella piazza san Francesco, non è comunque il solo ad aver verbalizzato la sua testimonianza alla caserma dei Militari dell’Arma e le versioni dei tanti avventori presenti combaciano perfettamente: “Non si stavano solo abbracciando, ma baciando non castamente, e il carabiniere, interpellato da un avventore perchè intervenisse, li ha solo richiamati con molta pacatezza ad un maggior decoro, senza urlare, senza offendere e senza nemmeno alzarsi dal tavolino dove era seduto a bere un cappuccino”. E ad “assolvere” il militare dell’Arma dalle accuse di omofobia sono in tanti e l’immagine che i due ragazzi gay non si stavano solo abbracciando – come invece riferito dagli stessi durante la conferenza stampa lampo con i giornalisti – è custodita nella registrazione del filmato delle telecamere a circuito chiuso che ha ripreso tutta la scena e che è stata acquisita dagli inquirenti.
“Facciamola finita di fare sempre le vittime – è stato il commento di Alessandro Bandoni, consigliere di circoscrizione a Marina di Carrara e abituale frequentatore della Versilia -, cerchiamo di vedere che spesso siamo noi che ce le tiriamo addosso. Io a molti casi di “omofobia” stento a crederci, eppure sono gay quindi “parte in causa” per così dire. Ma com’è che in una città quale Carrara che sicuramente non è gayfriendly come può essere Torre del Lago o Viareggio certi casi non accadono mai? Non è che spesso, li si usa appositamente per “alzare la tensione” e per ogni minima cosa si urla subito all’ omofobia, senza guardare il resto, perchè gridando all’ omofobo di turno, si cancella tutto quello che c’è dietro? Porgo la mia solidarietà al carabiniere trascinato inutilmente in questa gran cassa mediatica”.

Fonte | Nuovo corriere della Versilia


In Sardegna giovane ricatta pensionato con video hard

Questa volta non si tratta di un nuovo scandalo escort in qualche villa della Costa Smeralda, ma di un estorsione attuata da un 32enne sardo, Marco Borrielli, e dalla sua compagna 27enne romena, Daniela Vantu, ai danni di un pensionato sassarese. La vittima, un 75enne ex funzionario statale, era sottoposta da alcuni mesi a un ricatto asfissiante e a pressioni psicologiche da parte della coppia che minacciava di rendere pubblica la sua omosessualità, grazie ad alcuni filmati che mostravano l’anziano intento in prodezze sessuali gay. L’estorsione è andata avanti per molti mesi, la vergogna e la paura di essere scoperto erano purtroppo troppo forti per denunciare i due giovani.

Il pensionato ha prosciugato così tutto il suo patrimonio e sperperato la sua pensione, pagando a Borrielli fino a 50mila euro per tenere chiusa la bocca. A un certo punto, strozzato dalle richieste di denaro sempre più pressanti della coppia, decide di andare dai carabinieri per un suo assegno di 4mila euro, risultato contraffatto, per incassarne 24mila. I militari verificano i movimenti bancari e rilevano i pagamenti ingenti fatti nell’ultimo periodo all’estorsore, ma il denunciante non vuole assolutamente chiarire i motivi di quei versamenti e si chiude in un mutismo assoluto. I militari decidono quindi di controllare i movimenti del patrimonio dell’anziano e iniziano a pedinarlo, scoprendo questa storia terribile di filmati a luci rosse che devono rimanere celati. All’inizio lo stesso Borrielli, per essere più convincente, si finge anch’esso vittima di un ricatto e si propone come intermediario, affermando che il video sarebbe in mano ad una banda di rumeni. Nonostante i pagamenti, le minacce non finiscono ma, anzi, si fanno più esplicite, e il filmato non finisce mai in mano alla vittima; fino a sabato scorso, quando i carabinieri traggono in arresto i due malfattori e sequestrano il materiale scottante. Ora il pensionato passerà sicuramente notti più tranquille, ma vivrà sempre con la paura di essere scoperto per quella sua attitudine sessuale che gli ha fatto subire ricatti e angherie per mesi.

Via – L’Unione Sarda


Denunciato un episodio omofobo a Torre del Lago

Questa sembra proprio l’estate dell’omofobia nel nostro Paese, come purtroppo segnaliamo troppo presto nelle ultime settimane. Da nord a sud, la paura e la violenza verso chi è diverso ha avuto un’escalation mai vista prima, complice anche la mancanza di strumenti legislativi volti a contrastare il fenomeno e di un’educazione al rispetto degli altri, che molto spesso è lacunosa sia in famiglia sia a scuola.

L’ultimo episodio del genere è capitato nella gay friendly Torre del Lago, una delle mete estive preferite dalla comunità lgbt, dove un turista è stato inseguito e insultato nella notte a cavallo tra il 14 e il 15 agosto da alcuni giovani, a quanto pare del luogo, in motorino. A scatenare il gioco perverso del branco, anche se in questo caso sono volati solo insulti e non altro, sono bastate le due spille che indossava la vittima, una dell’Arcigay e l’altra dei Giovani Comunisti. Al grido di “frocio comunista”, i ragazzi hanno fatto passare dei minuti di vero terrore al turista, che è riuscito comunque a scappare e a rifugiarsi nel camping dove alloggiava insieme ad alcuni amici prima che la situazione degenerasse.

La denuncia di questo ennesimo atto d’odio e discriminazione tutto italiano giunge da Marco Michelucci, della sede Arcigay di Pisa:“Esprimiamo piena solidarietà al ragazzo e sosteniamo la sua decisione di sporgere denuncia per questa brutta vicenda, fortunatamente isolata, in luoghi in cui l’impegno delle associazioni è forte e radicato. Tuttavia questo episodio dimostra ancora la grave presenza di sparsi focolai d’intolleranza, anche nel nostro territorio, realtà per cultura e tradizione aperta e da sempre vicina alla popolazione LGBT”. E’ necessario – sottolinea – che le istituzioni locali come le forze dell’ordine prendano una posizione netta contro episodi di questo genere affinché i pochi che ancora si ritengono titolati ad insultare e minacciare qualcuno che avvertono come diverso la loro sappiano di essere isolati”.

Via – Viareggino.it


Elton John non può suonare davanti al Duomo di Trani perchè è gay

Il Vescovo Emerito di Grosseto Monsignor Giacomo Babini torna ad attaccare la comunità gay. Questa volta se la prende con il cantante inglese Elton John, che a settembre dovrebbe cantare davanti alla cattedrale di Trani, in Puglia. L’ecclesiastico ha manifestato più volte il proprio sdegno per questa performance dell’artista gay, apprezzato a livello .planetario anche da regnanti e capi di stato. Monsignor Babini ha chiesto ai cattolici di occupare per protesta Piazza Duomo o il piazzale di Monastero Colonna, le due location individuate per l’evento, poiché il concerto è “blasfemo e offensivo. Tutti conoscono le disordinate tendenze di Elton John e la sua vita depravata, dunque svolgere una sua esibizione davanti alla casa di Dio é offensivo”. “I cattolici – aggiunge il Monsignore – farebbero bene a scendere in piazza per protesta contro Elton John”. Poi arriva l’affondo finale: “Non se ne può più degli omosessuali. Meglio non nascere che vivere certe esistenze”.

Un’esibizione tormentata in terra pugliese quella del Sir famoso per i suoi eccessi: ”l’evento dell’estate” era previsto per il 3 giugno nel Palazzo di Città di Trani, poi è slittato al 23 settembre e, dopo che sembrava esser stato cancellato, è stato nuovamente riprogrammato il 22 dello stesso mese. Ma tutto è in dubbio, dopo che molte personalità del mondo della Chiesa si sono messe di traverso per boicottare questa performance, che avrebbe avuto un’eco mondiale in uno dei borghi antichi candidati a diventare monumento UNESCO. L’onorevole Gabriella Carlucci, di concerto all’amministrazione comunale, aveva annunciato pochi giorni fa il concerto in pompa magna: “Sono felicissima perché il nostro territorio ha bisogno di eventi così prestigiosi che richiamino tantissima gente. Il problema era solo economico, risolti gli equivoci a questo punto non vedo altri ostacoli. Sono pronta a comprarmi on line un biglietto in prima fila”.

Il vescovo, oltretutto, non è nuovo a queste prese di posizione. L’11 aprile scorso aveva rilasciato alcune dichiarazioni omofobe come aveva fatto il mese scorso quando aveva criticato aspramente gli uomini di Chiesa che si macchiano di atti omosessuali, ritenendoli addirittura peggiori degli atti di pedofilia, definendoli “uomini viziosi e perversi, che si sono abbandonati a oscene pratiche contro natura”.

Via – Il Secolo XIX


Cordoglio del mondo gay per la morte di Cossiga

E’ mancato ieri, all’età di 82 anni, l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Molte voci di cordoglio si sono levate, oltre che dal mondo istituzionale e politico, anche dalla comunità gay italiana, che si ricorda affettuosamente di lui come il primo capo dello Stato ad avere ricevuto, al Quirinale, una delegazione di Arcigay guidata da Franco Grillini in occasione delle Giornata mondiale per la lotta all’AIDS del 1 dicembre 1990.

Paolo Patanè, ripercorrendo quella giornata storica per il mondo omosessuale italiano, dichiara: “L’incontro, seguito da quello del Presidente Giorgio Napolitano con la militanza gay del maggio scorso, è espressione netta di una scuola di politica alta che, con scelte autonome dal proprio credo religioso, libertà, laicità e distanza dai diktat delle gerarchie ecclesiastiche dovrebbe essere monito per tutti i politici italiani. Cossiga è stato per omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali italiane uno tra i pochi politici italiani capaci di coniugare il ruolo di rappresentante laico di tutti i cittadini.” “L’ex presidente – afferma il leader nazionale di Arcigay – pur picconando il matrimonio e l’adozione gay ha, ad esempio, sempre sostenuto la necessità e l’urgenza di regolamentare le coppie di fatto anche dello stesso sesso. Cossiga dichiarava ‘ritengo maturi i tempi per dare una disciplina giuridica, al di là del rispetto dovuto a quelle obbligazioni morali naturali che possono derivare dall’aver vissuto in coppie di fatto, anche non eterosessuali’.”

Anche Enrico Oliari, presidente di GayLib, ricorda l’impegno di Cossiga per la comunità omosessuale: “Cossiga è stato il primo presidente della Repubblica a riconoscere la natura laica degli affetti all’interno di una convivenza. Lo ha fatto non a parole ma con una firma sotto il decreto presidenziale numero 223 del 1989 che all’articolo 4 comma 1 recita testualmente : ‘Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune’. Rimane questo, ad oggi, l’unica azione legislativa che di fatto riconosce la legittimità di una unione anche omosessuale, almeno di fronte all’ufficiale di Stato civile”.

Con Francesco Cossiga ”se ne va un amico di vecchia data”. Così l’attivista gay Franco Grillini rende onore alla memoria del Presidente Emerito della Repubblica. Grillini ricorda che: “A lui mi univa la comune passione per i telefonini e l’elettronica. Infatti, nella scorsa legislatura, con Cossiga abbiamo fondato l’associazione parlamentari amici delle nuove tecnologie partendo dalla comune passione per l’innovazione tecnologica. In questa associazione, da me presieduta, Cossiga accettò’ la carica di presidente onorario”.

