Regno Unito: i gay perseguitati richiedenti asilo hanno il diritto di essere accolti nel paese
E’ notizia di poche ore fa che la Corte Suprema britannica ha concesso il diritto d’asilo a due omosessuali perseguitati nei loro Paesi d’origine per la loro “diversità” sessuale. I giudici, nell’emanare la sentenza con cui la corte ha ha accolto il ricorso dei due uomini originari rispettivamente dell’Iran e del Camerun, hanno spiegato di essere giunti “unanimemente” alla decisione. Un brutto colpo per Cameron e il suo establishment, rei di non aiutare quasi mai i rifugiati per motivi sessuali che fuggono nel Regno Unito per chiedere asilo, visto che nel loro patria rischierebbero violenze, torture e persino la morte.
È stato un vero e proprio scontro frontale quello tra il nuovo governo social-democratico, da poco installatosi nell’isola britannica, e l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU. A scatenare una vera e propria guerra, combattuta con dichiarazioni al veleno da una parte all’altra, è stata l’infelice frase dell’autorità centrale britannica, che ha consigliato agli immigrati vittime di omofobia richiedenti asilo politico in Gran Bretagna di tenere celato il proprio orientamento sessuale per evitare persecuzioni e ritorsioni nei loro paesi d’origine. Questo ha fatto sobbalzare sulla sua poltrona la legale rappresentante dell’UNHCR, Alexandra McDowall, che non ha certo perso tempo e ha affermato che è come se durante il nazismo avessero consigliato ad un ebreo di restare rintanato nella propria soffitta per sfuggire ai campi di concentramento, invece di essere protetto, come invece devono essere protette le vittime di persecuzioni politiche, per i propri gusti sessuali o religiosi. La McDowall ha sottolineato che “le persecuzioni non cesseranno di esistere solo perché le vittime resteranno in silenzio per evitare che vengano prese misure restrittive o condanne a morte contro di loro”. Il Ministro degli Interni britannico, dal canto suo, si è impegnato a non espellere dall’isola chi possa dimostrare che sia
davvero in pericolo per la sua vita, che rischi il carcere o di essere sottoposto a torture a causa del suo orientamento sessuale. Nessun accenno, da parte del capo di uno dei dicasteri più importanti di Sua Maestà, a quelle violenze che affliggono il migrante ma che non si vedono, come quelle morali e psicologiche che producono un’induzione al suicidio, difficilmente dimostrabili e che si trascinano per tutta l’esistenza. C’è voluta una sentenza del massimo organo giudiziario inglese per ribaltare questa situazione incresciosa, una vera e propria abitudine al diniego da parte dei vari governi che si sono succeduti nell’isola.
Uno studio del gruppo Stonewall, una delle associazioni più attive a livello mondiale per i diritti degli omosessuali, ha segnalato che ben il 98 % delle domande di asilo per motivi di repressione sessuale vengono rifiutate in prima istanza. Ci chiediamo come gli espulsi possano tornare nel loro paese di origine, quasi sempre regimi dittatoriali, e nascondersi o tenere segreta la loro omosessualità. Inoltre, come ha fatto notare l’agguerrita McDowall, il consiglio di tenere nascosti i propri gusti sessuali “introduce un elemento indebito costringendo le lesbiche e i gay a vivere sotto un velo di segretezza”. Questo botta e risposta è nato dopo che il Tribunale Supremo del Regno Unito ha rifiutato, con conseguente allontanamento dal suolo britannico, un cittadino camerunense quasi trucidato da una folla inferocita dopo aver baciato il suo compagno per strada, e un cittadino iraniano, espulso dalla sua scuola dopo che la sua omosessualità era stata di dominio pubblico e che fu vittima successivamente di aggressioni fisiche. Il Ministro degli Interni ha chiesto ai due richiedenti asilo politico di essere più discreti, al fine di evitare qualsiasi persecuzione. Poche settimane fa c’eravamo occupati del caso dell’attivista lesbica Kiana Firouz, che dopo una battaglia legale aveva ottenuto l’asilo politico in Gran Bretagna, e recentemente è emerso un dato preoccupante, che evidenzia come il 65% degli omosessuali inglesi non facciano outing per paura della famiglia e delle persecuzioni che da esso possono derivare.
Se Cameron e i suoi collaboratori dovranno ingoiare questo boccone amaro e adeguarsi alla decisione dei giudici della Corte Suprema, l’Italia non può certo gioire, visto che il 17 dicembre scorso una ventina di associazioni Gay e Lesbo avevano simbolicamente richiesto la cittadinanza spagnola per un giorno, al fine di denunciare l’inadeguatezza del governo italiano di fronte alla questione omosessualità; una carenza legislativa di cui ci siamo occupati spesso e che possiamo constatare nella vita di tutti i giorni. La Spagna, invece, da sempre all’avanguardia per i diritti civili in generale e in particolar modo per quelli lgbt, sempre nello scorso dicembre aveva accordato l’asilo politico ad un iraniano di 36 anni, il quale era stato discriminato e torturato a causa del suo orientamento sessuale.
Via – Giornalettismo




seriamente in considerazione le istanze di chi attua una protesta come lo sciopero della fame. Ma come ambasciata di Spagna non riteniamo che in Italia i gay siano discriminati”. Lo ha affermato, ai microfoni di CNRmedia, Pedro Fernandez, portavoce dell’Ambasciata spgnola, che ha risposto prontamente alla richiesta di asilo politico avanzata da Francesco Zanardi e dal suo compagno Manuel Incorvaia, in sciopero della fame da 32 giorni per chiedere diritti alle coppie omosessuali.
ogni giorno ci sono nuovi sviluppi e novità in questa vicenda intricata che sta tenendo con il fiato sospeso molti di noi. Al governo italiano e alle istituzioni preposte questo non sembra importare, è più di un mese che lo sciopero della fame è iniziato e nulla si è mosso nella politica. La vicenda ha avuto una eco anche sui media: numerose trasmissioni si sono occupate di questo caso senza arrivare a nulla di concreto e senza portare a una vera mobilitazione di tutto il mondo gay per vedere finalmente riconosciuti il nostro diritto ad amarci ed essere riconosciuti giuridicamente.


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