Fa marcia indietro il sindaco di Spresiano (TV), che mercoledì scorso aveva definito gli omosessuali “deviati e malati” nel corso della presentazione della sua personale crociata contro la prostituzione e gli incontri clandestini gay che si tengono sul greto del fiume Piave, che hanno fatto diventare la zona sporca e pericolosa. Il primo cittadino Riccardo Missiato ha affidato a una nota le sue scuse per quelle infelici dichiarazioni omofobe: “La premessa che vorrei sottolineare è che non ritengo l’omosessualità’ una malattia, anzi ho il massimorispetto per le persone e per i loro orientamenti sessuali. La mia azione amministrativa è volta ad arginare un fenomeno ormai insopportabile di prostituzione femminile e maschile presente nel nostro territorio e che ha raggiunto un degrado morale inaccettabile“. “I nostri cittadini – spiega - hanno il diritto di vivere il paese e il Parco Grave del Piave liberamente. Tuttavia i comportamenti che creano disagi sono segnalati costantemente da molte persone che vivono per questo una percezione di poca sicurezza. I mezzi a nostra disposizione per arginare il fenomeno si sono tradotti nel progetto di vigilanza ‘Estate sicura’ coordinato insieme alla polizia Locale, ai carabinieri, alla Questura e all’ufficio tecnico. Questo progetto voluto dalla nostra amministrazione e da tutti i cittadini realizza un monitoraggio capillare delle zone a rischio per tutto il periodo estivo”.
Anna Paola Concia, deputata del PD, ha affermato “A Missiato vorrei ricordare che gli ultimi a ‘scoprire dove sono e identificare i gay’, come dice lui, sono stati i regimi dittatoriali, su tutti il nazismo. Vorrei inoltre chiedergli come mai ritenga la prostituzione femminile piu’ tollerabile di quella maschile e come faccia a mettere insieme con tanta disinvoltura disinformazione, pressapochismo, ignoranza e discriminazione”. Per Stefano Mestriner, consigliere provinciale trevigiano della Federazione della Sinistra, quelle del sindaco di Spresiano Riccardo Missiato sono “dichiarazioni da Ku Klux Klan, incompatibili con il suo ruolo istituzionale”. Infine, l’Arcigay reagisce con stupore e umiliazione alla ”irresponsabilità” del sindaco di Spresiano, chiedendo l’intervento del ministro per le pari opportunita’, Mara Carfagna, per arginare questa deriva omofoba della provincia di Treviso.
Pensavamo che certi fatti gravissimi di discriminazione e omofobia accadessero solo in paesi come la Cina, e invece anche in Italia ci sono molti istituti trasfusionali che non accettano sangue da persone dichiaratamente omosessuali. Il Gaetano Pini di Milano è uno di questi, e la denuncia è partita da un donatore storico della struttura, Gabriele, che ha fatto conoscere questa vicenda sul suo blog e sul suo profilo Facebook. Il ragazzo donava regolarmente da 8 anni il sangue, tanto da entrare in una lista dei donatori che avrebbero dovuto ricevere un riconoscimento proprio per il suo impegno profuso, ma l’altra mattina l’ospedale gli ha chiuso le porte in faccia per il suo orientamento sessuale. Gabriele ha una relazione stabile, e ha sempre dichiarato, negli 8 anni passati, di essere gay: “Non potevo credere alle mie orecchie – afferma il giovane amareggiato - fino a ieri il mio sangue andava benissimo, anzi mi chiamavano pure a casa se magari facevo passare troppo tempo tra una donazione e l’altra, è andato bene per oltre venti volte e oggi non va più bene? Vi ho dato nove litri in otto anni e adesso non posso? E perché poi? Solo perché sono gay?”.
La responsabile del servizio, Elena Biffi, conferma il tutto via e-mail a un utente che le chiede maggiori chiarimenti: “Dopo l’integrazione del nostro Servizio Trasfusionale con il Centro Trasfusionale della Fondazione Policlinico, avvenuta lo scorso aprile, abbiamo adottato i medesimi criteri di selezione dei donatori, che attualmente non ammettono alla donazione persone di sesso maschile che abbiano avuto rapporti sessuali con persone di sesso maschile”. Lo stesso Policlinico di Milano, negli anni precedenti, aveva risposto ad altri donatori confermando “la validità dei suoi protocolli”, che non stanno più né in cielo né in terra nel 2010.
La deputata PD Anna Paola Concia, da sempre sensibile ai temi della comunità lgbt, ha deciso di intervenire subito per fermare questa vergogna: presenterà un’interrogazione al ministro della Salute, nella quale riporterà una serie di statistiche che dimostrano chiaramente come non ci sia alcun fondamento scientifico a questa decisione omofoba. “E’ ora che le cose cambino”, afferma la Concia. “Questa è una violazione del principio di non discriminazione sancito dalla Costituzione. Sulla base dei dati scientifici ufficiali, siamo in grado di dire che non c’è alcun fondamento a questa direttiva dell’ospedale”.“In Italia – conclude – ci sono 9 milioni di italiani che vanno a prostitute. Loro posso donare il sangue e i gay no? Siamo cittadini come gli altri e devono piantarla di trattarci come persone di serie B. E’ ora di farla finita”. Nel 2008, l’Istituto Superiore di Sanità ha reso noto che nel 44,4% dei casi la trasmissione del virus è avvenuta con un rapporto eterosessuale, e solo nel 23,7% dei casi, invece, c’è stato un rapporto omosessuale o bisessuale. Le statistiche sono confermate dai dati in possesso dell’OMS. L’interrogazione sarà firmata anche da Livia Turco, ministro della Salute dal 2006 al 2008, la quale si occupò di un caso simile. “Feci fare delle verifiche – ricorda la Turco - e deplorai il comportamento della struttura. Era un provvedimento immotivato e grave. La conclusione dei nostri accertamenti fu che nel nostro ordinamento non c’è nessuna direttiva che discrimina le persone sulla base del loro orientamento sessuale. Insomma, quella norma non aveva alcuna ragion d’essere”. Per Rosaria Iardino, presidente del “Network Persone Sieropositive”, questa normativa non ha assolutamente basi scientifiche: “La lettera scritta dalla Turco fu molto importante perché, di fatto, chiariva che non si potevano escludere i soggetti omosessuali dalle donazioni. E’ chiaro che le Regioni, poi, sono autonome, ma ci sono delle direttive nazionali”.
Il Pride di Roma di sabato scorso ha rappresentato un momento fondamentale per la comunità gay italiana, nonostante le spaccature interne al movimento, le intimidazioni e le polemiche che sono sorte prima e dopo la manifestazione. Gay Magazine era presente e ha potuto documentare la gioia, le rivendicazioni, i gesti d’affetto, la musica, l’allegria e l’impegno sociale che caratterizzano ogni Pride. È stato un corteo veramente sentito dalla gente, con il pensiero fisso al clima omofobico e transfobico che infetta soprattutto la Capitale e la richiesta forte di maggiori tutele e diritti, tra cui una legge contro la violenza basata sull’orientamento sessuale e l’approvazione delle unioni civili omosessuali.
Lo slogan “Ogni bacio una rivoluzione” è stato pienamente rispettato, visto che l’evento si è aperto con il matrimonio simbolico di una coppia gay e di una coppia lesbica, accompagnato da un bacio collettivo dei manifestanti. Persone di tutte le età e di tutti i generi sono scese per le strade con cartelli per chiedere e rivendicare i loro diritti, sdoganando slogan come “Anche una coppia gay è famiglia”, “Né Stato né Dio sul corpo mio”, e “Vaticano Guantanamo mentale”. Un momento veramente toccante è stata la deposizione di una corona di fiori colorati al monumento ai caduti del nazifascismo a Porta San Paolo, in memoria delle vittime dell’omofobia, della transfobia e della violenza; protagonisti del gesto i tre portavoce e vittime della violenza e della discrimazione made in Italy Mattia Cinquegrani, Luana Ricci ed Esther Ascione.
Presenti alla sfilata, tra gli altri, genitori con passeggini, giovanissime coppie etero, alcuni ragazzi con bandiere di Sinistra ecologia e libertà, Vladimir Luxuria, Franco Grillini, l’attrice Violante Placido e l’assessore provinciale alla Cultura di Roma Cecilia D’Elia. Al corteo si è aggiunta poi la parlamentare Pd Paola Concia, arrivata alla manifestazione in ritardo perché era in Comune a celebrare un matrimonio: “Posso celebrare i matrimoni, ma non posso sposarmi con la mia compagna” ha dichiarato. Non potevano mancare gli organizzatori della sfilata, sempre in testa al corteo dove rimbombava la parola d’ordine ‘unità’, sentita in questo frangente come una vera e propria urgenza: tra questi Imma Battaglia di D-Gay Project, il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo, lo storico esponente della comunità omosessuale italiana Aurelio Mancuso e Francesca Busdraghi di Azione Trans.
