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Gli approfondimenti di Queerblog: la Chiesa di Benedetto XVI, i gay e l’Italia
Come anticipato la scorsa settimana da Robo, a partire da oggi su Queerblog.it con cadenza precisa verranno approfonditi dei temi che fanno parte dell’attualità che siamo soliti raccontare su questo sito.
La polifonia che abbiamo riscontrato nei commenti ai diversi post, che abbiamo dedicato all’inchiesta di Panorama, ci ha indotto ad approfondire fin da subito il rapporto che la comunità GLBTQ italiana ha con la Chiesa Cattolica italiana.
A soli dieci anni dal Gay Pride romano, organizzato nella capitale proprio per ricordare a chi in quel momento partecipava al Giubileo deciso da Giovanni Paolo II la presenza di gay e lesbiche all’interno della comunità cattolica italiana, qualcosa è cambiato.
Ad accorgersene, come abbiamo già avuto modo di scrivere, sono stati i mass media dedicati ai più giovani tanto che il nuovo corso di Mtv, segnato dalla massiccia presenza di approfondimenti nel proprio palinsesto, ha deciso di dedicare la prima puntata di “Diverso da chi” alla storia di Giulia.
Giulia ha poco più di vent’anni e dopo aver fatto coming out ha deciso di vivere la propria sessualità in piena libertà concedendosi persino il privilegio della fede, da cui molti omosessuali prendono le distanze per via delle posizioni poco solidali che Benedetto XVI e compagnia hanno preso contro gay e lesbiche.
L’apertura della comunità glbtq non è concisa, come molti sono soliti sostenere, ad una totale chiusura delle istituzioni ecclesiastiche. Significative sono, a tal proposito, le posizioni prese da alcuni vescovi italiani di cui ci siamo occupati nelle scorse settimane.
In un’intervista televisiva rilasciata a Lilli Gruber il vescovo Karl Golser, oltre a dissociarsi dal dogma riguardante il celibato, ha ribadito la propria posizione su tutte le coppie di fatto per le quali il prelato si è auspicato un riconoscimento giuridico quanto prima.
Una posizione analoga è stata presa anche dal responsabile della diocesi di Parma, Mons. Enrico Solmi che pochi giorni, durante un incontro con un gruppo di omosessuali credenti, ha precisato che nella comunità cattolica c’è spazio per tutti. Eterosessuali e No.
Sui percorsi di fede delle persone non eterosessuali, ve lo anticipo già, avremo modo di confrontarci nelle prossime settimane quando per queerblog.it intervisterò delle persone dichiaratamente omosessuali che hanno deciso di vivere, a volte con qualche difficoltà, la propria vita spirituale.
Anche in Italia, malgrado i pareri disfattisti di chi richiede un cambiamento senza impegnarsi per primo, esistono realtà che ci fanno essere un paese migliore di quello che viene rappresentato da alcuni mass media che spesso veicolano in modo ambiguo le storie raccontate nella prima parte di questo approfondimento che prosegue, analizzando proprio le responsabilità di tv, giornali, internet, … quando si racconta il rapporto che intercorre tra comunità glbtq e Chiesa Cattolica.
L’inchiesta di Panorama potrebbe chiudere un ciclo iniziato la scorsa estate quando Vittorio Feltri dalle pagine del Giornale, di cui era ritornato ad essere direttore, accusava Dino Boffo (direttore di Avvenire) di omosessualità che in seguito a quella vicenda consegnò le proprie dimissioni.
Ad oggi non è stata ancora smentita la teoria, protagonista di una puntata del programma televisivo “Complotti” de la7, secondo la quale Feltri, poi sospeso dall’ordine dei giornalisti in seguito alla vicenda Boffo, avrebbe agito con l’ausilio di Giovanni Maria Vian (direttore dell’Osservatore Romano) e la benedizione del Cardinal Angelo Bagnasco.
Nel mezzo ci sono stati una serie di accadimenti spesso contrastanti tra di loro. La stampa, che prima della messa in onda ad AnnoZero del documentario prodotto dalla BBC sui preti pedofili non aveva perso occasione per indagare sul Vaticano (celeberrimi sono gli sfottò satirici di Luciana Littizzetto al cardinal Ruini), laddove si fa accenno di omosessualità riconducibile alla casta di Benedetto XVI preferisce zittirsi.
I commenti negativi al lavoro della redazione di Giorgio Mulè, non contrastata invece dallo stesso Vaticano, rappresentano una vera e propria eccezionalità rispetto all’indifferenza adottata non più tardi di quattro mesi fa quando si scoprì che Angelo Balducci, braccio destro di Guido Bertolaso nonché Gentiluomo del Papa, era solito avere degli incontri sessuali con escort maschili selezionati da Mike, un corista di origine nigeriana.
Intervistato da Vanity Fair il figlio e attore Lorenzo non fa accenno agli incontri che il padre avrebbe avuto con i gigolò tanto che le dichiarazioni che verranno poi riprese dalle agenzie riguardano solo Guido Bertolaso.
Per chi volesse continuare ad approfondire le ombre del Vaticano, non riconducibili alla comunità glbtq, nell’archivio di polisblog.it trovate un approfondimento riguardante i costi della casta di Benedetto XVI e un’intervista a Emanuela Provera, autrice del libro “Dentro l’Opus Dei” riguardante l’organizzazione di cui fa parte l’ex esponente del Partito Democratico Paola Binetti di cui sovente si sono occupati i siti a tematica glbtq.
In chiusura, proprio perché non era intenzione di chi vi scrive occuparsi della Chiesa Cattolica solo ed esclusivamente in chiave omofobica, un punto sulle dichiarazioni discutibili che negli ultimi mesi sono state fatte dagli esponenti ecclesiastici che si sono occupati male di gay e lesbiche.
La più grave è relativa all’esternazione del Cardinal Tarcisio Bertone che lo scorso aprile dall’armadio, fresco delle pulizie primaverili, rispolverava il sempre verde assioma secondo il quale gli omosessuali sono dei pedofili.
Da quelle parole nessun rappresentante del Governo Berlusconi, malgrado l’evidente rapporto con il prelato che negli ultimi mesi aveva partecipato a degli incontri pubblici con lo stesso Premier, si dissociò.
Solo Italo Bocchino, che nei mesi a seguire sarebbe stato disegnato come un novello cavallo di Troia del Pdl, in un’intervista rilasciata poco tempo dopo l’esternazione di Tarcisio Bertone disse che preferiva un Presidente del Consiglio omosessuale rispetto a uno leghista.
Già, la politica. In Italia rappresenta un vero proprio anello di congiunzione tra la comunità glbtq e quella cattolica tanto che non si contano le volte in cui vescovi, più attenti alla vita sessuale dei propri credenti rispetto a quella spirituale, hanno ostacolato l’elezione di candidati gay-friendly.
Durante la scorsa campagna elettorale dalla conferenza episcopale italiana è stata presa di mira Emma Bonino. In quell’occasione i rappresentanti della Chiesa invitarono espressamente a non votare l’esponente radicale che in passato aveva dimostrato una certa apertura su temi cari anche alla comunità omosessuale.
Oltre alla collega di Marco Pannella, negli ultimi mesi sempre a causa delle loro posizioni a favore delle persone glbtq, sono stati contestati dal Cardinale di Cosenza: Nichi Vendola (che a Vanity Fair lo scorso anno aveva precisato di vivere bene la propria fede tanto quanto la propria sessualità), Mercedes Bresso (che con chi vi scrive, per GAY.tv, si impegnava a concludere la presidenza alla Regione Piemonte introducendo il registro delle coppie di fatto) e Vladimir Luxuria in quanto transgender.
La settimana prossima allargheremo lo sguardo all’estero, facendo un punto su come la Chiesa interagisca con la comunità omosessuale internazionale, prima di aprire alle storie a cui accennavo all’inizio di questo lungo approfondimento che spero vi spinga a raccontare a tutti noi che rapporto avete con la fede. Qui sotto, nei commenti, o scrivendo alla mail suggerimenti@queerblog.it
Gli approfondimenti di Queerblog: la Chiesa di Benedetto XVI, i gay e l’Italia é stato pubblicato su queerblog alle 08:00 di lunedì 26 luglio 2010.
Intervista a Nichi Vendola: l’Italia e’ pronta per un premier gay.
Rondolino: Altro che Vendola. L’alternativa a Silvio è Pier Silvio.
Nichi Vendola, un omosessuale a Palazzo Chigi? Voi lo votereste?
“Se uno come Vendola - senza televisioni, aziende e grandi partiti alle spalle - può vincere e rivincere nel profondo Sudest. Se uno come lui riesce farsi apprezzare e applaudire nel profondo Nordest. (Anche se il presidente degli industriali vicentini, Zuccato, ha definito la Puglia “il Nordest del Sud”).
Se questo avviene: nulla è impossibile“. Il giudizio arriva dopo che lo scorso mese, il presidente della Regione Puglia partecipa all’assemblea annuale dell’Associazione Industriali di Vicenza. Vendola si presenta per quel che da sempre è: politico di lungo corso, omosessuale, uomo di carattere. Poeta. In quella assise lo accolgono con rispetto e finiscono per tributargli una lunga e lusinghiera ovazione.
Ieri, chiudendo a Bari la tre giorni degli stati generali delle Fabbriche di Nichi che, come lui stesso dice, somigliano ai meeting di CL, ma potrebbero essere una versione più felice e contemporanea di quello che fece Prodi prima di andare al governo, col suo Fabbricone, ha lanciato quella che ancora tutti sapevano e nessuno osava parlarne: la sua candidatura alle primarie con o senza il Pd e la corsa premierato. Ne avevamo parlato a ridosso delle elezioni regionali; lo confermarono i lettori di Polisblog, preferendo Vendola e non Bersani ad una sfida elettorale con il leader del Pdl. L’omosessualità di un politico pare non essere più un ostacolo.
