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Esplode la polemica sui “gay malati”, il sindaco di Spresiano si scusa

Fa marcia indietro il sindaco di Spresiano (TV), che mercoledì scorso aveva definito gli omosessuali “deviati e malati” nel corso della presentazione della sua personale crociata contro la prostituzione e gli incontri clandestini gay che si tengono sul greto del fiume Piave, che hanno fatto diventare la zona sporca e pericolosa. Il primo cittadino Riccardo Missiato ha affidato a una nota le sue scuse per quelle infelici dichiarazioni omofobe: “La premessa che vorrei sottolineare è che non ritengo l’omosessualità’ una malattia, anzi ho il massimorispetto per le persone e per i loro orientamenti sessuali. La mia azione amministrativa è volta ad arginare un fenomeno ormai insopportabile di prostituzione femminile e maschile presente nel nostro territorio e che ha raggiunto un degrado morale inaccettabile“. “I nostri cittadini – spiega - hanno il diritto di vivere il paese e il Parco Grave del Piave liberamente. Tuttavia i comportamenti che creano disagi sono segnalati costantemente da molte persone che vivono per questo una percezione di poca sicurezza. I mezzi a nostra disposizione per arginare il fenomeno si sono tradotti nel progetto di vigilanza ‘Estate sicura’ coordinato insieme alla polizia Locale, ai carabinieri, alla Questura e all’ufficio tecnico. Questo progetto voluto dalla nostra amministrazione e da tutti i cittadini realizza un monitoraggio capillare delle zone a rischio per tutto il periodo estivo”.

Anna Paola Concia, deputata del PD, ha affermato “A Missiato vorrei ricordare che gli ultimi a ‘scoprire dove sono e identificare i gay’, come dice lui, sono stati i regimi dittatoriali, su tutti il nazismo. Vorrei inoltre chiedergli come mai ritenga la prostituzione femminile piu’ tollerabile di quella maschile e come faccia a mettere insieme con tanta disinvoltura disinformazione, pressapochismo, ignoranza e discriminazione”. Per Stefano Mestriner, consigliere provinciale trevigiano della Federazione della Sinistra, quelle del sindaco di Spresiano Riccardo Missiato sono “dichiarazioni da Ku Klux Klan, incompatibili con il suo ruolo istituzionale”. Infine, l’Arcigay reagisce con stupore e umiliazione alla ”irresponsabilità” del sindaco di Spresiano, chiedendo l’intervento del ministro per le pari opportunita’, Mara Carfagna, per arginare questa deriva omofoba della provincia di Treviso.

Via – Rainews 24


Sindaco omofobo lancia crociata contro il sesso gay sulle sponde del Piave

piave“Estate sicura”: è questo l’obiettivo che si è prefissato Riccardo Missiato, sindaco del comune di Spresiano (TV) a capo di una lista civica che raccoglie più partiti. Questa volta non è la solita caccia all’immigrato, ma una vera e propria guerra contro trans, prostitute e omosessuali che s’incontrano sulle rive del Piave, sporcandolo e infastidendo la gente del posto. Il demonio da combattere è rappresentato proprio dai ritrovi dei gay, ampiamente pubblicizzati in internet e diventati famosi con il tradizionale passaparola. Da domani partirà un servizio di vigilanza, in collaborazione con le forze dell’ordine, che durerà per tutta l’estate, fino al 22 settembre prossimo; giorno e notte, a sorvegliare un’area famosa da tempo per gli incontri clandestini, proprio nei pressi del viadotto dell’A27, e dove è possibile trovare una fiumana infinita di preservativi, salviette e sporcizia varia.

Non è certo finita qui. Il sindaco di Spresiano ha usato parole di fuoco contro i promiscui omosessuali che inzozzano il patriottico fiume: “Sono malati, devono essere compresi e posso comprenderli, ma non indico una cura fisica o psicologica, semplicemente non possono andare sul Piave e occupare uno spazio che è di tutti, dobbiamo rispettare la gente che vive nel suo territorio. Devono farsi curare, se sono curabili, altrimenti devono stare dentro le loro mura, perché non possono invadere la libertà altrui “. “Questa non è la prostituzione femminile, questa è maschile – aggiunge – e non può passare inosservata: il Piave ha anche un valore simbolico, c’é un monumento degli artiglieri circondato da preservativi, guanti, salviette”. “Transenneremo la zona, contestando divieti di sosta e atti osceni – conclude Missiato – la situazione è diventata intollerabile”.

Via – Corriere del Veneto


Al Palazzo di Vetro entra una rappresentanza del mondo gay

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L’ONU accoglierà una delle maggiori organizzazioni non governative a sostegno dei diritti lgbt come gruppo di pressione all’interno del sistema delle Nazioni Unite. L’associazione International Gay and Lesbian Human Rights Commission aveva richiesto di entrare, da oltre tre anni, con poteri consultivi all’interno del Palazzo di Vetro, senza il diritto di voto. Il Consiglio economico e sociale dell’Onu, che si occupa di questo tipo di accrediti, non aveva inizialmente accettato la richiesta, influenzato dall’Egitto, Russia e Cina compatte sul fronte del no. Oggi, però, i cinquantaquattro Paesi del Consiglio hanno dato luce verde con 23 voti a favore, 13 contro e 13 astensioni. Oltre a Pechino, Mosca e Il Cairo, il rifiuto è stato espresso anche da Niger, Marocco, Malesia, Pakistan, Arabia Saudita e Venezuela. Tra le grandi potenze a favore dell’entrata del gruppo troviamo invece Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Germania, Brasile e Giappone.

Grazie a questa decisione, l’IGLHRC parteciperà alle riunioni, potrà presentare dichiarazioni e documenti, oltre a collaborare attivamente con le Nazioni Unite e i vari governi mondiali che vi aderiscono. La Commissione Internazionale per i Diritti dei Gay e delle Lesbiche è la decima organizzazione arcobaleno a essere riconosciuta nell’ONU, dove nella sua sede newyorkese si prendono decisioni e iniziative che influenzano la vita di miliardi di persone. Il presidente USA Barack Obama, colui che più degli altri sta cercando di abbattere le discriminazioni e dare nuovi diritti alla comunità lgbt americana, ha salutato con favore questa iniziativa:’Oggi, con l’inclusione della Lesbian and Gay Human Right Commission, le Nazioni Unite sono piu’ vicine agli ideali per cui furono fondate”.

Via – Pink News


Polemiche negli USA per il progetto di spiegare l’omosessualità alle medie

Il puritanesimo statunitense non è certo roba del secolo scorso. A dimostrarlo è quanto sta accadendo nella città di Helena, nello stato del Montana, dove un progetto educativo rivolto agli studenti adolescenti in materia di sesso è stato bocciato dalla popolazione. Tra le tante novità proposte, quella di rivelare “il vero nome dei genitali” alle elementari e “la spiegazione della sessualità omosessuale” alle medie, oltre ai “vari modi in cui le persone possono avere rapporti sessuali”.

sex_ed2C’è stata una vera e propria rivolta di piazza contro questa proposta innovativa, che avrebbe spazzato via molti stereotipi e fatto crescere la consapevolezza di cosa sia il sesso e quali siano i suoi rischi ai più giovani. Giovedì scorso si è tenuta una seduta affollatissima del consiglio comunale, dove si è consumato lo scontro frontale tra gruppi a favore dei diritti gay e l’amministrazione comunale di Helena, sostenitori dell’iniziativa, e associazioni di genitori e la destra repubblicana, fermamente contrarie. L’amministrazione comunale sostiene che “una completa educazione alla salute debba comprendere anche l’educazione sessuale ad ampio spettro, perché la mancanza di preparazione in quest’area può condurre alla contrazione di HIV o altre malattie sessualmente trasmissibili”, e che la scuola non può credere di risolvere questi problemi senza un approccio globale a questa questione così spinosa. La città è letteralmente divisa, e da più parti viene lamentato che i genitori non siano stati chiamati nella stesura di un progetto così importante, mentre altri hanno affermato che i soldi della scuola andrebbero spesi per corsi educativi più importanti. La decisione finale sul nuovo e discusso corso di educazione sessuale sarà presa il prossimo 10 agosto.

Via – Il Sussidiario.net


Il calcio si conferma lo sport più omofobo al mondo

1253099873978_besoUn sondaggio inglese, condotto su un campione di 700 persone, ha chiesto ai gay e alle lesbiche quali sport popolari sentono come più gay friendly e meno discriminatori nei confronti della comunità lgbt. È stata stilata una vera e propria classifica, con una bella sorpresa e, purtroppo, una conferma amara.

Lo sport che meglio accoglie gli atleti e i tifosi, e quindi anche il meno omofobo, è il sempre verde tennis, con una preferenza del 65%. A sorpresa, in seconda posizione troviamo il rugby, il gioco rude per eccellenza: merito forse del coming out del dicembre scorso della star del Galles Gareth Thomas? Manco a dirlo, il calcio si conferma e viene sentito dalla gente come lo sport più omofobo. Questo popolarissimo gioco, diffuso in tutto il mondo e seguito da milioni di persone, è pregno di odio e intolleranza verso le diversità sessuali, come dimostrano i rarissimi outing di calciatori e l’omofobia che serpeggia negli spogliatoi e, soprattutto, nelle curve e nelle tribune degli stadi, dove più e più volte abbiamo potuto vedere cartelloni discriminatori e sentito cori contro i gay.

Martina Navratilova, la pluripremiata leggenda del tennis, ha ammesso fin dal 1981 la sua omosessualità: “Mi dicevano che era come se mi fossi suicidata, facendo quell’ammissione. Ho perso milioni in sponsor, ma ho guadagnato qualcosa di molto più importante e di maggior valore: l’opportunità di vivere la mia vita senza nascondermi”. Bisogna lavorare ancora molto affinché tutti gli sport siano veramente liberi da ogni intolleranza basata sull’orientamento sessuale, e in questo campo purtroppo le istituzioni non si sono ancora mosse, anche se in giro per l’Italia possiamo trovare squadre professioniste con atleti gay. Tra due settimane si terranno i Gay Games a Colonia, un’opportunità importante per dimostrare che lo sport non è solo appannaggio degli eterosessuali e che l’equazione “gay = negato per lo sport” deve essere cancellata.

