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Posts Tagged ‘Diritti-LGBT’

Il Nepal ospiterà ad agosto il suo primo Gay Pride

A chiudere la lunga estate dell’orgoglio gay mondiale ci sarà, a sorpresa, il Nepal. Si spera che la partecipazione alla manifestazione, la prima del genere nel piccolo stato incastonato tra India e Cina, si aggiri intorno alle 3mila persone quando, il 25 agosto prossimo, il corteo arcobaleno attraverserà la capitale Kathmandu. La scelta della data non è stata casuale, visto che proprio alla fine del mese più caldo dell’anno si tiene il tradizionale festival in cui gli uomini si travestono da donne, adottato in questi ultimi anni proprio dai gruppi gay. Sunil Pant, l’attivista per i diritti gay più famoso del paese asiatico, si è detto contentissimo: “Vogliamo far diventare questa manifestazione un evento di eco internazionale. Il Nepal ha fatto così tanti progressi nel campo dei diritti lgbt negli ultimi anni, e speriamo di diffondere la speranza e di ispirare gli altri”.

Kathmandu ha decriminalizzato l’omosessualità solo nel 2007, ma i diritti degli omosessuali potrebbero entrare a breve nella Costituzione, mentre si sta pensando contemporaneamente all’adozione di una legge per permettere il matrimonio tra persone dello stesso sesso. All’inizio di quest’anno, i responsabili per il turismo nepalese hanno annunciato di attendere oltre un milione di turisti per il 2010, a fronte degli attuali 400mila, e c’è allo studio la possibilità di celebrare i matrimoni gay ai piedi dell’Everest  e di continuare con una romantica luna di miele, comprensiva di un tour in sella agli elefanti.

Via – Pink News


La nuova costituzione dello Zimbabwe nega i diritti lgbt

Mentre il mondo occidentale sta facendo passi in avanti per l’approvazione delle unioni omosessuali e l’eliminazione delle discriminazioni su base sessuale, il Continente Nero sta continuando a stupirci in negativo. L’ultimo caso arriva dallo Zimbabwe, dove gli omosessuali non sono assolutamente contemplati nella bozza costituzionale che dovrà essere sottoposta a breve a referendum. L’omosessualità non è attualmente illegale nel paese africano, ma la sodomia è punita con una pena detentiva fino a un anno. L’associazione nazionale Gays and Lesbians of Zimbabwe (Galz) è stata spesso vittima di intimidazioni e dichiararsi omosessuale comporta una vita di vessazioni e il pericolo di uccisione, in un Paese dove i pregiudizi e gli stereotipi sui gay sono ancora vivi e ampiamente diffusi.

Il coordinatore dell’assemblea costituente, Munjodzi Mutandiri, ha dichiarato che la questione dei diritti degli omosessuali è stata da entrambi i partiti politici, lo Zanu-Pf del presidente Robert Mugabe e il Mdc del primo ministro Morgan Tsvangirai, sacrificata al consenso: “I politici sanno che l’omosessualità è un argomento spinoso in Zimbabwe e lo usano per scopi politici”. Il presidente Mugabe, conosciuto per la sua omofobia, alla Fiera internazionale del Libro di Harare nel 1995, definì i gay “peggiori di cani e maiali”, ribadendo la sua posizione discriminatoria la settimana scorsa, di fronte alla folla riunita nella Chiesa Apostolica del distretto orientale di Marange, quando tuonò il suo no “ai diritti degli omosessuali”.

Il gruppo Galz non si arrende e chiede strenuamente che siano rispettati i diritti degli omosessuali nella vita quotidiana, sul posto di lavoro, negli ospedali e nella ricerca dell’alloggio. “Anche se in molti accoglierebbero con favore la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, per noi la priorità è che siano protetti i diritti di base di gay e lesbiche” ha specificato il direttore Chesterfield Samba. Il Galz ha presentato le sue richieste al Comitato parlamentare sulla Costituzione (Copac), riunito dal 21 giugno scorso, ed è ancora in attesa di una risposta. “Ma siamo sicuri che le nostre istanze non saranno incluse nel documento finale”, ha concluso laconicamente Samba.

Via – Diretta News


Al Palazzo di Vetro entra una rappresentanza del mondo gay

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L’ONU accoglierà una delle maggiori organizzazioni non governative a sostegno dei diritti lgbt come gruppo di pressione all’interno del sistema delle Nazioni Unite. L’associazione International Gay and Lesbian Human Rights Commission aveva richiesto di entrare, da oltre tre anni, con poteri consultivi all’interno del Palazzo di Vetro, senza il diritto di voto. Il Consiglio economico e sociale dell’Onu, che si occupa di questo tipo di accrediti, non aveva inizialmente accettato la richiesta, influenzato dall’Egitto, Russia e Cina compatte sul fronte del no. Oggi, però, i cinquantaquattro Paesi del Consiglio hanno dato luce verde con 23 voti a favore, 13 contro e 13 astensioni. Oltre a Pechino, Mosca e Il Cairo, il rifiuto è stato espresso anche da Niger, Marocco, Malesia, Pakistan, Arabia Saudita e Venezuela. Tra le grandi potenze a favore dell’entrata del gruppo troviamo invece Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Germania, Brasile e Giappone.