“Io mi candido - ha detto il dirigente di Sel - a ricostruire il cantiere dell’alternativa, sono candidato a sparigliare i giochi del centrosinistra se il centrosinistra si presenta con una vecchia liturgia. Mi candido per sparigliare il centrosinistra se il centrosinistra si presenta senza la voglia di pronunciare le parole chiare del desiderio radicale del cambiamento. Non c’è cambiamento – ha concluso Vendola – se non si dà una prospettiva chiara di fuoriuscita dall’ergastolo della precarietà”.
La sua ultima uscita in difesa dei diritti delle persone lgbtq -non la sola - accade in occasione della presentazione del Gay Pride di Roma, facendosi ritrarre accanto ai promotori della manifestazione e con Anna Paola Concia.
Per molti della nostra comunità, Nichi rappresenta la speranza; per tanti altri è la visione di un politico che sa arringare le masse, parlare alle vene e al cuore della gente, ma che non saprà rappresentare pienamente le istanze del Movimento, vuoi per la sua cultura cattolica più volte professata, che per la mediazione che dovrà mettere in campo su temi delicati e importanti. Bisognerà, ora, che sia il Movimento, nel suo contesto generale, a scegliere una strada di confronto e di dialogo con il futuro candidato. Si chiedano, prima di dare qualsiasi segnale di scelta, impegni precisi e non eludibili sui diritti civili e la difesa della counità lgbtq, oggi più che mai presa di mira persino dai boiardi di Stato.
Vendola, piaccia o no, resta uno di noi, tra noi. Anche quando sembra non parlare di diritti lgbtq, nei suoi discorsi c’è un qualche riscatto che ci riguarda e forse questa sua candidatura ci racconta che nulla è impossibile, persino nel Paese dei campanelli o dello straripante potere clericale. Non siamo l’America, neppure l’Argentina, nè Berlino o altri posti dove l’omosessualità non è un ostacolo politico. Con Nichi Vendola, ci si può provare! Sempre meglio che appoggiare un candidato Pd che ha inviso il matrimonio tra persone dello stesso sesso, ed appartiene ad un partito che ha giocato sulle coppie di fatto.
“Abbiamo bisogno di recuperare - dice Vendola - il senso della costruzione collettiva di temi nuovi ed è questo il compito delle ‘Fabbriche’. Noi chiediamo al centrosinistra di interrogarsi sul fatto che la sua strategia è asfittica: se la politica non incontra la vita non è capace di sentirne pene e affanni, non è capace di costruire la speranza, non può essere una proposta vincente”.
Che in quei “temi nuovi” ci sia la possibilità anche per noi, ce lo auguriamo e speriamo. Forse, finalmente, Vendola potrebbe essere il coagulo di nuove speranze anche per noi; o forse una sonora delusione. Chissà!
Come fecero gli amici di Polisblog, chiediamo a voi, alla nostra comunità, in caso di primarie e poi di elezioni, votereste Nichi Vendola? Perché?
Foto | Sinistra Ecologia Libertà
Nichi Vendola, un omosessuale a Palazzo Chigi? Voi lo votereste? é stato pubblicato su queerblog alle 12:01 di lunedì 19 luglio 2010.
E’ ufficiale. Nichi Vendola: “Mi candido a sparigliare i giochi del centrosinistra”.
Roberto Saviano: “Quale sarebbe il reato o lo scandalo nell’essere omosessuale?”

In questi giorni, lo sa bene chi è solito informarsi attraverso media alternativi ad Augusto Minzolini (direttore del Tg1), avrà notato sicuramente che il concetto di etica è al centro di importanti e, ahimè, necessarie considerazioni.
In molti, come è giusto che sia, si stanno occupando di Nicola Cosentino, il sottosegretario all’Economia che nei giorni scorsi ha rassegnato le proprie dimissioni dopo essere stato indagato nuovamente (in precedenza era stato citato nelle indagini riguardante il clan dei Casalesi).
Nessuno, fatta eccezione per Roberto Saviano, è più ritornato ad occuparsi del presunto scandalo che il coordinatore regionale del Pdl avrebbe costruito con la collaborazione di altri per delegittimare il collega Stefano Caldoro, attuale Presidente delle Regione Campania.
Nessuno, fatta eccezione per Roberto Saviano, ha chiarito che l’omosessualità, anche la presunta tale come nel caso di Caldoro, non può diventare materia di ricatto fino ad indebolire il profilo politico delle persone.
“Cosentino - racconta Roberto Saviano per Repubblica- vuole assolutamente diventare presidente della Regione Campania, e chi gli è intorno sa che con Cosentino presidente della Regione gli affari sarebbero esponenziali e quindi il gruppo - secondo l’indagine dei Carabinieri di Roma - inizia a raccogliere informazioni su Caldoro.
La prima cosa che colpisce è che l’elemento chiave sono i suoi presunti rapporti omosessuali. L’omosessualità che attribuiscono a Caldoro diventa strumento di delegittimazione. Ed è una dimostrazione dell’arretramento della cultura politica. Quale sarebbe il “reato” o lo scandalo nell’essere omosessuale?
Cosentino e il suo gruppo contano invece sul fatto che legare la vicenda Marrazzo a quella di Caldoro può incidere sull’opinione pubblica. L’obiettivo è fare pressioni sul Pdl romano, poiché, evidentemente, il sospetto di essere gay pesa più dell’essere indagati dall’antimafia.
Emerge dalle intercettazioni che questa è la trovata di Cosentino e infatti alcuni vengono investiti del compito di compilare un dossier su Caldoro e i presunti suoi amanti uomini. Il dossier stenta ad arrivare e Martino e Cosentino sono preoccupati.
Temono che tutto possa essere solo una storia di voci. Da dire con la “bocca”. Loro voglio carte, dossier, dettagli da poter usare”.
Mai come oggi gli omosessuali italiani dovrebbero sostenere Nichi Vendola. Il Presidente della Regione Puglia avrà, secondo alcuni, commesso alcuni sbagli. Di fatto in un clima di fredda, e pericolosa, omertà è l’unico che non nasconde di essere gay.
Roberto Saviano: “Quale sarebbe il reato o lo scandalo nell'essere omosessuale?” é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di lunedì 19 luglio 2010.
Elezioni premier. Vendola cerca l’avversario e preferisce Fini.
Per il 2013. Tra gadget, web e amicizie illustri, Vendola si candida alla guida del centro-sinistra.
Polemiche di un settimanale: Nichi Vendola se lo conosci lo eviti.
“Ogni bacio una rivoluzione”: il 3 luglio il Gay Pride invade Roma
Roma è gay. 3 luglio al Gay Pride. Oltre alla scritta, due uomini che si baciano. Il manifesto (in foto) è apparso oggi in via Labicana, e, secondo quanto viene spiegato dal comitato organizzatore del Pride, si tratta di un’iniziativa autonoma di un gruppo di simpatizzanti, che hanno voluto invitare i romani a prendere parte alla manifestazione che sabato 3 luglio porterà nella Capitale i colori, l’allegria e la rivendicazione dei diritti tipici del Gay Pride. Nonostante le spaccature e le polemiche, non ultima quella del sito ultra cattolico Pontifex che invita a un boicottaggio feroce della manifestazione “che avvilisce Roma, offende i cattolici non adulti e inquina il senso del pudore”, e con una nota di violenza inusitata che fa rizzare i capelli al povero Cristo dichiara “se come in altre parti del mondo l’omosessualità fosse ritenuta penalmente rilevante a tanto non si arriverebbe”, la Capitale vuole replicare il successo della manifestazione napoletana dell’orgoglio omosessuale che si è tenuta sabato scorso.
La comunità omosessuale del capoluogo laziale quest’anno si è divisa e il Circolo Mario Mieli, organizzatore da quindici anni dell’evento, ha pubblicato il manifesto Noi non ci saremo per esprimere la sua dissociazione. Proprio questo sabato, durante la manifestazione romana, una delegazione del Mario Mieli sarà a Madrid per annunciare l’edizione 2011 dell’Europride, che si terrà a Roma l’anno prossimo. Nonostante questa spaccatura interna al movimento omosessuale capitolino, hanno comunque aderito alla manifestazione del 3 luglio più di cento tra associazioni e realtà del mondo lgbt, tra cui spiccato le quattro sigle organizzatrici DiGay Project, Arcigay Roma, Gaylib Roma e Azionetrans.
Ogni bacio una rivoluzione: non importa se eterosessuale, omosessuale o quant’altro. È questo lo slogan e la filosofia del Roma Pride 2010 che partirà in corteo alle 16.30 dalla stazione metro Piramide, per raggiungere Piazza Venezia passando per via Piramide Cestia, viale Aventino, piazza di Porta Capena, via di San Gregorio, via Celio, piazzale del Colosseo e via dei Fori Imperiali. Ad attraversare il cuore della città il serpentone di carri, la musica, i colori e quell’energia vitale che la comunità lgbt vuole trasmettere a tutti coloro che credono nella libertà, nei diritti e nell’uguaglianza, rifiutando ogni tipo di discriminazione, intolleranza e omologazione. “Sarà un Pride aperto e non politico – hanno detto gli organizzatori – e per la prima volta presenterà un bilancio trasparente”. Per ribadire l’indipendenza del movimento, per la prima volta il Pride di Roma 2010 non è stato finanziato con fondi pubblici ma attraverso una forma di finanziamento diffuso: chiunque ha potuto contribuire acquistando il biglietto d’ingresso a una serie di eventi organizzati per l’occasione. Al fianco delle associazioni lesbo, gay, bisessuali e transessuali sabato sfileranno esponenti della politica dichiarati, come Nichi Vendola e Paola Concia, ma anche personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, da Melissa P. a Sabrina Impacciatore, da Andrea Occhipinti ad Alessandro Cecchi Paone. Gli organizzatori del Gay Pride romano precisano che i politici sono ben accetti, ma solo se partecipano a sostegno della causa e non per sfilare in passerella per mettersi in mostra. A questo proposito una delle organizzatrici, in merito alle dichiarazioni di ieri del presidente della Regione Lazio, che aveva dichiarato che in caso di invito avrebbe partecipato alla manifestazione, ha affermato: “Le adesioni sono libere e il pride non ha colore politico. Se la Polverini viene siamo ben felici, perché se le istituzioni scendono in piazza vuol dire che aderiscono al nostro manifesto“. Esplicito anche l’invito alle rappresentanze istituzionali della presidente di Digay Project Imma Battaglia: “Invito la Polverini, come pure Zingaretti, Alemanno ma anche i ministri e i presidenti del Consiglio e della Repubblica a venire al Gay Pride”.
