Archivio

Posts Tagged ‘omofobia chiesa cattolica’

Nozze gay: il sindaco di Città del Messico cita in giudizio il cardinale per danni morali

20 agosto 2010 Robo Nessun commento

Nozze gay: il sindaco di Città del Messico cita in giudizio il cardinale per danni moraliTutto il mondo è paese, si dice. Ma non tutto il mondo è Italia. Marcelo Ebrard Casaubon (in foto), capo del Governo del Distretto Federale di Città del Messico non ha gradito le esternazioni del cardinal Juan Sandoval Íñiguez, arcivescovo di Guadalajara, nelle quali il porporato lo accusava di aver corrotto i giudici dell’Alta Corte per l’approvazione dei matrimoni gay. Dopo aver chiesto le prove di queste affermazioni il sindaco è passato alle vie di fatto e ha citato in giudizio per danni morali Íñiguez. Ha detto Ebrard Casaubon:

Ricordo al cardinale e ai portavoce che sono state insultate, screditate e minacciate senza fondamento alcuno le istituzioni dello Stato, la Corte Suprema e il Governo del Distretto Federale; e ricordo loro che viviamo in uno Stato laico.

Avverrà mai una cosa del genere in quel feudo del Vaticano che è l’Italia?

Foto | Wikipedia

Nozze gay: il sindaco di Città del Messico cita in giudizio il cardinale per danni morali é stato pubblicato su queerblog alle 14:01 di venerdì 20 agosto 2010.


L’odio omofobo di monsignor Babini

monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto Non poteva che creare discussioni e scandalo il reportage di Panorama su alcuni preti che se la godevano con boy escort e danze sessuali in locali a clientela omosessuale. L’autore dell’articolo ha aperto il vaso di pandora dove, non ancora colmo, ci si è fiondata l’ipocrisia più becera, lo stillicidio verso un mondo oscuro, almeno sinora, l’immoralità contro altra immoralità. Che i sacerdoti facessero sesso, anche omosessuale, non è cosa di oggi. La vera novità è che oggi la chiesa di Roma si trova a fare i conti con un suo clero un po’ allo sbando dove il monarca assoluto che la regge non si affida che a regole da lui stesso dettate senza nessuna altra intenzione di compromesso. Azzoppata dai tanti scandali pedofili che hanno leso la credibilità di centinaia di curie sparse nel mondo, l’omosessualità dei preti sembra essere diventata più urgente e nefasta per il Vaticano.

Così il “solito” monsignor Babini, vescovo emerito di Grosseto, interrogato sulla vicenda dal “solito” sito che poco ama l’omosessualità, riesce a dare una soluzione a dir poco incredibile contro quei preti toccati dall’inchiesta del settimanale mondadoriano.

“Dunque – dice monsignor Babini -, ho già espresso in varie occasioni la mia netta contrarietà alla omosessualità che considero una vera perversione contro natura. Ora se queste cose vengono commesse in tal modo osceno e turpe da sacerdoti, sarebbe il caso, come si faceva una volta, di mandarli in carcere e farceli rimanere a vita. Non sono degni di indossare la tonaca e la tolgano, la hanno infangata, come hanno colpito la Chiesa”.

Dimentica Sua Eccellenza che son lontani i tempi quando i papi inchiodavano le lingue dei “malfattori” ai portoni delle chiese, rei di offese al regno papale; o quando si facevano enormi falò per buttarci dentro gli eretici. Cosa ancor più grave dimentica che gli atti omosessuali tra adulti consenzienti non sono e non possono essere puniti dalle nostre attuali leggi. Lo fanno altri Stati talebani dove il massacro verso gli omosessuali è così vergognoso da far tacere persino la sua chiesa.