Via – Arcigay


Pubblicati gli sms hard di Sgarbi a un sindacalista

Vittorio Sgarbi ancora protagonista per il suo caratteraccio. Questa volta non si tratta di una litigata avvenuta in diretta tv, ma di uno scambio di sms a luci rosse tra il sindaco di Salemi e Gianfranco Cerasoli, sindacalista della UIL per il settore Beni Culturali. La diatriba è nata dopo che la Corte dei Conti ha chiesto, al Ministero guidato da Sandro Bondi, perchè proprio Sgarbi sia stato nominato sovrintendente al polo di Venezia, escludendo altre personalità del mondo della cultura che ne avrebbero avuto maggior merito. Ovviamente, il critico d’arte più famoso e litigioso d’Italia si infuria e inizia a mandare una sfilza di sms, volgari ma soprattutto osceni, a Cerasoli, che denunciò a suo tempo questa nomina poco cristallina. Quest’ultimo non ci stà ad essere insultato e decide di pubblicare sul Corriere della Sera la conversazione privata, avvenuta tra l’11 e il 12 agosto, facendo scattare così la denuncia di Sgarbi per stalking, minacce, abuso d’ufficio e violazione di corrispondenza. Come potete leggere dall’estratto degli SMS qui sotto, il critico d’arte insulta il sindacalista dandogli dell’omosessuale e facendo allusioni molto spinte.

Sgarbi: Belle le tue avances omosessuali. Non mancherò di soddisfarti. Gia ti vedo godere.
Cerasoli: Tu sei da ricovero.
Sgarbi: E tu sei indifferente ai problemi dei vandali che distruggono tutto, e dei musei che non funzionano, e sei ossessionato dal desiderio di far vedere quanto sei bella, e quanto sei brava. Hai una passione per gli incapaci. Ti faro’ godere. Al ricovero.
Cerasoli: Mi auguro che tu sia cosciente di ciò che scrivi. Sei solo un arrogante da ricovero immediato.

Sgarbi: Le tue parole provano che non hai alcun interesse ai beni culturali. Ti occupi solo di cavilli. E parli di ricovero perche’ non vuoi ammettere di essere gay. Cosa c’e’ di male? Vuoi ricoverare tutti quelli che non hanno nulla contro gli omosessuali? Hai paura di farlo sapere?. E’ evidente la tua attrazione morbosa per me.
Cerasoli: Buon per te, io so come andrà a finire e noi ci vedremo spesso in tribunale.
Sgarbi: Anch’io so come andra’ a finire. E non verro’ in tribunale. Non ci sono mai andato. Con mille processi. Ma difendero’ il tuo diritto a prenderlo nel c…
Cerasoli: Io non ho niente di personale con te per il resto vallo a dire alla corte e ai tribunali.
Sgarbi: Pur di vedermi,speri di vedermi in Tribunale. Vedi come mi desideri.

Cerasoli: Mi spiace per te ma ho altri gusti fattene una ragione tu che ne parli sei interessato . Io Sono interessato solo dalle donne e non dai folli come te.
Sgarbi: Le donne mie si vedono. Sei tu che perdi tempo dietro a me perche’ sei omosessuale e non lo vuoi ammettere. Altrimenti non perderesti tempo a mandare in giro notizie vecchie di venti giorni,tutto pronto a godere. Ti faresti i c… tuoi , come gli altri sindacalisti. E invece ti fai i c… miei. Vedi che sei omosessuale. Secondo le regole.
Cerasoli: Ogni tanto prendi fiato ti servirà a correre e a pagare i danni sei un poveretto.

Sgarbi: Spiritosa, non desiderarmi troppo.

Sgarbi: Porta il tuo fidanzato.
Cerasoli: Ripeto ho gusti e preferenze solo femminili poi capisco che la cosa ti rode ma è un problema solo tuo. Vedi che hai urgente bisogno di ricovero. Dai retta a me.

Sgarbi: Vedo che dall’amore stai passando allo stalking . A me hanno scritto da Roma che sei omosessuale. Oggi verifico per capire le ragioni di questa tua morbosa attrazione per me. Il sindacato non può essere rappresentato da persecutori. Essere omosessuali non è reato ma pubblicare corrispondenza privata si!
Cerasoli: leggiti un po’ di codice penale. Ora vai a lavorare se ne sei capace.

Via – Corriere del Veneto


Una poesia per i diritti. L’Arizona parla della drammatica situazione italiana.

13 agosto 2010 Redazione Nessun commento
Ci piacerebbe esordire con un “Capitano, mio Capitano”. Immediatamente ai più tornerebbe in mente il carismatico docente interpretato da Williams ne L’attimo fuggente. A chi non sarebbe piaciuto incontrare un professore così ricco di iniziativa e tatto, così capace di coinvolgere il proprio auditorio e di indirizzarlo verso sentimenti positivi? Beh, tutti coloro che si [...]

Al via l’OSCAD, l’Osservatorio della Polizia contro le Discriminazioni

Si è riunito per la prima volta l’OSCAD, il nuovo organismo a servizio dei cittadini discriminati, fortemente caldeggiato dal capo della Polizia Antonio Manganelli. L’annuncio era stato fatto poco tempo fa, in seguito agli incontri tra le forze dell’ordine e le associazioni omosessuali in giugno, dopo la preoccupante escalation – non ancora terminata – di violenza omofoba e atti di emarginazione nei confronti della comunità lgbt. L’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori, presieduto dal vice capo della Polizia Francesco Cirillo, si riunirà ogni mese e a fine anno stilerà una relazione dettagliata, con l’analisi dell’attività svolta e degli altri dati raccolti. Le segnalazioni, senza recarsi personalmente in questura, possono essere fatte anche via e-mail all’indirizzo oscad@dcpc.interno.it; questo servirà ad incentivare le denunce di chi subisce le vessazioni e la violenza omofoba ma tace per paura, come accade purtroppo spesso in queste situazioni discriminatorie. Numerosi i compiti degli operatori di questo nuovo organismo delle forze ordine, creato in sinergia con i gruppi per i diritti gay: ricevere le segnalazioni trasmesse da istituzioni, associazioni o privati cittadini riguardanti atti discriminatori commessi nei confronti di soggetti appartenenti a minoranze; attivare interventi mirati sul territorio; seguire l’evoluzione delle denunce, oltre a facilitare e incentivare i canali di comunicazione tra i cittadini discriminati e il sistema di sicurezza .

Tutte le associazioni per i diritti degli omosessuali che hanno partecipano alla prima riunione dell’Osservatorio – Arcigay, GayLib e Rete Lenford – si ritengono soddisfatte di questa nuova iniziativa della Polizia, anche se manca la cosa più importante a livello istituzionale: un decreto contro l’omofobia, varato dal Governo, che condanni fermamente questi atti discriminatori e metta in prigione gli aggressori e chi finora l’ha passata liscia. Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, ha dichiarato: “Le persone gay, lesbiche e transessuali non trovano spesso nei contesti di relazione primaria quei sostegni e quella solidarietà a cui accedono altri gruppi discriminati. Diventa quindi ancora più difficile la denuncia delle violenze subite e di conseguenza ancor più importante avere dei riferimenti e dei supporti nelle istituzioni.”. Enrico Oliari, leader di GayLib, sottolinea: “Siamo molto soddisfatti per la celerità con cui il progetto si sta realizzando, poiché, purtroppo, continuano gli atti di violenza nei confronti delle persone omosessuali. Il prossimo passaggio, dopo l’estate, sarà quello di organizzare un incontro con i vertici delle Forze dell’Ordine e le principali associazioni gay e trans, poiché, a nostro avviso, è necessario interagire in modo da far percepire alla comunità omosessuale e transessuale la Polizia come una risorsa, come un’istituzione ‘amica’”.

Via – Polizia.it


Un altro caso di omofobia sotto l’ombrellone: allontanati dalla spiaggia di Ostia per bacio gay

Siamo nel pieno della spensieratezza dell’estate, ma stiamo già facendo i conti con gli episodi di discriminazione e omofobia sulle nostre spiagge, da nord a sud dello Stivale. Questa volta è toccato al litorale di Ostia, una delle mete più frequentate del Tirreno, dove due ventenni romani, R. e M., sono stati allontanati da un dipendente dello stabilimento balneare “Settimo Cielo” perché con le loro effusioni in pubblico infastidivano tre bagnanti. Il caso sarebbe avvenuto a fine luglio in una zona frequentata da tempo dalla comunità lgbt. A chiamare i carabinieri sono stati, questa volta, i due ragazzi, che hanno deciso di chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per tutelare i loro diritti e per riportare la calma in spiaggia, dove si era radunata una piccola folla che assisteva incuriosita alla diatriba verbale tra i due omosessuali e il dipendente.

La denuncia di questo ennesimo episodio omofobo è partita da Arcigay Roma, e a questo proposito il suo presidente, Fabrizio Marrazzo, invoca un cambiamento repentino nella nostra società: “E’ un fatto molto grave che a due ragazzi venga chiesto di allontanarsi a causa di un bacio. E’ grave che una coppia gay debba ricevere un simile trattamento e subire un’aggressione verbale. Nelle ultime settimane si sono verificati episodi analoghi anche in altre città: un segnale di quanto sia necessario promuovere una nuova cultura nella società, anche in settori strategici per il nostro Paese, come quello del turismo”. Arcigay chiede quindi al gestore dello stabilimento di “dissociarsi dal gesto di questo dipendente e valutare tutte le conseguenze del caso”, non escludendo di “chiedere un risarcimento danni al dipendente dello stabilimento, perché è stato compromesso il diritto di godimento di un bene demaniale in condizioni di parità dei diritti e delle libertà”. “Alle Istituzioni – conclude Marrazzo – ribadiamo l’invito a un impegno contro l’omofobia e ogni forma di discriminazione con iniziative culturali, sociali e formative. E’ importante coinvolgere anche il mondo economico e le associazioni di categoria perché’ Roma possa uscire dalla crisi economica anche grazie al suo essere una città’ accogliente e più’ libera, capace di attrarre turisti come le altre mete internazionali”.

Via – Corriere della Sera


Coppie gay? Parte dal Comune di Padova la discriminazione per la casa

E’ una vera e propria contraddizione interna quella del Comune veneto, una delle prime amministrazioni italiane a rilasciare il certificato di famiglia anagrafica ad una coppia omosessuale, che dal 2011 restringerà il bando per l’assegnazione degli alloggi alle giovani coppie composte solo ed esclusivamente da un uomo e una donna. Nella nuova graduatoria per circa una decina di appartamenti potranno infatti entrare neosposi, nubendi e conviventi, ma obbligatoriamente di sesso diverso. Si a moglie e marito, promessi sposi e conviventi etero: un modo per trattenere a Padova, visti i prezzi esorbitanti degli affitti, le nuove famiglie che sarebbero costrette, come già fanno in migliaia, a emigrare nei comuni vicini.

“Abbiamo voluto privilegiare chi ha progetti di vita – ha dichiarato l’assessore alle politiche abitative Giovanni Di Masi – sarebbe giusto allargare il piano a ogni genere di coppia, è vero, ma abbiamo voluto evitare che si creino situazioni di comodo. Due estranei o quasi potrebbero dividersi un alloggio a prezzo politico. Mi sono interrogato sulla questione, ma non ho trovato un modo per inserire anche gli omosessuali avendo la certezza che si tratta di una vera e propria coppia “. Già da settembre Di Masi porterà una delibera in consiglio comunale su questo tema spinoso, a cui si oppone fermamente l’assessore e presidente regionale dell’Arcigay Alessandro Zan, padre del registro padovano per le coppie di fatto: “Non può esistere una cosa del genere – spiega – se si apre il bando anche ai conviventi non si possono fare delle discriminazioni. Si tratterebbe di una delibera incostituzionale. Sono sicuro che Di Masi, che è uomo di grande sensibilità e laicità, inserirà anche le coppie omosessuali nella delibera che porterà in consiglio comunale”. Forse Di Masi cederà alle pressioni e alle polemiche, e aprirà il bando anche alle coppie omosessuali, visto che con il registro delle coppie di fatto Padova ha equiparato di fatto le coppie gay a quelle eterosessuali, e attuare una discriminazione del genere sarebbe deleterio e offuscherebbe l’immagine di città friendly che il Comune veneto si è costruito negli anni passati.

