Archivio

Posts Tagged ‘coming-out’

Marracash difende Fabri Fibra ” Non era un testo contro i gay ma su certe ipocrisie sui gay”

marracash mengoni fibra

La bagarre tra Fabri Fibra e Marco Mengoni ha tenuto banco nell’ultima settimana, tra un testo volutamente provocatorio e una risposta di simil indifferenza dal diretto interessato che ha di meglio da fare che preoccuparsi di questa cosa. Ora, anche il rapper Marracash, impegnato in un futuro duetto con Giusy Ferreri, interpellato sull’accaduto esprime la propria opinione:

“Credo sia una provocazione la sua, ma la sostanza è che se la prende contro certe ipocrisie sui gay e non contro i gay. Personalmente però credo ognuno sia libero di scegliere se dichiarare o no il proprio orientamento sessuale. Non è obbligatorio farlo. Cioè se mi faccio ammanettare durante un rapporto sessuale, saranno anche fatti miei no? Comunque, alla fine, credo siano solo affari tra Fibra e Mengoni…”

Più che altro verrebbe da specificare che sono affari di Mengoni… Ma siccome l’argomento continua a scaldare e permette differenti idee, ecco che giro a voi una domanda più diretta. Un personaggio famoso gay nel proprio privato dovrebbe dichiararsi e così togliere un velo di tabù sull’argomento dell’omosessualità oppure non ha alcun dover e può vivere la propria vita privata in silenzio, anche “mentendo” quando gli fanno una domanda diretta in merito?

Marracash difende Fabri Fibra " Non era un testo contro i gay ma su certe ipocrisie sui gay" é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di mercoledì 28 luglio 2010.


USA: Howard Bragman prepara reality per il coming out di persone famose

25 luglio 2010 Robo Nessun commento

USA: Howard Bragman prepara reality per il coming out di persone famoseHoward Bragman (in foto) – noto per aver organizzato il coming out di personaggi famosi come Chaz Bono, Chely Wright o Meredith Baxter – sta preparando un reality show per A&T TvComing Out – durante il quale personaggi famosi faranno, appunto, coming out. Il programma dovrebbe andare in onda nell’ultimo trimestre di quest’anno e al momento è in corso il casting per cercare le storie più avvincenti.

Probabilmente non ci saranno star di prim’ordine, ma ex-famosi in cerca di notorietà, e questo, sinceramente, mi sembra molto triste. Certo, un programma del genere potrebbe essere di aiuto per molti, visto che, presumibilmente, il coming out avverrà anche con parenti e amici; ma potrebbe essere anche un mero tentativo di spettacolarizzazione della vita (sofferta) delle persone.

Che ne dite? Secondo voi chi farà coming out?

Foto | Greg In Hollywood

USA: Howard Bragman prepara reality per il coming out di persone famose é stato pubblicato su queerblog alle 12:01 di domenica 25 luglio 2010.


Fabri Fibra “contro” Marco Mengoni in una canzone omofoba?

Fabri Fibra "contro" Marco Mengoni in una canzone omofoba?

Su Marco Mengoni si è discusso parecchio in merito alla sua presunta e chiacchierata omosessualità o bisessualità. Lui ha negato più volte la cosa. Ma, questa volta, a ritornare sull’argomento non è il gossip bensì un cantante, Fabri Fibra, che nel testo della sua canzone “Non ditelo” accusa e ironizza proprio su Mengoni:

“Secondo me Mengoni è gay ma non può dirlo
Perché poi non venderebbe più una copia
Già me lo vedo, in camera arriva una figa
Prende il suo cazzo in mano e lui “lasciami, ti prego!””

Parole incisive, dirette, con l’intento di sbeffeggiare un “finto etero” che prega una donna di non toccarlo. Sicuramente cattivo gusto e provocazione che hanno generato persino un gruppo su Facebook contro la suddetta canzone, dal nome “Raccolta firme contro la canzone ‘Non ditelo’ di Fabri Fibra“:

“Il gruppo è nato x raccogliere firme contro la canzone “non ditelo” di fabri fibra.
il testo di dubbio gusto e offensivo nei confronti di altri artisti tra i quali Marco Mengoni in quanto Fibra dice che secondo lui e gay e…meglio non continuare! insomma dove siamo finiti??!!
partendo dal presupposto che ognuno ha il diritto di essere cio che vuole,ma visto che non ci sono dichiarazioni ufficiali riguardo l identita sessuale di Mengoni e offensivo usare certe parole non credo che si ascolti un cantante per la sua identita sessuale.mica qualcuno ha mai avuto da ridere perche Freddy Mercury era gay!!! QUESTA E’ OMOFOBIA!!!”

Omofobia, musica, canzoni e un attacco di un artista contro un altro cantante. Inoltre, il solito luogo comune (vero?) secondo il quale se qualcuno fa coming out in Italia rischia poi di non vendere più un disco. Solo frasi sgradevoli di cui si poteva fare a meno oppure un attacco al sistema musicale e agli artisti che non hanno il coraggio di essere chi sono?

Via | FabriFibra

Fabri Fibra "contro" Marco Mengoni in una canzone omofoba? é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di mercoledì 21 luglio 2010.


Mickey Rourke vuole interpretare il giocatore di rugby gay Gareth Thomas

Mickey Rourke Gareth Thomas

Forse voi tutti ricorderete la storia di Gareth Thomas, giocatore di rugby che aveva fatto coming out, dichiarando la propria omosessualità e mantenendo un rapporto di stima ed affetto con l’ex moglie con cui si era sposato. Insomma, è diventato, volente o nolente, un simbolo di quell’orgoglio gay che dovremmo sempre avere più. Ora, pare che Mickey Rourke sia interessato a portare sul grande schermo la sua storia, interpretandone il ruolo. Ecco le parole del suo portavoce:

“Mickey Rourke è un grande fan del rugby ed è salito su un volo per Londra subito dopo aver letto un articolo che parlava di Gareth. Mickey pensa che la sua storia possa essere un soggetto perfetto per un film, così lo ha contattato tramite un amico comune della lega di rugby per invitarlo a cena e proporgli la sua idea. Mickey è realmente interessato a girare questo film e anche se al momento non è stato deciso niente, speriamo davvero di vedere concretizzato il progetto”

Tutto questo senza dimenticare che l’attore non ha esattamente un rapporto idilliaco con il mondo Lgbt: ricordate? Avrà improvvisamente cambiato idea? Non so voi, ma a me questo progetto non convince per nulla…

Via | Imdb

Mickey Rourke vuole interpretare il giocatore di rugby gay Gareth Thomas é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di lunedì 19 luglio 2010.


“Diversi da chi”: il nuovo programma di Mtv e la storia di Giulia, lesbica e credente

Mtv Diversi da chi Inizia martedì 20 luglio, su Mtv, un nuovo programma dal titolo “Diversi da chi”. Come si può immaginare, “quelli che non sono diversi” siamo noi, il popolo Lgbt. Per quanto non possa essere originale il titolo (Barbara d’Urso c’ha campato per diverse puntate di Pomeriggio e Domenica 5 quando parlava di omofobia), la formula, in questo caso, sembra essere interessante. A parlare sono i ragazzi e le ragazze gay, senza vanesi esperti di sociologia, psicologia e qualunque altra materia di studio.

Nella prima puntata, a parlare è Giulia, ragazza lesbica, nata ad Assisi, credente, e trasferitasi a Bologna: divide casa con altre ragazze e parla della sua vita, affrontata a testa alta. Inizialmente si è sentita “sbagliata” ma poi coraggiosa a sufficienza per dire “basta” a quella sensazione sgradevole di inadeguatezza ed errore della natura. Giulia non si sente in contrasto con la religione, bensì attribuisce la responsabilità di tutto al Vaticano che strumentalizza il pensiero cattolico: perchè alla base di tutto, nella religione, c’è l’amore e il rispetto.

E una coinquilina di Giulia ribadisce il concetto che divide i gay di tutta Italia, per quanto riguarda il Gay Pride:

“Come puoi pensare di far valere i tuoi diritti quando sei vestito come un pagliaccio?”

Giulia ha fatto coming out, ne ha parlato prima con suo padre (che non le ha rivolto la parola per un mese) e poi con la madre, convinta che sarebbe guarita. La scelta di essere credenti e allo stesso tempo omosessuali non è molto seguita: la scomunica però non preoccupa coloro che non abbandonano la propria fede, poichè certi che il vero Dio (non Chiesa e simili) li ama comunque. E uno spagnolo dice la sua idea, condivisibile in tutto:

“Penso che in merito alla situazione Lgbt e ai diritti, l’Italia sia dieci anni indietro rispetto alla Spagna”

E ne si ha un conferma quando Giulia incontra una signora fuori dalla Chiesa: la ragazza le spiega di essere lesbica e credente. Ma la speranza c’è ancora per lei:

“So che ci sono delle buone strade per guarire”

E se la donna che ha parlato vive a Bologna, ecco che la situazione non migliora, bensì peggiora, ad Assisi. Giulia decide di tornare, come un viaggio alle origini del suo passato. Intervistando altre signore del posto, si ottiene come risposta che è possibile essere un buon cristiano se il peccatore (per qualsiasi motivo lo sia, anche per omosessualità) decide di seguire un cammino di conversione. Una ragazza invece pensa che la misericordia di Dio possa accettare quella condizione, un uomo risponde con un secco “No, perchè io la penso così“, e una signora usa il termine malattia. Infine, secondo queste risposte, di gay ce ne sono tanti, troppi e non sanno che fare dalla mattina alla sera.

Via Fonte e Video | Corriere

"Diversi da chi": il nuovo programma di Mtv e la storia di Giulia, lesbica e credente é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di lunedì 19 luglio 2010.


Roberto Saviano: “Quale sarebbe il reato o lo scandalo nell’essere omosessuale?”


In questi giorni, lo sa bene chi è solito informarsi attraverso media alternativi ad Augusto Minzolini (direttore del Tg1), avrà notato sicuramente che il concetto di etica è al centro di importanti e, ahimè, necessarie considerazioni.