I portavoce della manifestazione sono tre vittime dell’omofobia: il 23enne Mattia Cinquegrani, lo studente aggredito ad aprile su un bus notturno della Capitale da un gruppo di coetanei; Luana Ricci, ex organista del coro della cattedrale e della diocesi di Lecce, licenziata dopo 18 anni di servizio perché trans; e la 21enne lesbica Esther Ascione della provincia di Roma, vittima di attacchi omofobi nella sua scuola. “La mia partecipazione è per metterci la faccia e reagire in seguito all’episodio che mi è accaduto, perché è fondamentale reagire denunciando questi fatti”, ha detto Mattia, spiegando che “in Italia, da questo punto di vista, la situazione sta peggiorando, ma noi non abbiamo paura delle aggressioni e possiamo combatterle“. “Sono onorata di portare la mia testimonianza al pride”, ha proseguito Luana Ricci. “Io sono stata vittima di un episodio molto grave, sono stata privata del mio lavoro dal forte potere politico della chiesa cattolica dopo il mio coming out, con la sola motivazione di essere ‘visibilmente nel peccato’. Non ho commesso alcun reato, e non è ammissibile che molte persone, come me, vengano derubate della loro vita”. “Noi dobbiamo per primi sentirti normali e non diversi”, ha sottolineato Esther Ascione. Prima della partenza del corteo, i tre portavoce deporranno una corona di fiori al monumento ai caduti delle vittime del nazifascismo a Porta San Paolo, in memoria di tutte le vittime dell’omofobia, della transfobia e della violenza. Poi, un flash mob che vedrà tutti i partecipanti impegnati in un bacio collettivo, ponendo l’accento sulle manifestazioni di omo e trans-affettività, che spesso sono l’elemento scatenante delle violenze.
Un Gay Pride importante e sentito, una manifestazione piena di novità e di personaggi di spicco: vi aspettiamo all’ombra del Colosseo per chiedere tutti insieme, a gran voce, uguali diritti e maggiore protezione, dopo gli ultimi scandalosi episodi di omofobia avvenuti lungo tutto lo stivale. Gay Magazine ci sarà, e vi proporrà un reportage esclusivo e una galleria fotografica dell’evento romano dell’anno, in attesa e in preparazione all’EuroPride 2011 che si terrà nella nostra capitale.

Via – La Repubblica
Gay Pride. Appello di Vendola, Concia, Luxuria: “Dopo Napoli tutti a Roma il 3 luglio”

Nel momento delle piazze bisogna lasciare al vento, affinché li trascini altrove, ogni acredine, incomprensione; rivolgersi alle persone che lottano per avere quello che tu stesso necessiti; invitare coloro che si nutrono di indifferenza e smarrimento per dire loro che le speranze son dure a morire, che vale sempre continuare a lottare perché quelle speranze diventino certezze. C’è sempre un buon motivo per partecipare ai Gay Pride. Uno tra i tanti è proprio la questione dei diritti legali dell’individuo, diritti di cittadinanza spronati dall’Europa, rimasti ancora lettera morta per i nostri legislatori. Irrisolto il problema delle coppie di fatto omosessuali; quello di una dignità del lavoro per le transessuali, il bullismo omofobo nelle scuole, la libera circolazione delle coppie di fatto, etc. In più si è fatto urgente un intervento legislativo per punire gli atti di violenza omofoba e ogni forma di discriminazione.
Servono a questo i Gay Pride: a risvegliare le coscienze sui diritti per le minoranze sessuali; servono a stabilire un’eguaglianza tra cittadini, tra persone, tra studenti, tra condomini. In questo strano paese l’orgoglio delle rivendicazioni per i diritti deve partire da noi, soggetto per soggetto, militante per militante, sigla per sigla, mantenendo le proprie specificità ma ruggendo coralmente per i diritti che ci facciano sentire più Europa.
Credo sia anche per questo che in occasione del Gay Pride di Roma, che si svolgerà il 3 luglio prossimo, siano scesi in campo i leaders delle organizzazioni lgbtq capitoline: Di Gay Project, con Imma Battaglia; l’Arcigay di Roma, col presidente Fabrizio Marrazzo; la deputata Pd Anna Paola Concia, Vladimir Luxuria, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Certo, che manchino altre importanti realtà come il Mario Mieli, cercheremo di capirne le ragioni. Roma dovrebbe essere la città che chiude le manifestazioni dei Gay Pride. Importante la presenza e l’adesione di Nichi Vendola che, credo, non mancherà all’appuntamento nazionale di Napoli.
Nichi, in questi mesi, sta facendo un lavoro di presenza e consensi che sono importanti persino alla futura politica di questo paese. Nichi, ce lo raccontano i fatti, non dimentica di essere omosessuale e quindi senza diritti, e questo lo fa sentire partecipe ai Gay Pride, come alla vita di tutti noi che lottiamo per un’Italia che difenda i suoi cittadini lgbtq. Non vi è mai stata una così alta carica istituzionale, che da gay, non ha dimenticato gli altri gay, le lesbiche, le transessuali.
Lo stesso vale per Vladimir Luxuria che, smessi i panni di parlamentare, continua a essere linfa per il Movimento. La sua vita artistica e culturale continua a dibattere dei problemi delle persone trasgender, si batte contro le violenze omofobe. Lo fa con intelligenza e perseveranza.
Anche Anna Paola Concia, in un Parlamento ingessato da una maggioranza che poco pensa alle necessità della gente, si batte come una leonessa, solitaria ma forte, per riuscire a far tornare in aula la sua legge contro l’omofobia, avendo spesso critche poco generose persino da parte della militanza lgbtq.
Loro, noi, tanti altri emeriti, ma importanti sconosciuti, uomini di cultura e di fede, in tanti, diamoci appuntamento, dopo Napoli, a Roma. Serve esserci nella città che nei mesi scorsi è stata teatro di intolleranze omofobe; è importante che i cittadini di Roma vedano un Movimento fiero, unito, popoloso, festaiolo ma che non intende arretrare sulla richiesta di nuove leggi che ci riguardano.
Ci saranno bagliori di feste la sera, ma al Pride del pomeriggio andiamo tutti, con le nostre speranze, i nostri amori, anche l’illusione che presto avremo un paese diverso. Una illusione che, se uniti e tanti, potrebbe turbare la sonnolenta politica.
Gay Pride. Appello di Vendola, Concia, Luxuria: "Dopo Napoli tutti a Roma il 3 luglio" é stato pubblicato su queerblog alle 13:00 di sabato 19 giugno 2010.
In Belgio potrebbe essere gay il prossimo premier. Si chiama Elio Di Rupo, metà italiano e apertamente omosessuale
E ti pareva che al Giornale, di proprietà della famiglia del nostro premier, non perdessero l’occasione di screditare un politico un po’ straniero, radici italiane, che però si guarda bene dall’esaltare quel malore politico che oramai serpeggia qui da noi; anzi se ne vuole tenere alla larga, perché dalle sue parti, in Belgio, la politica è altro che affarismo clientelare e sciacquettii di pulzelle da beauty farm. Se poi ci mettete che il protagonista di tanto vituperio è uno che si candida a diventare primo ministro, e fin lì nulla da eccepire, ma che è da sempre apertamente omosessuale, allora la questione diventa necessaria a essere screditata. O così pare!
Il politico cui il Giornale presta onorata attenzione si chiama Elio Di Rupo, nome e cognome italianissimo, figlio di immigrati che si spaccarono ossa e salute nelle miniere belghe. Di Rupo è nato a Morlanwelz, il 18 luglio 1951. Ha una laurea in chimica, ma la sua passione è da sempre la politica. Nel 1982 viene eletto deputato alla Camera dei rappresentanti belga conservando sempre il suo seggio. Nel 1999 diventa presidente del PES, il Partito Socialista belga, sempre confermato con una alta percentuale di sostenitori. La sua omosessualità è pubblica e siccome stiamo parlando del Belgio, dove gli omosessuali possono sposarsi e anche adottare, del fatto che lui ami altri uomini, non interessa a nessuno se non all’interessato.
Se i pronostici dovessero essere confermati, Di Rupo diventerebbe il primo capo di governo francofono, omosessuale, a guidare la politica belga, scalzando i fiamminghi dopo 30 anni. Per una a noi strana congettura politica, sarebbe il vantaggio dei nazionalisti fiammighi di N-Va, guidati dal controverso Bart De Wever a poter favorire proprio Elio di Rupo. De Wever è un astuto stratega che ha come obiettivo finale la scissione e l’indipendenza delle Fiandre. Ora, del perché Di Rupo faccia storcere il naso a casa nostra, è un po’ a causa del suo antico astio verso certa nostra destra; un po’ per la rabbia nostrana che vede un omosessuale diventare premier, alla faccia del tanto acclamato machismo dei nostri politici.
