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Posts Tagged ‘Sex and the vatican’

Cosa c’entrano Sodoma e Gomorra con noi


Vorremmo augurarvi buone vacanze, invitandovi a leggere direttamente e personalmente uno dei racconti biblici che è stato maggiormente strumentalizzato, al solo fine di perseguitare le persone omosessuali.

Si tratta della distruzione per volontà divina delle città di Sodoma e Gomorra. La trovate nei capitoli 18 e 19 del libro della Genesi, il primo che incontrate sfogliando una Bibbia, in una qualsiasi edizione, sia cattolica, che ortodossa, che protestante, che ebraica.

Il racconto è misterioso e complesso. Sodoma e Gomorra vengono descritte come luoghi di egoismo e di violenza, che meritano di essere sepolti sotto cenere e lapilli inviati dal cielo.

Vi si trova una supplica da parte di Abramo al Signore, una richiesta commovente di risparmiare quelle città, se vi si trovassero anche solo poche persone innocenti, che però alla fine non ci sono…

Vi si legge di un inquietante tentativo di stupro collettivo, da parte di una folla inferocita, contro degli uomini che sono in realtà angeli inviati da D-o. Questo tentativo di violenza carnale contro dei maschi adulti, per di più ospiti, è, in quel contesto e in quella mentalità biblica, una gravissima colpa, mentre sono considerati accettabili lo stupro delle donne o l’incesto delle figlie, come comprenderete leggendo proprio questi due capitoli biblici.

Dopo aver letto, vi domanderete cosa c’entra questo racconto – drammatico e senza dubbio affascinante - con le persone omosessuali, la loro affettività, la loro sessualità, la loro libertà. La risposta giusta è semplice, netta: nulla.

Per secoli, infatti, nessuno, né nella cultura ebraica, né in quella cristiana, aveva mai associato il sesso fra gli uomini a Sodoma e Gomorra. E’ una acquisizione recente, che dobbiamo in gran parte a San Pier Damiani, un monaco vissuto nell’XI secolo, castigatore dei costumi sessuali troppo disinvolti del clero del suo tempo. E’ suo il famoso Liber Gomorrhianus, che condanna la sodomia, cioè il sesso anale fra maschi.

San Pier Damiani, a dire il vero, voleva porre rimedio più che altro al concubinato, che dilagava fra i sacerdoti. Con poco successo, sul fronte eterosessuale, allora come peraltro oggi.

La parificazione del sesso anale fra maschi allo stupro degli angeli da parte dei Sodomiti, invece, fu una trovata propagandistica di maggior fortuna, un modo per presentare in modo più autorevole il bigottismo e per rendere in modo plastico le punizioni divine che aspetterebbero coloro che sono affettivamente e sessualmente attratti dalle persone sbagliate.

Liberarci da questa impropria associazione e dal più ampio luogo comune che noi gay saremmo condannati dalla Bibbia, ci è già costato e ci costerà ancora parecchio tempo e fatica, ma, piano piano, vedrete, ce la faremo, con l’impegno di tutti. Buona lettura!

Arrivederci a dopo le ferie. Grazie a tutti per l’attenzione che avete dedicato alla nostra rubrica Queer Faith.


Vaticano e sesso, un altro fiasco

27 luglio 2010 MAURO VAIANI Nessun commento


Il problema grosso che gli omosessuali cattolici hanno con la propria chiesa d’appartenenza è parte di un più vasto problema che il cattolicesimo ha con tutto il sesso, non solo con quello omosessuale.

La Chiesa Cattolica è ancora, in massima parte, intestardita sul no a ogni tipo di sessualità fuori dal matrimonio eterosessuale. E anche dentro il matrimonio eterosessuale, a ben vedere, il sesso, se non è finalizzato strettamente alla riproduzione, viene sostanzialmente scoraggiato.

Questo arroccamento genera una serie impressionante di divieti. No alle prime esperienze sessuali degli adolescenti, anche ai giochi più innocenti, che sono necessari per conoscere il proprio corpo e quello degli altri. No alla masturbazione, solitaria, o di coppia, o di gruppo. No al sesso prima del matrimonio per le coppie di fidanzati. No al sesso per gli adulti, fuori dalla coppia sposata. No al sesso per divorziati o separati che si riaccompagnano. No al sesso per le persone handicappate, molte delle quali non potranno mai, per mille motivi, sposarsi. No al sesso per le persone vedove, che possono incontrare un’altra persona, ma magari non se la sentono di risposarsi. No, infine, al sesso omosessuale, compreso quello di tante coppie gay e lesbiche innamorate e fedeli, che si sposerebbero volentieri, se la Chiesa glielo permettesse.

Altre chiese cristiane hanno fatto passi da gigante, incoraggiando i propri fedeli a vivere il sesso con maggiore serenità e, ci permettiamo di dire, anche con maggiore fedeltà al messaggio evangelico. Vogliamo essere ottimisti e credere che anche la Chiesa Cattolica finirà con il darsi una mossa. Una recente riflessione del cardinal Scola – che non ha certo fama di progressista - a proposito della bellezza dell’amore nel sesso e di quella del sesso nell’amore, ci sembra che vada nel senso di un serio ripensamento.

Ripensamento necessario, perché il cattolico è chiamato alla libertà e all’amore come ogni altro uomo. La castità è un rara vocazione di origine divina, non un obbligo da imporre a tutti e magari anche a sproposito, quasi a voler riaffermare una forma di potere, di controllo sul popolo, da parte del clero.

Mettersi in discussione è ancora più importante, oggi, in una società aperta in cui non è più possibile nascondere all’opinione pubblica tante lotte di potere interne alla Chiesa Cattolica, tanti scandali, tante ipocrisie.

