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Tv. Nelle fiction Usa della Cbs personaggi gay a un tot al chilo per recuperare pubblico.
Diversi. Chi ha paura dell’uguaglianza?
Congedato dall’esercito il leader dei soldati gay americani
Il “Don’t Ask, Don’t Tell” miete un’altra vittima. La terribile e omofoba legge americana che vieta ai soldati omosessuali di dichiarare il proprio orientamento sessuale, pena la radiazione immediata, ha fatto sì che il tenente Dan Choi fosse congedato. Choi ha un curriculum militare di tutto rispetto – è un veterano della guerra in Iraq, dove ha comandato un plotone di fanteria, e parla fluentemente l’arabo -, ma ciò nonostante ha pagato con il suo amato posto di lavoro l’outing fatto in diretta tv ala rete MSNBC. L’esercito ha avviato, nel marzo dello scorso anno, il provvedimento disciplinare a suo carico che ha portato alla decisione di espulsione presa giovedì scorso.
Choi è uno dei militanti più conosciuti nella battaglia che i gay che servono l’esercito degli Stati Uniti stanno conducendo da anni per il riconoscimento dei loro diritti, da quando l’ex presidente Bill Clinton firmò questa norma che da quasi vent’anni condiziona la vita di migliaia di gay e lesbiche. L’ex tenente è stato arrestato un paio di volte ed è arrivato perfino a incatenarsi davanti alla Casa Bianca per protestare contro questa legge. È il fondatore di KnightsOut.org, un’organizzazione composta da cadetti e diplomati dell’accademia militare di West Point che promuovono i diritti delle persone lgbt: lo stesso gruppo stima che ci siano 65mila omosessuali all’interno delle forze armate statunitense e che 12.500 siano stati congedati a causa del “Don’Ask, Don’t Tell”. ”Dopo undici anni di servizio, dall’accademia di West Point al campo di battaglia, questa notizia mi riempie di dolore”, ha commentato Choi. ”Nonostante sia molto triste – ha aggiunto – non mi sento una vittima. Non sono io a essere colpito, ma tutto l’esercito americano che si priva di una persona che ha fatto bene il suo lavoro, che era utile agli Stati Uniti. Questo è allo stesso tempo un annuncio doloroso e insopportabile, ma il mio impegno continua. Rimanere in silenzio quando i miei concittadini vengono licenziati e puniti per esprimere semplicemente quello che sono come persone significherebbe andare contro il significato dell’uniforme e dell’America”.
L’amministrazione Obama si sta impegnando in questi mesi per abrogare questa normativa, che penalizza sia il mondo gay sia l’intero Paese, ma sul suo cammino sta incontrando le resistenze delle gerarchie militari e di alcuni settori repubblicani della società a stelle e strisce. La proposta di riforma della legge dovrà essere prima approvata dal Congresso e poi dal Pentagono, ma tutto fa sperare per il meglio – viste anche le ultime novità in materia sanitaria e fiscale approntate dal presidente USA a favore delle coppie gay – per la futura cancellazione di questa norma discriminatoria.
Via – Blitz Quotidiano
Obama si è scordato la discriminazione. Finito il mese, sparito l’atto.
Nuova moda in USA: lo yoga lo si fa nudi.
Lesbica discriminata da liceo a ballo di fine anno perchè accompagnata da sua ragazza. Scuola condannata a risarcirla.
‘Gemelli porcelli’. Censurati i due ragazzi di Bel Ami. Per il governo sono ‘sporchi’ e loro: ‘noi lo facciamo anche a casa’.
Sei gay? Non puoi donare” Italia e USA a confronto.
Polemiche negli USA per il progetto di spiegare l’omosessualità alle medie
Il puritanesimo statunitense non è certo roba del secolo scorso. A dimostrarlo è quanto sta accadendo nella città di Helena, nello stato del Montana, dove un progetto educativo rivolto agli studenti adolescenti in materia di sesso è stato bocciato dalla popolazione. Tra le tante novità proposte, quella di rivelare “il vero nome dei genitali” alle elementari e “la spiegazione della sessualità omosessuale” alle medie, oltre ai “vari modi in cui le persone possono avere rapporti sessuali”.