La mia è una lotta contro i furbi non alle coppie omosessuali. Non credo – sottolinea l’assessore incriminato – che le coppie omosessuali non abbiano progetti di vita o siano meno stabili di quelle eterosessuali. Nelle assegnazioni di alloggi di edilizia residenziale pubblica il Comune di Padova si attiene rigorosamente ai criteri della legge regionale 10/96, che prevede la possibilità di presentare la domanda indistintamente per tutti i cittadini padovani, compresi i single e le coppie di fatto”. L’assessore ribadisce “l’interesse” del Comune e del suo assessorato di “favorire tutte le coppie di fatto, a prescindere dal sesso”. Sulla questione interviene anche il primo cittadino, che ha affidato a Facebook il proprio pensiero: “A Padova non c’è alcun regolamento riguardante le assegnazioni di case pubbliche che discrimini le coppie in base al loro orientamento sessuale, né è intenzione dell’amministrazione comunale approvare regolamenti discriminatori. La nostra è una città aperta e inclusiva, tra le prime in Italia ad approvare il registro delle famiglie anagrafiche per tutelare i diritti delle coppie di fatto, che comunque necessitano di una legge nazionale per essere pienamente riconosciute”.

Via – Corriere del Veneto


Impegno del nuovo partito di Fini per la legge sulle coppie gay

È davvero un’estate bollente quella della politica italiana, caratterizzata da scissioni e contrapposizioni nei vari partiti e dalle fantomatiche elezioni anticipate in autunno. Pochi giorni fa è stato creato il nuovo gruppo del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, chiamato Futuro e Libertà; proprio questo nuovo movimento, nato in seno alla maggioranza PDL, ha idee ben chiare sulle unioni gay, una lacuna tutta italiana che ci pone in fondo alla classifica dei paesi europei nel campo della tutela delle coppie dello stesso sesso, assieme alla Grecia. Un vuoto legislativo e sociale che questa nuova realtà politica vuole colmare al più presto, visto che risale al 1986 la prima proposta di legge sulle unioni civili, avanzata al Parlamento e al Senato dall’Interparlamentare donne Comuniste e da Arcigay: da allora, tante idee e progetti sono stati affossati o bloccati dai vari governi che si sono succeduti in questi ultimi 24 anni.

Il vice presidente del gruppo parlamentare di Fini, Benedetto Della Vedova, ha difatti annunciato una legge sulle coppie di fatto, ponendosi così in aperto contrasto sia con la maggioranza di cui fa parte sia con il neonato e fantomatico “terzo polo”con l’UDC di Casini. Della Vedova annuncia una iniziativa parlamentare per “riprendere in mano il tema di una legge civile sulle coppie di fatto anche gay, senza confinarlo nella maggioranza ma allargandolo a tutte le forze parlamentari. E’ assolutamente grottesco che l’Italia resti l’ultimo paese d’Europa che non ha una legge civile sulle coppie di fatto anche gay”. Una dichiarazione a tutto campo, dove si parla anche della modifica alla legge 40 sulla fecondazione assistita e del testamento bioetico, dove Della Vedova propone: “Visto che il Pdl ha prodotto solo proposte confessionali su questo tema, suggeriamo un passo indietro: diciamo no all’eutanasia attiva, no all’accanimento terapeutico, decidano i medici secondo un codice deontologico”. Le polemiche da parte del PDL, che bolla questa iniziativa definendola una “provocatoria proposta”, e di Paola Binetti, nota per il suo attivismo religioso e il suo no perentorio a qualsiasi concessione alla comunità lgbt, non si sono fatte attendere, ma l’esponente finiano non si tira indietro: “Quel che con Fini diciamo sulle coppie di fatto o sul testamento biologico, e che il Pdl respinge, è scontato da lustri in tutto il centrodestra europeo, e in sintonia con ciò che pensa la maggioranza degli italiani. Basta vedere i sondaggi”.

Dalla sua parte si è schierata da subito la parlamentare lesbica Paola Concia, ideatrice di ben tre proposte sulle unioni civili gay, tutte presentate nel 2008: “Una per il matrimonio, che prevede l’equiparazione tra matrimoni gay ed etero; una sulla partnership, che si richiama ad un istituto giuridico presente in Germania e Francia; la terza ispirata ai Pacs francesi”, e l’esponente del PD si dichiara pronta a sedersi attorno ad un tavolo comune: “A settembre, alla ripresa dei lavori, discutiamo insieme di una nuova proposta di legge, che possa avere un consenso trasversale, anche al di fuori del Pd”. Dello stesso avviso anche gli storici esponenti per i diritti omosessuali Franco Grillini dell’IDV e Aurelio Mancuso; quest’ultimo però avverte:“Con questo governo, sarà tutto molto difficile trovare un’intesa trasversale”.

Via – La Repubblica


Bacio gay scatena la rivolta dei bagnanti a Cagliari

Lunedi scorso nella spiaggia di Poetto, a pochi chilometri da Cagliari, si è scatenato il finimondo tra bagnanti innorriditi e genitori disgustati. Il tutto per colpa di una coppia gay, rea di essersi scambiata un innocente bacio sulle labbra sulla battigia, sotto lo sguardo di famiglie con bambini. I due omosessuali, che erano andati in quel tratto di mare assieme a un gruppo di amici sia eterosessuali sia omosessuali, hanno dovuto prima subire le lamentele dei vicini d’ombrellone, poi sono volati gli insulti e, infine, sono intervenuti i Carabinieri allertati da più di una chiamata.  Le forze dell’ordine hanno proceduto con l’identificazione dei due ‘colpevoli’, un 29enne e un 35enne, e poi si sono rivolti a quei bagnanti che li avevano avvisati, chiedendo se avessero intenzione di sporgere denuncia per atti osceni in luogo pubblico, ma gli accusatori hanno preferito non procedere oltre.

“Ci hanno detto che siamo due esseri spregevoli, e che non potevamo capire le loro preoccupazioni e il perché di tutto quello visto che non possiamo avere bambini”, racconta Max, uno dei due protagonisti della vicenda. ” Ci siamo baciati, abbracciati come fa una coppia qualunque – aggiunge il giovane - niente di cui vergognarsi, sono il primo a non ostentare queste cose e ad evitare di accarezzare il mio compagno di fronte a bambini piccoli, per evitare domande imbarazzanti ai genitori.Sono rimasto turbato da questo episodio, non credevo che in giro ci fosse tanta gente omofobica. Ci hanno trattato come spazzatura, siamo stati umiliati e ridicolizzati solo per esserci dati un bacio, oltretutto in un tratto di spiaggia che storicamente è frequentato da omosessuali e dove non c’è mai stato un problema di questo tipo”.

Fortunatamente, la bagarre è finita senza esposti o querele, ma l’ennesimo caso di omofobia all’italiana è esploso anche in Sardegna, dopo i recentissimi casi di Milano e di Pesaro. Come spesso accade, si usa il pretesto della presenza dei bambini e della vergogna per un gesto d’affetto dato in un luogo affollato per giustificare un comportamento, purtroppo comune in tantissime persone, di discriminazione e di non accettazione verso chi ha gusti sessuali diversi dai propri.

Via – La Stampa


Allarme a Milano: cinque aggressioni omofobe in due settimane

Non solo Roma, ma anche la città più grande del Nord, “culla” della comunità omosessuale italiana, sta sperimentando nell’ultimo mese un’escalation di violenza e discriminazione verso le persone gay. È quanto denuncia Arcigay, riportando ben cinque aggressioni avvenute nelle ultime due settimane al Parco Sempione e al Parco Nord. Il primo episodio è avvenuto una ventina di giorni fa, vittima un ragazzo di 21 anni aggredito  -  naso rotto e prognosi di 15 giorni  -  mentre passeggiava in pieno pomeriggio nella “fossa”, l’area verde tra parco Sempione e la Triennale. Sabato 31 luglio al parco Nord un altro ragazzo, l’unico che abbia fatto denuncia, ha rischiato addirittura di essere strangolato da due persone. Quest’ultima zona, sita nella periferia milanese e il cui parcheggio è un luogo celebre di incontri per omosessuali, è diventato un vero e proprio far West, con bande armate contro i gay che imperversano di giorno e di notte nell’indifferenza totale delle forze dell’ordine e delle istituzioni locali.

“Dopo aver ricevuto il nostro supporto e la disponibilità a sostenerle legalmente, alcune delle persone aggredite diventano irreperibili e non sporgono denuncia, forse per paura:questo mi amareggia doppiamente perché far vincere la paura non può che darla vinta due volte agli aggressori omofobi, spiega Marco Mori di Arcigay Milano. Di fronte a questa incessante catena di misfatti non posso che dichiarare amareggiato lo stato di emergenza permanente rispetto alla questione omofobia e convivenza civile: Comune e Provincia hanno fallito perché non hanno fatto niente e non hanno intenzione di fare nulla a riguardo. Anzi, negli ultimi anni si sono accaniti contro i locali gay, quando possiamo constatare oggi il triste livello di corruzione e indecenza conniventi tra alcuni templi della movida etero-machista-velinista milanese e l’amministrazione pubblica dichiara laconico il presidente dell’Arcigay locale. La stessa associazione lgbt sta valutando la possibilità di ripristinare l’unità di strada, sperimentata una decina di anni fa sulle strade milanesi: si tratta di comparti mobili con a bordo volontari che si spostano nei luoghi di aggregazione gay, raccogliendo segnalazioni, dando informazioni utili e aiutando le persone in difficoltà o prese di mira.

Nessuna replica, per ora, da parte del sindaco Letizia Moratti e della sua giunta, mentre il capogruppo PD in Comune, Pierfrancesco Majorino, afferma: “Milano oggi sta diventando omofoba in un silenzio vergognoso delle istituzioni. Chi parla di sicurezza dovrebbe per primo essere in campo a difendere gli omosessuali”. Gli fa eco Maurizio Baruffi, consigliere della stessa coalizione a Palazzo Marino: “La cosa grave è il clima culturale. C’è una mozione che chiede proprio un impegno attivo del Comune per una campagna contro l’omofobia: non è mai stata discussa dal consiglio”.

Via – La Repubblica


Nichi Vendola tra coming out, la Chiesa e il desiderio di diventare papà

Il governatore della regione Puglia e uno degli esponenti della sinistra più acclamati e apprezzati dalla gente, si confessa al settimanale “A”, quello stesso giornale che poche settimane fa aveva fatto parlare di sè per l’intervista a Luca Tolve, il “Luca era gay” della canzone sanremese di Povia che sarebbe “guarito” dall’omosessualità. E proprio sul Di Tolve, che dichiarava che un omosessuale non potrà mai essere felice, Vendola afferma  ”Quello che rende infelici è l’ipocrisia, la clandestinità, la paura di essere quel che si è. Questo è infelicità. Solo questo”. “Dichiararsi può essere dolore – aggiunge, lui che ha vissuto il coming out in prima persona - anche emarginazione, anche violenza, ma io non ho mai avuto paura di essere quello che sono. E se c’è un pensiero che mi trasmette ancora angoscia è immaginare di vivere nella menzogna. Una porzione di umanità è uscita forse definitivamente da quel cono di ombra, di vergogna, di colpa, di peccato, di violenza, di paura e può raccontare la propria vita, il proprio amore. Ed è difficile che ci possa essere scandalo e peccato quando c’è un progetto d’amore”. Vi proponiamo un assaggio della lunga intervista a Nichi Vendola, dove il politico meridionale parla schiettamente di coming out, del suo  rapporto con la fede e la Chiesa, di padri e figli, oltre che del sogno di diventare il primo premier gay nella storia d’Italia.

Partiamo dall’inizio: il coming out nel ’78. Aveva vent’anni…
“Anche io, Nichi, un volto di quella generazione che ha dovuto rompere la crosta. Che ha dovuto battersi in quel cambio d’epoca. Ho buttato, pasolinianamente, il mio corpo nella lotta. Mi sono usato perché la gente potesse riflettere. Ho sofferto per rompere quell’alone di mistero spaventevole che aleggiava attorno all’omosessualità. E, forse, ho contribuito alla rivoluzione”.

