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Posts Tagged ‘gay pride 2010’

La prima volta del Gay Pride di Belgrado dopo anni di rinvii e violenze

Il 2010 potrebbe chiudersi con la sfilata del Gay Pride di Belgrado, capitale della martoriata Serbia, dopo che l’appuntamento arcobaleno dell’anno scorso, previsto per il 20 settembre, era stato annullato a causa delle minacce di violenza e aggressioni giunte da parte di estremisti di destra e ultranazionalisti. Gli organizzatori, in quell’occasione, avevano respinto una proposta dell’autorità centrale di tenere il corteo in una zona periferica, anziché nel centro della città serba, e avevano criticato la polizia per la loro incapacità a garantire la sicurezza.

Questa notizia, che accende la speranza in tantissimi omosessuali balcanici, è stata data ufficialmente ieri pomeriggio in una conferenza stampa dalle tre associazioni lgbt non governative organizzatrici della parata del 10 ottobre prossimo, che hanno scelto lo slogan pacifico Let’s Walk Together – Passeggiamo insieme. La manifestazione attraverserà il cuore della capitale, lungo il Viale Kneza Milosa, e passerà davanti alla sede del potere esecutivo e di vari ministeri. Il tutto si concluderà, come vuole la tradizione di questi eventi arcobaleno a livello mondiale, con una grande festa, organizzata per questa specialissima occasione al Centro culturale studentesco di Belgrado: un corteo imperdibile, che quest’anno ha avuto l’appoggio, per la prima volta, del presidente Boris Tadic e del ministro dell’interno Ivica Dacic. Si vocifera che il governo abbia dato il suo benestare all’evento solo per dimostrarsi tollerante e democratico agli occhi dell’Unione Europea, a cui spera di aderire a breve, come hanno già fatto molti paesi dell’Est.

A Belgrado, il primo Gay Pride era stato organizzato nel lontano 2001 ma era stato interrotto dai pestaggi e dalle violenze perpetrate dagli oppositori omofobi a parecchi partecipanti alla marcia; da allora, per quasi 10 lunghi anni, ogni tentativo di riproporre il corteo era stato vano. Il clima nella tradizionalista Serbia è quanto mai ostile nei confronti degli omosessuali, disprezzati e fortemente odiati dalla maggioranza della popolazione balcanica.

Via – Pink News


Archiviato con successo il primo Gay Pride, il Nepal guarda al matrimonio gay

Si è concluso il 25 agosto scorso il primo Gay Pride in Nepal, la manifestazione arcobaleno che ha visto sfilare nelle strade della capitale Kathmandu circa duemila persone provenienti anche dalla vicina India, dal Giappone e dai vari Paesi europei. In testa al corteo c’era il deputato dichiaratamente gay e attivista lgbt Sunil Babu Pant, che ha dichiarato più volte la propria felicità per il successo del Pride. È stata infatti una vera e propria festa che si è svolta in contemporanea a una delle ricorrenze più antiche dello stato himalaiano, condivisa sia dagli indù sia dai buddisti. Martedì 22 infatti, il giorno dopo la luna piena di Agosto, in Nepal si celebra il festival di Gai Jatra, dedicato al ricordo dei defunti, dove non ci sono esibizioni di dolore ma colorate sfilate nelle vie delle città, in cui molti giovani sono soliti vestirsi con abiti femminili. In passato, quando la libertà di esprimersi era molto ridotta, il Gai Jatra diventava così l’unica occasione annuale, sotto mentite spoglie, per dare sfogo alla satira politica e alle proteste della popolazione.

Lo Stato stretto tra India e Cina sta facendo enormi passi in avanti per quanto riguarda i diritti delle persone omosessuali negli ultimi anni. Nel novembre del 2008 una sentenza della Corte Suprema locale ha sancito il diritto per le coppie dello stesso sesso di contrarre matrimonio e la nuova Costituzione prevederà questa possibilità, anche se cause politiche stanno rendendo difficile l’approvazione di questa normativa, che porterebbe la piccola nazione asiatica nel novero dei Paesi che permettono le nozze gay. Contemporaneamente a questa decisione, verrebbe riconosciuto anche il diritto alla registrazione come ‘terzo sesso’, nei documenti ufficiali, delle persone transessuali e intersessuali. Questa ventata di novità ha portato un incremento record di turisti omosessuali in Nepal, che sta puntando molte energie per attrarre sempre di più la comunità arcobaleno. Piccolo stato, grandi iniziative che dovrebbero far riflettere le moderne democrazie occidentali come la nostra, che spesso non concedono diritti alle persone e alle coppie lgbt.

Via – Blitz Quotidiano


Pride nel mondo: a Tokyo grande successo dopo tre anni di assenza, in Brasile un morto e 17 arresti

La comunità lgbt giapponese ha dovuto aspettare ben tre anni per vedere di nuovo la capitale Tokyo tingersi di arcobaleno. Cinquemila persone hanno affollato sabato scorso le strade di una delle metropoli più grandi al mondo, dando vita a una parata coloratissima e festosa, con lo scopo di cercare di integrarsi nella società giapponese, ancora strenuamente conservatrice, e per ribadire che l’omosessualità deve smettere di essere un taboo. In questo campo, il Giappone assomiglia terribilmente all’Italia: là come da noi, gli omosessuali sono continuamente discriminati, pochissimi di essi fanno il coming out con famigliari e colleghi e soprattutto non esiste alcun diritto per le coppie dello stesso sesso. Eppure, proprio a Tokyo sorge uno dei quartieri gay più grandi e conosciuti al mondo, lo Shinjuku Ni-chōme, dove ci sono oltre 250 tra locali e centri culturali lgbt. La maggior parte degli omosessuali del paese del Sol Levante è quindi costretta a condurre una doppia vita, interpretando il ruolo di instancabili e irreprensibili lavoratori di giorno e rivelandosi solo la notte nella zona friendly della città.

Pessime notizie arrivano invece da Juiz de Fora, in Brasile, dove un diciassettenne è stato ucciso durante l’apertura del festival celebrativo del gay pride locale, animato da oltre 70mila presenze. Il ragazzo è vittima di un regolamento di conti tra gang rivali, ed è quindi escluso che la sparatoria sia avvenuta per motivi omofobici, visto che la manifestazione si tiene in questa città vicino a Rio de Janeiro da una decina d’anni ed è ben organizzata e sentita dalla popolazione. La polizia ha fermato 17 persone, tra cui il probabile assassino che ha insanguinato questa manifestazione lgbt in uno dei Paesi più tolleranti al mondo.

Via – Advocate


Sindaco di Reykjavik si traveste da draq queen per il gay pride

Grande sorpresa e ilarità ha scatenato la decisione del neo eletto sindaco della capitale islandese di travestirsi da donna per celebrare l’apertura del gay pride a Reykjavik, tenutosi lo scorso fine settimana. Non è stato difficile riconoscere il 43enne Jon Gnarr, ex attore comico e padre di cinque figli, che si è presentato all’evento con un vestito a fiorellini, parrucca bionda e rossetto rosso fuoco. L’alter ego del primo cittadino ha improvvisato anche un siparietto comico: “Il sindaco in persona, purtroppo, non poteva partecipare. Era molto occupato, anche se aveva promesso di essere qui”. Gnarr appartiene al Besti flokkurinn (letteralmente il Partito Migliore), una coalizione che ha fatto della provocazione verso la politica islandese la sua arma vincente: durante la campagna elettorale per le comunali, l’attuale primo cittadino, che fondò questo movimento nel 2009, promise di portare asciugamani gratuiti nelle piscine e un orso polare nello zoo e, per far conoscere il suo manifesto politico, postò un video su You Tube, in cui rielaborò ironicamente il celebre brano “Simply the best” di Tina Turner. La sua affermazione politica è stata vista come un segnale del profondo malcontento dell’opinione pubblica per la crisi economica del 2008, che ha lacerato l’Islanda.

La piccola isola del nord Europa vanta numerosi primati nel campo dei diritti lgbt: l’Islanda è stato infatti il primo Paese al mondo ad avere un premier dichiaratamente gay, la primo ministro Johanna Sigurdardottir, e il Parlamento lo scorso metà giugno ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, che ha visto salire per prima all’altare proprio la Sigurdardottir e la sua compagna, già unite civilmente da diversi anni.

Via – Il Giornale


Gerusalemme, il pride più pacifico nella terra più martoriata

Si è tenuto ieri l’ottavo Gay Pride israeliano, un corteo sottotono e in cui sono stati ridotti al minimo gli effetti spettacolari, dato che gli organizzatori hanno preferito insistere giustamente sugli obbiettivi politici, oltre che conformarsi al carattere religioso della Città Santa, invece che puntare sul look e la provocazione. La marcia, sempre colorata e pacifica, ha esplicitamente evitato ogni gesto che avrebbe potuto far pensare a un’offesa alla fede. “La comunità gay israeliana rispetta i credenti”, dice un manifestante: “Una delle ragioni per cui siamo qui è di renderci visibili. Anche tra gli ortodossi ci sono degli omosessuali, e sarebbe davvero importante che uscissero allo scoperto, per loro stessi”. Un cordone di circa 15mila poliziotti ha garantito la sicurezza della comunità lgbt accorsa al Pride, lungo un percorso che è partito dall’Indipendence Park e si è snodato per una decina di chilometri attraverso la capitale, per giungere davanti al Knesset, il parlamento israeliano.

A margine dell’evento, a cui hanno partecipato circa 2mila persone, è stata organizzata una contro manifestazione con decine di ebrei ultraortodossi e nazionalisti che hanno protestato contro la parata arcobaleno, ma si è trattato solo di scontri verbali e non di atti di violenza fisica. Nessun incidente, quindi, per l’edizione 2010 dell’orgoglio gay israeliano, anche se al termine della giornata sono stati arrestati cinque presunti provocatori; l’anno scorso, un ebreo ultra ortodosso armato di coltello aveva assaltato i manifestanti, ferendone gravemente tre e mettendo in forse l’organizzazione dell’edizione di quest’anno.

Via – Euro News


Il Nepal ospiterà ad agosto il suo primo Gay Pride

A chiudere la lunga estate dell’orgoglio gay mondiale ci sarà, a sorpresa, il Nepal. Si spera che la partecipazione alla manifestazione, la prima del genere nel piccolo stato incastonato tra India e Cina, si aggiri intorno alle 3mila persone quando, il 25 agosto prossimo, il corteo arcobaleno attraverserà la capitale Kathmandu. La scelta della data non è stata casuale, visto che proprio alla fine del mese più caldo dell’anno si tiene il tradizionale festival in cui gli uomini si travestono da donne, adottato in questi ultimi anni proprio dai gruppi gay. Sunil Pant, l’attivista per i diritti gay più famoso del paese asiatico, si è detto contentissimo: “Vogliamo far diventare questa manifestazione un evento di eco internazionale. Il Nepal ha fatto così tanti progressi nel campo dei diritti lgbt negli ultimi anni, e speriamo di diffondere la speranza e di ispirare gli altri”.

Kathmandu ha decriminalizzato l’omosessualità solo nel 2007, ma i diritti degli omosessuali potrebbero entrare a breve nella Costituzione, mentre si sta pensando contemporaneamente all’adozione di una legge per permettere il matrimonio tra persone dello stesso sesso. All’inizio di quest’anno, i responsabili per il turismo nepalese hanno annunciato di attendere oltre un milione di turisti per il 2010, a fronte degli attuali 400mila, e c’è allo studio la possibilità di celebrare i matrimoni gay ai piedi dell’Everest  e di continuare con una romantica luna di miele, comprensiva di un tour in sella agli elefanti.

Via – Pink News


Tra proteste e commemorazioni, la Polonia ha celebrato il suo primo Europride

POLAND_PRIDEX390Come vi avevamo preannunciato, la Polonia ha ospitato sabato scorso, per la prima volta in una nazione dell’ex blocco comunista, la manifestazione dell’orgoglio omosessuale europeo, in uno stato tristemente conosciuto per essere profondamente omofobo e ostile alla comunità lgbt. Nonostante i 35 gradi di temperatura, circa 10mila persone hanno sfilato per le vie di Varsavia; un numero esiguo di partecipanti, se si pensa che gli scorsi Europride hanno coinvolto centinai di migliaia di manifestanti, come quello di Madrid del 2007 che ospitò un milione di persone.

Ben duemila poliziotti sorvegliavano la parata, e sono dovuti intervenire occasionalmente per bloccare il lancio di bottiglie e uova da parte dei contestatori di gruppi omofobi e a favore della famiglia tradizionale. Il pericolo più grande era rappresentato dalla piccola fazione di estrema destra denominata National Rebirth of Poland (NOP), ma le forze dell’ordine in assetto anti sommossa non li hanno fatti avvicinare al corteo e non ci sono stati tafferugli. Anche se la parata ha avuto un’andatura molto lenta, la destinazione finale di Constitution Square è stata raggiunta senza problemi. Secondo i sondaggi, due polacchi su tre negherebbero alle organizzazioni omosessuali il diritto di manifestare, mentre quasi l’80% della popolazione è contraria al matrimonio tra persone dello stesso sesso, e il comune di Varsavia si è rifiutato di organizzare alcunché riguardo a questo evento di eco europeo.

Durante il corteo, il pensiero di molti manifestanti è andato all’ex vice primo ministro Izabela Jaruga-Nowacka, deceduta nella tragedia aerea che ha decimato la classe dirigente polacca nell’aprile scorso. Speaker assidua e apprezzata nei raduni organizzati dalle associazioni gay, da sempre conosciuta per le sue prese di posizione a favore dei diritti lgbt, la Jaruga-Nowacka era la più temibile e agguerrita avversaria dell’ex presidente omofobo Lech Kaczynski, il quale vietò ripetutamente i gay pride organizzati nella capitale quando egli era sindaco di Varsavia. L’Europride 2010, anche se non ha riscosso il successo di pubblico che ci si aspettava, è stato comunque un’occasione importante per far dimostrare ai polacchi omosessuali che esistono, nonostante la popolazione, a stragrande maggioranza cattolica praticante, sia per la maggior parte contraria alla loro esistenza di “diversi”.

