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Archivio per la categoria ‘omofobia’

Regno Unito. Si è dimesso Christopher Myers, probabile amante del Ministro William Hague

Christopher Myers si è dimesso dal ruolo di consigliere che ricopriva per il Ministero degli Esteri. L’esponente politico avrebbe deciso di defilarsi per mettere a tacere le voci insistenti secondo le quali lo scorso maggio, durante la campagna elettorale, avrebbe passato una notte con il Ministro degli Esteri William Hague, suo superiore.

Il rappresentante del Governo di David Cameron dopo aver fatto sapere della decisione presa dal collaboratore, 25enne, ha negato di essere gay e di aver assunto Christopher Myers dopo aver intrattenuto con lui una relazione non professionale.

La vicenda, come sostenuto anche dal quotidiano Guardian, probabilmente non è ancora nota nella sua completezza. Un ricatto politico basato sull’orientamento sessuale di uno delle parti coinvolte potrebbe essere registrato in paesi dove è ancora una vergogna essere identificato come omosessuale.

Non è certo un caso che in Italia, dove ancora non le unioni omosessuali non sono riconosciute, si siano create le condizioni per permettere a Nicola Cosentino (plurindagato e sottosegretario del Ministro del Tesoro) di sostenere per qualche tempo l’omosessualità del collega di partito Stefano Caldoro cavalcando l’onda dello scandalo Marrazzo.

Nel Regno Unito, dove invece i gay sono tutelati davanti alla legge, è impensabile che l’omosessualità possa ancora essere utilizzata per scandalizzare l’opinione. Le cronache più recenti ci fanno intendere l’esatto contrario. L’opinione pubblica di alcuni paesi si indigna per l’omofobia di alcuni personaggi pubblici.

Nelle stesse settimane in cui le associazioni inglesi iniziavano la propria battaglia contro l’omofobia del Pontefice, che sarà a Londra tra il 16 e il 19 settembre, l’esponente conservatore locale Crispin Blunt annunciava la separazione dalla moglie dopo aver fatto coming out.

Probabilmente dietro alle dimissioni di Christopher Myers più che un’accusa di omosessualità c’è una storia poco lecita di cui William Hague non ha ancora riferito i fatti rilevanti. Le teorie sul suo orientamento sessuale, in un paese gay friendly come il Regno Unito, non hanno lo stesso fondamento che potrebbero avere in un contesto come il nostro.

Se Christopher Myers si è dimesso non l’ha fatto sicuramente per un pettegolezzo tollerato da tutti. La sua uscita di scena nasconde qualcosa di ben più grave della semplice tutela del rispetto. Altro che omosessualità…

Regno Unito. Si è dimesso Christopher Myers, probabile amante del Ministro William Hague é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di venerdì 03 settembre 2010.


Dalle parole di Carolina Lussana della Lega Nord ad una nostra riflessione: vorreste un figlio gay in questo Paese?

carolina lussana

“Sicuramente non sarei contentissima di avere un figlio gay, devo essere sincera. Mi augurerei che possa sposarsi, avere dei figli. Detto questo, non gli farei certo mancare tutto il mio appoggio e il mio amore di madre”

Carolina Lussana, deputato della Lega ha rilasciato questa dichiarazione a Klaus Davi.

Ovviamente è criticabile e come al solito si può leggere un commento gratuito quasi come fosse un peccato o un difetto avere un figlio omosessuale. Ma quello che voglio chiedervi è un’altra cosa.

Immaginate di essere genitori, in Italia, in questo preciso momento storico. Vorreste avere un figlio o una figlia omosessuale o sareste preoccupati per lui e se fosse eterosessuale sareste più sereni per il suo futuro? Desiderare un figlio gay rischia di essere quasi ‘egoista’ in questa periodo di omofobia palpabile?

Dalle parole di Carolina Lussana della Lega Nord ad una nostra riflessione: vorreste un figlio gay in questo Paese? é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di giovedì 02 settembre 2010.


Veneto: “Niente case popolari alle coppie gay, preferiamo le famiglie tradizionali”

veneto affitti case popolari gay

“Sono contrario all’assegnazione di case popolari ai gay: non avendo case per tutti, si devono privilegiare utenze che corrispondano a famiglie tradizionali in stato di povertà o casi di evidente necessità come possono essere quelli di una madre che si ritrova a dover allevare un figlio da sola dopo una separazione. Certamente, la nostra è una nazione fondata sulla famiglia tradizionale e io sono d’accordo su questo: la politica avrà pure il diritto di privilegiare alcune categorie in cui crede piuttosto che altre, no? Dunque io ribadisco questo: visto che non ci sono case per tutti, qui vanno privilegiate le famiglie”

Parole di Massimo Giorgetti, assessore all’edilizia pubblica, al Corriere del Veneto. Queste frasi hanno scatenato la reazione dell’Arcigay che, come al solito, ha tacciato di giusta omofobia le affermazioni, ricordando loro il famoso (e spesso dimenticato) principio di uguaglianza.

A questo punto si è intromesso anche il Pdl, sotto le veci di Elena Donazzan, assessore all’Istruzione, che, appoggiata dalla Lega, ha mostra pubblicamente sostegno alle parole di Giorgetti, indifferente invece rispetto alle critiche dell’Arcigay:

“I comportamenti sessuali sono privati, però è diritto della politica fare scelte precise, specie nei momenti difficili come l’attuale dove le risorse sono limitate. Serve un serio sostegno alla famiglia. E per me e il mio partito l’unica famiglia possibile è formata da un uomo e una donna, uniti stabilmente, con i loro figli. La casa pubblica va destinata a loro, specie se in difficoltà economica. A Giorgetti il mio sostegno. Sono pronta a votare in giunta regionale un regolamento per ridefinire i criteri di attribuzione delle case pubbliche ancora di più a favore delle famiglie”

Replica, a sua volta, del Pd:

“La Giunta Regionale del Veneto discrimina i gay e le famiglie a basso reddito. Gli assessori Donazzan e Giorgetti non sono omobofi , ma ancora peggio: sono dei venditori di fumo che spacciano per grandi decisioni politiche a favore delle famiglie ciò che, in ambito abitativo, da sempre accade. Non è mai successo infatti che una coppia gay abbia ottenuto privilegi e punteggi sufficienti per vedersi riconosciuta l’assegnazione di un alloggio popolare”

Giorgietti però rilancia ancora, con una paragone volutamente provocatorio:

“Come politico e assessore rivendico il mio diritto-dovere di promuovere politiche specifiche anche di aiuto alla famiglia con gli strumenti che ho a disposizione, senza dover essere accusato di omofobia. Se così non fosse mi spieghi se tanti provvedimenti regionali, votati e condivisi anche dal suo gruppo, che incentivano specifiche categorie e corpi sociali, sono discriminatori. Sulla casa, ad esempio, i provvedimenti pro-anziani discriminano i giovani?”

Quando proprio non si vuole un confronto e nemmeno prendere in considerazione il punto di vista dell’altro…

Veneto: "Niente case popolari alle coppie gay, preferiamo le famiglie tradizionali" é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di giovedì 02 settembre 2010.


A Carrara la “sagra del finocchio” per combattere l’omofobia con ironia

2 settembre 2010 Robo Nessun commento

A Carrara la �sagra del finocchio� per combattere l'omofobia con ironia

A Carrara è in programma per il prossimo 11 settembre la Sagra del finocchio con lo slogan “Contro la discriminazione, adotta un finocchio anche tu”. L’evento è organizzato dall’Associazione Radicali di Carrara e Lunigiana e dall’Arci. Il programma prevede incontri, spettacoli, presentazioni di libri e via dicendo (polemiche incluse, ovvio!). Idea degli organizzatori è quella di combattere l’omofobia facendo ricorso all’ironia.

La trovata, a dire il vero, non è proprio originale dal momento che per la giornata mondiale contro l’omofobia di quest’anno il Circolo Arcigay Omphalos di Perugia aveva organizzato una cosa simile con lo slogan: Adotta un finocchio.

In occasione dell’iniziativa perugina i nostri lettori si sono divisi tra favorevoli e contrari. E ora? Ritenete che l’idea della Sagra del finocchio di Carrara possa essere utile per combattere l’omofobia con l’ironia, oppure è un terribile autogol?

Foto | Pour Femme

A Carrara la “sagra del finocchio” per combattere l'omofobia con ironia é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di giovedì 02 settembre 2010.


La Francia lancia un appello internazionale per salvare la vita a un giovane omosessuale iraniano

Il tirannico regime iraniano torna, purtroppo, protagonista delle cronache internazionali per la condanna a morte di un 18enne accusato di ‘presunta omosessualità’. Il giovane Ebrahim Hamidi è solo l’ultimo di un lungo elenco di gay – o presunti tali – che affronteranno la pena capitale per colpa del proprio orientamento sessuale. La Francia, dopo il caso di Sakineh, condannata a morte per lapidazione, ha preso a cuore anche questa vicenda umanitaria e lo stesso ministero degli Esteri ha comunicato, attraverso una nota, che: “Condanniamo questa decisione che rivolta le coscienze per le gravi violazioni dei diritti umani fondati sugli orientamenti sessuali in Iran”. Il Paese d’oltralpe ha invitato gli altri stati alla mobilitazione internazionale e il celebre quotidiano Le Monde ha lanciato un appello, sottoscritto da una ventina di scrittori e personalità del mondo della cultura francese: “Questa sola prospettiva ci fa inorridire, tanto è contraria al concetto stesso di umanità e ci lascia immaginare il terrore in cui vivono gli omosessuali iraniani”, recita l’articolo pubblicato sul noto giornale parigino.

Come purtroppo sappiamo, in Iran l’omosessualità è un reato gravissimo – come se fosse colpa dell’individuo essere gay – ed è punita con la morte. Il giovane avrebbe confessato il suo ‘peccato’ sotto tortura, dopo esser stato arrestato per una banale rissa, e durante il processo che l’ha condannato non ha avuto diritto a un avvocato o a una qualsivoglia rappresentanza legale. Nel luglio scorso la presunta ‘vittima’ di Ebrahim avrebbe confessato di aver detto il falso, sotto la pressione dei genitori, e quindi il giudice è stato ‘costretto’ a spiccare il verdetto senza prove formali, visto che l’accusa è venuta meno. Nonostante tutto questo, la pena non è stata modificata e il 18enne iraniano sarà sicuramente ucciso per impiccagione: “Se non ci mobilitiamo, Ebrahim Hamidi morirà, se non gridiamo forte che questa condanna è insopportabile e che deve essere annullata”, conclude l’appello di Le Monde. Un ennesimo richiamo del mondo occidentale, che molto probabilmente cadrà nel vuoto, per risvegliare le coscienze di chi non ci sta a subire passivamente l’omofobia e la tirannia dei governatori iraniani, che sempre più spesso fanno tremare il mondo con i loro proclami contro la democrazia e con le loro azioni che soffocano i principi basilari di dignità della vita umana.

Via – Osservatorio sulla legalità


Contro l’omofobia. Kissing al Poetto? Domenica scorsa che floppone!

1 settembre 2010 Redazione Nessun commento
Cinque coppie omosessuali, lesbiche ed etero si sono lanciate in un lungo bacio appassionato, pochi istanti dopo mezzogiorno. Cinque coppie omosessuali, lesbiche ed etero si sono lanciate in un lungo bacio appassionato, pochi istanti dopo mezzogiorno. Attorno a loro, nei pressi della torre spagnola del Poetto, un’altra ventina di persone, tra cui vari bagnanti, hanno [...]