Grazie a questa decisione, l’IGLHRC parteciperà alle riunioni, potrà presentare dichiarazioni e documenti, oltre a collaborare attivamente con le Nazioni Unite e i vari governi mondiali che vi aderiscono. La Commissione Internazionale per i Diritti dei Gay e delle Lesbiche è la decima organizzazione arcobaleno a essere riconosciuta nell’ONU, dove nella sua sede newyorkese si prendono decisioni e iniziative che influenzano la vita di miliardi di persone. Il presidente USA Barack Obama, colui che più degli altri sta cercando di abbattere le discriminazioni e dare nuovi diritti alla comunità lgbt americana, ha salutato con favore questa iniziativa:’Oggi, con l’inclusione della Lesbian and Gay Human Right Commission, le Nazioni Unite sono piu’ vicine agli ideali per cui furono fondate”.

Via – Pink News


L’Irlanda riconosce le unioni civili gay

irishandgayflagUn altro stato cattolico si aggiunge alla lista di quei paesi europei che, pur non rinnegando le proprie radici culturali e la fede della maggioranza della popolazione, protegge e tutela i diritti della comunità lgbt. Questa volta si tratta dell’Irlanda, che ha approvato in tempo record una legge che salvaguarda i diritti delle coppie dello stesso sesso, equiparandole a quelle eterosessuali in materia di eredità, welfare, pensioni, tasse e molto altro. Ieri mattina la presidentessa Mary McAleese ha firmato il provvedimento, dopo il parere favorevole del Parlamento e del Senato, rendendo così il Civil Partnership Bill legge a tutti gli effetti. Oltretutto, grazie a questa normativa, se una coppia irlandese contrae un’unione civile nell’Irlanda del Nord, che ricade sotto la giurisdizione inglese, o negli Stati Uniti, questa sarà immediatamente riconosciuta da Dublino.

Anche se la prima unione civile sarà possibile solamente a partire dal 2011, per via dei cambiamenti che devono essere apportati congiuntamente dai dipartimenti dell’Economia e delle Pari Opportunità, Kieran Rose del “Gay and Lesbian Equality Network”, assieme ad altre associazioni per i diritti degli omosessuali, ha commentato positivamente la notizia: “È un tributo all’apertura e all’accoglienza che contraddistinguono da sempre la società irlandese, oltre all’impegno di tutti i nostri politici. Rappresenta una pietra miliare nel riconoscimento dei diritti civili delle persone gay e lesbiche”.

Via – Advocate


Il veto della governatrice blocca le unioni civili gay nelle Hawaii

Hawaii_CivilBeatLa governatrice dello stato delle Hawaii ha posto il suo potere di veto alla legge sulle unioni civili tra omosessuali, già approvata dal Parlamento e dal Senato a maggioranza. La repubblicana Linda Lingle, dopo due mesi di dure polemiche e dibattiti accesi, ha riflettuto e ha deciso di non tradurlo in legge. Se fosse stata implementata, la misura avrebbe garantito alle coppie omosessuali gli stessi diritti civili e gli stessi benefici dello Stato garantiti alle coppie sposate, anche se per le coppie dello stesso sesso questo non si prefigurava come “matrimonio” ma come semplice “unione civile”, proprio per ribadire l’unicità del matrimonio stesso.

Gli attivisti statunitenti per i diritti gay non si sono certo scoraggiati e sembra che stiano già preparando una causa legale per ribaltare la decisione della Lingle. La governatrice, da sempre avversaria dell’uguaglianza matrimoniale tra coppie etero e omosessuali, ha dichiarato che le unioni civili porterebbero sicuramente all’approvazione della legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso e, a suo parere, il Bill 444 sulle Unioni civili avrebbe introdotto semplicemente “il matrimonio gay con un altro nome”. Non tutto è perduto per l’arcipelago del Pacifico, visto che Camera e Senato hanno la possibilità di aggirare il veto con una nuova approvazione della legge a maggioranza qualificata.

Eppure, proprio la Corte Suprema delle Hawaii aveva stabilito, nel 1993, che negare alle coppie gay il diritto a unirsi in matrimonio fosse incostituzionale – anche se, dopo anni di battaglie legali, lo Stato avrebbe poi modificare la propria Costituzione per permettere ai legislatori di vietare lo stesso il matrimonio omosessuale – facendo iniziare cosi quel movimento internazionale a favore delle unioni omosessuali che da qualche anno sta iniziando a dare i suoi frutti in Europa e negli Stati Uniti d’America.

Via – PinkNews


Irlanda: il parlamento dà il via libera alle unioni civili gay

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L’isola britannica, da sempre considerato fanalino di coda in Europa per quanto riguarda l’economia e i diritti, sta cambiando in meglio e l’ha dimostrato ieri, quando i parlamentari locali hanno approvato una legge che permetterà agli omosessuali di accedere al partenariato civile. I gay e le lesbiche potranno godere cosi di alcuni diritti e doveri finora riservati alle sole coppie etero, come la tutela della casa comune, la lotta alla violenza domestica e vari miglioramenti per quanto riguarda i contratti di locazione, la successione, le pensioni, le agevolazioni per le tasse, l’immigrazione e i servizi sociali.

Si pensa che questo disegno di legge diventerà operativo già dall’autunno, a 17 anni di distanza dalla decriminalizzazione dell’omosessualità in Irlanda. Nelle prossime due settimane il testo verrà esaminato e votato dal Senato, che potrà rispedirlo, in caso di esito negativo, al Parlamento. Una volta passato alla camera alta, la firma del Presidente farà diventare il progetto una realtà per tutti i cittadini omosessuali irlandesi. Gli attivisti di Dublino esprimono la loro soddisfazione per questa iniziativa, aspettata da oltre un decennio nell’isola, ma fanno notare come nel testo licenziato dal Parlamento sia assente il sostegno e la tutela dei tanti bambini che hanno come genitori le coppie dello stesso sesso.