Il serpentone arcobaleno, partito da Piazzale dei Partigiani davanti alla Piramide Cestia, si è snodato lungo le vie della Capitale, per passare poi, per la prima volta, davanti a Via San Giovanni in Laterano, la celeberrima Gay Street romana. Le bandiere delle tantissime associazioni lgbt aderenti sullo sfondo del Colosseo, simbolo per eccellenza della capitale, hanno offerto uno spettacolo unico e suggestivo, e i partecipanti festosi e caparbi, nonostante l’afa africana e anche un po’ di pioggia imprevista, non hanno desistito e hanno raggiunto la centralissima Piazza Venezia, tappa conclusiva di questa sfilata per i diritti. Qualcuno obbietta che più che una manifestazione, il Pride è un carnevale dove mettersi in mostra. Ebbene, oltre la carne in bella vista, a Roma come nei precedenti Pride che si sono tenuti per tutto giugno lungo lo stivale, abbiamo visto anche persone “normali”, anziani mano per la mano, turisti e transessuali vestite come una qualsiasi donna. Dai 50mila manifestanti iniziali, siamo passati a quasi 100mila lungo Via dei Fori Imperiali, in barba a chi voleva tapparci la bocca e alle divisioni intestine.
Certo, la giornata di sabato è stata funestata da due avvenimenti, che hanno fatto temere il peggio per la buona riuscita della manifestazione e un’escalation di violenza che, grazie anche alla massiccia presenza delle forze dell’ordine, non c’è stata. Mi riferisco soprattutto ai petardi lanciati venerdi notte al Gay Village, che hanno ferito lievemente due persone, e uno striscione del movimento politico cattolico Militia Christi nei pressi del Colosseo che recita “Gay pride: diritti alla perversione”. Sempre venerdì notte il Comitato per la famiglia ha preso di mira i manifesti dell’evento, che tappezzavano via Labicana, via Cristoforo Colombo, la zona di Castro Pretorio e Porta Pia, trasformando la scritta “Roma è gay” in “Roma per la famiglia”, e a oscurare i cartelloni rimasti, poi, ci ha pensato Forza Nuova. A condannare prontamente questi gesti omofobici sono state le istituzioni, in primis il sindaco Alemanno e il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, oltre a tutto il mondo lgbt che si è ritrovato unito, con la mancanza di qualche nome eccellente, sotto il cielo di Roma.
“La nostra battaglia ha un solo obbiettivo che tutta la società cresca. Quando siamo aggrediti ci sentiamo soli. Ma non c’è peggior solitudine che la divisione. Il Pride è di tutti. Da qui al prossimo Pride dobbiamo essere uniti. Non permettiamo più la divisione del movimento”. Così gli organizzatori dal palco di piazza Venezia dove ci sono stati gli interventi di chiusura, in riferimento alla spaccatura con il Circolo Mario Mieli, il quale si è dissociato pubblicamente dall’evento capitolino 2010 e ha partecipato sabato al Pride di Madrid, dove ha presentato l’Europride che si terrà proprio a Roma il prossimo anno.
Gay Magazine vi proporrà, in esclusiva, una galleria con le immagini più belle di questo Pride 2010, a cui ha partecipato con tanto orgoglio e con la voglia di cambiare questo nostro paese e ricompattare il nostro movimento lgbt che, nel momento del maggior bisogno, si è spaccato in inutili e deleterie fazioni. La manifestazione capitolina deve servire come esempio, anche in preparazione per l’Europride 2011 e per le future lotte che ci attenderanno, in Parlamento come nella vita di tutti i giorni.
Roma è gay. 3 luglio al Gay Pride. Oltre alla scritta, due uomini che si baciano. Il manifesto (in foto) è apparso oggi in via Labicana, e, secondo quanto viene spiegato dal comitato organizzatore del Pride, si tratta di un’iniziativa autonoma di un gruppo di simpatizzanti, che hanno voluto invitare i romani a prendere parte alla manifestazione che sabato 3 luglio porterà nella Capitale i colori, l’allegria e la rivendicazione dei diritti tipici del Gay Pride. Nonostante le spaccature e le polemiche, non ultima quella del sito ultra cattolico Pontifex che invita a un boicottaggio feroce della manifestazione “che avvilisce Roma, offende i cattolici non adulti e inquina il senso del pudore”, e con una nota di violenza inusitata che fa rizzare i capelli al povero Cristo dichiara “se come in altre parti del mondo l’omosessualità fosse ritenuta penalmente rilevante a tanto non si arriverebbe”, la Capitale vuole replicare il successo della manifestazione napoletana dell’orgoglio omosessuale che si è tenuta sabato scorso.
La comunità omosessuale del capoluogo laziale quest’anno si è divisa e il Circolo Mario Mieli, organizzatore da quindici anni dell’evento, ha pubblicato il manifesto Noi non ci saremo per esprimere la sua dissociazione. Proprio questo sabato, durante la manifestazione romana, una delegazione del Mario Mieli sarà a Madrid per annunciare l’edizione 2011 dell’Europride, che si terrà a Roma l’anno prossimo. Nonostante questa spaccatura interna al movimento omosessuale capitolino, hanno comunque aderito alla manifestazione del 3 luglio più di cento tra associazioni e realtà del mondo lgbt, tra cui spiccato le quattro sigle organizzatrici DiGay Project, Arcigay Roma, Gaylib Roma e Azionetrans.
Ogni bacio una rivoluzione: non importa se eterosessuale, omosessuale o quant’altro. È questo lo slogan e la filosofia del Roma Pride 2010 che partirà in corteo alle 16.30 dalla stazione metro Piramide, per raggiungere Piazza Venezia passando per via Piramide Cestia, viale Aventino, piazza di Porta Capena, via di San Gregorio, via Celio, piazzale del Colosseo e via dei Fori Imperiali. Ad attraversare il cuore della città il serpentone di carri, la musica, i colori e quell’energia vitale che la comunità lgbt vuole trasmettere a tutti coloro che credono nella libertà, nei diritti e nell’uguaglianza, rifiutando ogni tipo di discriminazione, intolleranza e omologazione. “Sarà un Pride aperto e non politico – hanno detto gli organizzatori – e per la prima volta presenterà un bilancio trasparente”. Per ribadire l’indipendenza del movimento, per la prima volta il Pride di Roma 2010 non è stato finanziato con fondi pubblici ma attraverso una forma di finanziamento diffuso: chiunque ha potuto contribuire acquistando il biglietto d’ingresso a una serie di eventi organizzati per l’occasione. Al fianco delle associazioni lesbo, gay, bisessuali e transessuali sabato sfileranno esponenti della politica dichiarati, come Nichi Vendola e Paola Concia, ma anche personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, da Melissa P. a Sabrina Impacciatore, da Andrea Occhipinti ad Alessandro Cecchi Paone.Gli organizzatori del Gay Pride romano precisano che i politici sono ben accetti, ma solo se partecipano a sostegno della causa e non per sfilare in passerella per mettersi in mostra. A questo proposito una delle organizzatrici, in merito alle dichiarazioni di ieri del presidente della Regione Lazio, che aveva dichiarato che in caso di invito avrebbe partecipato alla manifestazione, ha affermato: “Le adesioni sono libere e il pride non ha colore politico. Se la Polverini viene siamo ben felici, perché se le istituzioni scendono in piazza vuol dire che aderiscono al nostro manifesto“. Esplicito anche l’invito alle rappresentanze istituzionali della presidente di Digay Project Imma Battaglia: “Invito la Polverini, come pure Zingaretti, Alemanno ma anche i ministri e i presidenti del Consiglio e della Repubblica a venire al Gay Pride”.
I portavoce della manifestazione sono tre vittime dell’omofobia: il 23enne Mattia Cinquegrani, lo studente aggredito ad aprile su un bus notturno della Capitale da un gruppo di coetanei; Luana Ricci, ex organista del coro della cattedrale e della diocesi di Lecce, licenziata dopo 18 anni di servizio perché trans; e la 21enne lesbica Esther Ascione della provincia di Roma, vittima di attacchi omofobi nella sua scuola. “La mia partecipazione è per metterci la faccia e reagire in seguito all’episodio che mi è accaduto, perché è fondamentale reagire denunciando questi fatti”, ha detto Mattia, spiegando che “in Italia, da questo punto di vista, la situazione sta peggiorando, ma noi non abbiamo paura delle aggressioni e possiamo combatterle“. “Sono onorata di portare la mia testimonianza al pride”, ha proseguito Luana Ricci. “Io sono stata vittima di un episodio molto grave, sono stata privata del mio lavoro dal forte potere politico della chiesa cattolica dopo il mio coming out, con la sola motivazione di essere ‘visibilmente nel peccato’. Non ho commesso alcun reato, e non è ammissibile che molte persone, come me, vengano derubate della loro vita”. “Noi dobbiamo per primi sentirti normali e non diversi”, ha sottolineato Esther Ascione. Prima della partenza del corteo, i tre portavoce deporranno una corona di fiori al monumento ai caduti delle vittime del nazifascismo a Porta San Paolo, in memoria di tutte le vittime dell’omofobia, della transfobia e della violenza. Poi, un flash mob che vedrà tutti i partecipanti impegnati in un bacio collettivo, ponendo l’accento sulle manifestazioni di omo e trans-affettività, che spesso sono l’elemento scatenante delle violenze.
Un Gay Pride importante e sentito, una manifestazione piena di novità e di personaggi di spicco: vi aspettiamo all’ombra del Colosseo per chiedere tutti insieme, a gran voce, uguali diritti e maggiore protezione, dopo gli ultimi scandalosi episodi di omofobia avvenuti lungo tutto lo stivale. Gay Magazine ci sarà, e vi proporrà un reportage esclusivo e una galleria fotografica dell’evento romano dell’anno, in attesa e in preparazione all’EuroPride 2011 che si terrà nella nostra capitale.
