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Archivio per la categoria ‘omofobia’

USA: annullato ballo scolastico perché una studentessa voleva ballare con la sua fidanzatina

11 marzo 2010 Robo Nessun commento

Annullato ballo scolastico perché una studentessa voleva ballare con la sua fidanzatinaA volte i regolamenti prevedono proprio tutte le casistiche, come quella che al ballo scolastico i ballerini debbano essere di sesso opposto. Almeno questo è quello che succede in un distretto scolare di Itawamba, nel Mississippi, che ha annullato il ballo scolastico previsto per il prossimo 2 aprile perché una studentessa, Constance McMillen, diciottenne (in foto), voleva accompagnare la sua fidanzatina, anche lei studentessa, e ballare con lei.

A nulla sono valse le proteste dei gruppi per le libertà civili negli USA: il consiglio scolastico ha detto che non è il caso che questo ballo avvenga dal momento che debbono essere salvaguardate l’educazione, la sicurezza e il benessere degli studenti.

Come ha notato Kristy Bennett, responsabile legale dell’Unione per le Libertà Civili degli Stati Uniti nel Mississippi, questo non risolve il problema, dal momento che la scuola è tenuta a trattare tutti gli studenti allo stesso modo e Constance ha solo chiesto di far valere i suoi diritti.

Da un lato si approvano i matrimoni gay, dall’altro non si può nemmeno ballare con la propria fidanzata. Contraddizioni del sogno americano (ma non è che noi stiamo messi meglio…)

Foto | The Washington Post


Il reggae italiano suona a favore dei gay

“Omofobo perdente il pregiudizio è falso e inutile / rispetta il tuo simile». 

courtneyjohn01Questo è un assaggio della nuova canzone “Cosi Sia” del gruppo reggae italiano Africa Unite, tratto dal nuovo album “Rootz”. Tutti sanno che le canzoni dei più noti artisti reggae giamaicani trasudano dichiarazioni e invettive omofobiche, ma il gruppo italiano ha deciso di dire basta a questa corrente di odio che pervade questo stile musicale di cui si parla pochissimo nel nostro paese; e per far questo ne cantano quattro agli artisti dell’isola caraibica più famosi di questo genere, in un linguaggio che spazia dall’inglese allo slang patwa di Kingston. Non è questo, afferma il gruppo musicale italiano, il messaggio contro cui lottava il fondatore Bob Marley nella sua “Babylon”.  

«Siamo stufi di canzoni discriminatorie  e di leggere le cronache delle aggressioni subite in Giamaica dalla comunità gay. Era ora di rendere pubblico con una canzone quel che pensano tutti gli appassionati di buon senso. Abbiamo ritenuto che con trent’anni di carriera questa responsabilità toccasse a noi». Alla domanda se ai maggiori esponenti del reggae mondiale Buju Banton, Beenie Man e Sizzla questo importi qualcosa, il cantante Bunna ha aggiunto: «Io credo di sì, in fondo senza l’Europa i loro tour sarebbero miseri e qui vendono la maggior parte dei dischi».

Non solo integrazione e stop all’omofobia. Il brano “Mr Time” rivendica il diritto a un reggae laico, e si scontra apertamente con la logica del genere musicale stesso, che girando intorno alla capitale Kingston tende a giustificare gli aspetti, anche più deleteri, dell’ambiente di origine. Un bel messaggio, che per una volta parte proprio dall’Italia, ai giovani amanti del reggae. Su questo genere musicale, nato in Jamaica proprio per dare voce ed integrare i più poveri e disadattati, pende una spada di Damocle piena zeppa di episodi di droga e di razzismo, che vede proprio gli omosessuali come vittime prescelte e carne da macello.

Via – lastampa


Attacco della chiesa integralista ai candidati del centrosinistra con l’aggiunta di Grillini. “Raglio d’asino”.

11 marzo 2010 Redazione Nessun commento
Continua l’attivismo elettorale del sito Pontifex divenuto ormai la voce più ufficiale dell’integralismo cattolico più conservatore e reazionario. Anche oggi pubblica una serie di articoli che hanno due punti in comune l’attacco al centrosinistra ed ai suoi candidati e la sempre più ostentata omofobia. In un articolo viene intervistato il professor Massimo Introvigne, indicato in più [...]

“Pontifex” sito cattolico attacca i candidati omosessuali e sbeffeggia Luxuria: “patrono dei trans”

Monsignor Giuseppe AgostinoChe fantasia certi religiosi; quale infausta prosopopea quando intendono darsi di ragione attaccando gratuitamente quelli che per loro sono i nemici. La tanto predicata misericordia vine calpestata ed esorcizzata a propria ragione ed uso. Dicono che i cattolici della chiesa di Roma si occupano dell’anima dei loro fedeli, mai del corpo, men che meno della politica. Falso e con una buona dose di ipocrisia. Sul sito cattolico Pontifex, pare sia un esercizio quotidiano sbeffeggiare omosessuali, transessuali e chi afferma i loro diritti. Intervistato da Bruno Volpe ex vicedirettore di un altro sito cattolico, Petrus, l’arcivescovo emerito di Cosenza, Monsignor Giuseppe Agostino (in foto), sembra un antico Torquemada dei giorni nostri che, se potesse, saetterebbe fulmini e flagelli su noi e su chi osa prendere posizioni positive sugli omosessuali. Domanda Bruno Volpe all’alto prelato:

Va di moda oggi, per divorziati risposati, conviventi e omosessuali praticanti, definirli irregolari, non ritiene che questa definizione abbia attenuato pericolosamente il senso del peccato?
Lo credo. Bisognerebbe chiamare le cose col loro nome e ritengo che questi siano pubblici peccatori. Il medico pietoso fa la piaga verminosa ed oggi si sente la necessità di rimarcare il senso del peccato che abbiamo smarrito.

Che la chiesa cattolica ci ritenga oramai peccatori irredenti è appurato ed è meglio per noi tutti metterci il cuore in pace. Troppo poche e flebili le voci dei distinguo e quelli che credono diversamente dal monsignore cosentino. Ad essere feroci, ma non troppo, ci verrebbe da dire che chiedono a noi una castità per essere accettati che dentro la chiesa sono in molti a non osservare. Tralasciando anche gli squallidi episodi di pedofilia che nei decenni scorsi ha macchiato diverse diocesi che prima hanno negato, poi ammesso ma senza voler dare soddisfazione alla legge degli uomini, e infine sono stati costretti ad aiutare la giustizia umana, a risarcire migliaia di fedeli violati e fare un mea culpa che mai avrebbero voluto recitare.

Proprio perché i preti si occupano solamente di liturgie e fede, alla preziosa domanda su qual è l’identikit del candidato ideale per l’elettorato cattolico, il monsignore non ha dubbi: buono, onesto, trasparente, coerente, etc., etc., e:

“Persone sfasate come la Bonino e Vendola o la Bresso non rappresentano figure o esempi da seguire, per un cattolico serio”.

Sfasate? Vendola, Bresso e Bonino persone sfasate? Ma di cosa e di chi parla, monsignore? Certo, potrebbero non essere - ma perché mai, poi - figure o esempi da seguire, ma sfasati, onestamente, mi sembra davvero un giudizio non solo penoso ma anche poco cristiano. Le tre figure descritte dall’eminenza, hanno davvero tutti i caratteri che lo stesso elenca in bontà e a favore dell’elettore. Se scarta quei tre, credo dovrebbe accompagnare personalmente all’inferno non so quanti politici di una parte che vorrebbe salvare e mostrare come esempi. Si capisca l’avversione agli omosessuali praticanti che è facile esercizio cardinalizio, ma additare Vendola o la Bresso o la Bonino come figuri del malo esempio, proprio no.

Che ci sia una fervente coalizione arcivescovile che ama parlare di omosessualità e transessualità come in un convivio da picnic, è un altro vescovo emerito, monsignor Giacomo Babini, che sulla diaspora sulle liste elettorali, non nasconde le sue simpatie:

“Forse qualcuno della sinistra avrebbe voluto vincere a tavolino visto che ultimamente con le argomentazioni non ci riesce”.

Quasi dimenticavo: è sempre il solerte Bruno Volpe a fare le domande. Con lui il vescovo emerito affronta la politica, il tema delle donne:

“Un cattolico serio ha il dovere e la onestà intellettuale di riconoscere che i generi sono due, uomo e donna e non sono uguali nel senso biologico del termine,e dunque la donna non può pretendere di svolgere lavori che appartengono all’uomo”.

Poi, sornione come un micio a cui viene grattato il mento, Volpe, dice che nella fretta si è dimenticato dei trans, sa, eccellenza, così, per par condicio. Il vescovo sembra non attendere altro, promettendovi di lasciare a voi ogni commento:

ma loro li catalogo tra i gay. Certo sfilano, fanno quelle carnevalate. Penso che i trans, visto che é di moda, bene farebbero, ad eleggere un loro patrono ormai onnipresente in TV.
Chi?
Vladimir Luxuria, patrono o patrona, scelga, dei trans, un trionfo.

Ve lo avevo promesso, mordicchio la lingua e serro le labbra, anche se avrei voglia di rispondere per le rime. Lascio a voi il compito.
Un’ultima cosa: proprio in occasione della Festa della Donna il vaticano non si è risparmiato l’ultima offesa verso la dignità delle persone omosessuali, spiegando con Celestino Migliore, Osservatore permanente all’ONU, che in “recenti documenti ufficiali ci sono interpretazioni di ‘genere’ che dissolvono ogni specificità e complementarietà tra uomini e donne E che già stanno macchiando e ostacolando ogni serio e tempestivo avanzamento nella ricognizione della dignità e dei diritti delle donne”. In pratica secondo il vaticano il maschilismo presente nella società sarebbe colpa delle politiche a favore dei diritti lgbt.

No comment!

Foto | Fotoguru


Telefilm e film gay senza finanziamento della Florida per mancanza di valori tradizionali e famigliari?