Il destino del Belgio - scrive Il Giornale - dicono sia nelle mani di questo signore di origine abruzzese, che va in giro da una vita con un papillon rosso, omosessuale orgoglioso, simbolo del meridione povero e in cerca di riscatto, non facile ai compromessi e costretto questa volta a dialogare con la rabbia secessionista fiamminga di Bart De Wever. Rispetto a lui il cattolico Nichi Vendola è un mezzo doroteo.
Già, come non richiamarsi al nostro bravo governatore pugliese, che non nasconde di poter e voler essere candidato alle prossime battaglie per le elezioni politiche, avendo la possibilità di sconfiggere l’attuale coalizione di destra? Per come siamo fatti, sarà dura, ma vale sempre la pena di tentarci, se per ben due volte ha stravinto, anche contro chi da sinistra, lo voleva fuori dal gioco. Per trionfare in politica, servono anche i mezzi dorotei, ma che siano capaci di parlare al cuore e alla fatica della gente. L’essere cattolico del Vendola, non gli impedirà di certo a occuparsi delle tante iniquità rappresentate in questo nostro paese; non gli impedirà di parlare e agire sui diritti.
Scrivono che nel 1994, Di Rupo, incontrò Pinuccio Tatarella: si girò dall’altra parte: «Non saluto i fascisti», disse. Nel gennaio del 2002 al sindaco di San Giovanni Rotondo, Antonio Squarcella, di Forza Italia, arrivò una lettera del sindaco di Frameries che non intendeva gemellarsi con loro. Si disse che fu Di Rupo a far saltare tutto dopo che il nostro premier aveva esaltato la superiorità dell’Occidente rispetto all’Islam, e poco erano graditi gli esponenti di An nella giunta comunale. “Furore ideologico”, lo definisce Il Giornale, dimenticando i tempi in cui la politica seguiva percorsi delle proprie ragioni dello spirito che anima ogni componente politica.
Giorni addietro in un dibattito televisivo, fu proprio il condirettore del Giornale ad affermare che destra e sinistra non potevano avere gli stessi obiettivi e traguardi, non la stessa politica e magari ideologia: l’uno guarda a un certo mondo, a certi ceti sociali e industriali; l’altro al suo contrario. E siccome si parlava della tanto vituperata legge dei tagli, il discorso era chiaro. Come lo era stato quello di Di Rupo, allora come oggi.
Che poi sia un omosessuale a governare un Paese amico, deve un po’ bruciare i sensi a qualche nostrano che mai potrebbe coniugare omosessualità a buon governo. Del resto, lì, Di Rupo o no, le leggi di tutela erso la comunità lgbtq, le hanno promulgate da tempo, non hanno ragione di dover discutere dell’omosessualità di chi andrà a governarli. Pensate da noi, a quale campagna denigratoria dovrà andare incontro se un Nichi Vendola, dovesse correre per il premierato, nonostante la riconosciuta cattolicità e il mezzo doroteismo. Un frocio a Palazzo Chigi? Giammai! Dimenticando che forse qualcuno, in tempi democristiani lo abbiamo già avuto. S’era solo dimenticato di fare come Di Rupo: sbandierare alla Nazione, tranquillamente, la propria omosessualità.
Foto |Election
In Belgio potrebbe essere gay il prossimo premier. Si chiama Elio Di Rupo, metà italiano e apertamente omosessuale é stato pubblicato su queerblog alle 11:02 di lunedì 14 giugno 2010.
Chi sono i vari politici apertamente omosessuali in giro per il mondo?

Tiene banco in questi giorni un discutibile sondaggio proposto da The Sun che, a seguito delle dimissioni di David Laws da viceministro, si chiedeva (e chiedeva ai suoi lettori) se un ministro potesse essere gay. La risposta per noi è scontata: certo! Forse, però, non lo è per tutti se si è sentita l’esigenza di chiederselo.
Ma quanti sono i politici apertamente gay? Quali i più famosi? Ecco una lista con alcuni esponenti politici apertamente gay attualmente “in carica”. L’elenco è in ordine alfabetico per cognome:
- John Berry, Capo dell’Ufficio di Gestione del Personale dell’amministrazione Obama
- André Boisclair, politico canadese
- Anna Paola Concia, parlamentare italiana
- Bertrand Delanöe, sindaco di Parigi
- Alan Duncan, Ministro dello Sviluppo Internazionale del Regno Unito
- Blanca Inés Durán, sindachessa di Chapinero/ Bogotá D. C. (Colombia)
- Miquel Iceta, portavoce del Partito Socialista Catalano nel Parlamento catalano
- Corine Mauch, sindachessa di Zurigo
- Annise Parker, sindachessa di Houston
- John Pérez, presidente dell’Assemblea della California
- Jerónimo Saavedra, sindaco di Las Palmas de Gran Canaria
- Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD
- Johanna Sigurdardottir, prima ministra dell’Islanda
- Gábor Szetey, segretario di Stato per le Risorse Umane dell’Ungheria
- Nichi Vendola, presidente della Puglia
- Ole von Beust, sindaco di Amburgo
- Guido Westerwelle, vicecancelliere e ministro degli esteri della Germania
- Klaus Wowereit, sindaco di Berlino
- Pedro Zerolo, membro dell’esecutivo federale del Partito Socialista Operaio Spagnolo
Scrivete nei commenti i nomi di altri politici attualmente in carica dichiaratamente gay.
Foto | Flickr
Chi sono i vari politici apertamente omosessuali in giro per il mondo? é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di venerdì 04 giugno 2010.
Sondaggio Swg. Vendola è la ’star’ tra elettorato cattolico.
Il leader degli U2 si è infortunato durante le prove del “360 Gradi Tour”. Un incidente alla schieda che lo ha costretto ad essere operato d’urgenza.
Ora si trova in una clinica specializzata di Monaco di Baviera dove rimarrà ancora qualche giorno. Poi tornerà in Irlanda per la convalescenza.
Intanto gli U2 hanno già dovuto annullare la prima data del tour statunitense, quella del 3 giugno da Salt Lake City. Ma il tour potrebbe essere suscettibile di ulteriori variazioni. Il manager della band Paul McGuinnes ha detto: “Fisseremo nuove date appena possibile. Ci dispiace per i disagi dei fan. È un grosso problema anche per la nostra squadra, che conta 400 persone”.
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Nichi Vendola parla di Chiesa e coppie gay a “Victor Victoria”

Nichi Vendola è stato ospite ieri sera nel programma “Victor Victoria” e ha anche affrontato, tra i vari argomenti toccati, quello della questione omosessualità/Chiesa. Lui è sempre stato un cattolico dichiarato, con posizioni apertamente a favore dell’attuale Papa: così, la Cabello gli ha chiesto la propria opinione sui continui e duri attacchi della Chiesa nei confronti delle coppie di fatto. E lui ha spiegato l’inutilità di atteggiamenti anticlericali:
“A questo spirito di intolleranza che a volte soffia forte in Italia, nel mondo ecclesiastico e nel mondo politico non bisogna rispondere con atteggiamenti anticlericali, con una intolleranza di segno contrario. Non dobbiamo abbattere i muri dell’intolleranza e dobbiamo discutere”
Vendola vorrebbe sfidare la Chiesa e comprendere questo senso di peccato insormontabile:
“Io vorrei sfidare la Chiesa. Vorrei capire in cosa consiste il peccato quando si è nei dintorni dell’amore. Perchè una coppia regolarmente sposata in cui vige la violenza e l’ipocrisia va bene, mentre una coppia gay dove c’è un patto d’amore straordinario e un vincolo di fedeltà ha a che fare con le fiamme dell’inferno? Trovo questa rappresentazione oppressiva e penso che Dio sia libertà e che il suo dono sia fondamentalmente, appunto, libertà”
Parole intelligenti, senza ombra di dubbio ma che, a mio parere, non dicono nulla di nuovo, originale e convincente. Che la Chiesa non approvi l’unione tra due persone dello stesso sesso è ormai un dato di fatto (e parlo della Chiesa, non di Gesù, per chi è credente e cattolico…), allora perché continuare ad intestardirsi su questa strada a senso unico?
Foto | PdCanosa
Stasera a “Victor Victoria”. Nichi Vendola: sfido la Chiesa sulle coppie gay, “l’omosessualita’ non e’ una malattia”.
Nello statuto del Pd spunta l’emendamento ‘Vendola’.
Nichi Vendola sfida la Chiesa sul campo delle unioni gay
Nichi Vendola, durante la registrazione della puntata di “Victor Victoria” che andrà in onda mercoledì 12 maggio alle 23:40 su La7, alla domanda della padrona di casa Cabello su come vivesse le esternazioni del Papa contro le coppie di fatto, lui, da fervente cattolico che difese peraltro il diritto del Pontefice di parlare alla Sapienza di Roma, ha dichiarato:
“Ad un certo atteggiamento clericale e dogmatico, a questo spirito di intolleranza che talvolta soffia forte in Italia, nel mondo ecclesiastico e nel mondo politico, non bisogna rispondere con atteggiamenti anticlericali, con un’intolleranza di segno contrario. Noi dobbiamo abbattere i muri dell’intolleranza e dobbiamo discutere. Io vorrei sfidare la Chiesa. Vorrei capire in cosa consiste il peccato quando si è nei dintorni dell’amore”.
Il riconfermato governatore della regione Puglia rincara la dose: “Perché una coppia regolarmente sposata in cui vige la violenza e l’ipocrisia va bene mentre una coppia gay dove c’è un patto di amore straordinario e un vincolo di fedeltà ha a che fare con le fiamme dell’inferno? Questa rappresentazione della religione come guardiano della morale corrente e decalogo di comportamenti la trovo un po’ oppressiva. Io penso che Dio sia Libertà e che il dono di Dio sia fondamentalmente un dono di libertà. Vorrei che tutti quanti, pur conservando i propri convincimenti, imparassero ad esprimerli sempre con molto rispetto perché anche chi pensa che l’omosessualità sia una malattia dovrebbe fare una pausa di silenzio e riflessione prima di esprimere un concetto del genere che può ferire la sensibilità di un’altra persona. Cadute le ideologie, crollati i grandi pensieri salvifici credo che oggi dobbiamo aggrapparci disperatamente ad una cosa: il rispetto della vita di ognuno a cominciare da quelle che sono più lontane da noi”.