Di una “stupidità allucinante”. Non usa mezzi termini, Paola Concia, deputata del Pd, di ritorno dai fischi del Gay Pride napoletano, per bocciare la pubblicità della Festa de l’Unità, in corso a Roma alle terme di Caracalla fino al 25 luglio. Nel manifesto è raffigurata una donna in abito da sera, con un mazzo di [...]
A discapito delle polemiche che nei mesi scorsi avevano lamentato una mancanza di organizzazione e una coesione inesistente tra le varie associazioni lgbt, il Napoli Pride 2010, il pride nazionale italiano che è ritornato da vero protagonista nel capoluogo campano dopo ben 14 anni di assenza, si è concluso con un successo quasi inaspettato. “Siamo oltre 300 mila – ha affermato raggiante Paolo Patanè, presidente del comitato Napoli Pride e di Arcigay nazionale - La folla è oltre ogni previsione. Tutta Napoli è in piazza fianco a fianco a gay, lesbiche e transessuali. E’ la miglior dimostrazione che tutto questo Paese, da nord a sud, è pronto per la rivoluzione laica dei diritti gay. Chi continua a ignorarci ha responsabilità civili e storiche gravi”. A decretare il successo di questa edizione dell’evento lgbt sono state le persone, che hanno partecipato attivamente all’ottima riuscita di questa manifestazione nazionale, e non le dichiarazioni e le prese di posizione del politico di turno o del criticone a cui non va mai bene nulla di quello che accade nella nostra comunità arcobaleno, afflitta da anni di immobilismo.
Ad aprire il corteo, partito da Piazza Cavour e giunto nella centralissima Piazza del Plebiscito, c’erano alcuni manifestanti con uno striscione bianco, recante lo slogan del Pride Alla luce del sole: segno incontrovertibile di una volontà decisa nel riaffermare apertamente il proprio orgoglio d’essere omosessuali e il diritto della città partenopea a riappropriarsi di quello che è ora nelle mani della criminalità e della corruzione. A seguire, sono sfilati tutti insieme, per la prima volta, i gay e le lesbiche appartenenti a gruppi cattolici e cristiani di tutta Italia, oltre ad Amnesty International, alle Famiglie Arcobaleno e alla tradizionale parata allegra e festaiola composta da 15 carri e soprattutto dal popolo lgbt, curiosi, amici e passanti.
Anna Paola Concia ha voluto partecipare, come sempre, al raduno, anche se all’arrivo è stata contestata da alcuni per il suo atteggiamento di dialogo con gli esponenti di Casa Pound di Roma. Ai fischi ha replicato serenamente: “Sono venuta liberamente e resterò qui, perché il Gay Pride non è di proprietà di nessuno. Hanno tutto il diritto di criticarmi, ma questo Gay Pride per sua stessa definizione è a favore della libertà e io sono una libera cittadina che vuole sfilare in corteo”. In difesa della deputata PD è scesa in campo Vladimir Luxuria che, presente al Pride, ha voluto anche manifestare soddisfazione e gratitudine alla città di Napoli, perché “ci ha accolti alla grande”. L’ex parlamentare ha voluto poi ringraziare esplicitamente il sindaco Rosa Russo Iervolino e soprattutto l’arcivescovo Crescenzio Sepe: “Credo che sia una grande cardinale per l’apertura mentale che ha dimostrato, incontrando associazioni omosessuali della città, e per non aver scritto nessun comunicato contro questa sfilata”. La Luxuria ha quindi auspicato: “Vorrei che questo fosse l’anno del Sud. Sono stata al Gay Pride di Palermo e ora sono qui. Vorrei un Sud dove la gente non debba più andare via né in cerca di lavoro né perché ama una persona del suo stesso sesso”.
A rappresentare ufficialmente la città è stato il primo cittadino Rosa Russo Iervolino, accolta con uno scroscio di applausi dai manifestanti, che ha parlato con entusiasmo della manifestazione, dichiarando: “La Napoli che oggi sta sfilando è quella della Resistenza, delle Quattro Giornate, della solidarietà e dell’allegria. Napoli deve essere così, altrimenti non sarebbe la nostra città”. Per la Iervolino il Pride “è una gioia per tutti e soprattutto per i manifestanti, che portano nel corteo valori semplici ma essenziali: rispetto dei diritti”. Il sindaco della città partenopea ha quindi rilevato il valore della sfilata in paragone con le manifestazioni femministe d’alcuni decenni addietro: “Io sono tanto anziana da ricordare le discriminazioni a cui eravamo sottoposte. Bisogna riconoscere attraverso le leggi dello Stato i diritti delle coppie omosessuali”. In corteo c’era anche Filippo Penati in rappresentanza dei vertici del Pd nazionale: “Siamo qui a testimoniare l’impegno del Pd perché da Napoli parta una nuova stagione per il riconoscimento dei diritti civili che ci metta finalmente al passo con l’Unione europea”.
Nicola Posapiano e Francesco Vincenti, i due testimonial del Gay Pride che sono apparsi in questi giorni sui manifesti della campagna del Comune di Napoli per la manifestazione, hanno commentato positivamente l’evento, riflettendo anche sulla situazione non certo rosea della comunità lgbt milanese: “Napoli oggi si sta dimostrando all’avanguardia in Italia, speriamo che anche la nostra Milano impari questa lezione. A Milano c’è, dai dati ufficiali, la comunità gay più numerosa d’Italia, speriamo che dalla sensibilità dimostrata dal Comune di Napoli arrivi un messaggio anche al sindaco Moratti”. I due testimonial hanno criticato l’influenza del Carroccio al Nord: “Diciamo che la Lega non ci aiuta e purtroppo molte persone al Nord quando votano la Lega non si rendono conto che questo partito reca con sé un messaggio di intolleranza e anche di omofobia”.
Ha plaudito al Pride anche il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, che ha commentato: “Sono contenta per come si è svolta la manifestazione di Napoli all’insegna del rispetto e della pacificazione. Mi dispiace per qualche fischio all’onorevole Paola Concia, alla quale va tutta la mia solidarietà, ma credo si sia trattato di un piccolissimo episodio isolato che certamente non fermerà il suo lavoro”. Il ministro ha quindi aggiunto: “Io, per convincimento personale e per il ruolo che svolgo, non posso che stare dalla parte di chi chiede di cancellare le discriminazioni, annullarle, e si batte contro tutti i pregiudizi, compresi quelli legati all’orientamento sessuale o alla differenza di genere. Davanti a manifestazioni come queste il compito delle istituzioni è quello di aprire le orecchie e ascoltare”.
C’è stato anche, purtroppo, un tentativo di violenza sessuale ai danni di una donna colombiana 24enne che da oltre dieci anni vive nel capoluogo campano. La ragazza ha denunciato ai vigili urbani, presenti sul posto, un cittadino romeno 25enne che in Piazza del Plebiscito, durante il tradizionale concerto post pride, l’ha prima chiamata lesbica, poi è passato a toccarle il seno e a minacciarla con un coltello. A parte questo episodio, che non riguarda direttamente la manifestazione, il Pride 2010 è stata la conferma dell’impegno costante, che si rinnova ogni anno, del popolo lgbt per cercare di cambiare in meglio la nostra Italia: c’è ancora tanto da lottare per i nostri diritti perennemente negati, per arginare la violenza omofobica rinata negli ultimi anni e per ottenere finalmente e giustamente quel rispetto reciproco, invocato da più parti, e quella visibilità che non si limiti al siparietto tv o alla notizia dell’omicidio tra due amanti omosessuali per gelosia.
“Resto contraria a equiparare le unioni omosessuali con il matrimonio. Sono invece aperta a discutere il riconoscimento di alcuni diritti, come la possibilità di visitare il partner in ospedale e in carcere, oppure il diritto di subentrare nel contratto di locazione”.
Questa dichiarazione riassume e ribadisce la posizione, ormai assodata da tempo, del ministro delle Pari Opportunità italiano riguardo le unioni tra persone dello stesso sesso. Nonostante Mara Carfagna avesse confessato poco tempo fa di aver cambiato opinione sugli omosessuali grazie anche alla deputata Anna Paola Concia, con questa intervista rilasciata al settimanale “Famiglia Cristiana” l’onorevole punta soprattutto sui diritti individuali ed esprime il suo no categorico a una legge sulle coppie di fatto. Sempre dalle pagine del giornale cattolico, la Carfagna ha dichiarato:
”In un Paese civile non e’ accettabile che una persona venga aggredita, insultata o picchiata soltanto perché ama una persona dello stesso sesso”.
”Il ministro Mara Carfagna e’ indietro rispetto all’Europa”. Lo affermano in una nota gli organizzatori del Roma Pride del 3 luglio, che sottolineano: “La nostra risposta sarà il Pride del 3 luglio, quando saremo in piazza anche per rivendicare il diritto al matrimonio e alla piena uguaglianza delle persone lesbiche, gay e trans. La lotta all’omofobia, che vede anche il recente impegno del ministro Carfagna, passa anche attraverso una sana politica di diritti”, dicono gli organizzatori dell’evento capitolino. “Noi al Pride di Roma del 3 luglio lo ribadiremo con forza. Non vorremmo che poi, tra qualche anno, come e’ già successo in occasione dell’incontro delle associazioni lgbt con il presidente Giorgio Napolitano, il ministro Carfagna si dovesse trovare di nuovo nella condizione di chiederci scusa”.
