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Archivio per la categoria ‘Silvio-Berlusconi’

Berlusconi. Tutti aspettano la caduta del Cav., ma senza crederci.

27 luglio 2010 Redazione Nessun commento
Scena e retroscena. Caos nel Pd e nel Pdl, nessuno si fida. Fini prepara un suo partito? Pole position. In molti si sono domandati per quale motivo Nichi Vendola si sia autocandidato così presto, quando ancora non si sa neanche se il Partito democratico sceglierà veramente il suo candidato premier attraverso le primarie o se [...]

Gli approfondimenti di Queerblog: la Chiesa di Benedetto XVI, i gay e l’Italia

Come anticipato la scorsa settimana da Robo, a partire da oggi su Queerblog.it con cadenza precisa verranno approfonditi dei temi che fanno parte dell’attualità che siamo soliti raccontare su questo sito.

La polifonia che abbiamo riscontrato nei commenti ai diversi post, che abbiamo dedicato all’inchiesta di Panorama, ci ha indotto ad approfondire fin da subito il rapporto che la comunità GLBTQ italiana ha con la Chiesa Cattolica italiana.

A soli dieci anni dal Gay Pride romano, organizzato nella capitale proprio per ricordare a chi in quel momento partecipava al Giubileo deciso da Giovanni Paolo II la presenza di gay e lesbiche all’interno della comunità cattolica italiana, qualcosa è cambiato.

Ad accorgersene, come abbiamo già avuto modo di scrivere, sono stati i mass media dedicati ai più giovani tanto che il nuovo corso di Mtv, segnato dalla massiccia presenza di approfondimenti nel proprio palinsesto, ha deciso di dedicare la prima puntata di “Diverso da chi” alla storia di Giulia.

Giulia ha poco più di vent’anni e dopo aver fatto coming out ha deciso di vivere la propria sessualità in piena libertà concedendosi persino il privilegio della fede, da cui molti omosessuali prendono le distanze per via delle posizioni poco solidali che Benedetto XVI e compagnia hanno preso contro gay e lesbiche.

L’apertura della comunità glbtq non è concisa, come molti sono soliti sostenere, ad una totale chiusura delle istituzioni ecclesiastiche. Significative sono, a tal proposito, le posizioni prese da alcuni vescovi italiani di cui ci siamo occupati nelle scorse settimane.

In un’intervista televisiva rilasciata a Lilli Gruber il vescovo Karl Golser, oltre a dissociarsi dal dogma riguardante il celibato, ha ribadito la propria posizione su tutte le coppie di fatto per le quali il prelato si è auspicato un riconoscimento giuridico quanto prima.

Una posizione analoga è stata presa anche dal responsabile della diocesi di Parma, Mons. Enrico Solmi che pochi giorni, durante un incontro con un gruppo di omosessuali credenti, ha precisato che nella comunità cattolica c’è spazio per tutti. Eterosessuali e No.

Sui percorsi di fede delle persone non eterosessuali, ve lo anticipo già, avremo modo di confrontarci nelle prossime settimane quando per queerblog.it intervisterò delle persone dichiaratamente omosessuali che hanno deciso di vivere, a volte con qualche difficoltà, la propria vita spirituale.

Anche in Italia, malgrado i pareri disfattisti di chi richiede un cambiamento senza impegnarsi per primo, esistono realtà che ci fanno essere un paese migliore di quello che viene rappresentato da alcuni mass media che spesso veicolano in modo ambiguo le storie raccontate nella prima parte di questo approfondimento che prosegue, analizzando proprio le responsabilità di tv, giornali, internet, … quando si racconta il rapporto che intercorre tra comunità glbtq e Chiesa Cattolica.

L’inchiesta di Panorama potrebbe chiudere un ciclo iniziato la scorsa estate quando Vittorio Feltri dalle pagine del Giornale, di cui era ritornato ad essere direttore, accusava Dino Boffo (direttore di Avvenire) di omosessualità che in seguito a quella vicenda consegnò le proprie dimissioni.

Ad oggi non è stata ancora smentita la teoria, protagonista di una puntata del programma televisivo “Complotti” de la7, secondo la quale Feltri, poi sospeso dall’ordine dei giornalisti in seguito alla vicenda Boffo, avrebbe agito con l’ausilio di Giovanni Maria Vian (direttore dell’Osservatore Romano) e la benedizione del Cardinal Angelo Bagnasco.

Nel mezzo ci sono stati una serie di accadimenti spesso contrastanti tra di loro. La stampa, che prima della messa in onda ad AnnoZero del documentario prodotto dalla BBC sui preti pedofili non aveva perso occasione per indagare sul Vaticano (celeberrimi sono gli sfottò satirici di Luciana Littizzetto al cardinal Ruini), laddove si fa accenno di omosessualità riconducibile alla casta di Benedetto XVI preferisce zittirsi.

I commenti negativi al lavoro della redazione di Giorgio Mulè, non contrastata invece dallo stesso Vaticano, rappresentano una vera e propria eccezionalità rispetto all’indifferenza adottata non più tardi di quattro mesi fa quando si scoprì che Angelo Balducci, braccio destro di Guido Bertolaso nonché Gentiluomo del Papa, era solito avere degli incontri sessuali con escort maschili selezionati da Mike, un corista di origine nigeriana.

Intervistato da Vanity Fair il figlio e attore Lorenzo non fa accenno agli incontri che il padre avrebbe avuto con i gigolò tanto che le dichiarazioni che verranno poi riprese dalle agenzie riguardano solo Guido Bertolaso.

Per chi volesse continuare ad approfondire le ombre del Vaticano, non riconducibili alla comunità glbtq, nell’archivio di polisblog.it trovate un approfondimento riguardante i costi della casta di Benedetto XVI e un’intervista a Emanuela Provera, autrice del libro “Dentro l’Opus Dei” riguardante l’organizzazione di cui fa parte l’ex esponente del Partito Democratico Paola Binetti di cui sovente si sono occupati i siti a tematica glbtq.

In chiusura, proprio perché non era intenzione di chi vi scrive occuparsi della Chiesa Cattolica solo ed esclusivamente in chiave omofobica, un punto sulle dichiarazioni discutibili che negli ultimi mesi sono state fatte dagli esponenti ecclesiastici che si sono occupati male di gay e lesbiche.

La più grave è relativa all’esternazione del Cardinal Tarcisio Bertone che lo scorso aprile dall’armadio, fresco delle pulizie primaverili, rispolverava il sempre verde assioma secondo il quale gli omosessuali sono dei pedofili.

Da quelle parole nessun rappresentante del Governo Berlusconi, malgrado l’evidente rapporto con il prelato che negli ultimi mesi aveva partecipato a degli incontri pubblici con lo stesso Premier, si dissociò.

