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Archivio per la categoria ‘mario cirrito’

Gay Pride 2010: Alla luce del sole

26 giugno 2010 Robo Nessun commento

Napoli Pride by Queerblog

A partire dal grave episodio di intolleranza con il quale si è aperto il Napoli Pride 2010, vi abbiamo fornite alcune sommarie info su come si svolgeva la giornata dell’orgoglio lgbtqqi nel capoluogo campano.

Non appena possibile i collaboratori di Queerblog che sono a sfilare ci racconteranno come è andata.

Update ore 19,13
Aelred ci fa sapere che il corteo è arrivato in piazza. Cominciano a cadere gocce di pioggia il concerto va e un po’ di gente sfolla via mentre altri incuranti della pioggia restano in piazza e applaudono il sindaco Iervolino per aver sostenuto il Pride e supportato l’organizzazione.

Update 18,31
Secondo gli organizzatori del Napoli Pride i partecipanti sono 40mila 300mila; per la stampa meno di 50mila; la questura parla di 25/30 mila.

Update ore 17,00
Aelred ci fa sapere dal Pride di Napoli:

In corso Umberto I due ali di folla accolgono il Pride. Sono napoletani, giovani, di mezza età e anche anziani, che applaudono e gridano: “Bravi”. Non dubito che abbiano capito chi siamo.

Dalla testa del corteo Mario Cirrito ci informa che la partecipazione è enorme, la situazione è tornata tranquilla e c’è un sole stupendo che bacia i partecipanti al Pride.

Vladimir Luxuria al Napoli Pride

Update ore 16,15
Vladimir Luxuria – in questa foto di Aelred mentre si incipria il naso per partecipare al Pride di Napoli – ha detto:

“La città di Napoli ci ha accolto alla grande’. Dobbiamo ringraziare il sindaco Rosa Russo Iervolino per il suo impegno insieme ad altre donne nel 1982 per la legge sul cambiamento di sesso”.

Gay Pride Napoli

Update, ore 15,26
Il Gay Pride 2010 Alla luce del sole è partito! È pieno di gente di Napoli affacciata alle finestre, anche con i volantini del Pride.

Update, ore 15,01
In questo momento la situazione è la seguente: Paola Concia, Ivan Scalfarotto e il gruppo organizzatore del Pride sono in attesa del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino , e il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, in modo da poter iniziare la manifestazione. Il “gruppo dirigenziale” comunque, sarà scortato dalle forze dell’ordine.

Paola Concia ha confidato a Queerblog di sentirsi esterrefatta per la violenza di quanto accaduto e che, comunque, non si allontanerà dal Pride per alcun motivo.

Gay Pride Napoli 2010ore 14,43

Brutte nuove dal Gay Pride di Napoli: il nostro Mario Cirrito – che insieme ad Aelred segue il Pride – ci informa che Anna Paola Concia è stata bloccata dai gruppi antagonisti. Le forze dell’ordine stanno creando dei cordoni per permettere lo svolgimento della manifestazione, ma per ora è tutto bloccato.

Al momento attuale sia Ivan Scalfarotto e Paolo Patané, presidente dell’Arcigay, stanno parlando in maniera molto animata con i gruppi antagonisti, ma la situazione pare non migliorare.

Aelred ci fa sapere, comunque, che alla coda del corteo la situazione è abbastanza tranquilla è c’è un clima festoso.

Vi terremo informati sull’evolversi della situazione.

Gay Pride 2010: Alla luce del sole é stato pubblicato su queerblog alle 14:43 di sabato 26 giugno 2010.


Nasce il Comitato Nazionale per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone omosessuali

Mancano alcune, poche settimane, al pronunciamento della Corte Costituzionale per il 23 marzo, giorno in cui sapremo se il nostro Stato intende far vivere in legalità le coppie omosessuali che si sono rivolte alla giustizia per vedersi riconoscere i propri diritti. La battaglia sul matrimonio omosessuale rappresenta un importante strumento per la crescita sociale e culturale del nostro Paese, e non solo l’ottenimento di un diritto negato ad una minoranza. Bisogna che entriamo in prima persona, con coraggio e determinazione, in questa civile battaglia che può anche non riguardare noi come soggetti, ma è per noi tutti un passo di grande civiltà e democrazia.

Per questo è nato, per la generosa volontà di Sergio Rovasio di Certi Diritti e di Ivan Scalfarotto, Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, il Comitato Nazionale per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso. Per questo, ora, subito, serve l’appoggio di tutti, se davvero vogliamo cambiare qualcosa in questo paese che ci tratta da merce, da apolidi, da persone senza nome. Scrivono a buona ragione i due promotori:

“Questa è una occasione fondamentale per portare il dibattito sul diritto al matrimonio fuori le mura di Tribunali e Istituzioni. Tutto ciò è un compito importante e impegnativo. Ora è giunto il momento di fare il salto di qualità: dobbiamo unirci e attrezzarci per i prossimi mesi in vista dell’imminente pronunciamento della Corte Costituzionale, previsto per il 23 Marzo, affinché vengano colte nel modo migliore tutte le opportunità di parlare all’Italia e alla sua classe dirigente su questo tema. Per questo sono necessarie risorse umane ed economiche consistenti, che vanno molto al di là delle forze di ogni singola organizzazione”.

Nonostante le tante melense dichiarazioni, da parte di politici e detrattori dei diritti lgbt, in Italia non esiste una definizione legale di matrimonio, né un divieto espresso al matrimonio tra persone dello stesso sesso, né la differenza di sesso è esplicitamente richiesta quale condizione per contrarre matrimonio. Lo Stato, in questo, si è fatto sordo, assente, incapace di trattare milioni di suoi cittadini con equità.

In questi anni, nonostante le dichiarazioni di sindaci, di amministratori locali, regionali, nazionali; di uomini e donne di cultura, del mondo dell’arte e dell’economia, della scienza, tutte e tutti a favore di una regolamentazione per le coppie omosessuali attraverso l’istituto del matrimonio o di un altro istituto equivalente, i legislatori non solo hanno mantenuto un impavido silenzio, ma quando hanno fatto sentire la loro voce è stata un’abiura su tutti i fronti; uno scudo clericale e oscurantista che ha ammazzato ogni speranza di chi pretendeva di essere cittadino anche nei doveri, certo, ma entrando dalla porta principale sui diritti.