A questo proposito, una recente inchiesta scandalistica sui preti gay di Roma, fatta da Panorama ha suscitato un qualche scalpore estivo. A noi, sinceramente, è parsa fuorviante. Ha raccontato solo gli aspetti morbosi della vita di alcune singole persone religiose omosessuali represse e, a quanto pare, prigioniere di stereotipi disumanizzanti.

Non si può negare che quelle pagine scoprono l’acqua calda, cioè che un certo Vaticano è una burocrazia cieca, ipocrita e anche un po’ cinica, come lo sono del resto tutte le grandi burocrazie centralizzate.

Confermano, inoltre, l’attualità dell’antico monito evangelico: guai a voi, predicatori e dottori, perché caricate la gente di pesi difficili da portare, che voi non toccate neppure con un dito (cfr Luca 11:46).

All’inchiesta la Chiesa Cattolica ha reagito, purtroppo, con avventate considerazioni dal sapore vagamente discriminatorio. Ha chiesto ai sacerdoti e religiosi gay di autodenunciarsi e andarsene, se non se la sentono più di restare fedeli alla rigida dottrina cattolica sulla castità. A parte il fatto che, se così avvenisse, si svuoterebbero gli uffici vaticani e le parrocchie romane, perché richiamare all’ordine solo i gay?

Non si vorrà mica sostenere che preti e religiosi eterosessuali non abbiano anch’essi, come tutti i loro fedeli, come tutti gli uomini, le proprie tentazioni e le proprie cadute?

O peggio, non si cercherà mica, additando ancora una volta i gay, di distogliere l’attenzione da problemi ben più seri che riguardano tutto il clero e, anzi, tutto il popolo cattolico?


“Le notti brave dei preti gay”, l’inchiesta che fa tremare il Vaticano

preti gayIncontri con prostituti, sesso occasionale con sconosciuti, frequentazione di ritrovi gay: è questo il risultato dell’inchiesta del settimanale Panorama condotta sui prelati omosessuali nella Capitale, che sta creando scandalo e imbarazzo nella Chiesa Cattolica e nella società italiana, ricaduta nel baratro del perbenismo di facciata a tutti i costi. “Per venti giorni – afferma il settimanale – un giornalista di Panorama, affiancato da un complice gay, si è infiltrato nelle serate brave di alcuni preti che, a Roma, conducono una sorprendente doppia vita: di giorno sono sacerdoti in abito talare; di notte, smessa la tonaca, sono uomini perfettamente integrati negli ambienti omosessuali della capitale”. L’immagine scelta dalla popolare testata è quanto mai esaustiva e mostra due mani giunte intorno a un rosario, in atto di preghiera, con uno smalto rosa sulle unghie.

Tanti sono i casi scoperti dal settimanale, ma tre in particolare, avvenuti nei primi giorni di luglio, hanno attirato l’attenzione del giornalista che li racconta utilizzando nomi di fantasia: si tratta del sacerdote francese 35enne Paul, del 45enne Carlo, e di Luca, rimorchiato su internet su una chat omosessuale e poi ripreso in casa sua durante un rapporto sessuale con il complice del cronista. L’inchiesta parte dal primo incontro tra il cronista e il suo complice gay con padre Paul e Carlo, in un locale del quartiere romano di Testaccio. Davanti a loro, “due escort uomini hanno ballato seminudi” con omosessuali, tra cui Paul, facendo poi sesso con alcuni di loro. Usciti dal locale, il complice gay del cronista di Panorama viene invitato a casa di Paul, gli chiede di indossare l’abito talare e ha un rapporto sessuale, filmato con la telecamera. La sera successiva, Paul e Carlo si rivedono con il cronista di Panorama e il suo complice al Gay Village di Roma “mostrando di trovarsi a loro agio in quell’ambiente”. Il giorno dopo, sempre secondo il settimanale, Paul ha celebrato la messa su un tavolino della propria abitazione, alla presenza dei due infiltrati, verificando così “che Paul è effettivamente un prete”. Con Carlo c’é un secondo incontro in un ristorante del centro di Roma, “abitualmente frequentato da gay”. Alla fine del pranzo, “Carlo ha portato il complice di Panorama nel suo appartamento, che è collegato a una grande struttura ecclesiastica, e ha avuto con lui un rapporto sessuale”, anche questo ripreso dalla telecamera nascosta. “Il cronista di Panorama – afferma ancora il settimanale – ha anche filmato Carlo mentre celebrava messa in una chiesa non lontana dal suo appartamento”. Tutti i filmati e le foto a corredo dell’inchiesta sono a disposizione sul sito di Panorama a partire da oggi.

“Anch’io, una quindicina di anni fa, ho avuto una storia con un monsignore. La storia è durata sei mesi, era il 1994 o il 1995. Era qui a Roma, lui era un alto funzionario vaticano. Poi ne ho perso le tracce, ma credo che stia sempre a Roma. Ma ce ne sono stati anche altri, e a volte ho scoperto solo dopo che erano sacerdoti”, spiega Aurelio Mancuso, esponente storico della comunità lgbt italiana. “Nella comunità si sa da sempre – spiega l’ex presidente di Arcigay – è molto consueto che sacerdoti frequentino i luoghi di ritrovo degli omosessuali, come saune, bar, discoteche. Posti dove comunque non si va solo per fare sesso, ma anche per conoscere persone. E per entrare magari hanno fatto la tessera di Arcigay”. Autorevoli fonti vaticane bollano questa inchiesta come “puro scandalismo” e “un tentativo di trovare ad ogni costo argomenti forti per svegliare i lettori sotto l’ombrellone”. “E quand’anche si volesse sviscerare un argomento così complesso e delicato quale la sessualità dei sacerdoti – aggiunge la fonte - non basterebbe un’inchiesta di quindici giorni, per quanto accurata”.