Via – PinkNews


Obama e la Clinton rinnovano il loro impegno per i diritti lgbt

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Una platea calorosa e applausi scroscianti hanno accolto martedì 22 giugno il Presidente americano Barack Obama e il Segretario di Stato Hillary Clinton che, nel corso di due diversi eventi celebrativi di quello che è dal 1969 il mese dell’orgoglio lgbt, hanno rinnovato il loro impegno a porre fine alle violenze e alle discriminazioni contro gli omosessuali.

 “Non è giusto, non fa parte del nostro essere americani, e dobbiamo porre fine a questo“, ha dichiarato Obama alla Casa Bianca, di fronte ai rappresentanti delle comunità omosessuali di tutta l’America, aggiungendo che “le coppie gay e lesbiche meritano gli stessi diritti e le stesse responsabilità che spettano a tutte le coppie sposate in questo paese”. Un anno fa, nel corso dello stesso appuntamento, il presidente americano si era ritrovato davanti una pubblico freddo e demoralizzato, che accusava l’establishment di aver compiuto passi indietro nei riconoscimenti dei diritti dei gay. Martedì, al contrario, il discorso di Obama è stato interrotto da calorosi applausi con i quali la platea ha sottolineato il suo apprezzamento per i progressi compiuti, tra i quali l’estensione dei benefici per gli impiegati federali omosessuali, un progetto di legge contro le discriminazioni sul posto di lavoro e il tentativo di abrogazione del Don’t Ask Don’t Tell. Come spesso dichiarato, il presidente degli Stati Uniti non punta al matrimonio tra le persone dello stesso sesso, ma intende favorire le unioni civili che, secondo la sua opinione, darebbero alle coppie omosessuali gli stessi diritti delle coppie sposate.

Parole di impegno a favore dei diritti della nostra comunità erano arrivate poco prima anche da Hillary Clinton: durante un incontro organizzato dal Dipartimento di Stato e dal Glifaa, l’organizzazione per i gay e le lesbiche nelle Agenzie per gli Affari Esteri, ha riaffermato a nome dell’intera amministrazione americana “l’impegno per proteggere i diritti di tutti gli esseri umani”, aggiungendo che “Ci stiamo muovendo insieme nella giusta direzione“.

Molti attivisti lgbt si sentono però frustati da questi piccoli passi in materia di diritti civili e lamentano che Obama non si impegna abbastanza in questo campo, e chiedono altresì che l’attenzione venga posta soprattutto sul diritto di adozione agli omosessuali e l’approvazione di leggi severe contro la discriminazione. Un sondaggio condotto il mese scorso ha evidenziato come il 70% degli americani sia favorevole ai gay e alle lesbiche apertamente dichiarati nell’esercito, ma ben il 53% degli intervistati si è dimostrato strenuamente contrario alla legalizzazione del matrimonio omosessuale.

Via – Pink News


Torino, un pride “diverso” per difendere i diritti di tutti

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Un corteo composto non sono dal popolo lgbt, ma anche da donne e immigrati. Il gay pride di Torino 2010 è stato sicuramente un successo di presenze: migliaia di persone si sono alternate dietro il serpentone, di carri e striscioni, lungo un chilometro, con in mente e nel cuore lo slogan “I diritti sono il nostro pride”.

L’appuntamento annuale con l’orgoglio lgbt, organizzato dal Coordinamento Torino Pride, dalle Donne di Torino per l’Autodeterminazione e il Collettivo Immigrati auto organizzati, quest’anno aveva un sapore diverso, nella città piemontese che ha scoperto di essere un caposaldo friendly dopo il gay pride nazionale del 2006 Le parole chiave, quest’anno più che mai, sono state libertà di scelta e valori; e così si sono viste le metalmeccaniche, gli studenti medi e universitari, la Consulta per la laicità delle istituzioni, l’Anpass, le famiglie Arcobaleno,torinocastello2 l’Agedo, passando per i gruppi artistici, anarchici, i centri sociali e i partiti politici. Ci si è soffermati soprattutto sulla difesa della legge 194 e della pillola abortiva, uno dei temi dominanti della manifestazione: Silvio Viale, il ginecologo che per primo sperimentò la compressa abortiva, ha portato al Gay Pride un sacco contenente le scatole vuote di RU486 utilizzate all’ospedale Sant’Anna, per protestare contro le parole espresse dal nuovo governatore del Piemonte Cota che si scagliò contro la pasticca di cui tanto si è parlato nei mesi scorsi.

Il corteo, bagnato per via della pioggia ma comunque allegro, si è snodato da Porta Susa a Piazza Vittorio attraversando il centro di una Torino sempre attenta e molto presente, dai portici e dai balconi, per seguire i carri, le bandiere di associazioni e gruppi di vario tipo e la moltissima gente comune che ha deciso di manifestare per i diritti di tutte e tutti, come dimostrano le immagini. La grande festa del pomeriggio è proseguita alla sera nello storico locale BIG con un’apericena seguita da musica, intrattenimento e balli.

L’opposizione delle identità crea nemici – ha detto con fierezza Patrizia della Donne per l’Autodeterminazione – Alcuni diritti invece sono di tutti e non sono negoziabili. Siamo qui oggi perchè vogliamo misurarci con le persone e non fare come la politica che è sempre più virtuale e passa sulle nostre teste. L’orgoglio è un’appartenenza comune”.