Se perderemo questa nuova occasione, passeranno molti anni prima che si possa tornare ad affrontare il tema della legalità e del diritto per le coppie dello stesso sesso. Vincerà un’Italia assurda, povera di democrazia. Saranno altri a raccontarci un mondo dal quale saremo esclusi. Ascoltate le parole di Ivan Scalfarotto e di Sergio Rovasio:

“Ecco perché vi proponiamo la costituzione di un Comitato nazionale, che raccolga tutte le realtà e le singole persone che in Italia credono in questo obiettivo e che vogliono impegnarsi per raggiungerlo. Un Comitato che lavori in assoluta trasparenza per unire paritariamente tutte e tutti coloro che credono in questa battaglia, offrendo uno strumento di lavoro che vada oltre le singole bandiere di associazioni o partiti. E che sappia svolgere quella funzione di continuo stimolo e promozione, che furono la missione vincente della Lega Italiana per il Divorzio e della Lega Obiettori di Coscienza, nei primi anni di lotta per la legge sul divorzio e il riconoscimento dell’obiezione di coscienza”.

Vi invitiamo a rispondere a questo messaggio con passione e generosità di forze e risorse: scriveteci!


Outtravel lancia Gay Box, la vacanza “in scatola” per le coppie omosessuali

Outtravel lancia Gay Box, la vacanza "in scatola" per le coppie omosessualiCifre alla mano pare che iniziative di marketing rivolte alla comunità gay siano in espansione. Un trend in crescita grazie anche all’oculata esposizione di certi settori merceologi e di investimenti che partendo da una clientela omosessuale hanno attratto anche clienti eterosessuali, vuoi per l’offerta di qualità che per la fruizione di servizi di eccellenza. Le agenzie di marketing e comunicazione con competenze generaliste possono operare sporadicamente sul target gay. Rispetto a tali agenzie, una giovanissima società, la Com.ma si caratterizza per una conoscenza approfondita del target, un’esperienza decennale in materia, le sinergie con Gay.it, che è il più importante mezzo gay italiano, e un network di partnership con eventi e locali senza paragoni.

Nasce un nuovo modo di guardare il mercato e i suoi potenziali clienti. Ne è convinto Alessio De Giorgi, noto manager omosessuale, creatore del portale Gay.it, di Outtravel, del Mamamia, locale estivo frequentatissimo sulla riviera toscana e dell’invernale Hub; e ora di Com.ma, con uno slogan efficace e diretto: “Omosessualizzare un prodotto: più che un rischio un’opportunità”.

Nasce da queste sinergie un prodotto che farà gola a molte coppie omosessuali: una vacanza “in scatola” proposta da Outtravel, l’agenzia che da molti anni manda in vacanza frotte di gay, lesbiche e transessuali, in luoghi e strutture a loro dedicate. È un po’ l’esempio di ciò che oggi si trova nelle altre agenzia di viaggio, nelle importanti librerie e negli store: una vacanza relax da scegliere tra le tante destinazioni, con un pacchetto su misura, ma stavolta “in scatola”.

La “Gay Box” è ovviamente rivolta al target gay e lesbico. Gay Box è un pacchetto viaggi flessibile che permette di scegliere un soggiorno di due notti nei Bed and Breakfast della Toscana e dell’Umbria aderenti all’iniziativa. Tra non molto, si aggiungeranno altri magnifici posti, come la Sicilia e alcuni Bed & Brekfast.

A soli 99 euro a persona, oltre al soggiorno di 2 notti e la prima colazione, sono incluse attività di vario genere offerte della struttura prescelta, come la degustazione in azienda vinicola, l’ingresso per il Parco Manzi e Museo Civico di Pitigliano o la Piscina Termale.

Le strutture che hanno aderito all’iniziativa di Outtravel sono i Bed and Breakfast Terme di Sorano, Borgo e Borgo Vecchio di Pitigliano, l’Albergo Scilla di Sovana e il Relais Scansano di Scansano.

Con le vacanze pasquali alle porte, o per un weekend singolare e piacevole con il proprio partner o la propria compagna, l’iniziativa di Outtravel potrebbe trovare il favore di molti.

Il riscontro positivo da parte dei gestori che mettono al servizio della clientela omosessuale la loro esperienza nel settore alberghiero è una conferma del fatto che il turismo italiano, come quello mondiale, si sta rivolgendo con interesse sempre maggiore al pubblico gay, un segmento di mercato che non conosce crisi e che anzi, è in continua crescita, come dicevamo sopra.

Non mi resta che augurarvi buone vacanze e magari avere una vostra testimonianza su questo nuovo prodotto a noi rivolto.

Foto | Flickr


Palermo chiede il Gay Pride regionale 2010

Una linea immaginaria che colleghi Palermo a Giarre, dove il 31 ottobre del 1980 Antonio Galatola e Giorgio Agatino Giammona, di 15 e 25 anni, omosessuali, finirono la loro vita senza che ancora oggi si sappia se furono uccisi o si suicidarono. La decisione di portare le battaglie per i diritti delle persone lgbt dentro un movimento più grande e complesso (l’Arci, di cui l’Arci Gay era di fatto una estensione della Commissione Diritti Civili).

Un atto politico dirompente e rivoluzionario che, per le conseguenze prodotte ed il significato simbolico oggi ancora più forte, merita di essere celebrato dall’intera comunità Lgbt proprio nella città in cui ha avuto origine. Per questo e per una voglia di riscatto da certi luoghi comuni, Palermo, attraverso un documento del Coordinamento Stop Omofobia, propone la celebrazione del Gay Pride regionale 2010 nel capoluogo siciliano.

