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Gli eterosessuali superano gli omosessuali nei casi di contagio HIV

10 settembre 2010 ANDREA CAMMARATA Nessun commento

E’ stato un vero e proprio sorpasso, che ribalta uno degli stereotipi più dannosi e falsi nei confronti dei gay. Secondi i dati resi noti dall’Istituto Superiore di Sanità, i casi di contagio HIV tra eterosessuali sono di gran lunga numericamente superiori rispetto a quelli tra omosessuali. Le stime, riferite all’anno 2008, parlano di 13.808 segnalazioni di infezioni derivanti da rapporti sessuali tra un uomo e una donna, pari al 46% del totale, contro il 29% dei casi riscontrati tra due persone dello stesso sesso. La presidentessa del Network persone sieropositive, Rosaria Iardino (in foto), ha commentato così la notizia:

“Sebbene la vigente normativa nazionale (il DM 3 marzo 2005 sui protocolli per l’accertamento della idoneità del donatore) e quella europea non definiscano i comportamenti sessuali atti a determinare l’esclusione permanente dalla donazione, il Centro trasfusionale e di immunoematologia dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano ha inserito tra le cause di esclusione i rapporti omosessuali tra maschi. Se i controlli sono efficaci è necessario rimuovere i rapporti omosessuali tra maschi dall’elenco delle cause di esclusione per i donatori.“

La responsabile di NPS fa anche riferimento al caso di Gabriele, un donatore abituale di Milano che, dopo anni di prelievi andati a buon fine, una mattina si è visto chiudere in faccia le porte dell’ambulatorio dell’ospedale Gaetano Pini solo perché ha ammesso di essere gay:

“Alla luce di queste considerazioni, è bene che la Regione Lombardia e le strutture sanitarie presenti sul territorio prendano atto dei dati, evitando di discriminare donatori omosessuali, e facciano le dovute verifiche sulle procedure di screening: sarebbe sufficiente effettuare le dovute analisi sul sangue dopo tre mesi, così come previste per legge, per verificare l’assenza o la presenza di patologie infettive. Una diversa posizione in tal senso, solleverebbe forti dubbi sulle procedure di screening. Il diritto alla sicurezza di tutto il percorso trasfusionale deve essere garantito dalle procedure di screening, non dall’esclusione di alcuni soggetti perché considerati a priori a rischio”.

Via – Voce d’Italia


La Chiesa Cattolica discrimina i gay? A Londra esiste una messa “solo per omosessuali”

A poche settimane dalla storica visita apostolica del Pontefice in terra inglese, c’è chi si sta preparando al meglio per accogliere Benedetto XVI. Molti gruppi gay hanno già promesso battaglia, con l’esibizione di cartelli contro il Vaticano e vivaci proteste a sostegno dei diritti lgbt e dell’aborto, ribellandosi all’attuale politica confessionale di San Pietro che impone “una vita casta”.

Ma forse il Santo Padre non sa che, nel quartiere londinese di West End, il parroco della chiesa di Santa Maria Assunta e San Gregorio celebra da tempo una messa ‘particolare’, solo ed esclusivamente per i fedeli omosessuali. È qui che la maggior parte dei gay cattolici della capitale si ritrova ormai da tempo, avendo eletto questo luogo sacro come la ‘loro messa’. Gli organizzatori assicurano che durante questa liturgia, celebrata con il benestare del clero anziano, viene insegnato che gli atti omosessuali non sono sbagliati e contro natura, viene offerto sostegno pastorale ma senza “criticare la dottrina cattolica” o, peggio, cambiare o far diventare ambiguo l’insegnamento della Chiesa. Per ora, questo è l’unico tipo di messa del genere in tutta la monarchia britannica: qui viene data la possibilità ai gay e alle lesbiche, per lo più giovani tra i 20 e i 30 anni, di vivere la propria sessualità nella fede, senza i drammi tipici propugnati dalla maggior parte delle alte gerarchie cattoliche.“Molti arrivano qui con le lacrime agli occhi, perché per la prima volta, due parti importanti della loro vita possono coesistere“, spiegano gli organizzatori, mentre una fedele lesbica ha confessato: “La mia vita sarebbe peggiore, più solitaria e meno gioiosa, senza la messa a Soho”.

L’arcivescovo Vincent Nichols, capo della Chiesa Cattolica in Inghilterra e Galles, ha dichiarato che questo tipo di servizi, che tendono la mano a una comunità sempre più numerosa ma sempre più bistrattata dal Vaticano, potrebbero diffondersi, su richiesta dei singoli fedeli, in altre parti del Paese. Alcuni tradizionalisti, però, si sono messi di traverso e hanno chiesto all’Arcidiocesi di Westminster di fermare immediatamente questo tipo di celebrazioni sul suolo di Sua Maestà, anche in previsione della visita tanto attesa del papa.

Via – Giornalettismo


Campionessa olimpica perde ingaggio milionario per una sua frase omofoba su Twitter

Le parole, a volte, pesando più dei fatti e delle medaglie conquistate duramente nella piscina olimpica. È quanto ci insegna la vicenda della giovane campionessa australiana Stephanie Rice, che ha pagato con la perdita del lucroso contratto di ingaggio come testimonial della nota marca di automobili di lusso Jaguar un suo commento omofobo postato sul suo profilo Twitter qualche giorno fa. La nuotatrice 22enne ha definito “faggots” – “froci” – la squadra sudafricana di rugby, che sabato scorso stava disputando un match al cardiopalma contro la formazione dell’Australia, vinto per soli due punti di differenza dal suo paese natale.

La Rice, rendendosi immediatamente conto del suo madornale errore, ha cancellato la frase incriminata e ha chiesto pubblicamente scusa, affermando tra le lacrime che: “Non sono una persona che giudica gli altri o che parla per fare del male ad altre persone”. La giovane ha ricevuto l’appoggio di un altro campione di Pechino 2008, il tuffatore gay dichiarato Matthew Mitcham, il quale conosce da due anni l’australiana vincitrice di tre medaglie d’oro: “Le sua parole sono state offensive e sconsiderate, molta gente è arrabbiata con lei, ma non è una persona omofoba. Ha chiesto pubblicamente scusa per il suo commento avventato, rilasciato in un momento di euforia. Questo per me è abbastanza per perdonare un’amica”, ha detto lo sportivo sul suo profilo Facebook. Il brand automobilistico ha fatto però sapere che non ha intenzione di riallacciare i rapporti lavorativi con la primatista olimpica e questa pubblicità negativa peserà molto sulla carriera della Rice, una delle giovani più promettenti nel panorama sportivo mondiale.

Via – Advocate


Figuraccia al Parlamento Europeo, l’Italia è l’unico Paese contrario alla tutela e alla libera circolazione delle coppie gay

 

Ormai tutto il continente sa che alla maggior parte dei politici italiani e al governo attualmente in carica non sta a cuore la questione dei diritti e la tutela degli omosessuali. L’ultima conferma in questa direzione è stata data nella seduta del 7 settembre scorso del Parlamento Europeo, dove si discuteva sulla libertà di circolazione all’interno della UE e più in generale del tema, sempre delicato e attuale, delle norme a favore delle coppie gay, al fine di combattere “ogni discriminazione quando si lavora, studia o viaggia all’interno della Comunità Europea”. Il dibattito era nato dopo che alcune interrogazioni chiedevano alla Commissione quali iniziative avrebbe preso per cancellare le discriminazioni, a livello comunitario, tra partner dello stesso sesso e di sesso diverso, per assicurare il mutuo riconoscimento in tutti gli Stati dell’Unione dei legami civili e matrimoniali tra omosessuali contratti in uno dei tanti Paesi UE che li permettono, assicurando quindi la libera circolazione delle coppie gay in tutto il Vecchio Continente.

L’Italia era stata chiamata a garantire diritti a quei partner dello stesso sesso che, sposati o uniti legalmente all’estero, si trasferisco stabilmente nel paese o vi si trovano a transitare per brevi periodi e che si trovano in condizione di oggettiva discriminazione per l’assenza di una legge di tutela dei benefici e dei doveri delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Se la maggioranza dell’assemblea plenaria, tra cui la Commissaria Viviane Reding, si è battuta affinché l’organo internazionale vigilasse sull’applicazione della risoluzione della Commissione Europea datata 2004, in cui si invitavano gli Stati membri ad approntare normative a garanzia di questo tipo di legislazione sociale, considerata ormai fondamentale per una democrazia occidentale, solo un rappresentante polacco dei Conservatori Europei e ben tre dei nostri rappresentanti della Lega Nord e del PDL si sono chiamati fuori dal coro dei ‘si’, andando così contro i cinque paesi del continente che permettono i matrimoni gay – Belgio, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia – , quelli che si sono dotati delle unioni civili e contro la delibera sopra citata. In particolare, l’eurodeputato della Lega Oreste Rossi ha fatto proselitismo a favore della cosiddetta ‘famiglia naturale’, facendo trasudare una vena quanto mai omofobica nel suo lungo discorso e lasciando esterrefatti gli europarlamentari; gli ha fatto eco il collega Crescenzio Rivellini, del PdL, che ha sottolineato: “Uniti nella diversità, ma ognuno a casa propria fa quel che vuole”.

A fine dibattito, la Reding ha reso noto che la Commissione Europea si impegnerà a verificare che la risoluzione sulla libertà di circolazione sia correttamente applicata in tutti gli stati dell’Unione e che tale applicazione non tralasci i diritti delle coppie gay e lesbiche. La Commissaria ha anche affermato che i governi non possono discriminare e che insisterà affinché il diritto europeo sia applicato, pena di dovere applicare misure più severe – come portare i Paesi membri davanti alla Corte di Giustizia – chiedendo, inoltre, di aggiornare la ricerca sull’omofobia nella UE,con lo scopo di fornire maggiori informazioni alla Commissione e dotarla così di strumenti adeguati al fine di combattere al meglio le discriminazioni su base sessuale. Il principio è molto chiaro: “Se si vive in un paese A in cui i diritti della coppia omosessuale sono legalmente riconosciuti, si ha il diritto, ed è un diritto fondamentale, di acquisire questo status nel paese B”. Con tanti cari saluti alla sempre più omofoba e arretrata Italia.

Via – Arcigay


Minacce di morte e intimidazioni, messo sotto protezione il sindaco omofobo di Spresiano

La cittadina di Spresiano (TV) continua ad essere sotto la luce dei riflettori per il suo sindaco dalle idee quanto meno medievali sull’omosessualità – aveva definito i gay “malati”, salvo poi ritrattare tutto – e sul sesso clandestino, tant’è che poche settimane fa ha fatto erigere un fossato per non far parcheggiare automobili e motorini e non far sostare coppiette e prostitute nell’area del fiume Piave sotto il cavalcavia autostradale, nota ormai a tutti nella zona per la folta popolazione notturna in cerca di incontri di sesso mordi e fuggi, sia omo sia etero. L’ultima notizia riguardante questa querelle estiva riguarda la decisione odierna del questore di Treviso, Carmine Damiano, il quale ha disposto il provvedimento di sorveglianza per il ben noto Riccardo Missiato, a causa delle continue minacce di morte e delle intimidazioni anonime ricevute via web proprio per le sue posizioni omofobe che hanno sollevato un vero e proprio caso nazionale e che hanno alimentato accese discussioni sui siti di informazione lgbt in questi ultimi mesi. Al primo cittadino della provincia trevigiana è stata assegnata una “vigilanza generica radiocontrollata”, una specie di scorta, anche se Missiato dice di non sentirsi in pericolo.

Proprio ieri, a Santa Lucia di Piave, si è svolto un vertice tra gli amministratori locali e le forze dell’ordine che ha licenziato una direttiva contro gli atti osceni, valida per 4 comuni del circondario, che dovrà essere approvato dai sindaci coinvolti e successivamente vagliato dalla Prefettura, e solo allora la norma diventerà legge per l’intero territorio trevigiano bagnato dal Piave. Per chi violerà l’ordinanza sono in previsione maxi-multe: se il primo cittadino di Spresiano aveva già preannunciato una sanzione da 500 euro per i nudisti, questa potrebbe essere applicata anche per chi non rispetta i divieti di sosta e di accesso, previsti dalle 21 alle 5 del mattino, e a chi si apparta sulle sponde del fiume sacro alla Patria. Verranno anche intensificati i controlli dei Carabinieri e della Polizia al fine di evitare il traffico continuo di lucciole, gay e voyeur e per scongiurare gli incontri a luci rosse in alcune aree golenali delle amministrazioni di Spresiano, Santa Lucia di Piave, Maserada e Susegana.

