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Posts Tagged ‘Sex and the vatican’

Quando l’erotismo straborda nel grottesco

18 febbraio 2010 Flavio Mazzini Nessun commento


US-IT-INTERNET-ROBOT-SEXA volte nel sesso ci sono aspetti grotteschi o semplicemente ridicoli che riescono ancora a sorprendermi. Si sa che quello che piace a uno può non piacere ad un altro, essergli indifferente, fargli schifo o perfino, appunto, farlo ridere. Il sesso al cinema o a teatro può spaziare facilmente dall’aspetto eccitante a quello più smaccatamente comico. Non a caso, “Sex and the city” ha saputo catalizzare l’attenzione degli spettatori mescolando questi due fattori, con una prevalenza netta del secondo. Dunque, trascurando per una volta tanto l’erotismo quanto il disgusto, altro fattore determinante ma decisamente poco commerciale, vorrei parlarvi oggi di un oggetto pensato per soddisfare i desideri più segreti ma che a me (e presumo pure ad alcuni di voi) suscita un misto di perplessità e divertimento. Con una netta prevalenza del secondo.

Si tratta di un prodigio della robotica moderna applicata all’intrattenimento sessuale, un androide femmina dotato di intelligenza artificiale e pelle sintetica, presentato poche settimane fa a Las Vegas e battezzato “Roxxxy”,. Un dirigente della società che lo ha creato sostiene che possa replicare la personalità di un essere umano, parlare e anche ascoltare, in poche parole farvi compagnia e andare a dormire con voi. Roxxxy, la pupazzotta inquietante (e grottesca) che vedete nelle foto stravaccata sul divanetto quasi in apnea, in lingerie molto sexy ma un tantino storta, è alta un metro e 73cm e pesa 54 kg, è dotata addirittura di uno scheletro, anche se non è in grado di camminare o muoversi autonomamente. In poche parole, pesa come un vecchio mobile di famiglia ma, mentre la trascini con fatica, lei ti parla e, se smadonni, ti sente e probabilmente memorizza. Può essere acquistata online, nelle versioni personalizzate, scegliendo il colore della pelle e dei capelli, ma anche indicando le proprie passioni, in modo da uniformarla ad esse e non dover poi litigare come può succedere con una fidanzata qualunque. Il tutto alla modica cifra di 7000-9000 dollari. Vi chiederete perché ne stiamo parlando su questo sito. Semplice: perché la società di Roxxxy sta già lavorando alla versione maschile: Rocky. Chissà che sexy!

 

foto | lamiaombra


Una marcia per la laicità (e per i diritti)

12 febbraio 2010 Flavio Mazzini Nessun commento


Il crocefisso è diventato (o forse è tornato ad essere, come nei tempi bui del Medioevo) un’arma nelle mani degli integralisti, per “costruire un’identità nazionale razzista e una declinazione della cittadinanza eterosessista e familista”. E’ ciò che pensa il movimento di Facciamo Breccia, invitando tutti alla Manifestazione Nazionale NO VAT – Autodeterminazione, Laicitàfacciamobreccia, Antifascismo, Antirazzismo, Liberazione, che si tiene a Roma sabato 13 febbraio 2010. Non solo un san Valentino di amore e sdolcinatezze, ma un’occasione per contrapporsi in una battaglia che non è esclusivamente gay, ma è anche gay. Almeno fin quando le posizioni del Vaticano saranno queste. Per il quinto anno si scende in piazza a protestare contro le ingerenze di Oltretevere nella politica italiana, al grido di antirazzismo, antifascismo, antisessismo, “lotte necessarie l’una all’altra”. Non è un caso infatti che il gruppo dei No Vat sia sempre presente ai Gay Pride, motivo in più per ricambiare il favore, ammesso appunto che di favore si tratti.
Gli obiettivi che si pongono sono, ad essere realistici, decisamente ardui da raggiungere in una situazione come quella italiana. Ma, un po’ come noi gay per il matrimonio, a volte bisogna puntare in alto, sia per ottenere qualcosa, sia semplicemente per non perdere l’abitudine alla propria dignità. Ecco dunque l’elenco, con la premessa che, difficoltà a parte, non sembrano pretese ingiustificate o deliri di onnipotenza (semmai quelli sono altrove): autodeterminazione e libertà di scelta responsabile in ogni fase della vita; istruzione pubblica e laica e l’abolizione dell’ora di religione; sistema sanitario pubblico e laico; Stato sociale che risponda alle necessità reali dei diversi soggetti; diritti e piena cittadinanza di lesbiche, trans, gay e migranti; eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano e cancellazione della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita; abolizione del Concordato e dei privilegi derivanti (esenzione ICI, otto per mille…).
Viene maliziosamente da pensare che, se si mettesse in discussione seriamente questo ultimo punto (e magari anche quello sulla sanità pubblica), forse il Vaticano si concentrerebbe di meno nel suo astio per noi…