Da quella disperazione di Antonio e Giorgio, dalla volontà subito dopo di Marco Bisceglie di dar luogo ad Arcigay per difendere da ogni satrapia gli omosessuali isolani e poi nazionali; la Sicilia e Palermo, come Catania, sono diventati città dell’ascolto, sono nate organizzazioni e comitati lgbt, molte istituzioni locali si sono rese conto che tutto quello era un patrimonio di civiltà e che andava ascoltato e difeso. E molte cose sono accadute.

La nascita del primo locale gay (il Neo), il “matrimonio” pubblico di Gino Campanella e Massimo Milani, la nascita di Agedo Palermo, la nascita di ArciLesbica Lady Oscar, le esperienze di Associazioni quali il Centro di Documentazione Ikeda, Koinonia, Ali d’Aquila, KèPalermo, la libreria Altroquando ed il suo legame con la cultura Bear (evidenziato dallo straordinario esperimento della rivista Woof), l’Associazione omosessuale Articolo 3, il primo tentativo di Coordinamento tra Associazioni Lgbt nella sede di Lady Oscar, l’Associazione Culturale Stanze al Genio, la nascita della READY (Rete delle pubbliche Amministrazioni contro la discriminazione di genere e di orientamento sessuale, con le esperienze di Marineo, Palermo e Siracusa), realtà commerciale come l’Exit/Rise Up ormai nota in tutta la Sicilia, l’esperienza bagherese del consulente del sindaco per la realtà omosessuale e la costituzione del registro per le unioni di fatto.

In un mare di vivacità culturale e sociale come questo, onestamente, un Gay Pride regionale ci starebbe davvero bene. Tutto questo processo di visibilità politica, sociale e culturale merita quel momento di festa e di riflessione che è il Gay Pride. Palermo e tutto il sud godrebbe di una visibilità necessaria e importante; sarebbe un segnale contro ogni omofobia e contro una delinquenza mafiosa che non sopporta affatto gay, lesbiche, transessuali.

Palermo ha bisogno di quel che in 30 anni non ha mai ancora avuto: festeggiare, attraverso la pacifica e gioiosa occupazione delle strade, delle piazze, dei luoghi delle Istituzioni, il momento simbolicamente più importante per la comunità Lgbt, cioè la rivendicazione e l’affermazione del proprio diritto alla visibilità; affinchè il percorso di crescita che ha caratterizzato il Movimento Lgbt cittadino diventi patrimonio e stimolo anche per l’intera Comunità Lgbt; legare, grazie all’occasione unica offerta dal Coordinamento Stop Omofobia, il tema dei Diritti delle persone Lgbt a tutti quei Movimenti in difesa della Legalità, del Lavoro, dell’Ambiente, dei Diritti delle Donne, dei Diritti dei Migranti, infine della Laicità e del l’Antifascismo (base e fondamento della Costituzione e della Repubblica Italiana), animati tutti da una tensione positiva che rende Palermo, asfissiata da una amministrazione assente e incapace, una città in cui le battaglie del nostro Movimento possono realmente diventare il collante che unisca e dia voce e visibilità alle lotte per i Diritti di tutte e tutti“, spiega Claudio Lo bosco, presidente dell’Associazione omosessuale Articolo Tre di Palermo.

È proprio da Giarre che Lo Bosco intende cominciare con una serie di iniziative pubbliche che ricordino i due ragazzi, l’inizio di una svolta di movimento, per poi trovarsi a Palermo con il corteo finale che dovrebbe toccare luoghi della città oggi definiti di frontiera come lo Zen e Brancaccio.

Sarebbe un bene che tutte le organizzazioni lgbt appoggiassero questa proposta, la facessero propria e, insieme, poterla realizzare. Speriamo!

Foto | Articolo Tre Palermo


Leonardo e il suo “protetto” discepolo Salai erano arabi?

Ma quale Il più grande italiano di tutti i tempi come è stato incoronato dal recente format di Rai Due condotto dal giovane e spigliato Facchinetti; Leonardo non era affatto italiano ma arabo. E come lui, quello che per molti fu il suo discepolo e amante, Gian Giacomo Caprotti, detto “il Salai”. A confutare questa ultima scoperta uno studio condotto da Alfred Breitman e Roberto Malini del Gruppo Watching The Sky, associazione impegnata nelle ricerca di opere d’arte perdute e delle tracce biografiche sconosciute dei grandi artisti del passato.

Già quel soprannome di Caprotti, se vogliamo, ci porta verso altri lidi mediorientali e, ancor più probabilmente, è proprio Leonardo ad attingere dalla sua esistenza, fattezze e origini arabe. Se questa ipotesi dovesse rivelarsi sciebntificamente esatta, si dovrebbe riscrivere una nuova pagina per il grande artista che fino ad ora le biografie ci dicono figlio di un notaio e di una contadina. Breitman e Malini si dicono certi di quanto affermano, e l’inconfutabilità delle loro certezze, pare arrivi da uno splendido quadro di Leonardo: La donna con l’ermellino.

“Lo affermiamo con grande convinzione, in base ad alcune evidenze. La più importante è costituita dal ritrovamento di un’impronta digitale di Leonardo sul dipinto ‘La dama con l’ermellino’. Secondo l’antropologo Luigi Capasso la tipologia dell’impronta è caratteristica del 60 per cento degli individui provenienti dai paesi arabi. L’ipotesi di un origine araba del maestro non è tuttavia nuova. È risaputo che il nome della madre di Leonardo, Caterina, era attribuito con frequenza alle schiave arabe acquistate in Toscana e provenienti da Istanbul”.

Anche il professor Alessandro Vezzosi, celebre studioso del Rinascimento, è convinto dell’origine araba dell’autore della Gioconda:

“Possediamo documenti che suggeriscono l’origine orientale di Leonardo Da Vinci”.

La scoperta ora verrà vagliata dagli studiosi d’arte, anche grazie ai nuovi documenti di cui parla il professor Vezzosi. E si dovranno studiare e verificare altri probabili percorsi di Leonardo. È mai stato nelle sue terre d’origini? E ancora: il ‘Salai’ era anch’egli arabo come il suo protettore e maestro? Dichiarano i due studiosi del Gruppo Watching The Sky:

“Sembrerebbe, dalle descrizioni che possediamo, un ragazzo arabo, con i capelli ricci, la pelle bruna e gli occhi scuri vivacissimi”.

