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Posts Tagged ‘matrimonio omosessuale’

Celebrato il primo matrimonio gay in Nepal

Il Nepal non ha ancora approvato una legge che regolamenti le unioni tra persone dello stesso sesso, ma pochi giorni fa è stata celebrato il primo matrimonio omosessuale a Kathmandu, regolarmente riconosciuto dallo Stato asiatico. Il rito è avvenuto, però, tra due stranieri che hanno deciso di coronare il loro sogno d’amore sulle vette più alte del mondo: si tratta di un emigrato inglese di origini indiane, Sanjay Shah, e di un indiano, il quale ha voluto rimanere anonimo, che dopo il ‘si’ stanno passando la loro luna di miele nella vicina India e ritorneranno poi nella natia Gran Bretagna. Anche se non esiste ancora una normativa a sostegno delle nozze gay, le cerimonie tra non nepalesi sono generalmente viste di buon occhio sia dalla popolazione sia dal governo. Il matrimonio è stato organizzato dal gruppo lgbt locale The Blue Diamond e ha anticipato di qualche giorno il primo Gay Pride ai piedi dell’Everest, che ha visto un’affluenza record di oltre 2mila persone.

Il Nepal sta facendo enormi passi avanti, in confronto ai suoi vicini asiatici, sia per quanto riguarda una legge che regolamenti il matrimonio gay sia per quanto riguarda i diritti delle persone omosessuali, che entreranno a breve nella nuova Costituzione. Dopo anni di guerre e divisioni interne, Kathmandu sta puntando soprattutto sui turismo arcobaleno, che nel piccolo stato asiatico potrebbe sposarsi o passare la luna di miele. A questo proposito, è stata creata ad hoc la Pink Mountain, la nuova compagnia turistica del famoso attivista nepalese Sunil Pant, che punta soprattutto sull’accoglienza e la tolleranza che le persone gay non riceverebbero in nessun altro Paese del continente e sulle bellezze naturali mozzafiato del Nepal.

Via – Telegraph UK


Vicesindaco celebra finte nozze gay, scatta la scure della Chiesa

Il vicesindaco di Monastero Vasco, una cittadina immersa nella placidità delle colline cuneesi, è al centro delle polemiche per alcune foto postate su Facebook alla fine di luglio, in cui appare vestito con abiti talari intento a celebrare le nozze tra due uomini, di cui uno vestito di bianco come una sposa. La sceneggiata in questione, studiata nei minimi particolari, era stata organizzata da un gruppo di amici che hanno voluto ricreare un finto matrimonio gay: tutto non vero ovviamente, visto che in Italia le coppie dello stesso sesso non possono sposarsi e l’officiante, vestito per l’occasione da monsignore con l’intramontabile zuccotto rosso in testa e la fascia viola intorno alla vita, era la seconda carica politica più importante del paese alle porte di Mondovì. A far da corona alla festa goliardica, con tanto di pranzo nuziale e di partenza per il viaggio di nozze sulla Smart infiocchettata dello sposo, amici e tante comparse che hanno voluto farsi quattro risate. Tra l’altro, il gruppetto aveva già imbastito una scenetta simile lo scorso Natale, inscenando una parodia della sacra Natività.