C’è stata una vera e propria rivolta di piazza contro questa proposta innovativa, che avrebbe spazzato via molti stereotipi e fatto crescere la consapevolezza di cosa sia il sesso e quali siano i suoi rischi ai più giovani. Giovedì scorso si è tenuta una seduta affollatissima del consiglio comunale, dove si è consumato lo scontro frontale tra gruppi a favore dei diritti gay e l’amministrazione comunale di Helena, sostenitori dell’iniziativa, e associazioni di genitori e la destra repubblicana, fermamente contrarie. L’amministrazione comunale sostiene che “una completa educazione alla salute debba comprendere anche l’educazione sessuale ad ampio spettro, perché la mancanza di preparazione in quest’area può condurre alla contrazione di HIV o altre malattie sessualmente trasmissibili”, e che la scuola non può credere di risolvere questi problemi senza un approccio globale a questa questione così spinosa. La città è letteralmente divisa, e da più parti viene lamentato che i genitori non siano stati chiamati nella stesura di un progetto così importante, mentre altri hanno affermato che i soldi della scuola andrebbero spesi per corsi educativi più importanti. La decisione finale sul nuovo e discusso corso di educazione sessuale sarà presa il prossimo 10 agosto.
Via – Il Sussidiario.net
Il New York Times pubblica annuncio matrimoniale di una coppia gay

Svista colossale o svolta epocale al celebre New York Times? È quello che si sono chiesti i tantissimi lettori del quotidiano della Grande Mela, quando domenica scorsa hanno letto nella pagina dedicata ai matrimoni il termine “sposa” riferito a una coppia gay. Il primo sposo diventato “sposa gay” si chiama Matthew Horowitz, che ha contratto le nozze in Vermont con il partner Edward Farley, quest’ultimo avvocato specializzato in processi riguardanti violenze domestiche contro la comunità lgbt.
Fino a ieri, il quotidiano aveva evitato accuratamente stereotipi di genere nei suoi annunci matrimoniali riguardanti sposi dello stesso sesso, e invece di citare i termini “sposo” o “sposa” il giornale ricorreva a giri di parole. Il New York Times ha iniziato a pubblicare annunci matrimoniali per coppie gay nel settembre di otto anni fa nella sezione domenicale “Styles”: ormai questo genere di pubblicità, se così si può definire, fa parte della routine e questi annunci sono scritti come vere e proprie notizie, corredate con le foto dei contraenti e mischiate a quelli, più numerosi, che raccontano le storie d’amore “tradizionali” tra un uomo e una donna. La suddetta pagina del New York Times, che fa sospirare milioni di cuore negli States, riporta ormai da decenni gratuitamente nozze giudicate notizie, sia per le storie che ne fanno da cornice sia per l’importanza delle persone coinvolte. Chiunque può segnalare al giornale il proprio matrimonio – o la propria unione civile -, anche se poi i giornalisti del celeberrimo quotidiano attuano una scelta tra quelli giudicati più interessanti. In questo caso, ci chiediamo se sia stato un solo e semplice lapsus o ci sia dietro lo zampino di qualche collaboratore del NYT.
Via – Blitz Quotidiano
Secondo una ricerca la masturbazione maschile è tra le cause di incidenti stradali.
Cinema: Dal regista afro-americano e gay di ‘Precious’ un film su Martin Lutjer King.
Matrimonio omosessuale. Con l’Argentina nozze gay legali in 10 paesi al mondo. Sei in Europa.
Usa. Aids, Barack Obama mette in campo una nuova strategia.
Il caso Montana: quando l’omosessualità è un crimine e continua ad esserlo.
Obama lancia il nuovo piano nazionale per combattere l’epidemia HIV/AIDS
Combattere il contagio da HIV, diminuendo il numero di nuove infezioni del 25% entro i prossimi 5 anni, e far crescere il numero di pazienti che hanno accesso ad assistenza e medicinali per combattere l’AIDS. È questo, in sostanza, il rapporto che sarà presentato oggi dal presidente Barack Obama, da cui emerge che negli Stati Uniti il numero di morti per Aids è sceso, mentre il numero di nuovi contagi annui è rimasto stabile ed è in aumento il numero di persone sieropositive.
La prima strategia contro l’AIDS mai creata dal governo statunitense a livello nazionale approda dopo 15 mesi di lavoro e interviste con centinaia di esperti in tutto il paese, dove circa 56mila persone sono contagiate ogni anno dall’HIV e i sieropositivi sono più di un milione. Per il prossimo quinquennio, Obama non propone un aumento complessivo dei fondi ma una redistribuzione ad hoc delle risorse, investendo maggiormente nelle aree più bisognose e aiutando le fasce della popolazione a maggiore rischio di contagio, come gay, bisessuali e afroamericani. Il governo federale attualmente spende circa 19 miliardi di dollari per il contrasto all’Aids. Entro il 2015, il 90% delle persone sieropositive conoscerà la propria condizione, mentre oggi solo il 75% ne è consapevole. Se il tasso di contagio rimarrà stabile, avverte l’indagine del governo Usa, “nella prossima decade il numero di nuove infezioni crescerà di 75.000 all’anno, mentre il numero di sieropositivi che vive negli Stati Uniti arriverà a 1,5 milioni”. Sempre entro il 2015, gli Stati Uniti si impegnano ad aumentare le cure dei pazienti che hanno già contratto il virus, arrivando così a coprire tale spesa all’85% rispetto all’attuale 65%.
