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Archivio per la categoria ‘Politica Gay’

Il leader repubblicano e consigliere di Bush Ken Mehlman fa coming out

Sembra una moda quella degli esponenti del Partito Repubblicano americano di fare coming out pubblico, dopo aver difeso strenuamente per anni la famiglia tradizionale e aver attaccato gli omosessuali. Ieri è toccato al semi sconosciuto Ken Mehlman, celeberrimo in patria per essere stato il responsabile della campagna elettorale per George Bush Jr. nel 2004 e per aver ricoperto il ruolo di presidente del Comitato Nazionale Repubblicano. Una decisione a cui Mehlman è arrivato poco tempo fa, come confessa in un’intervista che ha fatto il giro del mondo. Prendendo coscienza della situazione dei diritti gay negli Stati Uniti, l’ex esponente repubblicano ha dichiarato di voler diventare un avvocato a disposizione della comunità lgbt e di battersi a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso: ”Mi ci sono voluti 43 anni per arrivare a sentirmi a mio agio con questa parte della mia vita – ha spiegato – ognuno ha il proprio percorso, il proprio cammino. Nel mio caso ho voluto dirlo solo ora alla mia famiglia, ai miei amici colleghi ed ex colleghi i quali sono stati molto solidali con me. Tutto questo mi ha reso una persona più felice e migliore. È una cosa che avrei dovuto fare diversi anni fa”. Mehlman parla a tutto campo, affermando anche che: “Il presidente Bush non era omofobo. Rimaneva colpito dal fatto che gli elettori gay facessero fronte comune insieme ai repubblicano contro i sostenitori della jihad islamica, la più grande forza anti-gay presente al mondo in questo momento”.

Uno dei soldati più fedeli e potenti di Bush si era battuto, come molti conservatori americani, contro l’approvazione delle nozze omosessuali in California, dove la situazione dei matrimoni gay è ancora in bilico fino a dicembre. In privato però da sempre aveva espresso sostegno alle unioni civili, provando anche a convincere gli alti funzionari repubblicani a non portare avanti la guerra contro le nozze tra persone dello stesso sesso, e lo stesso Mehlman ha dichiarato che il ruolo che ricopriva in passato gli impediva di andare contro le decisioni prese dalla sua coalizione. Oggi l’attività anti-gay del partito conservatore americano è quanto mai prolifica e l’ex presidente del Comitato Nazionale Repubblicano sostiene di voler diventare il portavoce dell’American Foundation for Equal Right, l’associazione che nello Stato del governatore Schwarzenegger si batte per permettere agli omosessuali di sposarsi. Molti attivisti del movimento gay non si fidano della ‘redenzione’ di Mehlman e uno di essi, Mike Rogers, ha affermato che: “Lui rimane orrendamente omofobico anche dopo la rivelazione odierna e dovrebbe essere ritenuto responsabile per il suo passato”. Un trascorso politico veramente pesante da digerire, visto che l’omosessualità dell’esponente conservatore era nota da almeno un decennio ma veniva continuamente taciuta pubblicamente e lui si è comunque sempre battuto a discapito dei diritti lgbt.

Via – Blitz Quotidiano


Il partito di Fini è sempre più gay friendly

Nel caos politico di questa estate 2010, contraddistinto da scissioni, alleanze a metà e annunci di elezioni anticipate e subito rinviate, l’unica cosa chiara è che sempre più esponenti di Futuro e Libertà, il nuovo partito fondato dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, rilasciano dichiarazioni che fanno ben sperare sul futuro dei diritti gay in Italia. L’ultima, in ordine di tempo, è la giovane Chiara Moroni che con le sue parole ha evidenziato l’abisso che distanza i fuoriusciti di FLI da quelli del PDL sul campo dei temi etici-sociali. Molti esponenti finiani invocano una legge, condivisa da tutto il Parlamento, che regolamenti questo tipo di unioni, prendendo come esempio la vicina Francia dove esistono i PACS sia per le coppie eterosessuali sia per quelle omosessuali.

Dopo le dichiarazioni dei colleghi Benedetto Della Vedova e Luca Barbareschi, l’onorevole Moroni ha ribadito ai microfoni di Klaus Davi, durante il programma KlausCondicio in onda su You Tube, la linea del partito di Fini riguardo le unioni omosessuali: “Credo che, se due gay o due lesbiche si amano, debbano poter convolare a nozze, nel caso in cui lo vogliano, esattamente come un uomo e una donna. Ci vuole un matrimonio inteso come contratto civile. I DiDoRe proposti da Brunetta e Rotondi li ho giudicati troppo blandi e sono contenta che siano naufragati. Impedire a priori le unioni gay e’ una forma di discriminazione inaccettabile“. E, alla domanda di Klaus Davi “Lei ritiene che l’amore gay sia uguale all’amore etero?“, l’esponente di Futuro e Libertà ha risposto: “Assolutamente si’. Parlare di inferiorità’ etica degli omosessuali e’ aberrante. Chi semina odio contro l’amore gay non e’ un democratico e costruisce cittadini di serie B“.

Via – Giornalettismo


Cordoglio del mondo gay per la morte di Cossiga

E’ mancato ieri, all’età di 82 anni, l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Molte voci di cordoglio si sono levate, oltre che dal mondo istituzionale e politico, anche dalla comunità gay italiana, che si ricorda affettuosamente di lui come il primo capo dello Stato ad avere ricevuto, al Quirinale, una delegazione di Arcigay guidata da Franco Grillini in occasione delle Giornata mondiale per la lotta all’AIDS del 1 dicembre 1990.

Paolo Patanè, ripercorrendo quella giornata storica per il mondo omosessuale italiano, dichiara: “L’incontro, seguito da quello del Presidente Giorgio Napolitano con la militanza gay del maggio scorso, è espressione netta di una scuola di politica alta che, con scelte autonome dal proprio credo religioso, libertà, laicità e distanza dai diktat delle gerarchie ecclesiastiche dovrebbe essere monito per tutti i politici italiani. Cossiga è stato per omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali italiane uno tra i pochi politici italiani capaci di coniugare il ruolo di rappresentante laico di tutti i cittadini.” “L’ex presidente – afferma il leader nazionale di Arcigay – pur picconando il matrimonio e l’adozione gay ha, ad esempio, sempre sostenuto la necessità e l’urgenza di regolamentare le coppie di fatto anche dello stesso sesso. Cossiga dichiarava ‘ritengo maturi i tempi per dare una disciplina giuridica, al di là del rispetto dovuto a quelle obbligazioni morali naturali che possono derivare dall’aver vissuto in coppie di fatto, anche non eterosessuali’.”

Anche Enrico Oliari, presidente di GayLib, ricorda l’impegno di Cossiga per la comunità omosessuale: “Cossiga è stato il primo presidente della Repubblica a riconoscere la natura laica degli affetti all’interno di una convivenza. Lo ha fatto non a parole ma con una firma sotto il decreto presidenziale numero 223 del 1989 che all’articolo 4 comma 1 recita testualmente : ‘Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune’. Rimane questo, ad oggi, l’unica azione legislativa che di fatto riconosce la legittimità di una unione anche omosessuale, almeno di fronte all’ufficiale di Stato civile”.