Questa volta però la presenza del vicesindaco Giorgio Musso ha sollevato un polverone, tirato su dagli esponenti ecclesiastici locali che non hanno gradito la gogliardata del gruppetto di amici e le immagini della finta celebrazione hanno fatto il giro dello Stivale. Il Vescovo di Mondovì, monsignor Luciano Pacomio, ha scritto una lettera ufficiale inviata a don Giuseppe Catalano, il parroco del paese dove si è svolta la sceneggiata, il quale ha provveduto prontamente ad affiggere la comunicazione dell’alto prelato sulla porta della Chiesa, così da far sapere a tutti cosa aveva fatto l’esponente politico locale. Scrive il Vescovo: “Spero non ci sia stato un atto di vilipendio ma sia stata una di quelle forme paesane, per nulla raccomandabili e di nessun esempio per i figli. Anche indossare abiti sacerdotali non è di buon gusto! Ci sono mille altre forme per suscitare ilarità, di ben altro livello e di ben altra saggezza! Non mi ergo a giudice di nessuno, ma è necessario che, specie per quanto riguarda le cose di Dio, dica una parola buona, chiara e ferma, che non sia interpretata come una tolleranza per ciò che cristiano e saggio non è”. Musso, dal canto suo, ha dichiarato sereno: “Chiariamo subito una cosa: io mi professo cattolico. Non credo che il fatto di andare a messa tutte le domeniche sia ciò che conta, e io so di essere credente. Quindi non mi vergogno di nulla per ciò che è accaduto: si è trattato di uno scherzo, una gogliardata a cui i ragazzi mi hanno chiesto di partecipare, e l’ho fatto con buonumore: punto. Non replico alle parole del vescovo, perché so di non aver fatto niente di male”. Quello che non è andato giù né al vescovo né al parroco è stato però il vestito sacerdotale, indossato con fare ‘blasfemo’: “Era un vestito di quelli che si usano a Carnevale – replica il vice primo cittadino –, e non abbiamo utilizzato crocifissi né simboli religiosi di alcun tipo”. L’unica cosa certa è che questa vicenda, che poteva e doveva rimanere relegata nella cerchia di amici, sarà discussa anche in consiglio comunale dove potrebbero essere chieste le dimissioni di Musso.

Via – Unione Monregalese


Il New York Times pubblica annuncio matrimoniale di una coppia gay

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Svista colossale o svolta epocale al celebre New York Times? È quello che si sono chiesti i tantissimi lettori del quotidiano della Grande Mela, quando domenica scorsa hanno letto nella pagina dedicata ai matrimoni il termine “sposa” riferito a una coppia gay. Il primo sposo diventato “sposa gay” si chiama Matthew Horowitz, che ha contratto le nozze in Vermont con il partner Edward Farley, quest’ultimo avvocato specializzato in processi riguardanti violenze domestiche contro la comunità lgbt.

Fino a ieri, il quotidiano aveva evitato accuratamente stereotipi di genere nei suoi annunci matrimoniali riguardanti sposi dello stesso sesso, e invece di citare i termini “sposo” o “sposa” il giornale ricorreva a giri di parole. Il New York Times ha iniziato a pubblicare annunci matrimoniali per coppie gay nel settembre di otto anni fa nella sezione domenicale “Styles”: ormai questo genere di pubblicità, se così si può definire, fa parte della routine e questi annunci sono scritti come vere e proprie notizie, corredate con le foto dei contraenti e mischiate a quelli, più numerosi, che raccontano le storie d’amore “tradizionali” tra un uomo e una donna. La suddetta pagina del New York Times, che fa sospirare milioni di cuore negli States, riporta ormai da decenni gratuitamente nozze giudicate notizie, sia per le storie che ne fanno da cornice sia per l’importanza delle persone coinvolte. Chiunque può segnalare al giornale il proprio matrimonio – o la propria unione civile -, anche se poi i giornalisti del celeberrimo quotidiano attuano una scelta tra quelli giudicati più interessanti. In questo caso, ci chiediamo se sia stato un solo e semplice lapsus o ci sia dietro lo zampino di qualche collaboratore del NYT.

Via – Blitz Quotidiano


L’Argentina è il primo paese sudamericano a legalizzare i matrimoni gay

argentina-celebra-primera-boda-gay--300x350La cattolicissima Argentina avrà i matrimoni omosessuali. L’America Latina, dopo Città del Messico, annovera anche l’Argentina tra i paesi in cui si potrà beneficiare di questo provvedimento storico approvato oggi dal Senato locale, dopo che nel maggio scorso il Parlamento aveva dato il suo via libera. Una splendida notizia, che fa balzare l’Argentina tra quei pochi paesi al mondo, ma il numero è in costante aumento, che permettono le nozze tra persone dello stesso sesso.