Solo Italo Bocchino, che nei mesi a seguire sarebbe stato disegnato come un novello cavallo di Troia del Pdl, in un’intervista rilasciata poco tempo dopo l’esternazione di Tarcisio Bertone disse che preferiva un Presidente del Consiglio omosessuale rispetto a uno leghista.

Già, la politica. In Italia rappresenta un vero proprio anello di congiunzione tra la comunità glbtq e quella cattolica tanto che non si contano le volte in cui vescovi, più attenti alla vita sessuale dei propri credenti rispetto a quella spirituale, hanno ostacolato l’elezione di candidati gay-friendly.

Durante la scorsa campagna elettorale dalla conferenza episcopale italiana è stata presa di mira Emma Bonino. In quell’occasione i rappresentanti della Chiesa invitarono espressamente a non votare l’esponente radicale che in passato aveva dimostrato una certa apertura su temi cari anche alla comunità omosessuale.

Oltre alla collega di Marco Pannella, negli ultimi mesi sempre a causa delle loro posizioni a favore delle persone glbtq, sono stati contestati dal Cardinale di Cosenza: Nichi Vendola (che a Vanity Fair lo scorso anno aveva precisato di vivere bene la propria fede tanto quanto la propria sessualità), Mercedes Bresso (che con chi vi scrive, per GAY.tv, si impegnava a concludere la presidenza alla Regione Piemonte introducendo il registro delle coppie di fatto) e Vladimir Luxuria in quanto transgender.

La settimana prossima allargheremo lo sguardo all’estero, facendo un punto su come la Chiesa interagisca con la comunità omosessuale internazionale, prima di aprire alle storie a cui accennavo all’inizio di questo lungo approfondimento che spero vi spinga a raccontare a tutti noi che rapporto avete con la fede. Qui sotto, nei commenti, o scrivendo alla mail suggerimenti@queerblog.it

Gli approfondimenti di Queerblog: la Chiesa di Benedetto XVI, i gay e l’Italia é stato pubblicato su queerblog alle 08:00 di lunedì 26 luglio 2010.


Perché Panorama ha sbagliato sull’inchiesta dei preti gay?

In queste ore tutti, o quasi, i siti a tematica GLBTQ si sono occupati dell’inchiesta di Panorama riguardante i sacerdoti che sono soliti frequentare discoteche gay. Per queerblog.it si è occupato dell’inchiesta Desperate Gay Guy a questo link.

Al di là di come ognuno possa giudicare i sacerdoti coinvolti nell’inchiesta credo sia opportuno, a 48 ore dalla pubblicazione delle anticipazioni, spiegare perché il settimanale della Mondadori ha sbagliato anteponendo il clamore, che puntualmente è scoppiato, alla sostanza.

Per sbugiardare il lavoro della redazione di Giorgio Mulè (ex direttore di “Studio Aperto”) sarebbe sufficiente, come giustamente ha osservato Franco Grillini, ricordare pubblicamente i casi analoghi che nel corso degli anni sono scoppiati.

Se la memoria, in Italia, fosse davvero una motivazione più che seria probabilmente oggi non si commetterebbero più gli stessi errori. Per questo motivo, alla vostra attenzione, voglio portare altre osservazioni.

La prima è tratta dal blog di Gad Lerner. Il giornalista contesta a “Panorama” l’utilizzo di una misura poco congrua a chi dovrebbe indagare. Se la metodologia utilizzata dall’Espresso, osserva il volto de la7, sul caso D’Addario è stata ritenuta sbagliata da Mulé perché utilizzarla in altre circostanze?

“Dopo avere condotto una campagna ostile nei confronti di Patrizia D’Addario (colpevole di avere registrato il suo incontro intimo con Berlusconi) - scrive Gad Lerner - il settimanale di proprietà del primo ministro, “Panorama”, applica su larga scala lo stesso metodo per prendere all’amo i preti gay della capitale che conducono una doppia vita.

Non mi pare un esempio di giornalismo d’inchiesta, semmai una grossolana forma di adescamento utile a divulgare il senso comune qualunquistico del “così fan tutti”: nel gran polverone della colpevolezza generalizzata finiranno per cavarsela i potenti che procurano o utilizzano le prestazioni sessuali per cementare l’omertà e rendersi utili a chi conta?”

La seconda contestazione all’inchiesta di Panorama che credo debba essere presa in considerazione è stata pubblicata da Giacomo Galeazzi. Il giornalista della Stampa, per sconfessare la professionalità del settimanale di Mondadori, riporta sul proprio blog le osservazioni di Paolo Patanè. Secondo il nuovo Presidente di Arcigay l’inchiesta, indirizzandosi verso i poteri deboli della Chiesa, non avrebbe analizzato con cognizione di causa il problema.

Paolo Patanè - scrive Giacomo Galeazzi - bolla il servizio del settimanale di Panorama sui preti gay come una «brutta pagina di giornalismo», sottolineando che non è la vita privata delle persone che va colpita ma i comportamenti pubblici e politici omofobici, denunciando che si cerca di «dipingere l’omosessualità come fonte di ogni male».

«Siamo turbati da un servizio che nel mettere giustamente in luce le contraddizioni della Chiesa cattolica ed il suo tormentato rapporto con la sessualità finisce per assecondare una modalità orribile e torbida che non condividiamo e che contestiamo duramente», dichiara in una nota il presidente di Arcigay, aggiungendo: «Non è la vita privata delle persone che va colpita con un moralismo scandalistico ed offensivo, ma i comportamenti pubblici e politici di chi pianifica ed afferma l’omofobia e la discriminazione».

«L’articolo finisce per criminalizzare i preti omosessuali dimenticando che la cosiddetta “doppia vita” «riguarda anche e largamente i preti eterosessuali o, ancora, migliaia di mariti o mogli»”.

L’ultima osservazione che credo debba essere presa in considerazione per liquidare il servizio di Panorama come l’ennesima brutta pagina di giornalismo italiano è stata fatta dal Giornale di Vittorio Feltri che non più tardi di un anno fa sostenette l’omosessualità di Dino Boffo, ex direttore dell’Avvenire.

Andrea Tornielli, sul proprio blog, osserva il tempismo sbagliato di Giorgio Mulè. Negli stessi giorni in cui una parte della stampa, di cui lui stesso fa parte, si impegna per la difesa della privacy “Panorama” realizza un servizio che non tiene minimamente in considerazione questo aspetto.