Con Francesco Cossiga ”se ne va un amico di vecchia data”. Così l’attivista gay Franco Grillini rende onore alla memoria del Presidente Emerito della Repubblica. Grillini ricorda che: “A lui mi univa la comune passione per i telefonini e l’elettronica. Infatti, nella scorsa legislatura, con Cossiga abbiamo fondato l’associazione parlamentari amici delle nuove tecnologie partendo dalla comune passione per l’innovazione tecnologica. In questa associazione, da me presieduta, Cossiga accettò’ la carica di presidente onorario”.

Via – Arcigay


Intervista. Cristiana Alicata a Queerblog: “Sono i dirigenti del Partito Democratico a sbagliare con la comunità omosessuale”


Cristiana Alicata, come avrà già osservato chi l’ha letta lo scorso novembre su polisblog.it, non ha peli sulla lingua. A differenza dei suoi colleghi, consci quanto lei dei problemi del Partito Democratico, Cristiana non ha paura di spiegare perché l’opposizione si sta allontanando dalla comunità omosessuale italiana.

Nell’intervista che mi ha rilasciato per Queerblog.it, e che vi invito a leggere con attenzione, non si limita ad affermare che l’omofobia è insita in ogni partito. Per l’attivista politica, e lesbica dichiarata, il problema sono i propri dirigenti. Qualcuno, finalmente, ha il coraggio di ammetterlo.

Nelle stessa settimana in cui a Pesaro il Pd, dopo essersi allineato alla Lega Nord e l’Udc, ha votato contro il registro delle coppie di fatto una coppia gay proprio a Pesaro è stata aggredita. Crede che si tratti solo di una coincidenza? Quanto la politica influenza il presente dei cittadini?
Sì, è stato un caso secondo me. Il problema è che manca la voglia di intervenire in profondità. Ti dirò di più. I gesti simbolici di approvare registri e provvedimenti che poi non hanno riscontro nel codice civile servono perché la nostra battaglia è tutta giocata sulla visibilità contro chi vorrebbe relegare l’omoaffettività (togliamo la parola sesso, così non facciamo confusione) nel privato e nel chiuso delle case.

Ciò che mi aspetto da un governo di sinistra o dalle amministrazioni da noi governate sono pesanti interventi in materia culturale. Bisogna mischiare la nostra comunità con la città, in profondità però, non sulle piste da ballo dove fa figo un po’ di perversione, ma i froci continuano a fare schifo.

È come se per conoscere il mondo etero io passassi una settimana a Rimini girando per discoteche, club privé e tavolini su cui sniffare o scambiare coppie, invece di leggere Lessico Familiare o i Buddenbrook. Non so se si coglie la provocazione.

Gli ultimi due fanno parte del mio dna a dimostrazione che, in teoria, non esiste una cultura gay o etero. Ma noi dobbiamo uscire dal ghetto che ci relega solo come utenti di sesso con una persona dello stesso sesso. Non è così.

La politica influenza perché la politica ha il dovere di raccontare il Paese anche a chi ancora non lo conosce o vi resiste. Ha il dovere di farlo nei talk show e attraverso l’attività legislativa che promuova la conoscenza delle differenze.

Sia Giuseppe Civati che Paola Concia a queerblog.it hanno precisato che il Partito Democratico, di cui anche lei fa parte, non è omofobo. Sostenere la candidatura di Vietti (responsabile della mancata legge contro l’omofobia) crede che sia stata una scelta gay-friendly? 
Quando Pippo e Paola (e tutti noi) diciamo che il PD non è omofobo parliamo del Partito. Dei suoi iscritti. È chiaro che c’è una divergenza abissale, spesso, tra le dichiarazioni della dirigenza (motivo in più per accelerare il ricambio non tanto generazionale, ma in termini di modernità) e la sensibilità delle persone con le quali, per esempio, siamo stati fianco a fianco alle feste estive del Partito Democratico.

L’affetto e la rabbia che la nostra gente prova per i soprusi a cui la comunità omosessuale e transessuale è sottoposta non trova riscontro nella vigliaccheria politica (tutta mirata alle alleanze) di tanti nostri noiosi notabili.

Sostenere la candidatura di Vietti non solo non è stata una scelta gay-friendly, ma è stata una scelta idiota. Non dimentichiamo che Vietti si è macchiato di aver contribuito a scrivere il legittimo impedimento e il falso bilancio. Due chicche che minano l’essenza stessa dell’uguaglianza dei cittadini. Tutti, non solo quelli omosessuali.

Paola Concia ha spiegato a Queerblog.it che al Pride di Napoli è stata fischiata dopo (cito testualmente) “aver provato a spiegare ai fascisti omofobi cos’è l’omofobia di cui si fanno portavoce”. Alla luce degli insuccessi della sinistra su tutto ciò che riguarda la tutela delle coppie di fatto crede che sia stato giusto non coinvolgere prima la destra?
Io credo che a sinistra, dopo essere stati i portatori sani della cultura per anni, abbiamo vissuto di rendita e non abbiamo più studiato. Ci siamo presi dei feticci in cui infilare i sogni e non ci siamo nemmeno accorti che intanto il mondo cambiava e cambiava e cambiava.

Così l’operaio del nord si è trovato accanto il marocchino, noi non lo abbiamo aiutato a capire perché non stavamo studiando più e lui ha votato Lega. La destra oggi è molto complessa. Esiste una destra laica, persino anticlericale ed una destra clerico-fascista, quella pericolosa. Sempre destra rimane, ovvio.

Ma se siamo convinti di voler vivere in un paese democratico e non in una dittatura comunista, dobbiamo sperare che alcuni passaggi di libertà li compia anche la destra sana. A Casa Pound dico di rinnegare la parola fascista, muro che non consente un dialogo sereno.

Ma forse anche noi dovremmo cominciare a rivedere alcune nostalgie comuniste, ricordando che per molti, nel mondo ormai globalizzato, in un Paese ormai multirazziale e multiculturale, la parola comunismo evoca morte e distruzione con la stessa violenza con cui il fascismo le evoca alla mia famiglia. Bisogna avere rispetto delle storie dei Paesi e delle persone.

Poi Casa Pound resta un luogo di elaborazione di destra con un approccio non condivisibile su tanti temi, vedi l’immigrazione e c’è ancora troppa ambiguità tra ciò che dicono a parole e tra ciò che molti militanti che si riconoscono in CP fanno in giro per l’Italia. 

