Archivio

Archivio per la categoria ‘storia-gay’

Francesco Zanardi e Manuel Incoravaia denunciano un altro caso di omofobia

francesco zanardi manuel incorvaia

Dopo il discusso sciopero della fame, il matrimonio celebrato in alto mare e qualche ospitata da Barbara D’Urso, era da qualche settimana che non si avevano altre notizie di Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia. Ed ecco, invece, arrivare l’ennesimo caso di denuncia nei confronti di un’omofobia sempre più subdola: questa volta la vittima è la sorellina 12enne del giovane Incorvaia:

“Siete una famiglia di malati, vergognati, tuo fratello è un omosessuale, stai lontana da mia figlia”

Parole pronunciate da una vicina di casa, una madre che avrebbe proibito alla figlia di giocare insieme alla bambina, a causa del fratello gay. Laconico e ‘rassegnato’ il commento di Francesco Zanardi alla notizia:

“Purtroppo notiamo che solo in Italia esiste questa condizione altamente discriminatoria, il governo legittima l’omofobia semplicemente non riconoscendo gli omosessuali, l’ignoranza fa il resto”

Via | SavonaNews

Francesco Zanardi e Manuel Incoravaia denunciano un altro caso di omofobia é stato pubblicato su queerblog alle 17:01 di giovedì 29 luglio 2010.


Dopo l’articolo di Panorama, il vicariato di Roma: “Preti gay venite allo scoperto”

preti gay panorama Se ieri vi abbiamo parlato dell’articolo apparso su Panorama e delle prime reazioni da parte della Chiesa che ha tentato di minimizzare il tutto, oggi la reazione del Vicariato di Roma è un po’ differente. Sempre ribadendo che quel reportage è un modo per creare scandalo, poi lancia un appello:

“Se ci sono sacerdoti gay, coerenza vorrebbe che venissero allo scoperto, perché nessuno li costringe a rimanere preti, sfruttandone solo i benefici. I fatti raccontati da Panorama non possono non suscitare dolore e sconcerto nella comunità ecclesiale di Roma, che conosce da vicino i suoi sacerdoti non dalla ‘doppia vita’, ma con una ‘vita sola’, felice e gioiosa, coerente alla vocazione, donata a Dio e a servizio della gente, impegnata a vivere e testimoniare il Vangelo e modello di moralità per tutti

Ribadendo il concetto di quanto la Chiesa sia solo fonte di benefici per i religiosi e di come sia composta solo da persone felici, gioiose, lontane da questi racconti di vita, il portavoce del Vicariato attribuisce solamente un valore provocatorio all’articolo:

“La finalità dell’articolo di Panorama è evidente: creare lo scandalo, diffamare tutti i sacerdoti, sulla base della dichiarazione di uno degli intervistati secondo il quale ‘il 98 per cento dei sacerdoti che conosce è omosessuale’, screditare la Chiesa; e, per altro verso, fare pressione contro quella parte della Chiesa da loro definita ‘intransigente, che si sforza di non guardare la realtà’ dei preti omosessuali”

Invece di stringere un rosario con le unghie laccate di rosa, in copertina, potevano mettere un prete che usa le stesse mani per coprirsi gli occhi. Tutto, pur di non voler vedere.

Via | TgCom

Dopo l'articolo di Panorama, il vicariato di Roma: "Preti gay venite allo scoperto" é stato pubblicato su queerblog alle 15:01 di sabato 24 luglio 2010.


Preti gay, sesso ed escort: inchiesta ’shock’ di Panorama

preti gay panoramaLe notti brave dei preti gay“. Questo è il titolo dell’inchiesta shock presentata da Panorama, nel numero in edicola. In copertina le mani di un uomo religioso, con le unghie smaltate di rosa, mentre stringono un rosario.

“Per venti giorni un giornalista di Panorama, affiancato da un complice gay, si è infiltrato nelle serate brave di alcuni preti che, a Roma, conducono una sorprendente doppia vita: di giorno sono sacerdoti in abito talare; di notte, smessa la tonaca, sono uomini perfettamente integrati negli ambienti omosessuali della capitale”

Il giornalista spiega, senza censure, di aver incontrato numerosi preti gay durante questa indagine. Tre in particolare, hanno attirato in lui maggiore attenzione: Paul, un religioso francese sui 35 anni, Carlo sui 45 e Luca, conosciuto sul web. Ed è proprio Paul a incontrare escort in un locale:

In zona Testaccio, a Roma, Paul entra in un locale gay, due escort seminudi ballano per la clientela, e fanno sesso con alcuni di loro. Poi, proprio il prete si dirige a casa sua con loro, indossa l’abito talare e viene ripreso dal complice gay del giornalista di Panorama mentre fanno sesso. Il giorno successivo, sabato, tutti al Gay Village, dove Paul e Carlo si trovano perfettamente a loro agio. Domenica 4 luglio, il prete ha celebrato una messa a casa dell’amico complice del giornalista, dopo due giorni di musica, sballo e sesso gay.

Carlo esce a cena con “la talpa” di Panorama, in un noto ristorante romano molto frequentato dal popolo Lgbt; successivamente, invita l’uomo nel suo appartamento collegato a strutture ecclesiastiche, e fanno sesso insieme. Filmato, nuovamente, a sua insaputa.

L’incontro con il terzo prete è avvenuto via internet. Dopo alcuni scambi di opinioni molto hot, l’incontro, il 6 luglio, davanti a una Chiesa di una missione cattolica. Filmati originali saranno disponibili da Panorama sull’iPad.

Il direttore del settimanale Giorgio Mulè specifica di non aver intenzione di creare facili scandali ma di aver voluto dimostrare che certi comportamenti sono ben presenti all’interno della Chiesa, tra le figure religiose ed è una realtà molto viva e presente. L’inchiesta è durata circa due settimane, correlata di prove, nominativi e luoghi che, volutamente, sono stati modificati per non scadere nel voyeurismo.

Inchiesta interessante che, forse per noi gay non prova nulla di nuovo, ma per chi ha una visione a senso unico della Chiesa, potrebbe aprire un po’ gli occhi e mostrare le ipocrisie all’interno del mondo cattolico. Anche se, a mio parere c’è il rischio, in quel caso, che i fedeli accecati dall’oppio della regione cattolica, non vogliano vedere coloro che che si comportano in quel modo come “preti”, bensì come “gay travestiti da prete” che rovinano la purezza (?) di una tale missione.

Altra pecca: per fare il connubio prete/gay era proprio necessario pitturare le unghie di smalto rosa? Non è una caduta di stile per un servizio interessante? I gay da quando in qua escono truccati non è stata fatta un po’ di confusione fra gay e travestiti? Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay di Roma, ha così commentato il reportage:

“Non è un mistero che ci siano preti e sacerdoti che a Roma frequentano ambienti e locali gay, si tratta di feste private. E comunque di certo non condanno tutto ciò”

Alt. Non condanna tutto ciò? E perchè mai? Sono uomini come tutti, siamo d’accordo, ma l’ipocrisia del celibato, del continuo condannare l’omosessualità come la mettiamo? Il commento del Vaticano, invece, tende a minimizzare il tutto (come sempre):

“L’indagine è priva di prove concrete e circostanziate ed è solo un tentativo di trovare ad ogni costo argomenti forti per svegliare i lettori sotto l’ombrellone, come fosse un serpente di mare. E quand’anche si volesse sviscerare un argomento così complesso e delicato quale la sessualità dei sacerdoti non basterebbe un’inchiesta di 15 giorni, per quanto accurata”

Preti gay, sesso ed escort: inchiesta 'shock' di Panorama é stato pubblicato su queerblog alle 12:00 di venerdì 23 luglio 2010.


La7: “Complotti” di Giuseppe Cruciani indaga sulla morte di Pier Paolo Pasolini


A tre mesi dalla riapertura delle indagini sull’uccisione di Pier Paolo Pasolini La7 ha dedicato una puntata di “Complotti” alla morte dell’intellettuale, avvenuta nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975. Per chi si fosse perso la prima emissione del programma può trovarlo, in streaming, a questo link.

Chi conosce il programma di Giuseppe Cruciani sa che le narrazioni proposte discostano da quelle che generalmente i siti di informazione GLBTQ segnalano ai propri utenti tra i consigli televisivi.

La puntata di “Complotti” su Pier Paolo Pasolini vale la pena di essere vista dal pubblico omosessuale, o più in generale gay friendly, poiché sviluppa una tesi molto interessante e contraria a chi è solito disegnare le persone non eterosessuali come vittime.

Pier Paolo Pasolini, come dimostrano i fatti più recenti (successivi ad una ritrattazione di Pino Pelosi, che subito dopo l’omicidio dell’intellettuale si dichiarò colpevole, e raccontati nel programma) non venne ucciso perché comunista e omosessuale.

La sua brutale scomparsa è da attribuirsi ad una serie di ricerche che lo scrittore stava facendo per redigere “Petrolio”, il romanzo incompiuto di cui Marcello Dell’Utri pare aver letto il capitolo che venne rubato nella casa di Pasolini poco dopo il delitto.

Giuseppe Lo Bianco (autore di “Profondo Nero”), a proposito della riapertura delle indagini sulla morte dello scrittore, dichiarava lo scorso 11 maggio a polisblog.it:

“Penso che la decisione di Alfano di sollecitare la procura di Roma a riaprire il caso Pasolini sia giusta e anche un po’ tardiva. Da almeno tre anni centinaia di intellettuali hanno sottoscritto un appello in questa direzione.

La ritrattazione di Pelosi, le nuove testimonianze acquisite dall’avvocato Stefano Maccioni e dalla criminiloga Simona Ruffini e l’esame dei reperti dell’Idroscalo ancora custoditi al museo criminologico di Roma possono finalmente chiarire che quella notte del 2 novembre il poeta e regista non fu vittima di una “stupida lite tra froci” come attesta ancora una sentenza della Cassazione”.

Quante altre volte l’omosessualità di una persona è diventata per un interlocutore l’alibi per non valutare le opinioni di chi gli sedeva davanti? Tante. Forse troppe.

Non me ne vogliano i puristi che abitualmente non mescolano l’alto con il basso ma guardando la puntata di “Complotti” su Pier Paolo Pasolini ho iniziato a chiedermi se le opinioni di persone come Mauro Coruzzi, giusto per fare un esempio, fossero per qualcuno meno attendibili nel momento in cui l’uomo, per esporle, si traveste da Platinette.

Voi che ne pensate? Quando la vostra omosessualità vi ha limitato? Secondo voi chi di dovere avrebbe indagato fin da subito sugli assassini di Pier Paolo Pasolini se non si fosse ipotizzato il movente omofobo?

La7: “Complotti” di Giuseppe Cruciani indaga sulla morte di Pier Paolo Pasolini é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di giovedì 22 luglio 2010.


