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Archivio per la categoria ‘Trans’

I Mitici anni ‘80: il mondo gay, la liberalizzazione e le persone trans nella puntata di stasera

eva robin's

Nella puntata di questa sera de I Mitici anni ‘80, Sabrina Salerno continua l’amarcord di un ventennio fa, per i nostalgici delle acconciature ad ananas e il trash. Ma l’argomento di stasera interesserà anche il mondo lgbt: verrà infatti raccontata la nascita dell’Arcigay, poi i primi matrimoni fra gay, fino ad arrivare ai casi più recenti, con il caso Marrazzo e le persone trans in televisione.

A parlare dell’evoluzione del mondo lgbt,ci sarà come ospite Eva Robin’s che parlerà della sua vita, narrerà esperienze della sua vita e del suo passato.

Dagli anni Ottanta ad oggi… secondo voi quanto e come è cambiata la vita omosessuale italiana? Molti più diritti o semplicemente molte più effimere speranze?

Via | TgCom

I Mitici anni '80: il mondo gay, la liberalizzazione e le persone trans nella puntata di stasera é stato pubblicato su queerblog alle 15:01 di giovedì 29 luglio 2010.


Gli approfondimenti di Queerblog: la Chiesa di Benedetto XVI, i gay e l’Italia

Come anticipato la scorsa settimana da Robo, a partire da oggi su Queerblog.it con cadenza precisa verranno approfonditi dei temi che fanno parte dell’attualità che siamo soliti raccontare su questo sito.

La polifonia che abbiamo riscontrato nei commenti ai diversi post, che abbiamo dedicato all’inchiesta di Panorama, ci ha indotto ad approfondire fin da subito il rapporto che la comunità GLBTQ italiana ha con la Chiesa Cattolica italiana.

A soli dieci anni dal Gay Pride romano, organizzato nella capitale proprio per ricordare a chi in quel momento partecipava al Giubileo deciso da Giovanni Paolo II la presenza di gay e lesbiche all’interno della comunità cattolica italiana, qualcosa è cambiato.

Ad accorgersene, come abbiamo già avuto modo di scrivere, sono stati i mass media dedicati ai più giovani tanto che il nuovo corso di Mtv, segnato dalla massiccia presenza di approfondimenti nel proprio palinsesto, ha deciso di dedicare la prima puntata di “Diverso da chi” alla storia di Giulia.

Giulia ha poco più di vent’anni e dopo aver fatto coming out ha deciso di vivere la propria sessualità in piena libertà concedendosi persino il privilegio della fede, da cui molti omosessuali prendono le distanze per via delle posizioni poco solidali che Benedetto XVI e compagnia hanno preso contro gay e lesbiche.

L’apertura della comunità glbtq non è concisa, come molti sono soliti sostenere, ad una totale chiusura delle istituzioni ecclesiastiche. Significative sono, a tal proposito, le posizioni prese da alcuni vescovi italiani di cui ci siamo occupati nelle scorse settimane.

In un’intervista televisiva rilasciata a Lilli Gruber il vescovo Karl Golser, oltre a dissociarsi dal dogma riguardante il celibato, ha ribadito la propria posizione su tutte le coppie di fatto per le quali il prelato si è auspicato un riconoscimento giuridico quanto prima.

Una posizione analoga è stata presa anche dal responsabile della diocesi di Parma, Mons. Enrico Solmi che pochi giorni, durante un incontro con un gruppo di omosessuali credenti, ha precisato che nella comunità cattolica c’è spazio per tutti. Eterosessuali e No.

Sui percorsi di fede delle persone non eterosessuali, ve lo anticipo già, avremo modo di confrontarci nelle prossime settimane quando per queerblog.it intervisterò delle persone dichiaratamente omosessuali che hanno deciso di vivere, a volte con qualche difficoltà, la propria vita spirituale.

Anche in Italia, malgrado i pareri disfattisti di chi richiede un cambiamento senza impegnarsi per primo, esistono realtà che ci fanno essere un paese migliore di quello che viene rappresentato da alcuni mass media che spesso veicolano in modo ambiguo le storie raccontate nella prima parte di questo approfondimento che prosegue, analizzando proprio le responsabilità di tv, giornali, internet, … quando si racconta il rapporto che intercorre tra comunità glbtq e Chiesa Cattolica.

L’inchiesta di Panorama potrebbe chiudere un ciclo iniziato la scorsa estate quando Vittorio Feltri dalle pagine del Giornale, di cui era ritornato ad essere direttore, accusava Dino Boffo (direttore di Avvenire) di omosessualità che in seguito a quella vicenda consegnò le proprie dimissioni.

Ad oggi non è stata ancora smentita la teoria, protagonista di una puntata del programma televisivo “Complotti” de la7, secondo la quale Feltri, poi sospeso dall’ordine dei giornalisti in seguito alla vicenda Boffo, avrebbe agito con l’ausilio di Giovanni Maria Vian (direttore dell’Osservatore Romano) e la benedizione del Cardinal Angelo Bagnasco.

Nel mezzo ci sono stati una serie di accadimenti spesso contrastanti tra di loro. La stampa, che prima della messa in onda ad AnnoZero del documentario prodotto dalla BBC sui preti pedofili non aveva perso occasione per indagare sul Vaticano (celeberrimi sono gli sfottò satirici di Luciana Littizzetto al cardinal Ruini), laddove si fa accenno di omosessualità riconducibile alla casta di Benedetto XVI preferisce zittirsi.

I commenti negativi al lavoro della redazione di Giorgio Mulè, non contrastata invece dallo stesso Vaticano, rappresentano una vera e propria eccezionalità rispetto all’indifferenza adottata non più tardi di quattro mesi fa quando si scoprì che Angelo Balducci, braccio destro di Guido Bertolaso nonché Gentiluomo del Papa, era solito avere degli incontri sessuali con escort maschili selezionati da Mike, un corista di origine nigeriana.

Intervistato da Vanity Fair il figlio e attore Lorenzo non fa accenno agli incontri che il padre avrebbe avuto con i gigolò tanto che le dichiarazioni che verranno poi riprese dalle agenzie riguardano solo Guido Bertolaso.

Per chi volesse continuare ad approfondire le ombre del Vaticano, non riconducibili alla comunità glbtq, nell’archivio di polisblog.it trovate un approfondimento riguardante i costi della casta di Benedetto XVI e un’intervista a Emanuela Provera, autrice del libro “Dentro l’Opus Dei” riguardante l’organizzazione di cui fa parte l’ex esponente del Partito Democratico Paola Binetti di cui sovente si sono occupati i siti a tematica glbtq.

In chiusura, proprio perché non era intenzione di chi vi scrive occuparsi della Chiesa Cattolica solo ed esclusivamente in chiave omofobica, un punto sulle dichiarazioni discutibili che negli ultimi mesi sono state fatte dagli esponenti ecclesiastici che si sono occupati male di gay e lesbiche.

La più grave è relativa all’esternazione del Cardinal Tarcisio Bertone che lo scorso aprile dall’armadio, fresco delle pulizie primaverili, rispolverava il sempre verde assioma secondo il quale gli omosessuali sono dei pedofili.

Da quelle parole nessun rappresentante del Governo Berlusconi, malgrado l’evidente rapporto con il prelato che negli ultimi mesi aveva partecipato a degli incontri pubblici con lo stesso Premier, si dissociò.

Solo Italo Bocchino, che nei mesi a seguire sarebbe stato disegnato come un novello cavallo di Troia del Pdl, in un’intervista rilasciata poco tempo dopo l’esternazione di Tarcisio Bertone disse che preferiva un Presidente del Consiglio omosessuale rispetto a uno leghista.

Già, la politica. In Italia rappresenta un vero proprio anello di congiunzione tra la comunità glbtq e quella cattolica tanto che non si contano le volte in cui vescovi, più attenti alla vita sessuale dei propri credenti rispetto a quella spirituale, hanno ostacolato l’elezione di candidati gay-friendly.

Durante la scorsa campagna elettorale dalla conferenza episcopale italiana è stata presa di mira Emma Bonino. In quell’occasione i rappresentanti della Chiesa invitarono espressamente a non votare l’esponente radicale che in passato aveva dimostrato una certa apertura su temi cari anche alla comunità omosessuale.

Oltre alla collega di Marco Pannella, negli ultimi mesi sempre a causa delle loro posizioni a favore delle persone glbtq, sono stati contestati dal Cardinale di Cosenza: Nichi Vendola (che a Vanity Fair lo scorso anno aveva precisato di vivere bene la propria fede tanto quanto la propria sessualità), Mercedes Bresso (che con chi vi scrive, per GAY.tv, si impegnava a concludere la presidenza alla Regione Piemonte introducendo il registro delle coppie di fatto) e Vladimir Luxuria in quanto transgender.

La settimana prossima allargheremo lo sguardo all’estero, facendo un punto su come la Chiesa interagisca con la comunità omosessuale internazionale, prima di aprire alle storie a cui accennavo all’inizio di questo lungo approfondimento che spero vi spinga a raccontare a tutti noi che rapporto avete con la fede. Qui sotto, nei commenti, o scrivendo alla mail suggerimenti@queerblog.it

Gli approfondimenti di Queerblog: la Chiesa di Benedetto XVI, i gay e l’Italia é stato pubblicato su queerblog alle 08:00 di lunedì 26 luglio 2010.


Sta per nascere il terzo figlio di Thomas Beatie, transessuale da donna a uomo

thomas beatie

La storia di Thomas Beatie aveva creato infinite polemiche: lui era una donna, voleva fare il cambio di sesso e poi è rimasta incinta: per la prima volta al mondo, si vedevano foto di “un uomo” (esteriormente) incinta. Ora, la notizia dell’imminente nascita del terzo figlio dell’uomo. Insieme alla compagna, Nancy, loro hanno già due figli, Susan di 2 anni e Austin di appena 1.