Sin dai primi giorni del suo insediamento, il presidente Obama ha dovuto rispondere alle crescenti richieste delle associazioni in difesa dei diritti lgbt, che reclamano urgentemente un aumento dei finanziamenti per l’assistenza e la cura dei malati sieropositivi, e protestano per l’approccio non certo duro dell’establishmente americano contro la tanto odiata legge del “Don’t Ask, Don’t Tell”. Il piano di Obama contro l’epidemia. che negli anni ’80 e ’90 flaggellò la comunità omosessuale mondiale. ha deluso molti esperti di sanità pubblica, che si aspettavano scelte più coraggiose e un sostegno maggiore alla lotta contro il virus, anche se questa nuova strategia pone la lotta all’HIV sullo stesso piano di quella al Cancro. Le scelte di Obama, in questo campo così delicato, sono un completamento del percorso già intrapreso dal predecessore Bush, il quale aveva intrapreso programmi contro lo sviluppo dell’AIDS in Africa, e gli esperti interpellati dal presidente afroamericano sembrano essere arrivati a un piano concreto per arginare l’epidemia negli USA.
Via – Virgilio
Il Pentagono invierà alle truppe un questionario sui soldati gay
Il Pentagono continua ad essere al centro delle polemiche per quanto riguarda il trattamento che riserva alla nostra comunità, da sempre disprezzata e derisa tra le file dell’esercito. L’ultima controversia a stelle e strisce riguarda l’invio di 400mila copie di un questionario per sondare la reazione delle truppe all’ingresso di gay e lesbiche dichiarati nei marines e nelle forze armate in generale. Il tutto alla modica somma di 4,5 milioni di dollari.
Molti media e gruppi a sostegno dei diritti lgbt hanno giudicato alcune domande, come quella se ci si sentirebbe a proprio agio seduti al tavolo con dei vicini di tavolo omosessuali o se si è mai condiviso l’uso della doccia con un militare gay, provocatorie e tendenti a fomentare un clima omofobo e ad alimentare pregiudizi. Secondo “Servicemembers United”, la più grande associazione americana di soldati e veterani gay e lesbiche, il sondaggio comprendebbe solo “espressioni insultanti e dispregiative, supposizioni e insinuazioni”, e sottolinea, tramite il suo servizio di assistenza legale indirizzato a quei soldati espulsi dai marines perchè omosessuali, come non fu inviato alcun questionario quando nel 1948 fu messa fine alla segregazione razziale nell’esercito o quando, nel 1976, tra le truppe statunitensi entrarono a far parte anche le donne. Il Dipartimento di Difesa americano, che voleva mantenere riservata l’intera operazione, ha reagito con molta irritazione alla fuga di notizie sul sondaggio incriminato, sostenendo altresì quanto queste polemiche possano influenzare le risposte dei soldati. Il portavoce del Pentagono, Geoff Morrell, ha definito “irresponsabile” il non chiedere ai militari quali potrebbero essere i problemi nel condividere la vita quotidiana con persone omosessuali e ha comunque negato che il questionario contenga pregiudizi nei confronti dei gay e delle lesbiche. È bene ricordare quanti sforzi siano stati intrapresi dall’amministrazione Obama per cercare di eliminare il deleterio Don’t Ask, Don’t Tell, che non permette agli omosessuali dichiarati di prestare servizio nelle file dell’esercito a stelle e striscie.
Leggendo le 32 pagine del questionario, che trovate a questo link, potete farvi un’idea su come la più grande democrazia del mondo discrimini i propri cittadini omosessuali che vogliono prestare servizio nelle forze armate e li isoli al di fuori del glorioso esercito statunitense.
Via – Libero
Un prete americano ha speso 1,3 milioni di dollari per spese personali ed escort gay
Un ex prete cattolico del Connecticut, il 64enne Kevin Gray, si è consegnato alla polizia dopo essere stato accusato di essersi appropriato indebitamente e di aver speso circa 1,3 milioni di dollari appartenenti alla Chiesa del Sacro Cuore di Waterbury. Dal 2003, l’uomo ha speso questa fortuna in hotel, abiti, ristoranti, escort maschili e altre spese personali.