Torre del lago: dopo il bacio gay dei due turisti, il sindaco parla di bon ton e il bagnino viene “trasferito”

bacio gay Pochi giorni fa vi abbiamo parlato del bacio gay che si sono scambiati due trentenni milanesi sulla spiaggia di Torre del Lago e dell’intervento del bagnino che li ha ammoniti a non farlo più perchè ci sono famiglie e bambini. E la tempesta di proteste, giustamente, si scatenò. Successivamente, anche il sindaco Luca Lunardini ha commentato la notizia:

“Qualsiasi episodio di omofobia deve essere censurato. Non sono ancora stato informato di quanto successo, ma è anche chiaro che esiste un bon ton che si deve avere in una spiaggia pubblica”

E quindi? Bisogna censurare l’omofobia ma allo stesso tempo seguire un bon ton che non prevede baci o slanci d’affetto omosessuale in una spiaggia dove ci sono mamma, papà e bambini? Nemmeno in vacanza, pagando, si può essere se stessi e scambiarsi un bacio? Si deve sempre usare questa “immagine inviolabile” della famiglia per sminuire o criticare un’azione gay? Oppure chissà, magari, il sindaco, parlando di “bon ton”, intendeva il bagnino che doveva essere “più delicato” nel dire ai duo di finirla di pomiciare? E l’uomo nel frattempo è stato trasferito: la decisione è avvenuta in seguito all’incontro tra il sindaco e il titolare della ‘Blu service’ di Lido di Camaiore, Pierluigi Teani.

Foto | Metro.co.uk

Torre del lago: dopo il bacio gay dei due turisti, il sindaco parla di bon ton e il bagnino viene "trasferito" é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di martedì 20 luglio 2010.


I fratelli Wachowski stanno girando un film incentrato su una storia gay

Andy e Lana Wachowski

Andy e Lana Wachowski, tra i registi più talentuosi degli ultimi anni, in questo periodo sono impegnati a girare il film CN9, del quale si hanno poche notizie: l’unica indiscrezione riguarderebbe la storia, incentrata sull’amore tra un soldato americano ed uno iracheno. Tutto partirà dal futuro e poi si svolgerà, tornando indietro nel tempo attraverso flashback.

Lo stile del film sarà simile a quello di un documentario e il bizzarro titolo si riferisce, in ambito medico, al nono nervo cranico noto anche come glossofaringeo. Tra gli attori che hanno già girato le proprie scene anche Jesse Ventura che ha rilasciato una dichiarazione poco rassicurante:

“Vi ricordate John Travolta in quell’orribile film intitolato Battaglia per la Terra? Mi hanno messo tanti dreadlocks proprio come hanno fatto con lui e mi hanno truccato con una barba finta e un terzo occhio sulla fronte. Perché credo che il film sia ambientato cento anni nel futuro. Però hanno voluto che parlassi della guerra in Iraq di oggi e che la commentassi. Lo ho fatto e sembravo un vero matto in quel costume!”

Basteranno l’abilità registica dei due fratelli e la sensibilità in prima persona di Larry Wachowski, diventata Lana, ad assicurare un film attento alle sfumature Lgbt?

Via | Filmdrunk
Foto | Crashing Waves

I fratelli Wachowski stanno girando un film incentrato su una storia gay é stato pubblicato su queerblog alle 11:01 di giovedì 15 luglio 2010.


Aggressione omofoba in un locale durante una festa Arcigay?

Aggressione Gay Trento

E’ emerso un altro apparente caso di omofobia, denunciato da alcuni ragazzi del forum di Gay.tv: durante la notte del 10 luglio, in un locale vicino a Trento che aveva ospitato una serata organizzata dall’Arcigay, due giovani studenti universitari sarebbero stati picchiati dal gestore. La coppia era andata in bagno e si era chiusa all’interno della toilette, insieme, e il proprietario del discopub li avrebbe raggiunti: una volta usciti, i due sarebbero stati presi a calci e pugni. E’ scattata poi la denuncia e l’uomo avrebbe dato dichiarazioni poco chiare riguardo all’accaduto.

Uno dei due ragazzi è stato accompagnato all’ospedale Santa Chiara, dove gli hanno medicato le ferite dovute alla violenza e documentato i segni dell’aggressione. Arcigay Trentino, contattata telefonicamente dai giovani in merito alla vicenda, avrebbe espresso neutralità:

“Non abbiamo visto la scena, quindi non possiamo prendere nessuna posizione in merito”

Il ragazzo che ha voluto denunciare la violenza ha poi sentito l’esigenza di raccontare il tutto al portale, per sensibilizzare in qualche modo l’opinione pubblica e dimostrare come l’omofobia sia sempre più ingestibile:

“Vorrei, attraverso questa mia esperienza, sensibilizzare l’opinione pubblica qui in Trentino e in tutta l’Italia, perché non è più possibile continuare a non accorgersi di quanto sta succedendo anche a livello nazionale”

Se la maggioranza delle persone è indignata per l’accaduto, qualcuno però sottolinea incoerenza di comportamento da parte del proprietario del locale: prima acconsente ad una festa gay e poi aggredisce una coppia che si è imboscata in una toilette? Perché? Una reazione esagerata e violenta solo per odio e discriminazione? In ogni caso, la violenza resta sempre da condannare, omofobia o meno.

Via | Gay.tv

Aggressione omofoba in un locale durante una festa Arcigay? é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di giovedì 15 luglio 2010.


Francia: adozione gay anche alla compagna della madre biologica

Francia adozioni gay La data dell’8 luglio probabilmente entrerà nella storia per la decisione giuridica che ha concesso la filiazione di un bimbo anche alla partner della madre biologica. Una coppia lesbo, infatti, ha ottenuto i medesimi diritti per entrambe, nei confronti del loro bambino (ed una sola era la madre “fisica”).

La Francia ha solamente ribadito la scelta della Corte Suprema della contea di Dekalb, negli Stati Uniti. La decisione allinea entrambi le donne a status di genitori ufficiali del bambino, senza differenza alcuna; ribaltando una decisione del 2008 che non aveva approvato l’esecuzione americana perchè contraria alla politica francese. Ma ora, invece, l’annullamento della scelta precedente e la fine della controversia con una sentenza definitiva e chiara:

“Le decisioni rese da giudici stranieri e gli atti degli ufficiali stranieri sono esecutiva nel territorio della Repubblica secondo le modalità e secondo quanto previsto dalla legge”

Ora tutte le richieste di essere formalmente indicato e considerato come secondo genitore potranno essere formulate e valutate, con la coscienza di sapere che è già diventato realtà.

Via | Yagg

Francia: adozione gay anche alla compagna della madre biologica é stato pubblicato su queerblog alle 10:00 di venerdì 09 luglio 2010.


Video gay da You Tube “Brokeback Mountain”: amori gay e niente lieto fine

Già Brokeback mountain è triste e commovente, poi, unito ad Hurt di Christina Aguilera diventa l’apoteosi dell’angoscia. Ma questo video, a mio parere, molto ben fatto e toccante, racchiude una bellissima storia d’amore, purtroppo, senza lieto fine.

Partendo da questo incipit, avete mai vissuto una relazione così travagliata da sentirvi mancare il respiro? Avete mai così tanto sofferto in amore da credere che non vi sareste mai potuti rialzare e sorridere ancora come un tempo? Ogni rapporto concluso lascia una cicatrice profonda a chi ha subìto la sofferenza di accorgersi che l’amore “speciale” che viveva era ormai finito. Se ci si lascia di comune accordo perché non c’è altra scelta, si condivide l’amarezza di qualcosa che è finito per sempre. Chi, invece, lascia o viene lasciato deve affrontare i postumi e i fantasmi della sua scelta.

L’amore è bello quando nasce, quando lo si vive, ma, purtroppo, in certe circostanze ha quel retrogusto amaro che quasi fa pentire di aver iniziato il tutto. Ma alla fine ci si rialza, si deve avere la forza di affrontare il futuro a testa alta: perché la vita è anche questo, un mix di risate, gioie, lacrime e dolori. Ed è sempre meglio avere rimorsi che rimpianti. E quando incontri la persona che senti giusta, il passato fa meno male di quanto uno si ricordi. La vostra storia più sofferta? Parliamone e ci aiuterà a capire quanto la vita sia una giostra della quale siamo tutti quanti involontari (e così simili) clienti…

Video gay da You Tube "Brokeback Mountain": amori gay e niente lieto fine é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di giovedì 08 luglio 2010.


Timidezza e sfrontatezza gay: per abbordare e nei flirt dove vi collocate?

Gay Flirt Rimorchiare e abbordare qualcuno, in ambiente gay, può essere problematico. Innanzitutto perché la persona che ci piace potrebbe anche non essere omosessuale (col rischio di prendersi anche una sonora testata, nella migliore delle ipotesi, visto il clima), poi perchè può giocare anche la timidezza come ostacolo. C’è chi è più aperto, socievole e riesce a legare e fare amicizia anche con i cani e le statue, mentre chi teme di fare figuracce o di essere rifiutato, quindi non si mette mai in gioco.

Vi parlo di questo, perché ieri, mentre ero in giro con un mio amico, ho notato un passaggio curioso. Mentre eravamo in gruppo a parlare, per Milano, durante la notte bianca, è passato un ragazzo accanto a noi e c’è stato uno scambio di sguardi tra lui e il mio amico che avrebbe fatto restare incinta un gatto se passava lì. Non era solo un’occhiata, c’è stato l’accompagnamento di smorfia maliziosa e sorrisi (ovviamente senza che lui si fermasse) con la testa girata e lo sguardo fisso. E siccome io ero in mezzo tra loro due, mi sono sentito letteralmente preso a schiaffi dagli ormoni. Era stato così… sfacciato! E soprattutto, in mezzo alla strada, senza che uno dei due sapesse dell’altro.

Mi sono quindi ricordato come ero io da single. Ero Riccardo Cuor di Leone in chat o nei locali gay, sicuro di me come Birba nel villaggio dei Puffi. Poi, però, quando camminavo per la strada e trovavo qualcuno carino, ho sempre abbassato lo sguardo. Ma non poco: proprio testa china a fissarmi i lacci delle scarpe. Era come se alla luce del sole o in mezzo a gente “non classificata”, mi sentissi improvvisamente insicuro. Lui poteva non essere gay o essere addirittura un appartenente di “Forza Nuova”. Insomma, la paranoia dilagava. Il mio invece non ha di queste paure: lui si guarda intorno, sorride, ammicca, provoca e non teme rifiuti o insulti. Voi, invece, come vi comportate? Siete impavidi e coraggiosi in ogni circostanza, se vi piace qualcuno oppure vi sentiti limitati anche in base all’ambiente e al contesto?

Timidezza e sfrontatezza gay: per abbordare e nei flirt dove vi collocate? é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di giovedì 08 luglio 2010.