In molti, come è giusto che sia, si stanno occupando di Nicola Cosentino, il sottosegretario all’Economia che nei giorni scorsi ha rassegnato le proprie dimissioni dopo essere stato indagato nuovamente (in precedenza era stato citato nelle indagini riguardante il clan dei Casalesi).

Nessuno, fatta eccezione per Roberto Saviano, è più ritornato ad occuparsi del presunto scandalo che il coordinatore regionale del Pdl avrebbe costruito con la collaborazione di altri per delegittimare il collega Stefano Caldoro, attuale Presidente delle Regione Campania.

Nessuno, fatta eccezione per Roberto Saviano, ha chiarito che l’omosessualità, anche la presunta tale come nel caso di Caldoro, non può diventare materia di ricatto fino ad indebolire il profilo politico delle persone.

“Cosentino - racconta Roberto Saviano per Repubblica- vuole assolutamente diventare presidente della Regione Campania, e chi gli è intorno sa che con Cosentino presidente della Regione gli affari sarebbero esponenziali e quindi il gruppo - secondo l’indagine dei Carabinieri di Roma - inizia a raccogliere informazioni su Caldoro.

La prima cosa che colpisce è che l’elemento chiave sono i suoi presunti rapporti omosessuali. L’omosessualità che attribuiscono a Caldoro diventa strumento di delegittimazione. Ed è una dimostrazione dell’arretramento della cultura politica. Quale sarebbe il “reato” o lo scandalo nell’essere omosessuale?

Cosentino e il suo gruppo contano invece sul fatto che legare la vicenda Marrazzo a quella di Caldoro può incidere sull’opinione pubblica. L’obiettivo è fare pressioni sul Pdl romano, poiché, evidentemente, il sospetto di essere gay pesa più dell’essere indagati dall’antimafia.

Emerge dalle intercettazioni che questa è la trovata di Cosentino e infatti alcuni vengono investiti del compito di compilare un dossier su Caldoro e i presunti suoi amanti uomini. Il dossier stenta ad arrivare e Martino e Cosentino sono preoccupati.

Temono che tutto possa essere solo una storia di voci. Da dire con la “bocca”. Loro voglio carte, dossier, dettagli da poter usare”.

Mai come oggi gli omosessuali italiani dovrebbero sostenere Nichi Vendola. Il Presidente della Regione Puglia avrà, secondo alcuni, commesso alcuni sbagli. Di fatto in un clima di fredda, e pericolosa, omertà è l’unico che non nasconde di essere gay.

Roberto Saviano: “Quale sarebbe il reato o lo scandalo nell'essere omosessuale?” é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di lunedì 19 luglio 2010.


Adam Lambert scroprì di essere gay a 12 anni


40118

Diventato in poco tempo una vera e propria celebrità famosissima in tutti mondo, nonostante sia arrivato “solo” secondo a “American Idol”, e, come tutti ben sanno, Adam Labbert ha già fatto da diverso tempo il suo coming out. Gay dichiarato, il cantante, ha voluto ancora una volta confessarsi e raccontarsi un pò di più ai suoi fans, affermando di aver “scoperto” la sua omosessualità in giovanissima età.

Per essere precisi ha dichiarato di averlo capito all’età di 12 anni, e, ha anche affermato: “Crescere non è stato facile. Fu solo con l’arrivo dei 20 anni che ho capito chi ero veramente e chi volevo essere. Ho imparato che bisogna essere orgogliosi del fatto che siamo tutti unici. Sono stato un brutto anatroccolo, ero in sovrappeso e a 12 anni ho capito di essere gay”.

Parole e pensieri molto importanti per un’artista che, come lui, non ha avuto molti problemi a fare il suo outing, non tenendo in considerazione l’industria dello show buiseness che, almeno così si intende, fa, in un certo senso, pagare coi suoi metodi un coraggio del genere. Complimenti Adam dimostri sempre di più la tua grande intelligenza e bravura.

Via| Gossipblog

Foto


90210: coming out nella terza stagione, un personaggio sarà gay

90210 gay

“Beverly Hills 90210″ lo seguivo inizialmente ma questa nuova versione (90210) ancora più patinata dell’originale, proprio non riesce ad appassionarmi. Ora, in previsione della terza serie che andrà in onda a settembre in Usa, ecco la rivelazione di Michael Ausiello: uno dei personaggi principali farà il suo coming out!

Il possibile nome è tra questi: Liam (Matt Lanter), il bad boy ribelle della situazione, Navid (Michael Steger), il bravo ragazzo, o Teddy (Trevor Donovar), tennista.

E, ovviamente, c’è chi sostiene possa solo essere Navid (quello vestito) per un semplice quanto temuto motivo: il non volersi “bruciare” il personaggio del ragazzo sexy e seguire così lo stereotipo tipico per gli standard dei telefilm: scegliere il ruolo meno d’impatto per non turbare lo spettatore e accontentare il pubblico Lgbt.

Via | Advocate/ AusielloFiles

90210: coming out nella terza stagione, un personaggio sarà gay é stato pubblicato su queerblog alle 15:00 di mercoledì 14 luglio 2010.


Il coming out (al contrario) di Renato Zero: “Io amo le donne, non sono gay”

Renato Zero non è gay

Lo statuario Ricky Martin fa coming out e dichiara la sua omosessualità? Noi, in Italia, invece, abbiamo dato vita ad una moda al contrario. Renato Zero, uno dei simboli della musica dagli anni 70 ad oggi, ha rilasciato un’intervista “inaspettata”:

“Mi chiedono di fare outing, ma perché devo accettare l’idea di essere omosessuale quando so che ho amato e continuo ad amare donne?. Se arrivasse un uomo e mi provocasse un trauma formidabile non vedo che cosa ci sarebbe di male a starci insieme”

Se mi avessero dato un centesimo ogni volta che qualcuno ha usato la parola outing al posto di coming out ora starei pattinando in un attico a San Babila. Bene. Renato Zero è eterosessuale e io continuo a dormire sonni profondi. Ma questa notizia vi ha stupiti, infastiditi oppure non vi ha interessati?

Il coming out (al contrario) di Renato Zero: "Io amo le donne, non sono gay" é stato pubblicato su queerblog alle 15:45 di martedì 13 luglio 2010.


Omofobia su Facebook con il gruppo “Non sono gay”

facebook gay

Dopo la nascita della prima giornata dell’orgoglio eterosessuale, ecco un altro gruppo con più di 1000 iscritti, sull’esigenza di dichiarare al mondo “Non sono gay!”. E la cosa più assurda è leggere certi commenti sulla bacheca, con ragazzi e ragazze che si vantano della propria natura e si dimostrano anche “tolleranti”. Ma solo se…

” Penso solo che sia una forma di devianza…..accetto ma non condivido…..soprattutto non accetto che importunano gli etero!!!!devono stare al loro posto!!!”


Messaggio a cui ho dovuto sostituire le “k” con “ch” e mettere le vocali tra le consonanti
. Ma chi ha scritto ha sicuramente comunque più di 25 anni. E c’è gente che concorda con la ragazza autrice della frase:

“A volte sconfinano e ci provano anche con etero magari quando o quest’ultimi sono confusi e alcuni vorrebbero approfitarne, altri ci provano e basta, di fatto in entrambe i casi gli etero sono molto infastiditi ,cosa che alcune volte gli omosessuali, magari quelli che sbandierano i loro diritti, dimenticano…ognuno al proprio posto non è un’offesa…”

Tra gli iscritti, anche ragazzi che condannano il senso del gruppo (“Io non sono gay… ma nemmeno omofobo! Che cosa immatura!”) e un padre di famiglia, sposato, che invece si vanta delle proprie idee (“Io oltre a non essere gay,sono immaturo e spero proprio di non maturare mai!!!!”).

E quando leggo questi commenti, mi chiedo sempre se queste persone dovessero avere un figlio o un amico gay come potrebbero reagire. Perchè, personalmente, ho sempre avuto la fortuna di non incontrare persone omofobe che mi hanno detto in faccia il proprio “disgusto” e quando vedi certi volti dire determinate parole, pubblicamente, su una bacheca o un forum, capisci che esistono: e seminano insofferenza e discriminazione.

Omofobia su Facebook con il gruppo "Non sono gay" é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di lunedì 12 luglio 2010.


Domande sui militari gay provoca polemiche in America

questionario gay

In America, hanno distribuito un elenco di domande a circa 400.000 militari, con quesiti in merito all’ingresso di soldati gay e lesbiche nell’esercito.

Ma le domande presentate sono state al centro di polemiche e discussioni per essere in realtà fomentatrici dell’idea di diversità e della discriminazione. Infatti si chiedeva se qualcuno aveva mai fatto la doccia con un gay o se avrebbe provato imbarazzato ad avere come vicini di tavolo alla mensa degli omosessuali. Il questionario è stato presentato e disposto dall’esercito in merito all’annullamento del “Don’t ask, Don’t tell“. Ma il portavoce del Pentagono ha replicato alle accuse, convinto della proprie idee,definendo «irresponsabile» non chiedere ai soldati quali potrebbero essere i problemi nel condividere la giornata con persone gay e ha negato che il questionario sostenga pregiudizi nei confronti degli omosessuali. Addirittura irresponsabile, caspita!

Io, sinceramente, mi chiedo chi abbia scelto queste domande e dato questa risposta alle accuse formulate: qualcuno di un sito che non vogliamo più citare?

Via | Libero.news

Domande sui militari gay provoca polemiche in America é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di domenica 11 luglio 2010.


I cartoni animati più gay della storia

I cartoni animati più gay della storia

Ecco una divertente e interessante lista di cartoni animati a cui interno vi sono personaggi gay. Sì, avete capito bene: alcune serie sono moderne, altre sono persino di decenni fa. Ecco a voi la gallery e le spiegazioni per i personaggi più gay della storia dei cartoons (e se ne manca qualcuno, suggerite pure!). Voi ve ne eravate accorti?

Puffo Vanitoso: ha un fiore in testa, gira sempre con uno specchio ed è il migliore amico di Puffetta. Inoltre, è pettegolo e si informa sempre degli altri abitanti del villaggio.