Ma finora, Monsignore, resta quasi prudente. Ma non per molto e così finisce per sentenziare quello che un porporato saggio dovrebbe tacere:

“Questi ex preti che devono essere ridotti allo stato laicale e cacciati, meritano, salva la misericordia di Dio, di finire la loro vita all’Inferno che li aspetta. La omosessualità in un prete, se tradotta in pratica depravata, è addirittura più grave della pedofilia, si tratta di uomini viziosi e perversi, che si sono abbandonati a oscene pratiche contro natura […] Io come Vescovo sarei maggiormente comprensivo con un prete pedofilo che si penta e soffre della sua condizione che di questi viziosi. Le  dico di più, se mi fosse capitato un pedofilo non lo avrei  denunciato, ma cercato di redimere. Un padre come è il Vescovo per un sacerdote, non denuncia i figli che sbagliano e si pentono. Ma con i viziosi bisogna essere intransigenti”.

Che squallore, meglio un prete pedofilo che non un prete omosessuale, è questo che pare dire il vescovo emerito, tanto da creare stupore e incredulità persino tra i suoi.

L’esercizio omofobo dell’alto prelato non passa inosservato neppure a Famiglie Arcobaleno, Certi Diritti, AzioneTrans, Psicologiagay.com e degli esponenti del movimento lgbt italiano: Paola Biondi, Giuseppina Petrucci, Aurelio Mancuso, Luca Valeriani, Guido Allegrezza, Lucky Amato, che dettano in una nota:

“La gravità delle affermazioni di Monsignor Babini meriterebbero un intervento immediato delle gerarchie ecclesiastiche. Sappiamo delle difficoltà della chiesa cattolica, delle gerarchie ecclesiastiche e del Vaticano a far fronte a tutti gli scandali che avvengono al loro interno riguardo le violenze pedofile che sono state tenute nascoste per molti anni alle autorità. Ciò che non compendiamo è l’indifferenza, per non parlare di grave complicità, di fronte a dichiarazioni gravi e omofobe che dimostrano del pregiudizio e dell’odio che spesso alimenta la violenza fisica contro le persone omosessuali. Ci auguriamo che quanto prima i vertici ecclesiastici intervengano su Monsignor Babini per chiarire una volta per tutte se quanto egli sostiene è frutto di opinioni personali o se le sue dichiarazioni rappresentano il pensiero della chiesa cattolica.

Siamo oltremodo scandalizzati per come Monsignore Babini sminuisca con le sue dichiarazioni l’orrendo crimine della pedofilia prendendosi beffa dei minori cosi doppiamente violentati, una prima volta fisicamente e ora con queste parole indegne.

L’Emerito farebbe bene a sapere che la comunità scientifica psicologica e psichiatrica distingue nettamente l’omosessualità che è una variante naturale della sessualità umana dalla pedofilia che è una parafilia inserita nella categoria dei Disturbi sessuali e della Identità di Genere.

Invieremo la dichiarazione di Monsignor Babini alla Procura della Repubblica di Grosseto affinché si possa valutare se nelle dichiarazioni del Monsignore si ravvisano forme di reato, in particolare per quanto prevede la legge Mancino”.

L'odio omofobo di monsignor Babini é stato pubblicato su queerblog alle 10:00 di giovedì 29 luglio 2010.


Antonello Venditti: nessuno può pretendere di limitare le rivendicazioni dei gay

13 luglio 2010 Robo Nessun commento

Antonello Venditti: nessuno può pretendere di limitare le rivendicazioni dei gay

Dopo aver passato in rassegna una serie di vescovi e cardinali in pensione, quel sito tradizionalista che tutti conosciamo, continua la sua missione contro noi gay cercando consensi anche fuori dalle “sacre” mura.

I curatori del sito hanno, quindi, intervistato Antonello Venditti in merito agli “insulti contro la chiesa e il papa” durante il Gay Pride di Roma. Ne è venuta fuori un’intervista tragicomica: da un lato Venditti che diceva che criminalizzare il movimento gay – solitamente corretto e rispettoso – per qualche “testa calda” non ha senso, dall’altro l’intervistatore che dice “si, però hanno offeso il papa”. Un bell’esempio, insomma, di voler vedere la realtà solo da un punto di vista e pretendere che gli altri concordino.

Dopo il salto, la parte dell’intervista che ci interessa.