Per dare veridicità alle loro affermazioni estraggono da un cassetto un bel disegno a sanguigna su un foglio di carta antica:

Questo ritratto virile del primo Cinquecento è di scuola leonardesca e rappresenta un viso che possiede molte similitudini con i ritratti noti del volto di Leonardo Da Vinci. La sua particolarità è che indossa un copricapo di foggia araba. Si può ipotizzare che si tratti di un ritratto del maestro eseguito da un suo allievo che conosceva le vere origini del ‘più grande italiano di tutti i tempi’.

La parola ora passa agli studiosi dell’arte e forse ci farà conoscere un altro lato della vita di Leonardo. E chissà che non si dipanino altre storie omoerotiche dell’arabo Leonardo. Lo sapremo presto!


Da Torino a Padova a Ferrara rispuntano i matrimoni omosessuali

27 febbraio 2010 mario cirrito Nessun commento

Proprio mentre scriviamo Antonella D’Annibale e Debora Galbiati, due donne torinesi che formano da tempo coppia di fatto, staranno facendo gi ultimi preparativi di un giorno per oro speciale. Alle 16.00, il sindaco della loro città, Sergio Chiamparino, le unirà simbolicamente in matrimonio civile. Dopo, ovviamente, sarà festa e brindisi, ma qualcuno dei presenti sentirà un po’ di rabbia e mestizia per quell’atto simbolico che denuncia uno Stato inerme e contrario alle unioni omosessuali italiane. Il sindaco di Torino avrà fatto un gesto di dignità e di affetto verso quella coppia che rappresenterà un po’ tutte le coppie di fatto apolide di diritti in Italia; ma dopo quel gesto, quasi di ribellione e di sfida fatta da un primo cittadino, Debora e Antonella, torneranno ad essere due donne anonime per lo stato di diritto e molti tra i nostri legislatori dovrebbero sentire l’umana vergogna per questa e altre coppie di cui non sono riusciti ad occuparsi. Umana vergogna per come i cittadini LGBT italiani vengono lasciati: colmi di desideri e poveri di ogni tutela. Grazie sindaco Chiamparino e auguri ad Antonella e Debora.

Sempre restando sulle coppie di fatto, un altro caso, ieri, ha toccato altre due ragazze lesbiche, coppia di fatto, di Conselve. I giudici a cui si erano rivolti, dopo che il sindaco del loro paese aveva vietato le pubblicazioni per il matrimonio, hanno respinto il ricorso. Le due fidanzate, giovanissime, di 24 e 28 anni, assistite dagli avvocati Maria Pia Rizzo e Francesco Bilotta, apprezzati per il loro impegno a favore delle coppie di fatto omosessuali con Rete Lanford, si sono viste negate un diritto che resta a favore delle sole coppie formate da uomo e donna. Per loro, come per altre coppie che si sono rivolte ai tribunali, l’ultima parola passa alla Corte Costituzionale che si riunirà il 23 del mese prossimo.

Quella delle coppie di fatto omosessuali, resta un tema importante e fragile. Importante perché, almeno dai numeri, l’Italia detiene un record poco visibile e inimmaginabile: le coppie omosessuali che convivono o si amano sono molte di più di quelle che pensiamo. Non tutte vivono sullo stesso tetto, nella stessa città; eppure sono coppie solide, tentano una condivisione della loro vita come dei loro beni. Fragile perché in una Europa che grida al nostro paese di eguagliare i diritti per tutti i cittadini, i legislatori - di destra e di sinistra - poco si sono interessati su questo fronte. Le rare iniziative che sono arrivate a livello locale, sono poi state ostacolate dalla politica nazionale che intende mantenere per sè il diritto a decidere per non decidere nulla.

Potrebbe apparire parecchio lugubre, eppure c’è una iniziativa che lascia spazio all’ultima misericordia per le coppie di fatto. Ad Alghero stanno decidendo che conviventi etero o omosessuali potranno scegliere di essere sepolti uno accanto all’altro, in loculi formato matrimoniale. Basterà una semplice autocertificazione che dimostri di aver trascorso una vita insieme per ottenere il diritto alla sepoltura attigua, anche in assenza del vincolo della legittima unione coniugale.

Ma pare che anche lì non tutti si sono trovati d’accordo. Ha spiegato il presidente dell’organismo consiliare Giovanni Cecconello:

“Non ci vedo nulla di male e mi auguro vivamente che il provvedimento non trovi resistenze. Si tratta di un piccolo riconoscimento a chi già nella vita spesso si trova a dover fare i conti con i pregiudizi della società. Ci sono diverse sensibilità ma non credo che l’iter incontrerà degli ostacoli. Finora non si sono riscontrate vere opposizioni”.

Qualcuno, vedrete, si metterà di traverso anche in questa pietas finale.

Foto | jayceeloop


Denham Fouts, il prostituto che amava i re

26 febbraio 2010 mario cirrito Nessun commento

Se si fosse fatto notare da Hitler, come Hitler avrebbe voluto, avrebbe potuto salvare il mondo dalla Seconda guerra mondiale“. A parlare di lui in maniera così forte e illuminata fu Truman Capote, affascinato fino al midollo dalla bellezza di Denham Fouts, l’uomo che Christopher Isherwood definiva: “Il prostituto di sesso maschile più costoso al mondo”. Ora, il prestigioso e patinato magazine gay, Butt, rivela che tra i tanti nomi aristocratici, attori di alto lignaggio, mecenati e uomini d’affari miliardari, anche un re si invaghì di Denham Fouts facendoselo amante. Si tratta di Paolo di Grecia, padre di Sofia, l’attuale regina di Spagna.