Via – Pink News


Mara Carfagna torna a parlare del suo appoggio alla comunità gay

In un articolo pubblicato pochi giorni fa dal settimanale Panorama, il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna parla ancora del suo appoggio a favore delle coppie omosessuali e di quello agli ultimi Gay Pride italiani, un sostegno inaspettato che ha fatto attirare su di sé le critiche di buona parte del clero più integralista, oltre che di un’amicizia particolare con la deputata PD Anna Paola Concia, che le ha aperto le porte del nostro “mondo”. Tuttavia, la Carfagna è ancora fermamente contrario all’equiparazione tra coppie dello stesso sesso e coppie eterosessuali e all’adozione per i genitori gay. Di seguito, riportiamo un estratto dell’intervista.

Complimenti, ministro, la sua dichiarazione autocritica sulle case ai gay è stata una magnifica mossa.
Non mi piace che si parli di una «mossa».
La sinistra l’ha portata in palmo di mano.garfagna_ok
Questo riguarderà forse la sinistra. Per quanto riguarda me, nessuna mossa. Non faccio mosse.
Non è uno scandalo se un politico le fa.
Quel che ho detto al Quirinale era frutto di una riflessione, modesta forse, ma leale. Di una personale maturazione.
Su cosa? Non credo abbia scoperto soltanto due mesi fa che i gay sono piuttosto discriminati.
No, questo lo so da molto tempo.
Però aveva negato il patrocinio al Gay pride.
E lo negherò ancora, che c’entra?
Come che c’entra? Chi nega il patrocinio è statutariamente omofobico. I suoi attestati di stima alla deputata Paola Concia erano invece statutariamente antiomofobici. Lei ha aggiunto, per di più, che era stata Concia a farle cambiare opinione.
Non certo sulle discriminazioni che devono subire gli omosessuali, tanto è vero che il ministero ha sempre patrocinato seminari, forum e ogni tipo di manifestazione delle associazioni intenzionate a focalizzare il problema.
Perché quell’accenno autocritico, allora?
Perché una cosa è la conoscenza di una questione, cosa diversa è maturarne consapevolezza. Paola mi ha aiutato. Grazie a lei ho conosciuto meglio le difficoltà di chi vive quella condizione di minoranza, l’additamento, la derisione, il pregiudizio, le violenze.
Le ha raccontato la sua storia personale?
Non la sua, quella di molti.
Siete d’accordo su tutto ormai?
No davvero.
Sull’equiparazione tra coppie gay e coppie tradizionali?
Paola è un’interlocutrice molto ragionevole, non ne abbiamo mai parlato. Sa che su questo non concordo.
Molti omosessuali la chiedono.
E sono convinti di averne diritto. Quindi anche di poter avere e allevare figli. Molti altri mi dicono invece: non possiamo chiedere di equiparare due cose così diverse.
Così diverse?
La tutela giuridica della famiglia prevista dal nostro ordinamento è concepita per salvaguardare non solo i diritti della coppia, ma i figli destinati a perpetuare la specie. Non si può cambiare questo.
Allora non si può cambiare niente.
Come no? Ci si può meglio contrapporre al pregiudizio, si possono rompere muraglie che impediscono il godimento di diritti sacrosanti.
Per esempio?
Subentrare nel contratto di locazione, effettuare visite in ospedale sono normali diritti di una coppia che meritano un’attenzione negata troppo spesso. E una soluzione. Ma l’equiparazione non c’entra.

Via – Panorama


La violenza omofoba continua: aggredito e pestato un giovane gay a Ostia

omofobia1-440x330La scia nera dell’omofobia e della violenza non sembra aver abbandonato il Bel Paese, che dopo le manifestazioni di orgoglio di giugno e di inizio luglio si trova a dover fare i conti con l’ennesimo episodio di intolleranza contro le persone omosessuali. Questa volta è capitato a un trentenne, Marco, che nella notte tra sabato e domenica scorsa è stato violentemente picchiato e deriso dal branco sul Lungomare Toscanelli di Ostia, nelle vicinanze della nostra amata Capitale, quest’ultima territorio privilegiato di aggressioni omofobe e di intimidazioni continue alla nostra comunità.

Marco, verso le 3 di notte, si mette educatamente in fila davanti al bagno delle donne, ma una delle ragazze in attesa, evidentemente infastidita dalla sua presenza, gli dice che lui li non può stare. Il trentenne risponde: “Ma io sono diverso, state tranquille mica vi dò fastidio”, ma un’altra giovane replica spazientita: “Ma neanche i froci come te possono entrare”, e la cosa sembra essere finita li. Ad aspettare Marco all’uscita della toilette, però, c’è il ragazzo di una delle donne infastidite dalla sua presenza e da quell’invasione di territorio; l’aggressore, al grido di: “A noi le checche come te ce fanno schifo. Te l’avevano detto che qui non ci puoi entrare”, inizia a menare le mani e a sputare, e finisce con il pestare a sangue il malcapitato. Un pugno in pieno volto fa cadere il trentenne, che riporta un trauma cranico e una distrazione del tratto cervicale della spina dorsale, mentre il branco si dà alla fuga.

Curato al pronto soccorso dell’ospedale di Ostia, con quindici giorni di prognosi, le indagini sono state affidate ai carabinieri del nucleo di Ostia, non chiamati da Marco, che stando alla stampa locale non avrebbe voluto sporgere denuncia, bensì da un testimone oculare che ha prontamente fermato una pattuglia, denunciato l’accaduto e fornito una descrizione degli aggressori. Dal canto suo, Marco ha dichiarato, probabilmente spaventato dal fatto che questo episodio lo obblighi a un coming out che non vuole fare: “Non voglio vendette, sono per la tolleranza”.

Via – Yahoo Notizie


Un prete americano ha speso 1,3 milioni di dollari per spese personali ed escort gay

KEVIN_GRAYX390Un ex prete cattolico del Connecticut, il 64enne Kevin Gray, si è consegnato alla polizia dopo essere stato accusato di essersi appropriato indebitamente e di aver speso circa 1,3 milioni di dollari appartenenti alla Chiesa del Sacro Cuore di Waterbury. Dal 2003, l’uomo ha speso questa fortuna in hotel, abiti, ristoranti, escort maschili e altre spese personali.

Gray, in congedo medico dalle funzioni sacerdotali dal 15 aprile scorso, prima del 2003 aveva svolto il suo servizio in altre chiese, per ben 26 anni. Il prete dalle mani bucate e dalle voglie insaziabili è stato scoperto durante un esame dei conti della parrocchia ed è stato immediatamente sospeso dall’arcidiocesi di Hartford, senza la possibilità di esercitare la sua “chiamata” in nessun altra sede religiosa, in Connecticut come in qualsiasi altro stato. La Chiesa del Sacro cuore non effettua, solitamente, controlli finanziari e lo stesso Gray non presentava relazioni annuali delle sue spese, cosi che in sette anni il prete ha speso potuto sperperare questa fortuna, che sicuramente era destinata alla comunità locale e a qualcuno più bisognoso di lui.

Via – Advocate


Regno Unito: i gay perseguitati richiedenti asilo hanno il diritto di essere accolti nel paese

E’ notizia di poche ore fa che la Corte Suprema britannica ha concesso il diritto d’asilo a due omosessuali perseguitati nei loro Paesi d’origine per la loro “diversità” sessuale. I giudici, nell’emanare la sentenza con cui la corte ha ha accolto il ricorso dei due uomini originari rispettivamente dell’Iran e del Camerun, hanno spiegato di essere giunti “unanimemente” alla decisione. Un brutto colpo per Cameron e il suo establishment, rei di non aiutare quasi mai i rifugiati per motivi sessuali che fuggono nel Regno Unito per chiedere asilo, visto che nel loro patria rischierebbero violenze, torture e persino la morte.

È stato un vero e proprio scontro frontale quello tra il nuovo governo social-democratico, da poco installatosi nell’isola britannica, e l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU. A scatenare una vera e propria guerra, combattuta con dichiarazioni al veleno da una parte all’altra, è stata l’infelice frase dell’autorità centrale britannica, che ha consigliato agli immigrati vittime di omofobia richiedenti asilo politico in Gran Bretagna di tenere celato il proprio orientamento sessuale per evitare persecuzioni e ritorsioni nei loro paesi d’origine. Questo ha fatto sobbalzare sulla sua poltrona la legale rappresentante dell’UNHCR, Alexandra McDowall, che non ha certo perso tempo e ha affermato che è come se durante il nazismo avessero consigliato ad un ebreo di restare rintanato nella propria soffitta per sfuggire ai campi di concentramento, invece di essere protetto, come invece devono essere protette le vittime di persecuzioni politiche, per i propri gusti sessuali o religiosi. La McDowall ha sottolineato che “le persecuzioni non cesseranno di esistere solo perché le vittime resteranno in silenzio per evitare che vengano prese misure restrittive o condanne a morte contro di loro”. Il Ministro degli Interni britannico, dal canto suo, si è impegnato a non espellere dall’isola chi possa dimostrare che siagay_iran_2 davvero in pericolo per la sua vita, che rischi il carcere o di essere sottoposto a torture a causa del suo orientamento sessuale. Nessun accenno, da parte del capo di uno dei dicasteri più importanti di Sua Maestà, a quelle violenze che affliggono il migrante ma che non si vedono, come quelle morali e psicologiche che producono un’induzione al suicidio, difficilmente dimostrabili e che si trascinano per tutta l’esistenza. C’è voluta una sentenza del massimo organo giudiziario inglese per ribaltare questa situazione incresciosa, una vera e propria abitudine al diniego da parte dei vari governi che si sono succeduti nell’isola.