Telefilm e film gay senza finanziamento della Florida per mancanza di valori tradizionali e famigliari?

Generalmente, i film girati in Florida possono ottenere crediti sulle tasse, sovvenzioni sui costi, in modo tale da invogliare il lavoro in quello stato. Ma ora, alcuni show televisivi e film con personaggi gay potrebbero essere esclusi da questi benefici. Secondo una nuova legge, possono essere tolte le sovvenzioni alle produzioni che non includono “valori tradizionali e famigliari”

Esplicitamente non vi è riferimento a storie o trame gay e si sono ben guardati dal dirlo apertamente. Tuttavia, Stephen Precourt, rappresentante repubblicano, ha dichiarato che personaggi gay non sono affatto ” quel genere di cose per cui io investirei denaro pubblico”

Per cui si rischierebbe di non ottenere più quello “sconto” dal 2 al 5% per le produzioni che non vengono giudicate “family friendly”. Lo scopo sarebbe quello di bandire la violenza gratuita e l’esibizione di atti e storie poco edificanti per quelli che sono “i veri valori”. E la bagarre continua, dal momento che non è chiaro cosa sia incluso ed escluso: potrebbe essere tutto, del resto, dal tema della droga a quella delle famiglie omosessuali…

Foto | Atomculture


Nella casa vuota del GF10 grumi polverosi di omofobia. Ora la Ventura è regina dei reality!

Nella casa vuota del GF10 grumi polverosi di omofobia. Ora la Ventura è regina dei reality!

Non c’è da scandalizzarsi: esiste una televisione intelligente e popolare e una stupida, faziosa, spesso omofoba, altrettanto popolare. Qualcuno come il sottoscritto, rimpiange quelle trasmissioni che dividevano la serata televisiva in due tronconi: la prima e la seconda, senza l’obbligo di vedersi passare sotto gli occhi scene già viste, divani e divani, lacrime che iniziano alle 21 e terminano alle prime ore del nuovo giorno. Un reality, tolte le ripetizioni a favore di non so chi, potrebbe benissimo stare nelle due ore canoniche, per poi magari godersi un documentario sulla storia del movimento lgbt o un programma di approfondimento. Scherzo ovviamente, convinto che la televisione odierna, almeno la nostra, oggi ha l’ingrato compito di renderci tutti un ammasso di avulsi scollegati dalla realtà il più possibile, per farci sentire interpreti di quello che altri fanno o dicono.

Ieri su Canale 5 si è consumato l’ultimo atto della decima edizione del Grande Fratello, genitore di altri reality, seguito da milioni di teleutenti. La sigla iniziale ha svelato il “dietro le quinte”, 300 addetti che si son dati da fare per mesi per la riuscita del programma, sotto l’egida degli autori, dei dirigenti e dei registi. E’ toccato a Maicol, l’omosessuale televisivo di turno, spegnere le luci della casa, in ginocchio, piangente come un abusivo a cui stanno radendo al suolo l’abitazione. Ha vinto un veneto in odore di maschilismo e, dicono tanti, anche di omofobia.

Il salumiere ventinovenne, trevigiano, Mauro Marin, ha battuto il favorito Giorgio, e Alberto e Cristina. Lui, che era piombato nella “casa” come una bomba ad orologeria, con quella sua irriverente enfasi, pose da superbullo, irritante per gli altri ospiti come l’ortica fresca, ha saputo mantenere quello che gli spettatori gli chiedevano: grinta, una certa volgarità e doppiezza dei ruoli, ora dolce ora leone famelico. Di lui, agli esordi, si occupò Gay.it, ipotizzando che il neo vincitore del GF10 fosse un membro del gruppo rock vicino all’estrema destra filo-hitleriana ZetaZeroAlfa. Mah!

Mauro Marin, comunque sia, non è certo il tipo che va ai Gay Pride o si spertica l’esistenza a favore degli omosessuali. Quando ha attaccato Maicol, lo ha fatto con parole grevi e omofobe e non è stato di ragion gentile neppure con le inquiline che ha usato spesso come desiderio o come strale, quando ha definito due ragazze che si amavano “donne da provetta”. Probabilmente Mauro rappresentava quella grande fetta italica televisiva che ha nozioni bislacche sulle donne e sugli omosessuali, tanto carini se stanno al loro posto. Oggi è il vincitore di una Italia televisiva muscolare, guidata, un po’ gradassa. Senza levata di scudi e poco scandalo, perché in fondo si tratta di un reality e come tale va trattato. Che il buon Mauro si goda ora vittoria e strascichi di vittoria, buon per lui, non abbiamo nulla da invidiargli sulle sue esternazioni e sui linguaggi poco nobili.

Un altro “chiacchierato” di questa edizione è stato Giorgio Ronchini, tanto da scomodare Paolo Bonolis che, entrato nella casa, gli ha posto domande imbarazzanti liquidate dal veneziano ventiseienne in men che non si pensi, sul suo presunto feeling con Maicol. Giorgio taglia corto: aspetta di riabbracciare la fidanzata. E tanto per far capire quello che dicevamo su usi e costumi della televisione, il bravo Bonolis rassicura se stesso e noi con un bel: “Bravo, meno male”. Meno male, cosa? Che non è gay? Che non ha risposto alle avances di Maicol? Che nei reality possa nascere un amore tra persone dello stesso sesso, lo stesso enfatizzato e applaudito quando accade ad un uomo e una donna? Un altro Bonolis, avrebbe potuto dire che non ci sarebbe stato nulla di male, che l’amore tra due uomini o due donne esiste e non è certamente l’acatarsi del mondo. E invece, il “divo” televisivo se la squaglia nel peggiore dei modi. La televisione!

È ovvio che in un reality come il Grande Fratello, il gossip entri dalla porta principale e che le illazioni verso l’uno o l’altro concorrente si facciano spesso urla e mistificazioni. A noi poco interessa se Giorgio sia gay, gayfriendly o cos’altro; quel privato interessa lui e lui solo, e se ha affetto per Maicol sia libero di esercitarlo in piena libertà. Si dice che abbia partecipato ad un concorso gay, in un locale gay e che ne sia uscito vincitore con tanto di fascia e coroncina diamantata. Embé?, il giovine è bello e aitante e non credo si chiedano patenti di sessualità in quei concorsi. Strano, certo, che ieri nel gioco dell’accoppiamento con Emanuele Filiberto, sembrava non capire chi e cosa fossero le drag queen. Suvvia, Giorgio!

Per gli appassionati dell’ammiraglia Mediaset, spente le luci della casa più famosa, poco o nulla cambierà nei prossimi giorni. I concorrenti faranno passaggi televisivi a iosa, racconteranno i loro giorni in quella casa; di loro, degli altri, di chi c’era e di chi era assente, fino allo stufo. Finisce un’edizione che ha scontentato molti omosessuali; che ha visto Signorini spesso silente quando poteva difendere “uno di noi”, come chiosava ogni tanto. Nessuno scandalo, amici cari, la televisione impone anche questo, ad onore e gloria dell’audience.

Ora non ci resta che Simona Ventura e i suoi naufraughi. Altra televisione e altri personaggi. Probabilmente l’irriverente Aldo Busi continuerà per molto a deliziarsi con i suoi equivoci e le sue irriverenze anche verso la conduttrice. Dicono che anche lì esiste un canovaccio: se piangi ti inquadrano, se fai cose di sempre spengono i riflettori. Le liti restano il pane dove inzuppare i telespettatori. Vero, falso, non è dato sapere. Forse la televisione di oggi ha altro da fare che rappresentare la noiosa vita quotidiana che noi comuni mortali portiamo avanti senza cachet e senza inquadrature. Troppo reale per entrare in un reality!

Foto | TvBlog


Roy Ashburn, senatore omofobo USA, ammette di essere gay

9 marzo 2010 Robo Nessun commento

Roy Ashburn, senatore omofobo usa, ammette di essere gayDopo essere stato beccato ubriaco che usciva da un locale gay, il senatore repubblicano Roy Ashburn, antigay convinto, ha fatto coming out ammettendo di essere gay:

Sono gay, queste parole sono state così difficili da dire per molto, molto tempo. Mi sono sentito in dovere di parlarne ora che ho oltrepassato un limite. Ho trasgredito la legge e messo delle persone in difficoltà, e devo dunque delle spiegazioni a tutti voi.

Ma questo non comporterà alcun cambiamento per lui visto che, come ha affermato, continuerà ad essere conservatore, cattolico, e intransigente nei confronti degli omosessuali. A chi lo ha eletto chiede solo di pregare per lui. Comodo no? Sprizza odio nei confronti degli altri gay come e al contempo se ne va per locali gay a fare sesso e ad ubriacarsi. Scoperto che fa? Si comporta come una colomba dall’ala spezzata che vaga in cerca di sostegno… Quello stesso sostegno che lui non ha dato e non vuole dare agli altri gay come lui. È proprio vero che, spesso, i peggiori nemici dei gay sono i gay stessi.

Foto | Telegraph


Noto sindacalista ceco rischia il posto per espressioni omofobe.

8 marzo 2010 admin Nessun commento

Da settimane era al top della classifica dei preferiti.
Detestato nella Casa dagli altri concorrenti ma amatissimo dal pubblico, il salumerie di Castefranco Veneto, favoritissimo alla vigilia, ha sbaragliato tutti gli altri finalisti. Secondo posto per Giorgio. Terza Cristina, mentre Alberto resta fuori dal podio. Gf10 al rush finale. “Siamo tutti spioni”. Dal GF all”Isola dei Famosi’, i reality sbancano l’Auditel.
E’ Mauro Marin il vincitore della decima edizione del Grande Fratello. Il salumerie di Castefranco Veneto (Treviso), favoritissimo alla vigilia, ha sbaragliato tutti gli altri finalisti. Detestato nella Casa dagli altri concorrenti, ma amatissimo dagli spettatori del reality, Mauro era da settimane al top della classifica dei preferiti del pubblico.