 

Via – La Stampa


La stagione dei Pride

Inizia la stagione dei Pride, l’occasione di maggiore visibilità delle persone gay, lesbiche,bisessuali, trans*, intersessuali e queer.

We Have a Dream” cerca da sempre di contribuire fattivamente alla costruzione di una comunità consapevole, quanto più coesa ed estesa, e proprio per questo non aderisce formalmente a manifestazioni istituzionali pur promuovendone la conoscenza.

Pride significa “orgoglio”, libertà di essere quello che si è, ognuno/a coi sui tempi e i suoi percorsi, convinti/e che le cose potranno cambiare solo se troveremo il coraggio di metterci la faccia e di renderci visibili alla società.

Questo non significa necessariamente aderire ad un progetto specifico quanto piuttosto comprendere l’importanza di camminare lungo un sentiero che ci consenta di vivere liberamente nella pienezza del nostro essere.

I Pride e gli eventi che li accompagnano sono momenti centrali di visibilità e di confronto dell’universo LGBTIQ con il resto della società. Essi contribuiscono, a volte in maniera determinante, a compattare la comunità delle persone LGBTIQ e a dare sostegno a chi decide di vivere alla luce del sole. Per questo WHAD invita a conoscere e a partecipare alle iniziative dei Pride che, dal 12 giugno in poi, si svolgeranno in giro per l’Italia, cercando di coinvolgere anche altre persone.

MILANO 12 GIUGNO 2010 “ORA NE ABBIAMO ABBASTANZA!” – http://www.pridemilano.org

PALERMO 19 GIUGNO 2010 “SICILIA PRIDE” - http://siciliapride.org/

TORINO 19 GIUGNO 2010 “I DIRITTI SONO IL NOSTRO PRIDE” -http://www.torinopride.it/

NAPOLI PRIDE NAZIONALE 26 GIUGNO 2010 “ALLA LUCE DEL SOLE”-http://www.napolipride.com/

ROMA 3 LUGLIO 2010 “OGNI BACIO UNA RIVOLUZIONE”-http://www.romapride2010.it/

TREVIGLIO 3 LUGLIO 2010 “GUARDIAMOCI IN FACCIA” -http://www.trevigliopride.it/

CATANIA 10 LUGLIO 2010 “VERSO UN FUTURO DIVERSO” – http://www.cataniapride.it


L’Italia si conferma tra le peggiori in Europa per i diritti gay

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Secondo l’associazione ILGA Europe (“International Lesbian and Gay Association”), l’Italia è in fondo alla classifica del Vecchio Continente per quanto riguarda la protezione e il riconoscimento dei diritti lgbt sul suo territorio.

È stata stilata una vera e propria classifica di tutti gli stati europei con tanto di punti assegnati e tolti per ogni riconoscimento e diritto acquisito o negato, con una scala compresa tra 10 (punteggio positivo massimo) e -4 (punteggio totalmente negativo). I punti positivi sono stati assegnati a quei paesi che si sono dotati di una legislazione basata sulla protezione dalle discriminazioni dell’orientamento sessuale, sul riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso e dei diritti civili, oltre al sanzionamento dell’omofobia a livello giuridico. I punti negativi sono stati invece “conquistati” da quelli stati che hanno leggi che non permettono gli atti sessuali tra persone omosessuali, hanno ancora un’età del consenso non in linea con il resto del continente e hanno violato il diritto delle persone lgbt alle assemblee pacifiche e alla libertà di associazione negli ultimi 10 anni.

Il nostro bel paese ha guadagnato un solo punto, facendo compagnia all’omofoba Malta e alla sempre più ortodossa Grecia. Peggio di noi, con zero punti acquisiti, hanno fatto solo la Polonia, la Città del Vaticano, la Lettonia e Cipro; la parte nord di quest’ultimo paese, diviso da decenni tra greci e turchi, considera l’omosessualità ancora fuori legge, anche se questa legislazione è applicata raramente. Nell’est Europa c’è ancora molto da lavorare, visto che Russia, Ucraina, Moldavia e Bielorussia hanno registrato punteggi sotto lo zero. A guidare la classifica delle nazioni virtuose si piazza la liberale Svezia con il massimo punteggio, seguita con nove punti da Belgio, Spagna, Norvegia e Olanda.

Via – Advocate


Bilancio negativo del Baltic Pride tra violenza e omofobia


baltic pride....Doveva essere la festa dell’orgoglio gay baltico, ma si è concluso tra i lacrimogeni e con numerosi arresti quando un consistente gruppo di contestatori si e’ scontrato con le forze dell’ordine. La situazione ha rischiato di precipitare quando, al grido di “Morte agli omosessuali” e “Lituania ai lituani”, circa tremila oppositori hanno occupato l’area circostante al Reval Hotel, lanciando bottiglie, sassi e bombe fumogene contro gli agenti, facendo registrare momenti di altissima tensione. La polizia è stata cosi costretta a disperdere la folla usando i fumogeni contro questi vandali violenti; diciannove di essi sono stati identificati e sono finiti in manette, tra loro anche due membri del parlamento.

Secondo gli organizzatori, lo scopo della sfilata di sabato tenutasi a Vilnius, a cui hanno partecipato circa 300 persone, era quello di denunciare l’intolleranza di cui gli omosessuali sono vittima in un Paese come la Lituania, a maggioranza fortemente cattolica. Al corteo ha preso parte anche il parlamentare tedesco Volker Beck, che ha parlato di un “forte segnale per ricordare al governo che siamo in Europa e che i gay hanno gli stessi diritti degli eterosessuali”. La manifestazione era stata bloccata la settimana scorsa per “motivi di ordine pubblico”, ed era stata riammessa solo in extremis grazie alla sentenza lampo della Corte Suprema locale.

