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La Corte Suprema del New Jersey si rifiuta di decidere sui matrimoni gay

29 luglio 2010 Robo Nessun commento

New Jersey from the lower west Manhattan EsplanadeLa Corte Suprema del New Jersey si è rifiutata di decidere sulla validità dei matrimoni gay dopo aver respinto la domanda di un gruppo di sei coppie dello stesso sesso che chiedevano il diritto di sposarsi.

Le coppie richiedenti si erano rivolte alla Corte Suprema perché, secondo loro, solo con le unioni civili in New Jersey si sta violando l’ordinanza emessa dal tribunale ben quattro anni fa nella quale si afferma che gli omosessuali che vogliono sposarsi devono poter usufruire delle stesse condizioni degli eterosessuali. I membri della Corte Suprema hanno sostenuto che la domanda delle coppie doveva essere esaminata prima dai tribunali di grado inferiore: così facendo si sono bellamente lavati le mani.

In New Jersey i gay possono registrarsi come coppie domestiche o come unioni civili: forme giuridiche che, pur riconoscendo la relazione, di fatto non assicurano gli stessi diritti di cui godono i matrimoni etero.

Foto | Flickr

La Corte Suprema del New Jersey si rifiuta di decidere sui matrimoni gay é stato pubblicato su queerblog alle 14:01 di giovedì 29 luglio 2010.


Giuseppe Civati a Queerblog: “Il Pd è contro gli omofobi” (come il sindaco di Spresiano)


Al termine della scorsa settimana, quando ancora Riccardo Missiato non aveva rettificato la propria posizione sulla comunità omosessuale, abbiamo raggiunto al telefono Giuseppe Civati che insieme a Paola Concia e Ivan Scalfarotto ha sostenuto la candidatura di Ignazio Marino alla segreteria del Partito Democratico.

Abbiamo deciso di commentare con Giuseppe Civati quanto è accaduto in Veneto per capire se il Partito Democratico, di cui fa parte, ha (come sostenuto in più occasioni da diversi utenti della community) deciso di escludere dal proprio programma politico la tutela del proprio elettorato non eterosessuale.

Il questo periodo dell’anno, nel 2009, sostenevi la candidatura di Ignazio Marino alla segreteria del Partito Democratico. Marino è stato l’ultimo, tra i grandi leader del Pd, a parlare di tutela delle persone omosessuali e delle coppie di fatto. Il tuo partito, nel frattempo, si è dimenticato queste tematiche?
No, non le ha dimenticate ma forse non ha scelto di fare la cosa più importante che era di assumere queste tematiche come integranti di una proposta politica contemporanea che sa sa affrontare la società in cui viviamo. Mi pare che il paese, nel frattempo, anche alla luce di episodi molto gravi abbia fatto un passo indietro. Forse, a maggior ragione, ci vorrebbe un impegno più vistoso del Partito Democratico su questi argomenti cominciando da una visione condivisa sulle coppie di fatto che rientrava nella proposta di Ignazio Marino.

Secondo te come si è comportato il Partito Democratico sulla vicenda di Spresiano, dove il sindaco (appoggiato dallo stesso Pd) prima di una rettifica ufficiale ha chiesto di vietare agli omosessuali le rive del Piave?
Con il mio intervento, pubblicato nelle stesse ore in cui Paola Concia redigeva il suo, chiedevo a Pierluigi Bersani di esprimersi perché mi pare chiaro che nel Partito Democratico non ci possano stare gli omofobi e che lo stesso partito non possa sostenere delle persone che si contraddistinguono per la loro omofobia. Non c’è nessuna tolleranza verso chi è razzista, discriminatorio e in questo caso qualcuno lo è stato.

Come valuti da esponente del Pd il silenzio che hanno adottato i vertici del Pd malgrado i richiami tuoi e di Paola Concia?
Io spero solo che ci sia solo un po’ di superficialità e non intenzione di non dichiararsi in merito. Basta prendere una posizione netta e nella direzione che dicevo prima. L’omofobia con il Pd non deve avere niente a che fare. Il Pd è contro l’omofobia e gli omofobi. Questa cosa va detta. Probabilmente alcuni esponenti del Pd non hanno ancora una consapevolezza sull’argomento.

Tra una parte e l’altra dell’intervista accennavi a quando Paola Binetti rilasciò delle dichiarazioni omofobe. L’allora segretario Walter Veltroni come si comportò?
Il gruppo dirigente del Pd si comportò come oggi si comporta come oggi quando era semplicissimo affermare quello che dicevo. Poi sarebbe stata Paola Binetti a prendere le decisioni. Il Partito Democratico ogni volta che si verificano casi di discriminazione deve prendere una posizione. Deve farlo, con rispetto parlando, il segretario che darebbe al messaggio un peso politico più importante.

Foto | Flickr

Giuseppe Civati a Queerblog: “Il Pd è contro gli omofobi” (come il sindaco di Spresiano) é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di mercoledì 28 luglio 2010.


Australia. Ministro lesbica contraria ai matrimoni gay: “I valori vanno rispettati!”

Penny Wong

Quando leggo di questi casi, mi viene sempre da sorridere perchè immagino dei robottini caricati a molla che camminano lungo una stanza, agitando le braccia con lo stesso ritmo, fino ad esaurimento “spinta”. Si crede che una persona che ha subìto esperienze negative e discriminazioni nel corso della propria vita, ti possa capire e invece, in maniera assurda, spesso si allea con il nemico. E, infatti, Penny Wong, Ministro per il Cambiamento Climatico, l’Efficienza Energetica e l’Acqua e dichiaratamente lesbica, si è dichiarata fermamente contraria ai matrimoni gay, nonostante le discriminazioni provate in prima persona per essere omosessuale e per la sua origine asiatica. Ma l’idea resta quella.

Le motivazioni? Tra le più “originali”: con orgoglio di definisce cristiana praticante, ora single dopo una lunga relazione con un’altra donna, sostiene che il matrimonio sia nato in una cultura non gay, quindi come tale debba essere rispettata la visione sociale e religiosa dell’impegno, includendo solo legami tra uomo e donna.

E questa strategia politica pare abbia avuto consensi, dal momento che sembra essere avvantaggiata e in prima fila nelle elezioni del prossimo ottobre. Del resto, nel 2008 ha presentato in Parlamento un disegno legge che garantiva alle coppie dello stesso sesso, la parità di diritti in materia di assistenza sanitaria e servizi delle pensioni. E quindi si definisce sensibile ai problemi dei diritti Lgbt (quelli che sceglie lei, però…)

Australia. Ministro lesbica contraria ai matrimoni gay: "I valori vanno rispettati!" é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di mercoledì 28 luglio 2010.


La nuova costituzione dello Zimbabwe nega i diritti lgbt

Mentre il mondo occidentale sta facendo passi in avanti per l’approvazione delle unioni omosessuali e l’eliminazione delle discriminazioni su base sessuale, il Continente Nero sta continuando a stupirci in negativo. L’ultimo caso arriva dallo Zimbabwe, dove gli omosessuali non sono assolutamente contemplati nella bozza costituzionale che dovrà essere sottoposta a breve a referendum. L’omosessualità non è attualmente illegale nel paese africano, ma la sodomia è punita con una pena detentiva fino a un anno. L’associazione nazionale Gays and Lesbians of Zimbabwe (Galz) è stata spesso vittima di intimidazioni e dichiararsi omosessuale comporta una vita di vessazioni e il pericolo di uccisione, in un Paese dove i pregiudizi e gli stereotipi sui gay sono ancora vivi e ampiamente diffusi.

Il coordinatore dell’assemblea costituente, Munjodzi Mutandiri, ha dichiarato che la questione dei diritti degli omosessuali è stata da entrambi i partiti politici, lo Zanu-Pf del presidente Robert Mugabe e il Mdc del primo ministro Morgan Tsvangirai, sacrificata al consenso: “I politici sanno che l’omosessualità è un argomento spinoso in Zimbabwe e lo usano per scopi politici”. Il presidente Mugabe, conosciuto per la sua omofobia, alla Fiera internazionale del Libro di Harare nel 1995, definì i gay “peggiori di cani e maiali”, ribadendo la sua posizione discriminatoria la settimana scorsa, di fronte alla folla riunita nella Chiesa Apostolica del distretto orientale di Marange, quando tuonò il suo no “ai diritti degli omosessuali”.

Il gruppo Galz non si arrende e chiede strenuamente che siano rispettati i diritti degli omosessuali nella vita quotidiana, sul posto di lavoro, negli ospedali e nella ricerca dell’alloggio. “Anche se in molti accoglierebbero con favore la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, per noi la priorità è che siano protetti i diritti di base di gay e lesbiche” ha specificato il direttore Chesterfield Samba. Il Galz ha presentato le sue richieste al Comitato parlamentare sulla Costituzione (Copac), riunito dal 21 giugno scorso, ed è ancora in attesa di una risposta. “Ma siamo sicuri che le nostre istanze non saranno incluse nel documento finale”, ha concluso laconicamente Samba.

Via – Diretta News


Omofobia. Una soluzione per proteggere i matrimoni? Uccidere i gay

antigay

Un’organizzazione nazionale statunitense per supportare il matrimonio ha proposto una soluzione per salvaguardare le nozze, durante un rally ad Indianapolis: condannare le coppie gay a morte. È stato Bil Browning, un blogger, a riferire la cosa nel suo sito, postando una foto come prova del bus “One man, one woman”.

Infine, assurdità delle assurdità, in fondo al foglio distribuito, un nome e cognome, con indirizzo e recapito. Come a dire “Per maggior informazioni…

Fortunatamente, solo 40 erano i presenti di questa organizzazione, contro i 250 attivisti lgbt accorsi per contrastare quest’iniziativa.

Foto | Alice Hoenigman

Omofobia. Una soluzione per proteggere i matrimoni? Uccidere i gay é stato pubblicato su queerblog alle 12:01 di martedì 27 luglio 2010.