“La mia prima reazione - scrive Andrea Tornielli - è stata quella di dire un’Ave Maria per i preti coinvolti: come sempre accade in questi casi l’anonimato non regge, le abitazioni risulteranno conoscibili per chi li frequenta; nel caso del prete di origini francesi si scorge la foto in bianco e nero di una donna, probabilmente la mamma, che speriamo non veda mai quelle immagini.

Mi colpisce il fatto che, mentre nel Paese si discute animatamente sulla pubblicazione delle intercettazioni e sulla necessità di rispettare la privacy delle persone, le vite (non certo esemplari…) di questi anonimi sacerdoti vengano messe in pagina e in rete a loro insaputa e - immagino - senza il loro consenso.

Non sto dicendo, ovviamente, che non si possano o non si debbano fare inchieste sull’argomento, che purtroppo offre materia e pure abbondante. Credo però esistano altri sistemi, più rispettosi delle persone.

Ricordo a questo proposito il libro “Io, prete gay” scritto nel 2007 dal vaticanista Marco Politi, che ha raccolto la testimonianza, anonima, di un sacerdote omosessuale. Una lettura sconvolgente, utile per capire, ma senza alcuna concessione voyeristica o scandalistica”.

Perché Panorama ha sbagliato sull’inchiesta dei preti gay? é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di sabato 24 luglio 2010.


Politica. Alemanno: “Berlusconi è battibile, ma la sinistra con Bersani non vincerà mai”.

23 luglio 2010 Redazione Nessun commento
«Berlusconi è battibile basta che la sinistra crei un’alternativa fattibile. Se però non ha nessuna proposta e va in giro con Bersani che borbotta e non sa cosa dice credo che non vincerà mai, se si organizza, invece, può giocarsela». Ne è convinto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervistato a Omnibus su La7. «E’ [...]

Legge bavaglio. Nonno Silvio sconfitto: “Non mi hanno lasciato altra scelta”.

21 luglio 2010 Redazione Nessun commento
I finiani cantano vittoria: “Dopo la vicenda Cosentino il premier si è piegato ancora”. Alta tensione nel Pdl. C’è chi sconsiglia il voto sul ddl ad agosto per evitare sorprese. “Non è la legge che avrei voluto io, ma Napolitano non ci ha lasciato altra scelta. Ora l’importante è andare avanti”. Mastica amaro il Cavaliere. [...]

A Milano Berlusconi premiato in cima al Duomo tra mille polemiche.

20 luglio 2010 Redazione Nessun commento
Il premier ritira con don Verzè il premio Grande Milano: “Io premier milanese con ministri milanesi, è un governo del fare”. Sul ddl intercettazioni: “Non c’è accordo di tutti ma penso che ce la faremo”. Polemiche sulla motivazione del riconoscimento. “Nel governo laboriosità milanese” Sullo sfondo delle guglie del Duomo di Milano il presidente del [...]

Berlusconi, “Statista di rara capacità”. A Milano la Provincia premia ‘il capo’ ed è polemica.

19 luglio 2010 Redazione Nessun commento
Il premio Grande Milano per i 150 anni di Palazzo Isimbardi verrà consegnato domani (oggi ndr) anche a Don Verzè. “Statista di rara capacità, amato da tanti italiani perchè uomo tra la gente e con la gente” : così Silvio Berlusconi viene definito nelle motivazioni del premio Grande Milano che la Provincia gli consegnerà domani [...]

Parole al vento?

10 luglio 2010 MAURO VAIANI Nessun commento


Uguaglianza e libertà per tuttiLa nota politica di Gaymagazine va in vacanza! A settembre il nostro editore ha in testa qualcosa di più e di diverso. Ci impegneremo per non deludervi.
Per salutarci, ricordiamo gli appelli che abbiamo lanciato, per la libertà, non solo di noi gay. Saranno state  parole al vento, dite? Probabilmente avete ragione e allora speriamo che ci raffreschino almeno il cervello.
Ci siamo impegnati per sostenere le proposte legislative sulle unioni civili e contro l’omofobia.
Abbiamo invocato le riforme attese da decenni, come il dimezzamento dei parlamentari e l’abolizione delle province.
Meno burocrati negli uffici e più poliziotti in strada, abbiamo scritto, contro la violenza.
Ci siamo seriamente preoccupati per il continuo lamentarsi, senza capacità di reagire, dei nostri vertici politici.
Siamo stati in prima linea con gli imprenditori, la parte più creativa della nostra società.
Ci siamo schierati per la legalizzazione e la tassazione della prostituzione, una misura dal valore emblematico, che potrebbe simboleggiare una svolta storica in Italia, verso la fine delle ipocrisie e dell’immobilismo che stanno uccidendo la nostra Repubblica.
Abbiamo parlato del nostro movimento che sta cambiando, perché anche noi stiamo cambiando, come forse abbiamo dimostrato, almeno un pochino, in queste pagine…
Buone vacanze a tutti!


Governo. Spunta nella finanziaria una norma salva-Mondadori.

10 luglio 2010 Redazione Nessun commento
Manovra «lacrime e sangue» tranne che per l’azienda di Berlusconi. Introdotto ieri dal Governo, il comma 18 dell’emendamento 48 sospenderebbe di fatto per nove mesi la sentenza Fininvest-Cir per il caso Mondadori. Ovvero verrebbe ritardato di nove mesi il pagamento del maxi-risarcimento di 750 milioni di euro che l’azienda della famiglia Berlusconi deve alla Cir [...]

La Carfagna attaccata duramente dalla Chiesa per il sostegno al Gay Pride

maria-rosaria-carfagnaDal famigerato sito ultracattolico Pontifex.it si sono levate critiche feroci contro il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, rea di aver parlato del Pride romano di sabato scorso coma “manifestazione gioiosa, serena e partecipata” e di aver denigrato lo striscione omofobo fatto affiggere davanti il Colosseo da Militia Christi, dichiarando che “le battaglie, siano esse politiche o culturali, certo non si conducono coprendo manifesti o con scritte ingiuriose”.

Tra i tanti preti integralisti interpellati da Pontifex, l’arcivescovo emerito di Cosenza, monsignor Giuseppe Agostino, è quello più duro e che ha suscitato il maggior scalpore: “Sa quella ragazzina, così la definisco, che merita ogni perdono e filiale accoglimento anche nell’errore, guarda con gli occhi del corpo e non dello spirito. Il Gay pride è una manifestazione nella quale si prende a male parole il pontefice, capo del cattolicesimo, ma anche di uno Stato estero: non sta bene e il ministro ha sbagliato veramente”, afferma l’ecclesiastico, suggerendo che “l’omosessualità e soprattutto la pratica ed ostentazione di essa sono contro natura, una vera aberrazione, un trionfo dell’anormalità e della patologia” e che le parate per l’orgoglio gay “non andrebbero mai tollerate e ogni atto del genere vietato”. Poi riferendosi alle gruppi gay: “Queste associazioni, per legge, non andrebbero mai tollerate e ogni atto del genere vietato. Lo Stato non ha il diritto di tutelare associazioni che siano contro natura”. Alla domanda del giornalista sul perché la Carfagna sia ministro, l’arcivescovo risponde prontamente: “Questo lo chieda a Berlusconi e non a me. Certi politici fanno pubblica professione di cattolicesimo e poi nel concreto vivono una vita lontana dai reali valori cattolici, salvo poi tentare di servirsi della Chiesa quando conviene”.