Lei, come altri esponenti del Partito Democratico, non ha mai nascosto la sua omosessualità che secondo molti dei nostri lettori stride con la coalizione di Pierluigi Bersani. Perché lei, ad esempio, non lavora con altri partiti come già sta facendo Franco Grillini dell’Italia dei Valori?
C’è una cosa che mi fa sorridere. L’idea della foglia di fico. Guardi il PD è l’unico luogo dove gli omosessuali non fanno la foglia di fico. Mi spiego. Quando lei vota un partito che ha come minimo il 25% io le assicuro che l’80% di quel partito seguirebbe Paola Concia in capo al mondo (nelle sue battaglie politiche).

Se lei vota un partito del 8% anche fosse tutto schierato su certi temi, ha votato meno gay friendly che se votasse PD. A parte le battute matematiche che comunque sono un dato, non voglio nascondermi dietro ad un dito. Noi dobbiamo, in questo partito, rinnovare totalmente la classe dirigente. D’Alema ormai è senilmente clericale.

La Finocchiaro è bravissima a parlare di Mafia, ma poi, per assurdo, fa gli auguri a Vietti perché dentro di se pensa che si vince solo con l’UDC. Veltroni fuggì dall’aula consigliare, quando era sindaco, per non essere presente mentre bocciavano il registro delle coppie di fatto.

Non conoscono più il paese, sono anni luce lontani. Per assurdo Franceschini che viene da una storia popolare e non comunista a volte appare più avanzato, più aperto. Forse perché è più giovane? Non me lo faccia dire. Marino che è un marziano è quello più avanti e la sua presenza nel partito ha costretto tanti a fare passi da gigante.

Noi stiamo bene qui dove siamo. Il Pd è il partito con il più alto numero percentuale di omosessuali militanti (forse SeL ci batte ma perché c’è Vendola, non per questione di DNA). IL nostro ruolo è quello di non abbassare mai la guardia. Senza PD non avremo un paese diverso.

Questo lo sanno bene tutti. Da SeL ad IDV. E allora la missione più difficile, ma più bella è proprio dentro al PD, un partito complesso, ramificato, non certo un partito di burocrati anche se vedete solo quello, spesso. Lo so. Dateci il tempo, stiamo lavorando per voi, anzi iscrivetevi in massa e conquistateci.

Intervista. Cristiana Alicata a Queerblog: “Sono i dirigenti del Partito Democratico a sbagliare con la comunità omosessuale” é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di venerdì 13 agosto 2010.


Vittorio Feltri: “Su gay ed eutanasia più avanti di Fini”

Vittorio Feltri: "Su gay ed eutanasia più avanti di Fini"

Quando si fanno le guerre occorre tatticismo oltre che armi da esplodere contro i nemici o presunti tali. Ci sono uomini che praticano il primo e altri le seconde. Il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, sa usare, allenato da anni, l’uno e l’altre con impareggiabile arguzia e furbizia. E professionalità. Se c’è da liquidare un potere scomodo al potere, sa come scatenare le sue truppe di penna, riesce dove ad altri il passo è sbarrato, off limits. La sua ultima pedina da eliminare dallo scacchiere è il presidente della Camera, Gianfranco Fini che, attraverso il cognato, è reo di una non specifica operazione acquisto casa a Montecarlo. E siccome la guerra la si fa su fronti diversi, oggi in un editoriale attacca Fini e i suoi accoliti persino sulle unioni omosessuali e il testamento biologico.

“Sono favorevole - dice il direttore Feltri - a che le coppie gay abbiano gli stessi diritti delle altre unioni, anche se sul matrimonio ammetto di avere dei dubbi. Io sono coerente, ma non non so se la storia dei finiani è coerente con quello che dicono oggi. Io, per dire, non mi sognerei mai di sostenere che un maestro gay debba essere allontanato dalla scuola solo perché è gay, come diceva Fini…”

Sperando che al direttore passino i dubbi sull’istituto matrimoniale per le coppie dello steso sesso, magari guardando più ampiamente al resto dell’Europa, piace questa sua nuova posizione sui diritti civili gay. Un po’ substrata, tirata fuori per contrastare l’ipotetico nemico, ma poi sapendo come è messo il Movimento lgbtq nostrano, anche quella di Feltri potrebbe far mugolare di piacere. Più pragmaticamente, visto l’allenamento, Il Giornale potrebbe continuare a “marchiare” il terreno dei diritti gay, lesbiche e transessuali, e non farla morire lì, solo per far capire a Fini e fianiani che: “Io so’ mmeglio e te”, per dirla alla partenopea.

Potrebbe accadere tutto, sperare sempre arrendersi mai, così da vedere in campo prestigiosi giornalisti difendere una delle più prestigiose battaglie lgbt: il riconoscimento delle coppie di fatto. E se Feltri racconta più libertarietà di Fini, macchiato da quella dichiarazione pubblica sui maestri gay, il quotidiano che dirige potrebbe svolgere un ruolo più che importante per l’opinione pubblica e i cittadini omosessuali. Sarà così? Proviamo necessariamente a dubitarne visto che da quelle parti un po’ di dileggio lo abbiamo qualche volta notato. E poi… sui temi etici…, mah! Ma ripeto, speranza e non resa.

Certo, se Fini riuscisse a portare alla nostra comunità un risultato sulle coppie di fatto sarebbe talmente rivoluzionario e inedito da meravigliare il mondo, ma già siamo stati avvisati dai paleocristiani alla Binetti e Giovanardi e altri di lasciare a casa ogni speranza. E, come è nelle cose, i finiani da soli non potranno che restare nelle sole buone intenzioni.

Ora questa nuova dichiarazione del direttore Feltri. Mi sorge un dubbio siamo più usati o abusati?

Vittorio Feltri: "Su gay ed eutanasia più avanti di Fini" é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di martedì 10 agosto 2010.


Impegno del nuovo partito di Fini per la legge sulle coppie gay

È davvero un’estate bollente quella della politica italiana, caratterizzata da scissioni e contrapposizioni nei vari partiti e dalle fantomatiche elezioni anticipate in autunno. Pochi giorni fa è stato creato il nuovo gruppo del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, chiamato Futuro e Libertà; proprio questo nuovo movimento, nato in seno alla maggioranza PDL, ha idee ben chiare sulle unioni gay, una lacuna tutta italiana che ci pone in fondo alla classifica dei paesi europei nel campo della tutela delle coppie dello stesso sesso, assieme alla Grecia. Un vuoto legislativo e sociale che questa nuova realtà politica vuole colmare al più presto, visto che risale al 1986 la prima proposta di legge sulle unioni civili, avanzata al Parlamento e al Senato dall’Interparlamentare donne Comuniste e da Arcigay: da allora, tante idee e progetti sono stati affossati o bloccati dai vari governi che si sono succeduti in questi ultimi 24 anni.