Venditti, al Gay Pride di Roma qualche bello spirito si è abbandonato ad insulti contro la Chiesa e il Papa, cosa che ha molestato alcuni vescovi.
Guardi, occorre fare una precisazione doverosa. I gay hanno tutto il diritto di manifestare liberamente le loro opinioni e rivendicare i diritti. Dunque nessuno può pretendere di limitarne le rivendicazioni. Hanno pieno diritto a chiedere rispetto e che nessuno li discrimini.

Detto questo che pensa delle offese al Papa?
Ritengo che abbandonarsi alla contumelia sia roba da incivili indipendentemente da chi sia il destinatario dell’offesa, abbiamo bisogno di rispetto e di discutere civilmente. Ma le bravate censurabili di qualche testa calda, non possono inficiare tutto il mondo dei gay che generalmente si comportano in modo corretto e rispettoso.

Ma hanno sfilato con cartelli e parodie del Papa.
Lo ribadisco, non ha senso e chi lo ha fatto è un imbecille, ma pochi imbecilli e volgari non possono inficiare tutto il movimento, sarebbe un grave errore di prospettiva criminalizzare la intera categoria verso la quale nutro il massimo rispetto.

Antonello Venditti: nessuno può pretendere di limitare le rivendicazioni dei gay é stato pubblicato su queerblog alle 08:01 di martedì 13 luglio 2010.


I trans? Un’offesa alla natura umana e a Dio

10 giugno 2010 Robo Nessun commento

Il vescovo emerito di Benevento Serafino SprovieriUsa proprio il maschile per definire le persone transessuali monsignor Serafino Sprovieri, vescovo emerito (che vuol dire in pensione, sia chiaro) di Benevento. L’ottantenne vescovo, dalle colonne di quel sito che tutti conosciamo per la sua trasudante omofobia ma che non linko né scrivo per non aumentarne la visibilità, dice:

“A mio giudizio, specie i trans, sono un’offesa alla natura, la stravolgono con una condotta depravata e capricciosa. Sono contrari a Dio e al suo progetto, che io paragono ad un quadro da disegnare a tinte di amore. Ma loro questo quadro non lo completeranno mai in quanto conoscono il piacere, ma non l’ amore che non è solo accoppiamento fisico, ma servizio e soprattutto, volto alla riproduzione. Quando qualcuno mi spiegherà come un trans o un gay possa generare vite, mi ricrederò”.

Arzillo più che mai, l’uomo vestito di lungo e di rosso prosegue:

“Nella scrittura si legge che Dio li ha creati maschio e donna, un terzo genere non esiste. Pertanto è del tutto chiaro che l’ omosessualità è patologica se contenuta in limiti casti e merita rispetto e delicatezza per la sofferenza, come ogni malattia.”

Considerando che la scrittura dice anche “crescete e moltiplicatevi” è del tutto chiaro che la (presunta) vita celibe degli ecclesiastici è patologica.

Foto | Provincia di Benevento

I trans? Un'offesa alla natura umana e a Dio é stato pubblicato su queerblog alle 10:01 di giovedì 10 giugno 2010.


Il matrimonio gay in Portogallo è un passo indietro che produrrà gravi perturbazioni in tutta la società

19 maggio 2010 Robo Nessun commento

Il matrimonio gay in Portogallo è un passo indietro che produrrà gravi perturbazioni in tutta la societàPuntuale, com’era prevedibile, è giunta la reazione dei vescovi portoghesi alla promulgazione della legge sulle nozze gay da parte del presidente Aníbal António Cavaco Silva. Padre Manuel Morujão, portavoce della Conferenza episcopale portoghese, scrive in una nota:

“Prendendo atto della decisione del Presidente della Repubblica di promulgare la legge che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso [la Conferenza episcopale dichiara innanzitutto che] questa legge costituisce un passo indietro nella costruzione della coesione sociale, ed è in contrasto con uno dei principi più consolidati delle diverse civiltà del genere umano. […] Lo scorso 13 maggio a Fatima, Papa Benedetto XVI ha ricordato che la famiglia è fondata sulla unione di amore tra un uomo e una donna, e che la sua tutela è uno dei fattori chiave per la costruzione del bene comune. Considerata la grave crisi che il Paese sta vivendo e le complesse sfide che abbiamo di fronte si dovrebbe promuovere l’unità tra i portoghesi e non la divisione, una strategia di compromesso e non rottura”.