Salviamo la vita di Ebrahim Hamidi, iraniano, condannato a morte per omosessualità

1 settembre 2010 mario cirrito Nessun commento

Salviamo la vita di Ebrahim Hamidi, iraniano, condannato a morte per omosessualitÃ�  Esistono ancora tanti, troppi paesi dove l’errore umano viene punito con la pena capitale. Paesi dove la democrazia è forte o dove i satrapi governano col pugno di ferro e il nodo scorsoio. In questi giorni, è una donna e un ragazzo, entrambi iraniani, ad aver mobilitato le coscienze del mondo per salvare loro la vita. Sakineh Mohammadi-Ashtiani, è una donna di 43 anni, condannata alla lapidazione con l’accusa di adulterio e complicità nell’omicidio del marito. Ashtiani, madre di due bambini, ha già ricevuto 99 frustate e ora la aspetta la condanna finale.

Nei giorni scorsi si sono mobilitate intere nazioni per salvarle la vita, che resta sacra sempre e comunque. Personalità come Carla Bruni e Roberto Saviano, Dario Fo e Franca Rame, hanno chiesto di fermare la mano dei boia. Per tutta risposta, un giornale conservatore iraniano ha dato della “puttana italiana” alla moglie del presidente francese, sempre in prima fila nell’aiutare casi come questo. La barbarie non conosce civiltà. Ferma anche la protesta di Saviano.

Lapidarla – scrive lo scrittore – significherebbe lanciare un sasso contro ogni donna. Può sembrare retorico, scontato, persino falso, peché in fondo le donne da altre parti del mondo vivono come vogliono e forse nemmeno sanno chi è lei. Ma poiché queste sono parole è compito nostro trasformarle in sassi, colpendo chi l’ha condannata. In modo da riuscire ad essere in molti - e determinanti - nel dire, nel pretendere: “Nessuno levi la mano contro Sakineh”

Ma c’è il caso anche di un ragazzo, non ancora assurto alle cronache di massa. Si chiama Ebrahim Hamidi, 18enne e rischia la forca, accusato di presunta aggressione sessuale verso un uomo quando aveva 16 anni.

Ebrahim Hamidi è stato coinvolto in una rissa nella periferia di Tabriz, nella provincia dell’Azerbaijan orientale. In seguito lui e tre suoi amici sono stati arrestati, con l’accusa di aver commesso violenza sessuale su uno degli uomini con cui avevano lottato. Hamidi ha confessato il delitto dopo tre giorni di detenzione, durante il quale ha raccontato di essere stato torturato. Agli altri tre imputati è stato promesso che sarebbero stati liberati se avessero testimoniato contro Ebrahim Hamidi. Tutti e quattro sono stati inizialmente condannati a morte, ma nel corso di un terzo processo, gli altri tre imputati sono stati assolti mentre Ebrahim Hamidi è stato nuovamente condannato a morte per lavat, ovvero “sodomia”.

Il 7 luglio 2010, la presunta vittima ha ammesso, in una dichiarazione registrata dalla polizia, che i suoi genitori gli avevano fatto pressione per muovere accuse false.

Ora, Hamidi è senza avvocato dopo che Mohammad Mostafaei, suo difensore e avvocato per i diritti umani, proprio questo agosto è stato costretto a fuggire dal paese dopo aver ricevuto serie minacce di morte anche contro la sua famiglia.

A difendere il giovane 18enne non è rimasto nessuno, se non la nostra mobilitazione.

Dal 1990, l’Iran ha messo a morte circa 46 imputati minori, ovvero persone condannate per un reato commesso quando avevano meno di 18 anni. Otto di queste esecuzioni sono avvenute nel 2008 e cinque lo scorso anno. Almeno 135 minorenni sono ora nel braccio della morte.

L’appello da firmare per salvare la vita a Sakineh Mohammadi-Ashtiani lo trovate sul sito di Repubblica.

Quello per salvare la vita di Ebrahim Hamidi, sul sito di Amnesty International.

Salviamo la vita di Ebrahim Hamidi, iraniano, condannato a morte per omosessualità é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di mercoledì 01 settembre 2010.


Omofobia. Le istituzioni seguono l’esempio della ‘ndrangheta


Durante un’intervista, rilasciata a Klaus Davi, Nicola Gratteri (Procuratore aggiunto di Reggio Calabria) ha parlato dell’orientamento sessuale di alcuni boss. Secondo il magistrato anche all’interno delle associazioni malavitose si sarebbero registrate storie di omosessualità.

Così come altri aspetti legati a questo tipo di realtà fino ad oggi non si è riuscito a capire con certezza chi dei boss ancora latitanti sia solito avere rapporti amorosi gay. Secondo Nicola Gratteri l’omertà sulle abitudini sessuali di alcuni malviventi è voluta dagli stessi diretti interessati che potrebbero anche morire se qualcuno scoprisse con chi sono soliti appartarsi.

“La ‘ndrangheta - ha dichiarato Nicola Gratteri - non ammette l’omosessualità, seppure di un big-boss; si uccide per molto meno. Si uccide un picciotto perché non si è vendicato per una moglie che gli ha fatto le corna, figuriamoci se un boss fa sesso con gli uomini o travestiti. Comunque alcuni boss dei più alti vertici delle ‘ndrinde, praticano regolarmente rapporti omosessuali”.

Se il progressivo avvicinamento dello Stato alla malavita, quindi anche alla sua omofobia, non fosse così conclamato (non più tardi di ieri il Senatore Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato fischiato durante la presentazione dei suoi diari di Mussolini) si potrebbe supporre che le autorità, anche solo per dimostrare la propria estraneità con certi posti, si impegnassero per combattere l’odio verso gay e lesbiche.

La più recente attualità, di cui non fa più parte Gheddafi, ci insegna invece che chi oggi dovrebbe amministrare i patrimoni pubblici non perde occasione per sfoderare quel machismo che per anni ha solo contraddistinto i gruppi malavitosi italiani.

L’arrivo dell’autunno probabilmente farà cadere nel dimenticatoio un artico scritto da Roberto Saviano per Repubblica nel quale lo scrittore, ragionando sul tentato sabotaggio organizzato ai danni a Nicola Caldoro (Presidente della Campania per il Pdl) dagli suoi stessi compagni di partito, sosteneva che l’omosessualità in alcuni parti del paese è ancora usata per concludere un ricatto.

“Cosentino - scriveva lo scorso luglio Roberto Saviano - vuole assolutamente diventare presidente della Regione Campania, e chi gli è intorno sa che con Cosentino presidente della Regione gli affari sarebbero esponenziali e quindi il gruppo - secondo l’indagine dei Carabinieri di Roma - inizia a raccogliere informazioni su Caldoro.

La prima cosa che colpisce è che l’elemento chiave sono i suoi presunti rapporti omosessuali. L’omosessualità che attribuiscono a Caldoro diventa strumento di delegittimazione. Ed è una dimostrazione dell’arretramento della cultura politica.

Quale sarebbe il “reato” o lo scandalo nell’essere omosessuale? Cosentino e il suo gruppo contano invece sul fatto che legare la vicenda Marrazzo a quella di Caldoro può incidere sull’opinione pubblica.

L’obiettivo è fare pressioni sul Pdl romano, poiché, evidentemente, il sospetto di essere gay pesa più dell’essere indagati dall’antimafia. Emerge dalle intercettazioni che questa è la trovata di Cosentino e infatti alcuni vengono investiti del compito di compilare un dossier su Caldoro e i presunti suoi amanti uomini.

Il dossier stenta ad arrivare e Martino e Cosentino sono preoccupati. Temono che tutto possa essere solo una storia di voci. Da dire con la “bocca”. Loro voglio carte, dossier, dettagli da poter usare”.

Prima di indignarci per l’omofobia di certi boss, sempre di gente poco per bene stiamo scrivendo, forse è meglio stabilire che uno Stato per definirsi civile non dovrebbe avere come modello d’esempio la criminalità organizzata.

Foto | cineblog.it

Omofobia. Le istituzioni seguono l’esempio della ‘ndrangheta é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di mercoledì 01 settembre 2010.


Spagna: militare gay cacciato denuncia molestie e proposte sessuali

coppia soldati gay

Alberto Linero Marchena è famoso per essere stato il primo soldato gay spagnolo a sposare il proprio partner dopo che le unioni civili omosessuali sono diventate legali. Ma ora, il suo nome è tornato alla cronaca per un’accusa nei confronti del ministro della Difesa. L’uomo ha dichiarato pubblicamente di aver ricevuto per anni molestie e proposte sessuali da parte di persone di grado maggiore rispetto al suo.

La cosa che incuriosisce in questo suo allontanamento come soldato ha radici passate. Nel 2008 ebbe un incidente e fu sospeso dal servizio per cause di salute indipendenti dalle sue. Successivamente gli fu impedito l’ingresso prima di una attenta analisi psicologica sull’uomo: superata brillantemente, fu riammesso al servizio.

Ma ora non gli è stato rinnovato ulteriormente il contratto alla sua scadenza, utilizzando come scusante una serie di giudizi negativi nei suoi confronti durante il suo servizio come soldato. E ora l’ulteriore capitolo con la denuncia all’Aeronautica per molestie sessuali e avances.

Via | DiarioUno

Spagna: militare gay cacciato denuncia molestie e proposte sessuali é stato pubblicato su queerblog alle 10:00 di mercoledì 01 settembre 2010.


Deputato brasiliano propone legge contro la “discriminazione eterofobica” messa in atto dai gay

1 settembre 2010 Robo Nessun commento

Deputato brasiliano propone legge contro la �discriminazione eterofobica� messa in atto dai gay

Il deputato brasiliano Eduardo Cunha (in foto) ha presentato un progetto di legge per combattere la “discriminazione eterofobica” che ci sarebbe nel suo paese. Secondo Cunha, infatti, l’attuale legislazione antidiscriminazione vigente in Brasile favorisce i gay. Il progetto di legge – chiaramente provocatorio e che pare destinato al fallimento – propone, per esempio, di punire con la detenzione chi impedisca ad una persona di accedere ai qualunque locale pubblico o privato aperto al pubblico perché etero. Dice Cunha (che oltre ad essere uno zelante parlamentare, è un fedele cristiano evangelico):

“Si sta facendo passare l’idea che l’affettività omosessuale o bisessuale si trovi ad un livello più alto di quella etero”

La si potrebbe buttare sull’ironico se non fosse che il Brasile – nonostante gli innegabili passi avanti per i diritti delle persone lgbtqqi (ultimo dei quali il riconoscimento da parte del tribunale dell’adozione da parte delle persone dello stesso sesso) – continua ad essere uno dei paesi in cui la violenza contro le persone gay è molto alta: solo nel 2009 sono state uccise 190 persone lgbtqqi, principalmente uomini gay e donne transessuali.

Mi sa che una proposta di legge contro la discriminazione etero in Italia verrebbe approvata immediatamente a stragrande maggioranza.

Deputato brasiliano propone legge contro la “discriminazione eterofobica” messa in atto dai gay é stato pubblicato su queerblog alle 08:01 di mercoledì 01 settembre 2010.


La Russia denunciata alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per la sua politica omofoba

Gli organizzatori del Gay Pride di Mosca hanno intentato causa alla Corte Europea dei diritti dell’uomo contro la Russia. Nella denuncia intentata il 23 agosto scorso, si legge come il governo locale abbia violato ripetutamente il diritto alla libertà di assemblea dei manifestanti, così come garantito dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, a cui lo stato più esteso del mondo ha aderito fin dal 1996.

