Il reggae italiano suona a favore dei gay
“Omofobo perdente il pregiudizio è falso e inutile / rispetta il tuo simile».
Questo è un assaggio della nuova canzone “Cosi Sia” del gruppo reggae italiano Africa Unite, tratto dal nuovo album “Rootz”. Tutti sanno che le canzoni dei più noti artisti reggae giamaicani trasudano dichiarazioni e invettive omofobiche, ma il gruppo italiano ha deciso di dire basta a questa corrente di odio che pervade questo stile musicale di cui si parla pochissimo nel nostro paese; e per far questo ne cantano quattro agli artisti dell’isola caraibica più famosi di questo genere, in un linguaggio che spazia dall’inglese allo slang patwa di Kingston. Non è questo, afferma il gruppo musicale italiano, il messaggio contro cui lottava il fondatore Bob Marley nella sua “Babylon”.
«Siamo stufi di canzoni discriminatorie e di leggere le cronache delle aggressioni subite in Giamaica dalla comunità gay. Era ora di rendere pubblico con una canzone quel che pensano tutti gli appassionati di buon senso. Abbiamo ritenuto che con trent’anni di carriera questa responsabilità toccasse a noi». Alla domanda se ai maggiori esponenti del reggae mondiale Buju Banton, Beenie Man e Sizzla questo importi qualcosa, il cantante Bunna ha aggiunto: «Io credo di sì, in fondo senza l’Europa i loro tour sarebbero miseri e qui vendono la maggior parte dei dischi».
Non solo integrazione e stop all’omofobia. Il brano “Mr Time” rivendica il diritto a un reggae laico, e si scontra apertamente con la logica del genere musicale stesso, che girando intorno alla capitale Kingston tende a giustificare gli aspetti, anche più deleteri, dell’ambiente di origine. Un bel messaggio, che per una volta parte proprio dall’Italia, ai giovani amanti del reggae. Su questo genere musicale, nato in Jamaica proprio per dare voce ed integrare i più poveri e disadattati, pende una spada di Damocle piena zeppa di episodi di droga e di razzismo, che vede proprio gli omosessuali come vittime prescelte e carne da macello.
Via – lastampa


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