La legge, sostenuta fortemente dal governo di centrosinistra della presidentessa Cristina Fernandez De Kirchner, e’ entrata in vigore dopo la votazione positiva della Camera Alta, con 33 voti a favore e 27 contrari. Il dibattito del Senato, che segna una tappa fondamentale nella storia dei diritti della nostra comunità lgbt a livello mondiale, è durato addirittura 15 ore, segno che la nuova legge creava delle spaccature forti e dei fronti contrapposti all’interno dell’organo istituzionale. La nuova normativa, che permette alle coppie omosessuali sposate anche la possibilità di adottare dei bambini, modifica il codice civile, in cui la formula “marito e moglie” sarà sostituita dal termine generico “i contraenti”. Le coppie saranno così equiparate a quelle eterosessuali, accedendo a benefici e diritti prima negati come l’assistenza sanitaria o il congedo parentale. Le unioni civili tra persone dello stesso sesso erano già legali a Buenos Aires e in alcune province del Paese, ma a livello nazionale si era creata una situazione di caos che aveva portato a controversie legali e all’annullamento da parte della Corte Suprema dei pochissimi matrimoni omosessuali celebrati nel paese sudamericano. Il capogruppo alla Camera Alta dei radicali all’opposizione, Gerardo Morales, ha detto che “La società argentina è cambiata: ci sono dei nuovi modelli familiari, e questa legge è pensata per tutelare i diritti delle minoranze”. Per far si che il provvedimento sia promulgato come legge dello stato, manca solo la firma della presidentessa, che ha già fatto sapere che non bollerà la normativa con il suo veto.

ARGENTINAGAY01GIeri, e per tutta la durata del voto, ci sono stati incidenti e tensioni davanti al Parlamento dove, aizzate dalle organizzazioni cattoliche, oltre 60mila persone si sono radunate per opporsi al progetto di modifica del codice civile. Davanti alla sede del Congresso ci sono stati tafferugli e sono volati insulti tra i gruppi contrapposti, pro e contro questo progetto di legge diventato ormai realtà. I manifestanti cattolici sventolavano manifesti molto espliciti, come “Né unione né adozione, uomo e donna”, “Sodoma uguale Argentina” e “Voglio una madre e un padre”. Ma, nonostante le dure opposizioni delle alte gerarchie della Chiesa, l’Argentina ha deciso di uscire dall’ombra e di legalizzare l’amore tra due persone dello stesso sesso, che non sono né più né meno di una coppia eterosessuale e che meritano lo stesso rispetto e gli stessi diritti.

Via – La Repubblica


Argentina: oggi il voto su matrimonio e adozioni gay, la Chiesa attacca il governo

153157A poche ore dall’attesissimo voto in Senato per l’approvazione della legge sui matrimoni gay, in Argentina è scontro frontale e senza mezzi termini tra la Chiesa cattolica e il governo. Ieri, un’imponente manifestazione nelle principali città del Paese latinoamericano e nella capitale Buenos Aires ha coinvolto migliaia di persone che hanno gridato “i bambini hanno diritto a una madre a un padre” e hanno inneggiato alla “guerra di Dio” contro un “progetto del demonio”. Dopo il parere favorevole ottenuto alla Camera dei Deputati, il presidente, Cristina Fernandez de Kirchner, ha affermato che non porrà il veto sulla legge quando approderà sulla sua scrivania per l’approvazione definitiva, e anzi si è definita “sorpresa e preoccupata” in riferimento alla guerra santa scatenata da alcuni vescovi cattolici, che hanno usato toni apocalittici per definire questo provvedimento di tutela dei diritti lgbt.