Via – Unione Sarda
Unioni gay, Vendola “sfida” il Vaticano: “Vorrei discuterne con la Chiesa”.
L’amministrazione Obama apprezza Nichi Vendola e l’ambasciatore in Italia lo incontrerà.
Riceviamo e pubblichiamo:
Come alcuni di voi sanno o ricordano, è dal 2003 che mi sto trascinando una vicenda processuale relativa ad un’aggressione ai danni di un ragazzo gay in Piazza Castello a Torino di cui parlò a suo tempo Repubblica attribuendone la responsabilità ad esponenti di Forza Nuova. Aggressione che io allora commentai (in qualità di portavoce nazionale del Coordinamento Omosessuali dei DS quale ero all’epoca) con un duro comunicato in cui chiedevo al ministro dell’interno di sciogliere Forza Nuova (http://wwww.dsonline.it/autonomie/cods/documenti/dettaglio.asp?id_doc=11787).
Alcuni mesi dopo ricevetti una denuncia per diffamazione da parte di Roberto Fiore in persona, segretario nazionale di Forza Nuova, in seguito alla quale partì il processo, dapprima al Tribunale di Napoli (sede nazionale di Forza Nuova), e poi, avendo fatto dichiarare l’incompetenza territoriale di Napoli, in quello di Ivrea. Forza Nuova in particolare mi accusava di aver loro attribuito la responsabilità di quell’aggressione (peraltro purtroppo mai denunciata alle forze dell’ordine) e di averli definiti come “un’organizzazione eversiva neonazista che ha dimostrato in questi ultimi mesi in tutta Italia di propagandare la violenza e di praticarla”.
Nel corso delle varie udienze ho pure avuto l’onore di vedere Roberto Fiore venire fino a Ivrea per testimoniare contro il sottoscritto (è avvenuto nell’udienza di febbraio, durante la quale siamo stati ascoltati entrambi).
Oggi pomeriggio, a sei mesi dalla scadenza dei termini di prescrizione, siamo arrivati alla sentenza di primo grado che mi ha visto assolto con formula piena su richiesta, oltre che della mia difesa, anche del pubblico ministero.
Ci tenevo a rendervi partecipi di questo fatto che credo non sia solo personale, ma riguardi tutto il movimento.
Andrea Benedino
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Minacce di morte a Nichi Vendola e ad altri politici da sedicenti “Brigate del Mezzogiorno”.
A seguito dell’intervista rilasciata dal Ministro Bondi circa la necessità che l’Italia e la chiesa si aprano al riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto anche omosessuali, Aurelio Mancuso, ex presidente nazionale dell’Arcigay ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Fa piacere leggere che Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali e coordinatore del Pdl è favorevole a riconoscere diritti per le coppie gay. Questa è una buona notizia e dimostra, che come è già accaduto in tanti partiti conservatori occidentali, anche nel Pdl si è finalmente aperta una riflessione sul tema.
Sarebbe molto importante che alle dichiarazioni svolte negli ultimi anni da parte di diversi esponenti del centro destra, seguisse finalmente un confronto pubblico più coraggioso e concreto. Per questo spero che Bondi tenti di convincere tutto il Pdl che è giunta l’ora di abbattere un tabù, che causa sofferenze e difficoltà a milioni di cittadini italiani.
Aurelio Mancuso”
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Nichi Vendola. Il dibattito su Fini nel Pd è segno di confusione.
Oggi l’onorevole del Partito Democratico Anna Paola Concia ed Aurelio Mancuso, ex presidente nazionale dell’Arcigay, hanno pubblicato sulle pagine de “Il Riformista” un’accalorata lettera rivolta alla sinistra italiana che, a loro parere, dimostra di essere anch’essa omofoba e con non poche responsabilità.
Un’accusa circostanziata e motivata che, stranamente, fino a tutte le ore 17.15 non viene riportata e nemmeno commentata dai media Lgbtq più importanti ad eccezion fatta per Notiziegay.com che, senza però commento alcuno, la pubblica integralmente.
Abbiamo rivolto alcune domande ad Aurelio Mancuso per cercare di entrare più in profondità in quello che il suo pensiero attorno all’attuale situazione del movimento Lgbtq del nostro paese ed i Pride. Eccole:
Presidente Mancuso, nella lettera a due mani scritta con l’on.le Concia, rimproverate alla sinistra disattenzione se non addirittura menefreghismo nei confronti delle istanze delle persone Lgbtq. Non le sembra le vostre parole assumono alla fine i connotati di una sorta di sommessa e strisciante assoluzione nei confronti di un movimento che da dieci anni a questa parte non ha fatto nulla di veramente importante o da ricordare per contrastare la cultura dell’antiomofobia e della preclusione ai diritti delle persone Lgbtq? Le risulta a memoria d’uomo, che in un’Italia, che ormai da un decennio ha decisamente svoltato politicamente in senso conservatore ed anche estremamente reazionario, sia stata messa in campo una qualsiasi azione che faccia percepire in senso positivo l’omosessualità alla maggioranza degli italiani?
Più volte ho scritto e affermato pubblicamente che il movimento lgbtqi è immerso nella realtà politica e sociale del Paese e, quindi, non può che risentire in negativo di ciò che è accaduto e sta accadendo. Il movimento ha fatto molti errori, soprattutto si è fidato di una classe politica che nella sostanza non era interessata a fornire risposte concrete. L’incapacità stessa di leggere la realtà per quella che è, e non per quella che si vorrebbe fosse, ha impedito alle classi dirigenti del movimento di attuare una strategia adeguata. Nessuna assoluzione, quindi, però ci sono evidenti e sostanziali differenze tra la generosità e ingenuità di un movimento un po’ disarticolato nella strategia e il menefreghismo di una politica cinica e indifferente. Rispetto alla svolta reazionaria del Paese credo che l’analisi corretta sia: non ci siamo voluti accorgere che sui valori di libertà e di civiltà avanzava una visione egoistica promosse dalla destra, subita dalla sinistra. Voglio però anche dire che il movimento deve smetterla di parlare solo (e molte volte inutilmente) alla sinistra. La destra non è tutta uguale, di spazi se ne possono aprire, bisogna saper rappresentare i diritti delle persone lgbt, che votano a destra (moltissime) e a sinistra o non votano. La trasversalità dovrebbe non solo esser un valore, ma anche un metodo di lavoro.
Le facciamo un esempio: è stato più positivo alla causa Lgbtq il ‘De profundis’ recitato a Sanremo da Roberto Benigni che dieci anni di Pride. C’è una ragione secondo lei da quello che comunque resta un osservatorio privilegiato?
E’ corretto sostenere che senza le nostre battaglie probabilmente Roberto Benigni non avrebbe pronunciato quel bellissimo intervento. Sul piano culturale e sociale il movimento è riuscito a essere protagonista, è sul piano politico e dell’efficacia concreta che patisce una strutturale debolezza. La verità è che le classi culturali della sinistra di noi se ne sono sempre fregate. Siamo vissuti come un movimento non appetibile dal punto di vista del consenso spicciolo (cantanti, artisti, attori, ecc. non hanno bisogno del “mercato” gay per affermarsi, anzi…), siamo poi ancora interpretati dai circoli intellettuali come un non tema, un non soggetto sociale, quindi un non problema. Rare le eccezioni, flebili le prese di distanza rispetto a questo atteggiamento aristocratico. Detto questo, anche noi abbiamo le nostre responsabilità, perché non abbiamo ricercato un vero rapporto con questi ambienti, abbiamo privilegiato il politicismo, la riflessione ideologica, non l’espansione del confronto.
Probabilmente il Pride è la ‘vetrina’ migliore per mettere in campo le cosidette ‘eccellenze Lgbtq’ che ci sono in Italia e sono tante. Perchè tutto si esaurisce in dibattiti sempre tra noti, con gli stessi argomenti ed in una parata per le strade e sempre strumentalizzata da più parti?
Finché i Pride non saranno occasioni stabili di dialogo e confronto culturale e sociale, saranno consegnati alla mera sfilata conclusiva, sempre altalenante tra una manifestazione classica della sinistra e un rave party itinerante. Nel resto del mondo sappiamo che non è così. Il Pride deve essere una festa popolare, un’occasione di incontri, riflessioni, aperti a molti ambiti, costruiti insieme alle tante culture presenti nel Paese. Alcune volte questo è stato possibile, seppur in forme non sufficienti, penso soprattutto ai Pride tenuti a Torino e a Genova. Le città hanno partecipato alla parata perché per mesi sono state coinvolte e sollecitate al confronto.
La sinistra non è certamente diversa dalla destra nel rapportarsi alle persone Lgbtq, segno che anche qui c’è una profonda cultura comunque cattolica che affonda le sue radici nel dna degli italiani e preclusa a qualsiasi apertura a culture che reputa contrarie al suo credo, non crede che mostrare e promuovere le ‘eccellenze Lgbtq’ possano portare positività attorno all’argomento omosessualità in Italia?
E’ proprio uno dei tasselli fondamentali ancora mancanti: senza una reale promozione di tante realtà economiche, culturali, sportive, mediatiche lgbt non si va da nessuna parte. Anzi di più. E’ indispensabile promuovere un’idea unitaria di azione che possa ampliare la consistenza di queste realtà.
Oggi la comunicazione e l’informazione Lgbtq nelle redazioni dei giornali viene percepita soprattutto come propaganda. Secondo lei perchè?