Gray, in congedo medico dalle funzioni sacerdotali dal 15 aprile scorso, prima del 2003 aveva svolto il suo servizio in altre chiese, per ben 26 anni. Il prete dalle mani bucate e dalle voglie insaziabili è stato scoperto durante un esame dei conti della parrocchia ed è stato immediatamente sospeso dall’arcidiocesi di Hartford, senza la possibilità di esercitare la sua “chiamata” in nessun altra sede religiosa, in Connecticut come in qualsiasi altro stato. La Chiesa del Sacro cuore non effettua, solitamente, controlli finanziari e lo stesso Gray non presentava relazioni annuali delle sue spese, cosi che in sette anni il prete ha speso potuto sperperare questa fortuna, che sicuramente era destinata alla comunità locale e a qualcuno più bisognoso di lui.
Via – Advocate
USA: Incostituzionale il divieto nazionale ai matrimoni gay

Il giudice federale di Boston Joseph Tauro ha dichiarato incostituzionale il bando nazionale dei matrimoni gay poichè esso interferisce con il diritto dei singoli Stati dell’Unione a decidere in materia. La sentenza di Tauro, che accoglie il ricorso dello stato del Massachusetts a favore delle coppie gay in due diverse azioni legali contro la legge del 1996 denominata Defense of Marriage Act, ha stabilito come la legge in questione violi il diritto costituzionale all’uguaglianza giuridica delle coppie omosessuali, e infranga le competenze statali in questo campo. Il giudice ha poi sottolineato come nella storia degli USA l’autorità centrale abbia sempre riconosciuto agli Stati la disciplina dei matrimoni, e ha paragonato l’attuale dibattito sulle nozze gay alla disputa sui quelli interrazziali.
Nel 1996 il Congresso promulgò, con una maggioranza schiacciante e con il sostegno dell’allora presidente Bill Clinton, una nuova normativa che ribadì l’unione tra un uomo e una donna come unico matrimonio riconosciuto dall’autorità federale. In piena campagna elettorale, Clinton era reduce dal feroce scontro sul servizio dei gay nell’esercito e colse quest’opportunità per riconquistare i suoi elettori più moderati. La cosa buffa è che ora sia l’ex repubblicano Bob Barr, propositore del Defense of Marriage Act, sia Clinton che la firmò, si sono dissociati totalmente da essa. Nel 2003 il Massachusetts riconobbe il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso, scatenando cosi l’agguerrita campagna conservatrice delle presidenziali 2004, con la sponsorizzazione di referendum statali anti nozze gay da parte del presidente Bush. Nonostante la vittoria dei repubblicani, gli omosessuali possono oggi registrare formalmente la loro unione in Connecticut, New Hampshire, Iowa e Vermont, dove per la prima volta un’assemblea legislativa approvò nel 2009 una legge che istituì i matrimoni per le coppie dello stesso sesso. In California e Maine, invece, due referendum hanno capovolto le sentenze che concedevano ai gay il diritto di sposarsi. I suddetti Stati che hanno legalizzato i matrimoni omosex non hanno, però, potuto riconoscere molti diritti alle nuove coppie, visto che la famigerata legge del 1996 vieta l’estensione dei benefici garantiti al coniuge dall’Amministrazione federale, come il diritto a cure mediche o alla pensione nel caso di morte: secondo le associazioni LGBT statunitensi, si tratta di circa 1100 diritti negati. Un vero e proprio scandalo per “la nazione più grande del mondo”.
La sentenza di Boston, se confermata dalla Corte Suprema, potrebbe cambiare la situazione delle coppie gay in tutti gli Stati Uniti, anche se finora l’organo superiore di giustizia si è sempre astenuta dal giudicare nel merito il Defense of Marriage Act, e il presidente Obama, negli ultimi mesi strenuo difensore dei diritti lgbt, non si è ancora mosso in proposito.
Via – Giornalettismo
Usa. Donna si traveste da uomo per tentare di sedurre studentessa quattordicenne.
Usa. Tribunale sancisce che il divieto ai matrimoni gay è incostituzionale.