A leggere la breve ma intensa vita di Fouts - morì appena trentaquattrenne - si resta meravigliati di come una bellezza dionisiaca sia riuscita ad attrarre tanto favore e tanto desiderio intorno a lui. Pare che in molti non riuscissero a svincolarsi da quel ragazzo, poi fatto uomo, di una bellezza sconvolgente. Fouts era nato il 9 maggio 1916 a Boca Grande, in Florida. Si chiamava Louis Denham Fouts, Denny per gli amici e amanti. Era i maggiore di due fratelli, Federico e Ellen. Di lui, David Gascoyne scrisse:

“un sontuoso, viziato giovane, con un sacco di fascisno fragile e difficile. Ha preferito uomini ricchi come protettori e amanti adolescenziali”

Come si siano conosciuti Denny e il principe Paolo, futuro re di Grecia e padre di Sofia di Spagna, poco e nulla si sa. Di certo, il futuro re finì nel carnet degli agiati e viziati amanti dell’escort più richiesto a quei tempi. Quando poi la storia finì, Paolo si diede in sposo alla principessa Federica di Hannover dandole tre figli, tra cui Sofia, la regina che qualche anno fa si disse contraria ai matrimoni omosessuali, creando in patria un tale vespaio da essere poi costretta a rettificare quelle dichiarazioni.

Ne conobbe tanti Fouts di personaggi famosi e parecchio danarosi, con cui intrattenne rapporti di amicizia e di stima reciproca e, ovviamente, sontuosi convivi carnali. L’editore miliardario di Horizon, una rivista letteraria, tale Peter Watson, prima di mandarlo al sicuro negli Stati Uniti allo scoppio della Seconda guerra mondiale, lo accomiatò con un regalo meraviglioso: un Picasso. E quando si era trovato a Parigi fu invece Denny a inviare un assegno in bianco a Truman Capote, scrivendo una sola parola “Vieni”. E Capote corse da lui!

Un escort di altri tempi e di altre glorie, Denham Fouts, con una vita spesso vissuta sul filo del rasoio, tra esperienze lisergiche, infuocati amanti e teste coronate che desideravano la sua compagnia, tanto da far esclamare a Glenway Wescott: “Denny? Assolutamente incantevole e incredibilmente bello“.

Denham Fouts, morì a Roma il 16 dicembre 1948, colpito da infarto, pare mentre era eduto sul water di casa. Il suo corpo fu traslato nel cimitero protestante. Una grande, brevissima vita, quella di Fouts, che ancora oggi ci appare come una incredibile fiaba.

Foto | Butt


Una “Viola di mare” nella Sicilia dell’800

19 ottobre 2009 mario cirrito Nessun commento


«Ecco, ora tu sei Pino e hai una nuova vita davanti, e io ti benedico. Ma il tuo comportamento dev’essere regolare, masculo fino in fondo.»
«Avete la mia parola. Quella di femmina e quella di masculo. Ma io posso farvela una domanda, eminenza?»
«Certo, figliolo.»
«Ma lei ci crede che il parrino si è sbagliato quando sono nato?»
«Come vescovo ci credo, come uomo so quello che è vero.»

Il brano è tratto dal libro dello scrittore trapanese, Giacomo Pilati: “Minchia di Re”, edito da Mursia e in questi giorni celebrato film, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma. La storia narrata da Pilati, vera o falsa che sia, è esemplare, magica per il periodo, quasi 100 anni fa, e strabiliante per la sua epica narrazione in una Sicilia feudataria, morsa dalle fami e dal potere, assoggettata ai voleri di pochi che decidevano per i molti. Come sempre, prima leggere il libro e poi seguirne la traccia cinematografica che, forse per un certo pudore, si chiama “Viola di Mare”.

Del film, prodotto da Maria Grazia Cucinotta, ne hanno fatto una ottima recensione i colleghi di Cineblog. La storia, una struggente storia d’amore tra Angela e Sara in una Sicilia arcaica, feudataria ma che emana fascino ieri come oggi, ci porta, in un certo qual modo, alle rivendicazioni omoaffettive dei giorni nostri. La lotta per il proprio amore, il riconoscimento sociale e culturale per una passione “proibita”, fino ad una falsa mutazione genetica che serve di certo alla gente ma serve anche a non far cessare quell’innamoramento più forte delle apparenze.

Probabilmente, come molti scrivono, il film “Viola di Mare” segue un percorso non sempre lineare con la trama del libro; difficile forse una nuova narrazione dopo quella magistrale dell’autore del libro. Ma il cinema ha il potere di esaltare, di portare per mano altra nuova gente poco avvezza alla lettura, e raccontare loro l’amore saffico struggente e così difficile in un posto del mondo dove tutto è difficile da sempre e dove, grazie ad uno stratagemma che ha dell’incredibile, una donna si fa uomo per sposare la propria innamorata. E lo fa vincendo le resistenze familiari e quelle più ostili della chiesa.
Dopo tanto cinema a marchio gay, ci voleva una bella storia che ricordasse l’amore tra donne, la loro passione e determinazione. Probabilmente, come in molti credono e sanno, l’amore saffico, all’italico maschio piace di più dell’amore tra uomini. Probabilmente ci si misura meno con alcune proprie omosessualità latenti, ma è un bene che vengano narrate al cinema anche gli amori tra donne. “Viola di Mare”, piaccia o no, dopo aver letto il libro, va in questo senso, con una probabile possibilità di fermare quel tarlo omofobico che in questi tempi sta imbrattando l’Italia.


Legge sull’omofobia in dirittura d’arrivo?

Si sa la politica necessita di tempi lunghi, di riflessioni e contrattazioni, di nero e di bianco. La dove tanti onorevoli a marchio glbtq non sono riusciti in anni di legislature, ora probabilmente, ce lo auguriamo, la palma interventista e di fattibilità toccherà ad Anna Paola Concia. Ieri, infatti, in commissione giustizia è stato votato a larga maggioranza il testo base contro l’omofobia. Questo vuol dire che presto, la discussione si sposterà nell’aula di Montecitorio, probabilmente il 12 ottobre. Martedì, sempre in commissione, si discuteranno gli emendamenti che hanno creato qualche polemica tra chi ha approvato il testo base, Pd, Pdl, Lega e Idv e Udc che si ono detti contrari a quel testo.