Via – Tribuna Treviso


La prima volta del Gay Pride di Belgrado dopo anni di rinvii e violenze

Il 2010 potrebbe chiudersi con la sfilata del Gay Pride di Belgrado, capitale della martoriata Serbia, dopo che l’appuntamento arcobaleno dell’anno scorso, previsto per il 20 settembre, era stato annullato a causa delle minacce di violenza e aggressioni giunte da parte di estremisti di destra e ultranazionalisti. Gli organizzatori, in quell’occasione, avevano respinto una proposta dell’autorità centrale di tenere il corteo in una zona periferica, anziché nel centro della città serba, e avevano criticato la polizia per la loro incapacità a garantire la sicurezza.

Questa notizia, che accende la speranza in tantissimi omosessuali balcanici, è stata data ufficialmente ieri pomeriggio in una conferenza stampa dalle tre associazioni lgbt non governative organizzatrici della parata del 10 ottobre prossimo, che hanno scelto lo slogan pacifico Let’s Walk Together – Passeggiamo insieme. La manifestazione attraverserà il cuore della capitale, lungo il Viale Kneza Milosa, e passerà davanti alla sede del potere esecutivo e di vari ministeri. Il tutto si concluderà, come vuole la tradizione di questi eventi arcobaleno a livello mondiale, con una grande festa, organizzata per questa specialissima occasione al Centro culturale studentesco di Belgrado: un corteo imperdibile, che quest’anno ha avuto l’appoggio, per la prima volta, del presidente Boris Tadic e del ministro dell’interno Ivica Dacic. Si vocifera che il governo abbia dato il suo benestare all’evento solo per dimostrarsi tollerante e democratico agli occhi dell’Unione Europea, a cui spera di aderire a breve, come hanno già fatto molti paesi dell’Est.

A Belgrado, il primo Gay Pride era stato organizzato nel lontano 2001 ma era stato interrotto dai pestaggi e dalle violenze perpetrate dagli oppositori omofobi a parecchi partecipanti alla marcia; da allora, per quasi 10 lunghi anni, ogni tentativo di riproporre il corteo era stato vano. Il clima nella tradizionalista Serbia è quanto mai ostile nei confronti degli omosessuali, disprezzati e fortemente odiati dalla maggioranza della popolazione balcanica.

Via – Pink News


Roma, torna l’omofobia per l’affitto: “Vada via, il condominio non capirebbe”

Non ci siamo ancora ripresi dall’ondata di episodi di violenza e discriminazione omofoba che abbiamo sperimentato nel nostro Paese quest’estate, ma l’autunno che ci aspetta non appare dei migliori sotto il profilo della convivenza tra omosessuali e la sempre più paurosa società eterosessuale italiana. Ad accoglierci, in questi primi giorni di settembre, è la vicenda vergognosa capitata a Massimo Frana, docente di un istituto superiore romano, che non ha potuto affittare una stanza in un condominio in zona Lucio Sestio, periferia Est della Città Eterna, perché ha detto di essere gay. “La proprietaria – racconta il professore – mi ha anche rimproverato per averle fatto perdere del tempo, sostenendo che nel condominio ‘non avrebbero capito certe cose’. Sono preoccupato all’idea che vi possa essere un intero condominio che rifiuta le persone gay, secondo quanto ha insistito a ripetere. Così come rimango incredulo che un avvocato, quale la signora ha sostenuto di essere, possa parlare e agire in un simile modo.”

L’Arcigay Roma si è mobilitata immediatamente per denunciare questo ennesimo caso di omofobia attuato dai padroni di casa, ma spesso e volentieri anche da coinquilini e vicini, ai danni della comunità lgbt. L’organizzazione capitolina ha deciso di sensibilizzare la popolazione con un volantinaggio, previsto per venerdì 10 settembre, a partire dalle 12, nei pressi della fermata della metro della linea A Lucio Sestio, dove verranno distribuiti dei cartelli con la scritta ‘Affittasi’ con la scritta ‘Omofobia in condominio? No grazie!’. Sempre sulla questione degli affitti negati, il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, ha aggiunto: “Non è la prima volta che riceviamo segnalazioni di episodi del genere. Non affittare casa a qualcuno perché è immigrato o gay vuol dire essere precipitati in un vero e proprio baratro sociale, culturale e umano.” Tutti sappiamo come l’odio e la discriminazione sessuale nei confronti degli omosessuali abbia avuto un’escalation nella città di Roma negli ultimi anni: basti pensare alle recenti intimidazioni avvenute prima del Gay Pride e al Gay Village, al caso della coppia di Ostia allontanata dalla spiaggia per un bacio o alle vicende di violenza e aggressioni avvenute pochi mesi fa in pieno centro.

Via – La Repubblica


Sesso e gay, gli ingredienti perfetti della scandalosa soap opera siriana

Una vera e propria novità assoluta sta animando il dibattito sulla tv siriana in questi giorni di fine estate. Si tratta della scandalosa – almeno per quanto riguarda un paese islamico come la Siria – soap opera Ma Malakat Aymanukum, un nuovo format del piccolo schermo che affronta argomenti impensabili, come l’omosessualità, il tradimento e il sesso extraconiugale, partendo dalla descrizione della vita delle donne di Damasco costrette a sopravvivere in una società maschilista come quella del Paese affacciato sul Mediterraneo. A destare ancora più stupore è stata la decisione dell’emittente satellitare pubblica siriana e di un canale libanese di mandare in onda la serie, per la prima volta, nel pieno del mese sacro del Ramadan e di intitolarla con un nome tratto da un verso del Corano tradotto in inglese “What your right hand possesses” – “ciò che la tua mano destra possiede”.

Inutile aggiungere che le storie di queste moderne donne siriane stanno riscuotendo un successo enorme e hanno spaccato in due l’opinione pubblica di Damasco: si va dalla storia di Leila, crucciata dall’eterno dilemma vizio e virtù, a quella di Gharam, spinta dal marito a stringere relazioni con uomini di potere. “E’ così raro trovare scene di questo tipo sulla tv siriana”, afferma la dermatologa 50enne Rouba, mentre Najiba, che ha apprezzato il modo di dipingere in maniera schietta questa società ipocrita, si chiede: “La domanda che mi sono posta durante i primi episodi è stata: si tratta davvero di un programma siriano?”. Il mondo religioso, come spesso accade, ha tuonato dall’alto dei minareti la propria crociata contro questa vergognosa ma quanto mai reale soap opera; in particolare Ramadan al-Buti ha chiesto di sospenderne la trasmissione ed ha invitato i fedeli a boicottare il programma. Il regista Najdat Anzur, però, si difende e respinge al mittente le accuse di danneggiare l’Islam, offrendo “un forum per i moderati”. Un’ondata di polemiche e un successo, ormai planetario, che fa capire come anche una società musulmana, ma laica secondo la Costituzione, come quella siriana stia cercando di cambiare e di adeguarsi agli ‘standard occidentali’  e di attuare una liberazione sessuale che da anni stenta a decollare.

Via – TG Com


E’ morta Marcella Di Folco, storica leader transessuale e paladina dei diritti lgbt

La comunità lgbt italiana ha perso oggi una delle sue punte di diamante, una delle sue più famose attiviste transessuali e una personalità unica che ha lasciato il segno nella storia del cinema italiano. È mancata poche ore fa la poliedrica Marcella di Folco, nata a Roma il 7 marzo 1943 con il nome di Marcello, interprete di pellicole indimenticabili come Amarcord di Federico Fellini e L’età di Cosimo De Medici di Roberto Rossellini, senza scordare le sue partecipazioni in La città delle donne di Fellini, In nome del popolo italiano di Dino Risi, Finché c’è guerra c’è speranza di Alberto Sordi, Todo Modo di Elio Petri, Decameron No. 2 – Le altre novelle del Boccaccio di Mino Guerrini e in decine di altri film. Da sempre impegnata in politica, la Di Folco è stata la prima trans eletta al mondo, quando dal 1995 al 1999 ricoprì l’incarico di consigliere comunale di Bologna, la città delle torri che era diventata la sua casa dal 1986, eleggendola poi portavoce del Gay Pride locale del 2008. A 67 anni, era presidentessa del Movimento Identità Transessuale e vicepresidente dell’ONIG, l’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere, dopo una vita divisa tra il mondo dello spettacolo romano e la carriera politica in Emilia Romagna, tentando anche di approdare al Parlamento Europeo nel 2004 e al Senato nel 2006.

Tutto lo staff di Gay Magazine si unisce al cordoglio nazionale per la sua scomparsa, avvenuta dopo una lunga malattia : vogliamo ricordarla per la grande donna che era e per tutte le lotte che ha fatto in questi anni per portare in alto la bandiera del transessualismo e l’accettazione della diversità sessuale in Italia. Il MIT, sul suo sito ufficiale, la celebra così:

Marcellona ci ha lasciati.

Non è facile annunciare la perdita di una grande persona e non è semplice comunicare il vuoto che lascia.

Le parole e i discorsi hanno un loro limite, affidiamo ai pensieri, alle emozioni, ai ricordi tutto quello che è stata Marcella Di Folco.

Compagna, amica, sorella, mamma di tutte/i noi, il MIT perde la leader maxima, la sua traccia essenziale resta indelebile nella storia della nostra Associazione e del movimento tutto. Il coraggio con cui ha dedicato la sua intera vita alla dignità e ai diritti di tutte e tutti indistintamente, rende difficile l’elaborazione della sua perdita.

Il MIT, il Movimento GLBT, la politica e la cultura tutta perdono oggi una loro parte importante.

Ciao Marcella

Via – Arcigay


La Spagna promuove la prima lotteria nazionale gay

La Spagna, primatista europea per quanto riguarda la tutela delle coppie dello stesso sesso e la difesa dei diritti degli omosessuali, ha annunciato che la lotteria nazionale di quest’anno, che si tiene a Natale, si tingerà di rosa. Il fortunato vincitore che si aggiudicherà il primo premio di 3milioni di euro – soprannominato simpaticamente “El Gordo”, letteralmente “il grasso” – dovrà comprare un biglietto speciale che è stato chiamato “Gay Luck” (“fortuna gay”).

Non si tratta solo di pubblicità per far comprare valanghe di biglietti di questa antichissima lotteria, che esiste sin dal 1812, ai gay e alle lesbiche spagnole. L’ufficio amministrativo della società di gioco La Bruixa D’Or ha deciso che ben l’80% del ricavato dalla vendita dei ticket sarà donato direttamente alle associazioni a sostegno delle persone lgbt, mentre il restante 20% sarà devoluto al piano d’azione sociale regionale. La terra iberica, cattolica per tradizione ma sempre aperta alle innovazioni e alla tutela delle minoranze, aggiunge così un altro tassello che avvicina la società ‘popolare’ alla sempre più numerosa ed organizzata comunità lgbt locale.

Via – Pink News


Serial killer sparge il terrore nella comunità gay tedesca

Le forze dell’ordine tedesche sono sulle tracce di un uomo che negli ultimi quattro mesi ha ucciso tre persone, tutte gay. I tre omicidi sono avvenuti in circostanze simili e il serial killer ha usato la stessa pistola per compiere i delitti; oltretutto, ha portato via vestiti, documenti e altri oggetti personali delle sue vittime, in una sorta di ‘affezione’ verso i tre omosessuali, i cui cadaveri sono stati rinvenuti quasi sempre nudi o poco vestiti.