Come si organizza un incontro con un sacerdote? Le parole d’ordine sono anonimato ed esclusività: l’invito arriva via sms o tramite il passaparola e spesso nomi e indirizzi dei locali che ospitano feste private omosex solo per religiosi vengono affidati alle chat e comunque i ritrovi sono sempre gli stessi. Sarebbero una decina a Roma – precisa Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma – i preti che frequentano gli ambienti gay della Capitale, e tra loro ci sarebbero sacerdoti di diverso ordine e grado, incluse “persone che con il tempo sono diventate vescovi”. “Non è un mistero che ci siano preti e sacerdoti che a Roma frequentano ambienti e locali gay - dichiara Marrazzo - ma ovviamente si tratta di feste private. E comunque di certo non condanno tutto questo”.

Via – Ansa


Un prete americano ha speso 1,3 milioni di dollari per spese personali ed escort gay

KEVIN_GRAYX390Un ex prete cattolico del Connecticut, il 64enne Kevin Gray, si è consegnato alla polizia dopo essere stato accusato di essersi appropriato indebitamente e di aver speso circa 1,3 milioni di dollari appartenenti alla Chiesa del Sacro Cuore di Waterbury. Dal 2003, l’uomo ha speso questa fortuna in hotel, abiti, ristoranti, escort maschili e altre spese personali.

Gray, in congedo medico dalle funzioni sacerdotali dal 15 aprile scorso, prima del 2003 aveva svolto il suo servizio in altre chiese, per ben 26 anni. Il prete dalle mani bucate e dalle voglie insaziabili è stato scoperto durante un esame dei conti della parrocchia ed è stato immediatamente sospeso dall’arcidiocesi di Hartford, senza la possibilità di esercitare la sua “chiamata” in nessun altra sede religiosa, in Connecticut come in qualsiasi altro stato. La Chiesa del Sacro cuore non effettua, solitamente, controlli finanziari e lo stesso Gray non presentava relazioni annuali delle sue spese, cosi che in sette anni il prete ha speso potuto sperperare questa fortuna, che sicuramente era destinata alla comunità locale e a qualcuno più bisognoso di lui.

Via – Advocate


Il vescovo di Cremona in preghiera con i gay

Dante Lafranconi, vescovo cattolico di Cremona

Dante Lafranconi, vescovo cattolico di Cremona

Giovedì 27 maggio 2010, la Chiesa cattolica di Cremona, riunita attorno al suo vescovo, mons. Dante Lafranconi, ha dato vita a un evento davvero innovativo nel panorama cattolico italiano. Per la prima volta un vescovo ha presieduto una veglia contro le discriminazioni, incluse quelle che colpiscono le persone omosessuali, nel ricordo delle vittime della violenza che colpisce le persone portatrici di diversità.

Nel corso dell’incontro è stato presentato il gruppo “Alle querce di Mamre”, una iniziativa sperimentale per l’accoglienza e la pastorale delle persone omosessuali. Il gruppo è nato su iniziativa di alcuni omosessuali cattolici di Cremona, alle cui proposte il vescovo Lafranconi ha voluto dare una risposta positiva. Per giungere all’avvio dell’esperienza, è stato necessario un lungo cammino di avvicinamento e comprensione, di cui Sergio Caravaggio, uno dei principali animatori, ha raccontato alcuni passaggi in un suo intervento apparso a inizio anno sul sito Gionata, il noto portale italiano su fede e omosessualità.

Il gruppo ha finalità pastorali, spirituali, di accoglienza delle persone omosessuali. Si propone di avvicinare, nel massimo rispetto e con discrezione, coloro che desiderino integrare la propria fede e il proprio orientamento sessuale. L’assistenza spirituale del gruppo è affidata a don Antonio Facchinetti. Il gruppo ha un indirizzo mail: info@allequercedimamre.it.

Il nome del gruppo fa riferimento a un episodio biblico narrato nel capitolo 18 del libro della Genesi, dove tre misteriosi inviati divini fanno visita ad Abramo. Gli annunciano che lui e la moglie Sara, benché ormai così anziani, avranno un figlio, ma gli rivelano anche che è in arrivo una punizione divina per i peccati che si commettono a Sodoma e Gomorra. Proprio Abramo riesce, in questa occasione, a strappare ai tre angeli una promessa di misericordia, se in quelle città violente essi troveranno almeno dieci giusti. Le querce di Mamre rappresentano quindi un impegnativo luogo dello spirito, in cui il credente incontra il Signore, apprende da lui buone e cattive notizie, ma deve anche trovare il coraggio di esprimere la propria opinione e imparare a discernere, a distinguere, a essere misericordioso con se stesso e con gli altri.

Mons. Dante Lafranconi è nato sul lago di Como, nel 1940. E’ prete dal 1964. Nel seminario della sua diocesi di origine è stato docente di teologia morale e di storia della chiesa. E’ vescovo dal 1991, prima a Savona e poi, dal 2001, a Cremona. E’ già conosciuto per aver preso altre iniziative molto avanzate nel campo della pastorale familiare, dell’assistenza spirituale ai divorziati e ai separati, della vicinanza ai giovani.

Quello che si è manifestato nella veglia di preghiera celebrata nella chiesa di San Gerolamo, nella piazza del Duomo della città lombarda, è stato un raro segno di speranza. Forse si sta incrinando il muro oltre cui tanta parte del mondo cristiano ha voluto confinare l’omosessualità. Qualche refolo di aria fresca, qualche raggio di luce, cominciano a passare attraverso le prime crepe.

Ci è parso giusto dare il via così, con questa buona notizia, alla nostra nuova rubrica Queer Faith, dedicata al tema “fede e omosessualità”. Credeteci non sarà l’unica, su questa pur difficile, delicatissima, ma vitale tematica. E’ una promessa.