Thomas Beatie, prima del cambio di sesso era una bellissima ragazza delle Hawaii, di nome Tracy. Nel 2002 ha deciso per il cambio di sesso ma ha mantenuto i suoi organi riproduttivi, con la speranza di poter diventare, un giorno, genitore. E ci è riuscito 3 volte…

La coppia non è a conoscenza del sesso del loro futuro nascituro, vogliono avere la sorpresa direttamente il giorno del parto. Cosa pensate di questa vicenda? 3 figli per una donna che è diventata uomo ma che non ha voluto privarsi della possibilità di essere madre. Scelta coraggiosa o semplicemente egoista?

Via | RadarOnLine

Sta per nascere il terzo figlio di Thomas Beatie, transessuale da donna a uomo é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di domenica 25 luglio 2010.


Piero Marrazzo dipinto come uno Sherlock Holmes transessuale su Libero

Piero Marrazzo vignetta Libero Eccola qui, la comicità e l’ironia italiana quando sa e vuole essere volutamente greve. Lo scandalo di Piero Marrazzo e la notizia di un suo ritorno in Rai hanno dato origine a questa parodia dell’uomo, modello Sherlock Holmes, mentre indossa un cappottino corto da donna e tiene le gambe in una posizione tipicamente femminile.

E non abbiamo trovato questa immagine curiosando in chissà quale sito sconosciuto: è sulla prima pagina del quotidiano Libero di ieri. Tra notizie di cronaca dall’Italia e dal mondo, al centro appare la vignetta dall’umorismo così scontata da essere tipico di un film scollacciato anni ‘80: Marrazzo andava a trans? Vestiamolo come una donna con uguali movenze!

Peccato non poterci essere la stessa ironia sullo stesso concetto di tradimento e sesso con altre persone… Ma come sempre, un peso e due misure diverse, no?

Piero Marrazzo dipinto come uno Sherlock Holmes transessuale su Libero é stato pubblicato su queerblog alle 15:00 di mercoledì 21 luglio 2010.


Pakistan: trans utilizzate per imbarazzare chi non paga le tasse

pakistan gay

In Pakistan, meno dell’1% della popolazione paga le tasse; così, la divisione del Governo ha deciso di utilizzare le transessuali come mezzo per imbarazzare pubblicamente chi ha evaso il pagamento.

La notizia, riportata dal New York Times, ha qualcosa di sconvolgente, eppure è proprio così: il Clifton Cantonment Board, il gruppo che ha il compito di raccogliere il denaro delle tasse, ha ideato questo metodo assai discutibile.

In Pakistan le transessuali sono motivo di vergogna pubblica e il confronto con gli evasori potrebbe convincerli a pagare pur di non trovarsi nuovamente al centro di una simile situazione. Civiltà, non c’è che dire… (?). Eppure ho la convinzione che anche qua da noi qualcuno sarebbe disposto a pagare canoni arretrati e tasse ignorate pur di non subire tale trattamento…

Foto | GayRights

Pakistan: trans utilizzate per imbarazzare chi non paga le tasse é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di martedì 20 luglio 2010.


Mentre Piero Marrazzo torna in tv alcuni residenti di Roma chiudono via Gradoli


La cronaca degli ultimi mesi spesso ci ha messo davanti ad un interrogativo, su cui anche Roberto Saviano si è confrontato nei giorni scorsi. Perché in Italia, dove la prostituzione è un reato, i clienti delle prostitute transessuali sono trattati da alcuni mass media peggio delle persone che sono soliti frequentare donne che mercificano il proprio corpo?

Ad un anno dalla pubblicazione delle prime notizie riguardanti Piero Marrazzo e Natalie, la transessuale con la quale l’ex Governatore della Regione Lazio si vedeva, questo interrogativo non è stato evaso.

Del mancato, e necessario, chiarimento ritorniamo ad occuparci poiché i residenti romani di via Gradoli, dove Piero Marrazzo si vedeva con Natalie, hanno deciso di mettere un cancello che dovrebbe impedire ai clienti delle prostitute transessuali di entrare nella strada di fatto tornata privata.

Laddove non sono arrivate le istituzioni si sono attrezzati i cittadini. Persone che sanno bene che la prostituzione nel nostro paese è un reato al di là di che natura sia il corpo che viene messo a disposizione dal cliente di turno.

Nei prossimi giorni, con buona pace di Marrazzo già impegnato nei suoi nuovi progetti televisivi, di via Gradoli si smetterà di parlare. Prima che tale circostanza si verifichi vorrei con voi ragionare sul concetto di parità su cui si dovrebbe discutere anche in contesti come questi.

In questi anni l’attenzione dei media glbtq è stata, giustamente, per i diritti negati dallo Stato. Il capitolo dei doveri non sempre viene menzionato. Fermo restando che la prostituzione in Italia è un reato credete che gay e lesbiche debbano impegnarsi, laddove sia richiesto dal contesto, contro le transessuali che si fanno pagare per un rapporto sessuale? Secondo me Sì.

Mentre Piero Marrazzo torna in tv alcuni residenti di Roma chiudono via Gradoli é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di martedì 20 luglio 2010.


Shiloh Jolie-Pitt non si veste solo di rosa


Il sito di informazione omosessuale gay.it, nelle scorse ore, ha ripreso una notizia pubblicata su un magazine statunitense secondo la coppia Jolie-Pitt avrebbe deciso di assecondare la natura potenzialmente transgender di uno dei sei figli: Shilohn.

La quartogenita della famiglia Jolie-Pitt in queste settimane avrebbe destato l’attenzione della stampa statunitense per via dell’abbigliamento, maschile, che i genitori le avrebbero permesso di indossare. Della concessione fatta alla figlia ha dovuto parlarne la madre per smorzare l’attenzione che i mass media hanno sulla bambina di soli 4 anni.

“Non forzerò mai nessuno dei miei figli ad essere ciò che non sono. Shiloh - ha dichiarato Angelina Jolie - ha uno stile da uomo, ama la tuta da ginnastica, le piacciono i vestiti. Le piace vestirsi come un ragazzo. Le abbiamo dovuto tagliare i capelli. Le piace essere uomo in tutto. Pensa di essere il fratello dei suoi fratelli, non la sorella.

Penso sia affascinante la scelta che sta facendo. Ai bambini dovrebbe essere permesso di esprimersi in qualsiasi modo vogliano senza giudicarli, perché è una parte importante della loro crescita. La società ha sempre qualcosa da imparare sul modo in cui i giudichiamo ed etichettiamo a vicenda”.

Un applauso alla coppia Jolie-Pitt. Chissà mai che qualche genitore contrariato della natura del proprio figlio, leggendo la storia di Shiloh, si senta più libero di vivere una vita arcobaleno. Una vita in cui il rosa e l’azzurro sono solo colori come gli altri.

Shiloh Jolie-Pitt non si veste solo di rosa é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di venerdì 16 luglio 2010.


Shiloh Jolie-Pitt non si veste solo di rosa


Il sito di informazione omosessuale gay.it, nelle scorse ore, ha ripreso una notizia pubblicata su un magazine statunitense secondo la coppia Jolie-Pitt avrebbe deciso di assecondare la natura potenzialmente transgender di uno dei sei figli: Shilohn.

La quartogenita della famiglia Jolie-Pitt in queste settimane avrebbe destato l’attenzione della stampa statunitense per via dell’abbigliamento, maschile, che i genitori le avrebbero permesso di indossare. Della concessione fatta alla figlia ha dovuto parlarne la madre per smorzare l’attenzione che i mass media hanno sulla bambina di soli 4 anni.

“Non forzerò mai nessuno dei miei figli ad essere ciò che non sono. Shiloh - ha dichiarato Angelina Jolie - ha uno stile da uomo, ama la tuta da ginnastica, le piacciono i vestiti. Le piace vestirsi come un ragazzo. Le abbiamo dovuto tagliare i capelli. Le piace essere uomo in tutto. Pensa di essere il fratello dei suoi fratelli, non la sorella.

Penso sia affascinante la scelta che sta facendo. Ai bambini dovrebbe essere permesso di esprimersi in qualsiasi modo vogliano senza giudicarli, perché è una parte importante della loro crescita. La società ha sempre qualcosa da imparare sul modo in cui i giudichiamo ed etichettiamo a vicenda”.

Un applauso alla coppia Jolie-Pitt. Chissà mai che qualche genitore contrariato della natura del proprio figlio, leggendo la storia di Shiloh, si senta più libero di vivere una vita arcobaleno. Una vita in cui il rosa e l’azzurro sono solo colori come gli altri.

Shiloh Jolie-Pitt non si veste solo di rosa é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di venerdì 16 luglio 2010.


Lettera al Messaggero: I bisessuali non esistono e il Gay Pride è solo una bolgia schifosa

Gay Pride

Gira di qua, gira di là, ecco che ti trovi la tra le mani una lettera inviata al Messaggero, da parte dei lettori. Tutto è nato da una lettera in cui si parlava di orgoglio gay, coming out e la necessità di poter essere se stessi fino in fondo. Parole che hanno aperto alcuni confronti e opinioni diverse, ma la cosa più inquietante di questa storia è la missiva (pubblicata) di una certa Anna che “sale sulla cattedra” parlando a 360 gradi del mondo Lgbt. E, ovviamente, non a favore. Inizia parlando della bisessualità:

“[…] Sincerità e vita alla luce del sole da parte di chi si scopre gay o lesbica, piuttosto che nascondersi dietro manifestazioni omofobiche o comunque dietro maschere di eterosessualità o bisessualità, vero, sappiamo tutti che la bisessualità è una delle tante sfumature usate da un gay per dire a se stesso che lui non è omosessuale, e che, fiuuu… l’ha scampata bella! “

Anna ha 40 anni, è eterosessuale (ci tiene a specificarlo) e non è mai stata attratta da un’altra donna (”posso dire con certezza di non essere mai stata attratta sessualmente o sentimentalmente da un’altra donna e ne conosco davvero tante, tra amiche e conoscenti“). Inoltre non ha conoscenze gay, anzi non ne vuole proprio più dopo aver mandato al quel paese la compagnia di amici con cui usciva, perchè logorroici e invidiosi della vita “normale”:

“Non ho conoscenze lesbiche o gay, o meglio non ne ho più volute dal giorno in cui mandai a quel paese una comitiva numerosa di lesbiche e gay, per motivi di malsopportazione della loro “pesantezza” in compagnia, della loro instabilità caratteriale-relazionale-sentimentale che finiscono per riversare su chiunque accenni ad ascoltarli, caratteristica comune a tutti-e quelli-e che mi è capitato di conoscere nella vita, così esagerati-e nei loro comportamenti sociali, spesso invidiosi della “normalità” e stabilità di coppia in cui felici si ritrovano molti etero, a dispetto delle polemiche che il popolo glbt cerca costantemente di innescare su questo argomento”

Partiamo da qui: cara Anna, non sono invidioso di una coppia eterosessuale, semplicemente perché non vorrei doverlo essere. Vorrei essere insieme al mio ragazzo con i diritti e i doveri di ogni relazione eterosessuale: potermi dare la mano per strada (banale? sì, ma quanto piace la banalità quando purtroppo non è sempre fattibile), criticare “mia suocera”, andare al mare con fratelli e sorelle del mio lui e amici in comune. Insomma, cara Anna, vivere semplicemente una vita come voglio. E non è invidia: personalmente è solo malinconia.

