Quando venne a sapere, assieme al resto del mondo, della paternità di Cristiano Ronaldo, con cui si stava da poco frequentando (e da cui aveva ricevuto la proposta di fare un figlio con lui), la dolce Irina decise di non voler più rivedere il nostro caro calciatore; lo fece nel modo più terribile che esista, ma anche quello più gettonato, ovvero tramite SocialNetwork (in questo caso Facbook). A quanto pare, però, ci ha ripensato.
I due si sono visti qualche tempo fa a New York e, molto probabilmente, hanno discusso di tutto quanto, pargoletto compreso; e, a quanto pare, è stato proprio il piccoletto a farli riavvicinare e a far cambiare nuovamente idea ad Irina. A quanto pare la ragazza ha cambiato di nuovo idea e la voglia di fiori d’arancio l’ha letteralmente investita, e ha scritto nuovamente un nuovo status su Facebook affermando di amare alla follia Cristiano Ronaldo, di volerlo sposare e di voler crescere con lui il bimbo.
Il nostro Cristiano, corso al capezzale del bimbo che ha avuto un leggero malessere, non dichiara nulla, chissà cosa ne pensa…
Svista colossale o svolta epocale al celebre New York Times? È quello che si sono chiesti i tantissimi lettori del quotidiano della Grande Mela, quando domenica scorsa hanno letto nella pagina dedicata ai matrimoni il termine “sposa” riferito a una coppia gay. Il primo sposo diventato “sposa gay” si chiama Matthew Horowitz, che ha contratto le nozze in Vermont con il partner Edward Farley, quest’ultimo avvocato specializzato in processi riguardanti violenze domestiche contro la comunità lgbt.
Fino a ieri, il quotidiano aveva evitato accuratamente stereotipi di genere nei suoi annunci matrimoniali riguardanti sposi dello stesso sesso, e invece di citare i termini “sposo” o “sposa” il giornale ricorreva a giri di parole. Il New York Times ha iniziato a pubblicare annunci matrimoniali per coppie gay nel settembre di otto anni fa nella sezione domenicale “Styles”: ormai questo genere di pubblicità, se così si può definire, fa parte della routine e questi annunci sono scritti come vere e proprie notizie, corredate con le foto dei contraenti e mischiate a quelli, più numerosi, che raccontano le storie d’amore “tradizionali” tra un uomo e una donna. La suddetta pagina del New York Times, che fa sospirare milioni di cuore negli States, riporta ormai da decenni gratuitamente nozze giudicate notizie, sia per le storie che ne fanno da cornice sia per l’importanza delle persone coinvolte. Chiunque può segnalare al giornale il proprio matrimonio – o la propria unione civile -, anche se poi i giornalisti del celeberrimo quotidiano attuano una scelta tra quelli giudicati più interessanti. In questo caso, ci chiediamo se sia stato un solo e semplice lapsus o ci sia dietro lo zampino di qualche collaboratore del NYT.
Dopo il suo annuncio al mondo, pubblicato da lui stesso su Facebook e Twitter, era, per qualche tempo, scomparso nel nulla indicendo un fortissimo silenzio stampa e decidendo di passare del tempo con la sua fidanzata Irina Shaykhlislamova nella Grande Mela (New York s’intende). Beh a quanto pare il neopapà s’è ricordato anche di avere un dolce pargoletto (Cristiano jr il nome, molto fantasioso non trovate?) , portatolo in giro per New York è stato, ovviamente paprazzato.
Beh ad essere del tutto sinceri non era esattamente lui a portarlo in giro ma un uomo e una donna che sono, presumibilmente, i suoi nonni, poichè il nostro amato Cristiano era occupato in un’importante telefonata. Non finisce quì, il calciatore del Real Madrid ha colto l’occasione anche per lamentarsi dei continui inseguimenti, appostamenti dei paparazzi che non gli danno un secondo di pace, e ha dichiarato: “Sono molto contento. Divento padre per la prima volta, ma ora, lasciatemi godere questo momento con la mia famiglia. Ogni giorno siete quì intorno alla casa con le macchine fotografiche, non è bello. Non riusciamo a riposare, mi sento a disagio con la vostra presenza. E poi, non c’è più nulla da dire su questa faccenda”.