Georgia: studentessa fa causa alla scuola contraria alle sue opinioni antigay

jennifer keeton Jennifer Keeton, laureanda, ha fatto causa alla Augusta State University, colpevole di aver violato i suoi diritti: i funzionari scolastici, infatti, hanno minacciato di espellerla se non avesse completato un piano di lavoro che comprendeva progetti sulla diversità.

La Keeton, infatti, ripeteva frequentemente, in classe e fuori dall’aula, quanto, in base ai suoi credo religiosi, l’omosessualità fosse qualcosa di immorale e una scelta di stile di vita. Ma dopo l’incarico assegnatole, è lei che ha fatto causa all’istituto, rappresentata dall’ Alliance Defense Fund, un gruppo di avvocati cristiani, che accusa la scuola di aver violato il primo emendamento che prevede la libertà di parola e di esercitare la propria religione:

“Uno studente dell’università pubblica non dovrebbe essere minacciato d’espulsione per essere Cristiano e per rifiutarsi di rinunciare pubblicamente alla sua fede, cosa che invece sta accadendo qui”

Via | Ajc

Georgia: studentessa fa causa alla scuola contraria alle sue opinioni antigay é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di lunedì 26 luglio 2010.


Giornalista ugandese licenziata perché sostiene la causa gay

26 luglio 2010 Robo Nessun commento

Giornalista ugandese licenziata perché sostiene la causa gayVal Kalende (in foto) è una giornalista ugandese ed è lesbica che ha parlato pubblicamente contro le leggi antiomosessuali del suo paese e ha viaggiato per diversi stati illustrando la pericolosa situazione che vive in Uganda chi è omosessuale. Per questi motivi Val Kalende è stata licenziata.

I suoi problemi sono iniziati quando ha attaccato Martin Ssempa, pastore omofobo, che difende la condanna dell’omosessualità con la pena di morte. Come abbiamo avuto modo di ricordarvi, il pastore Ssempa ha anche proiettato in chiesa immagini porno gay per rinforzare il rifiuto da parte delle persone.

Attualmente Val Kalende si trova negli USA e quando rientrerà in Uganda non si sa come verrà accolta. Continuerà senza dubbio a dare manforte a gruppi di attivisti ugandesi (come Freedom e Roam Uganda) ma è molto probabile che verrà arrestata. Piena di speranza Val ha affermato:

“Sono fiduciosa che le cose cambieranno, soprattutto quando guardo indietro e vedo come erano le cose pochi anni fa. C’è da continuare a lottare per la visibilità lgbt”

Via | Universo Gay
Foto | 365gay

Giornalista ugandese licenziata perché sostiene la causa gay é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di lunedì 26 luglio 2010.


Congedato dall’esercito il leader dei soldati gay americani

Il “Don’t Ask, Don’t Tell” miete un’altra vittima. La terribile e omofoba legge americana che vieta ai soldati omosessuali di dichiarare il proprio orientamento sessuale, pena la radiazione immediata, ha fatto sì che il tenente Dan Choi fosse congedato. Choi ha un curriculum militare di tutto rispetto – è un veterano della guerra in Iraq, dove ha comandato un plotone di fanteria, e parla fluentemente l’arabo -, ma ciò nonostante ha pagato con il suo amato posto di lavoro l’outing fatto in diretta tv ala rete MSNBC. L’esercito ha avviato, nel marzo dello scorso anno, il provvedimento disciplinare a suo carico che ha portato alla decisione di espulsione presa giovedì scorso.

Choi è uno dei militanti più conosciuti nella battaglia che i gay che servono l’esercito degli Stati Uniti stanno conducendo da anni per il riconoscimento dei loro diritti, da quando l’ex presidente Bill Clinton firmò questa norma che da quasi vent’anni condiziona la vita di migliaia di gay e lesbiche. L’ex tenente è stato arrestato un paio di volte ed è arrivato perfino a incatenarsi davanti alla Casa Bianca per protestare contro questa legge. È il fondatore di KnightsOut.org, un’organizzazione composta da cadetti e diplomati dell’accademia militare di West Point che promuovono i diritti delle persone lgbt: lo stesso gruppo stima che ci siano 65mila omosessuali all’interno delle forze armate statunitense e che 12.500 siano stati congedati a causa del “Don’Ask, Don’t Tell”. ”Dopo undici anni di servizio, dall’accademia di West Point al campo di battaglia, questa notizia mi riempie di dolore”, ha commentato Choi. ”Nonostante sia molto triste – ha aggiunto – non mi sento una vittima. Non sono io a essere colpito, ma tutto l’esercito americano che si priva di una persona che ha fatto bene il suo lavoro, che era utile agli Stati Uniti. Questo è allo stesso tempo un annuncio doloroso e insopportabile, ma il mio impegno continua. Rimanere in silenzio quando i miei concittadini vengono licenziati e puniti per esprimere semplicemente quello che sono come persone significherebbe andare contro il significato dell’uniforme e dell’America”.

L’amministrazione Obama si sta impegnando in questi mesi per abrogare questa normativa, che penalizza sia il mondo gay sia l’intero Paese, ma sul suo cammino sta incontrando le resistenze delle gerarchie militari e di alcuni settori repubblicani della società a stelle e strisce. La proposta di riforma della legge dovrà essere prima approvata dal Congresso e poi dal Pentagono, ma tutto fa sperare per il meglio – viste anche le ultime novità in materia sanitaria e fiscale approntate dal presidente USA a favore delle coppie gay – per la futura cancellazione di questa norma discriminatoria.

Via – Blitz Quotidiano


Fiori d’arancio gay: Giorgio Nocentino e Jaime Zapata prima coppia gay a sposarsi in Argentina

25 luglio 2010 Robo Nessun commento

Fiori d'arancio gay: Giorgio Nocentino e Jaime Zapata prima coppia gay a sposarsi in Argentina

Sabato prossimo, 31 luglio, verrà celebrato il primo matrimonio gay in Argentina: gli sposi sono Giorgio Nocentino, 44 anni, e Jaime Zapata, 52, entrambi cileni residenti in Argentina, che convivono da 23 anni.

Giorgio lavora nel campo della moda e Jaime lavora con gli anziani: i due si sono conosciuti nel 1988 in una discoteca cilena e nel 1996 si sono trasferiti in Argentina. Il matrimonio sarà celebrato a Mendoza e la coppia ha ricevuto il permesso di anticipare le nozze al 31 luglio, mentre la legge sulle nozze gay entrerà in vigore il 2 agosto.

Al momento attuale almeno 257 coppie omosessuali di paesi latinoamericani ed europei hanno chiesto informazioni su come fare per contrarre matrimonio in Argentina.

Foto | Diario Los Andes

Fiori d'arancio gay: Giorgio Nocentino e Jaime Zapata prima coppia gay a sposarsi in Argentina é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di domenica 25 luglio 2010.


Comic-Con: fan sbeffeggiano cartelli della Westboro Baptist Church


Dio odia i gay. È questo lo slogan più amato dalla Westbor Baptist Church durante le loro proteste ai funerali o concerti di persone che, anche solo lontanamente, hanno appoggiato la causa gay. E, durante il Comic-Con (convegno dei comics a San Diego), alcuni partecipanti hanno voluto fare la parodia di questo gruppo, con cartelli divertenti e dissacranti.

“Dio odia i gattini”, “Dio odia gli Jedi” e “Dio ama Robin gay” sono solo alcuni esempi: inoltre, ad un certo punto, si sollevava anche un coro che gridava, a gran voce: “Di cosa abbiamo bisogno?” “Sesso gay!” “E quando lo vogliamo?”, “Adesso!”.

Avrei voluto esserci. Eccovi la gallery: io le trovo meravigliose.

Via e Foto | ComicsAlliance

Comic-Con: fan sbeffeggiano cartelli della Westboro Baptist Church é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di sabato 24 luglio 2010.


USA: Dan Choi, leader dei militari gay, radiato dall’esercito

24 luglio 2010 Robo Nessun commento

USA: Dan Choi, leader dei militari gay, radiato dall'esercitoLo scorso anno Dan Choi, tenente dell’esercito e veterano della guerra in Iraq, sfidando il don’t ask, don’t tell aveva fatto coming out nel corso di una trasmissione televisiva. Ora è stato radiato dall’esercito per aver parlato liberamente del proprio orientamento sessuale. Ai microfoni della CNN, Dan Choi ha commentato:

“Questo è allo stesso tempo un annuncio doloroso e insopportabile. Ma il mio impegno continua. Rimanere in silenzio quando i miei concittadini vengono licenziati e puniti per esprimere semplicemente quello che sono come persone significherebbe andare contro il significato dell’uniforme e dell’America”.

Choi è il fondatore dell’organizzazione Knights Out, composta da cadetti e diplomati dell’accademia militare di West Point per promuovere i diritti lgbtqqi. Secondo l’organizzazione ci sono 65mila gay nelle file dell’esercito USA e circa 12mila sono stati congedati da quando è entrato in vigore il don’t ask, don’t tell.

Foto | KoreAm

USA: Dan Choi, leader dei militari gay, radiato dall'esercito é stato pubblicato su queerblog alle 08:01 di sabato 24 luglio 2010.


Sentenza storica in Cile: riconosciuto diritto di adozione a un gay

23 luglio 2010 Robo Nessun commento

Sentenza storica in Cile: viene riconosciuto il diritto di adozione a un gayUn giudice di Santiago ha riconosciuto che l’orientamento sessuale di una persona non è un elemento che possa inficiare l’idoneità di chi adotta e ha permesso a un uomo gay – Elías Bermúdez (in foto) – di adottare suo nipote. La sentenza ne ribalta una precedente di una corte distrettuale che aveva negato la custodia di un bimbo di poco meno di tre anni a suo zio, basando il rifiuto sul fatto che lo zio fosse omosessuale.