Daria e JaneLane: Non hanno molto tempo per gli uomini, sono inseparabili, trascorrono il più tempo possibile insieme. Sono sarcastiche e ciniche.

I cartoni animati più gay della storiaI cartoni animati più gay della storiaI cartoni animati più gay della storiaI cartoni animati più gay della storia

Mr Garrison: personaggio di “South park”, è l’insegnate più strano e “perverso” della città, parla spesso di sesso e di termini sessuali. Ha un feeling e un legame profondo con Mr Hat.

Rick & Steve: la coppia più gay, impossibile da non inserire nella lista dei personaggi Lgbt, insieme ai suoi compagni.

He-man: passa il suo tempo con spade, a rimirare il suo corpo, esaltato dalla sua superiorità fisica. Rispecchia il canone gay palestrato e vanitoso.

I cartoni animati più gay della storiaI cartoni animati più gay della storiaI cartoni animati più gay della storiaI cartoni animati più gay della storia

Bert & Arnie: meglio di una coppia sposata a tempo: nonostante dormano in letti separati, condividono doccia e bagno. Sono inseparabili.

Svicolone: con il suo cravattino alla moda e i suoi movimenti aggraziati, si accompagna ad un linguaggio delicato e mai eccessivo.

Bugs bunny: si traveste spesso da donna e cerca di sedurre il suo nemico Elmer Fuss

I cartoni animati più gay della storiaI cartoni animati più gay della storiaI cartoni animati più gay della storiaI cartoni animati più gay della storia

Yoghi e Bubu: i due “orsetti” vivono insieme, passano sempre la giornata uno accanto all’altro, hanno interessi ed hobby comuni

Spongebob: ha il suo amico speciale, si eccita facilmente, canta spesso e indossa pantaloncini corti.

Peppermint Patty: i suoi amici la chiamano “Sir” ed è una fanatica del baseball, poco femminile

I cartoni animati più gay della storiaI cartoni animati più gay della storiaI cartoni animati più gay della storia

Noddy e Big Ears: dopo numerose avventure si ritrovano sempre, dormono anche nello stesso letto. Una coppia assortita, con l’uomo più maturo e il ragazzino al suo fianco.

Stewie Griffin: era già abbastanza chiaro con le nuove puntate ma ora anche il suo creatore l’ha ammesso “Sarà gay oppure un infelice eterosessuale represso”.

Waylon Smithers dal suo capo Mr Burns, lo sogna, colleziona le bambole di Malibu Stacy.

Patty Bouvier: dopo un matrimonio di facciata, vuole sposarsi con una donna e fa il suo coming out.

Velma: personaggio di Scooby Doo, ha un legame speciale con Daphne che supera la semplice amicizia.

Via | Samesame.com

I cartoni animati più gay della storia é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di venerdì 09 luglio 2010.


Joe McElderry, vincitore di x factor Uk, dice di essere gay su Twitter. Poi nega il tutto “Non l’ho scritto io!”

Joe McElderry

Joe McElderry, 19enne, è il vincitore di X Factor nell’edizione inglese. E in un periodo in cui tutti sembrano scegliere Twitter per “confessarsi” (alla Ricky Martin), anche sul suo social network era apparso un messaggio ai suoi followers, in cui diceva di essere gay:

“È stato difficile vivere nella menzogna per tutti questi anni”

Poi tutto è stato negato “Un hacker è entrato nel mio account di Twitter!“. E ha nuovamente negato le voci già insistenti sulla propria omosessualità, ribadendo il concetto e spiegando di essere sempre stato discriminato a scuola poichè preferiva cantare invece di dedicarsi agli sport:

“Sono etero. Ho avuto delle ragazze, solo che adesso sono single. Non sono mai andato a letto con nessuna, ma sono ancora giovane e mi sto concentrando sulla musica. So che probabilmente riceverò delle proposte ma per me, adesso, cantare è tutto”.

Joe McElderry, vincitore di x factor Uk, dice di essere gay su Twitter. Poi nega il tutto "Non l'ho scritto io!" é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di venerdì 09 luglio 2010.


Regno Unito: i gay perseguitati richiedenti asilo hanno il diritto di essere accolti nel paese

E’ notizia di poche ore fa che la Corte Suprema britannica ha concesso il diritto d’asilo a due omosessuali perseguitati nei loro Paesi d’origine per la loro “diversità” sessuale. I giudici, nell’emanare la sentenza con cui la corte ha ha accolto il ricorso dei due uomini originari rispettivamente dell’Iran e del Camerun, hanno spiegato di essere giunti “unanimemente” alla decisione. Un brutto colpo per Cameron e il suo establishment, rei di non aiutare quasi mai i rifugiati per motivi sessuali che fuggono nel Regno Unito per chiedere asilo, visto che nel loro patria rischierebbero violenze, torture e persino la morte.

È stato un vero e proprio scontro frontale quello tra il nuovo governo social-democratico, da poco installatosi nell’isola britannica, e l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU. A scatenare una vera e propria guerra, combattuta con dichiarazioni al veleno da una parte all’altra, è stata l’infelice frase dell’autorità centrale britannica, che ha consigliato agli immigrati vittime di omofobia richiedenti asilo politico in Gran Bretagna di tenere celato il proprio orientamento sessuale per evitare persecuzioni e ritorsioni nei loro paesi d’origine. Questo ha fatto sobbalzare sulla sua poltrona la legale rappresentante dell’UNHCR, Alexandra McDowall, che non ha certo perso tempo e ha affermato che è come se durante il nazismo avessero consigliato ad un ebreo di restare rintanato nella propria soffitta per sfuggire ai campi di concentramento, invece di essere protetto, come invece devono essere protette le vittime di persecuzioni politiche, per i propri gusti sessuali o religiosi. La McDowall ha sottolineato che “le persecuzioni non cesseranno di esistere solo perché le vittime resteranno in silenzio per evitare che vengano prese misure restrittive o condanne a morte contro di loro”. Il Ministro degli Interni britannico, dal canto suo, si è impegnato a non espellere dall’isola chi possa dimostrare che siagay_iran_2 davvero in pericolo per la sua vita, che rischi il carcere o di essere sottoposto a torture a causa del suo orientamento sessuale. Nessun accenno, da parte del capo di uno dei dicasteri più importanti di Sua Maestà, a quelle violenze che affliggono il migrante ma che non si vedono, come quelle morali e psicologiche che producono un’induzione al suicidio, difficilmente dimostrabili e che si trascinano per tutta l’esistenza. C’è voluta una sentenza del massimo organo giudiziario inglese per ribaltare questa situazione incresciosa, una vera e propria abitudine al diniego da parte dei vari governi che si sono succeduti nell’isola.

Uno studio del gruppo Stonewall, una delle associazioni più attive a livello mondiale per i diritti degli omosessuali, ha segnalato che ben il 98 % delle domande di asilo per motivi di repressione sessuale vengono rifiutate in prima istanza. Ci chiediamo come gli espulsi possano tornare nel loro paese di origine, quasi sempre regimi dittatoriali, e nascondersi o tenere segreta la loro omosessualità. Inoltre, come ha fatto notare l’agguerrita McDowall, il consiglio di tenere nascosti i propri gusti sessuali “introduce un elemento indebito costringendo le lesbiche e i gay a vivere sotto un velo di segretezza”. Questo botta e risposta è nato dopo che il Tribunale Supremo del Regno Unito ha rifiutato, con conseguente allontanamento dal suolo britannico, un cittadino camerunense quasi trucidato da una folla inferocita dopo aver baciato il suo compagno per strada, e un cittadino iraniano, espulso dalla sua scuola dopo che la sua omosessualità era stata di dominio pubblico e che fu vittima successivamente di aggressioni fisiche. Il Ministro degli Interni ha chiesto ai due richiedenti asilo politico di essere più discreti, al fine di evitare qualsiasi persecuzione. Poche settimane fa c’eravamo occupati del caso dell’attivista lesbica Kiana Firouz, che dopo una battaglia legale aveva ottenuto l’asilo politico in Gran Bretagna, e recentemente è emerso un dato preoccupante, che evidenzia come il 65% degli omosessuali inglesi non facciano outing per paura della famiglia e delle persecuzioni che da esso possono derivare.

Se Cameron e i suoi collaboratori dovranno ingoiare questo boccone amaro e adeguarsi alla decisione dei giudici della Corte Suprema, l’Italia non può certo gioire, visto che il 17 dicembre scorso una ventina di associazioni Gay e Lesbo avevano simbolicamente richiesto la cittadinanza spagnola per un giorno, al fine di denunciare l’inadeguatezza del governo italiano di fronte alla questione omosessualità; una carenza legislativa di cui ci siamo occupati spesso e che possiamo constatare nella vita di tutti i giorni. La Spagna, invece, da sempre all’avanguardia per i diritti civili in generale e in particolar modo per quelli lgbt, sempre nello scorso dicembre aveva accordato l’asilo politico ad un iraniano di 36 anni, il quale era stato discriminato e torturato a causa del suo orientamento sessuale.

Via – Giornalettismo


Cristiano Ronaldo è un padre single come Ricky Martin


Lo scorso fine settimana, come riportato anche dai colleghi di gossipblog.it, Cristiano Ronaldo ha annunciato attraverso il suo account di twitter di essere diventato padre di un bambino di cui avrà l’affidamento esclusivo.

“Con grande gioia ed emozione vi annuncio che di recente sono diventato papà di un bimbo. Secondo gli accordi con la sua mamma, che preferisce rimanere in anonimato, mio figlio è sotto la mia tutela esclusiva.

Non daremo altre notizie a questo proposito e chiedo a tutti voi il totale rispetto della mia intimità e del bambino, su una tematica tanto personale e intima come questa”.

Non so voi ma a me questa storia mi sembra di averla già letta. Nell’agosto del 2008 Ricky Martin, come dichiarato dallo stesso cantante, diventava padre single di due bambini: Matteo e Valentino.

Meno di due anni dopo si sarebbe scoperto, per ammissione del diretto interessato, che la crescita dei due pargoli in realtà era responsabilità di Ricky Martin e del compagno con il quale aveva, appunto, deciso di allargare la famiglia.