E fa molto bene a lamentarsi, tuttavia forse, vista la sua manda mondiale, poteva evitare di dare una notizia tanto privata al mondo e, addirittura, pubblicarla su Facebook e Twitter (due tra i più grandi e seguiti SocialNetwork al mondo); forse la situazione gli è un poco sfuggita di mano non trovate?
Ormai il nostro bel calciatore è fisso su tutti i siti e le riviste di gossip internazionali, e non perchè ci abbia preso gusto, molto probabilmente le cose le fa senza nessun doppio fine, non ha infatti bisogno di queste cose per essere famoso, lo è già; ma di certo queste piccole chicche lo aiutano e non poco. Beh anche questa volta è protagonista semi-indiscusso di molte pagine e siti di gossip.
Diventato padre da pochissimi giorni grazie a una madre surrogata (pagata anche a peso d’oro per non lasciar trapelare nulla di nulla ai vari giornali e riviste); prima ancora che chiede un figlio ad una famosissima modella (che aveva tra le altre cose accettato di buon grado la richiesta), questa volta il giovane Cristiano si fa pizzicare con un particolare che fa quasi ridere.
ssendo giorni molto agitati per lui (e come non potrebbero esserli dopo la bomba che ha fatto scoppiare?), è stato pizzicato a New York mentre si concedeva un pò di relax in piscina, ma con una piccola particolarità: se notate le sue unghie dei piedi noterete che c’è dello smalto nero applicato con molta maestria…
Cosa vorrà mai dire? Che il calciatore stia provando anche ad assumere le sembianze di un’aventuale mamma?
Il tre giugno sarà un nuovo inizio per la Grande Mela. Da quella data una parte degli abitanti di una delle città più amate e famose al mondo potranno infatti credere di potersi, finalmente, sposare. Il matrimonio non è infatti (ancora?) possibile all’interno dello stato dove è presente New York ma, nonostante questo diritto vietato, [...]
Un ex venditore della boutique di Gucci a New York ha fatto causa al noto marchio di abbigliamento italiano per averlo discriminato, a suo dire, per la sua eterosessualità.
Adolfo Mendez, secondo l’atto depositato presso la corte federale di Manhattan, è stato licenziato perché ha rifiutato le avance sessuali di due manager del negozio sulla Quinta Strada, il più grande degli atelier Gucci presenti nella Grande Mela. Uno di essi faceva forti pressioni affinché Mendez, che è sposato con una donna, si rivelasse gay, e lo stesso accusatore dichiara che l’argomento di discussione preferito dal suo ex capo era proprio il sesso. Il commesso, lamentatosi delle richieste esplicite del manager, era stato spostato dal reparto vendita a quello amministrativo, per essere poi licenziato poco dopo. Anche il presunto molestatore non lavora più nella stessa boutique.
Al di là della denuncia e della futura sentenza, questo episodio dimostra come il potere e i soldi possano far capovolgere l’ago della discriminazione non più contro noi omosessuali, vittime predilette da secoli dell’eteronormatività, bensì contro gli stessi eterosessuali che si trovano in una posizione subalterna e sono costretti a subire le decisioni e le avance di un capo gay, come capita ogni giorno a migliaia di donne e uomini in tutto il mondo. Sicuramente a guadagnarci in pubblicità, anche se non certo positiva, è il marchio Gucci, presente con il suo abbigliamento e i suoi accessori costosissimi nelle città più cool del mondo.
Un sondaggio in Rete incorona la Grande Mela come la capitale per la Dolce Vita al maschile. E Roma è solo 28esima.
Se siete uomini e state scegliendo “da zero” dove ricostruirvi una vita, questo è l’articolo che fa per voi. Già, perché a sentire proprio i maschi i dubbi sulla città dove andare ad abitare [...]
Un atto vandalico e intimidatorio ha scosso gli animi del Lesbian Gay Bisexual Transgender Community Center di New York City quando, l’altra sera, è stata ritrovata una bandiera gay bruciata davanti alla loro sede. La polizia impegnata nei crimini d’odio è accorsa dopo la denuncia avvenuta intorno a 08 di mattina e ha stabilito che l’ora in cui la bandiera è stata incendiata e abbandonata debba essere intorno a 00.30 di notte.