Cardinale Bertone: la pedofilia è collegata all’omosessualità


“Molti psicologi e psichiatri hanno dimostrato che non c’è nessun collegamento fra celibato e pedofilia, ma molti altri hanno dimostrato che c’è una relazione fra omosessualità e pedofilia. Questa patologia è tale da toccare tutte le categorie di persone, e i preti vengono toccati in percentuale minore rispetto agli altri. Il comportamento dei preti in questo caso, il comportamento negativo, è molto serio, è scandaloso”.

bertone-tasse-calderoli-sciopero-fiscaleQuesta dichiarazione sconvolgente è stata rilasciata ieri 12 aprile dal cardinale Tarcisio Bertone durante una conferenza stampa a Santiago del Cile, dove si trova in visita ufficiale. Il problema aberrante della pedofilia è direttamente collegato, secondo la visione del numero due del Vaticano e di molti suoi seguaci, alla “pratica” dell’omosessualità; come dire, eliminati i gay, eliminati i pedofili. Non solo: viene anche messo sul tavolo, seguendo sempre questi fantomatici studi psichiatrici e psicologici, il dato statistico secondo cui la pedofilia tocca solamente in percentuale minore la categoria dei preti.

A questo proposito Rolando Jimenez, presidente del movimento per l’integrazione e l’emancipazione degli omosessuali in Cile, ha affermato: “Si tratta di una strategia perversa del Vaticano che cerca di fuggire dalle proprie responsabilità in relazione agli scandali di pedofilia”.

Anche se non c’è bisogno di prove a nostro discapito, riportiamo il caso “eccezionale” (ovviamente in riferimento alle parole di Bertone) di una bambina cilena, che è anche rimasta incinta del prete che l’ha violentata. Dopo esser stato ripetutamente denunciato all’autorità arcivescovile di Santiago, l’ecclesiastico in questione, noto come “Padre Tato”, è stato condannato a 12 anni di carcere per aver abusato di 10 ragazze adolescenti.

In queste settimane i casi di pedofilia si sono moltiplicati a dismisura in tutto il globo, coinvolgendo, per un caso di occultamento, anche lo stesso papa Benedetto XVI. La Chiesa si trova in evidente difficoltà, e i fedeli di tutto il mondo chiedono maggior chiarezza e la verità su queste torbide vicende, che macchiano e stanno macchiando di rosso il bianco vestito del Cattolicesimo Romano. Le parole di Bertone e delle alte gerarchie vaticane cercano di spostare il problema al di fuori della loro giurisdizione, dando la colpa ai loro acerrimi nemici da secoli: l’orco non è stato allevato, nutrito e vestito in seno alla Chiesa, ma viene da fuori, dal promiscuo e innaturale mondo dell’omosessualità.


Via – Giornalettismo.com


Francesco Zanardi attacca Sodano e rivela di essere stato vittima di un prete pedofilo a 13 anni

zanardiIn una lettera aperta inviata al cardinale Angelo Sodano dopo le sue parole in difesa del pontefice, l’imprenditore gay e neo marito di Manuel Incorvaia ha rivelato di essere stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete di Savona quando era adolescente.

L’ex segretario di Stato Vaticano Sodano, durante la messa di Pasqua, aveva espresso solidarietà al Papa Benedetto XVI attaccato dopo lo scandalo pedofilia che sta travolgendo la Chiesa Cattolica a livello mondiale: “Ci stringiamo intorno a Lei. Il popolo di Dio non si lascia impressionare dal chiacchiericcio, dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei credenti”. Le parole del cardinale sono quanto mai scioccanti: definisce “chiacchiericcio” le denunce di migliaia di persone contro il silenzio imposto dal Vaticano su decenni e decenni di violenze sessuali commesse da sacerdoti ed ecclesiasti.

L’attivista savonese, famoso per la sua recente battaglia per ottenere il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso in Italia, ha deciso di mettere nero su bianco il suo sdegno per questa presa di posizione. Le sue parole sono chiare e nette, e denunciano un fatto sconcertante:

“La Chiesa, dovrebbe essere attorno alle vittime, non al Santo Padre. Quelle dichiarazioni infangano non i colpevoli ma le vittime come me. All’età di 13 anni ho subito violenze sessuali da parte di un prete di Savona, che da più di 30 anni miete vittime. Finalmente la giustizia sta facendo il suo corso nei confronti di questo sacerdote che per anni è stato nascosto dall’omertà della Chiesa e della gente”.

Zanardi si è rivolto alla procura di Savona, la stessa sta indagando sulla vicenda di don Luciano Massaferro, il prete di Alassio rinchiuso in carcere da più di 3 mesi con l’accusa di aver abusato di una undicenne. L’attivista lancia un appello accorato a chi ha subito violenze o chi sa qualcosa in merito, per non lasciare impuniti questi orchi che popolano anche i luoghi che riteniamo più sicuri: “Dal giudice ho accompagnato altre due vittime di quel parroco. Frequentavamo la stessa parrocchia, una chiesa nel savonese. Io avevo 13 ani, loro qualche anno meno. Tutti avevamo alle spalle famiglie sfasciate: chi non aveva il padre, chi la madre alcolizzata. Io non avevo né uno né l’altra. Facevamo i chierichetti in quella chiesa e lui ci portava a fare campeggio nei boschi, oppure ci ospitava in casa della madre anziana. Ci chiedeva di dormire con lui. Credevamo fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci mostrava. Ci dava una famiglia, ci ascoltava, ci faceva giocare come un padre, a noi che non avevamo nessuno con cui vivere la nostra adolescenza. E alla sera ci chiamava in tenda. Per anni ho vissuto con vergogna quei ricordi e anche ora, alcune vittime, pensano che sia sbagliato denunciare il proprio carnefice perché allora ci aveva amato, in una maniera assassina, ma ci aveva dato quell’affetto che un ragazzino ha bisogno per crescere. Ora basta però: chiedo a tutti di trovare la forza e denunciare alla magistratura queste atrocità come ho fatto io. Queste persone non devono fare ad altri, il male che hanno fatto a noi”.