Probabilmente come il cantante sedotto da Nina Moric anche Cristiano Ronaldo nei prossimi anni terminerà il proprio percorso verso il coming out che tanto farebbe bene all’ambiente del calcio frequentato, stando a quanto dichiarato anche da alcuni sportivi italiani, solo da eterosessuali.

Se tale circostanza dovesse presentarsi bisognerà seriamente ragionare sulle modalità giuste per convivere bene con la propria sessualità in pubblico. I giorni in cui gay e lesbiche allargavano la famiglia dopo aver fatto coming out sembrano ormai lontani.

Oggi si testimonia prima di essere genitori. Poi, omosessuali.

Cristiano Ronaldo è un padre single come Ricky Martin é stato pubblicato su queerblog alle 12:00 di lunedì 05 luglio 2010.


Franco Grillini denuncia la situazione degradante e di paura dei carabinieri gay

205Ai microfoni di “Klauscondicio”, il programma di approfondimento politico di Klaus Davi in onda su Youtube, il presidente onorario di Arcigay e consigliere regionale per l’Italia dei Valori in Emilia Romagna ha sparato a zero contro la situazione di timore e di mortificazione perenne in cui sono costretti a vivere tantissimi omosessuali che militano nelle file dei Carabinieri. Ecco un estratto dell’intervista, che potete ascoltare per intero alla fine dell’articolo:

“I carabinieri gay hanno il terrore di dichiararsi tali e, nonostante le dichiarazioni di tenore opposto del Ministro La Russa, in realtà non è cambiato nulla. A differenza della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, l’Arma si conferma un luogo ad alto tasso di omofobia e, pertanto, è più difficile fare outing per chi ne fa parte. C’è ancora una paura fortissima a dichiararsi da parte delle singole persone omosessuali organiche alle strutture militari”. “Il loro problema –aggiunge Grillini – non è tanto la sottoscrizione della tessera di Arcigay, quanto piuttosto la paura di essere visti da qualcun altro che possa riconoscerli. Allora dobbiamo chiederci se forse esistano ancora le schedature di una volta. E’ stato dimostrato, in tutte le forme e in tutte le salse, che un tempo nelle forze armate gli omosessuali venivano schedati. Non solo. A loro era preclusa la possibilità di far carriera. Allora io mi chiedo se forse non siano applicate ancora adesso, se qualcuno continui a tenere in considerazione anche la vita privata delle persone in funzione dei loro avanzamenti di carriera. Con l’abolizione della leva obbligatoria, quello del militare è diventato un mestiere a tutti gli effetti, quindi è giusto battersi contro le discriminazioni che si registrano al suo interno come all’interno di qualsiasi altro mestiere. Certo, sarebbe bene che ci fosse anche un po’ più di coraggio da parte degli interessati”.

 

 

Via – Iris Press


In Gran Bretagna il 65% dei gay si sposa per paura del coming out e della famiglia

Black-and-White-Hands-ImageIl governo di Sua Maestà ha pubblicato alcuni dati che dimostrano come sia ancora crescente, nel 2010, il numero di gay costretti a convolare a nozze per il timore che la propria famiglia sappia o sospetti di lui.

La Forced Marriage Unit ha dichiarato di aver ricevuto oltre 220 rapporti di uomini che si sono sposati nonostante la loro chiara natura omosessuale: in salita del 65% in soli due anni, quando i casi segnalati erano 134. In base a queste informazioni, è stato notato una crescita costante nel numero dei giovani gay musulmani che richiedono aiuto per questo motivo, soprattutto nel periodo estivo quando gli immigrati tornano per periodi medio lunghi nei loro paesi d’origine. Le vittime sono persone con età compresa tra i 15 e il 24 anni, in gran parte originari del Pakistan, India e Bangladesh. Il maggior numero delle persone sono donne (86%), ma anche gli uomini coinvolti lo hanno fatto per proteggere la propria reputazione e quella della famiglia, non tradire le aspettative dei genitori oppure ottenere il visto per rimanere nel paese.

È lo stesso ministro Lynne Featherstone ad illustrare i dati e spiegarne la decisione di renderli pubblici:

“Quando dei ragazzini vengono costretti a sposare altre donne può essere che la vera ragione sia la loro natura bisessuale od omosessuale, oppure il sospetto della famiglia nei suoi confronti. E questo genere di abuso non deve essere tollerato. Gli adulti che lavorano con i giovani hanno bisogno di essere a conoscenza di questa realtà e riportare la notizia alla Fmu se credono di trovarsi di fronte un caso del genere”.

In Gran Bretagna, le vittime del matrimonio forzato di qualsiasi sesso possono richiedere un “Forced Marriage Protection Order” (letteralmente “ordine di protezione contro il matrimonio forzato”). Questa disposizione permette di prevenire che qualcuno sia costretto a contrarre questa unione non voluta e protegge anche la persona che, suo malgrado, è stata già obbligata a sposarsi. In caso di non conformità all’atto, le persone incriminate possono essere arrestate.

Via – PinkNews


Cosa c’è da festeggiare nell’essere gay?

29 giugno 2010 MAURO VAIANI Nessun commento


Il messaggio dei gay cristiani al Napoli Pride 2010La partecipazione di persone e gruppi cristiani al NapoliPride 2010 dello scorso 26 giugno è stata numerosa, visibile e apprezzata. Gran parte della popolazione condivide sentimenti religiosi profondi e ha nel cristianesimo un importante punto di riferimento. La presenza di donne e uomini che diffondevano una testimonianza sulla possibilità di conciliare fede e omosessualità è stata quindi vista come un segno di speranza. “Ci siete, finalmente, era ora!” ha detto una mamma ai ragazzi gay cristiani al Pride, come si legge sul blog del sito gay cristiano Gionata.

Le persone gay, lesbiche, transessuali cristiane hanno tutte insistito, nei loro commenti, sulla necessità di portare alla luce del sole nel Pride una testimonianza profonda ma nel segno della leggerezza. Una volta che abbiamo preso piena consapevolezza della nostra identità omosessuale, possiamo assaporare la gioia e permetterci anche un pizzico di ironia e autoironia, in un Pride vissuto come grande festa popolare, più che come manifestazione politica.

Cosa c’è da festeggiare nell’essere gay? La nostra diversità, che è una manifestazione della fantasia di D-o, oltre che la nostra unica possibilità di amare ed essere felici, che non possiamo e non dobbiamo sprecare. Nell’essere nati alti o bassi, destri o mancini, intonati o stonati, ebrei o negri, maschi o femmine, etero o gay, ci si può forse considerare più o meno fortunati. Nell’ottica della fede, però, ”non c’è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né maschio né femmina” (Galati 3,28), e quindi nessuna differenza fra eterosessuali e omosessuali.

Non solo si può, ma si deve festeggiare il nostro essere gay, hanno affermato le lesbiche e i gay cristiani, aiutati in questo dalla loro fede in Gesù Cristo, salvatore e liberatore. Essere parte di una minoranza, portare impressa, nella propria carne o nella propria psiche, una differenza, non è mai stato facile. Anche in questa nostra modernità, che pure ci ha portato lo stato di diritto e il riconoscimento di diritti umani universali, ci troviamo di fronte a uno scontro durissimo con il lato oscuro della nostra civiltà, quello dove domina l’ossessione dell’essere tutti “uguali”, ”sani”, ”normali”.

Quante persone come noi, invece, diversamente sane e diversamente orientate, sono state e vengono tutt’ora portate come pecore al macello! Eppure, questa è la speranza cristiana, vale la pena di alzarsi, camminare a testa alta, ribellarsi, assumerci la piena responsabilità della nostra vita, perché nessuna potenza, nessuna prepotenza, né la tribolazione, né la morte, potranno mai separarci dall’amore di Cristo (cfr Romani, 8, 35-39).


Video Gay da You Tube: E se tuo figlio fosse etero? Nasce “Arcietero”!

Arcietero, coming out, gay coming out

Il momento del coming out è cruciale per tutti i gay e le lesbiche: dirlo o non dirlo? E sopratutto, “Come”? Immaginiamo invece che possa essere il contrario, che sia un ragazzo a dover confessare la propria eterosessualità ai suoi genitori. Chissà come prenderebbero la notizia…

Questo video vuole, in chiave ironica, prendere ad esempio una situazione del genere, creando una parodia dei genitori e, sopratutto, del temuto coming out! E chissà, magari, come nella realtà, uno dei due la prenderà meglio dell’altro?

Lo spot è stato creato per la nascita dell’associazione “Arcietero”, per persone gay amici di eterosessuali e ed eterosessuali amici del popolo Lgbt. Il gruppo è anche disponibile su Facebook e finora conta più di 1800 iscritti. Dopo il salto, il video in questione:

Video Gay da You Tube: E se tuo figlio fosse etero? Nasce "Arcietero"! é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di martedì 29 giugno 2010.


Dalla band di Ricky Martin, Angelo Garcia: “io ho fatto coming out ben prima di lui”.

28 giugno 2010 Redazione Nessun commento
Il marketing, nella sua accezione di “promozione di sé e del proprio prodotto”, è soprattutto fantasia. Angelo Garcia, ragazzotto sulla trentina dall’aria birichina e l’occhio ceruleo, pare invece aver messo da parte l’inventiva per promuovere il suo nuovo album. Garcia per guadagnarsi da vivere canta e lo fa da molto tempo. Nel suo passato infatti [...]

La parabola del pastore luterano ferocemente antigay che fece coming out

Una storia degna di una parabola, contenuta in un Vangelo apocrifo, quella del pastore luterano Tom Brock, noto anti gay e ora “membro” della nostra comunità lgbt.