 

In questo video potete vedere alcuni fotogrammi della manifestazione, ma molti altri video e foto circolano su Youtube e sui social network, per denunciare il clima omofobo che si respira in Lituania e gli esiti negativi di questo evento, calpestato da un’ondata di violenza e omofobia a cui troppo spesso ci si fa l’abitudine.


Via – Libero News


Jonathan Kashanian, intervistato da Barbara d’Urso, cerca l’amore. Con una donna o con un uomo

Jonathan Kashanian, intervistato da Barbara d'Urso, cerca l'amore e potrebbe essere con una donna o con un uomo

Jonathan Kashanian, uno dei concorrenti più conosciuti delle varie edizioni del “Grande fratello“, è stato intervistato ieri da Barbara d’Urso a “Domenica Cinque”. E ieri, si è parlato anche della sua vita privata e delle sue preferenze “sessuali”. Insomma, che Jonathan non sia esattamente il Bruce Willis italiano penso sia chiaro e sotto gli occhi di tutti, no? E, durante il dialogo tra lui e la presentatrice, è lo stesso intervistato a parlare dei propri gusti. Prima parla del suo primo bacio e della sua prima cotta (”Era una donna?” domanda la d’Urso “Ovvio!” risponde lui), per poi ammettere tristemente di non essersi sentito mai amato ma di aver compreso una cosa nella sua esistenza, in campo affettivo:

“In questo momento della mia vita non c’è nessuno. Ma quando mi chiedono se sono gay, rispondo che io cerco l’amore a prescindere dal fatto che sia poi un uomo o una donna: in questo momento della mia vita non c’è una direzione precisa”

Insomma, è bisessuale, confuso, non si capisce bene: lui cerca l’amore (perché noi no?). E non vuole andarsene da questo mondo, prima di aver formato una famiglia. A quel punto, Barbara gli fa presente che, affinché ciò accada, in Italia c’è solo una possibilità, quindi legarsi sentimentalmente con una donna. Ma lui non è d’accordo. E “se gli capitasse” di innamorarsi di un uomo, farebbe di tutto per adottare:

“Se mi dovessi ritrovare a 40 anni senza una famiglia, andrò all’estero per adottare un bambino del terzo mondo e sarò una iena contro tutti coloro che me lo impediranno perché ci sono genitori che non sono degni di essere chiamati genitori e una bambino starebbe molto meglio con me”

E ovviamente il pubblico “pecorone” che batte le mani e approva con aria convinta e serena. Peccato che se poi accadesse veramente, fra una decina d’anni, gli griderebbero contro dandogli dell’egoista e sottolineando come la vera famiglia sia solo uomo + donna (citofonare Meluzzi).

Foto | Screenweek


Matteo Maffucci degli Zero Assoluto parla di Ricky Martin e invita ad una ribellione generale contro la situazione gay in Italia

Matteo Maffucci degli Zero Assoluto parla di Ricky Martin e invita ad una ribellione generale contro la situazione gay in Italia

Matteo Maffucci (a destra), componente degli Zero Assoluto, ha una rubrica fissa su “Vanity Fair” (motivo mio personale di invidia) nella quale esprime la sua opinione sui vari fatti di cronaca e attualità in Italia. E questa settimana, ha parlato del famoso coming out di Ricky Martin, esprimendo il proprio appoggio ma anche il proprio disgusto sulla situazione dei diritti gay nel nostro Paese:

“Mi sono reso conto che sul tema dell’omosessualità stiamo ancora discutendo se è giusto o no che due persone possano condividere insieme una vita anche di fronte allo Stato. Ma vi sembra normale? A me no, anche perché in Italia non si può fare. E allora mi chiedo per quale motivo non avvenga un’insurrezione popolare. Non di uomini e donne gay, di tutti. È una questione di giustizia ovvia, di rispetto e di civiltà. È deprimente accorgersi di vivere in un Paese che con l’alibi della “vicinanza” al Vaticano ancora cincischia intorno a un problema così importante”

Parola sante a cui segue un’ammissione di “colpa” del cantante stesso che chiede scusa pubblicamente:

“Mi metto in prima fila e mi cospargo il capo di cenere e chiedo scusa anche perché non ho mai fatto nulla per migliorare le cose: è sempre stato quell’atteggiamento che porta a pensare che ‘ci penserà chi di dovere’ a pulirmi la coscienza. Stronzate! Se c’è una cosa che sto capendo, crescendo, è che far finta di niente è accettare lo status quo. Ma come facciamo a definirci un Paese moderno? Siamo gli ultimi degli ultimi. Svegliamoci. A chi dà fastidio se i gay hanno una possibilità in più per essere felici?”

Foto | Divertimento


Stati Uniti: Barack Obama censura la protesta gay



A sei mesi di distanza dall’assegnazione del Nobel per la Pace a Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, si può affermare senza essere smentiti che il comitato svedese ha fatto il passo più lungo della gamba.

È di questi giorni la notizia riguardante il confronto, poco civile, che sta avvenendo tra la comunità omosessuale statunitense e il proprio primo cittadino. La polizia di Washington ha infatti impedito a giornalisti e fotografi di documentare la protesta organizzata da gay e lesbiche contro Barack Obama.