Il primo a cadere sotto i colpi della sua pistola è stato l’ex-soldato Heiko S., morto all’età di 30 anni. È stato trovato seduto, con i pantaloni calati, al volante della sua Peugeot 106 a Magstadt, vicino al confine francese, e il killer l’ha freddato con un solo colpo alla testa. Solo due settimane più tardi, il 2 Luglio, è stato ritrovato morto, con addosso solo i suoi sandali neri, il settantenne Hans Frederick L., in un parcheggio a Mörfelden-Walldorf, nei dintorni di Francoforte. Stessa tecnica di esecuzione anche per questa vittima, morto per un colpo dritto al cervello. L’ultimo omicidio è avvenuto invece il 30 agosto in prossimità di un meeting gay a Kerpen, nelle vicinanze di Colonia, dove il cadavere di un altro uomo è stato ritrovato in un bosco sull’autostrada A-4, vestito con una t-shirt. L’omicida gli ha sparato nella parte posteriore della testa. Gli investigatori, che da tempo sono sulle tracce dell’uomo, ipotizzano che “il killer trovi la sua vittima nel forum su internet”, visto che la scia di sangue si sta espandendo in tutta la Germania e, se non fermato, questa persona può compiere delle vere e propri stragi tra la comunità omosessuale tedesca.

Via – Giornalettismo


Un libro racconta tutta la verità su John Travolta

Un nuovo coming out potrebbe scuotere il dorato mondo di Hollywood. Dopo quello di Ricky Martin e di vari politici americani ed inglesi, questa volta potrebbe accadere a John Travolta, uno degli attori più famosi e pagati del mondo. A rivelarlo è Robert Randolph, che ha scritto un libro proprio sull’omosessualità nascosta di molte star americane e che ha conosciuto il divo di Grease nel 1998, poco tempo dopo le sue chiacchieratissime nozze con l’attuale moglie Kelly Preston. Già allora l’ex idolo delle ragazzine avrebbe tradito ripetutamente la bella compagna e collega con relazioni clandestine con uomini e Randolph, intervistato dal quotidiano National Enquirer e sottoposto per l’occasione al test della macchina della verità, che ha confermato le sue dichiarazioni, definisce il loro matrimonio come “una farsa totale”. Secondo l’autore di You’ll Never Spa in This Town Again, l’unione tra i due sarebbe solo una copertura per mettere a tacere le malelingue che da anni si rincorrono sulla vera sessualità di Travolta, tant’è che nel mondo dello showbiz le sue preferenze non sarebbero un segreto e Randolph stesso sarebbe stato oggetto delle avances e delle attenzioni di uno degli uomini più famosi al mondo: “A John piacciono i ragazzi, sono anni che fa sesso con loro alle spalle della povera moglie. E’ venuto da me diverse volte, ma io ho sempre rifiutato”. Riferendosi poi alla moglie, Kelly Preston, aggiunge: “Anche lei, non può non sapere”.

Questa indiscrezione non è certo una novità: già nel 2006 Travolta era stato fotografato mentre dava un bacio sulla bocca a un ragazzo prima di salire sopra il suo aereo personale e le voci sulla sua presunta omosessualità, mai confermate dallo showman italoamericano, si rincorrono ormai da decenni. Per sdrammatizzare l’immagine che vedete sopra, che già allora fece enorme scalpore, la star di Pulp Fiction ripeté volontariamente il bacio, questa volta con l’attempato Kirk Douglas davanti ai flash dei paparazzi. Questo nuovo libro scandalo giunge pochi giorni dopo l’annuncio che Travolta diventerà nuovamente padre, a 56 anni, dopo la morte tragica del figlio Jett avvenuta nel gennaio dello scorso anno.

Via – Sky.it


“Mi fai schifo”: omosessuale stuprato, picchiato e rapinato a Rimini

Stupro, botte e insulti. Questo è il tris di nefandezze che il 25 agosto scorso, a Rimini, un giovane omosessuale ha dovuto subire da parte di un uomo già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali per violenza ai danni di una donna. Non contento della brutalità del suo gesto, l’aggressore ha anche derubato la vittima del cellulare e gli ha estorto del denaro, fuggendo poi indisturbato. Tutto ciò ha portato a ben 25 giorni di prognosi per il ragazzo e all’intervento immediato della forza pubblica, che ha arrestato il violentatore, il quale ha dichiarato di non essere gay e di aver agito così perché quel ragazzo gli faceva schifo. A scaldare gli animi gli questo ennesimo episodio estivo di omofobia ed efferata violenza ci si è messo pure il quotidiano La voce di Rimini, che ha bollato questa terribile vicenda come “una notte di sesso fra i due maschi ubriachi, entrambi single e da soli in vacanza” e aggiungendo “particolari scabrosi della violenza del tutto irrispettosi verso la vittima”, lasciando intuire che il ragazzo fosse consenziente sebbene le deposizioni smentiscano totalmente la ricostruzione fatta dal giornale della riviera romagnola.

Arcigay Rimini ha chiesto subito la smentita e le scuse pubbliche del quotidiano, facendo notare come la denuncia dello stupro ai danni di un uomo rappresenti un caso abbastanza raro, visto che questi episodi “solo fino a ieri non venivano denunciati alle forze di polizia per la vergogna della vittima”. ”Questa denuncia – prosegue il presidente dell’associazione Alessandro Tosarelli – è il segno di un cambiamento di prospettiva che porta finalmente gli omosessuali a rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare le violenze subite, qualunque sia la loro forma, e dovrebbe far riflettere il legislatore sull’urgenza di una legge di tutela dalla violenza per la minoranza gay, lesbica, bisessuale e transessuale omosessuale”. Nella nota sopra citata, firmata sia da Tosarelli sia dal presidente nazionale Paolo Patanè, i due si dicono esterrefatti della vicenda: “Siamo doppiamente shoccati dalla violenza bruta che si è scatenata contro un inerme omosessuale e da quell’orribile articolo che aggiunge violenza alla violenza”, aggiungendo che l’Arcigay ha messo a disposizione “un pool di legali che sta assistendo la giovane vittima perché sia fatta giustizia”.

Via – Giornalettismo


La nuova musica di Apple

5 settembre 2010 ALESSIO LAZZERI Nessun commento

L’intera famiglia iPod di Apple si aggiorna. Nuovi prodotti, nuove caratteristiche e molti nuovi colori per il più famoso e venduto mp3 della storia.

Il protagonista della nuova generazione è il nuovo iPod Touch. Il nuovo gioiello di Apple prende molte delle sue nuove caratteristiche dal fortunatissimo iPhone. Prima tra tutti il nuovo schermo Retina con una risoluzione mai vista su un qualsiasi lettore mp3. Possibilità di effettuare registrazioni HD e, per la prima volta su un lettore musicale, le videochiamate. Tutto attraverso la connessione Wi-Fi. Nuovo servizio anche per la parte ludica con Game Center: un nuovo spazio (presto disponibile anche per iPhone) con cui è possibile sfidare amici. Il nuovo prodotto monta il software iO4 di Apple con cui è possibile organizzare le icone in cartelle, disporre di GPS, MultiTouch e della lettura di Email. Attraverso iTunes e App Store è sempre possibile scaricare nuove canzoni e programmi.

Il secondo prodotto presentato è iPod nano. Per Apple rappresenta il prodotto destinato ad aumentare la presenza di iPod nel mondo. Una sola parola per descriverlo: nuovo! Un piccolo quadrato di 3,7 cm per 4,0 cm con spessore di circa 8 mm. Rivestito in alluminio in 7 diversi colori tra cui scegliere. Il nuovo mp3 integra anche Genius, Radio Fm, funzione Fitness e VoiceOver (basta toccare il display per ascoltare la descrizione della traccia audio in ascolto).

Nessuna grande novità per iPod Shuffe e iPod Classic. Il primo si presenta in nuovi colori e il secondo punta sulla grande capacità di memoria presente nei primi modelli di iPod.

Non solo gli iPod si aggiornano, ma anche il negozio musicale di Apple. Il famoso iTunes si aggiorna alla versione 10. L’intero programma è stato potenziato nelle funzioni di integrazione tra i vari prodotti di Apple. Oltre alla nuova icona, la più grande novità è la nascita di Ping. Apple porta sul suo negozio musica una specie di social network per poter condividere e scoprire le canzoni scaricate e recensite dai nostri amici. E’ anche possibile seguire le pagine personali dei cantanti per avere sempre accesso alle prossime novità. Il nuovo servizio si è presentato fin dall’inizio compatibile con l’accesso a Facebook, ma ultime notizie riportano lo stop del servizio per una “presunta” irregolarità di Apple nelle informazioni fruibili attraverso il servizio. Ping è già stato attivato da un milione di utenti a 24 ore dalla presentazione.

Apple con la nuova famiglia di iPod punta ancora una volta al successo di vendite e soprattutto ad incrementare la distanza con gli altri produttori. I nuovi prodotti sono già acquistabili su Apple Store Italia. I prezzi partono dai 55€ per iPod Shuffle e arrivano fino ai 409€ per il nuovissimo iPod touch. Interessanti i prezzi di iPod Nano (da 169€) con incisione gratuita e spedizione entro i 3 giorni lavorativi. Solo su Apple Store è possibile acquistare i prodotti anche in versione Product Red.


Boss e picciotti gay rischiano la vita ogni giorno

Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, intervistato da Klaus Davi nel suo programma Klauscondicio, in onda su You Tube, ha fatto delle interessanti rivelazioni sull’omosessualità nella malavita organizzata italiana. Se ancora oggi molti adolescenti ed adulti si vergognano di fare coming out, i boss e gli affiliati gay ai clan della criminalità organizzata vivono nella più assoluta omertà, perché per il solo sospetto di preferire gli uomini alle donne rischierebbero la vita, senza contare l’infamia e il disprezzo che cadrebbe sulla famiglia. Lo stesso Roberto Saviano, il celebre autore di Gomorra, ne ha parlato diffusamente sia nel suo primo libro sia in interviste e dibattiti: come è giusto e naturale che sia, anche tra i malavitosi esistono degli omosessuali ma essi devono soffocare i loro impulsi e mantenere il più assoluto riserbo per tenere cara la vita.

“Ai vertici delle `ndrine – spiega il magistrato Gratteri - ci sono anche dei boss che sono omosessuali o che hanno rapporti omosessuali frequenti. Ma lo sono in modo nascosto, perché altrimenti verrebbero uccisi, posati o messi in sonno, come dicono i massoni”. “La `ndrangheta - aggiunge – non ammette l’omosessualità, seppure di un big boss; si uccide per molto meno. Si uccide un picciotto perché non si è vendicato per una moglie che gli ha fatto le corna, figuriamoci se un boss fa sesso con uomini o travestiti. Comunque alcuni boss dei più alti vertici delle `ndrinde, praticano regolarmente rapporti omosessuali”.

Via – New Tuscia


La nuova Miss Universo diventa testimonial dei matrimoni gay

La messicana Jimena Navarrete, eletta Miss Universo il 23 agosto scorso a Las Vegas, ha speso parole a favore delle nozze tra persone dello stesso sesso e della comunità lgbt in generale. La 22enne neo regina di bellezza, con le sue dichiarazioni a favore dell’equità matrimoniale tra gay ed eterosessuali, si distanza decisamente da tutte le altre miss che l’hanno preceduta, tutte ostinatamente contrarie ai fiori d’arancio per le persone lgbt.

In un’intervista rilasciata a una radio messicana, Jimena ha affermato: “Non c’è nessuna differenza. Non credo sia giusto il fatto di discriminare una persona solo in base al suo orientamento sessuale. La verità è che io sono fermamente contraria alle discriminazioni, e quello che posso aggiungere è che ho molti amici gay e li adoro! Non certo motivo per mettere queste persone da una parte e non lasciarli liberi di godersi la vita che vogliono con il proprio partner.” Insomma, con queste parole la nuova Miss Universo si è auto candidata madrina e portavoce ‘popolare’ dei matrimoni gay in Messico, il suo Paese d’origine, una nazione fortemente cattolica e tradizionalista ma che nella sua capitale permette sia le nozze sia le adozioni da parte delle coppie dello stesso sesso.

Via – Advocate


Il Parlamento di Sidney ha approvato la legge sulle adozioni alle coppie gay

Il Parlamento dello stato australiano del Nuovo Galles del Sud ha approvato un disegno di legge che consente alle coppie dello stesso sesso di poter adottare dei bambini. Il voto, durato quattro giorni, è stato serratissimo e questo nuovo provvedimento a tutela dei genitori gay è passato per soli due voti di scarto. È stata comunque una vittoria a metà, visto che il testo passerà la prossima settimana alla Camera Alta di Sidney, dove si preannuncia una battaglia durissima, e su il ‘si’ a una serie di emendamenti di modifica alla bozza normativa originale. Tra queste, troviamo la clausola secondo cui i genitori biologici del bambino possono decidere di non far adottare il proprio figlio a una coppia gay, senza essere per questo denunciati di discriminazione sessuale.