Uno studio del gruppo Stonewall, una delle associazioni più attive a livello mondiale per i diritti degli omosessuali, ha segnalato che ben il 98 % delle domande di asilo per motivi di repressione sessuale vengono rifiutate in prima istanza. Ci chiediamo come gli espulsi possano tornare nel loro paese di origine, quasi sempre regimi dittatoriali, e nascondersi o tenere segreta la loro omosessualità. Inoltre, come ha fatto notare l’agguerrita McDowall, il consiglio di tenere nascosti i propri gusti sessuali “introduce un elemento indebito costringendo le lesbiche e i gay a vivere sotto un velo di segretezza”. Questo botta e risposta è nato dopo che il Tribunale Supremo del Regno Unito ha rifiutato, con conseguente allontanamento dal suolo britannico, un cittadino camerunense quasi trucidato da una folla inferocita dopo aver baciato il suo compagno per strada, e un cittadino iraniano, espulso dalla sua scuola dopo che la sua omosessualità era stata di dominio pubblico e che fu vittima successivamente di aggressioni fisiche. Il Ministro degli Interni ha chiesto ai due richiedenti asilo politico di essere più discreti, al fine di evitare qualsiasi persecuzione. Poche settimane fa c’eravamo occupati del caso dell’attivista lesbica Kiana Firouz, che dopo una battaglia legale aveva ottenuto l’asilo politico in Gran Bretagna, e recentemente è emerso un dato preoccupante, che evidenzia come il 65% degli omosessuali inglesi non facciano outing per paura della famiglia e delle persecuzioni che da esso possono derivare.

Se Cameron e i suoi collaboratori dovranno ingoiare questo boccone amaro e adeguarsi alla decisione dei giudici della Corte Suprema, l’Italia non può certo gioire, visto che il 17 dicembre scorso una ventina di associazioni Gay e Lesbo avevano simbolicamente richiesto la cittadinanza spagnola per un giorno, al fine di denunciare l’inadeguatezza del governo italiano di fronte alla questione omosessualità; una carenza legislativa di cui ci siamo occupati spesso e che possiamo constatare nella vita di tutti i giorni. La Spagna, invece, da sempre all’avanguardia per i diritti civili in generale e in particolar modo per quelli lgbt, sempre nello scorso dicembre aveva accordato l’asilo politico ad un iraniano di 36 anni, il quale era stato discriminato e torturato a causa del suo orientamento sessuale.

Via – Giornalettismo


Sei omosessuale? Niente affitto. Parola di molti padroni di casa e coinquilini

casagayTempi duri per i gay in cerca di una casa: stando a quanto è emerso da un’inchiesta pubblicata ieri sul quotidiano La Repubblica, i proprietari italiani sono ancora restii ad affittare una camera, o anche solo un posto letto, a persone dichiaratamente omosessuali. Storie di discriminazione vissute e confermate da chi ha vissuto sulla propria pelle e su quella di amici e conoscenti porte sbattute in faccia dopo accordi telefonici, alloggi negati all’ultimo momento, scuse accampate improvvisamente alla vista dell’inquilino effeminato. Una realtà diffusa in tutto lo stivale, senza distinzioni, un coro di no agli omosessuali come inquilini che corre negli annunci sul web, sui giornali di annunci immobiliari o sulle bacheche universitarie. Lo scandalo è scoppiato solo da poche ore, ma è da decenni che persiste questa omofobia tra le mura di casa, e niente è mai stato fatto per fermarla o per lo meno arginarla.

L’equazione “gay in casa = paura e sovraffollamento” continua a persistere, nonostante anni di lotte contro la discriminazione e i pari diritti. L’autore dell’inchiesta scrive di aver risposto via e-mail a circa 50 annunci, dicendo esplicitamente di essere gay, e lo hanno ricontattato solo in 20 casi, e si è trattato quasi sempre di agenzie immobiliari. Chiunque vada a sbirciare sui siti specializzati può trovare ogni sorta di discriminazione, dal classico “No gay” alla più “sottile” perifrasi “Solo uomini etero”, e ogni giorno sono sempre più questi annunci omofobi: un ragazzo di Milano ha scritto “sono ragazzo studente, serio, ordinato. No gay, casinisti e chi fa uso di droghe e alcol”. Ma è al telefono che questo fenomeno omofobo ha dato il meglio di sé. Sentendo la voce del richiedente, i proprietari o i coinquilini riluttanti hanno qualche avuto molte difficoltà ad essere espliciti nel diniego ma, grazie una serie di telefonate effettuate da Nord a Sud, è stato stilato un vero e proprio campionario dei rifiuti, esplicitati quasi sempre con imbarazzo ma anche con una sfacciataggine degna di nota: “L’idea non mi alletta”, “non ho mai avuto esperienze del genere” e così via. La richiesta finale di spiegazione, generalmente, termina con un laconico “non me la sento”.

A Como, una signora inizialmente dice che la “stanza è da dividere con un altro ragazzo”, anche se l’annuncio parla chiaramente di una singola. “Comunque se lei è un omosessuale, non possiamo accontentarla. C’è un’altra persona, anche per il rispetto nei suoi confronti”. Guai a chiedere un parere al coinquilino, perché “so già che lei non sta nei parametri”. Una proprietaria romana, invece, ha associato l’omosessualità del richiedente al sovraffollamento: “Vorrei sapere chi viene, perché non vorrei trovarmi la casa occupata da troppe persone”. E cosi via, una vera e propria classifica di stereotipi, paure e rifiuti fantasiosi che fanno rabbrividire qualsiasi persona con un po’ di sale in zucca e di dignità.

“Sono episodi inaccettabili, indegni di un paese civile e democratico come è il nostro“. Il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna bolla cosi questo fenomeno, che definire oltraggioso e lesivo della dignità della persona è un eufemismo. Si tratta di interi appartamenti lasciati vuoti, stanze rifiutate a studenti solo perché non eterosessuali o altre discriminazioni attuate da padroni di casa e coinquilini omofobi. Il ministro, visto che lo Stato non può intervenire sui contratti privati di locazione, propone di investire sulla cultura della “non discriminazione, come abbiamo fatto con la campagna contro l’omofobia in cui dicevamo: non essere tu quello diverso”. Una risposta tiepida, ma la Carfagna incalza e specifica che il passo successivo, dopo i tavoli di lavoro con le organizzazioni che si occupano del mondo lgbt, gay housesarà “creare grazie all’Unar e in sinergia con molte Regioni ed enti locali, una rete efficiente di centri territoriali anti discriminazione”. Sino ad oggi l’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali, è intervenuto più volte contro giornali e siti web che pubblicavano annunci tipo “non si affitta agli immigrati”, sanzionandoli. Ora allargherà il suo raggio d’azione ricevendo le segnalazioni dalle associazioni e interverrà anche per chi viene discriminato per il suo orientamento sessuale. “Le cose devono cambiare, altrimenti non resterà altra scelta che continuare a fingere o a nascondersi per poter avere un tetto come hanno fatto alcuni amici. Difficile che qualcuno accetti come inquilino un gay se dà ascolto a quello che dice la Chiesa, che ci addita come il nemico pubblico numero uno, come quelli che minano le fondamenta dello Stato, del paese, della famiglia”, polemizza giustamente il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini. “Perché al di là dell’omofobia – dice Vladimir Luxuria – c’è il pregiudizio che gli omosessuali abbiano una vita sregolata, che la casa sia un via vai continuo di feste. E c’è l’idea che un gay voglia sedurre chiunque, come se non avesse gusti e preferenze come tutti. Sono comportamenti anti costituzionali perché è come dire: tu non meriti neppure di avere un posto dove vivere, non hai diritto neanche ad un tetto sopra la testa”.

Naturalmente, ci sono state anche risposte positive, di chi ha dichiarato tranquillamente che non aveva alcun problema ad affittare ad una persona omosessuale, e anzi si meravigliava della domanda. Quasi sempre, è avvenuto nel caso della locazione di un appartamento, mentre più difficile quando si tratta di una stanza o di un posto letto, anche quando si tratta di ambienti occupati da universitari Questa vera e propria moda si è espansa cosi tanto che sempre più persone tendono a specificare il loro orientamento sessuale negli annunci, richiedendo un alloggio gay-friendly, mentre chi è in cerca coinquilini tiene spesso a precisare l’orientamento sessuale desiderato.

Via – La Repubblica


Irlanda: il parlamento dà il via libera alle unioni civili gay

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L’isola britannica, da sempre considerato fanalino di coda in Europa per quanto riguarda l’economia e i diritti, sta cambiando in meglio e l’ha dimostrato ieri, quando i parlamentari locali hanno approvato una legge che permetterà agli omosessuali di accedere al partenariato civile. I gay e le lesbiche potranno godere cosi di alcuni diritti e doveri finora riservati alle sole coppie etero, come la tutela della casa comune, la lotta alla violenza domestica e vari miglioramenti per quanto riguarda i contratti di locazione, la successione, le pensioni, le agevolazioni per le tasse, l’immigrazione e i servizi sociali.

Si pensa che questo disegno di legge diventerà operativo già dall’autunno, a 17 anni di distanza dalla decriminalizzazione dell’omosessualità in Irlanda. Nelle prossime due settimane il testo verrà esaminato e votato dal Senato, che potrà rispedirlo, in caso di esito negativo, al Parlamento. Una volta passato alla camera alta, la firma del Presidente farà diventare il progetto una realtà per tutti i cittadini omosessuali irlandesi. Gli attivisti di Dublino esprimono la loro soddisfazione per questa iniziativa, aspettata da oltre un decennio nell’isola, ma fanno notare come nel testo licenziato dal Parlamento sia assente il sostegno e la tutela dei tanti bambini che hanno come genitori le coppie dello stesso sesso.

Via – PinkNews


“Ogni bacio una rivoluzione”: il 3 luglio il Gay Pride invade Roma

bacio gay!Roma è gay. 3 luglio al Gay Pride. Oltre alla scritta, due uomini che si baciano. Il manifesto (in foto) è apparso oggi in via Labicana, e, secondo quanto viene spiegato dal comitato organizzatore del Pride, si tratta di un’iniziativa autonoma di un gruppo di simpatizzanti, che hanno voluto invitare i romani a prendere parte alla manifestazione che sabato 3 luglio porterà nella Capitale i colori, l’allegria e la rivendicazione dei diritti tipici del Gay Pride. Nonostante le spaccature e le polemiche, non ultima quella del sito ultra cattolico Pontifex che invita a un boicottaggio feroce della manifestazione “che avvilisce Roma, offende i cattolici non adulti e inquina il senso del pudore”, e con una nota di violenza inusitata che fa rizzare i capelli al povero Cristo dichiara “se come in altre parti del mondo l’omosessualità fosse ritenuta penalmente rilevante a tanto non si arriverebbe”, la Capitale vuole replicare il successo della manifestazione napoletana dell’orgoglio omosessuale che si è tenuta sabato scorso.