Tom-Brock1-214x300Giusto un anno, un grande tornado colpì e causò ingenti danni a buona parte del centro di Minneapolis. Il caso volle che proprio in quei giorni nella città del Minnesota, i luterani d’America stessero celebrando il loro congresso ecumenico nazionale nel quale fu sancito – tra molto scalpore – che anche il clero dichiaratamente gay potesse celebrare le funzioni religiose. Una decisione, ovviamente, molto contestata da altre chiese cristiane, a cominciare da quella cattolica. Il protagonista della nostra storia, il Pastore di Minneapolis Brock, si dichiarò apertamente contrario, e usò toni apocalittici: arrivò a sostenere addirittura che quella violentissima bufera non era altro che il “castigo di Dio per la Chiesa Evangelica Luterana dopo quel voto scellerato che favorirà l’ascesa dei peccatori sodomiti nella nostra Comunità”. Erano circa le due del pomeriggio, l’ora in cui doveva essere messa ai voti da ministranti luterani quella spinosa dichiarazione, e proprio in quel momento il tornado si abbatté con tutta la sua violenza sulla chiesa, facendo a brandelli il tetto ed abbattendo la croce posta in cima all’edificio. “Una punizione divina “- sentenziò a caldo Brock – un rimprovero di Dio affinché non si andasse oltre”. La dichiarazione, tuttavia, fu votata ed approvata con il 66,6% dei consensi. “6-6-6, il marchio della Bestia”, aggiunse il pastore di Minneapolis. Dopo quel voto, il congresso luterano fu aggiornato e rinviato, visto che i danni furono ingenti.

365 giorni circa dopo quel tornado, il tetto è tornato nuovamente al suo posto e nella chiesa luterana di Minneapolis si celebrano nuovamente le funzioni religiose, ma il nostro eroe ha decisamente cambiato idea sulla questione omosessualità. Secondo quanto riferisce il “MinnPost”, il principale giornale della città più importante del Minnesota, il pastore, sposato e con due figli, ha pubblicamente fatto coming out, ammettendo che, proprio grazie a quel 66,6% in cui diceva di scorgere il segno del demonio, oggi può continuare a celebrare la messa. Brock ha inoltre dichiarato al giornale: “L’ho detto per levarmi un peso ed oggi la mia anima è piena di orgoglio”. A conferma di tutto ciò, lo scoop della rivista LGBT locale “Lavander”, che la scorsa settimana ha infiltrato in incognito un suo reporter in un gruppo d’aiuto per uomini gay “che hanno problemi con la castità”, trovandoci e sbugiardando cosi il pastore Brock davanti a tutta l’America. Il gruppo sarebbe sponsorizzato dalla Faith in Action, braccio operativo ufficiale dell’organizzazione cattolica per la castità tra i gay “Courage”.

Non c’è che dire: una parabola moderna, che dimostra quanto l’omosessualità e la chiesa non siano poi cosi tanto lontane. Soprattutto se il diavolo, con il suo diabolico 6-6-6, ci mette lo zampino.

Via – Giornalettismo


Gay nel calcio: per un giornalista del Daily Mirror non ci sarà mai un coming out

Gay nel calcio: per un giornalista del Daily Mirror non ci sarà mai un coming out

Il giornalista sportivo John Cross ha dichiarato, in un’intervista sull’omofobia nello sport, che, a suo parere, non si vedrà mai un calciatore fare coming out, a causa dello sport che vede ancora l’omosessualità come un tabù. Inoltre, l’uomo non crede per nulla che non esistano calciatori gay:

“E’ uno spaccato della società. Sebbene si siano costruite delle barriere intorno per le quali non crediamo possibile che si possa spezzare un simile luogo comune. Immaginate un altro luogo del mondo dove migliaia di persone lavorano senza un solo impiegato gay?”

Anche la categoria dei giornalisti sportivi è criticata poichè per nulla coraggiosa in merito alla stessa tematica del coming out (quanti sono quelli dichiaratamente gay?). Solo iniziando ad essere sinceri ed ammettere la propria omosessualità si può sperare che qualcuno segua l’esempio. E nonostante tutto, pensa che i fan sarebbero comunque disposti e tolleranti nei confronti di un possibile coming out:

E in pieno Mondiale 2010 è una riflessione che non può non far discutere. Quante squadre continuiamo a sentire nominare e vediamo battersi quasi quotidianamente sui campi di calcio. E contiamo i giocatori, chiedendoci quanti tra loro saranno segretamente gay: vigorosi maschi eterosessuali alla luce del sole e amanti gay nelle tenebre della notte.

Eppure lo sport, in particolare il calcio, per voi, è davvero un ambiente così impreparato e intollerante verso eventuali coming out? E se un giocatore importante e amato, improvvisamente, un giorno dichiarasse di preferire i maschi, come potrebbero reagire secondo voi i tifosi? Continuerebbero a seguirlo, rendendo concreta ed accettata l’omosessualità del calciatore, o si sentirebbero “traditi” dal proprio campione?

Via | TheJustInCampaign
Foto | MirrorFootball

Gay nel calcio: per un giornalista del Daily Mirror non ci sarà mai un coming out é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di giovedì 24 giugno 2010.


Festival Mix: Dio ama i gay in The Big Gay Musical

24 giugno 2010 aelred Nessun commento


Giornata di livello vario ieri al Festival Mix di Milano. Alle 19 era in programma Redwoods, un film americano del 2009, che - come ha commentato un mio amico - era “indegno persino di Pomeriggio con sentimento“: uno melodramma strappalacrime, che in realtà faceva ridere… involontariamente. Certe scelte dovrebbero essere evitate da un festival che vuole mantenere un buon livello medio. Avrebbero fatto meglio a programmare una serie di corti. Ben diverso invece il film delle 20:40, The Big Gay Musical.

Risate, un pizzico di riflessione e - perché no - tanti bei ragazzi che ballano mettendo in mostra fisici statuari! La storia è presto detta: Eddie e Paul sono i protagonisti di un musical off-Broadway, “Adam e Steve”, che racconta la vera storia della Creazione: Dio, deluso da Adamo ed Eva, crea Adamo e Stefano, le sue creature predilette (ovviamente in inglese funziona il gioco di parole tra “Adam and Eve” e “Adam and Steve”); ma i cristiani scrivono la Bibbia per screditare i gay ed educare le future generazioni all’odio.

Ci sono Dio in persona, gli angeli, i cristiani battisti e i campi di rieducazione per guarire i gay. Mentre la compagnia prepara lo spettacolo, scorre la vita vera: Paul, che è un bonazzo, in realtà cerca un ragazzo da amare e coccolare, ma viene deluso puntualmente e si dà agli incontri di chat (incontrerà anche Brent Corrigan, nella parte di una marchetta, con cui non fa sesso); Eddie invece è terrorizzato perché i suoi genitori, che sono religiosissimi, vogliono assistere alla prima, ma non sanno che lo spettacolo prende in giro i pregiudizi religiosi (Dio rimprovera i battisti: “Ma credete a tutto quello che leggete? La Bibbia non è stata scritta da me, ma da uomini, che l’hanno scritta, manipolata, abusata per diffondere odio”) e soprattutto non sanno che il loro figliolo è gay.

Insomma un paio d’ore di musica, balletti, coreografie e canzoni; con citazioni più o meno colte e battute fulminanti. Senza dimenticare un richiamo al sesso sicuro e alla prevenzione dell’Hiv. Che dire? Procuratevi il dvd!

Ecco il trailer

Festival Mix: Dio ama i gay in The Big Gay Musical é stato pubblicato su queerblog alle 14:01 di giovedì 24 giugno 2010.


Bradley Manning, analista dell’esercito, traditore della patria e… vittima di un outing?

Bradley Manning, analista dell'esercito, traditore della patria e... vittima di un outing?“Io giuro fedeltà alla Bandiera degli Stati Uniti d’America, e alla Repubblica che essa rappresenta, una Nazione guidata da Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti”.

Questo è, in linea di massima, il principio che meglio rappresenta il pensiero del codice ufficiale che regola le leggi federali. Il giuramento deve essere effettuato stando sull’attenti verso la bandiera e con la mano destra sul cuore. Ed è probabilmente proprio questo, il cuore, ad aver provocato una serie di eventi e conseguenze che adesso stanno scuotendo le coscienze americane.

Bradley Manning è un analista dell’esercito Usa di stanza a Baghdad ed è colui che è accusato di aver consegnato video e documenti a Wikileaks.org che appartenevano alla riservatezza dell’ambiente militare. Non pochi file, bensì circa 260.000 documenti, inviati e pronti per essere distribuiti e resi pubblici. Uno di questi è già stato distribuito, con il video della strage civile a Baghdad: tra di essi, anche alcuni bambini. Vi chiederete questo argomento che relazione abbia con il mondo Lgbt e con Queerblog; purtroppo il legame pare essere molto profondo e riguarda proprio Bradley Manning:

La coscienza e la voglia di verità ha portato Bradley a tradire proprio il giuramento che abbiamo citato all’inizio del post:

“Hillary Clinton e migliaia di diplomatici intorno al mondo avranno un attacco di cuore quando si sveglieranno, una mattina, e scopriranno che l’intero repertorio di documenti riservati è disponibile al pubblico”

Quando il video è stato postato, ha provocato polemiche, critiche ma anche scandalo. Vittime innocenti trucidate e svelate solo per il doppiogioco di una talpa. Ma il suo nome, presto, è stato scoperto. Perché Bradley ne ha parlato, ha confessato il tutto ad un’altra persona, Adrian Lamo. Sembra la mossa ingenua di qualche “traditore dilettante” o forse nato dallo stress di una situazione diventata troppo grane e pericolosa. L’ansia e la paura hanno portato Manning a spifferare le sue azioni e le sue emozioni (il cuore, eccolo che ritorna…) ad una persona dall’altra parte di uno schermo, con cui stava chattando e a cui ha confessato il tutto.

E, anche questa volta, il peso di un tale segreto era troppo ingombrante e ha portato Lamo a confessare tutto e a far condannare Bradley all’arresto immediato. Di lui non si hanno tracce da giorni, la famiglia si chiede che cosa gli sia successo, che fine abbia fatto e di quale genere di prigionia sia vittima per aver tradito il suo paese.