Poi, la signora eterosessuale parla anche del Gay Pride e ne parla quasi come di una manifestazione di serial killer mutanti direttamente piovuti dall’inferno:

“Da quel poco che ho visto mi ha fatto solo schifo: messaggi vuoti, gente nuda integralmente che fa casino per la strada con un fischietto e una “sigaretta disonesta” in mano, puzza di carne umana non lavata, carro del sesso libero per rivendicare libertà di costumi sessuali che invadono la libertà di chi non è della stessa idea, carri di gente ubriaca che tira bottiglie di birra vuote sulle teste di chi guarda attonito questa armata scomposta, lesbiche virili e brutte col sigaro in mano che ti guardano in modo strano, delirio collettivo di checche fastidiose come zanzare, che sculettano, marce di trans, o viados sudamericane grosse come giocatori di basket NBA che devi pure stare attenta a non guardarle troppo perchè potrebbe essere pericoloso, uomini coi baffoni mezzi nudi con abiti di cuoio tipo sadomaso indosso… ma dove sono i gay che tanto si dichiarano normali in quella bolgia?”

E qui si apre il classico divario di chi ama i Gay Pride e di chi invece non si riconosce in quel corteo. Ma prima di parlare di questo, è necessario definire le cose: non ci sono solo “checche fastidiose come zanzare” ma ragazzi seri e stanchi di essere cittadini di serie B. Non ci sono solo “lesbiche virili e brutte con il sigaro in mano” ma anche ragazze belle/carine/brutte con la voglia di essere considerate. Non mi risulta che ci siano gare di bottiglie rotte in testa ai passanti e le trans (viados non mi piace come termine) grosse come giocatori di basket vorrebbero probabilmente essere tutto tranne che quello. Ma almeno, forse, loro vivono con coscienza questo dualismo interiore ed esteriore, diversamente da persone superficiali che ignorano la realtà e si fingono maestrine di vita.

Riguardo al discorso Gay Pride, forse lo saprete, io sono tra quelli che non concorda con certi eccessi volutamente esibiti. So che è simbolo di libertà e di diritti da conquistare ma, sapendo quanto la stampa cerchi di sottolineare solo la visione esagerata dell’evento, giocherei d’astuzia e creerei una manifestazione sobria, colpendoli inaspettatamente, in un contesto che non si aspettano (loro e chi passivamente butta un occhio al corteo dalla tv di casa).

Anna conclude parlando di diritti e discriminazioni, ammettendo quella nei confronti delle persone che stanno cambiando di sesso e minimizzando, invece, su “semplici gay”:

“Personalmente trovo che il tanto declamato terzo sesso non esiste, esiste solo una feroce volontà di prendersi il diritto, e farselo riconoscere legalmente, di fare esibizionismo senza che nessuno fiati, credo che dire a tutti di essere gay non serva a niente, non ci vedo una importanza così vitale. Mi auguro per voi che entrino al più presto in vigore, e vengano fatte rispettare, leggi che spazzino via gli attuali preconcetti perseguendo le tante ingiustizie sociali di cui siete vittime, anche se l’evidenza porta a vedere molto più le persone in transizione di genere che non i gay, quali vittime di tali ingiustizie.”

Altra classificazione? Cittadini di serie A,B,C? I diritti spettano a tutti: trans, lesbiche, gay in egual misura e sensibilità. Ma forse, le trans che la donna “difende” sono solo quelle che ancora non ha voluto modo di conoscere (e poi allontanare, schifata)?

Lettera al Messaggero: I bisessuali non esistono e il Gay Pride è solo una bolgia schifosa é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di martedì 13 luglio 2010.


Ernesto Sica del Pdl consegna le dimissioni dopo aver fatto intendere che Stefano Caldoro frequentasse prostitute transessuali


Ad un anno dallo scandalo che travolse Piero Marrazzo, come osservavano giustamente i giornalisti che hanno preso parte alla puntata di Complotti dedicata al caso Boffo, si può affermare con sicurezza che dopo quanto successo all’ex Governatore del Lazio gli esponenti politici per incastrare i propri avversari sono propensi all’utilizzo della prostituzione transessuale.

Esemplificative si quanto sostengo sono le dimissioni che ieri l’assessore all’Avvocatura della Regione Campania, Ernesto Sica. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’esponente del Popolo delle Libertà avrebbe cercato di eliminare dalla scena politica il collega, nonché Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro.

Per farlo Sica, che al momento in cui risalgono i fatti appoggiava la candidatura poi bocciata dallo stesso Silvio Berlusconi di Nicola Cosentino, avrebbe creato un dossier falso nel quale si sosteneva che Caldoro, tanto quanto Piero Marrazzo, era solito frequentare prostitute transessuali.

Contraria al tentativo di sabotaggio architettato dall’esponente del Pdl ai danni di un collega di partito si è già detta Martina Castellana.

“Ancora una volta - ha dichiarato la vicepresidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Salerno - le trame oscure del Potere utilizzano lo spregevole spauracchio del “Trans” per colpire il malcapitato di turno. Perché per affossare una figura politica si deve usare l’espressione “va con i Trans”? Io stessa sono un Trans. E allora?”

Intervistato dai giornalisti il diretto interessato ha preferito non commentare le indagini in corso contro Ernesto Sica. Peccato. Precisare una serie dogmi avrebbe fatto bene a tutti. Comunità GLBTQ compresa.

Se tale puntalizzazione non è avvenuta poiché al momento dell’intervista a Stefano Caldoro mancavano le parole giuste di seguito ho redatto un bignami che potrebbe essergli utile la prossima volta che incontra un giornalista.

. La prostituzione, qualunque sia il corpo coinvolto, in Italia è un reato per tanto perseguibile dalla legge.

. Il sesso tra un uomo, nato tale, e una donna, diventata tale solo dopo una serie di interventi chirurgici, avviene nel mondo e nel nostro paese anche quando non ne disquisiscono i mass media.

. Il complotto di Ernesto Sica è deplorevole perché organizzato ai danni di un cittadino e non per la natura dei corpi coinvolti che anzi sono danneggiati dall’ingegno di un uomo che nemmeno conosce il valore della fratellanza. Figuriamoci se può diventare l’ambasciatore del rispetto.

Ernesto Sica del Pdl consegna le dimissioni dopo aver fatto intendere che Stefano Caldoro frequentasse prostitute transessuali é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di martedì 13 luglio 2010.


Roma: Gianni Alemanno difende il Papa contro i manifesti offensivi del Gay Pride


In Italia, a differenza degli altri paesi, i mass media creati per gli utenti omosessuali si sono presi da sempre, o quasi, un incarico che dovrebbe essere patrimonio di tutta l’informazione. In Italia chi si occupa di comunità GLBTQ sottolinea, volta per volta, le incongruenze della Chiesa di Papa Benedetto XVI.

Il perpetuarsi di questo esercizio ha fatto crescere un luogo comune secondo il quale gay e lesbiche non possono essere cattolici. Chi lo è, nel pieno rispetto delle regole, spesso viene deriso dagli altri omosessuali che nei vari Pride non perdono occasione di vestirsi da suora. O da prete.

Questo fraintendimento è stato, negli anni, talmente esasperato che Gianni Alemanno, sindaco di Roma, ha dovuto prendere le distanze da chi ieri, in occasione del corteo capitolino, derideva il Pontefice su cui gli organizzatori della stessa manifestazione, ha precisato il primo cittadino, non intendevano fare dell’ironia volgare.

“Sono convinto - ha dichiarato Gianni Alemanno - che gli organizzatori non c’entrano nulla con questi striscioni che certo sono un fatto brutto, grave e incomprensibile perché non ha senso questa aggressività e questa negatività nei confronti di chi ha un punto di vista diverso.

Bisogna cercare di rispettarsi reciprocamente e mi auguro rimangano gesti isolati”.

Chissà se le persone a cui si riferiva l’esponente politico nelle sue dichiarazioni per un attimo, un attimo soltanto, hanno provato a riflettere. Se lo avessero fatto si sarebbero resi conto da sole che non è contro un esponente religioso che si deve manifestare il proprio dissenso.

Chi non vuole il riconoscimento delle unioni civili in Italia sono i politici. Gli altri, ecclesiastici compresi, sono solo cittadini che hanno il diritto di esprimere la propria opinione.

Roma: Gianni Alemanno difende il Papa contro i manifesti offensivi del Gay Pride é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di domenica 04 luglio 2010.


Petardi contro il Gay Village di Roma: La Destra di Francesco Storace giustifica i vandali


Come riportato da diversi mass media, il primo week end di luglio per il Gay Village romano non si è aperto nei migliori dei modi. Dentro l’area destinata all’evento sono stati lanciati dei petardi da un gruppo di persone di cui, al momento, non si conosce l’identità.