Un anno fa, agli attivisti arcobaleno fu negato il permesso di attuare picchetti di protesta contro Oleg Mitvol, il prefetto della zona nord di Mosca che attuò una campagna diffamatoria per far cessare l’attività del bar gay più vecchio della città, il Body and Soul. Oggi il locale ha purtroppo chiuso i battenti, con il beneplacito dei tribunali russi, e lo stesso Mitvol ha dichiarato a suo tempo: “Questi luoghi, che portano al degrado morale dei cittadini e sono solo fonte di problemi, devono essere chiusi”. Nikolai Alekseev, il principale attivista gay dell’ex impero sovietico, è fiducioso dell’esito positivo di questa denuncia e di altre 18 cause ancora pendenti, sempre basate su casi di discriminazione sessuale ai danni di omosessuali, intentate al massimo organo giudiziario del continente da parte delle associazioni lgbt russe: “Non appena la corte di Strasburgo deciderà sui divieti alle parate dei Gay Pride moscoviti nel 2006, 2007 e 2008, avremo finalmente delle nuovi basi solide da cui partire per migliorare e incrementare il diritto di tutti i cittadini russi alla libertà di associazione.”

Via – Pink Paper


Gheddafi e dintorni. Un omofobo a Roma

Berlusconi bacia la mano a GheddafiLa dice lunga il monito del nostro primo ministro a non prendere sul serio il colonnello Muammar Gheddafi, venuto nella culla della cristianità a perorare una Europa convertita all’Islam. Gli interessi finanziari, prima di tutto, tanti, per molti, ammonisce il premier. Persino per lui medesimo, scrivono dall’estero. Così, campo libero per l’autore del “libro verde” che gongola per le vie di Roma, gli organizzano una strana “predica” con 200 ragazze a 45 euro e si gode beato la vacanza romana. Ragioni di Stato; ragioni di affari, tanto da non ascoltare neppure Amnesty International che invita il governo a parlare col leader libico di diritti umani.

A chi si chiede sugli omosessuali in Libia, neppure la rete riesce a dare esaustive risposte. La legge però è chiara: fino a quattro anni di carcere comminati a chi pratica “atti indecenti” tra persone dello stesso sesso. Così l’omosessualità in Libia viene cancellata, messa a tacere; per molti l’unica via di salvezza è andare via, espatriare nei Paesi Bassi, in Spagna e altrove. Nel 2003, durante la conferenza annuale dell’Unione africana, Gheddafi liquidò la questione Aids e omosessualità, dicendo che tutto quello che si doveva fare era seguire le regole dettate dalla natura.

A settembre dello scorso anno, il nuovo presidente delle Nazioni Unite, il libico Ali Treki Abdusalam, durante una conferenza stampa pronunciò frasi dure contro l’omosessualità “davvero non accettabile”. Si scagliò contro quei Paesi che accettando l’omosessualità pensavano di dare più democrazia e, naturalmente, mise in campo la religione per argomentare meglio la sua opposizione alla depenalizzazione universale dell’omosessualità. Ileana Ros-Lehtinen, della Commissione Affari Esteri, americana, rispose che l’Onu con a capo uno come Abdusalam, era stato dirottato verso l’odio e l’intolleranza.

Molti oggi scrivono che l’Italia è diventata la Disneyland del dittatore libico, tanto da far dire alla Radicale Emma Bonino:

“Ogni volta che Gheddafi torna a Roma è sempre peggio della precedente, con qualche elemento di kitsch in più, come quello della conversione, con toni sgradevoli dal punto di vista istituzionale, come se stesse visitando non un Paese amico ma prostrato, senza che nessuno di coloro che lo hanno invitato gli faccia notare qualcosa. Poi la sostanza è sempre quella, gli affari commerciali, che si fanno, certo, ma che si possono fare anche con più trasparenza”.

Nessuno si sognerà di parlare di diritti umani al leader libico, figurarsi di diritti e di tutela per le persone omosessuali. Business is business!

Tanto chi potrebbe, tra i politici e il governo, difendere i gay libici quando in Italia persino loro sono omofobi e discriminanti?

Gheddafi e dintorni. Un omofobo a Roma é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di martedì 31 agosto 2010.


Sette argomentazioni “ragionevoli” contro il matrimonio gay

31 agosto 2010 Robo Nessun commento

Sette argomentazioni ragionevoli contro il matrimonio gay

Del matrimonio gay ne parlano tutti e ognuno dice la propria perché, si sa, sindacare sui diritti delle persone è la cosa più ovvia da fare… Navigando nel mare magnum della rete ho trovato un articolo di padre John Flynn (Legionario di Cristo) che analizza la battaglia del matrimonio omosessuale a partire dalla sentenza del giudice Walker.

Per argomentare le sue tesi (ovviamente contrarie al matrimonio tra persone dello stesso sesso) Flynn riporta sette argomentazioni ragionevoli contro il matrimonio gay: argomentazioni, come specifica, che non sono fondate su base religiosa. In realtà non sono argomentazioni di Flynn ma sono prese da un testo di Bill Muehlenberg, segretario del Family Council dello Stato di Victoria, in Australia. Secondo Flynn queste argomentazioni mostrano “quanto tendenziosa ed erronea sia la decisione del giudice Walker”.

Di seguito le “argomentazioni ragionevoli”:

1. Il matrimonio gay nega il matrimonio stesso: “il matrimonio non è solo un’istanza sociale ma un elemento universale delle culture. Il matrimonio è la base della formazione della famiglia e non è semplicemente un modo per legittimare il sesso. I biologi evoluzionisti riconoscono che il legame maschio-femmina nelle coppie durature ha rappresentato l’elemento chiave nell’evoluzione della specie umana e che è un qualcosa di insito nella nostra natura”.

2. Gli omosessuali che si vogliono sposare sono pochi, “e nei luoghi ove è stato già legalizzato vi sono stati relativamente pochi matrimoni tra persone dello stesso sesso. In Olanda è legale sin dal 2001, ma solo il 4% degli omosessuali si sono sposati nei primi cinque anni dalla sua legalizzazione”.

3. Il matrimonio gay è un preciso disegno della lobby degli omosessuali: “Potersi sposare è come avere un bollino di approvazione da parte dei governi e della società. Esso è in grado anche di modificare l’istituzione della famiglia e di ridefinire profondamente il matrimonio tanto da farlo scomparire”.

4. I rapporti tra gay sono molto più instabili e promiscui di quelli etero: “Dagli studi risulta anche che tra le coppie omosessuali sposate, il tasso di divorzio è molto più elevato di quello delle coppie eterosessuali”.

5. I gay provano a riscrivere le regole per aggiudicarsi i diritti eludendo i doveri: “Le persone possono godere dei benefici del matrimonio se ne possiedono i requisiti. Così come i minori e i parenti tra loro non si possono sposare, così non possono sposarsi le persone dello stesso sesso. I beni sociali vengono negati in tutta una serie di casi, ma è così che funziona la vita. Le società discriminano in favore delle unioni eterosessuali per via del bene sociale che da queste deriva”.

6. Omosessualità, incesto, poligamia e via dicendo: “Le stesse argomentazioni utilizzate per giustificare il matrimonio omosessuale potrebbero valere per giustificare l’incesto, la poligamia o qualsiasi altra combinazione sessuale”.

7. I bambini vengono strumentalizzati: il matrimonio gay “non fa bene ai bambini. Nella maggior parte dei casi, un bambino starà meglio avendo vissuto con una madre e un padre. Inoltre, i bambini hanno bisogno di modelli mentre crescono. Ai bambini dovrebbe essere data priorità e non dovrebbero essere usati strumentalmente per fini politici”.

Non so voi, ma io ci vedo molto poco di ragionevole.

Sette argomentazioni "ragionevoli" contro il matrimonio gay é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di martedì 31 agosto 2010.


A Roma il 3 settembre per un anno di lotte spontanee del popolo gay, lesbico, transgender

Quando il 28 agosto 1963, davanti ad una folla sterminata di neri e oppressi, il reverendo Martin Luther King, pronunciò lo storico discorso I have a dream, la più grande dimostrazione per la libertà nella storia americana, un faro di speranza illuminò milioni di persone convenute a Washington, trattenute in schiavitù, trattate dall’avida giustizia umana come apolidi di ogni diritto, reietti e miseri tra i miseri. L’omofobia di oggi; le malsane idee di chi pensa che le persone lgbtq non solamente debbano restare senza alcun diritto, ma che ci debba essere abiura e persecuzione verso di loro, necessita come allora, risposte ferme e continue della società civile, dei soggetti interessati, di quanti non intendono fermarsi ad una democrazia di rito e chiedono che quel “sogno” abiuri ogni forma di discriminazione necessaria a restituire diritti ai cittadini lgbtq.

Nel dedalo di tante sigle presenti nel nostro territorio a protezione delle minoranze sessuali, una si distingue e propone un certo risveglio a partire dai soggetti coinvolti, iniziando e prendendo spunto da quel sogno lutheriano che, a distanza di anni, è riuscito a far varcare la soglia della Casa Bianca a un presidente di colore, attento e attivo anche nei confronti della comunità lgbtq Usa.

We have a dream contro l’odio e la violenza su gay, lesbiche, bisex, transgender, nasce spontaneamente il 28 agosto dello scorso anno con la prima fiaccolata lgbtq di Roma.

“Non un programma - si legge nel loro sito -, un’organizzazione o un’associazione. Ma persone che spontaneamente si aggregano per proclamare il loro sogno di libertà. Libertà dalla violenza, dal razzismo, dell’omofobia e della transfobia. Un non progetto in continua trasformazione che nasce a Roma, ma che può essere replicato, con grande semplicità, in qualunque altra città”.

A Roma il 3 settembre per un anno di lotte spontanee del popolo gay, lesbico, transgenderLo spontaneismo e la cultura dei diritti ha sancito un successo che oggi va replicato, grazie al nuovo incontro di genti che si terrà, sempre a Roma, venerdì 3 settembre 2010, alle ore 21.00 a San Giovanni in Laterano.

Esserci è difendere la nostra e altrui libertà e dignità, i diritti che vengono derisi, dimenticati, strumentalizzati persino da una classe politica inetta e incapace.

“Ora è chiaro - dicono - che niente passerà più sotto silenzio. Più nessun compromesso può essere accolto perché noi, tutti insieme, scenderemo in piazza ogni volta che le discriminazioni saranno perpetrate, siano esse una violenza fisica o verbale, una discriminazione privata o politica. È per questo che, dopo un anno, con lo stesso spirito, la stessa voglia di esserci e ancor più voglia di sentirsi parte di una comunità che lotta per la sua esistenza e la sua libertà, il 3 settembre 2010 alle ore 21 faremo una grande fiaccolata che partirà da Via S.Giovanni in Laterano (fronte Coming out) e arriverà a Piazza di Porta Capena (fronte FAO) per rivendicare con la stessa forza dell’anno scorso, la nostra libertà, la nostra dignità e i nostri diritti. Perché l’omofobia e la transfobia non si manifestano solamente con la violenza fisica ma ogni qualvolta qualcuno è vessato (a scuola, sul posto di lavoro, per strada, al mare) per il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere e noi vogliamo ricordarlo, sempre”.

Trovatevi a Roma; troviamoci a Roma il 3 settembre, spontaneamente, con le nostre idee e i nostri sogni che non si spegneranno mai.