Via – repubblica


Il cardinale Rylko contro le unioni di fatto e i matrimoni gay


RylkoIl cardinale Stanislaw Rylko, intervenendo al forum per i 25 anni della Giornata Mondiale della Gioventù, ha avuto parole durissime contro le “degenerazioni” che si stanno venendo a creare nella nostra società grazie alle richieste sempre più pressanti di matrimoni gay e unioni di fatto.

L’ecclesiastico, che è anche presidente del Pontificio Consiglio dei laici, ha dichiarato:

“Aumenta costantemente il numero dei divorzi, delle unioni di fatto, delle coppie omosessuali che il matrimonio invece lo pretendono insieme al diritto di adottare figli. Supportate e amplificate dai mass media, queste tendenze si fanno passare per segni di progresso dell’umanità’, per conquiste epocali di diritti. E chi le ostacola e’ etichettato come pericoloso retrogrado”.

Le parole del cardinale suonano come una vera e propria denuncia, allertate anche dal fatto che, a suo parere, le nuove generazioni rischiano di pagare “gli effetti devastanti della Rivoluzione sessuale degli anni ‘60 e ‘70, che ha ridotto l’amore al sesso” .

Via – repubblica


Niente diritti? E noi facciamo i nomi!


matrimonio-gayO ci date quello che vogliamo oppure facciamo i nomi, specie quelli più scottanti. Chissà se, tra le cause che hanno permesso l’istituzione del matrimonio gay in Messico, è servita anche la minaccia lanciata dai gruppi di Guadalajara: anziché rispettare la privacy e tacere sui tanti personaggi in vista segretamente impegnati in relazioni sentimentali o anche solo erotiche con persone del proprio sesso, fare outing, chiedendo prima in privato di appoggiare la causa e poi, se non si ottengono risultati, “tirar fuori dal cassetto qualche fotografia, qualche video e persino qualche dichiarazione dei partner”. Un pericolo per la ‘rispettabilità’ di un Paese che unisce una forte componente religiosa a una necessità di coerenza sul modello statunitense. Un pericolo soprattutto per politici e uomini di Chiesa che non si limitano a non aiutare la lotta per i diritti ma pubblicamente la ostacolano, bollandola come immorale, contronatura e dannosa per il futuro della nazione.
In Italia, dove gli scandali si sgonfiano presto, vince chi grida più forte e ci rimette solo chi decide di togliersi di mezzo spontaneamente (vedi il caso Marrazzo, ma anche Delbono), dove le responsabilità dell’attuale pontefice in vecchi casi di pedofilia vengono subito depennate dalle notizie di cronaca, di gay che negano e si nascondono, sbandierando tendenze ‘virili’ o richiamandosi al diritto di amare chi si vuole, a prescindere dal genere, sono piene le televisioni. Cantano, ballano, recitano, sorridono e vincono, ma non si dichiarano mai omosessuali. Chissà se allora una minaccia ‘messicana’ potrebbe servire a qualcosa. Quando, tempo fa, la paventò Franco Grillini, alludendo ai tanti parlamentari imboscati e rifacendosi, oltre che a una logica statistica, a notizie che possedeva evidentemente di prima mano, si gridò quasi allo scandalo. Fare i nomi? Una vergogna. Mai abbassarsi a tanto, mai negare il diritto della persona alla propria intimità. Sarà, ma con questa storia della privacy, del diritto all’intimità e degli scrupoli di coscienza, noi gay ancora non abbiamo acchiappato nulla, che governasse la sinistra dei quasi Pacs o la destra dei quasi Dico. Figuriamoci ottenere matrimonio e adozioni! E allora, a mali estremi, estremi rimedi, anche solo con un pizzico di pepe gettato in aria, per vedere se ci si sblocca di un millimetro. Senza farne questioni personali e magari senza esagerare con le rivelazioni, perché si sa che noi gay, per contrasto, tendiamo ad attribuire tendenze omosessuali a chiunque. Limitiamoci, intanto, a qualche allusione, a qualche ritratto vago. E vediamo se da un’iniziativa sporca come questa non si finisca per ottenere più dei tanti richiami alla democrazia e delle tante assicurazioni di fedeltà alla Patria.


Quando l’erotismo straborda nel grottesco

18 febbraio 2010 Flavio Mazzini Nessun commento


US-IT-INTERNET-ROBOT-SEXA volte nel sesso ci sono aspetti grotteschi o semplicemente ridicoli che riescono ancora a sorprendermi. Si sa che quello che piace a uno può non piacere ad un altro, essergli indifferente, fargli schifo o perfino, appunto, farlo ridere. Il sesso al cinema o a teatro può spaziare facilmente dall’aspetto eccitante a quello più smaccatamente comico. Non a caso, “Sex and the city” ha saputo catalizzare l’attenzione degli spettatori mescolando questi due fattori, con una prevalenza netta del secondo. Dunque, trascurando per una volta tanto l’erotismo quanto il disgusto, altro fattore determinante ma decisamente poco commerciale, vorrei parlarvi oggi di un oggetto pensato per soddisfare i desideri più segreti ma che a me (e presumo pure ad alcuni di voi) suscita un misto di perplessità e divertimento. Con una netta prevalenza del secondo.