Il capo della Polizia Antonio Manganelli ha annunciato ieri a Padova che ha firmato un provvedimento per la costituzione di un ufficio dedicato alle minoranze, direttamente dipendente dalla polizia criminale: “Questo nuovo ufficio centrale sarà un osservatorio sulle minoranze come quella degli omosessuali, la minoranza ebraica e quante sono a rischio di discriminazione: gli esponenti di queste minoranze avranno ascolto a disposizione spazi ed interlocutori per un diretto dialogo con le forze di polizia. A questo scopo – ha aggiunto - è stato formato del personale qualificato per il dialogo, la risoluzione dei problemi e l’intervento rapido. Potranno segnalare fenomeni sul territorio e vi sara’ uno spazio a loro disposizione sul nostro sito web. Ringrazio gli uomini della questura di Padova ed il questore per la rapida individuazione e denuncia dell’autore dell’aggressione ai danni di una coppia di gay avvenuta in pieno centro a Padova la settimana scorsa”.
Molti esponenti lgbt hanno commentato positivamente gli sforzi intrapresi dalle forze dell’ordine per aiutare la nostra comunità. La deputata Anna Paola Concia ha affermato: “Al Capo della Polizia rivolgo l’invito a guardare con attenzione a quanto accade in Germania, dove esiste una polizia gayfriendly, ben addestrata e in costante contatto con le associazioni lgbt”. Anche Aurelio Mancuso, ex presidente di Arcigay nazionale, ha commentato positivamente questo nuovo impegno della Polizia: “E’ un’ottima notizia, che finalmente riconosce l’esistenza di un problema da parte degli organi statali preposti alla prevenzione e alla lotta contro ogni forma di violenza legata al sesso, appartenenza religiosa, orientamento e identità sessuali. Nei decenni scorsisono state molte le occasioni di collaborazioni tra le associazioni lgbt e la Polizia, che hanno portato a positivi risultati”.
Il presidente di Arcigay nazionale Paolo Patanè si è detto pienamente soddisfatto della prontezza d’intervento della Polizia: “Qualche giorno fa, insieme a Enrico Oliari di Gaylib, gli omosessuali di centro-destra, abbiamo incontrato il capo della polizia per individuare la soluzione più idonea a prevenire la nuova emergenza omofobia palesatasi nell’ultimo mese con aggressioni violente a Bolzano, Roma, Milano, Padova e Palermo”, e ringrazia personalmente “il capo della polizia di Stato, Manganelli e il suo staff di collaboratori per la sensibilità e l’operatività dimostrata”. “Ora – aggiunge – tocca al Parlamento legiferare anche per fornire alla CriminalPol gli strumenti più idonei e mirati per la prevenzione e la repressione delle violenze a sfondo omofobico e transfobico. La soluzione più idonea è quella di inserire l’orientamento sessuale e l’identità di genere tra le discriminazioni sanzionate nel testo della legge vigente 205/93, la cosiddetta legge Mancino mirata proprio alla condanna di gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali”.
Con un disegno di legge, presentato stamane al Senato, Raffaele Lauro (Pdl) propone di introdurre un’aggravante all’articolo 61 del codice penale, per chi commette il fatto per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi e, in particolare, per motivi fondati sull’orientamento sessuale o sull’identita’ di genere delle vittime. In questo modo, si legge in un comunicato, si introduce nell’ordinamento un’aggravante generale che consente di punire alcuni gravi delitti contro la persona con una pena maggiore, se il fatto si verifica per le finalita’ indicate.
Il ddl punta a reprimere quegli fatti di violenza su persone omosessuali o transessuali, violenze fisiche, violenze psichiche (mobbing, stalking), motivate proprio dall’orientamento sessuale delle vittime e spesso mascherate con altri motivi. “L’attuale crescita esponenziale -dichiara Lauro- di atti di discriminazione, nonche’ di aggressioni e di violenze, fondati sull’identita’ sessuale o di genere delle persone, che si aggiungono a quelli per motivi razziali, etnici e religiosi, deve indurre nel legislatore una determinazione pari alla gravita’ assunta dal fenomeno’.
‘La proposta – ha continuato Lauro – proclama un principio generale, cioe’ l’equivalenza tra le discriminazioni, causate da motivi razziali, e quelle causate dall’identita’ di genere e dall’orientamento sessuale. Ignorare tale equivalenza nega il principio di eguaglianza, in senso formale e sostanziale, solennemente enunciato dall’articolo 3 della Costituzione’.
Gli organizzatori del Gay Pride a Madrid hanno ritirato l’invito alla comunita’ gay israeliana in seguito alle condanne internazionali a Israele per l’attacco alla Freedom Flotilla, il convoglio di navi diretto a Gaza per consegnare aiuti umanitari . Lo riferisce il sito del quotidiano spagnolo ‘El Mundo’ spiegando che per gli organizzatori la presenza della comunita’ israeliana comprometterebbe la “sicurezza” della manifestazione prevista per luglio. Il gruppo di omosessuali avrebbe dovuto sfilare per la prima volta nelle strade madrilene con un autobus con la scritta “Israeliani ” e ” Tel Aviv”.
Ma quanti sono i politici apertamente gay? Quali i più famosi? Ecco una lista con alcuni esponenti politici apertamente gay attualmente “in carica”. L’elenco è in ordine alfabetico per cognome:
John Berry, Capo dell’Ufficio di Gestione del Personale dell’amministrazione Obama
Duecento ragazzi e ragazze che si tengono per mano e gridano “no all’omofobia”, tutti stretti simbolicamente attorno al giovane omosessuale aggredito nella notte tra martedì e mercoledì scorso a Roma in via Fagotale. È stata questa la scena che si è presentata ieri sera nella capitale alla fiaccolata indetta per portare solidarietà al ragazzo vittima della violenza, ma anche per ribadire l’urgenza e la necessità dell’approvazione della legge contro l’omofobia e di una migliore cultura all’educazione e al rispetto del “diverso”.
Sono state circa 200 le persone che si sono date appuntamento ieri sera in via San Giovanni in Laterano, vicino al Colosseo, la ormai celeberrima “gay street” romana. Tra loro la deputata del Pd Paola Concia, il coordinatore del Pd romano, Marco Miccoli, il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, Mattia, il ragazzo di 22 anni vittima lo scorso mese di un’aggressione in un autobus capitolino, e Dino, il giovane accoltellato la scorsa estate davanti al Gay Village.
“A Roma l’escalation non è mai finita. Queste aggressioni avvengono a cadenza mensile – ha detto Miccoli – ormai c’è una tecnica, un metodo che utilizzano: prima provocano, poi seguono la vittima e la aggrediscono in un luogo isolato“.
Dopo la fiaccolata alcuni dei manifestanti si sono recati davanti a un bar in via Cavour e hanno lasciato dei fazzoletti bianchi davanti all’ingresso, accusando il proprietario di non aver voluto soccorrere il ragazzo la notte dell’aggressione la settimana scorsa. In strada, sventolavano le bandiere arcobaleno con lo slogan che contraddistinguerà il prossimo Gay Pride di Roma: “Ogni bacio una rivoluzione 3 luglio 2010 contro l’omofobia“, di cui sarà portavoce il giovane Mattia. Un evento da non perdere, per manifestare e dire basta al clima intimidatorio e omofobo che si è venuto ad instaurare nella capitale.
Era il 17 maggio del 1990 quando l’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, cancellò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, e questa data è stata scelta ufficialmente da sei anni per ricordare che l’omofobia non esiste solo nei villaggi sperduti dell’Africa o nei paesi arabi dove vige la legge islamica, ma anche nel nostro paese.
«Una giornata straordinaria»: così le associazioni di omosessuali e la deputata PD Anna Paola Concia commentano, all’uscita dal Quirinale, l’incontro avvenuto per la prima volta con il presidente della Repubblica in occasione della Giornata contro l’omofobia.
Imma Battaglia ha raccontato che durante l’incontro il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna: “Ha chiesto scusa, ammettendo di essere stata inizialmente guidata da un pregiudizio nei confronti delle istanze del mondo omosessuale”. Parole che hanno colpito i rappresentanti di Arcigay, Arcilesbica, Circolo Mario Mieli, Di gay project, Mit, Agedo, Famiglie arcobaleno, I-kan, Rete Lenford, Gaylib. “Il presidente Napolitano si è detto onorato di averci accolto – racconta ancora Battaglia – e ci ha ricordato che è suo compito istituzionale accogliere le istanze importanti della società. Ha anche chiesto l’impegno del Parlamento ad andare avanti nel lavoro sulle leggi contro l’omofobia, senza contrapposizione tra i partiti ma con senso di responsabilità”.
