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Icone gay. Buon compleanno Mina

Compie 70 anni, il 25 marzo, la Tigre, Anna Maria Mazzini, per tutti un nome breve e intenso: Mina! Con lei sono nate e cresciute generazioni di guerre e di pace, di contestazioni e di serenità. Lei, ha accompagnato l’Italia dal bianco e nero della televisione, al colore, alle nuove tecnologie e, dopo stagioni passate nel suo dorato ritiro elvetico, sceglie il più popolare tra le nuove tecnologie per farsi rivedere dal suo pubblico: il web. Accade nel 2001. La voce è sempre quella che conosciamo; la stessa che potrebbe superare ogni nota e pentagramma nella sua estensione vocale. Brava, bravissima Mina, più di tutte, e lei se ne bea con un brano che sembra un’autocelebrazione facendo sentire davvero quanto è brava. Settantanni in sua compagnia nel mondo e, dal 1958, grazie ad una sfida tra amici, sale sul palco della Bussola di Marina di Pietrasanta in Versilia e da lì parte una carriera strepitosa, scintillante. Ecco come lei stessa si ricorda:

…una lungagnona col vestito da cocktail sottratto di nascosto alla madre, saliva sul palco traballante di una balera lombarda. Si ricorda che l’abito era blu e bianco. Lucido. Si ricorda che dopo aver cantato la prima canzone, il titolo? no, è troppo, si arrabbiò, perché la gente applaudiva. “Io canto per me. Cosa c’entrano loro?”. Non aveva le idee chiare. O forse era troppo lucida. Si ricorda che alla fine di quella primissima esperienza scappò via perché i genitori non sapevano…non volevano. A diciott’anni era d’obbligo ubbidire. Ma non l’aveva fatto. E doveva correre subito a rimettere l’abito a posto il più in fretta possibile. Si ricorda che poco dopo, dietro le sue insistenze, il padre aveva convinto la madre: “Tanto, cosa vuoi, durerà qualche settimana questa follia. Lasciamola fare”. La lungagnona invece è ancora qui.

È la Tigre (coniato per lei da Natalia Aspesi, ndr) a ricordare sulla Stampa nel 2008. Oggi, Mina rappresenta una certa nostalgia di una indimenticabile televisione firmata da Falqui e altri; il sabato sera, con altri mostri come Walter Chari, Paolo Panelli, Corrado, Raffaella Carrà, Alberto Lupo. Spettacoli impensabili oggi, con deliziosi balletti, ospiti come Totò, Mastroianni, Gaber, Alda Merini. Gli anni Rai di Studio Uno, Canzonissima, Milleluci, Teatro 10. Altro che reality, quei sabato diventavano un miracolo con lei a repertoriare le più belle canzoni italiane e straniere, a duettare con altri, a fare una padrona di casa che entrava con stile nelle case degli italiani.

Grande, grandissima Mina, che creò scandalo quando nel 1963 nacque Massimiliano, avuto con Corrado Pani, “illegalmente” e tutta la stampa la additò come pubblica peccatrice. Un periodico la presentò sorridente con una didascalia velenosa: “Cosa avrà da ridere?”. Ma i suoi fans le perdonano tutto, perché sanno che non c’è nulla da perdonare ad una signora come Anna Maria Mazzini “Mina”. Lei è un miracolo di ugola!

A parlare del suo vastissimo repertorio musicale ci vorrebbero spazi lunghi una vita; ogni uscita discografica un successo, tutti anelano nel mondo discografico ad essere cantati da Mina o a duettare con lei. I grandi ci riescono, iniziando da Lucio Battisti che comprende che quella ugola, nata a Busto Arsizio e cresciuta a Cremona non può che incastonare diamanti nelle sue dorate canzoni. Lei è la storia della televisione italiana e della canzone italiana.

Venti milioni sono coloro che la vedono in streaming nel 2001, e rimane entusiasta anche l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che la insignisce dell’onorificenza di Grande Ufficiale al merito della Repubblica.

Dal 1961 Mina è all’estero a farsi apprezzare e conoscere e basta poco per ammaliare chi l’ascolta. Molti sono convinti che dopo il ritiro dalle scene, per Mina si prefigga un futuro musicale incerto. Lei, invece sforna dischi, quasi sempre in contemporanea con la fine dell’anno, e ogni volta sbalordiscono per il successo che ottengono e le vendite. Scala le classifiche in men che non si pensi.

Negli ultimi anni, non gli basta più la voce, scrive per diversi quotidiani e periodici, dà consigli e dice a molti gay di essere sereni e felici della loro condizione. Lo scorso anno, la sua ultima apparizione in video nella sigla del Festival di Sanremo, un palco che lei conosce bene.