 

La comunità omosessuale del capoluogo laziale quest’anno si è divisa e il Circolo Mario Mieli, organizzatore da quindici anni dell’evento, ha pubblicato il manifesto Noi non ci saremo per esprimere la sua dissociazione. Proprio questo sabato, durante la manifestazione romana, una delegazione del Mario Mieli sarà a Madrid per annunciare l’edizione 2011 dell’Europride, che si terrà a Roma l’anno prossimo. Nonostante questa spaccatura interna al movimento omosessuale capitolino, hanno comunque aderito alla manifestazione del 3 luglio più di cento tra associazioni e realtà del mondo lgbt, tra cui spiccato le quattro sigle organizzatrici DiGay Project, Arcigay Roma, Gaylib Roma e Azionetrans.

Ogni bacio una rivoluzione: non importa se eterosessuale, omosessuale o quant’altro. È questo lo slogan e la filosofia del Roma Pride 2010 che partirà in corteo alle 16.30 dalla stazione metro Piramide, per raggiungere Piazza Venezia passando per via Piramide Cestia, viale Aventino, piazza di Porta Capena, via di San Gregorio, via Celio, piazzale del Colosseo e via dei Fori Imperiali. Ad attraversare il cuore della città il serpentone di carri, la musica, i colori e quell’energia vitale che la comunità lgbt vuole trasmettere a tutti coloro che credono nella libertà, nei diritti e nell’uguaglianza, rifiutando ogni tipo di discriminazione, intolleranza e omologazione. “Sarà un Pride aperto e non politico – hanno detto gli organizzatori – e per la prima volta presenterà un bilancio trasparente”. Per ribadire l’indipendenza del movimento, per la prima volta il Pride di Roma 2010 non è stato finanziato con fondi pubblici ma attraverso una forma di finanziamento diffuso: chiunque ha potuto contribuire acquistando il biglietto d’ingresso a una serie di eventi organizzati per l’occasione. Al fianco delle associazioni lesbo, gay, bisessuali e transessuali sabato sfileranno esponenti della politica dichiarati, come Nichi Vendola e Paola Concia, ma anche personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, da Melissa P. a Sabrina Impacciatore, da Andrea Occhipinti ad Alessandro Cecchi Paone. Gli organizzatori del Gay Pride romano precisano che i politici sono ben accetti, ma solo se partecipano a sostegno della causa e non per sfilare in passerella per mettersi in mostra. A questo proposito una delle organizzatrici, in merito alle dichiarazioni di ieri del presidente della Regione Lazio, che aveva dichiarato che in caso di invito avrebbe partecipato alla manifestazione, ha affermato: “Le adesioni sono libere e il pride non ha colore politico. Se la Polverini viene siamo ben felici, perché se le istituzioni scendono in piazza vuol dire che aderiscono al nostro manifesto“. Esplicito anche l’invito alle rappresentanze istituzionali della presidente di Digay Project Imma Battaglia: “Invito la Polverini, come pure Zingaretti, Alemanno ma anche i ministri e i presidenti del Consiglio e della Repubblica a venire al Gay Pride”.

colosseoI portavoce della manifestazione sono tre vittime dell’omofobia: il 23enne Mattia Cinquegrani, lo studente aggredito ad aprile su un bus notturno della Capitale da un gruppo di coetanei; Luana Ricci, ex organista del coro della cattedrale e della diocesi di Lecce, licenziata dopo 18 anni di servizio perché trans; e la 21enne lesbica Esther Ascione della provincia di Roma, vittima di attacchi omofobi nella sua scuola. “La mia partecipazione è per metterci la faccia e reagire in seguito all’episodio che mi è accaduto, perché è fondamentale reagire denunciando questi fatti”, ha detto Mattia, spiegando che “in Italia, da questo punto di vista, la situazione sta peggiorando, ma noi non abbiamo paura delle aggressioni e possiamo combatterle“. “Sono onorata di portare la mia testimonianza al pride”, ha proseguito Luana Ricci. “Io sono stata vittima di un episodio molto grave, sono stata privata del mio lavoro dal forte potere politico della chiesa cattolica dopo il mio coming out, con la sola motivazione di essere ‘visibilmente nel peccato’. Non ho commesso alcun reato, e non è ammissibile che molte persone, come me, vengano derubate della loro vita”. “Noi dobbiamo per primi sentirti normali e non diversi”, ha sottolineato Esther Ascione. Prima della partenza del corteo, i tre portavoce deporranno una corona di fiori al monumento ai caduti delle vittime del nazifascismo a Porta San Paolo, in memoria di tutte le vittime dell’omofobia, della transfobia e della violenza. Poi, un flash mob che vedrà tutti i partecipanti impegnati in un bacio collettivo, ponendo l’accento sulle manifestazioni di omo e trans-affettività, che spesso sono l’elemento scatenante delle violenze.

Un Gay Pride importante e sentito, una manifestazione piena di novità e di personaggi di spicco: vi aspettiamo all’ombra del Colosseo per chiedere tutti insieme, a gran voce, uguali diritti e maggiore protezione, dopo gli ultimi scandalosi episodi di omofobia avvenuti lungo tutto lo stivale. Gay Magazine ci sarà, e vi proporrà un reportage esclusivo e una galleria fotografica dell’evento romano dell’anno, in attesa e in preparazione all’EuroPride 2011 che si terrà nella nostra capitale.

ogni bacio una rivoluzione

Via – La Repubblica


Finalmente! Il Pride di Londra si terrà come di consueto

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Dopo una settimana fatta di intense negoziazioni, è stato finalmente annunciato che il Gay Pride di Soho, la tradizionale e colorata parata che anima ogni anno la capitale inglese, si farà il 3 luglio nonostante i problemi di sicurezza di cui vi avevamo parlato la settimana scorsa. L’accordo è stato raggiunto venerdì scorso dagli organizzatori del Pride, dalla Polizia e dal consiglio cittadino di Westminster, anche se l’area interessata dal party sarà comunque ristretta rispetto agli anni passati e non sarà possibile installare palchi, bancarelle o bar all’aperto lungo il percorso.

Tutte le parti interessate si sono dette soddisfatte del compromesso raggiunto, atto a soddisfare, in prima battuta, la sicurezza di migliaia di manifestanti che parteciperanno all’evento. L’organizzazione del Pride London provvederà a fornire assistenza, con agenti di sicurezza e steward per indicare le strade chiuse, aiutata e supportata dalle forze dell’ordine, mentre il consiglio cittadino di Westminster provvederà alla pulizia finale. Come ha dichiarato Paul Birrel, presidente del Pride London, tutte le parti in causa si sono trovate d’accordo sul fatto che lasciare il quartiere di Soho orfano del suo evento lgbt fosse un vero peccato.

Via – PinkPaper


Il lato nero del Gay Pride: un morto a San Francisco, sei arresti a San Pietroburgo

Due notizie pessime, provenienti dagli Stati Uniti e dalla Russia, hanno sconvolto i festeggiamenti mondiali per l’orgoglio gay.

castro_shootingLa prima proviene da San Francisco, dove è avvenuta una sparatoria al Castro, lo storico quartiere gay della città, durante i festeggiamenti seguiti al 40esimo Gay Pride negli Usa, che ha visto coinvolti tre giovani. Uno di loro, il 19enne Stephen Powell, è rimasto ucciso, mentre altre due, una 19enne e una 29enne, sono rimaste ferite. Un ragazzo, la cui identità non e’ stata ancora resa nota, e’ stato fermato, anche se al momento non e’ chiaro il movente, e se cioè se si tratti di un attacco omofobo come quello in cui venne ucciso nel 1978 proprio a San Francisco il primo senatore gay nella storia degli Stati Uniti, il compianto Harvey Milk. Quello che si sa, è che molto probabilmente i due ragazzi si conoscessero già in precedenza e l’omicidio è stato “semplicemente” un regolamento di conti tra i due, facenti parte di due gang avversarie.

I leader del movimento gay di San Francisco hanno comunque subito messo in chiaro di non avere intenzione di sospendere le loro attività, visto che fino ad oggi sono sempre andate avanti nonostante gli attacchi. Questo evento all’ombra del Golden Gate Bridge aveva con se un alto significato simbolico: sono passate quattro decadi dalla prima manifestazione per i diritti e l’orgoglio omosessuale, che avvenne proprio sulle strade americane nel 1970. Alla marcia arcobaleno di quest’anno hanno partecipato, come sempre, migliaia di persone in una atmosfera tranquilla e festosa: la manifestazione è partita dal Civic Center Plaza, dove in migliaia hanno partecipato a DJset e al barbecue. La speaker democratica della Camera Nancy Pelosi, nativa di San Francisco, non ha partecipato ma ha comunque inviato un messaggio di auguri. Nonostante questo omicidio, la parata annuale di San Francisco ha portato una ventata arcobaleno nel grigiore di questi tempi difficili per gli omosessuali in America, anche se l’amministrazione Obama si sta dimostrando sempre più attenta e ricettiva ai bisogni della comunità lgbt.

san pietroburgoSpostiamoci ora in Russia, precisamente a San Pietroburgo, dove la polizia ha arrestato sabato scorso sei persone che manifestavano, senza autorizzazione, per i diritti degli omosessuali nella corte interna del museo dell’Hermitage. Il “Mini Pride”, cosi come è stato chiamato dalla maggior parte delle testate giornalistiche mondiali, ha visto la partecipazione di circa 20 persone, mescolate ai semplici turisti all’interno di uno dei musei più antichi e famosi del mondo. Gli attivisti gay russi hanno mostrato cartelloni recanti le scritte Omofobia, la vergogna del paese, Diritto al matrimonio senza compromessi e Il genere è una mia scelta, prima dell’intervento delle forze dell’ordine. Nikolai Alexeyev, leader del movimento russo per i diritti dei gay, ha denunciato l’intervento repressivo: “E’ scandaloso che la polizia ci abbia fermato e non ci abbia permesso di denunciare la violazione dei nostri diritti”.