Esultano – e ne hanno motivo – le associazioni glbt cilene. Rolando Jiménez presidente del Movimento di Integrazione e Liberazione Omosessuale del Cile, ha definito storica la sentenza:

“È un verdetto storico perché toglie di mezzo il precedente giuridico per il quale l’orientamento sessuale della persona che richiede l’adozione non è da tener presente per valutare l’idoneità del richiedente stesso. Siamo contentissimi ed emozionati perché tale sentenza ridisegna un quadro qualitativamente migliore rispetto a come veniva percepita la relazione tra omosessualità e adozione o affido dei minori”.

Anche se le sentenze su questo tema non fanno giurisprudenza è pur sempre un passo avanti. Ancora una volta, dunque, dall’America Latina giungono notizie di speranza per i diritti gay.

Sentenza storica in Cile: riconosciuto diritto di adozione a un gay é stato pubblicato su queerblog alle 08:01 di venerdì 23 luglio 2010.


California: sondaggio evidenzia maggiore supporto per i diritti gay dopo la Proposizione 8

proposizione 8 sondaggio gay In base ad una ricerca, un californiano su quattro sostiene maggiormente i diritti gay rispetto a cinque anni fa, paragonato a quell’8% che invece è diventato più ostile al mondo Lgbt col passare del tempo. Ideato dalla Washington, D.C. Public Religion Research Institute, il sondaggio ha voluto notare le differenze di pensiero a due anni dalla Proposizione 8, legge che impedisce i matrimoni gay in California. Sono stati contattati 3,300 abitanti, con domande scritte in inglese e spagnolo (per i latini). E i risultati evidenziano come il 75% sia favorevole ad una legge che protegga i diritti gay sul lavoro, il 69% vorrebbe che i gay potessero dichiararsi per prestare servizio militare nell’esercito, il 56% è persino favorevole alle adozioni gay.

Le indagini hanno evidenziato come sia stato influente e predominante l’influenza della Chiesa e del Clero per molti abitanti, “ammaestrati a dovere”. Secondo i risultati, se vi fosse una nuova votazione domani per decidere se permettere i matrimoni gay, la legge passerebbe senza alcun dubbio. Robert P. Jones, direttore del Public Religion Research Institute ha affermato:

“Ci sono buoni segni e prove che dimostrano come il vento stia cambiando, ci stiamo muovendo in una direzione positiva in merito ai diritti di gay e lesbiche”

Via | LaTimes
Foto | ArionTheDaily

California: sondaggio evidenzia maggiore supporto per i diritti gay dopo la Proposizione 8 é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di giovedì 22 luglio 2010.


La Presidente dell’Argentina promulga la legge sul matrimonio gay

22 luglio 2010 Robo Nessun commento

La Presidente dell'Argentina promulga la legge sul matrimonio gay

Cristina Fernandez de Kirchner, presidente dell’Argentina, ha promulgato la legge che permette il matrimonio tra persone dello stesso sesso. In questo modo l’Argentina è ufficialmente il primo Paese dell’America Latina ad avere il matrimonio per tutti ed il decimo nel mondo. Nel promulgarla la presidente ha affermato:

“È un momento speciale per tutti. Ora siamo una società un po’ più ugualitaria rispetto ad una settimana fa. Avremmo potuto farlo prima e non abbiamo promulgato una legge, ma un passo istituzionale determinante per costruire una società che appartenga a tutti”.

Dichiarazione, questa, che si inserisce nella scia delle sentite parole dette qualche giorno fa sempre dalla presente Fernandez sull’approvazione del matrimonio gay.

Una società più uguale per tutti avanza: speriamo di non perdere il treno, qui in Italia.

Foto | Sur

La Presidente dell'Argentina promulga la legge sul matrimonio gay é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di giovedì 22 luglio 2010.


Constance McMillen vince la battaglia contro la scuola che l’aveva discriminata perché lesbica

21 luglio 2010 Robo Nessun commento

Constance McMillen vince la battaglia contro la scuola che l'aveva discriminata perché lesbica

Lo scorso aprile una scuola del distretto scolare di Itawamba nel Mississippi aveva annullato il ballo scolastico perché la studentessa Constance McMillen (in foto) voleva accompagnare la sua fidanzata, anche lei studentessa, e ballare con lei. Insomma, una vera e propria discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Ma Constance non si è persa d’animo e ha intrapreso una battaglia legale.

Ora Constance ha vinto: il suo liceo dovrà risarcirla con 35mila dollari (circa 27mila euro) e pagare le spese legali. Non solo: la scuola ha dovuto prendere l’impegno di non discriminare più i suoi alunni sia in aula che nelle attività esterne.

Questo sì che significa educare!

Constance McMillen vince la battaglia contro la scuola che l'aveva discriminata perché lesbica é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di mercoledì 21 luglio 2010.


Intervista a Elijah e Milo Peters, i gemelli protagonisti del film porno gay “Taboo”

Elijah Milo Peters Ieri vi abbiamo parlato di Elijah e Milo Peters, i due gemelli che hanno interpretato il porno gay Taboo, facendo sesso non protetto tra di loro. E c’era chi difendeva la scelta parlando di libertà di amare e fare sesso con chi si preferisce e chi invece era contrario all’idea e indignato. Oggi, vi riportiamo l’intervista ai due gemelli, protagonisti e soggetti in prima persona di questo “film scandalo”, con domande sulla loro vita privata e pubblica . Si presentano: Milo ha quasi 20 anni, si è diplomato al college tecnico ed Elijah invece è alto 182 e ha preso anche lui il diploma:

Chi è più vecchio di voi due?
Milo, esattamente di due minuti.

Se qualcuno guarda il vostro film, come fa a riconoscervi?
È difficile. Noi ci conosciamo nei minimi dettagli, possiamo dirti chi è nella scena. Ma possiamo anche pensare che per i nostri fan sia un problema quello di riconoscerci. Ma ti dirò un piccolo segreto: se noti, quando siamo eccitati, il mio pene curva verso destra, quello di Elijah verso sinistra.

Come siete diventati modelli per Bel Ami?
Quando eravamo più giovani, avevamo immediatamente capito che avremmo voluto essere porno attori gay. Una volta maggiorenni, abbiamo potuto iniziare a lavorare. Non ricordiamo esattamente come è iniziato il tutto. Abbiamo mandato le nostre foto a loro e dopo poco abbiamo avuto il primo casting.

Quando avete avuto il primo interesse sessuale per l’altro?
La nostra prima esperienza è stata a 15 anni. Del resto, siamo entrambi bisessuali. Solo poco dopo abbiamo scoperto che eravamo strettamente attratti l’uno dall’altro. Così abbiamo iniziato a fare “gli scemi” tra di noi. Ma lasciatemi specificare che più diventiamo grandi, più l’interesse verso le donne cala.

Cosa fate in privato che nel film non fate? Siete entrambi versatili?
Amiamo fare sesso, questo è sicuro. Noi siamo spontanei e non ci piace organizzare. Vogliamo solo fare quello che sentiamo e divertirci. Tranne per le cose davvero “malate”, il resto è indifferente. E ci piace che la telecamera sia lì.

Quali sono le reazioni che avete avuto da chi viene a sapere delle vostre abitudini sessuali? La gente si relazione diversamente da voi quando scopre che fare sesso l’uno con l’altro?
Beh, purtroppo, una volta che la gente scopre che ci piacciamo e facciamo sesso, reagiscono in modo negativo. Ridono e ci mettono al centro dei pettegolezzi. Ma non ci importa, la cosa che conta è che noi ci sentiamo bene e felici.

Conoscete altri familiari che hanno avuto esperienze sessuali?
No, mai sentito di nessun altro

Circa un anno fa, ho intervistato alcuni registi che hanno lavorato con fratelli. Nel 1970, gli studios americani non erano preoccupati o spaventati dell’incesto, ma oggi lo sono. Un regista americano conosce due cugini che vogliono fare un film insieme, ma il suo avvocato non glielo permette. La stessa cosa per un altro, a Rio De Janeiro, con un paio di gemelli. Williams Higgins, a Praga, è l’unico regista che non teme questo limite. George Duroy farà mai un film in cui voi due ve lo succhiate e scopate insieme? Sarebbe così osceno ed impensabile?
Non abbiamo assolutamente problemi a fare sesso insieme davanti ad una cinepresa. Se ne avessimo la possibilità e fosse un buon prodotto, accetteremmo sicuramente! La nostra unica preoccupazione è che la gente si diverta guardando questo genere di film

Cosa condividete insieme, escludendo i film per adulti?
Facciamo tutto assieme. Non abbiamo bisogno di nessun altro se non lo vogliamo. Amiamo uno stile di vita sano e andiamo regolarmente in palestra.

Avete mai fatto altri film per adulti, escludendo questo per Bel Ami?
Mai! E non è nei nostri progetti. Saremo sempre i ragazzi di Bel Ami! L’unica eccezione è se la società dovesse collaborare con altri studios.

La cosa migliore e peggiore di avere un gemello?
Non ci sono svantaggi per noi, amiamo essere gemelli. Certa gente cerca la propria anima gemella nel corso della propria vita, ma noi ne abbiamo avuta già una fin dalla nascita

Avete altri fratelli o sorelle? La vostra famiglia sa quello che fate?
No, siamo solo noi due. Sfortunatamente, la nostra famiglia ci ha abbandonati quando hanno scoperto quello che stavamo facendo. Ora siamo noi due la nostra famiglia.