Il veto della governatrice blocca le unioni civili gay nelle Hawaii
La governatrice dello stato delle Hawaii ha posto il suo potere di veto alla legge sulle unioni civili tra omosessuali, già approvata dal Parlamento e dal Senato a maggioranza. La repubblicana Linda Lingle, dopo due mesi di dure polemiche e dibattiti accesi, ha riflettuto e ha deciso di non tradurlo in legge. Se fosse stata implementata, la misura avrebbe garantito alle coppie omosessuali gli stessi diritti civili e gli stessi benefici dello Stato garantiti alle coppie sposate, anche se per le coppie dello stesso sesso questo non si prefigurava come “matrimonio” ma come semplice “unione civile”, proprio per ribadire l’unicità del matrimonio stesso.
Gli attivisti statunitenti per i diritti gay non si sono certo scoraggiati e sembra che stiano già preparando una causa legale per ribaltare la decisione della Lingle. La governatrice, da sempre avversaria dell’uguaglianza matrimoniale tra coppie etero e omosessuali, ha dichiarato che le unioni civili porterebbero sicuramente all’approvazione della legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso e, a suo parere, il Bill 444 sulle Unioni civili avrebbe introdotto semplicemente “il matrimonio gay con un altro nome”. Non tutto è perduto per l’arcipelago del Pacifico, visto che Camera e Senato hanno la possibilità di aggirare il veto con una nuova approvazione della legge a maggioranza qualificata.
Eppure, proprio la Corte Suprema delle Hawaii aveva stabilito, nel 1993, che negare alle coppie gay il diritto a unirsi in matrimonio fosse incostituzionale – anche se, dopo anni di battaglie legali, lo Stato avrebbe poi modificare la propria Costituzione per permettere ai legislatori di vietare lo stesso il matrimonio omosessuale – facendo iniziare cosi quel movimento internazionale a favore delle unioni omosessuali che da qualche anno sta iniziando a dare i suoi frutti in Europa e negli Stati Uniti d’America.
Via – PinkNews
Usa. Polemiche per i trans in topless su una spiaggia del Delaware difesi dal capo della polizia.
È l’ultimo a fare coming out ed il meno accettato: essere uomo ed essere bisessuale.
Il caso. Il Papa e il vaccino anti gay.
Habemus Inno. Dal Pride di NY arriva “la canzone del guerriero gay”.
Diritti trans? Ci pensa il musical del Figliol Prodigo.
Il Vaticano potrebbe rispondere degli abusi sessuali dei sacerdoti.
Forbes. La classifica delle star più potenti si tinge di rosa. Entra Lady Gaga.
Il caso. “Sessista e omofobo” le femministe Usa contro “Toy Story 3″.
Il lato nero del Gay Pride: un morto a San Francisco, sei arresti a San Pietroburgo
Due notizie pessime, provenienti dagli Stati Uniti e dalla Russia, hanno sconvolto i festeggiamenti mondiali per l’orgoglio gay.
La prima proviene da San Francisco, dove è avvenuta una sparatoria al Castro, lo storico quartiere gay della città, durante i festeggiamenti seguiti al 40esimo Gay Pride negli Usa, che ha visto coinvolti tre giovani. Uno di loro, il 19enne Stephen Powell, è rimasto ucciso, mentre altre due, una 19enne e una 29enne, sono rimaste ferite. Un ragazzo, la cui identità non e’ stata ancora resa nota, e’ stato fermato, anche se al momento non e’ chiaro il movente, e se cioè se si tratti di un attacco omofobo come quello in cui venne ucciso nel 1978 proprio a San Francisco il primo senatore gay nella storia degli Stati Uniti, il compianto Harvey Milk. Quello che si sa, è che molto probabilmente i due ragazzi si conoscessero già in precedenza e l’omicidio è stato “semplicemente” un regolamento di conti tra i due, facenti parte di due gang avversarie.
I leader del movimento gay di San Francisco hanno comunque subito messo in chiaro di non avere intenzione di sospendere le loro attività, visto che fino ad oggi sono sempre andate avanti nonostante gli attacchi. Questo evento all’ombra del Golden Gate Bridge aveva con se un alto significato simbolico: sono passate quattro decadi dalla prima manifestazione per i diritti e l’orgoglio omosessuale, che avvenne proprio sulle strade americane nel 1970. Alla marcia arcobaleno di quest’anno hanno partecipato, come sempre, migliaia di persone in una atmosfera tranquilla e festosa: la manifestazione è partita dal Civic Center Plaza, dove in migliaia hanno partecipato a DJset e al barbecue. La speaker democratica della Camera Nancy Pelosi, nativa di San Francisco, non ha partecipato ma ha comunque inviato un messaggio di auguri. Nonostante questo omicidio, la parata annuale di San Francisco ha portato una ventata arcobaleno nel grigiore di questi tempi difficili per gli omosessuali in America, anche se l’amministrazione Obama si sta dimostrando sempre più attenta e ricettiva ai bisogni della comunità lgbt.