A giocarsi la finale con lui c’erano Giorgio, che si è dovuto accontentare del secondo posto, la maestra d’asilo Cristina, unica donna ad arrivare alla finalissima, e Alberto, rimasto fuori dal podio. Ricca di emozioni l’ultima puntata del reality, che ha visto anche un blitz nella Casa di Cinecittà di Paolo Bonolis. Alla fine è toccato a Maicol, eliminato la scorsa settimana, tornare nella Casa per spegnere simbolicamente le luci del Grande Fratello 10.

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Per una ministra turca l’omosessualità è una malattia da curare

Per una ministra turca l'omosessualità è una malattia da curareSe in Turchia non esiste alcuna legge che vieti l’omosessualità, l’omofobia è presente e forte nella società, qualche volta persino nei suoi cittadini omosessuali, e in chi governa il paese. Nel giorno della festa della donna, ahinoi, è una donna a decretare pensieri oscurantisti e discriminatori verso i suoi cittadini omosessuali. Non una donna qualsiasi, ma la ministra di Stato turca responsabile degli affari femminili e della famiglia, Aliye Kavaf. A quanto è dato sapere, non è la prima volta che dichiara una certa, visibile avversione verso la comunità omosessuale turca, sfiorando un fragile bacchettonismo permeato di facile perbenismo.

L’ultima sua dichiarazione secondo cui io, voi, gli omosessuali d’Europa, e quelli che lei governa, siamo tutti malati da curare, sta facendo il giro del mondo creando stupore e, ovviamente, indignazione proprio perché detta da un esponente del governo di Ankara che da qualche anno si batte per entrare a far parte a pieno titolo dell’Unione Europea. Chiaro che con questi intenti e altri problemi di democrazia, la strada diventa più difficile e lontana per l’annessione. La Kavaf, evidentemente , è una donna dal cuore arido, in questa sua dichiarazione. Ha detto Kavaf in un’intervista apparsa sul supplemento domenicale del diffuso quotidiano laico Hurriyet:

“Ritengo che l’omosessualità sia un disturbo biologico, una malattia. Penso che l’omosessualità sia un qualcosa che debba essere curato e per questo motivo non ho una buona opinione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso”.

Finora, in tanti si erano affannati a recitare l’omosessualità come un “disturbo psicologico”; ora la signora Kavaf pare fare un passo inesorabile e definitivo: siamo “un disturbo biologico”.

Certo, uno può essere favorevole o contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma negare questo istituto perché chi o chiede è malato da “disturbo biologico”, non solo è troppo; non solo offende la scienza e la biologia e, ovviamente, le comunità omosessuali, ma fa un ricercato e voluto esercizio di alta omofobia, di disprezzo verso gay e lesbiche.

Per lei, bontà sua, certo, gli omosessuali esistono anche in Turchia, ma a suo dire non chiedono certo la matrimonialità delle coppie.

Dopo tante discussioni, fermenti mentali e umani, parlare di omosessualità come malattia non è solo più anacronistico, ma pericolo e incivile. Se il malato va curato, l’omosessualità malata, dichiarata tale, spesso arma le mani di facinorosi e stupidi che hanno in cuore solo la violenza da soddisfare contro gli omosessuali.

L’omosessualità come materia ombrosa vittima di molti pregiudizi viene combattuta oggi non solo dal movimento omosessuale internazionale, ma da studiosi, da una società civile che scopre come dietro barbari sentenze e certe dichiarazioni si fa male non solo agli omosessuali ma alla credibilità di un paese che si vuol definire democratico.

Via | bluewin.ch
Foto | emekdunyasi


Turchia: Gli omosessuali sono malati da curare.

aliye kavaf

“Ritengo che l’omosessualità sia un disturbo biologico, una malattia. Penso che l’omosessualità sia un qualcosa che debba essere curato e per questo motivo non ho una buona opinione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso”.

Questo è ciò che afferma Aliye Kevaf, ministra di Stato turca e responsabile degli affari femminili e della famiglia, in un’intervista al quotidiano laico Hurryiet;  la ministra turca non è la prima volta che suscita scandalo con le sue affermazioni, ma questa volta ha scatenato un nuovo e più grande vespaio con le sue affermazioni.

Aliye Kevaf ha inoltre affermato che, nel suo ministero, non ha in programma di affrontare la tematica dei matrimoni tra omosessuali poichè, secondo la ministra, in Turchia non c’è una richiesta in tale senso, non nega l’esistenza di omosessuali, ma precisa che le richieste di unioni non sono mai state fatte.

La ministra aveva alzato un’altro vespaio circa una settimana fa, quando aveva criticato le scene di baci trasmesse durante un seguitissimo sceneggiato televisivo (Ashki Memnu), affermando che quelle immagina andavano tagliate poichè potevano influenzare negativamente gli spettatori di un’età compresa tra i quattro e i dieci anni.

via| swissinfo.ch


Ciriani: l’omofobia potrebbe diventare lo spot dell’omosessualità

8 marzo 2010 joker569 Nessun commento
alessandro ciriani
 
 
Il Presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani ha rilasciato delle dichiarazioni che hanno decisamente fatto arrabbiare alcuni esponenti della comunità Lgbt. Ciriani ha infatti avanzato l’ipotesi che quello dell’omofobia potrebbe arrivare a diventare una…

Articolo 21, basta discriminazioni nelle pubbliche amministrazioni


“È introdotto presso le pubbliche amministrazioni il divieto di ogni forma di discriminazione, diretta e indiretta, relativa al genere, all’età, all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla disabilità, allaparlamento_4 religione o alla lingua, nell’accesso al lavoro, nel trattamento e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, nelle promozioni e nella sicurezza sul lavoro. Da quando entrerà in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale si potrà far conto anche sull’articolo 21 di questa nuova legge per difendere le persone omosessuali dalla discriminazione nei luoghi di lavoro pubblici”.

Questa è la dichiarazione dell’avvocato di Rete Lenford Antonio Rotelli in seguito all’approvazione dell’articolo 21 di una nuova legge che vieta ogni tipo di discriminazione nei luoghi di lavoro, nel caso specifico nel settore della pubblica amministrazione.

Nella lettera C del suddetto articolo viene introdotto presso le pubbliche amministrazioni “il “Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni”, che sostituisce, unificando le relative competenze, i Comitati per le Pari opportunità e i Comitati paritetici per il fenomeno del mobbing”.

Se con la discussione a livello parlamentare delle unioni civili e del matrimonio gay siamo arenati da più di un anno, con l’approvazione dell’articolo 21 di questo nuovo testo si fa un passo in avanti nella lotta all’omofobia. Certo, non basterà una legge a scardinare pregiudizi e episodi omofobici sul luogo di lavoro, ma segna il primo e indispensabile passo volto a contrastare l’omofobia nella società italiana, come aveva dichiarato il ministro Carfagna pochi giorni fa.

Via – gaynews


Pontifex. Ancora omofobia dal sito più conservatore ed integralista della chiesa cattolica.

8 marzo 2010 Redazione Nessun commento
“La storia del corista nigeriano della Cappella Giulia non mi meraviglia, conferma quello che dico da tempo”. “Non mi soprende nulla, l’omosessualità, che é una malattia, é diventata una cosa normale, spuntano come funghi velenosi. La Chiesa con la sua eterna mania della compassione sta cedendo o già ha ceduto. Le coppie omosessuali o i [...]

I gay spuntano come funghi

8 marzo 2010 Robo Nessun commento

I gay spuntano come funghiOvviamente funghi velenosi. A pensarla così è un pio uomo di chiesa, monsignor Domenico Bartolucci, Maestro Emerito e Perpetuo della Pontificia Cappella Sistina, il coro del Papa. Il novantatreenne sacerdote (pare che ultimamente le persone di chiesa più sono in là con gli anni e più ce l’hanno con noi gay) ci definisce, nell’ordine: malati, anormali, funghi velenosi e pubblici peccatori. Le affermazioni sono state pubblicate dal solito sito integralista (che non linkiamo per non dargli visibilità: che, detto fra noi, credo lo facciano apposta a fare queste interviste per aumentare le visite). Ne riporto un passo:

Non mi sorprende nulla: l’omosessualità che è una malattia, è diventata una cosa normale, spuntano come funghi velenosi. La Chiesa con la sua eterna mania della compassione sta cedendo o già ha ceduto. Le coppie omosessuali o i divorziati risposati sono chiamati irregolari invece che pubblici peccatori e così la stessa idea del peccato va a farsi benedire. I gay spuntano come funghi ed invece di vergognarsi, esaltano questa piaga e la stessa chiesa minimizza situazioni peccaminose. L’omosessualità in sé non è peccato, non si può castigare un malato. Ma lo diventa se tracima in abominevole pratica, una cosa vergognosa.

Che siamo sempre di più è un dato di fatto; che molti funghi siano anche di ecclesiale nutrimento non è una novità; che si affermi che la chiesa ha l’eterna mania della compassione rasenta un po’ il ridicolo; che, poi, si venga a fare i moralisti dopo lo scandalo Balducci è proprio faccia tosta.


Matrimonio gay in alto mare


Torniamo a parlare di matrimonio e di Manuel Incorvaia e Francesco Zanardi, i due ragazzi di Savona che dall’ottobre scorso conducono una battaglia, a volte solitaria, per il riconoscimento della loro unione. Da mesi Manuel e Francesco cercano di mantenere viva l’attenzione della pubblica opinione e dei mass media sulla loro inderogabile richiesta matrimoniale. Nonostante non abbiano avuto l’appoggio del movimento che cercavano, i due non si sono mai scoraggiati: hanno iniziato uno sciopero della fame; hanno cercato di spronare qualche politico nazionale e locale a stare dalla loro parte, in qualche modo, riuscendoci trasversalmente.