Quali sono i vostri obiettivi nell’industria del porno? E cosa pensate di fare dopo?
Prima di tutto, siamo davvero riconoscenti ai nostri fan e vogliamo fare del nostro meglio per renderli felici. Vorremmo entrare nella Hall Of Fame. Ci piacerebbe restare nel mondo dei film per adulti il più tempo possibile. Poi potrebbe essere interessante lavorare dietro la cinepresa, in modo da poter vedere le cose da un’altra prospettiva. Magari potremmo anche girare un buon film! Una volta terminata l’esperienza in questo settore, speriamo di poter lavorare come personal trainers (che è già comunque adesso il nostro secondo lavoro).

Insomma, un’intervista sincera a 360 gradi, dal lavoro alla “discriminazione” della gente quando scopre il loro legame e rapporto speciale. E la cosa che mi lascia un po’ “critica” è la ripetizione continua di “ci piace fare sesso davanti alle telecamere”. L’avevamo sospettato, Elihaj e Milo, l’avevamo capito. E, scusate, ma la frase “Certa gente cerca la propria anima gemella nel corso della propria vita, ma noi ne abbiamo avuta già una fin dalla nascita” se da un lato è commovente, dall’altro la trovo davvero limitante. E’ la vita di due persone singole o di chi non affronta il mondo “esterno”, vivendo nel proprio “felice microcosmo”?

Via | ElijahMiloPeters
Foto | Bel Ami

Intervista a Elijah e Milo Peters, i gemelli protagonisti del film porno gay "Taboo" é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di mercoledì 21 luglio 2010.


Amnesty International chiede il matrimonio gay per tutta l’America Latina. E la giudice Marta Covella fa un passo indietro

21 luglio 2010 Robo Nessun commento

Amnesty International chiede il matrimonio gay per tutta l'America Latina. E la giudice Marta Covella fa un passo indietroCom’era prevedibile, l’approvazione del matrimonio gay in Argentina si sta trasformando in una sorta di tsunami per il l’America Latina: movimenti e organizzazioni varie hanno iniziato ad agire concretamente per far sì che anche nei loro paesi il matrimonio fra persone dello stesso sesso diventi realtà. Tra le varie organizzazioni c’è da notare Amnesty International che chiede il matrimonio gay per tutta l’America Latina. Per la ONG il matrimonio gay è

un passo storico nel cammino verso l’uguaglianza di diritti delle persone lgbt in Argentina. Ora dipende dal resto dei paesi dell’America Latina seguire l’esempio dell’Argentina.

Sempre a proposito di Argentina e nozze gay, la giudice Marta Covella – che aveva affermato che non avrebbe mai unito in matrimonio due persone dello stesso per non cadere nell’ira divina – ha fatto un passo indietro: dopo un colloquio con il suo parroco ha deciso di incontrare le coppie gay di cui nemmeno voleva sentir parlare. Chissà, a volte i miracoli avvengono.

Amnesty International chiede il matrimonio gay per tutta l'America Latina. E la giudice Marta Covella fa un passo indietro é stato pubblicato su queerblog alle 08:01 di mercoledì 21 luglio 2010.


Pakistan: trans utilizzate per imbarazzare chi non paga le tasse

pakistan gay

In Pakistan, meno dell’1% della popolazione paga le tasse; così, la divisione del Governo ha deciso di utilizzare le transessuali come mezzo per imbarazzare pubblicamente chi ha evaso il pagamento.

La notizia, riportata dal New York Times, ha qualcosa di sconvolgente, eppure è proprio così: il Clifton Cantonment Board, il gruppo che ha il compito di raccogliere il denaro delle tasse, ha ideato questo metodo assai discutibile.

In Pakistan le transessuali sono motivo di vergogna pubblica e il confronto con gli evasori potrebbe convincerli a pagare pur di non trovarsi nuovamente al centro di una simile situazione. Civiltà, non c’è che dire… (?). Eppure ho la convinzione che anche qua da noi qualcuno sarebbe disposto a pagare canoni arretrati e tasse ignorate pur di non subire tale trattamento…

Foto | GayRights

Pakistan: trans utilizzate per imbarazzare chi non paga le tasse é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di martedì 20 luglio 2010.


Lady Gaga contro la Westboro Baptist Church

Lady Gaga

Lady Gaga ha violentemente attaccato la Westboro Baptist Church definendo i componenti dei criminali d’odio. Stava cantando sabato a St Louis, Missouri, in un concerto, quando esternamente è stata vittima di picchetti da parte della controversa Chiesa. Per loro, infatti, Dio odia Lady Gaga e i suoi messaggi positivi sull’omosessualità. Del resto lei si è sempre battuta per i pari diritti e si è anche dichiarata bisessuale (che poi sia vero o no non possiamo saperlo). E dal suo Twitter ha chiesto esplicitamente ai suoi fan di non rispondere o replicare all’azione di boicottaggio da parte della Westboro Baptist Church:

“A rischio di dare attenzione a questa odiosa organizzazione, vorrei avvertire i miei piccoli mostri di una protesta in atto all’esterno del Monsterball, a St Louis, stasera. Sebbene ci siano già state proteste, questo gruppo di persone sono criminali d’odio e predicano usando il linguaggio violento e immagini dalle quali spero di potervi proteggere. Chiedo quindi ai miei fan e alle autorità pubbliche di ignorarli: non interagite con loro, nè cercate di combatterli. Non rispondete ad alcune delle loro provocazioni. Non sprecate parole o sentimenti, non importa quello che sentirete o vedrete, voi siete molto più fortunati e benedetti di quanto lo siano loro e nel vostro cuore, semplicemente, pregate per loro”

Direi adorabile come reazione e anche molto bello il messaggio “filo diretto” con i fan, non credete? Intanto, la Westboro Baptist Church diventa sempre più ridicola…

Lady Gaga contro la Westboro Baptist Church é stato pubblicato su queerblog alle 15:00 di martedì 20 luglio 2010.


Bagno di sangue in Messico, 17 morti a un party gay

thumbtruecut1279531551195_475_280L’ennesima strage, forse legata alla droga, ha macchiato di sangue il Messico nella notte tra sabato 17 e domenica 18 luglio. Queste volta a essere colpiti sono stati un gruppo di ragazzi accorsi al residence “Italia Inn” di Torreon, nello stato di Coahuila, per la festa friendly “Party gaysototota!” organizzata su Facebook. Stando alle testimonianze dei sopravvissuti, i sicari erano armati di kalashnikov e sono giunti al luogo del raduno con cinque o sei auto, sparando poi all’impazzata sulla folla terrorizzata al grido di “Ammazziamoli tutti” e fuggendo subito dopo.

A terra, oltre ai corpi di undici uomini e sei donne tra i venti e i trentotto anni, sono stati rinvenuti ben 200 bozzoli di pallottole. Il bilancio, non ancora definitivo, conta 17 morti e 21 feriti – alcuni dei quali in gravi condizioni – e riporta all’attenzione dei media internazionali la situazione di paura e di anarchia in cui vivono queste città messicane al confine con gli Stati Uniti, dove si combatte una vera e propria guerra tra bande per il controllo del cartello della droga. Non è stato escluso anche il movente omofobo, visto che il party era stato annunciato sul famoso social network già da alcuni giorni e sugli inviti si poteva trovare anche la mappa stradale per raggiungere il residence. Le indagini, condotte dalla procura generale, sono tuttora in corso.

Via – Blitz Quotidiano


Polemiche negli USA per il progetto di spiegare l’omosessualità alle medie

Il puritanesimo statunitense non è certo roba del secolo scorso. A dimostrarlo è quanto sta accadendo nella città di Helena, nello stato del Montana, dove un progetto educativo rivolto agli studenti adolescenti in materia di sesso è stato bocciato dalla popolazione. Tra le tante novità proposte, quella di rivelare “il vero nome dei genitali” alle elementari e “la spiegazione della sessualità omosessuale” alle medie, oltre ai “vari modi in cui le persone possono avere rapporti sessuali”.

sex_ed2C’è stata una vera e propria rivolta di piazza contro questa proposta innovativa, che avrebbe spazzato via molti stereotipi e fatto crescere la consapevolezza di cosa sia il sesso e quali siano i suoi rischi ai più giovani. Giovedì scorso si è tenuta una seduta affollatissima del consiglio comunale, dove si è consumato lo scontro frontale tra gruppi a favore dei diritti gay e l’amministrazione comunale di Helena, sostenitori dell’iniziativa, e associazioni di genitori e la destra repubblicana, fermamente contrarie. L’amministrazione comunale sostiene che “una completa educazione alla salute debba comprendere anche l’educazione sessuale ad ampio spettro, perché la mancanza di preparazione in quest’area può condurre alla contrazione di HIV o altre malattie sessualmente trasmissibili”, e che la scuola non può credere di risolvere questi problemi senza un approccio globale a questa questione così spinosa. La città è letteralmente divisa, e da più parti viene lamentato che i genitori non siano stati chiamati nella stesura di un progetto così importante, mentre altri hanno affermato che i soldi della scuola andrebbero spesi per corsi educativi più importanti. La decisione finale sul nuovo e discusso corso di educazione sessuale sarà presa il prossimo 10 agosto.

Via – Il Sussidiario.net


Giudice argentina non vuole unire in matrimonio coppie gay per evitare la condanna di Dio

19 luglio 2010 Robo Nessun commento

Marta Covella, giudice argentina che teme la condanna di Dio se unirà in matrimonio coppie omosessuali

Marta Covella (in foto) è giudice di pace nella provincia argentina de La Pampa. A seguito dell’approvazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso ha fatto sapere che non intenderà ammetterle nella sua zona, dal momento che preferisce salvarsi l’anima. La giudice ha affermato che non vuole ipotecare il suo ingresso in Paradiso per nulla al mondo e non le interessa se l’accuseranno di non far rispettare la legge. Ha detto ad una emittente radio locale:

Senza dubbio i due si sposeranno lo stesso perché ci sarà un giudice supplente. Ma io, per una questione di principi cristiani non posso farlo. C’è gente che mi condannerà ma non mi interessa: quello che io voglio è che non mi condanni Dio. So che quando morirò inizierà per me una vita senza fine: la vita eterna che Dio mi promette.