Mistero spaventevole?
“Era un mondo in cui ancora molti pensavano che per i gay si dovesse chiamare un medico, l’ambulanza, lo psichiatra. Oggi non è più così, oggi nel Paese c’è una domanda di libertà forte ed essere gay non fa la differenza quando non c’è ipocrisia”.

Crede che l’Italia sia pronta a un premier omosessuale?
“È pronta a un premier capace di dire la verità. Io non ho mai mentito sulla mia vita privata. Altri sì. Altri hanno fatto dell’ipocrisia la cifra del loro racconto: magari di giorno partecipavano ai family day e di notte cercavano trans e cocaina”.

Da qui in poi il legame tra omosessualità e fede, difficile da digerire dopo i recenti scandali che hanno coinvolto migliaia di ecclesiasti in tutto il mondo, diventa indissolubile per il governatore della Puglia: “L’ho già detto e lo ripeto: è stato più facile raccontarmi ai preti che al partito. Gay era una parola che faceva paura. Meglio non dire, meglio nascondere, meglio negare. Oscar Wilde parlava dell’omosessualità come dell’amore che non osa pronunciare il proprio nome: io leggevo e capivo”.

Davvero è stato più facile raccontarsi ai preti?
“Vuole la verità? Da loro non mi sono mai sentito rifiutato. E mai giudicato. Anzi spesso ho avuto un confronto autentico: loro capivano me e io capivo che anche nella Chiesa ci sono sensibilità diverse. E qualcuna provoca dolore e tristezza. La tristezza dei pregiudizi, delle paure. Lo confesso: ci sono stati momenti in cui ho vissuto la fede con fatica. Guardavo con sgomento quella Chiesa che si veste d’oro, mi chiedevo perché. Poi capivo: funziona sempre il silenzio di Dio e la libertà è fatta anche di quel silenzio. Vede, Dio non è tribunale islamico; Dio è libertà e responsabilità”.

Scatta a questo punto una confessione davvero intima, in cui Vendola dichiara che vorrebbe provare l’esperienza di diventare papà: “Considero un limite della mia esperienza terrena non aver potuto essere genitore. Sarebbe stato qualcosa di straordinario”.

E lei, governatore? Ricorda: disse che non vorrebbe morire senza aver vissuto l’esperienza della paternità.
“Ma a modo mio, padre lo sono già stato: ho dedicato tempo ai bambini. Credo che sarei stato un buon papà. Provo tristezza quando vedo con quanta superficialità si diventa genitori: senza riflettere, senza pesare, senza interrogarti e senza donarti. Mi resta però una consolazione: il mondo corre. Più di quanto immaginiamo”.

Via – Corriere del Mezzogiorno


Ennesimo episodo omofobo a Pesaro: aggrediti dal branco per un bacio gay

La zona di Pesaro continua a stupirci in negativo. Dopo la cancellazione dell’esibizione del coro gay Komos da parte della Curia - e il successivo e frettoloso concerto riparatore in Provincia – e la non approvazione del registro delle unioni civili nel comune capoluogo, rigetto avvenuto con il beneplacito del PD,  è ora la violenza omofoba a farla da padrone. Lo dimostra l’aggressione avvenuta nella notte tra il 27 e il 28 luglio a scapito di una coppia omosessuale, rea di essersi baciata in pubblico nei pressi di un locale notturno. Il branco, composto a quanto pare da due ragazzi e una ragazza, non ha perdonato questo atto ‘anormale’ e ha deciso di dare una bella lezione ai due giovani. Secondo la denuncia sporta ai Carabinieri, gli aggressori avrebbero aizzato gli amici e colpito K.R. con una bottiglia rotta; i due maschi avrebbero poi spintonato l’altro ragazzo, F.C., facendolo cadere a terra, per poi lanciarsi contro K.R. e prendendo a pugni il malcapitato. Il tutto condito da insulti omofobi come “Finocchio di merda”. La prognosi per il giovane malmenato è di 20 giorni.

Grazie al sostegno dell’Arcigay Agorà, la referente dell’associazione nazionale della comunità omosessuale per l’area marchigiana, la coppia vittima della furia omofoba sporgerà denuncia contro ignoti, assistiti anche da Rete Lenford, che si occupa di casi basati su discriminazioni di tipo sessuale e di genere. L’associazione Agorà, anche in seguito alla recente bocciatura del sindaco di Fermo, Stefano Aguzzi, della proposta di istituire un osservatorio sull’omofobia definendolo “inutile”, ha deciso di organizzare una conferenza stampa, prevista per il 5 agosto, che servirà “per sollecitare la solidale collaborazione civica dei testimoni dell’evento, illustrarne i particolari e le azioni che intenderanno seguire i ragazzi e l’Arcigay, ma anche per sollecitare una netta presa di posizione delle forze politiche locali e regionali”.

Via – Il Resto del Carlino


L’omofobo Michele Vietti eletto vicepresidente “laico” del CSM

Non è bastata la petizione online lanciata da Arcigay nazionale, Rete Laica Bologna e Franco Grillini per chiedere la non elezione di Michele Vietti come vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Poche ore fa, infatti, l’ex presidente vicario dell’UDC alla Camera è stato designato alla seconda carica più importante ed influente al Palazzo dei Marescialli, come membro laico di questo organo fondamentale per la vita istituzionale e politica italiana. Ha ricevuto ben 24 voti favorevoli su 26 presenti alla consulta, e con questo nuovo incarico succede a Nicola Mancino. Vietti è il padre della depenalizzazione del falso in bilancio, del legittimo impedimento – provvedimento che blocca tutti i processi per il governo in carica – e promotore del ripristino dell’immunità parlamentare; non a caso ha ricoperto le cariche di sottosegretario alla Giustizia e all’Economia negli ultimi due governi Berlusconi. Per la comunità lgbt italiana, l’elezione di questo politico – che definire “laico” è un’offesa, visto il suo appoggio mai nascosto alle gerarchie vaticane – rappresenta una vera e propria sconfitta. Per farsi un’idea di cosa abbia fatto Vietti per i nostri diritti, leggiamo la dichiarazione apparsa sul sito di Arcigay per chiedere la sua non designazione:

“Michele Vietti deputato è stato il primo firmatario della pregiudiziale di costituzionalità che ha affossato la legge Concia contro l’omofobia. Nella pregiudiziale, l’orientamento sessuale viene esplicitamente confuso con pratiche sessuali quali l’incesto, la pedofilia, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. In base a tale illegittimo accostamento, l’introduzione di un’aggravante per i reati motivati dall’orientamento sessuale della vittima avrebbe significato, secondo Vietti, dare il via libera ad una protezione speciale delle suddette pratiche (incesto, pedofilia, etc). A qualunque persona, anche priva di nozioni giuridiche, non sfugge la falsità e l’offensività verso milioni di cittadini italiani di questa posizione.  A più riprese s’è fatto portavoce della contrarietà della Chiesa Cattolica verso il riconoscimento delle unioni omosessuali. Nel suo profilo politico è dunque assente la laicità, ovvero quella distinzione tra Italia e confessioni religiose sancita dalla nostra Costituzione.”

Dure le reazioni dei principali esponenti gay italiani e della comunità lgbt nazionale, finalmente unita contro il male comune e contro questi personaggi che infangano la nostra diversità sessuale e calpestano il nostro orgoglio di persone omosessuali. Tra di questi Paolo Patané, il primo firmatario della petizione della sua Arcigay,che definisce la nomina di Vietti “un’offesa a migliaia di persone lesbiche gay e transessuali, e una pericolosa ferita alla laicità delle istituzioni”, mentre Anna Paola Concia, relatrice della legge contro l’omofobia affossata quando il vicepresidente del CSM era deputato, ha affermato: “Ora che Vietti è vice-presidente, mi auguro che studi di più. Quella pregiudiziale era il frutto di un atteggiamento ideologico, ed era priva di qualsiasi fondamento. Spero che, dato il suo nuovo ruolo, diventi più equilibrato”
Via – La Repubblica


Il consiglio comunale di Pesaro affossa il registro delle unioni civili

Se in certi comuni italiani si ha l’impressione che il sindaco e la giunta facciano di tutto per promuovere iniziative a favore dell’omosessualità e combattere la discriminazione su base sessuale, in certe altre amministrazioni si fanno passi indietro e si lascia vincere il menefreghismo e l’omofobia. Il teatro dell’ennesima lotta per l’affermazione negata dei nostri diritti è stata Pesaro, dove il consiglio comunale ha votato contro la mozione per l’istituzione del registro delle unioni civili nel capoluogo di provincia marchigiano. È stata una vera e propria Waterloo: il documento, presentato dalla lista civica “Pesaro a 5 stelle” collegata a Beppe Grillo, ha visto ben 16 voti contrari, 4 astenuti e 2 soli favorevoli. Il blocco del no è rappresentato dai partiti di destra e, incredibilmente, anche dal PD, che detiene la maggioranza nel consiglio comunale locale. Il vicepresidente Pdl del consiglio comunale, Caterina Tartaglione, della quale erano già state chieste le dimissioni per via del mancato sostegno al coro omosessuale Komos, ha affermato che il registro “non è un bisogno sentito dalle persone conviventi“. Posizione ribadita dal capogruppo del Pd, Silvano Ciancamerla, che ha specificato che “le vere urgenze da affrontare sono altre, come la disoccupazione“.

Di ben altro tono le dichiarazioni degli esponenti della comunità lgbt nazionale e locale. Rossana Praitano, presidentessa del Circolo Mario Mieli di Roma, è stata tra le prime a commentare questo episodio: “Questa è un’ulteriore idiosincrasia del Pd, che se da una parte, almeno a parole, si fa paladino di una nuova stagione di apertura ai diritti civili e lgbt, dall’altra mantiene al suo interno sacche inammissibili di intolleranza e avversione all’estensione dei diritti civili. E’ una schizofrenia che non siamo più disposti ad accettare”. Aurelio Mancuso, storico esponente della comunità gay italiana, chiede al PD “una linea nazionale sul tema del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e più in generale sui diritti civili”, sostenendo che:“è incredibile che a Torino come a Bologna, in Toscana come a Genova, il Pd sia in prima fila per la difesa e la promozione dei diritti e delle tutele delle persone lgbt e poi vi siano altre realtà dove questo partito assume posizioni simili alla Lega”.

Durissima la reazione dell’Arcigay di Pesaro, che attacca il voto trasversale che ha affossato la mozione: Un centrodestra e un centrosinistra ostili ai diritti civili per i quali le associazioni LGBT come la nostra combattono da decenni, rendono davvero evidente la triste palude controriformistica nella quale l’Italia è piombata, nonostante il fatto che i nostri governanti si riempiano la bocca di parole come libertà e uguaglianza. Sembra che da parte dei gruppi di maggioranza ci sia la volontà di discutere il testo con la lista civica “Pesaro a 5 stelle”, ma non prima di settembre a causa della pausa estiva. I diritti civili dovranno attendere la fine delle vacanze. Di chiunque sia la colpa di questa brutta pagina di politica – sottolineano il presidente e il vicepresidente della sede Arcigay locale – ancora una volta le cittadine e i cittadini LGBT sono stati traditi, traditi da una classe dirigente che continua a fare i propri equilibrismi e i propri calcoli sulla nostra pelle, in nostro totale dispregio e in dispregio della Costituzione.”

Via – Arcigay


L’ex ministro Sirchia vuole una legge che vieti ai gay di donare sangue

Il noto ematologo del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano ed ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha chiesto un provvedimento legislativo che proibisca agli omosessuali di donare il sangue.

Non c’è solo Milano a escludere i gay dalla donazione di sangue – ha detto Sirchia – c’è la maggior parte dell’Italia, e quasi tutte le nazioni del mondo, dagli Usa all’Europa intera, esclusa la Spagna. E questo perché la letteratura scientifica mondiale specifica che i rapporti omosessuali sono comportamenti a rischio‘.