Il gesto è già stato condannato dalle autorità locali tanto che dopo la solidarietà espressa dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, agli organizzatori del Gay Village il responsabile capitolino della sicurezza, Giorgio Ciardi, ha chiaramente condannato il gesto. In altre occasioni il Pdl, tanto quanto il Pd, questo coraggio, se si tratta di tale, non l’ha avuto.

“L’idiozia - ha dichiarato l’esponente politico - si può palesare in tante forme, e quello accaduto al Gay Village ne è uno degli esempi più beceri.

Nell’esprimere solidarietà alle persone colpite da questo gesto confermo l’impegno ad intensificare i controlli affinché atti inconsulti come quello di ieri sera non si possano più ripetere, nel rispetto non soltanto della comunità gay, ma soprattutto di tutta la città di Roma”.

Le dichiarazioni dell’esponente politico sono al momento un caso isolato di civiltà tanto che Maurizio Brugiatelli, dirigente nazionale della Destra di Francesco Storace, ha supposto pubblicamente che l’atto vandalico altro non sia ai cartelloni pubblicitari del Gay Village che si trovano in questo momento nella capitale.

“Pretendo - ha dichiarato l’esponente politico - rispetto per la mia città e vedere Roma tappezzata di manifesti con 2 uomini che si baciano con la scritta “Roma è gay” credo non abbia fatto piacere ai romani, e lo si può considerare anche un’istigazione a gruppi di esaltati.

Ai cittadini della capitale avrebbe fatto piacere che il sindaco Alemanno si fosse espresso drasticamente anche nei confronti di chi ha affisso, anche in modo selvaggio, quel manifesto che ha offeso gran parte dei cittadini romani”.

Chissà se dopo quanto accaduto a Pier Paolo Zaccai, collega di destra che da tempo frequentava le prostitute transessuali, Brugiatelli per amore dei propri concittadini proporrà un cambio del claim.

Roma, di questi tempi, non è solo gay. Spesso è trans.

Petardi contro il Gay Village di Roma: La Destra di Francesco Storace giustifica i vandali é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di sabato 03 luglio 2010.


Ornella Muti paladina dei gay lotta contro la discriminazione

Ornella Muti Ospite all’inaugurazione del Gay Village, Ornella Muti è forse una di quelle poche celebrità italiane degne di essere amate e ringraziate per l’appoggio incondizionato e costante che dimostra verso la comunità gay. In una recente intervista a Vanity Fair, l’attrice ha espresso onestamente il suo pensiero:

“La differenza tra essere omosessuale o meno è la stessa che passa tra l’avere i capelli biondi o mori. È solo una constatazione. O sei bionda o sei mora. Siamo tutti diversi e tutti uguali”

Ospite a casa di Elton John per un’asta per la lotta all’Aids, la Muti espone per prima lei questo profondo legame con il popolo Lgbt:

“Io sono cresciuta, sono stata sostenuta, supportata dal mondo gay. E questa mia presenza da Elton John al Gay Village, è un modo per essere sempre con loro e magari dare una mano, un aiuto contro la discriminazione”

Lei stessa, negli anni ‘80, aveva interpretato il ruolo di una transessuale, nata uomo e diventata donna, nel film cult “Nessuno è perfetto”. E, purtroppo ammette, come la situazione non sia molto diversa da allora:

“Non credo siano cambiate molte cose per i trans dagli anni Ottanta a ora. Forse adesso se ne parla di più, ma loro sono sempre ghettizzati, picchiati, nascosti”

Ornella Muti paladina dei gay lotta contro la discriminazione é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di venerdì 02 luglio 2010.


Roma: Paolo Zaccai del Pdl ricoverato dopo un festino a base di coca e trans


Con una puntualità degna del matematico più preciso l’inizio di luglio, oltre all’abituale informazione sull’emergenza caldo, da qualche anno ci consegna uno scandalo o una vicenda sarebbe stata considerata tale.

Non è certo un caso che “In Onda”, la nuova trasmissione della 7, abbia sviluppato nella seconda puntata il legame che c’è tra sesso e politica. Nella mezz’ora televisiva si è ragionato per lo più di sesso eterosessuale. Di Angelo Balducci e del presunto giro di prostituzione maschile in cui era coinvolto i giornalisti in studio si erano già dimenticati.

Probabilmente se ne ricorderanno dopo quanto scritto oggi da Blitz. Secondo quanto pubblicato dal sito Paolo Zaccai, consigliere della provincia di Roma in quota Pdl, sarebbe stato ricoverato dopo aver partecipato ad un festino in cui girava parecchia cocaina oltre che diverse accompagnatrici transessuali.

Sulla vicenda si è espressa Vladimir Luxuria. Intervistata dallo stesso Blitz l’ex parlamentare di Rifondazione Comunista ha dichiarato:

“Cade il teorema usato da simpatizzanti, direttori, politici e giornalisti del centrodestra, secondo cui quelli della sinistra come Marrazzo e Sircana vanno a trans e loro No. Mi auguro solo che su di lui non si abbatterà l’accanimento morboso, distruttivo e ipocrita che ha già visto in Marrazzo una vittima”.

Noi e Voi. Voi e Noi. Le dichiarazioni che vengono utilizzate per commentare questo tipo di vicende sono sempre le stesse tanto che per una volta sarebbe porsi degli interrogativi diversi.

Perché condannare la prostituzione, anche transessuale, quando si può sostenere una qualsivoglia forma di uguaglianza comparando i clienti? Probabilmente perché non interessa a nessuno. Nemmeno alle trans che commentando l’attualità pongono la propria attenzione solo chi consuma un corpo e non chi viene logorato da tutta questa plastificata lussuria.

Roma: Paolo Zaccai del Pdl ricoverato dopo un festino a base di coca e trans é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di giovedì 01 luglio 2010.


Scandalo Marrazzo: Roberta muore da donna


A poche ore dalla pubblicazione del nostro post riguardante tutte le violenze omofobe registrate in Italia negli ultimi mesi la cronaca ci informava della morte di una transessuale. Si chiamava Roberta. Aveva solo 26 anni.

Nello stesso giorno in cui si è tolta la vita, impiccandosi nuda nel suo appartamento di Tor di Quinto, Natalie è stata gonfiata di botte da un cliente. Natalie è arrivata agli onori della cronaca a causa della sua amicizia intima con Piero Marrazzo.

Da quando si è scoperto che l’ex Governatore della Regione Lazio era solito frequentare prostitute sono già morte quattro persone. Uno spacciatore e tre donne transessuali diventate oggetto di lunghi e interminabili pomeriggi televisivi.

Probabilmente di quanto accade mesi fa a Roma non sapremo nulla per molti anni. In Italia funziona così. Ciò che non può essere censurato viene occultato per dei lunghi decenni. Non è un caso che la morte di Pier Paolo Pasolini, avvenuta nel 1975, sia messa in discussione solo oggi. Nel 2010.

Indignarci, nel frattempo, non serve. Possiamo, tutto al più, sperare che tutte queste persone possano riposare in pace. Possano, almeno da morte, essere considerate donne. E non uomini con una finta quarta in grado di stordire ogni giornalista che ancora non ha capito come si coniugano gli articoli riguardanti una persona transgender.

Roberta era una persona. Era una donna. Era transessuale. Scrivere o dire che nel suo caso è morto è un transessuale è sbagliato.

Scandalo Marrazzo: Roberta muore da donna é stato pubblicato su queerblog alle 08:00 di martedì 08 giugno 2010.


I fratelli di Svastichella


A sette giorni dalle aggressioni registrate a Roma e a Milano è giusto interrogarsi sul ruolo che i mass media hanno quando avvengano dei casi di omofobia. E’ probabile che chi abbia agito nel capoluogo lombardo l’abbia fatto perché influenzato dai giornalisti che i giorni prima si erano occupati di quanto successo nella Capitale.

Come osservato, giustamente, da Luciana Littizzetto nella prima puntata dell’Era Glaciale in Italia i crimini sono spesso raccontati come dei fenomeni senza indagare su come, quando e perché siano nati. Negli ultimi mesi nel nostro paese, soprattutto al nord, gli episodi di omofobia sono aumentati. Per capirlo è sufficiente rileggere le cronache degli ultimi sei mesi.

E’ il 10 maggio quando a Bolzano una coppia gay è stata pestata da un gruppo di persone. Emin Ametovsky, che quella sera si sfogò contro i due ragazzi, dichiarò in seguito di essersi comportato male dopo essersi ubriacato e non perché omofobo. Di fatto contro la sua ebbrezza dovettero combattere due gay e non gli amici eterosessuali.

Pochi giorni prima, il 26 aprile, a Roma un ragazzo (volontario di Arcigay) ha dovuto interrompere il proprio viaggio su un autobus dopo essere stato aggredito da un gruppo di persone. Il conducente del mezzo pubblico non entrò a far parte delle cronache di quella vicenda. Preferì l’omertà alla solidarietà.

In piena campagna elettorale, a Milano, il camion elettorale di Franco Grillini (parlamentare e presidente onorario di Arcigay) era stato preso di mira da un gruppo di vandali che con poco eleganza invitavano il candidato dell’Idv, in quanto frocio di m****a, ad andare a lavorare.

Il 16 marzo presso l’università Statale Giacomo, di anni 21, veniva aggredito per via del proprio impegno all’interno del Collettivo Gay della struttura. Un compagno, coetaneo, in quell’occasione gli fece presente che per i malati come lui non c’era spazio nell’ateneo.

Nella settimana natalizia dello scorso anno due transessuali persero la vita. Una a Milano, dove era stata fermata dalla polizia poiché non in possesso dei documenti necessari per rimanere in Italia, l’altra a Roma dove fu ritrovata senza vita nel Tevere.