Forse stanchi di una battaglia per molti parolaia e per altri difficile e inattuabile, Manuel e Francesco hanno deciso di giocare una carta originale: si sposeranno a modo loro con una cerimonia civile simbolica. La data è stata fissata per mercoledì 10 marzo a villa Cambiaso, in quel di Savona, con tanto di ospiti e tutto il corollario per chi intende professare pubblico, amore eterno.

Resta la questione che quel matrimonio sarà nullo per la nostra legislazione; i due resteranno quel che erano prima della cerimonia: una coppia come tante, senza diritti. Così hanno ben pensato che la firma degli atti verrà ufficializzato in alto mare, probabilmente in acque internazionali dove lo stato italiano non ha alcuna competenza. Bella e originalissima pensata, certo, ma dopo? Chi riconoscerà quella unione battezzata nel mare di nessuno?

Foto | filippo.salamone


Africa Unite cantano in difesa dei gay

7 marzo 2010 joker569 Nessun commento
Gli Africa Unite sono il più longevo gruppo musicale reggae d’Italia. Il gruppo ha lavorato al nuovo album Rootz, con l’intento di far capire che la musica reggae (che si è spesso fatta portatrice di…

Per Renata Polverini alle coppie omosessuali non serve il matrimonio

È probabile che alla candidata alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini, poco interessi il voto delle coppie omosessuali. Del resto, la politica non da oggi sa quanta poca coesione vi sia nel movimento lgbt e quanto sia disgiunto il voto politico delle persone lgbt. Colpa nostra o loro, poco conta e interessa. Almeno, rispetto ai politici di centrosinistra, parlano chiaro sulle loro intenzioni, senza farci sognare propositi che non verranno mai attuati. Parlando con Klaus Davi, nel corso della trasmissione di approfondimento politico Klauscondicio, la candidata di centrodestra è stata parecchio esplicita sul tema della omogenitorialità: le coppie gay non necessitano di riconoscimento. Punto!

“Ho tanti amici gay e non penso che il matrimonio o l’adozione siano una loro priorità. Le persone che conosco io vogliono semplicemente poter vivere serenamente questa loro condizione”.

Che tipo di amici gay abbia la signora Polverini e cosa vogliono per vivere serenamente la loro condizione, credo interessi poco a me che scrivo, a voi che leggete e, a quanto pare, anche al movimento omosessuale. Tutti in politica, progressisti e no, vantano amicizie omosessuali, non sappiamo quanto palese e vissuta quella omosessualità dagli interessati e dai loro amici. Quel citare “ho tanti amici gay” sembra diventata una triste e stanca litania per poi dimenticare che quei tanti amici gay, lo dichiarino o meno, necessitano di diritti, per loro stessi, per la loro dignità e soprattutto per gli altri cittadini omosessuali che non hanno la fortuna di essere amici della Polverini e quindi, in un certo senso, dirsi privilegiati.

La signora Polverini dovrebbe lasciare per quel lasso di tempo elettorale i suoi amici cui non interessa alcuna regolamentazione dei loro legami e farsi invitare a pranzo da una delle tante famiglie arcobaleno che vivono nel Lazio o sparse lungo la penisola. Davanti ad un bel piatto di pajata farsi narrare come è la vita di una famiglia che cresce figli sani e felici ma che non ha accesso ai servizi destinati alle famiglie non omoparentali. Si faccia raccontare da due padri o da due madri il grado di civiltà politica e sociale che può avere uno Stato nel negare ogni riconoscimento a loro e ai loro figli. Se questi ultimi crescono sani e felici non è certamente per la cura e l’assistenza da parte della società; non certo per l’educazione all’accoglienza formata nei gangli statali.

Ma la fatica e l’onesta, gentile signora Polverini, in quelle omofamiglie, è doppia, tripla, quadrupla, perché nonostante i pregiudizi e l’intolleranza, padri e madri doppie ci mettono l’ultima stilla della loro pazienza e affetto per far crescere i loro figli e per conservare intatta la loro unione.

Non perdono la speranza che un giorno, la politica tutta, crescendo in onestà e serietà, la smetta di sballonzolare le loro private amicizie gay e si mettano in testa che i diritti sono un principio quasi sacro per loro e per noi, gente lgbt. Un obbligo per i legislatori e la politica locale. Peccato che una donna, per principi di partito, non comprenda queste cose, sventolando le proprie, private amicizie omosessuali, di cui, mi perdoni, poco ci importa. I cittadini sono altro delle sue personali amicizie.

Se le mie parole poco le interessano, ascolti quelle del presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, le stesse che ogni leader di movimento le riferirebbe in questi casi:

“Le persone lesbiche e gay vogliono pari diritti: essere, cioè, uguali a tutti gli altri cittadini. Ciò vuol dire anche la possibilità di accedere al matrimonio civile. Solo in questo modo possiamo vivere serenamente, come tutti. A Renata Polverini ribadisco, quindi, la nostra proposta fatta anche alla candidata del centrosinistra, Emma Bonino: un incontro pubblico in cui confrontarsi con le domande e le esigenze reali della nostra comunità per dare risposte che l’Amministrazione regionale ha il dovere di tradurre, nei prossimi anni, in progetti concreti. Solo così potrà conoscere quali sono le nostre priorità”.

Incontri il movimento, signora Polverini, lo ascolti; vada a pranzo in una omofamiglia, e dica ai suoi amici gay che esistono altre coppie meno fortunate di loro, che chiedono di essere cittadini di questo Stato, della sua regione, con la stessa pari dignità degli altri cittadini non omofamiliari. Questo, mi sembra, debba essere il compito di un politico. Buona e serena campagna elettorale.

Foto | wikipedia


Gibilterra: le lesbiche possono fare sesso legalmente a 16 anni, i gay a 18

7 marzo 2010 Robo Nessun commento

Gibilterra: le lesbiche possono fare sesso legalmente a 16 anni, i gay a 18Sarebbe quasi comica la situazione se non stessimo parlando di diritti delle persone. In Gibilterra si è in attesa di un pronunciamento da parte della Corte Suprema in merito all’età legale per i rapporti sessuali: mentre etero e lesbiche possono fare sesso legalmente a partire dai sedici anni, i gay devono aspettare i diciotto. E tutto questo a due passi dalla Spagna, in cui i matrimoni fra persone dello stesso sesso sono legali.

Gibilterra in fatto di diritti per i gay ne ha di strada da compiere: basti pensare che lo scorso mese di dicembre è dovuto intervenire il Privy Council di Londra – la più alta delle istituzioni britanniche con competenza giurisdizionale su Gibilterra – per far sì che due lesbiche vedessero riconosciuti il loro diritto ad affittare una casa alle stesse condizioni di una coppia etero.

Stesso discorso per l’isola di Guernsey – capoluogo delle isole del Canale o isole Anglo-Normanne nel Canale della Manica –: a fine mese si dovrà decidere se equiparare l’età legale per il sesso tra etero e gay. Gli eterosessuali possono farlo a 16 anni, mentre i gay a 18. Nel 1999 l’età legale per fare sesso per i gay era di 21 anni e fino a poco meno di venti anni fa l’omosessualità era considerata illegale nell’isola.

È curioso notare come la mappa delle legislazioni omofobiche nel mondo coincida, in gran parte, con la mappa dell’antico Impero Britannico…


Vietato discriminare gli omosessuali nella nostra Pubblica Amministrazione

Vietato discriminare gli omosessuali nella nostra Pubblica AmministrazioneChissà se piacerà anche a Renato Brunetta, ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, questa nuova legge che, passati i canonici tempi per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale diventerà operativa e obbligatoria; ovvero che sarà vietato nella Pubblica Amministrazione ogni tipo di discriminazione verso le persone omosessuali. Molte le cose che ci dividono da lui ma credo che su certi argomenti l’intesa è possibile e fattiva.

Una cosa è certa, e riguarda sia il ministro, sia i dirigenti e tutte le persone preposte al funzionamento della mastodontica macchina della PA: l’orientamento sessuale non può essere elemento discriminante. È certo che non basterà una legge, perché a questa va coniugata una informazione e una sensibilizzazione che riguarderà tutti i soggetti impegnati, ma che esista questo spazio di tutela e garanzia per le persone omosessuali nell’ambito della Pubblica Amministrazione , è cosa buona e utile. Spiega Antonio Rotelli, avvocato della Rete Lenford:

Da quando entrerà in vigore con la pubblicazione in gazzetta ufficiale si potrà far conto anche sull’articolo 21 di questa nuova legge per difendere le persone omosessuali dalla discriminazione nei luoghi di lavoro pubblici. Secondo il nuovo testo di legge le pubbliche amministrazioni devono garantire: “parità e pari opportunità tra uomini e donne, nonché l’assenza di ogni forma di discriminazione, anche in base all’orientamento sessuale del lavoratore, nell’accesso al lavoro, nel trattamento e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, nelle promozioni e nella sicurezza sul lavoro”.

Innescata la buona novella, quel che esce dalla porta rientra dalla finestra. Tanti hanno sentito della discussione e delle diatribe sul nuovo arbitrato che va a toccare l’articolo 18, ovvero il diritto processuale del lavoro, là dove il giudice, in caso di controversia tra il lavoratore e il suo datore di lavoro, viene accompagnato da una nuova figura che avrà diritto di giudizio. Per sedare gli animi, chi ha proposto e portato avanti la legge, ha spiegato che si tratta di una soluzione duplice, ma il rischio che l’arbitrato può considerarsi obbligatorio ci sta tutto. E lo spiega, per dipanare altri dubbi l’avvocato di Rete Lenford Antonio Rotelli:

“C’è delusione invece per le modifiche che il testo della nuova legge apporta ai diritti dei lavoratori, soprattutto nell’ambito del diritto processuale del lavoro essendo stati introdotti criteri che rischiano di rendere difficile se non impossibile il ricorso al giudice –introducendo un arbitrato che può considerarsi obbligatorio-, ed essendo stati ridotti i tempi per agire in giudizio per diverse tipologie contrattuali. Infine, avendo introdotto quella brutta disposizione che consente di assolvere l’obbligo scolastico sostituendolo con l’apprendistato”

Per non apparire sempre bastian contrari quel “collegato lavoro” è una cosa buona, una legge di favore verso gli omosessuali che operano nella nostra PA; poi, se andiamo a scavare come novelli archeologi dei diritti, ci può venire in mente che quel che ci destinano sono bruscolini da happy hours, spesso mollicci, riscaldati più volte, che odorano di tutto men che di quello per cui sono stati creati.