Il vice presidente del gruppo parlamentare di Fini, Benedetto Della Vedova, ha difatti annunciato una legge sulle coppie di fatto, ponendosi così in aperto contrasto sia con la maggioranza di cui fa parte sia con il neonato e fantomatico “terzo polo”con l’UDC di Casini. Della Vedova annuncia una iniziativa parlamentare per “riprendere in mano il tema di una legge civile sulle coppie di fatto anche gay, senza confinarlo nella maggioranza ma allargandolo a tutte le forze parlamentari. E’ assolutamente grottesco che l’Italia resti l’ultimo paese d’Europa che non ha una legge civile sulle coppie di fatto anche gay”. Una dichiarazione a tutto campo, dove si parla anche della modifica alla legge 40 sulla fecondazione assistita e del testamento bioetico, dove Della Vedova propone: “Visto che il Pdl ha prodotto solo proposte confessionali su questo tema, suggeriamo un passo indietro: diciamo no all’eutanasia attiva, no all’accanimento terapeutico, decidano i medici secondo un codice deontologico”. Le polemiche da parte del PDL, che bolla questa iniziativa definendola una “provocatoria proposta”, e di Paola Binetti, nota per il suo attivismo religioso e il suo no perentorio a qualsiasi concessione alla comunità lgbt, non si sono fatte attendere, ma l’esponente finiano non si tira indietro: “Quel che con Fini diciamo sulle coppie di fatto o sul testamento biologico, e che il Pdl respinge, è scontato da lustri in tutto il centrodestra europeo, e in sintonia con ciò che pensa la maggioranza degli italiani. Basta vedere i sondaggi”.

Dalla sua parte si è schierata da subito la parlamentare lesbica Paola Concia, ideatrice di ben tre proposte sulle unioni civili gay, tutte presentate nel 2008: “Una per il matrimonio, che prevede l’equiparazione tra matrimoni gay ed etero; una sulla partnership, che si richiama ad un istituto giuridico presente in Germania e Francia; la terza ispirata ai Pacs francesi”, e l’esponente del PD si dichiara pronta a sedersi attorno ad un tavolo comune: “A settembre, alla ripresa dei lavori, discutiamo insieme di una nuova proposta di legge, che possa avere un consenso trasversale, anche al di fuori del Pd”. Dello stesso avviso anche gli storici esponenti per i diritti omosessuali Franco Grillini dell’IDV e Aurelio Mancuso; quest’ultimo però avverte:“Con questo governo, sarà tutto molto difficile trovare un’intesa trasversale”.

Via – La Repubblica


Sindaco di Reykjavik si traveste da draq queen per il gay pride

Grande sorpresa e ilarità ha scatenato la decisione del neo eletto sindaco della capitale islandese di travestirsi da donna per celebrare l’apertura del gay pride a Reykjavik, tenutosi lo scorso fine settimana. Non è stato difficile riconoscere il 43enne Jon Gnarr, ex attore comico e padre di cinque figli, che si è presentato all’evento con un vestito a fiorellini, parrucca bionda e rossetto rosso fuoco. L’alter ego del primo cittadino ha improvvisato anche un siparietto comico: “Il sindaco in persona, purtroppo, non poteva partecipare. Era molto occupato, anche se aveva promesso di essere qui”. Gnarr appartiene al Besti flokkurinn (letteralmente il Partito Migliore), una coalizione che ha fatto della provocazione verso la politica islandese la sua arma vincente: durante la campagna elettorale per le comunali, l’attuale primo cittadino, che fondò questo movimento nel 2009, promise di portare asciugamani gratuiti nelle piscine e un orso polare nello zoo e, per far conoscere il suo manifesto politico, postò un video su You Tube, in cui rielaborò ironicamente il celebre brano “Simply the best” di Tina Turner. La sua affermazione politica è stata vista come un segnale del profondo malcontento dell’opinione pubblica per la crisi economica del 2008, che ha lacerato l’Islanda.

La piccola isola del nord Europa vanta numerosi primati nel campo dei diritti lgbt: l’Islanda è stato infatti il primo Paese al mondo ad avere un premier dichiaratamente gay, la primo ministro Johanna Sigurdardottir, e il Parlamento lo scorso metà giugno ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, che ha visto salire per prima all’altare proprio la Sigurdardottir e la sua compagna, già unite civilmente da diversi anni.

Via – Il Giornale


Nichi Vendola tra coming out, la Chiesa e il desiderio di diventare papà

Il governatore della regione Puglia e uno degli esponenti della sinistra più acclamati e apprezzati dalla gente, si confessa al settimanale “A”, quello stesso giornale che poche settimane fa aveva fatto parlare di sè per l’intervista a Luca Tolve, il “Luca era gay” della canzone sanremese di Povia che sarebbe “guarito” dall’omosessualità. E proprio sul Di Tolve, che dichiarava che un omosessuale non potrà mai essere felice, Vendola afferma  ”Quello che rende infelici è l’ipocrisia, la clandestinità, la paura di essere quel che si è. Questo è infelicità. Solo questo”. “Dichiararsi può essere dolore – aggiunge, lui che ha vissuto il coming out in prima persona - anche emarginazione, anche violenza, ma io non ho mai avuto paura di essere quello che sono. E se c’è un pensiero che mi trasmette ancora angoscia è immaginare di vivere nella menzogna. Una porzione di umanità è uscita forse definitivamente da quel cono di ombra, di vergogna, di colpa, di peccato, di violenza, di paura e può raccontare la propria vita, il proprio amore. Ed è difficile che ci possa essere scandalo e peccato quando c’è un progetto d’amore”. Vi proponiamo un assaggio della lunga intervista a Nichi Vendola, dove il politico meridionale parla schiettamente di coming out, del suo  rapporto con la fede e la Chiesa, di padri e figli, oltre che del sogno di diventare il primo premier gay nella storia d’Italia.

Partiamo dall’inizio: il coming out nel ’78. Aveva vent’anni…
“Anche io, Nichi, un volto di quella generazione che ha dovuto rompere la crosta. Che ha dovuto battersi in quel cambio d’epoca. Ho buttato, pasolinianamente, il mio corpo nella lotta. Mi sono usato perché la gente potesse riflettere. Ho sofferto per rompere quell’alone di mistero spaventevole che aleggiava attorno all’omosessualità. E, forse, ho contribuito alla rivoluzione”.

Mistero spaventevole?
“Era un mondo in cui ancora molti pensavano che per i gay si dovesse chiamare un medico, l’ambulanza, lo psichiatra. Oggi non è più così, oggi nel Paese c’è una domanda di libertà forte ed essere gay non fa la differenza quando non c’è ipocrisia”.

Crede che l’Italia sia pronta a un premier omosessuale?
“È pronta a un premier capace di dire la verità. Io non ho mai mentito sulla mia vita privata. Altri sì. Altri hanno fatto dell’ipocrisia la cifra del loro racconto: magari di giorno partecipavano ai family day e di notte cercavano trans e cocaina”.

Da qui in poi il legame tra omosessualità e fede, difficile da digerire dopo i recenti scandali che hanno coinvolto migliaia di ecclesiasti in tutto il mondo, diventa indissolubile per il governatore della Puglia: “L’ho già detto e lo ripeto: è stato più facile raccontarmi ai preti che al partito. Gay era una parola che faceva paura. Meglio non dire, meglio nascondere, meglio negare. Oscar Wilde parlava dell’omosessualità come dell’amore che non osa pronunciare il proprio nome: io leggevo e capivo”.