NO VAT 2009
Autodeterminazione, Laicità, Antifascismo, Liberazione, Cittadinanza
Manifestazione Nazionale – Roma, 14 febbraio `09
Concentramento in Piazza della Repubblica – ore 14
Facciamobreccia


Tanto astio è solo il segno di una Chiesa al tramonto


cupola di michelangeloMentre dalla Germania arrivava la notizia delle ennesime violenze sessuali compiute per decenni da sacerdoti cattolici e loro affiliati (abusi ai danni degli studenti, sedute di masturbazione, stupri segreti), in Italia, come se nulla fosse, c’è chi sente l’obbligo di ribadire discutibili principi: “L’omosessualità è un disordine”, tuona monsignor Scatizzi, vescovo emerito di Pistoia, “un peccato che esclude la comunione”. Il vescovo emerito di Grosseto, monsignor Babini, attacca perfino il governatore della Puglia: “La pratica conclamata della omosessualità è un peccato gravissimo, bisogna negare la comunione a tutti coloro che la professino, senza alcuna remora, proprio in quanto pastori di anime. Io non darei mai la comunione ad uno come Vendola”. Il vescovo emerito di Lucera-Troia, monsignor Zerrillo, invece se la prende con le leggi anti-omofobia. “Non é mai assimilabile ciò che è la normalità, ovvero la famiglia eterosessuale fondata da uomo e donna, e quella omosessuale che famiglia non è, per la semplicissima ragione che non è in grado di ottemperare alla riproduzione. Dare la comunione a persone del genere può causare scandalo, è quindi meglio non darla”. Anche per Babini, “la legge sulla omofobia di fatto incoraggia questo vizio contro natura e dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, è uno scandalo. I gay dovrebbero pentirsi di questo orribile difetto”. Come se non esistessero vie di mezzo, i monsignori ci vanno giù con la mano pesante.

Potremmo andare avanti a lungo, ma basterebbe ricordare che Cristo, il quale mai pretese di fondare una religione sua, predicò solo pace e amore, al contrario di chi, professandosene seguace, semina odio e discriminazione e pretende di parlare in nome di Dio, decidendo cosa è naturale e cosa no. Salvo poi per primo ostacolare la riproduzione, scegliendo di non sposarsi e non generare figli. E reprimendo i propri istinti ‘naturali’, salvo magari sfogarsi su creature indifese (come è accaduto in alcuni casi).

La figura del sacerdote, ontologicamente ambigua e palesemente manipolatrice, passa quasi intatta attraverso le differenti fedi, fino a imporsi in tutti i suoi aspetti negativi anche laddove i precetti particolari esigerebbero ben altro. vescovo_pistoia

Se Cristo non condannò i peccati della carne ma dello spirito, né perse tempo a scruta dentro le mutande ma in fondo ai cuori, condannando semmai proprio sacerdoti, farisei e sadducei, ecco forse spiegata, meglio che da qualsiasi superficiale tesi legata alla decadenza dei tempi o al relativismo, il declino inesorabile di una Chiesa ipocrita e violenta, da noi ossequiata per il suo potere, non certo per la sua autorevolezza. Non occorre essere credenti per rendersene conto. Ma per i credenti, in particolare quelli gay, le affermazioni di certi monsignori emeriti costituiscono la scintilla per una necessaria presa di posizione: dentro o fuori. Ossia, partecipare all’orgia collettiva di menzogne in nome di Cristo, oppure ribellarsi e costituire opposizione, magari anche interna, per porre le basi della rinascita di una Chiesa realmente cristiana.