Anche il collega di governo Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza con delega alla famiglia, attacca la Carfagna: “La posizione del governo italiano è quella espressa in una nota uscita sabato e rappresenta l’orientamento ufficiale dell’esecutivo”. Per ora non è arrivata nessuna replica dal parte del ministro per le Pari Opportunità, professatasi da sempre come cattolica praticante, e dal suo blog aggiornato quotidianamente.

Il blog Pontifex non è nuovo a polemiche alimentate con interviste a vescovi integralisti, dai quali le gerarchie ecclesiastiche hanno più di una volta preso le distanze, e in questi giorni scorrendo i vari editoriali e le pagine del sito ultracattolico possiamo trovare veri e propri studi sull’omosessualità, con domande e risposte, oltre a pagine pregne di omofobia e tentativi di smontare il nostro orientamento sessuale, come l’editoriale di ieri intitolato “Buon senso sociale ed omosessualità – La pratica omosessuale garantita e tutelata da uno stato porterà quello stato nel giro di pochi decenni ad una totale decadenza sociale”.

Via – La Repubblica


Facebook sostiene la Mara Carfagna che difende i gay

8 luglio 2010 Robo Nessun commento

Facebook sostiene la Mara Carfagna che difende i gayCome ha evidenziato Desperate Gay Guy nella piazza mediatica è scesa la chiesa cattolica contro la Carfagna, rea di aver difeso i gay e di aver definito gioioso il Pride.

Il popolo femminile di Facebook non ci sta a questa denigrazione della Carfagna, sia perché ha detto cose giuste, sia perché siamo al solito problema medievale delle donne che devono tacere:

Eccoci quindi, nostro malgrado, ricatapultati in epoca medievale, con tanto di tribunale inquisitorio, composto da tutti e soli uomini, Giovanardi compreso, ad intimare con parole decisamente aggressive (una volta c’era la tortura) la conversione e la penitenza della strega di turno, peccatrice che verrà perdonata, nella infinita misericordia della Chiesa, ma solo se rinnega ciò che ha detto. Solo se smentisce di avere un suo pensiero che, ogni tanto, si distacca da quello che gli uomini al potere le hanno scritto sul copione.

L’autrice, Veronica Vicinelli dell’Italia dei Valori, così continua:

Tutto ciò è veramente sbalorditivo. E anacronistico. È per questo motivo che esprimo tutta la mia solidarietà al Ministro Carfagna, insieme a due auspici: uno è che il Ministro non chieda assolutamente scusa ma conservi l’autonomia della sua valutazione, che, tra parentesi, ho trovato molto femminile (“una manifestazione gioiosa, serena, partecipata”). L’altro auspicio è che alla mia solidarietà si unisca quella di tante altre donne..

Sai che ridere se alla fine la Carfagna venisse scaricata dalla chiesa e dalla sua parte politica e diventasse un fiore all’occhiello del movimento gay italiano!

Foto | maracarfagna.net

Facebook sostiene la Mara Carfagna che difende i gay é stato pubblicato su queerblog alle 15:01 di giovedì 08 luglio 2010.


Attenzione attenzione: la Chiesa contro Mara Carfagna!

Mara Carfagna attaccata dalla Chiesa

Pochi giorni fa vi avevamo parlato del problema degli affitti di appartamenti negati ai gay: grandi città esplicitano nell’annuncio di non volere inquilini omosessuali. Ne è nata una forte polemica, nella quale anche Mara Carfagna ha voluto sottolineare l’assurdità di tale richiesta:

“Sono episodi inaccettabili, indegni di un paese civile e democratico come è il nostro”

Il ministro che prende pubblicamente le nostre difese, dopo un video contro l’omofobia? Qualcosa di inaccettabile per la Chiesa che, dal suo solito sito, non risparmia critiche e parole velenose contro di lei. E non si limitano ad una critica, bensì ad una serie di accuse anche pesanti:

“Fermate il Ministro Mara Carfagna che ormai é pronta alla tessera dell’Arcigay. Nel suo delirio sempre più travolgente, desiderosa di mettersi in evidenza stante la inutilità del suo ministero, ora chiede sanzioni per i proprietari di case che non affittano ai gay. E’ davvero singolare che un governo che sostiene di togliere l’Ici, afferma di voler tutelare come lecito, la proprietà privata ed incentivare lo sviluppo economico, tolleri un ministro che voglia imporre per legge al proprietario a chi locare la casa. Roba da Bagaglino, nel vero senso della parola”

Cioè, con una frase ha praticamente inserito il ministro al ruolo di valletta e showgirl comica in un programma di intrattenimento popolare. Del resto, il titolo non è stato più gentile: “Ministro: vada al mare. La proprietà privata in Italia é inviolabile”.

E se pensate che sia stata solo un’incomprensione del momento e che già sia tutto tornato a tarallucci e vino, vi sbagliate. Già nei giorni scorsi, erano apparse altre frasi “avvelenate” nei confronti della donna, in merito al suo supporto (?) per il Gay Pride. Sarebbe colpevole di aver criticato manifestazioni cattoliche programmate nello stesso giorno del corteo Lgbt:

“Vorrei dire che il Ministro delle Pari opportunità ha usato due criteri diversi: ferma con i cattolici e conciliante ed entusiasta con i gay e questo non va bene. Due criteri diversi e vengono penalizzati sempre i cattolici in un mondo nel quale la diversità sembra diventata regola e la normalità eccezione”

La Carfagna ha definito “gioioso” il corteo. Apriti cielo: ha osato definire così una manifestazione con esplicite critiche e parodie del Papa:

“Mi domando dove stesse il ministro e che cosa le hanno riferito, evidentemente ha ricevuto false informazioni. Comunque sia, sfilate in cui si ingiuria il Papa non possono essere elogiate pubblicamente da un Ministro della Repubblica, considerata la sua natura istituzionale e quella del Papa. Lei é pur sempre un esponente del Governo e trovo quelle sue dichiarazioni davvero gravi e inopportune, poteva risparmiarsele”

Infine anche una riflessione riportata sul sito, che lascia basiti: tale Monsignor Francesco Todisco, vescovo titolare di Melfi, alla domanda provocatoria su come la Carfagna sia riuscita a diventare ministro, ecco la sua risposta:

“Bisogna chiederlo al Presidente Berlusconi, io non so rispondere. Spesso in politica prevalgono scelte diverse dal merito vero e reale”

Chiesa Vs Carfagna, e pure pesantemente, a mio parere. Ecco quello che succede se si osa, solo in rare occasioni, prendere le difese del “nemico”. Perchè ormai è evidente questa lotta e questo astio: lei non si è unita a gran voce al coro di polemiche ed è stata criticata in tutta la sua persona e personalità.