Il Segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha rilanciato l’impegno del suo partito contro l’omofobia, mentre l’europarlamentare Debora Serracchiani ha sostenuto: “Per i gay la strada dei diritti è ancora in salita e anche in Italia vivere con serenità il proprio orientamento sessuale rimane un obiettivo lontano. Nel nostro Paese non siamo ancora riusciti a dotarci di leggi che perseguono i reati a sfondo omofobico, ultimi in Europa con la Grecia, e il centrodestra – ha aggiunto riferendosi alla polemica sorta a Udine dopo l’affissione, su iniziativa dell’Arcigay e Arcilesbica, di manifesti che ritraggono un bacio omosex – continua a demonizzare perfino l’espressione degli affetti omosessuali”.
In una nota Enrico Oliari, presidente dell’associazione degli omosessuali di centrodestra Gaylib, ha affermato: “Il Governo e la maggioranza di centrodestra alla guida del Paese prendano ad esempio la virtuosa e rivoluzionaria umiltà dimostrata dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, in un anno di prezioso confronto col movimento lgbt culminato oggi nell’incontro con il Capo dello Stato”.
Al termine dell’incontro, le associazioni hanno ribattezzato il presidente della Repubblica “Napolitiano il Grande”. Significativa è stata: «La sottolineatura fatta dal Presidente su omofobia e transfobia non solo come un problema delle singole persone o prerogativa delle associazioni omosessuali e transessuali, ma come una questione che investe tutta la società e di cui tutti si devono sentire responsabili».
Potete leggere l’intervento della deputata PD Anna Paola Concia che, insieme ad alcune associazioni nazionali, ha organizzato l’evento capitolino a questo link
Il prossimo 17 Maggio il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della IV giornata internazione contro l’omofobia, incontrerà alcune associazioni Lgbt italiane in Quirinale; ad annunciralo è la deputata del Partito Democratico Anna Paola Concia, la quale, ne è anche l’artefice.
Già in precendenza, per l’esattezza durante la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Presidente aveva affermato la necessità di fermate ogni tipo di discriminazione.
Favoreli i commenti e le dichiarazioni da parte della Concia che afferma: “E’ particolarmente importante che in questa fase estramemente difficile per il nostro Paese, le massime istituzioni italiane celebrino per la prima volta la Giornata Internazione contro l’Omofobia insieme alle associazioni impegnate per la piena affermazione dei diritti civili”.
Molto favorevoli e compiaciuti anche i commenti delle associazioni, ad esempio, il Circolo di Cultura Omosessuale Mauro Mieli, la cui presindentessa, Rossana Praitano, ha affermato: “E’ un gesto che ci onora e che ci dimostra la sensibilità del Presidente Napolitano alle istanze della comunità Lgbtq”.
Siamo due persone molto diverse: una lesbica, l’altro gay, una agnostica l’altro cattolico, una solare e appassionata, l’altro misurato e brusco, una sportiva e l’altro pigro; una parlamentare, l’altro impegnato nel movimento gay. Ma entrambi non ci stiamo a vederci incasellati nelle comode nicchie dei diritti civili negati: né in quella della minoranza caciarona tutta [...]
Decisione Giunta centrodestra, protesta centrosinistra
La Giunta comunale di Bergamo, di centrodestra, non ha concesso l’autorizzazione per la mostra fotografica ‘Baci rubati’, con immagini gay. L’iniziativa, sul tema del bacio omosessuale, era stata organizzata nell’ambito della Giornata mondiale contro l’omofobia, il 17 maggio prossimo. La decisione e’ stata duramente criticata in Consiglio comunale dal centrosinistra, che ha presentato un ordine del giorno urgente – respinto a maggioranza – per invitare l’amministrazione a fare marcia indietro.
La deputata Paola Concia, intervistata durante il programma “Klauscondicio” in onda su YouTube, ha affermato “Di certo non aiuta che nessun giudice della Consulta sia un gay dichiarato. Non dico che questo sia determinate, ma la presenza di giudici gay nelle istituzioni giuridiche sarebbe sicuramente d’aiuto. L’Italia e’ l’unico Paese occidentale dove nelle massime istituzioni giuridiche dello Stato non ci sono gay dichiarati”.
Solo qualche giorno, la più attiva politica in materia di diritti lgbt stava aspettando con trepidazione la decisione della Corte Costituzionale sull’ammissibilità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso in Italia. Al magazine “Diva e Donna” aveva parlato della sua relazione con la psicologa tedesca Ricarda Trautmann e del loro sogno d’amore che presto si realizzerà – non nel nostro paese come aveva sperato la Concia – ma in Germania, dove una legge del 2001 consente agli omosessuali di contrarre matrimonio tramite una cerimonia civile: “Ci sposiamo di sicuro, anche se abbiamo dovuto spostare la data del matrimonio fissata in estate perché la madre di Ricarda sta poco bene. Ci sposiamo anche per proteggerci, per sostenerci vicendevolmente”.
Dopo il vespaio di polemiche creato con la sua dichiarazione “meglio gay che leghisti”, Italo Bocchino ingrana la retromarcia e ai microfoni dell’”Alfonso Signorini Show” su Radio Montecarlo precisa che il messaggio del suo discorso è stato travisto. Ma fa una rivelazione dal passato che non ci saremo mai aspettati: “Sono contrario ad ogni forma di discriminazione per orientamento sessuale. Ci può essere un premier Gay. In passato, abbiamo già avuto un Premier omosessuale mai dichiarato“. Anzi, secondo Franco Grillini abbiamo avuto anche un Presidente della Repubblica gay.
Sono ufficialmente aperte le scommesse per indovinare quali ex politici illustri hanno nascosto abilmente la loro omosessualità. E quanti onorevoli deputati, contando anche i colleghi di partito, andranno al matrimonio tedesco di Paola Concia.
Anche due giovani italiani nella giuria del concorso del Festival del cinema di Cannes : l’attrice Giovanna Mezzogiorno e il direttore del Museo nazionale del Cinema di Torino, co-organizzatore del Torino Lgbtq Film Festival, Alberto Barbera. La composizione della giuria, presieduta da Tim Burton, è stata annunciata stamattina a Parigi durante la conferenza stampa.
Un alto rappresentante dell’esercito francese, il generale Germanos, e’ stato condannato per possesso di migliaia di foto pedo-pornografiche. Il tribunale di Parigi gli ha inflitto 10 mesi di prigione con la condizionale. Il generale, 69 anni, che fu capo di gabinetto di due ministri della Difesa in Francia, era accusato di essere in possesso di fotografie e video con bambini tra i 6 e i 12 anni. Nel 2008, durante una perquisizione, i poliziotti trovarono a casa sua piu’ di 3.000 immagini.
La Francia condanna «l’amalgama inaccettabile» tra pedofilia ed omosessualità nelle parole del segretario di stato Vaticano, cardinal Tarcisio Bertone,
«Si tratta di un amalgama inaccettabile che condanniamo», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero, in riferimento alle parole del cardinal Bertone. «La Francia – ha aggiunto Valero durante una conferenza stampa a Parigi – ricorda il suo impegno nella lotta alle discriminazioni ed ai pregiudizi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere». La Francia è il primo stato a reagire alle parole pronunciate lunedì scorso in Cile – del segretario di Stato Vaticano.
Choccanti e irresponsabili le parole del segretario di stato vaticano.
L’equazione omosessualità-pedofilia, falsa, ignobile e anti-scientifica, è un’affermazione disonesta che colpisce la vita e la dignità di milioni di persone gay e lesbiche, confermando il cinismo, la mancanza di scrupoli e la crudeltà di quelle stesse gerarchie vaticane che hanno coperto per anni i crimini sessuali perpetrati in tutto il mondo da esponenti della chiesa contro la vita di migliaia di bambini innocenti.
Di quei corpi brutalmente violentati, di quell’infanzia e di quelle vite distrutte, la chiesa porta la piena e vergognosa responsabilità, e non sarà tentando di distogliere l’attenzione dalle sue stridenti contraddizioni e dalle sue omertà interne che potrà sottrarsi ad un giudizio severissimo per reati sessuali denunciati in tutto il mondo contro i preti pedofili.
“Siamo davvero indignati per le parole che Bertone ha pronunciato in Cile: non tenti la chiesa di trasferire le sue colpe sulla pelle di altre persone innocenti, e pensi piuttosto ad interrogarsi sulla sua mancanza di umanità” – sottolinea Paolo Patanè, Presidente nazionale Arcigay.
“Arcigay aveva scelto di non infierire contro queste gerarchie vaticane per lo scandalo raccapricciante degli innumerevoli abusi di sacerdoti cattolici su minori. Ammettiamo di avere sbagliato nel pensare che bastassero le migliaia di denuncie in tutto il mondo, perché le parole del segretario di stato vaticano confermano che questi uomini di chiesa non hanno ritegno ad offendere la buona fede di milioni di credenti, che dicono di rappresentare, affermando falsità che continuano ad uccidere la dignità di tanta gente e a generare violenza e discriminazione, anziché provare seriamente e con umiltà a riparare ai propri crimini. Di fronte a questa scandalosa mancanza di coscienza” – conclude Patanè – “la denuncia di tutta la società civile deve essere durissima.”