Le accuse di aver giocato al ribasso col Pdl, sono arrivate dall’Idv. Federico Palomba, vicepresidente della commissione giustizia alla Camera, in riferimento al ddl sull’omofobia in discussione in commissione, ha dichiarato: ”Il testo base venuto fuori in commissione è soltanto un bisbiglio che non ha alcun effetto pratico su un fenomeno di enorme gravità, che sta assumendo un rilievo preoccupante nella società. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo proposto un reato autonomo e rimaniamo fermi sulla nostra posizione, non siamo disposti ad alcun compromesso. L’attenuante non esclusa dal giudizio di prevalenza o equivalenza non serve a nulla. Basteranno attenuanti generiche per far sì che il colpevole non faccia neanche un giorno in più di galera”.

Ma il rischio sarebbe stato quello di non avere il numero legale o di calendarizzare la discussione in aula in tempi biblici. Intanto, tra i Pd qualcuno prospetta che un minimo della richiesta dell’Idv potrebbe entrare nel testo nella discussione di martedì. Intanto Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay detta alle agenzie le sue perplessità: “Nelle prossime ore, insieme ai nostri giuristi esamineremo la proposta di legge eformuleremo le nostre osservazioni rispetto ai contenuti del testo licenziato dalla Commissione. Ma - prosegue Mancuso - rispetto a questa richiesta non esiste attualmente una maggioranza parlamentare”.

Soddisfatta è Anna Paola Concia, pur conoscendo le difficoltà su temi come l’omofobia: “Il testo è frutto del lavoro di un anno in commissione, della consapevolezza e della necessità di arrivare ad una condivisione la più ampia possibile, per una legge come quella contro l’omofobia, che rappresenta un primo passo importante per il nostro paese e per gli omosessuali e i transessuali italiani. Dispiace che l’Idv non abbia voluto condividere l’adozione del testo base. Io, come relatrice, avrei voluto un altro testo, infatti avevo presentato l’estensione della legge Mancino. Ma la necessità di rompere il muro del pregiudizio e della discriminazione è più importante degli interessi personali e della propaganda politica. Idv e Udc, con il loro voto contrario, dimostrano di essere i più conservatori del Parlamento. Gli omosessuali e i transessuali italiani, me compresa, sono stanchi delle belle parole e del benaltrismo. Nei prossimi giorni -conclude Paola Concia - con la presentazione degli emendamenti, il testo potrà essere migliorato“.
Vedremo cosa accadrà. Comunque grazie, onorevole Concia.

Foto/nerobear


Erica Jong al Women’s Fiction Festival

18 settembre 2009 mario cirrito Nessun commento


La prossima settimana, dal 24 al 27 settembre, si terrà a Matera l’atteso “Women’s Fiction Festival“. Tema di questa sesta edizione sarà. “Essere scrittori”. Ospite d’onore sarà Erica Jong, una delle più colte e prolisse scrittrici che in questi decenni hanno dato voce alla letteratura delle donne; colei che ha saputo coniugare con magistrale abilità il desiderio e la critica verso governanti che dimostravano la loro antidemocraticità su temi come la guerra, le persecuzioni, l’odio verso le minoranze etniche e sessuali.

Chi può, non perda questa felice occasione di vedere e conoscere l’autrice di “Paura di volare”, datato 1974 e da allora un percorso letterario e critico che ha portato la Jong a trattare i temi del femminismo, i racconti saffici, le paure e le speranze del mondo vissute e raccontate sempre in una chiave autobiografica: lo spasso di una donna libera come poche!

Ho avuto il grande onore e la personale gioia di aver incontrato la scrittrice per due volte. L’ultima in occasione dell’uscita del suo libro “Sedurre il demonio”, edito da Bompiani, suo editore italiano fin dagli esordi. Mi si presentò una donna dolce, coltissima, tenace, con quei capelli color del grano maturo che le increspavano il viso. Era per me, una musa dei nostri giorni; il racconto vivente delle nostre speranze.

Ancor prima di “Sedurre il demonio”, aveva dato alle stampe “Il salto di Saffo”. Le chiesi cosa fosse l’amore. Lei sorrise: “L’amore è una febbre, un contagio, una tempesta tra vecchie querce“, rispose. E sulla sessualità femminile: “Le donne hanno cominciato a credere di avere diritto al proprio piacere. Vedremo se gli uomini riusciranno a tenere il passo, a condividere queste libertà!”. Era felice di aver trattato tra mitologia e realtà un personaggio come Saffo, lei che in quel romanzo si era mutata nella greca Estia per narrare ai mortali le gesta di una semi dea, protetta da Afrodite, maestra di immaginari affronti, solcata da ardenti desideri amorosi per Alceo o Faone. Trattando nel libro della passione di Alceo per i ragazzi, presentata come un’ombra rispetto agli amori di Saffo per Prassinoa o Iside, le chiesi se poco l’affascinava il rapporto tra uomini.

Se avessi parlato di gay nell’antica Grecia - rispose - non avrebbero capito. Ci si sposava, si procreava e si mantenevano rapporti di intima tenerezza con i giovinetti. Non che non mi affascini l’incontro tra maschi. Forse è una mia colpa, una mancanza della mia immaginazione. Trovo reale l’amore tra uomini ma non riesco a entrarci profondamente“.

Poi, parlando di nuovi diritti, le chiesi se riteneva giuste le nostre battaglie per il diritto all’eguaglianza, al matrimonio e all’adozione. Sospirò: “Non posso darle torto senza offendere le mie stesse battaglie e quelle delle donne. Tutti devono avere gli stessi diritti indipendentemente dalla propria sessualità. Trovo assurdo che a causa di pregiudizi si escludano gay e lesbiche da questo tipo di diritti. Si è pure scoperto che sono ottimi genitori e i bambini crescono più sani anche culturalmente e psicologicamente“.