Tra il 22 e il 25 ottobre del 2009 tre ragazzi sono stati aggrediti a Milano mentre rientravano a casa. Il primo, spaventato, non ha mai reso noto la propria identità alla stampa malgrado i 21 giorni di prognosi decisa dai medici del pronto soccorso. Gli altri due sono stati inseguiti per buona parte di corso Lodi dove sono stati poi malmenati.

Se è vero, come sostenuto da Gianni Alemanno, che una legge contro l’omofobia non serve qualcuno dovrebbe prendersi delle responsabilità precise. Per un Svastichella (questo è il soprannome dell’uomo, in foto, che accoltellò un ragazzo fuori dal Gay Village) condannato altri dieci continuano a commettere un crimine.

I fratelli di Svastichella é stato pubblicato su queerblog alle 08:00 di sabato 05 giugno 2010.


La condizione necessaria per combattere l’omofobia è l’attribuzione di uguali diritti a tutti

18 maggio 2010 Robo Nessun commento

Un video di baci, senza etichette, per lottare a favore dell’uguaglianza dei diritti. Uguaglianza – come viene ricordato – che in Italia non c’è.

La discriminazione ha molti volti. Un volto odioso è quello di chi discrimina in base all’orientamento e alle preferenze sessuali. Come un tempo accadeva per il colore della pelle, per l’essere donne, per avere certe idee politiche. Eppure lo Stato non dovrebbe distribuire o togliere diritti in base a una caratteristica personale e privata. Che oggi non può che essere pubblica proprio perché l’ingiustizia la colpisce, colpendo chiunque abbia a cuore i diritti civili e non solo chi è privato della possibilità di essere pienamente un cittadino. Chi amiamo, e se amiamo qualcuno, dovrebbe essere irrilevante per la legge. La condizione necessaria per combattere l’omofobia è l’attribuzione di uguali diritti a tutti. Il progetto non ha scopi commerciali, ma l’intento di sottolineare e di sensibilizzare sulla mancanza di parità e uguaglianza. Chi non si oppone è complice. Grazie a chi ci ha messo la faccia.

Buona visione. Buone riflessioni. Buon impegno.


Chaz Bono ha ottenuto il proprio cambio di nome, ufficialmente

Chaz Bono ha ottenuto il proprio cambio di nome, ufficialmente

E anche l’ultimo passo necessario burocraticamente è stato compiuto: ora Chastity Sun Bono non esiste più e c’è solo Chaz Bono.

Il figlio di Cher, che aveva ammesso di sentirsi più felice che mai dopo la sua scelta di cambiare sesso, ha cambiato il proprio nome in Chaz Salvatore, proprio questa settimana. E un’amica dell’uomo ha confermato l’entusiasmo del diretto interessato:

“Non potrebbe essere più felice. È un passo importante nel cambio di sesso e gli permetterà il cambio anche nei documenti che mostreranno, d’ora in avanti, solamente chi è lui davvero”

Via | Advocate


Seminario pagato da Alemanno per spiegare ai vigili come comportarsi con i gay, trans, lesbiche e bisessuali

Seminario pagato da Alemanno per spiegare ai vigili come comportarsi con i gay, trans, lesbiche e bisessuali

Ammetto che quando ho letto la notizia, il mio primo pensiero impulsivo è stato “Ma è davvero necessario un seminario?“. Ebbene, a quanto pare sì. Alemanno ha infatti organizzato e pagato un corso di formazione su orientamento sessuale e identità di genere per i vigili urbani e dipendenti di Roma. E Umberto Croppi, l’assessore di Roma alle Politiche culturali, ne parla così:

“Gay, lesbica, eterosessuale, transessuale, bisessuale. Il primo seminario è stato finalizzato a fare chiarezza su questi termini”

Un dizionario non basta? Lo scopo sarebbe quello di promuovere la sicurezza e di sapere le regole su come comportarsi in modo corretto e senza imbarazzi o titubanze, di fronte a possibili gay o trans. A me questa cosa suona un po’ sullo stile di “Come reagire se hai davanti un dinamitardo che ti minaccia con un busta piena di antrace“, ma probabilmente sono io prevenuto…

Foto | IlMattino


E in Spagna viene esposta la prima Barbie trans

E in Spagna viene esposta la prima Barbie trans


E dopo aver lanciato un Ken in versione un po’ gay
, ecco arrivare in pubblico la prima Barbie trans. La federazione gay-lesbica ‘Decide-T’ ha inaugurato una discussa mostra all’università di Alicante. E sottolineano che la scelta sia dovuta ad un cambiamento di sesso (precisando il passato storico della bambola). La scelta è ben precisa: stupire Ken (che magari dopo decenni della solita minestra ha deciso di aprire un po’ gli orizzonti):

“Tutto questo per creare una nuova bambola che lascerebbe senza parole il suo fidanzato Ken”

I due artisti, Andrea Cano e Manuel Antonio Velandia, vogliono mostrare una realtà tutta nuova. Ecco come hanno spiegato l’idea:

“Vogliamo presentare Barbie perverse e sessuali, corpi travestiti, corpi transessuali, corpi che vengono resi invisibili per negare l’esistenza di questi esseri che ci sono estranei: questo non perchè lo siano veramente ma perchè rifiutiamo di accettare la diversità”

Io già mi immagino gli strali che provocherebbe, qua da noi, un semplice Gormito trans o un Cicciobello ermafrodita…

Fonte | Leggo


Grande Fratello: Gabriele Dario Belli è anche per la legge un uomo


Peggio dei luoghi comuni sui gay ci sono solo quelli riguardanti le lesbiche. Per molti maschi eterosessuali le donne omosessuali sono ancora, e soltanto, delle persone piuttosto esibizioniste (ogni riferimento a Sarah Nile e Veronica Ciardi non è casuale) che passano il loro tempo a strusciarsi contro per soddisfare le fantasie dei mariti frustrati.

La realtà, come accade molto spesso, non coincide con l’immaginario dopato di alcuni. Mentre alcuni si domandano su quanto possano essere lesbiche da uno a dieci una coniglietta di Playboy e l’amichetta altri decidono di andare avanti.

Gabriele Dario Belli, concorrente transessuale (FtoM) del Grande Fratello, è diventato a tutti gli effetti un uomo. In estate oltre a prepararsi per il matrimonio con la compagna storica inizierà le pratiche per adottare un bambino.

Nella sua eccezionalità la storia di Gabriele è più normale di quella raccontata da altri concorrenti del Grande Fratello che rappresentano solo delle fantasie. Dei pensieri legittimati più dei desideri inespressi di una parte della cittadinanza italiana che ai propri amministratori chiede solo di vivere una vita come quella di molti altri.

Arriverà il giorno in cui le persone come Gabriele non saranno solo dei concorrenti perfetti per il Grande Fratello ma degli anonimi vicini di casa.


Dall’America, un programma con tre trans che trasformano il look delle casalinghe

Dall'America, un programma con tre trans che trasformano il look delle casalinghe I gay ormai sembrano essere passati “di moda”. In America, infatti, li hanno mandati in pensione e li hanno sostituiti con tre trans, impegnate, nel programma “Transform me” a rifare il guardaroba delle donne che si rivolgono a loro. Il network VH1 ha reclutato Laverne Cox, Jamie Clayton e Nina Poon come esperte di look femminile.

Il luogo comune sottolinea come le transgender abbiano il gusto migliore in fatto di make up: quale gusto migliore di un ex uomo in un corpo di donna? Perciò, il loro scopo è quello di far tornare in contatto con la loro parte femminile, le donne che si sono lasciate troppo andare e vogliono riprendere in mano la propria vita e autostima.

Fonte | InctinctMagazine


Francia: il transessualismo escluso dalle “malattie”

trans franceL’incredibile notizia risale a più di una settimana fa, ma solo adesso sta suscitando in tutto il mondo reazioni e commenti diversi, come spesso accade per un argomento di sempre maggiore attualità come questo. La Francia e’ il primo Paese al mondo a togliere il transessualismo dalla lista delle affezioni di pertinenza psichiatrica.

Il decreto è stato pubblicato mercoledi 11 febbraio in Gazzetta ufficiale, ed è stato emesso dal ministero della Sanita’. Il transessualismo è stato cancellato dalla lista delle “patologie psichiatriche di lunga durata”, contenuto in un articolo del Codice della sicurezza sociale designato come ”turbamenti precoci dell’identita’ di genere”. Una decisione che il ministro Roselyne Bachelot aveva preannunciato il 16 maggio scorso, al margine della giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia. In quell’occasione numerose personalità del mondo scientifico e politico avevano espresso la volontà di chiedere all’Organizzazione Mondiale della Sanità di non considerare più il transessualismo come una malattia mentale.

Il transessualismo compare in due dei maggiori manuali internazionali diagnostici di psichiatria, l’ “American Psychiatric Association’s Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders” e l’ “International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems”.

Una decisione importante, che ha fatto e farà storia. La Francia diventa il capostipite di (speriamo) una lunga fila di paesi democratici che riconosco il transessualismo non come un disordine mentale, ma come una condizione che va seguita e va aiutata per far vivere meglio queste persone. Molte gente non sa o fa finta di non sapere, ma i transessuali sono persone come noi: tantissimi trans sono integrati nella società, lavorano, pagano le tasse e hanno anche dei bambini. L’immagine del trans cocainomane, che batte sulla strada per guadagnare è solo un riflesso opaco di una condizione complessa che incatena molte persone allo prostituzione e alla depressione, proprio per il fatto che i transessuali non sono considerati/e persone, ma “esseri”.

Via -blitzquotidiano


Usa: sei una trans? Per te è illegale usare il bagno delle donne

Usa: sei una trans? Per te è illegale usare il bagno delle donne Una trans ha raccontato l’umiliazione che ha provato quando le è stato detto che per lei era illegale poter usare il bagno pubblico femminile, mentre era in un pub. Katrina Harte, 46 anni, ha iniziato il suo percorso di cambiamento molti anni fa e sta attendendo l’operazione finale. Ha spiegato al Sunday Sun che si era recata al Briar Dene pub, a Whitley Bay, nel North Tyneside, fin da quando aveva 18 anni ed era sempre stata supportata dallo staff e dai clienti abituali fin da quando aveva iniziato a vivere come una donna.