Spostiamoci ora in Russia, precisamente a San Pietroburgo, dove la polizia ha arrestato sabato scorso sei persone che manifestavano, senza autorizzazione, per i diritti degli omosessuali nella corte interna del museo dell’Hermitage. Il “Mini Pride”, cosi come è stato chiamato dalla maggior parte delle testate giornalistiche mondiali, ha visto la partecipazione di circa 20 persone, mescolate ai semplici turisti all’interno di uno dei musei più antichi e famosi del mondo. Gli attivisti gay russi hanno mostrato cartelloni recanti le scritte Omofobia, la vergogna del paese, Diritto al matrimonio senza compromessi e Il genere è una mia scelta, prima dell’intervento delle forze dell’ordine. Nikolai Alexeyev, leader del movimento russo per i diritti dei gay, ha denunciato l’intervento repressivo: “E’ scandaloso che la polizia ci abbia fermato e non ci abbia permesso di denunciare la violazione dei nostri diritti”.
La manifestazione per i diritti degli omosessuali non era stata autorizzata dal Comune, secondo il quale tutti i luoghi di ritrovo proposti dai militanti erano già occupati. Un pretesto identico a quello usato dal sindaco di Mosca Iuri Luzhkov, che ha sempre impedito i gay pride, ritenendoli ”opera di Satana”. Ma anche a San Pietroburgo gli attivisti omosessuali hanno usato lo stesso stratagemma dei loro colleghi moscoviti, cambiando più volte il luogo dell’evento e comunicandolo ai giornalisti solo all’ultimo momento, per evitare la polizia. La Russia detiene, purtroppo, la maglia nera tra i paesi europei per quanto riguarda i diritti delle persone gay e al giorno d’oggi essere etichettato come omosessuale nel paese più grande del mondo comporta una vita di violenze ed emarginazione sociale.
Via – Cnr Media e Blitz Quotidiano
Svolta storica. Corte Suprema Usa non si pronuncia su immunità. Nessun ostacolo per processo a Vaticano.
L’appello alla Corte era stato presentato dalla Santa Sede invocando il diritto all’immunità degli Stati sovrani. L’amministrazione Obama si era pronunciata a favore, ma era stato respinto.
La Corte Suprema Usa non si è pronunciata sul diritto all’immunità del Vaticano in casi di pedofilia. Nell’ultimo giorno in sessione la Corte americana, decidendo di non esprimersi sul ricorso del Vaticano nel caso dell’Oregon ‘Anonimo contro Santa Sede’, ha tolto l’ultimo ostacolo al processo civile del Vaticano per un caso di pedofilia.
Secondo le prime interpretazioni, i giudici hanno riconosciuto che il Vaticano può essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili. I giudici non hanno accompagnato il ‘no’ all’esame del caso con una motivazione.
Adv
Sparatoria al pride di San Francisco. Un morto e tre feriti.
L’appello alla Corte era stato presentato dalla Santa Sede invocando il diritto all’immunità degli Stati sovrani. L’amministrazione Obama si era pronunciata a favore, ma era stato respinto.
La Corte Suprema Usa non si è pronunciata sul diritto all’immunità del Vaticano in casi di pedofilia. Nell’ultimo giorno in sessione la Corte americana, decidendo di non esprimersi sul ricorso del Vaticano nel caso dell’Oregon ‘Anonimo contro Santa Sede’, ha tolto l’ultimo ostacolo al processo civile del Vaticano per un caso di pedofilia.
Secondo le prime interpretazioni, i giudici hanno riconosciuto che il Vaticano può essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili. I giudici non hanno accompagnato il ‘no’ all’esame del caso con una motivazione.
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A 41 anni dai moti di Stonewall, il mondo lgbt celebra l’orgoglio e l’amore gay
Il 28 giugno si commemora una data cardine per la comunità lgbt mondiale. In molti non lo sapranno, come non sanno il significato di feste come il due giugno o il primo maggio, ma questa festa laica, non segnata di rosso sul calendario, rappresenta l’inizio del movimento di
liberazione omosessuale moderno, come oggi lo conosciamo. Fin dal 1969, anno dei cosiddetti moti di Stonewall, il 28 giugno è il giorno prescelto per la “giornata mondiale dell’orgoglio lgbt”: la prima notte degli scontri fu quella di venerdì 27 giugno 1969 poco dopo l’1:20 di notte, quando la polizia irruppe nel bar chiamato Stonewall Inn (in foto), un bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village a New York, e li trovò una resistenza mai sperimentata prima, una resistenza derivante dalla consapevolezza di non fare nulla di male in quel bar, ma soprattutto la consapevolezza di essere uguali a tutti gli altri e di non dover più nascondersi nell’ombra.