Però, certamente, il lamento da quaresima poco serve. È’ un buon passo questa legge; piccolo ma utile passo per tornare in sede legislativa a discutere di omofobia in tutti i suoi gangli e far ragionare i legislatori su una Europa mistificata da una insolvenza su tanti diritti civili e di tutela che riguardano i cittadini lgbt italiani.

A proposito, ministro Brunetta, che fine ha fatto la sua legge sulle coppie di fatto, firmata con il suo collega, ministro Rotondi? Non piaceva a nessuno, certo, ma poteva vantare un primato rispetto agli omologhi dell’opposizione: una legge di destra, formato coppie omosessuali. E invece il silenzio. Peccato!


In manette un senatore Usa. Contrario agli omosessuali usciva ubriaco da un locale gay

In manette un senatore Usa. Contrario agli omosessuali usciva ubriaco da un locale gay L’ipocrisia umana, qualche volta, finisce con l’annegare l’ipocrita. Anzi, lo fa zimbello della sua stessa ipocrisia. Roy Ashburn, padre di quattro figli, ci piace anche pensarlo genitore modello, senatore dello Stato della California, è stato arrestato dalla polizia perché trovato in stato di ebbrezza da alcolici alla guida della sua auto. E fin qui, diciamo, nulla da eccepire. Cose del genere accadono negli States come da noi e altrove. Si è però scoperto che Ashburn era uscito dal Faces, notissimo locale frequentato da omosessuali. E che dio lo conservi se un senatore ama trascorrere il suo tempo libero in un bel tempio del divertimento gay.

C’è però chi alla notizia la comunità omosessuale americana si è fatta una grassa grossa risata. Il senatore californiano, infatti, è da molti conosciuto come un politico omofobo; feroce avversario delle battaglie per i diritti civili omosessuali. Andando a sbirciare la sua biografia e come ha votato per leggi che riguardavano la comunità lgbt, sul sito di Project Votesmart.org, si scopre che nei sei anni passati alla Camera Bassa e poi da senatore, non ha perso occasione per mettersi di traverso sulle conquiste lgbt; contrario persino all’Harvey Milk Day. Subito dopo il fattaccio Ashburn ha dichiarato:

“Sono profondamente dispiaciuto per le mie azioni e non offro alcuna scusa per la mia scarsa capacità di giudizio. Assumo la responsabilità completa per il mio comportamento e sono disposto ad accettare le conseguenze di quello che ho fatto. Sono anche veramente dispiaciuto per questo incidente, per l’impatto che avrà su chi mi sostiene e ha fiducia in me – la mia famiglia, i miei elettori, i miei amici e i miei colleghi del Senato”.

Bisogna ammettere che, rispetto a dei nostri parlamentari, l’America ci offre giudizi e prebende un po’ più corrette. Chi sbaglia, ammette e, sincero o no, fa il suo bell’atto di contrizione; poi saranno altri a giudicare. Di certo, alla prossima occasione che avrà sullo scranno una proposta di legge a favore delle persone lgbt, l’omofobo senatore, prima di avversarsi contro ci penserà un po’. Almeno per un certo decoro personale. E per non far tornare a sghignazzare i gay.

Ma Ashburn non è l’unico politico di una politica omofoba, pescato poi ad agire in maniere diverse. Altri senatori, spesso appartenenti ad una destra conservatrice religiosa, pubblicamente fieri avversari delle battaglie vinte o perse della comunità lgbt americana, si sono sputtanati grazie ai loro vizietti. Uno di questi si chiama Larry Craig.

Un altro, della stessa pasta, un certo Richard Curtis fu pescato a fringuellare con un prostituto di 26 anni, nonostante moglie, figli, e una nomea da Dio, Patria e Famiglia. Fu lo stesso a dichiarare: “Meglio essere orfani che avere genitori gay”. Che sfrontatezza!

Mr. Ashburn ora è stato scarcerato dopo aver pagato una cauzione, ma credo che il suo nuovo inferno ora passa tra le mura domestiche dove dovrà spiegare tante cosucce. E anche ai suoi “casti” elettori.

Via | Giornalettismo
Foto | California Target Book


Il gruppo reggae Africa Unite a difesa dei gay e contro l’omofobia

Il gruppo reggae Africa Unite a difesa dei gay e contro l'omofobiaAfrica Unite è un conosciuto gruppo reggae italiano, in uscita con il nuovo album Rootz. E decide di scendere in campo e “sfidare” la violenza che continua, inesorabile, nel continente africano, contro i gay. In una canzone, parlano chiaro:

“Omofobo perdente il pregiudizio è falso e inutile / rispetta il tuo simile”

Si rivolgono a Buju Banton, Beenie Man e Sizzla, gridando (e cantando) di smetterla di perseguitare i gay:

“Siamo stufi di canzoni discriminatorie e di leggere le cronache delle aggressioni subite in Giamaica dalla comunità gay. Era ora di rendere pubblico con una canzone quel che pensano tutti gli appassionati di buon senso. Abbiamo ritenuto che con trent’anni di carriera questa responsabilità toccasse a noi”

Finalmente qualcuno che parla chiaro e affronta il problema, senza girarci troppo intorno…

Via | LaStampa


Ferzan Ozpetek per il lancio di Mine Vaganti: “Mai mollare!”

Ferzan Ozpetek per il lancio di Mine Vaganti: "Mai mollare!"

Accompagnato dal cast di “Mine vaganti“, Ferzan Okpetek ha parlato della situazione omosessuale in Italia, ma spiegando che il suo film amplia lo sguardo anche al semplice rapporto tra un padre e il proprio figlio:

“Non bisogna mollare, non si deve dare per scontato quel che ci pare di aver conquistato. Noi viviamo in un mondo ovattato, dove tutto è carino e piacevole e tutto è tollerato. Ma fuori non è così. Fuori ci sono figlie lesbiche rifiutate dalle madri, figli gay osteggiati dai padri, se non uccisi, come è capitato qualche anno fa a Siracusa. Un fatto di cronaca che mi impressionò fortemente. Ci sono violenza, intolleranza, ci sono le ronde, i picchiatori, ci sono i bulli che tormentano i ragazzini. Ma il mio non è un film sui gay, è un film sul rapporto tra un genitore e un figlio”

Ferzan confessa anche che in molti, quando lo incontrano, gli chiedono quando farà un film slegato dai temi Lgbt:

“Le signore mi incontrano e mi chiedono: Ferzan, quand’è che ti decidi a fare un film non gay? A parte il fatto che forse non hanno visto “Un giorno perfetto” o “Cuore sacro”, mi domando: perché non chiedono agli altri registi quando si decidono a fare film non eterosessuali?”

Ennio Fantastichini espone il suo pensiero in merito alla questione, ammettendo la difficile situazione che ci circonda:

“C’è una battuta cruciale, un personaggio che dice: “Siamo nel 2010, mica nel 2000″. E il senso è che stiamo procedendo all’indietro nel cammino della civiltà. C’è una regressione, e non soltanto per quel che riguarda i diritti dei gay o delle coppie di fatto. Ci stiamo involvendo in tutto, anziché evolvere”

Infine, è Lunetta Savino, nel ruolo della madre, a sottolineare le difficoltà di comunicazione in famiglia:

“L’espressione sorpresa e afflitta con la quale questa madre osserva i suoi figli dei quali non ha capito nulla è un invito a tutti i genitori ad ascoltare i loro ragazzi. Perché soltanto attraverso il dialogo e la comprensione si salveranno, gli uni e gli altri”

Foto | ScreenWeek


Gli Evangelici delle Bahamas: non vogliamo la crociera gay

Il pericolo per l’arcipelago delle Bahamas non arriva sotto forma di tsunami o di terremoto devastante, ma ha l’aspetto di una colorata nave da crociera turistica partita da Miami.

Il male, avverte la Coalizione dei Pastori Evangelici locali, è proprio su nave gayquella nave, rea di trasportare un gruppo di “turisti che si proclamano adulteri, fornicatori, bugiardi” che porteranno “danno alla moralità e alla decenza” delle Bahamas, famoso per la sua eredità giudaico cristiana. Il gruppo di fondamentalisti si è rivolto addirittura al Ministero del Turismo per fermare quest’onda di malignità, facendo leva ai “valori del paese”. Hanno inoltre dichiarato il motivo della loro lotta cosi accesa: stanno cercando di impedire che “le Bahamas vengano conquistate da una mentalità globale che persegue l’accettazione dell’omosessualità come una condotta accettabile e legittima”.

Nell’arcipelago, vero e proprio paradiso terrestre apprezzato in tutto il mondo, permane un pesante clima di omofobia, retaggio della dominazione britannica, che ha instillato i suoi semi di odio e di razzismo verso i “diversi” durante l’ultimo secolo e mezzo di dominio politico ed economico sulle Bahamas. Non è la prima volta che fatti simili accadono nelle ex colonie di Sua Maestà: solo un anno fa un omosessuale caraibico è stato assassinato da un uomo che si sentiva minacciato dal “panico gay”, terrorizzato dal fatto che la sua mascolinità fosse messa a repentaglio.