Questa vicenda ha sconvolto, ha interessato, ha incuriosito, fino a portare ad un ennesimo elemento, ancora non del tutto chiarito. Un noto sito americano ha infatti deciso di pubblicare il dialogo originale tra Manning e Lamo, senza censure, con libertà di commenti. Nessuno pare abbia notato nulla di strano, fino a quando, tra chi lasciava il proprio messaggio, qualcuno ha scritto alla blogger “Non avevo capito che Manning fosse transessuale… l’ho capito dalla prima riga“. Un’opinione senza senso? Un mitomane? Qualche scherzo? Così ha pensato, fino a quando, è arrivato un’altra frase, questa volta diretta e senza sottintesi:

“Congratulazioni. Hai appena fatto l’outing a Manning”

L’inaspettato è accaduto, la verità ha tracimato e i documenti riservati dell’esercito americano (ora distribuiti) si mischiano con le supposizioni di un privato, apertamente sotto analisi da tutti e chiunque. Bradley non vuole andare in prigione, non vuole essere arrestato prima di essere davvero se stesso, di avere sue foto, magari con il rischio di essere allontanato perchè “in transizione”.

Parole ambigue, frasi che però non hanno lasciato dubbio alcuno a chi ha letto e alle transgender che hanno compreso immediatamente il senso di quel discorso. Si sono ritrovate nelle sue parole, hanno compreso il tormento e la lotta interiore di chi non si riconosce e vuole essere ancora libero. Parole di cuore che sono state analizzate, sezionate da ogni persona. Molti accusano la blogger di aver reso ancora più difficile e pericolosa la posizione di Manning, ora in carcere, sotto ancora la vigente legge del “Don’t Ask Don’t tell“: un ragazzo in via di transizione di genere, accusato di tradimento della patria. La sua vita già tormentata rischia di diventare un inferno, di essere ancora vittima di abusi, violenze e soprusi.

E chiedono notizie, indagano, vogliono sapere che cosa ne sarà di colui che adesso viene quasi considerato un eroe della verità. Imprigionato, ostaggio di un paese terrorizzato, timoroso che i suoi segreti possano essere rivelati e che vuole evitare altre fughe di notizie. Qualcuno spera che possano parlare ancora di lui, che si sappia qualcosa e a quale destino è condannato. Prima che sia troppo tardi e vi sia ancora vita. Il cuore, un’altra (l’ultima?) volta.

Bradley Manning, analista dell'esercito, traditore della patria e... vittima di un outing? é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di mercoledì 23 giugno 2010.


Roma: in arrivo una casa d’accoglienza per ragazzi gay nel 2011?

Roma: in arrivo una casa d'accoglienza per ragazzi gay nel 2011?

Durante la presentazione dell’agenda anti-stalking Alba, Nicola Zingaretti ha accennato all’ipotesi di dare vita, a Roma, ad una prima casa di accoglienza per gay e lesbiche maggiorenni, allontanate dalle proprie famiglie dopo il coming out o per simili motivi di accettazione:

“Sto riflettendo su quella che potrebbe essere l’utilità di una struttura di prima accoglienza per gay e lesbiche maggiorenni che potrebbe occuparsi di quei giovani che hanno dei problemi nel rapportarsi con le loro famiglie, che ne rifiutano l’identità sessuale”

Il progetto potrebbe prendere vita ed essere discusso nel 2011. Personalmente, l’idea mi pare molto interessante se ben gestita. Voi che idea avete? Prenderà mai vita?

Foto | Pierani

Roma: in arrivo una casa d'accoglienza per ragazzi gay nel 2011? é stato pubblicato su queerblog alle 15:00 di mercoledì 23 giugno 2010.


Parte la nuova campagna di Gay Help Line Roma: “Coming Out contro omofobia”

Secondo la volontà di alcuni, a regolare gli atti omosessuali devono essere il pudore e la discrezione. Fatti privati che se restano tali possono essere accettati, altrimenti la questione diventa talmente seria che, dall’accettazione si passa al disprezzo, alla negazione all’omofobia. Il sesso degli eterosessuali può manifestarsi pubblicamente: ci si bacia, si cammina avvinghiati l’uno all’altra, si mostra orgogliosi il partner o la partner agli amici. Nulla di tutto questo è concesso alla persona omosessuale che bene che vada, si ritroverà occhi indagatori e sommessi commenti di spregio. Se poi entriamo in una famiglia dove vive un omosessuale o una transessuale, spesso è la tragedia che attende paziente di intervenire, per dividere affetti che altrimenti resterebbero tra i più sacri. Avere un omosessuale o una transessuale in casa, per molti genitori è una condanna, una disgrazia, loro che hanno vissuto anche per fare in vecchia la parte più meravigliosa per loro: i nonni. Ma al di là di questo, l’omosessualità tra le mura domestiche, innesca persino violenze, forti disagi, incomprensioni tali che parecchie volte si preferisce tacere.

A Roma, in questi anni, la Gay Help Line, il contact center antiomofobia e antitransfobia per persone gay, lesbiche e transessuali, ha fatto un lavoro meraviglioso, grazie anche al Comune di Roma, la Regione Lazio e la Provincia di Roma. Il contributo di tutti, e dei tanti volontari, ha aiutato molti cittadini dell’Urbe a uscire dall’anonimato, a essere concretamente sostenuti sui loro problemi familiari e personali, grazie ad una serie di strutture come la consulenza medica, legale, psicologica. Non è un caso che quest’anno la nuova campagna sia rivolta proprio alla famiglia. Roma verrà inondata di manifesti e i responsabili di Gay Help Line, chiedono che anche le televisioni lo distribuiscano tra gli spot sociali.

“Quest’anno - afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma e responsabile di Gay Help Line - la campagna di comunicazione è dedicata al tema dell’incomunicabilità e della visibilità a partire dalle relazioni in famiglia delle persone lesbiche, gay e trans: molte persone, infatti, non riescono a vivere serenamente perché non hanno fatto coming out in famiglia, a scuola, con gli amici o al lavoro. Vogliamo dir loro che essere visibili è un’opportunità e un’occasione di crescita per se stessi e nella società. E che Gay Help Line, con i suoi servizi, può essere un punto di riferimento importante”.

A supportare la messa a punto e lo sviluppo della campagna, quest’anno, è stata una delle più importanti agenzie di comunicazione: la Saatchi & Saatchi. Oltre alle affissioni, la nuova campagna di comunicazione di Gay Help Line prevede anche uno spot radio che sarà diffuso sul circuito radio del comune di Roma e uno spot video realizzato da Sebastian Maolucci e Alessandro Guida che sarà diffuso attraverso il circuito video delle metropolitane ed autobus di Roma, ma anche tramite alcune emittenti locali che hanno dato la loro disponibilità, ma anche attraverso modalità di diffusione ‘virale’ online, sfruttando tutte le opportunità che le nuove tecnologie e i social network come facebook offrono.

“Con i propri familiari - spiega Rosaria Iardino, presidente di Nps, associazione partner del progetto - c’è una forte necessità di comunicare ma, spesso, non se ne hanno reciprocamente gli strumenti. Per questo è importante affrontare il tema del dialogo tra genitori e figli”.

Continua Marrazzo:

“Voglio ringraziare tutto il team dell’agenzia Saatchi & Saatchi, in particolare modo i creativi, con cui abbiamo lavorato per settimane: siamo felici di aver avuto l’occasione di collaborare con una grande e prestigiosa azienda italiana il cui management ha scelto di impegnarsi contro ogni forma di discriminazione diventando partner di Gay Help Line. Molto importante è stato il supporto dell’Amministrazione Comunale e dell’assessore Umberto Croppi che ha sostenuto questa iniziativa, di tutte le volontarie e i volontari che hanno collaborato alla realizzazione e quotidianamente si impegnano gratuitamente per il servizio”.

Non è difficile comprendere che in una città come Roma, il servizio di Gay Help Line è necessario e irrinunciabile. Un lavoro di volontariato che dovrebbe coinvolgere più persone e istituzioni. Roma non può e non è una città di violenza omofoba.

Parte la nuova campagna di Gay Help Line Roma: “Coming Out contro omofobia” é stato pubblicato su queerblog alle 12:00 di mercoledì 23 giugno 2010.


Categorie:movimento, news, omofobia Tag:

Gay Help Line, parte la nuova campagna del numero verde che ti dà ascolto

 

“Sei gay? Se non riesci a parlarne con loro, parlane con noi. Gay Help Line ti dà ascolto”. Sintetico e diretto, ecco lo spot della nuova campagna di comunicazione di Gay Help Line 800.713.713, il numero verde gratuito da fisso e mobile che offre supporto e servizi alle persone lesbiche, gay e trans che sarà presente nella Capitale fino al 15 luglio. Un progetto del Comune di Roma, realizzato con il sostegno della Provincia e della Regione Lazio, promossa proprio nella città più funestata in questi ultimi mesi dai episodi di violenza nei confronti degli omosessuali e dove si moltiplicano ogni giorno gli allarmi e gli appelli contro l’omofobia. “Quest’anno – afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma e responsabile di Gay Help Line – la campagna di comunicazione è dedicata al tema dell’incomunicabilità e della visibilità a partire dalle relazioni in famiglia delle persone lesbiche, gay e trans: molte persone, infatti, non riescono a vivere serenamente perché non hanno fatto coming out in famiglia, a scuola, con gli amici o al lavoro. Vogliamo dir loro che essere visibili è un’opportunità e un’occasione di crescita per se stessi e nella società. E che Gay Help Line, con i suoi servizi, può essere un punto di riferimento importante”.

gay help line madreMigliaia i manifesti affissi nella Capitale così come sugli autobus, dove sono riportate le foto di quattro testimonial: due ragazzi gay, una ragazza lesbica e una madre. Oltre alle affissioni, la nuova campagna di comunicazione di Gay Help Line prevede anche uno spot radio che sarà diffuso sul circuito radio del Comune e uno spot video che sarà diffuso attraverso il circuito video del trasporto pubblico romano, ma anche tramite alcune emittenti locali che hanno dato la loro disponibilità, ma anche attraverso le modalità di diffusione online, sfruttando tutte le opportunità che le nuove tecnologie e i social network come Facebook offrono. “Chiediamo alle tv – aggiunge Marrazzo – di sostenere questa iniziativa mettendo in onda il video come iniziativa contro l’omofobia: si tratterebbe di un’importante comunicazione sociale in un momento in cui si sono verificati moltissimi episodi di violenza e intolleranza. Ringraziamo RomaUno e IES TV che hanno deciso di mandare in onda lo spot gratuitamente e ci auguriamo che molte altre emittenti tv possano seguire il loro importante esempio”. “Voglio ringraziare – conclude Marrazzo – tutto il team dell’agenzia Saatchi & Saatchi, in particolare modo i creativi, con cui abbiamo lavorato per settimane: siamo felici di aver avuto l’occasione di collaborare con una grande e prestigiosa azienda italiana il cui management ha scelto di impegnarsi contro ogni forma di discriminazione diventando partner di Gay Help Line. Molto importante è stato il supporto dell’Amministrazione Comunale e dell’assessore Umberto Croppi che ha sostenuto questa iniziativa, di tutte le volontarie e i volontari che hanno collaborato alla realizzazione e quotidianamente si impegnano gratuitamente per il servizio”.