Questa è da sempre Erica Jong, una donna felice per sua stessa ammissione e per la vita che le ha regalato una esistenza fatta di passioni, di cultura, di conoscenza e di tanto orgoglio nel difendere le donne, gli omosessuali, coloro che soffocano nel silenzio le proprie paure e angosce. Proprio lo scorso luglio, Erica Jong a Milano, al Festival La Milanesiana, aveva ricevuto il Premio Fernanda Pivano, un’altra icona della cultura internazionale che tanto rimpiangiamo.

Foto/Y’s Women


Parte la campagna: “Omofobia ha i giorni contati”

15 settembre 2009 mario cirrito Nessun commento


L’iniziativa la si deve alla generosa Paola Concia, deputata Pd, unica presenza glbtq in questa legislatura, in Parlamento. Paola che credo, parla poco ma agisce parecchio, ha presentato ieri, nella Sala del Mappamondo di Montecitorio, la campagna: “Omofobia ha giorni contati”, che ha l’intento di monitorare i giorni che i nostri legislatori impiegheranno per approvare la legge che riguarda la lotta dello Stato contro l’omofobia e la transfobia.

Noi, ovviamente, speriamo che la legge, relatrice la stessa Concia, che verrà discussa proprio oggi alla Commissione, in sede referente, dopo il suo regolare iter parlamentare, riceva presto, prestissimo, il voto favorevole dei due rami del Parlamento e che diventi, quindi, una legge dello Stato. Di questi tempi, sarebbe un gesto rivoluzionario ma soprattutto di grande civiltà e attenzione da parte dei legislatori che in questi anni ci avevano abituati alle parole, mai ai fatti.

Presentando la campagna, Paola Concia, ha sottolineato come la legge in discussione, preveda l’introduzione nel codice penale dell’aggravante dell’orientamento sessuale della persona offesa, ricordando che già da un anno, la Commissione Giustizia, lavora a questo provvedimento e che, dopo i recenti fatti, dovrebbe non aver nessun ostacolo alla sua approvazione.

Nell’occasione, Paola ha lanciato un appello ai sindaci e ai parlamentari perché facciano pressioni per una rapida approvazione della legge, che aiuterebbe una società ultimamente collassata da episodi di razzismo sessuale sempre più pericoloso e invasivo.

Basta con lo stillicidio quotidiano di aggressioni alle persone omosessuali: il Parlamento si deve
muovere e approvare una legge contro l’omofobia, che renda più pesante la pena di chi si macchia di questo tipo di reato
“, ha detto la parlamentare Pd.

Oggi, Paola avrà anche un incontro con la ministra Mara Carfagna, per vedere - come lei stessa ha precisato- se c’è la volontà da parte della maggioranza di trovare sul tema un accordo comune. La campagna sarà seguita da Youdem Tv che ha messo in cantiere un programma dedicato ai temi dell’omosessualità e che, in un certo senso, sarà una spina nel fianco per eventuali lassismi parlamentari.

”Siamo consapevoli che una legge non risolve il problema dell’omofobia - dice Titti De Simone - ma riveste un valore simbolico. Nelle forze politiche, non solo di centrodestra, c’è molta ambiguità su questi temi”. Da parte sua, Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, pare essere d’accordo con la De Simone: ”Non e’ la legge che avremmo voluto, sarebbe stato meglio un’estensione della legge Mancino”. Intanto si prepara la grande manifestazione contro l’omofobia indetta da Arcigay per il 10 ottobre a Roma. Insomma, anche noi cerchiamo di fare la nostra parte, appoggiando la campagna di Paola Concia e presenziando alle tante manifestazioni in queste settimane presenti in tante città italiane. Altrimenti, meglio non lamentarsi.


A passeggio per la città tenendosi per mano

14 settembre 2009 mario cirrito Nessun commento


Alcuni anni fa, un amico artista, si inventò per una mostra a Palazzo Reale di Milano, una bella ed efficace performance: parcheggiò due semplici sedie su una vetrata che dava sul sagrato del Duomo e lì, per tutta la durata della mostra, si accomodò con un amico scambiandosi effusioni o tenendosi semplicemente per mano. L’effetto, con le giuste luci, era parecchio armonioso, ma forse dimenticavano o non importava le reazioni delle persone che transitavano dalla piazza. Non ci furono contestazioni e la mostra ebbe un discreto successo.

Racconto questo perché in questi giorni mi sono posto una domanda che credo si facciano in molti: dopo gli attacchi omofobi a Roma, Firenze, Bologna, quali sono le città italiane ad ampio respiro di accettazioni, quali le più tolleranti? Roma è solo un caso o come Milano, male che vada si fa gli affari suoi e quel che è capitato è da ascrivere a gesti delinquenziali come capitano in altre città? La ministra Mara Carfagna, a dispetto del suo predecessore, ha bloccato i 300 mila euro stanziati dal precedente governo per la prima indagine Istat sulle discriminazioni glbtq. Peccato, oltre alla mia semplice curiosità, avremmo potuto disegnare una mappa precisa per dar modo alle organizzazioni di intervenire a favore e tutela delle persone omosessuali e transessuali.

I dubbi restano, se poi trovo sui due maggiori settimanali italiani, Panorama e L’Espresso, due servizi di taglio opposto. Il settimanale mondadoriano dà la penna ad un amico fraterno, ex assistente parlamentare di Franco Grillini, Stefano Bolognini, autore tra l’altro di un bellissimo libro “Una famiglia normale”. Stefano, per un giorno gira la capitale accompagnato dal suo ragazzo e dal fotografo che li ritrae nei luoghi visitati. Vogliono scoprire se due gay che si lasciano andare a pubbliche effusioni, proprio come succede ad ogni copia eterosessuale, rischiano l’aggressione o reazioni anomale della gente. Partono dalla Balduina per finire il loro giro al Gay Village, passando per piazza del Popolo, via del Corso, ponte Sisto, piazza Trilussa, Colosseo.