Il divieto di donazione di sangue da parte delle persone omosessuali potrebbe quindi estendersi a tutto il territorio nazionale, secondo le intenzioni di Sirchia, che ha specificato:

Ad oggi in mancanza di chiare norme, in Italia c’è qualcuno che accetta donazioni dai gay. Ma la legge è abbastanza ambigua, perché dice che non possono essere assoggettati a prelievo i candidati donatori che sono ad alto rischio o a rischio più elevato del normale, però non dice quali sono questi rischi. Sappiamo però dalla letteratura che queste persone sono a più alto rischio, quindi li escludiamo. Se poi la legge italiana precisasse che bisogna prelevare gli omosessuali noi lo faremo, anche se non siamo convinti. Ma non credo che avverrà, perché è una cosa molto rischiosa. La nostra coscienza ci dice che dobbiamo proteggere i pazienti: ci dispiace escludere il donatore, ci rendiamo conto della mortificazione, ma dobbiamo difendere prima di tutto il malato”.

Insomma, la deontologia professionale e la paura dei “donatori ad alto rischio” – così vengono ancora definiti i gay – viene prima della necessità cronica di sangue che l’Italia ha da sempre.

Il caso nazionale era scoppiato pochi giorni fa quando un ragazzo gay aveva denunciato che all’ospedale Gaetano Pini di Milano era stato rifiutata la sua donazione per via del suo orientamento sessuale. C’è da dire che Gabriele, questo il nome del giovane rifiutato, donava da parecchi anni presso la stessa struttura e che l’ospedale si è difeso dichiarando che ha solo seguito il protocollo del Policlinico, a cui fa riferimento. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha posto un quesito al Consiglio superiore di sanità, sollecitato dalle polemiche e le numerose richieste di intervento sorte dopo questo ennesimo episodio di omofobia nelle strutture sanitarie italiane.

Via – Excite


D’Alema a Torre del Lago: basta errori e aberrazioni del PD nei diritti gay

Si tiene in questi giorni a Torre del Lago (LU) la seconda festa nazionale dei giovani del PD intitolata, in omaggio al grande compositore Puccini e come monito all’Italia, ”Nessun Dorma”. La scelta di quella che viene considerata la meta gay estiva italiana per eccellenza non è un caso e le 600 persone giunte in Versilia da tutto lo stivale per partecipare all’evento testimoniano il significato politco e sociale che questo luogo rappresenta ormai da decenni nella comunità lgbt. L’inizio della manifestazione è stato segnato da un corteo lungo il celeberrimo Viale Europa, conclusosi davanti allo storico locale Priscilla, dove il presidente dei Giovani Democratici, Fausto Raciti, ha dato via alle numerose iniziative della kermesse prevista fino a domenica 1 agosto. Presenti all’inaugurazione anche la presidente del consorizio Friendly Versilia Regina Satariano e il proprietario del Mamamia Alessio De Giorgi.

Ieri sera è stata la volta del primo big del PD, Massimo D’Alema, che dal palco allestito accanto ai locali gay ha dichiarato la disponibilità del suo partito alla tutela dei diritti degli omosessuali, ancora negati nel nostro Paese, e soprattutto ha condannato fermamente le parole e le azioni dei dirigenti del Partito Democratico locali volte a mettere in difficoltà la comunità lgbt. Dalla non approvazione del registro delle unioni civili nel comune di Pesaro, grazie anche al sostegno del gruppo PD, alla bocciatura dei manifesti contro l’omofobia nella sala consigliare di Udine, realizzati da Arcigay e raffiguranti due uomini che si baciano, per finire con le parole del sindaco di Spresiano (TV), che la settimana scorsa aveva etichettato gli omosessuali come malati, D’Alema ha definito tutti questi degli “errori” che non si devono ripetere mai più all’interno del partito di sinistra più popolare in Italia.

“Sono episodi non positivi – ha dichiarato l’ex Presidente del Consiglio - Mi dispiace dirlo ma sono errori a parte l’affermazione dell’omosessualità come malattia che è una pura aberrazione. Il nostro partito deve spiegare ai suoi militanti e ai suoi dirigenti la linea che su questi temi è quella del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto. Quando eravamo al governo abbiamo anche provato a far approvare una legge in tal senso e la volontà politica del Governo Prodi era molto chiara. Mi dspiace che ci siano stati episodi di questo tipo – ha affermato l’onorevole PD – ma non li ritengo rappresentativi del nostro partito.” Da quest’anno, D’Alema ricopre la carica di Presidente del COPASIR – l’organo del Parlamento che controlla l’attività dei servizi segreti – e ha affermato di non essere a conoscenza di alcun tipo di dossier riferito a persone gay seguite per via del loro orientamento sessuale: “L’attività del comitato è riservata per legge e quindi non potrei rivelare il loro contenuto alla stampa ma onestamente fino a questo momento non abbiamo avuto modo di imbatterci in questo tipo di dossier.”

via | gay.it


Esplode la polemica sui “gay malati”, il sindaco di Spresiano si scusa

Fa marcia indietro il sindaco di Spresiano (TV), che mercoledì scorso aveva definito gli omosessuali “deviati e malati” nel corso della presentazione della sua personale crociata contro la prostituzione e gli incontri clandestini gay che si tengono sul greto del fiume Piave, che hanno fatto diventare la zona sporca e pericolosa. Il primo cittadino Riccardo Missiato ha affidato a una nota le sue scuse per quelle infelici dichiarazioni omofobe: “La premessa che vorrei sottolineare è che non ritengo l’omosessualità’ una malattia, anzi ho il massimorispetto per le persone e per i loro orientamenti sessuali. La mia azione amministrativa è volta ad arginare un fenomeno ormai insopportabile di prostituzione femminile e maschile presente nel nostro territorio e che ha raggiunto un degrado morale inaccettabile“. “I nostri cittadini – spiega - hanno il diritto di vivere il paese e il Parco Grave del Piave liberamente. Tuttavia i comportamenti che creano disagi sono segnalati costantemente da molte persone che vivono per questo una percezione di poca sicurezza. I mezzi a nostra disposizione per arginare il fenomeno si sono tradotti nel progetto di vigilanza ‘Estate sicura’ coordinato insieme alla polizia Locale, ai carabinieri, alla Questura e all’ufficio tecnico. Questo progetto voluto dalla nostra amministrazione e da tutti i cittadini realizza un monitoraggio capillare delle zone a rischio per tutto il periodo estivo”.

Anna Paola Concia, deputata del PD, ha affermato “A Missiato vorrei ricordare che gli ultimi a ‘scoprire dove sono e identificare i gay’, come dice lui, sono stati i regimi dittatoriali, su tutti il nazismo. Vorrei inoltre chiedergli come mai ritenga la prostituzione femminile piu’ tollerabile di quella maschile e come faccia a mettere insieme con tanta disinvoltura disinformazione, pressapochismo, ignoranza e discriminazione”. Per Stefano Mestriner, consigliere provinciale trevigiano della Federazione della Sinistra, quelle del sindaco di Spresiano Riccardo Missiato sono “dichiarazioni da Ku Klux Klan, incompatibili con il suo ruolo istituzionale”. Infine, l’Arcigay reagisce con stupore e umiliazione alla ”irresponsabilità” del sindaco di Spresiano, chiedendo l’intervento del ministro per le pari opportunita’, Mara Carfagna, per arginare questa deriva omofoba della provincia di Treviso.

Via – Rainews 24


Aggressione al Colosseo, quattro le persone indagate

 aggressione

Ci sono quattro indagati per il caso del 22enne aggredito e pestato nel maggio scorso in Via Fagutale, nei pressi del Colosseo. L’accusa nei confronti degli aggressori, i cui nomi non sono ancora stati resi noti, è di concorso in lesione gravissime e rapina. Il ragazzo aveva trascorso la serata in un locale nella Gay Street romana quando, nella zona di Via Cavour nelle vicinanze del monumento simbolo di Roma, quattro persone lo hanno dapprima insultato e poi picchiato selvaggiamente, ferendolo e rischiando di fargli perdere un occhio. Ricoverato in ospedale, aveva denunciato il fatto e oggi ci sono i primi risultati dopo due mesi circa di indagini.

Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma, esprime la sua soddisfazione ma invita a non abbassare la guardia sui tanti casi della Capitale ancora irrisolti: “E’ importante che, grazie alla segnalazione fatta dal ragazzo aggredito al servizio Gay Help Line e poi con la successiva denuncia alle forze dell’ordine, con il nostro supporto legale, si sia arrivati a individuare i presunti aggressori, anche grazie alle testimonianze degli amici. Riteniamo che sia un risultato significativo, e ringraziamo la Digos che sta indagando sul caso.”. “E’ necessario – aggiunge – fare piena luce anche su tutti gli altri casi irrisolti di omofobia, come quello della coppia gay aggredita a Campo dei Fiori a maggio 2009, con una delle vittime lasciata sanguinante a terra. Inoltre, dobbiamo considerare che solo una minima parte delle violenze viene segnalata alle forze dell’ordine, quindi risulta ancora necessario fare azioni di comunicazione per sollecitare le persone a denunciare”. Sempre in merito al caso del ragazzo pestato nei pressi del Colosseo, Daniele Stoppello, responsabile legale del servizio Gay Help Line, afferma: “Bisogna rilevare che il ragazzo fu offeso perché gay prima che gli venisse rubato il cellulare, furto avvenuto per impedirgli di chiedere aiuto all’amico con cui stava parlando al telefono. Il portafoglio e gli altri oggetti di valore, infatti, non sono stati rubati, peraltro gli aggressori hanno continuato a colpire il ragazzo anche quando era a terra privo di sensi. E’ sempre più urgente approvare la legge contro l’omofobia, perché consentirebbe di punire con ancora più forza reati di questo tipo, come oggi avviene per quelli motivati dall’ odio religioso o razziale”.

Via – Apcom


Senatore chiede al Governo di fermare l’omogenitorialità e le iniziative della Carfagna

adozione_gay_1Il senatore PDL Cristiano De Eccher martedi scorso ha presentato un’interrogazione parlamentare, diretta al Presidente del Consiglio e al ministro della Salute, per chiedere di intervenire e regolamentare a livello istituzionale la questione dell’omogenitorialità. Secondo i dati diffusi da Arcigay, in Italia ci sarebbero circa 100 mila bambini con genitori gay, considerando il 17% degli omosessuali italiani che avrebbe figli nati da un precedente matrimonio, le lesbiche che si sono fatte inseminare all’estero, oltre a uomini e donne che, a un certo punto della loro vita, hanno scelto di vivere più liberamente la propria omosessualità e di continuare ad allevare la prole.

De Eccher non usa certo mezzi termini per definire, a suo modo, questo “problema”. Il suo intervento era mirato a “tutelare i minori contro l’egoismo di genitori che hanno avuto dei figli senza rispettare la legge naturale”: a suo parere questi bambini soffrirebbero di problemi di tipo giuridico – legale, specie nel caso di separazione della coppia, e di tipo psico-pedagogico, derivanti dall’aver avuto due figure di riferimento identiche, e che su di essi “non dovrebbe gravare il peso delle scelte di siffatti genitori”. De Eccher chiede come l’establishment governativo intenda reagire “al fine di evitare il proliferare di simili situazioni in grado di incidere pesantemente e in modo irreversibile non solo sui minori direttamente coinvolti, ma anche sull’intera società e sul patrimonio di valori condivisi che, soli, ne possono garantire coesione e avvenire”, ribadendo che tutti i bambini hanno diritto ad avere una madre e un padre. Una famiglia normale, insomma. La famiglia è quella naturale fondata sull’unione tra un uomo e una donna”. Leggiamo un estratto delle sue dichiarazioni, raccolte dal settimanale Panorama, in merito a questa questione avvertita dal senatore come un vero e proprio problema sociale da risolvere al più presto.