La nuova normativa, cosi come era stata originariamente scritta, permetteva anche le adozioni per le coppie dello stesso sesso. Ma, dopo le forti opposizioni dei cattolici integralisti e le pressioni della Chiesa, una commissione del Senato ha presentato un progetto alternativo, che prevede solo l’unione civile e cancella la possibilità di adozione da parte delle coppie omosessuali. Purtroppo, come sottolineato da più parti, il consenso popolare sulla normativa è fortemente influenzato dalle gerarchie ecclesiastiche, soprattutto in alcune provincie rurali. Ma non tutto il popolo argentino è contro il provvedimento: ieri sera, accanto alla mega manifestazione sponsorizzata dai vescovi, in una via limitrofa si è radunato un secondo corteo più piccolo, convocato dalle associazioni di omosessuali e femministe, favorevoli alla legge. Oltrettutto, stando agli ultimi sondaggi, si evince come il 70% degli abitanti del paese sudamericano sia favorevole a dare alle coppie omosessuali gli stessi diritti di cui godono quelle eterosessuali e il matrimonio tra coppie dello stesso sesso è ammesso in alcuni municipi, dove si sono già sposate almeno cinque o sei coppie di gay o lesbiche.

Passato lo scoglio del Senato, l’Argentina si candida a diventare il primo Paese latinoamericano a legalizzare il matrimonio gay. Domani sapremo se la speranza vincerà sulla tirannia ecclesiastica, o se ancora una volta lo stato sarà servo della Chiesa, tradendo così le aspettative di un intero continente.

Via – Giornalettismo


La Finlandia legalizzerà i matrimoni e le adozioni alle coppie gay

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Lo stato del Nord Europa, per non smentire la ventata di buoni propositi e di conferme in materia di diritti lgbt che spira benevola in questa parte nel Vecchio Continente, sta lavorando per riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali sposate. Il ministro della giustizia Tuija Brax ha affermato che la costituzione finlandese aborra la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e che l’opinione pubblica è schierata favorevolmente con questa legge, la cui introduzione è prevista per il 2012. Attualmente, i gay e le lesbiche finlandesi posso unirsi grazie alla legge sulle unioni civili approvata nel 2002.

Questo porterà la Danimarca ad essere l’unico stato orbitante nell’area scandinava a non aver approvato le nozze omosessuali; e pensare che proprio il paese della Sirenetta è stata la prima nazione al mondo ad adottare, nel 1989, il partenariato civile per le coppie gay, un modello imitato da tantissimi stati occidentali. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è attualmente legale, oltre che nelle nazioni scandinave, anche in Belgio, Portogallo, Spagna, Olanda, Sud Africa, Città del Messico, Canada e in sei stati americani (Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire, Vermont and Washington D.C.).

Via – Pink Paper


Islanda: legalizzate le nozze gay, la premier sposa subito la sua compagna

Johanna Sigurdardottir, l’amatissimo primo ministro della piccola isola vulcanica, ha sposato due giorni fa la sua storica compagna Jonina Leosdottir, alla quale era legata civilmente già dal 2002.

Il testo che legalizza i matrimoni gay nella terra del ghiaccio e’ stato approvato dal Parlamento islandese all’unanimità il 12 giugno scorso e domenica scorsa e’ stato convertito in legge. La johanna_jonina_2Sigurdardottir, l’unico premier al mondo dichiaratamente gay, non ha perso l’occasione per coronare formalmente il suo sogno d’amore e ha inaugurato la nuova legge che porta l’Islanda nel novero dei paesi europei dove è possibile celebrare matrimoni tra contraenti dello stesso sesso, assieme all’Olanda, al Belgio, alla Norvegia, alla Svezia, alla Spagna e al Portogallo. Gli amanti delle cerimonie solenni e fastose rimarranno però delusi: alla coppia lesbica sono bastate solo un paio di firme su un documento che chiede, e automaticamente ottiene, la conversione dell’unione civile in matrimonio, per diventare ufficialmente moglie e moglie.