Davvero è stato più facile raccontarsi ai preti?
“Vuole la verità? Da loro non mi sono mai sentito rifiutato. E mai giudicato. Anzi spesso ho avuto un confronto autentico: loro capivano me e io capivo che anche nella Chiesa ci sono sensibilità diverse. E qualcuna provoca dolore e tristezza. La tristezza dei pregiudizi, delle paure. Lo confesso: ci sono stati momenti in cui ho vissuto la fede con fatica. Guardavo con sgomento quella Chiesa che si veste d’oro, mi chiedevo perché. Poi capivo: funziona sempre il silenzio di Dio e la libertà è fatta anche di quel silenzio. Vede, Dio non è tribunale islamico; Dio è libertà e responsabilità”.

Scatta a questo punto una confessione davvero intima, in cui Vendola dichiara che vorrebbe provare l’esperienza di diventare papà: “Considero un limite della mia esperienza terrena non aver potuto essere genitore. Sarebbe stato qualcosa di straordinario”.

E lei, governatore? Ricorda: disse che non vorrebbe morire senza aver vissuto l’esperienza della paternità.
“Ma a modo mio, padre lo sono già stato: ho dedicato tempo ai bambini. Credo che sarei stato un buon papà. Provo tristezza quando vedo con quanta superficialità si diventa genitori: senza riflettere, senza pesare, senza interrogarti e senza donarti. Mi resta però una consolazione: il mondo corre. Più di quanto immaginiamo”.

Via – Corriere del Mezzogiorno


L’omofobo Michele Vietti eletto vicepresidente “laico” del CSM

Non è bastata la petizione online lanciata da Arcigay nazionale, Rete Laica Bologna e Franco Grillini per chiedere la non elezione di Michele Vietti come vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Poche ore fa, infatti, l’ex presidente vicario dell’UDC alla Camera è stato designato alla seconda carica più importante ed influente al Palazzo dei Marescialli, come membro laico di questo organo fondamentale per la vita istituzionale e politica italiana. Ha ricevuto ben 24 voti favorevoli su 26 presenti alla consulta, e con questo nuovo incarico succede a Nicola Mancino. Vietti è il padre della depenalizzazione del falso in bilancio, del legittimo impedimento – provvedimento che blocca tutti i processi per il governo in carica – e promotore del ripristino dell’immunità parlamentare; non a caso ha ricoperto le cariche di sottosegretario alla Giustizia e all’Economia negli ultimi due governi Berlusconi. Per la comunità lgbt italiana, l’elezione di questo politico – che definire “laico” è un’offesa, visto il suo appoggio mai nascosto alle gerarchie vaticane – rappresenta una vera e propria sconfitta. Per farsi un’idea di cosa abbia fatto Vietti per i nostri diritti, leggiamo la dichiarazione apparsa sul sito di Arcigay per chiedere la sua non designazione:

“Michele Vietti deputato è stato il primo firmatario della pregiudiziale di costituzionalità che ha affossato la legge Concia contro l’omofobia. Nella pregiudiziale, l’orientamento sessuale viene esplicitamente confuso con pratiche sessuali quali l’incesto, la pedofilia, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. In base a tale illegittimo accostamento, l’introduzione di un’aggravante per i reati motivati dall’orientamento sessuale della vittima avrebbe significato, secondo Vietti, dare il via libera ad una protezione speciale delle suddette pratiche (incesto, pedofilia, etc). A qualunque persona, anche priva di nozioni giuridiche, non sfugge la falsità e l’offensività verso milioni di cittadini italiani di questa posizione.  A più riprese s’è fatto portavoce della contrarietà della Chiesa Cattolica verso il riconoscimento delle unioni omosessuali. Nel suo profilo politico è dunque assente la laicità, ovvero quella distinzione tra Italia e confessioni religiose sancita dalla nostra Costituzione.”

Dure le reazioni dei principali esponenti gay italiani e della comunità lgbt nazionale, finalmente unita contro il male comune e contro questi personaggi che infangano la nostra diversità sessuale e calpestano il nostro orgoglio di persone omosessuali. Tra di questi Paolo Patané, il primo firmatario della petizione della sua Arcigay,che definisce la nomina di Vietti “un’offesa a migliaia di persone lesbiche gay e transessuali, e una pericolosa ferita alla laicità delle istituzioni”, mentre Anna Paola Concia, relatrice della legge contro l’omofobia affossata quando il vicepresidente del CSM era deputato, ha affermato: “Ora che Vietti è vice-presidente, mi auguro che studi di più. Quella pregiudiziale era il frutto di un atteggiamento ideologico, ed era priva di qualsiasi fondamento. Spero che, dato il suo nuovo ruolo, diventi più equilibrato”
Via – La Repubblica


D’Alema a Torre del Lago: basta errori e aberrazioni del PD nei diritti gay

Si tiene in questi giorni a Torre del Lago (LU) la seconda festa nazionale dei giovani del PD intitolata, in omaggio al grande compositore Puccini e come monito all’Italia, ”Nessun Dorma”. La scelta di quella che viene considerata la meta gay estiva italiana per eccellenza non è un caso e le 600 persone giunte in Versilia da tutto lo stivale per partecipare all’evento testimoniano il significato politco e sociale che questo luogo rappresenta ormai da decenni nella comunità lgbt. L’inizio della manifestazione è stato segnato da un corteo lungo il celeberrimo Viale Europa, conclusosi davanti allo storico locale Priscilla, dove il presidente dei Giovani Democratici, Fausto Raciti, ha dato via alle numerose iniziative della kermesse prevista fino a domenica 1 agosto. Presenti all’inaugurazione anche la presidente del consorizio Friendly Versilia Regina Satariano e il proprietario del Mamamia Alessio De Giorgi.

Ieri sera è stata la volta del primo big del PD, Massimo D’Alema, che dal palco allestito accanto ai locali gay ha dichiarato la disponibilità del suo partito alla tutela dei diritti degli omosessuali, ancora negati nel nostro Paese, e soprattutto ha condannato fermamente le parole e le azioni dei dirigenti del Partito Democratico locali volte a mettere in difficoltà la comunità lgbt. Dalla non approvazione del registro delle unioni civili nel comune di Pesaro, grazie anche al sostegno del gruppo PD, alla bocciatura dei manifesti contro l’omofobia nella sala consigliare di Udine, realizzati da Arcigay e raffiguranti due uomini che si baciano, per finire con le parole del sindaco di Spresiano (TV), che la settimana scorsa aveva etichettato gli omosessuali come malati, D’Alema ha definito tutti questi degli “errori” che non si devono ripetere mai più all’interno del partito di sinistra più popolare in Italia.