Poche e necessarie indicazioni da parte degli organizzatori.

  • andare in piazza portando se stessi e la propria voglia di essere liberi;
  • dotarsi di fiaccole e fischietti per essere visibili, per contarci e farci contare;
  • parlare, venire fuori, convincere tutti a scendere in strada con noi per una battaglia pacifica, decisa e condivisa!

A Roma il 3 settembre per un anno di lotte spontanee del popolo gay, lesbico, transgender é stato pubblicato su queerblog alle 07:59 di martedì 31 agosto 2010.


Dopo le vicende di Spresiano e Padova, continua incessante la deriva omofoba del Veneto

In quest’estate funestata da molti casi di omofobia a livello nazionale abbiamo assistito, purtroppo, alla crescita costante degli episodi di violenza e di intolleranza verso la comunità lgbt in Veneto, sostenuti e rinforzati dalle parole degli amministratori locali che invece di intervenire per porre fine a questa piaga sociale hanno dichiarato una vera e propria crociata contro chi reputano ‘diverso’.

Ci eravamo occupati il mese scorso del sindaco di Spresiano (TV), il quale aveva detto basta alle coppiette e prostitute che si appartavano sul greto del Piave e aveva definito gli omosessuali come persone “malate”, per poi ritrattare tutto. Dalle intenzioni è passato però ai fatti, facendo scavare a spese del Comune un fossato per non permettere alle coppie, ai voyeur e agli scambisti di stazionare e inzozzare la zona del sacro Piave, il fiume simbolo della I Guerra Mondiale. Il primo cittadino Riccardo Missiato ha definito così la sua opera: “Filo spinato e palizzata costavano troppo e così ecco l’intervento ecologico con una ruspa a scavare una scolina per impedire l’accesso alle macchine”. A fine luglio lo stesso Missiato aveva istituito un servizio notturno di guardia volto a contrastare il fenomeno del sesso mordi e fuggi, omo ed etero, sulle sponde del Piave e al vaglio dell’amministrazione locale c’è pure un’ordinanza per multare con 500€ di ammenda i nudisti che frequentano questa zona. La sua, come è stato fatto più volte notare, è però una battaglia contro i gay e le prostitute, in un tentativo eclatante volto a normalizzare – se non moralizzare – la provincia del Nord Est, terra prolifica per la Lega che aizza al bigottismo e all’ipocrisia. Così definisce l’intera vicenda l’attivista gay Franco Grillini: “Ancora una volta questo sindaco mette insieme l’omosessualità e l’esibizionismo, comese i due concetti fossero indissolubilmente legati. Il che è tristissimo, se pensiamo che della sua giunta fanno parte anche persone di centrosinistra. Comunque sia questo caso trevigiano è uno specchio di quest’Italia, dove gli amministratori incapaci di risolvere i problemi si affidano ai muri e ai fossati, decretando così la palese sconfitta della convivenza civile”.

Molte parole sono state spese sul tema della casa e, indirettamente, della tutela delle coppie gay venete. Prima c’è stato il caso di Padova, dove i partner omosessuali conviventi non potranno partecipare al nuovo bando per accedere all’ultima trance di appartamenti di proprietà pubblica ad affitto agevolato: incredibile in una città considerata gay friendly come Padova, uno dei primi comuni italiani ad aprire il registro delle unioni civili anche agli omosessuali. Ma, come purtroppo sappiamo, anche la città del Santo ha perso ormai questo titolo e l’omofobia regna sovrana. Pochi giorni fa, l’assessore regionale all’edilizia popolare Massimo Giorgetti si è dichiarato contrario alla possibilità di dare alloggi popolari ai partner dello stesso sesso perchè “non ci sono case per tutti” e”l’Italia è fondata sulla famiglia tradizionale”. Il motivo, insomma, è sempre il solito, dolente e ripetuto ormai da tempo: i gay non possono procreare – mito sfatato, visto i progressi delle nuove tecnologie – e quindi non possono formare un’unione che si rispetti, con prole a carico, e non si trovano certo nella situazione disperata di una madre che deve crescere da sola i propri figli.

Dulcis in fundo, il pestaggio e la violenza ai danni di una coppia gay avvenuto a Padova la settimana scorsa. Non si tratta di una vicenda d’odio sessuale isolata, due mesi fa la città del Santo fu scossa da un episodio simile e pochi giorni fa se ne vista una replica fin troppo fedele. Questa volta, a farne le spese, sono stati due giovani che si erano appartati in macchina nella zona dell’inceneritore padovano: uno di essi, Enrico Bertelli, titolare di un noto locale in centro, ha denunciato il tutto postando sulla pagina Facebook dell’assessore comunale all’Ambiente e attivista lgbt Alessandro Zan il racconto dell’aggressione notturna. A picchiare la coppia, al grido di “froci di merda”, sono stati tre uomini con accento napoletano; Bertelli ha avuto una prognosi di 3 giorni mentre al suo partner Daniele Calzavara sono stati dati 10 giorni. Zan, presidente regionale di Arcigay e padre putativo per il registro padovano delle coppie di fatto, ha dichiarato: “In Italia possiamo ormai parlare di emergenza omofobia: serve che sia al più presto approvata l’estensione delle legge Mancino attraverso l’introduzione di reati specifici d’odio motivati da omofobia. Sono vicino ai due ragazzi, Daniele ed Enrico, che ho già incontrato e li sosterrò in tutti i modi, dato che queste esperienze possono segnare molto negativamente la vita delle persone”.

Via – Corriere Veneto


Un’altra aggressione anti-gay denunciata a Padova

29 agosto 2010 aelred Nessun commento

Nuovo possibile caso di omofobia a Padova, dopo l’aggressione dell’11 giugno. La segnalazione è arrivata direttamente su Facebook - segno dei tempi, ormai - sulla pagina dell’assessore Alessandro Zan, da anni punto di riferimento della comunità lgbt patavina, responsabile di Ambiente nella giunta comunale.

Secondo quello che è stato riportato, due ragazzi, Enrico Bertelli (titolare di un bar in centro) e il suo amico Daniele Calzavara, sono stati aggrediti all’1:30 in zona inceneritore. Lo ha scritto lo stesso Bertelli sulla pagina Facebook di Zan.

A quanto pare tre giovani (”napoletani” nel racconto di Bertelli) li hanno aggrediti con calci e pugni al grido di “froci di merda”, mentre i due erano appartati in auto, finché i ragazzi sono riusciti a fuggire: 10 giorni di prognosi per una delle due vittime, 3 per l’altro. I due ragazzi hanno chiamato il 112 - hanno detto - e poi sono andati in centrale a sporgere denuncia.

Per Alessandro Zan

«Serve che sia al più presto approvata l’estensione delle legge Mancino attraverso l’introduzione di reati specifici d’odio motivati da omofobia. Sono vicino ai due ragazzi, Daniele ed Enrico, che ho già incontrato li sosterrò in tutti i modi, dato che queste esperienze possono segnare molto negativamente la vita delle persone».

Un'altra aggressione anti-gay denunciata a Padova é stato pubblicato su queerblog alle 13:01 di domenica 29 agosto 2010.


Le reazioni del movimento gay italiano alle affermazioni della Carfagna

28 agosto 2010 Robo Nessun commento

La ministra Mara CarfagnaLe reazioni del mondo glbt italiano alle parole della Carfagna sui matrimoni gay sono state varie: si va da Imma Battaglia che si dispiace a Enrico Oliari che si rattrista, da Paolo Patanè che punta il dito sulle “vere” priorità del governo a Franco Grillini che sostiene che un paese che non riconosce i diritti dei cittadini è destinato al declino anche economico. Vediamo da vicino alcune di queste affermazioni.

Dalla parole di Enrico Oliari, presidente GayLib, emerge tutta la tristezza per la situazione:

La coppia gay è un dato di fatto. Esiste. Non sta al ministro di turno riconoscerla o meno. Non è, infatti, solo di matrimonio purtroppo che ha parlato il ministro Mara Carfagna ma di riconoscimento tout court. Ovvero di quel passo avanti socioculturale prima che politico su cui l’Europa continua a marciare compatta con le ultime eccezioni negative dell’Italia e della Grecia, superate in materia anche dai paesi del Terzo mondo. Diciamo che oggi, rispetto al lavoro compiuto nell’ultimo anno e mezzo con il ministro, abbiamo compiuto una brusca frenata se non addirittura un grave passo indietro sul tema dei nuovi diritti che ci rende davvero un po’ più tristi.

Paolo PatanèPaolo Patanè, presidente dell’Arcigay, confronta la situazione dei diritti gay in Italia con quella dei gay nel resto del mondo:

È curioso che il Governo Italiano, per voce del Ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna ospite del meeting di CL, definisca non prioritaria la regolamentazione giuridica dei diritti e doveri delle coppie omosessuali, mentre nel resto del mondo civile crescono vertiginosamente i Paesi che si sono dotati di svariate forme di riconoscimento e di tutela di tali famiglie. A settembre anche Cuba e Lussemburgo ci supereranno sul piano dei diritti civili. Sono infatti all’ordine del giorno diverse forme giuridiche di riconoscimento di persone dello stesso sesso. Il Messico ed il Brasile hanno appena approvato l’adozione da parte delle coppie omosessuali, la Germania ha esteso la pensione di reversibilità ai partner dello stesso sesso mentre negli Stati Uniti, dove già 18 mila coppie sono sposate, la definitiva approvazione del matrimonio gay dovrebbe essere discussa a breve dalla Corte Suprema […] Ci risulta quindi incomprensibile come provvedimenti semplici e di buon senso, che donano diritti e doveri a molti senza toglierli a nessuno, come l’accesso al matrimonio per le persone dello stesso sesso e, perché no, una seria legge per la lotta all’omofobia come l’estensione della legge Mancino ai reati commessi in odio all’identità di genere e all’orientamento sessuale, siano considerato di serie B rispetto ad urgenze più complessive, quasi noi non fossimo cittadini in senso pieno, quasi noi non avessimo diritto a quell’uguaglianza che la Costituzione garantisce a tutti i cittadini della repubblica […] D’altra parte urgenze minoritarie come l’impunità del presidente del consiglio o il lodo Mondadori o la legge sulle intercettazioni sembrano di assoluto interesse per il Governo, in barba ai problemi ben più complessivi del paese.

Imma BattagliaNel dirsi dispiaciuta Imma Battaglia (DiGayProject) non perde l’occasione per tirare acqua al suo mulino e fare pubblicità al Gay Village:

Mi auguro che questa non sia però una chiusura al dialogo con la comunità gay, che la Carfagna soprattutto in tema di lotta all’omofobia ha saputo tenere aperto. Mi piacerebbe poter contribuire a tenere aperta quella porta e credo che sarebbe un giusto segnale di prosecuzione del dialogo se il Ministro volesse parlarne dal palco del Gay Village a Roma.

Annuncia quindi che nei prossimi giorni inviterà la Carfagna sul palco del Gay Village.

Franco GrilliniFranco Grillini esprime radicale dissenso e invita la Carfagna a porre l’accento sulle vere “innaturalità”:

Non possiamo quindi che esprimere il più radicale dissenso anche dalle affermazioni di chi, come il ministro Carfagna, vuole negare i sacrosanti diritti delle coppie omosessuali, diritti, va detto per inciso, che sono riconosciuti ormai in tutto il mondo occidentale tranne che in Italia. Spiace che il ministro si inoltri in giudizi sulla “naturalità” delle coppie omosessuali. Sarebbe meglio che il ministero per le pari opportunità dicesse qualcosa per esempio sulla “naturalità” degli omicidi, delle violenze, delle sofferenze che ogni giorno il maschilismo criminale infligge a donne e minori nell’ambito della famiglia tradizionale che spesso rappresenta un vero e proprio inferno di sofferenze e di sopraffazioni.