Via – notiziegay


Si parla di omofobia a San Giovanni: Lega Nord si alza e se ne va

Si parla di omofobia a San Giovanni: Lega Nord si alza e se ne va

L’argomento trattato al consiglio comunale di San Giovanni in Croce (Cr) è stato l’omofobia. Risultato? I tre consiglieri di minoranza della Lega Nord, Simone Galli, Roberto Trinchera e Luciano Visieri, si sono alzati e se ne sono andati, abbandonando l’aula.

Il tema era l’allarmante aumento degli atti di omofobia nella città, un invito ad approvare norme adeguate per contrastare questi atti di violenza in crescita. Ma i tre non hanno accettato la cosa, allontanandosi. E hanno spiegato così il gesto:

“Non contestiamo il contenuto di quell’ordine del giorno, ma il fatto che un argomento di questo tipo, di interesse così generale, debba essere portato in consiglio comunale a San Giovanni, come in altre piccole realtà. Avremmo fatto la stessa cosa se si fosse parlato di altri temi che a nostro avviso esulano dalle nostre competenze”

Foto | KeGroup


Scozia: terra di aggressioni e di silenzio. Pochi gay denunciano, tanti si abituano.

4 marzo 2010 Redazione Nessun commento
Scozia, terra di silenzio. Parlando della terra verde che si trova a Nord dell’Inghilterra ci capita di pensare a vari aggettivi, ma quello di silenziosa non sembrava essere uno dei più quotati fino ad oggi. E’ infatti di oggi il risultato di un sondaggio effettuato dalla sezione scozzese dell’organizzazione LGBT Stonewall in occasione della campagna [...]

Una carrellata di video contro l’omofobia. Secondo te quale è l’idea vincente?

4 marzo 2010 Robo Nessun commento

Prendetevi dieci minuti e guardatevi il video qui sopra, realizzato dal Coordinamento Stop Omofobia di Palermo. Come potrete notare in molti spot contro l’omofobia in giro per il mondo la differenza viene valorizzata. Mentre nello spot italiano contro l’omofobia… che succede?

Non voglio certo invitare alla facile lamentazione sulla situazione italiana o agli strali contro questo o quell’esponente sia di destra che di sinistra, ma una presa di coscienza è necessaria. Quale sarebbe, secondo voi, un’idea buona e vincente per una campagna efficace contro l’omofobia?


Nichi Vendola non dimentica il movimento e candida una transessuale

Si chiama Luana Ricci, 47 anni ben portati, formosa e riccia di capelli. Diploma in pianoforte al conservatorio musicale di Lecce e in musica jazz a quello di Bari. Il governatore uscente pugliese, Nichi Vendola, conosciuta la sua storia l’ha voluta come candidata nella lista La Sinistra e l’ambiente che appoggia Nichi per un nuovo mandato. Una vita difficile quella di Luana, nata all’anagrafe come Marco Della Gatta, e poi il successivo percorso verso la transessualità con tutte le complicazioni che ogni transessuale conosce e vive sulla propria esistenza. Dichiara Luana:

Non ho mai svolto attività in campo politico, se non durante gli anni adolescenziali nei gruppuscoli di attivisti del liceo scientifico che frequentavo. Però ho sempre coltivato l’impegno nel sociale, sentendomi comunque di sinistra e condividendo valori fondanti. In primo luogo il rispetto per ogni persona, specie per quel genere di persone considerate dal pregiudizio comune “diverse”. Come i trans, ad esempio.

È proprio a causa della sua transessualità che ha perso il posto. Faceva l’organista e il direttore del coro nella cattedrale di Lecce, ma quando la Curia ha saputo della sua vicenda personale, non ci ha pensato un attimo: licenziata! Nessuno l’ha aiutata; qualche sacerdote che voleva difenderla è stato dissuaso e per Luana è stata la sua nuova quaresima.

Come tante nella sua stessa condizione, Luana, ad un certo punto comincia a sentirsi imbarazzata negli abiti maschili e comincia la transazione con il supporto medico dell’Onig di Bari. Dice che vuole morire da donna; che si sottoporrà a tutta quella trafila di burocrazia e interventi per “tornare” ad essere se stessa, liberando la donna che è in lei.

Di lei dicono sia molto brava come insegnante di musica e compositrice: dirige cori e impartisce lezioni di pianoforte; scrive dei meravigliosi gospel, si fa benvolere dalle suore Marcelline che gestiscono un istituto privato, il più prestigioso della città.

Quando in diocesi si sparge la voce dei suoi legittimi propositi, la bravura non basta; non bastano i tanti riconoscimenti internazionali che Luana possiede per il suo talento artistico e culturale: se le transessuali non trovano lavoro nella società secolare figurarsi in quella clericale ed ecclesiastica. Fuori!

Ora è in corsa alle regionali con un altro esponente del movimento lgbt italiano, Nichi Vendola che, in caso di vittoria, non è detto che non la destini ad un assessorato che si occupi di diritti civili.

“Se eletta affronterei le problematiche che provengono dal basso, dal sociale, portando avanti l’idea che solo uno sviluppo culturale, di mentalità, può far crescere la democrazia che di riflesso favorisce la crescita sociale. Che deve cominciare dalle scuole, dove un’informazione corretta risolve già in partenza questioni che poi appariranno insormontabili. L’impegno nel sociale rimarrà invariato, se la mia candidatura non approderà a nulla. Comunque, per me è cominciato un nuovo percorso”.

Foto | Sinistra e Libertà


Il demonio non dorme mai: ulteriore attacco a Chiamparino e alle nozze gay

Il demonio non dorme mai: ulteriore attacco a Chiamparini e alle nozze gay Non vogliamo dare, con questo post, spazio ulteriore e attenzione a scontati attacchi quotidiani contro il mondo queer, però la cosa che mi ha più incuriosito, incappando in questa pseudo intervista al cardinale portoghese José Saraiva Martins, è stato il modo in cui hanno posto una domanda. Parlando di esorcismi e di quanto il diavolo sia reale (e di come solo uomini di Chiesa possano praticare tale azione verso anime possedute), sì è passato all’argomento delle nozze gay a Torino:

“Eminenza, intanto il demonio sembra davvero non dormire. In sindaco di Torino ha appena celebrato le nozze saffiche con grande pompa”

Sì. Avete letto bene. Il diavolo ha agito, il diavolo forse si è impossessato della mente di Chiamparino o di qualche altro presente, riuscendo a far unire in un matrimonio simbolico, due persone che si amano. E la risposta alla domanda formulata, non “delude” le aspettative:

“Non lo giudico, ma la Scrittura dice chiaramente che esistono solo due generi, uomo e donna. E il matrimonio vale solo tra un uomo e una donna con il fine della procreazione. Tutto il resto é una cosa contraria alla legge di Dio e al diritto naturale. Io non posso approvare queste cose, e penso che gli omosessuali che formano unioni minori non abbiano alcuna autorità o capacità di educare dei figli che hanno bisogno di un padre e di una madre”

E poi, l’ammonizione verso coloro che, in periodo di votazione, possono essere “irretiti” da scelte sbagliate, votando qualcuno che possa simpatizzare verso il popolo Lgbt:

“Il cattolico, se coerente, non può dare la sua preferenza a candidati che nel loro iter politico e personale abbiano manifestato idee contrarie alla dottrina cattolica e alla legge naturale, approvando e istigando a scelte contro la vita o contro l’etica sessuale, anche nel privato”

Insomma, abbiamo un tassello in più dopo questa intervista: il diavolo è gayfriendly?


Palermo chiede il Gay Pride regionale 2010

Una linea immaginaria che colleghi Palermo a Giarre, dove il 31 ottobre del 1980 Antonio Galatola e Giorgio Agatino Giammona, di 15 e 25 anni, omosessuali, finirono la loro vita senza che ancora oggi si sappia se furono uccisi o si suicidarono. La decisione di portare le battaglie per i diritti delle persone lgbt dentro un movimento più grande e complesso (l’Arci, di cui l’Arci Gay era di fatto una estensione della Commissione Diritti Civili).

Un atto politico dirompente e rivoluzionario che, per le conseguenze prodotte ed il significato simbolico oggi ancora più forte, merita di essere celebrato dall’intera comunità Lgbt proprio nella città in cui ha avuto origine. Per questo e per una voglia di riscatto da certi luoghi comuni, Palermo, attraverso un documento del Coordinamento Stop Omofobia, propone la celebrazione del Gay Pride regionale 2010 nel capoluogo siciliano.

Da quella disperazione di Antonio e Giorgio, dalla volontà subito dopo di Marco Bisceglie di dar luogo ad Arcigay per difendere da ogni satrapia gli omosessuali isolani e poi nazionali; la Sicilia e Palermo, come Catania, sono diventati città dell’ascolto, sono nate organizzazioni e comitati lgbt, molte istituzioni locali si sono rese conto che tutto quello era un patrimonio di civiltà e che andava ascoltato e difeso. E molte cose sono accadute.

La nascita del primo locale gay (il Neo), il “matrimonio” pubblico di Gino Campanella e Massimo Milani, la nascita di Agedo Palermo, la nascita di ArciLesbica Lady Oscar, le esperienze di Associazioni quali il Centro di Documentazione Ikeda, Koinonia, Ali d’Aquila, KèPalermo, la libreria Altroquando ed il suo legame con la cultura Bear (evidenziato dallo straordinario esperimento della rivista Woof), l’Associazione omosessuale Articolo 3, il primo tentativo di Coordinamento tra Associazioni Lgbt nella sede di Lady Oscar, l’Associazione Culturale Stanze al Genio, la nascita della READY (Rete delle pubbliche Amministrazioni contro la discriminazione di genere e di orientamento sessuale, con le esperienze di Marineo, Palermo e Siracusa), realtà commerciale come l’Exit/Rise Up ormai nota in tutta la Sicilia, l’esperienza bagherese del consulente del sindaco per la realtà omosessuale e la costituzione del registro per le unioni di fatto.