La manifestazione per i diritti degli omosessuali non era stata autorizzata dal Comune, secondo il quale tutti i luoghi di ritrovo proposti dai militanti erano già occupati. Un pretesto identico a quello usato dal sindaco di Mosca Iuri Luzhkov, che ha sempre impedito i gay pride, ritenendoli ”opera di Satana”. Ma anche a San Pietroburgo gli attivisti omosessuali hanno usato lo stesso stratagemma dei loro colleghi moscoviti, cambiando più volte il luogo dell’evento e comunicandolo ai giornalisti solo all’ultimo momento, per evitare la polizia. La Russia detiene, purtroppo, la maglia nera tra i paesi europei per quanto riguarda i diritti delle persone gay e al giorno d’oggi essere etichettato come omosessuale nel paese più grande del mondo comporta una vita di violenze ed emarginazione sociale.

Via – Cnr Media e Blitz Quotidiano


La parabola del pastore luterano ferocemente antigay che fece coming out

Una storia degna di una parabola, contenuta in un Vangelo apocrifo, quella del pastore luterano Tom Brock, noto anti gay e ora “membro” della nostra comunità lgbt.

Tom-Brock1-214x300Giusto un anno, un grande tornado colpì e causò ingenti danni a buona parte del centro di Minneapolis. Il caso volle che proprio in quei giorni nella città del Minnesota, i luterani d’America stessero celebrando il loro congresso ecumenico nazionale nel quale fu sancito – tra molto scalpore – che anche il clero dichiaratamente gay potesse celebrare le funzioni religiose. Una decisione, ovviamente, molto contestata da altre chiese cristiane, a cominciare da quella cattolica. Il protagonista della nostra storia, il Pastore di Minneapolis Brock, si dichiarò apertamente contrario, e usò toni apocalittici: arrivò a sostenere addirittura che quella violentissima bufera non era altro che il “castigo di Dio per la Chiesa Evangelica Luterana dopo quel voto scellerato che favorirà l’ascesa dei peccatori sodomiti nella nostra Comunità”. Erano circa le due del pomeriggio, l’ora in cui doveva essere messa ai voti da ministranti luterani quella spinosa dichiarazione, e proprio in quel momento il tornado si abbatté con tutta la sua violenza sulla chiesa, facendo a brandelli il tetto ed abbattendo la croce posta in cima all’edificio. “Una punizione divina “- sentenziò a caldo Brock – un rimprovero di Dio affinché non si andasse oltre”. La dichiarazione, tuttavia, fu votata ed approvata con il 66,6% dei consensi. “6-6-6, il marchio della Bestia”, aggiunse il pastore di Minneapolis. Dopo quel voto, il congresso luterano fu aggiornato e rinviato, visto che i danni furono ingenti.

365 giorni circa dopo quel tornado, il tetto è tornato nuovamente al suo posto e nella chiesa luterana di Minneapolis si celebrano nuovamente le funzioni religiose, ma il nostro eroe ha decisamente cambiato idea sulla questione omosessualità. Secondo quanto riferisce il “MinnPost”, il principale giornale della città più importante del Minnesota, il pastore, sposato e con due figli, ha pubblicamente fatto coming out, ammettendo che, proprio grazie a quel 66,6% in cui diceva di scorgere il segno del demonio, oggi può continuare a celebrare la messa. Brock ha inoltre dichiarato al giornale: “L’ho detto per levarmi un peso ed oggi la mia anima è piena di orgoglio”. A conferma di tutto ciò, lo scoop della rivista LGBT locale “Lavander”, che la scorsa settimana ha infiltrato in incognito un suo reporter in un gruppo d’aiuto per uomini gay “che hanno problemi con la castità”, trovandoci e sbugiardando cosi il pastore Brock davanti a tutta l’America. Il gruppo sarebbe sponsorizzato dalla Faith in Action, braccio operativo ufficiale dell’organizzazione cattolica per la castità tra i gay “Courage”.

Non c’è che dire: una parabola moderna, che dimostra quanto l’omosessualità e la chiesa non siano poi cosi tanto lontane. Soprattutto se il diavolo, con il suo diabolico 6-6-6, ci mette lo zampino.

Via – Giornalettismo


La corte di giustizia europea ha sentenziato: il matrimonio gay non è un diritto

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Negare a una coppia dello stesso sesso l’accesso e la possibilità di contrarre matrimonio non è una violazione dei suoi diritti. Lo ha stabilito oggi la Corte europea con quattro voti a favore e tre contrari. Il caso e’ arrivato fino a Strasburgo, in base al ricorso presentato da due cittadini di cittadinanza austriaca, Horst Michael Schalk e Johann Franz Kopf, a cui le autorità del loro stato avevano rifiutato più volte il permesso a contrarre matrimonio: la coppia sosteneva che era stato violato il loro diritto a sposarsi, come sancito dall’articolo 12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, e affermavano di considerarsi discriminati nel loro diritto a creare una famiglia. In Austria è stata introdotta quest’anno una legge sulle “partnership registrate”, che purtroppo non riconosce alle coppie gay gli stessi diritti garantiti alle coppie eterosessuali.

”Le autorita’ nazionali sono preposte per soddisfare i bisogni sociali in materia. E il matrimonio racchiude connotazioni sociali e culturali profondamente radicati, che differiscono largamente da un Paese a un altro’‘, ha spiegato il giudice. ”I differenti Stati europei non devono – ha aggiunto – forzatamente conferire alle coppie omosessuali uno statuto analogo sotto tutti i punti di vista al matrimonio”. Nella sentenza, che accoglie le ragioni di Vienna, viene specificato che gli Stati non sono obbligati, in base alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ad assicurare l’accesso al matrimonio alle coppie dello stesso sesso, facendo inoltre osservare che nel Vecchio Continente non esiste un consenso al riguardo e che spetta ad ogni singola autorità nazionale legiferare in merito. Oltretutto i giudici della Corte hanno anche decretato che lo Stato che introduca tali misure non è tenuto a garantire con queste gli stessi diritti riconosciuti alle coppie eterosessuali. 

Un brusco stop alla campagna del matrimonio gay in Europa arriva proprio dal cuore amministrativo e legislativo dell’UE, dopo che recentemente molti stati hanno favorito e approvato le unioni tra persone dello stesso sesso.

Via – Avvenire


A Roma potrebbe aprire presto una casa d’accoglienza per i gay cacciati di casa

zingarettiA 10 giorni dall’appuntamento con il Gay pride della Capitale, in programma il 3 luglio, arriva la proposta del presidente della Provincia Nicola Zingaretti di aprire una struttura di prima accoglienza per i giovani gay e lesbiche maggiorenni discriminati ed emarginati dai loro stessi familiari che non accettano la loro identità sessuale. Zingaretti ne ha parlato oggi per la prima volta nel corso della presentazione dell’agenda anti-stalking Alba, realizzata dall’Associazione Differenza Donna in collaborazione con l’Associazione ChiamaMilano. L’idea dell’accoglienza è solo una delle tante proposte fatte dai politici laziali dopo i recenti episodi di omofobia e violenza avvenuti a Roma; a questo proposito, ieri vi avevamo parlato dell’ultima campagna di comunicazione di Gay Help Line promossa dal Comune con il sostegno di Provincia e Regione, che focalizza l’attenzione proprio su l’incomunicabilità nelle famiglie.

La casa-famiglia per lesbiche e gay rappresenterebbe una novità assoluta per l’Italia, anche se l’esperienza è abbastanza diffusa all’estero. Per adesso, da noi, è solo un’ipotesi: “Sto riflettendo – ha spiegato Zingaretti – su quella che potrebbe essere l’utilità di una struttura di prima accoglienza per gay e lesbiche maggiorenni che potrebbe occuparsi di quei giovani che hanno dei problemi nel rapportarsi con le loro famiglie, che ne rifiutano l’identità sessuale”.

Le associazioni e il mondo lgbt, con Arcigay Roma in testa, plaudono all’iniziativa del presidente della provincia di Roma. “Trovo che la proposta di Zingaretti di creare una casa di accoglienza per giovani gay e lesbiche cacciati di casa perché non accettati dalle loro famiglie – dichiara Imma Battaglia, presidente di Gay Project – sia importante, lodevole e innovativa e vada nel senso di dare un forte contributo alla lotta contro l’omofobia, permettendo inoltre ai giovani di non sentirsi come spesso accade soli e deboli”. Aurelio Mancuso, storico esponente della comunità gay italiana, si è dichiarato soddisfatto: “E’ la migliore notizia in questo triste periodo storico costellato da continue aggressioni, violenze, discriminazioni nei confronti delle persone lgbt. Spero ardentemente che questo progetto si realizzi, perché sarebbe il primo servizio del genere in Italia e si tratterebbe finalmente di una risposta concreta nei confronti di tante persone omosessuali costrette a scappare di casa, senza avere una possibilità di aiuto e di orientamento. In altri Paesi europei – specifica – questo tipo di servizi sono attivi da anni, si tratta, quindi, di raccogliere informazioni ed esperienze e adattarle alla nostra realtà”.