Anche Aurelio Mancuso parla dell’accaduto ed esorta la Carfagna a non interrompere il dialogo con noi.

In tutto questo, il portavoce del ministro rilascia una dichiarazione che indurrebbe al sorriso, se non ci fosse da piangere:

“Le posizioni del ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, non sono cambiate di un millimetro rispetto a quelle già espresse, in diverse occasioni, nei mesi scorsi. Il ministro, per convinzione personale e dovere istituzionale, si è sempre detta favorevole a riconoscere i diritti che sono tuttora negati alle persone omosessuali e ad incrementare quelli già esistenti. Oggi a margine del Meeting, il ministro si è limitata ad osservare un fatto ineluttabile: i matrimoni gay non fanno parte del programma di governo del centrodestra e, per questa ragione, a suo parere, non rientrano tra le priorità del Parlamento. Il che, tra l’altro, non cambia il suo impegno nella lotta contro l’omofobia, testimoniato dalla prima campagna istituzionale mai realizzata e dal sostegno alla legge in discussione in Parlamento”.

Le reazioni del movimento gay italiano alle affermazioni della Carfagna é stato pubblicato su queerblog alle 15:01 di sabato 28 agosto 2010.


Al grido di “froci di merda” ennesimo pestaggio omofobo a Padova.

28 agosto 2010 Redazione Nessun commento
Altri due giovani gay aggrediti a calci e pugni e insultati: «Froci di merda».. Pestaggio mentre i due erano appartati in auto, una vittima è un barista del centro. Controllate le telecamere della zona. Ancora omofobia a Padova. Altri due giovani gay in ospedale dopo un’aggressione mentre erano appartati in auto. La città del Santo [...]

La telenovela di Viareggio. GayLib sta con i carabinieri. L’omofobia “una commedia all’italiana”…

27 agosto 2010 Redazione Nessun commento
Fiducia nei Carabinieri”, si legge nella nota di Gay Lib, a firma del suo presidente Enrico Oliari e di Luisella Audero, Consigliere nazionale e Referente per la Toscana: “dopo la polemica sulla presunta omofobia di un militare dell’Arma contro una coppia gay “cacciata” da un locale l’associazione rilancia l’operato dell’osservatorio antidiscriminazione Oscad, nato dalla collaborazione [...]

Mara Carfagna: no (di nuovo) al riconoscimento delle coppie omosessuali

27 agosto 2010 Robo Nessun commento

Mara Carfagna: no (di nuovo) al riconoscimento delle coppie omosessuali

Mentre i valdesi (una confessione religiosa) aprono in qualche modo alle coppie omosessuali, Mara Carfagna (ministro) chiude. A margine del Meeting di Rimini, infatti, la Carfagna ha dichiarato che il riconoscimento delle coppie omosessuali:

Non è un tema che rientra nel programma di Governo, quindi dubito che ci sarà un confronto su un tema come questo, visto che ce ne sono altri all’ordine del giorno che che sono stati individuati come prioritari soprattutto in una fase così delicata e complessa che il nostro Paese si trova ad affrontare. Personalmente sono favorevole al riconoscimento di tutti quei diritti di cui le categorie discriminate non possono godere appieno. Non sono favorevole al riconoscimento delle coppie omosessuali. Non si possono equiparare due cose che sono naturalmente diverse.

Che strano paese il nostro! Una confessione religiosa (e le religioni sono per antonomasia conservatrici) si interroga, si confronta e prende delle decisioni sulle unioni gay; un ministro (delle pari opportunità!) di uno Stato (laico e, per antonomasia, attento ai diritti dei cittadini) chiude punto e basta. Siamo proprio il belpaese.

Foto | Meeting Rimini

Mara Carfagna: no (di nuovo) al riconoscimento delle coppie omosessuali é stato pubblicato su queerblog alle 15:01 di venerdì 27 agosto 2010.


Usa. Campione repubblicano di omofobia dichiara di essere gay. Era nello staff di George Bush.

27 agosto 2010 Redazione Nessun commento
Guidò le battaglie anti-omosessuali dei repubblicani Usa, ora rivela: sono gay. «Sono gay». Ken Mehlman, ex presidente del partito repubblicano e manager della campagna di George W. Bush nel 2004, ha ammesso in una intervista di essere omosessuale e ha detto di voler diventare un attivista per il diritto dei gay a unirsi in matrimonio. [...]

USA: i marines etero dovrebbe essere liberi di scegliere se dormire con quelli gay

27 agosto 2010 Robo Nessun commento

USA: i marines etero dovrebbe essere liberi di scegliere se dormire con quelli gay

Modificando leggermente Dante Alighieri (che spero mi perdoni!), il problema reale dei Marines americani è dalla cintola in giù. Sì, perché stando a quanto sostiene il generale James Conway, comandante del Corpo dei Marines degli Stati Uniti d’America, se la politica del Don’t ask, don’t tell dovesse essere finalmente abolita, sarebbe conveniente che gli etero scegliessero se condividere o meno le camere con i gay. Conway afferma che ci sono marines “molto religiosi” che per motivi “morali” potrebbero avere problemi a dormire nella stessa stanza in cui dormono dei gay.

Del resto è ben noto a tutti che noi gay e lesbiche saltiamo addosso a qualunque cosa del nostro sesso si muova nell’arco di chilometri e chilometri: dovremo forse temere un dormitorio in caserma? Magari potrebbero fornire la divisa dei marines con un bel paio di mutande di ferro (rigorosamente piatta davanti, sennò si sveglia la bestia che è in noi!) o di un bel busto che appiattisca tutto, per maggiore sicurezza.

Rimanendo sempre nel campo Don’t ask, don’t tell il Pentagono ha iniziato a inviare ai coniugi dei militari dei questionari nei quali viene sondata la loro opinione in merito all’abrogazione del DADT. Tempo fa un sondaggio simile era stato sottoposto agli stessi militari. Tra l’altro nel questionario si domanda, per esempio, se esorteranno i rispettivi mariti/mogli a lasciare l’esercito nel caso in cui vengano ammessi membri apertamente omosessuali o se non consiglieranno più l’ingresso nell’esercito per la presenza di militari gay.

USA: i marines etero dovrebbe essere liberi di scegliere se dormire con quelli gay é stato pubblicato su queerblog alle 08:01 di venerdì 27 agosto 2010.


Patacca omofoba a Viareggio? Scritte intimidatorie sull’auto del testimone: “fascista omofobo”.

26 agosto 2010 Redazione Nessun commento
Amareggiato e costretto a giustificarsi. “ho solo fatto il mio dovere di cittadino onesto”. Eterofobia? L’episodio di vandalismo è avvenuto ieri ai danni di Luca Lopez, il 38enne pisano che lunedi mattina ha messo nero su bianco la sua testimonianza sui fatti accaduti al bar Cusimano all’alba di venerdi scorso, presentandosi alla caserma dei Carabinieri [...]

Nuove crociate. Via scambisti, gay e guardoni dal Piave

Sapete da cosa è minata la nostra confusa e fragile democrazia? Dai nudisti che per molti sono “puri esibizionisti”; da quelli che per alcuni amministratori locali -leghisti, ex Dc, non importa, con l’annovero dei centrosinistri - vengono oramai catalogati come guardoni, tipi che si crogiolano in “atteggiamenti offensivi”, pensiamo verso quella che viene definita morale pubblica. Il Nord del “ghe pensi mi”, sembra issare il nuovo vessillo del puritanesimo di massa, prontamente copiato da qualche solerte amministratore del sud. Mai restare indietro. L’Italia dei luoghi d’incontro di natura intima, dei “posti” frequentati dai gay (me che ci vanno a fare le famiglie lì? Anch’essi guardoni?), deve vedersela ora con questa rinascente epopea del “degrado” di antiche libertà.

Sindaci e assessori in allenamento ad arginare quelle che loro stessi hanno definito “bollenti evoluzioni” e così il nuovo talebanismo nostrano vuol ricacciare nel più assurdo privato ciò che da tempi immemori si consuma anche in luoghi naturali. Vale per i gay o le coppie etero che non sapendo dove consumare lo fanno tra oscuri cespugli e rive di fiumi, dove si sa, la notte, le famiglie e i bambini, si recano a frotte. Se ci si mettono di buona lena, l’ultima crociata potrà essere fatta contro le darkroom e certe saune e finalmente ottenere la fatidica castità tanto proclamata dai bolsi capi cattolici. Entreremo in Paradiso.

Pensavamo risolta la questione dell’area golenale in quel di Spresiano e dintorni, dopo che il sindaco aveva bollato come malati i gay e successiva ritrattazione a metà. Non sono bastati i pattuglioni notturni per bloccare gli amori al chiar di luna, complice la natura. Andavano bloccati gay, amorucci e natura.

Ora la soluzione: la meno dispendiosa secondo lo stesso sindaco. Il terreno ghiaioso è stato scavato da una ruspa per farne un bell’avvallamento, successivamente transennato da quelle belle fascette di plastica bianche e rosse, che fanno tanto arredo urbano, e da paracarri bianchi e neri. E tanto per essere precisi e inequivocabili, sono stati piazzati cartelloni stradali con tanto di divieto di sosta. Chi si azzarda a sfidare quel divieto, potrebbe rischiare di finire in un bel fossato e addio piaceri della carne.

I sindaci del luogo, rispondono in un coro unanime, che quella è una delle risposte alla richiesta di sicurezza e decoro. Gli ambientalisti non si sa.

“Sì - dice il noto sindaco Missiato - perché non sono un visionario, è la gente che viene in municipio emi ferma per strada a domandarmi di far qualcosa a tutela della sua tranquillità, a fronte di problemi che sono sotto gli occhi di tutti. E io cosa devo rispondere, di no? La mia non è una battaglia contro le persone omosessuali, se serve lo ripeto ancora una volta, bensì contro gli atteggiamenti offensivi di quanti, che siano gay, etero, scambisti o guardoni, utilizzano l’area golenale come se fosse un immondezzaio per i loro comodi”.

E aggiunge:

“Era il modo più rapido e meno costoso per intervenire in questa fase di emergenza - spiega Missiato - a meno che non volessimo alzare una rete di filo spinato”

Sì, certo, signor sindaco, magari a basso voltaggio, come si fa in certe parti toscane per difendersi dai cinghiali.

A dare man forte a Missiato, un altro sindaco di centrodestra, di Santa Lucia.

“Alle famiglie in passeggiata - dice il primo cittadino di Santa Lucia - si presentano scene oltre il limite della decenza e temiamo pure che sul nostro Piave possano annidarsi pure fenomeni di delinquenza, che siamo determinati a stroncare”.

Nuova l’equazione delinquenza e luoghi di incontro notturni. Mi sa che allora tocca infossare tre quarti di territorio italico.

Nuove crociate. Via scambisti, gay e guardoni dal Piave é stato pubblicato su queerblog alle 14:01 di giovedì 26 agosto 2010.


Polonia: in un testo scolastico si afferma che l’omosessualità è una malattia

Polonia: in un testo scolastico si afferma che l'omosessualità è una malattiaMentre i testi scolastici olandesi definiscono la coppia come unione tra due persone, anche dello stesso sesso, quelli polacchi per le scuole secondarie non si fanno problemi ad affermare che l’omosessualità è una malattia che, comunque, si può curare. Il libro in questione è anche autorizzato per l’uso in famiglia e i corsi di educazione sessuale.