Concedetemelo: guai in Paradiso…

Attenzione attenzione: la Chiesa contro Mara Carfagna! é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di mercoledì 07 luglio 2010.


Perché la sinistra non riesce a mandare a casa il governo dei traffichini berlusconiani?

6 luglio 2010 Redazione Nessun commento
“Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale” Genesi 19,26 Ripenso al ventennio che si è idealmente concluso lo scorso novembre compiendosi il ventennale di quella che viene storicamente denominata “svolta della Bolognina”, con la quale il PCI guidato da Occhetto cambiò nome, rinunciando all’identità comunista, e cominciò una navigazione [...]

Governo. Il cavalier ‘Ghe pensi mi’ alla riscossa per stroncare il dissenso interno. Però da lunedì…

3 luglio 2010 Redazione Nessun commento
Caos nel Pdl, ultimatum ai finiani Berlusconi: “Da lunedì ghe pensi mi”. ll capogruppo Cicchitto attacca:. “Basta liti o ci sarà separazione”. Ipotesi dimissioni per Brancher.. Il premier: le correnti nel partito non provocheranno raffreddore. Una furia contro Fini. Silvio Berlusconi, durante il vertice tenuto oggi a Palazzo Grazioli con lo stato maggiore del partito, [...]

Libertà e salute, non solo quattrini

26 giugno 2010 MAURO VAIANI Nessun commento


Una figura di Patrick PottierQuando Tremonti si è presentato in parlamento a chiedere 25 miliardi di tagli alla spesa pubblica, a liberali di destra come il senatore valdese Lucio Malan o a radicali di sinistra come la fiorentina Donatella Poretti non è parso vero di tornare a sollevare la questione della legalizzazione della prostituzione. Lo spunto è stato dato loro dalla semplice realtà che gli stati, laddove consentono, regolano e controllano la prostituzione, incassano miliardi di Euro, esattamente come avviene in altri campi come il gioco, le corse, gli alcolici.

La ministra Mara Carfagna si è detta “‘assolutamente contraria a qualunque forma di regolarizzazione e legalizzazione della prostituzione“. Commentando la proposta bipartisan che prevede la tassazione del lavoro delle prostitute, la titolare delle Pari Opportunità ha dichiarato che “la linea del governo è di contrastare la prostituzione, che offende e lede la dignità” delle persone. Ne prendiamo atto, ricordando però che la ministra Carfagna ha già dimostrato, più di una volta in questi due anni che è in carica, di saper riflettere e di rivedere le proprie posizioni. A inizio legislatura era partita in quarta con una proposta per aggravare le pene contro chi esercita la prostituzione e i relativi clienti, progetto a cui, dopo l’affaire D’Addario, ha opportunamente rinunciato, per non mettere in difficoltà colleghi di partito e anche di governo che, come dire, sono risaputi «uomini di mondo». Ci auguriamo che accada anche stavolta.

Al mondo queer la questione interessa, oltre che in generale per una questione di libertà, anche da punti di vista ben più concreti e drammatici: il contenimento delle malattie e dell’emarginazione sociale, ma soprattutto della violenza. Troppi sono i casi in cui persone omosessuali e trans vengono derubate, picchiate, violentate, uccise, negli ambienti della prostituzione clandestina e di strada.

Il fallimento della legge Merlin, con cui nel 1958 furono messe al bande le case di tolleranza è sotto gli occhi di tutti. La prostituzione è finita sotto il controllo di racket criminali. Si sono moltiplicati i casi di sfruttamento di schiavi e schiave clandestine. Il mercato del sesso dilaga nelle strade, è diventato pericoloso per i clienti, ha esasperato intere popolazioni di periferia. Tutto questo perché si è inseguita l’illusione che uno stato “etico” fosse capace, con la forza, di costringere i suoi cittadini a essere più “regolari”. Illusione perniciosa, che noi gay conosciamo bene, perché anche noi ne siamo vittime in quegli stati in cui la nostra sessualità è considerata un crimine.

Del resto, la prostituzione ha sempre rappresentato nella storia una “valvola di sfogo” per necessità psico-pedagogiche, familiari e sociali, persino spirituali, che non hanno affatto perso attualità, come si comprende dalla lettura di un testo come “Le gambe della libertà” di Wendy McElroy, pubblicato in italiano da Leonardo Facco. Siamo d’accordo con coloro che ritengono che sarà forse possibile allontanare la prostituzione da qualche strada, ma non certo dalla vita. La prima parte della legge n.75 del 20 febbraio 1958, quella che impedisce agli individui di farsi gli affari propri in luoghi chiusi, merita di essere al più presto abrogata.


Parole o riforme, per gli imprenditori eroi?

19 giugno 2010 MAURO VAIANI Nessun commento
Patrick Pottier - Avec le temps

Patrick Pottier - Avec le temps

Questa settimana la politica della Repubblica Italiana è stata, più del solito, fatta di parole al vento, con in più uno sgradevole retrogusto di propaganda fine a se stessa. Il ministro Tremonti, invece di concentrarsi sulla necessaria manovra di taglio al deficit, il cui percorso parlamentare si annuncia tutt’altro che facile grazie alla potentissima resistenza del partito unico della spesa pubblica, ha voluto annunciare, anche, provvedimenti per una  maggiore libertà per le imprese. Non presentando, però, progetti concreti per rendere possibile l’apertura di “una ditta in un giorno”, uno dei grandi sogni della rivoluzione liberale sempre annunciata e mai arrivata in Italia, ma annunciando modifiche alla Costituzione. Addirittura.

Non entriamo nemmeno nel merito. Chiunque può leggere, sul sito del Quirinale, gli articoli che Tremonti ha proposto di modificare: il n. 41 e il quarto comma del n. 118. Ciascuno può comprendere che nulla in questi articoli e nei principi generali che essi affermano, è di impaccio alla libertà d’impresa. Gli ostacoli per le imprese sono invece nelle troppe leggi, nelle troppe tasse, nei troppi poteri che troppi politici hanno.