Via – Pink News


Lettera al Messaggero: I bisessuali non esistono e il Gay Pride è solo una bolgia schifosa

Gay Pride

Gira di qua, gira di là, ecco che ti trovi la tra le mani una lettera inviata al Messaggero, da parte dei lettori. Tutto è nato da una lettera in cui si parlava di orgoglio gay, coming out e la necessità di poter essere se stessi fino in fondo. Parole che hanno aperto alcuni confronti e opinioni diverse, ma la cosa più inquietante di questa storia è la missiva (pubblicata) di una certa Anna che “sale sulla cattedra” parlando a 360 gradi del mondo Lgbt. E, ovviamente, non a favore. Inizia parlando della bisessualità:

“[…] Sincerità e vita alla luce del sole da parte di chi si scopre gay o lesbica, piuttosto che nascondersi dietro manifestazioni omofobiche o comunque dietro maschere di eterosessualità o bisessualità, vero, sappiamo tutti che la bisessualità è una delle tante sfumature usate da un gay per dire a se stesso che lui non è omosessuale, e che, fiuuu… l’ha scampata bella! “

Anna ha 40 anni, è eterosessuale (ci tiene a specificarlo) e non è mai stata attratta da un’altra donna (”posso dire con certezza di non essere mai stata attratta sessualmente o sentimentalmente da un’altra donna e ne conosco davvero tante, tra amiche e conoscenti“). Inoltre non ha conoscenze gay, anzi non ne vuole proprio più dopo aver mandato al quel paese la compagnia di amici con cui usciva, perchè logorroici e invidiosi della vita “normale”:

“Non ho conoscenze lesbiche o gay, o meglio non ne ho più volute dal giorno in cui mandai a quel paese una comitiva numerosa di lesbiche e gay, per motivi di malsopportazione della loro “pesantezza” in compagnia, della loro instabilità caratteriale-relazionale-sentimentale che finiscono per riversare su chiunque accenni ad ascoltarli, caratteristica comune a tutti-e quelli-e che mi è capitato di conoscere nella vita, così esagerati-e nei loro comportamenti sociali, spesso invidiosi della “normalità” e stabilità di coppia in cui felici si ritrovano molti etero, a dispetto delle polemiche che il popolo glbt cerca costantemente di innescare su questo argomento”

Partiamo da qui: cara Anna, non sono invidioso di una coppia eterosessuale, semplicemente perché non vorrei doverlo essere. Vorrei essere insieme al mio ragazzo con i diritti e i doveri di ogni relazione eterosessuale: potermi dare la mano per strada (banale? sì, ma quanto piace la banalità quando purtroppo non è sempre fattibile), criticare “mia suocera”, andare al mare con fratelli e sorelle del mio lui e amici in comune. Insomma, cara Anna, vivere semplicemente una vita come voglio. E non è invidia: personalmente è solo malinconia.

Poi, la signora eterosessuale parla anche del Gay Pride e ne parla quasi come di una manifestazione di serial killer mutanti direttamente piovuti dall’inferno:

“Da quel poco che ho visto mi ha fatto solo schifo: messaggi vuoti, gente nuda integralmente che fa casino per la strada con un fischietto e una “sigaretta disonesta” in mano, puzza di carne umana non lavata, carro del sesso libero per rivendicare libertà di costumi sessuali che invadono la libertà di chi non è della stessa idea, carri di gente ubriaca che tira bottiglie di birra vuote sulle teste di chi guarda attonito questa armata scomposta, lesbiche virili e brutte col sigaro in mano che ti guardano in modo strano, delirio collettivo di checche fastidiose come zanzare, che sculettano, marce di trans, o viados sudamericane grosse come giocatori di basket NBA che devi pure stare attenta a non guardarle troppo perchè potrebbe essere pericoloso, uomini coi baffoni mezzi nudi con abiti di cuoio tipo sadomaso indosso… ma dove sono i gay che tanto si dichiarano normali in quella bolgia?”

E qui si apre il classico divario di chi ama i Gay Pride e di chi invece non si riconosce in quel corteo. Ma prima di parlare di questo, è necessario definire le cose: non ci sono solo “checche fastidiose come zanzare” ma ragazzi seri e stanchi di essere cittadini di serie B. Non ci sono solo “lesbiche virili e brutte con il sigaro in mano” ma anche ragazze belle/carine/brutte con la voglia di essere considerate. Non mi risulta che ci siano gare di bottiglie rotte in testa ai passanti e le trans (viados non mi piace come termine) grosse come giocatori di basket vorrebbero probabilmente essere tutto tranne che quello. Ma almeno, forse, loro vivono con coscienza questo dualismo interiore ed esteriore, diversamente da persone superficiali che ignorano la realtà e si fingono maestrine di vita.

Riguardo al discorso Gay Pride, forse lo saprete, io sono tra quelli che non concorda con certi eccessi volutamente esibiti. So che è simbolo di libertà e di diritti da conquistare ma, sapendo quanto la stampa cerchi di sottolineare solo la visione esagerata dell’evento, giocherei d’astuzia e creerei una manifestazione sobria, colpendoli inaspettatamente, in un contesto che non si aspettano (loro e chi passivamente butta un occhio al corteo dalla tv di casa).

Anna conclude parlando di diritti e discriminazioni, ammettendo quella nei confronti delle persone che stanno cambiando di sesso e minimizzando, invece, su “semplici gay”:

“Personalmente trovo che il tanto declamato terzo sesso non esiste, esiste solo una feroce volontà di prendersi il diritto, e farselo riconoscere legalmente, di fare esibizionismo senza che nessuno fiati, credo che dire a tutti di essere gay non serva a niente, non ci vedo una importanza così vitale. Mi auguro per voi che entrino al più presto in vigore, e vengano fatte rispettare, leggi che spazzino via gli attuali preconcetti perseguendo le tante ingiustizie sociali di cui siete vittime, anche se l’evidenza porta a vedere molto più le persone in transizione di genere che non i gay, quali vittime di tali ingiustizie.”

Altra classificazione? Cittadini di serie A,B,C? I diritti spettano a tutti: trans, lesbiche, gay in egual misura e sensibilità. Ma forse, le trans che la donna “difende” sono solo quelle che ancora non ha voluto modo di conoscere (e poi allontanare, schifata)?

Lettera al Messaggero: I bisessuali non esistono e il Gay Pride è solo una bolgia schifosa é stato pubblicato su queerblog alle 16:00 di martedì 13 luglio 2010.


L’Europride 2010 colorerà sabato prossimo Varsavia

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Una tappa davvero storica quella dell’Europride 2010, che sabato 17 luglio toccherà la capitale polacca: è la prima volta che la manifestazione è ospitata in un paese dell’Est Europa, in quella stessa nazione che più e più volte è stata teatro di atti di omofobia e dove le parate e gli eventi legati alla comunità lgbt sono ancora vietati o fortemente ostacolati.

Nel 2004 il pride nazionale non ebbe luogo per la proibizione assoluta dell’allora sindaco di Varsavia, Lech Kaczyński, salito recentemente agli onori delle cronache per il suo incidente aereo in cui perse la vita. Nel 2005, sfidando il divieto, oltre 5mila persone marciarono per le vie della capitale, e in quel frangente la comunità lgbt locale portò la causa presso la Corte Europea dei diritti dell’uomo, la quale stabilì che la proibizione della manifestazione aveva portato all’infrazione di ben tre articoli della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Liberty, Equality and Tolerance sono i tre semplici motti adottati per questo pride così denso di significato e di aspettative, per dimostrare che i polacchi omosessuali ci sono e combattono tutti i giorni per i loro diritti e per la loro tranquillità di esseri umani.

Via – Arcigay


La Carfagna attaccata duramente dalla Chiesa per il sostegno al Gay Pride

maria-rosaria-carfagnaDal famigerato sito ultracattolico Pontifex.it si sono levate critiche feroci contro il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, rea di aver parlato del Pride romano di sabato scorso coma “manifestazione gioiosa, serena e partecipata” e di aver denigrato lo striscione omofobo fatto affiggere davanti il Colosseo da Militia Christi, dichiarando che “le battaglie, siano esse politiche o culturali, certo non si conducono coprendo manifesti o con scritte ingiuriose”.

Tra i tanti preti integralisti interpellati da Pontifex, l’arcivescovo emerito di Cosenza, monsignor Giuseppe Agostino, è quello più duro e che ha suscitato il maggior scalpore: “Sa quella ragazzina, così la definisco, che merita ogni perdono e filiale accoglimento anche nell’errore, guarda con gli occhi del corpo e non dello spirito. Il Gay pride è una manifestazione nella quale si prende a male parole il pontefice, capo del cattolicesimo, ma anche di uno Stato estero: non sta bene e il ministro ha sbagliato veramente”, afferma l’ecclesiastico, suggerendo che “l’omosessualità e soprattutto la pratica ed ostentazione di essa sono contro natura, una vera aberrazione, un trionfo dell’anormalità e della patologia” e che le parate per l’orgoglio gay “non andrebbero mai tollerate e ogni atto del genere vietato”. Poi riferendosi alle gruppi gay: “Queste associazioni, per legge, non andrebbero mai tollerate e ogni atto del genere vietato. Lo Stato non ha il diritto di tutelare associazioni che siano contro natura”. Alla domanda del giornalista sul perché la Carfagna sia ministro, l’arcivescovo risponde prontamente: “Questo lo chieda a Berlusconi e non a me. Certi politici fanno pubblica professione di cattolicesimo e poi nel concreto vivono una vita lontana dai reali valori cattolici, salvo poi tentare di servirsi della Chiesa quando conviene”.

Anche il collega di governo Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza con delega alla famiglia, attacca la Carfagna: “La posizione del governo italiano è quella espressa in una nota uscita sabato e rappresenta l’orientamento ufficiale dell’esecutivo”. Per ora non è arrivata nessuna replica dal parte del ministro per le Pari Opportunità, professatasi da sempre come cattolica praticante, e dal suo blog aggiornato quotidianamente.

Il blog Pontifex non è nuovo a polemiche alimentate con interviste a vescovi integralisti, dai quali le gerarchie ecclesiastiche hanno più di una volta preso le distanze, e in questi giorni scorrendo i vari editoriali e le pagine del sito ultracattolico possiamo trovare veri e propri studi sull’omosessualità, con domande e risposte, oltre a pagine pregne di omofobia e tentativi di smontare il nostro orientamento sessuale, come l’editoriale di ieri intitolato “Buon senso sociale ed omosessualità – La pratica omosessuale garantita e tutelata da uno stato porterà quello stato nel giro di pochi decenni ad una totale decadenza sociale”.

Via – La Repubblica


Roma Pride 2010: Gay Magazine c’era e ve lo racconta da vicino

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Il Pride di Roma di sabato scorso ha rappresentato un momento fondamentale per la comunità gay italiana, nonostante le spaccature interne al movimento, le intimidazioni e le polemiche che sono sorte prima e dopo la manifestazione. Gay Magazine era presente e ha potuto documentare la gioia, le rivendicazioni, i gesti d’affetto, la musica, l’allegria e l’impegno sociale che caratterizzano ogni Pride. È stato un corteo veramente sentito dalla gente, con il pensiero fisso al clima omofobico e transfobico che infetta soprattutto la Capitale e la richiesta forte di maggiori tutele e diritti, tra cui una legge contro la violenza basata sull’orientamento sessuale e l’approvazione delle unioni civili omosessuali.

0100703174312151_20100703Lo slogan “Ogni bacio una rivoluzione” è stato pienamente rispettato, visto che l’evento si è aperto con il matrimonio simbolico di una coppia gay e di una coppia lesbica, accompagnato da un bacio collettivo dei manifestanti. Persone di tutte le età e di tutti i generi sono scese per le strade con cartelli per chiedere e rivendicare i loro diritti, sdoganando slogan come “Anche una coppia gay è famiglia”, “Né Stato né Dio sul corpo mio”, e “Vaticano Guantanamo mentale”. Un momento veramente toccante è stata la deposizione di una corona di fiori colorati al monumento ai caduti del nazifascismo a Porta San Paolo, in memoria delle vittime dell’omofobia, della transfobia e della violenza; protagonisti del gesto i tre portavoce e vittime della violenza e della discrimazione made in Italy Mattia Cinquegrani, Luana Ricci ed Esther Ascione.

Presenti alla sfilata, tra gli altri, genitori con passeggini, giovanissime coppie etero, alcuni ragazzi con bandiere di Sinistra ecologia e libertà, Vladimir Luxuria, Franco Grillini, l’attrice Violante Placido e l’assessore provinciale alla Cultura di Roma Cecilia D’Elia. Al corteo si è aggiunta poi la parlamentare Pd Paola Concia, arrivata alla manifestazione in ritardo perché era in Comune a celebrare un matrimonio: “Posso celebrare i matrimoni, ma non posso sposarmi con la mia compagna” ha dichiarato. Non potevano mancare gli organizzatori della sfilata, sempre in testa al corteo dove rimbombava la parola d’ordine ‘unità’, sentita in questo frangente come una vera e propria urgenza: tra questi Imma Battaglia di D-Gay Project, il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo, lo storico esponente della comunità omosessuale italiana Aurelio Mancuso e Francesca Busdraghi  di Azione Trans.