Gruppi gay e politici si sono già mossi per denunciare la giudice all’Istituto Nazionale contro la Discriminazione, la Xenofobia e il Razzismo. È sintomatico che una giudice dichiari apertamente di non voler far osservare la legge: se non può farlo, cambiasse lavoro!

Le dichiarazioni della Covella hanno dato la stura ad altre dichiarazioni simili: il responsabile dell’ufficio del registro civile di Concordia, Alberto Arias, ha invocato l’obiezione di coscienza per le nozze gay, anche se la legge non l’ammette.

Foto | Clarín.com

Giudice argentina non vuole unire in matrimonio coppie gay per evitare la condanna di Dio é stato pubblicato su queerblog alle 11:01 di lunedì 19 luglio 2010.


Nel New York Times, in una coppia gay inseriscono lo sposo e… la “sposa”

nozze gayIl New York Times, parlando di una coppia gay sposata, ha definito uno dei due con il termine “la sposa”. Questo è avvenuto nella pagina dei matrimoni, rubrica fissa del quotidiano.

Dal 2002, da quando il giornale ha deciso di inserire anche le coppie dello stesso sesso, è la prima volta che un uomo viene definito “sposa“, volutamente, con il femminile. L’onore è toccato a Matthew Horowitz, che ha sposato il partner Edward Farley.

Non si è ancora compreso se sia stata una scelta voluta o un involontario errore: solitamente erano sempre definiti con altri termini, anche con giri di parole notevoli, ma mai sposo & sposa. Secondo voi, un passo avanti o qualcosa di sgradevole?

Via | Corriere

Nel New York Times, in una coppia gay inseriscono lo sposo e... la "sposa" é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di lunedì 19 luglio 2010.


Illinois. Licenziato un professore che cita l’omosessualità come immorale

Se spendessero la metà delle energie che spendono a parlare di gay a cercare di diffondere il messaggio del vangelo le nozioni di cristianesimo non sarebbero così confuse tra la gente“. Mai frase dovrebbe far meditare cardinali e religiosi che si autorizzano a facili conclusioni sull’omosessualità. L’ha scritta in un commento su Pontifex, un lettore, dopo aver letto la storia di un professore cattolico, tale Kenneth Howell, licenziato per le sue oscurantiste idee sull’omosessualità. Kenneth era professore di Introduzione al Cattolicesimo e al Pensiero Cattolico Moderno presso l’Università dell’Illinois. Dopo una lezione su chiesa, cristianesimo e omosessualità aveva invitato gli studenti a formulare domande via email.

E una domanda, alquanto semplice, sul perché la chiesa condanni l’omosessualità, ha aperto le porte al licenziamento di Howell. Il professore spiega con tale licenziosità il pensiero suo e probabilmente quello delle alte gerarchie cattoliche, sì da indurre i dirigenti dell’Università a parlare di “espressioni di odio”. Anche lo studente che aveva posto la domanda è dello stesso avviso. Uomini e donne, scrive Kenneth, sono complementari nella loro anatomia, fisiologia e psicologia. Uomini e donne non sono intercambiabili. Quindi, un atto morale sessuale deve essere tra persone di sesso diverso.

“Gli omosessuali – continua Kenneth – sono conosciuti per svolgere determinati tipi di azioni per le quali i loro corpi non sono dotati… Eppure, se la moralità dell’atto è giudicato solo di comune accordo, poi ci sono chiaramente gli atti omosessuali, che sono dannosi per la loro salute. Perché sono dannosi? Perché violano il significato, la struttura, e (talvolta) la salute del corpo umano”.

Quali siano i tipi di azioni, è facile immaginarlo; ovvero il sesso. Avesse detto che il danno per la salute era ascritto a certe pratiche a rischio, ancora, ancora; ma il luminare si spinge a dire cose da medioevo.

Insomma, per Kenneth, l’omosessualità non è solo immorale ma dannosa. E innaturale! Noi, cari amici, violiamo le leggi della natura.

Ovvio che dopo il licenziamento il professore parla di violazione della libertà accademica; che lui insegna ciò che la Chiesa di Roma indica sul tema. E si difende:

“Ho sempre precisato molto chiaramente ai miei studenti che non è mai richiesto loro di credere in quello che sto insegnando e che non saranno mai giudicati su questa base”.

Dopo il licenziamento dall’Università, Howell ha perso anche il posto di direttore presso il St. John’s Catholic Newman Center dell’Istituto sul Pensiero Cattolico.

Chissà se nell’Illinois sanno di quanta omofobia c’è dalle nostre parti. E non solo da parte di certi docenti universitari. E tutti al loro posto.

Foto | chicagonow

Illinois. Licenziato un professore che cita l'omosessualità come immorale é stato pubblicato su queerblog alle 14:01 di domenica 18 luglio 2010.


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La Presidente dell’Argentina parla dei matrimoni gay: “Un trionfo della società tutta”

17 luglio 2010 Robo Nessun commento

La Presidente dell'Argentina, Cristina Fernandez de KirchnerLa Presidente dell’Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, ha rilasciato una lunga intervista al giornale Página 12 sull’approvazione dei matrimoni gay. È un discorso di ampio respiro in cui vengono toccati molti punti, alcuni legati strettamente alla situazione politica argentina, altri più generali. Riportiamo alcuni passaggi.

Innanzitutto per la Presidente si tratta di una vittoria della società e tra pochi anni tutto il clamore intorno al matrimonio omosessuale risulterà anacronistico:

È stato un trionfo della società. Credo che alcuni di quelli che oggi sono contrari con il passare del tempo se ne renderanno conto, perché queste cose si capiscono meglio con il tempo. Se uno pensa che 58 anni fa io non avrei nemmeno potuto votare e oggi sono Presidente della Repubblica o che prima non potevano esserci matrimoni interrazziali e la gente veniva divisa in base al colore della pelle: c’era gente che prima si sarebbe fatta uccidere per difendere queste posizioni razziste e oggi se ne vergognerebbe. Il matrimonio gay è una pietra miliare nell’ampliamento dei diritti civili. Si è voluto occultarlo come una questione religiosa, ma è un fatto squisitamente sociale.

La Presidente dell'Argentina, Cristina Fernandez de KirchnerParla poi dell’istituto del matrimonio e sottolinea che non ha nulla di religioso:

Se si va un po’ a fondo delle cose, si vede che l’istituzione del matrimonio viene dal diritto romano, che è il grande organizzatore della proprietà privata. Matrimonio, diritti di successione e diritti reali: tutto aveva a che vedere con la proprietà privata, su come dovesse avvenire una successione legittima, su come distinguere i figli legittimi dagli illegittimi. Il tutto è nato in una società pagana come quella romana. Dare, quindi, una connotazione religiosa all’unione tra due persone non è nemmeno una verità storica.

Cristina Fernandez de Kirchner continua a illustrare il suo punto di vista e sostiene che nessuno può imporre il proprio stile di vita agli altri:

C’è il diritto a vivere insieme alla persona che si ama. Ci sono molte persone che vogliono legalizzare la propria situazione di coppia della stesso sesso e non mi sembra corretto che, dal momento che io sono eterosessuale, imponga il mio modo di amare agli altri. Perché se i gay non mi impongono l’omosessualità io devo imporre loro l’eterosessualità? Questo è il nodo centrale: voler imporre una forma di vita. Come società posso esigere dall’altro che non rubi, ma non posso esigere che abbia la vita privata che io voglio. Se guardiamo al lato strettamente legale della cosa […] le azioni private sono riservate unicamente a Dio.

Infine, in merito a quanti nel parlamento argentino si richiamavano al fatto di essere cattolici e/o religiosi in genere, la Presidente chiosa:

Io credo profondamente in Dio ma non nel Dio castigatore, nel Dio persecutore, nel Dio che se faccio quale cosa mi fulmina. Credo in un Dio che vuole la giustizia anche sulla Terra, che protegge i deboli e le minoranze. Se Gesù si è distinto in qualcosa è stato per essere il protettore dei deboli e di quanto hanno problemi. Non dobbiamo dimenticarci di Maria Maddalena e del fatto che la prima pietra avrebbe potuto tirarla solo chi era libero dal peccato. Quanti dei membri del Parlamento argentino possono scagliare la prima pietra?

Complimenti, Presidente!

La Presidente dell'Argentina parla dei matrimoni gay: “Un trionfo della società tutta” é stato pubblicato su queerblog alle 13:01 di sabato 17 luglio 2010.


Usa: lotta all’Hiv/Aids mirata su gay, bisex e minoranze

17 luglio 2010 aelred Nessun commento

Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato il primo piano della sua amministrazione per la lotta all’Hiv, con un’attenzione speciale per le prevenzione nei confronti dei gruppi sociali più colpiti: afroamericani, latinos, gay e bisex e persone che fanno uso di sostanze.

Gli obiettivi sono molteplici: da un lato ridurre le nuove infezioni di Hiv del 25% in cinque anni, attraverso campagne e interventi informativi, con un maggior numero di risorse dedicate ai gruppi a più alto rischio; poi migliorare l’accesso alle cure (innalzando la quota di chi è in trattamento dal 65 all’85% dei sieropositivi) e diffondere l’uso del test, per ottenere che il 90% dei sieropositivi sappia di esserlo, contro il 79% attuale.

Un piano che mette al primo posto l’individuo, ma che richiederà investimenti maggiori di quelli preventivati, almeno secondo alcuni osservatori. Gli operatori sperano che l’interessamento del Presidente di per sé spinga anche le autorità locali e gli altri enti ad aumentare i fondi e che si riaccenda anche l’attenzione dell’opinione pubblica.