Tutto ciò ha fatto ovviamente felice la Chiesa, che ha espresso il suo parere positivo affermando che in questo modo le persone e le associazioni potranno esprimere le proprie opinioni senza essere per questo citate a giudizio. L’anno scorso il Parlamento federale condusse un’indagine, durata sei mesi, proprio sulle adozioni da parte di partner dello stesso sesso: dai risultati è emerso che, cambiano la normativa attualmente vigente a livello centrale, che non prevede l’omogenitorialità, ciò porterebbe solo dei vantaggi per quanto riguarda la situazione dei bambini. Attualmente, la piena equità tra coppie omo ed etero sul piano dell’affidamento di minori esiste solo negli stati di Tasmania, Australia Occidentale e nel Territorio della Capitale Canberra. Proprio ieri c’eravamo occupati della situazione dei diritti gay nell’isola-continente all’altro capo del mondo, dove le innovazioni legislative dei paesi occidentali in merito ai diritti lgbt si scontrano con una società e una classe politica conservatrice e profondamente religiosa.

Via – Pink News


Trucidato un omosessuale a Termini Imerese

Ancora tutte da chiarire le dinamiche dell’uccisione di Salvatore Calì, l’omosessuale 30enne trovato in una pozza di sangue questa mattina nell’androne di un palazzo alla periferia di Termini Imerese (PA). La vittima presentava il torace squarciato da almeno tre proiettili e per le modalità del suo decesso, che sarebbe avvenuto intorno alle 7 di stamattina, si pensa a un’esecuzione, anche se tutte le ipotesi sono ancora al vaglio degli inquirenti. Tra queste non è esclusa quella passionale, così come era successo per una vicenda simile capitata nel capoluogo dell’isola tre mesi fa: qui c’era stata una lite tra due ex fidanzati e uno di essi aveva ucciso l’altro per gelosia.

La polizia e la Procura della città siciliana stanno conducendo un’indagine a tutto campo, scavando soprattutto nella vita privata del giovane incensurato, che lavorava come cameriere in un bar di Bagheria, sempre in provincia di Palermo, ma che abitava in un quartiere popolare di Termini Imerese, a poca distanza da dove è accaduto il fatto. Si stanno sentendo in queste ore la donna che ha rinvenuto il cadavere, famigliari e soprattutto amici e conoscenti di Calì, per ricostruire le sue frequentazioni e le sue amicizie.

Via – La Repubblica


La nuova frontiera dei matrimoni gay è in volo

Mentre Paesi come l’Italia non hanno ancora approntato una legislazione a favore delle coppie gay, la compagnia aerea nordeuropea SAS ha deciso di promuovere i suoi viaggi intercontinentali con la celebrazione di matrimoni tra persone dello stesso sesso all’interno dei propri airbus. Le prime nozze in volo sono previste per il prossimo 6 dicembre sulla tratta Stoccolma – New York della Scandinavian Airlines e, a questo proposito, è stata lanciata da ieri la campagna Love is in the Air attraverso il sito della compagnia: qui le coppie che intendono partecipare alla selezione possono creare il loro profilo corredato da video e foto, che sarà votato da altri internauti. Per aumentare le probabilità di vincita, ogni partecipante può condividere il profilo creato con tutti gli amici attraverso i vari social network come Facebook, Twitter e YouTube, con l’obiettivo di ottenere il maggiore numero di preferenze.

“Le compagnie aeree, e anche Sas, organizzano già da anni matrimoni a bordo dei propri aerei, ma noi saremo i primi al mondo ad organizzare un matrimonio omosessuale in volo – precisa in una nota Robin Kamark, Chief Commercial Officer di SAS – e dunque pensiamo che questa iniziativa sia la naturale celebrazione dell’amore”. Il volo non sarà l’unica nota ‘rosa’ della compagnia: per l’occasione, Sas fa sapere che allestirà e addobberà una parte della sua lounge all’Aeroporto di Stoccolma e una delle cabine di Business Class a bordo del volo SK903 del prossimo 6 dicembre come fosse una celebrazione in chiesa in piena regola e l’intero equipaggio sarà omosessuale. Un’iniziativa che sicuramente sta facendo parlare di sé e che aprirà una nuova era nella celebrazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, che stanno cercando di copiare sempre di più quelli eterosessuali in quanto a stranezze.

Via – Adnkronos


La Francia lancia un appello internazionale per salvare la vita a un giovane omosessuale iraniano

Il tirannico regime iraniano torna, purtroppo, protagonista delle cronache internazionali per la condanna a morte di un 18enne accusato di ‘presunta omosessualità’. Il giovane Ebrahim Hamidi è solo l’ultimo di un lungo elenco di gay – o presunti tali – che affronteranno la pena capitale per colpa del proprio orientamento sessuale. La Francia, dopo il caso di Sakineh, condannata a morte per lapidazione, ha preso a cuore anche questa vicenda umanitaria e lo stesso ministero degli Esteri ha comunicato, attraverso una nota, che: “Condanniamo questa decisione che rivolta le coscienze per le gravi violazioni dei diritti umani fondati sugli orientamenti sessuali in Iran”. Il Paese d’oltralpe ha invitato gli altri stati alla mobilitazione internazionale e il celebre quotidiano Le Monde ha lanciato un appello, sottoscritto da una ventina di scrittori e personalità del mondo della cultura francese: “Questa sola prospettiva ci fa inorridire, tanto è contraria al concetto stesso di umanità e ci lascia immaginare il terrore in cui vivono gli omosessuali iraniani”, recita l’articolo pubblicato sul noto giornale parigino.

Come purtroppo sappiamo, in Iran l’omosessualità è un reato gravissimo – come se fosse colpa dell’individuo essere gay – ed è punita con la morte. Il giovane avrebbe confessato il suo ‘peccato’ sotto tortura, dopo esser stato arrestato per una banale rissa, e durante il processo che l’ha condannato non ha avuto diritto a un avvocato o a una qualsivoglia rappresentanza legale. Nel luglio scorso la presunta ‘vittima’ di Ebrahim avrebbe confessato di aver detto il falso, sotto la pressione dei genitori, e quindi il giudice è stato ‘costretto’ a spiccare il verdetto senza prove formali, visto che l’accusa è venuta meno. Nonostante tutto questo, la pena non è stata modificata e il 18enne iraniano sarà sicuramente ucciso per impiccagione: “Se non ci mobilitiamo, Ebrahim Hamidi morirà, se non gridiamo forte che questa condanna è insopportabile e che deve essere annullata”, conclude l’appello di Le Monde. Un ennesimo richiamo del mondo occidentale, che molto probabilmente cadrà nel vuoto, per risvegliare le coscienze di chi non ci sta a subire passivamente l’omofobia e la tirannia dei governatori iraniani, che sempre più spesso fanno tremare il mondo con i loro proclami contro la democrazia e con le loro azioni che soffocano i principi basilari di dignità della vita umana.

Via – Osservatorio sulla legalità


La Tasmania riconoscerà i matrimoni gay

Il parlamento tasmaniano ha approvato una legge che permetterà di riconoscere sul proprio territorio matrimoni e unioni civili tra persone dello stesso sesso contratte in altri stati e territori dell’Australia. The Relationships Act, questo è il nome della normativa approvata quasi all’unanimità dalla Camera Bassa di Hobart, è solo un piccolo ma significativo passo in avanti per tutte quei gay e lesbiche tasmaniani che hanno registrato un patto d’amore fuori dai confini dell’isola e vogliono vederlo riconosciuto giuridicamente anche nel proprio Stato: lo status di contraente o di persona sposata sarà quindi immediatamente riconosciuto anche in Tasmania, senza la necessità di registrare di nuovo l’unione. Un emendamento che proponeva il divieto di riconoscimento dei matrimoni contratti fuori dai confini dello Stato e apriva le porte solo alle unioni civili, proposto da un deputato liberale, è stato invece bocciato. La piccola isola della sterminata federazione australiana ha già una legge che legalizza le coppie di fatto sia omo che etero, denonimata Deeds of Relationship, e i partner omosessuali hanno la possibilità di ottenere il riconoscimento giuridico come genitori, anche se non biologici, dei minori adottati.

I patti matrimoniali e non contratti al di fuori dalla nazione australiana sono già riconosciuti da molte agenzie nazionali, come il Dipartimento per l’Immigrazione e e il Bureau Statistico, anche se ad oggi il dibattito sull’approvazione di un provvedimento federale a sostegno dei matrimoni gay è quanto mai acceso. Molti territori riconoscono già le unioni civili, ma non ancora le nozze tra persone dello stesso. Il “continente nuovissimo”, a dispetto del suo appellativo, è un Paese molto religioso e tradizionalista, anche se gli ultimi sondaggi mostrano come la maggior parte dei suoi abitanti sia a favore dell’equità tra coppie eterosessuali e omosessuali sul piano matrimoniale. Proprio su questo campo i candidati alle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento, la primo ministro Julia Gillard e il leader di centro-destra Tony Abbott, si sono trovati inaspettatamente d’accordo, ribadendo che l’Australia è un Paese dalle solide radici cristiane e che il matrimonio tradizionale ricopre un ruolo importante nella società nazionale e che, quindi, né l’una né l’altro proporranno un disegno di legge a sostegno dei diritti delle coppie gay.

Via – Pink News


Fidel Castro fa mea culpa sulla persecuzione dei gay a Cuba

“Se qualcuno è responsabile, sono io. Non darò la colpa a nessuno”. Incredibile mea culpa quello che il Leader Maximo ha fatto ieri al giornale messicano La Jornada: l’84enne ex presidente dell’isola caraibica chiede scusa per aver perseguitato gli omosessuali negli anni ’60 e ’70, dopo il trionfo della rivoluzione cubana nel 1959, deludendo così molti progressisti che nel mondo appoggiavano il nuovo governo del paese latinoamericano. Dopo aver spiegato che “personalmente non ho pregiudizi”, Castro ha aggiunto che: ”In quei momenti non mi potevo occupare di questo caso. Ero immerso nella crisi di ottobre”, riferendosi alla ‘crisi dei missili’ tra gli Usa, l’Urss e Cuba nel 1962, ”nella guerra e nelle questioni politiche”. Secondo una delle figure chiave del secolo scorso, la persecuzione nei confronti dei gay, i quali sono stati mandati in campi di lavoro agricolo-militari: ”è avvenuta come reazione spontanea nelle file rivoluzionarie, che seguivano le tradizioni” del Paese, dove negri e gay erano discriminati e che comunque è stata “una gran ingiustizia”. Castro ha ammesso che “giustamente” l’immagine della Rivoluzione all’estero, soprattutto tra intellettuali progressisti europei, si è sporcata per sempre a causa della persecuzione degli omosessuali.

Forse oggi la situazione dei gay cubani può cambiare realmente grazie all’impegno della nipote del leader, la psicologa 47enne Mariela Castro, figlia del presidente Raul, che capeggia la battaglia contro la discriminazione degli omosessuali e ha ammesso che, dopo il trionfo della Rivoluzione, c’è stata un’ “umiliazione” dei gay, anche se “non ci sono state né torture né crimini”. L’omosessualità è stata depenalizzata a Cuba nel 1997, quando è stata eliminata dal Codice penale che la perseguiva come scandalo pubblico, ma le prove di forza da parte delle forze dell’ordine continuano a fomentare l’omofobia nell’isola. Il vero problema della comunità arcobaleno a Cuba risiede, secondo molte persone, nell’atteggiamento di alcuni militanti del partito che considerano l’omosessualità come espressione di “uno stato borghese contrario alla morale socialista”, e per questo è stato richiesto che lo statuto del Partito comunista cubano (Pcc) proibisca la discriminazione degli omosessuali. La stessa Mariela ha detto l’omosessualità non è piu un tabù anche se all’interno del governo di Raul “ci sono ancora molti pregiudizi”. La paladina per i diritti gay cubani era riuscita, nel giugno 2008, a far ammettere gli interventi chirurgici per il cambio di sesso dei transessuali mentre è in attesa da anni che il parlamento discuta una sua proposta di modifica del Codice di famiglia, che prevede le unioni tra persone dello stesso sesso.