“Sono episodi non positivi – ha dichiarato l’ex Presidente del Consiglio - Mi dispiace dirlo ma sono errori a parte l’affermazione dell’omosessualità come malattia che è una pura aberrazione. Il nostro partito deve spiegare ai suoi militanti e ai suoi dirigenti la linea che su questi temi è quella del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto. Quando eravamo al governo abbiamo anche provato a far approvare una legge in tal senso e la volontà politica del Governo Prodi era molto chiara. Mi dspiace che ci siano stati episodi di questo tipo – ha affermato l’onorevole PD – ma non li ritengo rappresentativi del nostro partito.” Da quest’anno, D’Alema ricopre la carica di Presidente del COPASIR – l’organo del Parlamento che controlla l’attività dei servizi segreti – e ha affermato di non essere a conoscenza di alcun tipo di dossier riferito a persone gay seguite per via del loro orientamento sessuale: “L’attività del comitato è riservata per legge e quindi non potrei rivelare il loro contenuto alla stampa ma onestamente fino a questo momento non abbiamo avuto modo di imbatterci in questo tipo di dossier.”

via | gay.it


La nuova costituzione dello Zimbabwe nega i diritti lgbt

Mentre il mondo occidentale sta facendo passi in avanti per l’approvazione delle unioni omosessuali e l’eliminazione delle discriminazioni su base sessuale, il Continente Nero sta continuando a stupirci in negativo. L’ultimo caso arriva dallo Zimbabwe, dove gli omosessuali non sono assolutamente contemplati nella bozza costituzionale che dovrà essere sottoposta a breve a referendum. L’omosessualità non è attualmente illegale nel paese africano, ma la sodomia è punita con una pena detentiva fino a un anno. L’associazione nazionale Gays and Lesbians of Zimbabwe (Galz) è stata spesso vittima di intimidazioni e dichiararsi omosessuale comporta una vita di vessazioni e il pericolo di uccisione, in un Paese dove i pregiudizi e gli stereotipi sui gay sono ancora vivi e ampiamente diffusi.

Il coordinatore dell’assemblea costituente, Munjodzi Mutandiri, ha dichiarato che la questione dei diritti degli omosessuali è stata da entrambi i partiti politici, lo Zanu-Pf del presidente Robert Mugabe e il Mdc del primo ministro Morgan Tsvangirai, sacrificata al consenso: “I politici sanno che l’omosessualità è un argomento spinoso in Zimbabwe e lo usano per scopi politici”. Il presidente Mugabe, conosciuto per la sua omofobia, alla Fiera internazionale del Libro di Harare nel 1995, definì i gay “peggiori di cani e maiali”, ribadendo la sua posizione discriminatoria la settimana scorsa, di fronte alla folla riunita nella Chiesa Apostolica del distretto orientale di Marange, quando tuonò il suo no “ai diritti degli omosessuali”.

Il gruppo Galz non si arrende e chiede strenuamente che siano rispettati i diritti degli omosessuali nella vita quotidiana, sul posto di lavoro, negli ospedali e nella ricerca dell’alloggio. “Anche se in molti accoglierebbero con favore la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, per noi la priorità è che siano protetti i diritti di base di gay e lesbiche” ha specificato il direttore Chesterfield Samba. Il Galz ha presentato le sue richieste al Comitato parlamentare sulla Costituzione (Copac), riunito dal 21 giugno scorso, ed è ancora in attesa di una risposta. “Ma siamo sicuri che le nostre istanze non saranno incluse nel documento finale”, ha concluso laconicamente Samba.

Via – Diretta News


“Di che Vita Morire” incontro con Alessandro Cecchi Paone

sedutiLunedì 19 luglio si è tenuto un interessante e sempre attuale dibattito sul tema dell’eutanasia e del testamento biologico intitolato “Di che vita morire”, ospitato nei locali del ristorante Bati Bati a Marina di Carrara (MS) e organizzato dall’associazione Bandoni, da sempre attenta ai diritti e contro le discriminazioni delle minoranze sessuali. Oltre agli autori del libro omonimo, nato dalla sinergia tra il senatore laico Antonio Del Pennino e il dottore cattolico Daniele Merlo, Alessandro Bandoni consigliere del PD a Marina di Carrara e Alessandro Cecchi Paone, personalità poliedrica nel campo della cultura e volto noto della televisione italiana.

Cecchi Paone ha iniziato il suo intervento definendo l’Italia come uno “stato Vaticano con qualche relitto laico”, dichiarando anche che la gerarchia ecclesiastica esercita un controllo quanto mai stretto sulle due sfere cardine della vita umana: in campo affettivo e sessuale con una chiusura totale verso le nuove scoperte della scienza e le vecchie conquiste, come l’aborto, influenzando così da oltre un decennio la politica e le scelte del governo; sul territorio, ben più delicato, della vita e della morte, con un netto rifiuto al testamento biologico e soprattutto all’eutanasia, in qualsiasi forma. Ribadendo la dignità e il rispetto che sono richiesti nel momento del dolore, l’ex conduttore de La Macchina del Tempo ha affermato come nel nostro Bel Paese la legge non permetta al proprio compagno di prendere decisioni in questo campo, e sia quindi tutto delegato alla famiglia, da cui magari ci si era allontanati o per cui ci si è sposati conducendo una squallida doppia vita, o peggio ancora ai preti, calpestando così l’ateismo cecchidella persona.  “Non bisogna santificare la famiglia astratta” è stato più volte ripetuto dal noto opinionista televisivo, sottolineando la sua posizione da sempre a favore delle coppie di fatto e contro lo strapotere imperante della Chiesa romana che non cerca il dialogo, ma solo servi fidati.  Tornando sempre all’Italia, definita come “il giardino clericale dell’Occidente laico”, Cecchi Paone chiede maggior coraggio ai nostri politici, richiamando alla memoria quella “religiose della libertà” propugnata dal filosofo Benedetto Croce.

Avvicinato alla fine dell’evento, abbiamo chiesto cosa ne pensasse dello scandalo provocato dall’intervento del bagnino sulla spiaggia della Lecciona, che pochi giorni fa chiese a due ragazzi di non fare effusioni in pubblico poiché sull’arenile c’erano “famiglie e bambini”. Cecchi Paone ha detto che aspettava a darci una risposta, ma che comunque quello era un atto discriminatorio da condannare. Il volto noto della tv ha affermato, ancora una volta, la sua vicinanza alla comunità lgbt italiana e il suo impegno per le battaglie future che si dovranno affrontare nelle aule dei palazzi del potere e nella vita di tutti i giorni.