Ma, improvvisamente, circa quattro settimane fa, un componente del personale, le ha detto che non avrebbe potuto più usare i bagni delle donne, bensì quello per le persone disabili, poichè era “illegale per legge” per lei usare la toilette femminile:

“Mi hanno detto che era contro la legge. Non avevo mai sentito prima una cosa del genere. Mi sono sentita malata e tradita, abbandonata. Ormai per un transessuale è diventato difficile trovare un ub in cui poter entrare a bere semplicemente un drink”

La trans aggiunse, spiegando quello che le è accaduto:

“Volevo veramente andare a bere là. È un pub amichevole e nel corso degli anni ho lasciato lì una marea di soldi. Ho sempre pensato di aver trovato un posto in cui sentirmi finalmente a mio agio”

Harte ha detto di non essere più tornata al pub da quando c’è stato quella situazione spiacevole ed imbarazzante ed ha accusato il Briar Dene di discriminazione. Un gruppo su Facebook conta già circa 260 membri. Nessuno dei componenti del pub ha rilasciato una dichiarazione.

P.S: La foto è volutamente provocatoria, anche per l’uso del termine “panico”…

Foto | TrannyPanic


Partorirà a febbraio Scott Moore il secondo uomo incinto

Partorirà a febbraio Scott Moore il secondo uomo incinto

Una coppia transgender ha rivelato di essere in attesa del loro primo bambino entro un mese. Scott Moore - il secondo uomo incinto rivelatosi pubblicamente - sta per dare alla luce un maschietto a febbraio, con, al suo fianco, il marito Thomas. La coppia era formata originariamente da due donne ma sono entrambe ricorse alla chirurgia estetica per modificare il proprio sesso.

Scott, 3o anni, che è legalmente sposato con Thomas poiché ha ancora il certificato di nascita da donna, ha ammesso di essere ansioso di dare alla luce la sua creatura. Lo chiameranno Miles:

“Siamo consci che alcune persone ci criticheranno ma siamo entrambi colmi di felicità e non ci vergogniamo affatto”

E la coppia, originaria della California, ha già due bambini, Gregg e Logan, rispettivamente di 12 e 10 anni, che Thomas ha avuto con una precedente partner. Il caso ricorda quello di Thomas Beatie, dell’Oregon, il cui nome è rimbalzato su tutti i giornali del mondo, nel 2008, quando ha dato alla luce una bambina. Scott, che ha iniziato la propria vita con il nome Jessica, per primo ha realizzato di voler essere un uomo quando aveva solo 11 anni:

“Quando l’ho detto alla mia famiglia hanno pensato fossi pazzo ma lentamente hanno compreso che ero serio e determinato: così hanno iniziato a farmi prendere ormoni maschili quando ho compiuto 16 anni”

I suoi genitori hanno speso 4,600$ per le operazioni del figlio. Scott ha comunque mantenuto i suoi organi femminili, non potendo affrontare il cambio di sesso. Invece Thomas, che è solito farsi chiamare Laura, ha subìto un’isterectomia e il cambio sesso lo scorso anno. Si sono poi conosciuti nel 2005 in un gruppo di supporto per transgender: si sono persi di vita ma rincontrati nel 2007:

“Sapevamo che eravamo destinati a stare insieme. Due mesi dopo ho lasciato il mio lavoro per stare con Thomas e i suoi figli. Ora mi chiamano “papà numero 2″

La coppia, che vive in una casa con 4 camere da letto, nel 2008 ha deciso di provare ad avere un bambino. Scott è stato inseminato con lo sperma di un suo amico ed è rimasto incinto nel giugno 2009:

“Eravamo così felici, abbiamo fatto di tutto per festeggiare la notizia! Anche ovviamente lo shopping!”

La coppia ha anche già affrontato l’eventuale “disagio” che il ragazzino potrebbe dover vivere a scuola, ammettendo di essere fiduciosi e di sperare che ciò non accada:

“Ci siamo già passati. Mio figlio Logan è stato al centro di atti di bullismo ma lo stiamo educando a reagire, dicendo anche ‘Voi avete dei problemi con i miei due papà, ma io non sono loro e adesso state ferendo me’”

Scott ha deciso di fare un parto naturale all’ospedale locale, con il suo dottore e con accanto l’ostetrica che ha trovato con molte difficoltà:

“È stato complicato contattare un dottore disposto a seguirmi. È sempre brutto quando ti accorgi che la gente non vuole avere a che fare con te. A nessuna persona incinta dovrebbe essere negata un’assistenza sanitaria, anche quando sei un uomo”

Ma quello a cui ora la coppia vuole pensare, esclusivamente, è la nascita del loro piccolo Miles.

Via | DailyMail
Foto | TopNews


La trans Regina Satariano racconta la sua esperienza all’istituto Pontormo di Empoli

La trans Regina Satariano racconta la sua esperienza all'istituto Pontormo di Empoli

Gli studenti del Liceo Pontormo non hanno esitato quando hanno dovuto scegliere tra il tema del clima e quello delle discriminazioni. Così, la preside ha autorizzato un’assemblea che aveva come protagonista assoluta la trans Regina Satariano, a capo del Movimento di Identità Transessuale Italia e organizzatrice di Miss Trans. Ha raccontato a cuore aperto il percorso che ha seguito e, senza riferimenti alla politica, ha spiegato il diritto di ciascuno di essere quello che vuole:

“E’ stata un’esperienza sorprendente per me: non mi aspettavo che ragazzi di 14 e 15 anni mi accogliessero con la tranquillità e la semplicità che ho trovato. Ho cercato di parlare in modo molto semplice raccontando la mia scelta, fatta quando avevo 26 anni, in un periodo in cui decidere di diventare trans non era una cosa da poco. Oggi la situazione e’ cambiata, anche se i problemi non sono tutti risolti. Agli studenti ho spiegato le differenze fra una transessuale e una drag queen. Cosa significa essere trans. Ho detto che davanti alle discriminazioni sono loro la nostra speranza”

E ha ammesso il ato forse più triste e difficile da raccontare, sopratutto a qualcuno che non si conosce. Ma l’ha fatto con onestà e serenità, immagina di una persona che ha fatto pace con se stessa:

“Quando avevo 26 anni e ho deciso di intraprendere questo percorso servivano tanti soldi, decine di milioni per modificare il fisico e fare cure ormonali: prostituirmi era l’ unico modo per avere i soldi necessari. Molte ragazze fanno questo anche oggi perché, da trans, trovare un lavoro è difficile. Quando sul tuo documento c’è un nome da uomo e invece sei donna, o viceversa, difficilmente un datore di lavoro ti assume”

Anche Federica Briganti, rappresentante d’istituto, si è dimostrata entusiasta della scelta e dell’incontro, ammettendo però anche alcuni dei genitori, alla notizia dell’arrivo di una trans nella scuola, non era ‘esattamente‘ d’accordo.

Via | TgCom
Foto | LaetitiaTassinari


Lettera al Parlamento per lo sciopero di Francesco e Manuel. E la Concia insiste per mettere subito in calendario legge sulle unioni civili

Lettera al Parlamento per lo sciopero di Francesco e Manuel. E la Concia insiste per mettere subito in calendario legge sulle unioni civili

La lettera, inviata dalle varie associazioni italiane Lgbt, è indirizzata a tutti i componenti del Parlamento italiano: da Renato Schifani a Gianfranco Fini, da Giulia Bongiorno a Giuseppe Palumbo. Tutti questi onorevoli sono stati contattati affinché possano intervenire in prima persona e decidere di prendere finalmente in considerazione la possibilità di rendere legge i diritti e i doveri delle coppie gay italiane e di riconoscerle ufficialmente.

Ricordando a tutti loro come il Trattato di Lisbona vieti qualsiasi trattamento inferiore o discriminazione verso l’omosessualità, chiedono che si metta la parola fine a questa indifferenza continua avvolge il mondo gay. Le persone lgbti continuano ad essere emarginate a causa del loro orientamento sessuale e sono consegnate ad un’ingiusta e insopportabile clandestinità sociale.

Infine, viene riportato agli occhi di tutti, che dal 4 gennaio due ragazzi hanno persino deciso di digiunare come protesta per questa situazione apparentemente immobile e invisibile a tutti (o quasi) i politici. Il gesto esprime la totale esasperazione del popolo gay, stanco di sentirsi un fantasma da parte dello stato. Per questo, per l’ennesima volta, chiedono a gran voce che venga discussa al più presto una legge in Parlamento. Per uscire, finalmente, da questo buio che avvolge, nascondendoci al mondo. E Paola Concia, inoltre, ribadisce ancora una volta, con fermezza e decisione, il suo impegno:

“Ho scritto oggi ai presidenti dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati, per chiedere che sia calendarizzata subito la discussione in Commissione delle proposte di legge sulle unioni civili, per alcune delle quali sono prima firmataria. Questi ragazzi hanno scelto una forma di protesta pacifica ma simbolicamente significativa per richiamare l’attenzione delle istituzioni, della politica e dei media. Ma ad oggi la risposta è stata solo un’assordante silenzio, sia dei mezzi di comunicazione che della politica. Ho voluto formalizzare questa richiesta perché sono fermamente convinta che in un paese civile nessuno deve essere costretto a sacrificare la propria vita per rivendicare un diritto fondamentale. E perché un paese migliore, deve esserlo per tutti, nessuno escluso”

Ecco l’elenco delle associazioni che hanno aderito all’iniziativa: Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Associazione Radicale Certi Diritti, Associazione Crisalide PanGeneder, Associazione Lista Lesbica italiana, Associazione Trans Genere, Circolo Mario Mieli di Roma, Coordinamento Torino Pride, Famiglie Arcobaleno, Gay Roma.it,I Ken Onlus Napoli, Ireos Onlus Firenze, Liberamente NOI Roma, Mit, Nuova Proposta Roma, Open Mind Catania, Queer. Sel – Sinistra e Libertà Ecologia per la cultura differenze, 3 D – Democratici per pari Diritti e Pari Dignità di lesbiche, gay, bisessuali, trans*, Roma Rainbow Choir, Arcigay Napoli, Arcilesbica Napoli, Arcigay Roma, Alessandra Brussato Mestre-Venezia.