A nulla è servito il recente provvedimento preso, a seguito del quale in ospedale etero ed omosessuali possono godere dei propri diritti. La comunità GLBTQ statunitense vuole di più. Vuole che l’apertura del matrimonio alle coppie omosessuali non sia monopolio solo di pochissimi stati.

Probabilmente per quanto fatto finora da Barack Obama in altri campi, su tutti quello della sanità pubblica, l’obiettivo non è neanche da considerarsi impossibili. Anzi.

Certo è che tale traguardo non potrà mai essere raggiunto con la censura o attraverso altri strumenti che tutto fanno pensare tranne alla pace.


Obama ordina agli ospedali di permettere alle coppie gay le visite e di poter prendere decisioni di salute l’uno per l’altro

Obama ordina agli ospedali di permettere alle coppie gay le visite e di poter prendere decisioni di salute l'uno per l'altro

Barack Omaba ha dato l’ordine a tutti gli ospedali americani di concedere e riconoscere i diritti alle coppie gay. Il dipartimento di Sanità dovrà impedire ogni discriminazione per le coppie dello stesso sesso. Le associazioni gay hanno esultato dinanzi a questa decisione, lamentandosi da sempre del divieto in alcuni ospedali per il partner gay di assistere il proprio compagno o di poter prendere decisioni in merito alla salute, solo perchè non vincolato da legami di sangue. Ecco cosa ha affermato Joe Solomense, il direttore dell’organizzazione Human Rights Campaign.

“La discriminazione tocca ogni aspetto della vita delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e transgender, anche nei momenti di dolore e malattia, quando noi abbiamo maggiormente bisogno di avere chi ci ama accanto”

Mentre, dopo il salto, vi riportiamo le parole di Obama usate nell’ordine esecutivo:

“Ogni giorno, in tutta l’America, a pazienti viene negata la cura dei loro cari ai gay e le lesbiche americane viene spesso vietato di stare accanto a compagni di una vita, vietato di prendere decisioni in caso che il paziente non sia in grado di fare”

Successivamente l’uomo ha chiamato Janice Kangbehn, la donna che ha vissuto 18 anni insieme alla compagna e a cui non ha potuto dire addio a causa della burocrazia, dopo che la donna era stata colpita da un aneurisma cerebrale (noi di Queerblog ne avevano già parlato ai tempi in cui era accaduto)E lei stessa ha commentato:

“Sono anni che ripeto che tenere la mano a qualcuno che sta morendo non è un diritto dei gay ma un diritto umano, ed ora il presidente mi chiama e mi dice che ‘è d’accordo con me, è una cosa sorprendente”

Foto | Mj


In Argentina il primo matrimonio lesbico, il Costa Rica ci pensa ma non troppo


Il continente centro e sud americano nel campo dei diritti lgbt ci sta davvero sorprendendo. Se in Messico vengono celebrati ogni settimana decine e decine di matrimoni tra persone dello stesso sesso, gli altri paesi vicini (e non) si stanno rimboccando le maniche per stare al passo con le più moderne e innovative legislazioni europee in materia di unioni civili.

ArevaloUna coppia di lesbiche, esiliate dal 1976 al 1983 durante la dittatura militare argentina, si sono unite in matrimonio venerdì scorso nella loro terra natia. Le 67enni Norma Castillo and Ramona Arevalo sono sostenitrici della campagna “Same Right, Same Names”, curata dall’Associazione Argentina LGBT a sostegno della parità e del riconoscimento tra il matrimonio gay e quello etero. Lo scorso dicembre altre due coppie, questa volta di uomini, si sono potute sposare in seguito al verdetto favorevole dell’alta corte che ha dato il proprio benestare alla loro unione.

Il presidente del Costa Rica Óscar Arias, secondo quanto riportato da un giornale locale, è favorevole a un riconoscimento legale delle coppie omosessuali: “Una persona, uomo o donna che sia, non può scegliere la sua inclinazione sessuale; essa è data dalla natura o da Dio. Ci sono cose date da Dio e noi dobbiamo evolverci e accettarle. La Chiesa (Cattolica) deve evolversi.” Peccato che Arias rimarrà in carica solo fino all’8 maggio 2010, quando sarà sostituito dalla nuova presidentessa Laura Chinchilla. Di lei ci eravamo già occupati tempo fa in merito alle sue dichiarazioni sul matrimonio: istituzione intoccabile, per le persone omosessuali si batteranno altre strade per riconoscere loro i diritti civili e patrimoniali che spettano alle coppie etero, ma non è una priorità.


Via – Advocate.com


Terminato il corso per insegnare ai dipendenti comunali di Roma come comportarsi con il mondo lgbt


campidoglio1“Politicamente corretto”. Cosi si può definire il primo corso di informazione e formazione centrato su “Orientamento sessuale e identità di genere”, promosso unitamente dal Campidoglio e da diciassette fondazioni ed organizzazioni a favore dei diritti lgbt e di una maggiore integrazione delle persone omosex e trans nella società. Tra queste troviamo lo storico circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Agedo Roma, Arcigay Roma, Arcilesbica, Azione Trans, Di Gay Project e Cgil-Ufficio Nuovi Diritti.