C’è un nodo da sciogliere poi: da un lato è fondamentale evitare la stigmatizzazione dei pazienti e combattere la discriminazione, dall’altro ci sono alcuni gruppi sociali effettivamente più colpiti di altri, come appunto gli afroamericani e gli uomini che fanno sesso con altri uomini. Uno sforzo di prevenzione serio dovrebbe focalizzarsi in modo speciale su questi gruppi, pur cercando di evitare lo stigma.

È un discorso complesso, perché questo genere di riflessioni (gli afroamericani sono il 13% della popolazione, ma rappresentano il 50% delle nuove infezioni; quasi metà dei nuovi casi riguarda uomini che fanno sesso con altri uomini) rischiano sempre di alimentare il pregiudizio e la colpevolizzazione automatica di intere categorie. Con conseguenze come quella che abbiamo visto a Milano, dove un grande centro ospedaliero vieta la donazione del sangue a uomini gay, anche se hanno una vita sessuale regolare, vivono una relazione monogamica e hanno un partner esclusivo.

Usa: lotta all'Hiv/Aids mirata su gay, bisex e minoranze é stato pubblicato su queerblog alle 12:01 di sabato 17 luglio 2010.


Perù: organizzazioni gay chiedono a viva forza il matrimonio per tutti

17 luglio 2010 Robo Nessun commento

Perù: organizzazioni gay chiedono a viva forza il matrimonio per tuttiIn molti sperano in un effetto domino in America Latina dopo l’approvazione dei matrimoni gay in Argentina. Le organizzazioni lgbtqqi peruviane, per esempio, stanno chiedendo a gran voce la legalizzazione del matrimonio gay nel loro paese. Primo passo di questa richiesta è un incontro di tutte le associazioni glbtqqi peruviane per stabilire una linea comune e fare proposte concrete al governo (movimento gay italiano: impara!).

La cosa non è semplice dal momento che, secondo le associazioni, il “Perù è il paese più omofobo dell’America Latina dal momento che non ha firmato la Dichiarazione dell’Assemblea Generale dell’ONU sui diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere”. Affermano gli attivisti gay peruviani:

“È necessario che ci sia una legge per quelle persone che, come coppia, desiderano accedere ai benefici di un’assicurazione sociale, di un mutuo, di un’assicurazione sulla vita, di un’eredità. Il matrimonio non può essere un privilegio eterosessuale in un paese in cui si parla di uguaglianza di diritti per tutti i cittadini e le cittadine”

Idea dei gay argentini è che il matrimonio fra le persone dello stesso sesso sia nell’agenda di lavoro del prossimo governo (ci saranno le elezioni a breve) aprendo così un dibattito al momento inesistente.

Foto | Flickr

Perù: organizzazioni gay chiedono a viva forza il matrimonio per tutti é stato pubblicato su queerblog alle 08:01 di sabato 17 luglio 2010.


Montana (USA): polemiche per l’idea di parlare di omosessualità a scuola

16 luglio 2010 Robo Nessun commento

Montana (USA): polemiche per l'idea di parlare di omosessualità a scuola

L’ufficio scolastico di Helena, paese del Montana, ha proposto una modifica alle linee guida per l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole. L’idea sarebbe quella di rivelare il vero nome dei genitali alle elementari, parlare dell’amore gay alle medie, e, per studenti e studentesse più grandi, illustrare i vari modi in cui le persone possono avere rapporti sessuali.

Apriti cielo! Subito esponenti della destra sono scesi in campo contro questa idea: per loro, una dirigenza scolastica liberale vorrebbe traviare gli abitanti tradizionali del Montana.

D’accordo con la proposta, invece, sia i funzionari del dipartimento di salute pubblica che molti genitori. I primi sottolineano che la mancanza di preparazione in questo campo può condurre a contrarre malattie sessualmente trasmissibile, come l’HIV/Aids; i secondi evidenziano come un programma supportato da adeguate basi scientifiche come è quello proposto, non possa far altro che bene ai ragazzi.

Ma si sa: molto meglio raccontare la favoletta del cavolo o della cicogna che rasserena tutti e pone pochi problemi.

Foto | Independent Record

Montana (USA): polemiche per l'idea di parlare di omosessualità a scuola é stato pubblicato su queerblog alle 16:01 di venerdì 16 luglio 2010.


I conti in tasca al Gay Pride


Secondo gli organizzatori erano un milione; mentre i dati ufficiali oscillavano tra i 700 e gli 800 mila partecipanti. Testimonianze raccontano di una città strapiena, con il corteo giunto a metà del percorso quando ancora i carri finali dovevano mettersi in moto. Stiamo parlando del Gay Pride celebrato a Madrid il 3 luglio scorso. Una festa che ha coinvolto i madrileni, gli spagnoli di altre città, gli altri arrivati da chissà dove. E quella fiumana di gente, significava anche introiti per la città, affari per alberghi, ristoranti, negozi. Pochi ragionano, almeno da noi, quanto una manifestazione come il Gay Pride sia non solo una occasione per parlare e rivendicare diritti ma diventa anche benessere economico per il luogo dove si svolge l’evento.

Così il quotidiano spagnolo El Pais, ha fatto i conti in tasca al Gay Pride di Madrid, scoprendo cifre iperboliche. In un articolo titolato Orgullo contante y sonante, ha quantificato l’affare “Pride”, attestandolo tra i 30 e i 40 milioni di euro. Mica male, no? Ci sono dentro, le strutture alberghiere con 76 mila posti letto messi a disposizione per l’occasione; i pasti consumati nei ristoranti o altrove; le bevande e quant’altro. Le cifre fornite da El Pais vengono fuori da quanto certificato dal Municipio di Madrid, secondo cui ogni partecipante ha speso circa 50 euro che son diventati il doppio se ci si mette l’alloggio. Al giorno, ovvio!

Insomma, ci hanno guadagnato tutti: dai privati all’amministrazione pubblica, a quanti hanno vissuto l’Orgullo come momento di festa e di incontro. Probabilmente, complici le libertà e i diritti conquistati, come ogni anno, e questo ancor di più, tanti lgbtq decideranno di trascorrere le vacanze in terra iberica, spartendosi tra Madrid, Barcellona, Ibiza e Sitges. Anche il mercato vacanziero a target lgbtq fa gola a molti, e là dove i diritti sono leggi invogliano maggiormente le persone a partire. Ora, quanto riportato da El Pais, dovrebbe far riflettere - e parecchio - gli organizzatori dei nostri Gay Pride e, ancor di più le amministrazioni delle città che spesso vedono quella occasione con fastidio o rassegnazione. Pecunia non olet!

Foto | See Ming

I conti in tasca al Gay Pride é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di venerdì 16 luglio 2010.


Il dottore indagato per la morte di Anna Nicole Smith: “Lo fanno perché sono gay!”

Anna Nicole Smith

Nel 2007, l’attrice Anna Nicole Smith era stata trovata priva di sensi in una stanza dell’Hard Rock Cafè: la corsa in ospedale fu inutile e la donna morì. Successivamente, si cercò di far luce sull’accaduto, comprendere la causa della sua morte e alcuni dottori furono indagati per aver prescritto una combinazione potenzialmente mortale di farmaci per la donna. E, uno di questi medici, a distanza di anni, ha espresso una sua convinzione: lo stanno perseguitando ed accusando perché gay ed appartenente ad una comunità etnica minore.

Sandeep Kapoor, gay dichiarato, di discendenza indiana, ha detto che il ritrovamento di una sua foto ( nella foto in apertura di post, lui è quello con la maglietta blu), insieme alla Smith, mentre partecipavano al Gay Pride, è stato il “catalizzatore per la sua persecuzione ed accusa”.

Fonte/Foto, Tmz, via Advocate

Il dottore indagato per la morte di Anna Nicole Smith: "Lo fanno perché sono gay!" é stato pubblicato su queerblog alle 12:00 di venerdì 16 luglio 2010.


Città del Messico regalerà la luna di miele alla prima coppia gay argentina che si sposerà

16 luglio 2010 Robo Nessun commento

Città del Messico regalerà la luna di miele alla prima coppia gay argentina che si sposerà

Città del Messico regalerà la luna di miele alla prima coppia gay che si sposerà in Argentina: una sorta di mutuo apprezzamento tra le due realtà latinoamericane che permettono il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Si tratta di un riconoscimento alla tolleranza (e anche di un’azione di marketing turistico, ovviamente!)

Da Città del Messico fanno sapere che dalla legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso avvenuta lo scorso marzo sono state celebrate 271 nozze. Speriamo che anche il Messico intero – e non solo la capitale – approvino i matrimoni omosessuali.

Foto | Flickr

Città del Messico regalerà la luna di miele alla prima coppia gay argentina che si sposerà é stato pubblicato su queerblog alle 11:01 di venerdì 16 luglio 2010.


La squadra tedesca ai Mondiali di Calcio? Una cricca di omosessuali gelosi

germania

I Mondiali di Calcio in Sud Africa sono finiti da pochi giorni, ma fanno ancora parlare di sé per uno scandalo tutto gay che coinvolge la squadra della Germania, classificatasi terza in questa competizione internazionale. Il tutto è nato dalle dichiarazioni di Michael Becker, manager di Michael Ballack, capitano della formazione tedesca ma assente a questo Mondiale per via di un infortunio. Becker avrebbe dichiarato che alcuni giocatori della nazionale locale sono omosessuali, facendo riferimento in particolare ai calciatori più giovani. Addirittura, molti di questi coverebbero gelosia nei confronti di Ballack poiché “mediocri, brutti, privi di talento, burocratici, provinciali, effeminati o omosessuali” e “uno dei nuovi, la cui convocazione è stata una sorpresa” sarebbe un “mezzo gay”. La non partecipazione di Ballack a questo mondiale – star del calcio a livello mondiale e l’ultimo assistito di Becker di un certo livello – oltre alla nuova nazionale tedesca giovane, fantasiosa, divertente e così diversa dalla rigidezza e dal gioco austero tipicamente tedesco, hanno sicuramente irritato il manager omofobo, che ha pensato bene di sparare a zero sulle nuove leve tedesche, additandoli come omosessuali – purtroppo è ancora considerata da molti come un’offesa – e gelosi del suo pupillo. Becker ha lasciato intendere che la Germania è stata eliminata in semifinale proprio a causa del suo gioco, troppo poco aggressivo e non abbastanza “maschio”.