Alcuni operatori del centro avrebbero registrato immagini dell’autore ma attendono istruzioni e permessi delle autorità per poter usare quelle immagini senza rischiare di compromettere le indagini. Jeffrey Klein, portavoce del centro ha commentato così l’accaduto:
“È qualcosa di veramente forte, specialmente quando vedi quella bandiera data alle fiamme. È assurdo che possano accadere ancora cose del genere a New York”
E accanto al ritrovamento, un foglio minaccerebbe di altre gesta ed azioni in programma nei prossimi giorni contro la comunità gay della zona. Nonostante ciò, sempre Klein ribadisce di non essere preoccupato e di non temere altre ripercussioni.
Ricordata per essere la cantante più anticonformista degli anni 80, quando spopolava in tutto il mondo per il suo look e per la sua voce calda e, allo stesso tempo, forte che le valsero successi internazionali (come “Time after Time” oppure “True Colors”); nata a New York nel 1953 inizia la sua ascesa nel 1983 e, dopo soli due anni, inizia ad accumulare premi molto prestigiosi come il Grammy Award.
Non finisce mai di stupire la nostra Cyndy, infatti, c’è anche il suo nome nel progetto benefico USA for Africa e le serve poco per farsi incoronare come icona musicale gay da suo pubblico, lei è vicinissima al mondo Lgbt e partecipa a moltissimi Gay Pride e non è tutto, ora ha deciso di fare qualcosa di molto più concreto per la popolazione gay statunitense: aprire un rifugio in cui accogliere i senzatetto Lgbt. Non è assolutamente uno scherzo anzi, la struttura sorgerà a New York, nel quartiere di Harlem e verrà messa a disposizione dei giovani tra i 18 e i 24 anni cacciati da casa, o rifiutati dai genitori a causa dello loro inclinazioni sessuali. La struttura è ancora in fase di realizzazione, ma, se tutto andrà per il meglio, l’apertura è prevista per il prossimo inverno col nome di “True Colors Residence”. All’interno della struttura sono previsti una biblioteca e una sala computer, oltre ovviamente a tutti gli altri spazi in comune; chi ne avrà la possibilità potrà paghare un piccolo affitto.
L’idea che ha avuto Cyndi non è nuovissima, sono presenti altre strutture simili a questa, tuttavia le altre sono rivolte ad un pubblico Lgbt con un badget abbastanza alto, ne consegue che la maggior parte dei giovani ne venga esclusa a priori.
Gli Stati Uniti D’America sono stati e rimangono ancora oggi la capitale indiscussa delle nuove tendenze gay che si spargeranno in tutto il mondo attraverso pubblicità martellanti, copertine di magazine ammiccanti e personaggi gay friendly eccitanti. In particolare New York, covo di menti brillanti, di stilisti e di produttori televisivi senza scrupoli, ha partorito un nuovo fenomeno: il Bromosexual.
Se fino a pochi mesi fa eravamo abituati a un maschio metropolitano e modaiolo sulla scia di David Beckham, oggi questa nostra società in corto circuito esige totalmente l’opposto. Il Bromosexual (termine nato da un dialogo del film “Pineapple Express”, nel quale i protagonisti si domandano a vicenda se sono omosessuali) è poco attento al mondo della moda, ha un look non curato, barba incolta e ama lo sport, soprattutto il baseball. A questo punto nascono tantissimi equivoci: questo “nuovo” tipo di gay viene spesso scambiato per un eterosessuale incallito perché non rispecchia lo stereotipo della checca isterica vestita con la maglietta corta stile Britney Spears o del culturista biondo, lampadato e depilatissimo.
Tra i portavoce di questo recentissimo fenomeno del costume gay newyorkese ricordiamo Logan Neitzel, designer della serie tv “Project Runway”, che si autodefinisce “etero nella vita, gay a letto” e lotta contro la cultura “vecchia e stereotipata delle Queens”. Secondo Perry Halkitis, docente di Psicologia alla New York University, questi giovani bromosexual vogliono sentirsi liberi dalle “molte convenzioni, anche se positive” legate alla cultura gay. Vediamo come si evolverà, se evolverà, il fenomeno nel nostro paese, che sembra trarre dal paese oltreoceano solo il peggio. In tutti i campi.