Il serpentone arcobaleno, partito da Piazzale dei Partigiani davanti alla Piramide Cestia, si è snodato lungo le vie della Capitale, per passare poi, per la prima volta, davanti a Via San Giovanni in Laterano, la celeberrima Gay Street romana. Le bandiere delle tantissime associazioni lgbt aderenti sullo sfondo del Colosseo, simbolo per eccellenza della capitale, hanno offerto uno spettacolo unico e suggestivo, e i partecipanti festosi e caparbi, nonostante l’afa africana e anche un po’ di pioggia imprevista, non hanno desistito e hanno raggiunto la centralissima Piazza Venezia, tappa conclusiva di questa sfilata per i diritti. Qualcuno obbietta che più che una manifestazione, il Pride è un carnevale dove mettersi in mostra. Ebbene, oltre la carne in bella vista, a Roma come nei precedenti Pride che si sono tenuti per tutto giugno lungo lo stivale, abbiamo visto anche persone “normali”, anziani mano per la mano, turisti e transessuali vestite come una qualsiasi donna. Dai 50mila manifestanti iniziali, siamo passati a quasi 100mila lungo Via dei Fori Imperiali, in barba a chi voleva tapparci la bocca e alle divisioni intestine.

colosseo gayCerto, la giornata di sabato è stata funestata da due avvenimenti, che hanno fatto temere il peggio per la buona riuscita della manifestazione e un’escalation di violenza che, grazie anche alla massiccia presenza delle forze dell’ordine, non c’è stata. Mi riferisco soprattutto ai petardi lanciati venerdi notte al Gay Village, che hanno ferito lievemente due persone, e uno striscione del movimento politico cattolico Militia Christi nei pressi del Colosseo che recita “Gay pride: diritti alla perversione”. Sempre venerdì notte il Comitato per la famiglia ha preso di mira i manifesti dell’evento, che tappezzavano via Labicana, via Cristoforo Colombo, la zona di Castro Pretorio e Porta Pia, trasformando la scritta “Roma è gay” in “Roma per la famiglia”, e a oscurare i cartelloni rimasti, poi, ci ha pensato Forza Nuova. A condannare prontamente questi gesti omofobici sono state le istituzioni, in primis il sindaco Alemanno e il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, oltre a tutto il mondo lgbt che si è ritrovato unito, con la mancanza di qualche nome eccellente, sotto il cielo di Roma.

“La nostra battaglia ha un solo obbiettivo che tutta la società cresca. Quando siamo aggrediti ci sentiamo soli. Ma non c’è peggior solitudine che la divisione. Il Pride è di tutti. Da qui al prossimo Pride dobbiamo essere uniti. Non permettiamo più la divisione del movimento”. Così gli organizzatori dal palco di piazza Venezia dove ci sono stati gli interventi di chiusura, in riferimento alla spaccatura con il Circolo Mario Mieli, il quale si è dissociato pubblicamente dall’evento capitolino 2010 e ha partecipato sabato al Pride di Madrid, dove ha presentato l’Europride che si terrà proprio a Roma il prossimo anno.

Gay Magazine vi proporrà, in esclusiva, una galleria con le immagini più belle di questo Pride 2010, a cui ha partecipato con tanto orgoglio e con la voglia di cambiare questo nostro paese e ricompattare il nostro movimento lgbt che, nel momento del maggior bisogno, si è spaccato in inutili e deleterie fazioni. La manifestazione capitolina deve servire come esempio, anche in preparazione per l’Europride 2011 e per le future lotte che ci attenderanno, in Parlamento come nella vita di tutti i giorni. 


Treviglio, un migliaio di persone per il piccolo grande Pride

Piccoli Pride crescono. È quanto devono aver pensato i circa mille partecipanti, provenienti da tutta Italia, e i curiosi che sabato 3 luglio hanno affollato le vie del centro di Treviglio, trevigliolocalità della Bassa Bergamasca. Il corteo arcobaleno ha visto la partecipazione di omosessuali, lesbiche, ma anche eterosessuali che hanno voluto dare il loro sostegno alla manifestazione lgbt, una vera e propria novità in questa provincia lombarda. Lo slogan Guardiamoci in faccia ha avuto una duplice valenza: favorire la visibilità, in questa cittadina considerata da molti come omofoba, e contrastare l’odio di genere e la violenza, sia nella società sia nelle istituzioni.

 

Da più parti è stato notato come questo sia stato un corteo “diverso” rispetto ai tradizionali Pride: differente perché non c’è stato nessun eccesso nel linguaggio e nel look, tant’è che l’Arcigay Bergamo ha rifiutato di parteciparvi proprio perché lo ha considerato eccessivamente sobrio, trattandosi di una parata in cui si è prevalentemente ballato e cantato; le forze dell’ordine non hanno riscontrato nessun problema di ordine pubblico; infine, ai manifestanti è stato richiesto di aderire a un documento di convocazione. Proprio questo ultimo punto ha scatenato le critiche più aspre all’interno del mondo lgbt, visto che la maggior parte delle persone sostengono che il Pride, come è giusto che sia, è un momento di rivendicazione e di visibilità, e che nessuno può stabilire a priori chi può partecipare, escludendo qualcun altro.

treviglio1Sul palco del Pride, evento conclusivo di oltre due mesi di dibattiti pubblici e conferenze su temi afferenti il genere e la diversità, è salita il sindaco Ariella Borghi, ribadendo come Treviglio non sia una città omofoba. Nei giorni scorsi la Lega Nord aveva criticato pesantemente la decisione di consentire la sfilata del Gay Pride, invitando addirittura il primo cittadino a dimettersi e commentando, per bocca del suo esponente locale Pedretti: ”L’evento organizzato porrà sotto una luce distorta una città in cui e’ forte il sentimento della famiglia. Una città in cui i rapporti sociali si radicano su grandi e condivisi valori e l’educazione e la cura dei figli e’ all’apice delle preoccupazioni di scuola e famiglie”. Sono intervenute a sostegno dell’iniziativa anche Giulia Lorenzi, presidente Arcilesbiche Bergamo, Rita De Santis, presidente dell’Agedo, oltre alle due mamme lesbiche Tina e Terry e all’attrice Maddalena Balsamo.

Stefano Aresi, organizzatore dell’evento, ha espresso tutta la sua gratitudine e la sua contentezza: “Ringrazio l’Amministrazione comunale e la gente di Treviglio per come ci hanno accolto. Per noi bergamaschi è stata una grande emozione essere protagonisti del primo Gay Pride organizzato nella nostra provincia. Per noi è stata una giornata molto importante sul piano della visibilità, siamo contenti perché la gente finalmente ci ha visto per come siamo, persone normali che però vengono discriminate a causa dei gusti sessuali”. Il suo, come è stato sottolineato più volte, è stato un esperimento che ha dimostrato come i grandi numeri, a volte, non servano a decretare il successo di una manifestazione “di provincia”, in cui tante persone hanno trovato finalmente il coraggio di fare outing e in cui la folla, eterogenea più che mai, ha applaudito all’iniziativa.

 

Via – Eco di Bergamo


Alemanno non parteciperà al Roma Pride 2010

Alemanno non parteciperà al Roma Pride 2010

Quasi un anno fa, Gianni Alemanno si è presentato al Gay Village, dopo il caso Svastichella, per dialogare con il popolo Lgbt e al termine dell’incontro aveva ammesso di essere favorevole ai diritti per i gay ma non alle coppie di fatto. La sua opinione aveva provocato polemiche e discussioni, ma alcuni avevano apprezzato il suo voler confrontarsi.

Ieri, invece, è arrivata la notizia ufficiale che il sindaco di Roma non parteciperà al Roma Pride 2010:

“È una manifestazione portatrice di istanze che non condivido ma ha comunque il mio rispetto. Tuttavia non parteciperò”

Parole che si scontrano con quelle di solidarietà espresse poco più di un mese fa, dopo l’aggressione ad un ragazzo di Roma, che rischiava di perdere un occhio. In quel caso aveva anche ribadito il suo impegno a ricevere le associazioni Lgbt e la promessa di dar vita ad un osservatorio contro l’omofobia.

E, ironia della sorte, la sua mancata presenza, giunge a poco tempo di distanza dalle parole degli organizzatori del Roma Pride che si battono e lanciano l’iniziativa “Ogni bacio una rivoluzione” , partendo da uno collettivo, affinchè lo stesso Alemanno celebri matrimoni gay e lesbo.

Ora, all’alba di un nuovo Pride, di un’occasione che sia superiore e più impegnativa e di impatto di una apparizione da guest star in una discoteca gay, è arrivato, netto, il passo indietro, il rifiuto di partecipare e di poter lanciare un messaggio importante contro l’omofobia e a favore dei diritti gay. Una risposta molto forse alla battaglia affinchè il sindaco di Roma sia sostenitore in questa loro richiesta di diritti civili e unioni. Occasione mancata, anche se forse, teoricamente, una delle più significative. Volevate o speravate che Alemanno potesse partecipare al Gay Pride 2010 di Roma?

Alemanno non parteciperà al Roma Pride 2010 é stato pubblicato su queerblog alle 10:00 di venerdì 02 luglio 2010.


“Ogni bacio una rivoluzione”: il 3 luglio il Gay Pride invade Roma

bacio gay!Roma è gay. 3 luglio al Gay Pride. Oltre alla scritta, due uomini che si baciano. Il manifesto (in foto) è apparso oggi in via Labicana, e, secondo quanto viene spiegato dal comitato organizzatore del Pride, si tratta di un’iniziativa autonoma di un gruppo di simpatizzanti, che hanno voluto invitare i romani a prendere parte alla manifestazione che sabato 3 luglio porterà nella Capitale i colori, l’allegria e la rivendicazione dei diritti tipici del Gay Pride. Nonostante le spaccature e le polemiche, non ultima quella del sito ultra cattolico Pontifex che invita a un boicottaggio feroce della manifestazione “che avvilisce Roma, offende i cattolici non adulti e inquina il senso del pudore”, e con una nota di violenza inusitata che fa rizzare i capelli al povero Cristo dichiara “se come in altre parti del mondo l’omosessualità fosse ritenuta penalmente rilevante a tanto non si arriverebbe”, la Capitale vuole replicare il successo della manifestazione napoletana dell’orgoglio omosessuale che si è tenuta sabato scorso.

 

La comunità omosessuale del capoluogo laziale quest’anno si è divisa e il Circolo Mario Mieli, organizzatore da quindici anni dell’evento, ha pubblicato il manifesto Noi non ci saremo per esprimere la sua dissociazione. Proprio questo sabato, durante la manifestazione romana, una delegazione del Mario Mieli sarà a Madrid per annunciare l’edizione 2011 dell’Europride, che si terrà a Roma l’anno prossimo. Nonostante questa spaccatura interna al movimento omosessuale capitolino, hanno comunque aderito alla manifestazione del 3 luglio più di cento tra associazioni e realtà del mondo lgbt, tra cui spiccato le quattro sigle organizzatrici DiGay Project, Arcigay Roma, Gaylib Roma e Azionetrans.

Ogni bacio una rivoluzione: non importa se eterosessuale, omosessuale o quant’altro. È questo lo slogan e la filosofia del Roma Pride 2010 che partirà in corteo alle 16.30 dalla stazione metro Piramide, per raggiungere Piazza Venezia passando per via Piramide Cestia, viale Aventino, piazza di Porta Capena, via di San Gregorio, via Celio, piazzale del Colosseo e via dei Fori Imperiali. Ad attraversare il cuore della città il serpentone di carri, la musica, i colori e quell’energia vitale che la comunità lgbt vuole trasmettere a tutti coloro che credono nella libertà, nei diritti e nell’uguaglianza, rifiutando ogni tipo di discriminazione, intolleranza e omologazione. “Sarà un Pride aperto e non politico – hanno detto gli organizzatori – e per la prima volta presenterà un bilancio trasparente”. Per ribadire l’indipendenza del movimento, per la prima volta il Pride di Roma 2010 non è stato finanziato con fondi pubblici ma attraverso una forma di finanziamento diffuso: chiunque ha potuto contribuire acquistando il biglietto d’ingresso a una serie di eventi organizzati per l’occasione. Al fianco delle associazioni lesbo, gay, bisessuali e transessuali sabato sfileranno esponenti della politica dichiarati, come Nichi Vendola e Paola Concia, ma anche personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, da Melissa P. a Sabrina Impacciatore, da Andrea Occhipinti ad Alessandro Cecchi Paone. Gli organizzatori del Gay Pride romano precisano che i politici sono ben accetti, ma solo se partecipano a sostegno della causa e non per sfilare in passerella per mettersi in mostra. A questo proposito una delle organizzatrici, in merito alle dichiarazioni di ieri del presidente della Regione Lazio, che aveva dichiarato che in caso di invito avrebbe partecipato alla manifestazione, ha affermato: “Le adesioni sono libere e il pride non ha colore politico. Se la Polverini viene siamo ben felici, perché se le istituzioni scendono in piazza vuol dire che aderiscono al nostro manifesto“. Esplicito anche l’invito alle rappresentanze istituzionali della presidente di Digay Project Imma Battaglia: “Invito la Polverini, come pure Zingaretti, Alemanno ma anche i ministri e i presidenti del Consiglio e della Repubblica a venire al Gay Pride”.

colosseoI portavoce della manifestazione sono tre vittime dell’omofobia: il 23enne Mattia Cinquegrani, lo studente aggredito ad aprile su un bus notturno della Capitale da un gruppo di coetanei; Luana Ricci, ex organista del coro della cattedrale e della diocesi di Lecce, licenziata dopo 18 anni di servizio perché trans; e la 21enne lesbica Esther Ascione della provincia di Roma, vittima di attacchi omofobi nella sua scuola. “La mia partecipazione è per metterci la faccia e reagire in seguito all’episodio che mi è accaduto, perché è fondamentale reagire denunciando questi fatti”, ha detto Mattia, spiegando che “in Italia, da questo punto di vista, la situazione sta peggiorando, ma noi non abbiamo paura delle aggressioni e possiamo combatterle“. “Sono onorata di portare la mia testimonianza al pride”, ha proseguito Luana Ricci. “Io sono stata vittima di un episodio molto grave, sono stata privata del mio lavoro dal forte potere politico della chiesa cattolica dopo il mio coming out, con la sola motivazione di essere ‘visibilmente nel peccato’. Non ho commesso alcun reato, e non è ammissibile che molte persone, come me, vengano derubate della loro vita”. “Noi dobbiamo per primi sentirti normali e non diversi”, ha sottolineato Esther Ascione. Prima della partenza del corteo, i tre portavoce deporranno una corona di fiori al monumento ai caduti delle vittime del nazifascismo a Porta San Paolo, in memoria di tutte le vittime dell’omofobia, della transfobia e della violenza. Poi, un flash mob che vedrà tutti i partecipanti impegnati in un bacio collettivo, ponendo l’accento sulle manifestazioni di omo e trans-affettività, che spesso sono l’elemento scatenante delle violenze.