La relazione poliamorosa: una possibile soluzione alle crisi di coppia

adamo_ed_evaUna coppia olandese si confessa. Tradimenti, riconciliazioni, ancora tradimenti e poi la soluzione: ognuno si fa la sua vita ma senza lasciarsi. Discutibile? Cinico? Immorale? Non è facile rispondere senza scatenare i peggiori fantasmi radicati in noi grazie a millenni di cattolicesimo. Perfino per noi omosessuali, ormai imborghesiti e dimentichi delle umiliazioni passate (e presenti) per affermare la propria libertà, affettiva e sessuale, per far accettare come ‘naturali’ le proprie esigenze. Per questo ho preso ad esempio una coppia eterosessuale.
Già, perché i due olandesi di cui parlavo non sono due maschietti ma un maschietto e una femminuccia, come i famosi Adamo ed Eva, anche se lei non è nata da una costola di lui, non ha dato retta al serpentello, non lo ha costretto a lavorare col sudore della fronte e non ha generato figliuoli che giocavano a massacrarsi. Una famiglia, insomma, più tranquilla, dove lei ha tradito lui, glielo ha confessato e poi ha deciso di sacrificarsi per il bene dei bambini. Salvo poi scoprire che anche il marito aveva un’amante e a quel punto decidere di vivere un particolare menage a quattro, con buona pace dei tre figli, che si sono abituati alle nuove presenze in casa, e dei nonni, che hanno mandato giù la cosa, magari un po’ a fatica. Ce lo racconta un documentario di ‘Current’, canale tv legato all’attualità, insieme ad altre situazioni insolite di coppia (anche gay) o da single, status non fallimentare ma sempre più diffuso e soddisfacente. Come diffusa e soddisfacente parrebbe essere anche la ‘relazione poliamorosa’, di cui la vicenda dei coniugi olandesi è solo una delle possibili varianti e che è molto frequente anche tra noi gay, per quanto alcuni ancora storcano il naso e pontifichino che le coppie ‘aperte’ siano folli e non si amino abbastanza. GAYUna modalità affettiva che permette molteplici esperienze senza dover sciogliere una famiglia o anche solo un legame. Si va dall’apertura, non più clandestina, della coppia ad altre coppie, a situazioni di gruppo, al cruising simultaneo e non, dalla semplice geometria di un triangolo erotico (che per noi gay è ontologicamente più semplice), alla complessità di una vera e propria unione a tre (o a quattro), coi rischi ma anche le potenzialità di un rapporto sempre meno dipendente. Nessuna regola fissa, a parte, come chiariscono i coniugi olandesi, “amore, rispetto, elasticità mentale e sincerità”. Il motore relazionale non è una vena masochista o lo scarso affetto nei confronti del partner, ma il desiderio di sperimentare, confrontarsi, mettersi in gioco, in una parola gustare, senza paura, tutti i piaceri della vita, dedicando liberamente le proprie attenzioni a più persone, in misura e modi differenti, senza alcuna esclusività sessuale. Allo stesso modo (per quanto con soluzioni diametralmente opposte) di chi vive la monogamia come intimità preziosa, ci si ribella ai condizionamenti esterni, alla paura, alla gelosia, a tutte quelle paranoie che minano un rapporto.

E si costruisce un percorso di comune accordo, perché una relazione non devono essere mai regolamentata dall’esterno ma sempre e solo da chi ne fa parte.

Fonte foto | gayguy


Ma il sesso non protetto è davvero così eccitante?

bareback1
Per tutto dicembre la Lila ha lanciato sul proprio sito l’iniziativa “Scatto anch’io”, dove ognuno poteva mandare le proprie foto a sostegno dell’uso del profilattico, strumento ancora osteggiato da qualcuno ma così prezioso per la nostra salute, vero e proprio segno d’amore per noi stessi e per le persone che amiamo. La familiarità con esso, a partire dall’adolescenza, il suo uso corretto e la corretta conservazione ci permettono una sessualità e un’affettività più serene. Specie oggi che si diffondono sempre più stimoli a fare sesso senza protezione e che vanno oltre il ritrovarsene privi al momento sbagliato. Il ‘bareback’ è divenuto una scelta consapevole, quasi uno stile di vita, che illude di regalare maggior piacere e non solo dal punto di vista fisico, del semplice contatto diretto delle epidermidi.bareback La spinta ad avventurarsi nel rischio è ormai un feticcio, al punto che nella pornografia è comune quanto il sesso protetto.
Se farlo consapevolmente senza precauzioni, magari confidando nel partner, può avere forse un significato – che però io non condivido – l’idea che porno attori più o meno professionisti evitino di proteggersi, solo per poter mostrare dettagli ravvicinati con sfregamento di pelle contro pelle, mi pare davvero aberrante. Ugualmente, non capisco perché nei porno (tanto etero quanto gay) il coito debba spesso risolversi dentro la bocca (salvo poi regolarmente sputare, anche in maniera goffa). Non voglio passare per verginella, fingere di non aver mai preso rischi o non capire l’aspetto eccitante di certi momenti. Da che mondo è mondo, il finale di un atto erotico costituisce un climax ed un contatto ravvicinato è piacevole anche solo da guardare, per immedesimarsi nell’uno o nell’altro, nel piacere di inondare del proprio seme o di esserne inondati. Ma serve a qualcosa arrivare a sfiorare qualche rischio in più? E’ davvero più eccitante vedere uno venire in bocca ad un altro, anziché appena fuori?
Sarò all’antica, ma i miei diciotto anni non sono coincisi solo con la caduta del muro di Berlino ma anche col periodo in cui l’Aids mieteva vittime a piene mani nel mondo occidentale, e non provo nessuna eccitazione dall’assenza di profilattico. Sono appagato a sufficienza nel fare sesso proteggendo me stesso e il mio partner, come lo sono nel vedere due bei maschietti all’opera e poi, nel momento finale, vedere l’attivo estrarre il proprio membro, sfilare il profilattico ed eiaculare sul corpo del partner (magari copiosamente…). Senza timore di apparire retorico, ipocrita o all’antica, dico che uno dei migliori amici a nostra disposizione è proprio il profilattico e che, tra un porno e l’altro da guardare, possiamo magari girare su internet in cerca di prezzi ragionevoli per farne scorta. Perché il vero problema non è solo la facilità con cui si può cedere al momento o il lasciarsi condizionare da filosofie pericolose, ma anche il fatto che i profilattici costino ancora troppo. Perché se i profilattici costano troppo (ed uno o due euro al pezzo è troppo, non neghiamolo), significa che il sesso deve costare caro. Mentre il sesso è – e deve restare – uno dei momenti, oltre che più liberi, anche più economici che abbiamo.