Come ogni anno a New York si è tenuta la tradizionale festa di San Patrizio, patrono dell’Irlanda, con la consueta parata di carri, persone col volto dipinto di verde (per ricordare ed onorare le loro origini), sfilate di cornamuse. Per oltre sei ore la Fifht Avenue di Manhattan si è colorata di verde; era presente anche il sindaco della citta Bloomberg.
Unici assenti alla parata sono stati i carri e la parata di gay e transessuali a cui è stata rifiutata la richiesta di sfilare per la via della città; questa decisione ha creato molto disappunto e anche alcune polemiche. Uno degli attivisti ha affermato: “Significa infrangere il nome di St. Patrick. Proprio San Patrizio si era battutto affinchè tutti fossero accettati senza distinzione di razza o classe sociale. E’ disonorare la sua memoria”.
Il sito Web del giornale americano lancia una durissima accusa a Ratzinger: “L’Arcidiocesi di Monaco, guidata all’epoca dal futuro Papa Benedetto XVI, ignorò ripetuti avvertimenti, scritti e orali, lanciati nei primi anni Ottanta” L’Arcidiocesi di Monaco, guidata all’epoca dal futuro Papa Benedetto XVI, ignorò ripetuti avvertimenti, scritti e orali, lanciati nei primi anni Ottanta da uno psichiatra che aveva in cura un prete accusato di aver abusato sessualmente di alcuni minori. In particolare Werner Huth, questo il nome del medico, chiese espressamente se non fosse il caso di impedire a quel sacerdote, Peter Hullermann, di continuare ad avere contatti con i ragazzi. Lo scrive il sito web del New York Times, in una corrispondenza da Essen, citando un’intervista pubblicata giovedì allo stesso medico. Nonostante gli avvertimenti dello psichiatra, scrive il giornale, Padre Hullermann, dopo un periodo di terapia, tornò alla sua attività ecclesiastica che prevedeva anche contatti con minori. Il dottor Huth sottolinea nell’intervista di non aver mai avuto comunicazioni dirette con Ratzinger e di non sapere con certezza che il futuro Papa fosse informato dei suoi allarmi. Afferma però di aver avuto molti colloqui con il vescovo del tempo, Heinrich Graf von Soden-Fraunhofen, scomparso nel 2000. Il sacerdote individuato dal medico è stato arrestato nel 1986 per abusi sessuali su minori.
In una nota diffusa in serata, l’ex presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, ha reso noto una lettera inviata al Segretario del Pd, Pierluigi Bersani in cui spiega le ragioni che l’hanno portato alla scelta di entrare nel Partito Democratico.
“Caro Pierluigi,
mentre si assiste a un progressivo e grave decadimento morale, ritengo giunto il momento, dopo una meditata riflessione avviata in occasione delle ultime primarie che ti hanno eletto Segretario del Pd, di iscrivermi al partito. Una formazione politica, che ritengo strumento essenziale per costruire una concreta alternativa politica. Un partito per molti versi ancora in costruzione, dove convivono positivamente differenti culture e che però allo stesso tempo non è stato per ora in grado di esprimere proposte di sintesi che accompagnino un avvio nuovo. In questi ultimi anni molte persone che come me hanno operato nell’ambito sociale e dei movimenti hanno atteso che le ferite prodotte dall’ultimo governo del centro sinistra e dalle successive lacerazioni si lenissero, si compisse un’evoluzione. Ma l’attesa ha prodotto solamente ulteriore distanza e non aiutato un serio dibattito sui contenuti necessari per costruire un’alternativa.
M’iscrivo al PD portandomi dentro tutto il bagaglio di esperienze maturate in decenni di militanza politica e sociale: dall’impegno sui temi giovanili alla militanza dentro il Pci/Pds/Ds, dal lavoro nell’ambito della solidarietà sociale e di lotta contro le marginalità al movimento per la pace, e negli ultimi quindici anni all’interno del movimento lgbt. Da persona appartenente al cattolicesimo di base, interpreto la mia fede come un elemento che aiuta il dialogo e non aggiunge alcun inutile aggettivo alla pratica rigorosa della laicità. M’interessa dare voce alle tante persone che ambiscono a una società nuova, dove la frammentazione di senso e di futuro che contribuiscono a una preoccupante e diffusa solitudine, siano affrontate con sapienza e capacità d’ascolto.