Johanna Sigurdardottir, classe 1942, e’ stata ministro degli Affari sociali fino all’elezione a premier nel 2009. Dal precedente marito, sposato nel 1970, ha avuto due figli e dopo il divorzio si e’ unita alla Leosdottir, autrice e sceneggiatrice più giovane di dodici anni. Le due donne hanno vissuto la loro relazione, sin dall’inizio, alla luce del sole in uno dei paesi più laici e liberali al mondo.

Via – La Repubblica


La Carfagna ribadisce il suo no ai matrimoni gay

482f6b127ac40_normal“Resto contraria a equiparare le unioni omosessuali con il matrimonio. Sono invece aperta a discutere il riconoscimento di alcuni diritti, come la possibilità di visitare il partner in ospedale e in carcere, oppure il diritto di subentrare nel contratto di locazione”.

Questa dichiarazione riassume e ribadisce la posizione, ormai assodata da tempo, del ministro delle Pari Opportunità italiano riguardo le unioni tra persone dello stesso sesso. Nonostante Mara Carfagna avesse confessato poco tempo fa di aver cambiato opinione sugli omosessuali grazie anche alla deputata Anna Paola Concia, con questa intervista rilasciata al settimanale “Famiglia Cristiana” l’onorevole punta soprattutto sui diritti individuali ed esprime il suo no categorico a una legge sulle coppie di fatto. Sempre dalle pagine del giornale cattolico, la Carfagna ha dichiarato:

”In un Paese civile non e’ accettabile che una persona venga aggredita, insultata o picchiata soltanto perché ama una persona dello stesso sesso”.

”Il ministro Mara Carfagna e’ indietro rispetto all’Europa”. Lo affermano in una nota gli organizzatori del Roma Pride del 3 luglio, che sottolineano: “La nostra risposta sarà il Pride del 3 luglio, quando saremo in piazza anche per rivendicare il diritto al matrimonio e alla piena uguaglianza delle persone lesbiche, gay e trans. La lotta all’omofobia, che vede anche il recente impegno del ministro Carfagna, passa anche attraverso una sana politica di diritti”, dicono gli organizzatori dell’evento capitolino. “Noi al Pride di Roma del 3 luglio lo ribadiremo con forza. Non vorremmo che poi, tra qualche anno, come e’ già successo in occasione dell’incontro delle associazioni lgbt con il presidente Giorgio Napolitano, il ministro Carfagna si dovesse trovare di nuovo nella condizione di chiederci scusa”.

Via – IrisPress


L’Islanda approva all’unanimità il matrimonio civile gay

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L’Althingi, il parlamento della piccola isola posta nell’estremo nord del continente europeo, ha approvato, senza voti contrari e con 24 astenuti, i matrimoni civili tra persone dello stesso sesso. Grazie a questo provvedimento si è avuta l’equiparazione tra i diritti matrimoniali delle coppie etero e quelle omosessuali: in Islanda ci si potrà sposare, cosi come prevedono due incisi testuali e precisi introdotti nel decreto appena approvato, “fra uomini e donne”, “fra donne e donne” e “fra uomini e uomini”. Con questa nuova legge, a cui manca solo la firma del Presidente della Repubblica, vengono abolite le unioni civili, già in vigore nel paese, e il matrimonio diventa l’unica opportunità per qualsiasi coppia di amanti islandesi di regolarizzare l’unione davanti la legge.

JohannaSigurdardottir“Il matrimonio omosessuale non è stata una grande questione politica, qui, non ci sono stati particolari controversie”, spiega un politologo dell’Università di Reykjavik all’agenzia Reuters. Un passo in avanti per i diritti lgbt in Europa, ma soprattutto una vittoria personale per il Primo Ministro socialdemocratico Johanna Sigurdardortir (in foto), l’unico capo di governo al mondo apertamente omosessuale: già sposata, poi separatasi dal marito, ha due figli ed è legata da tempo in unione civile con la giornalista e scrittrice Jonina Leosdottir.