00025195A quale soluzione sta pensando? Dare i bambini di genitori gay a un collegio di suore? Sottrarli alle loro famiglie naturali in nome dello Stato etico?
Non sono un esperto della materia ma è assurdo assecondare l’egoismo di chi ha voluto avere figli contro natura. Vede, la decadenza dei tempi moderni è causata dalla mancanza di riferimenti certi. I modelli sessuali sono confusi. Non le sembra un problema? Che il Governo faccia qualcosa.


Alessandra Mussolini diceva: Meglio fascista che frocio. Condivide?

Non ho particolari simpatie per la Mussolini. E neanche per un ministro del mio governo che ha dato il via libera a una serie di iniziative a favore del cosiddetto orgoglio gay.

Mara Carfagna?
Esattamente. Iniziative del genere sono del tutto sgradevoli.

Senta, anche lei sostiene che l’omosessualità è una patologia?
Può esserlo. Certo, ci sono tante sfaccettature: chi è gay per natura e chi lo fa per vizio. Di certo, è un problema, la spia di un malessere sociale più profondo.

E se suo figlio le dicesse di essere gay?
Ho un figlio solo e sono diventato nonno. Grazie a Dio problemi di questo genere non ne ho. Nessun genitore, la raccontino come vogliono, è orgoglioso di avere un figlio omosessuale.

Via – Panorama


Sindaco omofobo lancia crociata contro il sesso gay sulle sponde del Piave

piave“Estate sicura”: è questo l’obiettivo che si è prefissato Riccardo Missiato, sindaco del comune di Spresiano (TV) a capo di una lista civica che raccoglie più partiti. Questa volta non è la solita caccia all’immigrato, ma una vera e propria guerra contro trans, prostitute e omosessuali che s’incontrano sulle rive del Piave, sporcandolo e infastidendo la gente del posto. Il demonio da combattere è rappresentato proprio dai ritrovi dei gay, ampiamente pubblicizzati in internet e diventati famosi con il tradizionale passaparola. Da domani partirà un servizio di vigilanza, in collaborazione con le forze dell’ordine, che durerà per tutta l’estate, fino al 22 settembre prossimo; giorno e notte, a sorvegliare un’area famosa da tempo per gli incontri clandestini, proprio nei pressi del viadotto dell’A27, e dove è possibile trovare una fiumana infinita di preservativi, salviette e sporcizia varia.

Non è certo finita qui. Il sindaco di Spresiano ha usato parole di fuoco contro i promiscui omosessuali che inzozzano il patriottico fiume: “Sono malati, devono essere compresi e posso comprenderli, ma non indico una cura fisica o psicologica, semplicemente non possono andare sul Piave e occupare uno spazio che è di tutti, dobbiamo rispettare la gente che vive nel suo territorio. Devono farsi curare, se sono curabili, altrimenti devono stare dentro le loro mura, perché non possono invadere la libertà altrui “. “Questa non è la prostituzione femminile, questa è maschile – aggiunge – e non può passare inosservata: il Piave ha anche un valore simbolico, c’é un monumento degli artiglieri circondato da preservativi, guanti, salviette”. “Transenneremo la zona, contestando divieti di sosta e atti osceni – conclude Missiato – la situazione è diventata intollerabile”.

Via – Corriere del Veneto


Paola Concia pensa all’Europa e si dimentica delle famiglie omosessuali contestate da Cristiano De Eccher


Ieri, come raccontato da Paola Concia sul proprio sito, a Roma è nata la rete europea per la libera circolazione dei diritti. La prima riunione della nuova realtà politica è prevista per il prossimo autunno a Lisbona.

In quell’occasione oltre alla stessa Concia e Pedro Zerolo, del Partito Socialista spagnolo, saranno presenti tutti i rappresentanti dell’Ue che hanno deciso di far parte della nuova istituzione europea che comunque, inutile girarci attorno, agli italiani non potrà dare una mano.

Se davvero i richiami dell’Europa servissero qualcosa in Italia il registro delle coppie di fatto sarebbe una realtà da molto tempo. L’attualità, ahimè, ci ricorda che per quanto possiamo chiedere aiuto ai paesi che riconoscono le unioni gay (nelle ultime settimane, ad esempio, l’Irlanda ha aperto il matrimonio alle persone non eterosessuali) per conquistare dei diritti dobbiamo lavorare bene nel nostro paese. Al problema non si sfugge.

La stessa Paola Concia che non più tardi di ieri annunciava il proprio impegno europeo oggi non fa nessuno accenno alle dichiarazioni opinabili di Cristiano De Eccher, il senatore del Popolo delle Libertà preoccupato per i figli dei genitori omosessuali colpevoli (secondo l’esponente politico) di non essere adatti a crescere dei bambini per via del proprio orientamento sessuale.

L’Europride, la Rete per la libera circolazione dei diritti, … . Tutto molto bello e colorato ma, probabilmente, inutile per gli omosessuali italiani. Se davvero i rappresentanti politici ci tengono alla causa omosessuale allora è giusto che inizino a dimostrarlo con i fatti.

Avviare un dialogo quotidiano con i propri elettori potrebbe essere più utile di una bacheca.

Paola Concia pensa all’Europa e si dimentica delle famiglie omosessuali contestate da Cristiano De Eccher é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di mercoledì 21 luglio 2010.


I gay non possono donare il sangue, il caso di Milano approda in Parlamento

BLOODSEXX390Pochi giorni fa c’eravamo occupati del rifiuto, da parte dell’ospedale Gaetano Pini del capoluogo lombardo, alla donazione di sangue da parte di un ragazzo che donava da ben otto anni, e che si è visto chiudere le porte dell’ambulatorio solo perché omosessuale e, quindi, secondo il protocollo del Policlinico cui il Pini fa riferimento, una “persona a rischio” per via del suo orientamento sessuale. La politica si è mossa e finalmente il caso di Gabriele, comune purtroppo a molti altri donatori omosessuali in tutta Italia, è stato portato nelle aule istituzionali all’attenzione del governo.

Luciana Pedoto, della Commissione affari sociali della Camera, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute Fazio: “Il protocollo per la donazione non può che essere unico per tutto il territorio nazionale”. Franco Grillini, politico e storico esponente della comunità omosessuale, afferma: “Respingere le donazioni di sangue da persone omosessuali è del tutto illegale, lo stabilisce con chiarezza il decreto sulla donazione dell’aprile 2001 dell’allora ministro della sanità Umberto Veronesi”, mentre Aurelio Mancuso chiede “un intervento immediato e chiarificatore da parte del ministro della Salute”. Leoluca Orlando, presidente della Commissione sugli errori sanitari, ha spedito una richiesta di relazione sull’accaduto all’assessore alla Sanità della regione Lombardia, ribadendo che l’orientamento sessuale non è a priori un motivo di esclusione dalla donazione di sangue.

Il Policlinico, dal canto suo, afferma in una nota che “recentemente la Food and Drug Administration americana ha riconfermato l’esclusione dalla donazione di sangue di uomini che abbiano avuto un rapporto omosessuale anche solo una volta nella vita”. Oltretutto viene spiegato come anche altri donatori, non solo gli omosessuali, siano respinti per motivi differenti: ad esempio, non può donare chi ha avuto più di tre partner nell’ultimo anno, chi ha avuto rapporti con una prostituta o occasionali, chi ha frequentato nei tre mesi precedenti Paesi in cui è alto il rischio di contrarre la malaria. Insomma, il Gaetano Pini avrebbe solo messo in pratica il protocollo interno di medicina trasfusionale, cui aderisce anche il Fatebenefratelli, del gruppo ospedaliero che fa capo al Policlinico. Quello che è chiaro, in questa triste vicenda, è che non esiste una normativa nazionale univoca che regolamenti chi possa donare e chi no, e soprattutto abbatta questa discriminazione nata quando gli omosessuali erano definiti portatori dell’HIV e dell’AIDS.

Via – Corriere della Sera


Mauro è Mister travel gay 2010 eletto allo StupidA di Torre del Lago

17 luglio 2010 admin Nessun commento

mister travel gay 2010 1/5Ieri Sera si è svolta la finale nazionale per l’elezione di Mister Travel Gay 2010, presentato da Angel Devid e La Wanda Gastrica,concorso legato all’omonima agenzia di viaggio LGBT. Otto i concorrenti a contendersi la fascia sulla passerella del locale, posta ai piedi di unenorme elefante sullo stile del Moulin Rouge.

I ragazzi provenienti da varie città italiane e di età diverse dai 23 ai 41 anni comunque sia ben portati come ribadito da Manuel titolare dell’agenzia di viaggi nonchè presidente di giuria, tra cui spiccava la presenza di Franco Bigini (noto e bel
corteggiatore del programma televisivo uomini e donne).

Il candidato ideale oltre che di bella presenza avrebbe dovuto dimostrare simpatia e solarità! Il prescelto dalla giuria è stato Mauro Giaconi, classe 1973, infermiere al S.Raffaele di Milano ma di origini livornesi, di bell’aspetto fisico ben curato e sguardo sorridente. Il vincitore ha dichiarato che la vittoria è stata inaspettata e che la vittoria spera gli servirà per dare un contributo all’affermazione dei gay e dei loro diritti anche in Italia.

mister travel gay 2010 2/5Assiduo frequentatore dell Marina di Torre del Lago definito da lui stesso ”un piccolo angolo” di cui si reputa “nativo” sia dal punto di vista omosessuale nel suo modo di vivere e di affrontare la sua omosessualità sia per quanto riguarda la sua vita privata. In quando Mister di un titolo legato a un’agenzia di viaggio è stato ovvio chiedergli quale è la sua meta preferita e ideale e ha risposto l’EGITTO…dove già è stato in viaggio premio regalato dai genitori dopo la maturità;ai suoi occhi l’Egitto lo ha colpito di piu rispetto a una Grecia – dove è stato – o altri posti , per la semplicità del luogo, dove è facile imbattersi in vicoli magari polverosi e con macchine che vanno in giro senza targa, ma soprattuto anche un luogo estremamente ricco culturalmente oltre che di splendidi posti da visitare.

Al momento della vittoria indossava uno strano collare molto ampio intorno al collo tutto di perline blu che ha utilizzato per portafortuna, in quanto già lo aveva utilizzato al Pride di Milano per la quale occasione gli aveva regalato una giornata davvero felice! Insomma un Mister Travel Gay della porta accanto ma non troppo, perchè facilmente imbarcato verse nuove mete a giro per il mondo perchè ama viaggiare e la sua meta prossima sarà gran canaria (viaggio in premio del concorso) nonchè il set fotografico dove ovviamente farà gli scatti necessari alle varie campagne dell’agenzia di viaggi di cui Mauro sarà protagonista!

Mister travel gay 2010 3/5


Milano: il Gaetano Pini non accetta le donazioni di sangue da uomini gay

Pensavamo che certi fatti gravissimi di discriminazione e omofobia accadessero solo in paesi come la Cina, e invece anche in Italia ci sono molti istituti trasfusionali che non accettano sangue da persone dichiaratamente omosessuali. Il Gaetano Pini di Milano è uno di questi, e la denuncia è partita da un donatore storico della struttura, Gabriele, che ha fatto conoscere questa vicenda sul suo blog e sul suo profilo Facebook. Il ragazzo donava regolarmente da 8 anni il sangue, tanto da entrare in una lista dei donatori che avrebbero dovuto ricevere un riconoscimento proprio per il suo impegno profuso, ma l’altra mattina l’ospedale gli ha chiuso le porte in faccia per il suo orientamento sessuale. Gabriele ha una relazione stabile, e ha sempre dichiarato, negli 8 anni passati, di essere gay: “Non potevo credere alle mie orecchie – afferma il giovane amareggiato - fino a ieri il mio sangue andava benissimo, anzi mi chiamavano pure a casa se magari facevo passare troppo tempo tra una donazione e l’altra, è andato bene per oltre venti volte e oggi non va più bene? Vi ho dato nove litri in otto anni e adesso non posso? E perché poi? Solo perché sono gay?”.