A tracciarne il bilancio è stato l’assessore alle Politiche Culturali di Roma Umberto Croppi nella Scuola di formazione vigili urbani di Cinecittà. Questa iniziativa, fortemente voluta e finanziata dal sindaco capitolino Alemanno, era riservata ai dipendenti comunali a maggior contatto con il pubblico, tra cui impiegati degli uffici anagrafici e appartenenti al corpo della Polizia municipale. Un corso serio e professionale, almeno a giudicare dai temi trattati e dal bilancio più che positivo stilato dal comune di Roma. Un primo seminario è stato finalizzato “a fare chiarezza sui termini gay, lesbica, eterosessuale, transessuale e bisessuale”. Quindi, sessioni su omosessualità, omofobia e coming out, trans e transfobia; a seguire un approfondimento su “Corpo, sessualità, identità: il ruolo dei processi culturali nella definizione dei quadri normativi”, e un appuntamento dedicato a come relazionarsi con le persone lgbt con l’obiettivo di promuovere la sicurezza.

La prova più importante per il sindaco Alemanno lo attende però a giugno, quando Roma sarà invasa da migliaia di manifestanti per il pride locale. Li dovrà dimostrare che alle parole e ai progetti devono seguire fatti concreti, facendo capire veramente alla comunità omosessuale e transessuale capitolina che non sono soli, partecipando con la fascia tricolore alla sfilata e intervenendo sul palco conclusivo, in mezzo ai rappresentanti lgbt. Certo, sarebbe un bel sogno. Ma di certo un anno fa nessuno di noi avrebbe mai azzardato l’ipotesi di questo corso di formazione e informazione promosso proprio dal comune di Roma, e sognare di questi tempi non nuoce certamente a nessuno.

Via – Il Giornale


FIRENZE RIMETTE A CONSULTA RICHIESTA MATRIMONIO GAY

16 dicembre 2009 admin Nessun commento

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”La Corte d’Appello di Firenze ha rimesso alla Corte Costituzionale la decisione sul merito del ricorso presentato da una coppia gay che aveva ricevuto un diniego, da parte del Comune di Firenze, alle pubblicazioni per il matrimonio”. Lo rende noto l’associazione radicale ‘Ceri diritti’ in una nota.

”Questa decisione – afferma l’associazione – dimostra che la Corte d’Appello di Firenze, come quelle di Venezia e di Trento, ritiene fondate le ragioni del ricorso, presentato quando il Comune si era opposto alle pubblicazioni per il loro matrimonio. Questa decisione dimostra, se ancora ve ne fosse bisogno, che la campagna di Affermazione Civile, lanciata due anni fa dall’Associazione Radicale Cerit Diritti e da Avvocatura Lgbt – Rete Lenford, finalizzata al riconoscimento del diritto al matrimonio civile per le coppie gay, e’ una strada molto importante per il superamento delle disuguaglianze e delle discriminazioni verso la persone omosessuali”.

A Firenze sono tre le coppie gay che hanno avviato un procedimento per via legale dopo il diniego del Comune di fronte alla richiesta di matrimonio.

 

via| Giornaledizona


Arkansas: a 10 anni Will non giurerà fino a quando i gay non avranno gli stessi diritti di tutti

Arkansas: a 10 anni Will non giurerà fino a quando i gay non avranno gli stessi dirittiArriva dall’Arkansas una storia che sembra più l’incipit di un film surreale o di una favola. Tutto è iniziato circa un mese fa, quando Will, un bambino di dieci anni, insieme ai suoi compagni di classe della West Fork, doveva alzarsi in piedi per prestare giuramento sulla bandiera americana. Tutti l’hanno fatto. Lui no. I giorni passavano ma il suo rifiuto restava tale. E quando l’insegnante, dopo l’ennesimo tentativo, ha perso la pazienza, Will, con flemma, gli ha risposto: “Con tutto il rispetto… vada e si butti dal ponte”.

Chiamata la madre e costretto a scrivere un tema come punizione, in cui spiegare il motivo di tale comportamento, il bambino alla fine si è spiegato, parlando anche con l’Arkansas Times. Ha ammesso di essere cresciuto in una famiglia etero, ma di aver partecipato a molti eventi di orgoglio gay e di avere molti amici di famiglia gay. E ha intenzione di giurare sulla bandiera, solo quando gay e lesbiche avranno gli stessi diritti di tutti:

“Non penso che oggi ci siano libertà e giustizia per tutti. Libertà di parola. Libertà di non essere d’accordo. Penso che essere americani voglia dire questo”.

Foto | Wordwrite


Turchia: procedimento verso associazione Lgbt perchè contraria alla famiglia e alla morale

Turchia: procedimento verso associazione Lgbt perchè contraria alla famiglia e alla morale

Che la Turchia sia uno stato in cui la libertà Lgbt sia assolutamente limitata se non inesistente è, purtroppo un dato di fatto. Ora, il procuratore di Smirne ha avviato un procedimento contro un’associazione di diritti di gay, lesbiche, bisex e trans. Ma di fatto non potrebbe più operare e continuare. Il motivo?

“E’ in contrasto con i principi della morale e i valori della famiglia”

Così tuona l’ufficio del procuratore mentre l’avvocato del gruppo Lgbt si difende dicendo di aver mandato lo statuto alla direzione provinciale, come prevede la legge. Tutto questo mentre la Turchia chiede di entrare in Europa ma dimostra sempre più spesso di violare la libertà di parola e di associazione. Anche se in certi casi, detto da noi, sembra il bue che dice cornuto all’asino, non credete?