I cittadini, in particolare i cittadini più creativi e produttivi, gli imprenditori appunto, hanno bisogno non di queste modifiche alla Costituzione, ma di tagli alle leggi ordinarie, tagli alle tasse, tagli al numero di enti e poteri che ci sovrastano. Chiedetelo ai nostri imprenditori di Torre del Lago, o agli editori dei nostri siti web, quanti ostacoli si trovano sulla propria strada. Rimarrete sorpresi e anche un pochino spaventati. Siamo già a metà del cammino del IV governo Berlusconi e la verità è che, in questa Repubblica, per fare l’imprenditore occorre ancora essere un po’ eroi.

In una precedente nota, qui su Gaymagazine, vi raccontavamo come sia difficile cambiare la Costituzione, anche su punti su cui sarebbe necessario e su cui ci sarebbe un vasto consenso popolare, come il taglio dei parlamentari, o la diversificazione dei poteri di Camera e Senato, o l’abolizione delle province, o la separazione più netta dei poteri fra stato e regioni. Allora, a questo governo, a questa maggioranza PDL-Lega, al presidente Berlusconi, al vecchio Bossi, al nuovo ministro al “federalismo” Aldo Brancher – a proposito, questa nomina era davvero indispensabile? - mandiamo a dire: se avete davvero la forza politica per cambiare la Costituzione, non fatelo su cose che non servono, ma fatelo sulle riforme che aspettiamo da vent’anni.


Esamino prima dei mondiali

12 giugno 2010 MAURO VAIANI Nessun commento

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Chiudiamo gli occhi e sogniamo per un attimo. Non sarà poi così divertente, siete avvertiti. Immaginiamo tutti insieme che lunedì mattina presto saremo convocati davanti a una commissione d’esame. Una interrogazione a sorpresa per testare la nostra infarinatura di storia italiana recente.

Domanda dell’esaminatore: mi dica in cosa l’Italia è migliorata, in questi ultimi vent’anni, grazie alla politica.

Panico, sudore, tremito alle mani, poi improvvisa una luce: il maggioritario! Sì, dirà l’esaminatore, bene, ma vada avanti.

L’alternanza, fra Prodi e Berlusconi! Sì, dirà l’esaminatore, e poi? Cosa hanno fatto i signori Prodi e Berlusconi, quando erano presidenti del consiglio?

Ormai cominceremo a sentirci più sicuri e caleremo il nostro asso con studiata lentezza: Prodi ha fatto l’euro, ma certo! L’abbiamo pagato caro, chi aveva in mano un milione di lire oggi si ritrova in mano meno di cinquecento euro, ma poteva andare peggio, poteva finire come in Islanda. Inoltre, se i governi europei smettono di spendere e spandere, magari l’euro reggerà. Abbastanza bene, dirà l’esaminatore, e il signor Berlusconi?

Qui la risposta si farà drammaticamente più vaga e sfumata, a meno che non abbiate la barca. In quel caso sapreste che la nautica da diporto è stata profondamente riformata e migliorata dai governi Berlusconi.

Qualcuno di voi che mastica di diritto, saprà che i governi Berlusconi hanno prodotto tanti buoni testi unici e che il ministro Calderoli ha fatto, in questi ultimi tempi, il taglialeggi.

Qualcuno che conosce le dimensioni colossali del nostro debito pubblico, saprà che Tremonti ha tenuto salda la barra dei conti.

Qualcun altro che voleva il federalismo, saprà che qualche bene del demanio statale tornerà alle comunità locali, ma saprà anche che le cose in cui Berlusconi si è distinto in questi ultimi due anni sono state atti di imperio centralista: la ricostituzione del ministero della salute; di quello del turismo; il salvataggio di Napoli dai rifiuti e di Catania dai debiti, a spese di tutti gli Italiani; la costruzione, da parte dal governo nazionale, con decisionismo sovietico, delle new towns in cui alloggiare per alcuni anni gli sfollati abruzzesi, in attesa di una futura ricostruzione; i tentativi, talvolta un tantino patetici, di tornare a decidere a Roma cose che sono ormai da anni o decenni di competenza regionale; la nomina, centralizzata e concentrata nelle mani del leader e dei suoi uomini più fidati, di tutti i suoi parlamentari e dirigenti nazionali e locali, fino ai candidati sindaci delle più sperdute località.

La verità è che non vi verrà in mente una risposta netta, perché non c’è.

Berlusconi, un uomo che ha realizzato così tanto nella sua vita, che ha rimescolato tante carte anche in politica, che ha vinto tre volte le elezioni politiche e un paio di volte anche quelle regionali, che ha fatto e fatto fare tante cose assolutamente positive, non ha trovato, per il momento, dopo sedici anni, la “sua” riforma.

Non c’è ancora quella realizzazione che resta, quella che i posteri chiameranno con il suo nome, per cui non potranno fare a meno di essergli grati, perdonandogli tante debolezze, polemiche, incertezze, battute infelici, divertimenti osé, perdite di tempo, provvedimenti ad personam, ingenuità nella scelta dei suoi collaboratori, deleterio accentramento di troppi poteri nel suo ristretto entourage.

Lasciamo perdere quello straccio di riconoscimento per le coppie gay e lesbiche, che pure ci ha promesso e che sarebbe davvero storico. Anche su temi molto più ecumenici, come aiuti concreti alla natalità, permessi di soggiorno accessibili agli stranieri onesti e operosi o a quelli – come tanti gay - perseguitati nei loro paesi d’origine, quoziente familiare, vere liberalizzazioni, diminuzione dei costi della politica, alleggerimento e semplificazione fiscale, abolizione delle province, privatizzazione della RAI, separazione netta dei compiti fra stato e regioni, dimezzamento dei parlamentari, riforme federali e costituzionali, cose di cui si parla da vent’anni, che troverebbero un ampio consenso bipartisan, ben oltre il centrodestra, Berlusconi non è riuscito ancora a portare a casa alcunché di memorabile.

Cosa che ci dispiace tantissimo, perché, a nostra opinione, erano proprio grandi riforme federali e liberali il modo migliore per celebrare senza retorica e con un pizzico di speranza, i 150 anni dell’unificazione italiana, nel 2011.

Le lungagnate in cui il Presidente si lamenta che la Costituzione italiana è vecchia, in bocca a uno degli uomini che ha avuto, più di ogni altro politico italiano della storia repubblicana, la popolarità e la maggioranza necessarie per poterla cambiare, sinceramente non migliorano la situazione.

Forse spera che un giorno gli intitolino il ponte di Messina. Forse le cose potranno andare meglio, in fondo sono “solo” sedici anni che si è buttato in politica.