Via – L’Occidentale


La Russia denunciata alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per la sua politica omofoba

Gli organizzatori del Gay Pride di Mosca hanno intentato causa alla Corte Europea dei diritti dell’uomo contro la Russia. Nella denuncia intentata il 23 agosto scorso, si legge come il governo locale abbia violato ripetutamente il diritto alla libertà di assemblea dei manifestanti, così come garantito dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, a cui lo stato più esteso del mondo ha aderito fin dal 1996.

Un anno fa, agli attivisti arcobaleno fu negato il permesso di attuare picchetti di protesta contro Oleg Mitvol, il prefetto della zona nord di Mosca che attuò una campagna diffamatoria per far cessare l’attività del bar gay più vecchio della città, il Body and Soul. Oggi il locale ha purtroppo chiuso i battenti, con il beneplacito dei tribunali russi, e lo stesso Mitvol ha dichiarato a suo tempo: “Questi luoghi, che portano al degrado morale dei cittadini e sono solo fonte di problemi, devono essere chiusi”. Nikolai Alekseev, il principale attivista gay dell’ex impero sovietico, è fiducioso dell’esito positivo di questa denuncia e di altre 18 cause ancora pendenti, sempre basate su casi di discriminazione sessuale ai danni di omosessuali, intentate al massimo organo giudiziario del continente da parte delle associazioni lgbt russe: “Non appena la corte di Strasburgo deciderà sui divieti alle parate dei Gay Pride moscoviti nel 2006, 2007 e 2008, avremo finalmente delle nuovi basi solide da cui partire per migliorare e incrementare il diritto di tutti i cittadini russi alla libertà di associazione.”

Via – Pink Paper


Celebrato il primo matrimonio gay in Nepal

Il Nepal non ha ancora approvato una legge che regolamenti le unioni tra persone dello stesso sesso, ma pochi giorni fa è stata celebrato il primo matrimonio omosessuale a Kathmandu, regolarmente riconosciuto dallo Stato asiatico. Il rito è avvenuto, però, tra due stranieri che hanno deciso di coronare il loro sogno d’amore sulle vette più alte del mondo: si tratta di un emigrato inglese di origini indiane, Sanjay Shah, e di un indiano, il quale ha voluto rimanere anonimo, che dopo il ‘si’ stanno passando la loro luna di miele nella vicina India e ritorneranno poi nella natia Gran Bretagna. Anche se non esiste ancora una normativa a sostegno delle nozze gay, le cerimonie tra non nepalesi sono generalmente viste di buon occhio sia dalla popolazione sia dal governo. Il matrimonio è stato organizzato dal gruppo lgbt locale The Blue Diamond e ha anticipato di qualche giorno il primo Gay Pride ai piedi dell’Everest, che ha visto un’affluenza record di oltre 2mila persone.

Il Nepal sta facendo enormi passi avanti, in confronto ai suoi vicini asiatici, sia per quanto riguarda una legge che regolamenti il matrimonio gay sia per quanto riguarda i diritti delle persone omosessuali, che entreranno a breve nella nuova Costituzione. Dopo anni di guerre e divisioni interne, Kathmandu sta puntando soprattutto sui turismo arcobaleno, che nel piccolo stato asiatico potrebbe sposarsi o passare la luna di miele. A questo proposito, è stata creata ad hoc la Pink Mountain, la nuova compagnia turistica del famoso attivista nepalese Sunil Pant, che punta soprattutto sull’accoglienza e la tolleranza che le persone gay non riceverebbero in nessun altro Paese del continente e sulle bellezze naturali mozzafiato del Nepal.

Via – Telegraph UK


Diego Abatantuono interpreterà un avvocato omosessuale nella sit com “All Stars”

Mediaset torna a cavalcare il successo dei personaggi gay in televisione – dopo aver riempito le fiction di Canale 5 come Caterina e le sue figlie o Il bello delle donne di macchiette e protagonisti friendly – con il ruolo che interpreterà il poliedrico Diego Abatantuono nella nuova sit com All Stars, che andrà in onda su Italia 1 il martedì in prima serata. Uno degli attori più apprezzati nel nostro Paese sarà infatti un avvocato omosessuale che farà coming out molto tardi e tutta la serie, basata su un format olandese e ‘italianizzato’ per l’occasione, verterà sul mondo dei sentimenti al maschile di un gruppetto di amici che formano una squadra di calcio. Un’incursione negli spogliatoi, nel tanto celebrato dopo partita che attira sempre la curiosità e la morbosità del grande pubblico. Tra le tante “stars” del cast, ci sono anche Fabio De Luigi e Ambra Angiolini, due nomi molto apprezzati dalla comunità gay italiana.

Forse non tutti se lo ricorderanno, ma Abatantuono già una volta portò l’amore gay sul grande schermo nel film I figli di Annibale del 1998, del regista Davide Ferrario. In quella occasione, rilasciò un’intervista al Corriere della Sera per rivendicare i suoi baci gay: “Sono, come tutti, – dichiarò – un candidato alla bisessualità che appartiene a molti italiani. Del resto, nella storia ho moglie e figlia. Tutti gli amori sono uguali, sono gli altri che li rendono ‘diversi’”. All Stars vede un gruppo di uomini di mezza età, molto diversi tra loro, ritrovarsi come quando erano ragazzini sul campo da gioco. Il pallone diventa, così, una metafora per evadere dalla routine e, al tempo stesso, confrontare le proprie esperienze di vita ormai vissuta e parlare anche, perchè no, dell’omosessualità nel calcio, un argomento ancora taboo in Italia e che forse il divo di Eccezzziunale… veramente può sdoganare definitivamente nelle case di tutto lo Stivale.

Via – TvBlog.it


Dopo le vicende di Spresiano e Padova, continua incessante la deriva omofoba del Veneto

In quest’estate funestata da molti casi di omofobia a livello nazionale abbiamo assistito, purtroppo, alla crescita costante degli episodi di violenza e di intolleranza verso la comunità lgbt in Veneto, sostenuti e rinforzati dalle parole degli amministratori locali che invece di intervenire per porre fine a questa piaga sociale hanno dichiarato una vera e propria crociata contro chi reputano ‘diverso’.

Ci eravamo occupati il mese scorso del sindaco di Spresiano (TV), il quale aveva detto basta alle coppiette e prostitute che si appartavano sul greto del Piave e aveva definito gli omosessuali come persone “malate”, per poi ritrattare tutto. Dalle intenzioni è passato però ai fatti, facendo scavare a spese del Comune un fossato per non permettere alle coppie, ai voyeur e agli scambisti di stazionare e inzozzare la zona del sacro Piave, il fiume simbolo della I Guerra Mondiale. Il primo cittadino Riccardo Missiato ha definito così la sua opera: “Filo spinato e palizzata costavano troppo e così ecco l’intervento ecologico con una ruspa a scavare una scolina per impedire l’accesso alle macchine”. A fine luglio lo stesso Missiato aveva istituito un servizio notturno di guardia volto a contrastare il fenomeno del sesso mordi e fuggi, omo ed etero, sulle sponde del Piave e al vaglio dell’amministrazione locale c’è pure un’ordinanza per multare con 500€ di ammenda i nudisti che frequentano questa zona. La sua, come è stato fatto più volte notare, è però una battaglia contro i gay e le prostitute, in un tentativo eclatante volto a normalizzare – se non moralizzare – la provincia del Nord Est, terra prolifica per la Lega che aizza al bigottismo e all’ipocrisia. Così definisce l’intera vicenda l’attivista gay Franco Grillini: “Ancora una volta questo sindaco mette insieme l’omosessualità e l’esibizionismo, comese i due concetti fossero indissolubilmente legati. Il che è tristissimo, se pensiamo che della sua giunta fanno parte anche persone di centrosinistra. Comunque sia questo caso trevigiano è uno specchio di quest’Italia, dove gli amministratori incapaci di risolvere i problemi si affidano ai muri e ai fossati, decretando così la palese sconfitta della convivenza civile”.

Molte parole sono state spese sul tema della casa e, indirettamente, della tutela delle coppie gay venete. Prima c’è stato il caso di Padova, dove i partner omosessuali conviventi non potranno partecipare al nuovo bando per accedere all’ultima trance di appartamenti di proprietà pubblica ad affitto agevolato: incredibile in una città considerata gay friendly come Padova, uno dei primi comuni italiani ad aprire il registro delle unioni civili anche agli omosessuali. Ma, come purtroppo sappiamo, anche la città del Santo ha perso ormai questo titolo e l’omofobia regna sovrana. Pochi giorni fa, l’assessore regionale all’edilizia popolare Massimo Giorgetti si è dichiarato contrario alla possibilità di dare alloggi popolari ai partner dello stesso sesso perchè “non ci sono case per tutti” e”l’Italia è fondata sulla famiglia tradizionale”. Il motivo, insomma, è sempre il solito, dolente e ripetuto ormai da tempo: i gay non possono procreare – mito sfatato, visto i progressi delle nuove tecnologie – e quindi non possono formare un’unione che si rispetti, con prole a carico, e non si trovano certo nella situazione disperata di una madre che deve crescere da sola i propri figli.

Dulcis in fundo, il pestaggio e la violenza ai danni di una coppia gay avvenuto a Padova la settimana scorsa. Non si tratta di una vicenda d’odio sessuale isolata, due mesi fa la città del Santo fu scossa da un episodio simile e pochi giorni fa se ne vista una replica fin troppo fedele. Questa volta, a farne le spese, sono stati due giovani che si erano appartati in macchina nella zona dell’inceneritore padovano: uno di essi, Enrico Bertelli, titolare di un noto locale in centro, ha denunciato il tutto postando sulla pagina Facebook dell’assessore comunale all’Ambiente e attivista lgbt Alessandro Zan il racconto dell’aggressione notturna. A picchiare la coppia, al grido di “froci di merda”, sono stati tre uomini con accento napoletano; Bertelli ha avuto una prognosi di 3 giorni mentre al suo partner Daniele Calzavara sono stati dati 10 giorni. Zan, presidente regionale di Arcigay e padre putativo per il registro padovano delle coppie di fatto, ha dichiarato: “In Italia possiamo ormai parlare di emergenza omofobia: serve che sia al più presto approvata l’estensione delle legge Mancino attraverso l’introduzione di reati specifici d’odio motivati da omofobia. Sono vicino ai due ragazzi, Daniele ed Enrico, che ho già incontrato e li sosterrò in tutti i modi, dato che queste esperienze possono segnare molto negativamente la vita delle persone”.

Via – Corriere Veneto


La toscana Marica D’Amico è Miss Italia Trans 2010

L’ambito titolo di Miss Italia Trans 2010 è andato alla 32enne Marica D’Amico, incoronata sabato scorso al Priscilla Caffè sulla Marina del Torre del Lago durante la serata finale del concorso omonimo. Gaymagazine aveva già avuto il piacere di intervistare la vincitrice in veste di personaggio notturno nella rubrica Gaynight Personaggi: Marica, fiorentina d’origine ma residente a Pisa, è infatti vocalist dello Stupida!, la discoteca di Christian Panicucci che si trova a pochi passi dal locale che ha visto trionfare la neo reginetta di bellezza. La nuova Miss Italia Trans, che anima da oltre otto anni le notti di questo ‘chilometro gay’ ed è conosciuta dal popolo festaiolo di Torre del Lago come il nome d’arte di Markesa, racconta di essere stata fidanzata con un carabiniere che ha lasciato da tempo: “Il rapporto con la divisa cominciava ad essere troppo impegnativo, così ho deciso di mollare tutto e dedicarmi a tempo pieno alla mia passione, il canto e lo spettacolo in generale. Avevo partecipato altre volte al concorso, ma non aveva avuto fortuna. Quest’anno è andata bene e ringrazio la giuria che ha voluto premiarmi tra tante altre belle ragazze, tutte all’altezza del concorso”.