In un mare di vivacità culturale e sociale come questo, onestamente, un Gay Pride regionale ci starebbe davvero bene. Tutto questo processo di visibilità politica, sociale e culturale merita quel momento di festa e di riflessione che è il Gay Pride. Palermo e tutto il sud godrebbe di una visibilità necessaria e importante; sarebbe un segnale contro ogni omofobia e contro una delinquenza mafiosa che non sopporta affatto gay, lesbiche, transessuali.

Palermo ha bisogno di quel che in 30 anni non ha mai ancora avuto: festeggiare, attraverso la pacifica e gioiosa occupazione delle strade, delle piazze, dei luoghi delle Istituzioni, il momento simbolicamente più importante per la comunità Lgbt, cioè la rivendicazione e l’affermazione del proprio diritto alla visibilità; affinchè il percorso di crescita che ha caratterizzato il Movimento Lgbt cittadino diventi patrimonio e stimolo anche per l’intera Comunità Lgbt; legare, grazie all’occasione unica offerta dal Coordinamento Stop Omofobia, il tema dei Diritti delle persone Lgbt a tutti quei Movimenti in difesa della Legalità, del Lavoro, dell’Ambiente, dei Diritti delle Donne, dei Diritti dei Migranti, infine della Laicità e del l’Antifascismo (base e fondamento della Costituzione e della Repubblica Italiana), animati tutti da una tensione positiva che rende Palermo, asfissiata da una amministrazione assente e incapace, una città in cui le battaglie del nostro Movimento possono realmente diventare il collante che unisca e dia voce e visibilità alle lotte per i Diritti di tutte e tutti“, spiega Claudio Lo bosco, presidente dell’Associazione omosessuale Articolo Tre di Palermo.

È proprio da Giarre che Lo Bosco intende cominciare con una serie di iniziative pubbliche che ricordino i due ragazzi, l’inizio di una svolta di movimento, per poi trovarsi a Palermo con il corteo finale che dovrebbe toccare luoghi della città oggi definiti di frontiera come lo Zen e Brancaccio.

Sarebbe un bene che tutte le organizzazioni lgbt appoggiassero questa proposta, la facessero propria e, insieme, poterla realizzare. Speriamo!

Foto | Articolo Tre Palermo


Le nozze simboliche di Chiamparino creano solo confusione. Parola della Curia.

Le nozze simboliche di Chiamparino creano solo confusione. Parola della Curia.

Il matrimonio simbolico di due lesbiche, a Torino, con la presenza del sindaco Sergio Chiamparino, ha provocato una reazione sdegnata da parte della curia:

“La partecipazione di un’autorita’ civile ad una celebrazione di ‘nozze gay’ non puo’ non correre il pericolo di creare una confusione deleteria nel mondo contemporaneo gia’ cosi’ frammentato, una confusione che non giova alla fine nemmeno alla stessa giusta causa di non fare dei cittadini di serie B”

Prima la curia “osa” rinfacciare una critica verso questa funzione per non poter creare dei possibili cittadini ‘inferiori’ agli altri. Poi, si contraddice da sola:

“Riteniamo sia scorretto pensare l’amore omossessuale in perfetta analogia con l’amore eterosessuale: conosciamo quest’ultimo, dobbiamo forse trovare delle categorie adeguate e rispettose della dignita’ umana per il primo, ma avendo l’onesta’ di fare le debite distinzioni. Distinguere e differenziare e’ il presupposto della costruzione di una civilta’ che sia degna di questo nome e non necessariamente sinonimo di ingiusta discriminazione.”

Quindi: non siamo cittadini di serie B ma l’amore che proviamo noi per persone dello stesso sesso non può essere in perfetta analogia con quello eterosessuale? Ma allora c’è o non c’è questa ‘differenza’?

Foto | LaStampa


Legge anti-promozione dei matrimoni gay in Lituania

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Nello scorso dicembre, in Lituania, era stata promulgata una legge che proibiva la diffusione di materiale che poteva essere interpretato come “promozione” dell’omosessualità,; tale legge era entrata in “stanby” dopo le critiche ricevute a livello internazione ed in attesa di essere revisionata; oggi viene rimessa in vigore tale legge (opportunamente modificata) che, però, proibisce ancora il matrimonio tra le persone dello stesso sesso.

Il cambiamento (o revisione) della legge consiste nel criminalizzare invece “L’incoraggiare l’abuso sessuale sui minori, il rapporto sessuale tra minori e altri rapporti sessuali”; tuttavia questi “altri rapporti sessuali non vengono specificati e ciò sta a significare che sarà illegale fare campagne per i diritti lgbt, per il matrimonio o le unioni civili omosessuali; anche manifestazioni come il Gay Pride possono risultare illegali e quindi vietate.

Infatti questa legge ha definito che ogni informazione che “denigra i valori famigliari” o che incoraggia un concetto di matrimonio e di famiglia diverso da quello definito nella Costituzione risulti essere dannoso per i minori e lo vieta nei luoghi a loro accessibili.

L’esperto di Amnesty International sulla disciminazione, Jhon Dalhuisen, ha dichiarato: “Questa legge violerà la libertà di espressione e discriminerà in modo diretto le persone sulla base del loro orientamento sessuale o identità di genere. Stigmatizzerà lesbiche e gay e esporrà chi difende i loro diritti al rischio di censura e di multe”.

Jhon Dalhuisen ha inoltre richiesto alle autorità lituane di abolire tale legge.

via| Gaynews24


E per “Panorama.it” il “GF10″ finisce gambe all’aria tra gay, lesbiche e transessuali

I clichè sono sempre quelli; anche i paragoni e soprattutto la cattiva informazione che parte da una leggerezza come è ogni reality e finisce per colpire le sensibilità e il rispetto verso gli altri. Pare sia scoppiata una bagarre mediatica per un articolo apparso sul sito Panorama.it. La giornalista, che afferma di occuparsi di tivù da più di venti anni, ha dato di corda e di bastone contro il reality più in voga di Canale 5: il Grande Fratello, giunto alla decima edizione. Accade all’estero come in Italia: gay, lesbiche e transessuali si son viste aprire uno spazio televisivo, più personale che di comunità, ma certamente importante. La televisione crea mostri come eroi, comunque rende famosi. A scatenare le ire di molte persone che hanno inondato di messaggi e mail la redazione di Panorama.it, una frase della giornalista:

“Ma che tipi di messaggi sta lanciando il GF quest’anno? Non bastano le risse, le relazioni omosessuali, i trans, le lesbiche, le parolacce e le bestemmie, adesso va a farsi benedire anche il salutare no smoking”.

Che il GF, quest’anno sia meno seguito, come dicono alcuni, credo sia un fatto endemico: probabilmente i personaggi, probabilmente il solito canovaccio, il biascicamento di regole, giochi e giochetti in una casa dove in attesa di uscire, la maggioranza litiga e sproloquia, non funziona più. Se dai un minestrone uguale tutti i giorni, la nausea è assicurata. Paragonare però bestemmie e parolacce, tabagisti e risse a relazioni omosessuali, trans e lesbiche è però un esercizio che sa di bestemmia anch’essa. E, in qualche modo, manca di rispetto alla comunità gay, lesbica, transessuale.

È certo che Maicol non rappresenta molti di noi, come non rappresenta il movimento lgbt; Per la maggior parte, nessuno dei tanti gay e lesbiche e transessuali che si lanciano nelle avventure televisive, nei format o nei reality, non rapprsentano che se stessi: la loro omosesualità o diversità di genere non dovrebbe riguardare il programma e neppure gli spettatori. Ma così non è e, forse, non può mai essere per come vanno le cose e per come la nostra televisione intende trattare gli omosessuali e l’omosessualità.

In altri paesi dove il GF viene trasmesso, gay e lesbiche che concorrono alla vittoria non hanno problemi ad allacciare rapporti tra loro e non devono rendere conto di quei loro sentimenti ad alcuno. Qui, se Maicol langue per il bel Giorgio, critiche e abiure fanno salire il termometro fino a scoraggiare altri, eventuali approcci. La televisione dell’ipocrisia è sempre pronta e gaudente a usare e abusare delle omosessualità. Che faccia audience anche l’omofobia?

Tornando all’articolo di Panorama.it, la giornalista, in risposta alle contestazioni, scrive:

“Persone che desiderano soltanto far veicolare un messaggio positivo, che vogliono raccontarsi e raccontare, mostrare la propria dignità di protagonisti della società e del mondo del lavoro. Nessuno è diverso da nessuno. Ma questo il nostro piccolo schermo non lo ha ancora imparato. Le mie parole all’interno del post erano e rimangono un grido di dolore, di allarme. Per tutte le speculazioni, a fini d’audience, che vengono purtroppo perpetrate in alcune trasmissioni”.

Detta così, mantiene un valore quasi condivisibile. Ma, quando Sarah Nile fu fatta fuori dal GF, la stessa redattrice, incontrandola per una intervista, pensò bene di intavolare la discussione ul rapporto tra Sarah e Veronica. Innocentemente le chiede (sigh!):

“Lo sa che quelle effusioni sbattute in primo piano possono aver disturbato la fragilità psicologica di bambini e adolescenti?” (sigh, sigh!!!)

Sarah, riesce a dare la migliore tra le risposte: “Bisogna dirlo ai ragazzi, con tatto e sincerità, che la vita è anche questo”.

Deo gratias! Però, resta la domanda e resta maggiormente l’idea che due donne o due uomini che si baciano in televisione possono disturbare la fragilità psicologica di bambini e adolescenti. Credo fortemente che sia un’idea che tocca molti e molte che dirigono, fanno, scrivono di televisione. Benvenuti a gay, lesbiche, transessuali, ma attenti a come vi muovete, cosa dite, cosa fate. Una televisione, in questo senso, tutta da calpestare. Altro che bambini e adolescenti. E Auditel!


Uganda. Raccolte 500.000 firme contro pena di morte per i gay.