Intanto, come volevasi dimostrare, siamo arrivati ai mondiali, è iniziata l’estate, la politica va in ferie, delle cose serie se ne riparla a settembre.

Prodi, pur essendo stato meno popolare e molto meno liberale – oltre che, ammettiamolo, molto più noioso – è già nella storia. Berlusconi, per il momento, resta nelle intercettazioni.


Il governo incassa il sì alla ‘legge bavaglio’. Voto di fiducia in Senato, il PD lascia l’aula. L’informazione sciopera per protesta il 9 luglio.

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Vent’anni prima di Ballarò Montanelli scriveva del Cavaliere: “È il primo a credere alle proprie bugie”.

4 giugno 2010 Redazione Nessun commento
Chiunque abbia ascoltato la telefonata di Berlusconi a Ballarò lo scorso martedì, primo giugno, non si sarà certo stupito di sentirlo accusare di ignobile mendacio il vicedirettore di Repubblica, Massimo Giannini, che lo aveva accusato di avere “incentivato, o per lo meno giustificato, l’evasione fiscale”. Che l’uomo che ci sgoverna appartenga alla genia de più [...]

Parla il gay aggredito: “Berlusconi approvi la legge contro l’omofobia”

Parla il gay aggredito: "Berlusconi approvi la legge contro l'omofobia"

Il giovane 22enne vittima di un’aggressione la scorsa settimana, a Roma, e nemmeno aiutato dai clienti di un bar poco distante che si sono rifiutati di porgergli dei fazzoletti per tamponare sangue e ferite, è stato dimesso dall’ospedale e resta a casa sua, insieme ai familiari, senza però esporsi pubblicamente per non ostacolare le indagini. Ma lancia un appello, direttamente al Presidente del Consiglio:

“Volevo ringraziare Gay Help Line per il sostegno ricevuto e tutte le istituzioni per la solidarietà espressami, però credo ci sia bisogno di azioni concrete e volevo fare un appello al presidente Berlusconi affinché venga approvata la legge contro l’omofobia e nello stesso tempo mi auguro che le forze dell’ordine risolvano il mio come tutti gli altri casi irrisolti. Come atto di civiltà spero che ci sia una partecipazione attiva al prossimo Gay Pride di Roma del 3 luglio dove sicuramente parteciperò anche io”

Infine il commento di Vladimir Luxuria che riprende il concetto espresso da più esponenti politici: è ora di smetterla di esprimere solidarietà solo in questi casi ed è il momento di agire concretamente:

“Tutti i recenti casi di violenza contro gay e trans hanno due fattori comuni: la giovane età e l’agire in gruppo contro una sola persona che dimostra più vigliaccheria che virilità. Purtroppo la promessa del ministro delle Pari opportunità di presentare una proposta di legge a marzo sull’omofobia è ancora disattesa e mi auguro che alle chiacchiere inutili di solidarietà seguano presto fatti concreti che facciano sentire meno impunito il crescente popolo di omofobi”

Via | Corriere

Parla il gay aggredito: "Berlusconi approvi la legge contro l'omofobia" é stato pubblicato su queerblog alle 15:00 di domenica 30 maggio 2010.


Aggressione a Roma. Appello della vittima a Berlusconi: si approvi legge anti omofobia.

30 maggio 2010 admin Nessun commento

In scena il pianeta gay. Diciassettesima edizione della rassegna ”Garofano Verde – Scenari di teatro omosessuale”.
Il progetto della diciassettesima edizione della rassegna ”Garofano Verde – Scenari di teatro omosessuale” realizzata con il sostegno congiunto del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, e della Casanova Multimedia di Luca Barbareschi, in programma dal 3 al 23 giugno al Teatro Belli di Roma, manifestazione diretta da Rodolfo di Giammarco con l’organizzazione della Societa’ per Attori, apre qualche inedita pagina di rapporti tra arti, artisti, modalita’ di spettacolo e forme sinergiche di cultura.

Secondo gli organizzatori in un’epoca ancora pervasa da pregiudizi nei riguardi della sensibilita’ e dei diritti umani e civili degli omosessuali, e di tutta la sfera del sentire GLBT, questa rassegna che fonda su esclusivi motivi intellettuali e creativi di militanza scenica, riconferma la propria vocazione a tracciare un terreno comune coinvolgente poetiche e trame sociali, ma anche piu’ tipi di solidarieta’ di autori-attori-registi, di partner sostenitori , e di piu’ pubblici indistinti. Per questa edizione si e’ pensato a una serie di ”attraversamenti”.Dalla performance pura alla messa in luce piu’ intima di una caratterialita’ solitaria di radice gay di certi personaggi di repertorio, ed e’ il caso di una galleria quasi antropologica di tipi recanti una natura omosessuale nel patrimonio scenico di Antonio Rezza, che Rezza tradurra’ in una serie di a parte, prendendo spunto dai lavori co-firmati con Flavia Mastrella.

Dal tema della pena di morte e dalle confessioni di quattro gay condannati e relegati nel braccio della morte (con in piu’ la riflessione drammatica di una madre in attesa dell’esecuzione del figlio), dagli agghiaccianti ma anche a volte caustici ritratti di un ”Finale di partita” americano proposto da ”Off” di Michael Kearns si puo’ approdare a un reading, a un oratorio di nostri attori (Marco Casazza, Peppe Convertini, Luca De Bei, Daniela Poggi e Giovanni Lombardo Radice, che ha anche tradotto il testo) in un montaggio a cura di Enrico Maria Lamanna.

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Il coordinamento Roma Pride rende noto un comunicato in cui viene indicata la data della parata, il 3 luglio.
“Il Roma pride sarà sabato 3 luglio. Gli organizzatori: “Quest’anno niente inviti ai politici”.
“La comunità lgbtqi (lesbica, gay, bisessuale, trans, queer, intersessuale) scenderà in piazza a Roma per la manifestazione dell’orgoglio gay sabato 3 luglio. E’ questa la data del Roma Pride 2010 che vedrà Roma come tappa conclusiva dei Pride in giro per l’Italia e dopo il Pride nazionale che quest’anno è convocato a Napoli per il 26 giugno. Lo slogan scelto è: ‘Ogni bacio una rivoluzione’ (allegato il logo). Il percorso sarà comunicato nei prossimi giorni.
Lo rende noto il Coordinamento Roma Pride.
“Il Roma Pride 2010 – dicono gli organizzatori – vuole essere non solo un appuntamento per tutta la comunità lgbtqi (lesbica, gay, bisessuale, transessuale, queer, intersessuale), ma la manifestazione di tutti quelli che credono nelle libertà e nella piena uguaglianza dei diritti”. Chiaro poi il messaggio rivolto alla politica: “Il popolo gay è stufo di questa politica incapace di interpretare i nostri diritti. Per questo abbiamo deciso – aggiungono gli organizzatori – di non invitare al Pride i partiti politici. Vogliamo che il Pride sia una festa di orgoglio civile di tutti i cittadini, non una passerella per quella politica che non sa dire nulla sui nostri diritti, se non opporsi o essere inconcludente. Una risposta, quindi, ferma e unitaria da parte di tutta la nostra comunità che vuole mettersi in gioco ed essere protagonista del cambiamento del Paese”.