Perché è la verità. Quando dico questo, anche rispetto agli errori del passato, non mi estraneo rispetto anche alle mie responsabilità. Oggi però è tempo di smetterla con conflitti e recriminazioni inutili che ci consegnano all’inconsistenza. L’immagine, e quindi anche la comunicazione, in verità rivela molta della sostanza, e noi tutti e tutte, nelle diverse posizioni e responsabilità appariamo come megafoni di rivendicazioni (che sono giuste), ma che così veicolate non alimentano consenso.
Non crede che manifestazioni da ‘oratorio’ abbiano fatto il loro tempo e che il Pride debba puntare più in alto?
Su questo credo bisogna pronunciare parole chiare: il Pride è lo specchio del movimento: grandi potenzialità, scarse risorse, presenza sociale in una situazione diventata oggettivamente difficile. Proclamare la propria funzione positiva nella società e il faticoso lavoro di presidio è comprensibile, allo stesso tempo non sfugge più a nessuno che siamo di fronte a una crisi evidente, da cui personalmente sono convinto si possa uscire, non partendo da quello che c’è, ma da cosa dovremmo fare affinché il movimento sia uno strumento utile.
Secondo lei la metodologia utilizzata per organizzare i Pride non è superata? Non crede sia il momento di dare una svolta culturale non in senso elitario ma qualificato e quindi riuscire a dare una percezione ‘positiva’ all’omosessualità agli italiani più che omofobi terribilmente ignoranti in materia perchè disinformati o male informati? E secondo lei ci sono le persone adatte a questa svolta all’interno dell’attuale movimento?
Basterebbe fare un rapido studio su come sono organizzati i Pride nel resto del mondo per rendersi conto di come siamo stati tutti incapaci di far evolvere un modello organizzativo e politico adatto ai tempi. Più volte ho proposto di sganciare gestione organizzativa e degli eventi culturali e ludici da quella politica. Di creare una fondazione, un associazione, un’entità che finalmente fosse permanente e quindi capace di costruire operazioni anche commerciali di rilievo. Invece i Pride italiani costano una fortuna, alla fine ricadono tutto sulle spalle delle associazioni che li organizzano, non riescono a fare quel salto di qualità necessario, anche per renderli finalmente più belli. Vincono ancora gli egoismi, la difesa dei posizionamenti storici.
E’ percezione di molti che parecchi di coloro che oggi sono ai vertici delle maggiori associazioni Lgbtq, soprattutto nazionali, sono del tutto inadeguati a ricoprire tale incarichi soprattutto perchè costretti a gestire il lato economico/affaristico di tali organismi e che il vero problema sono loro se non si riesce a dare un nuovo slancio al movimento. E’ d’accordo?
Bisogna ringraziare, che nelle condizioni date, ci siano persone che si assumono pesanti responsabilità. Non azzardo giudizi su questo o quel vertice. Per esperienza diretta so che non è facile individuare vie d’uscita quando tutti i giorni bisogna stare in trincea a parare i colpi. E’ da qui nasce la vera questione: secondo il mio modesto avviso, bisogna uscire da quella trincea e costruire un nuovo strumento collettivo unitario che rispetti le differenze e le tante storie, ma che sia in grado di comunicare e agire in modo chiaro e con efficacia. Non è semplice, ma a me sembra che se non si va verso questa strada si rischia l’implosione.
Un rilancio del movimento? e come? Lei ha proposte?
Non ho proposte definitive…Da tempo sto riflettendo e molte persone tramite Facebook e altri canali mi hanno esternato la loro volontà di farsi protagonisti di un cambiamento vero. In questi mesi in cui ho riconquistato la mia autonomia personale, potendo così esprimere concetti che non vincolano alcuno, ho maturato la convinzione che non si tratta tanto di proporre uno strumento nuovo di ingegneria politica, quanto di far maturare un’onda positiva, di coinvolgimento di tante energie che fino ad oggi sono state a guardare, pensando che le associazioni potevano farcela, o che magari non agivano bene, ma che toccasse in fondo a loro svolgere tutto il lavoro. Invece no, le associazioni così come sono strutturate, così come ci si presenta la fase storica in cui viviamo, non ce la fanno. Sono indispensabili, ma non decisive. E’ un mondo ancora sommerso, costituito da migliaia di individualità, piccoli gruppi amicali, di aggregazione per interesse e altro, che deve farsi avanti, deve far capire alla politica e alla società che oltre al movimento esiste la comunità. Le associazioni possono farsi protagoniste di questa opportunità, proponendo un messaggio finalmente unitario e comprensibile, altrimenti quest’onda potrebbe nascere per reazione, quindi anche contro l’attuale movimento. Sarebbe un danno per tutte e tutti, perché per vincere c’è bisogno di tanta energia, e le associazioni sono ancora in grado di svolgere un ruolo importante. Non c’è più molto tempo, io spero che dopo la stagione dei Pride sia apra una vera riflessione.
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Puglia. La Giunta Vendola composta al 50% da donne.
La Cina ha tolto il divieto di ingresso nel Paese per i malati di Hiv/Aids. La decisione e’ stata formalizzata dal Consiglio di Stato. L’anno scorso fu negato il visto allo scrittore australiano sieropositivo Robert Dessaix. L’ingresso rimane pero’ vietato per gli stranieri ‘con serie malattie psichiatriche, la tubercolosi polmonare infettiva o altre malattie infettive che possono costituire un grave pericolo per la salute pubblica’. In Cina ci sono 920 mila sieropositivi.
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Nichi Vendola ospite da Fazio: “Non mi sento unito agli italiani razzisti e omofobi”
Appare in televisione, annunciato da Filippa mentre Fabio Fazio gongola di soddisfazione, con lo stile che oramai ci è familiare, con quei suoi capelli spruzzati dall’argento dell’età, viso pulito, orecchino, giacca e cravatta. Nichi Vendola, parla a “Che Tempo che fa”, proprio mentre su Rai Due il premier manda un messaggio alla nazione. È il 25 aprile Festa della Liberazione; ci si abitua ai proclami come alle riflessioni su una giornata che per molti è stata di sole, per altri di contestazioni. Non riusciamo quasi più a raccontare la nostra storia presi dall’acredine o dal disinvolto menefreghismo. Lui il pluripresidente pugliese dice di averlo celebrato a Marzabotto. È da subito chiaro che le domande ghiotte saranno politiche, e nello stile caro a Nichi: un racconto delle proprie (e altrui) idee su questa nostra lacerata Italia, in sospeso tra immagini neoplastiche di poetica concretezza, e l’esperienza di anni di militanza politica e di Movimento. Così, quando Fazio gli chiede un significato sul 25 aprile Nichi affascina:
“Si dice che è una festa che dovrebbe unificare gli italiani. Ci sono dei connazionali con cui non mi sento unito; se in alcune parti d’Italia si può immaginare una propensione naturale alla pulizia etnica, io non mi sento unito. Se trovo un sindaco che immagina di dover punire dei bambini per stigmatizzare l’atteggiamento delle loro famiglie, io non mi sento unito a quel sindaco. Se c’è chi pensa che l’omofobia, il razzismo, la xenofobia, la mitologia negativa del diverso, siano ingredienti con cui convivere, io non mi sento di unirmi a chi pensa che l’intolleranza sia un fatto naturale”.
L’uomo Vendola, il poeta Vendola, il politico, sta lì dentro nelle parole che pronuncia con convinzione, senza enfasi a con calore. Il rumore delle posate sui piatti a cena di amici si appiattisce e si resta attenti a quelle parole necessarie non solo a noi commensali di una domenica di festa. In una sola parola, Nichi mette tutta la sua esperienza passata al servizio degli omosessuali, mai dimentico del presente. Naturalmente è la sinistra, la sua parte politica, che lo interessa, che lo infervora maggiormente. Qualcuno già lo pensa il candidato ideale alle politiche del 2013, lo acclama seduta stante l’amico carissimo che ci ospita a cena. Contrastato da un altro che cita Saviano.
E glielo chiede anche Fazio, avvisando che a far nomi per tempi così lunghi, l’esperienza racconta che non porta mai bene. E Nichi sorride, si smarca: il suo desiderio futuro è tornare alle filastrocche e alle poesie. Non credo che un Vendola riesca a vivere lontano dalla politica. E forse sarebbe una cosa da scongiurare!
La tavola imbandita di freschezze primaverili - quella in cui sto con gli amici - è come sospesa, attenta, quasi infervorata dal personaggio televisivo, dagli applausi che ci lasciano il tempo di riprendere il respiro. Inutile negarlo: il fascino è alto e le parole di più.
“Noi abbiamo continuato ad immaginare - spiega Vendola - che Berlusconi fosse un problema della politica e non ci siamo accorti che molto prima che un problema della politica è un problema della cultura. Berlusconi non ha vinto nelle tribune elettorali, a nella trasformazione dell’immaginario. Che cosa è in fondo se non la proiezione sulla scena pubblica del linguaggio dei reality e della fiction. Non si può immaginare di vincere contro Berlusconi e il berlusconismo con una campagna elettorale e non con una lunghissima campagna civile e culturale. […] Se a destra si parla del rischio di elezioni anticipate, la reazione del centrosinistra appare di panico. Noi dovremmo essere coloro che sanno indicare, in una eventuale elezione anticipata, il fallimento di una dirigenza e di una proposta di governo, e c’è qualcuno che nel centrosinistra dice: a il paese è in crisi. a propri per questo non bisogna avere paura, se si fosse capace di essere un’alternativa. Ma il centrosinistra, ancora oggi, non è un’alternativa”.