Si tratta di un prodigio della robotica moderna applicata all’intrattenimento sessuale, un androide femmina dotato di intelligenza artificiale e pelle sintetica, presentato poche settimane fa a Las Vegas e battezzato “Roxxxy”,. Un dirigente della società che lo ha creato sostiene che possa replicare la personalità di un essere umano, parlare e anche ascoltare, in poche parole farvi compagnia e andare a dormire con voi. Roxxxy, la pupazzotta inquietante (e grottesca) che vedete nelle foto stravaccata sul divanetto quasi in apnea, in lingerie molto sexy ma un tantino storta, è alta un metro e 73cm e pesa 54 kg, è dotata addirittura di uno scheletro, anche se non è in grado di camminare o muoversi autonomamente. In poche parole, pesa come un vecchio mobile di famiglia ma, mentre la trascini con fatica, lei ti parla e, se smadonni, ti sente e probabilmente memorizza. Può essere acquistata online, nelle versioni personalizzate, scegliendo il colore della pelle e dei capelli, ma anche indicando le proprie passioni, in modo da uniformarla ad esse e non dover poi litigare come può succedere con una fidanzata qualunque. Il tutto alla modica cifra di 7000-9000 dollari. Vi chiederete perché ne stiamo parlando su questo sito. Semplice: perché la società di Roxxxy sta già lavorando alla versione maschile: Rocky. Chissà che sexy!

 

foto | lamiaombra


Una marcia per la laicità (e per i diritti)

12 febbraio 2010 Flavio Mazzini Nessun commento


Il crocefisso è diventato (o forse è tornato ad essere, come nei tempi bui del Medioevo) un’arma nelle mani degli integralisti, per “costruire un’identità nazionale razzista e una declinazione della cittadinanza eterosessista e familista”. E’ ciò che pensa il movimento di Facciamo Breccia, invitando tutti alla Manifestazione Nazionale NO VAT – Autodeterminazione, Laicitàfacciamobreccia, Antifascismo, Antirazzismo, Liberazione, che si tiene a Roma sabato 13 febbraio 2010. Non solo un san Valentino di amore e sdolcinatezze, ma un’occasione per contrapporsi in una battaglia che non è esclusivamente gay, ma è anche gay. Almeno fin quando le posizioni del Vaticano saranno queste. Per il quinto anno si scende in piazza a protestare contro le ingerenze di Oltretevere nella politica italiana, al grido di antirazzismo, antifascismo, antisessismo, “lotte necessarie l’una all’altra”. Non è un caso infatti che il gruppo dei No Vat sia sempre presente ai Gay Pride, motivo in più per ricambiare il favore, ammesso appunto che di favore si tratti.
Gli obiettivi che si pongono sono, ad essere realistici, decisamente ardui da raggiungere in una situazione come quella italiana. Ma, un po’ come noi gay per il matrimonio, a volte bisogna puntare in alto, sia per ottenere qualcosa, sia semplicemente per non perdere l’abitudine alla propria dignità. Ecco dunque l’elenco, con la premessa che, difficoltà a parte, non sembrano pretese ingiustificate o deliri di onnipotenza (semmai quelli sono altrove): autodeterminazione e libertà di scelta responsabile in ogni fase della vita; istruzione pubblica e laica e l’abolizione dell’ora di religione; sistema sanitario pubblico e laico; Stato sociale che risponda alle necessità reali dei diversi soggetti; diritti e piena cittadinanza di lesbiche, trans, gay e migranti; eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano e cancellazione della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita; abolizione del Concordato e dei privilegi derivanti (esenzione ICI, otto per mille…).
Viene maliziosamente da pensare che, se si mettesse in discussione seriamente questo ultimo punto (e magari anche quello sulla sanità pubblica), forse il Vaticano si concentrerebbe di meno nel suo astio per noi…

NO VAT 2009
Autodeterminazione, Laicità, Antifascismo, Liberazione, Cittadinanza
Manifestazione Nazionale – Roma, 14 febbraio `09
Concentramento in Piazza della Repubblica – ore 14
Facciamobreccia


Tanto astio è solo il segno di una Chiesa al tramonto


cupola di michelangeloMentre dalla Germania arrivava la notizia delle ennesime violenze sessuali compiute per decenni da sacerdoti cattolici e loro affiliati (abusi ai danni degli studenti, sedute di masturbazione, stupri segreti), in Italia, come se nulla fosse, c’è chi sente l’obbligo di ribadire discutibili principi: “L’omosessualità è un disordine”, tuona monsignor Scatizzi, vescovo emerito di Pistoia, “un peccato che esclude la comunione”. Il vescovo emerito di Grosseto, monsignor Babini, attacca perfino il governatore della Puglia: “La pratica conclamata della omosessualità è un peccato gravissimo, bisogna negare la comunione a tutti coloro che la professino, senza alcuna remora, proprio in quanto pastori di anime. Io non darei mai la comunione ad uno come Vendola”. Il vescovo emerito di Lucera-Troia, monsignor Zerrillo, invece se la prende con le leggi anti-omofobia. “Non é mai assimilabile ciò che è la normalità, ovvero la famiglia eterosessuale fondata da uomo e donna, e quella omosessuale che famiglia non è, per la semplicissima ragione che non è in grado di ottemperare alla riproduzione. Dare la comunione a persone del genere può causare scandalo, è quindi meglio non darla”. Anche per Babini, “la legge sulla omofobia di fatto incoraggia questo vizio contro natura e dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, è uno scandalo. I gay dovrebbero pentirsi di questo orribile difetto”. Come se non esistessero vie di mezzo, i monsignori ci vanno giù con la mano pesante.

Potremmo andare avanti a lungo, ma basterebbe ricordare che Cristo, il quale mai pretese di fondare una religione sua, predicò solo pace e amore, al contrario di chi, professandosene seguace, semina odio e discriminazione e pretende di parlare in nome di Dio, decidendo cosa è naturale e cosa no. Salvo poi per primo ostacolare la riproduzione, scegliendo di non sposarsi e non generare figli. E reprimendo i propri istinti ‘naturali’, salvo magari sfogarsi su creature indifese (come è accaduto in alcuni casi).