Nella città, teatro degli ultimi episodi di aggressioni e squadrismo omofobo, i due ragazzi sembrano essere ad Amsterdam o in Spagna, nessuna aggressione verbale, indifferenza da parte delle persone. Stefano si fa giuste domande: “E’ solo perché siamo in pieno giorno? Oppure perché ci sono troppi testimoni? O perché sono teste rasate non troppo rasate? Vai a capire! Probabilmente la questione non sono loro come individui ma di una città che si fa vigliacca al buio, che ha la mira facile per colpire e fuggire. Roma è tra le città che adoro, forse la più bella tra le mie città, ma il racconto di Stefano non fa cessare i dubbi che altrove, si possano consumare attacchi verso persone glbtq. E quei dubbi ce li ha anche il cronista della storia.

L’inchiesta dell’Espresso è di tenore completamente diverso, fin dal titolo: “Questo non è un paese per gay”. Racconta di quanto sia difficile per molti omosessuali, la loro vita sul lavoro dove la discriminazioni è presente, dove gay e lesbiche sono obbligati a nascondere i propri orientamenti sessuali. Sbagliate se state pensando che si tratti di operai o badanti; le persone oggetto di discriminazioni sono avvocati, ingegneri e, certo, anche operai. Ma succede anche tra le mura di conventi come testimonia la storia di Cristian, ingegnere, che decide di indossare il saio francescano ma per lui iniziano i problemi quando dichiara la propria omosessualità. Per non parlare poi delle caserme o dei corpi militari dove dichiararsi gay o lesbica significa firmare la propria condanna e l’allontanamento dalla carriera militare. Molti ci stanno, qualcuno inizia qualche causa civile, ma il problema, tutto intriso di discriminazione rimane lì, sbattuto in faccia ad una società che non riesce ad accettare la “normale”omosessualità.

Storie diverse quelle di Panorama e L’Espresso, ma che raccontano l’Italia per quello che è. Forse, qualcuno di voi, potrebbe raccontarci la sua.

Foto/Max 31055


Omofobia. A Firenze un gay pestato a sangue dopo la fiaccolata

12 settembre 2009 mario cirrito Nessun commento


Credo sia giunto il momento di essere seri, di guardare in faccia l’odio che si sta scatenando contro gli omosessuali e le transessuali e di chiedere, seriamente, alle istituzioni, ai legislatori, a chi ha il dovere di difendere l’ordine pubblico e la salvaguardia dell’integrità delle persone, di far cessare queste violenze. Il Parlamento non tergiversi, non si dia altre scuse per promulgare ed approvare una legge severa che combatta l’omfobia che si è scatenata in questo insensato Paese. Lo faccia subito, senza perdere altro tempo, perché non c’è più tempo. Stiamo assistendo, da qualche mese, inorriditi e indifesi ad una escalation di brutali aggressioni alle persone glbt. Lo Stato ha il dovere di fermare chi crede di combattere l’omosessualità menando di mani e di bastoni. E’ come un tarlo, un verme contagioso che sta infettando l’Italia con un effetto domino preoccupante.

Dopo Roma, Firenze e poi chissà quale altra città e persone. No, signori della politica, basta con le parole, le buone e oneste commozioni e partecipazioni e solidarietà: datevi da fare per rendere crimine l’aggressione alle minoranze sessuali e quindi condannarle con equa pena come atto criminale.

A Firenze, nella notte tra il 9 e il 10 settembre, un giovane di 26 anni che aveva partecipato alla fiaccolata in città contro l’omofobia e la transfobia è stato pestato a sangue da due individui. L’aggressione è avvenuta in piazza Salvemini, mentre bil giovane stava rientrando a casa dopo la manifestazione e la serata in un locale. Il ragazzo era stato avvicinato e minacciato da due uomini nel corso della serata all’interno di un locale gay del centro. I due erano stati allontanati dai gestori. Intorno alle 3 del mattino, il giovane sarebbe uscito dal locale e si sarebbe diretto a piedi verso Piazza Salvemini,
dove i due uomini, di circa 35 e 40 anni, lo avrebbero aspettato e gli si sarebbero scagliati contro a mani nude. Il ventiseienne e’ stato trovato in un bagno di sangue da alcuni amici e accompagnato a casa intorno alle cinque.

L’episodio è stato denunciato dall’Arcigay di Firenze “Il Giglio Rosa” che è entrato in contatto sia ol ragazzo che con la sua famiglia.

“Siamo vicinissimi al ragazzo e alla sua famiglia, - scrive in un comunicato stampa Arcigay Firenze - e siamo scossi dal fatto che anche la città di Firenze sia protagonista di un episodio di inaudita violenza ai danni di una persona omosessuale, proprio a poche ore dalla grossa mobilitazione contro la violenza omofobica che aveva visto una straordinaria partecipazione della cittadinanza”.

Dopo essere stato portato al Pronto Soccorso, i medici hanno deciso di trattenere il ragazzo in ospedale perché gli sono state diagnosticate, oltre che contusioni e tumefazioni, molteplici fratture: agli zigomi, alla mandibola e al naso. Nel frattempo, oltre a fornire alla famiglia un primo aiuto psicologico, Arcigay ha dato mandato ai legali dell’Associazione, avvocati Alessandro Traversi e Paola Pasquinuzzi, di raccogliere la denuncia del ragazzo aggredito. Ha chiesto, inoltre, alle autorità di individuare al più presto gli aggressori e di assicurarli al giudizio della magistratura.

“Chiediamo a tutta la comunità lgbt - prosegue Arcigay Firenze - di non avere paura, ma soprattutto di rimanere compatta e continuare con coraggio e determinazione il percorso di sensibilizzazione e isolamento delle frange violente in città. Valuteremo assieme alle altre sigle e associazioni fiorentine e nazionali quale risposta dare all’ennesimo episodio di violenza ai danni della comunità lgbt che coinvolge il nostro paese”.

Auguriamo al ragazzo aggredito una pronta e sana guarigione; ci auguriamo che questa violenza contro cittadini glbt si fermi o venga fermata da chi ha l’autorità e il dovere di farlo. Ci auguriamo che presto, prestissimo, l’Italia adotti una legge che castighi coloro che si divertono a colpire gli omosessuali e le transessuali. Ci auguriamo che questa Italia possa presto chiamarsi Europa dei diritti e delle tutele anche verso le minoranze sessuali, fermando questa barbarie di violenza.

Foto/Fe


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