Iran, il primo gay condannato a morte con un’identità: Ebrahim Hamidi

Mahmoud Ahmadinejad gay Iran

Sebbene secondo il presidente dell’Iran, Mahmoud Ahmadinejad (foto), non ci siano omosessuali, generalmente vengono uccisi, impiccati, senza un processo sensato, senza la dignità di avere un’identità e una possibilità di salvarsi. In quel paese, essere gay è qualcosa di ingiustificabile. Nemmeno la figlia prova a difenderti, per mancanza di soldi e di amore, verso una colpa che supera anche i legami di sangue per quanto giudicata spaventosa e inaccettabile.

Ma l’ultimo caso vede un cambiamento: Ebrahim Hamidi ha una famiglia ricca alle spalle, disposta a non abbandonarlo e a pagare per salvare il proprio figlio dalla morte. E questo è un iter inusuale, un comportamento che modifica il tutto e attribuisce un nome e un cognome a qualcuno che invece dovrebbe avere il ruolo di un fantasma. L’avvocato dell’uomo cerca di dimostrare come, in realtà, le accuse di stupro sono solamente regolamento di conti tra gruppi e clan.

Inoltre, la prova principale (atto anale illecito, sic!) non è dimostrabile e vi sono state numerose contraddizioni ed irregolarità nel processo. Tutto il motore del processo si baserebbe sulle parole dell’accusa che però vengono estorte sotto una crudele e feroce tortura. E l’associazione iraniana esule per i diritti gay, ha commentato così la notizia:

“Fino ad oggi, è l’unico condannato a morte per sodomia a potersi permettere un avvocato e ad avere il sostegno attivo dei suoi genitori”.”Devono essersi chiesti di cosa è accusato il loro figlio, perché in Iran, secondo il presidente Mahmoud Ahmadinejad non ci sono omosessuali “

Iran, il primo gay condannato a morte con un'identità: Ebrahim Hamidi é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di giovedì 08 luglio 2010.


Ecco la nuova moda nelle scuole americane: avere un migliore amico gay!

Sex and the city carrie stanford migliore amico gay Al liceo Pacific Palisades, in California, sta nascendo una nuova moda che spazia da accessori costosi e abiti firmati dell’ultima collezione: una vera ragazza leader non può non avere una borsa Mulberry e un amico gay al suo fianco. E tutto sta rafforzandosi anche grazie all’immagine televisiva.

Ormai è nata la la figura del GBF (Gay Best Friend), accompagnato anche da “solide” ragioni per cui tutte le ragazzine lo vorrebbero: non nascono implicazioni sessuali, sono compagni fedeli che non nutrono competizione, sono sinceri e quindi agiscono per il tuo bene. Vi ricordo che non vi sto parlando del vincitore di un concorso canino, ma del Gbf.

Del resto, si può attigere a numerosi esempi/luogh comuni: Kurt in “Glee“, lo Stanford di “Sex and the city”, i classici “Will & Grace“, Marc e Amanda di “Ugly Betty” e Jenny ed Eric di “Gossip girl”. Ecco i binomi donna etero/ragazzo gay affidabile e di compagnia. Fortunatamente, nel servizio di Teen Vogue c’è anche qualche testimonianza più umana:

Ad esempio, Katie, 20enne del Dallas, ammette di avere un amico gay ma è contraria a questi luoghi comuni e ammette di non avere legami sessuali con il suo amico, ma di non averlo scelto o di vederlo come “il migliore amico gay”, bensì come una persona con cui parlare di cose frivole ma anche di argomenti seri, in un percorso per due.

Maggie invece ha 17 anni e dice di essere finalmente serena: prima aveva un amico etero che ha rovinato il loro rapporto, provandoci. Ma ora lei è felice perchè con il suo nuovo amico gay (sembra la pubblicità di un farmaco per la flatulenza…) tutto è cambiato: lui l’ascolta anche se non ha voglia, non se la vuole portare a letto e in più si divertono così tanto insieme!

Sembra che stia sempre più spopolando questo trend ragazza/amico gay, anche se in molti sottolineano come questa moda sembri paragonare l’omosessuale sempre più ad un accessorio. Le amicizie dovrebbero essere spontanee, non calcolate in base al proprio tornaconto o puntate ad eliminare eventuali problemi interpersonali. E sotto quest’ottica, il gay pare essere sempre più vicino all’immagine del “migliore amico dell’uomo” (o della teenager).

Ecco la nuova moda nelle scuole americane: avere un migliore amico gay! é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di giovedì 08 luglio 2010.


No case in affitto ai gay. Anche la Carfagna protesta

gay orgia

E’ tornata alla ribalta la moda di negare gli affitti a gay, nelle piccole e grandi città. Se alcuni annunci chiedono espressamente un coinquilino gay, molte altre invece negano specificano di non essere interessati ad avere omosessuali in giro per la stessa casa. Forse l’immaginario e il luogo comune “gay = sesso” intimidisce chi affitta: si pensa che la casa possa diventare un porto di mare di incontri e avventure di una notte. Anche la Carfagna si espone contro questo fenomeno sempre più in aumento:

“Sono episodi inaccettabili, indegni di un paese civile e democratico come è il nostro”

Mi verrebbe da sottolineare che non è solo per questi epidosi che il nostro paese non sia ultimamente così “civile” (restando in argomento Lgbt, le varie aggressioni ai danni di gay)… Luxuria, sebbene abbia trovato casa da ragazza, senza difficoltà, si associa alla protesta:

“Perché al di là dell’omofobia c’è il pregiudizio che gli omosessuali abbiano una vita sregolata, che la casa sia un via vai continuo di feste. E c’è l’idea che un gay voglia sedurre chiunque, come se non avesse gusti e preferenze come tutti. Sono comportamenti anti costituzionali perché è come dire: tu non meriti neppure di avere un posto dove vivere, non hai diritto neanche ad un tetto sopra la testa”

E anche Grillini concorda:

“Casi di omosessuali mandati via di casa oppure rifiutati si moltiplicano, e il fatto che la gente scriva chiaramente negli annunci “non si affitta ai gay” significa che si sente autorizzata a dirlo senza che nessuno contesti, significa che c’è un clima culturale favorevole a questo rifiuto”

I gay sembrano diventare il nemico da evitare, i problemi da cui girare al largo, evitando di mettersi in casa qualcuno che, con il suo stile di vita “riprovevole” possa danneggiare la serenità di vicini e creare confusione. Chi affitta un appartamento, generalmente, cerca di non prendere qualcuno che possa creare lamentele del vicinato, che sia puntuale con i pagamenti e che non frequenti strane compagnie. Caratteristiche che, per certa gente, non si associa facilmente ad un gay.

Voi avete avuto problemi in eventuali affitti di appartamenti?

Via | Repubblica
Foto | Flickr

No case in affitto ai gay. Anche la Carfagna protesta é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di lunedì 05 luglio 2010.


Storie gay: il momento più romantico della vostra vita? (Video Queer As Folk)

Spesso uno dei luoghi comuni e la critica più spietata che riguarda il mondo Lgbt è l’ossessione per il sesso. Si pensa che due uomini e due donne siano solo interessate a scopare, a passare ore e ore a letto, nelle saune e nei cruising.

E dobbiamo ammettere che forse noi gay siamo più portati a cercare sesso senza paranoie, un flirt da una notte e via. Ma non c’è solo il sesso in questo ambiente e sovente ci si dimentica anche del lato romantico che può esistere in una relazione omosessuale. Io quando sono impegnato, spesso, cerco di sorprendere la persona alla quale sono legato, con piccoli e grandi gesti che gli possano dimostrare l’affetto e l’amore che provo per lui. Non importa che sia per il giorno del suo compleanno, per una cena inaspettata o per un giorno qualsiasi. Vedere l’espressione di stupore nello sguardo dell’amato ti ripaga per la fatica o per il tempo impiegato nel creare “il momento perfetto“.

Nel video del post, ecco una delle scene più dolci e romantiche del telefilm cult “Queer as Folk“, con Brian che si presenta alla festa di fine anno, invitato (ma non atteso) da Justin. E voi, avete un momento speciale che ricordate con il sorriso, una sorpresa o una situazione romantica che portate ancora nel vostro cuore con emozione? Confrontiamoci, ragazzi/e.

Storie gay: il momento più romantico della vostra vita? (Video Queer As Folk) é stato pubblicato su queerblog alle 15:00 di giovedì 01 luglio 2010.


Ecco come due eterosessuali si misurano il pene senza “fare i gay”

metro misura

Fermi tutti, attenzione, dobbiamo soccorrere due eterosessuali. Su Softblog, sono incappato in una richiesta di aiuto a parte di due ragazzi, fidanzati, alla disperata ricerca di un modo per… potersi misurare il pene. Sì, ma non il proprio, bensì per porre fine ad una gara tra loro due, stabilendo una volta per tutti chi ha il membro più grosso.

I due non sono novelli: stanno cercando il modo per mettere la parole fine a questa loro sfida a parole, senza però scegliere il modo più veloce e immediato, ovvero abbassarsi i pantaloni e stabilire il vincitore. Quel metodo non va bene:

“Noi non ce lo possiamo misurare perché lui non vuole vedere il mio e io non voglio vedere il suo”

Che ansia! Nemmeno le loro ragazze potevano essere giudici imparziali (”E poi non voglio che lei te lo veda!“). Le foto non andavano bene perchè potevano essere modificate. E così ecco l’idea del secolo:

“Potremmo pagare una ragazza 50 dollari per misurarcelo!”

E già immagino un ipotetico annuncio ulteriore su qualche rivista: “A.A.A: Cercasi ragazza che ci misuri i rispettivi membri per stabilire quale dei due è più lungo, offresi 50 euro. No perditempo“. E mi son chiesto: ma anche noi gay abbiamo questa ossessione da gara per il pene? Siamo così desiderosi di misurarcelo tra amici per vedere quale dei due è il più dotato oppure siamo estranei a ciò?

Ve lo siete mai misurati in compagnia, con la “coscienza” di essere gay? Non rischia di diventare “territorio pericoloso”? E poi, perchè due uomini sono così spaventato di potersi denudare uno davanti all’altro solo per uno stupido gioco esibizionista? Aiutiamoli: quale metodo gli consigliereste?

Foto | Flickr/Tiffa130

Ecco come due eterosessuali si misurano il pene senza "fare i gay" é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di lunedì 28 giugno 2010.


Bradley Manning, analista dell’esercito, traditore della patria e… vittima di un outing?

Bradley Manning, analista dell'esercito, traditore della patria e... vittima di un outing?“Io giuro fedeltà alla Bandiera degli Stati Uniti d’America, e alla Repubblica che essa rappresenta, una Nazione guidata da Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti”.