1 marzo 2010 admin Nessun commento

L’arrivo della primavera ha prodotto irresistibili pulsioni in una focosa coppietta di Krefeld, nel Nordreno-Westfalia. Il quotidiano Bild rivela infatti che i due amanti non ce l’han fatta a resistere fino a casa e si sono messi a fare sesso in mezzo alla strada. Il trasporto dei sensi è stato tale che i due non si sono lasciati distrarre nemmeno da un taxi che stava sopraggiungendo, continuando tranquillamente nelle loro effusioni. Al comprensivo tassista non è dunque rimasto altro che invertire la marcia e prendere un’altra strada. La scena non è sfuggita a qualche passante, che ha inviato col cellulare al giornale le foto dei due durante l’amplesso e mentre si rialzano tirandosi su gli slip.

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Alle Olimpiadi di Vancouver ha vinto anche l’omofobia?

Che nello sport, in ogni disciplina sportiva, si annidi l’omofobia in nome di una sconcertante virilità, è cosa nota. Non è un caso che per combattere queste discriminazioni che toccano uomini e donne omosessuali, sono venuti fuori gli Outgames e i Gay Games che, oltre al gareggiamento di molte discipline sportive, svolgono iniziative collaterali per combattere ogni razzismo sessuale, discriminazioni e violenza contro le persone LGBT nello sport.

A Vancouver, dove si sono appena conclusi i Giochi Olimpici invernali, è accaduto che a qualcuno “gay” non piace proprio. Ne ha fatto le spese la pattinatrice olandese Ireen Wust. La campionessa, appena vinto l’oro nei 1500 metri, si era fiondata a baciare sulle labbra la sua compagna, Sanne van Kerkhof, lasciando attoniti alcuni detrattori bacchettoni. Lei, candidamente, scesa dal podio, è rimasta stupefatta:

“Ma come non sono libera di baciare la persona a cui voglio più bene? Ma perché non fate la stessa cosa che fate con me con il mio connazionale Kramer quando stringe con affetto la sua fidanzata?”

Qualcosa di più scapestratamente omofobo è successo al pattinatore dell’artistico Johnny Weir. Due commentatori di una televisione quebechese, non si sono lasciati sfuggire la “divisa” lustrinata dello sportivo-artista, e la derisione è arrivata puntuale: “Secondo me uno così fa male al suo sport“, ha chiosato uno dei due. E l’altro di rimando: “Perfettamente d’accordo, lo farei sottoporre a un controllo del sesso“.

I poco edificanti commenti non sono sfuggiti ad una organizzazione lgbt francofona che ha protestato contro quelle frasi omofobe e chiesto l’allontanamento dei due telecronisti. Da parte sua Weir, ha dichiarato:

“L’artistico è anche teatro, indosso il rosa e i lustrini e non vedo problemi per il nostro sport. Mica dobbiamo attrarre l’audience del football”.

Che Weir sia omosessuale o no, poco conta quando si valutano le bravure artistiche. Lui nega, altri lo tirano per la giacchetta.

Out Sport, un sito che si occupa di omosessualità e sport con tenace bravura, afferma che un bel 25 per cento di pattinatori di artistico e danza sarebbero omosessuali.

Per combattere l’omofobia, nonostante questi incresciosi fatti accaduti alla Kramer Wust e a Weir, un’associazione, la Pride House Whistler, ha mantenuto aperto per tutto il periodo delle gare sportive un padiglione lgbt per celebrare la diversità lgbt nei giochi olimpici di Vancouver, accogliendo sportivi e visitatori che intendevano conoscere e divulgare la tolleranza e il rispetto verso gli omosessuali nello sport.

Di certo, concluse queste Olimpiadi, c’è ancora molto da fare nello sport per vincere l’omofobia, non solo da parte degli stessi sportivi ma anche da parte dei tifosi che, spesso dimenticano il rispetto che si deve ad ogni persona. Gay e lesbiche compresi.

Foto | Out Sport


Lituania: legge antigay in vigore da oggi

1 marzo 2010 joker569 Nessun commento
Legge antigay in Lituania
La Lituania è un paese molto ostile per la comunità omosessuale. La scorsa estate, il parlamento della Lituania aveva approvato una legge che vieta tutte le informazioni positive e la “propaganda” riguardo l’omosessualità ed il matrimonio…

Omofobia. Lituania: è entrata in vigore legge anti-promozione matrimoni omosessuali.

1 marzo 2010 admin Nessun commento

Società civile si mobilita contro progetto di legge.
Gli oppositori del progetto di legge ugandese contro l’omosessualità hanno deciso di consegnare al capogruppo del parlamento una petizione firmata da 500.000 persone in tutto il mondo. Secondo quanto scrive oggi la Bbc, si tratta dell’ultimo tentativo di bloccare la legge, che prevede anche la pena di morte in caso di alcuni atti omosessuali.
Il presidente americano Barack Obama aveva già definito “odioso” il disegno di legge, condannata anche dall’Unione europea e da diversi ministri dei paesi del Vecchio continente. Tra i firmatari, anche molti ugandesi, che si aggiungono così alla campagna contro la legge promossa dal prete anglicano Cannon Gideon Byamugisha e seguita da attivisti per la lotta all’Aids e organizzazioni civiche. Il governo da parte sua ha sostenuto che ritiene che la legge uscirà ammorbidita dall’iter parlamentare, prima di essere approvata e di entrare in vigore.

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Strage di transessuali in Turchia.

1 marzo 2010 admin Nessun commento

In un comunicato pubblicato sui siti web di varie Diocesi francesi, il portavoce della Conferenza Episcopale di Francia, monsignor Bernard Podvin, mette in guardia i fedeli su un’iniziativa intitolata “Con il filo del Signore, confèssati per telefono”. “Questo passo non è sostenuto in alcun modo dalla Chiesa cattolica in Francia”, precisa il comunicato, diffuso il 18 febbraio. “La solitudine delle persone anziane e handicappate è un dramma umano e spirituale”, afferma monsignor Podvin, sottolineando che “un servizio permanente di accoglienza per telefono è una cosa necessaria e positiva”.

“Molti organismi religiosi e non confessionali dedicano già parecchie risorse a questo scopo”, ricorda, dichiarando che “i volontari e i professionisti dell’ascolto sono più che mai indispensabili”. Ad ogni modo, osserva monsignor Podvin, è “inammissibile mantenere una confusione sulla nozione di confessione”.
“Per il fedele cattolico, questa ha un senso sacramentale che richiede la presenza effettiva di un sacerdote”, sottolinea, lamentando che “la coincidenza del lancio di questa linea con l’inizio della Quaresima non ha fatto altro che aumentare la confusione”. Parrocchie, santuari e cappellanie hanno avviato molte iniziative di accoglienza per il sacramento della confessione. “In quest’Anno Sacerdotale, tutti noi vogliamo, evidentemente, che ci siano più sacerdoti vicini alle persone e disponibili ad ascoltarle”.

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Enzo Foschi: “Grave bocciatura della mozione contro omofobia”

28 febbraio 2010 joker569 Nessun commento
enzo foschi
 
 
Enzo Foschi è consigliere del Pd della regione Lazio. Dopo aver appreso che nel comune di Fiumicino è stata respinta la mozione presentata dal Pd in consiglio comunale, che chiedeva un piano di prevenzione e…

Monsignor Vincenzo Franco: “Chi professa sesso gay deve vergognarsi. Basta misericordia!”

Monsignor Vincenzo Franco: "Chi professa sesso gay deve vergognarsi. Basta misericordia!"A consumare ossigeno per una critica contro i gay, questa volta è il vescovo emerito di Otranto. Monsignor Vincenzo Franco. Intervistato dall’equilibrato sito Pontifex su cosa pensasse dei gay, non ha avuto dubbi in merito:

“Fondamentale la distinzione tra peccato e peccatore. Ma coloro i quali la professano senza pentirsi devono vergognarsi. Tutto ciò che é sgradito a Dio, che lo offende va contro la legge naturale, dunque si vergognino di quel vizio immondo”

E la risposta non penso che vi abbia fatto saltare sulla sedia dalla sorpresa. La cosa “interessante” è che il giornalista ha sollevato un interrogativo, quando gli ha domandato quanto fosse importante, in questi casi, la misericordia che tanto predicano alcuni uomini della Chiesa. Ma, anche in questo caso, la risposta non si è abbassata di tono, anzi…

“Anche e soprattutto Cristo la voleva, ma al momento giusto sapeva essere duro e severo. Oggi si abusa della misericordia per giustificare ogni cosa anche tra i Vescovi. Basta, si parli chiaro, senza tanto perdonismo e i frutti si vedono”

E con queste parole, dalla condanna all’omosessualità, Vincenzo Franco ha anche voluto rivolgersi all’Islam e alla tragedia del crollo del Minareto in Marocco. Questo segnale è segno, per l’uomo di Chiesa, del crollo delle contraddizioni, un messaggio divino che indica la strada e il disfacimento della religione islamica stessa.

Parole di fuoco per i gay e per l’Islam.


Comandante dei marines: “No ai gay dichiarati nell’esercito”

Comandante dei marines: "No ai gay dichiarati nell'esercito"

E figuriamoci se all’appello, nel momento in cui Barack Obama ha promesso di voler annullare il “Don’t Ask, Don’t Tell“, non poteva mancare il malinconico nostalgico dei bei tempi che furono. L’opinione del generale marines James Conway è contraria alla proposta (e alle intenzioni) del Presidente degli Stati Uniti d’America. E la motivazione suona come una delle più improbabili e insensate:

“Secondo me si dovrebbero lasciare le cose come sono perchè, dovremmo chiederci se questo migliorera’ le capacita’ di combattimento del corpo”

Se tutti fossero stati cauti nelle innovazioni come lui, probabilmente adesso stareste leggendo questo blog inciso su una caverna di pietra. Comandante Conway, respiri e sorrida al mondo: le assicuriamo che dai cannoni non spareremmo glitter fucsia…(anche se sarebbero meno dannosi… )

Foto | MarineCorpsTimes


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