Un Gay Pride importante e sentito, una manifestazione piena di novità e di personaggi di spicco: vi aspettiamo all’ombra del Colosseo per chiedere tutti insieme, a gran voce, uguali diritti e maggiore protezione, dopo gli ultimi scandalosi episodi di omofobia avvenuti lungo tutto lo stivale. Gay Magazine ci sarà, e vi proporrà un reportage esclusivo e una galleria fotografica dell’evento romano dell’anno, in attesa e in preparazione all’EuroPride 2011 che si terrà nella nostra capitale.

ogni bacio una rivoluzione

Via – La Repubblica


Roma Pride 2010: Cecchi Paone contro Polverini: “Dovrebbe essere in prima fila!”

Cecchi Paone Polverini Roma Pride 2010

Mancano due giorni alla data del Roma Pride che, solo nelle attese, sta diventando un crocevia di polemiche e accuse. Prima il video criticatissimo delle associazioni Lgbt, poi l’invito a scendere in campo da parte delle associazioni cattoliche. Ora, Alessandro Cecchi Paone critica Renata Polverini e la sua insicura presenza al corteo:

“La Polverini dovrebbe essere in prima fila al Gay Pride, come accade in tutti i paesi civili del mondo”

E qua inizia il valzer delle botte e risposte:

Lei si trincera dietro un sibillino:

“Intanto non mi hanno invitata: se mi invitano decideremo”

Pronta la replica degli organizzatori dell’evento:

“Chi vuole partecipare al Pride può farlo come tutte e tutti”

Solo a me questi dialoghi a distanza ricordano tanto la caciara per chi invitare alla festa di fine anno delle medie?

Via | IlTempo

Roma Pride 2010: Cecchi Paone contro Polverini: "Dovrebbe essere in prima fila!" é stato pubblicato su queerblog alle 12:00 di giovedì 01 luglio 2010.


Attacco al Roma Pride 2010: “I cattolici scendano in piazza a protestare, è un insulto al Papa!”

Roma Pride 2010

Ecco qua, puntuale, giusto qualche giorno prima del Roma Pride 2010, la crociata contro il corteo per i diritti Lgbt. Ecco la voce di Pontifex che accusa Alemanno di esprimere solidarietà con i gay picchiati e invita i cattolici a scendere in piazza e far sentire il proprio disgusto:

“Sabato prossimo Roma celebra in pompa magna il gay pride a Roma: un ennesimo volgare insulto al Papa nella città cara ai cattolici. Una sconcezza senza riparo per la quale invitiamo i veri cattolici a scendere in campo, a protestare a ribellarsi contro questo sindaco troppo tollerante che ad ogni gay picchiato manifesta ipocrita solidarietà”

E se pensate che si concluda qua quest’arringa, vi sbagliate. Dopo aver spinto tutti i credenti a boicottare il Roma Pride, si arriva ad un rimpianto che fa rabbrividire (pensate sempre che queste persone sarebbero ministri di Gesù) :

“Ora basta, si impedisca con ogni mezzo legale quella buffonata indegna, che avvilisce Roma, offende i cattolici non adulti e inquina il senso del pudore. Se come in altre parti del mondo la omosessualità fosse ritenuta penalmente rilevante a tanto non si arriverebbe”

Ma c’è sempre speranza di essere perdonati e compresi, sopratutto da parte della politica italiana, accusata di essere interessata solo ai voti:

“Pazienza dobbiamo tollerare anche questo. Che il Signore li perdoni assieme a pavidi amministratori. Nelle urne pesa anche il voto gay. Pecunia non olet”

Che dire? Pazienza, dobbiamo tollerare anche questo. Del resto, nelle urne, oltre al voto dei gay ci sono quelli di cittadini intelligenti e, ahimè, anche di persone ignoranti.

Foto | Flickr/RedGlow82

Attacco al Roma Pride 2010: "I cattolici scendano in piazza a protestare, è un insulto al Papa!" é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di mercoledì 30 giugno 2010.


Roma Pride 2010: “Lo spot è volutamente ironico! Polemiche assurde!”

Roma Pride 2010Lo spot per il Roma Pride 2010 ha indignato molti di voi lettori per la voluta presenza di luoghi comuni e macchiette all’interno di una pubblicità da cui non vi siete sentiti rappresentati. Ma gli organizzatori dell’evento hanno voluto replicare a queste critiche, ribadendo fermamente le loro idee:

“Si tratta di uno spot ironico giocato sugli stereotipi e sui pregiudizi più comuni. Uno spot che vuole dare in modo semplice anche un messaggio contro l’omologazione. L’immagine del ragazzo gay che guarda quasi annichilito la televisione e che non ricorda l’appuntamento del Pride, fino a quando un personaggio amatissimo dalla comunità gay non glielo ricorda, vuole ‘scuotere le coscienze’ e parlare proprio ai milioni di omosessuali e transessuali italiani che non ci ‘mettono la faccia”

Infine, qualche considerazione sulle ulteriori polemiche nate:

“Si è scelto di non inseguire più la politica. Il Pride è un simbolo di visibilità e rivendicazione di diritti a cui la politica aderisce impegnandosi concretamente. Da Luxuria sono venute anche parole sagge contro l’assurda divisione che si è voluta creare attorno a questo Pride, proprio in un momento in cui bisogna rispondere con efficacia all’omofobia e alla transfobia. Lo slogan del Roma Pride 2010, ‘Ogni bacio una rivoluzione’, sottolinea una scelta di contenuto forte, già abbracciata in passato da altri movimenti europei e latino americani Come dimostra il manifesto politico, non si abbandonano le rivendicazioni del movimento: uguaglianza, la laicità e libertà. Per la prima volta il bilancio del Pride verrà reso pubblico, con una chiara indicazione delle entrate e delle uscite. Non ci sarà alcun party ufficiale, ma una settimana di eventi che contribuiscono a finanziare la manifestazione”

Per la prima volta, sabato 3 luglio, il corteo del Gay Pride passerà accanto alla storica Gay Street romana, attraversando il centro della città fino a Piazza Venezia. Questa la risposta ufficiale delle organizzazione Lgbt dell’evento: voi da che parte state?

Via | Repubblica

Roma Pride 2010: "Lo spot è volutamente ironico! Polemiche assurde!" é stato pubblicato su queerblog alle 10:00 di mercoledì 30 giugno 2010.


Finalmente! Il Pride di Londra si terrà come di consueto

pride-soho

Dopo una settimana fatta di intense negoziazioni, è stato finalmente annunciato che il Gay Pride di Soho, la tradizionale e colorata parata che anima ogni anno la capitale inglese, si farà il 3 luglio nonostante i problemi di sicurezza di cui vi avevamo parlato la settimana scorsa. L’accordo è stato raggiunto venerdì scorso dagli organizzatori del Pride, dalla Polizia e dal consiglio cittadino di Westminster, anche se l’area interessata dal party sarà comunque ristretta rispetto agli anni passati e non sarà possibile installare palchi, bancarelle o bar all’aperto lungo il percorso.

Tutte le parti interessate si sono dette soddisfatte del compromesso raggiunto, atto a soddisfare, in prima battuta, la sicurezza di migliaia di manifestanti che parteciperanno all’evento. L’organizzazione del Pride London provvederà a fornire assistenza, con agenti di sicurezza e steward per indicare le strade chiuse, aiutata e supportata dalle forze dell’ordine, mentre il consiglio cittadino di Westminster provvederà alla pulizia finale. Come ha dichiarato Paul Birrel, presidente del Pride London, tutte le parti in causa si sono trovate d’accordo sul fatto che lasciare il quartiere di Soho orfano del suo evento lgbt fosse un vero peccato.

Via – PinkPaper


Il lato nero del Gay Pride: un morto a San Francisco, sei arresti a San Pietroburgo

Due notizie pessime, provenienti dagli Stati Uniti e dalla Russia, hanno sconvolto i festeggiamenti mondiali per l’orgoglio gay.

castro_shootingLa prima proviene da San Francisco, dove è avvenuta una sparatoria al Castro, lo storico quartiere gay della città, durante i festeggiamenti seguiti al 40esimo Gay Pride negli Usa, che ha visto coinvolti tre giovani. Uno di loro, il 19enne Stephen Powell, è rimasto ucciso, mentre altre due, una 19enne e una 29enne, sono rimaste ferite. Un ragazzo, la cui identità non e’ stata ancora resa nota, e’ stato fermato, anche se al momento non e’ chiaro il movente, e se cioè se si tratti di un attacco omofobo come quello in cui venne ucciso nel 1978 proprio a San Francisco il primo senatore gay nella storia degli Stati Uniti, il compianto Harvey Milk. Quello che si sa, è che molto probabilmente i due ragazzi si conoscessero già in precedenza e l’omicidio è stato “semplicemente” un regolamento di conti tra i due, facenti parte di due gang avversarie.

I leader del movimento gay di San Francisco hanno comunque subito messo in chiaro di non avere intenzione di sospendere le loro attività, visto che fino ad oggi sono sempre andate avanti nonostante gli attacchi. Questo evento all’ombra del Golden Gate Bridge aveva con se un alto significato simbolico: sono passate quattro decadi dalla prima manifestazione per i diritti e l’orgoglio omosessuale, che avvenne proprio sulle strade americane nel 1970. Alla marcia arcobaleno di quest’anno hanno partecipato, come sempre, migliaia di persone in una atmosfera tranquilla e festosa: la manifestazione è partita dal Civic Center Plaza, dove in migliaia hanno partecipato a DJset e al barbecue. La speaker democratica della Camera Nancy Pelosi, nativa di San Francisco, non ha partecipato ma ha comunque inviato un messaggio di auguri. Nonostante questo omicidio, la parata annuale di San Francisco ha portato una ventata arcobaleno nel grigiore di questi tempi difficili per gli omosessuali in America, anche se l’amministrazione Obama si sta dimostrando sempre più attenta e ricettiva ai bisogni della comunità lgbt.

san pietroburgoSpostiamoci ora in Russia, precisamente a San Pietroburgo, dove la polizia ha arrestato sabato scorso sei persone che manifestavano, senza autorizzazione, per i diritti degli omosessuali nella corte interna del museo dell’Hermitage. Il “Mini Pride”, cosi come è stato chiamato dalla maggior parte delle testate giornalistiche mondiali, ha visto la partecipazione di circa 20 persone, mescolate ai semplici turisti all’interno di uno dei musei più antichi e famosi del mondo. Gli attivisti gay russi hanno mostrato cartelloni recanti le scritte Omofobia, la vergogna del paese, Diritto al matrimonio senza compromessi e Il genere è una mia scelta, prima dell’intervento delle forze dell’ordine. Nikolai Alexeyev, leader del movimento russo per i diritti dei gay, ha denunciato l’intervento repressivo: “E’ scandaloso che la polizia ci abbia fermato e non ci abbia permesso di denunciare la violazione dei nostri diritti”.

La manifestazione per i diritti degli omosessuali non era stata autorizzata dal Comune, secondo il quale tutti i luoghi di ritrovo proposti dai militanti erano già occupati. Un pretesto identico a quello usato dal sindaco di Mosca Iuri Luzhkov, che ha sempre impedito i gay pride, ritenendoli ”opera di Satana”. Ma anche a San Pietroburgo gli attivisti omosessuali hanno usato lo stesso stratagemma dei loro colleghi moscoviti, cambiando più volte il luogo dell’evento e comunicandolo ai giornalisti solo all’ultimo momento, per evitare la polizia. La Russia detiene, purtroppo, la maglia nera tra i paesi europei per quanto riguarda i diritti delle persone gay e al giorno d’oggi essere etichettato come omosessuale nel paese più grande del mondo comporta una vita di violenze ed emarginazione sociale.

Via – Cnr Media e Blitz Quotidiano


A 41 anni dai moti di Stonewall, il mondo lgbt celebra l’orgoglio e l’amore gay

Il 28 giugno si commemora una data cardine per la comunità lgbt mondiale. In molti non lo sapranno, come non sanno il significato di feste come il due giugno o il primo maggio, ma questa festa laica, non segnata di rosso sul calendario, rappresenta l’inizio del movimento di 600px-Stonewallliberazione omosessuale moderno, come oggi lo conosciamo. Fin dal 1969, anno dei cosiddetti moti di Stonewall, il 28 giugno è il giorno prescelto per la “giornata mondiale dell’orgoglio lgbt”: la prima notte degli scontri fu quella di venerdì 27 giugno 1969 poco dopo l’1:20 di notte, quando la polizia irruppe nel bar chiamato Stonewall Inn (in foto), un bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village a New York, e li trovò una resistenza mai sperimentata prima, una resistenza derivante dalla consapevolezza di non fare nulla di male in quel bar, ma soprattutto la consapevolezza di essere uguali a tutti gli altri e di non dover più nascondersi nell’ombra.