In Italia, a parte le solite polemiche inutili, non esiste ad oggi un dibattito vero e serio sulla questione delle unioni civili omosessuali. Proposte su proposte sono sepolte ormai da anni di polvere e di menefreghismo nelle varie Commissioni parlamentari e del Senato. Vogliamo forse vincere il premio come ultimi della classe per i diritti lgbt in Europa?

 

Via – Giornalettismo


Annullato matrimonio gay registrato a Quinto di Treviso

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Un’altra notizia pessima per i diritti gay nel nostro paese. Il tribunale di Treviso, accogliendo la richiesta del procuratore della Repubblica locale Antonio Fojadelli, ha annullato il matrimonio di una coppia omosessuale contrattato in California e registrato erroneamente all’anagrafe di Quinto di Treviso (TV). Non appena ricevuta la notizia dell’errore da parte del Consolato italiano negli USA, lo stesso ufficio comunale si era rivolto alla magistratura per l’annullamento. D’accordo con il provvedimento anche il sindaco leghista della cittadina Mauro Dal Zilio.  

Era stato lo stesso Consolato di San Francisco, dove si era celebrata quella che è stata considerata la prima unione omosessuale d’Italia, a chiedere, il 13 maggio 2009, la trascrizione dell’atto di matrimonio. Quattro mesi dopo, i funzionari italiani di stanza in California si accorgono che la richiesta di registrazione ha riguardato l’unione tra due maschi e chiedono al Comune di Quinto di attivare le procedure per annullare la trascrizione. L’ufficio di stato civile provvede quindi ad inoltrare al tribunale la richiesta di annullamento dell’atto, che coincide, di fatto, con l’annullamento dell’unione ai fini del riconoscimento legale.

La coppia protagonista della vicenda ha dato battaglia, nella speranza che il tribunale di Treviso chiedesse un parere alla Corte costituzionale. Il commento di uno dei protagonisti della vicenda spiega lo stato d’animo della coppia, che ora sembra intenzionata a non presentare appello contro la decisione dei giudici: “Ero convinto di poter cambiare le cose, poi mi sono scontrato con la realtà”.

Via – TribunaTreviso


Il matrimonio gay in Portogallo è un passo indietro che produrrà gravi perturbazioni in tutta la società

19 maggio 2010 Robo Nessun commento

Il matrimonio gay in Portogallo è un passo indietro che produrrà gravi perturbazioni in tutta la societàPuntuale, com’era prevedibile, è giunta la reazione dei vescovi portoghesi alla promulgazione della legge sulle nozze gay da parte del presidente Aníbal António Cavaco Silva. Padre Manuel Morujão, portavoce della Conferenza episcopale portoghese, scrive in una nota:

“Prendendo atto della decisione del Presidente della Repubblica di promulgare la legge che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso [la Conferenza episcopale dichiara innanzitutto che] questa legge costituisce un passo indietro nella costruzione della coesione sociale, ed è in contrasto con uno dei principi più consolidati delle diverse civiltà del genere umano. […] Lo scorso 13 maggio a Fatima, Papa Benedetto XVI ha ricordato che la famiglia è fondata sulla unione di amore tra un uomo e una donna, e che la sua tutela è uno dei fattori chiave per la costruzione del bene comune. Considerata la grave crisi che il Paese sta vivendo e le complesse sfide che abbiamo di fronte si dovrebbe promuovere l’unità tra i portoghesi e non la divisione, una strategia di compromesso e non rottura”.

È più forte di loro: predicano la sovranità degli stati, ma se poi uno si azzarda a pensare in maniera diversa dai dictat pontifici si inalberano. Ricordiamo che qualche tempo fa i vescovi portoghesi avevano candidamente affermato che “l’omosessualità denota l’esistenza di problemi di identità personale”.