Nell’indifferenza dello stato, i sindaci di Napoli e Pisa onorano il mondo gay

Mentre i deputati e i senatori sono impegnati nelle solite baruffe e nella prenotazione delle loro lunghe vacanze estive, ci sono due sindaci che si sono impegnati in prima linea per ridare dignità e soprattutto visibilità alla “questione omosessuale” nel nostro paese, in cui i doveri sono tanti, ma i diritti sono quasi inesistenti e dove l’ondata di violenza omofobica e trans fobica sta allarmando tutta la nostra comunità che ormai si sente ben poco al sicuro.

iervolinoIl sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, insieme al vicesindaco Sabatino Santangelo, è finita nell’occhio del ciclone per la sua partecipazione al Gay Pride nazionale del 26 giugno e per le sue dichiarazioni impegnative, da cattolica laica quale è, a favore degli omosessuali: “La Napoli che oggi sta sfilando è quella della Resistenza, delle Quattro Giornate”. Le critiche, quanto mai feroci ed inaspettate, sono arrivate da più parti dal mondo politico italiano, ma è il ministro per le politiche europee Andrea Ronchi quello più infuriato:

 “Ancora una volta i cattolici del centrosinistra tradiscono i valori nel nome dell’opportunismo. Un conto e’ la tutela dei diritti della persona umana, altro e’ il rozzo tentativo di dare dignità legislativa a famiglie costituite contro il diritto naturale. Le parole della Jervolino dimostrano per l’ennesima volta quanto di profondamente incoerente e giustificabile solo per la conservazione delle singole poltrone, sia il definirsi cattolici nello schieramento di centrosinistra”.

filippeschiGay Magazine è orgogliosa di avere la sede a Pisa, in una delle città italiane più tolleranti e da sempre attenta ai bisogni e alle richieste dei cittadini omosessuali. Proprio per suggellare questo patto di concordia tra comunità lgbt e Comune, ieri mattina il sindaco Marco Filippeschi ha voluto onorare la giornata mondiale per l’orgoglio omosessuale indossando la fascia da primo cittadino con i colori dell’arcobaleno anziché con il tradizionale tricolore e presentando la nuova campagna contro l’odio di genere intitolata Omofobia vituperio delle genti, organizzata da un altro portale gay che ha sede a Pisa come Gay Magazine. Parafrasando la terzina dell’Inferno in cui Dante aveva definito la città di Pisa come “vituperio”, il primo cittadino ha ricordato come proprio la città da lui amministrata sia da sempre la sede ideale per la rivendicazione dei diritti lgbt. Pisa è stata teatro del primo Gay Pride italiano nel 1979 e il primo Comune ad aver adottato nel 1999 il registro delle Unioni Civili:

“Nella giornata mondiale dell’orgoglio omosessuale, - ha dichiarato il Sindaco - Pisa è orgogliosa d’essere un punto di riferimento nazionale per una battaglia che ha già distinto la nostra città. Oggi, in particolare, contro l’omofobia e contro ogni discriminazione, per denunciare le violenze che abbiamo visto anche nelle ultime settimane. Perché i fatti accaduti facciano riflettere e creino risposte inclusive e solidali”.

Con grande fierezza, il primo cittadino ha sottolineato quanto Pisa voglia e riesca a distante da qualsiasi forma di violenza a aggressioni, rifiutando la transfobia e l’omofobia. Dopo la conferenza stampa, tutti si sono recati sul Ponte di Mezzo, punto focale e di passaggio della città della torre pendente, dove Filippeschi ha voluto personalmente alzare e far sventolare la bandiera Queer per dare ancora più visibilità alla manifestazione e alla giornata del 28 giugno, scelta a livello mondiale come giornata dell’orgoglio omosex:

ponte di mezzo rainbow“Diamo un forte segno simbolico issando la bandiera rainbow, l’arcobaleno, sul pennone del Ponte di Mezzo. E io, nell’occasione, ho inaugurato una nuova fascia per il sindaco, con gli stessi colori, che richiamano l’impegno di tutte le città a favore dei diritti e contro le violenze e le esclusioni. Una grande maggioranza dei cittadini pensa che le persone debbano essere fiere di ciò che sono e che la diversità sessuale debba e possa essere vissuta come un dono e non come una vergogna”. “In questa città – ha concluso Filippeschi – abbiamo aperto strade che poi sono state di esempio per molti altri Comuni”.

Questi due eventi sottolineano come il rapporto tra comunità lgbt e comuni italiani si sta facendo sempre più stretto, e sopperisce alla mancanza istituzionale che esiste tutt’oggi nella normativa del nostro stato e alla negazione pervicace del Parlamento nei confronti dei diritti della comunità gay. Ricordiamo, tra i tanti sindaci arcobaleno, quello di Genova Marta Vincenzi, che partecipò attivamente al Gay Pride nazionale sotto la Lanterna del 2009, o Sergio Chiamparino, l’attuale primo cittadino di Torino che ha sposato simbolicamente una coppia lesbica.

Via – Arcigay


Berlusconi nel cul-de-sac

29 maggio 2010 MAURO VAIANI Nessun commento

Marcia di liberazione gay degli anni '70

Marcia di liberazione gay degli anni '70

A che punto siamo, caro governo “del fare” e cara opposizione “delle cose concrete da fare insieme”? Siamo ancora in tempo o ci siamo ficcati in un cul-de-sac?

Si devono votare alla svelta i tagli voluti da Tremonti, purtroppo necessari, perché l’Euro, se i governi non cominciano a tagliare le spese, colerà a picco. Poi l’11 giugno inizia Sudafrica 2010, manifestazione durante la quale andremo – giustamente – tutti nel pallone. Dopo di ché saremo in estate e, come è noto, le istituzioni fanno almeno il doppio di vacanze, rispetto a noi comuni cittadini. Di conseguenza di politica, di quella seria, che produce meno sprechi e nuove leggi, non si riparlerà fino a settembre inoltrato.

Alla ripresa dei lavori nel cantiere politico e istituzionale italiano, resteranno tre anni scarsi prima che si torni a votare nel 2013, sempre che ci si arrivi. Per fare una riforma costituzionale occorrono quattro passaggi: due volte alla Camera, due volte al Senato, senza contare quelli nelle relative commissioni. Speriamo tanto di sbagliarci, ma siamo già in ritardo. Ancora una volta le riforme che ci aspettiamo da vent’anni non sono in vista. Non sarà che, oltre che mancanza di tempo, qui mancano anche le idee e la lucidità necessarie per andare incontro alla volontà popolare?

Facciamo tre esempi.

Primo. Gli elettori hanno premiato il federalismo a partire dalle elezioni regionali del 1990, confermando questo desiderio anche alle ultime regionali. Ai referendum del 1993 chiesero a grande maggioranza l’abolizione dei ministeri centrali che si occupano di cose che sono state devolute alle regioni. Ebbene, il IV governo Berlusconi, che dovrebbe essere – a parole – il più federalista della storia, non solo ha ancora il ministero dell’Agricoltura, ma ha anche ripristinato quelli del Turismo e della Sanità, e ha creato ex novo quello della Gioventù. Erano proprio tutti necessari? Forse bastavano dei sottosegretari di stato a coordinare il lavoro delle regioni e a rappresentarle in Europa, un po’ come accade in Germania.