Per festeggiarla, tante le iniziative. Una tra tutte: Una web radio interamente dedicata a Mina per festeggiare il suo 70mo compleanno. È il regalo che il Gruppo Finelco (Radio 105, Radio Monte Carlo, Virgin Radio) ha fatto alla più grande voce della musica italiana. ”Mina: ieri, oggi e domani”, nata con l’approvazione del figlio della cantante, Massimiliano Pani, sarà on line dal 19 marzo e trasmettera’ tutte le canzoni della Tigre di Cremona dagli esordi ai giorni nostri intervallate dai messaggi di auguri delle grandi interpreti italiane e di alcuni personaggi che con Mina hanno collaborato. Ci sono, tra i tanti, Giorgia, Elisa, Irene Grandi, Malika Ayane, Cristiano Malgioglio, Paolo Limiti, Platinette.

Per ascoltare ”Mina: ieri, oggi e domani” sarà sufficiente cliccare radiomontecarlo.net e unitedradio.it per ascoltare, 7 giorni su 7, 24 ore su 24, le canzoni indimenticabili di Mina. La webradio è disponibile anche su Iphone 3G, su Smartphone con sistema operativo Symbian, su googlefonini con sistema operativo Android e su Windows Live Messenger.

Che dire? Auguri, Mina, auguri di sincero affetto e grazie di cuore per aver allietato tanti di noi con la tua meravigliosa voce. Auguri che dal cuore giungano nuovamente al cuore. Auguri da parte di noi di Queerblog, con l’affetto e la stima che merita. E auguri, credo, da parte dei nostri tanti lettori.

A proposito, qual è secondo voi la più bella canzone di Mina? Per me: “Grande, grande, grande”!


Efe Trans, la signorina maschile che fa impazzire gli uomini

Efe Trans, la signorina maschile che fa impazzire gli uominiÈ così bella che gli uomini – uomini che amano le donne e non disdegnano altre “escursioni” – fanno follie per poter usufruire della sua splendida compagnia; della sua arte amatoria, tanto da trascinare, in alcuni incontri, la propria donna che s’incanta di fronte alla fantastica variante di un sesso molto grosso. Efe, la trans “più bella del mondo” è l’unanime coro di chi l’ha incontrata e assaggiato il sapore delizioso dei piaceri carnali con lei. Così la descrive Natalia Aspesi:

“La signorina maschile di aspetto più dolcemente femminile della maggior parte delle donne: a parte l’altezza, 1 metro e 90, infrequente in una donna, per il resto è carinissima; taglia 42, seno piccolo, occhi verdi, capelli corti ramati, non ha niente in comune con le giovanottone brasiliane dai seni contundenti e un po’ di barba, che sbucavano da ogni angolo televisivo, ospiti soprattutto di melliflui conduttori arrapati”

Chi di lei sa poco e nulla, ora esce un libro, edito da Mondadori dove Efe ha raccontato la sua vita, e i suoi “maschi” a Stefania Berbenni. Titolo: “Quello che i mariti non dicono“. Parafrasando un importante film di Marilyn Monroe, qualcuno ha scritto, pensando proprio a lei: “Gli uomini preferiscono le bionde, sposano le more e… fanno sesso con le transessuali“.

Efe Bal, di origine turca e milanese d’adozione, oggi vive in un mondo che parecchi le invidiano. Non si fa mancare nulla: veste Chanel; ha auto tra le più lussuose, borse Gucci e Prada ai piedi. E parecchie case! A desiderarla, nababbi parigini, italiani, mariti esemplari che gradiscono le molteplici performance della trans più cliccata su internet, che fa splendide apparizioni in televisione e, ovviamente, la più professionale nei convivi sessuali. Si legge nel libro:

“… prima o poi qualsiasi uomo vuole provare l’esperienza del trans… non dico tutti ma quasi tutti…. Se fossi sposata non mi fiderei. Non c’è cittadino al di sopra di ogni sospetto…”

E ancora:

“Potrei dire che noi trans siamo avvantaggiate perché, avendocelo, sappiamo come far godere un uomo… eppure ciò che eccita i miei clienti è vedere che ce l’ho duro…”.

Da professionista Efe racconta gli uomini per come sono nella quotidianità, con i loro misteri e le voglie ancor più misteriose quando si infilano in una carnalità che paiono disprezzare nel loro ipocrita mondo. Vizi e virtù si mescolano in un gioco diafano, turbolento, fatto di mille piccoli sapori “proibiti”. Peccato che fuori da quei giochi, da quelle altalene dove il maschio diventa altro, la transessualità viene vista con un disprezzo lezioso, impraticabile, meschino. Va di pari passo con certa omosessualità, cercata all’imbrunire o a tarda notte, che diventa pericolosa e sgradevole al sorgere del sole. Che uomini questi uomini!

Foto | La Stampa


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