Mi fermo qui, anche se le parole di Nichi dovrebbero essere ascoltate e poi pensate come si vuole, almeno fino a quando la politica tradurrà in fatti molte leggi che ci riguardano. Mi fermo qui, perché quelle parole si potranno ascoltare tra qualche giorno sul sito Rai della trasmissione. Resta quel giorno di festa che a distanza di 65 anni lacera e divide ancora un paese; resta che l’omofobia è tutta presente e fiera. Resta che Nichi potrebbe essere una delle soluzioni alle nostre ambizioni e speranze. Chissà.
Foto | liberalaico
Tv. “Che tempo che fa” domenica tra gli ospiti Nichi Vendola.
“Questo è tempo di verità, trasparenza e credibilità. Bisogna essere in grado di non avere nulla da nascondere”. Così il portavoce della santa Sede, padre Federico Lombardi, al convegno della Cei, ‘Testimoni digitalì. “Il prezzo che stiamo pagando – ha aggiunto – ci dice che la nostra testimonianza deve essere di rigore e coerenza su ciò che siamo, contro ogni ipocrisia e doppiezza”.
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Antonio Di Pietro: “Vendola non può essere il futuro candidato premier”.
I premiati e le motivazioni.
Concorso Lungometraggi
La giuria composta da Peter Cameron, Ivan Cotroneo, Eytan Fox, Patricia Rozema e Cesare Petrillo ha assegnato i seguenti Premi:
Premio Ottavio Mai al miglior lungometraggio (5.000 euro)
El Niño Pez di Lucía Puenzo
“Per la fluidità e l’inventiva cinematografiche, per la narrazione accattivante e originale e per l’attenzione costante ai momenti semplici della vita dei personaggi”.
Premio Speciale della Giuria
El cuarto de Leo (Leo’s Room) di Enrique Buchichio
“Per la verità, la fresca semplicità e la tenerezza, per la capacità di raccontare un dramma personale e, al tempo, universale senza retorica ed eccessi melodrammatici”.
Premio Miglior Documentario (2500 euro con un contributo del Coordinamento Torino Pride) decretato dai giurati Giovanni Anversa, Massimo Fusillo e Xavier-Daniel
Adopción di David Lipszyck
“Per aver scelto un tema controverso come l’adozione sullo sfondo della dittatura militare argentina, affidando una storia vera all’interpretazione di attori eccellenti. La realizzazione filmica contamina i diversi piani del racconto utilizzando inserti in super8, alcuni di grande potenza visionaria, oltre ad una efficace ricostruzione indiziaria degli eventi passati”
Premio Miglior Cortometraggio (1500 euro) che la giuria composta da Massimo Fenati, Zvonimir Dobrovic, Roberto Cuzzillo ha assegnato a
Vivre ancore un peu… di David Lambert.
“Le emozioni grezze e le intense relazioni dei tre personaggi sono descritte in un modo tale da coinvolgere immediatamente lo spettatore. La struttura narrativa possiede molti dettagli scelti accuratamente che rinforzano il focus drammatico e che attraverso una inaspettata trama creano momenti di suspence e pura intimità”.
Premi del Pubblico
Miglior Lungometraggio: Children of God di Kareem Mortimer.
Miglior Documentario: Dzi Croquettes dei brasiliani Raphael Alvarez e Tatiana Issa.
Miglior Cortometraggio: Capretta di Chagall di Silvia Novelli
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Nichi Vendola: “Più facile dire la mia omosessualità ai preti che al partito”
In tempi di riflessione sul cattolicesimo, sul rapporto tra chiesa e fede, sull’essere cristiani e cattolici non rinnegando la propria condizione omosessuale, una delle voci più autorevoli del Movimento lgbtq, un poeta dei ragionamenti, parla del suo rapporto con i sacerdoti e il cattolicesimo, in forme quasi nuove di ecumenismo. In una intervista pubblicata dal “Corriere della Sera”, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, eletto per la seconda volta, nonostante gli strali di una certa sinistra, si lascia andare a riflessioni che riguardano la sua omosessualità e il rapporto con preti illuminati come il cardinal Carlo Maria Martini che, da arcivescovo di Milano, difese gli omosessuali; come il suo vescovo, Tonino Bello, ma anche figure femminili con cui ha cercato di relazionare il suo essere omosessuale con la fede. Un giovane omosessuale di altri tempi, Nichi; un politico dalle sensazioni forti, irrinunciabili, che riesce a dar valore, raccontando se stesso, alla vita degli altri.
Pietre di paragone uomini di altri tempi e riflessioni: Sergio Quinzio, Pier Paolo Pasolini, Fassbinder e Giovanni Testori; ovvero la cultura fatta passione e raccontata audacemente con la carnalità e la spiritualità. Soggetti fatti propri da Nichi che, però avverte di rifiutare la loro visione del senso di colpa. Lo ebbe Pasolini che quella omosessualità la incarnò nella madre verso il Golgota; e lo ebbe Testori nelle sue tante preghiere-teatro che cercano un pudore, quasi un perdono. Per non parlare di Fassbinder che trascinava tutto nell’autodistruzione dei sensi.
“Sono sempre stato cattolico e omosessuale, non l’ho mai nascosto - dice Nichi -. E dichiararsi non è pettegolezzo. È carne, fatica, sangue, dolore, emarginazione, offese, violenza. Sono sempre stato anche cattolico e comunista, come la mia famiglia. Ed è stato forse più facile dire la mia omosessualità ai preti che al partito. Ho parlato della mia omosessualità con molti preti, con uomini e anche con donne di Chiesa — racconta Vendola —. Non mi sono mai sentito rifiutato. Sono state anzi interlocuzioni belle, profonde. La Chiesa è un universo ricchissimo e complicato, non riducibile a nessuna delle categorie politiche che usa la cronaca. Nella Chiesa ci sono molte sensibilità, molte cose; e qualcuna crea dolore e tristezza, quando evoca stereotipi pseudomorali che non hanno solo l’effetto di indicare identità ideologiche, ma anche di ferire la vita delle persone”.
La dice lunga sull’epicità storica tra omosessualità e partiti; sui lontani rifiuti che toccarono a Pasolini, cacciato negli anni ‘50 dal Pci per “indegnità morale”, finito ad essere quello che oggi non si potrebbe azzardare: il peccato e l’espiazione del peccato (”Lui si percepisce come il Cristo della diversità: una condizione vocata al martirio, a causa del senso di colpa“).
Loro, i grandi della cultura, per caso omosessuali, forse non a caso cattolici credenti di una chiesa diversa da quella di recenti commistioni, hanno secondo Vendola: “Il grande merito di tirare la condizione di omosessuale fuori dall’oscurità“; anche se nello specifico Pasolini: “l’ha illuminata con le fiamme dell’inferno“.
Non credo sia blasfemia, trattandosi sempre di un politico, affermare che oggi, Nichi Vendola, rappresenta la speranza di una sinistra persa dentro se stessa e fuori, nel rapporto con la gente. Potrebbe persino far le scarpe al Pdl e a Berlusconi, se in quel Pd la smettessero di scannarsi come Bruti. Se una nuova sinistra si facesse portatrice e incanto di rivendicazioni sociali, culturali, di vita e desideri delle persone. L’omosessualità di Nichi non gli ha impedito di essere il politico che sappiamo e non può continuare ad essere un ostacolo perché omosessuale. A tal proposito, Nichi racconta di quella volta che:
“Un dirigente nazionale di An venne a fare campagna elettorale nel ‘94 e tentò di stroncarmi accusandomi di andare con i ragazzini, peraltro pagati per dirlo. Andò via con le pive nel sacco, mentre io ricevevo migliaia di lettere di ragazzi che mi dicevano grazie per avergli dato coraggio”.
Più recentemente, un politico della levatura di Massimo D’Alema, cercò di frenare la sua rielezione mettendogli contro un altro avversario. Primarie e voto ristabilirono quel che una certa sinistra non voleva, chissà mai perché!
Parlando di un tema caro a molti come l’omogenitorialità, Vendola percepisce e comunica un rifiuto che appare insensato, incomprensibile, per molti un’affabulazione:
“Mi sento di ribadire i l mio desiderio di genitorialità. Sento molto la tutela della vita, la difesa del vivente. Sono contro la mercificazione e la privatizzazione della vita. Il tema fondativo del futuro è la costruzione della vita nelle forme di comunità. Il sangue non c’entra: per me la paternità non è un dato fisiologico, limitato al proprio seme. Allevare un figlio significa accudirlo, conoscerlo, ascoltarlo; amarlo. Dev’essere una cosa bellissima. Per questo, ogni volta che leggo di un neonato abbandonato, provo una stretta al cuore”.
Vallo a raccontare a certi altri politici che raccontano di famiglie desuete, persino violente, di fronte ad un desiderio così cristallino.
Foto | Sinistra Ecologia Libertà
Nichi Vendola. «Io, gay e cattolico: più facile dirlo ai preti che al partito».
Italo Bocchino (Pdl): “Direi sì a un premier gay. Se gli uomini vanno a trans colpa del femminismo”
Le spara grosse sugli uomini del Carroccio, tanto da urtare qualcuno; dice la sua sulle frequentazioni ai trans che chiama “travestiti” e sulla possibilità remota di avere un premier omosessuale. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, napoletano, classe 1967, intervistato da Klaus Davi per KlausCondicio, si lascia andare a riflessioni che riguardano la vita politica del nostro Paese, un po’ confondendo le cose, come quando assimila travestitismo e transessualità e un po’ fa emergere la sua parte di buonismo politico, dicendosi sereno e collaborativo nel caso in cui dovesse accadere di eleggere un premier omosessuale.
“Sono contrario a qualsiasi forma di discriminazione - ha affermato il deputato a Davi - e se un premier omosessuale venisse eletto dal popolo avrebbe tutto il diritto di governare il Paese. Sono contro le discriminazioni per l’orientamento sessuale. Detto questo, non considero che la cosa sia semplice; anzi, sul piano del costume non lo è certamente, ma non ci troverei nulla di strano”.