Via – La Repubblica


Ormai sono “tutte bisessuali e lesbiche”? Ecco una vignetta divertente ed ironica

Ormai sono tutte bisessuali e lesbiche? Ecco una vignetta divertente ed ironica

Come anche da voi sottolineato, pare che le star, quando la notorietà sembra appannarsi un po’, corrano ai ripari dichiarando di essere bisessuali. Magari non si sono mai innamorate o magari amano sia donne che uomini senza preferenze.

E la cosa puzza un po’ di ultima spiaggia per far parlare di sè. Oggi, la nostra amica Carla ci ha mandato questa vignetta divertente che, ironicamente, risolve molti dei dubbi su improvvisi coming out e “conversioni”.

Dopo il salto, guarda il finale del fumetto!:

Ormai sono tutte bisessuali e lesbiche? Ecco una vignetta divertente ed ironica

Ormai sono "tutte bisessuali e lesbiche"? Ecco una vignetta divertente ed ironica é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di martedì 22 giugno 2010.


James Franco non è gay ma lo farebbe per altre 100 volte

James Franco non è gay ma lo farebbe per altre 100 volte

James Franco, per il popolo Lgbt, è uno di quei coming out desiderati, sognati e sperati: un bell’attore, affascinante, sexy, macho che ammette candidamente di preferire gli uomini nel sesso e nei sentimenti. Purtroppo, dall’ultima intervista pubblicata per il “The Indipendent“, l’uomo ha negato di essere omosessuale (quindi, riponente le trombette nel comodino) sebbene ami interpretare quel ruolo al cinema:

“La cosa peggiore, e non la considero una cosa negativa comunque, potrebbe essere quella di essere considerato veramente gay. Non è vero, ma non è che mi interessi granché. Anche correndo il rischio di essere identificato come un attore che interpreta solo ruoli gay ne interpreterei altri cento se fossero delle belle parti”

Ho un po’ digrignato i denti sul “La cosa peggiore“, ma poi il senso del discorso sembrava voler essere positivo… Insomma, pare che il gayradar stia facendo cilecca e che non ci sarà mai una sua dichiarazione come quella tanto ambita: o è solo questione di (altro) tempo?

Foto | ScreenCrave

James Franco non è gay ma lo farebbe per altre 100 volte é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di lunedì 21 giugno 2010.


Omosessualità repressa: eccitato dai maschi, sforzarsi di amare una donna?

Omosessualità repressa: eccitato dai maschi, sforzarsi di amare una donna?

Capita, navigando su Internet, di imbattersi in forum o siti con domande di utenti che si pongono quesiti (di qualsiasi genere) e sperano di trovare una risposta o un conforto da qualche altro internauta. E così, oggi ho letto una domanda molto “forte e volutamente provocatoria(?)”:

“È vero che ho una malattia? E che la cura esiste ed è semplice? Dicono che soffro di omosessualità repressa… E che la cura è semplice… basta accettarsi… è vero? Non è meglio cercarsi una brava ragazza e sforzarsi di amarla?”

Malattia. Cura. Sforzi. Nulla che abbia a che fare con i sentimenti. Eppure, quanti migliaia di ragazzi e ragazze si pongono, più volte, questa domanda? Di fronte ad una natura e a pulsioni, sogni e fantasie che spaventano, la soluzione più semplice potrebbe essere quella di “sforzarsi” ad amare (psicologicamente e fisicamente) una persona del sesso opposto. Ma…

Ma non è una soluzione, non è una cura perché non c’è una malattia. Il sentirsi spaventati, il non voler seguire le proprie pulsioni diventa una violenza che si fa a se stessi. E a quel punto, davvero, si rischia di dare vita ad una malattia dell’anima…

Voi avete passato (o state passando) un momento della vostra vita del genere? In equilibrio tra ciò che agita i vostri desideri e quello che la società (e le persone che vi circondano) pretendono da voi? Come avete vissuto questi sintomi che vi spingevano ad una passione che, spesso, sempre, viene ancora vista come qualcosa di proibito?

E vi è mai accaduto di incontrare un omosessuale “represso”? Nella mia vita sì, alcune volte. Persone che non accettavano di dire “Ti amo” e che dopo qualche giorno ( o poche ore) rinnegavano il tutto, inseguendo la chimera di una famiglia perfetta ideale, con un cane di razza pura che corre in giardino. E dopo anni, ora sono dichiaratamente gay. Forse è questione di esperienze, di persone giuste… di avere il coraggio finalmente di fare il grande salto, senza rischiare di scendere a compromessi (anche) con se stessi.

Foto | RemoteControl

Omosessualità repressa: eccitato dai maschi, sforzarsi di amare una donna? é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di lunedì 21 giugno 2010.


Dopo Anna Paquin, coming out di Vanessa Carlton: “Sono bisessuale!”

Dopo Anna Paquin, coming out di Vanessa Carlton: "Sono bisessuale!"

Ex fidanzata di John Mayer e Stephen Jenkins, Vanessa Carlton, ospite al Nashville Pride, ha fatto una dichiarazione sorprendente e fuori programma. Durante la manifestazione, che ha visto più di 18.000 partecipanti, la cantante ha affermato, con gioia:

“Io sono un’orgogliosa donna bisessuale!”

E le persone presenti hanno iniziato ad applaudire, entusiaste, di fronte a questo inaspettato coming out!

Foto | 8Notes

Dopo Anna Paquin, coming out di Vanessa Carlton: "Sono bisessuale!" é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di domenica 20 giugno 2010.


Coming out gay durante un talent show francese alla “Amici” – Il video

Ramon e François sono due concorrenti di “Nouvelle Star“, un talent show in onda in Francia, mix tra “Amici” e “Superstar”. Ma i due ragazzi, sfidanti in una puntata del programma, avevano un segreto. Dietro le quinte dello show era infatti scattata la scintilla e i due si erano innamorati. La cosa non era pubblica, ma durante una loro esibizione hanno deciso di rendere partecipi tutti i telepettatori.

Come? Durante la sfida sotto le note di “Vous permettez monsieur”, mentre il pubblico era attento a chi scegliere tra i due, quale interpretazione fosse la migliore, i due, al termine, si sono baciati sulle labbra con trasporto, provocando stupore (e applausi).

E mi immagino se accadesse anche da noi, in un qualsiasi reality o talent, una scena del genere. In prima serata. In diretta. Secondo me la telecamera scenderebbe in picchiata a terra, sfumerebbero la scena e nella puntata dopo i due ritornerebbero, entrambi, con una “pronta fidanzata futura moglie”.

Via | TgCom

Coming out gay durante un talent show francese alla "Amici" - Il video é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di mercoledì 16 giugno 2010.


In Italia, Elio di Rupo non è gay ma un “inguaribile single”

In Italia, Elio di Rupo non è gay ma un "inguaribile single"

Che l’Italia non sia il paese più gayfriendly d’Europa non è un mistero, nè qualcosa che fa sobbalzare. Ma quello che è successo in questi ultimi giorni è qualcosa che non crea solo imbarazzo ma fa addirittura preoccupare. Elio di rupo è un probabile prime ministro in Belgio e dichiaratamente gay. Nulla di misterioso, nascosto o torbido: l’ha ammesso lui in prima persona. Ma ecco che, da noi, nei telegiornali, l’uomo, invece, viene indicato come single, con termini che lo fanno apparire come un eterno dongiovanni. E questa cosa non è stata gradita nemmeno da Franco Grillini che, pubblicamente, ha dichiarato:

“Che Elio di Rupo, probabile primo ministro in Belgio dopo le recenti elezioni, sia gay lo sanno anche i sassi ed e’ lui stesso a parlarne senza problemi. In Belgio, non solo lo sanno tutti, ma la cosa risulta essere del tutto indifferente all’elettorato belga che, infatti, lo ha premiato per le sue forti capacita’ politiche. Ma l’Italia e’ l’Italia e cosi’ la tv nostrana lo presenta come “inguaribile single” o “assolutamente single” perche’ ammettere che un primo ministro possa essere omosessuale e’ del tutto impossibile per una informazione prona al clericalismo romano cattolico.”

Assurdo ma vero. Sembra di trovarsi dinanzi ad un gruppo di pettegole di paese che, di fronte ad un uomo “ancora non sposato” lo dipingono come un farfallone e scapolone impenitente. Ma la realtà in questo caso (come in molti altri) è davanti a tutti: non vederla è la specialità italiana.

In Italia, Elio di Rupo non è gay ma un "inguaribile single" é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di martedì 15 giugno 2010.


Fabio Cannavaro è sicuro: Ibrahimovic e Piquè non sono gay!

Fabio Cannavaro è sicuro: Ibrahimovic e Piquè non sono gay!

Dalle pagine di “Vanity Fair“, Fabio Cannavaro, torna sull’argomento omosessualità/calcio. Già qualche tempo fa il giocatore, contrario ai matrimoni gay, ha anche dichiarato di non aver mai conosciuto un compagno di calcio gay. Poteva aver cambiato idea dopo aver visto la foto che ritraeva, teneri ed intimi, Ibrahimovic e Piquè? Sì, l’immagine che ha fatto il giro del mondo e che entrambi hanno negato si trattasse di atteggiamento amoroso. Cannavaro ha così risposto:

“L’ho vista e ho detto: cacchio! Mi sono divertito molto. Conosco Ibra e la sua bellissima moglie. Tutto è fuorchè gay. A volte, quando uno scherza con un compagno, può essere equivocato”

Sì, insomma. Scherzava, tutto qua. E ad avvalorare la sua ipotesi, Fabio sarebbe anche sicuro di quello che i due si sarebbero detti in quella posa:

“Abbiamo perso una bella partita contro l’Inter”

Se lo dice lui… anche se a me sembra più una scena ideale tratta da “Pearl Harbor” o “Titanic”… Ma se lo dice Cannavaro, sarà così no?