La figura del sacerdote, ontologicamente ambigua e palesemente manipolatrice, passa quasi intatta attraverso le differenti fedi, fino a imporsi in tutti i suoi aspetti negativi anche laddove i precetti particolari esigerebbero ben altro. vescovo_pistoia

Se Cristo non condannò i peccati della carne ma dello spirito, né perse tempo a scruta dentro le mutande ma in fondo ai cuori, condannando semmai proprio sacerdoti, farisei e sadducei, ecco forse spiegata, meglio che da qualsiasi superficiale tesi legata alla decadenza dei tempi o al relativismo, il declino inesorabile di una Chiesa ipocrita e violenta, da noi ossequiata per il suo potere, non certo per la sua autorevolezza. Non occorre essere credenti per rendersene conto. Ma per i credenti, in particolare quelli gay, le affermazioni di certi monsignori emeriti costituiscono la scintilla per una necessaria presa di posizione: dentro o fuori. Ossia, partecipare all’orgia collettiva di menzogne in nome di Cristo, oppure ribellarsi e costituire opposizione, magari anche interna, per porre le basi della rinascita di una Chiesa realmente cristiana.


La relazione poliamorosa: una possibile soluzione alle crisi di coppia

adamo_ed_evaUna coppia olandese si confessa. Tradimenti, riconciliazioni, ancora tradimenti e poi la soluzione: ognuno si fa la sua vita ma senza lasciarsi. Discutibile? Cinico? Immorale? Non è facile rispondere senza scatenare i peggiori fantasmi radicati in noi grazie a millenni di cattolicesimo. Perfino per noi omosessuali, ormai imborghesiti e dimentichi delle umiliazioni passate (e presenti) per affermare la propria libertà, affettiva e sessuale, per far accettare come ‘naturali’ le proprie esigenze. Per questo ho preso ad esempio una coppia eterosessuale.
Già, perché i due olandesi di cui parlavo non sono due maschietti ma un maschietto e una femminuccia, come i famosi Adamo ed Eva, anche se lei non è nata da una costola di lui, non ha dato retta al serpentello, non lo ha costretto a lavorare col sudore della fronte e non ha generato figliuoli che giocavano a massacrarsi. Una famiglia, insomma, più tranquilla, dove lei ha tradito lui, glielo ha confessato e poi ha deciso di sacrificarsi per il bene dei bambini. Salvo poi scoprire che anche il marito aveva un’amante e a quel punto decidere di vivere un particolare menage a quattro, con buona pace dei tre figli, che si sono abituati alle nuove presenze in casa, e dei nonni, che hanno mandato giù la cosa, magari un po’ a fatica. Ce lo racconta un documentario di ‘Current’, canale tv legato all’attualità, insieme ad altre situazioni insolite di coppia (anche gay) o da single, status non fallimentare ma sempre più diffuso e soddisfacente. Come diffusa e soddisfacente parrebbe essere anche la ‘relazione poliamorosa’, di cui la vicenda dei coniugi olandesi è solo una delle possibili varianti e che è molto frequente anche tra noi gay, per quanto alcuni ancora storcano il naso e pontifichino che le coppie ‘aperte’ siano folli e non si amino abbastanza. GAYUna modalità affettiva che permette molteplici esperienze senza dover sciogliere una famiglia o anche solo un legame. Si va dall’apertura, non più clandestina, della coppia ad altre coppie, a situazioni di gruppo, al cruising simultaneo e non, dalla semplice geometria di un triangolo erotico (che per noi gay è ontologicamente più semplice), alla complessità di una vera e propria unione a tre (o a quattro), coi rischi ma anche le potenzialità di un rapporto sempre meno dipendente. Nessuna regola fissa, a parte, come chiariscono i coniugi olandesi, “amore, rispetto, elasticità mentale e sincerità”. Il motore relazionale non è una vena masochista o lo scarso affetto nei confronti del partner, ma il desiderio di sperimentare, confrontarsi, mettersi in gioco, in una parola gustare, senza paura, tutti i piaceri della vita, dedicando liberamente le proprie attenzioni a più persone, in misura e modi differenti, senza alcuna esclusività sessuale. Allo stesso modo (per quanto con soluzioni diametralmente opposte) di chi vive la monogamia come intimità preziosa, ci si ribella ai condizionamenti esterni, alla paura, alla gelosia, a tutte quelle paranoie che minano un rapporto.

E si costruisce un percorso di comune accordo, perché una relazione non devono essere mai regolamentata dall’esterno ma sempre e solo da chi ne fa parte.

Fonte foto | gayguy


Ma il sesso non protetto è davvero così eccitante?