Con attenzione, prudenza e rispetto, cercherò di contribuire affinché il PD sia finalmente percepito come uno strumento adeguato ai tempi, capace di includere e promuovere come elementi essenziali del rinnovamento i valori contenuti nel Trattato di Lisbona e nella Costituzione italiana. Milioni di donne e uomini italiani attendono di poter sostenere un programma di governo che contenga proposte di profonda riforma politica e sociale, che riconosca come elemento strategico l’uguaglianza delle regole, dei diritti e dei doveri, delle opportunità. Per governare è necessario aggregare un ampio consenso, per questo ritengo che adoperarsi a sostegno di necessarie innovazioni nell’approccio rispetto ai temi delle libertà e dei diritti civili, che devono esser collegati a quelli sociali, può rappresentare un significativo contributo per raggiungere l’obiettivo di cambiare l’Italia.
Ti ringrazio per l’attenzione
Nella nuova commedia di Broadway intitolata «Next Fall», il profondo legame affettivo di una coppia gay viene messo a dura prova dai contrasti religiosi tra i due amanti. «Yank!», l’hit musical dell’Off Broadway, esplora l’amore agrodolce tra due soldati americani durante la Seconda Guerra Mondiale, senza mai perdere di vista la vera «protagonista» dell’ opera: [...]
Un’opera lirica ispirata alla storia, vera, di un teenager di Manchester che cerca di organizzare il proprio assassinio via Internet. E’ stata commissionata al giovane compositore Nico Muhly dalle prestigiosissime Metropolitan Opera (l’equivalente Usa della Scala) e English National Opera (ENO) che metterà in scena la prima mondiale dell’inedito – intitolata Two Boys – nel [...]
Debuttera’ a Roma, al Teatro dell’Orologio il 2 marzo “L’ultimo Sanremo del Millennio”, di Flavio Mazzini. Si tratta di una commedia che affronta il tema spinoso delle terapie riparative, ossia di quei metodi, sostenuti da alcuni gruppi di pseudo scienziati e fondamentalisti religiosi, volti a ‘guarire’ dall’omosessualita’. La terapia riparativa, nata negli Stati Uniti e da anni importata anche in Italia, a giudizio dell’autore, non ha alcuna spiegazione scientifica ma approfitta delle paure di chi non riesce ad accettare serenamente la propria natura in una societa’ dove l’omofobia e’ ancora molto accesa e dove manca quasi del tutto una giurisdizione a riguardo. Il festival di Sanremo e le situazioni che scaturiranno dalla serata, con la presenza imprevista di una vicina ninfomane e di una pornoattrice disincantata, diventeranno la causa scatenante perche’ un gruppo di ‘ex-gay’ facciano finalmente i conti con le proprie contraddizioni.
S’infittisce il ”giallo” sulla presunta separazione tra Brad Pitt e Angelina Jolie. Secondo The Sun sarebbe Doug, il fratello minore di Brad Pitt, a convincere l’attore a lasciare Angelina. Per il tabloid, Doug avrebbe addirittura pregato il fratello, durante le feste di Natale, di separarsi da una donna che “sta rendendo infelici lui e la sua famiglia”.
Secondo il quotidiano inglese il fratello 41enne di Brad, si sarebbe recato a New York dalla coppia proprio nelle feste natalizie, per convincere il fratello a farla finita con la Jolie, che avrebbe “messo da parte la famiglia Pitt”. Le feste poi sono state, sempre secondo The Sun un vero disastro, soprattutto perché Angelina si è rifiutata, ancora una volta, di trascorrere del tempo con la famiglia Pitt. La mamma di Brad inoltre non ha mai legato con lei, mantenendo invece i rapporti con la Aniston, l’ex di Brad.
Da oggi nel New Hampshire sono legali i matrimoni gay e diverse coppie hanno deciso di celebrare le loro nozze allo scoccare della mezzanotte di questo primo gennaio 2010.
Quindici coppie si sono sposate con una cerimonia nel palazzo del Governo di Concord – capitale dello stato –, altre coppie hanno organizzato le nozze privatamente.
Non ti assumo perché ti travesti
E’ ora di smetterla: basta non assumere una persona in quanto transessuale o travestito, è il momwnro si porre fine a questa ridicola ed ingiustificata discriminazione. A stabilirlo è stato il governatore David Paterson (nella foto) che da giovedì ha stabilito che nello Stato di New York le aziende [...]