Foto | IlSecoloXIX


Barcellona: a sedici anni cambia sesso e diventa donna

Barcellona: a sedici anni cambia sesso e diventa donna

A Barcellona è avvenuta la prima operazione di cambio sesso nella penisola iberica con un sedicenne come soggetto paziente , e tra le prime, invece, nel mondo intero. L’operazione però è stata permessa in seguito all’autorizzazione di un giudice che, dopo aver analizzato attentamente il caso presentatogli, ha acconsentito alla scelta del giovane.

Il ragazzo era nato con organi sessuali maschili ma si sentiva totalmente una ragazza e già da più di un anno e mezzo era sotto cura ormonale. Ma era necessario, come prevede infatti la legge spagnola, anche il consenso da parte di un giudice. E ciò è avvenuto.

L’operazione è avvenuta a Barcellona, in una clinica privata, ed eseguita dal medico chirurgo Ivan Manero (foto). Ovviamente la legge parla chiaro anche sul divieto di operazioni a persone non maggiorenne ma anche in questo caos, un team di psichiatri ha dato il nulla osta. E il ragazzo ha potuto realizzare il suo desiderio più grande, trovando la propria serenità in un corpo che sente suo.

Foto | Carlantonelli


Lecce: ubriachi picchiano trans solo per divertirsi

Lecce: ubriachi picchiano trans solo per divertirsiA Lecce, via Martiri d’Otranto è una zona dove spesso avvengono rapina e violenze ai danni di transessuali e prostitute. I residenti sono esasperati dal continuo susseguirsi di avvenimenti criminali. L’altra sera però fortunatamente, l’intervento di un passante in zona, ha evitato forse il peggio.

Una trans è stata infatti oggetto di violenza da parte di due persone che hanno inveito contro di lei, insultandola pesantemente. E la reazione stizzita e arrabbiata della vittima ha provocato solo un peggioramento dello situazione. I giovani sono scesi dall’auto e hanno cominciato a picchiarla selvaggiamente con calci e pugni, sparsi, in tutto il corpo.

Fermati dalla polizia, i due, alticci, sono stati denunciati per lesioni personali, mentre la trans ha una prognosi di circa 15 giorni. La cosa più sconvolgente di tutta la vicenda è stata la risposta del motivo dell’aggressione:

“L’abbiamo fatto solo per divertimento”

Via | Lecceprima


Per Laura Chiatti andare a trans non è una cosa normale

Per Laura Chiatti andare a trans non è una cosa normale

In una sincera intervista per Vanity Fair, Laura Chiatti ha parlato di tutto, dalla sua carriera al suo essere diretta e senza peli sulla lingua. A tal punto da dichiarare, parlando di valori tradizionali - nei quali lei crede tanto - di come la confusione dei generi non faccia per niente bene, sia in senso lato, sia per quanto riguarda la sessualità.

“Perché, tanto per stare ai fatti recenti, andare a trans è diventata una cosa normale? Ognuno nel suo letto fa ciò che vuole, ma non venite a dirmi che è ‘normale’ “

Che dire? Sincerità assoluta, ma chi di noi è così equilibrato ed onnisciente da poter stabilire cosa è “normale”? Poi perché l’abuso continuo di questo termine?

Foto | Unicinema


Si uccide giornalista del LA Times che ha cambiato sesso

Si uccide giornalista del LA Times che ha cambiato sesso Mike Penner ha deciso di cambiare sesso nel 2007 e lo aveva annunciato proprio in quell’anno, finendo sulle prime pagine dei giornali americani. E pochi giorni fa si è ucciso. Sposato e senza figli, era columnist e blogger sportivo da ben 25 anni per il Los Angeles Times e aveva seguito tutti i più importanti eventi sportivi americani, dal baseball al football. Era diventato un mito, un autorità nel campo per i suoi lettori. Fino alla sorprendente rivelazione nel 2007: “Sono un transessuale e ho deciso di cambiare sesso. Mi ci sono voluti più di 40 anni, un milione di lacrime e centinaia di ore di autoanalisi per trovare il coraggio di scrivere queste poche parole”

Dopo due settimane di vacanza è tornato con il nuovo nome, Chistine Daniels. Si è rimesso a scrivere per il giornale dopo la benedizione del proprio direttore (“ha lanciato un occhiata alla redazione, attraverso i vetri del suo ufficio, e ha esclamato: «nessuno può accusarci di non promuovere la diversità nel nostro staff»”). E ha aperto il blog “Donna in transizione” nel quale riversava il suo dolore in questi due anni, tra il coraggio di uscire allo scoperto e la mancata accettazione esterna. E negli ultimi tempi era tornato a firmarsi Mike Penner.

“Come fai a condividere la tua verità più profonda, quella che hai impiegato un’intera vita a seppellire, con un mondo che si è abituato ad amarti ed apprezzarti per la tua facciata?”

Infine, il suicidio.

Fonte | Corriere


Rissa a “Miss Gay Brazil”: trans classificata seconda strappa corona e parrucca alla vincitrice

Rissa a  "Miss Gay Brazil": trans classificata seconda strappa corona e parrucca alla vincitrice

Immaginate la tensione del presentatore che pronuncia il nome della vincitrice del concorso “Miss gay Brazil”. Tutte coloro che hanno partecipato - e che magari sono arrivate in finale - sentendo il nome di un altro, dovranno sorridere e far finta di nulla, magari anche abbracciando la rivale che ha appena vinto.

Questo finto buonismo e gioia per l’altro avviene in tutti in concorsi di bellezza, etero o lgbt, e la massima rappresentazione la offre Miss Italia. La vincitrice piange e tutte l’abbracciano, mentre qualcuna magari sarebbe tentata di tenerle la testa sotto l’ascella e portarle via la corona.

Qualcosa del genere è successo, appunto, alla finale di “Miss Gay Brazil”, durante l’intervista della vincitrice. La seconda classificata appare inaspettatamente alle spalle e le strappa corona (e parrucca annessa). Cliccate dopo il salto per il video… Che bello sarebbe assistere alla stessa scena durante il concorso di Madame Mirigliani… Ah, sogni!


Uk: madre lotta affinché il figlio 14enne abbia le cure ormonali per diventare donna

Uk: madre lotta affinchè il figlio 14enne abbia le cure ormonali per diventare donna La madre di un ragazzino di 14 anni sta lottando contro la burocrazia per permettere un trattamento ormonale al figlio per cambiare sesso.

Carole Smith, 41 anni, dichiara al Sun di essere stata sempre a conoscenza del disagio del ragazzo di avere quel corpo da uomo e che già da due anni ha manifestato l’intenzione di essere una ragazza. E l’appello della madre appare determinato proprio per scongiurare che entri in pubertà, le crescano mani e piedi “da ragazzo”, aumenti di altezza, rendendo il tutto ancora più difficile da cambiare in seguito.

La legge inglese infatti stabilisce che la cura ormonale non può iniziare prima dei 16 anni (mentre altrove, come negli Usa, non c’è questo limite temporale). Inoltre prima dei 18 anni, sempre in Inghilterra, è vietata l’operazione chirurgica per la riassegnazione del sesso.


Elisabetta Gardini, le trans come curiosità figlia della tv trash e la “pietas” verso queste debolezze umane

Elisabetta Gardini, le trans come curiosità figlia della tv trash e la "pietas" verso queste debolezze umane Elisabetta Gardini è tornata a parlare di transessualità: e dove se non dalle righe de “Il giornale“? Questa volta cerca di lasciarsi alle spalle la storia con Luxuria e la disputa sul bagno pubblico senza ovviamente tralasciare qualche frecciatina vaga (”Il gesto della toilette aveva soltanto un significato simbolico per ribadire che per me i sessi sono due: uomo e donna. Mentre per altri sono addirittura cinque: aspetto un testo chiaro che me lo spieghi“).

Interrogata se sia a conoscenza del ‘vizietto’ di qualche altro parlamentare che ha una storia segreta con un transessuale, la donna nega e (giusto perchè si è lasciata alle spalle la storia con Vladimir) spiega:

“Se mi sta chiedendo se ho saputo o so di qualche ex collega che è andato o va a trans, le rispondo che no. Non lo so e non mi interessa saperlo. Sotto le coperte uno fa ciò che vuole. Una cosa che ho sentito dire soltanto a lui (Vladimir Luxuria, ndr) e forse all’onorevole Grillini. Per me il Transatlantico rimane tutto attaccato, senza trattino”

Invito la signora Gardini ad avvertirci se dobbiamo ridere su questo gioco linguistico…

Ammette anche che la televisione e i giornali sono sempre alla ricerca di verità boccaccesche e pruriginose da poter sbattere in prima pagina (”Esempio lampante di questo prurito sono le ossessive dieci domande rivolte a Berlusconi da Repubblica“).