L’Associazione per la Diversità sta facendo pressione sul governo perché ritiri tale testo. L’Associazione fa anche notare che tale testo si inserisce perfettamente nel solco di una visione dell’omosessualità che proviene dalla tradizione cattolica il che non è proprio sinonimo di scientificità.

Di fronte a notizie come queste mi domando sempre se chi ne è responsabile si rende conto del danno che può creare agli studenti, alla scuola e alla società in genere. Le parole sono pietre, che possono essere usate per costruire o per uccidere…

Polonia: in un testo scolastico si afferma che l'omosessualità è una malattia é stato pubblicato su queerblog alle 13:01 di giovedì 26 agosto 2010.


Un anno di WHAD, un anno di noi!


Il 28 agosto di un anno fa, dopo le aggressioni fuori dal Gay Village, la nostra rabbia si è diffusa tramite sms, mail, facebook e ci siamo ritrovati in piazza: gay, lesbiche, transessuali ed eterosessuali, cittadine e cittadini che non volevano permettere che la violenza fermasse le proprie vite, che la violenza li spaventasse e li rendesse prigionieri della loro stessa città.

Tantissime persone con un solo grande striscione rainbow e con un solo grande motto : We have a dream!
WHAD è nato ed esiste come espressione di una comunità LGBTQI complessa, variegata, fatta di tante persone, ognuna con la sua storia e ognuna con la voglia di esserci!

Durante questi 12 mesi le aggressioni si sono susseguite non solo vicino ai luoghi di ritrovo, come la Gay Street di Roma, ma in tutte le vie della nostra città. Aggressioni fisiche e verbali, alle quali si sono aggiunte le aggressioni dei palazzi della politica dove, con giustificazioni razziste e omofobe, è stata affossata la proposta di legge contro l’omofobia e la transfobia.

La nostra libertà, la nostra dignità e i nostri diritti vengono ancora strumentalizzati, derisi, ignorati.

A Roma e in tutte le città si è però risposto con il nostro sogno.

Una comunità di persone che scende in piazza, dietro delle fiaccole, al suono di fischietti, con bandiere o semplicemente con il proprio corpo, per far vedere la propria presenza, per far sentire che non siamo spaventati, per vedere e far vedere che non siamo soli.

Ora è chiaro che niente passerà più sotto silenzio. Più nessun compromesso può essere accolto perché noi, tutti insieme, scenderemo in piazza ogni volta che le discriminazioni saranno perpetrate, siano esse una violenza fisica o verbale, una discriminazione privata o politica.

E’ per questo che, dopo un anno, con lo stesso spirito, la stessa voglia di esserci e ancor più voglia di sentirsi parte di una comunità che lotta per la sua esistenza e la sua libertà, il 3 settembre 2010 alle ore 21 faremo una grande fiaccolata che partirà da Via S.Giovanni in Laterano (fronte Coming out) e arriverà a Piazza di Porta Capena (fronte FAO) per rivendicare con la stessa forza dell’anno scorso, la nostra libertà, la nostra dignità e i nostri diritti.

Perché l’omofobia e la transfobia non si manifestano solamente con la violenza fisica ma ogni qualvolta qualcuno è vessato (a scuola, sul posto di lavoro, per strada, al mare) per il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere e noi vogliamo ricordarlo, sempre.

Le regole da un anno sono sempre le stesse:

-andare in piazza portando se stessi e la propria voglia di essere liberi;

-dotarsi di fiaccole e fischietti per essere visibili, per contarci e farci contare;

-parlare, venire fuori, convincere tutti a scendere in strada con noi per una battaglia pacifica, decisa e condivisa!

Vi aspettiamo quindi venerdì 3 Settembre alle ore 21 in via San Giovanni in Laterano (angolo piazza del Colosseo)!

Link evento Facebook


USA: studentessa omofoba perde battaglia legale

USA: studentessa omofoba perde battaglia legaleJennifer Keeton è una studentessa ventiquattrenne dell’Università Statale di Augusta in Georgia (USA) e collaboratrice del programma educativo dell’università. E fin qui tutto nella norma. Solo che nello svolgere il suo ruolo di consigliera del programma anteponeva le proprie convinzioni omofobe (giustificandole su base religiosa, a suo dire) alla professionalità, emettendo giudizi morali sulla sessualità di quanti si rivolgevano a lei e indicando quali erano i valori corretti da seguire. L’università le ha chiesto di adeguarsi al protocollo stabilito pena l’impossibilità di continuare a lavorare nel programma educativo e le ha offerto di partecipare a seminari sulla diversità. Ma Jennifer Keeton è stata inamovibile nelle sue posizioni omofobe e si è rivolta al tribunale, grazie anche all’appoggio dell’Alliance Defense Fund, organizzazione religiosa legata a gruppi di “ex-gay”.

Il giudice federale J. Randall Hall ha ora emesso il verdetto a favore dell’università, motivando che un’istituzione educativa dev’essere capace di esigere standard accademici. Inoltre il giudice ha puntualizzato che la liberà religiosa della Keeton non è stata minimamente violata dal momento che il comportamento dell’università è scaturito dall’incapacità mostrata dalla ragazza di svolgere il suo lavoro di consigliera in maniera etica e professionale, evitando, cioè, di imporre il suo punto di vista agli utenti e non rispettando, di fatto, il codice etico del programma. La Keeton ha ora presentato un appello ufficiale.

In sintesi ecco un’altra espressione di talebanesimo religioso che vuole imporre agli altri una ben precisa visione del mondo e delle persone, credendo nella democrazia e nella giustizia se, e solo se, servono per far valer il proprio “diritto a discriminare”.

USA: studentessa omofoba perde battaglia legale é stato pubblicato su queerblog alle 16:01 di mercoledì 25 agosto 2010.


Lettera aperta a Paolo Patané che difende la coppia gay di Viareggio

Quanto successo a Viareggio, dove due ragazzi hanno sostenuto (prima di essere smentiti da un video) di essere stati vittime di un carabiniere omofobo, è stato commentato da Paolo Patanè.

Scrive il Presidente di Arcigay su gay.it:

“Nelle ultime ore la vicenda dei due ragazzi gay che a Viareggio hanno segnalato di aver subito un comportamento discriminatorio da parte di un militare dell’Arma che gli aveva chiesto di lasciare i locali di un bar cittadino, a causa dei loro atteggiamenti affettuosi, ha assunto toni e contorni che rischiano di far saltare la giusta percezione delle cose, ma soprattutto di smarrire il significato esemplare della vicenda.

Non si può però accettare che i due, da vittime di un gesto comunque brutto ed ingiusto, debbano passare dalla parte del torto. Io credo che la vicenda non possa avere un senso nel voler a tutti i costi inseguire la logica di chi cerca colpevoli o innocenti. La vicenda è chiara e non sono le sfumature che la cambiano, perché è inammissibile impedire alle persone di manifestare la propria identità entro i limiti del buon gusto e della liceità. Punto”.

Caro Paolo,
rimandare la responsabilità alle forze dell’ordine, come ha fatto lei in altri passaggi del suo intervento, credo che danneggi la comunità omosessuale italiana (che anche lei rappresenta in qualità di Presidente di Arcigay) tanto quanto il tentativo dei due ragazzi di verificare se attorno a sé ci fossero delle persone omofobe.

Se oggi in Italia le persone omosessuali non godono degli stessi diritti degli altri cittadini europei la colpa è anche di chi in questi anni ha preferito criticare le istituzioni invece che aiutarle a migliorarsi.

Prima di istruire le forze dell’ordine, scagionate in questo episodio da una testimonianza, credo che sia importante formare i giovani omosessuali a cui chiaramente va detto che con l’omofobia non si scherza. Come credo lei sappia meglio di me è stata questa forma d’odio a spezzare le vite di alcuni gay. Dell’omicidio di Paolo Seganti ciclicamente se ne occupa qualcuno.

Per risolvere un problema (e il congelamento del dibattito pubblico sui diritti e i doveri delle persone omosessuali può essere considerato tale) bisogna prima ammettere i propri errori. Dimostrare sul campo di essere più superiori dell’ignoranza che ci sta paralizzando.

Assolvere, come lei ha fatto, la coppia solo perché omosessuale credo che sia sbagliato. Oggi più di ieri. Fino a quando noi per primi non crederemo di essere uguali alle persone eterosessuali, che come tutte devono vivere seguendo le regole della buona educazione, il legislatore non ci tutelerà poiché ha delle prove reali riguardante il desiderio di gay e lesbiche di distinguersi dalla comunità.

Ringraziandola per l’attenzione le auguro di proseguire il suo mandato senza scivolare su altre bucce di banana. A presto, Giovanni Molaschi

Lettera aperta a Paolo Patané che difende la coppia gay di Viareggio é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di mercoledì 25 agosto 2010.


Carrara ospiterà la prima “Sagra del Finocchio”, per combattere l’omofobia con l’ironia

Usare l’ironia tagliente per contrastare e far riflettere sull’omofobia che infetta la nostra società? Carrara (MS) ci proverà con la prima Sagra del Finocchio, che l’11 settembre prossimo animerà il centro storico della capitale mondiale del marmo con dibattiti sui problemi e diritti lgbt, una mostra sull’olocausto ‘rosa’ e ovviamente tanto cibo. La kermesse sta già facendo discutere, ma la Toscana ha dimostrato più volte di essere una terra da sempre aperta al dialogo e all’accoglienza del ‘diverso’, come dimostra anche lo slogan della sagra: ”Contro la discriminazione, adotta un finocchio anche tu”.

Questo evento culturale e gastronomico cade in concomitanza con il festival Con-Vivere, organizzato dalla Fondazione Crc, ed è nato su un’iniziativa dello sportello Arcobaleno promosso per dotare la città di un punto di riferimento per la comunità lgbt e per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto nel superare le barriere psicologiche, le discriminazioni, le violenze e per parlare di problemi di salute o solo di una semplice chiacchierata, senza dimenticare le famiglie che vivono queste situazioni. Allo sportello è sempre a disposizione personale qualificato, con lo scopo di risolvere i problemi, rendere più facile l’integrazione e mettere in contatto le persone interessate con le istituzioni. Proprio l’11 settembre a Carrara si celebrerà il primo barcamp su Con/vivere con la diversità, e la Sagra del finocchio si inserisce perfettamente in questo contesto di reciproco scambio di idee e opportunità di discussione sui temi di grande attualità.

Il programma della manifestazione è quanto mai ricco e vario, e farà vivere ai cittadini delle Apuane, ma anche della vicina La Spezia e della Versilia, una giornata ‘diversa’ per favorire l’integrazione e il dialogo tra la città e gli omosessuali. Dalle 9 alle 19 ci sarà spazio per incontri e dibattiti con personalità del mondo del sociale che parleranno di diritti civili, questioni legali, salute e malattie sessualmente trasmissibili, omofobia e violenza. Tra di questi ci sarà Pasquale Quaranta che presenterà il suo libro, scritto assieme a Franco Barbero, dal titolo Vangelo e Omosessualità. Dalle 19 ci sarà la vera e propria sagra, con un menù diverso dal solito, proposto in collaborazione con il ristorante vegetariano Pitagora, in cui il finocchio sarà l’ingrediente principale. A conclusione, seguirà lo spettacolo delle drag queen bolognesi Queen sister show. Per tutta la durata dell’evento, sarà allestita la mostra fotografia Olocausto e triangoli rosa dedicata alla persecuzione e allo sterminio, spesso dimenticati, perpetrati dai nazisti nei confronti degli omosessuali.

