Il Nepal ospiterà ad agosto il suo primo Gay Pride
A chiudere la lunga estate dell’orgoglio gay mondiale ci sarà, a sorpresa, il Nepal. Si spera che la partecipazione alla manifestazione, la prima del genere nel piccolo stato incastonato tra India e Cina, si aggiri intorno alle 3mila persone quando, il 25 agosto prossimo, il corteo arcobaleno attraverserà la capitale Kathmandu. La scelta della data non è stata casuale, visto che proprio alla fine del mese più caldo dell’anno si tiene il tradizionale festival in cui gli uomini si travestono da donne, adottato in questi ultimi anni proprio dai gruppi gay. Sunil Pant, l’attivista per i diritti gay più famoso del paese asiatico, si è detto contentissimo: “Vogliamo far diventare questa manifestazione un evento di eco internazionale. Il Nepal ha fatto così tanti progressi nel campo dei diritti lgbt negli ultimi anni, e speriamo di diffondere la speranza e di ispirare gli altri”.
Kathmandu ha decriminalizzato l’omosessualità solo nel 2007, ma i diritti degli omosessuali potrebbero entrare a breve nella Costituzione, mentre si sta pensando contemporaneamente all’adozione di una legge per permettere il matrimonio tra persone dello stesso sesso. All’inizio di quest’anno, i responsabili per il turismo nepalese hanno annunciato di attendere oltre un milione di turisti per il 2010, a fronte degli attuali 400mila, e c’è allo studio la possibilità di celebrare i matrimoni gay ai piedi dell’Everest e di continuare con una romantica luna di miele, comprensiva di un tour in sella agli elefanti.
Via – Pink News


Il New York Times, parlando di una 
La cattolicissima Argentina avrà i matrimoni omosessuali. L’America Latina, dopo Città del Messico, annovera anche l’Argentina tra i paesi in cui si potrà beneficiare di questo provvedimento storico approvato oggi dal Senato locale, dopo che nel maggio scorso il Parlamento aveva dato il suo via libera. Una splendida notizia, che fa balzare l’Argentina tra quei pochi paesi al mondo, ma il numero è in costante aumento, che permettono le nozze tra persone dello stesso sesso.
Ieri, e per tutta la durata del voto, ci sono stati incidenti e tensioni davanti al Parlamento dove, aizzate dalle organizzazioni cattoliche, oltre 60mila persone si sono radunate per opporsi al progetto di modifica del codice civile. Davanti alla sede del Congresso ci sono stati tafferugli e sono volati insulti tra i gruppi contrapposti, pro e contro questo progetto di legge diventato ormai realtà. I manifestanti cattolici sventolavano manifesti molto espliciti, come “Né unione né adozione, uomo e donna”, “Sodoma uguale Argentina” e “Voglio una madre e un padre”. Ma, nonostante le dure opposizioni delle alte gerarchie della Chiesa, l’Argentina ha deciso di uscire dall’ombra e di legalizzare l’amore tra due persone dello stesso sesso, che non sono né più né meno di una coppia eterosessuale e che meritano lo stesso rispetto e gli stessi diritti.
A poche ore dall’attesissimo voto in Senato per l’approvazione della legge sui matrimoni gay, in Argentina è scontro frontale e senza mezzi termini tra la Chiesa cattolica e il governo. Ieri, un’imponente manifestazione nelle principali città del Paese latinoamericano e nella capitale Buenos Aires ha coinvolto migliaia di persone che hanno gridato “i bambini hanno diritto a una madre a un padre” e hanno inneggiato alla “guerra di Dio” contro un “progetto del demonio”. Dopo il parere favorevole ottenuto alla Camera dei Deputati, il presidente, Cristina Fernandez de Kirchner, ha affermato che non porrà il veto sulla legge quando approderà sulla sua scrivania per l’approvazione definitiva, e anzi si è definita “sorpresa e preoccupata” in riferimento alla guerra santa scatenata da alcuni vescovi cattolici, che hanno usato toni apocalittici per definire questo provvedimento di tutela dei diritti lgbt.


La governatrice dello stato delle Hawaii ha posto il suo potere di veto alla legge sulle unioni civili tra omosessuali, già approvata dal Parlamento e dal Senato a maggioranza. La repubblicana Linda Lingle, dopo due mesi di dure polemiche e dibattiti accesi, ha riflettuto e ha deciso di non tradurlo in legge. Se fosse stata implementata, la misura avrebbe garantito alle coppie omosessuali gli stessi diritti civili e gli stessi benefici dello Stato garantiti alle coppie sposate, anche se per le coppie dello stesso sesso questo non si prefigurava come “matrimonio” ma come semplice “unione civile”, proprio per ribadire l’unicità del matrimonio stesso.
Qualora venisse autorizzato l’uso di simboli religiosi, le unioni civili diventerebbero cosi praticamente indistinguibili dai matrimoni tradizionali, dal momento che il Parlamento ha rimosso da marzo scorso il divieto di celebrare le unioni omosessuali in chiesa e in altri luoghi di culto delle varie fedi religiose. Un passo importante per l’intero mondo britannico, nel tentativo di equiparare le unioni civili per le coppie dello stesso sesso al matrimonio tradizionale e riconoscerne gli stessi diritti. Nel regno di Sua Maestà, la legge sul partenariato civile è stato approvata nel 2005 dall’allora governo laburista di Tony Blair.
“Today” è un noto e seguito programma americano che ha deciso di indire un concorso tra
Seguendo la linea negazionista del suo predecessore Kevin Rudd, il nuovo Primo Ministro australiano Julia Gillard ha confermato quello che è il suo punto di vista personale e del suo establishment sui matrimoni gay:
Sabato scorso due ragazzi, da sempre cattolici credenti, hanno coronato finalmente il loro sogno di sposarsi in chiesa, davanti a pochi intimi e nella più completa discrezione. A volerlo non era però una “normale” coppia etero, bensì due uomini residenti nella zona di Locarno che si sono potuti unire grazie alla Chiesa Cattolica Cristiana Svizzera (Vetero cattolico). La stessa Chiesa Vetero Cattolica precisa che questo, come altri matrimoni celebrati nelle chiese protestanti, è solamente una benedizione del partenariato tra due persone dello stesso sesso.
Sigurdardottir, l’unico premier al mondo dichiaratamente gay, non ha perso l’occasione per coronare formalmente il suo sogno d’amore e ha inaugurato la nuova legge che porta l’Islanda nel novero dei paesi europei dove è possibile celebrare matrimoni tra contraenti dello stesso sesso, assieme all’Olanda, al Belgio, alla Norvegia, alla Svezia, alla Spagna e al Portogallo. Gli amanti delle cerimonie solenni e fastose rimarranno però delusi: alla coppia lesbica sono bastate solo un paio di firme su un documento che chiede, e automaticamente ottiene, la conversione dell’unione civile in matrimonio, per diventare ufficialmente moglie e moglie.



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