Marika ha sbaragliato le altre 34 concorrenti che si sono presentate al concorso per scegliere la trans italiana più bella dell’anno, un appuntamento fisso da 18 anni a Torre del Lago organizzato dalla padrona di casa Regina Satariano con la partecipazione artistica di Vladimir Luxuria. La neo Miss succede alla 22enne Gisella, l’italo-brasiliana di Treviso. A proposito di America Latina, quest’anno è stata assegnata, per la prima volta in assoluto, anche la fascia per Miss Italia Trans Sudamerica, terra da dove provengono molte transessuali: il titolo è andato alla 25enne Paola Candanga, brasiliana ed estetista a Massa. Sul palco, oltre alle organizzatrici, erano presenti anche il comico Paolo Ruffini e il trans del Grande Fratello Gabriele Belli.

Via – Leggo.it


Trani, baci gay e triangoli rosa contro l’ingerenza della Chiesa

Il flash mob è stato organizzato sabato pomeriggio davanti alla cattedrale di Trani, luogo prescelto inizialmente per l’esibizione del cantante inglese Elton John. I partecipanti a questa curiosa forma di protesta si sono scambiati tanti baci in pubblico e hanno indossato il triangolo rosa, simbolo della persecuzione degli omosessuali che, oggi come in passato, sono oggetto di atti di intolleranza e di odio. Il tutto è nato dalle polemiche scaturite da una parte del ramo più conservatore della Chiesa romana: le alte gerarchie cattoliche, e in particolare il Vescovo Emerito di Grosseto Monsignore Giacomo Babini, non avevano infatti gradito la proposta di far esibire Elton John, il pluripremiato cantautore gay, davanti a un luogo sacro come una chiesa. Ne è nato un vivace dibattito che ha animato l’estate della cittadina pugliese, arrivando a una specie di ‘accordo tra le parti’ siglato la settimana scorsa: il baronetto inglese si esibirà in coppia con Ray Cooper il 22 settembre prossimo nel piazzale del Monastero di Colonna.

Dopo vari tentativi andati a vuoto e dichiarazioni al vetriolo, queste sembrano la location e la data definitive, tant’è che la prevendita dei biglietti per l’evento è già iniziata e l’amministrazione comunale ha assicurato che non ci saranno altri intoppi. A meno che il vescovo locale, che finora non si è pronunciato su questo caso, non dia fiato alle trombe del cattolicesimo più becero come hanno fatto molti suoi ‘colleghi’ sul sito Pontifex.it alcune settimane fa, invitando la cittadinanza a boicottare il concerto dell’artista sposato con un uomo.

Via – Trani Web


Archiviato con successo il primo Gay Pride, il Nepal guarda al matrimonio gay

Si è concluso il 25 agosto scorso il primo Gay Pride in Nepal, la manifestazione arcobaleno che ha visto sfilare nelle strade della capitale Kathmandu circa duemila persone provenienti anche dalla vicina India, dal Giappone e dai vari Paesi europei. In testa al corteo c’era il deputato dichiaratamente gay e attivista lgbt Sunil Babu Pant, che ha dichiarato più volte la propria felicità per il successo del Pride. È stata infatti una vera e propria festa che si è svolta in contemporanea a una delle ricorrenze più antiche dello stato himalaiano, condivisa sia dagli indù sia dai buddisti. Martedì 22 infatti, il giorno dopo la luna piena di Agosto, in Nepal si celebra il festival di Gai Jatra, dedicato al ricordo dei defunti, dove non ci sono esibizioni di dolore ma colorate sfilate nelle vie delle città, in cui molti giovani sono soliti vestirsi con abiti femminili. In passato, quando la libertà di esprimersi era molto ridotta, il Gai Jatra diventava così l’unica occasione annuale, sotto mentite spoglie, per dare sfogo alla satira politica e alle proteste della popolazione.

Lo Stato stretto tra India e Cina sta facendo enormi passi in avanti per quanto riguarda i diritti delle persone omosessuali negli ultimi anni. Nel novembre del 2008 una sentenza della Corte Suprema locale ha sancito il diritto per le coppie dello stesso sesso di contrarre matrimonio e la nuova Costituzione prevederà questa possibilità, anche se cause politiche stanno rendendo difficile l’approvazione di questa normativa, che porterebbe la piccola nazione asiatica nel novero dei Paesi che permettono le nozze gay. Contemporaneamente a questa decisione, verrebbe riconosciuto anche il diritto alla registrazione come ‘terzo sesso’, nei documenti ufficiali, delle persone transessuali e intersessuali. Questa ventata di novità ha portato un incremento record di turisti omosessuali in Nepal, che sta puntando molte energie per attrarre sempre di più la comunità arcobaleno. Piccolo stato, grandi iniziative che dovrebbero far riflettere le moderne democrazie occidentali come la nostra, che spesso non concedono diritti alle persone e alle coppie lgbt.

Via – Blitz Quotidiano


Svolta nella comunità Valdese: il Sinodo decreta la benedizione delle coppie gay

Il Sinodo delle Chiese Valdesi e Metodiste, appena conclusosi a Torre Pellice (TO), ha decretato tre importantissimi si. Questa confessione protestante ha deciso di aprire la porta alla ricerca sulle cellule staminali embrionali e al testamento biologico – a questo proposito nei suoi templi sarà istituito un registro dove chiunque, di qualsiasi orientamento religioso, potrà depositare le sue ultime volontà – ma soprattutto alla benedizione delle coppie omosessuali. Quest’ultimo provvedimento sembrava già dato per scontato all’inizio della Tavola Valdese – l’organo decisionale di questa comunità cristiana diffusa in tutto lo Stivale – ma durante il Sinodo aveva incontrato molte difficoltà da superare e fino all’ultimo era in bilico. La delibera finale, votata con 105 voti favorevoli, 9 contrari e 29 astenuti, è stata presa solo nella tarda serata di ieri dopo un lungo dibattito, dove si è deciso che la benedizione dell’unione gay potrà avvenire solo se “la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni”. Una clausola che rivela l’impossibilità emersa nel corso delle discussioni di un parere favorevole incondizionato, reputato ancora prematuro. L’accento, spiega una nota diffusa oggi, è posto infatti sul percorso di maturazione delle stesse coppie e sul consenso delle singole comunità locali: il Sinodo, dunque, riconosce le differenze nel percorso di integrazione e riconoscimento delle persone omosessuali nelle varie realtà territoriali, e invita al rispetto delle diverse sensibilità dei membri di chiesa.

A margine dell’evento che riunisce ogni anno questa comunità protestante nelle valli di Pinerolo, il presidente del Sinodo, Marco Bouchard, ha commentato a caldo: ”Un passo in avanti chiaro e netto, certo, ma da collocare in un percorso che andrà ancora meglio definito”, e chiede di: “Affrontare ed approfondire la riflessione sulla realtà omosessuale ed omoaffettiva all’interno delle chiese stesse e della società”. “Così come esse ci sono testimoniate negli Evangeli – continua il pastore – non possono che chiamarci all’accoglienza di ogni esperienza e di ogni scelta improntate all’amore quale dono di Dio, liberamente e consapevolmente vissuto e scelto”. Da qui, la decisione presa dai membri della Tavola Valdese: “Ove sorelle e fratelli membri della nostra Chiesa o appartenenti ad una Chiesa evangelica richiedano la benedizione di una unione omosessuale, si proceda nel cammino di condivisione e testimonianza e, laddove la chiesa locale abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni, essa si senta libera di prendere le decisioni conseguenti, rimanendo in costruttivo contatto con gli appositi organismi”. Un percorso di integrazione e conoscenza della realtà omosessuale che questa confessione protestante sta compiendo ormai da molti anni e che l’ha portata a sostenere battaglie a fianco degli omosessuali, come hanno dimostrato pochi giorni fa i partecipanti al Sinodo che hanno sfilato indossato il triangolo rosa, simbolo della persecuzione dei gay durante il Nazismo, e che hanno rivolto alle istituzioni politiche italiane un appello accorato per sollecitare ”attenzione verso la situazione di discriminazione delle persone lgbt e in particolare la regolamentazione dei diritti delle coppie di fatto”.

Via – Toscana Oggi


Il leader repubblicano e consigliere di Bush Ken Mehlman fa coming out

Sembra una moda quella degli esponenti del Partito Repubblicano americano di fare coming out pubblico, dopo aver difeso strenuamente per anni la famiglia tradizionale e aver attaccato gli omosessuali. Ieri è toccato al semi sconosciuto Ken Mehlman, celeberrimo in patria per essere stato il responsabile della campagna elettorale per George Bush Jr. nel 2004 e per aver ricoperto il ruolo di presidente del Comitato Nazionale Repubblicano. Una decisione a cui Mehlman è arrivato poco tempo fa, come confessa in un’intervista che ha fatto il giro del mondo. Prendendo coscienza della situazione dei diritti gay negli Stati Uniti, l’ex esponente repubblicano ha dichiarato di voler diventare un avvocato a disposizione della comunità lgbt e di battersi a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso: ”Mi ci sono voluti 43 anni per arrivare a sentirmi a mio agio con questa parte della mia vita – ha spiegato – ognuno ha il proprio percorso, il proprio cammino. Nel mio caso ho voluto dirlo solo ora alla mia famiglia, ai miei amici colleghi ed ex colleghi i quali sono stati molto solidali con me. Tutto questo mi ha reso una persona più felice e migliore. È una cosa che avrei dovuto fare diversi anni fa”. Mehlman parla a tutto campo, affermando anche che: “Il presidente Bush non era omofobo. Rimaneva colpito dal fatto che gli elettori gay facessero fronte comune insieme ai repubblicano contro i sostenitori della jihad islamica, la più grande forza anti-gay presente al mondo in questo momento”.

Uno dei soldati più fedeli e potenti di Bush si era battuto, come molti conservatori americani, contro l’approvazione delle nozze omosessuali in California, dove la situazione dei matrimoni gay è ancora in bilico fino a dicembre. In privato però da sempre aveva espresso sostegno alle unioni civili, provando anche a convincere gli alti funzionari repubblicani a non portare avanti la guerra contro le nozze tra persone dello stesso sesso, e lo stesso Mehlman ha dichiarato che il ruolo che ricopriva in passato gli impediva di andare contro le decisioni prese dalla sua coalizione. Oggi l’attività anti-gay del partito conservatore americano è quanto mai prolifica e l’ex presidente del Comitato Nazionale Repubblicano sostiene di voler diventare il portavoce dell’American Foundation for Equal Right, l’associazione che nello Stato del governatore Schwarzenegger si batte per permettere agli omosessuali di sposarsi. Molti attivisti del movimento gay non si fidano della ‘redenzione’ di Mehlman e uno di essi, Mike Rogers, ha affermato che: “Lui rimane orrendamente omofobico anche dopo la rivelazione odierna e dovrebbe essere ritenuto responsabile per il suo passato”. Un trascorso politico veramente pesante da digerire, visto che l’omosessualità dell’esponente conservatore era nota da almeno un decennio ma veniva continuamente taciuta pubblicamente e lui si è comunque sempre battuto a discapito dei diritti lgbt.

Via – Blitz Quotidiano


Il partito di Fini è sempre più gay friendly

Nel caos politico di questa estate 2010, contraddistinto da scissioni, alleanze a metà e annunci di elezioni anticipate e subito rinviate, l’unica cosa chiara è che sempre più esponenti di Futuro e Libertà, il nuovo partito fondato dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, rilasciano dichiarazioni che fanno ben sperare sul futuro dei diritti gay in Italia. L’ultima, in ordine di tempo, è la giovane Chiara Moroni che con le sue parole ha evidenziato l’abisso che distanza i fuoriusciti di FLI da quelli del PDL sul campo dei temi etici-sociali. Molti esponenti finiani invocano una legge, condivisa da tutto il Parlamento, che regolamenti questo tipo di unioni, prendendo come esempio la vicina Francia dove esistono i PACS sia per le coppie eterosessuali sia per quelle omosessuali.