Questo è, in linea di massima, il principio che meglio rappresenta il pensiero del codice ufficiale che regola le leggi federali. Il giuramento deve essere effettuato stando sull’attenti verso la bandiera e con la mano destra sul cuore. Ed è probabilmente proprio questo, il cuore, ad aver provocato una serie di eventi e conseguenze che adesso stanno scuotendo le coscienze americane.

Bradley Manning è un analista dell’esercito Usa di stanza a Baghdad ed è colui che è accusato di aver consegnato video e documenti a Wikileaks.org che appartenevano alla riservatezza dell’ambiente militare. Non pochi file, bensì circa 260.000 documenti, inviati e pronti per essere distribuiti e resi pubblici. Uno di questi è già stato distribuito, con il video della strage civile a Baghdad: tra di essi, anche alcuni bambini. Vi chiederete questo argomento che relazione abbia con il mondo Lgbt e con Queerblog; purtroppo il legame pare essere molto profondo e riguarda proprio Bradley Manning:

La coscienza e la voglia di verità ha portato Bradley a tradire proprio il giuramento che abbiamo citato all’inizio del post:

“Hillary Clinton e migliaia di diplomatici intorno al mondo avranno un attacco di cuore quando si sveglieranno, una mattina, e scopriranno che l’intero repertorio di documenti riservati è disponibile al pubblico”

Quando il video è stato postato, ha provocato polemiche, critiche ma anche scandalo. Vittime innocenti trucidate e svelate solo per il doppiogioco di una talpa. Ma il suo nome, presto, è stato scoperto. Perché Bradley ne ha parlato, ha confessato il tutto ad un’altra persona, Adrian Lamo. Sembra la mossa ingenua di qualche “traditore dilettante” o forse nato dallo stress di una situazione diventata troppo grane e pericolosa. L’ansia e la paura hanno portato Manning a spifferare le sue azioni e le sue emozioni (il cuore, eccolo che ritorna…) ad una persona dall’altra parte di uno schermo, con cui stava chattando e a cui ha confessato il tutto.

E, anche questa volta, il peso di un tale segreto era troppo ingombrante e ha portato Lamo a confessare tutto e a far condannare Bradley all’arresto immediato. Di lui non si hanno tracce da giorni, la famiglia si chiede che cosa gli sia successo, che fine abbia fatto e di quale genere di prigionia sia vittima per aver tradito il suo paese.

Questa vicenda ha sconvolto, ha interessato, ha incuriosito, fino a portare ad un ennesimo elemento, ancora non del tutto chiarito. Un noto sito americano ha infatti deciso di pubblicare il dialogo originale tra Manning e Lamo, senza censure, con libertà di commenti. Nessuno pare abbia notato nulla di strano, fino a quando, tra chi lasciava il proprio messaggio, qualcuno ha scritto alla blogger “Non avevo capito che Manning fosse transessuale… l’ho capito dalla prima riga“. Un’opinione senza senso? Un mitomane? Qualche scherzo? Così ha pensato, fino a quando, è arrivato un’altra frase, questa volta diretta e senza sottintesi:

“Congratulazioni. Hai appena fatto l’outing a Manning”

L’inaspettato è accaduto, la verità ha tracimato e i documenti riservati dell’esercito americano (ora distribuiti) si mischiano con le supposizioni di un privato, apertamente sotto analisi da tutti e chiunque. Bradley non vuole andare in prigione, non vuole essere arrestato prima di essere davvero se stesso, di avere sue foto, magari con il rischio di essere allontanato perchè “in transizione”.

Parole ambigue, frasi che però non hanno lasciato dubbio alcuno a chi ha letto e alle transgender che hanno compreso immediatamente il senso di quel discorso. Si sono ritrovate nelle sue parole, hanno compreso il tormento e la lotta interiore di chi non si riconosce e vuole essere ancora libero. Parole di cuore che sono state analizzate, sezionate da ogni persona. Molti accusano la blogger di aver reso ancora più difficile e pericolosa la posizione di Manning, ora in carcere, sotto ancora la vigente legge del “Don’t Ask Don’t tell“: un ragazzo in via di transizione di genere, accusato di tradimento della patria. La sua vita già tormentata rischia di diventare un inferno, di essere ancora vittima di abusi, violenze e soprusi.

E chiedono notizie, indagano, vogliono sapere che cosa ne sarà di colui che adesso viene quasi considerato un eroe della verità. Imprigionato, ostaggio di un paese terrorizzato, timoroso che i suoi segreti possano essere rivelati e che vuole evitare altre fughe di notizie. Qualcuno spera che possano parlare ancora di lui, che si sappia qualcosa e a quale destino è condannato. Prima che sia troppo tardi e vi sia ancora vita. Il cuore, un’altra (l’ultima?) volta.

Bradley Manning, analista dell'esercito, traditore della patria e... vittima di un outing? é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di mercoledì 23 giugno 2010.


Omosessualità, Chiesa ed ipocrisia: outing su un pastore anti gay

Omosessualità, Chiesa ed ipocrisia: outing su un pastore anti gay

Ormai siamo abituati agli strali e condanne che piovono contro il popolo Lgbt, a giorni alterni. E, capita, a volte che l’ipocrisia di certi uomini di fede vengano poi rovinosamente smascherati da chi, probabilmente, è stanco di sentirsi condannare solo per la colpa di esistere ed essere nato. E così, un reporter del Lavender magazine ha dichiarato di aver incontrato personalmente il pastore Tom Brock ad una riunione per uomini gay in difficoltà a gestire la propria castità.

Lo stesso Brock aveva fatto parlare di sé per una aperta denuncia sull’omosessualità: la sua stessa chiesa, la Hope Lutheran, si era allontanata lo scorso anno da quella evangelica, quando quest’ultima aveva attuato una politica liberale verso componenti del clero dichiaratamente gay. Il pastore si era mostrato assolutamente contrario ad accettare gay ministri e partner. Ed ora, ecco la rivelazione pubblica del giornalista che aveva conosciuto l’uomo all’incontro (senza ovviamente rivelargli la sua professione).

Per ora, Brock è in congedo dalla Hope Lutheran. Un altro pastore della Chiesa ha commentato l’articolo e la notizia come qualcosa di “esorbitante”. Esatto: ed eccessiva come l’apparente ipocrisia di chi condanna una persona uguale a lui, senza accettare se stesso e gli altri.

Omosessualità, Chiesa ed ipocrisia: outing su un pastore anti gay é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di mercoledì 23 giugno 2010.


Ormai sono “tutte bisessuali e lesbiche”? Ecco una vignetta divertente ed ironica

Ormai sono tutte bisessuali e lesbiche? Ecco una vignetta divertente ed ironica

Come anche da voi sottolineato, pare che le star, quando la notorietà sembra appannarsi un po’, corrano ai ripari dichiarando di essere bisessuali. Magari non si sono mai innamorate o magari amano sia donne che uomini senza preferenze.

E la cosa puzza un po’ di ultima spiaggia per far parlare di sè. Oggi, la nostra amica Carla ci ha mandato questa vignetta divertente che, ironicamente, risolve molti dei dubbi su improvvisi coming out e “conversioni”.

Dopo il salto, guarda il finale del fumetto!:

Ormai sono tutte bisessuali e lesbiche? Ecco una vignetta divertente ed ironica

Ormai sono "tutte bisessuali e lesbiche"? Ecco una vignetta divertente ed ironica é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di martedì 22 giugno 2010.


Omosessualità repressa: eccitato dai maschi, sforzarsi di amare una donna?

Omosessualità repressa: eccitato dai maschi, sforzarsi di amare una donna?

Capita, navigando su Internet, di imbattersi in forum o siti con domande di utenti che si pongono quesiti (di qualsiasi genere) e sperano di trovare una risposta o un conforto da qualche altro internauta. E così, oggi ho letto una domanda molto “forte e volutamente provocatoria(?)”:

“È vero che ho una malattia? E che la cura esiste ed è semplice? Dicono che soffro di omosessualità repressa… E che la cura è semplice… basta accettarsi… è vero? Non è meglio cercarsi una brava ragazza e sforzarsi di amarla?”

Malattia. Cura. Sforzi. Nulla che abbia a che fare con i sentimenti. Eppure, quanti migliaia di ragazzi e ragazze si pongono, più volte, questa domanda? Di fronte ad una natura e a pulsioni, sogni e fantasie che spaventano, la soluzione più semplice potrebbe essere quella di “sforzarsi” ad amare (psicologicamente e fisicamente) una persona del sesso opposto. Ma…

Ma non è una soluzione, non è una cura perché non c’è una malattia. Il sentirsi spaventati, il non voler seguire le proprie pulsioni diventa una violenza che si fa a se stessi. E a quel punto, davvero, si rischia di dare vita ad una malattia dell’anima…

Voi avete passato (o state passando) un momento della vostra vita del genere? In equilibrio tra ciò che agita i vostri desideri e quello che la società (e le persone che vi circondano) pretendono da voi? Come avete vissuto questi sintomi che vi spingevano ad una passione che, spesso, sempre, viene ancora vista come qualcosa di proibito?

E vi è mai accaduto di incontrare un omosessuale “represso”? Nella mia vita sì, alcune volte. Persone che non accettavano di dire “Ti amo” e che dopo qualche giorno ( o poche ore) rinnegavano il tutto, inseguendo la chimera di una famiglia perfetta ideale, con un cane di razza pura che corre in giardino. E dopo anni, ora sono dichiaratamente gay. Forse è questione di esperienze, di persone giuste… di avere il coraggio finalmente di fare il grande salto, senza rischiare di scendere a compromessi (anche) con se stessi.

Foto | RemoteControl

Omosessualità repressa: eccitato dai maschi, sforzarsi di amare una donna? é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di lunedì 21 giugno 2010.


E lo spot gayfriendly di McDonald’s non verrà trasmesso in America per differenti norme culturali

lo spot gayfriendly di di McDonald's non verrà trasmesso in America per differenti norme culturali

Ricordate lo spot francese di Mc Donald’s? Padre e figlio insieme a pranzo e l’invito a venire a mangiare “così come sei”? Sembra che quella pubblicità, che ha fatto ormai il giro del mondo, non verrà utilizzata negli Stati Uniti. E fin qua non ci sarebbe nulla di particolarmente sconvolgente, se non fosse la motivazione di Don Thompson (foto), capo in seconda dell’azienda, che lo trova inadatto per diverse “norme culturali“. Lui, infatti, si dichiara orgogliosamente “cristiano, con le sue personali convinzioni“:

“Da MacDonald’s ci sono valori cruciali ai quali facciamo riferimento e il mondo è sempre più vicino. Parliamo molto di queste cose e a volte facciamo degli errori. Parliamo di cose che possono avere implicazioni in alcune parti del mondo ed essere culturalmente accettate in altre. E queste sono cose dalle quali impariamo. Ma quello spot non andrà in onda negli Stati Uniti.”