Gli avventori dello Stonewall erano abituati alle retate delle forze dell’ordine, che in questo periodo si susseguivano sempre più copiose, e il personale era generalmente in grado di riaprire il bar nella notte stessa o in quella seguente. Cosa rese allora diversa questa irruzione, rispetto a tutte le altre? In proposito ci sono due spiegazioni.
La prima è quella storica, che sottolinea come la situazione fosse ormai matura per una ribellione, dopo la crescita del movimento anti-autoritario e di protesta del “Sessantotto”, specie quello contro la guerra del Vietnam, a cui avevano partecipato in altra veste molti dei gay che presero parte ai moti. Era nell’aria l’idea che le minoranze avessero il diritto di rivendicare una loro dignità. Da questo punto di vista, il modello fornito dal movimento per i diritti civili dei neri influenzò molto i militanti gay della prima ora, come dimostra il fatto che lo slogan “Gay power” (potere gay) che venne lanciato durante i disordini, derivava direttamente dallo slogan “Black power” (potere nero). In tale contesto, bastava una scintilla per incendiare gli animi, e questa scintilla fu la retata dello Stonewall. In effetti, la rivolta del 28 giugno 1969 è considerata un momento di “rottura” nella storia della comunità omosessuale, proprio perché ciò che ne venne fuori aveva molte più somiglianze con i movimenti di lotta politica non gay di quegli anni, piuttosto che con i movimenti “omofili” che fino a quel giorno avevano condotto la lotta per i diritti degli
omosessuali. La principale differenza fu che mentre il movimento omofilo cercava d’integrare gli omosessuali nella società così come era, senza tentativi di cambiamento, il nuovo movimento, che si autodefinì, usando un termine gergale, “gay”, rifiutava l’integrazione in una società giudicata incapace di accettare le diversità, sostenendo che essa andasse rivoluzionata.
La seconda spiegazione, più popolare e stereotipica, collega i moti del giugno 1969 con la morte, avvenuta una settimana prima, di Judy Garland, l’icona culturale gay più importante di quegli anni. Il palpabile lutto per la sua perdita culminò nel suo funerale, il 27 giugno, cui parteciparono 22.000 persone, di cui si stima 12.000 fossero gay. Molti degli avventori dello Stonewall quindi sarebbero stati ancora provati emotivamente quando quella notte avvenne l’irruzione. Questa tesi, peraltro rigettava più e più volte dagli omosessuali che parteciparono alla rivolta di Stonewall, venne resa celebre, dal film omonimo Stonewall.
Cosa successe dopo Stonewall? La comunità, creata dalle organizzazioni omofile dei due decenni precedenti, aveva fatto crescere l’ambiente perfetto per la nascita del Movimento di liberazione gay, e per questo motivo alla fine di luglio 1969 a New York si formò il Gay Liberation Front (GLF), che si propagò poi a macchia d’olio negli USA e in tutto il mondo; fatta eccezione per l’Italia, dove un movimento omofilo seriamente organizzato che preparasse il terreno non era mai esistito, e si dovette aspettare fino al 1971.
Lo scorso fine settimana, si sono tenuti Pride in tutto il mondo: Siviglia, San Salvador, Parigi, Città del Messico, Colombia, Santiago del Cile, Sofia e ovviamente Napoli, tutti per commemorare questa data che non è solo simbolica, ma è una bandiera colorata che sventola per ricordare che tutti siamo uguali e abbiamo gli stessi diritti.
Via – Wikipedia
Texas, repubblicani presentano piattaforma fondamentalista e antigay.
FBI gay. Eastwood dirige Di Caprio. Il prossimo film dello sceneggiatore di Milk in odore di successo.
La parabola del pastore luterano ferocemente antigay che fece coming out
Una storia degna di una parabola, contenuta in un Vangelo apocrifo, quella del pastore luterano Tom Brock, noto anti gay e ora “membro” della nostra comunità lgbt.