Le reazioni sdegnate e il nervosismo a Berlino non si sono fatte certo attendere. Un portavoce del Bayer Leverkusen, il team in cui Ballack iniziò la sua carriera da calciatore e quello in cui è appena tornato, si è detto esterrefatto: “Qui al Bayer Leverkusen non abbiamo alcun problema con gli omosessuali”. La federazione calcistica tedesca si è rifiutata di commentare l’accaduto, così come l’allenatore della nazionale Löw ha detto che non ha intenzione di abbassarsi al livello di Becker per rispondergli. Siamo comunque curiosi di sapere se ci sono o no degli omosessuali nella nazionale della Germania, e aspettiamo impazienti le notizie e i colpi di scena che potrebbero arrivare dal suolo tedesco su questo nuovo scandalo calcistico.

Via – Il Post


La gioia degli argentini all’approvazione della legge sui matrimoni gay

16 luglio 2010 Robo Nessun commento

Come sapete l’Argentina è il primo paese dell’America Latina ad aver promulgato una legge per il matrimonio anche tra persone dello stesso sesso. Nel video vediamo il momento in cui viene resa nota la vittoria del sì: il tripudio degli argentini dinanzi ai maxischermi è enorme.

Immagino una scena del genere in Italia. Ma poi mi ricordo che i film di fantascienza non mi piacciono…

La gioia degli argentini all'approvazione della legge sui matrimoni gay é stato pubblicato su queerblog alle 08:01 di venerdì 16 luglio 2010.


Il cardinale Henry Newman, gay o no?

Ogni tanto qualcuno torna a discutere e polemizzare su alcuni personaggi storici del passato, e sulla loro presunta o vera omosessualità. Accadde di questi tempi nel 2002, su Giacomo Leopardi dopo la notizia del ritrovamento da parte della Guardia di Finanza della 39ma lettera che il poeta recanatese scrisse all’amico del cuore Antonio Ranieri l’11 dicembre 1832. Recentissimamente, il mese scorso, è toccato a Caravaggio, “liberato” dalla patina gay da Andrew Graham-Dixon. Ora pare toccare ad un porporato, teologo e filosofo inglese, vissuto nell’era vittoriana: il cardinale Henry Newman.

Secondo quanto scrive il professore di teologia all’Università di Oxford e parroco a Burford, Don Ian Ker, in una biografia “John Henry Newman: a biography”, nulla di quanto raccontato sulla presunta storia d’amore tra il cardinale e l’amico del cuore Ambrose StJohn, risponde a verità. E lo spiega in una intervista:

“È ridicolo, soltanto un’età come la nostra, ossessionata dal sesso può sostenere una cosa del genere. Usano come prova il fatto che è stato sepolto insieme al suo amico Ambrose St.John, ma questo era molto diffuso a quel tempo. Chi ha studiato il Newman giovane, adolescente, può rendersi conto della infondatezza di simili affermazioni. A quel tempo, negli ambienti di Oxford, la maggioranza di insegnanti erano uomini e inevitabilmente si sviluppavano amicizie profonde tra di loro”

Del perché Ker assuma questa posizione in merito all’omoamore cardinalizio di Newman, si possono fare ottime deduzioni. Da alcuni anni, la Chiesa di Roma, sotto la spinta di teologi e studiosi, ha iscritto Henry Newman tra i probabili candidati alla beatificazione. E ora grazie anche ad una guarigione di Jack Sullivan da una forma di paralisi alla schiena, persino Ratzinger ha sciolto ogni dubbio, e rompendo il protocollo vaticano sarà il 19 settembre a Birmingham, salvo contrarietà dell’ultimo momento. Ora, che il Pontefice abbia preso a cuore la beatificazione di Newman, è piaciuta a molti, persino ad alcune associazioni gay che di Newman ne hanno oramai fatto una propria icona.

Tanto fervore da parte dei gay, che si erano messi di traverso quando, nel luglio di due anni fa, si tentò di separare Newman da Ambrose, con la scusa di farlo venerare dai fedeli, non è mai piaciuto in Vaticano, e non è mai piaciuto neppure a Ker: che un cardinale dell’800 diventi una star degli omosessuali è troppo, si saranno detti. Quel che Don Ian spera è che Newman resti un religioso pregato dai fedeli e beatificato. Null’altro! E ovviamente vale anche per il Vaticano.

Ma la storia con Ambrose StJohn, non è facile da sparigliare. L’alto prelato, in vita, amava scrivere molto, e da un nutrito epistolario viene fuori un amore incondizionato tra lui e il suo prete collaboratore con cui convisse trent’anni. Quando muore Ambrose, il cardinale scrive:

“Ho sempre pensato che non ci sia lutto più grande di quello di un marito o di una moglie, ma mi è difficile credere che ce ne sia uno più grande del mio”

Così come quando era in vita:

“Dal primo momento mi amò con un’intensità incommensurabile […] Mi pose il braccio teneramente attorno al collo, mi portò vicino a lui e mi tenne così per un po’”

Ker, come altri, spiega quelle frasi come di amore filiale tra i due, resta certo il dubbio e le diverse posizioni da una parte e dall’altra: quella del teologo e quella degli attivisti gay che lo inneggiano a patrono.

Prima di morire, per ben tre volte, Newman chiese di essere sepolto a fianco del suo amato collaboratore. Quasi lo impose!

“Desidero con tutto il cuore di essere sepolto nella tomba di frate Ambrose StJohn; lo chiedo come ultima, imperativa volontà”

Oggi la Chiesa non avrebbe permesso la sepoltura di Newman accanto ad Ambrose“, dice Don Ian Ker.

Strana riflessione quella di Ker. Non vi pare?

Il cardinale Henry Newman, gay o no? é stato pubblicato su queerblog alle 18:00 di giovedì 15 luglio 2010.


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Il calcio si conferma lo sport più omofobo al mondo

1253099873978_besoUn sondaggio inglese, condotto su un campione di 700 persone, ha chiesto ai gay e alle lesbiche quali sport popolari sentono come più gay friendly e meno discriminatori nei confronti della comunità lgbt. È stata stilata una vera e propria classifica, con una bella sorpresa e, purtroppo, una conferma amara.

Lo sport che meglio accoglie gli atleti e i tifosi, e quindi anche il meno omofobo, è il sempre verde tennis, con una preferenza del 65%. A sorpresa, in seconda posizione troviamo il rugby, il gioco rude per eccellenza: merito forse del coming out del dicembre scorso della star del Galles Gareth Thomas? Manco a dirlo, il calcio si conferma e viene sentito dalla gente come lo sport più omofobo. Questo popolarissimo gioco, diffuso in tutto il mondo e seguito da milioni di persone, è pregno di odio e intolleranza verso le diversità sessuali, come dimostrano i rarissimi outing di calciatori e l’omofobia che serpeggia negli spogliatoi e, soprattutto, nelle curve e nelle tribune degli stadi, dove più e più volte abbiamo potuto vedere cartelloni discriminatori e sentito cori contro i gay.

Martina Navratilova, la pluripremiata leggenda del tennis, ha ammesso fin dal 1981 la sua omosessualità: “Mi dicevano che era come se mi fossi suicidata, facendo quell’ammissione. Ho perso milioni in sponsor, ma ho guadagnato qualcosa di molto più importante e di maggior valore: l’opportunità di vivere la mia vita senza nascondermi”. Bisogna lavorare ancora molto affinché tutti gli sport siano veramente liberi da ogni intolleranza basata sull’orientamento sessuale, e in questo campo purtroppo le istituzioni non si sono ancora mosse, anche se in giro per l’Italia possiamo trovare squadre professioniste con atleti gay. Tra due settimane si terranno i Gay Games a Colonia, un’opportunità importante per dimostrare che lo sport non è solo appannaggio degli eterosessuali e che l’equazione “gay = negato per lo sport” deve essere cancellata.

Via – Pink News


Argentina: il Senato approva i matrimoni gay

15 luglio 2010 Robo Nessun commento

Argentina: il Senato  approva i matrimoni gayIl Senato argentino ha approvato il matrimonio gay: l’Argentina diventa così il primo Paese dell’America latina a permettere il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Il matrimonio gay è stato approvato con 33 voti a favore e 27 contrari, dopo quattordici ore di discussione.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi, nelle quali era intervenuta prepotentemente la chiesa cattolica, ha dunque vinto la linea condivisa dalla presidente della Repubblica e da larga parte del governo: assicurare diritti uguali a tutti i cittadini. Proprio qualche giorno fa Cristina Fernández de Kirchner, presidente dell’Argentina, aveva dichiarato:

È giusto riconoscere i diritti alle minoranze; sarebbe una distorsione terribile della democrazia se la maggioranza, nell’esercizio delle proprie funzioni, negasse i diritti alle minoranze.

In America latina solo Città del Messico, finora, aveva approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Foto | Dos Manzanas

Argentina: il Senato approva i matrimoni gay é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di giovedì 15 luglio 2010.


Sito gay XY.com fallisce: è polemica sui dati personali degli utenti registrati

xy.com

Negli Stati Uniti, XY era una rivista dedicata agli adolescenti gay con argomenti, temi politici e culturali. Vi erano fumetti e argomenti anche più leggeri, affiancata da un sito web disponibile di community per i lettori. Poi la pubblicazione è fallita e tutto quello che è rimasto sono i dati personali degli utenti registrati (nomi, e-mail, dati conti bancari). E la cosa interessa molto, poichè alcune società di credito si sono dimostrate intenzionate a comprare i dati, creando però polemiche e proteste per chi si è registrato con la certezza e la sicurezza che i loro dati non sarebbero mai stati ceduti a terze persone.