E continua sull’argomento, come stesse per pubblicare il vero e originale Codice da Vinci:

“Il brand è locale e in posti diversi succedono cose diverse. Dobbiamo essere sicuri dell’impatto che un’azione potrebbe avere in altre parti del mondo”

In posti diversi succedono cose diverse? Il concetto esprime la stessa profondità di un un banale “non siamo tutti uguali” o “non esistono più le mezze stagioni“. Significa quindi che in Francia i gay ci sono e vengono accettati, mentre il Mc Donald’s francese lo frequentano solo famiglie “Mulino bianco”style?

Via | DigitalJournal
Foto | BusinessWeek

E lo spot gayfriendly di McDonald's non verrà trasmesso in America per differenti norme culturali é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di giovedì 17 giugno 2010.


“Oh my God”… il figlio del torero è omosessuale

"Oh my God"... il figlio del torero è omosessuale Con l’avanzare dell’estate e l’inizio del piacevole ritrovarsi all’aperto a raccontarsi gossip di ogni genere, anche i giornali fanno la loro parte inseguendo vip, e figli e nipoti di vip. Così, un patinato magazine spagnolo Oh My God!, che strizza l’occhio ai lettori gay, ma non disdegna la lettura di chi gay non è, erede della rivista storica Zero, sul numero estivo ha sbattuto in prima pagina un protagonista della bella vita spagnola, Jaime Ostos Jr., figlio di un celeberrimo torero spagnolo, entrambi parecchio conosciuti dai sudditi di re Juan Carlos. Jaime Ostos Jr. intende levarsi qualche sassolino che gli danza tra i sandali da mare, e spiega al giornale, che ha deciso di dichiarare apertamente la sua omosessualità: gli piacciono quelli del suo stesso sesso. Spiega anche di volerlo fare prima che sia la madre a sbandierare ai quattro venti la sua condizione sessuale, e l’avrebbe fatto in malo modo.

La notizia ha suscitato in Spagna stupore e incredulità. Tutti pensavano che Jaime Ostos Jr. fosse un ragazzo bello, desiderato dalle donne e fortunato a scegliersi come compagna di vita una facoltosa figlia di un magnate della finanza spagnola. Già perché lo scorso anno, era stato annunciato il matrimonio tra i due, per la felicità del padre e della famiglia altolocata. Tutti si aspettavano una cerimonia di nozze in grande stile, celebrata magari a Madrid o a Siviglia, in una cornice di lusso sfrenato che avrebbe scatenato paparazzi e giornalisti affamati di gossip.

E invece nulla, dopo alcuni (lunghi) mesi di silenzio, Jaime Ostos Jr., che attualmente vive a Miami (città molto, molto gaya), ha deciso di uscire allo scoperto, annullando ogni speranza di voler impalmare la ricca ereditiera e, tanto per non lasciar dubbi organizza il suo coming out, sulle pagine di un magazine omosessuale. Dice che non c’è nulla di male ad amare un altro uomo e non vuole che sia la perfida madre a dirlo al mondo.

Chi si nutre di pettegolezzi d’oltre confine, probabilmente sa che tra il matador Jaime Ostos e sua moglie Consuelo Alcalà, i rapporti si sono rotti da tempo, dopo che Consuelo accusò il marito di essere un manesco e un dittatore. Scrisse addirittura un libro in cui metteva in guardia le donne su come difendersi dai tipi come Jaime Ostos. E a quanto pare anche col figlio le cose non sono andate per il verso giusto, anche se si racconta che per un certo periodo, proprio a Miami, abbiano vissuto insieme madre, figlio e l’amante del figlio.

Lui, il novello gay, nei mesi scorsi si faceva vedere in compagnia di Yolanda Garcia-Cereceda, componente di una famiglia di alto lignaggio, amica di potenti della stoffa di Felipe Gonzales. Yolanda è già divorziata e ha tre figli e, a quanto si racconta, pare sia stata la madre di Jaime a insistere per un matrimonio miliardario tra suo figlio e Yolanda, che a vederlo con gli occhi di oggi, non avrebbe retto per molto.

Ora la Spagna si chiede se il figlio dell’ex torero, visto che la legge lo consente, stupirà tutti sposando in pompa magna il suo ragazzo. Vedremo!

"Oh my God"... il figlio del torero è omosessuale é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di domenica 06 giugno 2010.


Categorie:mondo, news, storia-gay Tag:

In ricordo di Peter Orlovsky, per 30 anni compagno di Allen Ginsberg

Il mio sperma diventa un dollaro d’argento posato sul letto.
Guardo fuori dalla finestra e non vedo nessuno, Vado in strada, guardo verso la mia finestra e non vedo nessuno.
Così parlo all’idrante, e gli chiedo “Hai delle lacrime più grandi delle mie?”
Non c’è nessuno in giro, piscio ovunque.
Mie trombe di Gabriele, mie trombe di Gabriele: Spiegate i canti di gioia, il mio giubilo immenso.

Quando i poeti lasciano la vita terrena, lasciano ad eterna testimonianza, i loro scritti che emozioneranno generazioni future, canteranno la vita in versi e racconteranno altre generazioni che furono. Se ne vanno in canti di sirene i poeti, gli unici a lasciare un leggero rimpianto, una virgola che si fa goccia di lacrima. Peter Orlovsky è tra questi, spentosi domenica scorsa nel Vermont, luogo caro alla comunità omosessuale, all’età di 76 anni. E’ stato il compagno d’amore e di poesie di un altro vate della lirica in prosa: Allen Ginsberg.

Con Ginsberg e con Fernanda Pivano, altra pioniera di una felice generazione flower, diedero vita alla generazione beat, che non era solo canzoni o rime, ma un vero genepraio di cultura, di fantasie oniriche, di riscatto di felici libertà. Peter e Allen avevano formato la prima coppia gay dell’era dionisica dei piaceri nudi, intarsiati di profumi, di scelte contro ogni falso consumismo e di contestazioni. Furono così immortalati da Richard Avedon: nudi, abbracciati in un melenso di abbandono l’uno per l’altro.

“Una coppia che bruciava di amore e di poesia”, la definì la Pivano, mentre Peter si canzonava come “poeta buddista”. Fu a casa di un pittore, Robert La Vigne, che Allen si innamorò di Peter, vedendolo ritratto su un quadro, nudo e con delle cipolle ai piedi. Fu subito amore e i due non si lasciarono più. Cominciarono insieme a girare il mondo, a cibarsi di sesso e poesia diventando un mito per una delle storie d’amore più profumate e longeve della cultura letteraria americana.

Fu proprio Fernanda Pivano, diventata loro amica inseparabile, ad assistere al primo matrimonio omosessuale americano tra Peter e Ginsberg. Un rito senza alcun valore istituzionale visto che ancora di matrimoni gay non se ne parlava affatto. Così, il 3 febbraio 1955, gli “sposi” si giurarono fedeltà, passione e donazione l’uno verso l’altro, finché non fossero sbarcati in Paradiso. E così accadde.

Non fu tutto rose e bacetti. Allen ebbe pazienza e amore verso Peter che, per molte volte, andava a cercare compagnie femminili, una radente bisessualità che per Peter significava varcare altri confini, mentre Ginsberg manteneva intatta quella passione unica e indissolubile. “Bruciare di passione e di poesia”, nulla di più per l’autore di nuove, meravigliose chimere.

Di Peter Orlovsky ricordiamo Clean Asshole Poems and Smiling Vegetable Songs, Dear Allen, Ship Will Land Jan 23, 58, Lepers Cry, Urlo e Kaddish.

In ricordo di Peter Orlovsky, per 30 anni compagno di Allen Ginsberg é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di giovedì 03 giugno 2010.


Categorie:libri, news, storia-gay Tag:

Il 4 giugno esce “Humpday – Un mercoledì da sballo”, film dalla tematica gay che parla anche di omofobia

Il 4 giugno esce  "Humpday - Un mercoledì da sballo", film dalla tematica gay che parla anche di omofobia Esce il 4 giugno, in Italia, “Humpday - Un mercoledì da sballo” presentato all’ultimo Festival di Cannes. La pellicola narra la storia di Ben ed Andrew, due amici di vecchia data che non si rivedono da moltissimo tempo. Durante un party molto alcolico i due si lasciano convincere a girare un video amatoriale in atteggiamenti intimi. Quali saranno le conseguenze?

Tra i temi toccati dalla commedia, c’è anche l’omofobia che cerca di essere ridicolizzata attraverso scene che provocano risate ma anche riflessioni. Amato anche da buona parte della critica, verrà distribuito anche nel nostro paese. Ma, poteva non essere “danneggiato”? Ovviamente no. Ed ecco la geniale idea di affidare il doppiaggio a “Lillo e Greg”, famose “Iene” televisive.

Dopo il salto, il trailer del film. Vi ispira? Nonostante l’intensità delle voci pari, a mio parere, a quella della lettura dell’elenco telefonico…

Il 4 giugno esce "Humpday - Un mercoledì da sballo", film dalla tematica gay che parla anche di omofobia é stato pubblicato su queerblog alle 15:00 di mercoledì 02 giugno 2010.


Nullo il matrimonio tra due gay registrato all’anagrafe di Quinto di Treviso


No, no e no; insomma come si può far capire a questi screanzati omosessuali che di matrimonio tra loro, in Italia non se ne deve parlare, figurarsi, accettarlo e renderlo riconosciuto. Lo fate all’estero, in tanti di quei Stati dove la legge lo consente? Affari vostri, ma varcati i confini nazionali, sappiate che tornate ad essere due emeriti sconosciuti per le nostre leggi. E non fate i furbi! Sembra essere questo un fantomatico dialogo che veste bene con la vicenda che andiamo a raccontare. Di mezzo c’è anche lo zampino di qualche distratto funzionario del nostro Consolato in California.

Fatto è che lo scorso anno, due ragazzi innamorati l’uno dell’altro, decidono di convolare a nozze nella patria dei diritti lgbtq americana, San Francisco. E innocentemente, il 13 maggio 2009, è il Consolato italiano a chiedere la trascrizione dell’atto di matrimonio all’anagrafe di Quinto, il Comune dove i due risiedono. Poi, è proprio al Consolato che a qualcuno viene il sospetto, visto anche il luogo: vuoi vedere che quel matrimonio riguarda due uomini? Sì, sono proprio due uomini. Che si tratti di amore, a loro poco importa. E si lanciano a chiedere al Comune di Quinto di attivare le procedure per annullare la trascrizione.