Giusto un anno, un grande tornado colpì e causò ingenti danni a buona parte del centro di Minneapolis. Il caso volle che proprio in quei giorni nella città del Minnesota, i luterani d’America stessero celebrando il loro congresso ecumenico nazionale nel quale fu sancito – tra molto scalpore – che anche il clero dichiaratamente gay potesse celebrare le funzioni religiose. Una decisione, ovviamente, molto contestata da altre chiese cristiane, a cominciare da quella cattolica. Il protagonista della nostra storia, il Pastore di Minneapolis Brock, si dichiarò apertamente contrario, e usò toni apocalittici: arrivò a sostenere addirittura che quella violentissima bufera non era altro che il “castigo di Dio per la Chiesa Evangelica Luterana dopo quel voto scellerato che favorirà l’ascesa dei peccatori sodomiti nella nostra Comunità”. Erano circa le due del pomeriggio, l’ora in cui doveva essere messa ai voti da ministranti luterani quella spinosa dichiarazione, e proprio in quel momento il tornado si abbatté con tutta la sua violenza sulla chiesa, facendo a brandelli il tetto ed abbattendo la croce posta in cima all’edificio. “Una punizione divina “- sentenziò a caldo Brock – un rimprovero di Dio affinché non si andasse oltre”. La dichiarazione, tuttavia, fu votata ed approvata con il 66,6% dei consensi. “6-6-6, il marchio della Bestia”, aggiunse il pastore di Minneapolis. Dopo quel voto, il congresso luterano fu aggiornato e rinviato, visto che i danni furono ingenti.
365 giorni circa dopo quel tornado, il tetto è tornato nuovamente al suo posto e nella chiesa luterana di Minneapolis si celebrano nuovamente le funzioni religiose, ma il nostro eroe ha decisamente cambiato idea sulla questione omosessualità. Secondo quanto riferisce il “MinnPost”, il principale giornale della città più importante del Minnesota, il pastore, sposato e con due figli, ha pubblicamente fatto coming out, ammettendo che, proprio grazie a quel 66,6% in cui diceva di scorgere il segno del demonio, oggi può continuare a celebrare la messa. Brock ha inoltre dichiarato al giornale: “L’ho detto per levarmi un peso ed oggi la mia anima è piena di orgoglio”. A conferma di tutto ciò, lo scoop della rivista LGBT locale “Lavander”, che la scorsa settimana ha infiltrato in incognito un suo reporter in un gruppo d’aiuto per uomini gay “che hanno problemi con la castità”, trovandoci e sbugiardando cosi il pastore Brock davanti a tutta l’America. Il gruppo sarebbe sponsorizzato dalla Faith in Action, braccio operativo ufficiale dell’organizzazione cattolica per la castità tra i gay “Courage”.
Non c’è che dire: una parabola moderna, che dimostra quanto l’omosessualità e la chiesa non siano poi cosi tanto lontane. Soprattutto se il diavolo, con il suo diabolico 6-6-6, ci mette lo zampino.
Via – Giornalettismo
Usa. Preservativi in scuola elementare. Polemiche.
“In questi anni sono stati compiuti passi da gigante nel riconoscimento dei diritti umani e civili, ma ancora nel mondo ci sono paesi in cui i diritti Lgbtqi sono negati: lesbiche, gay, bisessuali e transgender, queer, intersessuali sono considerati come criminali che commettono reato, le pene sono durissime e vanno dal carcere alla pena di morte, ma il vero crimine contro l’umanità è l’omofobia”.
Questo il commento dell’assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli Giulio Riccio in presentazione del Gay pride nazionale in programma sabato a Napoli. “L’Amministrazione comunale di Napoli sta creando le condizioni per la piena affermazione dei diritti e per farlo ha lanciato una campagna di sensibilizzazione ed informazione dal titolo: “Omofobia: crimine contro l’umanità” che è partita il 21 giugno e si concluderà il 4 luglio. Con fotografie di Giulio Piscitelli sono stati stampati ed affissi manifesti per la città e nelle principali stazioni della Metropolitana, della Cumana e della Circumvesuviana, anche gli autobus riporteranno il messaggio pubblicitario per la difesa dei diritti omosessuali e contro le discriminazioni omofobiche: con questa campagna pubblicitaria, dare il proprio contributo alla giornata, in quanto i diritti degli omosessuali non riguardano solo gli omosessuali ma tutta la comunità. Purtroppo quello che viviamo – ha concluso Riccio – è un periodo durante il quale sembrano riemergere atteggiamenti aggressivi a sfondo omofobico, segno che anche in Italia c’è un ritorno di una cultura maschilista, omofobica e razzista”.
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