Gli avventori dello Stonewall erano abituati alle retate delle forze dell’ordine, che in questo periodo si susseguivano sempre più copiose, e il personale era generalmente in grado di riaprire il bar nella notte stessa o in quella seguente. Cosa rese allora diversa questa irruzione, rispetto a tutte le altre? In proposito ci sono due spiegazioni.

La prima è quella storica, che sottolinea come la situazione fosse ormai matura per una ribellione, dopo la crescita del movimento anti-autoritario e di protesta del “Sessantotto”, specie quello contro la guerra del Vietnam, a cui avevano partecipato in altra veste molti dei gay che presero parte ai moti. Era nell’aria l’idea che le minoranze avessero il diritto di rivendicare una loro dignità. Da questo punto di vista, il modello fornito dal movimento per i diritti civili dei neri influenzò molto i militanti gay della prima ora, come dimostra il fatto che lo slogan “Gay power” (potere gay) che venne lanciato durante i disordini, derivava direttamente dallo slogan “Black power” (potere nero). In tale contesto, bastava una scintilla per incendiare gli animi, e questa scintilla fu la retata dello Stonewall. In effetti, la rivolta del 28 giugno 1969 è considerata un momento di “rottura” nella storia della comunità omosessuale, proprio perché ciò che ne venne fuori aveva molte più somiglianze con i movimenti di lotta politica non gay di quegli anni, piuttosto che con i movimenti “omofili” che fino a quel giorno avevano condotto la lotta per i diritti degli pride repubblicaomosessuali. La principale differenza fu che mentre il movimento omofilo cercava d’integrare gli omosessuali nella società così come era, senza tentativi di cambiamento, il nuovo movimento, che si autodefinì, usando un termine gergale, “gay”, rifiutava l’integrazione in una società giudicata incapace di accettare le diversità, sostenendo che essa andasse rivoluzionata.

La seconda spiegazione, più popolare e stereotipica, collega i moti del giugno 1969 con la morte, avvenuta una settimana prima, di Judy Garland, l’icona culturale gay più importante di quegli anni. Il palpabile lutto per la sua perdita culminò nel suo funerale, il 27 giugno, cui parteciparono 22.000 persone, di cui si stima 12.000 fossero gay. Molti degli avventori dello Stonewall quindi sarebbero stati ancora provati emotivamente quando quella notte avvenne l’irruzione. Questa tesi, peraltro rigettava più e più volte dagli omosessuali che parteciparono alla rivolta di Stonewall, venne resa celebre, dal film omonimo Stonewall.

Cosa successe dopo Stonewall? La comunità, creata dalle organizzazioni omofile dei due decenni precedenti, aveva fatto crescere l’ambiente perfetto per la nascita del Movimento di liberazione gay, e per questo motivo alla fine di luglio 1969 a New York si formò il Gay Liberation Front (GLF), che si propagò poi a macchia d’olio negli USA e in tutto il mondo; fatta eccezione per l’Italia, dove un movimento omofilo seriamente organizzato che preparasse il terreno non era mai esistito, e si dovette aspettare fino al 1971.

Lo scorso fine settimana, si sono tenuti Pride in tutto il mondo: Siviglia, San Salvador, Parigi, Città del Messico, Colombia, Santiago del Cile, Sofia e ovviamente Napoli, tutti per commemorare questa data che non è solo simbolica, ma è una bandiera colorata che sventola per ricordare che tutti siamo uguali e abbiamo gli stessi diritti.

Via – Wikipedia


Criticata Rosa Russo Iervolino per la sua partecipazione al Gay Pride di Napoli

Criticata Rosa Russo Iervolino per la sua partecipazione al Gay Pride di Napoli

La partecipazione attiva di Rosa Russo Iervolino al Gay Pride di Napoli ha scatenato critiche e polemiche. In prima linea si è schierato il ministro per le politiche europee Andea Ronchi che ha visto la presenza della donna come un “sì” al registro delle unioni gay. E quindi: apriti cielo:

“Ancora una volta i cattolici del centrosinistra tradiscono i valori nel nome dell’opportunismo. Un conto e’ la tutela dei diritti della persona umana, altro e’ il rozzo tentativo di dare dignità legislativa a famiglie costituite contro il diritto naturale. Le parole della Jervolino dimostrano per l’ennesima volta quanto di profondamente incoerente e giustificabile solo per la conservazione delle singole poltrone, sia il definirsi cattolici nello schieramento di centrosinistra”

E voi come avete letto e visto la partecipazione della Iervolino al Napoli Pride 2010?

Via | Diritto-oggi
Foto | Adnkronos

Criticata Rosa Russo Iervolino per la sua partecipazione al Gay Pride di Napoli é stato pubblicato su queerblog alle 11:00 di lunedì 28 giugno 2010.


Il 26 giugno Napoli e l’Italia sono tornate più che mai “Alla luce del sole”

gaypride_plebiscito2A discapito delle polemiche che nei mesi scorsi avevano lamentato una mancanza di organizzazione e una coesione inesistente tra le varie associazioni lgbt, il Napoli Pride 2010, il pride nazionale italiano che è ritornato da vero protagonista nel capoluogo campano dopo ben 14 anni di assenza, si è concluso con un successo quasi inaspettato. “Siamo oltre 300 mila – ha affermato raggiante Paolo Patanè, presidente del comitato Napoli Pride e di Arcigay nazionale - La folla è oltre ogni previsione. Tutta Napoli è in piazza fianco a fianco a gay, lesbiche e transessuali. E’ la miglior dimostrazione che tutto questo Paese, da nord a sud, è pronto per la rivoluzione laica dei diritti gay. Chi continua a ignorarci ha responsabilità civili e storiche gravi”. A decretare il successo di questa edizione dell’evento lgbt sono state le persone, che hanno partecipato attivamente all’ottima riuscita di questa manifestazione nazionale, e non le dichiarazioni e le prese di posizione del politico di turno o del criticone a cui non va mai bene nulla di quello che accade nella nostra comunità arcobaleno, afflitta da anni di immobilismo.

Ad aprire il corteo, partito da Piazza Cavour e giunto nella centralissima Piazza del Plebiscito, c’erano alcuni manifestanti con uno striscione bianco, recante lo slogan del Pride Alla luce del sole: segno incontrovertibile di una volontà decisa nel riaffermare apertamente il proprio orgoglio d’essere omosessuali e il diritto della città partenopea a riappropriarsi di quello che è ora nelle mani della criminalità e della corruzione. A seguire, sono sfilati tutti insieme, per la prima volta, i gay e le lesbiche appartenenti a gruppi cattolici e cristiani di tutta Italia, oltre ad Amnesty International, alle Famiglie Arcobaleno e alla tradizionale parata allegra e festaiola composta da 15 carri e soprattutto dal popolo lgbt, curiosi, amici e passanti.

gaypride_plebiscitoAnna Paola Concia ha voluto partecipare, come sempre, al raduno, anche se all’arrivo è stata contestata da alcuni per il suo atteggiamento di dialogo con gli esponenti di Casa Pound di Roma. Ai fischi ha replicato serenamente: “Sono venuta liberamente e resterò qui, perché il Gay Pride non è di proprietà di nessuno. Hanno tutto il diritto di criticarmi, ma questo Gay Pride per sua stessa definizione è a favore della libertà e io sono una libera cittadina che vuole sfilare in corteo”. In difesa della deputata PD è scesa in campo Vladimir Luxuria che, presente al Pride, ha voluto anche manifestare soddisfazione e gratitudine alla città di Napoli, perché “ci ha accolti alla grande”. L’ex parlamentare ha voluto poi ringraziare esplicitamente il sindaco Rosa Russo Iervolino e soprattutto l’arcivescovo Crescenzio Sepe: “Credo che sia una grande cardinale per l’apertura mentale che ha dimostrato, incontrando associazioni omosessuali della città, e per non aver scritto nessun comunicato contro questa sfilata”. La Luxuria ha quindi auspicato: “Vorrei che questo fosse l’anno del Sud. Sono stata al Gay Pride di Palermo e ora sono qui. Vorrei un Sud dove la gente non debba più andare via né in cerca di lavoro né perché ama una persona del suo stesso sesso”.

A rappresentare ufficialmente la città è stato il primo cittadino Rosa Russo Iervolino, accolta con uno scroscio di applausi dai manifestanti, che ha parlato con entusiasmo della manifestazione, dichiarando: “La Napoli che oggi sta sfilando è quella della Resistenza, delle Quattro Giornate, della solidarietà e dell’allegria. Napoli deve essere così, altrimenti non sarebbe la nostra città”. Per la Iervolino il Pride “è una gioia per tutti e soprattutto per i manifestanti, che portano nel corteo valori semplici ma essenziali: rispetto dei diritti”. Il sindaco della città partenopea ha quindi rilevato il valore della sfilata in paragone con le manifestazioni femministe d’alcuni decenni addietro: “Io sono tanto anziana da ricordare le discriminazioni a cui eravamo sottoposte. Bisogna riconoscere attraverso le leggi dello Stato i diritti delle coppie omosessuali”. In corteo c’era anche Filippo Penati in rappresentanza dei vertici del Pd nazionale: “Siamo qui a testimoniare l’impegno del Pd perché da Napoli parta una nuova stagione per il riconoscimento dei diritti civili che ci metta finalmente al passo con l’Unione europea”.

omofobia_napoli_2Nicola Posapiano e Francesco Vincenti, i due testimonial del Gay Pride che sono apparsi in questi giorni sui manifesti della campagna del Comune di Napoli per la manifestazione, hanno commentato positivamente l’evento, riflettendo anche sulla situazione non certo rosea della comunità lgbt milanese: “Napoli oggi si sta dimostrando all’avanguardia in Italia, speriamo che anche la nostra Milano impari questa lezione. A Milano c’è, dai dati ufficiali, la comunità gay più numerosa d’Italia, speriamo che dalla sensibilità dimostrata dal Comune di Napoli arrivi un messaggio anche al sindaco Moratti”. I due testimonial hanno criticato l’influenza del Carroccio al Nord: “Diciamo che la Lega non ci aiuta e purtroppo molte persone al Nord quando votano la Lega non si rendono conto che questo partito reca con sé un messaggio di intolleranza e anche di omofobia”.

napoli-pride-2010Ha plaudito al Pride anche il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, che ha commentato: “Sono contenta per come si è svolta la manifestazione di Napoli all’insegna del rispetto e della pacificazione. Mi dispiace per qualche fischio all’onorevole Paola Concia, alla quale va tutta la mia solidarietà, ma credo si sia trattato di un piccolissimo episodio isolato che certamente non fermerà il suo lavoro”. Il ministro ha quindi aggiunto: “Io, per convincimento personale e per il ruolo che svolgo, non posso che stare dalla parte di chi chiede di cancellare le discriminazioni, annullarle, e si batte contro tutti i pregiudizi, compresi quelli legati all’orientamento sessuale o alla differenza di genere. Davanti a manifestazioni come queste il compito delle istituzioni è quello di aprire le orecchie e ascoltare”.

C’è stato anche, purtroppo, un tentativo di violenza sessuale ai danni di una donna colombiana 24enne che da oltre dieci anni vive nel capoluogo campano. La ragazza ha denunciato ai vigili urbani, presenti sul posto, un cittadino romeno 25enne che in Piazza del Plebiscito, durante il tradizionale concerto post pride, l’ha prima chiamata lesbica, poi è passato a toccarle il seno e a minacciarla con un coltello. A parte questo episodio, che non riguarda direttamente la manifestazione, il Pride 2010 è stata la conferma dell’impegno costante, che si rinnova ogni anno, del popolo lgbt per cercare di cambiare in meglio la nostra Italia: c’è ancora tanto da lottare per i nostri diritti perennemente negati, per arginare la violenza omofobica rinata negli ultimi anni e per ottenere finalmente e giustamente quel rispetto reciproco, invocato da più parti, e quella visibilità che non si limiti al siparietto tv o alla notizia dell’omicidio tra due amanti omosessuali per gelosia.

Via – Sky Tg24


Ragazza lesbica molestata durante il Gay Pride di Napoli

Ragazza lesbica molestata durante il Gay Pride di Napoli

Durante il concerto tenutosi per la chiusura del Gay Pride di Napoli 2010, una ragazza 24enne di origini colombiane è stata molestata e importunata da un giovane, presente alla parata.

Inizialmente apostrofata con “lesbica” con tono dispregiativo, l’uomo, di origine romena, le ha palpeggiato il seno contro la sua volontà, per poi minacciarla con un coltello, quando lei si è ribellata alla violenza. Fortunatamente, la presenza di alcuni vigili urbani in zona e la massa di 25/30.000 persone della manifestazione, ha impedito che la situazione degenerasse.

Dopo un tentativo di reazione dell’aggressore, il ragazzo è stato fermato e poi arrestato, impedendo così che quella giornata di festa e gioia venisse macchiata da una assurda e atroce aggressione.

Via | IlMattino

Ragazza lesbica molestata durante il Gay Pride di Napoli é stato pubblicato su queerblog alle 09:00 di lunedì 28 giugno 2010.


Più bassi, più Pride

27 giugno 2010 MAURO VAIANI Nessun commento


Gay cristiani al Napoli Pride 2010Siamo tornati stanotte dal Pride di Napoli con la convinzione che forse occorre abbassare un po’ noi stessi e le nostre pretese, verso la realtà così com’è. Attraversare i bassi di Napoli ci ha confermato che il popolo, quello formato da chi fa il Pride e da chi lo accoglie, sta cambiando.