Dopo le dichiarazioni dei colleghi Benedetto Della Vedova e Luca Barbareschi, l’onorevole Moroni ha ribadito ai microfoni di Klaus Davi, durante il programma KlausCondicio in onda su You Tube, la linea del partito di Fini riguardo le unioni omosessuali: “Credo che, se due gay o due lesbiche si amano, debbano poter convolare a nozze, nel caso in cui lo vogliano, esattamente come un uomo e una donna. Ci vuole un matrimonio inteso come contratto civile. I DiDoRe proposti da Brunetta e Rotondi li ho giudicati troppo blandi e sono contenta che siano naufragati. Impedire a priori le unioni gay e’ una forma di discriminazione inaccettabile“. E, alla domanda di Klaus Davi “Lei ritiene che l’amore gay sia uguale all’amore etero?“, l’esponente di Futuro e Libertà ha risposto: “Assolutamente si’. Parlare di inferiorità’ etica degli omosessuali e’ aberrante. Chi semina odio contro l’amore gay non e’ un democratico e costruisce cittadini di serie B“.

Via – Giornalettismo


Vicesindaco celebra finte nozze gay, scatta la scure della Chiesa

Il vicesindaco di Monastero Vasco, una cittadina immersa nella placidità delle colline cuneesi, è al centro delle polemiche per alcune foto postate su Facebook alla fine di luglio, in cui appare vestito con abiti talari intento a celebrare le nozze tra due uomini, di cui uno vestito di bianco come una sposa. La sceneggiata in questione, studiata nei minimi particolari, era stata organizzata da un gruppo di amici che hanno voluto ricreare un finto matrimonio gay: tutto non vero ovviamente, visto che in Italia le coppie dello stesso sesso non possono sposarsi e l’officiante, vestito per l’occasione da monsignore con l’intramontabile zuccotto rosso in testa e la fascia viola intorno alla vita, era la seconda carica politica più importante del paese alle porte di Mondovì. A far da corona alla festa goliardica, con tanto di pranzo nuziale e di partenza per il viaggio di nozze sulla Smart infiocchettata dello sposo, amici e tante comparse che hanno voluto farsi quattro risate. Tra l’altro, il gruppetto aveva già imbastito una scenetta simile lo scorso Natale, inscenando una parodia della sacra Natività.

Questa volta però la presenza del vicesindaco Giorgio Musso ha sollevato un polverone, tirato su dagli esponenti ecclesiastici locali che non hanno gradito la gogliardata del gruppetto di amici e le immagini della finta celebrazione hanno fatto il giro dello Stivale. Il Vescovo di Mondovì, monsignor Luciano Pacomio, ha scritto una lettera ufficiale inviata a don Giuseppe Catalano, il parroco del paese dove si è svolta la sceneggiata, il quale ha provveduto prontamente ad affiggere la comunicazione dell’alto prelato sulla porta della Chiesa, così da far sapere a tutti cosa aveva fatto l’esponente politico locale. Scrive il Vescovo: “Spero non ci sia stato un atto di vilipendio ma sia stata una di quelle forme paesane, per nulla raccomandabili e di nessun esempio per i figli. Anche indossare abiti sacerdotali non è di buon gusto! Ci sono mille altre forme per suscitare ilarità, di ben altro livello e di ben altra saggezza! Non mi ergo a giudice di nessuno, ma è necessario che, specie per quanto riguarda le cose di Dio, dica una parola buona, chiara e ferma, che non sia interpretata come una tolleranza per ciò che cristiano e saggio non è”. Musso, dal canto suo, ha dichiarato sereno: “Chiariamo subito una cosa: io mi professo cattolico. Non credo che il fatto di andare a messa tutte le domeniche sia ciò che conta, e io so di essere credente. Quindi non mi vergogno di nulla per ciò che è accaduto: si è trattato di uno scherzo, una gogliardata a cui i ragazzi mi hanno chiesto di partecipare, e l’ho fatto con buonumore: punto. Non replico alle parole del vescovo, perché so di non aver fatto niente di male”. Quello che non è andato giù né al vescovo né al parroco è stato però il vestito sacerdotale, indossato con fare ‘blasfemo’: “Era un vestito di quelli che si usano a Carnevale – replica il vice primo cittadino –, e non abbiamo utilizzato crocifissi né simboli religiosi di alcun tipo”. L’unica cosa certa è che questa vicenda, che poteva e doveva rimanere relegata nella cerchia di amici, sarà discussa anche in consiglio comunale dove potrebbero essere chieste le dimissioni di Musso.

Via – Unione Monregalese


È nata Rachel Maria, la bambina con tre padri e due madri

Chissà quanti strenui difensori della famiglia tradizionale sono sobbalzati sulla sedia e a quanti partecipanti al Family Day è venuto un colpo al cuore leggendo la notizia della nascita di Rachel Maria, la bimba con ben cinque genitori. La storia del suo concepimento, avvenuto il 14 agosto a Boston, è quanto mai intricata e il settimanale Oggi prova a spiegarcela: lei è ufficialmente la figlia dell’italiano Sandro Sechi, emigrato negli USA e assistente di Oriana Fallaci fino al 2006, e di suo marito,l’americano Erik Mercer, sposato nel Massachusetts. Un’amica d’infanzia di Erik, Rachel Segall, sposata e madre di tre figli, si è offerta come madre surrogata, d’accordo col marito Tony. Ha messo a disposizione solo il proprio utero, e per quanto riguarda gli ovuli sono stati impiantati quelli di un’altra donna, che è rimasta e rimarrà nell’ombra.

Lo stesso Sechi ha dichiarato: “Della madre biologica abbiamo solo visto la foto da bambina e adesso. Per contratto è anonima, percepisce un compenso, non saprà il risultato della fecondazione assistita, non potremo incontrarla”. “Erik ha fecondato tre ovuli, io due – aggiunge – ne sono stati impiantati tre, non sappiamo di chi”. Quando Rachel Maria sarà abbastanza grande da capire, i genitori diranno: “Che ci sono tanti tipi di famiglie, e che anche la nostra si impegna a fare felici i propri figli e a insegnar loro i valori del vivere civile” conclude Sechi. A conti fatti, la bambina potrà fare affidamento su un vero e proprio gruppo di sostegno che la seguirà per tutta la sua crescita, attirando su di sé i dubbi e le critiche della società conservatrice americana e italiana, come sta già accadendo.

Via – Blitz Quotidiano                 Foto – Oggi


La California cancella dopo 60 anni la legge che “curava” l’omosessualità

Sembra incredibile ma la California, tra i primi Stati al mondo a legalizzare – e poi abolire – i matrimoni gay, ha cancellato solo lunedì scorso una legge omofoba di 60 anni fa. L’arcaico provvedimento del 1950 dava pieni poteri al Dipartimento per la Salute Mentale dello Stato dalle spiagge dorate di investigare “cause e potenziali rimedi all’omosessualità”: una scelta dettata dal clima perbenista del tempo, che vedeva nei gay una minaccia al benessere e alla famiglia dell’utopico sogno americano. Negli anni ’50 i gay e le lesbiche venivano infatti bollati come potenziali pedofili e “deviati sessualmente”.

L’abrogazione di questa normativa, che non ha più senso di esistere dal 1992, anno in cui l’OMS cancellò ufficialmente l’omosessualità dal suo elenco di disturbi mentali, è stata approvata all’unanimità sia dall’Assemblea sia dal Senato locale. Come spesso accade in questi casi, non sono mancate le voci contro, come quella dell’associazione Parents and Friends of Ex-Gays and Gays – che crede strenuamente che l’orientamento sessuale può e deve essere modificato – la quale ha definito “offensiva” la cancellazione di questo provvedimento. Nella stessa seduta, il Senato ha approvato una risoluzione, già passata all’Assemblea, che chiede al presidente Barack Obama e al Congresso di abolire il Defense of Marriage Act, la legge federale del 1996 che definisce il matrimonio esclusivamente come l’unione tra un uomo e una donna.

Via – Pink News


Si infiamma il dibattito sulla presunta vicenda omofoba di Viareggio

Omofobia inesistente viareggio

Il caso del carabiniere accusato di omofobia da due ragazzi gay nel bar Cusimano di Viareggio, della successiva dichiarazione di un testimone oculare e del video della telecamera del locale, che scagionerebbero il militare, ha scatenato ieri un’ondata di commenti sui social network, articoli su moltissimi portali di informazione nazionali e anche servizi sulle reti tv locali. Le indagini sono tutt’ora in corso e della vicenda è stata informata, come prevede la prassi in questi casi, anche la Procura. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi sviluppi di questa vicenda, che ha molti lati oscuri su cui far luce e che sembra coinvolgere molti interessi personali. In contemporanea al dibattito che è scaturito ieri in seguito alla pubblicazione delle nuove rivelazioni sul quotidiano Nuovo Corriere della Versilia, il presidente nazionale di Arcigay, Paolo Patanè, ha deciso di pubblicare una nota per chiarire la questione, che ha seguito personalmente assieme all’imprenditore gay Alessio De Giorgi e all’attivista transessuale Regina Satariano, in cui ribadisce la posizione di Arcigay: anche se i ragazzi non hanno detto la verità in prima battuta – la coppia ha dichiarato che si stavano semplicemente abbracciando, invece nel video si vede chiaramente che si baciano – il militare va comunque redarguito perché “rimane inaccettabile che un esponente delle Forze dell’ordine eserciti valutazioni di tipo morale e non legale”. “Si è detto di tutto – spiega Patanè – ma né i ragazzi, né il sottoscritto, né nessun rappresentante di associazioni o gruppi locali ha mai dichiarato che il carabiniere in questione aveva apostrofato con ingiurie od affermazioni offensive i due ragazzi. Loro stessi peraltro l’avevano correttamente precisato durante l’incontro con il Maggiore Pasquali”. “Trovo più interessante fare di questa vicenda non un motivo per accanirsi ,ma per ragionare sull’urgenza di una formazione delle forze dell’ordine,all’interno di un più ampio impegno di tipo culturale che parli alla società tutta. L’Arma ha dato ampia dimostrazione di correttezza ,trasparenza ed autorevolezza” conclude il presidente nazionale di Arcigay.

Alessio De Giorgi, ha aggiunto ieri sera alle telecamere di Rete Versilia: “I fatti sono accaduti come li hanno raccontati i due ragazzi, anche se invece che di un abbraccio si è trattato di un bacio, che non è un atto osceno e l’appuntato ha scambiato la moralità con la legalità”. “C’è poi un’altra cosa – conclude De Giorgi nell’intervista televisiva – il carabiniere, davanti ai ragazzi, a Regina Satariano e Paolo Patanè, mentre aspettavamo nella sala di aspetto di essere ricevuti dal comandante, alla nostra domanda se si sarebbe comportato ugualmente se i due fossero stati una coppia etero, ha risposto di no e questa è discriminazione”. Di questa affermazione sembra esista anche una prova, anche se non è ancora stata presentata, visto che una registrazione, se fosse stata realmente eseguita, sarebbe stata fatta in violazione della Legge e, oltretutto, dentro una zona militare. Bisogna notare comunque che il militare, che indossava la divisa ed era quindi riconoscibile, è intervenuto su sollecitazione di una donna presente al fatto – e come ben sappiamo, la percezione della decenza è soggettiva – e non poteva esimersi dall’intervenire, come prevede il suo ruolo di tutore dell’ordine al servizio dei cittadini. Su questo episodio si è espresso anche il maggiore dell’Arma di Viareggio Andrea Pasquali: “Ho preso atto di quanto riferito dai ragazzi, valutando l’ipotesi di porgere le scuse se dalle indagini emergesse che il carabiniere ha commesso quello di cui è stato accusato”.

“Non mi sono mai lasciato intimidire in passato e sicuramente non lo farò né ora, né mai” afferma in un comunicato stampa Alessandro Bandoni, il consigliere PD di circoscrizione di Carrara, intervenuto nell’articolo pubblicato ieri dal Nuovo Corriere della Versilia sui nuovi sviluppi relativi al caso del bacio gay censurato a Viareggio. “E la mia presa di posizione in difesa e solidarietà nei confronti dell’appuntato dei Carabinieri è dettata dalla veridicità dei fatti: se dalla foto e dal filmato si stavano solo abbracciando io sono cieco, e se due amici si baciano, vorrà dire che ho un’ altra concezione dell’amicizia così come in tutta questa vicenda devo prendere atto che ho una concezione della giustizia ben diversa da quella che hanno tutti coloro che continuano a voler difendere i due ragazzi e a screditare un onesto servitore dello Stato che, sollecitato in quell’occasione da un cittadino non ha potuto esimersi dall’intervenire, in modo pacato, senza neanche alzarsi dalla sedia. Forse verrò accusato io stesso, che sono gay dichiarato, di essere omofobo, solo perché volendo la veridicità dei fatti mi schiero con chi (l’ Appuntato dei Carabinieri) ingiustamente è stato tirato in causa in questa gogna mediatica”.