Ma la cosuccia non è semplice. L’ufficio di stato civile deve provvedere ad inoltrare al tribunale la richiesta di annullamento dell’atto. Per non farsi mancare nulla, anche il sindaco del paesino, leghista, si dice pronto a ogni battaglia pur di togliere dai registri del suo Comune quella coppia omosessuale che aveva ardito tanto. Però, per un po’ di tempo, i due diventano la prima coppia gay, regolarmente sposata e riconosciuta in Italia.

E quando la legge interviene, tocca al procuratore della Repubblica di Treviso, far tornare l’Italia che è:

L’atto di registrazione dell’unione è giuridicamente irricevibile - aveva detto il procuratore - darò parere favorevole all’annullamento, sarà poi il tribunale ad esprimersi“.

Peccato per la coppia che sperava che, come già accaduto (e sappiamo come è finita), il Tribunale di Treviso, si appellasse al parere della Corte Costituzionale. E invece, la Corte dei giudici, ha dato parere negativo, sciogliendo quel vincolo non contemplato dalle nostre attuali leggi.

Ero convinto di poter cambiare le cose, - ha detto uno dei due ragazzi - poi mi sono scontrato con la realtà“.

Che coraggio, però, ragazzi, anche se per mio conto vi faccio i più affettuosi auguri per la vostra unione d’amore e non di Stato. Ci vorrà ancora molto perchè la legge sia dalla vostra parte e dalla parte di tutte le altre coppie di fatto omosessuali. Il Paese non sa darsi leggi sui diritti civili lgbtq, non capiamo perché e non ci rassegniamo. Sulle battaglie per i diritti c’è da tempo, e quasi prioritaria, anche il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto.

Chissà se riusciremo a portare a casa qualche risultato, o toccherà alle future generazioni vedere i risultati di quanto andiamo a battagliare oggi. Tra politici e clero, oggi, c’è ben poco da sperare.

Fonte/ La tribuna di Treviso

Nullo il matrimonio tra due gay registrato all’anagrafe di Quinto di Treviso é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di lunedì 31 maggio 2010.


Uk: più del 60% di gay intervistati ammette imbarazzo a mostrare pubblicamente affetto ad un altro ragazzo. E voi?

Uk: più del 60% di gay intervistati ammette imbarazzo a mostrare pubblicamente affetto ad un altro ragazzo. E voi?

Un’intervista su un sito gay ha permesso di notare che ben il 61% di coloro che hanno risposto alla domanda, hanno ammesso di sentirsi a disagio a mostrare pubblicamente segni d’affetto verso una persona del proprio sesso. Solo il 38% invece si sentirebbe sicuro e a proprio agio nel farlo, esclusivamente, in un locale gay o comunque gay friendly. In uno stesso test per gli eterosessuali, solo il 6% si sente impacciato a baciarsi o tenersi per mano.

La fascia di età che maggiormente è a disagio racchiude giovani tra i 18/24 anni, mentre è solo il 19% tra gli adulti oltre i 60 anni. Secondo la stima, coloro che hanno sempre vissuto l’omosessualità come qualcosa di illegale, negli anni passati, ora vivono questa condizione della società come una repressione minore rispetto a quella già vissuta da giovani.

E voi come vivete questa situazione in Italia? I casi di omofobia non rassicurano certamente e il clima che si respira, a volte, non è per nulla solidale. Evitate anche voi di baciarvi in pubblico od effusioni con il vostro partner (o la vostra partner), perchè imbarazzati o preoccupati di essere aggrediti? Oppure cercate di vivere serenamente la vostra natura senza alcuna costrizione esterna?

Uk: più del 60% di gay intervistati ammette imbarazzo a mostrare pubblicamente affetto ad un altro ragazzo. E voi? é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di domenica 30 maggio 2010.


Kirk Walker: gay e allenatore di softball


Il polverone mediatico sollevato da buona parte dei mass media italiani, gay e no, attorno ad una foto raffigurante Ibrahimovic e Piquè in atteggiamenti degni di Brokeback Mountain ci ha ricordato una volta di più che di pari opportunità, tra etero ed omosessuali, si potrà parlare solo quando a tutti gli sportivi sarà concesso il diritto dell’omosessualità.

Il Post, nei giorni scorsi, si è occupato di Kirk Walker, l’allenatore della squadra di softball dell’Oregon State University. Primo gay dichiarato in attività (altri ex giocatori fecero coming out solo alla fine della carriera) Kirk Walker ha vinto negli ultimi 16 anni molte più partite dei suoi predecessori.

Diventato in poco tempo un modello in cui identificarsi, così è stato definito dal New York Times, Kirk Walker ha invitato in più occasioni altri colleghi a fare coming out ricordando pubblicamente quanto bene faccia alla società l’onestà.

Kirk Walker: gay e allenatore di softball é stato pubblicato su queerblog alle 08:00 di venerdì 28 maggio 2010.


Gerard Piqué parla della foto con Zlatan Ibrahimovic e dice “I gay nel calcio ci sono”. Ma lui non lo è…

Gerard Piquè parla della foto con Zlatan Ibrahimovic e dice "I gay nel calcio ci sono". Ma lui non lo è...

Riassunto delle puntate precedenti: una foto di Piqué e Ibrahimovic in posa equivoca scatena il delirio tra i loro tifosi, con scene di panico, di delirio e mascelle spalancate. Due uomini in atteggiamento così “intimo e tenero”? Mai! Dovevano piuttosto essere fotografati mentre facevano la gara a chi pisciava più lontano o al gioco degli sputi in faccia, ma tenersi per mano… quello è troppo!

E se Ibra ha proposto alla giornalista che l’ha intervistato un menage a trois con la sorella per dimostrare di essere etero (che lord…), Piqué invece scomoda quasi gli “X Files” e la “Cia”, parlando di complotto:

“Stavamo parlando del mio libro (”Viatge d’anada i tornada“) dopo la conferenza di presentazione a marzo. Hanno pubblicato quella foto in occasione della penultima giornata di Liga per provare a destabilizzarci. I gay nel calcio ci sono anche se restano in silenzio visto l’ambiente “macho” del calcio. Potrebbero fare outing senza che nessuno se la prenda con loro”

Certo, magari sarebbero in ogni copertina, dalla “Gazzetta dello sport” a “Topolino”, ma questo è un dettaglio. O al massimo potrebbero sempre poi negare e dire che parlavano di un libro, no?

Fonte | Corriere

Gerard Piqué parla della foto con Zlatan Ibrahimovic e dice "I gay nel calcio ci sono". Ma lui non lo è... é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di martedì 25 maggio 2010.


Discoteche, sesso gay e uso del popper

Discoteche, sesso gay e l'uso del popper

Ricordo di aver sentito parlare per la prima volta del popper, anni fa, quando dopo essermi lasciato con il mio fidanzato di allora, avevo conosciuto un modello che divideva casa con un altro ragazzo, gigolò. E mentre io parlavo in cucina, un signore usciva dalla porta di casa, mentre l’escort, in accappatoio, ci raggiungeva nella stanza e il tizio, prima di uscire, esclamò: “Grazie per il popper

E per me, “il popper” poteva essere un volatile, come un virus per pc oppure un cappello. Non ne avevo la minima idea. Poi indagai e scoprii questo:

“Il Popper è una droga derivata dal nitrito di alchile e si trova in fialette dal liquido incolore che vengono inalate e provocano un’eccitazione violenta, ma brevissima, lunga non più di qualche minuto. È una delle droghe più terribili perché determina gravi danni neurologici e cardiovascolari. Venduto solitamente nei sexy shop o come deodorante, anche se in verità non ha un buon odore.”

Successivamente, mi capitò di andare a ballare in un locale di Milano e trovai per terra, vuote, questi flaconcini ormai usati, che rotolavano davanti alle porte dei bagni. Non ho mai usato il popper, non per fare il primo della classe o per mostrare la mia immensa virtù (?). Non mi hanno mai interessato le droghe, anzi spesso mi hanno spaventato e l’idea di poter fare sesso sotto effetto di una sostanza stupefacente tossica è lontanissima da me.

Però leggevo - e leggo spesso - di molte persone che lo usano oppure, in chat, scrivono annunci, rassicurando il proprio futuro sconosciuto partner di possederlo in casa. E voi, amici lettori, l’avete mai utilizzato? O vi è mai capitato di incontrare qualcuno che ne facesse uso? (Nel chiedervelo, ve ne sconsigliamo caldamente l’uso)

Foto | Drugs-info

Discoteche, sesso gay e uso del popper é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di martedì 25 maggio 2010.


Video Gay da You Tube: la soap opera con la storia gay di Oliver & Cristian in “Verbotene Liebe”

Video Gay da You Tube: la soap opera con la storia gay di Oliver & Cristian

Premessa: questo post, se letto fin dopo il salto, potrebbe provocare assuefazione. Mi spiego meglio. Qualche giorno fa, ho chiamato un mio amico che mi ha liquidato dicendo “Ti richiamo dopo sto vedendo una soap opera gay, ciao“. E immaginando che non si trattasse di “Un posto al sole“, quando l’ho risentito ho chiesto delucidazioni. E mi ha spiegato.

Su Youtube, esiste la possibilità di seguire una soap opera, Verbotene Liebe, al cui interno è narrata l’appassionante storia di due ragazzi, Oliver e Christian. La trama è diretta e senza censure e inizia quando Oliver ritorna a Düsseldorf dopo aver trascorso 5 anni come steward a bordo di una nave da crociera, e va a vivere insieme allo zio Lars, in un appartamento dove abitano anche Coco e il suo fidanzato Christian…

Non vi anticipo niente, ma dopo il salto, troverete la prima puntata (ovviamente sottotitolata in italiano). Io ne ho viste una quindicina e non è affatto male, per noi, italiani, pura fantascienza… Voi la seguite già? Vi ispira? Che ne pensate?


Il megafono di Milk fa litigare la comunità gay americana

Potrebbe trattarsi di un cimelio come tanti altri; di poco valore commerciale. E invece ha fatto la sua apparizione in un film di successo, “Milk”, pellicola discussa e amata anche fuori dalla comunità lgbtq mondiale. Il “cimelio” è proprio il megafono con cui l’esponente dei diritti civili omosessuali, Harvey Milk, radunava le folle e gridava al mondo la parità di leggi che la comunità lgbtq chiedeva alla politica. Ora quel megafono sta creando qualche problema tra il suo custode, Cleve Jones, e una scuola elementare che porta il nome dell’attivista gay, assassinato a San Francisco il 27 novembre 1978. E ovviamente parte della comunità omosessuale che tifa per la scuola. Dopo essere stato usato nel film, il “cimelio” non è più tornato nella teca scolastica della Milk Academy.

Cleve afferma di aver trovato inserite delle vecchie pile che avrebbero potuto rovinare il megafono; e poi lui l’aveva dato in prestito alla scuola, mica regalato. Cleve, noto anch’egli per le battaglie condotte a fianco di Milk, dice che il megafono gli appartiene; che fu proprio Milk a donarglielo dopo la sua elezione al Board of Supervisors, primo uomo dichiaratamente omosessuale a essere eletto a una carica così alta. Scuola e attivisti omosessuali, però, non intendono mollare e chiedono a Jones di restituire il maltolto, che genitori e bambini desiderano resti nella loro scuola.