Via – La Nazione


Quelle finte accuse di omofobia che lasciano rovine da tutte le parti. Adesso basta!.

24 agosto 2010 Redazione Nessun commento
La favola del “Al lupo, al lupo” è una delle storie più conosciute e raccontate. In un villaggio viveva un piccolo pastore che di notte doveva fare la guardia alle pecore. Si divertiva a fare uno scherzo: mentre le altre persone erano a dormire egli cominciava a gridare: “Al lupo, al lupo!” Così tutti si [...]

La patacca omofoba. A Viareggio un testimone accusa: “I due gay al bar hanno infangato la reputazione di un carabiniere”.

La patacca omofoba. A Viareggio un testimone accusa: "I due gay al bar hanno infangato la reputazione di un carabiniere".

Sì, anche noi dobbiamo fare il “mea culpa” e in futuro pensare che certe cose possono non essere quelle che vengono raccontate. Siamo troppo allenati a santificare l’omosessualità che si corre spesso il pericolo di non accorgersi che esistono anche tra i gay, i cafoni, i maleducati, i razzisti, gli omofobi. E quelli che si divertono a costruire casi di omofobia, probabilmente mai accaduti. Il fatto riguarda i due gay redarguiti in Versilia da un carabiniere perché, secondo la denuncia fatta ad Arcigay dai protagonisti, si abbracciavano “amichevolmente”. Il fatto ha scatenato i giornali locali ed è stato denunciato durante la serata finale di Mister Gay in quel di Torre del Lago da Fabio Canino e dalla madrina dell’evento, Paola Perego.

Ora, a quanto denunciato dal Il Nuovo Corriere della Versilia, con una serie di immagini inequivocabili su quanto accaduto, la versione iniziale dei due potrebbe ritenersi falsa. A raccontarlo, Luca Lopez, un ragazzo di 36 anni, presente quella mattina al bar Cusimano. Il giovane, appena saputo di quello che avevano riportato i giornali si è recato nella caserma di Viareggio a rendere spontanea testimonianza sull’accaduto.

Ero appena fuori della porta di ingresso del bar, e stavo fumando una sigaretta – racconta Lopez, secondo quanto riportato dal sito -, e quando i due ragazzi sono arrivati li ho sentiti benissimo dire “Ci sono i carabinieri” – l’Alfa e la Punto di ordinanza erano infatti parcheggiate davanti -, “ora ci divertiamo, li facciamo incazzare”. Si sono seduti a un tavolino, hanno fatto colazione, poi uno dei due si è alzato, è andato a sedersi sulle gambe dell’amico e hanno iniziato a pomiciare, baciandosi sulla bocca appassionatamente. Non è vero che si stavano solo abbracciando innocentemente come possono fare due amici, e un cliente del bar ha chiesto al carabiniere se non fosse il caso di dire loro qualcosa.

Patacca omofoba a Viareggio?Patacca omofoba a Viareggio?Patacca omofoba a Viareggio?Patacca omofoba a Viareggio?

Patacca omofoba a Viareggio?Patacca omofoba a Viareggio?Patacca omofoba a Viareggio?

Grave, se così stanno le cose, che i due abbiano raccontato una storia, magari soltanto per “divertirsi”. Come se Arcigay, noi tutti, necessitiamo di gente che intende divertirsi contro la nostra buonafede. Ma torniamo al racconto-testimonianza di Luca Lopez:

Il carabiniere è stato di una correttezza assoluta. Ma quale omofobia…! Gli ha parlato come un padre, e quando i ragazzi gli hanno chiesto se si sarebbe comportato ugualmente se a baciarsi fossero stati un ragazzo e una ragazza, invece che due gay, lui ha risposto di sì, perché non ci sarebbe stata nessuna differenza, visto che in un luogo pubblico si deve tenere tutti comportamenti consoni al decoro e alla decenza. Secondo me – ha poi concluso il testimone – è stata tutta una montatura, visto che appena fuori del bar uno dei due ha detto all’altro “lo vedi ora che bomba scoppia”.

Pare che ad “assolvere” il militare non sia stato soltanto Luca ma anche altri testimoni. C’è una sequenza fotografica ripresa da telecamere interne del bar in questione che lasciano parecchio amaro in bocca a chi quotidianamente si batte con coerenza e sincerità contro ogni forma di discriminazione e omofobia. Se due gay, non sappiamo per quali ragioni, si divertono a fare di quella sincerità e coerenza, strali di inciviltà e derisione, poco importa che siano gay. Se è quella la verità raccontata da Luca, da altri testimoni, dalle telecamere, i due dovrebbero vergognarsene e subirne le conseguenze. Non si può essere disponibili all’imbecillità mattutina di chiunque.

Facciamola finita di fare sempre le vittime – dice Alessandro Bandoni, consigliere di circoscrizione a Marina di Carrara e abituale frequentatore della Versilia -, cerchiamo di vedere che spesso siamo noi che ce le tiriamo addosso. Io a molti casi di “omofobia” stento a crederci, eppure sono gay quindi “parte in causa” per così dire. Ma com’è che in una città quale Carrara che sicuramente non è gayfriendly come può essere Torre del Lago o Viareggio certi casi non accadono mai? Non è che spesso, li si usa appositamente per “alzare la tensione” e per ogni minima cosa si urla subito all’ omofobia, senza guardare il resto, perché gridando all’omofobo di turno, si cancella tutto quello che c’è dietro? Porgo la mia solidarietà al carabiniere trascinato inutilmente in questa gran cassa mediatica.

Se le cose stanno come raccontate - spetterà alle autorità competenti deciderlo - anche io chiedo scusa al carabiniere, raccontato come omofobo, vittima di due gay che si son presi il gioco di farci arrabbiare per un caso di omofobia mai accaduto. Alle 5 e mezzo di uno stupido mattino.

Foto | GayMagazine

La patacca omofoba. A Viareggio un testimone accusa: "I due gay al bar hanno infangato la reputazione di un carabiniere". é stato pubblicato su queerblog alle 15:59 di martedì 24 agosto 2010.


USA: ancora lesbofobia in una scuola del Mississippi

Ceara SturgisCeara Sturgis ha diciotto anni, è lesbica e le piace mettere abiti maschili. Così, per la foto dell’annuario scolastico, ha indossato uno smoking: non l’avesse mai fatto! La scuola ha deciso, infatti, che o Ceara si fosse fatta fotografare con abiti femminili o niente foto nell’annuario scolastico.

La ragazza non si è persa d’animo e ha intrapreso un’azione legale contro la scuola – la Wesson Attendance Center – per la violazione dei suoi diritti, per essere stata discriminata in base al sesso e all’orientamento sessuale e per non essere stata trattata al pari degli altri studenti. Per il momento la scuola ha optato per il silenzio, non emettendo comunicati in merito e rifiutandosi categoricamente di incontrare la stampa.

Come ricorderete, qualche tempo fa sempre nel Mississippi c’era stato il caso di Constance McMillen che si è vista risarcire con 35mila dollari perché le era stato impedito di partecipare al ballo scolastico con la sua compagna.

Foto | Advocate

USA: ancora lesbofobia in una scuola del Mississippi é stato pubblicato su queerblog alle 15:02 di lunedì 23 agosto 2010.


Danny Miller, aggredito sia perché interpreta un gay in tv sia perché nella realtà è etero

Danny Miller, aggredito sia perché interpreta un gay in tv sia perché è etero

Danny Miller, diciannovenne attore che in UK interpreta un adolescente gay nella soap Emmerdale, è stato aggredito da due teppisti ubriachi proprio per il fatto di interpretare un gay in tv. È stato lo stesso Danny Miller ha raccontare la cosa sul suo Twitter.

La cosa “curiosa” – se così vogliamo dire – è che Danny Miller (che nella vita reale è etero) qualche giorno fa aveva detto di aver ricevuto lettere di odio da parte dei suo fan che non tolleravano il fatto che in realtà lui fosse etero e non gay come sugli schermi.

Possibile che si è arrivati al punto in cui nulla vada mai bene?

Danny Miller, aggredito sia perché interpreta un gay in tv sia perché nella realtà è etero é stato pubblicato su queerblog alle 13:01 di lunedì 23 agosto 2010.


Deliri estivi. Bossi attacca Fini: “Vuole la famiglia omosessuale”

Deliri estivi. Bossi attacca Fini: "Vuole la famiglia omosessuale"

Oramai è guerra aperta tra Lega-Pdl e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, reo di aver messo in discussione il regno di Silvio B.; di aver parlato di legalità e a quanto pare di aver ricevuto una delegazione dei movimenti lgbtq il 14 maggio scorso. Un’estate di fuoco tra i sostenitori del re e i finiani; passa persino quasi sotto silenzio la vicenda di Denis Verdini, coordinatore del Pdl, banchiere e politico, che scivola sull’affare eolico in Sardegna con Carboni e altri. I mass media preferiscono seguire una scia tracciata dall’astuto direttore del Giornale, Vittorio Feltri, obiettivo: Gianfranco Fini e una poco chiara vicenda di un appartamento monegasco affittato a poche lire al cognato. La politica italiana oramai è soggiogata da scandali, affari, ricatti, contumelie; gli italiani e i loro problemi sembrano essere un paese a parte.

L’alleato di ferro, in questa ultima battaglia da resa dei conti tra il Pdl e i finiani, è Umberto Bossi leader incontrastato della Lega Nord, lo stesso che in tempi remoti, nel 1994, chiamò l’attuale premier il Berluskaiser e disse:

“Berlusconi è un grosso imprenditore che ha mille interessi e se fosse presidente del Consiglio si troverebbe a discutere dei suoi interessi una legge sì ed una no”.

Dimenticate le tante frasi forcaiole contro l’attuale alleato, Bossi, proprio ieri, al comizio tenuto ad Alzano Lombardo, dove è in corso la Berghem Fest della Lega, si è scatenato contro il presidente della Camera.

“Adesso - dice il leader del Carroccio - anche Fini vuole la famiglia omosessuale, e quindi vuole dare i figli agli omosessuali. Ogni tanto la gente dà fuori di matto”.

Evidentemente quella del senatur è solo una frecciata verso colui che ritiene l’attuale nemico politico, da distruggere e delegittimare in attesa delle probabili elezioni politiche. Il celodurismo bossiano oramai è allenato al discredito, usando l’omofobia come clava; ridicolizzando gli omosessuali e le famiglie arcobaleno; le lesbiche e le transessuali. Non importa se Fini voglia davvero sostenere la famiglia omosessuale o se sia favorevole all’adozione per gli omosessuali. Al celodurista, come ai suoi tanti accoliti, serve infangare, e cosa è meglio (o peggio) se non farlo usando disprezzo e volgarità verso gli omosessuali, contro le famiglie omoparentali che fosse per lui farebbe come Sarkozy con i rom.