Via – Nuovo corriere della Versilia


Carrara ospiterà la prima “Sagra del Finocchio”, per combattere l’omofobia con l’ironia

Usare l’ironia tagliente per contrastare e far riflettere sull’omofobia che infetta la nostra società? Carrara (MS) ci proverà con la prima Sagra del Finocchio, che l’11 settembre prossimo animerà il centro storico della capitale mondiale del marmo con dibattiti sui problemi e diritti lgbt, una mostra sull’olocausto ‘rosa’ e ovviamente tanto cibo. La kermesse sta già facendo discutere, ma la Toscana ha dimostrato più volte di essere una terra da sempre aperta al dialogo e all’accoglienza del ‘diverso’, come dimostra anche lo slogan della sagra: ”Contro la discriminazione, adotta un finocchio anche tu”.

Questo evento culturale e gastronomico cade in concomitanza con il festival Con-Vivere, organizzato dalla Fondazione Crc, ed è nato su un’iniziativa dello sportello Arcobaleno promosso per dotare la città di un punto di riferimento per la comunità lgbt e per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto nel superare le barriere psicologiche, le discriminazioni, le violenze e per parlare di problemi di salute o solo di una semplice chiacchierata, senza dimenticare le famiglie che vivono queste situazioni. Allo sportello è sempre a disposizione personale qualificato, con lo scopo di risolvere i problemi, rendere più facile l’integrazione e mettere in contatto le persone interessate con le istituzioni. Proprio l’11 settembre a Carrara si celebrerà il primo barcamp su Con/vivere con la diversità, e la Sagra del finocchio si inserisce perfettamente in questo contesto di reciproco scambio di idee e opportunità di discussione sui temi di grande attualità.

Il programma della manifestazione è quanto mai ricco e vario, e farà vivere ai cittadini delle Apuane, ma anche della vicina La Spezia e della Versilia, una giornata ‘diversa’ per favorire l’integrazione e il dialogo tra la città e gli omosessuali. Dalle 9 alle 19 ci sarà spazio per incontri e dibattiti con personalità del mondo del sociale che parleranno di diritti civili, questioni legali, salute e malattie sessualmente trasmissibili, omofobia e violenza. Tra di questi ci sarà Pasquale Quaranta che presenterà il suo libro, scritto assieme a Franco Barbero, dal titolo Vangelo e Omosessualità. Dalle 19 ci sarà la vera e propria sagra, con un menù diverso dal solito, proposto in collaborazione con il ristorante vegetariano Pitagora, in cui il finocchio sarà l’ingrediente principale. A conclusione, seguirà lo spettacolo delle drag queen bolognesi Queen sister show. Per tutta la durata dell’evento, sarà allestita la mostra fotografia Olocausto e triangoli rosa dedicata alla persecuzione e allo sterminio, spesso dimenticati, perpetrati dai nazisti nei confronti degli omosessuali.

Via – La Nazione


“Una montatura su quel bacio gay”

Omofobia inesistente viareggio

Vittime dell’omofobia o montatura mediatica? “ Sono esterrefatto di quanto ho letto sui giornali”. Luca Lopez, un 38enne di Pisa, era al bar alle sei di mattina di venerdì scorso ed è stato testimone diretto di quanto accaduto da “Cusimano”: “quello che hanno raccontato i due ragazzi gay a voi giornalisti non corrisponde a quanto è successo e non si è trattato di un episodio di omofobia”. Il giovane pisano, un broker finanziario, appena appresa la notizia dalla stampa, ha chiamato i carabinieri e ieri mattina, dopo aver disdetto tutti i suoi appuntamenti di lavoro, si è presentato in caserma a Viareggio, dal maggiore Andrea Pasquali, e ha messo nero su bianco quanto visto con i suoi occhi e sentito con le sue orecchie. “ Mi sono sentito in dovere di raccontare come è andata – ha riferito -, non si possono inventare le cose rovinando una persona e infangandone la reputazione. Ero appena fuori della porta di ingresso del bar, e stavo fumando una sigaretta – ha precisato -, e quando i due ragazzi sono arrivati li ho sentiti benissimo dire “ci sono i carabinieri – l’Alfa e la Punto di ordinanza erano infatti parcheggiate davanti -, ora ci divertiamo, li facciamo incazzare”. “Si sono seduti a un tavolino – prosegue -, hanno fatto colazione, poi uno dei due si è alzato, è andato a sedersi sulle gambe dell’amico e hanno iniziato a pomiciare, baciandosi sulla bocca appassionatamente. Non è vero che si stavano solo abbracciando innocentemente come possono fare due amici, e un cliente del bar ha chiesto al carabiniere se non fosse il caso di dire loro qualcosa”. “Il carabiniere – ha poi sottolineato Luca – è stato di una correttezza assoluta. Ma quale omofobia…! Gli ha parlato come un padre, e quando i ragazzi gli hanno chiesto se si sarebbe comportato ugualmente se a baciarsi fossero stati un ragazzo e una ragazza, invece che due gay, lui ha risposto di si, perche’ non ci sarebbe stata nessuna differenza, visto che in un luogo pubblico si deve tenere tutti comportamenti consoni al decoro e alla decenza”. “Secondo me – ha poi concluso il testimone – è stata tutta una montatura, visto che appena fuori del bar uno dei due ha detto all’altro “lo vedi ora che bomba scoppia”. E infatti la bomba è scoppiata e il carabiniere con 30 anni di onorato servizio alle spalle, e diversi encomi per operazioni di polizia portate a termine – ultima delle quali gli arresti per spaccio di droga nelle case popolari al Varignano -, è finito sulle cronache locali e nazionali, con una storia di omofobia che ha fatto il giro di Italia, raccontata persino sul palco di Mister Gay Italia da Fabio Canino, alla presenza di Paola Perego e del presidente nazionale di Arcigay Paolo Patenè . Luca, uomo “chiave” nella ricostruzione di quanto realmente accaduto all’interno del bar nella piazza san Francesco, non è comunque il solo ad aver verbalizzato la sua testimonianza alla caserma dei Militari dell’Arma e le versioni dei tanti avventori presenti combaciano perfettamente: “Non si stavano solo abbracciando, ma baciando non castamente, e il carabiniere, interpellato da un avventore perchè intervenisse, li ha solo richiamati con molta pacatezza ad un maggior decoro, senza urlare, senza offendere e senza nemmeno alzarsi dal tavolino dove era seduto a bere un cappuccino”. E ad “assolvere” il militare dell’Arma dalle accuse di omofobia sono in tanti e l’immagine che i due ragazzi gay non si stavano solo abbracciando – come invece riferito dagli stessi durante la conferenza stampa lampo con i giornalisti – è custodita nella registrazione del filmato delle telecamere a circuito chiuso che ha ripreso tutta la scena e che è stata acquisita dagli inquirenti.
“Facciamola finita di fare sempre le vittime – è stato il commento di Alessandro Bandoni, consigliere di circoscrizione a Marina di Carrara e abituale frequentatore della Versilia -, cerchiamo di vedere che spesso siamo noi che ce le tiriamo addosso. Io a molti casi di “omofobia” stento a crederci, eppure sono gay quindi “parte in causa” per così dire. Ma com’è che in una città quale Carrara che sicuramente non è gayfriendly come può essere Torre del Lago o Viareggio certi casi non accadono mai? Non è che spesso, li si usa appositamente per “alzare la tensione” e per ogni minima cosa si urla subito all’ omofobia, senza guardare il resto, perchè gridando all’ omofobo di turno, si cancella tutto quello che c’è dietro? Porgo la mia solidarietà al carabiniere trascinato inutilmente in questa gran cassa mediatica”.

Fonte | Nuovo corriere della Versilia


In Sardegna giovane ricatta pensionato con video hard

Questa volta non si tratta di un nuovo scandalo escort in qualche villa della Costa Smeralda, ma di un estorsione attuata da un 32enne sardo, Marco Borrielli, e dalla sua compagna 27enne romena, Daniela Vantu, ai danni di un pensionato sassarese. La vittima, un 75enne ex funzionario statale, era sottoposta da alcuni mesi a un ricatto asfissiante e a pressioni psicologiche da parte della coppia che minacciava di rendere pubblica la sua omosessualità, grazie ad alcuni filmati che mostravano l’anziano intento in prodezze sessuali gay. L’estorsione è andata avanti per molti mesi, la vergogna e la paura di essere scoperto erano purtroppo troppo forti per denunciare i due giovani.

Il pensionato ha prosciugato così tutto il suo patrimonio e sperperato la sua pensione, pagando a Borrielli fino a 50mila euro per tenere chiusa la bocca. A un certo punto, strozzato dalle richieste di denaro sempre più pressanti della coppia, decide di andare dai carabinieri per un suo assegno di 4mila euro, risultato contraffatto, per incassarne 24mila. I militari verificano i movimenti bancari e rilevano i pagamenti ingenti fatti nell’ultimo periodo all’estorsore, ma il denunciante non vuole assolutamente chiarire i motivi di quei versamenti e si chiude in un mutismo assoluto. I militari decidono quindi di controllare i movimenti del patrimonio dell’anziano e iniziano a pedinarlo, scoprendo questa storia terribile di filmati a luci rosse che devono rimanere celati. All’inizio lo stesso Borrielli, per essere più convincente, si finge anch’esso vittima di un ricatto e si propone come intermediario, affermando che il video sarebbe in mano ad una banda di rumeni. Nonostante i pagamenti, le minacce non finiscono ma, anzi, si fanno più esplicite, e il filmato non finisce mai in mano alla vittima; fino a sabato scorso, quando i carabinieri traggono in arresto i due malfattori e sequestrano il materiale scottante. Ora il pensionato passerà sicuramente notti più tranquille, ma vivrà sempre con la paura di essere scoperto per quella sua attitudine sessuale che gli ha fatto subire ricatti e angherie per mesi.

Via – L’Unione Sarda


L’Irlanda scende in piazza per chiedere il matrimonio gay

Quasi tremila persone hanno sfilato ieri per le strade di Dublino per chiedere la parità di diritti tra le coppie gay e quelle eterosessuali. Si tratta del secondo March for Marriage organizzato dall’associazione per i diritti lgbt Noise, dopo il successo dell’evento dell’anno scorso che ha portato in piazza cinquemila manifestanti,  che ha riportato alla ribalta le richieste della comunità gay locale, dove la legislazione attuale tratta gli omosessuali come cittadini di serie B e non provvede alla piena parità. Gente di tutte le età e di tutti gli orientamenti sessuali hanno manifestato pacificamente il loro dissenso, partendo dal municipio della capitale fino al Dipartimento di Giustizia irlandese.

Il 19 luglio scorso il Parlamento locale ha adottato il Civil Partnership Bill, cioè la legge sulle unioni civili, anche per le coppie dello stesso sesso. Nonostante questo provvedimento rappresenti una vittoria per la comunità gay irlandese, esso non garantisce gli stessi diritti del tradizionale matrimonio tra persone di sesso diverso, dato che non sono possibili le adozioni di minori o altri diritti genitoriali riguardanti i bambini nati da precedenti relazioni etero. Uno degli organizzatori della manifestazione, Max Krzyzanowski, ha definito “inaccettabile nel 2010” la situazione dell’isola britannica, quando non passa settimana che un Paese nel mondo non adotti una legislazione a tutela delle coppie dello stesso sesso. L’Irlanda è una delle nazione più cattoliche al mondo e sarà difficile far passare un disegno di legge sul matrimonio gay, ma i casi della Spagna e dell’Argentina insegnano che anche la speranza di un cambiamento nella società non deve mai essere accantonata. Sperando che anche l’Italia prenda esempio, visto che siamo il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda i diritti delle coppie dello stesso sesso e nulla sembra muoversi nel caos attuale della politica italiana.

Via – Pink Paper


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