La responsabile del servizio, Elena Biffi, conferma il tutto via e-mail a un utente che le chiede maggiori chiarimenti: “Dopo l’integrazione del nostro Servizio Trasfusionale con il Centro Trasfusionale della Fondazione Policlinico, avvenuta lo scorso aprile, abbiamo adottato i medesimi criteri di selezione dei donatori, che attualmente non ammettono alla donazione persone di sesso maschile che abbiano avuto rapporti sessuali con persone di sesso maschile”.sangue gay Lo stesso Policlinico di Milano, negli anni precedenti, aveva risposto ad altri donatori confermando “la validità dei suoi protocolli”, che non stanno più né in cielo né in terra nel 2010.

La deputata PD Anna Paola Concia, da sempre sensibile ai temi della comunità lgbt, ha deciso di intervenire subito per fermare questa vergogna: presenterà un’interrogazione al ministro della Salute, nella quale riporterà una serie di statistiche che dimostrano chiaramente come non ci sia alcun fondamento scientifico a questa decisione omofoba. “E’ ora che le cose cambino”, afferma la Concia. “Questa è una violazione del principio di non discriminazione sancito dalla Costituzione. Sulla base dei dati scientifici ufficiali, siamo in grado di dire che non c’è alcun fondamento a questa direttiva dell’ospedale”. “In Italia – conclude – ci sono 9 milioni di italiani che vanno a prostitute. Loro posso donare il sangue e i gay no? Siamo cittadini come gli altri e devono piantarla di trattarci come persone di serie B. E’ ora di farla finita”. Nel 2008, l’Istituto Superiore di Sanità ha reso noto che nel 44,4% dei casi la trasmissione del virus è avvenuta con un rapporto eterosessuale, e solo nel 23,7% dei casi, invece, c’è stato un rapporto omosessuale o bisessuale. Le statistiche sono confermate dai dati in possesso dell’OMS. L’interrogazione sarà firmata anche da Livia Turco, ministro della Salute dal 2006 al 2008, la quale si occupò di un caso simile. “Feci fare delle verifiche – ricorda la Turco - e deplorai il comportamento della struttura. Era un provvedimento immotivato e grave. La conclusione dei nostri accertamenti fu che nel nostro ordinamento non c’è nessuna direttiva che discrimina le persone sulla base del loro orientamento sessuale. Insomma, quella norma non aveva alcuna ragion d’essere”. Per Rosaria Iardino, presidente del “Network Persone Sieropositive”, questa normativa non ha assolutamente basi scientifiche: “La lettera scritta dalla Turco fu molto importante perché, di fatto, chiariva che non si potevano escludere i soggetti omosessuali dalle donazioni. E’ chiaro che le Regioni, poi, sono autonome, ma ci sono delle direttive nazionali”.

Via – La Repubblica


Mara Carfagna torna a parlare del suo appoggio alla comunità gay

In un articolo pubblicato pochi giorni fa dal settimanale Panorama, il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna parla ancora del suo appoggio a favore delle coppie omosessuali e di quello agli ultimi Gay Pride italiani, un sostegno inaspettato che ha fatto attirare su di sé le critiche di buona parte del clero più integralista, oltre che di un’amicizia particolare con la deputata PD Anna Paola Concia, che le ha aperto le porte del nostro “mondo”. Tuttavia, la Carfagna è ancora fermamente contrario all’equiparazione tra coppie dello stesso sesso e coppie eterosessuali e all’adozione per i genitori gay. Di seguito, riportiamo un estratto dell’intervista.

Complimenti, ministro, la sua dichiarazione autocritica sulle case ai gay è stata una magnifica mossa.
Non mi piace che si parli di una «mossa».
La sinistra l’ha portata in palmo di mano.garfagna_ok
Questo riguarderà forse la sinistra. Per quanto riguarda me, nessuna mossa. Non faccio mosse.
Non è uno scandalo se un politico le fa.
Quel che ho detto al Quirinale era frutto di una riflessione, modesta forse, ma leale. Di una personale maturazione.
Su cosa? Non credo abbia scoperto soltanto due mesi fa che i gay sono piuttosto discriminati.
No, questo lo so da molto tempo.
Però aveva negato il patrocinio al Gay pride.
E lo negherò ancora, che c’entra?
Come che c’entra? Chi nega il patrocinio è statutariamente omofobico. I suoi attestati di stima alla deputata Paola Concia erano invece statutariamente antiomofobici. Lei ha aggiunto, per di più, che era stata Concia a farle cambiare opinione.
Non certo sulle discriminazioni che devono subire gli omosessuali, tanto è vero che il ministero ha sempre patrocinato seminari, forum e ogni tipo di manifestazione delle associazioni intenzionate a focalizzare il problema.
Perché quell’accenno autocritico, allora?
Perché una cosa è la conoscenza di una questione, cosa diversa è maturarne consapevolezza. Paola mi ha aiutato. Grazie a lei ho conosciuto meglio le difficoltà di chi vive quella condizione di minoranza, l’additamento, la derisione, il pregiudizio, le violenze.
Le ha raccontato la sua storia personale?
Non la sua, quella di molti.
Siete d’accordo su tutto ormai?
No davvero.
Sull’equiparazione tra coppie gay e coppie tradizionali?
Paola è un’interlocutrice molto ragionevole, non ne abbiamo mai parlato. Sa che su questo non concordo.
Molti omosessuali la chiedono.
E sono convinti di averne diritto. Quindi anche di poter avere e allevare figli. Molti altri mi dicono invece: non possiamo chiedere di equiparare due cose così diverse.
Così diverse?
La tutela giuridica della famiglia prevista dal nostro ordinamento è concepita per salvaguardare non solo i diritti della coppia, ma i figli destinati a perpetuare la specie. Non si può cambiare questo.
Allora non si può cambiare niente.
Come no? Ci si può meglio contrapporre al pregiudizio, si possono rompere muraglie che impediscono il godimento di diritti sacrosanti.
Per esempio?
Subentrare nel contratto di locazione, effettuare visite in ospedale sono normali diritti di una coppia che meritano un’attenzione negata troppo spesso. E una soluzione. Ma l’equiparazione non c’entra.

Via – Panorama


La violenza omofoba continua: aggredito e pestato un giovane gay a Ostia

omofobia1-440x330La scia nera dell’omofobia e della violenza non sembra aver abbandonato il Bel Paese, che dopo le manifestazioni di orgoglio di giugno e di inizio luglio si trova a dover fare i conti con l’ennesimo episodio di intolleranza contro le persone omosessuali. Questa volta è capitato a un trentenne, Marco, che nella notte tra sabato e domenica scorsa è stato violentemente picchiato e deriso dal branco sul Lungomare Toscanelli di Ostia, nelle vicinanze della nostra amata Capitale, quest’ultima territorio privilegiato di aggressioni omofobe e di intimidazioni continue alla nostra comunità.

Marco, verso le 3 di notte, si mette educatamente in fila davanti al bagno delle donne, ma una delle ragazze in attesa, evidentemente infastidita dalla sua presenza, gli dice che lui li non può stare. Il trentenne risponde: “Ma io sono diverso, state tranquille mica vi dò fastidio”, ma un’altra giovane replica spazientita: “Ma neanche i froci come te possono entrare”, e la cosa sembra essere finita li. Ad aspettare Marco all’uscita della toilette, però, c’è il ragazzo di una delle donne infastidite dalla sua presenza e da quell’invasione di territorio; l’aggressore, al grido di: “A noi le checche come te ce fanno schifo. Te l’avevano detto che qui non ci puoi entrare”, inizia a menare le mani e a sputare, e finisce con il pestare a sangue il malcapitato. Un pugno in pieno volto fa cadere il trentenne, che riporta un trauma cranico e una distrazione del tratto cervicale della spina dorsale, mentre il branco si dà alla fuga.

Curato al pronto soccorso dell’ospedale di Ostia, con quindici giorni di prognosi, le indagini sono state affidate ai carabinieri del nucleo di Ostia, non chiamati da Marco, che stando alla stampa locale non avrebbe voluto sporgere denuncia, bensì da un testimone oculare che ha prontamente fermato una pattuglia, denunciato l’accaduto e fornito una descrizione degli aggressori. Dal canto suo, Marco ha dichiarato, probabilmente spaventato dal fatto che questo episodio lo obblighi a un coming out che non vuole fare: “Non voglio vendette, sono per la tolleranza”.

Via – Yahoo Notizie


Parole al vento?

10 luglio 2010 MAURO VAIANI Nessun commento


Uguaglianza e libertà per tuttiLa nota politica di Gaymagazine va in vacanza! A settembre il nostro editore ha in testa qualcosa di più e di diverso. Ci impegneremo per non deludervi.
Per salutarci, ricordiamo gli appelli che abbiamo lanciato, per la libertà, non solo di noi gay. Saranno state  parole al vento, dite? Probabilmente avete ragione e allora speriamo che ci raffreschino almeno il cervello.
Ci siamo impegnati per sostenere le proposte legislative sulle unioni civili e contro l’omofobia.
Abbiamo invocato le riforme attese da decenni, come il dimezzamento dei parlamentari e l’abolizione delle province.
Meno burocrati negli uffici e più poliziotti in strada, abbiamo scritto, contro la violenza.
Ci siamo seriamente preoccupati per il continuo lamentarsi, senza capacità di reagire, dei nostri vertici politici.
Siamo stati in prima linea con gli imprenditori, la parte più creativa della nostra società.
Ci siamo schierati per la legalizzazione e la tassazione della prostituzione, una misura dal valore emblematico, che potrebbe simboleggiare una svolta storica in Italia, verso la fine delle ipocrisie e dell’immobilismo che stanno uccidendo la nostra Repubblica.
Abbiamo parlato del nostro movimento che sta cambiando, perché anche noi stiamo cambiando, come forse abbiamo dimostrato, almeno un pochino, in queste pagine…
Buone vacanze a tutti!


La Carfagna attaccata duramente dalla Chiesa per il sostegno al Gay Pride

maria-rosaria-carfagnaDal famigerato sito ultracattolico Pontifex.it si sono levate critiche feroci contro il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, rea di aver parlato del Pride romano di sabato scorso coma “manifestazione gioiosa, serena e partecipata” e di aver denigrato lo striscione omofobo fatto affiggere davanti il Colosseo da Militia Christi, dichiarando che “le battaglie, siano esse politiche o culturali, certo non si conducono coprendo manifesti o con scritte ingiuriose”.

Tra i tanti preti integralisti interpellati da Pontifex, l’arcivescovo emerito di Cosenza, monsignor Giuseppe Agostino, è quello più duro e che ha suscitato il maggior scalpore: “Sa quella ragazzina, così la definisco, che merita ogni perdono e filiale accoglimento anche nell’errore, guarda con gli occhi del corpo e non dello spirito. Il Gay pride è una manifestazione nella quale si prende a male parole il pontefice, capo del cattolicesimo, ma anche di uno Stato estero: non sta bene e il ministro ha sbagliato veramente”, afferma l’ecclesiastico, suggerendo che “l’omosessualità e soprattutto la pratica ed ostentazione di essa sono contro natura, una vera aberrazione, un trionfo dell’anormalità e della patologia” e che le parate per l’orgoglio gay “non andrebbero mai tollerate e ogni atto del genere vietato”. Poi riferendosi alle gruppi gay: “Queste associazioni, per legge, non andrebbero mai tollerate e ogni atto del genere vietato. Lo Stato non ha il diritto di tutelare associazioni che siano contro natura”. Alla domanda del giornalista sul perché la Carfagna sia ministro, l’arcivescovo risponde prontamente: “Questo lo chieda a Berlusconi e non a me. Certi politici fanno pubblica professione di cattolicesimo e poi nel concreto vivono una vita lontana dai reali valori cattolici, salvo poi tentare di servirsi della Chiesa quando conviene”.