A difenderlo c’è però un’altra attivista omosessuale, Susan Goldstein, che afferma il valore simbolico e storico di quel megafono con cui Milk radunava le folle, e che è giusto conservare in un luogo sicuro e protetto, trattato da mani giuste: quelle di Cleve, appunto. L’altoparlante a transistor, ancora funzionante, con la sua sirena incorporata, resterà, almeno per ora a casa di Cleve Jones che però ha deciso di darlo nuovamente in prestito alla Gay, Lesbian, Bisexual, Transgender Historical Society di Castro che lo utilizzerà in una manifestazione pubblica, poi si vedrà.

Foto | Movieplayer


Chat gay, siti gay e applicazioni su iPhone per incontri tra uomini: sono sempre mezzi sicuri?

Chat gay, siti gay e applicazioni su iPhone per incontri tra uomini: sono sempre mezzi sicuri?

Nella mia vecchia esperienza da chat gay, una delle mie paure più grandi, è sempre stata quella dell’incognita. Chi c’era dall’altra parte del computer? Quando le cam poi non erano così di moda, mi dicevo “E chi mi garantisce che la persona in foto sia davvero lui?“. So che può essere scambiata per paranoia o che paiono le parole di Nonna Abelarda, ma ero sempre nervoso e un po’ preoccupato ( e davo in giro il cellulare e i dati dell’altra persona che dovevo incontrare a più persone possibili…).

E leggendo questa notizia, mi sento come le vecchie che aprono il giornale alla vicina di casa, dicendo, orgogliose: “Hai visto che avevo ragione io?”. A Phoenix, un uomo è stato ucciso dopo un appuntamento online. La vittima, Mark G. Woodland, 54 anni, è stata trovata picchiata e accoltellata nel bagno dal suo coinquilino. L’uomo ha riferito alla polizia che Woodland gli aveva scritto di essere uscito per un appuntamento e di essersi anche informato via sms per sapere se la casa era libera. Poi, al suo ritorno, la macabra scoperta.

Dopo aver sentito un amico di Mark, la polizia ha scoperto che l’uomo era solito utilizzare un’applicazione su iPhone che permette di trovare altri gay (connessi o non connessi, ma iscritti) in una zona vicina alla tua. Forse Grindr o un suo parente stretto. E dal tabulato delle indagini, dopo aver scoperto il nick dell’uomo, la polizia ha rintracciato un 19enne, tale Tommy Reed, che pare abbia anche ammesso alcune delle accuse a lui rivolte. Ma tralasciando questa notizia da cronaca nera, non vi è mai successo di domandarvi chi ci sia realmente dall’altra parte del computer?

Quando avete fissato appuntamento al buio, l’avete fatto sempre a cuor leggero? Mai titubanti? Solitamente fissate un luogo pubblico per sicurezza o invitate anche direttamente a casa vostra (oppure vi dirigete a casa dell’altro)? Avete un vostro personale “modus operandi”?


Uk: un documentario per seguire il coming out di due gay

Uk: un documentario per seguire il coming out di due gay

In Inghilterra, il 24 maggio, andrà in onda su Current Tv un documentario che segue e mostra le vite di due gay alle prese con coming out difficili da effettuare. I due protagonisti sono Ahmad e Neil.

Ahmad, 24enne (foto), nato nel Cairo, vive una aperta esistenza omosessuale a Londra, lavorando part time in un sexy shop. I suoi genitori, musulmani, non hanno idea che il loro figlio sia gay e verrà mostrata la sua rivelazione, accompagnata dalla speranza del giovane di poter essere accettato e di poter conciliare la propria sessualità con la religione di appartenenza.

Neil invece ha 55 anni, ha trascorso praticamente tutta la sua vita a nascondersi, collezionando solo una serie di sporadici e veloci flirt, senza mai avere una vera relazione sentimentale. Spaventato dall’omofobia, ha sempre temuto che le persone non potessero accettarlo per quello che era. Si confrongterà con amici, ex colleghi e in un drammatico faccia a faccia con il fratello.

Che ne pensate di questa idea? Seguire e documentare questi esempi può essere interessante e socialmente utile? Oppure è solo un modo per spettacolarizzare la cosa e renderla ancora più “morboso” e preoccupante? Vi piacerebbe che questo esperimento venisse fatto anche in Italia?


No gay al Mount Gay Rum

No gay al Mount Gay Rum

In una grande città come Milano, capita che ci sia un evento particolare che ti incuriosisce. Così, insieme alla mia amica Sofia, mi sono diretto a questa serata per una marca di bevanda alcolica, “Mount Gay Rum”, in un hotel in centro città. Aspettando il suo arrivo (”Sto arrivando“, “Ma sei ancora a casa?” “No, no, ho chiuso adesso la porta!“), mi sono chiesto, ironico, quale fosse il numero di persone etero, gay o bisex presenti all’evento.

Ma perché il rum è gay?” ironizzava Sofia, mentre si guardava intorno curiosando tra gli invitati. Intorno a noi, bottiglie sparse di rum e la Pr del locale che intratteneva i vari invitati. Poi si è diretta verso di noi, in fila per l’area degustazione: “Ragazzi non lo volete provare liscio?“. Così ho immaginato di bere un bicchiere di rum a stomaco vuoto e mi sono visto, dieci minuti dopo, sul tavolo mentre gridavo ai presenti, brandendo la bottiglia in mano: “È più gay lui o io, eh?!“. Sorridendo abbiamo annuito, per poi tornare al punto in cui eravamo.

Finora sono tutte coppie etero. Nessun gay al rum gay party…” commentavamo, guardandoci intorno, tra calici di mojito. E teoricamente, noi gay siamo muniti di un “sesto senso” e riusciamo a trovare un altro omosessuale anche in un pagliaio. Eppure, ieri sera, sembravano spariti. Niente, nulla. Fino a quando, Sofia mi ha indicato un ragazzo entrare, dicendo ” Questo secondo me è nello spirito della serata

Calcolando che cinque minuti prima aveva scambiato una ragazza con il caschetto e gli occhiali per Arisa, non era molto attendibile. Però era vero. Non era più solo. Tra coppie sessantenni e manager che annuivano fra di loro su argomenti a me sconosciuti, c’era un altro gay in una serata di inaugurazione per il rum della montagna gay. Mi sono guardato intorno, tra cartelloni che indicavano l’origine di questo rum: Barbados.

E mi è spuntato un sorriso ironico, mentre riflettevo sull’ironia della sorte. In isole come quelle delle Barbados dove l’omosessualità è illegale sebbene di notte diventi molto attiva soprattutto per merito dei turisti, esiste una montagna gay, colline in cui viene lavorato e poi confezionato questo liquore poi esportato in tutto il mondo. Da un luogo in cui i gay non sono tutelati e protetti ad un altro paese in cui, giustamente, ci lamentiamo per diritti che sembrano lontani anni luce. Se alle Barbados le montagne possono essere gay ma non lo possono essere le persone, da noi invece le persone “possono” esserlo ma non possono essere nominati così i prodotti da vendere? Chissà se, per curiosità, potremmo un giorno brindare ad una nuova versione gay della coca cola? Oppure ad un’acqua arrivata direttamente dal fiume Lesbo?

E dopo più di un’ora trascorsa tra Mojito e cocktail vari (a base di rum), io e Sofia siamo usciti dall’hotel che aveva ospitato l’evento, mentre venivamo fermati da una hostess all’ingresso. Mi ha allungato una confezione omaggio di “Mount Gay Rum”, mentre un ragazzo armato di macchina fotografica mi chiedeva di poter immortalare il momento della consegna. Ha scattato, mentre, di profilo, afferravo l’omaggio. “Ne facciamo una mentre mi guardate?“. E ha scattato, mentre tenevo tra le mani l’elegante sacchetto: mentre un qualsiasi Desperate Gay Guy teneva tra le mani un qualsiasi Mount Gay Rum. E qualcosa di coerente e in comune, al di là di origini e percorsi, questa volta c’era.


Botineras: la soap opera argentina con scene di amore e sesso gay

Bolineras: la soap opera argentina con scene di amore e sesso gay

Botineras è una soap opera argentina ambientata nel mondo del calcio. Di successo, ha al suo interno anche una trama gay con scene di sesso abbastanza esplicite e dirette. Senza falsi moralismi. Due uomini si amano? Allora via i jeans, le mutande e che si rotolino sul letto. Impossibile ogni volta staccare con un bacio pudico e la scena successiva. Pensate che bello se anche in Italia ci fosse qualcosa di rivoluzionario come quello. Un figone che snobba la sventolona di turno e inoltre rimorchia il fratello. Che smacco e che colpi di scena, non trovate? Per esempio, in “Vivere”, in occasione dell’ultima puntata, avrebbero potuto chiudere la locanda Bonelli e trasformarla in un “Bed&Breakfast Lgbt”. E invece, niente.

Ma non è che nemmeno in America le cose vadano molto meglio in questo settore. Prendiamo “Beautiful“: siamo tutti d’accordo che il mondo della moda non è esattamente popolato principalmente da etero no? Ebbene in “Beautiful”, da anni e anni non si è visto un personaggio gay che, per sbaglio, partecipi ad una sfilata o sia protagonista, con una sua trama o una vita, per esempio. In tutti i Forrester e gli Spectra non è passato un omosessuale o una lesbica in duecento sfilate. Mai un modello bisessuale, mai uno stilista ambiguo. No, tutti etero convinti affetti da tachicardia non appena passa Brooke Logan.

A.A.A. Cercasi ruolo gay per soap opera, possibilmente dotato di una vita privata, non affetto da mille problematiche irrisolte, nessuna conversione in futuro e magari non confidente delle vere protagonista della storia. Grazie. Dopo il salto, un video della soap opera argentina: prendete appunti


Coppia gay sorpresa a fare sesso in macchina. A voi è mai successo di essere così eccitati da…

Coppia gay sorpresa a fare sesso in macchina. A voi è mai successo di essere così eccitati da...

A Rimini, una coppia gay è stata sorpresa a fare sesso in macchina. E’ accaduto nel pieno pomeriggio dello scorso weekend quando un uomo di 50 anni, direttore di banca, e un ragazzo spagnolo di 29 anni, sono stati notati all’interno della loro vettura, impegnati in un chiaro rapporto sessuale. Ovviamente è scattata la denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Per il loro avvocato, invece, si trattava di semplici baci innocenti.