New York, 10 dicembre 2009, un uomo di 47 anni si è recato con il suo ragazzo a ballare in un locale messicano del Queens (Nyc). Durante la serata viene messa una canzone che l’uomo ha proposto al compagno di ballarla insieme , cosi’ è stato fino al momento in cui sono stati buttati fuori dal locale. sono stati spinti in modo violento fuori dal locale, pugni, calci a son di urla “Questo non è un locale per gay”. Nulla sono servite le giustificazioni dei due ragazzi ” diritto di ballare come gli altri clienti del locale” ( diritto sacrosanto aggiungiamo noi).
Brutto e violento è anche questo episodio di omofobia, e noi di gaymagazine.it come sempre coerenti condanniamo sempre ogni atto di violenza .
Uno degli otto Senatori democratici che hanno votato contro le nozze gay a New York questa settimana ha dichiarato di non aver mai promesso di supportarli. Joseph Addabbo, del Queens, ha ammesso di aver ricevuto donazioni dagli attivisti per i diritti gay nel corso della sua campagna ma che allo stesso tempo non aveva mai assicurato nulla a loro.
Settecento persone che appoggiavano i diritti Lgbt hanno marciato nella Grande Mela per protestare contro il voto: molti di loro erano furiosi verso i Democratici, colpevoli di averli traditi. E, ospite al Brian Lehrer Show, Addabbo ha detto che il 74% era contrario al matrimonio tra gay. Non avrebbe voluto dare il suo punto di vista in merito alla cosa ma:
“Non ho mai detto “sì”. Ho solo promesso che avrei avuto la mente aperta. La mia intenzione era di conservare una mentalità propensa, e ho sentito che avrei dato una chiara indicazione di quale era il punto di vista, focalizzato, del mio distretto”
Erano necessari 32 voti per far passare la legge ma ciò non è avvenuto perchè solo in 28 hanno votato a favore. Addabbo ha ricevuto nel corso della sua campagna politico ben 9,500$, il massimo consentito, dalle associazioni filantrope gay. E poi il risultato è noto a tutti… Ma del resto, lui non aveva promesso niente, no?
Il film di oggi è sicuramente una pellicola che si discosta dalla commedia o dal dramma comunque ‘consolante’ di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane: facciamo un salto indietro nel tempo con un film di William Friedkin del 1980: “Cruising“.
Interpretato da Al Pacino nei panni di Steve Burns, ufficiale di polizia, il film racconta la storia di un serial killer che agisce a New York e che dopo aver rimorchiato le sue vittime in un bar per omosessuali, li stupra e poi li uccide, tagliandoli ferocemente a pezzi. In crisi con il legame che ha con la fidanzata e le domande che si pone sui propri orientamenti sessuali, Burns condanna le azioni delle polizia, tacciandole di profonda omofobia nel corso delle indagini. Fino alla rivelazione della persona che commette gli assassini nell’ambiente gay ( e quel/la quale non vi dirò nulla, per non rischiare di rovinarvi la visione).
Questo film non l’ho visto, ho provato qualche anno fa a recuperarlo in vhs ma non mi aveva convinto, così dopo una mezz’oretta l’avevo abbandonato a se stesso. Mi ricordo di atmosfere angoscianti e molto buie, con questo ambiente gay portato sulle schermo in una visione quasi morbosa e cupa. Durante l’uscita del film vi sono state moltissime critiche anche da parte degli attivisti gay, indignati per il messaggio assolutamente negativo che la pellicola infondeva. Per altri, invece, è diventato un piccolo cult dell’epoca, ignorando l’idea di base del film che (involontariamente?) collegava il concetto gay & violenza.
Voi l’avete visto? Siete tra coloro che lo detestano o fate parte di chi lo difende?
El alcalde de Nueva York, Michael Bloomberg, y la presidenta del Consejo Local de la ciudad, Christine Quinn, han anunciado que la Comisión para Jovenes LGTBQ huídos y sin hogar de la ciudad de Nueva York pretende enfrentar los problemas de estos jóvenes de una manera integral.
Por un lado, estudian cómo atajar los problemas antes [...]