È più forte di loro: predicano la sovranità degli stati, ma se poi uno si azzarda a pensare in maniera diversa dai dictat pontifici si inalberano. Ricordiamo che qualche tempo fa i vescovi portoghesi avevano candidamente affermato che “l’omosessualità denota l’esistenza di problemi di identità personale”.

Reazioni sono venute da Isilda Pegado, presidente della Federazione portoghese per la vita che ha parlato di

“attacco alla famiglia tradizionale che creerà gravi perturbazioni in tutta la società. La legge è stata sostenuta da una ristretta élite politica, in netta minoranza rispetto ai padri e alle madri che vogliono educare i propri figli nella verità”.

Siccome, dunque, si parla di minoranze, allora pazienza, si possono pure ignorare. Peccato che quando in altre parti del mondo i cattolici sono in minoranza, allora viene invocato il rispetto. Qualcosa – anzi più di qualcosa – non mi torna.

Foto | Flickr


A Rai Due torna Aldo Busi, per grazia di Simona Ventura. E anche Bonolis dice la sua

C’è un desiderio di riscatto, di restituire probabilmente una certa verità alla verità e fors’anche ad una cultura diventata fragile e assente in mamma Rai. Oppure, passata la bufera, si è capito che quel “naufrago”; quell’Aldo Busi accusato di blasfemia verso il papa e messo a tacere per volontà della dirigenza Rai, avrebbe danneggiato come un boomerang la trasmissione del mercoledì sera sottraendo spettatori. Chissà quale la verità, o forse va divisa tra le due ipotesi. Fatto è che nella domenica calcistica di Rai Due, Simona Ventura sa che sono in tanti ad attendersi un qualcosa che rimane silente per un bel po’: ma di Busi non si parla? L’occasione arriva verso le 16.30 con una ospite eliminata e altri ex concorrenti dio passate edizioni. Da Napoli c’è in collegamento Vladimir Luxuria.

Una battaglia è vinta dalla Ventura che riesce a leggere una lettera che Busi scrive dall’aereo che lo riporta a casa. L’osannato Aldo spiega quello che in molti avevano compreso: bisogna leggere nelle intenzioni; non lui ha attaccato il papa:

“Si parla di offese al Papa che non ho pronunciato. Ho denunciato l’omofobia e se i giornali hanno scritto che ho ingiuriato questo papa indirettamente sono loro che l’hanno fatto direttamente. Non voglio rinnegare il mio anticlericalismo, ma rispetto opinioni diverse, e in una democrazia si deve rispettare diritto di non avere nessun culto; di aver partecipato all’Isola dei famosi per confondere le carte e affrontare i pregiudizi, so di non essere piaciuto a tutti”.

La lettera ci restituisce non solo una verità innegabile, che Busi cioè non abbia offeso alcuno e quelle urla di certi clericali ottusi erano non solo fuori luogo ma ipocrite e senza senso; ma ci racconta l’uomo che con i suoi sillogismi dimostrava ad una Italia un po’ gretta che la televisione necessitava di nuovi linguaggi, che le persone devono poter esprimere le loro idee anche in in reality dove di omofobia si parla poco e niente.

Il gusto a mischiare le carte, dice Busi e ha ragione da vendere.

Da Napoli è Vladimir a spiegare che un Busi nell’isola non poteva che essere quello che è stato, che non ci si poteva aspettare nient’altro che quello che Aldo è stato:

“È come voler mettere le museruole alle farfalle”.

Ora, pare ci sia un comitato capeggiato dalla stessa Ventura che chiede il ritorno in televisione dello scrittore Noi, senza far parte di quel comitato, chiediamo la stessa cosa e anche altro. Che a Busi si dia l’occasione, proprio in Rai di parlare di libri, di cultura, di quello che siamo, del perché l’omosessualità necessita di rispetto; che parli di quello che speriamo essere come paese civile e non come succursale clericale.