Reazioni sono venute da Isilda Pegado, presidente della Federazione portoghese per la vita che ha parlato di

“attacco alla famiglia tradizionale che creerà gravi perturbazioni in tutta la società. La legge è stata sostenuta da una ristretta élite politica, in netta minoranza rispetto ai padri e alle madri che vogliono educare i propri figli nella verità”.

Siccome, dunque, si parla di minoranze, allora pazienza, si possono pure ignorare. Peccato che quando in altre parti del mondo i cattolici sono in minoranza, allora viene invocato il rispetto. Qualcosa – anzi più di qualcosa – non mi torna.

Foto | Flickr


Intervista a Francesco e Manuel durante lo sciopero della Fame

15 gennaio 2010 GAYBOOK Nessun commento

int2A distanza di qualche mese abbiamo deciso di intervistare nuovamente Francesco e Manuel, i due ragazzi di Savona che nel mese di Settembre hanno fatto richista al loro comune per potersi sposare. Da quel giorno sono cambiate molte cose nella “lotta personale” di questi due ragazzi. Di seguito vi proponiamo l’intervista che abbiamo fatto a loro due qualche giorno fa. L’intervista è stata fatta tra Martedi e Mercoledì che l’intervista è stata fatta tra martedi’ e mercoledi, quindi alcune dichiarazioni in merito allo sciopero della fame da parte di associazioni gay sono arrivate successivamente.

Voi da nove giorni state seguendo uno sciopero della fame. Quali sono le vostre condizioni di salute oggi?

I primi giorni stavamo molto male ed eravamo molto giù di morale, adesso riusciamo a trovare ancora energie. Oggi mi sento un leone, sopratutto dalle soddisfazioni che stiamo avendo da questa cosa. Certo sono stanco e anche Manuel, però tutto sommato cerchiamo di andare avanti.


Perchè avete preso la decisione di seguire questo sciopero della fame?

Abbiamo preso questa decisione dopo aver visto che nessuno si muoveva per sostenere la nostra causa. Gli Italiani, successivamente alla nostra pubblicazione di nozze, ci hanno contattato su Facebook e ci hanno confidato che hanno più speranza in noi che nelle associazioni. Questo direi che non sia assolutamente positivo.

CONTINUA


Matrimonio gay: proposta bocciata in New Jersey

4934129d554ab_normalA nulla sono servite le costanti pressioni che, senza tregua gli attivisti gay ed i difensori dei diritti degli omosessuali hanno esercitato a più riprese, sopratutto durante lo strategico e delicato passaggio al potere da Jon Corzine al rappresentante dei Repubblicani, Chris Christie. Lo stato del New Jersey non si è accodato al Vermont, Iowa, Washington DC, Massachusetts che hanno risposto positivamente alla legge che regola il matrimonio gay negli Stati Uniti e con 20 voti contro e 14 favorevoli, nello stato “dei giardini” non si potranno celebrare le tanto agognate nozze gay. Attualmente sono solo sette gli stati che hanno varato la legge pro unione, tra soggetti dello stesso sesso ed a quelli suddetti si aggiungono anche New York, il Maine, il New Hampshire e New Jersey, la California, l’ Oregon e lo stato di Washington sulla costa pacifica, dove sono riconosciute le unioni civili tra omosessuali.

Via|Americaoggi


Nuove mete di vacanze gay. Dalle isole Vergini al Massachusetts, passando per Tel Aviv

15 dicembre 2009 mario cirrito Nessun commento

Poco importa se avete già scelto le mete dove andare a trascorrere le vacanze natalizie e di fine anno; di certo ci sono luoghi dove sarà possibile andare in un futuro prossimo, da soli o il lieta compagnia. Partire è l’inizio di nuovi sogni, di nuove conoscenze e incontri, probabilmente un amore o una passione fugace o semplici amici che entrano nei nostri affetti più cari. Viaggia la popolazione gay e lesbica; parecchio in quelle nazioni che hanno saputo dare risposte legislative ai diritti; luoghi dove il divertimento gay notturno è sfavillante o dove la comunità glbt ha un suo alveolo di rappresentanza nella democrazia delle istituzioni. La Spagna ne è un esempio, ma anche l’Olanda, la Danimarca, la Svezia, l’Austria, la Francia. Più in là gli States, il Canada, il Brasile e persino il Sudafrica.