Via – La Repubblica


Gay Help Line, parte la nuova campagna del numero verde che ti dà ascolto

 

“Sei gay? Se non riesci a parlarne con loro, parlane con noi. Gay Help Line ti dà ascolto”. Sintetico e diretto, ecco lo spot della nuova campagna di comunicazione di Gay Help Line 800.713.713, il numero verde gratuito da fisso e mobile che offre supporto e servizi alle persone lesbiche, gay e trans che sarà presente nella Capitale fino al 15 luglio. Un progetto del Comune di Roma, realizzato con il sostegno della Provincia e della Regione Lazio, promossa proprio nella città più funestata in questi ultimi mesi dai episodi di violenza nei confronti degli omosessuali e dove si moltiplicano ogni giorno gli allarmi e gli appelli contro l’omofobia. “Quest’anno – afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma e responsabile di Gay Help Line – la campagna di comunicazione è dedicata al tema dell’incomunicabilità e della visibilità a partire dalle relazioni in famiglia delle persone lesbiche, gay e trans: molte persone, infatti, non riescono a vivere serenamente perché non hanno fatto coming out in famiglia, a scuola, con gli amici o al lavoro. Vogliamo dir loro che essere visibili è un’opportunità e un’occasione di crescita per se stessi e nella società. E che Gay Help Line, con i suoi servizi, può essere un punto di riferimento importante”.

gay help line madreMigliaia i manifesti affissi nella Capitale così come sugli autobus, dove sono riportate le foto di quattro testimonial: due ragazzi gay, una ragazza lesbica e una madre. Oltre alle affissioni, la nuova campagna di comunicazione di Gay Help Line prevede anche uno spot radio che sarà diffuso sul circuito radio del Comune e uno spot video che sarà diffuso attraverso il circuito video del trasporto pubblico romano, ma anche tramite alcune emittenti locali che hanno dato la loro disponibilità, ma anche attraverso le modalità di diffusione online, sfruttando tutte le opportunità che le nuove tecnologie e i social network come Facebook offrono. “Chiediamo alle tv – aggiunge Marrazzo – di sostenere questa iniziativa mettendo in onda il video come iniziativa contro l’omofobia: si tratterebbe di un’importante comunicazione sociale in un momento in cui si sono verificati moltissimi episodi di violenza e intolleranza. Ringraziamo RomaUno e IES TV che hanno deciso di mandare in onda lo spot gratuitamente e ci auguriamo che molte altre emittenti tv possano seguire il loro importante esempio”. “Voglio ringraziare – conclude Marrazzo – tutto il team dell’agenzia Saatchi & Saatchi, in particolare modo i creativi, con cui abbiamo lavorato per settimane: siamo felici di aver avuto l’occasione di collaborare con una grande e prestigiosa azienda italiana il cui management ha scelto di impegnarsi contro ogni forma di discriminazione diventando partner di Gay Help Line. Molto importante è stato il supporto dell’Amministrazione Comunale e dell’assessore Umberto Croppi che ha sostenuto questa iniziativa, di tutte le volontarie e i volontari che hanno collaborato alla realizzazione e quotidianamente si impegnano gratuitamente per il servizio”.

Via – La Repubblica


Il papa sposa una coppia gay. Ma è solo un dipinto

kevinsharkeyIl 47enne pittore irlandese Kevin Sharkey sa come creare la polemica: il mese prossimo il suo dipinto raffigurante l’attuale papa Benedetto XVI che officia il matrimonio di due uomini verrà esposto in una mostra a Dublino. Intitolato You May Now Kiss the Groom, il quadro di Sharkey sta già provocando un enorme scandalo, ma anche qualche risata, in tutto il mondo.

L’acclamato artista irlandese ha prodotto questa immagine dopo che il Santo Padre aveva definito il matrimonio tra persone dello stesso sesso una delle minacce più insidiose e pericolose oggi al mondo. Lo scopo di Sharkey era, a detta sua, quello di far vedere la coppia sotto una luce innocente e inoffensiva anche agli occhi dei cattolici più ferventi, e in merito alle parole del papa ha dichiarato:

“Quando penso a tutto il male del mondo, dal terrorismo, alle malattie, alle carestie, trovo orribile che un uomo detentore di un potere e di un’influenza incredibile come lui può focalizzarsi su una cosa minore come il matrimonio gay. Penso che alcune delle recenti rivelazioni riguardanti i comportamenti ignobili espressi da alcuni preti all’interno della Chiesa Cattolica sono più malvagi e disturbanti in confronto a due persone che vogliono esprimere formalmente il loro amore.”

Via – Irish Central


La Carfagna ribadisce il suo no ai matrimoni gay

482f6b127ac40_normal“Resto contraria a equiparare le unioni omosessuali con il matrimonio. Sono invece aperta a discutere il riconoscimento di alcuni diritti, come la possibilità di visitare il partner in ospedale e in carcere, oppure il diritto di subentrare nel contratto di locazione”.

Questa dichiarazione riassume e ribadisce la posizione, ormai assodata da tempo, del ministro delle Pari Opportunità italiano riguardo le unioni tra persone dello stesso sesso. Nonostante Mara Carfagna avesse confessato poco tempo fa di aver cambiato opinione sugli omosessuali grazie anche alla deputata Anna Paola Concia, con questa intervista rilasciata al settimanale “Famiglia Cristiana” l’onorevole punta soprattutto sui diritti individuali ed esprime il suo no categorico a una legge sulle coppie di fatto. Sempre dalle pagine del giornale cattolico, la Carfagna ha dichiarato:

”In un Paese civile non e’ accettabile che una persona venga aggredita, insultata o picchiata soltanto perché ama una persona dello stesso sesso”.

”Il ministro Mara Carfagna e’ indietro rispetto all’Europa”. Lo affermano in una nota gli organizzatori del Roma Pride del 3 luglio, che sottolineano: “La nostra risposta sarà il Pride del 3 luglio, quando saremo in piazza anche per rivendicare il diritto al matrimonio e alla piena uguaglianza delle persone lesbiche, gay e trans. La lotta all’omofobia, che vede anche il recente impegno del ministro Carfagna, passa anche attraverso una sana politica di diritti”, dicono gli organizzatori dell’evento capitolino. “Noi al Pride di Roma del 3 luglio lo ribadiremo con forza. Non vorremmo che poi, tra qualche anno, come e’ già successo in occasione dell’incontro delle associazioni lgbt con il presidente Giorgio Napolitano, il ministro Carfagna si dovesse trovare di nuovo nella condizione di chiederci scusa”.

Via – IrisPress


Kylie Minogue non usa più il botox


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Negli ultimi tempi Kylie Minogue pare avere la pelle sempre più tirata tanto che i suoi fans l’avevano accusata di fare un uso un poco eccessivo di botox; tuttavia la cantante, ormai 42enne, ha svelato che non è così, o almeno ha affermato che non lo usa più e che utilizza altri “mezzi”.

Dopo essersi fatta pregare, ha rivelato alla stampa che, dopo aver usato più volte il botox in passato, ultimamente si mantiene giovane usando una crema chiamata “Pond’s”.

Questa magica cremina, in commercio da molti anni e dal costo di poche sterline, è un preparato basato su un’antico detergente usato addirittura nell’antica Grecia e composto semplicemente da acqua e grassi.

La nostra Kylie ha anche rivelato di aver “scoperto”, o meglio riscoperto questa cremina miracolosa grazie al consiglio della madre Carol (le mamme si rilevano sempre utili per i consigli di ogni tipo e, guarda caso, vengono sempre tirate in ballo…); dopo averla usata per un breve periodo ha notato che la sua pelle era davvero cambiata.

Se questa cremina dagli effetti a dir poco miracolosi, pare una specie di chirurgia in flacone, sia davvero efficace come afferma la nota cantante non possiamo saperlo; l’unica cosa certa è che la casa prodruttrice della Pond’s, dopo le affermazioni di Kylie, ha avuto un’incremento delle vendite davvero increbile (secondo le stime di circa il 120%). Funzioni o meno non ha importanza, lo dice una star internazionale e tutti la comprano, volete provarla anche voi per caso?

via| thegossipers.com

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Tiziano Ferro farà outing come Ricky Martin?

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Dopo l’outing di Ricky Martin, le voci, tutte smentite ma ancora esistenti ed insistenti, su Marco Carta, i dubbi volutamente posti dal Mengoni, pare che ben presto dovremmo assistere ad un altro colpo di scena di quelli che lasciano senza fiato o, nei casi migliori, a commenti del tipo “Me lo sentivo…”.

A quanto rende noto Novella 2000 il cantante italiano, dopo moltissimi anni di voci, rumors, indiscrezioni, sospetti e false testimonianze, sarebbe pronto a dichiarare quali siano le sua preferenze sessuali (e ovviamente se si parla di outing potete ben immaginare quali possano essere); cosa penseranno di questa cosa i suoi fan? Sicuramente molti di loro ne saranno felici, sappiamo molto bene, infatti, quanto Tiaziano sia amato dal pubblico gay.

Qualunque sia la notizia che vorrà dare, etero o gay o bisex, non importa, rimane il fatto che è stato ed è tutt’ora uno dei cantanti italiani più amati, ha venduto migliaia e migliaia di copie dei suoi singoli e dei suoi cd non solo in italia ma anche in tutta l’europa. Rimanete connessi, fra qualche mese sapremo la verità.

via| Sologossip


Vorreste conquistare Josh Holloway? Ecco come fare

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Lo avete riconosciuto? E’ Josh Holloway, famoso attore statunitense divenuto celebre per aver interpretato la parte di Sawyer nel telefilm “Lost” per ben 6 anni. Ha dichiarato al mondo intero come fare riuscire a conquistarlo in amore affermando: “Un peluches va bene, ma se ce ne sono tanti allora la cosa comincia a far paura. Un altro segnale d’allarme è quando una donna ha troppe foto di se messe in giro. Ma la cosa peggiore sono le riviste per bambini e spose”. Insomma avete capito bene? Dolcezza sì ma con i dovuti limiti, senza eccedere oppure si rischia di cadere nell’infantilismo.

Tuttavia questo magnifico discorsetto ha una piccola pecca, ovviamente dire piccola è un’eufemismo, poichè il nostro carissimo e bellissimo attore è felicemente sposato dal 2004 con Yessica Kumala; detto questo sorge spontanea una domanda: come mai il nostro caro Sawyer fa un’affermazione del genere se sposato? Che ci sia sotto qualcosa di strano? Vi terremo aggiornati.

via| Gossipblog.it


Kellan Lutz posa per DaMan

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Kellan Lutz nonostante non sia uno dei protagonisti della saga di “Twilight”, ma, possiamo dire si stia dando molto da fare per pubblicizzare il terzo film della serie, ovvero “Eclipse”. Lo fa facendosi scattare delle foto (il fotografo è Mitchell McCormak) per la rivista DaMan e concendendo, a seguito di queste, una piccola intervista così, con questo piccolo sforzo, si aggiudica la copertina del prossimo numero della celebre rivista, non male vero?

via| thegossipers


Ambra Angiolini interpreterà il ruolo di una lesbica nel film “Tutti al mare”

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E’ ufficiale e non è un semplice rumors o una voce infondata, la famosa attrice Ambra Angiolini interpreterà il ruolo di una lesbica nel film “Tutti al mare”, una sorta di remake di “Casotto” (film di Sergio Citti). L’amata ex velina de “Non è la Rai”, nel film, sarà intenta a flirtare con un’altra donna interpretata da Claudia Zanella.