Mai come ieri, attraversando i quartieri spagnoli, abbiamo sentito che il Pride è sempre di più una festa spontanea di persone gay, lesbiche, transessuali, che finalmente si guardano negli occhi, si parlano, scherzano, sdrammatizzano, si abbracciano, si commuovono, con il resto del popolo. Le mamme, e le donne in genere, le abbiamo sempre viste applaudire e accogliere a braccia aperte i gay che sfilavano per i propri diritti. Ieri a Napoli siamo stati fermati, abbracciati e coccolati anche dagli uomini, di tutte le età.

Napoli, che non è certo esente né dagli antichi pregiudizi, né dalle molto più pericolose forme di moderno odio omofobico ideologico, ha riservato una accoglienza affettuosa a tutti: dai carri dei locali, che esplodevano di bellezza e divertimento, alle piccole delegazioni dei gay sordomuti del Triangolo silenzioso e dei gay poliziotti di Polis Aperta. La partecipazione dei gay e delle lesbiche credenti, cattolici ed evangelici, in particolare, è stata accolta con entusiasmo dalla popolazione, che in grande maggioranza conserva fortissimi sentimenti religiosi.

Siamo convinti che il Pride, portando per un giorno ”Alla luce del sole”, come recitava la felice intestazione della manifestazione di ieri, il popolo queer insieme al resto della gente, persone del posto insieme a persone di fuori, chi è sempre in prima fila nell’impegno sociale e politico insieme a chi ci rimane incuriosito ma ancora soprattutto imbarazzato un po’ a distanza, svolge una grandissima funzione sociale. Scioglie il sangue dint’e vene, smonta paure e pregiudizi, incrina l’omofobia che c’è attorno a noi e soprattutto dentro di noi.

Da questo punto di vista, è sicuramente positivo che si moltiplichino i Pride locali, nelle grandi città ma anche nelle regioni e nelle province. Così come è importante ospitare i Pride internazionali, che diventano anche grandi eventi turistici, come l’Europride previsto a Roma per il 12 giugno 2011.

Ci permettiamo di suggerire ai vertici dell’associazionismo, alle istituzioni, agli imprenditori che finanziano queste manifestazioni, di incoraggiarne questo aspetto sociale e culturale, popolare e festoso. Ecco qualche stimolo critico.

Ricordiamoci, innanzitutto, che ai Pride stanno partecipando sempre di più, e devono sentirsi sempre più accolti, persone mature e anziane, famiglie con bambini, portatori di handicap. Lunghezza, tempi e ritmi della parata non devono rappresentare un tour de force.

Il “comizio finale”, con la teoria di interventi, troppi e forse troppo rituali, è stato ignorato dalla gente. Piazza del Plebiscito si è rapidamente e desolatamente svuotata. Del resto, gli individui e i gruppi hanno dato il meglio di loro stessi in una parata lunga e impegnativa, che è il vero cuore del Pride e il momento in cui le persone sono davvero protagoniste. Alla fine del corteo non sarebbe forse meglio trovare bagni, posti di ristoro, giardini e gradini su cui fermarsi un poco a riposare, una musica gioiosa, invece che tante parole?

Le feste notturne sono sicuramente un momento di grande attrattiva, per chi è del posto o decide di fermarsi a dormire, ma tantissime persone, per motivi economici o familiari, devono ripartire entro la serata. Forse meriterebbero che una prima festa popolare, con cibo e bevande a prezzi modici, avesse luogo subito, alla fine del Pride, nel posto dove si conclude la manifestazione.

Il Pride è continuamente rinnovato dalla partecipazione spontanea di una cittadinanza attiva. Si rinnovino, e facciano qualcosa di nuovo, anche i vertici del movimento.


Gay Pride a Napoli: Forza Nuova distribuisce volantini contro la manifestazione

Gay Pride a Napoli: Forza Nuova distribuisce volantini contro la manifestazione

A Napoli, nel quartiere Vomero, un gruppo di Forza Nuova, composta da una cinquantina di persona, sta distribuendo volantini per protestare contro il Gay Pride nazionale. Il luogo del volantinaggio è lontano da Piazza Cavour, luogo da cui partirà, oggi pomeriggio, alle 14, il corteo:

“Difendiamo la famiglia e la vita. No al Gay Pride!”

E’ questo lo slogan del gruppo. Anche se, personalmente, un messaggio come “Difendiamo la vita!” in relazione ad un corteo gay, avrebbe senso quanto un “Proteggiamo i carciofi!”. Ma è lo stesso Riccardo Cafaro, responsabile provinciale di Forza Nuova a parlare del loro pensiero:

“Non vogliamo reprimere la libertà sessuale ma siamo contro il Gay Pride, che è strumentale all’ottenimento del matrimonio omosessuale, dell’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali e della legalizzazione delle coppie di fatto”

E via con l’incoerenza!

Via | IlMattino
Foto | BergamoNews

Gay Pride a Napoli: Forza Nuova distribuisce volantini contro la manifestazione é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di sabato 26 giugno 2010.


Polemiche, lettere, accuse e il silenzio della Carfagna a pochi giorni dal Gay Pride nazionale 2010 a Napoli

Polemiche, lettere, accuse e il silenzio della Carfagna a pochi giorni dal Gay Pride nazionale 2010 a Napoli

Domani, sabato 26 giugno 2010, sfilerà il Gay Pride a Napoli e le polemiche nate nelle scorse settimane, non solo non accennano a diminuire, bensì sembrano accendersi ed alimentarsi giorno dopo giorno. Contemporaneamente, aumentano anche le aspettative per questo corteo che dovrebbe ospitare circa 30.000 persone (anche se l’ottimista direttore artistico del Gay Pride, Andrea Canavesio pensa che possano arrivare anche in 200.000 vista l’elevata attesa).

La scelta di tornare a Napoli dopo 14 anni dall’ultimo Gay Pride sembra interessare molte persone, disposte a partire anche con i propri mezzi da città lontane pur di partecipare all’evento e ribadire i propri diritti. E le voci di dissenso non accennano a diminuire, anzi, diventano sempre più furiose, l’esatto opposto del senso pacifico dei manifestanti. Il consigliere regionale del Pdl Pietro Diodato non ha mezzi termini nel descrivere il suo pensiero:

“Il cosiddetto Gay Pride, ma per meglio dire, l’esibizione gay prevista in città, offende Napoli ed i napoletani e rende colpevoli gli amministratori consenzienti. Nel primo caso attribuisce alla nostra città un profilo di intolleranza estraneo alla sua cultura ed alla sua tradizione. A meno che non si vogliano addirittura condannare le sue profonde convinzioni religiose. Nel secondo caso, attraverso l’adesione dei suoi amministratori, legittima una manifestazione che, surrettiziamente, si propone di difendere alcuni valori o pseudo tali, mentre in realtà rappresenta un’altra tappa verso l’accreditamento di una condizione, quale quella omosessuale”

Curioso che si parli prima di “intolleranza estranea” e poi si lanci questo anatema contro l’arrivo del popolo Lgbt, giustificandosi dietro al solito scudo delle “profonde convinzioni religiose”. Ancora in tema politico, il presidente nazionale Arcigay, Patanè, evidenzia un segnale da non trascurare:

“La Carfagna? Per ora dal suo dipartimento non è arrivato nessun cenno di adesione alla manifestazione, che invece ha fatto il pieno di consensi”

Invece, sempre sul Mattino di Napoli, appare una lettera spedita al direttore, da parte di un cittadino, allarmato e indignato per l’arrivo del Gay Pride:

“Gentile Direttore, il corteo degli omosessuali di sabato prossimo a Napoli non sarà soltanto un’inutile sfilata di baccanali e di oscenità. Sarà anche l’ennesimo atto di discriminazione verso le persone normali. Adesso non mi si accusi di razzismo o di un’assurda «omofobia»: francamente non posso pensare altro di chi esibisce la propria diversità per violare le norme di buon costume (come è accaduto in Piazza Cavour, alcune settimane fa) e per avanzare pretese in materia di diritto di famiglia”

Baccanali, oscenità, discriminazione (!), violazione delle norme di costume. Non ho capito se arrivano i gay oppure un’orda di nani sadomaso con conigliette di Playboy al guinzaglio per una gang bang in piazza. Il diretto risponde, diplomaticamente, alla lettera, stanco di queste polemiche clericali e anticlericali, portando ad esempio il bel momento di incontro tra il Cardinal Sepe e la comunità gay. Anche se, nel finale, mi provoca un senso di fastidiosa morale accomodante:

“E se gli organizzatori del Gay Pride sapranno sfilare con la inoffensiva goliardia tipica di queste manifestazioni non credo che bisognerà riattizzare guerre di religione. La dedica della marcia all’emergenza lavoro di Pomigliano fa ben sperare, speriamo che non sia sommersa dal folklore. O peggio.”

Non c’è solo goliardia in questo corteo. C’è colore, gioia, divertimento, ma anche un messaggio di riflessione, per manifestare con tenacia e credibilità la propria esistenza felice, per dire “Basta alla violenza”, per spezzare un segnale di pacifica rivolta, prendendo diritti mancati. Ma, con tutto il rispetto per l’emergenza lavoro di Pomigliano (per il quale spero, presto, come del resto altrove, possano migliorare le cose), se la dedica fosse stata fatta alla speranza del termine dell’omofobia o a qualche altro argomento non così attuale e “globale”, non avrebbe fatto sperare altrettanto bene? Non sarebbe stato sufficientemente meritevole? E questo minaccioso folklore, esattamente, in cosa consisterebbe? In troppa ostentazione festosa?

Via | Il Mattino

Polemiche, lettere, accuse e il silenzio della Carfagna a pochi giorni dal Gay Pride nazionale 2010 a Napoli é stato pubblicato su queerblog alle 17:00 di venerdì 25 giugno 2010.


Annullato il Pride 2010 di Londra per “motivi di sicurezza”

Gli organizzatori del Pride 2010 di Londra hanno annunciato che il tradizionale evento annuale, previsto per il 3 luglio prossimo, verrà cancellato per quest’anno a causa di “pericoli a Soho derivanti dalla costruzione di una linea ferroviaria sotterranea che aprirà nel 2017”. Una motivazione quanto mai bizzarra, ma la preoccupazione primaria delle autorità locali è stata quella riguardante i percorsi di evacuazione, poiché nell’area sono stati effettuati vasti interventi e sono presenti numerosi cantieri, con conseguenti chiusure di molte strade, che renderebbero quanto mai difficoltosa la fuga di centinaia di migliaia di persone in caso di sohoprideX390pericolo.

A questo proposito, i titolari degli esercizi commerciali della zona avevano addirittura imposto il limite massimo al numero di partecipanti, fissandolo a 7mila: il dibattito con gli imprenditori c’è stato, ma purtroppo non si è arrivati a una lieta conclusione della vicenda, e quindi l’evento principale dell’orgoglio gay nella metropoli sarà spostato nella centralissima Trafalgar Square, abbandonando per il 2010 la coloratissima e festosa parata di Soho.

Non è la prima volta che la Crossrail, l’innovativa opera di trasporto pubblico che permetterà di attraversare Londra da un capo all’altro tra 7 anni, mette i bastoni tra le ruote alla comunità del quartiere gay di Soho. Già nel 2008 il G-A-Y, il più grande locale notturno della metropoli inglese, è stato costretto a lasciare l’Astoria, la sua storica sede da oltre 15 anni, poiché il sito doveva essere demolito per fare spazio ai lavori di Crossrail.

Via – Advocate


Berlino e Zagabria, due modi diversi di festeggiare l’orgoglio gay

zagabria prideSabato 19 giugno, oltre ai Pride di Palermo e di Torino di cui vi abbiamo parlato ieri, si sono svolti le parate per l’orgoglio gay anche a Berlino e a Zagabria. Due capitali e due paesi molti diversi tra di loro, che si raccontano anche attraverso i video che potete vedere nell’articolo. I filmati mostrano due realtà completamente opposte: la Berlino libera, aperta di mente e con una partecipazione enorme alla manifestazione, divenuto ormai un appuntamento fisso per la città intera, mentre l’altra, una Zagabria controllata a vista dalla polizia, in cui sfilano tante bandiere ordinate, ma anche tanti giovani, a dimostrare la strada che questo stato balcanico spera di intraprendere, vincendo la sua società estremamente conservatrice, verso un futuro di vera democrazia e di uguaglianza.

Mezzo milione di persone hanno marciato per le strade di Berlino per la 32esima edizione del “Christopher Street Day”, cosi come e’ chiamato il giorno dell’orgoglio lgbt in Germania, quest’anno ispirato al tema “Essere normali e’ essere diversi”, conclusi, per la prima volta, ai piedi della Porta di Brandeburgo. A dominare, nella capitale tedesca, fantasia e variopinti costumi che dal primo pomeriggio hanno invaso le vie del centro: una coloratissima processione di 53 carri, che ha sfilato al ritmo di un’assordante musica tecno, confermando l’ex città divisa dal Muro come la capitale culturale e del divertimento sfrenato del popolo lgbt.

 

Tutt’altri numeri e tutt’altri toni a Zagabria, dove appena in qualche centinaio sono scesi in strada per il nono Gay Pride della storia croata. Contenuti da un cordolo massiccio di forze dell’ordine – si dice tra i 200 e i 300 poliziotti – le contestazioni di un gruppo di ultranazionalisti e di skinhead non hanno fermato l’inarrestabile corteo arcobaleno, che ha sfilato noncurante delle vibranti proteste e degli attacchi che la comunità lgbt deve sopportare ogni giorno, in un paese in continua crescita come la Croazia che aspira a diventare membro dell’Europa “che conta”.

Via – Euronews


Torino, un pride “diverso” per difendere i diritti di tutti

torino

Un corteo composto non sono dal popolo lgbt, ma anche da donne e immigrati. Il gay pride di Torino 2010 è stato sicuramente un successo di presenze: migliaia di persone si sono alternate dietro il serpentone, di carri e striscioni, lungo un chilometro, con in mente e nel cuore lo slogan “I diritti sono il nostro pride”.