Daniela Santanché, come ricordato da Desperate Gay Guy, si è dichiarata preoccupata nel caso avesse un figlio omosessuale. Certo, rifletteva, come madre, il suo amore sarebbe rimasto immutato, ma le preoccupazioni sarebbero rimaste, perché, a suo dire, avrebbero certamente una vita difficile. Che ce lo dica la Santanché, credo ci sia da preoccuparsene perché non riflette sul fatto che nelle vesti da politica avrebbe potuto e dovuto fare molto per la serenità in famiglia e fuori dei ragazzi che scoprono la loro omosessualità. Avrebbe potuto appoggiare, dalla parte politica in cui si riconosce, la legge contro l’omofobia fatta da Anna Paola Concia; avrebbe potuto levare la sua voce contro gli atti di violenza ai danni di gay, lesbiche e transessuali, che la cronaca ha registrato nei mesi scorsi. E invece si dice semplicemente preoccupata, la signora. In realtà, la destra che la Santanché rappresenta (diversa da quella europea) è una destra che non ama l’omosessualità, non la contempla nel suo dizionario dei rispetti; figurarsi se si parla di propri figli omosessuali.
E’ la solita, trita, stanca visione tutta italica dove sapendo di non aver figli omosessuali, si dichiara la propria disponibilità all’amore materno o paterno in caso che; e poi si esterna una preoccupazione che dovrebbe riguardare per primi chi si dichiara preoccupato. Avrebbe potuto, l’ottimo Klaus Davi, rivolgere alla signora Santanchè, un’altra domanda, che forse ci avrebbe dato la stura esatta del pensiero omoaffettivo della stessa. Secondo lei, ipotizziamo la domanda, come vivono i figli omosessuali e non, in una famiglia formata da una coppia omosessuale? Già, domanda improponibile, meglio lasciar perdere le dichiarazioni ad effetto della signora, le abbiamo già sentite da destra e da sinistra.
Meglio trattare un tema caro a molti e che interessa maggiormente. Nelle famiglie arcobaleno, quelle omosessuali, per intenderci, a quanto risulta da un recente studio, i figli crescono meglio che in una famiglia tradizionale. Hanno, dice lo Studio, un ambiente eccellente, creato proprio dai loro genitori omosessuali. Un ambiente che influisce sulla loro educazione, li rende sanamente tolleranti; coltivano meglio i valori, l’impegno sociale, il dialogo dentro e fuori l’ambiente familiare.
Lo Studio, neanche a pensarlo apposta, arriva dalla Spagna, elaborato dallo psicologo evolutivo dell’Università spagnola Vasco Enrique Arranz in collaborazione con l’Università di Siviglia e sotto l’egida dell’Università di Cambridge. Non c’è nessuna prova che il modello di famiglia tradizionale sia il migliore per lo sviluppo psicologico dei figli, anzi. Quel modello si rivela oggi obsoleto, spesso piegato dalla volontà di uno dei genitori ad abbandonare quel nucleo familiare per formarne un altro, o per tornare in un secondo celibato. Quel modello, dice Arranz, sta scomparendo.
La vita in famiglia, per molti ragazzi, potrebbe rivelarsi un momento di crescita con molti problemi, una vita piena di conflittualità, di desideri mancati, di negazione di certe volontà a crescere in maniera diversa da come hanno stabilito i genitori. Per altri, la situazione è quella naturale, tranquilla, dove possono esprimere ogni loro desiderio e allontanare i tanti momenti stressanti.
Lo Studio di Arranz non contempla solamente i figli di coppie omosessuali avuti attraverso la fecondazione assistita o provenienti da passati rapporti eterosessuali. Si occupa e li include nella casistica, anche dei figli adottivi.
Sono loro, questi figli di coppie omosessuali, a diventare eccellenza. Per mille motivi: dalla ripartizione dei compiti parentali, alla risoluzione dei conflitti, ai valori della democrazia, al rispetto verso gli altri. Un coacervo di questioni che portano questi ragazzi a crescere con una consapevolezza maggiore, con uno spirito più libero ma sempre nel rispetto di se stessi e delle regole.
Si pensi alle nostre Famiglie Arcobaleno che sappiamo crescere i propri figli proprio come lo Studio indica: ragazzi e bambini sani, sereni, nonostante uno o più eventuali rischi discriminatori che potrebbero arrivare dall’esterno. Ma le cronache non ci raccontano nulla in proposito.
La politica sì, invece, dovrebbe raccontare e occuparsi di questi genitori e di questi loro figli, che vivono in una società che non riconosce i loro diritti, nonostante l’ambiente eccellente dove crescono e vivono.
Nessun calciatore della Premier League ha aderito alla proposta di partecipare a uno spot contro l’omofobia: “Troppi timori”.
Nemmeno un calciatore della Premier League, la serie A del calcio inglese, ha accettato di prendere parte a uno spot contro l’omofobia, per paura di essere ridicolizzato o ghettizzato da pubblico e compagni. Lo scrive l’Independent. la richiesta era stata inoltrata dall’associazione calciatori professionisti britannici a calciatori e agenti: lo spot voleva utilizzare volti noti per colpire un tabù che, nel mondo dello sport, è ancora fortissimo. Lo scorso mese l’ex capitano della nazionale scozzese di rugby Gareth Thomas ha fatto outing, dichiarando la propria omosessualità: ma l’unico calciatore apertamente gay in Inghilterra, Justin Fashanu, fu perseguitato e finì per suicidarsi nel 1998.
Nessun volto. Lo spot, girato dall’agenzia Ogilvy, è stato comunque realizzato, ma con una forma completamente diversa dall’originale. E, soprattutto, senza un solo volto noto. Gordon Taylor, capo dell’associazione calciatori, ha detto: “Tutti presumono che i calciatori siano sicuri di sé. Ma su temi come questi non è semplice esporsi”. E ha ricordato quando “i calciatori neri non osavano nemmeno parlare dell’istanza razziale”
“Froci”. La questione dell’omosessualità nel calcio era riemersa nel 2006, quando l’attuale capitano della nazionale inglese, Rio Ferdinand, parlò dei gay come “faggot”, più o meno “froci”. Dopo quell’episodio, Rio Ferdinand ha detto di aver compiuto un percorso di crescita personale e di conoscenza, e ora è l’unico ad aver nominato quello dell’omofobia nel mondo tra i problemi del mondo del calcio.
“E’ stato un incontro importante anche sul fronte dei diritti delle persone omosessuali a livello internazionale, e con Miguel Vale de Almeida, socialista, unico deputato gay dichiarato del Parlamento portoghese, abbiamo deciso di creare un network di deputati gay e lesbiche delle aule nazionali dell’Unione Europea con lo scopo di darci sostegno. Organizzeremo proprio a Roma il nostro primo incontro. I miei colleghi omosessuali di altri Paesi più avanzati dell’Italia, potranno essere un grande aiuto per smuovere le coscienze italiane sul tema dei diritti di gay e lesbiche”.
Questo è quanto ha dichiarato la deputata PD Anna Paola Concia, che ha partecipato in questi giorni a Lisbona alla nascita del movimento di impronta socialista “Rainbow Rose” che annovera anche rivendicazioni sui temi dei diritti civili e il riconoscimento dei matrimoni gay “che si è tenuto in Portogallo, un Paese ultra cattolico, ma che in tema di diritti civili ha solo da insegnare all’Italia”.
Mentre l’Europa e i paesi democratici si danno da fare su questo fronte, il governo italiano non muove un dito per i nostri diritti e solo pochi politici impegnati come la deputata Concia si battono veramente e seriamente per vedere riconosciuti dei diritti che ci spettano come cittadini, ma che continuano ad essere negati nel nostro Bel Paese. Speriamo che la nascita di questo nuovo network dia nuova linfa al dibattito politico sui diritti delle coppie omosessuali e che al primo incontro nella nostra capitale non partecipino solo deputati gay e lesbiche ma anche esponenti di tutti gli schieramenti politici e del governo.
Ospite al Chiambretti night ieri sera Sabrina Ferilli si è resa protagonista di un’intervista nella quale ha, in maniera “sorprendente”, dato la sua opinione sulla situazione omosessuale in Italia. E, senza molta diplomazia, ha accusato la Sinistra di dare troppa importanza ai temi del mondo Lgbt, cosa che non rappresenta affatto la maggioranza del popolo italiano:
“La sinistra sbaglia nel momento in una coppia gay viene messa al primo posto di una coppia eterosessuale, intesa come famiglia nel senso tradizionale, e noi il senso tradizionale lo dobbiamo rispettare… perché invertire delle tendenze che sono giuste e si appoggiano su fondamenti giusti?”
Ci risiamo. Ecco sostituire il termine “normale” con “tradizionale” e ricominciamo con i profeti del nuovo millennio che dispensano pillole di saggezza al pubblico. E non ancora contenta, lancia un’altra accusa (sempre alla Sinistra):
“Alcune persone di sinistra, nel momento in cui appoggiano troppo un concetto sugli omosessuali, fanno diventare antipatici gli omosessuali”
E, come giustamente è stato, non si è fatta attendere la replica dell’onorevole Anna Paola Concia che si è rivolta direttamente alla stessa Ferilli con un comunicato giustamente polemico e che tende a sottolineare la vera situazione italiana del mondo omosessuale:
“Cara Sabrina, abbiamo ascoltato ieri sera le tue dichiarazioni nella trasmissione di Chiambretti rispetto ai diritti delle persone omosessuali. Può darsi che la materia sia per te ostica e la confusione che ingenera l’atteggiamento di troppi politici, ti abbia sviato, ma ti possiamo assicurare che la sinistra in questo Paese tutto fa meno che affrontare con serietà e rispetto una questione ritenuta di civiltà da tutti i grandi partiti progressisti e conservatori europei. Non ti preoccupare rispetto al fatto che la sinistra parli troppo dei gay correndo il pericolo di renderci antipatici: la sinistra (tutta) da tempo non parla delle nostre vite, delle discriminazioni che subiamo, delle violenze di cui siamo oggetto, dei diritti e dei doveri negati.”