E a voi, miei cari e amati lettori, è mai successa una cosa del genere? No, non stiamo indagando sulla vostra fedina penale, ma mi chiedevo: è mai accaduto che una improvvisa tempesta ormonale avesse il sopravvento su di voi e vi facesse fare l’impensabile magari in un luogo inadatto? Avete mai avuto un’attrazione talmente forte da lasciarvi trasportare, per esempio, in macchina, in spiaggia, a casa di amici mentre gli altri ospiti sono in un’altra stanza, senza pensare alle possibili conseguenze?

A me era successo alcune volte in un bosco, durante una passeggiata, con due persone diverse, in luoghi e tempi diversi. Poi però il timore di dover affrontare una denuncia mi ha convinto a desistere ed interrompere il tutto a metà circa. E finora non mi sono mai rivisto su YoupornGay (sospiro di sollievo).

Ora però butto la patata bollente a voi… Lasciatemi a bocca aperta!

Foto | AnimalBehaviour


Richard Chamberlain, gay dichiarato, si è lasciato con il suo compagno

Richard Chamberlain, gay dichiarato, si è lasciato con il suo compagno

Il coming out di Richard Chamberlain aveva sorpreso molte persone. Il protagonista del serial cult “Uccelli di rovo” aveva fatto innamorare di sè moltissime donne e, a sorpresa, arrivò la sua confessione: “Sono gay”, spiegando di essere anche fidanzato. E ieri, dopo una relazione durata circa 30 anni, si è lasciato con il produttore e manager Martin Rabbett.

I due vivevano insieme alle Hawaii ma ormai Chamberlain se ne è andato, tornando a Los Angeles. Una delle ultime apparizione dell’uomo è stata in “Desperate Housewives“, nel ruolo del patrigno gay di Lynette Scavo (foto)

E il pensiero di un amore durato una vita che finisce è sempre qualcosa di triste e amaro, sia da celebrità che da persone comuni.


Gran Bretagna. Scrive sul suo sito che i gay non sono normali. E il partito lo sospende

In Inghilterra è bufera contro un candidato Conservatore al collegio del North Ayrshire e Arran, dopo che sul suo sito aveva scritto un post dal titolo: “L’omosessualità non è un comportamento normale”. Philip Lardner, questo è il nome del politico, è stato sospeso dal partito e i commenti, parecchi arrabbiati, sono stati cancellati insieme all’articolo. A scatenare la polemica contro i Tory, non solo gli avversari politici ma anche le associazioni lgbtq che si sono sentite profondamente offese dal giudizio di mr. Lardner. All’inizio di questo mese, un altro politico inglese, Chris Grayling, aveva suggerito di respingere gli omosessuali dai bed & Brekfast, probabilmente in appoggio a gruppi ultrareligiosi che mal vedono la politica a favore dei diritti delle persone omosessuali. Si legge sul sito di Lardner:

“Sarò sempre a sostegno dei diritti degli omosessuali che devono essere trattati secondo i concetti di (buon senso), uguaglianza e rispetto, e difendere il loro diritto di scegliere di vivere come vogliono in privato, ma non voglio accettare che il loro comportamento passi come ‘normale’ o incoraggiare i bambini a indulgere in questo. La tolleranza e la comprensione è una cosa, ma la promozione dello stato di omosessualità è un’altra. Sosterrò i diritti dei genitori e degli insegnanti a rifiutare che ai propri figli venga insegnato che l’omosessualità è un comportamento ‘normale o una scelta di vita pari al matrimonio tradizionale.”

Tra l’altro il candidato, ora sospeso dal suo partito, si presentava in un collegio saldamente in mano al partito laburista, e forse questo avrebbe dovuto farlo riflettere. Naturalmente, Grayling ha detto di non essere stato compreso, ma non è valso a nulla, visto che le parole erano lì a testimoniare. Così, il capo dei Conservatori, David Cameron, ha deciso per la sospensione e ha chiesto scusa dicendo che il partito conservatore sostiene l’uguaglianza gay.

A complicare le cose, proprio la scorsa settimana, da un sondaggio svolto dal sito lgbtq Pinknews, era venuto fuori che la stragrande maggioranza degli elettori omosessuali non intendevano più appoggiare il partito di Cameron, facendo crollare a un risicato 9 per cento gli elettori gay ancora fedeli ai Tory.

Insomma, l’Inghilterra non è certamente l’Italia dove parecchi politici si scagliano contro l’omosessualità e, male che vada, qualcuno contesta, ci si fa una pubblicità obliqua, e poi finisce tutto a tarallucci e vino.

Foto | philiplardner


Categorie:mondo, movimento, news, omofobia, storia-gay Tag:

Uomo cieco entra al ristorante ma il suo cane guida non viene ammesso perchè gay

Uomo cieco entra al ristorante ma il suo cane guida non viene ammesso perchè gay

Sono certo che, leggendo il titolo, avrete pensate ad uno scherzo o ad un passo del libro “Scoppia il maiale, ferito il contadino”. Invece la notizia è recente: in Australia, ad un cieco che voleva cenare al ristorante Thai Spice di Adelaide è stato rifiutato l’ingresso. Erano, infatti, convinti che il suo cane-guida fosse stato operato per diventare gay.

Ricapitoliamo: nel maggio 2009, tale Ian Jolly, 57 anni, voleva mangiare in un locale pubblico ma il cameriere dello staff interno aveva giudicato il suo cane “gay”. Ecco la sua (assurda) motivazione:

“Lo staff aveva pensato ingenuamente che Nudge (questo il nome dell’animale) fosse un normale cane da compagnia che era stato operato per diventare un cane gay”

Indignato, ha poi denunciato l’accaduto e solo in questi giorni si è saputo di un risarcimento di 1.400 dollari per l’uomo. Cifra addirittura troppo misera, a mio parere. L’uomo non vedente si era sentito infatti discriminato e ha ribadito il suo diritto a poter uscire, mangiare dove meglio crede e prendere un rispetto adeguato.

Ora scusate ma devo buttare il geranio sul balcone perché sento che mi fissa ed è gay.


Storie gay: la pausa di riflessione ha motivo di esistere in una coppia?

Storie gay: la pausa di riflessione ha motivo di esistere in una coppia?

Oggi voglio parlare di un argomento che spesso è stato al centro di discussioni o scambi di opinioni tra me e i miei amici, in alcune serate: la fatidica pausa di riflessione. Sì, esatto, il momento in cui, quando viene pronunciata quella frase, tutti quanti a cui racconti l’accaduto ti fissano, annuendo e dicendo, con aria quasi convinta: “Ma sì, sai, forse è la cosa migliore… e magari serve anche a te!“. E intanto, segretamente, pensano “Questo/a sta per essere mollato/a, anche in questo caso è arrivata la parola fine, che peccato.”.

Eh sì, non giriamoci intorno. Nessuna persona sana di mente quando vive in prima persona una simile esperienza o se la sente raccontare, inizia a saltellare sul posto, entusiasta, dicendo “Ma è meraviglioso! Ora il rapporto non potrà che solidificarsi!” No. Pensano tutti: “Ahia, sono cazzi amari, iniziano i casini“. Poi vorrei abolire chi cerca di convincerti che è una cosa positiva e che ti serve: forse mi servirebbe anche andare in mezzo al bosco cercando di imparare il linguaggio degli orsi o mettermi alla prova con un digiuno mistico, isolato dal mondo. O magari mi servirebbe chiudermi le dita in un cassetto per provare a testare la mia persona soglia del dolore. Ma da qua a farlo, ci penso un po’. Inoltre non è una mia scelta, quindi non capisco di cosa dovrei gioire.

Diciamo la verità: la pausa di riflessione serve principalmente per prendere la distanza dall’altra persona e nel 90% dei casi è l’anticamera della fine di una relazione. Sei talmente stanco di quel rapporto, da aver bisogno di allontanarti, di staccare, di isolarti: e non mi sembra esattamente qualcosa di positivo…

Spesso, quando due persone sono in pausa, avviene questo: chi ha proposto (leggi: costretto) la cosa si rilassa fumandosi un sigaro, cullato dalle onde del mare, con rutto libero, musica a tutto volume e cocktail con ombrellini accanto all’amaca. Chi invece ha subìto la cosa, è in una condizione quasi mistica/ascetica: si inizia a chiedere cosa ha sbagliato, si sente in colpa di quasi tutto (”Se non avessi proposto il ristorante cinese, quella sera, forse a quest’ora saremmo ancora insieme…“), non ha più entusiasmo nelle cose, mantiene uno sguardo vacuo per circa 16 ore della giornata (togliendo quelle 8 in cui dovrebbe dormire, ma spesso le usa per pensare…). Insomma, la vita diventa un inferno.

E poi, purtroppo, avviene il responso: tornano di te e lo scenario è il seguente: chi ha proposto la pausa è stranamente abbronzato, ha una luce quasi magnetica, si è fatto la pulizia del viso, ha avuto tempo per lo shopping perchè indossa una t shirt aderente, ha tagliato i capelli e con (finta) aria mesta, ti spiega che, dopo una profonda riflessione, la cosa migliore è lasciarsi ma magari restiamo amici. L’altra persona, invece, solitamente esce con i jeans ancora da stirare, la camicia abbottonata ad occhi chiusi, l’aria di chi ha dormito in un cassonetto per 5 giorni, forse ha anche un presunto problema dermatologico e il colorito di Edward Cullen, in confronto al suo, è simile a quello di un turista tornato dalle Baleari.

A voi è mai capitato di vivere in una pausa di riflessione? L’avete proposta o l’avete (malgrado tutto) accettata? E cosa ne pensate in merito? Utile o solo una perdita di tempo?

Foto | Grimmo


James Ivory, regista dell’indimenticato “Maurice” : “Mi manca tanto Ismail, il mio compagno di una vita”

James Ivory, regista dell'indimenticato "Maurice" : "Mi manca tanto Ismail, il mio compagno di una vita"

James Ivory è il regista dell’indimenticabile “Maurice“, film ormai diventato un cult. Dichiaratamente gay ha affermato di non aver mai avuto difficoltà a lavorare nell’ambiente cinematografico e di non aver subito mai discriminazioni. Ma, soprattutto, ammette quanto gli manchi il suo compagno, Ismail, morto nel 2005:

“È stato il mio compagno di vita. Il ricordo più bello che ho di lui è la sua estrema dolcezza. Stavo mostrando a New York un documentario su alcune miniature indiane. Avevamo un amico in comune che ci ha presentato. È mancato da cinque anni ed è molto dura. Mi manca non solo sentimentalmente ma anche professionalmente: era il mio produttore e ora faccio fatica a realizzare film”

Parole delicate e concrete che sottolineano quanto sia duro perdere chi è rimasto al nostro fianco per anni e anni. Alla faccia di chi non crede nell’amore tra persone dello stesso sesso.

Foto | Fiaf


SEO Powered by Platinum SEO from Techblissonline