Probabilmente, i teneri cuori dei dirigenti Rai, da noi pagati, finiranno per cedere alle insistenze del comitato della Ventura; ma disperiamo che gli si possa dare l’ottima occasione di parlare di cultura, di clericalismo, di omofobia. Chissà, forse dovrebbe nascere un gruppo o comitato apposito. Un’ultima cosa: sul Corriere della Sera parlando di televisione, dice la sua anche Paolo Bonolis, che commenta il caso Morgan e Busi:

“È l’ipocrisia del mondo. Quello che hanno dovuto passare Morgan, Busi, ma pure Bigazzi è grottesco. Chi sottolinea la presenza di problemi viene cacciato. Meglio eliminare chi parla della droga che non eliminare i motivi che portano a drogarsi. Chi parla di omofobia viene mandato via, poi fa niente se in questa società essere omosessuale è ancora una fatica”.

Ecco la lettera integrale.

“Scrivo questa lettera sul volo che mi riporta in Italia, sapendo che difficilmente mi sarà data la possibilità di esprimere il mio pensiero di persona. Sono stato bandito da tutti i programmi della Rai dopo l’ultima puntata dell’Isola, escluso dopo che mi ero autoescluso. Mi chiedo come si possa bandire qualcuno, la cui ultima presenza in Rai risale a dieci anni fa. Cos’avrei fatto e detto di così grave? Ho rispettato fino in fondo gli impegni contrattuali. Mi si attribuiscono offese al Papa, di cui non ho pronunciato il nome come risulta dalla trascrizione del parlato. Ho denunciato l’omofobia, dicendo che la scienza ha accertato che cela una latente omosessualità e una voglia vendicativa verso chi la vive liberamente. Se i giornali hanno scritto che ho ingiuriato direttamente questo Papa, gli stessi lo hanno fatto direttamente. Nessuno deve arrogarsi il diritto di leggere nelle intenzioni, cosa non riconosciuta da nessun tribunale. Io sono abituato per dialettica ad aprire e chiudere da me i miei sillogismi. Non voglio rinnegare le mie convinzioni, da anticlericale. Rispetto le posizioni diverse dalle mie e i sentimenti dei credenti di ogni fede, fermo restando che in una democrazia si deve rispettare la libertà di non avere alcun culto, come esiste libertà di culto. Ho detto ciò che penso da tutta una vita. Ho detto che non esiste cittadinanza che non meriti di essere essere rispettata e che la persona umana non si può circoscrivere alla sua sessualità, fermo restando l’assoluto rispetto per i bambini e le persone non consenzienti. Ho partecipato all’Isola per il gusto di mischiare le carte. Sono fiero di avervi portato riflessioni che mai sarebbero entrate. So di non essere piaciuto a tutti, ma confesso che io mi sono piaciuto molto”.

Foto/Altri Abusi


Messico: l’opposizione della Chiesa alle unioni omosessuali non viola la laicità

23 gennaio 2010 Robo Nessun commento

Messico: l'opposizione della Chiesa alle unioni omosessuali non viola la laicità

Dobbiamo ammetterlo: i vertici della chiesa cattolica sanno girare bene la frittata. I vescovi del Messico, per esempio, sostengono che opporsi alle unioni gay non vuole dire fare ingerenza nelle leggi dello Stato, anzi è un significativo contributo a uno stato laico e democratico!

La Chiesa cattolica non viola lo Stato laico né vuole farlo, né demonizza l’omosessualità o è omofobica. La Chiesa vuole uno Stato laico che garantisca le condizioni di libertà per tutti, indipendentemente dalle caratteristiche di ogni persona. Non si tratta del fatto che lo Stato laico si contrapponga alle condizioni religiose o alle istituzioni come le Chiese. Il vero Stato laico è quello che favorisce la relazione di tutti i settori, anche quelli costituiti per motivi di una fede in cui si solidarizza e si fraternizza per il bene di una società.

Questa è proprio bella! Lo stato laico è quello che favorisce la relazione di tutti i settori, dicono gli uomini vestiti di rosso. Però non i gay. Non farebbero prima a dire che “lo stato laico è quello che favorisce solo noi”? Per fortuna vogliono difendere la verità e smascherare le facili manipolazioni…

Via | Zenit
Foto | 7medios


SEO Powered by Platinum SEO from Techblissonline