L’appuntamento annuale con l’orgoglio lgbt, organizzato dal Coordinamento Torino Pride, dalle Donne di Torino per l’Autodeterminazione e il Collettivo Immigrati auto organizzati, quest’anno aveva un sapore diverso, nella città piemontese che ha scoperto di essere un caposaldo friendly dopo il gay pride nazionale del 2006 Le parole chiave, quest’anno più che mai, sono state libertà di scelta e valori; e così si sono viste le metalmeccaniche, gli studenti medi e universitari, la Consulta per la laicità delle istituzioni, l’Anpass, le famiglie Arcobaleno,torinocastello2 l’Agedo, passando per i gruppi artistici, anarchici, i centri sociali e i partiti politici. Ci si è soffermati soprattutto sulla difesa della legge 194 e della pillola abortiva, uno dei temi dominanti della manifestazione: Silvio Viale, il ginecologo che per primo sperimentò la compressa abortiva, ha portato al Gay Pride un sacco contenente le scatole vuote di RU486 utilizzate all’ospedale Sant’Anna, per protestare contro le parole espresse dal nuovo governatore del Piemonte Cota che si scagliò contro la pasticca di cui tanto si è parlato nei mesi scorsi.

Il corteo, bagnato per via della pioggia ma comunque allegro, si è snodato da Porta Susa a Piazza Vittorio attraversando il centro di una Torino sempre attenta e molto presente, dai portici e dai balconi, per seguire i carri, le bandiere di associazioni e gruppi di vario tipo e la moltissima gente comune che ha deciso di manifestare per i diritti di tutte e tutti, come dimostrano le immagini. La grande festa del pomeriggio è proseguita alla sera nello storico locale BIG con un’apericena seguita da musica, intrattenimento e balli.

L’opposizione delle identità crea nemici – ha detto con fierezza Patrizia della Donne per l’Autodeterminazione – Alcuni diritti invece sono di tutti e non sono negoziabili. Siamo qui oggi perchè vogliamo misurarci con le persone e non fare come la politica che è sempre più virtuale e passa sulle nostre teste. L’orgoglio è un’appartenenza comune”.

 

Via – La Stampa


Nonostante le polemiche, Palermo si è finalmente tinta di arcobaleno

gayIncredibile ma vero: forse non tutti sanno che a Palermo, esattamente trent’anni fa, è nato il primo circolo Arcigay d’Italia come reazione civile e politica al tragico suicidio-omicidio di due giovani omosessuali di Giarre (CT), e che la città siciliana non aveva mai ospitato il Pride, nazionale o locale che fosse. Finalmente, il 19 giugno Palermo ha squarciato questo velo che gli copriva gli occhi e la bocca, aprendo le porte a migliaia di persone in piazza contro l’omofobia, in una città e una regione dove l’omosessualità è ancora un’onta, una macchia indelebile nella famiglia e nella società intera.

Gay, lesbiche, transessuali, bisessuali, ma anche famiglie “tradizionali” con prole al seguito: il gay pride si è confermato essere, a Palermo come in tutte le città del mondo, una festa colorata per rivendicare l’orgoglio omosessuale mostrando il proprio essere senza vergogna. Il corteo, a cui ha preso parte anche Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela e oggi europarlamentare del PD, è partito da piazza Magione, nel cuore del centro storico, tra musica pop, costumi variopinti e baci; ha fatto capolinea in piazza Verdi, davanti al Teatro Massimo, dove sono arrivati i dieci carri delle diverse associazioni che hanno aderito all’iniziativa di Arcigay e del coordinamento “Stop Omofobia”. Dopo il tradizionale dibattito, è stata la volta della musica con Gennaro Cosmo Parlato, Viola Valentino e la performance teatrale del gruppo palermitano dei Quartiatri; infine, la consegna dei Premi Sicilia Pride 2010 e balli fino all’alba.

sicilia pride“Ci battiamo per il riconoscimento delle coppie di fatto e contro l’omofobia”, ha detto Giulia Alagna di Arcigay: “Se passerà all’Assemblea regionale siciliana la proposta di legge antiomofobia – ha specificato – saremo la terza regione in Italia ad avere una normativa in merito”.

Madrina della manifestazione è stata Vladimir Luxuria, che ha espresso la sua gioia per essere la portabandiera di un’iniziativa storica: “Alcuni amici quando hanno saputo che ero stata invitata a Palermo come madrina del Gay Pride 2010 mi hanno raccomandato di stare attenta. Ma a cosa? Ho risposto. Io sono felice di essere oggi qui e non a Pontida, dove la gente in testa invece delle piume ha le corna”. L’ex parlamentare del Prc ha sfilato per le vie del centro in abito lungo color fucsia e con un ombrellino sgargiante. “Questo Gay Pride – ha aggiunto – è l’occasione per rilanciare il dibattito sui diritti di gay, lesbiche e transessuali. Ma è anche una data storica, perché per la prima volta il Gay Pride si tiene in una città importante come Palermo, dove i giovani hanno il diritto di rimanere nella loro terra e non fuggire al nord o all’estero per potere lavorare. In Italia abbiamo una destra retrograda, molto diversa da quella europea, penso alla Francia o alla Spagna. Con questa destra, omosessuali e transessuali non hanno possibilità di ottenere diritti. E sui pregiudizi degli ambienti mafiosi rispetto alla diversità, Luxuria ha dichiarato: “C’é un bacio tra uomini di cui bisogna vergognarsi ed è il bacio della morte; i baci di oggi, in questa piazza, non possono provocare indignazione, anzi guardando questi giovani vien da dire: beati loro“.

Palermo si era però svegliata, sabato mattina, tappezzata di manifesti con la scritta: “Coppie gay: no matrimoni ed adozioni“, affissi per le strade del centro e all’università dalla Giovane Italia, movimento giovanile del Popolo della Libertà, che nei giorni scorsi aveva già reso noto il proprio “dissenso nei confronti di una manifestazione che, oltre al pericolo dei tradizionali episodi di esibizionismo sessuale in spregio al pubblico pudore, presenta una piattaforma rivendicativa tesa al capovolgimento del valore sociale ed educativo della famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra uomo e donna”. 

 A conti fatti, leggendo i resoconti entusiastici e gli articoli dei giornali locali in Rete, il Sicilia Pride 2010 a Palermo è stato un successo. Da ripetere ogni anno con la stessa energia e la stessa determinazione, visibile anche nel video festoso sottostante.

Via – La Repubblica


“Ora ne abbiamo abbastanza!”: in 20mila al Gay Pride di Milano contro l’omofobia

181732656-4a34cbc2-8957-421b-8403-9f3827895befIl primo dei Gay Pride italiani 2010 si è tenuto sabato 12 giugno a Milano e ha visto la partecipazione di oltre 20mila persone di tutti i sessi e di tutte le età in una parata colorata e festosa, ma con un occhio particolare ai recenti fatti di cronaca. I partecipanti si sono dati appuntamento in piazza Castello, poi il corteo, dopo un’inversione simbolica per evidenziare “quanto l’Italia stia arretrando”, ha proseguito in via Broletto, piazza Cordusio, Piazza Duomo, piazza Scala, via Manzoni ed è terminato in via Palestro, accanto ai giardini Montanelli. Marco Mori, presidente della sezione milanese dell’Arcigay, ha affermato: “Siamo qui per dimostrare che non ci arrendiamo alla paura in una città dove la sicurezza è agitata come spauracchio per guadagnare voti, ma quando riguarda noi gay non è più una priorità”.

Temi centrali della manifestazione dal titolo quanto mai esplicito “Ora ne abbiamo abbastanza!”, a cui hanno aderito tutte le sigle dell’attivismo lgbt, sono stati l’omofobia, la rivendicazione dei diritti negati e la richiesta di regolamentazione delle unioni civili di fatto. Proprio l’omofobia è stata la chiave di volta dell’evento, visto l’elenco sempre più folto di aggressioni nei confronti della comunità gay, l’ultima solo poche ore fa a Padova: in tanti hanno sfilato con cerotti e bende per non dimenticare gli episodi omofobici, mentre altri si sono imbavagliati per denunciare il silenzio nel quale sono costretti a vivere molti omosessuali. Il corteo ha ribadito con forza la richiesta di una legge che consideri l’omofobia un’aggravante nei reati contro la persona e ha riacceso la polemica con il segretario di Stato della Santa Sede, Tarcisio Bertone, sulla sua equazione tra pedofilia e omosessualità: davanti al Duomo, uno degli organizzatori mascherato da prete ha elencato numerosi casi di abusi sessuali sui bambini che hanno avuto per protagonisti uomini di Chiesa, tra i fischi fragorosi della comunità arcobaleno e decine di specchi rivolti contro la cattedrale.

I fischi e gli improperi sono stati rivolti anche alla massima istituzione cittadina, il sindaco “suor” Letizia Moratti: “Quella di Milano è la comunità omosessuale più numerosa d’Italia – ha affermato lo storico leader del movimento gay italiano Franco Grilllini – con molti che lavorano nel Made in Italy e danno un enorme contributo. Eppure la Moratti e prima di lei Albertini si sono sempre rifiutati di ricevere la delegazione del Gay Pride. Milano dovrebbe essere la finestra dell’Italia sull’Europa, e invece si trincera dietro un muro moralistico e clericale. Il Sindaco dovrebbe chiedere scusa”.

 

Via – Repubblica


Gay Pride 2010 a Milano contro l’omofobia

Gay Pride 2010 a Milano contro l'omofobia

Si è svolto oggi, a Milano, l’annuale appuntamento con il Gay Pride. Lo slogan scelto per questo corteo è stato “Ora ne abbiamo abbastanza!“, direttamente rivolto alle azioni di violenza contro gli omosessuali, sempre più frequenti negli ultimi tempi, l’attacco continuo da parte di Chiesa e senso di abbandono da parte delle istituzioni. E, per sottolineare questo senso si arretramento, la manifestazione ha deciso di percorrere il tragitto al contrario, partendo quindi da Piazza Castello fino ad arrivare accanto ai giardini pubblici di Palestro.

Temi centrali: l’omofobia, rivendicazione dei propri diritti e mancanza di unioni civili di fatto. Inoltre, come non bastasse, anche i recenti casi di aggressioni, a Roma, Milano e anche recentemente Padova, accompagnati dal silenzio di condanna da parte di una Chiesa che, invece, continua a muovere accuse contro il mondo Lgbt.

Molti hanno partecipato con bende e cerotti (riferiti alle violenze), altri si sono imbavagliati come segno del silenzio che le istituzioni vorrebbero da parte loro. Armati di fischietti e musica allegra, hanno transitato per le vie della città, manifestando, ancora una volta, il proprio orgoglio nell’essere omosessuali.

Qualcuno di voi ha partecipato? Raccontateci il vostro punto di vista e le vostre opinioni!

Via | Libero
Foto | PrideMilano

Gay Pride 2010 a Milano contro l'omofobia é stato pubblicato su queerblog alle 20:00 di sabato 12 giugno 2010.


Sicilia Pride 2010: Palermo si colora per la prima volta di arcobaleno

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Il 19 giugno il capoluogo dell’isola più grande d’Italia ospiterà, per la prima volta nella sua storia, il Pride, che avrà per l’occasione carattere regionale. Con questa manifestazione, oltre a celebrare l’orgoglio omosessuale, si ricorderà il trentennale del duplice omicidio di Giarre e della nascita di Arcigay (allora ARCI-GAY Associazione per la liberazione omosessuale), fondata nel dicembre 1980; solo quattro anni dopo Arcigay diventerà nazionale.

Per l’organizzazione del Pride, patrocinato dal Comune, dall’Università e dalla Provincia di Palermo, oltre che dalla Regione e dal Comune di Taormina, hanno collaborato circa 50 realtà differenti, lgbt e non, in un movimento composito per dire no all’omofobia e per chiedere a gran voce il riconoscimento dei nostri diritti civili, in una terra e in una città che negano da sempre l’omosessualità, vista come una vergogna.

Il programma culturale del Sicilia Pride 2010 è quanto mai ricco, con seminari, dibattiti, letture, feste e concerti. Già da questa settimana sono previsti eventi presso il Pride Village allestito al Giardino Inglese, in pieno centro città: si comincerà domenica 13 con la performance teatrale dal titolo Sei Bellissima, ideata da Emma Dante, scritta appositamente per il Sicilia Pride e costruita sugli spettacoli della regista, in particolare Mishelle di Sant’Oliva e Le Pulle. Il comitato promotore ha inoltre deciso di istituire il premio ‘Sicilia Pride 2010’, che sarà assegnato a tre personalità che, con il loro contributo nei campi dell’arte, della politica o dell’impegno civile, si sono occupati del movimento, dandogli visibilità e rilevanza sociale. Da non perdere il dibattito previsto per il 18 giugno con Vladimir Luxuria, madrina della manifestazione palermitana.

Via – Siciliapride.org


Napoli Pride 2010: manifesto politico e piattaforma rivendicativa

24 maggio 2010 Robo Nessun commento

Napoli Pride 2010: manifesto politico e piattaforma rivendicativaÈ stato pubblicato il manifesto politico e la piattaforma rivendicativa per il prossimo pride nazionale che, come ricorderete, si terrà a Napoli nel prossimo mese di giugno.