Immagino, qualche vespaio questa dichiarazione lo susciterà se, come afferma successivamente il deputato ex missino, le porte rimarrebbero chiuse invece ad una possibile candidatura di un leghista, questo perché dice:
“La Lega ha problemi di credibilità internazionale che sono tipici di tutti i partiti politici limitati in una parte di territorio. Questo ovviamente non favorisce un buon giudizio in una realtà come quella europea dove si stanno facendo i conti con un processo di integrazione addirittura dei paesi dell’Est”.
Al sagace Klaus Davi che gli chiede del perché gli uomini vadano a transessuali e prostitute, Bocchino, non ha dubbi: la colpa va tutta ascritta al femminismo passato, presente e futuro. Sta tutta lì la causa per cui “gli uomini oggi vanno sempre più spesso con i travestiti”. Una cultura di libertà è diventata per l’onorevole Pdl un veicolo di trasformazione dei gusti sessuali. Mah!
“Da un lato – ha detto – credo ci sia un’esaltazione della trasgressione e dall’altro un cambiamento dei rapporti tra uomo e donna anche dal punto di vista sessuale negli ultimi decenni. La donna è diventata più aggressiva, c’è un rapporto diverso rispetto a quello che c’era una volta. L’emancipazione della donna è stato un fatto straordinario per il paese e per lo sviluppo della famiglia, tuttavia l’estremizzazione del movimento femminista ha portato la donna ad avere un ruolo dominante nella coppia fino a colpirne la stabilità”
Bisognerebbe capire anche meglio, quando Bocchino apre la strada ad un possibile premier omosessuale. Parla, infatti, di elezione diretta del popolo e non credo che da qui al prossimo appuntamento elettorale possano e vogliano fare una riforma costituzionale di tale portata. Certe riforme, in Italia, si predicano per non farle mai. Ma l’intenzione del deputato pare buona.
Strano però che da capogruppo del Pdl, dichiarandosi contro ogni discriminazione, non abbia appoggiato, ad esempio, la legge contro l’omofobia fatta dalla sua collega Anna Paola Concia. Le parole devono avere un peso e lo hanno maggiormente se dette da un rappresentante politico.
È pur vero che la nostra politica ci ha abituati ad ogni sorta di dichiarazione a favore delle tutele omosessuali, ma il gioco si è fermato sempre lì, alle parole e mai alle promesse e ai fatti.
Sull’ipotetico premier omosessuale, non credo Bocchino pensasse, che so, a Nichi Vendola. Ovviamente a qualcuno della sua parte politica. Chi?
E’ Vendola la speranza? Al centrosinistra non resta che Nichi. Neutralizzarlo?.
È Nichi Vendola il successore di Pier Luigi Bersani per i lettori di polisblog.it

I commenti che sono stati fatti sul post riguardante i risultati del recente appuntamento elettorale hanno dimostrato che tra il mondo omosessuale e quello politico esiste un tabù sul quale vale la pena ragionare.
Se per qualcuno la colpa dell’attuale scenario era da imputarsi alla, cito testualmente, parte degli italiani razzisti e omofobi per altri l’ascesa della Lega Nord è frutto dell’astensionismo maturato dalle persone omosessuali che non si sono recate alle urne.
Allo stato attuale questo tipo di incomprensioni sono circoscritte alla sola comunità GLBTQ. Il risultato del sondaggio lanciato su polisblog.it su un’ipotetica sostituzione di Pier Luigi Bersani ha dimostrato che la società civile è pronta per aver un leader dichiaratamente omosessuale come Nichi Vendola.
Riconfermato in Puglia grazie a quel segmento dell’elettorato, gay e no, che votando l’hanno scelto come leader. Per lui, oltre al lavoro in Regione, si prospetta una collaborazione con i vertici del Pd per capire se possa essere lui il candidato Premier per il centro-sinistra.
Se tale traguardo sarà strappato dal Governatore non sarà certo merito di quella parte di gay e lesbiche che considerando gli eterosessuali ignoranti non vogliono prender atto di una scomoda verità.
La tolleranza non è un patrimonio esclusivo di una o dell’altra minoranza. Anzi. Se esponenti politici come Nichi Vendola sono riusciti a conquistare la maggioranza lo devono a quella parte dell’elettorato eterosessuale che è riuscita a non far propria la pigrizia mentale di alcuni omosessuali.
Appello di cattolici integralisti al vescovo di Bari: cacci Vendola dalla comunità cattolica.
È morto oggi a Roma a 92 anni Santi Licheri, il giudice più famoso del piccolo schermo, protagonista del programma Mediaset ‘Forum’: la notizia è stata confermata dalla storica conduttrice della trasmissione, Rita Dalla Chiesa.
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Il berlusca dei comunisti? Il Vendola pensiero: “Ossi di seppia, partiti morti, ora costellazioni solidali contro l’anima oscura”.
Elezioni. Vendola: non voglio essere l’esorcista che resuscita i defunti.
Napolitano non ha firmato il ddl sull’articolo 18. Ha rimandato il testo alle Camere. In un comunicato del Quirinale si spiega che “il Capo dello Stato è stato indotto a tale decisione dalla estrema eterogeneità della legge e in particolare dalla complessità e problematicità di alcune disposizioni”.
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Pd. Bersani, Vendola candidato premier? Per ora non se ne parla.
Papa Benedetto XVI potrebbe essere chiamato a testimoniare in tribunale per un caso di pedofilia che riguarda Lawrence Murphy, un sacerdote del Wisconsin. William McMurry, legale di tre delle vittime del prete, ha presentato una mozione alla Corte distrettuale di Louisville dopo che in base ai documenti pubblicati da alcuni giornali la Santa Sede avrebbe ordinato ai vescovi del Wisconsin di evitare il processo di Lawrence Murphy: un comportamento che secondo il legale dimostrerebbe come il Vaticano “abbia scoraggiato la persecuzione legale del clero e incoraggiato il segreto per proteggere la reputazione della Chiesa”.
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Elezioni. Vendola, allargare ad aree centriste non basta per vincere.
Renato Brunetta non ce l’ha fatta e a meno di sorprese dell’ultimo minuto a Venezia non riesce neppure a centrare il ballottaggio. Per il ministro una dura sconfitta. Se, infatti, è vero che Venezia è una città a maggioranza storicamente “rossa” è altrettanto vero che Brunetta, con la sua presenza, all’asse Pdl Lega non ha portato voti, anzi li ha tolti.
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Regionali. Puglia, vittoria di Nichi Vendola. Rocco Palese: “Continueremo a fare opposizione”.
Verso la vittoria?
Renata Polverini va verso la vittoria alle Regionali.
Alle proiezioni che indicano vincente la candidata del centrodestra, si somma anche il recupero sui dati reali diffusi dal Viminale.
Al ‘Laboratorio Lazio’ di via Imbriani a Roma è esploso l’entusiasmo con un’ovazione alle informazioni diffuse dagli organi di informazioni: appare ormai imminente il sorpasso su Emma Bonino che conserva attualmente un minimo margine di vantaggio.
Secondo alcuni componenti dello staff di Polverini, la candidata tra pochi minuti dovrebbe parlare nel comitato insieme al sindaco Gianni Alemanno.
La proiezione Emg per Rai delle ore 21.20 indica un aumento del vantaggio di Renata Polverini. La candidata del centrodestra è attestata al 50,3% contro il 49,1% di Emma Bonino. Potrebbero essere i voti provenienti dalle città di provincia a fare la differenza. I dati reali, tuttavia, quando sono state scrutinate più della metà delle sezioni, segnalano ancora davanti la candidata del centrosinistra al 49,8% contro il 49,6% della Polverini. Le due contendenti, intanto, non hanno rilasciato ancora alcun commento, preferendo attendere dati più consolidati.
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Regionali. Puglia, Vendola: ormai la vittoria sembra certa.
Verso la vittoria?
Renata Polverini va verso la vittoria alle Regionali.
Alle proiezioni che indicano vincente la candidata del centrodestra, si somma anche il recupero sui dati reali diffusi dal Viminale.
Al ‘Laboratorio Lazio’ di via Imbriani a Roma è esploso l’entusiasmo con un’ovazione alle informazioni diffuse dagli organi di informazioni: appare ormai imminente il sorpasso su Emma Bonino che conserva attualmente un minimo margine di vantaggio.
Secondo alcuni componenti dello staff di Polverini, la candidata tra pochi minuti dovrebbe parlare nel comitato insieme al sindaco Gianni Alemanno.
La proiezione Emg per Rai delle ore 21.20 indica un aumento del vantaggio di Renata Polverini. La candidata del centrodestra è attestata al 50,3% contro il 49,1% di Emma Bonino. Potrebbero essere i voti provenienti dalle città di provincia a fare la differenza. I dati reali, tuttavia, quando sono state scrutinate più della metà delle sezioni, segnalano ancora davanti la candidata del centrosinistra al 49,8% contro il 49,6% della Polverini. Le due contendenti, intanto, non hanno rilasciato ancora alcun commento, preferendo attendere dati più consolidati.
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Regionali. Nichi Vendola: “I voti dati a me sono un’indicazione per il centro sinistra”.
”Non c’e’ stata discussione politica, è mancato l’approfondimento, i talk show”.
Vladimir Luxuria, ex deputata di Rifondazione, commenta così il crollo dell’affluenza a queste elezioni regionali 2010.
“Il problema non è tanto la violenza verbale ma il fatto che non ci sia stata discussione, – ha detto l’ex deputata del Prc – è mancato l’approfondimento politico, i talk show. Il tutto oscurato da gossip, intercettazioni, processi, accuse ai pm”.
La scarsa affluenza potrebbe essere insomma ”una forma di protesta degli elettori per non essere stati informati”.
C’è stata ”l’assenza di talk show importanti che puo’ aver prodotto il gran numero di persone che non è andato a votare”, ha concluso.
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