Del resto, l’omofobia leghista oramai è diventato un esercizio di routine. A dicembre dello scorso anno, i parlamentari bossiani tentano di non far parlare Anna Paola Concia che alla Camera cerca di leggere la relazione alla legge contro l’omofobia; le truculenti metafore di Bossi diventano patrimonio di altri parlamentari e amministratori locali leghisti. Difficile da dimenticare quel Gentilini ex vicesindaco trevisano che dichiara:

“Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante (dei vigili urbani) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni, i culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili”

Ora, l’ultimo attacco del leader “celtico” è sulla famiglia omosessuale, prendendo a prestito Gianfranco Fini. Un partito di governo dovrebbe tutelare ogni suo cittadino e non renderlo zimbello dell’odio. Evidentemente ai leghisti poco interessa, tanto che quando a Roma, all’uscita dal Gay Village, due gay vengono accoltellati, un conduttore di Radio Padania, commenta in diretta:

“Riguardo a quei culattoni…. io sono contro l’accoltellamento, che è troppo, però due persone dello stesso sesso che si baciano sono una schifezza, quindi due calci nel culo… due calci nelle palle glieli avrei dati anch’io”.

Mi sorge una domanda, diretta al senatur celodurista: è sicuro che sia Fini ad essere andato fuori di matto?

Deliri estivi. Bossi attacca Fini: "Vuole la famiglia omosessuale" é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di lunedì 23 agosto 2010.


Sei gay? In Francia guadagni meno

Lo studio pubblicato ieri in prima pagina sul quotidiano francese Liberation mostra come nel paese d’oltralpe gli omosessuali siano vittime di discriminazione salariale. Secondo questa indagine, realizzata da due professori dell’Università d’Evry Val-d’Essone, gli eterosessuali guadagnerebbero il 6,5% in più rispetto ai colleghi omosessuali nel settore privato e il 5,5% nel settore pubblico. La ricerca è stata condotta su una popolazione di 904 gay, di cui 788 lavoratori dipendenti, anche se “non tutti gli omosessuali sono ‘visibili’ nelle imprese” e questo, secondo uno dei due economisti, rende “la discriminazione subita è ancora più grave”

Al contrario, sempre secondo le cifre rese note dal quotidiano, le lesbiche non subirebbero alcuna discriminazione salariale ma, anzi, beneficerebbero anche di “un premio del 2%” rispetto alle loro colleghe etero. Questo studio, il primo del genere mai pubblicato in Francia, trovano purtroppo riscontro in molti altri Paesi europei, e come spesso accade per i casi di discriminazione, le ragioni di questo divario tra lavoratori gay ed etero non sono conosciute. Quello che è certo è che l’immagine dell’omosessuale ricco e spendaccione non trova riscontro – e forse non l’ha mai trovato – in questa nostra società del nuovo millennio, in cui c’è ancora molto da ‘lavorare’ per ottenere la piena parità e l’integrazione in tutti i campi del sociale.

Via – Corriere della Sera


“The Guardian” e l’estate dell’omofobia in Italia.

23 agosto 2010 Redazione Nessun commento
E’ un’estate molto strana in Toscana – gli omosessuali vengono attaccati in spiaggia quando si scambiano effusioni. Secondo un sondaggio realizzato dalle Poste, che si potrebbe pensare abbiano cose più importanti da fare, i britannici non si considerano più gli stoici come da stereotipo, bensì come gente a cui piace lamentarsi se le cose non [...]

Vacanze gay e baci. L’insostenibile leggerezza degli affetti proibiti


La prossima stagione estiva bisognerà pensarci sul serio e seguire l’esempio, certo diverso ma parecchio utile, di Guido Westerwelle, ministro degli Esteri e vice-cancelliere tedesco: non andare più nei posti dove l’omofobia la fa da padrone scellerato. L’Italia, ahinoi, potrebbe essere tra questi, dopo i tanti casi di intolleranza e diverbi capitati a coppie gay che si comportavano alla stregua delle coppie eterosessuali: qualche bacio o abbraccio affettuoso. Luoghi dove gli omosessuali spendono generosamente e sono ben accolti, a patto che non diano scandalo, non creino occasioni tali da essere ripresi da un bagnino, da un vigile o da un solerte carabiniere. La scusa è sempre tra le più bislacche e feroci: la presenza di famiglie e di fanciulli, come se una coppia omosessuale non può essere famiglia, come succede nei paesi non trogloditi, e ai bambini venisse negata la conoscenza di un’altra tra le tante sessualità.

L’omofobia italiana, intrisa di pregiudizi, disprezzo e ipocrisia si è spostata dal randello al più “democratico” rimprovero, alle azioni di contrasto verso affetti non riconosciuti, condannati proprio perché omosessuali. Il coraggio di tante coppie gay che trovavano naturale, perché lo è, scambiarsi un bacio o una carezza in un luogo di sano relax e riposo come può essere una spiaggia o un bar, si è scontrato con il peggiore bacchettume e la mediocre intelligenza di chi ancora pensa che certe affettuosità sono a marchio esclusivo eterosessuale.

Da nord a sud, l’Italia estiva, ha svelato la peggiore delle sue inclinazioni; una intolleranza meschina e pericolosa, l’orribile sensazione che gli affetti omosessuali non devono essere riconosciuti, men che meno esibiti e praticati alla luce del sole. In quei casi, il bacchettone di turno si sente autorizzato, da una legge non scritta, a intervenire, fare la voce grossa, minacciare la coppia gay, renderla invisa ai presenti. La litania è sempre la medesima: famiglie e bambini che a scaraventar loro le migliaia di famiglie e bambini che vivono in famiglie arcobaleno, ci sarebbe da ridere.

L’ultimo atto di questa incivile intolleranza italica è accaduta nella gayfriendly Versilia, ai danni di due gay, denunciata da Arcigay. Sono le 5.30 del mattino, Mirco e Fabio fanno colazione a un bar, dopo aver lavorato al Priscilla caffé di Torre del Lago, notissimo locale gay. Mentre consumano l’agognato cappuccino, si scambiano qualche abbraccio amichevole, parlano e ridono. Da un tavolo vicino un carabiniere interviene, dicendo loro di andarsene perché quel luogo era frequentato da famiglie e bambini. Ora, se uno vede, alle 5.30 del mattino un bambino in un bar, minimo comincia a preoccuparsi.

Mirco si rivolge all’uomo in divisa chiedendogli se avrebbe reagito in quella maniera se al loro posto ci fossero stati un ragazzo e una ragazza. Ma si sa, il sordo non sente e forse la divisa lo fa più saccente e borioso. Torna a dire ai due ragazzi di andare via. Fa la voce grossa.

“Abbiamo subito una discriminazione incredibile - denuncia Mirco - e pensare che io e Fabio non siamo neppure fidanzati. Siamo due amici, ci vogliamo bene e ci siamo scambiati un semplice abbraccio”.

L’Italia dell’odio e del disprezzo omofobo è sveglia più che mai; intollerante più che mai, non più verso le sole coppie gay che osano baciarsi in pubblico ma verso l’omosessualità in tutte le sue manifestazioni.

Ora, Arcigay, ha chiesto spiegazioni all’Arma, per un comportamento che poteva e doveva essere evitato da una persona in divisa che ha il compito di tutelare e non di disprezzare.

Fateci sapere se siete stati oggetto di discriminazione in queste vacanze poco nobili; se siete stati protagonisti o testimoni di qualsiasi atto di pura omofobia.

C’è sempre più, in questo nostro paese, la voglia di giudizi moralistici di fronte all’affettività e alla presunzione di omosessualità. Un danno non solo civile ma anche pericoloso per la stessa democrazia. Per questo va contrastato e fermato.

Vacanze gay e baci. L'insostenibile leggerezza degli affetti proibiti é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di sabato 21 agosto 2010.


Solo il 15% dei russi pensa che gay e lesbiche sono normali

Solo il 15% dei russi pensa che gay e lesbiche sono normaliLa maggioranza dell’opinione pubblica russa continua ad essere ostile nei confronti dei gay. Stando ai dati di un recente sondaggio (che ha coinvolto 1600 persone in 130 città) il 74% ritiene che gli omosessuali siano malati o moralmente riprovevoli, per il 15% siamo normali e l’1% non ha risposto.

Altri elementi che sono emersi dal sondaggio sono che per il 4% dei russi i gay andrebbero eliminati punto e basta; il 39% ritiene che in qualche modo dovremmo essere curati e isolati dalla società e il 24% reputa che abbiamo bisogno di un aiuto psicologico. Ancora: l’82% è totalmente contrario al Gay Pride, ma il 45% ritiene che i gay e lesbiche debbano avere gli stessi diritti degli altri (ma solo il 14% si è mostrato propenso al matrimonio fra persone dello stesso sesso).

Il sondaggio ha anche posto in evidenza che l’omofobia maggiore si riscontra tra gli uomini, tra gli anziani, tra le persone con modeste possibilità economiche e dal basso livello culturale.

Foto | Flickr

Solo il 15% dei russi pensa che gay e lesbiche sono normali é stato pubblicato su queerblog alle 12:01 di sabato 21 agosto 2010.


Coppia gay si scambia un bacio e si becca una melanzana

21 agosto 2010 Robo Nessun commento

Coppia gay si scambia un bacio e si becca una melanzanaLa notizia può essere annoverata tra gli episodi di omofobia che avvengono nelle nostre contrade: a Favara (Ag) un fruttivendolo non ha gradito che due uomini (dei turisti italiani, pare del nord Italia) si scambiassero un bacio al mercato settimanale e ha cercato di impedire la sciagura lanciando una melanzana alla coppia beccando uno dei due ad una spalla. Al lancio della melanzana hanno fatto seguito insulti e minacce.

Segno di arretratezza culturale, come è stato scritto. Ed è vero anche che se al posto della melanzana ci fosse stata una pietra le conseguenze sarebbero state forse peggiori; e se avesse tirato una banana la situazione sarebbe stata comica, alla Johnny Stecchino.

Non vorrei sembrare superficiale, ma la cosa mi fa un po’ sorridere se provo ad immaginare la scena. Soprattutto viene da chiedermi: indipendentemente dall’orientamento sessuale, è proprio necessario scambiarsi delle effusioni nel bel mezzo di un mercato? Per restare in ambito ortofrutticolo forse un po’ di sale in zucca da parte di tutti sarebbe augurabile.

Foto | Flickr

Coppia gay si scambia un bacio e si becca una melanzana é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di sabato 21 agosto 2010.


Australia. Daniel Conn testimonial del torneo di rugby gay

Nelle stesse ore in cui gli australiani sono chiamati alle urne, su facebook, qui, una squadra di rugby di Sidney ha deciso di lanciare una petizione affinché nella nota città nel 2012 venga organizzato un torneo internazionale di rugby.

Alla competizione, sponsorizzata da diversi sportivi australiani tra cui Daniel Conn (foto e gallery), parteciperanno gli atleti gay che proprio a causa della loro omosessualità non hanno potuto gareggiare in altre occasioni.

Gli organizzatori, sostenuti dalla BBC e dai rugbisti inglesi che da anni si battono contro l’omofobia, prevedono che all’evento parteciperanno più di 1000 persone provenienti da 15 paesi diversi.

Australia. Daniel Conn testimonial del torneo di rugby gayAustralia. Daniel Conn testimonial del torneo di rugby gayAustralia. Daniel Conn testimonial del torneo di rugby gayAustralia. Daniel Conn testimonial del torneo di rugby gay

Australia. Daniel Conn testimonial del torneo di rugby gayAustralia. Daniel Conn testimonial del torneo di rugby gayAustralia. Daniel Conn testimonial del torneo di rugby gayAustralia. Daniel Conn testimonial del torneo di rugby gay

Via | samesame.com

Australia. Daniel Conn testimonial del torneo di rugby gay é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di sabato 21 agosto 2010.


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