Foto | QViaggi


Obama presenzierà alla serata della marcia per l’uguaglianza Lgbt

Obama presenzierà alla serata della marcia per l'uguaglianza Lgbt Non c’è che dire: anche in questo caso l’America ci mostra un grande esempio di intelligenza, rispetto e solidarietà. E’ infatti ufficiale che Barack Obama sarà presente, se non alla marcia in sè, alla cena che si terrà sabato sera, a Washington, organizzata dalla Human Right Campaign (HRC). E così, mentre gli Stati Uniti stanno ultimando i preparativi per quella che sarà sicuramente una manifestazione molto importante e impegnativa per i diritti Lgbt, dalla Casa Bianca arriva forte e chiaro un messaggio di sostegno e presenza (concreta) all’evento.

Il presidente parlerà anche all’annuale ritrovo, dimostrando ancora una volta i suoi ideali politici gay friendly. Questa sarà un’occasione per dimostrare a coloro che si sentivano abbandondati che non è così: Obama sarà parte integrante della serata ufficiale. Joe Solmonese, presidente dell’Hrc ha dichiarato di essere onorato di poter condividere la serata con il presidente e di come trovi sensato e adatto un discorso alla comunità Lgbt, mostrando ancora una volta di essere la persona giusta per portare avanti questo progetto di uguaglianza e pace, per ogni persona che crede nella libertà e nella giustizia per tutti.

Del resto, questo gesto è visto anche come un modo per zittire chi si lamentava del poco impegno (promesso in campagna elettorale) verso i gay discriminati: tra le questioni più spinose il discusso “Don’t Ask, Don’t tell” dell’esercito e il matrimonio. Sarà l’occasione per riconquistare gli elettori già disillusi da questi pochi mesi?

Foto | Telegraph


Rissa verbale a “La Vita in diretta” sull’omofobia e i diritti Lgbt

Rissa verbale a "La Vita in diretta" sulla tematica gay Non era sufficiente il dibattito nato a Pomeriggio Cinque con Meluzzi e la coppia gay che era stata aggredita a Rimini. No. Rai Uno ha dovuto rilanciare e ha invitato in studio a “La vita in diretta”, Luca Giordano, Mister Gay 2009, Andrea Peracchio, il ragazzo torinese ripudiato dalla famiglia, e tra gli altri Franco Grillini ed Alessandra Mussolini.

La puntata, solo nel leggere i nomi, poteva promettere un finale “nervoso” ma il risultato è stato ancora peggio, se possibile. Da una discussione accesa si è finiti al ring totale, con insulti e sberleffi che potrebbero benissimo essere stati rubati da una puntata (a caso) del “Bagaglino”. Tutto è iniziato con la Mussolini che, non perdendo mai l’occasione per infuocare i toni, ribadisce il suo imbarazzo nell’eventualità di avere un figlio gay (farei la stessa domanda all’eventuale figlio fra un decennio e forse anche lui proverebbe la stessa sensazione nei confronti della madre…). Grillini a sua volta ribatte con la storia delle parentela col Duce e tutto finisce ” a mazzate” verbali.

Se la Mussolini si alza e si accomoda sulle gambe di una donna ospite, e come alle elementari si rifiuta di sedere accanto all’odiato Grillini,quest’ultimo continua con una risposta non delle più mature:

“La parte lesbica che è in te è venuta finalmente fuori”

Risposta della Mussolini :

” Te lo dico dietro le quinte qual è la parte di te che viene fuori”

Il giornalista Pierluigi Diaco, presente anche lui, ha sottolineato il disagio che si assume il diritto di tacciare chiunque come omosessuale e che vuole esercitare su di loro una dittatura fastidiosissima. E il ragazzo torinese, disconosciuto dalla famiglia, ammette di aver chiesto aiuto all’Arcigay, nel periodo di maggiore difficoltà, ma di non aver ricevuto alcun sostegno o appoggio. La risposta di Grillini? Eccola:

“La nostra è un’associazione di volontari che non percepiscono un centesimo per il lavoro che fanno - gli ricorda Grillini - e quindi è probabile che nel momento in cui hai chiesto aiuto non hai trovato la persona giusta che potesse offrirtelo”

E infine il monito a partecipare tutti il 10 ottobre per la manifestazione contro le discriminazioni, a Roma. La puntata, traballando, riesce ad arrivare alla conclusione, con una tensione sempre palpabile e il disagio per tutti gli ospiti presenti.

E la cosa peggiore, sapete qual è, a mio parere? Io spesso sono il primo amante dei reality, dei talk show in cui, a volte, si finisce a schiamazzi e discussioni. Tv trash? Può darsi. Ma questo spettacolo, invece, che la televisione continua ad offrire in queste situazioni non è trash: è deprimente. E’ deprimente dover assistere ed essere “rappresentati” da persone che giocano di fronti a milioni di italiani con battutine a doppio senso e schiamazzi poco signorili e costruttivi. E’ deprimente doversi rendere conto che queste sono continue occasioni sprecate di dialogo. E non importa chi ha iniziato prima o chi prima offende. Perchè se in una serata al pub si può anche arrivare ad alzare la voce e parlarsi sopra senza curarsi del bon ton o dell’educazione, quando invece si è in uno studio televisivo e si tratta un argomento delicato come quello dell’omosessualità e dell’omofobia, piuttosto che ricordare ad una istigatrice la propria parentela con il Duce, si poteva rispondere, serenamente, con qualcosa di costruttivo e dignitoso.

Offese ed insulti reciproci infastidiscono in un reality show scacciapensieri e frivolo. In programmi di intrattenimento e popolari, che sia “La vita in diretta” “Pomeriggio 5″ o qualsiasi altro, il tono non dovrebbe mai abbassarsi a livelli miseri, portando, inesorabilmente, con sè l’intero (serio ed importante) dibattito.

Foto | Gazzetta


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