FLAVIO MAZZINI

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Quei sistemi di incontro di una volta (che sopravvivono ancora)

26 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento

cruising

Qualche giorno fa mi sono divertito a tentare un esperimento.Sono andato su un sito di annunci che, a dispetto dei continui avvisi a riguardo contrari a ogni forma di incontro a pagamento, è pieno zeppo di escort: maschietti tonici e giovanotti macilenti, studenti a corto di soldi che si improvvisano prostituti, travestite e transessuali più femminili delle colleghe donne ed altre decisamente grottesche, un universo variopinto del quale non è il caso di stupirsi. La vera cosa curiosa è che, tra i tanti, c’è anche chi propone semplici incontri di sesso, senza scambio di denaro. Mi sono chiesto allora cosa poteva succedere a mettere un annuncio, allegando un paio di foto del viso, non particolarmente ammiccanti. Volevo capire, tra le numerose possibilità di incontro che consente oggi la rete, le chat dalle descrizioni dettagliatissime che permettono di conversare e magari vedersi in cam ancor prima che dal vivo, come funzionasse un metodo così ‘antico’ come la messaggeria, in cui uno si propone e gli altri lo contattano, per telefono o via mail, spesso senza nemmeno allegare foto o specificare l’età e la struttura fisica. Stranamente, l’annuncio ha riscosso molti consensi. Quando mi sono svegliato ho trovato numerose chiamate sul cellulare (qualcuno era arrivato ad undici!) e poi altrettante ne ho ricevute, tutte per incontri non a pagamento ed interessi erotici piuttosto comuni. Si dicevano spesso molto colpiti dalle mie foto, al punto da attribuirmi tutta una serie di qualità morali, la più frequente delle quali era la ‘normalità’. Ora, se c’è una cosa in cui non mi sono mai riconosciuto è proprio la ‘normalità’, senza per questo pretendere di essere speciale, ma posso immaginare che ognuno ne abbia un concetto proprio. due gayNon preoccupandosi di mettere in luce caratteristiche che potessero invogliarmi, mi proponevano tutti di vederci, in tempi anche piuttosto rapidi, quasi che oggi ci fossero difficoltà ad avere incontri di sesso gay in una grande città. Tutto questo mi ha fatto pensare che i più smaliziati di noi non riescono a rendersi conto di quanti ancora vivano ‘male’ la sessualità, e non solo per la distinzione che facevo la scorsa settimana tra chi ammette candidamente di cercare sesso fine a se stesso e chi invece deve costruirsi, più o meno consapevolmente, continue sovrastrutture romantiche. Parlo proprio di una sorta di Limbo, una zona d’ombra in cui molte persone galleggiano e che potrebbe sembrare anacronistica perfino in un Paese arretrato come il nostro. Saune, locali, parchi, discoteche e tantissime chat, per non parlare degli incontri nei bagni pubblici o semplicemente per la strada, avventure più o meno intriganti che si presentano numerose nella vita di un omosessuale adulto e svezzato, forse non appartengono ancora a tutti. Molti hanno paura a girare nei parchi o detestano frequentare gli ambienti gay, non entrerebbero mai in una chat e comunque mai con la foto del viso. Molti sono alle prime esperienze, indipendentemente dall’età, e, quando si imbattono in qualche situazione accattivante e apparentemente a portata di mano senza doversi troppo compromettere, cercano goffamente di afferrarla al volo. Un po’ come immagino accadesse – e magari accade ancora – coi tristi (ma per qualcuno pruriginosi) annunci sulle porte dei gabinetti dei treni o delle aule universitarie o sui telefoni pubblici. Residui di un tempo che fu, che forse non è ancora terminato del tutto.

FLAVIO MAZZINI

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