Il film, oltre a queste due stelle italiane sopra citata, vanta un casta davvero interessante, tra cui, nomi come Ennio Fantastichini e Anna Bonaiuto; e tutto questo è assolutamente doveroso dal momento che Sergio Citti, per il suo film, si servì di un cast di tutto rispetto (Ugo Tognazzi, Mariangela Melato e Michele Placido tanto per citarne alcuni).

Ricordiamo, inoltre, che per l’Angiolini questo è il primissimo ruolo omosessuale che interpreta ma, ben conoscendo la sua bravura, nessuno ne rimarrà deluso. L’uscita del film è prevista entro la fine dell’anno corrente.

via| AllCinema


Milano: i due ragazzi aggrediti hanno sporto denuncia

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I due ragazzi gay di 23 e 24 anni che avevano denunciato ai media di essere stati aggrediti da un gruppetto di tre persone nella notte di sabato, presso le Colonne di San Lorenzo a Milano, hanno anche sporto denuncia alla Questura del loro capoluogo.

Tale denuncia è stata sporta alle 22 circa di ieri sera all’apposito ufficio in via Fatebenefratelli e, secondo quanto è stato appreso, nella denuncia, si farebbe riferimento solo al reato di percosse e non a quello di lesioni poichè i due ragazzi, non essendosi recati all’ospedali, sarebbero privi di referto medico.

Secondo la prassi ora la polizia dovrebbe poter iniziare ad serie di accertamenti, cominciando dai filmati registrati dalle diverse telecamere poste nella zone di Porta Ticinese, le quali, potrebbero aver ripreso gli aggressori, uno dei quali, secondo la testimonianza degli aggrediti, indossava una maglietta con una grande croce celtica.

via| Notizie.Virgilio


Gli psicologi del Veneto dicono di no ai tentativi psicologici di moficare l’orientamento sessuale

psicologia

A seguito di un convegno, tenutosi nelle scorse settimane, dal titolo “Identità di genere e libertà” durante la quale un terapeuta americano aveva discusso di terapie riparatorie per “convertire” le persone omosessuali in eterosessuali, dopo questo convegno l’ordine degli psicologi del Veneto hanno deciso di rilasciare una nota in cui prendono le distanze da quell’informazione e teoria, e hanno affermato: “Lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione e all’autonomia di coloro che sivvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori;  non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità”.

Una presa di posizione netta che si stacca completamente da quella conferenza e rimane coerente con quelli che realmente sono i compiti dello psicologo.

via| Queerblog


Milano: una coppia gay viene aggredita in pieno centro

aggressione

Le brutte non notizie, si sa, vanno sempre in coppia, e se sembrava che quello di Roma fosse un caso a parte così non è, per ogni aggressione omofoba un’altra le fa da eco. Questa volta tocca a Milano diventare, purtroppo, la sede per l’ennesimo attacco di stampo omofobo; la situazione sempre e la casistica appare essere sempre la stessa, quello che stupisce sempre è il fatto del numero: un gruppo di persone (ovviamente omofobe o attaccabrighe) contro uno o al massimo tre gay.

Questa volta ad essere attaccati sono stati una coppia di ragazzi gay e due loro amiche in zona Porta Ticinese, all’altezza delle Colonne di San Lorenzo (a due passi dal centro quindi), gli aggressori un gruppo di ragazzi sui 35 anni; l’episodio si è svolto la sera del 29 Maggio. Il tutto è iniziato con degli insulti a cui sono, ovviamente e giustamente, seguite le risposte dal caso, cosa che ha fatto alterare gli aggressori che hanno sferrato calci a pugni alla coppia di ragazzi gay; tuttavia non è tutto,una delle due ragazze, intervenuta per sedare la rissa, ha ricevuto un forte schiaffo in pieno viso. Il quartetto aggredito è riuscito fortunatamente a divincolarsi e a mettersi in salvo fuggendo. Rimane ancora ignota l’identità degli aggressori.

via| Gay.tv


Il Gay Roma Pride iniziarà con migliaia di baci

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Ieri vi abbiamo proposto nel dettaglio le varie date ufficiali e definitive dei Gay Pride che si terranno in Italia, ora punteremo l’occhio sulle notizie, o sui rumors (che hanno sempre un fondo di verità e questo va detto) sui vari singoli Eventi. Il primo arriva direttamente dal corteo del Pride di Roma, che, ricordiamo si terrà il 3 Luglio 2010, con il motte “Ogni bacio una rivoluzione” e pare che sarà proprio così, infatti, gli organizzatori hanno affermato che tutto l’evento in programma inzierà con migliaia di baci fra coppie delle stesso sesso.

Tutto questo non è stato deciso a caso ma vuole essere una forte risposta a quanto avvenuto ad Udine, dove, vi ricorderete, una mozione approvata dal gruppo consigliare del Pd criticava i manifesta della campagna contro l’omofobia, manifesti in cui, per chi ancora non lo sapesse, si immortalavano baci omosessuali.

Gli organizzatori del Gay Roma Pride dichiarano: “I nostri baci sono un messaggio forte contro l’omofobia, siamo indignati per quanto accaduto ad Udine dove è stato detto no ai manifesti contro l’omofobia che ritraevano un bacio di due coppie omosessuali”.  Per questo motivo è stato deciso di iniziare la manifestazione con moltissimi baci gay, una risposta a quella mozione del Pd e anche una conferma del loro slogan (”Ogni bacio una rivoluzione”, infine, concludono dicendo: “Sarà questa la nostra risposta ferma di fronte ad una politica che sul tema dei diritti delle persone gay, lesbiche e trans e dell’impegno concreto contro l’omofobia e ogni discriminazione sembra non avere un punto fermo”.

via| NotizieVirgilio


Pakistan: la polizia irrompe in un matrimonio gay, arrestati tutti gli invitati

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Succede in Pakistan, Paese in cui l’omosessualità è considerata un reato penalmente perseguibile e in cui sono, ovviamente, vietati i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Tuttavia questo non ha fermato una coppia, composta da un uomo d’affati e da un travestito, che voleva coronare il loro amore con una cerimonia simbolica. A “rovinare” la festa è stata la polizia che ha fatto irruzione nell’abitazione in cui si celebravano le nozze, in una zone residenziale di Peshawar, arrestando i novelli sposi e tutti e 43 gli invitati, molti dei quali erano trasvestiti.

In pakistan non si hanno stime precise di quanti travestiti ci siano, di preciso si sa che vivono ai margini della società e vengono volgarmente chiamati “Khusra” e sono spesso perseguitati dalla polizia.

via| Gaynews24


Belgio: diventa impotente e denuncia il suo medico

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Non sempre tutto il male viene per nuocere e non sempre tutto il bene serve a qualcosa, questa è una delle regole che governano ogni cosa; quando viene applicata ai farmaci le cose si complicano ulteriormente, se leggete qualsiasi fogleitto illustrativo (nella sezione controidicazioni) vi potreste divertire molto o, se siete un pò ipocondriaci, spaventare a morte. Esatto perchè gli effetti collaterali dei farmaci non sempre sono piacevoli, anzi, sebbene siano casi rari, possono sortire effetti molto spiacevoli.

E’ questo il caso di Yves Lecompte, un uomo belga di 40 anni, che s’ ritrovato in una situazione molto spiacevole che lo ha portato alla sterilità e, di conseguenza, a denunciare il suo medico al tribunale di Kortrijk (in Belgio ovviamente) con l’accusa di essere il responsabile della sua sterilità vista la negligenza a trattare il suo caso.

Nello specifico il signore quarantenne, a causa di un farmaco, ha avuto un’erezione prolungata nel tempo (fenomeno noto col nome specifico di Priapismo, dal nome del Dio Priapo che aveva delle dimensioni decisamente fuori dal comune); riferito l’accaduto al medico, questi, non ha dato alcuna importanza all’accaduto la prima volta; successivamente si era rivolto allo stesso medico una seconda volta dopo ben 10 ore di erezione ma, il dottore, ha continuato a non dare importanza alla cosa, gli ha dato un sedativo e gli ha consigliato di riposare. Il giorno successivo, dopo circa 34 ore di erezione l’uomo è stato portato all’ospedale. Troppo tardi, a quanto pare, a causa dell’erezione troppo prolungate nel tempo, è diventato sterile.

Questo è un caso molto curioso e, in un certo senso, che fa quasi sorridere, ma, dopo il sorriso, si lascia spazio ai pensieri e se fosse capitato a voi? E’ necessaria moltissima attenzione quando si assumono farmaci e, nel caso di disinteresse da parte del medico curante, rivolgersi prontamente in ospedale ond’evitare di peggiorare la situazione.

via| Blitzquotidiano


Bucarest: Gay Pride blindato

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Si è svolto senza problemi il Gay Pride in Romania, precisamente a Bucarest, tuttavia è stato una manifestazione blindata a causa della grande paura per la minaccia di eventuali attacchi da parte degli estremisti di destra; la tansione non ha però impedito il regolare svolgimento di questo importantissimo evento che, in Romania, è volto a celebrare l’abolizione, avvenuta nel 2002, del’articolo numero 202 del Codice Penale che definiva un reato l’omosessualità; tuttavia la discriminazione rimane ancora molto forte.

Una manifestante ha commentato: “Sono pensionata e ho vissuto tempi peggiori di questi, spero che risolveremo presto la situazione”; mentre uno spettatore del corte ha affermato: “Sono una categoria di persone marginalizate e discriminate che deve dimostrare che esiste e le persone devono accettarlo”.

Va ricordato che, in Romania, l’omosessualità viene ancora associata ad una sorta di patologia e ad una deviazione mentale; a causa di questo l’organizzazione del Pride incontra sempre moltissime contestazioni e diversi ostacoli, inoltre, gli estremisti della destra si oppongono stranuamente al corteo. Cresce però anche il sostegno da parte di altri paesi stranieri che danno il oro appoggio ufficiale al Gay Pride.

via| Euronews


Bolivia: Evo Morales fa un passo indietro sulle sue dichiarazioni e chiede scusa

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Ve lo ricorderete di certo tutti quanti il Presidente Evo Morales, presidente della Bolivia, che qualche giorno fa avevo fatto delle dure affermazioni sull’omosessualità, affermando che il consumo di cibi transgenici poteva, in qualche modo, essere causa dell’omosessualità.