E infine, ecco la sua opinione sull’improvviso (?) amore scoperto degli uomini verso le transessuali:

“Credo che la curiosità verso di loro sia figlia, anche e soprattutto, del trash televisivo. Ma ripeto: le debolezze umane ci sono sempre state e occorre pietas, non torbida curiosità. Certo, a certe cose bisogna opporsi però. All’invadenza di una certa cultura sinistroide e strabica per cui se Povia canta una canzone in cui un gay ritorna eterosessuale è uno scandalo; se fosse accaduto il contrario sarebbe stata una festa”

Foto | Panorama


Il marito di Marina Ripa di Meana: “Da giovane ho amato una trans”

Il marito di Marina Ripa di Meana: "Da giovane ho amato una trans"

Già circa un anno fa il nostro Robo ci aveva parlato della passione per Carlo Ripa di Meana aveva avuto da giovane per Gianna Nannini e, soprattutto, per una trans. Ma in questi giorni, dopo lo scandalo Marrazzo, è lo stesso Carlo a riparlare della sua lunga infatuazione, proprio sulle pagine di “DiPiù” (peccato il titolo “Ho amato un trans” al maschile… ma del resto, sarebbe stato chiedere forse troppo…)

Racconta di come sia cominciato tutto in una notte del 1970 a Milano, quando era consigliere comunale per il Partito Socialista. E in provincia, mentre una sera tornava da una riunione, in auto, ha visto vicino al Parco Ravizza una donna dai capelli rossi, stivali e gambe stupende:

“Appena la vidi sentii immediatamente una irresistibile attrazione per lei e mi avvicinai. La invitai a salire sulla mia auto e lei accetto. Capii che non era proprio donna dalla nascita da subito, quando si presentò. Mi rispose che si chiamava ‘Gianna’. Appena mi accostai esplose fra noi una passione travolgente e a quell’incontro ne seguirono molti altri. Avveniva di sera, quando uscivo dalle riunioni. Raggiungevamo posti isolati e ci abbandonavamo al nostro desiderio”

Carlo Ripa di Meana continua, parlando di cosa lo attraeva così tanto in Gianna, delle promesse non mantenute e dei dubbi che lo assillavano:

“Mi attraeva la sua straordinaria femminilità, portata all’estremo. Io la chiamavo ‘iperdonna’. Però riuscivo ad avvertire questo suo fascino solo di sera: di giorno la mia attrazione per lei veniva meno. La luce del giorno era troppo cruda e impietosa. Vedevo tutti i particolari che mi ricordavano che non era al 100%donna: l’ombra della barba rasata sul mento, le mani grandi e forti. Di sera invece splendeva di totale femminilità. Lei si era legata a me ma anche io mi sentivo soggiogato, schiavo del suo fascino. Nessuno sapeva di noi e lei non aveva nemmeno idea di chi fossi. Gianna una volta espresse il desiderio di fare una vacanza in Grecia con me: non so nemmeno io perché non facemmo quel viaggio. E non riuscivo a dormire con lei, temendo il momento del risveglio al mattino, quando la luce del giorno mi avrebbe ricordato ciò che volevo far finta di dimenticare: che era nata uomo”

La storia, ovviamente, si è poi conclusa:

“Non ci fu una fine ben precisa, un addio. Nel 1974 la passione dei primi tempi si era già spenta e mi trasferii a Venezia quando fui nominato presidente della Biennale. Lì, lontano da Milano, capii che la nostra storia non aveva un futuro: capii che ero ‘un uomo che amava le donne’. E non potevo cambiare. Per alcuni anni ho saputo e mi sono informato di Gianna. Poi però ho perduto ogni contatto. Purtroppo ora non so più nulla di lei: sperò che stia bene e che sia felice”


Luxuria: Ho amato per 3 anni un importante uomo politico

Luxuria: Ho amato per 3 anni un importante uomo politico

In un’intervista al settimanale Oggi, l’ex parlamentare Vladimir Luxuria confessa una sua storia d’amore vissuta all’ombra:

“Per me è stato un amore vero e mi ha fatto soffrire non poterlo vivere alla luce del sole: lui era un uomo importante, famoso e ho avuto paura. Per tre anni abbiamo vissuto come i pipistrelli: ci vedevamo solo quando faceva buio, nascosti dietro sciarpe, cappucci, foulard. Ci incontravamo alla periferia di Roma, in posti il più possibile isolati”

Una storia che si è conclusa inaspettatamente, per la paura, da parte dell’uomo, di essere scoperto. Così ha deciso di scomparire, da un momento all’altro:

“Il mio lui è sparito all’improvviso. Era letteralmente terrorizzato. Un po’ perchè si era reso conto che si stava legando troppo a me, un po’ perchè temeva di ritrovarsi sui giornali. Lui ha troncato e io ho sofferto molto”

E anche sul caso Marrazzo ha la sua opinione ben precisa:

“In Parlamento girano battute false, come il dire che a sinistra piacciono le trans e a destra le escort. Sono stata in Parlamento e ho corteggiato - e sono sopratutto stata corteggiata- molto. Vi garantisco che Marrazzo non è l’unico politico a cui piacciono le trans. Avrei preferito che ammettesse pubblicamente le sue tendenze, in un paese normale non sarebbe stato un problema. In questo momento vedo una cosa positiva: le trans vanno in televisione, vengono intervistate, finiscono sui giornali. Manca solo una cosa: l’apparire delle persone a cui piacciono i trans, i trans lover”

Foto | Corriere


Il marito cambia sesso: la moglie, oltre al divorzio, chiede al Tribunale di togliergli i figli

Il marito cambia sesso: la moglie, oltre al divorzio, chiede al Tribunale di togliergli i figli Una coppia sposata da 7 anni e residente a Parma si appresta a divorziare: il marito ha infatti deciso di cambiare sesso. Lui ha già chiesto la rettifica di sesso per lo stato civile al Tribunale. E, nonostante la scelta possa essere condivisa comprensibile, da parte dei due, di separarsi, la situazione si complica quando la moglie intende fare guerra al marito.

La donna, infatti, nel ricorso per il divorzio vuole far togliere la potestà di genitore al marito, non essendo l’uomo, intenzionato a cambire sesso, in grado di educare un figlio secondo i principi morali e di etica della famiglia. Lui attende la rettifica dei documenti dal comune di Napoli (del quale è originario) e sembra aver già affrontato l’operazione in una clinica estera. La moglie, intanto, ha presentato la causa di divorzio al comune di Parma, luogo in cui avevano vissuto per anni, da coppia.

Cosa ne pensate in merito alla vicenda? Le richieste della moglie sono assolutamente prive di ogni logica oppure forse il marito, i un momento così delicato del divorzio, avrebbe potuto aspettare altro tempo prima di operarsi ed evitare azioni bellicose della moglie?

Foto | In-zona


Trans allontanate dai condomini per turbativa del decoro e della moralità

Trans allontanate dai condomini per turbativa e decoro della moralità A Cagliari, due trans sono state sfrattate e allontanate dalla loro abitazione dopo una riunione del condominio perchè la loro presenza sarebbe stata “turbativa del decoro e della moralità”. Le due avevano affittato l’appartamento tramite un’agenzia immobiliare, senza contatti diretta con la proprietaria della casa, la quale si limitava a ricevere l’affitto mensile da una certa “signora Pamela”.

Ma il via vai continuo, sopratutto di notte, ha fatto perdere il sonno e la pazienza ai condomini: le trans infatti di giorno riposavano ed iniziavano a ricevere i clienti e lavorare solo a partire dal pomeriggio fino a notte fonda inoltrata. Così, gli altri inquilini del palazzo hanno indetto una riunione condominiale, chiedendo alla padrona di casa di recidere il contratto alle due e, non soddisfatti, hanno spedito il verbale dell’incontro anche ai Carabinieri.

Le trans sono state allontanate e hanno annullato il contratto con la padrona di casa, cercando quindi una nuova abitazione, dopo il controllo da parte dei Carabinieri che le due non fossero legate in qualche modo alla proprietaria, che sarebbe stata accusata di induzione alla prostituzione. Il controllo però non ha riscontrato nulla, le due lavoravano indipendentemente.

Foto | Sordionline


Per la prima volta parla Chaz Bono, il figlio di Cher che ha cambiato sesso

Per la prima volta parla Chaz Bono, il figlio di Cher che ha cambiato sesso Chaz Bono, figlio della star internazionale Cher, ha parlato con sincerità per la prima volta del suo cambio sesso, da quando ha iniziato, lo scorso marzo. Parlando con lo show americano “Entertainment Tonight” lui, il cui vero nome è Chastity, ha dichiarato:
“Mi sono sempre sentito un maschio fino da quando ero bambina. Non c’era molto di femminile in me. Penso che il genere sia qualcosa tra le orecchie e non in mezzo alle gambe. E’ qualcosa che ho scoperto negli anni ‘90″

E ha parlato anche dell’operazione in sè:

“Mi hanno abbassato la voce, redistribuito il grasso, aumento dei muscoli e dei capelli ed aumento degli impulsi sessuali. E’ stato un lungo processo per sentirmi a mio agio e abbastanza interiorizzato da farmi fare tutto questo”

Chaz, che è attivista per i diritti gay oltre che musicista e scrittrice, nella sua biografia “Family Outing” ha inoltre scritto:

“Da ragazzina, ho sempre sentito che c’era qualcosa di diverso di me. Guardavo le altre bambine della mia età e mi sentito perplesso dall’interesse per la moda, da quale ragazzo della classe fosse il più carino e chi somigliava di più a Christie Brinkley, ragazza copertina. Quando avevo 13 anni ho trovato un nome che ha segnato la differenza, la parole che mi definiva: ho capito di essere gay”

Foto | JustJared


Bud Spencer ignorato dalla critica: “Forse perchè non sono gay, nè trans…”

Bud Spencer ignorato dalla critica: "Forse perchè non sono gay..." Bud Spencer ha compiuto ottant’anni e ieri le televisioni ne hanno parlato e lo hanno ricordato per il suo ruolo nella storia del cinema e gli indimenticabili film con Terence Hill. Il quotidiano “Il giornale” l’ha intervistato, parlando della sua carriera artistica: ed è uscito il quadro di un uomo che si sente dimenticato dalla critica italiana e da un’Italia poco attento a ricordarlo e celebrarlo, nonostante anni di successo e applausi in Francia e Spagna. E la domanda sorge spontanea:

Come spiega questa disattenzione italiana?

“Mah, forse perché non sono gay, né trans e ho la stessa moglie da cinquant’anni”

Che ne pensate della risposta? Un modo come un altro per accusare la cronaca italiana di pettegolezzi evitabili oppure un modo per sottolineare l’attenzione eccessiva che gay e trans hanno pubblicamente, solo per la questione Lgbt?

Foto | Televisionando


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