Personalmente ho sempre avuto stima e simpatia per la Ferilli ma sembra che non la pensi molto diversamente dalla sua collega Lorella Cuccarini. A quando qualcuno che, senza aspettarcelo, difenderà la nostra causa invece di affossarla e indicarci addirittura come “antipatici”?
“Candiderei Afef alle prossime elezioni. E’ una donna intelligente, conosce le cose”.
Il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, intervenendo a Radiodue nella trasmissione ‘Un giorno da pecora’, avanza la proposta di candidare Afef.
Sabato 14 novembre, ore 16.30, Sala video del Centro Servizi S. Chiara di Trento: per la serie di incontri-seminari sul rapporto tra la religiosità delle persone con orientamento non eterosessuale e le correnti ideologiche, teologiche e culturali di alcune delle religioni o delle filosofie etiche, primo appuntamento dal titolo “Amore cristiano e coppie gay, lesbiche e trans”.
Dialogo e conversazione tra/con don Franco Barbero (Animatore e presbitero della Comunità cristiana di base di Pinerolo e collaboratore dell’associazione “Viottoli”) autore del libro “Omosessualità e Vangelo” e un appartenente al gruppo di spiritualità GLBTQ “La Ressa” di Trento.
“Sulle tematiche dei diritti degli omosessuali ho lavorato molto piu’ e molto meglio con Gianfranco Fini. Senz’altro il presidente della Camera e’ piu’ coraggioso del segretario del nostro partito”. Lo dice Paola Concia, relatrice della proposta di legge sull’omofobia bocciata alla Camera, in un’intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera’.
La deputata continua dicendo “Trovo che l’idea di cacciare la Binetti in malo modo è sbagliata E’ talmente evidente il motivo per cui Franceshini vuole agire in questo modo: fare un restyling per la campagna elettorale delle primarie. Ma nel Pd non c’e’ mica solo la Binetti che ragiona cosi’. Vogliamo parlare di tutti gli altri che l’hanno difesa? Dorina Bianchi, la Baio Dossi e poi Fioroni…E allora il problema non e’ cacciare la Binetti, il problema e’ dare una fisionomia chiara e precisa al Pd”
Pd e Idv volevano approvare un testo di legge che escludeva le persone transessuali dalle norme di protezione e votano no ad un ritorno in commissione per includerle e per adeguare il progetto di legge al Trattato di Lisbona. Il Pdl per mera ripicca fa saltare l’intera legge votando la pregiudiziale di costituzionalità.
A leggere i [...]
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All’uscita di una scuola, due minori sono stati brutalmente malmenati perchè accusati di essere omosessuali. Immediata la denuncia del fatto alle forze dell’ordine. A colpire è la tragica coincidenza dell’episodio con la bocciatura in Parlamento della proposta di legge Concia per introdurre l’aggravante omofoba, causata da una preguidiziale di incostituzionalità attribuita al concetto di “orientamento sessuale”.
Paolo Patanè, presidente regionale Arcigay Sicilia chiede amareggiato e sdegnato che le istituzioni intervengano:
Denunciamo un clima di crescente e intollerabile omofobia e transfobia che trova slancio continuo nella costante negazione dei diritti e di un’autentica uguaglianza delle persone omosessuali, lesbiche e transessuali.
Concia, furiosa, difende la sua legge dagli equivoci sulla libertà d’opinione.
L’onorevole pd Paola Concia, relatrice della legge sull’omofobia bocciata ieri alla Camera per “incostituzionalità”, è arrabbiata, sarcasticamente molto arrabbiata. Arrabbiata con la maggioranza, rea di aver “detto bugie”: “Diciamo che ieri, grazie a Pier Ferdinando Casini, il Pdl si è rivelato in tutto il suo [...]
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Importante per molti, moltissimi motivi l’appuntamento in piazza a Roma di sabato 10 ottobre con la manifestazione nazionale Uguali, contro l’omofobia e per i diritti delle persone lgbtqi. Importante per il modo in cui la manifestazione è nata, sull’onda dei gravi episodi omofobi di quest’estate, e per il tentativo di condivisione di una modalità unitaria di intervento del movimento lesbico, gay e trans. Importante per le modalità organizzative e comunicative adottate: centrare la manifestazione sui contenuti più che su un piano visuale e “appariscente”; cercare di non rivolgersi solo a gay, lesbiche e trans ma di allargarsi a tutta la società civile, proponendosi come “manifestazione di persone”; iniziare dal palco, dalle storie di omofobia vissuta in prima persona e da amori, sogni, speranze quotidiane di omosessuali, trans e loro famiglie. Importante infine in vista della discussione al Parlamento della legge anti-omofobia, ieri tristemente bocciata.
Nonostante gli sforzi e le buone intenzioni e l’urgenza dell’attualità, la presenza dei manifestanti e l’adesione sono state inferiori alle aspettative, senza che questo abbia però influito sulla qualità del messaggio veicolato. La dichiarazione degli organizzatori che stimano 50mila presenze appare sovrastimata, ma questo rientra nel naturale braccio di ferro con i media che ogni manifestazione comporta. Non sono mancate però le analisi, le critiche e le riflessioni, all’indomani del corteo, anche in vista del lavoro di preparazione al Pride del 2010.
Numerose organizzazioni lgbtqi, provenienti da tutta Italia, si sono ritrovate domenica 11 ottobre presso la sede della Cgil a due passi da piazza Vittorio, a Roma, ed erano presenti in primis gli organizzatori della manifestazione. L’incontro ha analizzato il peso e il significato dei fischi e delle contestazioni che hanno investito il palco in occasione della lettura del messaggio rivolto alla piazza dal Ministro alle Pari Opportunità Mara Carfagna e le ragioni di una scarsa adesione rispetto a quella della gente richiamata normalmente da un Pride romano.
E’ stato rilevato che a mancare in piazza erano principalmente i romani. L’organizzazione (e in particolare la rete di realtà locali di Arcigay sparse in tutto il territorio nazionale) hanno mostrato grande capacità di coinvolgimento di militanti provenienti da varie regioni, con prevalenza del nord, mentre a farsi notare sarebbe l’assenza di una risposta “di pancia” da parte della popolazione romana. Altri hanno notato lo scarso contributo dei partiti, a cui era chiesto di condividere la piattaforma politica ma di fare un passo indietro, non portando bandiere in piazza.
Uguali vorrebbe essere, nelle intenzioni degli organizzatori, non solo una semplice manifestazione, ma un progetto a lungo termine, con modalità di intervento da discutere e ipotesi di mobilitazione tutte da formulare. In quest’ottica di creazione di una strategia di azione comune, condivisa e unitaria di tutto il moviment lgbtqi si è affrontato l’argomento Pride.
Due (e non certo nuove) le posizioni emerse. Da una parte chi caldeggia la nacessità di seguire la formula di un Pride nazionale itinerante, che porti il raggio di sole dell’orgoglio in territori problematici e poco organizzati dal punto di vista associativo e aggregativo, dall’altra chi auspica il superamento dell’idea di Pride nazionale, in favore di una moltiplicazione virtuosa di Pride su tutto il territorio. Nessun accordo è stato raggiunto e il movimento si è dato un nuovo appuntamento a novembre.
Resta un grande punto interrogativo sul ritardo culturale del sud Italia, in termini di qualità della vita delle persone lgbtqi. Il dubbio che si pone è questo: potrebbe forse bastare un Pride (o più di uno) al sud per risolvere i problemi degli omosessuali e delle trans che qui vivono?
Montecitorio approva la pregiudiziale di costituzionalità presentata dall’Udc.
Concia furiosa: «Tradita anche dal Pd».
L’Aula della Camera ha approvato la pregiudiziale di costituzionalità presentata dall’Udc al testo sull’omofobia. Non si procederà quindi all’esame del provvedimento che inseriva tra le aggravanti i fatti commessi «per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione...
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L’Aula della Camera ha “affossato” il testo della deputata del Pd Anna Paola Concia sull’omofobia. L’Assemblea di Montecitorio ha infatti approvato la questione pregiudiziale avanzata dall’Udc (che ha ritirato l’iniziale richiesta di voto segreto) anche con i voti del Pdl e della Lega. Pd e Idv hanno votato contro.
La questione pregiudiziale dell’Udc è stata approvata con 285 voti a favore, 222 contrari e 13 astensioni. L’Udc aveva inizialmente chiesto il voto segreto, ma la richiesta è stata ritirata “per coerenza” dal capogruppo Pier Ferdinando Casini dopo che Italo Bocchino del Pdl ha spiegato le ragioni per cui il suo gruppo aveva votato contro il rinvio del testo in commissione.