Dopo aver citato l’articolo 2 della Costituzione – diritti inviolabili dell’uomo – e la sentenza della Corte Costituzionale sulla valorizzazione del modello pluralistico, il documento entra nel vivo:

“Noi, cittadini e cittadine omosessuali e trans viviamo nel valore del superamento delle diseguaglianze e per l’affermazione di ogni parità civile e sociale. Ci appelliamo alla dichiarazione universale dei diritti umani, alla Carta dei Dritti Fondamentali dell’Unione Europea e della sua autonomia, alla Costituzione Repubblicana e al principio di laicità dello Stato italiano che ci tutela da ogni forma di ingerenza confessionale, per pretendere il nostro legittimo diritto di cittadinanza attraverso la manifestazione delle nostre identità e delle nostre istanze.”

Quindi, guardando all’attuale situazione italiana, prosegue:

“Le nostre rivendicazioni, si inseriscono in un quadro politico ed istituzionale desolante ed omofobo. Il clima sociale e culturale di intolleranza sostenuto da una classe dirigente arretrata e da gerarchie cattoliche sempre più anacronistiche e repressive, continuano ad alimentare, oggi come ieri, pericolose e vergognose campagne d’odio nei confronti delle nostre comunità, smarrendo completamente i valori liberali e democratici fondati sulla pacifica convivenza, sul pluralismo tra i gruppi sociali emergenti, sulla cultura delle differenze e della libertà, sulla laicità.”

Si parla, poi, del clima di violenza ed ostilità che il popolo lgbtqi deve quotidianamente affrontare:

“Riteniamo che la violenza, l’ostilità e la discriminazione crescente verso lesbiche, gay e transessuali è l’immobile frontiera di una società culturalmente arretrata che trova nella mortificazione della dignità non solo di omosessuali e transessuali, ma anche delle donne, delle comunità immigrate e Rom, di tutte le persone migranti, così come di quelle con disabilità, dei gruppi etnici e religiosi differenti da quelli dominanti, le ragioni della affermazione di un paradigma sessista e razzista, esclusivamente proteso alla conservazione di poteri narcisistici e di privilegi patriarcali.”

Per giungere, quindi, all’affermazione che il pensiero unico comporta la cancellazione delle conquiste storiche e sociali:

“È estremamente viva nel movimento LGBTQI e nella comunità, di cui ne è espressione politica, la capacità di sdegno e di mobilitazione contro un’ Italia da Medioevo del diritto, in cui sono a rischio le libertà fondamentali dell’individuo, come il diritto alla salute, il diritto di parola, il diritto alla libertà di sciopero, il diritto alla libertà di stampa, il diritto alla cultura e all’istruzione pubblica. Questa volontà di perpetuare il radicamento di un pensiero unico, infatti, comporta la cancellazione d’importanti conquiste storiche e sociali e l’impedimento giuridico e culturale nel raggiungere nuovi e fondamentali obiettivi di libertà e di emancipazione.”

Venendo alla piattaforma rivendicativa il Napoli Pride 2010 chiede diritti civili e lotta alle discriminazioni. Il primo diritto civile richiesto è

“che sia data applicazione alla Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2000 che chiede di garantire «alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie ed alle famiglie tradizionali”

mentre al primo punto della lotta alla discriminazione troviamo la richiesta di

“una legge contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, che rimuova gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l’effettiva uguaglianza delle persone omosessuali e transgender e recepisca in modo pieno e sostanziale le Direttive Europee 207 del 1976 e 78 del 2000.”

Napoli Pride 2010: manifesto politico e piattaforma rivendicativa é stato pubblicato su queerblog alle 14:01 di lunedì 24 maggio 2010.


Ufficiale: il Gay Pride di Roma si terrà il 3 luglio

Ufficiale: il Gay Pride di Roma si terrà il 3 luglio

Il coordinamento che si occupa di organizzare la manifestazione ha ufficializzato il tutto. Il Gay Pride si terrà, quest’anno, a Roma, il prossimo 3 luglio. Sarà l’incontro finale dopo le varie tappe in giro per l’Italia, compreso quella nazionale del 26 giugno a Napoli. Lo slogan di quest’anno? Efficace quanto semplice (sebbene manchi la parola Gay o Lgbt… avete notato?):

“Ogni bacio una rivoluzione”

Quest’anno nessun invito ai politici, come spiegato dagli organizzatori:

“Il popolo gay è stufo di questa politica incapace di interpretare i nostri diritti. Per questo abbiamo deciso di non invitare al Pride i partiti politici. Vogliamo che il Pride sia una festa di orgoglio civile di tutti i cittadini, non una passerella per quella politica che non sa dire nulla sui nostri diritti, se non opporsi o essere inconcludente”


Il Gay Pride di Napoli presenta i suoi portavoce e il suo logo arcobaleno


Logo_Napoli_PrideUna sinuosa sirenetta adagiata sulla splendida baia del golfo di Napoli, sulle spalle una stola con i colori della nostra bandiera arcobaleno e il sole caldo e accogliente del Sud. È questo il logo ufficiale del Napoli Pride, che si svolgerà nella città partenopea tra un mese e mezzo. Una manifestazione importantissima, dal titolo significativo “Alla luce del Sole”, in un momento di stallo per i diritti civili delle persone lgbt in Italia, per la rinata ondata di violenza omosex che pervade la penisola e per far rinascere una città bellissima sempre più soffocata dalla camorra, dalla corruzione e dalla disoccupazione dilagante.

Portavoce di questo evento, a cui è impossibile non esserci, è Maria Luisa Mazzarella, vicepresidente del Comitato Provinciale Arcigay “Antinoo” di Napoli, la ragazza pestata per aver difeso il 23 giugno 2009 un ragazzo omosessuale da un’aggressione. In un comunicato il comitato organizzatore del Gay Pride nazionale a Napoli rende noto “A quasi un anno dalla vile e brutale aggressione di branco per la quale, peraltro, non esistono ancora i nomi dei colpevoli, Maria Luisa, la ragazza di Villa Literno che difese l’amico gay subendo ferite a tutto il corpo e una lunga prognosi per una grave lesione ad un occhio, diventa portavoce della manifestazione di visibilità del 26 giugno, in cui sono attese a Napoli centinaia di migliaia di persone lesbiche, gay, transgender, di famiglie, amici, simpatizzanti e cittadini. Maria Luisa rappresenta quella parte della città che reagisce e che alza la testa di fronte all’illegalità, alla violenza omofoba ed alla discriminazione ed è il simbolo di tanti giovani che trovano la forza di battersi ogni giorno per poter progettare il proprio futuro”.

La Mazzarella auspica che “Il 26 giugno sia una data che segna un cambiamento, per la città, per il Sud, per la nostra nazione, da cui ripartire con la forza dalla legalità, dell’inclusione di ogni differenza, del diritto ad avere opportunità e lavoro”. Gli altri portavoce nominati sono i presidenti delle associazioni che fanno parte del comitato organizzatore della manifestazione, Giuseppina La Delfa per “Famiglie Arcobaleno”, Loredana Rossi per l”Associazione Transessuali Napoletani”, Giordana Curati per “ArciLesbica Napoli” e Carlo Cremona per “I Ken onlus”.


Via – Napoli Gay Press


Confermato il Pride Nazionale a Napoli il 26 giugno

La conferma è arrivata poche settimane dopo l’elezione dei nuovi organi direttivi e consultivi dell’Arcigay: la manifestazione nazionale per rivendicare l’onore e i diritti della comunità LGBT si terrà nella città partenopea il prossimo 26 giugno.

Il 28 febbraio 2010, durante la riunione del movimento LGBT italiano a Napoli si è costituita la segreteria organizzativa del comitato Napoli Pride, composta dalle associazioni “Arcigay Napoli”, “ArciLesbica Napoli”, ATNlogonapolipride300ok2 (”Associazione Transessuali Napoli”), “I-Ken ONLUS”, “Famiglie Arcobaleno”, oltre a un comitato politico di cui faranno parte anche altre associazioni nazionali e regionali. Ci sono voluti ben 14 anni per riportare il pride a Napoli, la data del 29 giugno 1996 è cosi lontana nella memoria che ormai è solo un ricordo offuscato. Gli organizzati dell’evento, animati dallo slogan “Alla luce del sole”, che ricalca quello del’96 “Jesce sole”, avranno molto lavoro da fare per organizzare tutto al meglio. Il pride non consiste solo nella sfilata del 26 giugno e negli interventi post evento, ma è corollato da tutta una serie di iniziative culturali e sociali che animeranno la città nella settimana precedente la manifestazione conclusiva.

La prima decisione del neonato Comitato Napoli Pride è stata quella di aderire alla campagna nazionale per la pari dignità giuridica di tutte le coppie, promossa da Certi Diritti e Rete Lenford per sostenere le ordinanze di rimessione degli atti alla Corte Costituzionale che affrontano il tema del matrimonio tra persone dello stesso sesso, su cui si avrà una risposta il 23 marzo prossimo. È stato reso noto inoltre che l’evento sarà gemellato con il pride nazionale spagnolo, e proprio a Madrid verranno proposte iniziative a carattere socio-culturale fino al 5 luglio.

Non c’è che dire: una bella sfida aspetta la maggiore associazione LGBT italiana. Una sfida a cui deve partecipare tutta la comunità gay, lesbica, bisex e trans per dimostrare all’Italia che il pride non è solo l’occasione per mostrare un fisico ben oliato o un trans addobbato a festa, ma soprattutto per far sentire la propria voce e per rivendicare i nostri diritti sempre più calpestati dal governo e dalla società intera. Nell’ultimo anno abbiamo convissuto con un’escalation spropositata di omofobia e transfobia, e se in televisione e sui giornali si parla solo di escort e dei trans di Marrazzo, è ora di dire basta. Bisogna parlare seriamente faccia a faccia, ma per fare questo bisogna essere coesi contro il nemico comune e occorre non chiuderci nelle proprie idee come purtroppo è accaduto troppo spesso in passato.

Via – arcigay


Gay Pride 2010 a Napoli, gli organizzatori tranquillizzano: “Contro ogni discriminazione”

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Come avevamo già scritto in un precedente post, la sede scelta per il prossimo Gay Pride è stata individuata in Napoli e la città partenpea è in fermento per la kèrmesse tutta basata sull’ orgoglio e sulla convincente rivendicazione dei diritti gay, troppo spesso accantonati e non sufficientemente considerati. Carlo Cremona, uno degli organizzatori della manifestazione e che ha lottato in prima linea per portare il Pride nel capoluogo campano assicura che, l’ evento non sarà schernito per la sua frivolezza e ciò che ne rimarrà saranno non gli eccessi e le esagerazioni riscontrate nei precedenti Pride ma l’ impegno serio e duraturo per affermare con forza il desiderio di essere maggiormente tutelati a livello giuridico-legislativo:

Sarà un Pride in cui si discuterà soprattutto sulle discriminazioni, sulle politiche d’integrazione e sul precariato: perché sempre più gay sono costretti ad emigrare. Prima dell’evento di giugno ci saranno due giorni in cui si discuterà su questi temi.

Della stessa opinione è il capogruppo di Rifondazione, Raffaella Carotenuto mentre rappresenta una voce fuori dal coro, la dichiarazione di Alessandra Mussolini che ad ogni modo non chiude le porte in faccia ad un dialogo aperto e costruttivo su come eradicare la discriminazione che avvolge pericolosamente tutte le tematiche a sfondo gay:

Se invece delle carnevalate a cui ci hanno abituati si vuole creare un clima sobrio per ragionare su queste tematiche, in chiave sociale e politica, ben venga. Sono presidente della commissione per l’Infanzia e questi temi mi capita di toccarli quando discutiamo di adolescenti. Se si tratta di una tavola rotonda, e vengo invitata, parteciperei tranquillamente, è ovvio.

Via|Friendfeed


A Napoli il Gay Pride del 2010

Brazil Gay Parade

Si svolgerà nella città di Napoli il prossimo Gay Pride indetto per il 2010, mentre è stata individuata Roma come località che ospiterà l’ Europride nel 2011. La decisione è stata presa al termine di un vertice del movimento lgbt. Come si legge in una nota ufficiale diffusa dallo stesso organo lesbico, gay, bisessuale e trans gender, la città partenopea è stata definita la più idonea per questa importante manifestazione:

Per il 2010 e’ stata accolta la candidatura avanzata dalle associazioni lgbt napoletane di organizzare il Pride nazionale a Napoli, cosi’ come l’assemblea ha ritenuto importante sottolineare come tutti i Pride che si terranno in altre citta’ nel 2010 faranno parte di un comune percorso preparatorio dell’EuroPride 2011 di Roma. Un gruppo di lavoro preparera’ l’incontro del movimento che si terra’ a Napoli a febbraio 2010 dove saranno discussi i contenuti politici della stagione Pride 201o.

Via|Corrieredelmezzogiorno


Il Pride Nazionale del 2010 si terrà a Napoli

20 dicembre 2009 Robo Nessun commento

Foto del Gay Pride Nazionale di Napoli del 1996

Si terrà a Napoli il prossimo Pride nazionale. Il movimento lgbtqqi italiano riunitosi a Roma ha scelto la città campana per lo svolgimento del Pride nazionale 2010 anche se non è stata ancora stabilita la data (per ora si sa che si terrà nel mese di giugno e prima del RomaPride).

Tutti gli interventi delle associazioni napoletane hanno motivato l’importanza della candidatura di Napoli e di come la nostra città voglia costruire questa opportunità in accordo “tandem” con il pride locale di Roma e in costruzione dell’EuroPride di Roma 2011 in cui anche Napoli – data la vicinanza geografica – ha un ruolo fondamentale. Unico intervento fuori dal coro quello del rappresentante del collettivo TIRESIA di Napoli che ha dichiarato di essere contro il Pride Nazionale a Napoli e di sostenere il Roma Pride per la presenza del Governo e del Vaticano.

Il Pride nazionale ha sfilato per le strade partenopee già nel 1996. Quest’anno, poi, sempre a Napoli si è svolto il Pride locale.

Foto | Napoli Pride 1996 - foto di Carlo Cremona


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