Ad intervenire è stata la Commissione Federale per il Commercio, vietando ai creditori di potersi impossessare di quei dati sensibili, per violazione della privacy. Anche nell’eventualità di poter ricreare una community gestita da nuove persone, non sarebbe possibile sempre per lo stesso motivo, cedere nomi e mail ad altre persone.

A chiudere la questione è arrivato l’ordine della Commissione di distruggere i dati personali al più presto. Ed ecco, in alto, la prima copertina della rivista “storica”: che tenerezza quell’immagine!

Sito gay XY.com fallisce: è polemica sui dati personali degli utenti registrati é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di mercoledì 14 luglio 2010.


Sacerdote pro gay sospeso in Argentina

14 luglio 2010 Robo Nessun commento

Sacerdote pro gay sospeso in Argentina

Nel duro scontro tra governo e chiesa in Argentina a proposito di matrimoni gay chi ci ha rimesso è stato (finora) José Nicolás Alessio, sacerdote cattolico che difende i gay e che, nel corso di una manifestazione pubblica, aveva chiesto perdono per tutte le discriminazioni compiute dalla chiesa cattolica e detto che l’omosessualità è un dono. La sanzione non si è fatta attendere ed è stato sospeso. È lo stesso sacerdote a spiegare la misura presa nei suoi confronti:

Mi hanno punito perché la penso diversamente. Così mi ha detto ieri il vescovo quando, di persona, mi ha informato che per me iniziava un processo durante il quale non potrò esercitare il mio ministero. [La sanzione è dovuta al fatto che] non posso dire pubblicamente quello che penso.

E, con il coraggio che lo contraddistingue, conclude:

Io devo rispondere alla comunità non a queste leggi romane pregne di autoritarsimo. Per questo domenica celebrerò la messa come tutte le domeniche. Questa chiesa è più preoccupata per chi si infila nel letto degli argentini che per le necessità dei poveri.

Foto | Perfil.com

Sacerdote pro gay sospeso in Argentina é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di mercoledì 14 luglio 2010.


Predicatore anti gay arrestato per aver distribuito volantini omofobi

Omofobia Chiesa Leggo queste notizie e mi nascono tante domande: in Inghilterra, a Colchester, un uomo di 62 anni è stato (nuovamente) fermato per aver distribuito volantini nei quali ribadiva la necessità di arrestare gay e lesbiche.

Paul Shaw, questo il suo nome, aveva già anche raggranellato una ventina di voti per una sua candidatura indipendente durante le elezioni di maggio. È stato arrestato l’11 giugno con l’accusa di seminare odio, sopratutto omofobia. Successivamente, il mese dopo è stato rilasciato, sotto cauzione. Ma le sue idee non sono cambiate: l’omosessualità doveva essere considerata illegale o presto sarebbe giunto il giudizio di Dio.

Già qualche mese fa, a febbraio, il giudice David Cooper l’aveva avvertito: “Ci sono un mucchio di altri peccati nel mondo. Non potresti concentrarti solo su questi per un po’ di tempo?

E quello che osservo, quello che invidio e allo stesso tempo mi fa gridare all’ingiustizia, è il clima diverso di giustizia e rispetto che si incontra negli altri Paesi. Distribuisci volantini contro i gay? C’è l’accusa di spingere la gente all’odio e alla discriminazione e vieni arrestato. Resti un mese? Dieci giorni? Esci sotto cauzione? Vieni comunque fermato.

In Italia? Puoi dire la stessa cosa, con un ruolo religioso ancora più elevato, e nessuno interviene, nessuno dice qualcosa. Viene gridato che i gay dovrebbero essere puniti penalmente, si continua a ribadire quanto sia peccato e vergognoso: e invece di denunciare o fermare questi deliri di onnipotenza, gli unici a non fermarsi mai sono gli aggressori (fisici e verbali).

Quindi una sola domanda: perché?

Foto | GaysWithoutBorders

Predicatore anti gay arrestato per aver distribuito volantini omofobi é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di martedì 13 luglio 2010.


Gay life in Budapest

A Budapest sono ancora in tanti a ridersela su un dirigente del partito estremista xenofobo Jobbik, che di omosessualità, ovviamente, non ne vuol sentire neppure il fruscio. Il giovanissimo candidato al Parlamento, proprio alla vigilia delle elezioni politiche, ha avuto la sventura di vedersi pubblicare online alcune sue immagini mentre partecipava al Gay Pride 2008 a Toronto, in Canada. Naturalmente ha dovuto dimettersi dal partito e addio carriera politica; almeno sotto le spoglie xenofobe e omofobe. Di certo le contraddizioni umane non appartengono solo a questa parte d’Europa, dove il freddo attanaglia le carni d’inverno e d’estate ha colori tutti da gustare. Budapest è la città dove i Gay Pride hanno avuto vita difficile, ma essere gay qui non è poi tanto difficile rispetto a certe nostre città. Qualche diritto lo hanno conquistato, come la registrazione delle coppie di fatto, al pari degli eterosessuali. Poco, ma sempre meglio che da noi.

I ragazzi ti chiedono se sei “meleg” che significa gay ma anche “cordiale”, e in quella doppia venatura sta anche una certa voglia di diventare europei, nonostante la questione omosessuale rimane ancora parecchio problematica. Gabor Szetey, recentemente, è stato il primo politico a uscire alo scoperto dichiarando la sua omosessualità, ma la cosa non è piaciuta a molti che l’hanno criticato duramente sui giornali e tra i colleghi. Davvero vi era necessità di fare un passo così forte? Necessariamente sì, è la probabile risposta. Sabato scorso la celebrazione del Gay Pride somigliava più ad una gita che non ad una manifestazione: poco sentita, ancor meno partecipata.

Ma Budapest vale un viaggio, la scoperta di una meravigliosa città tagliata in due dal Danubio, non proprio oramai blu, solcato da battelli turistici che di sera restituiscono una magia d’altri tempi. Il fantasma della principessa Sissi poggia sulle acque, con la splendida residenza dirimpetto a Pest, quasi a fare da contrasto, o semplicemente da liason d’union con le altre magnifiche architetture che vestono la parte della città più visitata, stracolma di locali, ristoranti, disco, dove la vita notturna inizia a ore madrilene e sopisce quando il sole fa capolino all’alba.


Budapest è bellissima di giorno e intrigante di notte. In questo periodo la città è occasione di eventi musicali, di giostre del piacere, di piacevoli incontri con l’arte. Girovagare in libertà, senza una meta precisa, tra il trambusto dei grandi vialoni o le vie pedonali della moda, è un piacere che incanta. Qui ci si può concedere di più, visto anche il favorevole cambio con l’euro.

Meglio dedicare la mattinata alle visite museali o allo shopping, non prima di una goduriosa colazione in uno dei tanti bar del centro. Di monumenti, cattedrali, vestigia del passato, Budapest ne è saziamente colma: dal Museo delle Belle Arti al grandioso Parlamento, alla Sinagoga simile ad una moschea, al Bastione dei Pescatori, e tantissimo altro ancora. Prendete, ad esempio, la funicolare, vicino al Ponte delle Catene, per godere di un panorama mozzafiato; o andate alla chiesa di Maria Maddalena per ammirare il campanile con 24 campane, la costruzione più antica della città.

Dopo un bel pranzetto e un riposino non resta che scegliere un luogo dove rinfrancarsi da una mattinata turbinosa. E cosa se non una delle tante terme che riempiono Budapest? Ce ne sono per tutti i gusti e piaceri, e si possono fare incontri decisamente gustosi: i ragazzi di Budapest sono affascinanti. Le terme, attenzione, differentemente dalle saune, non sono luogo di battuage, ma se bravi, si possono fare ottime conoscenze. Provate ad andare alle Terme Kiràly Baths, nei pressi del ponte Margherita, dove l’atmosfera turca della prima metà del ‘500 è rimasta intatta. Le Kiràly sono le terme gay per eccellenza, visto che sono segnalate dalle guide a turismo omosessuale. Piacevoli anche le terme alla fermata del metro Szechenyl, accanto al parco dei divertimenti. Alcune offrono serate con ingresso per soli uomini o donne.

La Parigi dell’Est sembra non saziare mai il suo spettatore turista di qualunque forgia sia fatto, e di ogni gusto. Così, a tardo pomeriggio, fin verso le 22.00, se cercate l’area del cruising, dirigetevi al Korzó, la bella passeggiata sulla riva di Pest tra il ponte Erzsébet e Március 15 tér. Ovviamente con tutte le cautele che servono in casi del genere.

Per i divertimenti notturni, basta sceglierli sui propri gusti. Se vi va di ballare, l’Alterego, in Dessewffy utca 33, è il posto giusto, con feste a tema e spettacoli drag. Lo stesso vale per Capella, in Belgràg rakpart, 23, dove ci si sente come a teatro, grazie al multilevel. Musica mista dal pop ungherese a quello internazionale. Anche il pubblico è variegato.

Se amate osare di più due tra i migliori locali da visitare restano il Coxx e l’Action. Il primo è parecchio intrigante, con cabine tematiche che vanno dal sadomaso alle cabine video. Si trova in Dohany utca, ed è sempre affollato di turisti. L’action è un locale per soli gay, con darkroom e spettacoli di go-go boys da rimanere col fiato sospeso. Attenzione ad altri locali, belli senza dubbio, a dove le bevande sono parecchio costose. Vale sempre la pena informarsi prima.

Non resta che augurarvi una piacevole vacanza in quel di Budapest, magari raccontando le vostre vicissitudini. Per altre info, provate anche qui.

Gay life in Budapest é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di martedì 13 luglio 2010.


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