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Per tutto dicembre la Lila ha lanciato sul proprio sito l’iniziativa “Scatto anch’io”, dove ognuno poteva mandare le proprie foto a sostegno dell’uso del profilattico, strumento ancora osteggiato da qualcuno ma così prezioso per la nostra salute, vero e proprio segno d’amore per noi stessi e per le persone che amiamo. La familiarità con esso, a partire dall’adolescenza, il suo uso corretto e la corretta conservazione ci permettono una sessualità e un’affettività più serene. Specie oggi che si diffondono sempre più stimoli a fare sesso senza protezione e che vanno oltre il ritrovarsene privi al momento sbagliato. Il ‘bareback’ è divenuto una scelta consapevole, quasi uno stile di vita, che illude di regalare maggior piacere e non solo dal punto di vista fisico, del semplice contatto diretto delle epidermidi.bareback La spinta ad avventurarsi nel rischio è ormai un feticcio, al punto che nella pornografia è comune quanto il sesso protetto.
Se farlo consapevolmente senza precauzioni, magari confidando nel partner, può avere forse un significato – che però io non condivido – l’idea che porno attori più o meno professionisti evitino di proteggersi, solo per poter mostrare dettagli ravvicinati con sfregamento di pelle contro pelle, mi pare davvero aberrante. Ugualmente, non capisco perché nei porno (tanto etero quanto gay) il coito debba spesso risolversi dentro la bocca (salvo poi regolarmente sputare, anche in maniera goffa). Non voglio passare per verginella, fingere di non aver mai preso rischi o non capire l’aspetto eccitante di certi momenti. Da che mondo è mondo, il finale di un atto erotico costituisce un climax ed un contatto ravvicinato è piacevole anche solo da guardare, per immedesimarsi nell’uno o nell’altro, nel piacere di inondare del proprio seme o di esserne inondati. Ma serve a qualcosa arrivare a sfiorare qualche rischio in più? E’ davvero più eccitante vedere uno venire in bocca ad un altro, anziché appena fuori?
Sarò all’antica, ma i miei diciotto anni non sono coincisi solo con la caduta del muro di Berlino ma anche col periodo in cui l’Aids mieteva vittime a piene mani nel mondo occidentale, e non provo nessuna eccitazione dall’assenza di profilattico. Sono appagato a sufficienza nel fare sesso proteggendo me stesso e il mio partner, come lo sono nel vedere due bei maschietti all’opera e poi, nel momento finale, vedere l’attivo estrarre il proprio membro, sfilare il profilattico ed eiaculare sul corpo del partner (magari copiosamente…). Senza timore di apparire retorico, ipocrita o all’antica, dico che uno dei migliori amici a nostra disposizione è proprio il profilattico e che, tra un porno e l’altro da guardare, possiamo magari girare su internet in cerca di prezzi ragionevoli per farne scorta. Perché il vero problema non è solo la facilità con cui si può cedere al momento o il lasciarsi condizionare da filosofie pericolose, ma anche il fatto che i profilattici costino ancora troppo. Perché se i profilattici costano troppo (ed uno o due euro al pezzo è troppo, non neghiamolo), significa che il sesso deve costare caro. Mentre il sesso è – e deve restare – uno dei momenti, oltre che più liberi, anche più economici che abbiamo.

FLAVIO MAZZINI

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Quei sistemi di incontro di una volta (che sopravvivono ancora)

26 dicembre 2009 Flavio Mazzini Nessun commento

cruising

Qualche giorno fa mi sono divertito a tentare un esperimento.Sono andato su un sito di annunci che, a dispetto dei continui avvisi a riguardo contrari a ogni forma di incontro a pagamento, è pieno zeppo di escort: maschietti tonici e giovanotti macilenti, studenti a corto di soldi che si improvvisano prostituti, travestite e transessuali più femminili delle colleghe donne ed altre decisamente grottesche, un universo variopinto del quale non è il caso di stupirsi. La vera cosa curiosa è che, tra i tanti, c’è anche chi propone semplici incontri di sesso, senza scambio di denaro. Mi sono chiesto allora cosa poteva succedere a mettere un annuncio, allegando un paio di foto del viso, non particolarmente ammiccanti. Volevo capire, tra le numerose possibilità di incontro che consente oggi la rete, le chat dalle descrizioni dettagliatissime che permettono di conversare e magari vedersi in cam ancor prima che dal vivo, come funzionasse un metodo così ‘antico’ come la messaggeria, in cui uno si propone e gli altri lo contattano, per telefono o via mail, spesso senza nemmeno allegare foto o specificare l’età e la struttura fisica. Stranamente, l’annuncio ha riscosso molti consensi. Quando mi sono svegliato ho trovato numerose chiamate sul cellulare (qualcuno era arrivato ad undici!) e poi altrettante ne ho ricevute, tutte per incontri non a pagamento ed interessi erotici piuttosto comuni. Si dicevano spesso molto colpiti dalle mie foto, al punto da attribuirmi tutta una serie di qualità morali, la più frequente delle quali era la ‘normalità’. Ora, se c’è una cosa in cui non mi sono mai riconosciuto è proprio la ‘normalità’, senza per questo pretendere di essere speciale, ma posso immaginare che ognuno ne abbia un concetto proprio. due gayNon preoccupandosi di mettere in luce caratteristiche che potessero invogliarmi, mi proponevano tutti di vederci, in tempi anche piuttosto rapidi, quasi che oggi ci fossero difficoltà ad avere incontri di sesso gay in una grande città. Tutto questo mi ha fatto pensare che i più smaliziati di noi non riescono a rendersi conto di quanti ancora vivano ‘male’ la sessualità, e non solo per la distinzione che facevo la scorsa settimana tra chi ammette candidamente di cercare sesso fine a se stesso e chi invece deve costruirsi, più o meno consapevolmente, continue sovrastrutture romantiche. Parlo proprio di una sorta di Limbo, una zona d’ombra in cui molte persone galleggiano e che potrebbe sembrare anacronistica perfino in un Paese arretrato come il nostro. Saune, locali, parchi, discoteche e tantissime chat, per non parlare degli incontri nei bagni pubblici o semplicemente per la strada, avventure più o meno intriganti che si presentano numerose nella vita di un omosessuale adulto e svezzato, forse non appartengono ancora a tutti. Molti hanno paura a girare nei parchi o detestano frequentare gli ambienti gay, non entrerebbero mai in una chat e comunque mai con la foto del viso. Molti sono alle prime esperienze, indipendentemente dall’età, e, quando si imbattono in qualche situazione accattivante e apparentemente a portata di mano senza doversi troppo compromettere, cercano goffamente di afferrarla al volo. Un po’ come immagino accadesse – e magari accade ancora – coi tristi (ma per qualcuno pruriginosi) annunci sulle porte dei gabinetti dei treni o delle aule universitarie o sui telefoni pubblici. Residui di un tempo che fu, che forse non è ancora terminato del tutto.

FLAVIO MAZZINI

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