Ora il nostro carissimo Presidente Morales fa un deciso passo indietro e asserisce: “Le mie parole sono state male interpretate, tutti abbiamo gli stessi diritti e vi sono omosessuali che lavorano anche all’interno degli apparati governativi”. Un passo indietro e non solo, anche delle scuse a livello pubblico; evidentemente le sua parole sono state davvero fraintese, egli aveva semplicemente lanciato una dura critica nei confronti dei cibi transgenici che, secondo il suo parere, fanno male alla popolazione.

Va ricordato, inoltre, che il Presidente Morales, durante una delle sua visite al Vaticano avvenuta il 17 Maggio, aveva chiesto al papa di abolire il celibato per i preti cattolici e aveva proposto anche il sacerdozio femminile, il tutto con l’intento di umanizzare e democraizzare ulteriormente la struttura clericale.

via| Gaynews24


Firenze e toscana contro l’omofobia ci mettono la faccia.

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Nella giornata mondiale contro l’omofobia, tenutasi il 17 Maggio 2010, la città di Firenze, assieme all’associazione “il Giglio Rosa”, si è mossa patrocinata dagli stessi politici fiorentini che, mai come in questo caso, ci hanno davvero messo la faccia.

La campagna contro l’omofobia, quest’anno, è stata creata pensando di mettere le immagini di cittadini, politici e amministratori nei panni di gay, lesbiche, bisessuali e trans che invitano il pubblico a vaccinarci contro ogni forza di discriminazione sessuale o di genere. In questi giorni e in quelli a venire questi volantini verranno affissi in tutta a città come dimostrazione della lotta alla discriminazione che la città di Firenze fa ogni anno.

Manifesto1web1752010A prestare gentilmente i loro volto per questi manifesti sono stati: il Presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci e l’assessore comunale alla mobilità Massimo Mattei (fotografati entrambi con la scritta “GAY”); con la scritta “Lesbiche”, invece, sono state riprese la consigliera comunale Susanna Agostini (Pd) e la senatrice radicale eletta nel Pd Donatella Poretti (ripresa con la figlia); l’ex assessore regionale Agostino Fragai e il presidente del Quartieri 1 di Firenze Stefano Marmugi con la scritta “Bisex”; infine i consiglieri provinciali di Firenze Alessandra Fiorentini (Pd) e Massimo Lensi (Pd) sono stati immortalati con la scritta “Trans”.

I manifesti hanno lo scopo di sollevare il dubbio sulla domanda: “E se fossi Gay, Lesbica, Bisex o Trans?”  ed invitano ad una campagna di vacciznazione contro ogni forma di discriminazione e di pregiudizio; altri volantini saranno poi inviati in diverse scuole e locali.

Francesco Piomboni e Matteo Pregoraro, di Arcigay Firenze, hanno affermato: “Si tratta di un segnale importantissimo che accogliamo con grande soddisfazione e che ci porta a riconquistare fiducia nella politica vera, quella attenta alla tutela dei diritti di tutti i cittadini, senza distinzione. A maggior ragione, questo avviene a pca distanza dall’ultima aggressione a Firenze, in Piazza Puccini, contro una ragazza transessuale, rincorsa e presa a calci e pugni da due ragazzi italiani la mattina del 5 Aprile scorso”.

via| LaNazione


Manifesti oscurati ad Udine la destra afferma fiera: “Siamo stati noi”

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Ricorderete tutti quanti i cartelloni contro l’omofobia che le associazioni Arcigay e Arcilesbica, col permesso dei comuni, avevano affisso sui muri delle città di Udine e Pordenone e che, nella notte tra il 17 e il 18 Maggio sono stati oscurati e modificati con la scritta : “Froci, la natura e il mondo vi ripudierà”.

Il comune fece sapere che li avrebbe ripristinati e che sarebbe partita seduta stante una denuncia contro ignoti, denuncia che però, ora, non ha più motivo di partire, poichè l’azione è stata rivendicata da Ernesto Pozzetta, responsabile regionale de La Destra, che ha anche affermato: “Lo rivendico assumendomene la piena responsabilità. Si trata di un’iniziativa prettamente politica, in contrapposizione alla scelta fatta dai Comuni di Udine e di Pordenone di patrocinare i manifesti. Chi intende procedere lo faccia, se intravede in questa iniziativa politica qualche infrazione alla legge. Potevamo restare anche nell’anonimato ma poichè sono una persona corretta mi assumo la responsabilità di dire che siamo stati noi a oscurare i manifesti”.

Risulta evidente la provocazione, che non è stata accolta, o almeno non lo è stata in parte, per evitare una sorta di guerra mediatica e per non dare altro spazio, come dire, pubblicitario grtuito a questi personaggi; tuttavia Argay ha reso noto che, ora che gli ignoti non sono più tali, procederà ugualmente con la denuncia.

via| Queerblog.it


Udine: oscurati i manifesti contro l’omofobia

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Nella notte tra il 17 e il 18 Maggio moltissimi dei manifesti che ritraevano baci omosessuali, affissi ieri (Giornata Mondiale contro l’Omofobia) da Arcigay e Arcilesbica, sono stati “oscurati” nella città di Udine. Gli ignoti (com’era ovvio che fosse), secondo quanto reso noto dal comune, avrebbero agito duranre la notte, proprio quando nessuno poteva vederli.

I manifesti, patrocinati dall’amministrazione cittadina e distribuiti e affissi in parti uguali nei comuni di Udine e Pordenone, raffiguravano coppie omosessuali che si baciavano di fronte ad una tavola imbandita e con sotto una scritta: “La civiltà è un prodotto tipico friulano e dunque l’omofobia non può appartenere a questa terra”.

Il comune ha comunque reso noto che tutti i manifesti oscurati saranno al più presto sostituiti e ripristinati.

via| tg24.sky.it


Carabiniere trasferito perchè gay fa ricorso, il Tar gli da ragione

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Era stato deciso di trasferirlo da Genova a Torino a causa del suo orientamento sessuale che poteva, in un certo senso, “ledere” il prestigio e il rispetto dell’Arrma, e, inoltre, poteva suscitare grave imbarazzo tra i suoi colleghi. Tuttavia il Tar di Genova non è stato della stessa idea ed ha accolto il ricorso del carabiniere che ha ora la possibilità di tornare in servizio presso una stazione di una delegazione del ponenete genovese; tutto questo con effetto immediato.

Il carabiniere era stato trasferito dal comando dell’Arma dopo la scoperta del suo orientamento, e così giustificato: “Non si può escludere che la situazione crei comprensibile imbarazzo e sia potenzialmente pregiudizievole per il regolare andamento di vita del reparto, nonchè lesiva del prestigio dell’Istituzione”.

Matia Francesca Florino, avvocato, ha sottilineato nel ricorso come il trasferimento forzato, con quelle specifiche motivazioni, al reparto Battaglione Moncalieri a Torino avrebbero creato un fortissimo imbarazzo al suo assistito. Il tar ha raccolto la logica del ragionamento. Inoltre tutti i colleghi del carabiniere si sono schierati in suo difesa sottoscrivendo anche un documento al riguardo.

via| Bliztquotidiano


Il 17 Maggio Napolitano incontrerà le associazioni Lgbt italiane

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Il prossimo 17 Maggio il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della IV giornata internazione contro l’omofobia, incontrerà alcune associazioni Lgbt italiane in Quirinale; ad annunciralo è la deputata del Partito Democratico Anna  Paola Concia, la quale, ne è anche l’artefice.

Già in precendenza, per l’esattezza durante la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Presidente aveva affermato la necessità di fermate ogni tipo di discriminazione.

Favoreli i commenti e le dichiarazioni da parte della Concia che afferma: “E’ particolarmente importante che in questa fase estramemente difficile per il nostro Paese, le massime istituzioni italiane celebrino per la prima volta la Giornata Internazione contro l’Omofobia insieme alle associazioni impegnate per la piena affermazione dei diritti civili”.

Molto favorevoli e compiaciuti anche i commenti delle associazioni, ad esempio, il Circolo di Cultura Omosessuale Mauro Mieli, la cui presindentessa, Rossana Praitano, ha affermato: “E’ un gesto che ci onora e che ci dimostra la sensibilità del Presidente Napolitano alle istanze della comunità Lgbtq”.

via| Napoligaypress


Roma Pride si farà il 3 Luglio, gli organizzatori non vogliono politici

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Il Roma Pride si svolgerà il giorno 3 Luglio, sarà la tappa conclusiva di tutti i vari pride che ci sono stati nelle varie città e farà da chiudipista al Gay Pride Nazionale, che si svolgerà il 26 Giugno a Napoli.

Il percorso del corteo dev’essere ancora presentato, e lo sarà solamente nei prossimi gorni, mentre i vari slogan sono già tutti ben chiari, definiti e forti; il Principale sarà “Ogni Bacio una Rivoluzione”.

Dal canto loro gli organizzatori del Pride affermano: “Il Roma Pride 2010 vuole essere non solo un’appuntamento per tutta la comunità Lgbt, ma la manifestazione di tutti quelli che credono nelle libertà e nella piena uguaglianza dei diritti”.

Ci sarà inoltre una grande novità per quest’anno, infatti, è stato volontariamente deciso di non invitare nessun politico, sempre gli organizzatori motivano così la loro decisione: “Il popolo gay è stufo di questa politica incapace di interpretare i nostri diritti. Per questo abbiamo deciso di non invitare al Pride i partiti politici. Vogliamo che il Pride sia una festa di orgoglio civile di tutti i cittadini, non una passerella per quella politica che non sa dire nulla sui nostri diritti, se non opporsi o essere inconcludente. Una risposta, quindi, ferma e unitaria da parte di tutta la nostra comunità che vuole mettersi in gioco ed essere protagonista del cambiamento del Paese”.

via| NotizieVirgilio


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