La proposta bocciata prevedeva la modifica dell’articolo 61 del codice penale, introducendo la circostanza aggravante relativa all’orientamento o alla discriminazione sessuale. Per questo, ha spiegato, la maggioranza aveva proposto il ritorno in commissione per arrivare ad un testo più organico. Bocchino ha perciò chiesto che, in caso di bocciatura del provvedimento in discussione, come poi è avvenuto, il Governo presentasse un ddl che disciplini in maniera completa la materia delle discriminazioni.
“Mi vergogno di far parte di questo Parlamento”. Anna Paola Concia esce furibonda dall’aula della Camera, che ha appena bocciato per incostituzionalità la proposta di legge sull’omofobia di cui la deputata Pd era relatrice.
A questo punto l’unica speranza è che con il ritorno in commissione come promesso da Bocchino, il governo presenti nei prossimi giorni un DDL che disciplini la materia delle discriminazioni.
Se per un fortuito caso qualcuno si trovasse a sfogliare l’agenda dell’onorevole Anna Paola Concia, resterebbe certamente sbalordito per il cumulo di impegni a cui settimanalmente la parlamentare è sottoposta. In pratica tra sedute in Parlamento e ‘prezzemolate’ di vario tipo e genere la nostra atletica onorevole probabilmente dorme tre o quattro ore a [...]
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Forse sono ottuso o semplicemente ignorante. Ho chiesto ad amici ed ho letto il testo base ma c’è qualcosa che mi sfugge.
La prendo un po’ larga perché il mio è un ragionamento in cerca di un senso logico.
L’omofobia, in questo paese, esiste da sempre. Ne sono affetti potenti uomini di chiesa e altrettanto potenti uomini [...]
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Si sa la politica necessita di tempi lunghi, di riflessioni e contrattazioni, di nero e di bianco. La dove tanti onorevoli a marchio glbtq non sono riusciti in anni di legislature, ora probabilmente, ce lo auguriamo, la palma interventista e di fattibilità toccherà ad Anna Paola Concia. Ieri, infatti, in commissione giustizia è stato votato a larga maggioranza il testo base contro l’omofobia. Questo vuol dire che presto, la discussione si sposterà nell’aula di Montecitorio, probabilmente il 12 ottobre. Martedì, sempre in commissione, si discuteranno gli emendamenti che hanno creato qualche polemica tra chi ha approvato il testo base, Pd, Pdl, Lega e Idv e Udc che si ono detti contrari a quel testo.
Le accuse di aver giocato al ribasso col Pdl, sono arrivate dall’Idv. Federico Palomba, vicepresidente della commissione giustizia alla Camera, in riferimento al ddl sull’omofobia in discussione in commissione, ha dichiarato: ”Il testo base venuto fuori in commissione è soltanto un bisbiglio che non ha alcun effetto pratico su un fenomeno di enorme gravità, che sta assumendo un rilievo preoccupante nella società. Noi dell’Italia dei Valori abbiamo proposto un reato autonomo e rimaniamo fermi sulla nostra posizione, non siamo disposti ad alcun compromesso. L’attenuante non esclusa dal giudizio di prevalenza o equivalenza non serve a nulla. Basteranno attenuanti generiche per far sì che il colpevole non faccia neanche un giorno in più di galera”.
Ma il rischio sarebbe stato quello di non avere il numero legale o di calendarizzare la discussione in aula in tempi biblici. Intanto, tra i Pd qualcuno prospetta che un minimo della richiesta dell’Idv potrebbe entrare nel testo nella discussione di martedì. Intanto Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay detta alle agenzie le sue perplessità: “Nelle prossime ore, insieme ai nostri giuristi esamineremo la proposta di legge eformuleremo le nostre osservazioni rispetto ai contenuti del testo licenziato dalla Commissione. Ma - prosegue Mancuso - rispetto a questa richiesta non esiste attualmente una maggioranza parlamentare”.
Soddisfatta è Anna Paola Concia, pur conoscendo le difficoltà su temi come l’omofobia: “Il testo è frutto del lavoro di un anno in commissione, della consapevolezza e della necessità di arrivare ad una condivisione la più ampia possibile, per una legge come quella contro l’omofobia, che rappresenta un primo passo importante per il nostro paese e per gli omosessuali e i transessuali italiani. Dispiace che l’Idv non abbia voluto condividere l’adozione del testo base. Io, come relatrice, avrei voluto un altro testo, infatti avevo presentato l’estensione della legge Mancino. Ma la necessità di rompere il muro del pregiudizio e della discriminazione è più importante degli interessi personali e della propaganda politica. Idv e Udc, con il loro voto contrario, dimostrano di essere i più conservatori del Parlamento. Gli omosessuali e i transessuali italiani, me compresa, sono stanchi delle belle parole e del benaltrismo. Nei prossimi giorni -conclude Paola Concia - con la presentazione degli emendamenti, il testo potrà essere migliorato“.
Vedremo cosa accadrà. Comunque grazie, onorevole Concia.
I veri nemici dei diritti delle persone gay, lesbiche e trans? Ora è chiaro chi sono: Di Pietro e i suoi e Udc, le forze politiche più conservatrici del Parlamento, che in seno alla Commissione Giustizia della Camera hanno votato contro il testo base della proposta di legge di Anna Paola Concia del Pd sull’introduzione dell’aggravante omofoba nel nostro codice penale. A renderlo noto è la stessa onorevole Concia, che precisa che l’approvazione ha visto favorevoli i deputati di Pd, Pdl e Lega e spiega l’importanza e l’unicità dell’accaduto:
Il testo è frutto del lavoro di un anno in commissione, della consapevolezza e della necessità di arrivare ad una condivisione la più ampia possibile, per una legge come quella contro l’omofobia, che rappresenta un primo passo importante per il nostro paese e per gli omosessuali e i transessuali italiani. Il testo, infatti, nella dicitura ‘orientamento o discriminazione sessuale’ comprende anche i reati contro le persone transessuali.
Dispiace che l’Idv non abbia voluto condividere l’adozione del testo base. Io, come relatrice, avrei voluto un altro testo, infatti avevo presentato l’estensione della legge Mancino.
Ma la necessità di rompere il muro del pregiudizio e della discriminazione è più importante degli interessi personali e della propaganda politica. Idv e Udc, con il loro voto contrario, dimostrano di essere i più conservatori del Parlamento. Gli omosessuali e i transessuali italiani, me compresa, sono stanchi delle belle parole e del benaltrismo.
E così pare gettata alle ortiche l’idea quasi dogmatica che la destra italiana, senza se e senza ma, debba essere assolutisticamente contraria agli omosessuali e ai suoi diritti. La roccaforte più nera di Roma, Casa Pound, l’altra sera ha avuto come ospite d’onore la deputata Pd, Anna Paola Concia, con cui ha discuso temi cari ai movimenti glbtq. Dicono che neppure Marcello Dell’Utri abbia avuto così tanta accoglienza quando si recò nella sede dei “neri” per la lettura di alcune lettere inedite di Mussolini. Gianluca Iannone, capo carismatico di Casa Pound ha accolto con piacere la Concia e ha fatto gli onori di casa presentando alla deputata dichiaratamente lesbica un documento, rivoluzionario per quella parte politica.
Toccando quai subito il tema sulle coppie di fatto e la richieta di una legge che ne garantisca diritti e doveri, Iannone non è stato a tergiversare: «Non vediamo un problema nel fatto che tali unioni abbiano un riconoscimento di tipo civile e amministrativo con l’attribuzione di determinati diritti e doveri alla coppia», ha sentenziato, con buona pace anche del sindaco Alemanno che, in occasione della fiaccolata di Roma del 24 settembre, aveva pregato gli organizzatori di non far partecipare i membri di Casa Pound.
Ora pare che questa destra voglia non solo dialogare con le nostre comunità, ma si professano seri assertori per una legge di diritto che riguarda le coppie di fatto omosessuali. Iannone, però, ha voluto precisare come u un punto non si trovano d’accordo: l’adozione a singoli omosessuali ma anche alle realtà omoparentali presenti nel nostro territorio. Facile vedere la Concia gongolante che dichiara: «Questo documento potrebbe benissimo essere una mozione congressuale del Pd. Diciamo pure che è più avanti di quella di Bersani. Con le vostre proposte avete aperto un varco. Ora mi aspetto dei gesti politici coerenti».
a risponderle è un militante di Blocco Studentesco: «Non siamo omofobi né razzisti. Non siamo mai stati condannati né indagati per reati legati alla discriminazione sessuale, razziale o religiosa. Non siamo il Ku Klux Klan. E il suo collega Touadi è lo zio di un ex militante del Blocco».
Tutti contenti? Calma, calma. Intanto, come dice la Concia bisogna vedere se le buone intenzioni diventeranno anche ottime azioni; quando si parla di politica le strumentalizzazioni possono fiorire anche in un rigido inverno. Tutto da capire, quindi, se quasi alla fine dell’incontro, proprio l’addetto culturale di Casa Pound si lascia andare a uno scivolone: «Ora non ci chiedete di diventare l’Arcigay bis».
Dibattito Sull’omofobia. Casa Pound: “Mai omofobi e mai razzisti, mai condannati nè mai indagati in 10 anni di storia per reati legati alla discriminazione sessuale, razziale o religiosa”.
Ci dev’essere una calamita formidabile sul portone di Casapound. Attira diversa gente: il br Morucci, Marcello Dell’Utri coi suoi diari di Mussolini, Stefania Craxi. Ieri sera pure Paola [...]
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