Anche il collega di governo Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza con delega alla famiglia, attacca la Carfagna: “La posizione del governo italiano è quella espressa in una nota uscita sabato e rappresenta l’orientamento ufficiale dell’esecutivo”. Per ora non è arrivata nessuna replica dal parte del ministro per le Pari Opportunità, professatasi da sempre come cattolica praticante, e dal suo blog aggiornato quotidianamente.

Il blog Pontifex non è nuovo a polemiche alimentate con interviste a vescovi integralisti, dai quali le gerarchie ecclesiastiche hanno più di una volta preso le distanze, e in questi giorni scorrendo i vari editoriali e le pagine del sito ultracattolico possiamo trovare veri e propri studi sull’omosessualità, con domande e risposte, oltre a pagine pregne di omofobia e tentativi di smontare il nostro orientamento sessuale, come l’editoriale di ieri intitolato “Buon senso sociale ed omosessualità – La pratica omosessuale garantita e tutelata da uno stato porterà quello stato nel giro di pochi decenni ad una totale decadenza sociale”.

Via – La Repubblica


Regno Unito: i gay perseguitati richiedenti asilo hanno il diritto di essere accolti nel paese

E’ notizia di poche ore fa che la Corte Suprema britannica ha concesso il diritto d’asilo a due omosessuali perseguitati nei loro Paesi d’origine per la loro “diversità” sessuale. I giudici, nell’emanare la sentenza con cui la corte ha ha accolto il ricorso dei due uomini originari rispettivamente dell’Iran e del Camerun, hanno spiegato di essere giunti “unanimemente” alla decisione. Un brutto colpo per Cameron e il suo establishment, rei di non aiutare quasi mai i rifugiati per motivi sessuali che fuggono nel Regno Unito per chiedere asilo, visto che nel loro patria rischierebbero violenze, torture e persino la morte.

È stato un vero e proprio scontro frontale quello tra il nuovo governo social-democratico, da poco installatosi nell’isola britannica, e l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU. A scatenare una vera e propria guerra, combattuta con dichiarazioni al veleno da una parte all’altra, è stata l’infelice frase dell’autorità centrale britannica, che ha consigliato agli immigrati vittime di omofobia richiedenti asilo politico in Gran Bretagna di tenere celato il proprio orientamento sessuale per evitare persecuzioni e ritorsioni nei loro paesi d’origine. Questo ha fatto sobbalzare sulla sua poltrona la legale rappresentante dell’UNHCR, Alexandra McDowall, che non ha certo perso tempo e ha affermato che è come se durante il nazismo avessero consigliato ad un ebreo di restare rintanato nella propria soffitta per sfuggire ai campi di concentramento, invece di essere protetto, come invece devono essere protette le vittime di persecuzioni politiche, per i propri gusti sessuali o religiosi. La McDowall ha sottolineato che “le persecuzioni non cesseranno di esistere solo perché le vittime resteranno in silenzio per evitare che vengano prese misure restrittive o condanne a morte contro di loro”. Il Ministro degli Interni britannico, dal canto suo, si è impegnato a non espellere dall’isola chi possa dimostrare che siagay_iran_2 davvero in pericolo per la sua vita, che rischi il carcere o di essere sottoposto a torture a causa del suo orientamento sessuale. Nessun accenno, da parte del capo di uno dei dicasteri più importanti di Sua Maestà, a quelle violenze che affliggono il migrante ma che non si vedono, come quelle morali e psicologiche che producono un’induzione al suicidio, difficilmente dimostrabili e che si trascinano per tutta l’esistenza. C’è voluta una sentenza del massimo organo giudiziario inglese per ribaltare questa situazione incresciosa, una vera e propria abitudine al diniego da parte dei vari governi che si sono succeduti nell’isola.

Uno studio del gruppo Stonewall, una delle associazioni più attive a livello mondiale per i diritti degli omosessuali, ha segnalato che ben il 98 % delle domande di asilo per motivi di repressione sessuale vengono rifiutate in prima istanza. Ci chiediamo come gli espulsi possano tornare nel loro paese di origine, quasi sempre regimi dittatoriali, e nascondersi o tenere segreta la loro omosessualità. Inoltre, come ha fatto notare l’agguerrita McDowall, il consiglio di tenere nascosti i propri gusti sessuali “introduce un elemento indebito costringendo le lesbiche e i gay a vivere sotto un velo di segretezza”. Questo botta e risposta è nato dopo che il Tribunale Supremo del Regno Unito ha rifiutato, con conseguente allontanamento dal suolo britannico, un cittadino camerunense quasi trucidato da una folla inferocita dopo aver baciato il suo compagno per strada, e un cittadino iraniano, espulso dalla sua scuola dopo che la sua omosessualità era stata di dominio pubblico e che fu vittima successivamente di aggressioni fisiche. Il Ministro degli Interni ha chiesto ai due richiedenti asilo politico di essere più discreti, al fine di evitare qualsiasi persecuzione. Poche settimane fa c’eravamo occupati del caso dell’attivista lesbica Kiana Firouz, che dopo una battaglia legale aveva ottenuto l’asilo politico in Gran Bretagna, e recentemente è emerso un dato preoccupante, che evidenzia come il 65% degli omosessuali inglesi non facciano outing per paura della famiglia e delle persecuzioni che da esso possono derivare.

Se Cameron e i suoi collaboratori dovranno ingoiare questo boccone amaro e adeguarsi alla decisione dei giudici della Corte Suprema, l’Italia non può certo gioire, visto che il 17 dicembre scorso una ventina di associazioni Gay e Lesbo avevano simbolicamente richiesto la cittadinanza spagnola per un giorno, al fine di denunciare l’inadeguatezza del governo italiano di fronte alla questione omosessualità; una carenza legislativa di cui ci siamo occupati spesso e che possiamo constatare nella vita di tutti i giorni. La Spagna, invece, da sempre all’avanguardia per i diritti civili in generale e in particolar modo per quelli lgbt, sempre nello scorso dicembre aveva accordato l’asilo politico ad un iraniano di 36 anni, il quale era stato discriminato e torturato a causa del suo orientamento sessuale.

Via – Giornalettismo


Pordenone: alla sbarra i tre uomini che picchiarono disabile omosessuale in pieno centro

frocio

L’atto barbaro è avvenuto nel pieno centro della città friulana la sera del 23 gennaio scorso, nell’indifferenza di molti passanti che non hanno nemmeno provato ad aiutare l’aggredito: la vittima, un 30enne omosessuale seguito dai servizi sociali del Comune per una lieve disabilità psichica e mentale, è stato picchiato ripetutamente da tre uomini con calci e pugni in Piazza XX Settembre a Pordenone. L’episodio omofobo è stato reso noto solo in questi giorni, a conclusione delle indagini, durante le quali si sono ascoltati numerosi testimoni oculari.

La squadra mobile della Questura era riuscita a identificare, dopo pochi giorni, gli autori del pestaggio e li aveva denunciati alla magistratura per concorso in violenza privata aggravata. S.C., 21 anni, T.N., 22 anni e O.S., 43 anni, entrambi della provincia di Pordenone, avrebbero premeditato e organizzato l’attacco: uno dei tre denunciati aveva proposto agli altri di “andare a dare una lezione ai froci del Bronx”, il quartiere della città friulana dove di notte s’incontrano alcuni omosessuali, e durante il pestaggio hanno apostrofato il disabile con frasi ingiuriose. Secondo quanto riferito dagli investigatori, il trio avrebbe eseguito la terribile violenza solo per occupare il tempo, unendo l’utile al dilettevole; si sa, la vita in Provincia può essere noiosa, e i tre omofobi stavano cercando un diversivo per passare quel venerdi sera d’inverno, uguale a tutti gli altri, e hanno pensato bene di dare una lezione a uno di quei maledetti froci che tanto odiano.

Il 22enne incriminato, inoltre, è coinvolto in un procedimento distinto per razzismo e xenofobia, per un episodio accaduto nell’agosto scorso. In quest’ultima occasione, la Procura ritiene che il giovane abbia imbrattato con alcune scritte razziste e xenofobe alcuni palazzi della città, ed è stato cosi denunciato per istigazione all’odio razziale, alla discriminazione e all’odio etnico per motivi ideologici. Nel procedimento per la violenza al disabile, il cui iter processuale riprenderà a metà settembre, si sono costituiti parte civile l’Arcigay e lo stesso Comune di Pordenone.

Via – Il Gazzettino


La Curia di Pesaro bandisce il coro gay Komos da rassegna musicale

komos

”L’Arcidiocesi si dissocia fermamente dall’iniziativa (inserita nella manifestazione) che prevede, per il prossimo 10 luglio, l’esibizione del coro Komos di Bologna nella Chiesa dell’Annunziata. Tale esibizione, pertanto, viene annullata”.

Con queste due righe, la Curia pesarese ha deciso di annullare la partecipazione del coro gay Komos previsto nell’ambito della rassegna ‘Vespri d’organo a Cristo re’, giunta alla settima edizione. Nel 2009 lo stesso gruppo di coristi bolognesi, specializzato in musica classica, era già stato allontanato dalla chiesa di Bologna in cui teneva le prove, in riferimento al documento della Congregazione per la dottrina della fede sugli omosessuali, firmato nel 1986 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger. Bisogna far presente che i documenti vaticani a cui si fa riferimento non mai hanno giustificato la repressione della cultura e dell’arte proposta da omosessuali, ed anzi in alcuni punti tendono a richiamare alla “comprensione” nei confronti di chi, a parer loro, porta il peccato di un orientamento sessuale non approvato dal Vaticano. Paolo Montanari, fondatore di Komos, vuole avere spiegazioni sulla vicenda: ”A questo punto credo sia importante soprattutto sapere perché hanno deciso di cancellare il concerto, visto che, anche nella nota ufficiale della Curia, non sono state addotte spiegazioni”.

L’Arcigay di Pesaro, appena appresa questa incredibile notizia, ha commentato duramente la decisione della Diocesi locale: “Un provvedimento di chiaro stampo culturale nazista che ricorda, aggravato dalla nota abitudine di certi ambienti ecclesiastici a non motivare mai le proprie sibilline decisioni, gettando il sasso per poi ritirare la mano. Non esiste alcuna incompatibilità tra Vangelo (e quindi Cristianesimo) e omosessualità: Lo dimostrano i tanti gruppi di omosessuali credenti che stanno nascendo come funghi in tutta Italia, tra l’indifferenza e l’ostracismo di parrocchie e diocesi”.”Esiste invece - aggiunge la sezione locale di Arcigay - un grave problema di razzismo antropologico di genere all’interno della morale ufficiale cattolica, particolarmente in quella sessuale che ormai sembra tornata a pié pari verso ideologie medievali. Nel respingere e nel denunciare l’ennesimo atto di discriminazione attiva perpetrato nei confronti di persone omosessuali, ci domandiamo: cosa c’entra il valore professionale di un gruppo di valenti coristi riconosciuti ampiamente dalla critica col loro dichiarato orientamento sessuale?”.

Il vicepresidente della Provincia e Assessore alla Cultura, Davide Rossi, ha messo a disposizione una sala del palazzo della Provincia dove tenere un concerto riparatore, ma a riparare a questo atto di omofobia non devono essere le istituzioni, ma l’Arcidiocesi pesarese: “Il festival ha il patrocinio anche della Provincia e, anche per questo, mi sono sentito quasi in dovere di offrire un’alternativa”, ha dichiarato Rossi, specificando “Ne ho parlato con il presidente della Provincia che ha accolto l’idea. Quindi l’ho proposta al direttore del coro, Paolo Montanari, come una sorta di spazio di laicità”.

Il cattolicesimo, purtroppo, si è distinto in questi anni per una feroce lotta contro il pieno riconoscimento dei diritti civili Lgbt, ma forse le alte gerarchie ecclesiastiche non si sono rese conto che i cori che cantano in chiesa sono zeppi di persone omosessuali e che gli stessi edifici religiosi dove si officiano riti e celebrazioni sono state abbellite da pittori e scultori notoriamente gay.

Via – Il Resto del Carlino


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