Secondo. C’è un consenso universale attorno alla diversificazione dei compiti della Camera da quelli del Senato, con relativa drastica diminuizione del numero dei parlamentari. E’ difficile comprendere perché i leader del paese, Berlusconi, Bossi, Bersani, Di Pietro, Casini, che almeno su questo sono tutti d’accordo, non abbiamo ancora messo i propri gruppi parlamentari al lavoro. Oltre ad avere un grande valore simbolico in tempi di austerità, la riduzione dei parlamentari e la diversificazione delle loro funzioni, costituiscono la madre di tutte le altre riforme. Senza un Parlamento rinnovato, il cammino di ogni altra riforma sarà sempre in salita.

Terzo. Almeno in tre – Berlusconi, Bersani e Di Pietro – si sono ripetutamente dichiarati favorevoli a un riconoscimento delle coppie omosessuali. Se questa intesa bipartisan esiste veramente, bisogna che la Commissione giustizia della Camera, presso cui è depositata la nota proposta dei Di.Do.Re., si metta subito al lavoro.

Fra i politici che attualmente guidano la Repubblica ci sono molti ministri operosi. Indubbiamente tante situazioni difficili sono state affrontate, sinora, con successo. La gente, però, si dimentica in fretta dei problemi risolti.

La differenza fra l’essere uno dei tanti leader popolari e cambiare stabilmente e profondamente in meglio il proprio Paese, entrando nella storia, la fanno le riforme istituzionali e le leggi innovative, che sono le cose che restano, mentre gli uomini, anche i migliori, passano.


Donna Milo, la candidata trans contraria ai matrimoni alle adozioni gay

Donna Milo, la candidata trans contraria ai matrimoni  alle adozioni gay

Il sottotitolo di questa vicenda potrebbe essere “L’unione fa la forza”. Donna Milo è una transgender candidata nel partito repubblicano ma se qualcuno avrà gioito al pensiero di avere una rappresentante che è sicuramente più vicino ai temi e problemi Lgbt, dovrà ricredersi. Ecco il suo parere sui matrimoni gay:

“Io vedo il matrimonio come un sacramento religioso. Credo che sia… tra un uomo e una donna”

E anche in merito alle adozioni per le coppie gay, non è affatto solidale:

“Ovviamente credo che un bambino non dovrebbe mai essere sotto tutela dello stato ma dovrebbe essere affittato affidato a una famiglia tradizionale”

Famiglia tradizionale & matrimonio tra uomo e donna… A questo punto, siamo sicuri che questa Donna sia trans e non solo una donna (con la minuscola) omofobica con i lineamenti particolarmente marcati?

Fonte | Signorile

Donna Milo, la candidata trans contraria ai matrimoni alle adozioni gay é stato pubblicato su queerblog alle 12:00 di sabato 22 maggio 2010.


La Concia esorta i magistrati a fare coming out e si prepara per i fiori d’arancio, mentre Bocchino ne sa una più del diavolo

concia
La deputata Paola Concia, intervistata durante il programma “Klauscondicio” in onda su YouTube, ha affermato “Di certo non aiuta che nessun giudice della Consulta sia un gay dichiarato. Non dico che questo sia determinate, ma la presenza di giudici gay nelle istituzioni giuridiche sarebbe sicuramente d’aiuto. L’Italia e’ l’unico Paese occidentale dove nelle massime istituzioni giuridiche dello Stato non ci sono gay dichiarati”.

Solo qualche giorno, la più attiva politica in materia di diritti lgbt stava aspettando con trepidazione la decisione della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso in Italia. Al magazine “Diva e Donna” aveva parlato della sua relazione con la psicologa tedesca Ricarda Trautmann e del loro sogno d’amore che presto si realizzerà – non nel nostro paese come aveva sperato la Concia – ma in Germania, dove una legge del 2001 consente agli omosessuali di contrarre matrimonio tramite una cerimonia civile: “Ci sposiamo di sicuro, anche se abbiamo dovuto spostare la data del matrimonio fissata in estate perché la madre di Ricarda sta poco bene. Ci sposiamo anche per proteggerci, per sostenerci vicendevolmente”.

Dopo il vespaio di polemiche creato con la sua dichiarazione “meglio gay che leghisti”, Italo Bocchino ingrana la retromarcia e ai microfoni dell’”Alfonso Signorini Show” su Radio Montecarlo precisa che il messaggio del suo discorso è stato travisto. Ma fa una rivelazione dal passato che non ci saremo mai aspettati: “Sono contrario ad ogni forma di discriminazione per orientamento sessuale. Ci può essere un premier Gay. In passato, abbiamo già avuto un Premier omosessuale mai dichiarato“. Anzi, secondo Franco Grillini abbiamo avuto anche un Presidente della Repubblica gay.

Sono ufficialmente aperte le scommesse per indovinare quali ex politici illustri hanno nascosto abilmente la loro omosessualità. E quanti onorevoli deputati, contando anche i colleghi di partito, andranno al matrimonio tedesco di Paola Concia.


Via – Il Giornale


Metà degli americani voterebbe per un presidente gay


Un sondaggio ha rivelato che metà degli abitanti degli Stati Uniti d’America voterebbe per un candidato gay se si presentasse alla prossime elezioni.

White-HouseSecondo il rilevamento, condotto congiuntamente da 60 MINUTES e dalla rivista culturale Vanity Fair, il 50% degli intervistati ha dichiarato che sceglierebbe un presidente omosessuale contro il 44% che non lo voterebbe. Il campione preso in esame è composto da 967 adulti selezionati e intervistati via telefono. Lo studio va oltre, evidenziando come la gente supporterebbe persone dichiaratamente gay negli sport più diffusi (baseball e rugby) e anche per un possibile ruolo come Segretario di Stato (56% a favore e 39% contrari). I dettagli dell’indagine verranno resi noti su Vanity Fair a maggio.

 

 

Via – pinkpaper


UGANDA: PER ANNULLARE LA PENA DI MORTE I GAY DOVRANNO CONVERTIRSI IN ETERO

12 dicembre 2009 admin Nessun commento

uganda

Niente piu’ pena di morte per i Gay in Uganda, adesso non saranno piu’ condannati alla pena estrema ma bensi’ mandati a seguire un corso per convertire dall’omosessualità. Si avete letto bene, proprio il ministro responsabile nel governo Ugandese di “etica e integrità” parla di modificare ed alleggerire con questo metodo le pense per gli uomini e le donne lgbt Ugandesi.  Niente pena di Morte pero’ a patto che i gay diventino etero seguendo un programma “predisposto a debellare questa ipotetica malattia” , concedeteci un  ”no comment” anche in questa circostanza…

foto |wikimedia


Tana libera tutti !

Il futuro è fucsia !

Marino Marino Marino ti voglio al più presto sposar...

Marino Marino Marino ti voglio al più presto sposar...

“la Binetti ha detto che se ne andrà dal PD se vincerà Marino. Vogliamo agevolarle l’uscita?”

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