È così vero che gay, lesbiche, transessuali e bisessuali amino viaggiare che questo particolare segmento è diventato da qualche anno molto appetibile per le agenzie di viaggi e i tours operator come per gli Enti del Turismo che hanno un settore parecchio vivace che si occupa proprio del mercato vacanziero glbt. Sono loro a studiare offerte sempre più mirate, disporre di servizi di una certa qualità, alberghi e strutture capaci di esaudire le “folli” richieste del cliente omosessuale. Nei paesi dove tutto questo avviene, il cliente glbt usufruisce delle stesse attenzioni riservate alle coppie tradizionali, così se due uomini si presentano alla reception di un hotel riceveranno una matrimoniale senza altre stupide e imbarazzanti domande.

Una interessante realtà, molto giovane per questo mercato in espansione è Quiiky, tour operators capace di esaudire ogni richiesta che arriva dai suoi clienti glbt: dalla vacanza più lussuosa a quella low profile, capace di gareggiare con chi oggi, online, ha prezzi con pochi zeri. Per aiutare le agenzie di viaggio a confrontarsi meglio con i loro clienti glbt, si sono riuniti in seminario a Roma e Milano, creando un certo interesse tra gli operatori del settore poco avvezzi al mercato gay. Loro lo slogan “Libero di viaggiare come sei“.

Primi a credere in loro il Massachusetts Office of Travel & Tourism, l’agenzia governativa dedicata alla promozione del Massachusetts, il primo stato Usa a legalizzare il matrimonio omosessuale nel maggio 2004. Lì, il Governatore Patrick, amico di Obama, nel luglio del 2008 ha siglato l’atto che annullava la legge del 1913 che proibiva ai non residenti di sposarsi in Massachusetts.

Boston ha una vita notturna vibrante, locali gay dove immergere le proprie felicità e saziarsi delle tante fascinazioni che la città offre. Qui essere gay, lesbiche, transessuali, è un valore aggiunto. Qui si celebra ogni anno il più grande Gay Pride del New England.

A soli 90 minuti di traghetto veloce si raggiunge Cape Cod, dove si trova Provincetown, considerata una delle migliori location gay in America. Altro che New York o la pur sempre deliziosa San Francisco. E se amate i rave è qui che si consuma il migliore, il David Flower’s Summer Camp, arrivato alla sua decima edizione.

Per le amiche lesbiche, ad ovest di Boston sorge Northampton, vivace cittadina con una folta comunità lesbica, compresa il suo primo cittadino. E poi via, verso lidi incontaminati, spiagge bianche e assolate, cibo prelibato di mari generosi. I Caraibi non sono solo l’omofoba Giamaica.

Le Isole Vergini statunitensi, composte da 50 isole, accolgono con soddisfazione il turismo glbt, a St. Croix come a St. John o St, Thomas. In quanto territorio Usa, non dimenticate i documenti necessari, ovvero un passaporto biometrico. Vi sazierete di astici prelibati a poco meno di 10 dollari e godrete della bellezza dei suoi autoctoni. Come in ogni luogo, rispetto reciproco.

Il giovane tour operator Quiiky vi potrà portare in Costa Rica, in Turchia o soddisfare un lieto viaggio alle Gran Canarie, a Miami o a Tel Aviv, vivace cittadina parecchio gayfriendly. Rispetto ad altri tours operator assisteranno, in caso di necessità, il turista ovunque si trovi e lo richieda. Buone vacanze!

Foto | malex.org


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