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Festival di Cannes. Per Giovanna Mezzogiorno Berlusconi incarna gli istinti peggiori degli italiani.

11 maggio 2010 admin Nessun commento

Riceviamo e pubblichiamo:
Napoli Pride 2010 al via: approvati il documento, il programma e il percorso.

Leggiamo con dispiacere l’articolo pubblicato da GayNews24 il 10 maggio scorso dal titolo “Napoli Pride 2010. Polemiche sul documento, sull’antifascismo e sul percorso”, e che riporta purtroppo una cronaca non veritiera dell’Assemblea del movimento lgbt che si è tenuta il 9 maggio a Napoli, alla presenza di molte associazioni lgbt, sia napoletane che nazionali o di altre città.

L’Asseblea, infatti, ha discusso del Napoli Pride 2010 in maniera molto costruttiva e tutt’altro che polemica: sono state bene accolte le proposte del comitato promotore in merito al logo della manifestazione, al percorso del corteo del 26 giugno, al ricco programma di eventi che precederanno la sfilata e al documento politico della manifestazione.

Proprio il documento politico è stato oggetto di attento esame da parte dell’Assemblea, che lo ha arricchito ulteriormente e infine approvato.

Non vogliamo scavalcare il Comitato Promotore del Napoli Pride 2010, che ha l’onore e l’onere di rendere pubblici logo, documento politico e programma della manifestazione; tuttavia, essendo avendo partecipato personalmente all’Assemblea, ci preme correggere un’informazione scorretta che rischia di generare preoccupazione e fraintendimenti.

Francesca Polo (presidente nazionale ArciLesbica)
Paolo Patané (presidente nazionale Arcigay)
Giuseppina La Delfa (presidente Famiglie Arcobaleno)
Sergio Rovasio (segretario nazionale Certi Diritti)
Rossana Praitano (presidente Circolo Mario Mieli – Roma)
Marco Belfiore (direttivo DiGayProgect – Roma)
Fabrizio Marrazzo (presidente Arcigay Roma)

—-

Ci è sembrato nostro dovere pubblicare questo comunicato a firma di persone che evidentemente, visto quanto è scritto, non fanno parte del comitato promotore del Napoli Pride 2010, pur essendo membri di un certo peso del movimento Lgbtq e che parlano di documenti approvati ma a tutt’oggi sconosciuti in quanto non resi pubblici salvo in via del tutto ufficiosa da parte di non meglio precisati membri di tale comitato su Facebook. Che nel corso della giornata, e molto probabilmente non nel corso della riunione, ci siano state polemiche o malumori, che forse si sono spente già sul nascere, è sicuro in quanto era presente anche un nostro collaboratore.

Ma ancor più grave è che si vuol distogliere l’attenzione dal problema reale della questione inventandosi che da parte nostra ci sia stata una strumentalizzazione ma che in realtà non c’è stata. La vera questione è che a tutt’oggi, alle ore 11, non sono ancora stati resi pubblici logo, documento politico e programma della manifestazione che i firmatari dicono essere di pertinenza del Comitato Promotore del Napoli Pride 2010.

Va precisato che tra i firmatari del presente documento spicca anche il nome del presidente di tale comitato, quello di Paolo Patanè. Scusate ma qualcosa non torna ed è la trasparenza. Non vogliamo essere per nessuna ragione ne strumentali ne tanto meno essere strumentalizzati da chichessia. Ci si lamenta di una supposta cattiva informazione quando gli stessi firmatari sono i primi a negarla?

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Si finge lesbica per capire come la Chiesa Cattolica tratti il coming out


Nello stesso giorno in cui una lesbica veniva riconosciuta come il padre di un neonato, una giornalista dell’Unità ha provato a condividere la sua presunta omosessualità con una serie di sacerdoti per supporre come il coming out venga interpretato all’interno di un confessionale.

Il pezzo evidenzia, come è logico che sia, che sull’argomento le linee guide spesso sono diverse da quelle applicate. Non dimentichiamoci che all’interno della Chiesa Cattolica, malgrado le opinioni differenti tra di loro, convivono il gay friendly don Gallo e l’omofobo Cardinal Bertone.

Con voi non vorrei ragionare tanto quanto sull’intolleranza che il Papa, e colleghi, applicano nei confronti di gay e lesbiche. Con voi vorrei capire il bisogno, spacciato per universale, di alcuni di sentirsi parte comunque della comunità cattolica.

Per come la vedo io ogni religione ha i propri dogmi. Se queste regole mettono il cittadino nelle condizioni di essere penalmente perseguibile allora c’è qualcosa che non va. In caso contrario è giusto che questo protocollo sia osservato dal credente.

Ad ogni persona la società civile garantisce la libertà di culto. Non l’obbligo. Chi crede che Benedetto XVI e amici stiano sbagliando con le persone omosessuali può prendere il proprio credo, spostarlo e indirizzarlo verso un dio più gay friendly.

Un certo tipo di critiche hanno ormai fatto il loro tempo. Se proprio bisogna dissentire pubblicamente contro qualcuno allora è meglio concentrarsi verso chi governa, secondo il quale la società civile non è ancora arcobaleno.

P.S. È di questi giorni il vespaio sollevato attorno alla comunione ricevuta da Silvio Berlusconi durante i funerali di Raimondo Vianello. In quanto divorziato al Premier tale sacramento doveva, secondo alcuni, essere negato. Non so se si è capito ma pur di non punire i profeti pedofili ci si sta attaccando a tutto.

Davvero gay e lesbiche vogliono continuare un gioco al ribasso con questo tipo di persone?


Berlusconi. Con Bertone incontro cordialissimo, siamo 2 salesiani: “Abbiamo battuto la Bonino”.

21 aprile 2010 admin Nessun commento

I polli d’allevamento imbottiti di ormoni portano all’omosessualità, in 50 anni gli Ogm ridurranno calvi tutti gli uomini e la Coca Cola fa male. Con queste affermazioni -che hanno suscitato non poche perplessità tra il pubblico- il presidente della Bolivia Evo Morales ha inaugurato la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici e sui diritti della Madre Terra a Tiquipaya, nella regione di Cochabamba.

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