Via | VanityFair

Fabio Cannavaro è sicuro: Ibrahimovic e Piquè non sono gay! é stato pubblicato su queerblog alle 14:00 di sabato 12 giugno 2010.


Tiziano Ferro è pronto per il coming out. Troppo tardi!


Tiziano Ferro sarebbe pronto per il coming out. Ad annunciarlo Novella 2000 attraverso il blog della redazione alla quale risulta che il cantante stia lavorando ad un’autobiografia utile per chiarire una volta per tutte se quella famosa Paola, più volte invocate dallo stesso Tiziano in una delle sue prime hit (“Rosso Relativo”, ndr), in realtà fosse Paolo.

Della sessualità del cantante di Latina se ne parla ciclicamente. GAY.tv, riportando la notizia di Novella 2000, ha ricordato ai propri utenti di quella volta che Platinette tra il serio e faceto fece intendere che Tiziano Ferro avesse una certa predilezione per gli uomini orsi.

Fabio Canino, durante la sua breve permanenza ad una delle prime edizioni delle “Iene”, provò a fare un servizio proprio sui gusti sessuali del cantante allora esordiente. Mara Maionchi, che all’epoca produceva il ragazzo, riuscì a bloccare il servizio.

Cinzia Felicetti pare abbia dovuto rinunciare alla direzione di Cosmopolitan dopo aver pubblicato un’intervista a Tiziano Ferro in cui il ragazzo ammetteva di essere bisessuale. Era il luglio del 2004. L’estate in cui incise con Jamelia “Universal Prayer”.

Fino a prova contraria non c’è da aspettarsi un coming out. Se il cantante avesse voluto uscire allo scoperto in questi anni avrebbe potuto farlo. Nel caso in cui il rumor di Novella 2000 fosse vero c’è da chiedersi se cambierebbe qualcosa per Tiziano e le persone che gli stanno attorno. No, probabilmente non cambierebbe nulla.

Tiziano Ferro se avesse voluto sostenere la causa glbt, come altri suoi colleghi, avrebbe potuto farlo prima. Al di là delle proprie preferenze sessuali. Probabilmente, come nel caso di Ricky Martin, l’onestà di un gesto sarà surclassata dalla promozione del nuovo progetto.

Di tutta questa storia, per il momento aleatoria, ne esce bene solo il direttore di Novella 2000 Candida Morvillo. A differenza dei colleghi dichiaratamente omosessuali (sì, mi sto riferendo ad Alfonso Signorini) è una delle poche a credere ancora che il coming out sia una notizia in Italia.

Fu grazie a lei che Alessandro Cecchi Paone, su Vanity Fair, dichiarò di amare fisicamente Paolo. E non solo Paola.

Tiziano Ferro è pronto per il coming out. Troppo tardi! é stato pubblicato su queerblog alle 08:00 di sabato 12 giugno 2010.


Tiziano Ferro e il ’segreto di Pulcinella’. Presto il suo coming out in un’autobiografia.

11 giugno 2010 Redazione Nessun commento
All’interno del mondo gay, l’”outing” (dichiarare pubblicamente l’omosessualità di qualcuno che invece la tace, ndr) non è un sistema molto amato perché possono essere infiniti e diversi i motivi che spingono un gay a non dichiararsi, ma nel 2007 su radio Dee Jay Platinette aveva detto. “Che Tiziano Ferro sia gay lo sanno tutti. Ma [...]

Un libro gay per l’estate: Coming out di Pupa Pippia

11 giugno 2010 Robo Nessun commento

Un libro gay per l'estate: Coming out di Pupa PippiaEsce oggi Coming out. Venticinque storie per uscire dall’armadio di Pupa Pippia per i tipi di Nutrimenti edizioni. L’autrice, che ha gestito un locale gay friendly a Roma, racconta diverse storie – venticinque, come recita il sottotitolo – di coming out.

Storie brevi, ben scritte e ben strutturare. E, soprattutto, sono storie oneste. Non si tratta, infatti, di tutte storie a lieto fine in cui i genitori non fanno altro che aspettare che il proprio figlio sia diverso (anzi, l’unica madre alternativa dei racconti quando sa dell’omosessualità della figlia ha una reazione sconcertante) e nemmeno solo storie truci di figli mandati a vivere sotto i ponti. Sono storie che potrebbero capitare – o essere capitate – a ognuno di noi: chi scopre un mondo tramite internet, chi ne parla in maniera tranquilla e chi decide di non dire nulla, chi viene accolto anche se con sofferenza e chi decide di lasciare la propria famiglia per vivere pienamente, chi quasi si scandalizza che il padre sia tanto tranquillo dinanzi alla rivelazione e chi invece si rende conto che per i genitori è più importante la tranquilla quotidianità e (quasi) preferiscono non dare peso a quanto detto loro.

Lo stile di Pupa Pippia è coinvolgente e ironico, sferzante e compassionevole (se di uno stile di scrittura si può dire compassionevole). Leggiamo nella premessa:

Fare coming out richiede nervi d’acciaio, sangue freddo e una dose di coraggio che i marine al confronto sono femminucce delicate e fragili tutte dediti a orli, pizzi, merletti e allo scambio d’informazioni utili sull’ultimo cartamodello appena uscito in edicola. Di fronte a domande sul proprio orientamento sessuale c’è chi sbianca istantaneamente come si trovasse di fronte a un cobra reale in una caverna sbarrata da un branco di leoni inferociti e incazzati.

Tra le storie raccontate quelle che mi sono più piaciute sono Le specialità della casa in cui una madre capisce che il proprio figlio sta male per le pene d’amore con un ragazzo e lo capisce per “a una mamma, come a Stephanie Forrester, non si può nascondere nulla”; Stirpe di famiglia in cui Valerio, il protagonista, dice di avere “un ottimo rapporto con i miei, nel senso che loro non mi cagano di striscio e io così con loro” e nel bel mezzo di un ricevimento nuziale viene scoperto a fare sesso con uno degli invitati e, su tutti, Scripta manent che ti fa venire un nodo alla gola sia per le difficoltà che incontra il protagonista a dichiararsi con i suoi sia per gli sforzi che i genitori fanno per capire il proprio figlio.

Sinceramente, un bel libro.

Pupa Pippia
Coming out. Venticinque storie per uscire dall’armadio
Nutrimenti, 2010
pp. 112, euro 12,00

Un libro gay per l'estate: Coming out di Pupa Pippia é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di venerdì 11 giugno 2010.


Angelo Garcia, ex compagno di Ricky Martin nei Menudo è gay dichiarato

Angelo Garcia, ex compagno di Ricky Martin nei Menudo è gay dichiarato

Quest’uomo dal fisico così “asciutto” è Angelo Garcia ed era un componente dei Menudo, la prima band di cui Ricky Martin faceva parte, agli esordi. Intervistato, ha spiegato tranquillamente di essere gay dichiarato e di non averlo mai nascosto:

“Non sono mai stato all’oscuro, nè ho mai mentito sulla mia sessualità. Ho sempre voluto essere onesto e sincero con me stesso e con gli altri. Sono una persona molto fisica e mi piace fare sesso con gli uomini. Mai detto qualcosa di diverso a qualcuno”

E poteva non parlare anche del suo ex collega Ricky? Ovviamente no ( e cliccando dopo il salto, troverete Angelo a figura intera…):

“Sapevo che Ricky era gay, ma non l’avrei mai raccontato a nessuno. So che sembra avere una famiglia meravigliosa, adesso, e a suo agio in questi panni. Cosa potrebbe mai volere di più qualcuno?”

Angelo Garcia, ex compagno di Ricky Martin nei Menudo �¨ gay dichiarato

Via | Boyculture

Angelo Garcia, ex compagno di Ricky Martin nei Menudo è gay dichiarato é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di martedì 08 giugno 2010.


Valerio Scanu non è gay (e non conosce il significato del termine “outing”)

Valerio Scanu non è gay (e non sa il significato del termine "outing")

Valerio Scanu, insieme a Marco Carta sono nel mirino di coloro che insistono e attendono un coming out dei due cantanti. Ma loro, niente, irremovibili. Anzi, al secondo iniziano pure a girare ad elica per questa storia, ribadendo delusione e rabbia per le sue foto online spuntate su siti gay (quella con la piastra per i capelli, avete presente?). Valerio Scanu, invece, è colui che passa la sera prima di Sanremo a fare la tinta dei capelli a Noemi e vive in casa con il grande e unico amore: il suo cane. Ulisse? Maciste? Hulk? No, Miranda.

Ma in una delle sue ultime interviste, punzecchiato dal giornalista, anche Scanu ha voluto ribadire la sua ferma e decisa eterosessualità, negando la voce:

“Lo si dice per quasi tutte le persone del mondo dello spettacolo. Se lo fossi, non avrei problemi a fare outing. Ho un mucchio di amici gay che parlano tranquillamente della loro sessualità”

Valerio… Coming out, non outing…

Via | Voce
Foto | ValerioScanu, fansclub

Valerio Scanu non è gay (e non conosce il significato del termine "outing") é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di martedì 08 giugno 2010.


L’omofobo sta in panchina. Consigliò agli atleti gay di stare nascosti, non giocherà.

6 giugno 2010 Redazione Nessun commento
Il caso Akermanis sembra essere giunto alle sue note conclusive. Jason Akermanis, biondo maschione dal cognome da agente segreto, nella vita in verità fa il giocatore di football. Anzi, forse il tempo più adatto sarebbe il passato, visto che dall’Australia, sua nazione di nascita, sembra arrivare lo stop alla sua carriera di sportivo. A causare la [...]
SEO Powered by Platinum SEO from Techblissonline